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Full text of "Biblioteca dell'eloquenza italiana"

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2^ 

.  Della:  {mi tasioi 

Beata 
E  forte  I 
SiecooK 
NtAcere 
Coèì  noi 
La  beltà 
Si  consei 
ScrÌTer 
Qael  che! 
CoIqì^ 
.  E  gli  a, 
Non  fui 
lUaatri 
E  per 
Fpiù  , 
Félabc.^ 
£  chi  ii<^ 
Non  itali 
Ma  J'orgi^ 
Dal  maref 

E  ehianqa 

YoUa  lit  l 

Ài  dilettaT 

f$tt  cke  taetumeote  otti  pat 

commeAe:  ic  pare  chiamine 

il  frtKO  allora  itampate  :  (  | 

A  me  pia 

10  ch'tg' 
Ma  corìota  aomia  è  qacJ 

jfMuJifi  TergeHo  ne  paeian. 
Koti  apdatati ,  PUiro  Fdolo 
té  :  il  ^oale  AunlU  mori  m 
matore ,  come  ai  vede  dalie 
W4  tuAcA  era  *tW  ia  * 
ceacocao  ed  applawo:  \wA 

Il  mio  Y 
Con  Oda 
Tenae  1' 
Ckiadea 
Di  dae 
Poiché  8 
Chìadea 

11  popoK 
Ne  atata 
Bramaad' 
QaWidi  e 
Vtga  del 
D'aapcftar 


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BIBLIOTECA 

DELL'ELOQUENZA  ITALIANA 

DI  MONSIGNORE 


ARCIVESCOVO    D*ANCIRA 


CON   LE    ANNOTAZIONI 


DEL    SICITOR 


APOSTOLO    ZENO 


ISTORICO  E  POETA  CESAREO 


CITTADINO  VENiJZIANO 


ACCRESCIUTA    OI     NUOVE    ACCIUNTE. 


TOMO   PRIMO 


PARMA  MDCCCIII. 

PER  LI  FRATELLI  GOZZI 

CON  PERMISSIONE. 

A  spese  di  Luigi  Mussi. 


GIUSTO  FONTANINI     -;—       7 


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^'B.  COM. 

U8£RMA 

S£FrfeM8eR  7928 
17636 


AVVERTIMENTO 


DELL'  £DITOMJE^ 


■  > 


j[ljsseado  glia  priora  ediziqne  di  qu^JiC  Op^rcf  uniti  gl'indici  del- 
le note  di  monsignor  FoNTANH^l,  e  di  quelle  di  APOSTOLO  ZENO, 
ma  compilati  con  tal  negligenza,  e  trascuratezza,  per  cui  oltre  gli 
errori  di  citazione,  e  poca  chiarezza  sonavi  non  piccole  dimenti* 
canze ,  risolvetti  fin  d* allora  che  ne  feci  il  confronto  di  ricomporr 
li^  e  renderli  così  per  quanto  fosse  possibile  esatti»  Ma  la  spesa 
dall'una  parte ^  unendoli  a  rispettivi  Tomi,  mi  distoglieva  da  una 
tale  intrapresa,  e  dalV altra  temeva  d'esser  confuso ,  facendone  un 
libro  a  parte  ,  tra  *l  numero  di  quegli  editori,  che  onesto  sia  o  no 
cercano  soltanto  appigli  ptr  trarre  profitto  dalle  loro  edizioni . 

Pareami,  che  dir  si  potesse,  che  colla  meschina  scusa  di  rifon^ 
dere  un  indice  avea  risparmiato  quattro ,  o  cinque  fogli  di  stampa 
sì  nel  primo  i  che  nel  secondo  volume  aggravandone  gli  associati, 
accusa,  che  tutt'ora  valuterei  se  un  numero  d'amici,  uomini  lettera^ 
ti,  non  che  onestissimi,  non  mi  avessero  dimostrato ,  che  non  mi  si 
poteva  di  simil  taccia  aggravar-e  allorché  in  vece  „  di  correggere 
j,  alcune  sviste  occorse  allo  stesso  ZENO  „  siccome  promisi  nei  ma* 
nifesti  d'associazione,  avea  arricchita  la  mia  edizione  di  copiose  ed 
interessanti  aggiunte ,  che  ben  con  usura  compensano  i  signori  As^ 
sociati  de' fogli  degl'indici  ^  e  poter  io  conseguentemente  senza  tema 
di  giusto  rimprovero  compilarli  e  farne  parte  di  un  terzo  oolume. 

Un  terzo  volume  adunque  verrà  aggiunto  a  questa  Biblioteca , 
che  conterrà»  Primo  tre  indici  accurati,  uno  delle  annotazioni  del 
FONTANINI ,  un  altro  di  quelle  dello  Zeno,  e  un  terzo  di  quelle 
dell'Autore  delle  aggiunte.  Secondo  essendomi  pervenute,  già  inol^ 
trata  l'edizione,  altre  aggiaate  d'un  illustre  letterato  di  terra  fer» 
ma  veneta,  verrano  collocate  negt  ìndici  a  luogo  apportano.  Terzo 
verrà  arricchita  d'interessanti  cognizioni  intorno  alla  vita  di  Apo^ 
STOLO  Zeno  e  fors  anche  del  fontani  NI.  Quarto  ^  corrispondendo 
all'aspettazione  le  fatiche  d'un  letterato ,  verranno  ad  ogni  capo 
aggiunti  que*  libri  che  furono  in  questa  Biblioteca  trascurati,  o 
che  nell'epoca  in  cui  fu  impressa  n^onpoteano  avervi  luogo. 


OAl 


-j-  •^-rcni-  T\io-^rri  ri'i  'i  '  j 


Siccome  però  tutto  non  i  in  pronto,  e  non  essendo  dijficU  cosm 
che  tutto  il  sopra  espresso  non  avesse  luogo,  così  non  {^olendo  fissa* 
re  un  prezzo  maggiore  o  minore  del  i^alore  del  tomo  igiene  fissato  il 
prezzo  per  i  soli  signori  Associati  a  soldi  due  e  mezzo  milanesi  il 
foglio. 

Resta  in  oggi  chiusa  t associazione  di  quest'Opera,  ni  piìi  si  ri- 
lascierh  ad  alcuno  al  prezzo  d* associazione . 

Si  tralascia  di  precisare  V epoca  dell'uscita  di  questo  terzo  volu- 
me ,  incaricandomi  di  farlo  tenere  ai  signori  Associati  tosto  che 
sarà  terminato,  rimanendo  ad  essi  libero  il  ritenerlo  od  il  rimet- 
terlo . 

Affinchè  nulla  manchi  di  necessario  a' due  i^olumi  usciti  vi  ho 
nggiuuti  i  due  indici  delle  Classi  e  Capi  in  essi  contenuti . 

Si  darà  per  intiero  il  Catalogo  de'  sigg.  Associati  all'uscita  del 
terzo  volume  • 


-w    - 


INDICE 

DELLE  CLASSI  E  CAPI 

COKTEKVTl 

IN  QUESTO  PRIMO  TOMO. 


c 


LASSE  PRIMA  La  Gramatica  pag.  i. 
CAPO  I.  Le  regole  della  lingua  volgare  '^'^ 
€APO  II.  Gramatici  volgari  per  la  lingua  latina  ^4- 
CAPO  III.  Vocabolari  e  dizionarj  della  lingua  volgare  64. 
CLASSE  SECONDA  La  Rettorica  9^- 
CAPO  I.  L'Arte  oratoria  »^* 
CAPO  II.  Retori  greci  volgarizzati  ^  in- 
capo III.  Retori  latini  volgarizzati  1^9- 
CAPO  IV.  Oratori  in  lingua  italiana  1^7- 
CAPO  V.  Orazioni  funerali  in  lode  di  letterati  139. 
CAPO  VI.  Oratori  sacri  in  lingua  italiana  ^5o. 
CAPO  VII.  Oratori  latini  volgarizzati  i53. 
CAPO  vili.  Oratori  greci  volgarizzati  i56. 
CAPO  IX.  Oratori  sacri  greci  volgarizzati  i58. 
CAPO  X.  Oratori  sacri  latini  volgarizzati  161. 
CAPO  XI.  DeWnficio  di  scriver  lettere  i63. 
CAPO  xii.  Lettere  italiane  i66u 
(pAPO  XIII.  Lettere  latine  volgarizzate*  aSa. 
CLASSE  TERZA  La  Pocsia  a38. 
CAPO  I.  L'Arte  poetica  ivi 
CAPO  II.  Spositori  volgari  della  Poetica  greca  d'Aristotela  a56. 
CAPO  III.  Spositori  volgari  della  Poetica  latina  d'Orazio  266. 
CAPO  IV.  Poemi  epici.  a68. 
CAPO  y.  Epici  latini  volgarizzati  294. 
CAPO  VI.  Epici  greci  volgarizzati  807. 
CAPO  VII.  Poemi  diversi  3 10. 
CAPO  vili.  Poemi  giocosi  3i3. 
CAPO  IX.  Poemi  sacri  3i8. 
CAPO  X.  Scrittori  incorno  al  Poema  dell'Ariosto  334. 
CAPO  XI.  Scrittori  intorno  al  Poema  del  Tasso  Hj* 
CAPO  ;cii.  Scrittori  intorno  al  Poema  di  Dante  36ir 


CLASSE  QUARTA  DEAMHATtcì  333. 

CAPO  I.  Commedie  in  prosa  ivi 

CAPO  II.  Commedie  in  i^ersi  416. 

CAPO  III.  Commedie  greche  e  latine  volgarizzate  434. 

CAPO  IV.  Faifole  pettorali  in  ifcrso  442. 

CAPO  V.  Scrittori  intorno  al  Poema  del  Guarini  46-. 

CAPO  VI.  Favole  pescatorie  in  verso  483. 

CAPO  VII.  Favole  narrative  e  prose  con  poesie  per  entro  488. 

CAPO  VIII.  Tragedie  in  prosa  5cc. 

CAPO  IX.  Tragedie  in  verso  oc  2. 

CAPO  X.  Tragedie  greche  volgarizzate  533. 

CAPO  XI.  Tragedie  latine  volgarizzate  536. 


t. 


AGLI   AMATORI 

DELK  ISTORIA  LETTERARIA 


MARCO  FORCELLINI. 


Jr arra  strano  per  avventura  ad  alcuno,  che  a  queste 
dottissime  Annotazioni  siasi  posta  una  Prefazione  fatta 
da  altra  mano,  che  da  quella  del  proprio  autore.  Per- 
ciocché essendo  state  da  lui  compiute  qualche  anno  fa, 
mentre  egli  ancora  riteneva  il  consueto  uso  degl'istru- 
menti  corporei,  che  oramai  da  più  mesi  non  corrispon- 
dono alla  fermezza  della  sua  mente;  dritta  cosa  era  e 
convenevole,  che  negli  scritti  di  sì  grande  uomo  niuna 
altra  penna,  lui  vivo,  si  tramischiasse.  Oltreché  egli  é 
pur  vero  ^  che  in  questi  di  stessi  ha  dettata  con  dehil 
voce  e  impedita,  ma  con  saldo  intelletto  e  con  eguale 
e  pronta  facondia  tutta  intera  la  Prefazione  alle  Dis^ 
seriazioni  Vossiane^  incominciate  dopo  il  fine  di  quest' 
opera,  e  terminate  a  fatica  in  mezzo  agli  abbattimenti 
maggiori  della  salute.  Per  la  qual  cosa  altro  motivo  io 
non  credo  aver  lui  mosso  a  far  di  queste  altrimenti,  se 
non  l'amore  ch'egli  mi  porta  per  sua  gran  cortesia;  ac- 
ciocché nella  maggiore  delle  sue  opere  con  l'immorta- 
le suo  nome  vivesse  il  mio,  per  sé  oscuro  e  da  nulla: 
onde  dopo  tanti  altri  pegni  delTamicieia  di  lui  uno  an- 
cora ne  avessi  singolarissimo^  da  pregiarmene  vivo  e 
morto.  Di  che  non  dirò  altro  per  ora.  Ma  poiché  é  bel- 
la sopra  ogni  cosa  la  verità,  e  quanto  sono  per  dire  in- 
torno alle  presenti  Anno  fazioni  flutto  mi  viene  dal  fon- 
te stesso,  onde  elle  uscirono;  vogliasi  e^li  o  non  voglia, 
farò  che  parli  ai  leggitori  da  sé,  e  si  gli  avvisi  delle  sue 
cose,  niente  altro  porgendo  io  del  proprio,  che  l'obbe- 
dienza e  la  mano* 

Dico  pertanto ,  che  trovandomi  un  giorno,  come  ho 
in  costume  assai  spesso  con  infinito  piacere,  presso  di 


&'« 


Il     I        ^wiiiiiiBBt  ■ii|iTT>TTTiTrT'rT'rTTnnB^T»irTTTJJTnpcglrvai^^  — U~jTn~'^-rrW-r'rgc  r.i 

.  --         ••  ■ 


IV 
lui,  mentre  ad" alcuni -snoi  dotti  amici  ragionava  fami- 
gliarmente  di  quest* opera,  che  teneva  davanti  a  sé  già 
compiuta  e  ritoccata  ed  a  suo  senno  corretta;  io  fat- 
to ardito  dall'occasione  ìnstantemen te  il  richiesi,  per- 
chè mai  defraudasse  sì  a  lungo  l'espettazione  comune, 
e  il  disiderio  de' suoi  più  cari.  Alla  qual  mia  richiesta 
facendo  applauso  la  degnissima  compagnia,  egli,  guar- 
datomi alquanto  con  quel  suo  modo  piacevole  tra  il  se- 
rio e'I  gioco,  prese  a  dire  così.  Voi  mi  sforzate  a  parlar 
di  cosa,  di  che  ho  già  scritto  cotanto,  che  ne  son  sazio 
oggimai.  E  ben  sapete,  ch'io  era  fermo  e  diliberato, 
sin  da  quando  posi  fine  a  questi  scritti  nojosi,  levarme- 
li dinanzi  gli  occhi,  e  per  ristoro  della  fatica  passata 
non  ragionarne  più  altro.  Fu  pur  talora,  ch'io  pensava 
di  torli  affatto  dal  mondo,  non  potendo  patir  di  vedere 
fra  le  mie  carte  cotanti  errori,  benché  d'altrui,  e  come 
spero,  da  me  svelati  e  corretti.  Altra  ragione  con  mag- 
gior forza  di  ciò  fare  mi  consigliava;  ed  era  il  dubbio 
d'aver  talvolta^  contro  al  proposito  mio^  trapoi  tato  dal- 
la materia,  valicati  i  confini  della  moderazione  in  giu- 
dicare d'altrui.  Perciò  ho  voluto,  che  li  miei  scritti  po- 
satamente si  esaminassero  e  correggessero  da  un  savis- 
simo religioso  e  dotto  al  sommo  e  fedele  e  sappia  ognu- 
no, che  se  pur  tuttavia,  come  non  credo  per  certo,  vi 
fosse  cosa,  che  ingiustamente  offendesse  l'onor  d'al- 
cuno^ ora  per  sempre  io  la  condanno  e  rigetto.  E 
qui  volgendosi  agli  altri:  ma  poiché  piace,  (  ei  soggiun- 
se )  agli  amici,  che  vivano  dopo  me  le  Annotazioni  ^  le 
quali  ho  fatte  sopra  il  Catalogo  de'libri  volgari,  che 
Mons.  Giusto  Fontanini  ha  distribuiti  in  varie  classi 
nell'opera  della  Italiana  Eloquenza;  vuol  ragione  che 
ognun  sia  chiaro,  come,  quando  e  per  qual  motivo  io 
m'inducessi  a  dettarle  da  prima,  e  al  presente  sia  per- 
suaso di  consegnarle  quali  esse  sono  alle  stampe.  E  voi 
colà  da  quel  canto,  ch'avete  dato  motivo  a  un  ragiona- 
mento, che  non  può  esser  sì  brieve,  in  pena  della  noja 
che  a  sì  gentili  signori  recheranno  le  mie  paro le^ascol- 
tate  attentamente  e  notate. 


V 
Prima  di  tutto  io  ben  conosco,  che  ai  partigiani  e  ai 
nemici  di  luì  dispiaceranno  egualmente;  a  quelli^  per- 
chè più  volte  il  riprendo,  a  questi,  perchè  non  lascio 
di  commendarlo  quando  che  sia.  Ma  sia  con  pace  degli 
uni  e  degli  altri:  che  io  solo  intesi  d'affaticarmi  in  ono- 
re della  nazione  italiana^  e  a  benefizio  comune  degli 
studiosi;  al  qual  fine  ho  indirizzate  tutta  mia  vita  la 
mie  fatiche,  e  giunto  essendo  oggiraai  all'anno  ottante- 
simo secondo,  e  vale  a  dire  quasi  toccando  colle  mani 
la  meta  degli  umani  travagli^  non  so  pentirmene  tutta- 
vìa. Sappiasi  dunque,  che  sin  da  quando  il  Fontanìni 
diede  in  luce  la  prima  volta  la  sua  Eloquenza  ;  ciò  fu 
nel  1706;  io  come  amico  che. gli  era,  e  sempre  ancora 
gli  sono  stato,  postillato,  secondo  che  mi  parve  neces- 
sario, l'esemplare  che  mi  donò,  gliele  diedi  in  man  pro- 
pria, che  in  Venezia  si  ritrovava  di  ritorno  per  Roma. 
Profittò  egli  dell'amichevole  diligenza,  e  levò  parte  de- 
gli errori  indicati,  parte  gli  piacque  di  ritenere:  anzi 
in  questo  suo  libro  novello  notò  alcuni  miei  erroinizzi, 
e  ciò  non  sempre  apponendosi  al  vero,  siccome,  se  non 
m'inganna  l'affetto,  sarà  palese  a  suo  luogo.  Durò  tut- 
tavia fra  di  noi  la  familiare  corrispondenza,  già  comin- 
ciata in  Venezia^  prima  che  egli  passasse  a  Roma:  ove 
colla  vivezza  del  suo  talento  e  T  assiduità  dello  studio 
ascese  a  gradi  onoratissimi,  e  si  guadagnò  la  stima  e  la 
riputazione  a  tutti  nota  abbastanza.  Se  non  che  dopo 
parecchi  anni  essendomi  io  a  Vienna  portato  donde  per 
le  regali  munificenze  dell'imperador  Carlo  sesto  (  la  cui 
memoria  né  io  né  altri,  parlando  o  scrivendo,  loderà 
mai  quanto  basti  )  io  trassi  quanto  d'onore  e  dì  bene  ha 
goduto  la  vita  mia;  il  Fontanìni^  per  le  differenze  in- 
sorte fra  le  due  Corti  intorno  la  città  di  Gomacchio, 
lasciò  di  scrivermi  più.  Nel  qual  tempo  con  tutto  ciò 
io  non  lasciai  d'essergli  amico,  e  lo  scusai  a  mìo  potere 
presso  l'Imperadore.  Quindi  avendosi  egli  ostinatamen- 
te tenuti  come  inimici  per  cagioni  diverse  Lodovico 
Antonio  Muratori^  già  morto,  e'I  Sig.  marchese  Scipio- 
ne Maffei^  due  maggior  lumi  d'Italia^  e  i  maggiori  e  mi- 


VI 
f^t^fi  amiei^  di  dbe  io  ori  prep;  in  meno  a  eotmta 
gn^er»  on  Mmo  mantenuto  oentiale.  E  con  lo  stesMi  te- 
n<i^re  nso  alla  morUr  di  Ini  è  camminata  la  nostra  ami- 
eiaMr  dm  me  in  renm  tempo  non  interrotta  e  coltira- 
ta  per  ambìdne  molti  e  molti  anni  con  Ticendevole 
eomnoieaaone  di  notixie  negli  stndj,  che  ci  occonero 
fàr^,  E  certameote  io  so  d'avergli  resa  giostizia  nel  mio 
Gwrmìe  nominandolo  con  onore  qnalnnqne  rolta  m'ac- 
CMÓeiU^  fmr  oso  di  Inmi  avnti  da  lui;  e  il  £o  di  nuovo  e 
volentieri  nelle  Diaertazioni  Vosnane^  come  redrassi 
da  Ojf^nuno*  Ne  benché  egli  facese  grazia  giammai  di  ri- 
cordare fra  cfoe^te  carte  il  mio  nome^  non  so  per  qnale 
cdt^iotie^  ma  non  già  per  mia  colpa,  o  per  mancanza  d'oc- 
cagioni;  non  so  accasarmi  d'aver  corrisposto  avaramen- 
te nelTamiciaia:  anzi  quanto  m'è  stato  possibile  ho  più 
dato  che  ricevo to«  Testimonio,  oltre  gli  amici  viventi^ 
ne  sieno  le  mie  lettere,  se  in  Roma  o  altrove  si  conser- 
vano piti* 

Fra  queste  cose  venuto  a  morte  nel  lySó.  Monsignor 
Fontanìnì,  usci  alla  luce  novellamente  la  sua  Eloquen^ 
za  Italiana,  finita,  e  quasi  del  tutto  stampata  i  giorni 
ultimi  della  vita  di  luì.  Benché  più  d'una  edizione  se 
ne  f'ofti»e  veduta  lui  vivo,  si  rivolsero  avidamente  gii  oc- 
chi di  tutta  Italia  a  quest'ultima,  che  s'aspettava  a  per- 
fezione condotta  da  molto  tempo,  non  meno  per  l'im- 
portanza della  materia,  che  per  la  fama  dello  scrittore, 
e  r opinione  comune,  che  quivi  avesse  riposto  il  tesoro 
dftir erudizione  acquistata  collo  studio  di  tutta  intera 
sua  vita.  E  veramente  in  veggendola  superare  a  più 
dop|HÌ  la  mole  di  prima,  cresciuto  il  numero  de' libri, 
e  ciascun  d'essi  ampliato,  s'appagavano  a  prima  giun- 
ta i  pensieri  degli  uomini.  Incfi  in  leggendo  velocemen- 
tOf  corno  si  suole^  ffunsta  novella  produzione,  magnifi- 
oavttsi  por  un  de'iibripiù  necessarj  all'erudizione  ita- 
liana, e  più  onorifici  alla  lingua  volgare.  Ed  in  fatti 
Monniguor  Fontanìni  non  solamente  fu  il  primo,  che  di- 
segnasse e  a  qualche  buon  termine  conducesse  un'ope- 
ra di  questa  guiia;  ma  per  vivezza  d'ingegno,  per  lar* 


VII 

ghezza  di  cognizioni,  per  copia  di  mezzi  e  per  affetto 
alla  nazione  si  potea  credere  acconcio  a  vendicare  gU 
italiani  delPingiarie  e  de^biasimi,  onde  mostrava  di  ca^ 
rìcarli  alcun  forastiero  poco  esperto  del  valore  della 
lìngua  nostrale,  e  delle  scritture  infinite,  che  noi  abbia- 
mo in  ogni  genere  di  dottrina.  Tra' primi  dunque  ohe 
procourassero  aver'^i  Roma  la  novella  Eloquenza^  e  la 
voltassero  prestamente  dal  principio  alla  iìne,  io  ne  fui 
uno  per  certo:  e  fui  de' primi  altresì  a  commendarne  il 
valore,  confermandomi  nel  sentimento  che  avea  più 
fiate  dichiarato  agli  amici,  aver  l'Italia  perduto  nella 
morte  di  cotal  uomo  uno  scrittore  de' più  eruditi,  che 
s'abbia  all'età  presente.  Perciocché  lasciando  stare  per 
ora  P opere  pubblicate  sopra  altri  argomenti,  in  questa 
sola  egli  manifesta  d'esser  giunto  a  quel  segno,  ove -a 
pochi  è  dato  di  pervenire;  quanto  abbia  letto  con  infa^ 
ticabile  applicazione  in  ogni  genere  di  dottrina,  quanto 
meditato  e  notato  e  nella  memoria  riposto,  ch«  trovò 
pronta  ad  ognora,  di  qual  acuto  discernimento  e' si  fos- 
se a  pigliare  le  guide  sicure  nel  tortuoso  cammino  dell' 
Istoria  letteraria,  e  scoprire  l'industrie,  l'arti,  i  ravvo- 
glimenti  degli  scrittori,  e  gl'inganni  e  le  fraudi  de'mecca- 
nici,  che  vi  hanno  luogo.  Siavi  prova  di  ciò,  per  addur- 
vene  alcun  esempio,  quanto  quivi  si  legge  intomo  a 
Francesco  Patrizio,  intorno  al  Landò  ed  al  Muzio^ 
sopra  le  lettere  de'  principi,  e  gli  scrittori  che  s'occu- 
parono in  censurare,  o  difenderei  poemi  di  Dante,  dell' 
Ariosto  e  del  Tasso.  A  che  aggiungete  forza  di  stile,  vi- 
vacità di  maniere,  zelo  della  cattolica  religione,  che  in 
mezzo  a  cose  basse  e  grammaticali  sfavillando  assai 
spesso,  avvisa  a  ogni  tratto  la  disciplina  e  la  dignità 
deir autore.  Tra  queste  doti,  che  risaltano  agli  occhi 
per  dir  così  al  primo  aspetto  dell'opera,  egli  mi  è  for- 
za dì  confessare  d'avervi  pur  ravvisato  in  moltissimi 
luoghi  il  temperamento  e  l'indole  naturale  di  lui,  la 
quale  forse  più  che  in  ogni  altra  operazione,  si  manife- 
sta nelle  scritture  di  lungo  fiato;  e  diminuite  nell'uo- 
mo con  la  vecchiaja  le  forze  per  affrenaria,  domina  e 


TIII 
re^a  «enza  riserbo  o  inifnra.  Trorandosi  Ini  pertanto 
natnralmeDte  disposto  airira  e  ad  una  certa  alterezza* 
che  par  talvolta  s'accompagna  coi  generosi  pensieri,  ed 
avendo  avuto  in  sna  vita  risse  e  contese  di  lettere  co' 
primi  indegni  de' tempi  snoi:  da  questi  fonti  io  credo  es- 
serti derivato  nelle  sae  carte  i  motti  amari  e  piccanti, 
che  sparsi  qua  e  colà*  ai  leggitori  miti  e  discreti  gua- 
stano il  gusto  delTaltre  cose.  Non  altro  intendo  con  ciò 
se  non  le  eterne  querele  contro  de' snoi  nemici  già  no- 
ti, il  biasimarne  ogni  scrìtto,  lo  interpretarne  i  detti  si- 
nistramente, e  dissimulando  l'opere  loro  più  celebrate, 
e  più  attenenti  alla  materia,  che  avea  per  mano,  man- 
car per  essi  all'uffizio  proprìo.  Né  solamente  si  mostrò 
poco  amico  di  questi  colali,  ma  quasi  pare  di  tutto  il 
resto  degli  scrittorì  moderni;  de' quali  loda  e  fredda- 
mente assai  pochi,  e  gli  altrì  o  del  tutto  mette  in  ob- 
lio o  sferza  e  punge  senza  riguardo,  non  perdonandola 
ai  corpi  e  alTacademie  più  chiare.  Con  si  fatta  acerbi- 
tà di  maniere  ei  produce  in  chi  legge  un'immagine  si 
meschina  de' tempi  nostri,  che  quanto  spetta  a  lettera- 
tura, a  libri,  a  stampe,  a  radunanze  studiose,  tutto  sem« 
bra  contra  esperienza  e  ragione,  o  perduto  oggimai  o 
vicinissimo  alla  ruina.  Oltre  che  io  non  potea  non  ac- 
corgermi come  di  tratto  in  tratto  gli  affetti  privati  mo- 
vessero le  quistioni  e  le  difficoltà  fuor  di  tempo:  e  co- 
me s'aggravassero  antichi  e  recenti  autori  senza  ragio- 
ne, e  losser  messi  talvolta  ancora  in  sospetto  di  poco 
sana  credenza;  e  ad  altri  o  non  giovasse,  o  nocesse  Tes- 
serpili  stato  amico,  o  l'aver  cogli  scritti  prestato  ajuto 
a' suoi  studj;  e  generalmente  riuscisse  dannovole  il  non 
aver  sentito  con  lui.  Perciocché  atteso  quel  naturale 
suo  fuoco  non  é  da  dire  quanto  egli  si  riscaldasse  nelle 
proprie  opinioni,  e  fosse  Termo  in  non  voler  confessare 
d'aver  appreso  d'altrui.  Al  qual  proposito  mi  ricorda, 
die  a  sostenere  non  so  qual  suo  sentimento,  ardito  cer- 
to e  presuntuoso,  avendo  affermato  che  il  Betti  non 
era  romano,  si  rivolse  a  pregare  chi  del   contrario  il 
convinse,  che  almeno  noi  ridicesse.   Di  tali  macchie 


IX 
trovando  aspersa  quest'opera,  dolevami  assai,  che  per 
cagioni  separate  dall'argomento  non  lasciasse  godere  in 
pace  quel  molto  di  baono,  che  in  se  contiene,  e  porges- 
se occasione  alle  feroci  apologie  di  chi  vorrebbe  a  ogni 
patto  cercar  riparo  centra  del  libro  fulminatore:  da  ciò 
esser  per  avvenire,  che  io  udissi  novellamente  lacerar 
la  memoria  di  lui,  ch'io  tenuto  avea  per  amico  ad 
ognora,  che  m'ajutò  ne' miei  studj  e  che  avrò  sempre 
in  onore.  Ed  in  fatti  poco  stette  ad  andare,  che  per 
l'Italia  si  pubblicarono  parecchie  scritture  d'alcuni  il- 
lustri letterati,  che  altamente  se  ne  chiamarono  offesi: 
e  quale  in  difesa  della  patria,  quale  dell'ordine,  quali 
delle  persone  lor  proprie  si  risarcirono  dell'ingiurie 
sofferte;  e  tal  fu  il  senso  che  n'ebbero,  che  alcun  di 
loro  nelle  maniere  oltrepassò  il  costume  suo  naturale; 
onde  l'autore  qual  avea  dato  tal  ricevesse.  Parlo  di  cose 
notCn  stampate  e  lette  da  ognuno.  Ma  che  che  sia  di 
questo,  quando  mai  fìa  quel  tempo,  che  l'Italia  privile- 
giata sopra  tutte  l'altre  province  nella  fecondità  degl' 
ingegni  eccellenti  veda  tra  essi  indistintamente  fiorir 
l'amicizia  e  la  pace:  talché  stirpate  le  maldicenze,  le 
calunnie,  le  derisioni  e  le  ingiurie,  lasci  l'un  l'altro 
senza  astio  nel  cuore  e  senza  sferza  alla  mano  godere  di 
quel  riposo  e  di  quel  buon  nome,  che  gli  hanno  conci- 
liato le  sue  fatiche  e  i  suoi  scritti?  Questo  sol  pregio 
e  non  altri,  in  tanti  anni  di  vita,  ho  veduto  mancare  a' 
letterati  italiani,  e  ne  ho  compianto  e  ne  compiango 
altamente  gli  effetti.  E  pure  a  quel  modo  riducendósi 
le  contese  letterarie,  che  già  insorsero,  e  furon  lecite 
in  ogni  tempo,  a  una  sana  e  discreta  censura  e  ad  una 
onesta  difesa,  rischiarerebbonsi  molti  errori,  e  regne- 
rebbe^ la  verità  unirò  scopo  di  chi  ama  studio  ed  onore. 
Ma  il  reo  veleno  trapassando  oggimai  i  confini  deir  arti 
umane  penetra  nelle  quistioni  della  cristiana  filosofia 
e  de' costumi,  e  facendo  prova  di  guastar  gli  animi  de' 
disputanti,  offende  e  discioglie  la  carità. 
Qui  il  buon  vecchio, 

Dopo  la  tratta  d'un  sospiro  amaro ^ 


X 
eofTerniatosì   alquanto  pigliò  riposo.  Meravigliavano  i 
circostanti)  qualmente  in  età  cotanto  avanzata^  con  la 
persona  quasi  finita  per  molti  mali,  che'l  circondavano, 
ei  reggesse  a  parlare  sì  a  lungo;  e  la  mente  chiara  e  vi- 
yace  trovasse  ancora  in  quel  corpo  istrumenti  baste- 
yoli  a  bene  esprimere  suoi  concetti.  Indi  altri  dìsap- 
•    provava  Fautore  delPaver  punto  ed  o£Feso  cotanta  gen- 
te, altri  mostrava  di  saper  dire  ove  mirassero  le  paro- 
le ultime  profferite  dal  Zeno^  e  tutti  insieme  a  una  vo« 
ce   condannavano   le   letterarie  battaglie,  che  troppo 
fiere  e  crudeli  per  lievi  cagioni  si  commettono  a  ogni 
tratto   fra  noi.  Ma  egli  continuandosi  al  ragionamen- 
to  di   prima,  ripigliò   tostamente.  La  maniera  già  di- 
visata,   con   che    il    Fontanini   procede  contro   degli 
scrittori,  mi  mosse  in  cuore  un  sospetto,  che  potesse 
essere  incorso  eziandio  in  molti  errori  di  fatto.    Per- 
ciocché avendo  egli  per  le  mani  una  materia  assai  mi- 
nuta, e  assai  varia  e  dispersa,  richiedevasi  a  raccoglier- 
la e  maneggiarla  un  animo  anzi  tollerante  e  tranquillo^ 
che  agitato  e  focoso.  Per  lo  che  avendo  io  già  parec- 
chie cose  notate  anche  in  questo  proposito,  nello  scor- 
rere la  prima  volta  quest'opera,  mi  diedi  novellamen- 
te a  considerarla,  a  dubitare  di  passo  in  passo,  e  porre 
a  confronto  i  libri  e  i  fatti  recati  in  mezzo  da  esso.  Io 
non  avrei  mai  pensato,  e  tuttavia  non  so  intendere,  co- 
me un  uomo  di  tanto  nome  e  di  tanta  dottrina  abbia 
traveduto  si  spesso.  Perciocché  lasciando  le  travolte 
conseguenze^  ch^egli  deduce  per  troppo  amore  alle  sue 
coughietture,  che  riputava  infallibili,  e  le  regole  fal- 
laci e  le  contradizioni,  che  non  sono  si  poche;  nella 
parte  più  materiale,   ciò   é  la  relazione   de' libri,  in- 
ciampa spessissimo,  quando  troncandone  ì  frontispizj, 
e  quando  allungandoli,  o  alterandoli  in  altra  guisa  di 
suo   capriccio.  Muta  e  confonde   nomi    e  cognomi    di 
stampatori  e  gli  anni   delle   edizioni  e  i  luoghi   e   le 
forme,  e  ne  pronuncia  il  numero  senza  accertarsene  e 
ne  sogna  di  false;  e  Io  stesso  governo  fa  degli  autori 
talvolta,  e  delle  patrie  loro,  e  de' tempi.  La  dibatten- 


XI 
zioiie  vi  regna  per  ogni  dove^  e  sono  frequenti  le  ripe- 
tizioni che  annojano,  e  le  omissioni  di  libri  principali, 
che  talora  appajono  fatte  ad  arte,  e  il  collocamento  di 
molti  fuori  del  luogo  loro,  e  il  fantasticare  ed  il  per- 
dersi nella  ricerca  dì  minutezze  e  di  baje.  L'incostanza 
altresì  v'ha  le  parti  sue,  or  recandosi  da  lui*  con  lode- 
vole esempio  i  nomi  de'volgarizzatorì,  or  tacendosi,  e 
lo  stesso  adoperando  in  render  ragione  dell'opere  e' 
degli  scrittori  di  quelle.  Dalle  quali  cose  provviene, 
che  la  Biblioteca  dì  lui  parte  sia  ragionata,  parte  non 
ragionata,  e  mentre  di  per  se  stessa  è  commendabile  e 
fruttuosa,  riesca  per  tai  difetti  mal  sicura  e  disordina- 
ta  e  mancante.  Or  conciossìa  che  F Italia  altro  libro 
non  abbia  di  questo  genere,  io  non  sapea  comportare, . 
che  e  spagnuoli,  e  francesi  e  tedeschi  s'avessero  a 
trarre  innanzi  con  le  lor  Biblioteche,  e  riproverare  a 
noi  questa  nostra,  quale  ella  s'è;  e  sì  per  giunta  beffar- 
ci, che  in  questi  ultimi  cinquant'anni,  quando  noi  an- 
diamo gloriandoci  del  novello  ristoramento  delle  let- 
tere, nelle  nostre  contrade  siasi  oltre  ausato  secca  la 
vena  degli  scrittori  e  de^libri.  Perciò  avvegnaché  l'età 
e  le  forze  non  consiglia vanmì  d'intraprendere  l'intera 
fabbrica  d'una  perfetta  Biblioteca  volgare,  ho  preso  a 
correggere  i  vizj  di  questa,  e  dove  ciò  non  potessi,  av- 
visarli almeno  e  additarli:  onde  alcun  altro  Italiano  si 
movesse  un  giorno  con  migliore  augurio,  e  con  appa- 
recchio più  abbondante  di  talenti  e  di  mezzi,  che  i 
miei  non  sono,  ed  alzasse  da' fondamenti  la  grand' ope- 
ra, e  guidassela  a  fine.  Proverebbe  senza  dubbio  chi  no 
pigliasse  l'impresa  di  quanta  utilità  sìeno  le  fatiche  di 
mons.  Fontaninij  e  troverebbe,  se  m'èlecitd  dir  tanto, 
non  essergli  inutili  affatto  le  mie,  che  altro  non  ho 
avuto  in  animo,  se  non  di  render  quelle  più  fruttuose. 
A  tal  fine  mi  son  proposto  dal  bel  principio  di  niente 
impacciarmi  nelle  brighe  private  di  lui,  lasciando  a  chi 
ciò  importa  la  cura  di  confutarlo:  così  credo  aver  gua-* 
dagnato  non  poco  tempo  del  molto,  che  Ai'era  d'uopo 
a  CIÒ,  che  intendeva  di  fare.  Ho  cominciato  pertanto  a 


\ 


XII 
confrontare  cogli  esemplari,  ch'io  avea,  ciascun  libro 
addotto  dal  Fontanìni^  e  a  non  contentarmi  d' un'oc- 
chiata, fatto  accorto  dagli  altrui  sbagli.  Ho  sbandita  da 
me  la  fede  a'catalogi  pubblicati,  e  air  altrui  relazioni, 
e  posso  protestare  d'aver  si  di  rado  recate  edizioni,  ch^io 
non  avessi  vedute,  che  alla  decina  non  giungeranno,  e 
per  lo  più  ne  fo  avvertito  chi  legge  sul  fatto  stesso. 
Una  cotal  diligenza,  o  vogliam  dire  ritrosìa,  m'è  costa- 
ta assai  cara,  e  forse  da  cinquecento  scudi  avrò  spesi 
in  libri,  i  quali  per  buona  parte  fuor  di  questo  lavoro 
non  sono  d'uso,  che  vaglia  tanto  o  quanto  la  spesa.  Né 
tuttavia  m'  è  avveduto  di  trovar  sempre  il  bisogno:  e 
in  tai  casi  ho  lasciato  di  giudicare  l'opere,  ch'io  non  a- 
vea  sotto  gli  occhi  miei  proprii.  Ma  non  si  creda,  che 
ovunque  io  taccio,  il  faccia  appunto  per  questo:  che  il 
fo  assai  spesso,  perchè  l'autore  abbondantemente  ha 
supplito  al  dovere;  ed  io  ci  sono  a  correggerlo,  ove  sia 
di  mestieri,  non  già  a  contrariargli.  Anzi  spesse  fiate 
portato  dal  piacere  di  ciò  che  in  esso  ritrovo,  mi  fo  a 
confermarne  maggiormente  i  pensamenti,  e  ad  illustra» 
re  e  ampliare  i  passi  men  chiari  e  troppo  ristretti.  Il 
qual  diletto'mi  tira  a  segnar  talvolta  la  patria  d'alcu- 
no scrittore  non  osservata,  a  toccar  brevemente  le  cir- 
costanze della  vita  di  quello,  e  segnatamente  alcun 
fatto  o  importante  o  non  conosciuto,  non  che  a  notar 
la  forma  e  i  caratteri  delle  edizioni,  spiegar  le  impre- 
se de' librai,  svelare  le  fraudi  loro  ed  aggiungere  si  fat- 
te altre  notìzie,  che  nel  soggetto  presente  reputo  non 
essere  agli  studiosi  discare.  Dal  fine  stesso  procede,  eh' 
io  alcuna  fiata  interponga  qualche  brevissimo  estratto 
de' libri  e  *1  giudicìo  di  essi:  il  che  siccome  talora,  ben- 
ché troppo  di  rado,  si  trova  nel  Fontaninii  cosi  vorrei, 
che  fosse  sempre  eseguito  da  chi  imprendesse  una  biblio- 
teca novella.  Nella  quale  a  riuscir  con  onore,  sarebba 
mestieri  di  pigliar  per  modello  l'antica  di  Fozio^  cui 
per  quanto  i  critici  trovino  di  più  macchie  segnata,  che 
però  forse  non  vengono  dall'autore,  forza  é  chiamarla 
prima  e  migliore  di  quante  ne  furono  messe  insieme  dipoi. 


XIII 

Non  sarebbe  a  ciò  inutile  il  Ciornale  d^Italia;  e  chi  fos* 
se  vago  d'esempi  stranieri,  a  che  (non  saprei  a  qual  fi- 
ne, o  con  quanta  ragione)  sembra  che  molti  traggono  ia 
questi  tempi;  nella  latina  e  nella  greca  di  Gio.  Alber^ 
to  Fabrìcìo  troverebbe  del  bello  e  del  buono  assai  da 
imitare.  Né  si  pensasse  d'aver  poco  d'aggiungere  a  que- 
sta nostra:  ch'io  per  me  credo  restargli  forse  altrettan- 
to. E  questa  fu  la  cagione,  ch'io  m'ho  fatta  legge  e  ì« 
fttituto  di  non  supplire  alle  mancanze  del  Fòntaninij 
se  non  fosse  alcuna  fiata,  e  chiedendo  scusa  di  farlo: 

A  questo  modo  voi  ben  vedete,  cortesi  e  dotti  signo- 
ri, che  il  mio  lavoro  non  poteva  avanzare  che  a  lenti 
passi .  Il  ritardava  parimenti  il  consultare  di  tratto  in 
tratto  gli  amici  lontani,  ove  a  me  mancavano  i  lumi: 
e  sopra  tutto  il  rendettero  incerto,  e  più  d'una  volta 
interrotto  le  malattie^  con  che  alla  divina  bontà  (cui 
ne  sien  grazie  in  eterno)  è  piaciuto  di  visitarmi  a  mio 
prò.  In  tatti  dopo  nove  anni  ho  veduto  il  termine  di  si 
nojosa  fatica:  la  quale  se  io  chiamo  col  nome  di  An^ 
notazioni^  credo  che  le  cose  esposte  fin  qui  ne  rendano 
sufficiente  ragione.  Allora  fu  ch'io  più  che  mai  avrei 
tenuto  per  caro,  che'l  Fontanini  fosse  sopravvissuto  al 
suo  libro  e  alla  mia  diligenza  :  della  quale  senza  dub- 
bio io  avrei,  come  altre  volte,  fatta  parte  all'amico, 
perchè  potesse  a  comune  utilità  trarne  frutto.  Percioc- 
ché (siami  lecito  di  ripetere  ciò  che  ho  detto  in  prin- 
cipio) a  questa  sola  io  ho  avuto  la  mira,  e  non  a  mor- 
dere la  fama  di  lui.  Ma  dubitando  che  tuttavia  paresse 
ad  alcuno  altrimenti,  soprassedetti  di  andar  per  le 
stampe.  Or  mi  c'induco  animosamente,  poiché  oramai 
son  più  quiete  le  cose;  perchè  son  certo,  che  s'altri  im- 
prende a  scriver  di  ciò,  non  terrà  in  freno  la  penna, 
quanto  io  mi  sono  studiato  di  rattenerla;  perchè  l' ope- 
re, qualunque  esse  sieno,  morti  gli  autori^  soggiacciono 
a  troppo  strani  accidenti;  e  perchè  finalmente  tutte 
queste  ragioni  nella  bocca  di  tanti  amici^  e  sì  savj  e  si 
cari,  che  ogni  dì  me  le  fanno  sentire,  prendono  cotal 
foraa,  ch'io  non  vi  so  più  resistere*  Già  quanto  a  me  egli 


è  diffìcile  assai  (a  tal  passo  son  ginoto)  che  mi  tocchi 
d'udire  il  giadizio  del  pubblico:  e  per  niente  affatto  il 
desidero,  ben  altro  avendo  in  pensiero^  che  il  bene  e 
il  miUe^  che  dagPiudotti  ed  oziosi  sisnol  dire  si  faciU 
mente  delle  scritture  d'altrui.  Due  sole  cose  bramerei 
che  non  mi  fossero  opposte  dalle  discrete  persone  : 
Funa  ch'io  mostri  vaghezza  di  seguir  le  minuzie  cor- 
reggendo l'amico;  poiché  io  emendo  le  cose  picciole 
o  grandi,  come  le  trovo^  e  in  un  soggetto  per  la  più  par- 
te gramaticale^  com'è  un  catalogo  di  libri,  le  grandi 
son  rare,  e  le  picciole  son  necessarie  a  curarsi.  L'altra 
che  profferendo  come  nuova  qualche  notizia,  che  in 
altri  pur  si  ò  veduta  a  questi  anni,  io  avessi  cercato  di 
Ianni  bello  con  quel  d'altrui.  Io  ho  abborrito  un  tal 
vÌ2Ìo  tutta  mia  vita,  e  bene  il  mondo  lo  sa;  non  che  io 
mi  voglia  finirla  ora  con  esso.  Io  non  saprei  certamen- 
te, ove  potesse  nascere  in  cuor  d'alcuno  un  sospetto  si 
latto:  ma  ben  mi  pare  di  saper  dire,  che  a  chi  s'  occu- 
pa nella  materia  medesima,  s* affacciano  molte  fiate  gli 
scoprimenti  e  i  pensieri  medesimi;  ed  aggiungo  ancora 
che  non  avendo  io  giammai  tatto  mistero  de' miei  studj 
egli  potrebbe  avvenire^  che  per  la  mia  dilazione  di  pub- 
blicare quest'opera,  la  cosa  stesse  affatto  altrimenti.  E 
qui  sia  punto  una  volta  a  cosi  lungo  ragionamento:  in 
sul  fine  del  quale,  dopo  i  dovuti  ringraziamenti  alla  tol- 
leranza di  voi  sì  dotti  uditori,  lasciate  ch'io  mi  rivolga  a 
chi  mi  ci  ha  stimolato,  e  pena  o  premio  ch'egli  sei  creda, 
giacché  ci  è  stato  attentissimo,  commetta  a  lui  l'avvi- 
sare di  tutto  ciò  i  leggitori  per  me;  e  per  giunta  gl'im- 
ponga  di  tesser  l'indice  delle  mie  Annotazioni,  nel  qua- 
le schifando  a  suo  potere  i  difetti  già  noti  di  quello  del 
Fontanirti^  tenga  in  memoria,  che  s'* io  avessi  potuto  ap- 
parecchiarlo, io  avea  in  animo,  per  quanto  il  fatto  il 
permette,  di  notarvi  la  patria  di  ciascuno  scrittore. 

A  quest'ultime  parole  del  Ze-zio,  che  con  le  risa  ap- 
provarono i  circostanti,  io  che  m'era  sempre  taciuto, 
come  volea  ogni  dovere,  feci  prova  di  contradire.  Ma 
indarno.  Adempiendo  pertanto  allegramente  ai  carico 


XV 

impostomi,  di  questo  solo  priego  chi  ama  l'istoria  let- 
teraria, e  chiuncjue  è  stato  amico  di  queir  anima  gran- 
dpj  di  voler  persuadarsÌ9  ch'avrei  meglio  adoperato,  se 
io  avessi  più  saputo,  o  potuto. 

Di  Venezia  il  primo  d'Ottobre  1750. 


.^l/- 


j4'  LEOCITORI 

LUIGI   MUSSI 

J.  V  ella  ristampa  che  f^i presento  della  Biblioteca  rfeZ/'Italiana  Eloquenza 
ho  tentato  di  rendervi  più  agevole  e  pia  pronta  la  conoscenza  de' luoghi 
acquali  rìportansi  le  note  fatte  a  quest'Opera ,  Ho  procurato  ,  od  alme" 
no  ho  inteso  d'evitare  le  confusioni  che  spesso  s'incontrano  nella  veneta  c- 
dizione  .  Non  so  se  vi  sarò  riuscito  ne*  d' essermi  ingannato  maraviglie^' 
rei  ;  dappoiché  tante  e  sì  varie  sono  le  cotnbinazioM  che  in  questa  Bi- 
blioteca si  presentano  ,  che  dell'  ordine  da  tenersi  per  maggior  chiarezza 
ciascuno  può  farsene  un  sistema  a  suo  piacere.  Se  non  avrò  ottenuto 
quanto  m'  era  proposto  coir  allontanarmi  dal  metodo  tenuto  dallo  stam^ 
patore  Pasquali ,  se  non  sarò  stato  nulla  più  di  lui  felice  ,  non  perciò 
esser  voglio  sì  poco  giudizioso  di  non  avvertire  del  metodo  da  me  adottato . 

Tutte  le  note  del  Fontani  ni  verranno  indicate  da  numeri  arabici ,  tut-- 
te  quelle  dello  Zeno  colle  lettere  alfabetiche  ;  e  siccome  può  esser  di 
maggior  comodo  al  lettore  il  sapere  quali  fra  le  note  dello  Zeno  allibri 
appartengano  e  quali  alle  annotazioni  di  Monsignore  ,  così  abbiamo  di" 
stinte  queste  ultime  col  porre  a  lato  delle  lettere  un  * .  Rapporto  alla 
così  detta  materia  dell'Opera ,  la  prima  linea  di  tutti  i  libri  dello  stesso  au^^ 
tore  si  è  incominciata  con  due  -  -,  /e  edizioni  dello  stesso  libro  con  *  : 
le  nz^o(;e  Aggiunte  ^  le  quali  copiose  assai  più  che  non  credeasi  son  riu'- 
Scite^  vengo  n  chiamate  da  un  *  chiuso  da   {)  . 

La  prefazione  premessa  dal  sigM^rco  Porcellini  alla  Biblioteca  e  da 
me  fedelmente  ristampata  mi  dispensa  dal  far  parola  di  quest'  opera  • 
Sono  le  nuove  Aggiunte  che  a  ragione  pretenderebbono  la  mia  prefazione. 
La  modestia  dell  autore  e  l'amicizia  che  a  lui  mi  lega,  m'impongono  di  ta» 
cere  e  lasciar  così  eh'  ei  gusti  puro  il  piacere  del  pubblico  accoglimento  ^ 
piacere  che  d'assai  diminuisce  se  pria  gli  elogi  si  riscossero  di  chi  o  cieco 
può  credersi  per  sentimento  d'amicizia  y  o  adulatore  per  proprio  interesse  • 
Ma  se  la  di  lui  modestia ^  se  l'amicizia  m'impongono  di  non  tessere  elogi 
e  di  non  dimostrare  quant'esse  sieno  ed  utili  ed  accurate  ,  non  ponno  però 
pretendere  che ,  in  qualunque  conto  possa  tenersi  il  parer  mio  >  non  dica 

.....  —  come  da  me  si  suole 
Liberi  sensi  in  semplici  parole 
Non  indegne  le  giudicai  di  stare  insieme  a  quelle  del  Fontanìni  e  del  di 
Im  Annotatore  e  non  credei  soltanto  d'aggiugnere  novità  alla  mia  edizio^ 
ne,  ma  di  arricchire  di  nuovi  pregi  la  Biblioteca  dell'  Italiana  Eloquenza  • 

Avvertasi  finalmente  che  le  annotazioni  e  del  Fontanini  e  dello  Zeno  e 
deir  Knonìmo  hanno  regolarmente  progredendo  in  capo^linea  le  chiamate, 
regolarità  che  non  si  potè  ottenere  ne'  luoghi  de'  richiami  atteso  le  innume- 
r abili  combinazioni  delle  note  stesse;  perlochè  non  fatta  osservazione  a  det» 
ta  irregolarità,  leggeransi  le  note  da*  richiami  indicate  . 

Dal  colto  pubblico,  dagli  imparziali  letterati  attendo  con  impazienza  il 
giudicio  di  questa  miafaticosa  tipografica  intrapresa,  e  tale  il  desidero  che 
mi  determini  ad  accingermi  ad  altra  più  vasta  ^  più  utile  e  più  necessaria  • 


L  A 

BIBLIOTECA 

DELLA 

ELOQUENZA  ITALIANA. 

CLASSE   PRIMA 

LA    GRAMMATICA 
CAPO    I. 

Le  regole  della  lìngua  volgare. 

Il  libro  di  Giambatista  Palatino  cittadino  romano ^  nel 
quale  s'insegna  a  scrivere  ogni  sorte  di  lettera  antica 
e  moderna  con  le  sue  regole,  misure  ed  esempj,  e  con 
un  breve  ed  util  discorso  delle  cifre.  In  Roma  in  cam- 
po di  Fiore  per  Antonio  Biado  i547.  in  4  adizione  IL 
riveduta  dalVautore[i)  (a).  L.     7. 

(i)Uno  de' pregj  della  Gramatica  si  riduce  allo  scriver  bene  e  corretta- 
mente, e  consiste  in  quella  parte,  che  i  Greci  chiamarono  Gramatisticaj 

(<t)  La  prima  edizione  di  questo  noro  dei  i^dianttut  citttdinu  romano  per  prifilegio, 
ma  Rossanese  per  nascimento,  come  si  ricava  dal  sonetto  di  Tommaso  Spica  pò- 
sto  innanzi  allo  stesso  libro;  fu  fatta  in  Roma  da  esso  Biado  nel  if4o.  munita 
di  un  pri?ilegio  di  Papa  Paolo  III.  e  di  un  altro  del  senato  veneziano,  e  dedica- 
ta dall'autore  al  Cardinal  (  Roberto  )  di  Lenoncourte ;  nella  qual  dedicazione  egli 
nomina  la  sua  accademia  degli  Sdegnati ,  i  cui  protettori  erano  Francesco  Maria 
Molina f  e  Claudio  Tolomeì*  li  Biado  ne  fece  una  seconda  edizione  nel  if4f*  ^^ 
veduta  dai  Palatino^  e  anche  ampliata  con  una  g'^unta,  e  con  altra  sua  lettera  ia 
dtdxcb  ^\  Cardinale  Ridolfo  Pio  di  Carpi.  L'edizione  pertanto  del  if47-  riportata 
da  Monsignor  F(7/7Mni/ii,  viene  ad  esser  ia  terza ,  non  la  seconda,  siccome  egli  as- 
serisce. Una  quarta  poi  ne  fu  data  dal  medesimo  stampatore  nel  1548.  e  due  altre 
nel'i5fo.  e  nel  1^53. alle  qva!i  succedertela  settima  fatta  parimente  in  Rotfia  per 
Antonio  Maria  Guidotto  mantovano,  e  Duodecimo  Viotto  parmigiano  nel  15 56.  e  per 
tacere  di  altre  ci  è  qnella  altresì  di  Roma  per  Valerio  Dorico  nel  isói.  tutte  in 
4»,  e  con  Teffigie  del  Palatino  sul  frontispicio,  in  legno  pulitamente  intagliata. 
Avendo  poi  Gianfrancesco  Cresci  milanese,  scrittore  della  capeila  pontificia,  e 
della  libreria  apostolica,  pubblicato  nel  ij6o.  il  suo  Perfetto  Scrittore ^  di  là  a 
dodici  anni  ristampato,  di  cui  si  servì  Annrbjl  Guasco  ^ti  addestrare  la  Scrittura 
di  Lavinia  sua  figliuola  nelle  lettere  cancelleresche ,  facendone  fede  egli  stesso  al- 
^^  P^S*  f*  del  suo  Ragionamento  za  essa  Lavinia  indiritto;  ciò  fii  cagione  ,  che  le 
vecchie  regole  òtW acuto  e  del  quadro  carattere  cancelleresco,  usate  dal  Palati- 
no ,  cedessero  ti  londetto  corsivo  introdotto  dal  Cresci ,  e  che  il  Palatino ,  ajutato 
Tomo  J.  i 


poiché  ^ssi,  allo  scrivere  di  Svetonio  {DeGnÈmmatìcis  cap.  iv.)  distinse* 
ro  i  gramatici  dai  gramatistij  esercitandosi  qixastì  secondi  in  docenda  seri* 
ptione  et  computatione ,  come  va  eruditamente  mostrando  Giovanni  Vo^ 
vena  { PolymatfUa  cap.  vi.  )  nella  Polimatia.  Per  questo  innanzi  a  tutti 
i  gramatici  noi  abbiamo  qui  posto  il  libro  del  Palatino,  che  insegna  lo 
scriver  bene,  detto  con  greca  voce  calligrafia,  la  quale  dovrebl)e  esser 
propria  di  ciascheduno,  e  particolarmente  delTuomo  dotto  e  civile,  e  non 
de' soli  segretari  e  copisti,  essendo  arte  necessaria  e  utilissima  alla  re* 
pubblica,  per  avviso  ancora  di  S.  Agostino,  dal  quale  si  chiama  (  De  or^ 
dine  lib,  II.  cap.  xi  i .  )  Grammaticae  infantia,  quam  Varrò  litterationem 
vocat.  Ma  ella  si  vide  nelle  scuole  moderne  con  molta  barbarie  general- 
mente  negletta,  per  non  dire  sprezzata,  fuorché  in  quelle  de'cherici  re- 
golari delle  scuole  pie,  i  quali  per  umiltà  professano  Tistituto  di  abbas- 
sarsi a  insegnar  ai  fanciulli,  oltre  alle  primarie  discipline,  lo  scrivere  pu- 
litamente e  il  computare:  cosa  degna  di  somma  lode,  alla  quale  seria- 

da  Cesare  Moreggìo  romano,  riarmasse  e  r.ippezzasse  il  suo  libro,  e  con  titolo 
di  compendio  io  riproducesse  nel  i$6é.  la  qua!  rappezzatura  gli  si  rimproTcra  dal 
Cresci,  come  una  ngura  da  due  teste,  e  da  quattro  mani,  alludendo  con  ciò  al 
Mareggio  ajutante  del  Palatino,  e  principale  artefice  dì  que' caratteri .  L'opera 
suddetta  del  Cresci  ^  che  è  una  perpetua  censura  del  libro  del  Palatino,  è  incito* 
lata:  L'idea  con  le  circostante  naturali,  che  a  quella  si  ricercano  per  voler  legii' 
limamente  posseder  Va^te  maggiore  e  minore  dello  scrivere  di  Gianfrancesco  Cre* 
sci .  In  Milano  per  Giannangelo  Nava  i6ii.  in  4.  (  dedicata  da  Gianfrancesco 
Cresci,  figliuolo  dell'autore  già  morto,  al  cardinale  Federigo  Borromeo  ^  arcive- 
scovo di  Milano), 

Il  Palatino,  di  cui  scrisse  Bernardo  Gotteijlo  Siruviontì  Fasciai-  Tom,l.pag,  io. 
de*  suoi  Atti   lltterarj ,  che    Venetiìs  (  anzi  Romét  )  varios   modos ,   variaque    ah 

phabeta  effingi  curavi t ,  sed  illa  pUrttmqut  temporum  sunt  recentiorum  ,  non  fu  il 
priiuo»  ma  ben  de' primi,  che  si  mettessero  au  impresa  d'insegnare  a  scù««re  con 
libro  a  stampa  ogni  sorte  di  caratteri  antichi  e  moderni  .  Fu  preceduto  da  altri 
•  in  particolare  da  Lodovico  degli  jirrighi  vicentino ,  e  da  Giannantonio  Ta* 
glienie.  L'Arrighi  (q  quel  celebre  stampatore,  di  cai  si  valse  il  Trissino  nell'im- 
pressione delle  sue  opere  col  mescolamento  di  quelle  lettere,  da  lui  nuovamente 
■ggiu'ite  ala  lingna  Ita  iana  :  di  che  a  luogo  opportuno  mi  occorrerà  di  ragiona* 
re.  !•  Tagliente,  che  nel  suo  libro  si  qualifica  provisioaato  da!  serenissimo  do- 
minio veneziano  per  merito  d'insegnare  questa  virtute  dello  scrivere,  intitolò 
la  sua  opera.  La  rara  arte  dello  eccellente  scrivere  diverse  sorte  di  lettere,  stampata 
in  Vinegia  pt*  Gio.  Antonio  e  fratelli  (  NiccoUni)  da  Sabbio  nel  1^19.  in  4.  f*) 
y  Al  libro  del  Palatino,  che  oggidì  non  può  esser  di  molto  uso,  potevasi  aggiugner* 
ne  qualche  altro  di  più  fresca  data  che  servisse  di  regola  e  di  esemplare,  non 
tanto  ai  principianti,  quanto  a  coloro,  che  aspirano  alle  Segreterie  e  ad  a'tri  pub- 
blici impieghi  ,  come  quelli  diMarcello  Scalcini,  dì  Vespasiano  da  Ferrara,  di 
Tommaso  Castelletti,  di  Fra  Sisto  da  Siena  ,  di  Lodovico  Corione  ,  dì  Don  Die- 
go  Spagnu^lo,  di  Giambatista  Pisani ,  e  Marcantonio  Gandolfi  genovese  *  e  di  aU 

{*)  Un*altro,rli«>  fort^  prAceHette  il  Palatino  izt  quest'impresa  d*ÌBsegiiAr«  a  scrivere  eoa 
libfo  A  stampa  fa  Giumhattista  Verino,  rui  piacque  alla  sna  opera  sorifta  in  Italiano 
poi  re  il  frontispizio  latini»,  che  è  il  seg^aente.  Incipit  libe'  primus  eJementorum  ìittera^ 
TumJoannisBaptistaedrVerinisJi  trentini  nooiter  impressus.  Il  libroè  in  4  «  qnanfan- 
qae  non  siavi  né  luogo  ne  nome  di  stampatore  né  anno  tntt&volta  lo  stile  e  i  caratteri  iniiì^ 
eano  che  e^^li  sia  e  srrittoeH  impresso  non  molto  dopo  il  principiodel  teroh»  xvi.  Il  V«ri 
no  fa  anche  poeta  aroenissimo  e  scrisse  diverse  cote  ohe  non  tutte  li  diedero  poiallalace* 


filante  in  tatto  le  altre  scuole  sì  dovrebbe  pensare.  Io  ho  vedute  scritture 
Ofiginali  di  celebri  e  gran  J|etterati,  distese  con  bel  carattere,  cioè  intelli- 
gibile (a*):  e  questi  sono,  iìSitpnofido^  il Petavio,  YAleandro,  ì\  Pìgnorìa, 
lo  Sdoppio  (b*)i  VOlsteniOj  il  Ùiustello,  il  Candeno,  Gerardo,  e  Isacco 
VòssiOt  e  altri  moltissimi  (  anche  princìpi  di  alto  seggio  )  che  luogo  sareb* 
he  il  volerli  qui  tutti  annoverare.  Le  rime  di  mano  propria  del  Petrarca, 
serbate  nella  libreria  vaticana,  sono  pure  di  bel  carattere,  in  riguardo  al- 
la pratica  di  quel  tempo:  e  il  rinomato  doge  di  Venezia  Andrea  Dando^ 
lo,  amico  del  Petrarca,  seri vea  parimente  con  bel  carattere.  Chi  vilipende 
tal  cosa,  fa  male,  per  esser  ella  di  tal  importanza,  ohe  Augusto^  il  primo, 
e  più  glorioso  di  tutti  grimperadori,  non  ebbe  a  sdegno  d'insegnare  a  seri* 
vere  a' suoi  nipoti .  Ss^etonio  per  cosa  notabile  registra  il  fatto  con  queste 
parole  a  capo  lxiv.  pag.  269.  della  sua  vita:  nepotes  et  litteras,  et  natare 

tri ,  registrati  da  6.  Marcello  Francese  nel  suo  libro  de  la  sage  &  ieUetahU  fo- 
Uct  (  a  Lyon  i6fo.  8.  )  o?e  ci  dà  notizia  di  Girolamo  Rocchi  Teneziano  ,  che 
nel  i6o|.  avendo  presentato  al  duca  di  Savoja  un  suo  libro  ornato  di  varie  fog. 
gè  ài  caratteri  e  cifre»  ne  fu  regalato  di  una  collana  di  zpscudì  d'oro.  Ala 
tutti  costoro  mi  convien  lasciare,  per  non  mancare  sul  bel  principio  all'obbligo 
che  mi  sono  addossato,  di  non  voler  far  giunte,  se  non  di  rado,  a  questa  Bi- 
àiioteca  Italiana  .  Di  Fabrizio  Bedesio  Romano  Beneficiato  di  Santa  Maria  Mag- 
giore,  racconta  Francesco  Maria  Torrigio  nelle  sue  Grotte  Vaticane  psig,  556. 
essere  stato  cosi  eccellente  in  far  lettere  romane  antiche,  che  di  lui  si  servirono 
Paolo  y,  Gregorio  XV.  e  Urbano  Vili,  nel  disegnare  le  iscrizioni  sparse  per  Ro» 
ma  negli  edinzj  più  nobili 

(a*)  Quando  non  fosse  intelligìbile,  non  solo  non  saria  bel  carattere ,  ma  appe- 
na potrebbe  dirsi  carattere. 

{t*)  li  carattere  dello  Sdoppio,  da  me  pur  veduto,  è  a  grande  stento  intelligi- 
bile.  Io  mi  farò  lecito  di  mentovare  altri  illustri  c<f//i^M)?,  tutti  Italiani,  ai  qua- 
li un  tal  preggio  assai  dcenamente  compete;  e  Dante  in  primo  luogo  ('ricorda- 
to anche  da  Monsignore  ],  rui  Lionardo  Aretino  nel>a  vita  di  esso  da  la  lode  di 
perfetto  scrittore  per  averne  vedute  alcune  postille  di  sua  propria  mano;  Carlo 
Malatesta,  signor  di  iti /irini,  principe  non  meno  grande  che  dotto,  di  cui  lo  stes- 
so Lionardo  nel  Libro  III.  delle  sue  epistole  attesta  ,  ita  venuste  propria  manu 
scribere  ut  omneis  litrarios  vel  aquare  faciltter  ,vel  superare possit  \  Alberto  Lollio, 
che  dal  Domenichi  nel  Dialogo  della  stampa  pag^  974.  P.  lì  pag.  9  e  dal  Doni 
ne' Marmi  vien  commendato  del  suo  scrivere  in  bei  caratteri;  Francesco  Alunno 
dì  cui  io  altro  capo  si  dirà  qualche  cosa:  Girolamo  Ruscelli,  eccellente  nella  pro- 
fessione delle  cifre,  secondo  la  testimonianza  del  suddetto  Palatino,  da  cui  a'tri 
letterati  di  grido  vengono  per  quest'arte  annoverati  con  lode:  Bartolommeo  Zuc* 
chi,  a  detto  del  Curione  nella  prefdzione  al  suo  modo  di  scrivere/  Alessandro 
Tassoni;  il  cavalier  Batista  Guarini;  Bernardo  Tasso,  del  cui  Floridante  tengo 
alcuni  Canti  originali ,  diversi  non  poco  dagli  stampati  ,  in  fine  del  qual  codice 
in  foglio,  esistente  già  tempo  nella  libreria  ducale  Gon\agt  di  Mtntova,  egli  è 
curioso  il  vedere  alcuni  dialoghi  originali  di  Torquato  suo  figliuolo,  tanto  nella 
eleganza  della  scrittura  inferiore  al  padre,  quaoto  nella  grandezza  e  maestà  della 
poesia  ad  esso  lui  superiore.  Se  riputati,  e  va'enti  nella  pittura  fossero  Paolo  e 
Carlo  Caliari ,  padre  e  figliuolo,  e  ri\iano  Vecellio,  non  v'ha  chi  noi  sappia; 
e  pure  chi  crederebbe  che  nella  scrittura  fossero  cosi  rozzi;  qua  i  ce  li  dimostra- 
no alcune  lettere  di  mano  loro,  e  quali  io  posso  far  vedere  a  chiunque  ne  aves- 
se vaghezza?  Erasmo  ,  e  il  Budeo  scrivevano  di  una  maniera  assai  difficile  a  leg- 
gersi  :  ii  bello  si  è  che  il  Budeo  avendo  rinfacciato  ad  Erasmo  cotal  difietto ,  que. 


4 

(  forse  n  o  tare  (a"^) ,  aliaque  rudìmentaper  sepleramque  docuit^  ne  nihifaéfue 
laborai^Uj  quam  ut  imitarentur  chirographum  sumn.  Questo  luogo  di  Sveto^ 
nio  con  altro,  che  si  legge  a  capo  lxxxviii.  pag.  269.  fu  di  belle  osser^ 
vazioni  illustrato  da  Marco  Zuerio  Bossornio  in  una  lettera,  inserita  nelr 
Apologia  di  Daniello  Einsio  per  le  sue  esercitazioni  sopra  il  nuovo  testa-» 
mento  centra  Giovanni  Crojo.  Eusebio  Friuli  abate  camaldolese  del  mo« 
nisfero  dHle  carceri ,  nella  orazione  in  morte  del  suo  famoso  generalo 
Pietro  Delfino^  dianzi  pubblicata  dal  padre  Edmondo  Martene  {b*),  (  Ve» 

sti  oc  Io  ricon?enne  con  egaal  rimproTero:  di  che  il  Budeo  ebbe  dipoi  molto  a 
ridere  in  una  lettera,  che  su  questo  proposito  gli  rescrisse,  le  cai  parole  trasia- 
tate  in  francese  vengono  riportate  nel  tomo  III.  ótWIstoria  dell*  accademia  rea* 
le  delle  Iscrizioni  e  delle  belle  Lettere,  pag.  544.  della  ristampa  di  Amiterdam 
1751.  in   IX. 

{a*)  Naiare  ( forse  Notare).  Non  di  monsignore,  ma  del  Lipsio  ( Elea.  Ut,  II. 
e.  17.  )  è  la  correzione  ,  o  più  tosto  la  yarìa  lezione  impugnata  dal  Torren\io9 
ma  dal  Burmanno  approvata.  Notare  assolutamente,  e  senza  foriti  fa  scritto  ed 
inteso,  ^  tutto  il  contesto  di  quel  periodo  dà  a  conoscere  che  il  natare  non  ci 
entra  per  alcun  modo  .  <^ucl  dar  poi  ad  Augusto  il  pregio  del  più  glorioso  di 
tutti  gl'imperatori,  non  su  se  gli  verrà  accordato  da  chi  abbia  lette  le  vite  del 
gran  Costantino  t  del  gran   Teodosio. 

{h*)  Egli  è  vero  che  l'orazione  dell'abate  Eusebio  Friuli  fìi  dian:^i  pubblicata  dal 
padre  Edmondo  Martene  nel  tomo  III.  della  sua'  gran  raccolta  di  antichi  scritto» 
ri;  ma  siccome  egli  pretende  di  darci  nella  medesima  cose  non  prima  stampate, 
cosi  tanto  egli,  quanto  il  Fontanini  s'ingannano  nella   credenza,  che  l'orazione 
suddetta  fosse  per  l'addietro  inedita,  e  solamente  dianzi ^  cioè  poco  prima,  stam- 
pata. Se  ne  ha  una  vecchia   edizione  in  4.  senza  nota  di  anno,  luogo  e  stampa- 
patore  ,  ma  fatra  probabilmente  nell'anno  medesimo,  in  cui  dal  Friuli  fu  recita- 
ta, cioè  nel  ifif.  che  fu  l'ultimo  della  vita  del  generale  Pietro  Delfino  A\  dett« 
Eusebio  Frinii  t  di  cui  poche  cose  si  sanno,  fu  figliuolo,  ma  naturale,  di  Giovan- 
ni Friuli,  gentiluomo  veneziano.  Vesti  l'abito  Camaldoiese  in  S.  Michele  di   Miv- 
Tétno  ai  zp.  di  Marzo  nel  lyot.  Fu  priore  di  quello  di  S.  Martino  à*Uder\o    nel 
xp  j.  e  dopo  due  anni  gli   fu  conferita  l'abazia  di  $•  Michele^  dalla  quale  passò 
nel  15.18.  a  regger  l'altra  di  S.  Maria  delle  carceri.  Essendo  vacata  per   la  mor- 
te di   Antonio  Contarini  la  chiesa  patriarcale  di    Vene^ia^  si  fò  scrivere  fra  i  con- 
correnti, ma  non  fu  ammesso  alla  ballotcìizione ,  a   riguardo   del  difetto    del  suo 
nascimento;  e  ciò  fu  ai  7.  d'Octjbre  nel  1514.  L'anno  seguente  recitò  1*  Orazio- 
ne «in  morte  del  suo   generale.  Fuori   di  questa,     non  so  che  del  suo  vada  altro 
componimento    alle  stampe.  Fu  per  altro  in  grido  di  molto  sapere.   Se  ne  ha  la 
testimonianza  nelle  rarissime  Epistole  del  suo   generale  Delfino  e  nella  dedicazio- 
ne, con  cui  Marino  Becichemo^  da  Scutari^  pubblico  professore  di  umane  lettere, 
ora  in   Brescia ^otà  in   Venezia  ora  in  Padova,  gl'indirizza  tre  orazioni  panegiri- 
che latine,  stampate  in  Padova  nel  ifii.  in  4.  L'anno  i$2%,  essendo  senza  ve- 
scovo la  chiesa   di    Veglia  per   la  rinuncia  di  Natale  della  Torre ,    ne  fu  conferi- 
te il  governo    all'abate  Eusebio  il  di  9.  Ottobre,    come  si  ha  dagli  atti    consisto- 
riali:  ma  egli  non    ne  godette  gran  tempo;  poiché,  se  prestiamo  fede  al  cronista 
camaldolese,  (  Aug.  Fortunii  F,  II.  lib,  iv.  cap.  17.  pag,  159.)  datosi  con  molta 
aelo  a  riformare  i  costumi  del  clero ,  epoto  veneno  Bublatus  est  e  medio.  Dagli  stes- 
si atti  si  può  trarre  indizio  dell'anno  delta  morte  di  lui,  poiché  nel    if|i-  ai  14. 
di  Aprile    gli  danno    per  successore  Giovanni  Rosa  da  Zara»  ?eK0T0  di  Scarde^ 
na ,  trasferito  alla  chiesa  di   Veglia,  per  obttum  Eusebii  . 


Le  Regole  gramatìcali  della  volgar  lingua,  di  Cìan- 
francesco  Fortunio  (  libri  II.  )  In  Ancona  per  Bernardi-- 
no  Vercellese  iSi6.  in  I^  {a).  L*     4» 

*  In  Venezia  nelle  case  de^ figliuoli  di  Aldo  i5S2,AnQ.  (1).  3« 

teres  Scriptores  tomo  III.  pag.  i23i»  )  afferma ,  che  per  compimento  de' 
gran  pregj  di  quel  valentuomo ,  accedebat  ad  ipsius  omatum  mira  quae^ 
dam  in  scrìberuUs  Uterarus  characteribus  et  suavitas^  et  pulchrìtudo^  ut  di^^ 
sertae  ipsius  editiones,  tam  praeclara  litera  descrìptae,  wderentur  cyclades 
auro  textae  ac  immensis  monilibus  ornatae.  Al  Cardinal  Francesco  Toledo 
cotanto  spiacque  il  veder  nelle  scuole  guastarsi  il  carattere  della  gioven- 
tù sotto  alle  dettature  de* maestri,  che  nella  prefazione  a' suoi  comentarj 
sopra  la  Fisica  di  Aristotile  ^  se  ne  dolse  altamente  co' suoi  padri,  attri- 
buendo questo  a  molti  altri  non  leggieri  disordini  al  prurito,  che  aveva- 
mo di  dettare  le  specolazioni  del  proprio  ingegno,  non  di  rado  tumultua- 
riamente composte  il  giorno  avanti,  in  vece  di  risparmiare  a  sé  e  ai  loro 
discepoli  sì  gran  disagio,  spiegando  con  maggior  frutto,  siccome  prima 
faceasi,  i  testi  de^li  autori  classici ,  di  già  approvati  e  ricevuti  per  buoni 
e  sicuri:  al  qual  hne  prima  dell'introduzione  di  tal  corruttela  si  ritrova- 
no tuttavia  stampati  in  forma  comoda  per  uso  delle  scuole  e  delle  pub- 
bliche accademie,  senza  eccettuarvisi  la  sacra  Scrittura ,  il  Maestro  delle 
Sentenze,  i  santi  dottori,  Tommaso  e  Bonaventura,  il  corpo  del  Diritto  co- 
nonico  e  del  disile,  Platone  e  Aristotile.  In  tempo  del  Toledo  sì  vide  con- 
correre nel  medesimo  sentimento  l'Università  di  Padova^  come  narra  An^ 
ionio  Riccobono  nel  libro  iv.  a  capi  xvi.  de' suoi  Comentarj  (6*).  Io  ho  u- 
diti  molti  lagnarsi  di  avere  con  gran  danno  (  anche  della  propria  salute  ) 
guastato  il  carattere,  scrivendo  precipitosamente  le  consuete  lezioni  sot- 
to l'altrui  dettatura,  sensa  saperle  poi  leggere,  né  intendere  dopo  scritle, 
oltre  allo  spesso  frapporvisi  jaUa  cum  veris,  et  illis  ìpsis  dubiaefidei  mo^ 
numentis,  per  dirlo  con  le  parole  stesse  del  Toledo.  Ora  seguitiamo  ad  au- 
noverare  i  gramatici  della  lingua  volgare. 

(i)  Edizione  bella,  senza  abbreviature  e  in  carattere,  che  ì  Franzesi 
chiamano  Italico,  e  Aldino  da  Aldo  il  vecchio,  che  ne  fu  il  primo  inven- 
tore, e  cfhe  avanti  ad  ogni  altro  cominciò  a  praticarlo  nelle  sue  stampe  sul 

(4)  In  catte  rediiionì  da  me  enervate  di  questo  libro ,  che  fuor  di  dubbio  è 
stato  il  primo  che  si  Tcdesse  stampato,  a  darne  insegnamenti  d'Italiana  ,  non  già 
eloquenza,  ma  lingua  »  si  legge  od  titolo  d'esso,  RegoU  grammaticali^  e  non  Lt 
Regole  grammaticali t  omettendovisi  l'articolo,  che  di  suo  capriccio  il  Fontanini 
TI  appicca  ,  per  a??alorare  una  sua  singolare  opinione,  la  quale  più  sotto  sarà  da 
Aie  esaminata. 

(Jb*)  Il  sentimento  del  cardinal  Toledo  in  condannare  k  dettature,  che  faceaae 
i  maestri  delle  loro  speculazioni  nelle  pubbliche  scuole  era  principalmente  ,  per- 
chè si  guastava  il  carattere  della  gioventù  nello  scrivere  precipitosamente  quan- 
to  i  maestri  dettavano.  Il  motivo,  per  cui  dal  senato  veneziano  fu  proibito  a* 
pfofiessori  della  università  di  Padova  il  dettar  dalla  cattedra  e  nell'ora  della  lezio. 
ne  le  loro  speculazioni,  non  fii ,  perchè  si  guastasse  il  carattere  de' giovani  loro 
uditori,  m%  per  quelle  ragioni  »  che  adduce  il  Riccobono  nei  laogo  soprallegato . 


6 

*  In  Venezia  per  Giovanili  Garoné  i5ift7»  in  8.  [a).  L.  2. 

bel  principio  del  secolo  XVI.  in  vece  del  tondo,  sino  allora  praticato,  che 
fu  il  prìmieio,  e  che  correa  da  per  tutto  innanzi,  che  degenerasse  nel  TeiM 
tonico^  volgarmente  chiamato  Gotico^  sparsosi  nelle  stampe  di  Venezia^ 
e  di  Lione.  I  sommi  pontefici  Alessandro  VI.  Giulio  II.  Leone  X.  intesi 
tra  le  gran  cure  del  pontificato  ali'onor  delle  lettere,  diedero  ad  AUo 
bellissimi  privìlegj  di  privative,  giustamente  dovutegli  per  li  suoi  gran 
meriti  letterarj,  e  maggiormente  per  questo  suo  nobile  e  grazioso  trovato 
adcommunem  emmumtiteratorum  utilitatem,  come  dice  GiulioII .  presso 
Andrea  CheiHllier  neìlsL  eccellente  dissertaaione  isterica  (  Gap.  i.pag. 
Ili,  )  sopra  Torigine  della  stampa  nella  città  di  Parigi.  I  brevi  e  privilo- 
gj,  che  Aldo  ebbe  dagli  accennati  pontefici,  si  trovano  in  principio  della 
sua  prima  edizione  del  CorniM;oj9ia</iiVicco/òP6n>^/o arcivescovo  diAfon^ 
fredonia,  fatta  nell'anno  i5i3.  in  foglio  (6"^).  Noi  chiamiamo  corsivo  il  ca- 
rattere Aldino^  perchè  si  accosta  alla  corrente  scrittura  della  penna,  tal« 
che  i  volumi,  in  questo  carattere  Aldino  stampati,  calamo  conscripta  esse 
videantur,  dice  il  pontefice  Giulio .  E  tal  carattere  fu  ben  ricevuto,  non 
solo  perchè  imitava  lo  scritto  a  mano,  allora  ben  fatto,  ma  perchè  ocea* 
pava  poco  spazio.  Però  la  sperienza  avendo  poi  fatto  conoscere,  che  que* 
sto  carattere  Aldino  per  le  opere  grosse  non  era  buono,  che  stancava  la 
vista,  si  riserbò  ai  libri  di  poca  mole,  ritenendosi  per  gli  altri  il  tondo, 
anche  dal  medesimo  Aldo,  Questa  edizione  del  libro  dèi  Fortunio  in  casa 
iìAldo,  fa  vedere  la  stima,  che  se  ne  faceva:  e  dall'esser  fatta  appresso  al- 
la morte  del  Bembo,  accaduta  nel  i547*  "^  v^de,  che  non  seguì  prima  per 
non  disgustarlo  (e*),  quantunque  pur  avanti  da  altri  stampatori  (non  però 

(a)  Nei  libro  dell*  Eloquen\A  fi  producono  diferse   edizioni  delle  Rtgele  del 
Fortunio,  e  secondo  l'ordine  degli   anni  la   più  vicina  alla  prima  del  ifió-  vien 
ouìyì  ad  essere  questa  del  1527.  ma  assai  più  dappresso  le  vanno  le  due  scgaentt. 
*-••/»  Milano  per  Giovanni  Scin\en\eUr  i^ij*  in  4. 
*  -  •  •  Ex  oleina  Minutiana  ifi7*  pridie  Sancii  Luca    in  8. 

In  questa  non  si  legge  espresso  il  luogo  della  impressione,  ma  non  è  da  por- 
si in  dubbio ,  ch'ella  sia  stata  facta  in  Milano  dove  la  stamperia  Aiinuiiana  era 
allora  assai  nota, 

li  Garon€ ,  che  riscampò  queste  regole  nell'esemplare  che  ho  sotto  I*  occhio  , 
stampato  in  tal  anno  1^17.  ha  il  nome  di  Francesco  ^  e  non  quel  di  Giovanni, 
Esempi  di  sinrili  sbagli  abbondano  nel  libro  deh'  Eloquenza. 

(^^)  La  prima  edizione  fatta  da  Aldo  del  Cornucopia  dei  Perotto,  non  fa  quel- 
la del  ifi|.  in  carattere  corsivo;  ma  quella  del  1499  simiimente  in  foglio,  nel- 
la quale  Aldo  si  valse  del  suo  bel  carattere  tondo,  aisai  più  comodo  ali'  occhio, 
aassimamence  ne'  libri  di  prima  graadezsa  ;  onde  non  è  vero,  né  lo  può  essere 
che  nella  sua  prima  edizione  del  Cornucopia  sì  trovino  i  suddetti  brevi  pontifi« 
C| ,  che  bensì  nella  seconda  si  trovano . 

(e*)  Quando  il  fatto  parla  in  contrario,  le  con^hiecture,  per  quanto  belle  e  in- 
gegnose appariscano,  sono  chimeriche  e  false,  e  8e:i  vanno  a  terra.  Due  volte 
ruroiio  ristampate  in  S.  le  Regole  del  Fortunio  nelle  c^se  de'  figlinoli  di  Aldo, 
non  già  appresso,  ma  avanti  la  morte  del  Benho  acctdata  nel  ir47  la  prima 
nel  i{4i.  e  la  seconda  nel  ifif.  onde  n^n  suisiste,  che  con  co  si  temesse  di 
disgustarlo .  Gli  stampatori  e  libraj  non  si  £iaao  scrupolo  sa  &cilmente  di  recar 


7 

*  In  Venezia  per  Marchiò  (  cioè  Melchiorre  )  Sessa 
i534*  ÌTi  8.  (i).  L.     fi. 

*  In  Venezia  per  Domenico  Zio  {  cioè  Giglio  )  a  istan-- 
za  del  Sessa  i538.  in  8.  2; 

*  In  Venezia  per  Francesco  Bindoni  i55o.  in  8.  (a)(i),  i. 

comparabili  ad  Aldo  )  aenaa  tanti  riguardi  se  ne  fussero  fatte  le  seguenti 
edizioni . 

(i)  Edizione  di  libri  III.  interpolati  e  accrescinti  da  Niccolò  Libur* 
nio  (a*). 

{p)  L'edizione  ud/dSna  AfìiFortunio  potrebbe  rinnovarsi  con  qualche  pio« 
cóla  carezza  di  persona  intendente,  la  quale  riscontrasse  le  citazioni,  e  af- 
finchè dessero  nell'occhio  a  chi  legge ,  le  facesse  di  carattere  diverso  dal 
testo,  mentre  ora«  che  il  tondo  è  ritornato  iu  uso,  il  corsivo  non  suole  a- 
doperarsi  comunemente ,  fuorché  nei  passi  delle  citazioni  e  in  cose  noti^ 
bili,  e  talvolta  nelle  prefazioni  e  dedicatorie  de*  libri . 

ilisgotto  agli  aaceri,  beochè  Tirentì,  nel^a  ristampa  dell'opera,  cbd  hanno  gran 
corso  ,  quando  ristampandole  si  tratta  del  proprio  interesse  e  rantaggio. 

{a*)  Ho  forte  moti?o  di  credere,  che  qaesta  edizione  del  Sessa  non  contenga 
oè  un  terso  libro,  ne  interpolazioni,  né  giunte  fattevi  dal  Liburnio^  e  attribui- 
tegli dai  Fcntanini  .  Il  Sessa  quattr'anni  dopo,  cioè  nel  if)^*  f^^^  ristampare 
a  sue  spese  da  Domenico  ZiOt  ossia  Giglio,  le  medesime  Regole  del  Fonunio ^ 
senza  che  y\  si  veggano  le  suddette  interpolazioni  i  e  tanto  cotcsta  sua  ristampa, 
quanto  le  altre  posteriori  nulla  di  più  cooteiigono,  che  i  II.  libri  del  primo  au- 
tore. L'opera  bensì  dei  Liburhìo  ristampata  dal  Sessa  nel  suddetto  anno  1554- 
divisa  in  tre  libri,  non  ha  che  fare  con  le  Regole  del  Fortunio  ;  ed  è  quella,  che 
porta  il  seguente  titolo:  Le  ire  Fontane  di  M;  Nueolò  Libnmio  in  tre  libri  di* 
vife  ,  sopra  la  grammatica  ed  eloauenia  [  cioè  ,  facondia  )  di  Dante ,  Petrarca  e 
Boccaccio.  In  Virtegia  per  Marchio  Sessa  ìfi4-  in  8.  La  prima  edizione  di  quest* 
opera  fu 'fatta  altresì  in   Vinegia  per  Gregorio  de' Gregorii  ifi6.  in  4. 

(^)  Non  più  di  sei  sono  ie  edizion*  di  quest'opera  del  Fortunio^  riportate  da 
monsignore.  Eccone  un  catalogo  più  copioso  ed  esatto,  che  le  fa  ascendere  al 
numero  di  quindici;  e  forse  ce  ne  saranno  deli'a'tre,  non  mettendo  in  conto  le 
raccolte  grammaticali  del  Sansovino ,  e  àtW  Aromatari  dove  la  medesima  sta  inserita. 

*  I.  •  •-  /il  Ancona  per  Bernardino   Vercellese  ifi6-  in  4. 

*  z,  -  •  •  /a  Milano  per  Giovanni  Scin\en\eler  if  17.  in  4. 

*  j.  .  .  .  (Mediolani  )  ex  officina  Minutiana  ip7    in  8. 

*  ^,  •  •  -  Jn    Venezia  per  Benedetto  e  Agostino  Bindoni  1^14*  in  8. 

*  ^.  ...  7/1    Venezia  per  Francesco  (non  Giovanni  )  Garone  i5&7>  in  8. 

*  6*  •  •  •   //i    Vinegìa  per  Marchiò  Sessa  in  8.  senz'anno  • 

*  y»  '  »  '  In  Vinegia  per  Pietro  Niccoiini  da  Sabbio  a  instanxa  di  Melchiorre 
Sessa  if )5.  in  8. 

*  8.  •  -  •  £  ìtì  per  Melchiorre  Sessa  (senza  ìnterposixioni  o giunte)  IJ54*  ini* 

*  9.  .  -  •  E  ivi  per  Domenico  Zio  e  fratelli   Vene\iani  15)8    io  8* 

*  lo.  -  -  -  E  per  Francesco  Bindoni  e  Mafee  Pasini  compagni   ifip*  in  <• 

*  II.  .  .  .  E  f«2   Vinegia  nelle  case  de'  figliuoli  di  Aldo  i;4i.  in  8* 

*  11.  -  -  .  Ivi  come  sopra,  if4f    in  8- 

*  13.  -  •  .  £  ifi  per  Francesco  Bindoni  e  Mafeo  PdsiMÌ  iffo.  in  t. 


8 

(Le)  Prose  di  M.Pietro  Bembo  (a),  nelle  quali  si  ragio- 
na della^VoIgar  lingua,  scritte  al  Cardinale  de^Medici, 
che  poi  è  stato  creato  Sommo  Pontefice,  e  detto  Papa 

*  14.  •  .  -   E  iti  per  Giovanni  Padovano  iff*»  5<^  ^• 

*  if.  •  •  -  £  ivi  nelU  case  de* figliuoli  di  Aldo  lyfr  in  S. 
Gianfrancesco  Fortunio,  Schiavoae  di  nascita ,  ma  non  so  di  qual  1aog«,  fu  dU 

scepolo  di  Marcantonio  Sabeilico  ,  La  sua  professione  è  stata  la  giarisprudeiiza. 
Trattò  cause  per  qiMLche  tempo  nel  foro  veneziano.  L'ore  oziose  che  dail'eser- 
ciùo  deilff  leggi  civili  gli  veniran  concedute  ,  erano  impiegate  da  lai  nella  letta» 
ra  di  Dante f  del  Petrarca  e  del  Boccaccio^  e  da  Queste  fonti  trasse  le  regole  ài 
qaella  grammatica  volgare  ch'egli  pensava  di  stendere  a  cinque  libri,  ma  per  ti- 
more  di  esser  prevenuto  dal  Bembo  e  da  altri ,  e  di  perder  con  ciò  la  gloria  di 
esser  il  primo,  si  affrettò  a  darne  foori  due  soli ,  che  poscia  dai  rimanenti  noa 
furono  mai  seguitati.  In  questi  due  primi  libri  è  stato  suo  in  tendi  memto  d'inse* 

§nare  il  modo  di  dirittamente  parlare  ,  e  di  correttamente  scrìvere .  Oggidì  è  ca* 
uta  come  neli' obblivione  la  sua  fatica,  o  perchè  lasciati  imperfetta  o  perchè 
oscurata  da  quegli,  che  meglio  e  più  pienamente  scrissero  dietro  a  lai  «  L'anno 
preciso  delia  sua  compassionevol  morte  mi  è  ascoso  :  non  cosi  il  laogo  ,  né  il 
modo .  Essendo  podestà  di  Ancona ,  qua  de  causa  mente  captus  ignoratur ,  si  pre- 
cipitò giù  dalla  finestra  del  palazzo  pretorio  nella  pubblica  piazza,  se  pure  aci  al- 
tri non  dee  imputarsi  i'esecrabil  delitto.  Gio.  Pierio  Valeriana  \  De  infellìcìu 
litterat*  Uh,  /.  pag  4;.)  ne  ha  lasciata  a'  posteri  dell'atroce  saccesso  la  ricordaa* 
za.  Cam  Fortunius  anconitana  civitatis  préLtor  esset,  quod  munus  honestissime  sa* 
pientissimeque  f  ut  Anconitani  testantur,  exequebaturt  repente  repertus  est  in  prato» 
ria  platea  de  palata  fene stris  lapsus^  ignorato  auctore^  cum  tamen  Anconitani  pré^ 
dicent  eum  furore  quodam  concitum  sponte  sese  dedissi  pràcipitem, 

(a)  L'autore  dell'  Eloquenza  Italiana  mette  le  Regple  del  Fortunio^  e  le  Pro^ 
se  del  Bembo,  come  le  due  prime ,  che  intorno  alla  grammatica  e  lingua  volgare 
•ieno  state  stampate,  e  come  se  le  prose  del  Bembo  non  fossero  state  precedute» 
je  non  dalle  Regole  del  Fortunio.  Con  sua  buona  pace  ci  sono  però  di  mezzo  i  tre  li* 
bri  delle    volgari  elegante  dì  Niccolò  Liburnio,  dei  quali   egli  non  fa  ricordanza , 

Suantunque  il  Liburnio  siagli  per  altre  opere  conosciuto,  avendo  anc^e  sapute 
irci  fino  a  tre  e  più  riprese  che  questi  non  fu  frate  domenicano,  ma  prete  se^ 
colare,  e  piovano  di  S-  Fosca  in  Venezia:  alla  qual  sua  asserzione,  che  è  veris* 
•ima,  aggiungo,  qualmente  questo  dotto  prete  veneziano,  che  fu  anche  canonico 
della  ducale  basilica  di  S.  Marco  morì  ai  11.  di  Settembre  nel  1^7*  <lopo  aver 
governata  per  lo  spazio  di  14.  snni  incirca  la  sua  parrocchia.  Egli  era  nato  nel 
1474.  poiché  l'anno  i  f  oi.  in  cui  stampò  le  sue  Rime,  attesta  d'esser  allora  nel 
ventottesimo  dell'età  sua  .  Venendo  ora  alla  sua  opera  grammaticale,  ella  è  cosi 
intitolata:  io  ne  ho  un  esemplare  stampato  in  pergamena. 

Le  vulga-ri  elegan\ie  di  Af.  Niccolò  Liburnio  In  Vìnegia  nelle  case  d'  Aldo 
romano  e  d'Andrea  Asolano  suo  suocero  ifii.  del  mese  di  Giugno  in  S. 

La  dedicazione  del  Liburnio  è  a  Marco  Molino,  figliuolo  di  Luigi  procuratore 
di  S.  Marco,  alla  qual  dignità  anche  il  figliuolo  pervenne.  Questi  è  quel  Marco 
tanto  lodato  dal  celebre  Giambatista  Egna^io,  dopo  la  cui  morte  eg!i  si  prese 
l'assunto  di  dare  al  pubblico  i  IX.  libri,  de  exemplis  illustrium  virornm  Veneti 
civitatis  ìT  aliarum  gentium,  (  Venet.  apud  Nicol  Tridentina  iff4.  in  4.)  per  li 
quali  V  Egnaiio  meritò  il  titolo  di  Valerio  Massimo  Veneziano  n  Dfce  il  Liburnio 
nella  lettera  al  Molino,  che  dopo  i  tempi  di  Dante,  del  Petrarca  e  del  Bocc/tc- 
ciò  le  cose  volgari  si  stettero  per  qualche  tempo  in  oscuro  giacenti  i  ma  che  or- 
;r.ai  per  diligenza    di  risvegliati  ingegni  erano   in  gran  luce  pervenute  ;  che  ^ià 


9 
Clemente  VII.  divìdo  in  tre  libri.  In  Vinegìa per  Gìo^ 
vanni  Tacuino  i5%5.  in  foglio  {i).  L»   12,. 

(i)  Da  quanto  dicemmo  addietro  (  paff.  a8o.  )  si  vede,  che  il  Bembo  im* 
piegò  piùdi  trediciaiitìi  in  perfezionare  la  presente  opera  {a*)»  Questa  pri- 

qaalche  aaoo  a?endo  convcriato  in  molte  città  d'Iulis  e  ocUc  corti  di  Tarj 
principi  e  gra>i  sigtiori  praticato,  notato  aTca»  che  le  loro  lettere,  i  loro  scritti  erano 
per  la  maggior  parte  Tolgarmente  composti;  e  però  si  duole  che  la  lingaa  latina  si 
fosse  come  smarrita  dagli  occhi  italiani;  ma  che  più  altamente  era  da  dolersi, 
che  il  Tolgare  idioma  sncced«to  al  latino,  fosse  così  laceratamcnte  adoperato.  Io 
dunque  9  soa  sae  parole»  de*  grechi  t  Ianni  It  dotte  vestigia  imitando,  primo  vengo 
all'  apoUneo  e  palladio  tribunale  ^  €uk  al  Muglio  che  per  me  si  puote  delle  volga* 
ri  elegante  nostre  le  regolate  notti  ìochUie'Oolmente  offerisco.  Nel  primo  libro,  al 
male  premette  il  titolo  di  Amoroso  Ricordo,  dopo  ater  definito  che  cosa  sia  E* 
ugan\at  e  prodottone  molti  esempi ,  dÌKenda  alia  dimostrasioae  di  molti  voca* 
boli  volgari;  in  qaa(  maniera  siano  essi  stati  uaati  dai  tre  più  eloqaenti  scritto, 
ri  toscani;  trattandovi  in  oltre  di  alcuni  nomi  proprj  e  verbi  d'ano  stesso  signi- 
ficato. Nel  secondo  libro  insegna,  in  qnal  maniera  sieno  stati  roeséi  in  uso  dai 
medesimi  autori  alcuni  Terbi  e  alcune  preposiaiooi  ;  mostra,  che  molte  parole  or* 
nate  fieno  state  scritte  e  prononuate  diversamente  da  chi  in  prosa  e  da  chi  in 
verso  le  adopera;  e  chiude  questa  parte  del  libro  con  altre  opportunissime  regole 
di  nomi  e  veibi*  Nel  terso  finalmente  fa  vedere,  che  gli  uomini  del  suo  tempo 
variavano  nel  cotidiano  parlare  daUa  pratica  dei  tre  già  mentovati  maestri,  e  che 
i  Toscani  medesimi  non  si  accordavano  nel  pronunziare  e  nello  sci  vere  tutte  ad 
un  modo  le  medesime  voci:  dalle  quali  cose  e  da  altre,  che  per  brevità  qui  tra- 
lascio, ognuno  comprende,  che  se  quest'opera  del  Liburnio  non  è  un'intera  e 
ben  regolata  grammatica»  ha  però  il  suo  mento  per  non  rimaner  esclusa  dall'aver 
luogo  tira  quelie  che  ci  hanno  aperta  la  strada  per  la  nostra  lingua  a' precetti 
grammaticali;  e  che  però  era  a  lei  dovuto  il  secondo  posto,  giacché  il  primo  e* 
ra  stato  omipata  dal  Foritmiot  delle  cui  RegoU  eg4  n  onorata  mènaione  (  Uh. 
/•  pagn  a).)  Con  queste  parole:  leggesi  al  presente  una  hrieve  grammatica  di 
Mm  Francesco  Fortknio ,  il  quale  veramente  in  picciol  campo  emmi  paruto  diUgeU' 
te  assali  ma  pure  se  il  prelibato  scrittore  avesse  potuto  in  pia  di  quattre  par» 
ti  la  sua  grammatica  dividere .  e  con  fondata  ragione .  rimetto  al  d* altrui  giudizio. 
Non  è  credibile  che  un  tal  lavoro  del  Liburnio  non  fosse  a  notizia  del  Bembo  t 
ansi  io  stimo  che  anche  di  esso ,  non  meno  che  del  Fortunio  egi  intendesse  di 
parlare  in  quella  lettera  citata  dai  Fontanini  più  toprtLi  perchi  sono  alquanti .  di- 
ce il  Bembo  (pag.  léi.Jche  ora  (  cioè  nel  ipi.  che  è  la  data  di  essa  lettera^ 
scrivono  ielUs  lingua  volgare  ec  Quel  suo  dire  alquanti  noa  si.  può  ristrignere 
al  solo  Forttmio^  ma  conviene  tggiugnervi  ancbe  il  Liburnio  che  poi  usci  per 
secondo  in  wi  fatto  arringo  e  forse  ancora  quel  Girolamo  Claricio  da  Imola  ,  che 
ncir  ir&o«  e  nel  ifsi  appiccò  9\i'Ameto  e  all'  Amorosa  Visione  dei  Boccaccio  le 
sue  Osserva\iofù  grammaticali  :  e  qui  pure  dovrebbe  aver  luogo  il  Compen4io  del- 
la volgar  grammatica  di  Marcantotùo  Flaminio,  stampato  in  Bologna  per  Girolam 
tao  de*  Benedetti  nel  ifii.  se  questo  Co^petidio  mi  fosse  giunto  alle  mani,*-eiftle 
potessi  fondatamente  discorrerne  • 

(tf*)  Venticiaqae  anni,  non  che  tredici  o  poco  più  furono  impiegati  dal  Bembo 
nello  scrivere  e  perfezionar  le  sue  Prose»  Nella  parte  IL  delle  sue  Lettere  giovai 
ttUi  ( /«  Venezia  tffz.  in  8«  pag«  aoz.  )  una  se  ne  legqe.  non  osservata  da  Mon- 
signore, lo  data  ai  a.  di  Settembre  nel  ifoo»  nella  quaie  egli  afièrroa  di  aver  i«- 
re  /fÌACuNa  u  alcuna  notazioni   della  lingna.  Nei  ijiz*  al  primo  di  Apsile  seri- 


fx> 


ma  impressione  è  in  fiel'Càratkere  tondO|ia  Carta  nobile  e  con  margini  sp^i 
ziosi  da  tutti  i  Iati.  Le  facce  sono  segnate  da  una  soia  parte  con  numeri 
romani  e  per  entro  il  testo  del  libro  con  lettere  majuscole  sono  espresse 
le  voci,  e  le  parficelie,  sopra  le  quali  il  Bembo  fa  cadere  la  forza  de' suoi 
ragionamenti,  affinchè  il  distintivo  di  quel  carattere  serva  di  avviso  per 
l'occhio  di  chi  legge  a  riflettervi  sopra:  cosa  in  oggi  assai  praticata  dagl'in* 
tendenti:  e  la  prima  inveuzione  dee  riferirsi  al  Bembo j  il  titolo  delle  cui 


?e  di  Roma  a  M.  Tri  fon  Gabfuìt  (  Leu.  volg»  Tom*  Il  lih»%.  éàì\*  di  Aldo  is\o. 
fdg*  17*  it*  )  di  a?cr  terminaci  i  dae  primi  libri  delie  Prost,  e  di  mandarglieli 
nello  stesso  rcmpo,  benché  poco  tivedati  e  ripuliti.  Il  Bembo  adunque  diede  ma- 
no a  scrifere  della  Toigar  lingua  sedici  anni  avanci  che  il  Fortunio  pubblicasse 
le  sue  Regoli,  e  quactr'anni  avanti  di  questa  pubblicazione  ne  avea  torniti  due 
libri,  e  gli  avea  mandati  a  M.  Tnfomt  ^  ssn  solo  acciocché  egli  li  vedesse  e  con- 
siderasse, ma  insieme  li  comunicasse  tk  Giovanni  Aurilio ,  a  Miccoli  Tiepolo  e  ad 
altri  periti  uomini  per  averne  il  loro  parere  •  Ukìcc  che  furono  le  sue  Prost  alle 
stampa  nel  ifif.  fu  avvisato  il  Bembo  che  PtlUgrino  Moreno  nianiovano  le  a* 
^tiMt  in  alcuni  luoghi  segnate  e  quindi  andasse  spargendo»  che  egli  avesse  furate 
alcune  poche  cose  al  Fortuito',  il  vero  non  è  coii;  Am^i  le  ho  egli  a  mo  fmrau 

('se  ne  giustilìca  il  Bembo  in  una  lettera  a  Bernardo  Tasso ^  posta  nel  III.  vo* 
urne  delle  sue  Lettere  volgati  iib.  VI.  In  Venezia  per  Goalt.  Scoto  15  fa*  in  ft. 
pBg.  loi.)  con  le  proprie  parole  ^  con  le  quali  io  le  avea  scritte  tm  un  mio  li* 
wretto ,  forse  prima  che  egli  sapesse  ben  parlare ,  non  ehe^  male  scrivere  :  che  egli 
vide  t  id  ebbe  in  mano  sua  molti  giorni*  Il  qunl  libro  io  mi  profero  di  mostrar^ 
gli  ogni  volta  che  egli  voglia  i  e  conoscerà  se  io  merito  esser  da  lui  segnato  a 
lacerato  in  quella,  guisa .  Oltre  a  ciò  io  potrò  farlo  parlar  co»  persone  grandi  e 
dignissime  di  fede  che  hanno  da  me  apparate  ed  udite  tmti^  ^««//«r  ^oi#,  della 
quali  costui  f  il  Moretto)  può  ragionare  di  molti  e  melt*anni  innan\i  che  'l  For* 
tunio  si  mettesse  ad  insegnare  altrui  quello  che  egli  non  sapoa*\\  hkresto  qui  Qien« 
covato  dal  Bembo  è  fàcil  cosa  che  aitro  non  foase»  se  non  quello  ddie  nocaiio« 
ni  della  lingua  da  lui  principiato  in  sua  giovanti^»  inaino  dall' anno  1  foo«  nel  quai 
tempo  certo  è  che  al  Fortunio  non  era  saltato  in  capo  di  scriver  le  sue  Regole 
grammaticali^  II  Bembo  era  uomo  dotto  ed  ingenuo,  e  tal  non  era  che  o  meo* 
tir  sapesse  o  avesse  bisogno  di  farsi  bello  con  le  penne  altrui  e  tanto  meno  eoa 
te  tose  del  Féttunio ,  che  in  ogni  conto  andavagli  di  lungo  tratto  ti  dietro  •  Al 
'Fortuniot^ULiburnio  lasciamo  pertanto  la  nloria  di  aver  primi  stampate  Regola 
ed  ^^^llttÈi^^  Volgar  lingua;  e  al  Bembo  rimanga  quella  di  averla  perfezionata 
e  arriccniK^del  solo  suo  proprio  fendo,  in  maniera  che  egli  dagli  stessi  Fiorenti* 
ni  e  Toscani  ne  sta  rttonosciBle  e  onorato  per  padre ^  studiandosi  le  Prose  d& 
lui,  e  allegandosi  continuamente  laddove  le  Regole  e  \tj£legan\e  vulgari  di  quel- 
li giaccion  nel  bujo  e  soo  quasi  in  dimenticanza  cadute. 

(d*)  Menisignor  Fontanini  sostiene  che  qui  sia  errore  f  vuole  che  io  Uic^  di 
Prose  abbiasi  a  dire  Le  Prose^  preponendo  l'articolo  a  questa  parola»  la  quale  è 
la  prima  dei  titoo  del  libro;  Il  Bembo  adunque  in  un'opera,  o^e  ai  pone. a  dar 
fegot*  di  grammatica  volgare*  commette  o  lascia  correr  un  Allo  sin  nella  prima 
parola  del  titolo  dellt  sue  Pp4$ei-  e  cotesto  £iUo  non  fe  avvertito,  uè  corretto 
da  Itti  nella  Hccmit  cditione  di  esse,  Atta  dal  MmnoHni^  e  neppflv  dal  Fanki 
nella  tersa,  benché  da  esso  Vateài  asaisdu»  che  h  quella  del   romadm9.  Io  Uh 


II 

Cosimo,  91  trova  aggiunto,  ove  dice,  che  il  Bembo  si  pose  a  scrivere  il  det- 
to sao  Dialogo,  intitolandolo,  I/«/>ro*e  della  volgar  lingua;  donde  si  vede, 
che  per  mera  inavverteoBa  nel  titolo  della  terza  edizione  dei  Varchi,  e 
nella  prima  del  Tacuino,  manca  rarticolo(a*).Maegli  non  manca  in  quel- 
la di  Lodovico  Dolce  presso  il  Giolito,  come  vedremo  dappoi  (4*):  e  l'arti- 
colo non  manca  né  pure  nella  prima  edizione  degli  Asolani  del  Bembo, 
fatta  assai  prima  di  quella  delle  Prose  da  Aldo  con  questo  titolo:  Gli  ^-* 
àolani  (e*);  essendo  assioma  in  gramatiba  italiana ,  e  propriaménte  un  pri- 

scie  considerare  ai  giodiciosi  lettori  •  se  ior  suoni  meglio  all'orecchio  il  sentirsi 
dire;  Le  Prose  di  In,  Pietro  Bembo^KelU  quali  ti  ragiona  della  volgar  lingua»  e 
OOQ  piattosto  Prose  di  M,  Pietro  Bemhot  nelle  quali  si  ragiona  della  volgar  lingua: 
che  tsle  è  la  continuszionc  del  tìtolo.  A  nessuno  sino  al  presente  è  saltato  in 
fiintasia  il  pensiero  di  fare  al  Bembo  un  processo  per  sinni  fililo,  quantunque 
nen  gli  siea  mancaci  avversar}  e  censori  in  maieria  di  Ungns,  li  Casulveiro^  il 
più  sottile  graminatico  e  '1  più  fino  critico  di  quanti  n'  al£ia  contati  il  guo  se- 
colo^ impugnando  espressamente  le  Prose  del  Bembo  ^  e  mettendons  al  vagMo, 
ma  per  altro  verso,  anche  il  titolo  non  ehbe  vista  cosi  peoctraate,  come  quella 
del  nuovo  scrittore  étW Eloquenza  Italiana,  onde  pei  traiasciamento  dell'articolo 
gliene  movesse  querela.  Aggiungeremo  per  confermare  l'autorità  dell'edizione 
del  TorrentinOt  trovarsi  fra  i  rari  libri  di  lingua  felicemeace  raccolti  dal  signof 
Bartolommeo  Vetturi,  gentiluomo  veneziano,  che  nominiamo  per  onore  delle  iet. 
ure ,  un  esemplare  coi  titolo  su  la  prima  ficcia  Le  Prosa  del  Bembe ,  e  T  arme 
de' medici  e  la  nota  della  stampa  e  qualche  altra  diversità  materiale  in  tutto  il 
primo  foglio .  V  esser  questo  esemplare  ratissimo  e  quanto  a  noi  ancora  unico  mostra 
forse  che  il  Varchi  correggendo  l' arbitrio  dello  Stampatore  io  quel  titolo,  il  facesse 
mutare  secondo  la  diritta  norma  dei  Bembo  nel  modo  che  leggiamo  in  tutti  gli 
altri  tseioplari ,  sfuggito  questo  di  mano,  prima  che  il  VarM  vi  porgesse  rimedio. 

{a*)  £  manca  ancora  nella  seconda  del  Marcolini .  Ma  quanto  al  luogo  qui  ad- 
detto, il  Varchi  non  vi  aggiunse  quali' articolo ,  perchè  si  fosse  accorto  della  sua 
inavvertenza  in  averlo  tralasciato;  ma  perchè  così  richiedeva  la  continuazione 
del  suo  ragionamento  nella  prèfittUMie  al  duca  Cosimo ,  do^e  non  solo  eoa  quella 
picciola  mutazione  ,  ma  con  altra  assai  più  notabile  dà  un  aitro  titolo  a  quelle 
prose:  talché,  se  ci  appigiiamo  all'opinione  del  Fontànitti,  bisognerà  cangiarne 
il  titolo  intero,  e  dire  col  Varchi  ^  Le  prose  della  volgar  lingua p  e  non  più  col 
Bembo,  Prose,  nelle  quali  si  ragiona  della  volgar  lingua;  cambiamento  a  mio  ere* 
dere  che  non  piacerebbe  nemmeno  all'  oppositore ,  ii  quale  in  tal  caso  non  più  d* 
inavvertenza  avrebbe  data  al  Varchi  la  taccia,  ma  bcntà  di  arroganza  e  di  soverw 
Chia  arditezaa. 

(t*)  Lo  stesso  (u  praticato  in  altre  posteriori  edizioni.  Ma  l'autorità  del  Dolce 
in  materia  di  lingua  non  è  di  gran  peso  appresso  grinteadeati ;  e  tantomeno  a 
fronte  di  un  Bembo  e  di  un  Varchi,  e  basta  leggere  quanto  han  detto  di  Lui  il 
Ruscelli  ed  il  Mcr^ìe  Oltracciò  il  Dolce  medesimo  non  sempre  ne'  suoi  libri  pra* 
ticò  questa  regola ,  canto  religiosamente  qui  comandata  e  decisa  ,  come  si  vede 
nei  due  volumi  delle  suo^  Tragedie  e  Commèdia  stampati  dal  GioliiO  nel  Kftfo*^  in- 
titolando semplicemente  e  quelle  e  queste.  Tragedie  t  Commedie  senza  equipaggio 
di  articolo,  e  senza  articolo  pure  egli  lasdò .  le  iliaie  del  Sauaa^arù  da  lui  rive- 
dute nel  risnpresslooe  de)  Giolito  ifrr*  in  la. 

(V^)Nel  titolo  degli  dsohni  è  diverso  il  caso  da  ouel  delle  Prose  e  peisò  cor- 
re auche  diversa  ri^la.  Prosa  è  nn  sostantiTO  che  da  se  susso  si  regge  senz'al- 
tro appoggio  di  articolo.  Ma  Asolani  é  un  agijestivo,  che  da  se  solo  n?  può, 
i|è  dee  stare,  ma  preceduto  dal  necessario   amcoio  £i  che  vi  si  fomnteoda  un 


IH 

mo  principio,  non  dm  tatti  tempre  avTertito,  ohe  aranti  ai  titoli,  e  ai  no* 
mi  de' libri  ai  debba  porre  l'articolo,  quando  anche  i  medesimi  titoli  fos« 
sere  nomi  proprj ,  qual  sarebbe  il  Dante,  a  cui  sì  trova  preposto  l' artico- 
lo, non  come  alla  persona  di  Dante,  ma  come  a  nome  e  cognome  del  li- 
bro di  Dante,  perché  in  tal  caso  questo  nome  proprio  dinota  cosa  appella- 
tiva^ quale  si  è  il  libro  (a*).  A  ciò  non  favori  di  riflettere  chi  diansi  si  pre- 
sostanti  to  che  'i  regga.  E  che  ciò  vero  sia  il  Bembo  stesso  lo  dichiara  verso  il 
cominciamenco  di  questa  sua  opera,  ove  dice  di  aver  raccolto  alcuni  ragionamen- 
ti tenuti  nel  castello  d'Asolo.  Il  dice  adanqae,  gli  Asolani.  a  imitaxione  delle 
Quisiìoni  Tatcuiant  dì  Cicerone ^  delle  Notti  attiche  dì  Aulo  Gelliét  delle  Di» 
sputa\ioni  camaldeiesi  di  Cristofaro  Landino  Ve. 

(a*)  Assioma  si  definisce.  Detto  comunemente  approTsto  ;  e  ove  si  tratti  di 
grammatica  italiana,  è  propriamente  ana  massima,  un  primo  principio  al  quaio 
anitbraiemente  concorrono  il  consentimento  e  la  pratica  di  que'  Yalentuomini  » 
che  in  materia  di  lingaa  (anno  autorità,  cui  senza  equivalente  ragione  contrariar 
non  si  possa.  Ora  quando  s'incontra,  che  da  molti  e  molti  lodatissimi  scrittori 
e  maestri  avanti  ai  titoli  e  ai  nomi  de* libri  non  sia  stato  posto  l'articolo,  pare 
a  me,  che  l'assioma  fontaniniano  dà  ^  sé  vada  a  terra,  e  ciascheduno  sta  in  ii* 
berti  ed  in  possesso  di  non  seguirlo.  / 

Oltre  alle  Prose  del  Bembo  a  sentimento  comune  della  Tolgar  lingua  padre  e 
maestro,  gli  esempj  di  questa  pratica  abbondano  in  tal  maniera  che  nella  gran 
copia  non  so ,  nò  quali  scegliere,  né  quali  trasandare  io  mi  debba  •  £  primiera- 
mente produrrò  que'  titoli  che  sono  di  sole  tocì  sostantive  e  che  da  sé  si  sosteo* 
tano  senz'altro  accompagnamento. 

Proié  (  non  le  Prose  )  di  M.  Agnolo  Firen^uoUt  e  cosi  sta  nella  tdiaione  unto 
dt' Giunti  1549.  ottanto  in  quella  del   Terrentino  iffi.in  8, 

Rime  e  Prose  ij^oa  le  Rime  e  le  Prose  )  di  ili .  Giovanni  della  Casa^  si  nella 
prima  edizione  ai  Veme\ia  del  Bevilacqua  in  4.  si  anche  in  tutte  le  posteriori 
de'  Giunti  di  Firenze  in  8. 

Rime  e  Prose  di  Torquato  Tasso  nella  buona  edizione  del  Vassalini  di  Ftt» 
tara  in  it. 

Rima  e  Lettera  dì  Vincenzio  Martelli  in  ameadoe  le  impressioni  de'  GÙNiri  di 
Fintf^e  in  4« 

Poesie  di  Lorenzo  de'  Medici  nella  nnica  sumpa  di  Aldo  io  f • 

Rime  di  Annibal  Caro  nella  medesima  stamperia  in  4* 

Rime  dì  Pietro  Bembo  in  tutte  le  più  approvate  edizioni. 
.  Istoria  dì  Giovanni   Villani ,  come  pure  di  Matteo  e  Filippo  Villani  presso  i 
Giunti  dì  Firenze  in  4. 

Arcadia  di   Jacopo  Sannazaro  nelle  impressioni  di  Ald9  e  in  altre  delle  mip 
gliori . 
i    Lepoui  di  Benedette   Varchi  appresso  i  Gitutti  di  Firenze  in  4. 

Discorsi  dì  Vincenzio  Borghini  ivi  in  4. 

Orazioni  e  Discorsi  dì  Lorett^Q  Giacomitti  Tehalducci  ivi  in  4. 

Discorso  dì  Mario  Guiducci  sopra  le  comete ,  Firenze  in  4S 

OrAs^ionit  Diaioghidì  Sperone  Speroni,   Venezia  in  4* 

Sanaglie  di  Girolamo  Mm^iot  iti  Venezia  in  8. 

Satire  di  Bsnedoito  Menotti  in  4.  e  in  t. 

Non  ne  adduco  esempj  in  maggior  anmero»  perchè  gli  addotti  credo  snficica- 
tissimi  a  dimostrare  che  Paso  ,  ilquale  è  la  Mia  (come  dicono  i  Depmténi  del 
71 .  Avvertsm.  pag.  4*)  ^  ragione  eia  regola  stessa  del  parlare  (io  sggiagnerò,e 
dello  scrivere)  il  più  delle  voice  e  presso  i  minliorit  non  solo  non  cooferna  i'assioflia 
del/isiritfiifiis»  ma  io  distragga,  e  'i  £1  naUo  »  ...  « 


i3 

te  la  libertà  di  dar  mala  voce  al  titolo  della  impressione  di  Dante,  fatta 
in  Lione  da  Giowmni  ili  Toumes  nell'anno  i547«  ^°  forma  xvi .  per  easere 
con  questo  titolo:  il  Dante.  £  pure  non  il  solo  autore  di  questa  edizione» 
che  m  uno  de' molti  Fiorentini,  in  quel  tempo  fermati  in  Lione;  ma  altri 
ancora  prima  di  lui  così  appunto  aveano  intitolato  il  libro  di  Dante^  per 
avviso  dei  deputati  del  lxxiii.  i  quali  provarono»  che  ciò  si  fece  ottimal- 
mente. Celso  Cittadini  abbattutosi  in  una  edizione  del  Galateo  senza  l'ar- 
ticolo il,  vi  scrisse  queste  parole  nel  margine:  senza  articolo  malamente  si 
può  sostenere,  perciocché  i  soprannomi  e  cognomi  sempre  vogliono  Portico" 
lo:  e  questo  è  chiaro  per  esempj,  come  io  non  leggo:  Timeo,  Decamerone; 

La  stessa  pratica  che  s'incontra  nei  titoli  paramente  soitanti?i  »  occorre  aii- 
che  nei  composti  »  cioè  in  quelli ,  ove  appresso  il  sostantivo  tro?asi  il  suo  soe- 
ginnttTo  •  OTvero  altro ,  che  da  esso  sia  dipendente ,  oadi  afiàuo  anch'  assi  di 
vtico(o  :  come  « 

JRicstiMrie  Fionntinot  stampato  più  volte  in  Fire»ie  in  foglio. 

Coltivazione  toscana  di  Bernardo  Davan\ati  •  Fir*  in  4. 

Prese  Fiorentine ,  raccolte  da  Carlo  Dati  ivi  in  t. 

Prose  antiche ,  raccolte  e  pubblicate  da  Anton francesco  Doni  ,  ivi  in  4. 

Prese  toscane  •  e  prose  sacre  dì  Antonio   Maria  Salvini  «ivi  in  4. 

Opere  toteane  di  Luigi  Alamanni,  In  Lione ,  in  Firenze  e  in    Venezia,  in    t. 

Documenti  d*  Amore  di  M,  Francesco  Barberini ,  in  Roma  1640.  in  4. 

Rettorica  di  Aristotile  t  tradotta  da  Annibal  Caro»  Venezia  in  4. 

Apologia  degli  accademici  de'  Banchi  ec.  dello  stesso,  in  Parma  in  4. 

Istoria  dell'Europa  di  Pierfrancesco  Giambullari  >  in   Vernicia  in  4* 

Scisma  d^ Inghilterra  ,  di  Bernardo  D avanzati ,  in   Firen\e  in  8.^ 
^  Decameron  ,  cognominato  Principe  Galeotto:  che  tale  è  il  vero  tìtolo  della  mag- 
gior opera  del  Boccaccio  »  secondo  la  testimonianza  dei  deputati  e  del  Salviate  ; 
che  se  volessimo  attenerci  al  novello  assioma,  ne  converreboe  accompagnarlo  con 
l'ariicolo  e  dire ,  il  Decameron ,  cognominato  il  Principe  Galeotto* 

Ma  oramai  egli  è  tempo  di  pasaare  ai  titoli  di  quell'opere»  che  si  prendono  dai 
nomi  propr)  o  dei  loro  avton  o  dei  principali  personaggi ,  che  ne  formano  il  sog« 
getto:  cioè,  se  abbia  a  dirsi  Dante^  owTeto  il  Dante  ;  Virgilio,  ovverei/  Virgilio',  e 
cosi  pare»  Goffredo,  Morgante»  Aminta;  ovvero  con  l'articolo  innanzi,  il  Goffredo,  il 
Morgante»  V Aminta  :  sopra  di  che  per  Tuna  e  per  l'altra jpsrte  non  mancano  autorità» 
ed  esempj  che  ne  stabiliscono  la  vicendevole  pratica.  Per  ben  deciderne  la  ouistio* 
ne»  dirò,  cbe  somiglianti  titoli  di  nomi  propr)  possono  considerarsi  e  prendersi  in 
due  significati,  o  quando  per  essi  nomi  proprj  s'intende  qualche  altra  cosa,  co- 
me avverte  il  Salviati  {Avvertimenti  tom.  ilf  pag.  104  ):  o  quando  si  prendono 
per  que' veri  nomi,  donde  il  libro,  come  dal  suo  principal  personaggio,  che  vi  è 
introdotto,  viene  denominato.  Nel  poema  di  Dante  »  impresso  in  F^nr^i  <f  nel  ifil* 
leggesi  semplicemente.  Dante,  e  ci  sta  benissimo,  come  nome  proprio  del  poe» 
ta.  Nella  ediaione  di  Liene»  fattane  dal  Toumes 9  sta  impresso,  il  Dante;  e  qui 
pare  il  titolo  cammina  assai  bene,  significando  il  poema  e  non  la  persona  di  Dan^ 
ie  •  Cosi  il  Sacchetti  nella  Novella  CXIV,  dice  di  un  £ibbro  Fiorentino  cantava 


gante  9  il  Filostrato,  il  Goffredo,  intenderemo  «  che  per  tai  nomi  sia  significato  il 
poema  del  Morgante»  del  Filostrato^  del  Gofredo.  Ma  quando  diremo  nndamen- 
se,  Màrgante,  FUestrato,  Goffredo,  intenderemo. sigaificarsi  in  ral  guisa  il  nome 
proprio  di  costoro»  come  di  principali  soggetti»  djs' quali  In  que' poemi  si  trat- 


i4 

ma  il  Timeo,  il  Decamerone(Annotag.  sopra  il  Decamerohe pag.  39.  )  Pe» 
rò  in  una  edizione  di  Firenze  presso  i  Giunti  si  leggo»  il  Galateo  con  Wv» 
ticolo,  e  non  senza.  Così  parimente  dittiamo,  il  Virgilio  del  Famabio^tOf^ 
landò  deW  Ariosto,  il  Goffredo  del  Tasso,  il  Tasso  del  Castelli  ^  il  Dante  del' 
la  Crusca:  e  se  noi  lo  diciamo  in  voce,  dobbiamo  ancora  scriverlo  in  car- 
ta, per  esser  primo  principio,  che  si  scriva,  come  regolarmente  si  parla  • 
Queste  cose  parranno  forse  troppo  minute;  ma  elle  non  parvero  tali  ai  de- 
putati {Avvertimenti  tom.  II.  lib,  II.  e.  xi  11, pag.  io4*  )  né  al  cavalier 
Salviati,  i  quali  si  misero  a  divisarne  espressamente  ne' loro  scritti.  Il 
Bembo  in  questo  proposito  insegna,  (  Prose  lib.  II.  p.  io3.  ediz.  i.  del 
Dolce  )  che  simili  avvertimenti  comecché  avuti  sopra  leggiere  e  minute  co- 
seppure  son  tali,  che  raccolti,  molto  adoperano,  cioè  servono. 

ta«  Lo  stesso  che  si  decide  intorno  si  titoli  dei  poemi  epici,  dee  applicirsi  an* 
Cora  agli  scenici,  i  qaali  sooo  intitolati  dal  loro  protagonista^  o  da  altro  parti, 
colar  personaggio,  che  ti  h  introdotto.  Di  quelli  e  di  qaeiti  eccone  approvitis* 
simi  esempi . 

Orlando  innamorato  dei  Bìjario  rìfiitto  dal  Berni,  in  tutte  V  ediaioni  • 

Orlando  furioso  dell'Ariosto  nelle  migliori  impressioni  • 

CirUfo  Calvanto  di  Luca  Pulci  ^  edizioni  di  Firenze  e  di   Venezia  in  4. 

Goffredo  di  Torquato  Tasso 9  nelle  edizioni  di  Ferrara,  approvate  dal  cavalicff 
Guarini* 

Morgantt  maggiore  di  Luigi  Pulci ,  nelle  vecchie  impressioni,  e  in  quella  cor* 
retta  dai  DomenUki.  Nelle  dae  Fiorentine  del  Sermarttlli  leggeii  verameote  al 
di  fttori,  il  Morgaute  maggiore ,  ma  poi  di  dentro  nel  principio  dell*  opera  sta 
impresso  »  Morgante  maggiore ,  senza  l'articolo  • 

Antigone^  Tragedia  di  Luigi  Alamanni. 

Rosmunda,  Tragedia  di  Giovanni  Rucellai. 

Aridosìo,  Commedia  di  Loren^ino  dt'  Medici. 

Clizia,  Commedia  di  Niccolò  Machiavelli • 

Calandra 9  Commcdìz dì  Bernardo  Divitio  da  Bibìena\  e  cesi  moltissime  altre. 


i  lor  natara,  e  per  proprietà  di  favella .  Così  troviamo  costantemente  scritto» 
W  Cello  del  Giambullari,  il  Cesano  del  Tolomei,  V  £  reo  l  ano  dei  Varchi,  il  Tura^ 
mino  del  Bargagli,  La  Cavalletta,  t  altri  dialoghi  di  Torquato  Tasso  ec.  Alcani 
da  non  molti  anni  in  qaà  han  cominciato  ad  allegar  gli  scrittori  per  via  di  soft 
cognomi,  senza  prepor  loro  l'articolo,  dicendo,  Petavio,  Scaligero,  Petrarca  ec. 
Ma  costoro  peccano  contro  la  regota»  e  non  sono  da  imitarsi.  Gregorio  de* Gre% 
^07,  stampator  veneziano,  impresse  il  canzoniere  del  Petrarca  nel  ifi|.  e  altro  non 
tì  pose  per  titolo,  se  non  Petrarca-,  ma  non  ebbe  chi  in  ciò  lo  seguitasse,  o  '1  lo- 
d'issa;  poiché  prendasi  per  titolo  del  libro  o  per  co^ome  del  poeta ,  si  dirà  sem- 
pre, il  Petrarca. 

Ma  per  finire  una  volta  onesta  oramai  di  soverchio  funga,  e  forse  anche  stuc- 
chevole annotazione,  concluderò  còl  dire,  che,  se  a  monsignor  Fontanini  soft 
pisciati,  o  a  chi  che  sia  dopo  lui  piaceranno  i  titoli  dei  libri,  anzi  di  articoli 
corredati,  che  privi,  io  non  sarò  per  fargliene  lite,  awcrtcndofò  solamente,  col 
parere  dei  Deputati  {pag.  y.)  che  le  lingue  son  pia  dalla  natura  e  dntC  uso,  che 
dall'elezione ,  e  che  non  istà'  a  due  e  tre  ii  dare  la  cittadinanza  alle  parole ,  e  ai 
modi  del  favellare:  e  che  spaia  prendersi  mólta  briga  per  cose  che  poco  mon- 
tano, egli  è  bene  lasdar  eemr  il  timido  céne  V ethìiamo  trovato. 


Prose  di  Monsignor  Bembo.  In  Vinegia per  Francesco 
Marcolini  i538.  in^.{i).  L,     8. 

(i)Non  sono  in  ottavo,  come  parve  a  taluno,  il  che  accenno,  perchè  non 
8Ì  creda,  che  io  sbagli (a"^).  Il ili^arco/im  nella  faccia  seconda  rimediò  alla 
mancansa  dell'articolo  nella  prima  ,  dicendo,  delle  Prose  (  con  quel  che 
segue)  librili I,  edizione  II,  (b*).  Ella  è  rara ,  di  carattere  corsivo,  e  pro- 
prio del  Marcolini y  il  qual  solo  e  non  altri,  ne  avea  le  madri .  Il  signor 
Gennaro  GiannelU,  letterato  e  medico  insigne,  ha  un  esemplare  di  que* 
sta  edizione  II.  con  molte  note  nel  margine,  attentamente  scrittevi  da  per- 
sona fiorentina,  intendente,  spassionata  e  ammiratrice  del  libro  del  Bem* 
ho.  Una  di  queste  note  mi  par  degna  di  esser  qui  registrata.  Il  Bembo  a- 
Tea  scritto  nel  libro  i.  pag.  36.  edim.  i.  del  Dolce  non  potersi  dire,  che 
sia  veramente  lingua  (  cioè  nobile,  secondo  il  Varchi  )  alcuna  faveUay  che 
tion  ha  scrittore .  L  autor  delle  note  così  la  discorre  nel  margine:  (  Erco^ 
lanopag.  i6 1 .  ediz.  nuoifa  )  Sicché  lingua  è  qu/sUa,  che  ha  scrittore,  Adun^ 
que  la  toscana  sola  è  lingua  in  Italia^  che  ha  scrittori.  Non  è  adunqne  in 
Italia  altra  lingua ,  che  la  toscana .  Dunque  la  toscana  è  la  lingua  i- 
taliana»  Questo  galantuomo  prende  qui  il  nome  di  lingua  per  lo  nostro 
dialetto  comune,  adottato  sopra  tutti  dal  pieno  consenso  de* letterati  d'I<^ 
talia:  la  qual  cosa  non  è  avvenuta  agli  altri  dialetti  italiani,  perchè  quan- 
tunque 81  trovi,  cho  alcuno  di  essi  abbia  scrittori,  questi  sogliono  essere 
assai  pochi,  e  fuori  dell'uso  comune,  il  che,  in  riguardo  airuniversale^ 
è  come  se  non  vi  fossero.  E  in  ciò  Fautore  si  accorda  a  quanto  da  noi  fu 
scrìtto  ne'libri  antecedenti .  L'esemplare  del  Signor  Giannelli  apparten- 
ne a  Ottavio  Abbioso,  che  lo  ebbe  da  ilf .  Pietro  Giasio  suo  precettore,  co- 
me si  legge  notato  in  principio  del  libro.  Un^altra  edizione  di  dette  Pro* 

(d*)  Monsìgitort  ha  ragione.  H  Tmlunp  son  io.  L*edlaìoae  è  in  4.  non  in  S. 
Io  allora  la  teoca  sotto  rocchio,  come  ora  sul  mio  taf  olino;  e  pare  Io  sbaglio 
mi  sfoggi  dalla  p^nna  in  una  delle  mie  A/ott  alla  Fiia  del  Bembo,  scritta  latina, 
mente  dal  Casa,  e  preposta  alla  Storia  veneziana  dì  lui  stampata  qui  dal  Lovisa, 
Me  gli  confesso  tenuto  deli' avermi  fatto  accorto  di  così  grave  errore.  Non  do- 
▼rà  pertanto  ad  alcuno  parere  strano,  quando  nel  proseguimento  dell'opera  a  me 
avTenga  riconvenirlo  di  simili  sbagli,   ne' quali  tanto  eli  preme  di  non  incorrere. 

(^*)  Jl  Marcolini  lasciò,  come  stava,  il  titolo  nella  Bicciaprima^  perchè  sape» 
▼a,  che  così  il  Bembo  avea  scritto  :  nel  titolo  poi  della  faccia  seconda  disse,  Delle 
Prose  (con  quel  che  segue)  libri  ///.  edizione  IL  perchè  così  richiedeva,  e  non 
altrimenti,  la  costrusione  gramaticale.  In  £itti  il  dir  quivi.  Di  Prose  ec  libri  IIL 
edizione  IL  per  niun  verso  poteva  correre  senta  gravissimo  fililo.  Ciò  fece  per. 
tanto  non  prr  rimediare  alla  mancanza  dell*  articolo  :  ma  il  fece  con  una  varia- 
zione necessaria  per  dinotare,  che  quella  era  la  seconda  edizione  delle  Prose  del 
Bembo,  Che  se  una  tal  variazione  avesse  a  concepirsi  come  an  rimedio»  conver* 
rebbe  dire,  che  il  Bembo  medesimo  si  fosse  accorto  del  fallo  corso  nel  primo  ti« 
tolo,  e  che  vi  rimediasse  neil*  altra  faccia»  ove  alle  sue  Prose  si  dà  comincii- 
mento  col  porvi  un  altro  titolo»  che  è  questo:  dì  M,  Pietro  Bembo  a  rnousi' 
gnor  M  Giulio  de'  Medici  della  volgar  lingua  libro  primo  :  cambiamento  impa- 
tafogli  a  difetto  dal  sottilissimo  Céutelvttro  nella  giante  al  libro  I.  pag*  xif  ««l* 
le  Prose  suddette  • 


]6 

♦  InFirenzeper Lorenzo Torrentino  i549*ìn^. (i). h.  i5. 

se  col  medesinio  titolo  dì  quella  del  Marcolini,  fu  fatta  in  Venezia  nel!' 
anno  i54o.  in  8.  e  detta  ancor  questa,  ma  falsamente,  seconda  (a"^).  Ve  n*è 
un'altra  simile  del  i547* 

*(i)  Questa  è  l'impressione  III.  in  carattere  tondo,  procurata  e  dedicata 
dal  Varchi  al  duca  Cosimo,  dipoi  granduca  di  Toscana,  primo  di  questo 
nome  (&^).Ha  in  fìne  una  tavola  di  tutta  la  contenenza  del  libro,  secondo 
l'ordine  deiralfabeto,  la  quale  benché  non  pienissima,  si  vede  fedelmen- 
te copiata  da  altri.  Dice  il  Varchi  nella  lettera,  e  credo,  che  dica  il  vero« 
che  questo  dialogo  del  Bembo  si  accosta  al  Ciceroniano  Oratore  (e*),  che 
i  Fiorentini  bastevolmente  non  possono  ringraziare  il  Bembo  per  aver  e- 
gli  la  loro  lingua  dalla  ruggine  de' passati  secoli  non  pure  purgata,  ma  in* 
tanto  scaltrita  e  illustrata,  che  ella  n'è  divenuta  quale  si  vede  con  profit- 
to non  pur  de'Toscani,  ma  eziandio  delle  altre  provincie  d'Italia,  e  an« 
Cora  de' popoli  oltramontani,  dati  già  a  scrivere,  mercè  del  Bembo,  con 
molta  cura  e  diligenza:  e  aggiugne,  che  questa  nuova  e  pia  perfetta  edi» 
Bione  del  libro,  riveduto,  ampliato  e  dichiarato  dall'autore ,  affinchè  di 
nuovo  si  ristampasse,  fu  a  lui  commessa  da  Girolamo  Quirini  e  da  Carlo 
GuàUeruzzi  esecutori  testamentarj  del  cardinale  (^). 

{d*)  Avanti  le  dae  suddette  edizioni  ét\  Tf4o.  e  Tf47-  ce  n'è  an*  altri  fitta 
in  Venc{ia  nel  Xfj^.  tcnzi  nome  di  sumpatore,  e  detti  inche  questa  tecoDd», 
ai  non  filsamente ,  poiché  gli  sumpitori  vollero  tignificire  con  cale  iggianto» 
che  le  loro  edizioni  erin  fitte  sai  piede  di  qaelli  del  MarfoUidp  che  in  ordine 
eri  veramente  li  secondi,  mi  rigettiti  dil  Égm^o,  come  cittiTi  e  inferiore  di 
issii  1  quella  del  Tacuino^  che  era  li  primi:  il  qnal  esempio  non  è  l' anico,  che 
si  rìaconcrì  nelle  ristampe  in  simili  casi,  come  in  quello  degli  AsoUni  del  Bem* 
io,  non  meno  che  in  altri  libri;  il  che  i  $vio  luogo  vedremo. 

{b*)  Di  monifgnor  Fontanini  ? ien  qualificati  per  tersa  questi  impressione  del 
Tof franilo  (*),  poiché  delle  precedenti ,  che  ilmeno  sono  cinaoe  (^^,egh'  non  hi  in 
considerizione,  se  non  qaelli  del  Tacuino^  e  i*"  litri  del  marcoiimi:  né  qui  sono 
per  dirgli  li  taccia  di  iverli  filsamente  chiimati  terei  in  cambio  di  sesti;  in- 
li  gliene  fb  ragione  per  quelli  stessi  considerazione,  con  la  quale  ho  giustifica- 
ti  coloro,  che  hin  dato  il  titolo  di  seconda  impressione  alle  loro  ristampe»  fit- 
te sul  modello  di  quelli  del  Marcotinì, 

{c*J  £  Girolamo  Catena  nelle  lettere  libro  III.  pig.  Sf.  pirlindo  pure  dello  stes- 
so Dialogo  dice,  che  per  cèbo  non  abbiamo  ad  mvidiire  a\V Oratori  di  Cictrem 
n€,  né  1  quilsivoglii  litro  componimento  simile  fri  i  Greci . 

(d*)  Non  solo  dal  (^uirìfii,  e  dal  Guatttna^^i  mi  di  Torquato  Bembo,  erede 
non  meno  (come  dice  il  Varchi  nelli  lettera  il  duca  Cosimo)  delle  sostante  »  che 
degli  affetti  e  servita  paterne,  lì  detto  Girolamo  Quirini,  gentiluomo  veneziino» 
eri  figliuolo  di  Smerio:  il  che  iccenno,  icciocché  egli  non  vengi  confuso  con 
l'iltro  Girolamo  Quirini  figliuolo  di  Francesco ^  imico  inch*csso  del  Bembo. 

.  (*)  Bdisione  raritiima  •  citata  dalla  Crniea. 

'  C^^j.E  tra  ^aaita  cinque  y\  tara  quella  fatta  dal  Corain  da  Trino  nel  iS4f*  in  8*  I*  qnate 
da  tW  la  tfoAotce  non  doTeaiiqnì  pattare  sotto  tSlenaio ^aoohè  un'altra  dello  ttampatoro' 
medeiiirio»  ma  pottoriore  a  qmetta  di  dieei  anni  vien  poi  riferito  da  Konsignor  Fonfa- 


t 


17 

*  In  Venezia  per  Gualtiero  Scotto  i55a.  in  8.(1).  L. 

*  In  Venezia  per  Comin  da  Trino  i554.  in  8. 

*  Le  Prose  del  Bembo,  riviste  eoa  somma  diligenza 
da  Lodovico  Do  Ice  •  In  Vinegia  appresso  Gabriel  Giolito 
de^  Ferrari  iSSò.inifi.  i55B:  i56i.  in  isl.  conpostille  {a).  6. 

*  In  Venezia  per  Francesco  Rampazetto  i56a.  in  m. 
Impressione  fatta  da  Francesco  Sanso^ino  {b).  3. 

*  Giusta  la  revisione  del  Dolce  econ  postille  in  mar- 
gine. In  Venezia  per  Girolamo  Scotto  i563.  in  la.(a).  6. 

*  In  Venezia  per  Niccolò  Moretti  i586.  in  8.  (3).      4. 

(i)  Questa  impres8Ìone  è  Bensa  postille,  e  vi  spicca  a  meraviglia  il  ca- 
rattere corsivo  garamoncino  con  bella  penna ,  e  proprio  del  solo  Giolito. 
In  principio  vi  è  la  tavola,  copiata  da  quella  del  Varchi  e  il  ritratto  an« 
Cora  del  Bembo  in  legno  ottimamente  intagliato.  Qui  considero,  che  in 

Jue'tempi  gli  stampatori  principali  ed  insigni  aveanoin  proprietà  le  madri 
e'ioro  caratteri,  co'quali  essi  soli,  e  non  altri,  usavano  di  stampare  i  li- 
bri, come  sobito  si  riconosce  dal  solo  aprirgli  e  vedergli,  anche  senka  ba- 
dare alla  data  delle  stampe  ,  dalla  varietà  delle  quali  risulta  tuttavia  la 
bellezza  delle  medesime ,  laddove  in  oggi  le  nostre  son  tutte  simili ,  per^ 
che  i  fabbricatori  delle  madri  gettano  i  caratteri  per  tutti  gli  stampatori  • 
Ma  tali  non  furono  in  particolare  Aldo^  il  Marcolinij  il  Giolito,  Ales» 
Sandro  Paganino^  Plinio  Pietrasanta,  e  non  pochi  altri,  ciascun  de'quali 
tenea  da  sé  le  madri  de' suoi  caratteri.  Il  Dolce  dedica  le  Prose  del  Bem^ 
ho  a  Pietro  Gradenigo,  e  dice  di  farlo,  perchè  egli  più  che  altri  e  di  giudi^ 
zio  e  di  stile  si  avvicinava  al  Bembo.  Indi  per  farselo  maggiormente  be- 
nevolo, come  stretto  parente  del  cardinale,  passa  ad  asserire,  che  quan- 
tunque uscissero  fuori  le  Regole  del  Fort  linio  prima  ^  che  queste  Prose  (del 
Bembo  )  nondimeno  tutto  quello,  che  scrisse  il  Fortunio,  lo  ebbe  da  M esser 
Pietro,  il  quale  p<?rò  non  disse  mai  questo,  come  addietro  si  è  dimostra- 
to. Proseguiamo  le  altre  edizioni. 

(2.)  Questa  edizione  è  di  bel  carattere  corsivo  antico,  due  gradi  mag- 
giore del  garamoncino  del  Giolito. 

(3)  Edizione  con  postille,  come  altre  del  Dolce,  le  quali  servono 
a  un  bisogno  per  trovar  presto  le  cose» 

(«>  Con  le  postilli  del  Dolce  ne  fu  fatta  aa'a!tra  ristanrpa  dallo  stesso  Gioii" 
io  nel   I  f éo.  similmente  in  ii.  la  quale  può  aggiugnersì  alte  tre  precedenti. 

(^)  Con  le  postille  del  Dolce  riTedute  dal  Siìnsovino-  Anche  questa  edizione^ 
^  in  carattere  corsilo  garamoncino  niente  men  beile  di  quelle  del  Giolito.  L'inse* 
gna  del  Rampazetto  è  di  due  angioletti,  che  1*  uno  dirimpetta  all'aJtro  si  stan. 
no  in  piedi  e  alzano  due  corone  di  alloro,  col  motto,  et  animo  et  carpari.  Cre^ 
do  di  poter  qualche  Tolta  seguire,  senza  tema  di  esserne  ripreso.  Tese m pio  del 
Fontanini,  che  di  quando  io  quando  ebW  la  vaghezza  di  notare  la  forma  de*  ci.- 
r^tteri  nelle  stampe,  e  le  iofegoc  degli  stampatori  e  dc'libraj. 

Tom.  I,  3 


i8 

Le  Prose  del  Bembo,  unite  con  le  Giunte  di  Lodo- 
vico Castelvetro.  In  Napoli  per  Bernardo  Michele  RaiU 
lards  e  Felice  Mosca  1714*  tomi  II.  in  4    (0  ^*   ^^- 

(i)  Chi  antepone  questa  ultima  edizione  a  tutte  le  altre  onorandola  col 
magnifico  elogio  di  omnium  praestantissirnam  ha  i  suoi  oppositori  »  non 
mancando  chi  la  tiene  per  la  peggiore  di  tutte  e  per  molto  ingiuriosa  al 
Bembo^  come  inondata^  e  propriamente  oppressa  dal  gran  torrente  de' so- 
fismi ^el  Castehetro  {a^)^  talché  si  dura  gran  pena  a  ripescare  per  entro 
questa  edizione  il  puro  testo  delle  stimatissime  Prose  del  Bembo,  ridotto 
a  brani  senza  alcuna  consolazione  di  parole,  e  confuso  in  ogni  pagina  con 
le  viete  e  nojose  cavillazioni  gramatirali  del  CastelvetrOy  a  segno  tale, 
che  cercandovisi  le  dette  Prose,  non  ci  è  modo  di  venirne  a  capo  nel  fol- 
to bosco  di  tante  regole  e  acutezze  scolastiche,  il  legger  le  quali  è  pro- 
priamente un  perdere  il  tempo  e  null'altro  impararvi  »  che  a  non  saper 
mettere  insieme  due  righe  pulitamente  è  nobilmente  distese.  Degna  in  tal 
proposito  di  esser  yrduta  è  una  lettera,  che  il  chiaro  ed  insigne  monaco  bene- 
dettino Fmce/iiBfO^orgAmi  scrisse  al  Farcii  nel  vedere  stampata  la  prima  di 
queste  Giunte  del  Castelvetro:  e  dobbiamo  averne  obbligo  particolare  al  si- 
gnor canonico  Sahini,  che  molto  opportunamente  ce  l'ha  data  a  leggere 
ne'suoi  Fasti  Consolari  della  nostra  accademia  fiorentina.  Dunque  nelL* 
anno  iSò3.  uscì  dalle  stampe  di  Cornelio  Gadaldino  da  Modana  il  libro 
in  4*  delia  Giunta  del  Castelvetro  al  ragionamento  degli  articoli  €  de^ver^ 
hi  del  Bembo,  ma  senza  nome  d'autore ,  di  che  per  altro  non  vi  era  biso- 
gno, palesandosi  per  sé  abbastanza  dalla  superba  impresa  del  frontispizio» 
che  é  il  Gufo  di  Minerva  sull'urna ,  o  bossolo  rovesciato  co' voti  degli  A- 
reopagiti  per  terra,  e  col  motto  KEKPIKA  giù  basso,  dinotante  la  senten* 
sa  già  data.  Appiè  del  libro  si  vede  un  fanciullo  ignuda  col  giglio  in  ma^ 
HO  a  cavallo  della  testuggine,  cose,  che  accennano  l'iruiocenza,  Isk  flemma ^ 
è  il  ca/u/ore  del  buon  Ca5^e/i;e/ro  in  riguardo  al  IVsser  lui  fuggito  di  JRoma,  e 
àsLÌ  convento  di  5.  Maria  in  Via,  datogli  per  carcere  dal  supremo  tribu- 
nale del  santo  Ufi*io,  dopo  scoperto  di  aver  tradotto  in  lingua  volgare  il 
libro  eretico  de' Luoghi  comuni  di  Filippo  Melantone,  e  sotto  nome  di  Fi* 

(a*)  Tutti  g'i  oppositori ,  che  tengono  questa  HUìma  edizione  per  la  peggiore  di 
tutte,  si  riducono  ai  solo  monsignor  Fontaninì»  Una  tale  unione  di  Prose  del 
Bembo,  e  di  ùiunte  del  Castelvetro  ha  mossa  e  accesa  la  sua  bile,  e  maggior, 
mente  g'iel' ha  attizzata  il  vedere,  che  le  Giunte  del  Castelvetro  fatte  al  secon- 
do e  al  terzo  libro  del  Bembo ^  le  quali  per  l' innanzi  non  erano  mai  state  im- 
presso  €  conserTSvansi  scritte  a  mano  nella  iucal  libreria  estense ,  erano  state 
comuoicate  agli  stampatori  napoletani  dal  celebre  signor  Muratori*  Nò  centra 
questa  sola  edizione  di  Napoli  si  è  dimostrata  la  collora  del  romano  prelato;  ma 
egli  vedendo  ancora,  che  te  medesime  Prose  e  giunte  erano  stare  unite  insieme 
ne  la  edizione  fatta  u'timamente  in  Fene^ia,  contenente  in  IV  tomi  in  gran  fo. 
giio,  da  ui  detti  in  forma  di  Atlante,  tutte  le  opere  del  nostro  gran  cardinale, 
si  è  rivolto  anche  centra  lo  stampatore  veneiiano.  Io  già  mi  son  dichiarato,  che 
io  <|uelle  cose  ove  €fi;li  palesa  la  sua  passione  contra  coloro,  che  per  suoi  privaci 
motivi  di  buon  occhio  e' non  riguarda,  non  è  mia  intenzione  di  volermene  pi- 


19 

di  Terranegra^  che  vuol  dir  MelarUone^  averlo  fatto  stampare  in  Ve- 
nézia^  e  impunemente  sparso  per  qualche  tempo  in  Italia,  e  in  /{omastes 
sa,  dove  poi  fu  bruciato  per  mano  del  carneiìce.  Di  ciò  parlano  lo  Scali- 
gero (Scaìigeran  a  pag.  34^.)  e  il  Cardinale  Sforza  Pallavicino  (Istoria  del 
Concìlio  di  Trento  lib.  xv.  cap.  x,  in  fine  ediz.  11%)  che  cita  gli  atti  delle 
deposizioni  del  Castehetro .  Il  Borghini^  veduta  questa  Giunta^  ne  die  par- 
te subito  al  Varchi  il  dì  9.  Maggio,  avvisandolo,  come  il  Castelvetro  cor^ 
reggetta,  biasimava  o  finiva  le  Prose  del  Bembo,  e  che  al  solito  suo  proce^ 
dea  molto  sottilmente ,  scrivendo  nelle  cose  di  questa  lingua,  come  gli  scolai 
sticl  in  quelle  supposizioni  e  logic/^di  Pietro  Ispano.  Che  la  Giunta  era 
una  .dottrina  scolastica,  e  ciac  se^rima  esso  Borghini  avea  riscaldato  il 
Varchi  a  scrivere  sopra  la  differenza,  nata  fra  il  Caro  e  il  Castelvetro;  e 
quando  poi  questi  si  fuggì  di  Roma  con  tanto  pregiudicio  della  persona,  e 
dell'onore  e  nome  suo,  ve  lo  sconsigliò  affatto,  per  non  parere,  che  andasse 
a  ferire  un  morto,  quale  riputavasi  il  Castelvetro;  ora  considerate  le  cir- 
costanze, mutava  pensiero,  riconsigliandolo  a  tirare  avanti  il  suo  Dialogo 
delle  lingue,  non  già  per  contradire  al  Castelvetro,  se  talvolta  dicesse  il 
vero,  ma  per  confutarlo  dove  insegnava  il  falso.  Che  il  Bembo  avea  scrit- 
to tanto  gentilmente  e  con  tanto  gusto  di  questa  lingua,  che  era  uno  stupo^ 
re,  e  tacessero  pure  i  prosontuosi,  che  avevano  avuto  animo  di  tassarlo,  non 
meritando  di  nominarlo.  Che  il  procedere  del  Castelvetro  era  molto  incivile 
contro  alla  persona  di  quelVonoratissimo  signore:  e  che  era  stitico  e  sofista 
nel  modo  d'insegnare;  malizioso  poi,  o  vogliam  dir  cavilloso  in  certe  parti, 
siccome  il  Borghini  va  dimostrando  con  aggiungere,  che  l'accademia  ve- 
neziana si  sarebbe  parimente  fatta  sentire.  Questo  ed  altro  scrisse  il  Bor^ 
ghini  al  Varchi,  e  assai  pii\  ne  scriverebbe  ora ,  se  fosse  a  vedere  sì  fatta- 
mente rinnovati  gli  oltraggi  del  Bembo  anche  nella  sua  gloriosa  patria  con 
altra  edizione  in  foglio  grande ,  in  cui  lo  Prose  si  veggono  caricate  delle 
vecchie  contumelie,  già  stampate  in  Modana  é  in  Basilea;  e  di  altre  an- 

gliar  fastìdio,  né  briga,  e  che  ne  lascio  il  carico  a  chi  più  di  me  vi  ha  inceres* 
se:  mentre  altro  scopo  oon  mi  sono  prefisso  in  qaeste  mie  AnnotA\ioni ,  se  non 
quello  di  correggere  il  libro  di  lai,  ove  mi  paresse  che  bisogno  avesse  di  emen- 
da» ovvero  d' iilastrarlo ,  ove  più  mi  cadesse  in  acconcio.  Il  Castelvetro,  ano 
dei  principali  oggetti  della  sua  collera,  ma  che  tale  non  era  un  tempo,  allorché 
in  altra  sua  opera  (Aminta  difeso  pug.  110.)  lo  disse  1*  incomparabile  Castelvetro, 
e  dalla  censura  di  Andrea  Dacier  lo  difese,  come  uomo  di  vasto  e  gran  fondo; 
ha  avuto  un  dotto  scrittore  della  sua  vita  e  un  valente  avvocato  della  sua  causi. 
Per  quello  poi,  che  concerne  lo  stampator  veneziano,  essendosi  questi  col  pare« 
re»  e  consenso  di  ugge  e  intelligenti  persone  messo  all'impresa  di  pubblicare 
in  uo  sol  corpo  non  solo  1*  opere  tutte  del  Bembo  si  latine  come  volgari ,  le 
quali  andavano  disperse  ed  erano  assai  difficili  a  potersi  avere,  ma  quelle  anco- 
ra che  sopra  gli  scritti  di  !ui  erano  state  da  più  valentuomini  composte:  per  sod- 
disfar pienamente  al  suo  impegno  e  alle  comuni  richieste,  non  volle  trasandar- 
ae  alcuna  che  fosse  stimata  degna;  e  perciò  vi  ha  opportunamente  inserite  le 
Chiose,  o  sia  Note  di  Celso  Cittadini^  le  osservazioni  di  Giamhatista  Basile^ 
il  Metodo  di  Marcantonio  Flaminio,  con  la  giunta  di  varie  lettere  e  poesìe  del 
Bembo,  che  in  varj  libri  andavano  prima  disperse.  Doveva  dunque  lo  stampator 
venemao   prevedere,  e  dar   roano  agli   scrupoli   dell'unico   oppositore,  escluder 


Ù,0 

Cora  non  più  vedute»  talché  le  Prose  nettamente  non  si  rinvengono,  e  par 
proprio  un  disegno  di  voler  di  potenza,  che  prevalgano  i  sofismi  dell'aT- 
versario,  e  che  non  si  legga  il  testo  del  Bembo,  se  non  da  pertutto  smem- 
brato e  ingombrato  dagli  opposti  comenti,  ai  quali  di  più  in  quest'altra 
edizione  in  forma  di  Atlante,  sono  state  soprapposte  le  chiose  del  Citta^ 
dirti,  vaghe  la  parte  loro  ancor  elle,  e  non  forse  dettate  da  livore  contra  II 
Bembo,  per  non  aver  egli  seguito  il  dialetto  sanese,  ma  il  fiorentino,  il 
quale  per  altro  si  vede  abbracciato  dai  più  tersi  scrittori  sanèsi.  Altre  voi* 
te  nel  procurarsi  nuove  edizioni  delle  op^re  d'insigni  scrittori,  si  studia-* 
va  di  onorarli;  ma  ora  si  fa  tutto  il^ntrario,  con  impedire  che  si  leg- 
gano da  sé  per  disteso  e  separate  dai  mmenti,  che  sturbano  la  lettura  dei 
testi,  sotto  ai  quali  gl'intendenti  si  appagano  di  corte,  poche  e  buone  no- 
te secondo  il  puro  bisogno.  Quindi  è,  che  il  famoso  professore  d'eloqnen* 
za  Qiangiorgio  Grewo  innanzi  alla  sua  ristampa  dell'epistole  familiari  di 
Cicerone  si  duole,  che  da  qualche  tempo  si  affollino  tante  note  sopra  i  te- 
sti degli  autori  classici,  in  vece  di  rigettarle  infinem  librorwn;  e  passa  a 
dire,  che  questa  nuova  usanza  ante  non  multos  annos  in  his  terris  invaluit, 
invìtis  viris  doctis,  cioè  in  Olanda,  donde  ora  si  scorge  volata  in  Italia.  Le 
note  però  contra  il  Bembo  non  doveano  porsi  né  meno  appiè  del  libro, 
ma  fuori  alla  lontana,  e  da  non  esser  vedute  per  forza;  ma  solo  ad  ar- 
bitrio di  chi  volesse  vederle  dopo  lette  le  Prose»  Questo  gastigo  bastava 
a  salvar  Touore  del  Bembo,  il  quale  die  tanta  luce  a  Venezia  sua  splendi* 
dissima  patria,  alle  lettere  latine  e  volgari  e  a  tutta  V Italia.  La  nobiltà 
poi  delle  impressioni  non  consiste  nel  farsi  elle  ia  molti  e  gran  tomi  ia 
loglio,  alti  due  dita  l'uno,  e  in  caratteri,  margini  e  sesti  sproporzionati  ; 

4alla  raccolta,  con  disgusto  degli  associati,  le  giunte  del  Cdtulvttro ^  alle  qua* 
lif  per  quaato  di  male  ne  dica  il  censore,  non  si  potrà  togliere,  ne  diminuire 
quel  pregio,  in  cui  sono  state,  e  tattavia  si  manteogono,  senzachè  ne  soffra  aU 
can  pregittdicio  l'alta  riputazione  ai  meriti  dei  Bembo  doTUta  ?  Molte  ossert a- 
zioni  e  reg-ole  del  Castelvetro,  chiamate  dail' oppositore  sofismi:  che  di  cai  vo- 
ce bene  spesso  è' si  abusa  contra  coloro,  che  non  secondano  i  suoi  sentimenti: 
sono  per  Tcrità  sottigliezze,  le  quali  chiunque  pensasse  di  Toier  seguitare  ne' suoi 
componimenti,  imparerebbe  anzi  a  tacere,  che  a  scriyere;  onde  di  esse  po- 
trebbe dirsi  quei  tanto,  che  Cicerone  ebbe  a  dire  {de  Finih.  lib  IV  num.  7.) 
delle  Rettoriohe  di  Cleante  e  di  Crisippo:  si  quis  obmuttscere  concupieritt  nihil 
*''f^  {'^S^''^  i^^tftff.  Non  si  può  non  pertanto  negare,  che  nelle  sue  giunte,  e  cor- 
rezioni non  si  trovino  molte  cose  alla  volgar  lingua  utilissime.  Il  Sélviaù  ( Av* 
vertim.  Voi.  //.  pgg,  4o  )  cita  esse  giunte  con  lode  di  discreto  divisamento .  U 
Borghesi  asserisce  (  Lett.  discors.  Voi.  L  pag.  1.  )  che  il  Castelvetro  ha  recato 
in  più  guise  mirabile  giovamento  alla  nostra  lingua;  soggiugncndo ,  che  il  suo 
troppo  assottigliare  è  alcuna  volta  cagione,  che  le  opinioni  e  le  sentenze  di  lai 
si  scarezzino ,  e  che  però  egli  sia  più  tosto  giudice  e  riprenior  delle  altrui  cootf* 
posizioni,  e  correttor  degli  altrui  insegnamenti,  che  donator  di  nuovi  ammac- 
«tramcoti.  E  finalmente  il  Nisieli  {  Proginn.  Voi.  III.  num.  ji.)  ristringe  il 
giudicio,  che  ft  di  lui  in  dichiararlo /)r4f ito  in  questa  lingua,  ma  non  sicuro  in. 
tenditore  dell'uso  di  essa.. 

Grida  in  oltre  il  Fontanini,  che  nella  moderna  edizione  le  Prose  ('del  Bembo) 
nettamente  non  si  rinvengano.  E  pur  è  vero,  che  le  giunte  non  isturbano  punto 
la  lettura  delle  prose ,  ma  vi  stanno  sotto  il  testo  e  con  altro  carattere  impresse: 


^1 

*  Le  Prose  del  Bembo,  ridotte  a  metodo  da  M. 
Antonio  Flaminia.  In  Napoli  per  Giuseppe  Cacchj 
i58i.  in  i2.(i)(a).  L.     4* 

La  Gramatica  volgare  di  M.  Antonio  Ateneo.  In  Na- 
poli per  Giannes  Sultzbac  i5ó3.  in  4*  (c)^  8. 

ma  neiret5ere  in  forma  propria ,  comoda  e  bella ,  da  potersi  agiatamente 
acquistare  e  studiare  da  chi  vuole  i  libri  per  leggerli  e  istruirsene,  e  non 
per  inutil  pompa  di  gallerìa.  Concluderemo  con  un  avviso  a  chi  ha  va- 
ghezza di  buoni  libri,  ed  è  che  possedendo  le  vecchie  edizioni  se  le  ten-* 
ga  pur  care,  e  non  badi  alle  nuove  prima  di  esser  bene  assicurato,  che  non 
aieno  peggiori  delle  vecchie» 

'^  (1)  Questo  libro  viene  ad  essere,  come  un  Vocabolario  delle  Prose 
del  Bembo  {b*)i  e  dopo  tante  edizioni,  non  serve  addurne  altre. 

onde  ogaano  a  suo  piscicnenco  pa&  riscoatrar  qaelle  con  questo,  seQxs  aver 
rincomodo  di  andar  a  cercarle  in  altro  laogo  :  pratica  usata  ia  Italia  e  fuori , 
uè  solaioente  nelle  nostre  stampe  moderne ,  ma  altresì  nelle  vecchie ,  come  ìa 
quelle  di  Dante  t  del  Petrarca  ^  di  Cicerone  presso  Aido  il  giovane  e  di  altri  ;  e 
però  non  è  nuova  usanza»  né  di  fresco  volata  in  Italia»  qual  oppositore  la  spac- 
cia, portato  da  quello  spirito  di  contradizione,  che  gli  fa  riguardare  con  occhio 
torto  e  fosco  unto  gli  scrittori,  quanto  gli  stampatori  moderni . 

{a)  Questa  non  è  la  fola,  né  la  prima  edizione  che  il  Cacchj  facesse  delle 
Frase  del  Bembo ,  ridotte  a  metodo  dal  celebre  Marcantonio  Flaminio .  Dodici 
anni  addietro,  cioè  nei  if6^.  egli  le  aveva  stampate:  il  che  si  coniierma  con 
la  data  della  dedicazione  del  libro,  indiritta  da  lui  a  monsignor  Cirillo,  commen- 
datore di  Santo  Spinto  in  Roma  e  maestro  di  casa  del  santo  papa  Pio  V.  £ra 
già  morto  il  Flaminio  in  lUma  d'anni  51.  ai  xviti«  di  Febbcajo  nel  if  fo.  e  il 
gran  cardinale  Reginaldo  Polo ,  come  suo  esecutore  testameourio,  gli  fé  dar  se- 
poltura in  S.  Ivone ,  chiesa  della  nazione  Britannica  • 

{ò*)  In  fine  di  un  esemplare,  ch'io  tengo  delle  Prose  del  Bembo  delia  prima 
edizione,  sta  un  altro  compendio,  e  come  un  Vocabolario  manoscritto  delle  me. 
desime  ridotte  a  metodo  da  un  valentuomo,  che  non  volle  apporvi  il  suo  nome, 
ma  cde  dal  carattere  apparisce  essere  stato  coetaneo  del  Bembo  e  del  Flaminio» 
L'autore  lo  divide  in  tre  parti,  seguendo  l'ordine  delle  Prose*  Nella  I.  e'  regi* 
atra  le  voci  stranieje  mentovate  nel  I.  libro,  e  dalla  nostra  lingua  addottate  e 
fatte  sue  cittadine.  Nella  II.  riduce  a  due  tavole,  e  come  per  via  di  albero,  la 
somma  di  quanto  si  tratta  nel  II.  libro  delle  Prose.  Nella  III.  più  diffusamente 
disposta  si  pongono  le  regole  de' nomi,  tanto  universali,  quanto  particolari,  di. 
notando  anche  quelli,  che  escono  di  regola;  come  pure  gli  articoli  i  segnacasi  , 
gli  afverbj ,  i  pronomi  ed  verbi  a  quattro  maniere  ridotti ,  oltre  agi'  irregolari , 
usati  qual  da  poeti  e  quale  da  prosatori  •  La  prefazione  insegna  il  modo  facile 
e  utile  per  valersi  dì  questo  metodi* 

(e)  Marcantonio  Ateneo  Carlino  era  napoletano  di  patria,  beachè  non  mento* 
vato  nella  Biblioteca  dei  Torpi^  la  quale  richiederebbe  altra  medica  mano  dopo 
quella  dei  Ntcodemi  a  guarire  le  infinite  sue  piaghe.  Costui,  che  forse  prese  il 
cognome  di  Ateneo  oell'accademia  del  Fontano,  si  pregia  di  essere  stato  il  pri. 
mo  a  darci  una  grammatica  volgare,  benché  stampata  otto  anni  dopo  le  Prose 
del  Bembo  e  diciassette  dopo  le  Regole  del  Fonunio  •  Fabbricio  Gesualdo ,  conte 
di  Consa,  al  quale  l'opera  è  dedicata,  si  sforza  di  giustificare  appresso  il  pubbli- 
co  la  pretensione  dt)ì  Ateneo  nella  prefazione  litiaavindiritu  allo  stesso, al  qui-» 


Regole  Cramatdcalj  di  Jacopo  Cal^rieilo  (Gentrluoitio 
Yen  oziano)  non  meno  utili,  che  necessarie  a  coloro,  che 
dirittamente  scrivere  nella  nostra  lingua  sì  dilettano.  In 
Venezia  per  Gioi>anni  de' Farri  i545.  in  4-  {a).        L.     3. 

E'  un  dialogo  in  hel  carattere  tondo  tra  lui,  e  Trifo- 
ne ?uo  Zio.  4* 

Le  Osservazioni  della  lingua  volgare  di  diversi  uo- 
mini illustri.  In  Venezia  per  Francesco  Sansoi^ino  iSòfh. 
inQ.{i)(b).  4. 

(i)  Questi  uomini  illustri  sono  il  Bembo^  Jacopo  Gabriello  nipote  di 
Trifone,  il  Fortunio, Rinaldo  Corso  e  Alberto  Accansio,  a  ciascuno  de' qua- 
li premette  il  Sansovino  una  sua  prefazione. 

le  scrife  cosi;  prius  enim  ìjaam  ceteri  tam  pf^vincidm  iuscepisiii  tiquidém  quia* 
queanio  antequam  de  fieiubi  grammaiica  quicquam  audirctur.  r«»  qukm  ^pmd 
tiùs  dgeres .  tuam  fere  ahsolveras  instiiuiionem  .  Amiì  male  starebbe  la  folgare 
grammatica ,  se  ftior  di  quesu  dell'  Ateneo  altra  non  ne  avessimo  per  maestra:  pri* 
mieramente,  per  essere  cosa  imperfetta,  noa  contenendo  se  non  il  primo  rag  OQi- 
mento,  che  da  altii  doteta  esser  segairo  :  secondariamente,  per  esser  dettata  eoa 
una  locuzione  cotaatoMntraiciata  e  strana,  che  a  gran  fatica  si  fa  intendere, 
onde  più  costo  disgusta  di  quello  che  istruisca  chi  legge;  e  terzo,  perche  le 
regole  che  propone,  non  reggono  spesse  volte  a  martello,  oè  in  buona  grama* 
tica  stanno  salde.  Ci  è  anche  il  pregiudicio  di  una  cattiva  ortografia  »  maltrattata 
per  soprappiù  de'  frequenti  e  grossi  errori  che  nella  fine  del  libro  che  non  è  giande,oc> 
cnpano  nove  intere  facce  di  stampa:  colpo  rovesciato  dàW'Aianeo  indosso  a  chi  ne  assi* 
stette  r  Impressione,  fatta  in  tempo  che  egli  trevavasi  in  Bari  e  lootanoda  l^apoli^  Il 
più  bello  si  è,  che  egli  si  dichiara  di  non  far^  alcun  conto  dell'autorità  di  DsMte,  nò  di 
quella  del  Boccaccio,  ma  rigettando  Tuna  e  !'a' tra,  stabilisce  i  suoi  precetti  sopra  il Ctf/>K«- 
nieràtì  Petrarca,^  quale  mette  a  fianco  l' Arcadia  del  5<t/i«itf^4iro,egli  Aioiani  del  Bembo. 
(tf)  Il  riferire  le  prime  edizioni  de' buoni  Ubri  sarà  sempre  gran  pregio  di  un 
ben  ragionato  catalogo;  ma  non  pertanto  non  si  debbono  trascurare  le  susseguen* 
ti,  quando  massimamente  sono  state  rivedute  e  accrescmte  dai  proprj  autori,  ot- 
Tero  da  altri  illustrate.  La  sopraddetta  impressione  è  veramente  la  prima  della 
grammatica  del  Gabriello  o  sia  Gabriele^  che  cosi  egli  si  nomina,  e  cosi  pure  lo 
nomina  il  Bembo  nelle  sue  Lettere  volgari  ;  ma  la  seconda  è  miglior  assai  della 
prima,  essendo  stara  da  lui  corretta  e  ampliata  ,  siccome  egli  se  ne  dichiara  ,  in- 
ditizaandola  a  Marino  Gradenigo. 

^  •  '  '  in  Vene\ia  per  Giovanni  Grtffio  IS4^'  in  8  edizione  IL 
.  Nacque  Jacopo  Gabriele,  per  dir  qualche  cosa  di  lui,  di  un  altro  Jacopo ^  che 
fu  figliuolo  dei  cavaliere  Albcrtuccìo  in  nostro  dialetto  Bertucci  e  fratello  del 
famoso  Trifone»  Mori  ne' l' Agosto  deiranno^ffo,  e  lasciò  figliuoli ,  ne' quali  con- 
tinuò  la  sua  discendenza.  Il  Bembo  in  una  delle  sue  lettere  volgari  (  Voi.  IL 
PfS'  M*  ^di\-  di  Venex»  iffi.)  si  rallegra  con  esso  lui  „  che  del  puro  e  limpidis- 
Simo  fonte  dell'  elevato  ingegno  di  Trifone  suo  zio  avesse  la  dolcissima  acqua 
bcyuta,  onde  fosse  divenuto  maestro  della  toscana  lingua»,  la  quale,  die' egli,  a 
noi  Veneziani  non  esser  molto  agevole  ad  apprendere,  sicché  si  possa  con  essa 
bene  e  regolatamente  scrivere:  la  qaal  sua  particolar  opinione  trovasi  esposta  si- 
milmente nelle  sue  Prose» 

(bj  E  ìtì  appresso  Francesco  Rampai^etto  iy6f.  in  8.  edizione  II. 


:i3 


I  quattro  libri  delle  osservazioni  (  nella  volgar  lin- 
gua) dì  Lodovico  Dolce,  di  nuovo  da  lui  medesimo  ri- 
corrette e  ampliate  e  con  postille  «  In  Vìnegia presso  il 
Giolito  i56a.  in  la.  ediz.  viii.(i)(a).  L.     4» 

(1)  Il  Dolce  nella  prefazione  ]oda  molti  scrittori  illustri  in  questa  lin- 
gua delle  parti  di  Venezia^  che  a  que' tempi  Soriano  :  e  sono,  oltre  al 
Bembo,  Bernardo  Capello,  Domenico  Venterò,  Bernardo  Zane,  Girolamo 
Molino,  Alessandro  Contarini,  Bastiano  Erizzo, Pietro  e  Giorgio  Gradenìr 
go,  Federigo  Badoaro^  Giambatista  Amalteo  ed  Ercole  Bentivoglio,  pareg- 
giato dal  Dolce  nelle  commedie ,  e  nelle  satire  a  Pianto,  a  Terenzio  e  ad 
Orazio  (A*). 

Il  Sansovinot  raccoglitore  di  queste  O sstrv anioni  ^  tenne  aperta  per  qualche 
tempo  una  buona  stamperia,  e  v'impresse  molti  libri»  non  meno  d'altri,  chesUoi. 
Avea  per  insegna  una  lana  crescente  col  motto»  in  ^/s.allusÌTO  (orse  alla  mede- 
sima sua  stamperia,  da  poco  già  principiata,  e  di  giorno  in  giorno  vicina  a  cre- 
scere. Le  suddette  osservazioni  sono  da  lui  dedicate  a  Paolo  di  Anna,  mercatan- 
te non  meno  facoltoso,  ciie  splendido.  Fioriva  allora  il  traffico  in  Venezia  tra 
persone,  che  si  facevano  pregio  di  coltivare  le  lettere  e  di  beneficare  i  letterati:  costu. 
manza,  a  dir  vero,  lodevole,  ma  prcsencemence  da  pochi  lor  pari  apprezzata  e  seguita- 

{a)  V  edizione  ottava  delle    Osserva\ioni    del   Dolce ,  fatta  dal  Giolito ,    sta   in 
alcuni  esemplari  marcata  con  l'anno  if6i.  e  in  altri, come  nel  mio,  con  Tanno 
i^iy  E  questa  n'è  Tuitima  del  Gioluo^  che  l'anno  suddetto  if6z.  ne  avea  data 
fuori  eziandio  la  settima  .  ma  in  S.   Nella   prima   edizione  del  ino*  i<^  %'  qnest' 
opera  è  usciu  con  vano  titolo     cio^.  Osservazioni   (senza  l'articolo^  nella    voi* 
gar  lingua f  divise    in  quattro  libri.  Va^iò  pure    nella  seconda    del    lyfu  in   ix. 
ove  il  titolo  sta    in    questa  guisa.  Le  Oiser\a\ioai    del   Dolce»   da    lui   stesso  in 
questa  seconda  edizione  emendate  e  ampliate.  Piacque  finalmente  al  Dolce  di  mu. 
tare  anche  questo  nella    quinta  edizione  del  1557*  in   g.  e  la  intitolò,   /  quattro 
libri  delle  Osservazioni  ec    e  così  sta  nelle  tre  altre  seguenti.  Ma  nel    solo  titolo 
non  consistono  i  cangiamenti    di  queste  Oiserva\toni.hdi    prima    volta    uscirono 
con  una  dedicazione  del  Dolce  %  Giovambatista  d*  A\zia ,  marchese   della   Ter{ti  \ 
e  questa  dedicazione  fu  levata  da   lui  nella  quinta  edizione,  ove  un'altra    ne  so- 
stituì ad  Urbano  Fieschi^  pattizio  genovese:  ma  nella  settima  leggesi  un  altra  sua 
dedicazione  ad    Ercole  Faleti ,  fig  iu jIo  di  quel  Girolamo,  i  cui  ,scritti    latini  e 
volgari  sono  presso  i  dotti  in    alu    riputazione:  le  quali  cose  mi  è    paruto    bene 
di  riportare,  acciocché  si  vegga,  che  l'abuso  di  mutarle  dedicazioni  de' libri  non 
è  vizio  di  pochi   anni,  e    non  solo    proprie  degli   stampatori  e  de'libraj   ma  dei 
medesimi  autori.  Le  otto   edizioni  del  Giolito  tàttc  nello   spazio  di    soli   tredici 
anni ,  omettendo  le  altre  di    Vene\ia  e  di  Bologna ,  firn  prova  dell'  applauso ,  che 
incontrarono  le  Osservazioni  .  Sappiasi  però  the   il   Dolce  a  misura  che  si    anda- 
vano ristampando,  ebbe  l'avvertenza  di  corregerle  e  di  ampliarle:  e  però  la    pri- 
ma impressione ,  che  è  la  più  difettosa  di  tutte .  diede  campo  al   Tolomei  di  rar- 
ne  le  risa,  per  testimonianza  del    Af«^io  (  Battaglie  pag.  56.  i?*  )  il  quale  accen- 
na parimente  alcune  delle  goS^.^rie ,  che  a  detto  di  lai ,  erano  sparse  in  quel   li- 
bro ^  Vero  è,soggiugne  il  medesimo,  che  poscia  il  Dolce  ammonito  da' suoi  amici 
raccolse,  come  il  meglio  potè  que.lc  prime  stampe  e  si  andò  ritrattando „•  Ciò  che 
cootralui  correggendolo  ne  scrivesse  il  Rusiellit  son  pochi  coloro  che  non  lo  sappiano. 

(b*)  Il  Dolce  non  mette  tra  gh  scrittori  illustri  delle  parti  di   Venezia,  Ercole 
Bintiv9glio ,  ma  tra  qaelli  che  erano  di  chiaro  nome   in  Italia  al  ^oa  tempo»  e 

é 


Modi  afBgarati  e  voci  eulte  ed  eleganti  della  voTgar 
lìngua  con  un  discorso  sopra  i  mutamenti  e  diversi  or- 
namenti dell'Ariosto.  In  Venezia  presso  il  Sessa  i564* 
i»8.  {i)(a).  L.      6^ 

Annotazioni  della  volgar  lingua  di  Giovanni  Filoteo 
Achillino.  In  Bologna  per  Vincenzo  Bonardo  da  Parma 
e  Marcantonio  da  Carpo  i536  in  8.  {b).  3. 

(i)  II  presente  libro  cai  falso  titolo  di  Nuove  osservazioni  fu  rimesso 
fuora  con  la  sola  ristanapa  del  frontispizio  e  con  la  data  del  1597.  P^^^^ 
il  Sessa^  ad  effetto  dì  farlo  passare  per  nuova  opera  dei  Dolce  {e*).  Ma  si 

lo  nomina  in  compagnia  del  RusalUt  del  Mu^io,  di  Bernardo  Tasso  ^  del  Casap^ 
del  Grraldi,  del  Domenichi  e  dello  Speroni  il  quale  però  come  padovano,  do?e« 
TS  entrar  nel  ruolo  di  quelli  delle  parti  di  Vene\ia ,  siccome  ri  fece  entrare 
Giambatista  Amalteo  cbe  era  gentiluomo  di  Uder^o.  Il  Bentivogtio  era  patrìsio 
ferrarese  di  quell'alto  ceppo  che  è  noto.  Può  dirsi  però  a  discolpa  del  no* 
stro  Monsignore  benchi  contra  rasseralone  del  Dolce  ^  che  dell' a?ergli  Ini  dato 
hio^o  tra  quelli  delle  nostre  pani  siagli  stato  motivo  il  fregio  della  nobiltà  tc« 
neziana ,  a  cui  la  famiglia  Bentivoglio  da  lungo  tempo  era  ascritta .  Egli  è  cosa 
notabile  che  il  Dolce  abbia  qui  mcncoTati  con  lode  tra  gì'  illustri  scrittori  dell* 
età  SUA  il  Ruscelli  ed  il  Mw^io  quantunque  acerbamente  malmenato  ne' loro 
scrìtti ,  e  che  non  ne  abbia  cancellato  l'elogio,  e  toltone  y\SL  il  nome  almeno  nelle 
tante  posteriori  ristampe  di  queste  sue  Osservazioni:  il  quale  rispetto  però  non  fu  poi 
serbato  da  lui  verso  il  Mu\io  nella  sua  traduzione  delle  Trasformazioni  di  Ovidio  .  to. 
gliendone  nelle  ristampe  quel  tanto,  che  quivi  ne  avea  prima  detto  in  commendaaione. 

{a)  Nel  titolo  noti  si  legge,  voci  calte,  ma  voci  scelte.  Non  so  rapir  la  cagio. 
ne  per  cui  sia  piaciuto  a  Monsignore  un  tal  cambiamento.  Ma  egli  sì  prende 
bene  spesso  e  si  arroga  quest'autorità  ,  e  questo  privilegio  di  riferire  i  titoli  de* 
libri  diversamente  da  quello  che  dicono,  con  animo  forse  di  migliorarli:  il  che 
però  non  credo  che  sempre  gli  riesca  felicemente. 

{b)  V Achillino  ave»  composta  un'opera  intitolata  //  Fedele t  lunga  mille  versi' 
e  più  della  Commedia  di  Dante  ■  In  essa  avea  sparse  molte  voci,  tolte  dal  lìngnaggia 
botognese  ,   e  da  altri  dialetti  d''Italia,   e  molte  ne   avea    usate    diversamente  da* 
quello  ».  con  cui-  le  scrivorro  t  Toscani:  dtlla  qual  sua  licenza  sentendosi    ripreso 
e  censurato  e  volendbsene  pur  difèndere  scrisse- le  presenti  Annotazioni  della  volgar 
Ungu^^  che  altro,  non  sono,,  se  non  una  satira  contra  la  lingua  toscana  e  nna  ditesa  della 
sua  bofognese,  o  sia  della  comune,  cosi  chiamata  da  lui  la  praticata  generalmente  in 
Italia,,  che  egli  distingue  dalla  Toscana.  Quivi  molte  strane  proposizioni    sono  a- 
Tanzate,  come   sarebbe   a  dire   che  cognosco    abbia»!  a  scrivere,  e  non    conosco  ; 
Oioanne  t  non    Giovanni/  Gieronimo  e  non  Girolamo*,  olempo  e  non   olimpo  ec. 
Biasima  il   levare  la  prima  lettera  o  sillaba  ad  alcune  voci   latine  e  il  dire,  pisto^ 
la,    storia,    nimico,    rena,    in    cambio    di     epistola,    istoria,   inimicc ,    arena. 
Vuole  che  non  si  abbia  a  ristringnere  la  lingua  vivente  d' Italia   a  tre  soli  auto- 
ri  ,  Dante,  il  Petrarca  e  '1  Boccaccio  ,  ad  ognuno  de'quali  forma  il  processo,  con. 
dannandoli  dell'aver  adoperati  vocaboli  atfatto  strani-  e  fuor  dell'  uso  della  lingua 
comune,  Conchiud'e  che  nel  volgare  è  meglio  imitare  il  latino  che  allontanarsene, 
quando  questo  con  quello  si  conforma.  Le  Annotazioni  sono  stese  in  dialogo,  nel 
quale  entrano  a  ragionare  Achille  Bocchi ,  Romolo  Amaseo  ,  Alessandro  Manzoli 
f  frate  Leonandro  Alberti. 

[c^^ìW  Scssa  non  si  contentò  di  aver  falsificato    una  volta   il  titolo  dì  questo 

4 


Le  Osservazioni  gramaticali  e  poetiche  della  lingua 
Italiana  di  Matteo  Conte  di  S.  Martino.  In  Roma  jper 
Valerio  Dorico  i555  in  8.  (a).  L.     3« 

Osservazioni  della  lingua  Italiana  di^l  Cinonìo  (  M, 
Antonio  Mambelli  Gesuita)  Parte  L  contenente  il  trat* 
tatode' verbi.  InForlì  perGius€ppeSehai6Q5in  la.        7. 

convince  il  contrario  dalla  dedicatoria,  dove  egli  cita  le  sue  Osservazioni 
intomo  allo  scrivere  regolatamente:  e  di  qui  apparisce  il  secondo  titolo 
esser  falso,  e  che  per  coprirlo  si  è  apposta  la  voce  nuove.  Qualche  altra 
impostura  simile  a  questa  sarà  più  innanzi  avvertita. 

libro  del  Dolce  che  era  morto  astai  prima  ;  ma  eoo  una  naova  ristampa  del  solo 
frontispicio,  io  riprodusse,  senx' aUra  data  con  questo:  Eleganti  di  Af>  Lodovico 
DoUt  con  v/i  discorso  sopraa*  mutamenti  é  ormamtnti  divwrii  dell' Ariosto.  Cosi.i 
modi  afflgbrati  del  Dolce  Tengono  sfigurati  dal  Sesia  nella  medesioia  edizione  « 
ora  in  nuove  osservazioni  ,  ora  in  eleganze  :  cotanto  sta  a  cuore  agli  stampatori 
di  spacciare  a  torto  e  a  diritro  le  proprie  merce  ,  senza  farsi  scrupolo  del  mal 
carpito  guadagno  che  van  facendo  a  spese  de' poco  accorti,  e  troppo  corrifi 
compratori  . 

(a)  Non  solo  conte  di  S.  Martino,  ma  ancora  di  Fische  sta  impresso  nel 
frontispizio.  La  contea  di  Virche  ,  antico  fèudo  de' signori  di  5.  Menino  ^  è  si- 
tuata ,,  presso  le  rive  della  Dortt  Bnuuca  che  dal  monte  Giovio  dell*3dpi  Graje  àì- 
scorre  e  quindi  placidameate  serrv-nd)  per  la  pianura  enti^  non  lunge  nel  Poi  »» 
cosi  ce  la  descrive  il  conte  Mtftf^  nt^ll'altro  suo  libro,  intitolato,  Pescatoria  ed 
Egloghe  i  (In  Fen.  presso  ti  Giolito  io  g  senz*<inno)  opera  mescolata  di  prose 
e  versi  a  imitazione  dell*  Am^to  del  Boracelo  ,  deh'  Arc^di^  del  Sannazaro ^  e 
degli  Asolarti  del  Be^nbù,  Questo  gentiluomo  pienBontc^e  nacque  l'anno  i  94.  lA 
cui  Carlo  VITI,  re  di  Francia  calò  in  Icalia  alla  ciaqutsta  del  reame  di  Napoli  : 
la  quii  U'itizia  n?  ^jlnto  qu\  riportare,  poiché  quanti -hin  Fitta  menfiione  di  lai 
assai  asciuttamente  ne  parlano.  Dippoìcdè  si  è  veduto ,  che  un  Dalmatiko  è  stato 
il  primo  a  dar  regole  di  vol(];ar  gramma^^ica  »  non  dovea  parere  strano,  ebe  nit 
Piemontr*sc  si  arrischiasse,  dietro  il  Bembo  e  altri  valenti  u^^minr,  ad  esporre 
in  pubblico  le  sue  Os^erv(s\ioni  di  lingua  •  siccome  egli  si  querela  ,  che  un  suo 
confidente  gli  dicesse  in  faccia,  che  per  estere  egli  confine  d'oltramontani  ,  non 
poteva  aver  la  Italica  lingua  propria  ne  limata,  oè  osservar  bene  le  regole  gram*^ 
maticali  e  poetiche;  dalla  quii  opposizione  egli  si  fa  scudo  coi- dire»  che  le  Ot* 
serva\ioni  •  accompagnate  da  un  assiduo  studio ,  giovano  a  dar  perfezione  ad  ogfit 
scienza,  più  che  il  natal  sito  di  qualunque  ragionasse;  e  che  dò  per  Tappant» 
lo  a:iimò  a  metter  fuora  le  sue  Ostervaiioni ,  le  quali  vent'anni  prima  per  sua 
sola  istruzione  raccolte  ave^a  Tanto  da  lui  si  asserisce  nella  dedicazione  del 
suo  primo  trattato  al  cardinale  Alessandro  Farnese  ,  ove  rende  giustizia  al  For- 
tanto  di  essere  stato  il  primo  a  divulgar  le  sue  regole  ,  assegnandone  al  Bembo  il 
secondo,  e  al  Trtssino  il  terzo:  i  quali  fitti  e  tre  pareva  a  lui,  che'  non  ne 
avessero  detto  abbastanza  e  che  in  qualche  cosa  non  dovessero  estere  segniti  • 
Quivi  egli  riconosce  i  due  libri  de  vulgarì  eloqientìa  per  opera  legittima  di  Dan" 
te(co%z  sfìiggita  di  vists  al  Fontanini  nel  lungo  ragionamento,  che  (a  altrove  nel 
libto  li.  intorno  ali*  autenticità  di  quest'opera  di  Dante)  e  cammimi  dietro  b 
scorta  di  esso,  e  di  Antonio  Tempo  e  del  Tnssino  nello  stabilire  la  tessitura  dei 
vari  componimenti  poetici  italiani;  non  molto. approva  Tuso  dei  versi  tciolti  «e 
stima  le  terze  rime  esser  il  metro  più  convcaiente  alle  cose  eroiche  »  nei  qua! 
Tomo  7.  4 


à6 

Parte  IL  [in  doi'si  tratta  dèlie  particelle)  In  Ferrara 
per  Giuseppe  Gironi  1644  i^  ^^(0  (^)'  .  L.     7, 

Pierfrancesco  Giambullari  della  lingua,  che.  si  pania 
e  sòiiye  in  Firenze,  e  un  Dialogo  di  Ciambatista  Gelli 
(inppìncipio)  sopra  la  difficultà  dell'ordinar  detta  lin- 
gua, InFirenzep^r Lorenzo  Torrentino  1 55 1  in 8  {b)..    jc» 

(1)  Questa  seconda  parte,  come  piCi  importante,  fu  stampata  molti  antii 
avanti  alia  prima.  Corsero  dissensioni  tra  il  padre  Daniello  BartoU  com- 
pagno del  Mambelli  e  Carlo  Datij  per  l'edizione  della  prima  parte,  prin- 
cipiatasi in  Firenze  dal  Datiy  il  quale  non  volle  proseguirla  per  le  accu- 
se contro  di  lui  sparse  dal  Bartoli,  quasiché  avesse  avuto  pensiero  di 


metro  dice ,  che  avea  cominciato  a  tessere  ao  poema  sopra  gli  amori  e  le  gaerre 
di  Giulio  Celare ,  intirolsto  Giuliadi .  In  fine  delle  OstervaiioMÌ  staaao'  due  let- 
tere di  lui  a  Claudio  Tolomei  $  nelle  quali  lo  richiede  del  suo  parere  interno  al 
verso  sciolto»  alle  terze  rime  e  alle  ottaTC  ,  e  in  fine  vi  co  a  da  oca  destramente 
l'oso  de'  tersi  esametri  e  peatamctri  ,  iacrodotci  dal  Tolomei  nella  saa  nuo- 
va poesia. 

(a)  Siccome  questa  parte  seconda  uscì  molti  anni  avanti  la  prima,  cosi  dal 
poco  spaccio,  che  in  quel  secolo,  non  molto  vago  di  scrivere  beoe,  aveva  ia- 
contrato  l'opera  del  CinonU  ,  argomentando  il  libraio,  che  un  tal  pregindicio 
gii  derivasse  dal  titolo  di  Parte  seconda  ^  maliziosamente  pensò  di  mutarlo  e  eoa 
KTarne  quelle  due  voci  ,  la  volle  far  credere  opera  intera  e  perfetta.  Videsi  pet* 
tanto  comparire  aueito  trattato  delle  particelle  col  semplice  titolo  dì  Osserva* 
Xiomi  t  t  con  la  falsa  data  dell'anno  éf9-  ma  l' impostura  ae  fu  svelata  dal 
Giornalista  d'Italia  Tom-  I.  pag,  171.  Questo  pertanto  può  aggiugnersi  alle  tan- 
te fraudi  degli  stampatori  »  ci\e  Monsignore  ha  scoperte,  e  a  quelle  ancora  che 
da  me  opportunamente  verranno  manifestate .  Il  Cinùnio  vico  qualificato  da 
«ioasig.  Mou^ri  (  Non  alle  Leu*  di  fra  Guitone  pag.  141.  )  con  Telogio  dì  accura- 
iìssiaio  e  savio  giammatico,  elogio,  che  bea  compete  a  chi  lo  riceve  e  a  chi  lo 
sia  maggiormente  • 

(b)  Lopera  è  in  Vili,  libri  divisa.  Il  Giambullari,  il  Gelli.   Carlo  Lers^oni ,  e  i 
fratelli    Cosimo    e    Giorgio  Barioli»  g^  scritti   de'  quali  intorno  alla   liogua 

toscana  sono  da  moasignor  Fomauini  in  questo  capo  rammemorati  «  hau  dato 
gtaa  nome  e  splendore  a<la  nostra  accademia  fiorcucioa  Ano  nel  suo  nasci men- 
ao»  esseadosi  adoperati  bravamente  a  ridurre  a  perfezione  essa  lingua  co' loro  iu- 
ftgnaoiienti  ad  esemp>.  Di  ciò  non  possono  essere  a  misora  deloMxito  commea^ 
4aci:  ma  ^oaoto  eglino  sono  da  studiarsi  e  da  imitarsi  nella  scelta  e  proprietà  delle 
^oci  tanto  sono  da  afuggirsi  nell'uso  della  ortografia  e  delia  grammatica  :  del  qaal 
patere  trovo  estere  stati ,  (  omettendo  il  Beitussi)  i  due  celebri  fratelli  Salvini  che 
!q«antiloqiie  fiorentini  e  accademici  ne  han  giudicato  senza  passiooc  ;  e  da  uno  di 
M»ii(  Sal9Ìit9  Saiviai)$t!  ne  reca  in  questo  proposito  la  ragioae;  (  Fasti  Coas-j* 
Uri  pag.  70.)  ed  è  che  „  i  Toscani  fondati  nel  beneficio  del  Cielo  ,  chi- do- 
mò  loao  il.  pie  gentil  parlare  d'Italia,  traKurano  i  loro  stassi  beni  aoa  c^ 
'Sosceodo  perfettameore  l' esatta  correzione  •  e  non  curandosi  dì  agg^nere  alla 
flertiUtà  dai  lor  terreno  la  ncceuaria  coltura  e  a' loro  componimcati  l'ultimo  pa- 
Kmento»,  •  11  Las€a{Rime  parte  IL  pag.  115.  >  oeUa  XII.  delle  sue  XVIII.  Staa- 
^ae  dirette  a*  Riformatoli  della  lingua  toscaaa»  cosi  seat^ùò  gcatilmante  su  que- 
sto ptoposito. 


a? 
rOrigiodi  della  lingua  Fiotentina^  altrimenti  U6W- 
lo.  In  Firenze  pressa  il  Torrenti  no.  f^S^^.  in  &.  aÙMif*^ 

bar  Pàpera  del  Cinonio,  e  pubblicarla  per  sua  (a"*^.!!  Dati  di  ciò  risentita, 
scrisse  ai  a6.  di  Gennajo  i665.  una  lettera  aliMnsigne  amico  suo  Ottavia 
FalcoHierì  .^  Per  altro  tutta  l'opera  col  riscontro  de' passi  dovrebbe  ripu- 
lirai e  ampliarsi  da  mano  p<»rita  con  più  sorte  di  caratteri  ia  sesto  e  {^lj 
ma  più  propria,  e  con  indici  copiosi. 

'  (i)  L'edisione  i.  di  questo  >ibro  col  titolo  di  Cello  fu  fatta  in  Fìrente 
dal  Dóni  nel  1546.  in  4*  (^'^)-  H  Giambullari  per  lingua/iore/i/ina  intese 
Vetrusca  antica  e  già  spenta,  dalt^iqualeedalla  ebraica,  o  ammeas'in* 
gegnò  di  trarre  il  moderno  dialetto  della  sua  patria  :  nel  che  fu  deriso  da' 
suoi  coDcittadiai,  e  non  solo  da  Alfpnso  de" Pazzi  ne' sonetti,  ma  dal 
Varchi  neìVEfcqlano.  Giorgio  Ickesio  nella  prefazione  al  Tesoro  delle  lin- 
gue settentrJonali  pag.  iv.  loda  il  GianAultari  per  avere  intitolato  il  suo 
libro  (  pag;  ai 3.  a  14.  aa3.  )  dal  Gello,  da  cui  fu  ajutato  a  farlo;  ma  poi 
lo  riprende  pag.  :txjv«  per  aver  tratte  daìVeòreo  molte  voci  italiane,  la 
quali  sono  d'origine  gotica  o  teotisca  (e*).  Io  resto  molto  sorpreso  in 

M  La  iingjua  noura  i  ben  da  forestieri         »  A  noi  par  di  saperla ,  e  Toleotieri 
n  Scritu  ataai  pfà  corretta  e  regolata ,  ,»  A  noi  stessi  crediam;  ma  chi  beagasta» 

9,  Perckè  dagli  Scrittor  pari  e  siaceri  ,»  Vedrà  eli  scritti  nostri  qnasi  tatti 

,,  L*fcanno  leggendo  e  studiando  imparata.  ,.  D'errori  e  discordanze  ^eni  e  brdtti 
^  {a^)  Il  Dati  scii^ndó  al  Mend'gio  iosin  nell'anno  téf^.  promette  dimandar* 
gli  qnella  p«*ima  patte ,  sabito  cbe  fesse  sumpata  :  e  da  altra  sua  lettera  al  aie^ 
desimo,  scritta  nel  x66i.si  ba  che  in  Firenze  se  n'era  incominciata  la  stampa*  Il 
i?4/4r  a  dir  ve^o»  noa  era  iioa^  da  appropriarsi  quello»  che  non  era  suo.  Qua- 
lunque fosse  il  moti? o  »  per  cui  fosse  lotcrpaessa  la  ediajoae  fiorentina,, il  fatui 
si  ^.^hc  il  Pah  aopeaa  ne  fu  fìcbiesto  dal  eaValiere  Alessandra  M  alitate  Aid '^k 
nome  deiràccademia  de'  Filergln  di  Forlì  saa  patria  ,  cui  non  piaceva  ,  che  f  o- 
pcxa  fosse  ia  altro  luogo  stampata  «  cortesemente  il  compiacque  e  fecegli  tenere 
ioriginalé ,  nella  cui  impressione  si  leggano  dopo  il  trattato  del  Cinoitia  alcune 
annotazioai  dello,  .stesso  c^^ììliet  JfaUraccani. 

(b*)  Era  qui  Accessario  o  almeno  coafcniente  1'  avvertire,  ehe  l'edizione  I.  (*)  del 
Qeito ,  fatt«  dal  Djfai  è  mancante  di  molte  cose ,  che  poi  vi  fiiroao  aggiunte  in 
q^iella;  i^l  Torre^iiiiQ  i  di  .ch^  fa  ^de  il  Ciamhullari  medesimo  nella  sua  dedica- 
zione al  duca  d<fsimo  suo  signore.  Le  périone  introdottevi  a  ragipnamentò  ,tfòtad 
^  C^^i^  Capt^  Xl<«;^P'li  tC^. uà. forestiere  per  nome  Ctt/^ia.  ■' 

.^  (c^)^.. L'opinione,  ipl  GìambuUariyQht  non  già  tutu  la  lingua  toscana,  ma  ako^ 
ne  voci  di  essa  derivino  dall' etrusca  antica,  noti 'è  tanto  straiha  e  rìdièàta'» 
quanto  a.Monaignore  ella  sembra  e  quale  la  giudicarono  il  Varchi  tùSX*  ÉrcoUnò 
e  Alfonso  Pavj^i  ne'  sonetti  »  cui  in  compagnia  si  può  mettere  il  Lasca  .  Le 
belle .  scoperte  tatte  ultimamente  da  molti  valenti  letterati  sopra  le  tgroìe,  Enguèr- 
bine  r  e  sopra  t^i  mo^omitntj  etruschi  giustificano  io  parte  il  sentimento  dd 
Giamhulìari.»  Prcsentcsf^^te  sei  ne  pu^  faùonarelpiù  fondatamente^  di  primaj;  éi^ 
aea4osì  messo  quasi  «n  j^ieoi  tforrip  iSd^P^'? .  f  <^^*^P  f  pol^.'^^ó'ì  P^^Vi^<^^H: 
tespicgSfe  coa.e^jp'^.fpci  eie  toc  rai|ici;  supplirne  ;'^e  quali/  J)cncnf 'àliw^f 

'  (*}B  né»  tari  •«oWveùi»ttle  l'^g^s'^n^^è  che  A  H  prinui  sì  hi  Sevobdk  «diSfi^M  dSld&flUe 
è4:it«Si;f(aiU  CruMUi.    :  l'i.;  '        ;'^  ■-   ! 


»    •  « 


a8 

Carlo  Lenzoni  in  difesa  della  lingua  Fiorentina,  e  di 
Dante  con  le  regole  di  far  bella  e  numerosa  la  prosa» 
In  Firenze  presso  il  Torrentino  i557  in  ^,  (i)  (a).  L,  io. 

Elementi  del  parlar  Toscano  di  Ciorgio  Bartoli.  In 
Firenze  presso  i  Giunti  i584<  inJ^.{p).  6. 

Ragionamento  sopra  alcune  osservazioni  della  lingua 
volgate,  di  Lazaro  Fenucci  da  Sassuolo.  In  Bologna  per 
Anselmo  Giaccarello  i55i.  in  8. /^).  4* 

Regole  della  Toscana  favella  ai  Vincenzio  Menni.  In 
Perugia  per  Andrea  Bresciano  i568.  in  8.  3. 

Regole,  osservanze  e  avvertimenti  sopra  lo  scrivere 
correttamente  la  lingua  Toscana  in  prosa  e  in  versi  (di 
Paol o  del  Rosso  )  InNapoU  per  Matteo  Canee  1 545  inJ^.  4* 

Il  Tesoro  della  volgar  lingua  di  Regiiialdo  Acceto 
deirordine  de' Predicatori.  In  Napoli  per  Giuseppe  Cac^ 
chj  iS^a^in  4. (3) (e).  a. 

leggere  le  seguènti  parole  negli  atti  di  Lipsia  del  ìjSt.  pag.  a8i.  Ongi^' 
num  Italicae  linguae  hodiemae  conditor  GiambuìUmus  •',',. 

(l)Popo morto  WLewsoni,  prese  il  Giambullari  Tassunto  di  dar  fuora  il 
libro;  ma  poi  morto  ancor  lui,  Cosimo  Battoli^  uno  degrinterlocutori^  il 
fece  stampare  con  Torazioue  in  fine,  da  sé  recitata  nell'accademia  fioren- 
tina in  morte  del  Giambullari. 

(1)  Libro  pubblicato  da  Cosimo  fratello  dell'autore,  e  mentovato  da 

Scipion  Barbagli  nel  Turammo  pag.  109.  Y 

•y  {^). Quantunque  il  libro  porti  il  titolo  di  Trattato  I.  nonae  n'è  veduto 

- 1  •   >* 

vengano  da  varie  lingae  orientali,  non  pob  negarti  però  chc^  i  maggiori  tomi  non 

se  ne  abbiano  dalla  greca  e  dall'antica  Italiana  o  lia  latina  •  nella  quale  gli  teessi 
Romani  non  pochi  Tocaboli  etruschi  adottarono .  A!  Settentrione  concediamo 
con  Monsignore  la  gloria  di  avercene  conceduti  alquanti  come  lo  stesso  obbligo 
cénressismo  alla  Provenza ,  alla  Gallia  e  alla  Spagna  «he  tutte  sono  concorse  té 
arricchire  il  nostro  italico  idioma,  che  però  sempre  riconasceri  per  madre  la  liflu 
glia  latina  ,  e  per  sua  balia  la  greca  . 

^^^)  }},^^ffl9'^^»  vicn  lodato  da  Antonmarìa  Amadi  nelle  Annota\ìm  sopra  là 
Ciin^ne  rnoifaied' Incerto  pag.  61.  chiamandolo  in  questb  luogo,  il  QuimilÌMno 
itclUtoscéitàféicoltade. 

{^l  ^gioéamenti ,  sta  nel  frontispizio,  i  quali  sono  ditisi  in  due  parti.  Co* 
mi  prmcipale  interlocutore,  vi  è  introdotta  Lodovico  Castclveiro  ^  cui  il  Fé* 
^ttcci ^dèl  la.  lode  di  uomo  dottissimo,  e  di  uno  di  que*  rari  uomini  ,  che  sisero» 
vino\  e  di  moltjo  stimato ,  e  molto  per  le  sue  molte  virtirti  per  tutto  codòscis* 
^•.n  soletto' dì '«Questi  ragionamenti  è.  preso  d^lla'  soosi^ione  di  ere  Soiretti , 
fi' incerto,  autore  ,' se  perÀ  non  sonò  dello  stesso  Fenuca  JL'fmpVesa  del  Giacca. 
filli/  s(i{diimoi^;VéeùrÌèo  , 'ei  i^^  che   irdia^  la  destra  di    clava  . 

mméuii  a  fati* 
questo  suo   pri« 


còmliacte  contro  deli'  Idra.  appostoW  il  motco^  Vìmcomm  con  wtà  gli 
(r)  Accetto  è  1  cognome  di  questo  religioso ,  il  quale  dedica.  q« 


^9 
Epistola  di  &iangiorgio  Trìssinp  intorno  alle  lettere, 
nuovamente  aggiunte  alla  lingua  italiana.  In  Ficenz4^ 
presso  il  Gianicolo  i5f^«  infogL  L,  la. 

*  Il  Castellano,  Dialogo,  nel  quale  sì  tratta  della  lin- 
gua Italiana.  In  Vicenza  per  Tolomeo  Gianicolo  iSag. 
infogL  la. 

*  In  Ferraraper Domenico  Mamarelli  1 583.  i/i8.  (i),  8. 
''!,'*^'ta  Gramatichetta.  In  Venezia^  (  anzi  in  Vicenza  ) 

presso  il  Gianicolo  iSaq.  in  4-(^)*  ^* 

alcun  altro.  L'autore  pag.  17»  rammenta  gli  scrittori  napoletani  segna- 
lati al  suo  tempo  nello  scrìvere  in  lingua  volgare. 

(i)  La  prima  edizione  di  Vicenza  è  composta  delle  solite  lettere  in- 
ventate dal  Trìssino;  ma  non  questa  di  Ferraray  a  cui  precede  la  Fa/|^iirre 
eloquenza  di  Dante.  Questa  seconda  non  baia  pcefasión^?^  cTi^  si  légge  jo 
quella  di  Vicenza^  ma  riesce  più  comoda  e  meno  fastidiósa. , 


na  COR  la  ìv.a.iia.  .^ 

{a\  Ho  Tsriaco  qui   l'ordine,    eoa  cui  il  Fontanìnì    r^Utrai  '«luestf.  uè  ^ 
del  Tris  sino  »  e  ne  ho  messa  nel  ari  ano  laogO  ViEpistclat   che  da  lai  yiicfi 
cata  nel  terzo;  conciossiachi  ella  tu  sumpata  cinqae  «oai  pnmà  del  Cdstil 


■10  e  unico  trattato  a  mons.  Pa^lo  Giovio ,  vefcoTO  di  NocerM .  Tu^^  V  operi 
dovea  contenere  CLVIIl.  regole  grammaticali ,  ma  questa  prin^  Parte  termi- 
na con  la  XXIII. 

opere 

cata  nel  terzo;  conciossiachi  ella  fu  sumpau  cinqae  «oai  prima  del  CdstflUftft,, 
e  delia  Grammatichetia .  Senza  la  coaosceaza  della  prima  edizione  dell'  Ejnucld 
non  si  paò  ben  intendere,  né  quello  che  si  dice  dal  Gianicolo  nella  sua  prefaaipatt 
né  come  possano  essere  state  divulgate  alcune  scritture,  stampate  avanti  ii^.ifzy. 
nelle  quali  s' impugna  l' introduzione  della  nuoTC  lettere  •  aggiunte  dal  Trisfino^^Wk 
lingua  italiana.  L'edizione  adunque  itM'  Ejfistoliis  indjritta/aall' autore  a .jp^/i^.C/^* 
menu  VII.  fatta  nel  if  19.  non  è  la  prima .  li  Gidnicolo  nella  f^refazionc  chiarirli cftl^ 
asserisce  ^  esser  la  sua  una  ristampa .  fatta  in  qualche  particella  dallo  stessa  auto- 
re  più  lucida  e  più  chiara  •  «,  Alcune  persone,  le  quali  egli  non  normina  ,.  ma\c(ie 
da  me  saranno  più  ba4so  manifestate,  aveano  combattuto  il  ritrovamento^, de' 
nuovi  caraueri .  alle  quali  il  Trìssino  non  si  era  curato  di  rispondere;,  ma  già 
per  lui  aveva  risposto  Vincenzio  Ordiini  perugino  con  un'  opera  latina  ^  pubbli* 
caca,  Pérasié  in  ddihus  Hitronymi  FranciscL  CdrtuUrii  ,%%%%* .  in ^ffL^^  diretfa.a 
Témmnso  Stverg  degli  Alfani,  t%o  compatriota.  La  priifia  ^dizione  dtìT.jEpisie^ 
•opraddecta  è  la  segq«nte  )  r     .  '  e."!.: 

.  *  r  •  -  In  MomA  per  Lodovico  degh^ Arrighi  Vi^entinf  Sefiitcr^  1^14  iir  ^-.{^ 
KeUp  stesso  luogo.- e  ano :%.  il  Trisstno  lasciò  aspiro  per  ia. prima  .incita  la -.<S«^- 
uisba  ,  e  altri  suoi  opuscoietti  ^  impressi  con  le  solite  lettere  ritrovate  dar  lui,» 'le 
quali  »  sono  state  qui  io  Roma  (son  sue  paiole  )  »  messe  in  opera  per  Li9do^y\co  Fc- 
centinOt  il  quale  siccome  nello  scrivere  ha  superato  tutti  gl'altri  d^U' età  nost(i« 
cosà  avendo  nnovameAte 'trotto  qqejito  beilr{ì^imo  modo^dt  .fare  «00  la  stampa 
quasi  tutto  quffUo,  che  prin^a  .C9Q  la.  pei^^a  faceva^,  badi  belli  caratteri  ogni 
altro,  che  stSirtipt/iaTana^^V»  (a^nd^'ascrive'ji  4p%jH>ca  (eliicità  delle  ,sue- nua^e 
lettere,  l'esser  nella  città  di.i?^tf  ,.e :da  coli  efceUentCì  maestco  JLàv^ate.  Ig^ 
randosi  pertanto  la  suddetta  edizi.ona^(MBana.d4  (1  «4.  «  stando  sorla  aiipposi- 
zipne  della  sola  ric^ncina.  del  ifif.dissi>.49be  4|oQ\fì.potfebbe  giugoecf.  a^ 'Rapi- 
re «  cenat  avanti j|«ast'a9M  ^MStro . insorti  gjia^fctiari  dd  TVi^siist,^'^'^'""*"' 


•Si* 


w<w^  mm0it  f 


3c 

Risposta  dP{  Ly^dòvicò  Martelli /airE^istbla*  del  Ttìs^ 
sino  dellé'iettbre  nuov^fnente  aggiunte  alla  lingua  foU 
gar  Fiorentina.  In  ^.  senza  luoga^cunnùt,  autóre  e  starna 
patere  {i)(a).  L.     6. 

.  (i)Non  disse  il  Trìssino  di  aggi  ungerle  al  la  lingua  volgar  fiorentina^  ma 

tft^DSÌ  filVIf aliarla* 

•  *  V  • 

fc  U  ^jim^inieiita  delle  nao^e  lettere  da  lai  aggiunte  all'alfabeto  italiaaor»  dklle 

3UaIi  egli  dÌTalgò  il  primo  saggio  nella  Cannone  a  papa  Clemente  VII.  corì  lai 
tUstandolo  nella  Epistola  allo  stesso  papa  ìndiricca. 
Ma  atanti  di  tirare  innanzi  la  narrazione  di  si  fatte  contese,  stimo  bene  il 
soggiagnere  qualcbe  cosa  intorno  u  quel  L§dQvicó  Vicentino  ^  di  ci^i  adimmo  il 
Trìssino  con  tanta  stima  arer  £a?ellato  .  Questi ,  che  era  eccellentissimo  ocil» 
scrivere  .  diede  anche  an  bel  saggio  delU  sua  aiaestjria  nella  stampa  con  que- 
sta opetetta  . 

*  La  x)periaa  di  Lodovico    Vicentino,  da  imparare' a  ^critere  Ietterà    caacelle- 
resca  (e  nella  faccia    dopo  il  frontispizio):  1/  ìro^^  e  regola  di  se  risene  hittrs 

corsiva,  ovvero  càncellerescoi  HBwvameme  eO'ispostà  per  Lodovico  Vicentino  scrit- 
tore de'  Brevi  apostolici  in  Roma  per  invenzione  di  Lodovica  Vicentino  scrìi  tare 
{  t)t)  )  in  4.  Affi^iuntoTÌ  alerò  cratcatelio  del  modo  di  temperare  la  penna,  eoa 
k  Tario  sorti  dt  lettcrt.  Il  tutto  Ai  poi  ristampato  in  Venezia  per  Niccolò  d*  ArL 
stotile  detto  Zoppino  1^)3.  ixi  4. 

(tf)  in  ftflfe 'della  ediaione  eh' io  tebgo ,  se  puro^noa  è  diversa  dalla  rìpot^ta 
dS  sopra;  si  legge,  stampato  in  Fiere nxa ,  <(  4  nome  dt il' aoiorc  sta  ia.capo 
•ddla*ffispo8ta'cc/a'^ne  parole:  ni  rev.  sig.  Cardinale  de*'  Ridelfi  Lodowcé  dà 
tfàren^h  Martelli  •  tlìrctt  Tanno  dell' impressione  parmi  di  poter  dir  con  certe»- 
•ìLt,  ebt'elia  fa  fttca  nd  1^14.  o  al  più  tardi 'nel  ifif  poiché  il  Lièmrnio  cita 
^Bésta  riposta,  come  già- stampata ,  per  entro  il  suo  Dialogo  compaivo  la  prioia 
Vòlta' rtelFeb^ajo  dell'anno  ifié.  Alla  suddetta  risposta  del  Martelli ,  aggiogne- 
ih  due  altre  censure  pubblicate  allora  contra  ti  ritrovamento  d^i  T^ùiùio ,  omesse 
'éèìr  Fotti^niiA .  .*    ;     .    ' 

aoUj»  liMoa  fioscaaa. 
diEkoeanSro  in-  4.  *•: 
compariscaci!  nome  dell' autore;  si  sa  aiidii 
•Weao  esser  laròro  dt  Agnolo  Firenzuola  ^  tra  le  cui  Prose  va  similmente  instfi* 
to.  Osserrisì,  che  tanto  il  Martelli,  quanto  il  Pirenutola  bacino  in  parte  alterato 
41 'titolo  dc^  Epistàloi  del  T/issino  i  poiché  dotr  egÌV*dice*»  l^rf#r*  aggiunte -iXtt 
«agaa  -t/ir^W.'  l'uno  di  loro  gli  fa  tfrrf  alla  lingua /Ppf»/iiia^i.  e  raftra:aU»v|iii. 
gua  toscana",  del  qual^  cangiamento  ,  notato  a  vizio  nel  priNl^^a  Mbasigi,  credo 
essere  Wata  la  iaglbAe  qtielle  parole  del  «"^Tf^ufìio'!  ciie  se  ^uessa' mlàova^ figure  iion 

Péseattéi  'ptojfesi. 

'olaadd^esst  leggere 

dimenticare  il  k>r  A^ 

tlvTo'^arlàrè'r  ^ 


Qii^rgL  . 

'*iMo  W^i'^oW  ihi¥l''n«ìse'4lpFeltt»fajO'  i  fai:  t&'^.  •>  . 


3i 

Il  Polito  di  ÀdridoO  Fr^.nci,  ovvero  delle  lettere, 
nuovamente  aggiunte.  In  Vinezia  per  Niccolò  Aristoti^ 
Ui53i  in8.  {i)  (a),  L.     4* 

(  I  )  Il  Slargagli  nel  Turamir^o  pag.So.  ne  fa  principale  autore  Claudio  To^ 
lomeiy  al  quale  il  Varchi  neWEràolano  (  pàg.  A02-.  «dia.  Ili;  )  in  tutto  lo 
attribuisce.  LVdizioue  I.  di  questo  Dialogo  del  Franci  fu  fatta'  in  Roma 
per  Lodovico  Vicentino  in  4-  seuza  anno,  che  però  fa  il  i53ò.     •      ^ 


te  trattato,  che  va  annesso  alla  unpressionc  seconda  di  essa,  (kta  dal  Gianitolo^ 
e  non  so  per  qua!  cagioo?  tacinto  dal  Fonianini ,  ^, 

•  Dubbj  grainnnaticalì  di.  Af.  Glovan  Giorgio  Trissino.  -  -'/«  VUtn^d  per 
Tolomeo  Gianicolo  da  Brescia  lyt^    ÌQ   foglio.  •.-.•. 

Non  intese  il  Tris  sino  di  rispondere  con  questi  duhbj  graminancàU  af  coloro , 
che  0  da  cupidità  di  gloria  o  da  invidia  stimolati  ,  avevano  scritto  Contro  di  lai  ; 
stia  solo  di  mettere  in  miglior  lume.ij  suo  peqsamento  e  titrovamento,  e  di  farne  co.' 
noscer  meglio  U  veiitàed^ll  vantaggio,  protesciódo,  che  se  eglino  aVesIrero'alcon  suor 
fallo  ripreso,  se  ne  sarsbbe  volentieri  emendato*  .Soggiugne,  che  (la*  pei  st  essendosi 
avveduto  di  cosa.  Che  per  avventura  meritava  riprensione,  le  '  a*  tri  ip  questa 
parte  voluto  correggere  »  mutaado  il  suo  primo  parare;  ed  if>'Chfe\  "tloVe  Oellal 
prima  edizione  dtu  Epistola  are  va  alsegnato  ali*  O  chiaro  ed  a'cilì}  ì\'  carattere 
dell'  a  grande  de'  greci  »  dai  quali  vKn  applicato  a  quello  del  graVe  éà  ottuso  « 
eragli  poscia  paruto ,  che  fosse  più  ragionevole  il  dare  1'  ù  al  Ìììù  sTifdcò  elemen- 
to» e  l'altro  all'altro.  Coteno  cambiameatq  »  €on»j:ché  da  lui  grudicittó  coitve» 
acToIee  giusto,  credo»  che  molto  dipoi.  noc«9Se  a  stabilire  la's^^  htftrV^  opinion 

ro 

SOOl 

coikieliicile' mi  sarebbe  il  mostrarlo:  tanto  è  vero  "che  ir  mut^  "parere  non  sem- 
pre da  buon  consiglio  procede  . 

la)  La  prima  ediziqoe  di  questo  Dialogo  è  intitolata  : 

T  Delle  lettere  nuovamente  aggiunte ,  libro  di  4^na/to  Franci  da  SU/ia ,  intx* 
tolato  il  Polita  t  Ia  Roma  per  Lodovico ,  Ftcè/itino  e  Lauti^io  FèrugiAo  In  4.  sent' 
anno,  Monsig  pe  stabilisce  i' ediùoQc  nel  in®;  n>a  io  la  giudico' più  tosird 
impressa  avapti  il  ifjkS. 

*  .  -  •  Il  Polita  Ji  Adriano  Franci  da  Siena  »  delle  lettere  aooramentt  agp 
giunte  nella  Tolgar  lingua »^oa  somma  diligenza  corretto  e  ristampato.  In  Kt» 
n€gia  per  Niccoli  d\AnuptiU  detto  Zoppino  ini*  in  %,  édiaù  ÌI. 

ilo  volato  riferjir  di  noovo  il  titolo  di  questa  seconda  edizioDe ,  per  Vederi c( 
poco  accuratamente  ^descntto    nel  librò    dell' J^^^ii'riirtf  .  Se'dr  quésto'' /)Ì^/^itd,^ 


{*)  lo  ho  hefto  rhe  Slroìmmor  Gigii  «h»mt»no'idritfor«  •«*<§•  J&U  f»^^*  sSf  àmìU  «aa 
Opera  ÌAtitoUta  Regole  per  la  totaama  fn^eili^  igipreita  in  Aom^  pf  1  JL'JM  17»!  in  S.  • 
r«t*M  giià.rwr»,  ^a^èqi  4|[»eft^«4«f|iL&a|#iite  «ute^e.cUl  Polito  non  U .Ì?<ì4l'wf *  V»*  «^^''»•- 
fio  Fra/ict^U  c|aaU  •  bob  wlTriisino  ftttr(biuAe« aneli*  rinvoBsioBO  Batt* Zf àVV^'^vMtfre. 


Il  Cesano,  Dialogo  di  Claudio  Tolomei,  nel  qual  si  di- 
sputa del  nome,  con  cui  si  dee  chiamare  la  rolgar  lin- 
gua./n^Regiaj7frCadritf//o6io/ifo  i555.in4Y'^/   ^*  ^• 

iino,  pi&  iodeiole  nell'intenzione,  che  felice  nella  eieciizioiM .  non  i  per^  rra- 
fcìto  affatto  inutile  in  ogni  iii>  parte,  poìcht  caio  ba  dato  Uogo  all' uio  ,  che 
poi  ai  i  introdotto  dì  legnare  1';  e  l'v  consonami  dìietiameHte  dall'i  e  dall'» 
focali ,  e  dì  scrìTeic  ,  locu\ioat,  ^ch^m,  Vtat\ia ,  e  limili,  in  luogo  di  lacBiioae 
gratta,  Veneùa ,  ec>>  Laonde  non  veggio  con  qual  fbndagiento  ne  aia  itati  da 
altiì  attribuita  la  gloria  a  Ntti  Dontlaia,  atampitor  fiorentino  che  nib  qaeira 
ortografia  nel  Ctmenio  Tolgaie  di  Manilio  Filino  lopra  il  Convito  di  Plaitne, 
atampaCD  da  lui  nel  if44'  che  fu  vent' anni  dopo  la  ptinia  impreiiione  àtl\'  Epi. 
naia  del  Trutiao  ,  e  quindici  dopo  la  Mconda;  e  bencbi  lo  Retfo  Donelaia 
coafeiai  nella  tna prefazione  di  non  cMctti  ditcoitato  motto  dai  trovati  del  Trìstiiio, 
non  però  nominato  eaprcHamente  da  lui;  non  veggio  ,  come  da  altri  tiiii  votu- 
u>  defraudarne  il  vero  e  primo  ritrovatore,  nel  quale  terminò  per  altro  la  intro- 
outione  dell' «e  dcll'c  de' greci ,  lettere  atraniere  all'alfabeto  Tohnre  .  Ma  co- 
me qaeatc  due  lettere  hanno  due  suoni  aeniìbilmencc  diverti  neUa  pronancia 
dall'  e ,  e  dall'  o  chiusi  e  aerrati  ,  cosi  fecero  pensare  a  Giovanni  Anirta  Olito 
da'  Fabriano,  che  fotte  neceiiario  dar  qualche  distinzione  nella  acrittora  %  tal 
dìveriità  di  moni:  e  però  nel  primo  de'  suoi  Dialoghi  (  ia  Camtrino  ptr  Anton. 
Giojoso  I  (64.  ia  4-  P'g-  !'•  )  propose  un  tuo  «pedienfe .  come  infficiente  al  bi- 
logao  ,  ciò^  far  majuscole  le  dette  due  lettere,  quando  larghe  esser  vogliono, 
come  uòmo  pOrto  farEHe  ec.  e  quando  stcettd,  farle  minori,  come  pomo,  mol- 
to ingegna,  ec.  Al  defunto  ab.  Sahini  parve  più  igevole  all'uso,  e  meno 
Itranio  all'ccchio  il  legnare  on  accento  circonSeiso  sopra  quelle  sillabe,  che  «■ 
Tevano  le  vocali  ì  ed  0  aperte,  seoaa  aggiugnerc  un  nuovo  carattere  al  nostro 
alfabeto-,  il  che  vedesi  felicefflente  da  lui  praticato  nel  volgarizzamento  in  ver- 
si sciolti  de'  Potmi  greci  di  Oppiano  (  Fir  per  li  Tartiià  e  Frairchi  nit.  in  S.) 
Comechi  poco  fortunato  sia  stato  il  aucceaso  delle  nuove  lettere  agginnte  dal 
Trillino  aOa  volgir  lingua  >  akani  CoKaoi  nonpertanto  dienc  hanno  invidiato 
e  contraiutq  l'onore  déll*invenùone ,  ptetcndendo  (*il  Tranci  nel  Folito)  che 
dodici  e  pili  anni  avanti  la  pnbblicatiose  della  ina  Epi  itela ,  fbne  stato  dispti« 
tato  in  Siena,  con  rìnterveoto  del  Ceiaijo  .del  Sodino,  del  Tolomei  e  di  altri, 
incorno  alla  necessiti  di  ampliare  il  nostro  alfabeto;  ma  che  dopoavcrne  tenn- 
ti  più  fiate  vatj  risanamenti,  l'accademia .  perchè  più  savia  ,  che  ardita,  giudicò 
finalmente,  che  la  coU  font  senza  biiogno,  e   però  non   ne  ffce  altro:  al  qual 

Sindici?  dicasi ,  che  ancor  (i  atterieve^  ja^ giovani  fiorentini ,  (  il  Firin\aii(a 
iicéattam.  delle  /f(r«rf  )  i  quali  tentarono  la  medesima  impresa,  ma  più  pere, 
aercitate  ì  loro  indegni,  che  per  metterla  in  opera,  ne  parlarono  .  Mi  qui  si  (èr- 
ma ràacosa  dèi  fiorentino  scrittore,  ma  ai  avanza  k  dire  ;- senz'aura  prova  ,;  che 
tali  ragionamenti  il  Triiuno  nascostamente  leotends,  poscia  cume  suo  proprio 
frovato  ,  sema  far  di  loto  alcuna  menziona,  gli  ave!  mesai  in  tace  ..  si  echi ,  se 
pare  niivià  p  ria  ci  foste,  qaeici  non  ti  dovea  dare  a  Ini,  ma  «U' 

Mcaitmlif  m  'ani  fiorentini,    ai  qaali  egli  cerco  a* ea  d'involarla: 

accusai  pare  itente  ,  e  di  niente  maggior  polso  di'quéRa  ,  con  cui 

■Icnpi.sì  fon  oscdrare  II  credito  di  ttn    tane' nonio,    che  nulla  ■>- 

Tea  T^i sogno' I  nascostamente  dalle  altrui  nati  ,'  col  contendÀglt  K 

aento"aell''a  lice  rìtrovimenta  ,  cioò    di  qoello  del  Terao- sciolti», 

«he  celi  primo  in  lunghi  poemi  introdosK;    che  che  del  Smrdi,   del  Ruttllai, 
e  Ae\f  AÌamatini  ne  (ia  stato  dettolo  coatrarìo. 
'(<■)  Q,qcit4  djipjiu  intorno  ti  aoinc ,  c<m  ori  ckiastr  ai  dcbW  la  volgat  linga« 


33 

Dialogo  della  volgar  lingua  di  Giovanni  Pierio  Vale- 

rìano  Bellunese,  non  prima  uscito  in  luce.  In   Venezia 

per  Giambatista  Ciotti  1620.  in  ^.(i)(a).  L.     6. 

(i)  Panfilo  Persico  il  diede  alle  stampe ,  avutolo  dal  vescovo  di  Bol- 
lare   che  il  ii4  fatte   telibre ,  ii€e  Giuseppe  Matatesta  nel  didloeo  delle  Dijcse 
ielV  Ariosto  pag.  f ).  »  più  tosto  dalla  curiosità  e  dall'ozio  di  molti  scrittori  che 
4alla  saa  propria  importanza.  »  Se  insino  dalla  saa  prima  origine  ella  fu  appellata 
volgare  e  se  volgare  la    denominarono  Dante  »  il   Bembo  ,  lo    stesso    Tolomei    il 
Castelvetro,  il  Citoliai,  il  Pierio  e  molti  altri  anche  nel  frontispizio  delle    opere 
loro  so  questo  proposito  scritte,  qual  necessità  procurarle  un'altra  denominaTÌo. 
Bc  che  sol  da  pochi  è  accettata  e  dai  più  rigettata  e  volerla  tor  giù  d^il  suo  au^ 
tico  possesso  per  darle  una  cittadinanza  fiorentina  o  sanese    o    toscana    o    anche 
italiana!  Volgare  da  principio  ella  appellavasi  e  volgar  si  continui  a   chiamarla  : 
che  così  sarà  posto  fine  ai  contrasti ,  non    ancora  affatto   spenti  e  sopra  cosa  fi- 
nalmente che  a  nulla  monta  ,  poco  importando  il  sapere  come  ella  abbia  a   chia* 
marsi ,  purché  si  giunga  ad  intendere  .  "^ome  bene  a  scriversi  e  a  usarsi .  Ma    ve* 
ncndo  al  dialogo  del  ToJ e/nei ,  il  Cesano,  da  cui  esso  prende  il  suo  titolo,  fu  Ga» 
h rielle  Cesano  .  dottor  di  leggi  ,  uomo  di  lettere ,  ma  più  di  maneggio   e  di  cor- 
te che  »  faceva  professione  di  conoscere   ognuao ,  e  di  sapere  tutte  le   cose ,    e 
«quello  che  e  più,  trovava  chi  gliele  credeva  :  »  che  tale  è '1  ritratto,  col  quale  il 
Varchi  ce   lo  dipigne  {  Istor,  Fior    lib.  XII.  pag.  488,)  Stette  gran  tempo  al  ser- 
vigio del  cardinale  Ippolito  de'  Medici  in  ouaiità  di  segretario  e  a  tutta  sua  poi- 
sa  ne  sostenne  le  pretensioni  (  Lett  di  diversi  raccolte  da  Curzio  Navo  pag*  5^*  ) 
contra  il  duca  Alessandro  ,  che  poi  se  ne  vendicò  con  una  solenne  burla,   riferi- 
ta dal   Varchi  (Istor,  Fior,  lib.  XV.  pag    609  J  Ebbe  un  canonicato  del  duomo  di 
Pisa  sua  patria,  e  fu  poi  confessore  di   Caterina  de'  Medici  regina  di   Francia,  il 
cui  favore  gli  ottenne  il  Vescovado  di  Snlu^T^jo  ,  dove  ,morl    l'anno  1^68.   il   di 
%y»  di  Luglio  in  età  d' anni  78.  mesi  6.  e    giorni  ti.    come    si    ha    dall' epitafio 
postegli  dietro  ali*  aitar  maggiore  di    quella  cattedrale  ,  al  dire  di  Francesco-Ago^' 
Mtino  4eUa  Chiesa  nella  storia  de'  vescovi  di  Saluto  pag.  jo.  aggiunta    alla    vita 
di  quel  S.  Prelato  Gtuvenale  di  Ancina  .  Il  Giolito  dedicò  il  suddetto  dialogo  al 
medesimo   Tolomei,  che  n'era  l'aurore.  Quivi  si  riportano  le  opinioni  del  Bemm 
ào,  del   Tri s sino  ,  del  Castiglione,  di  Alessandro  de'  Pa^^i  e  per  ultimo    del    Ce* 
sano  .  Da  Girolamo    Gigli    nel  Diario    sanese    (  Parte  /.  pag-  1)9.  )  si    asserisce 
che  appresso  il  conte  /Niccolò  Piccolomini  serbavuì  manoscritta  una    grammatica 
volgare  del  Tolomei  ;  de!  cui  Cesano  fa  un  severo  esame  il    Mu\io  in  una    lette. 
ra  (  BattagL  pag.  7    )  a  Renato  Trivuli^io,  ove  altra  pur  se  ne  legge  (  /v/ pag.  i.) 
«1  Cesano  e  al  Cavalcanti ,  nella  quale  con  molta  forza  ei  ribatte  il  parer  del  Ce- 
sano,  che  fosse  usai    migliore  e  più  vago    lo  stile  del    Machiavelli,    che  quello 
del  Boccaccio  •  e  che  il  Boccaccio  in  maggior  conto  tenesse  lo  stile  usato  nel  suo 
Fìlocopo  di  quello ,  con  cui  scrisse  il  Decamerone . 

(4)  In  questo  non  meno  raro  che  curioso  e  dilettevole  dialogo ,  il  Valeriano , 
accordandosi  col  sentimento  del  Trissino  dice  (  pag.  17.  )  che  la  nostra  lingua  è 
-di  genitura  latina  e  di  educazione  greca  i  e  altrove  (  pag.  30.)  per  bocca  del  7b- 
lomei  asserisce,  che  gli  antichi  grammatici  dicevano  ,.  che  Ennio,  Lucilie,  Pa^ 
n  cuvio  ed  altri  poeti  di  quel  tempo  proferivano  le  parole  che  terminano  in  buse 
«»  in  mas  senza  la  lettera  finale  del  sibilo  con  pronuncia  toscana  :  il  che  si  vede  ia 
„  tanti  lor  versi  .  benché  l'ignoranza  de'  nostri  grammatici  ve  l'aggiunga .  E  pe- 
«>  rò  dice  Capro ,  che  i  Toscani  appena  avevano  la  s  per  lettera  e  la  passivano 
„  senza  suono  come  il  oìù  fanno  i  francesi  t'  tempi  nostri  •  Onde  i  Romani  che 


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34 

Il  Turamiuo  (  Dialogo  )  del  parlare  e  dello  scriver 
Saiiese  del  Gavalier  Scipioue  Barbagli.  In  Siena  per 
Matteo  Fiorimi  i6o5ì.  in  4-  {b).  L.   io. 

lìinoLuigiLolIino{a*),SL  cui  dobbiamo  alcuni  altri  scritti  latini  di  Pieno. 
Nel  Dialogo  s'introducono  principalmente  a  parlare  Antonio  Maro$tì^ 

^  da' Toscani  sveTatio  imparato,  ipolte  parole  b^no  declinato  al  »inodp  |ocq  ia 
„  moici  nomi  della  teraa  declinazione ,  rifiutando  la  s  ^nale  nel  caso  geaicii:o 
„  Bellum  Peni  maccdoouum,  dice  Sallustio,  Persis  Arconidi  filiam  ,  noa  Arco^f* 
dis  9  dice  Terenzio',  in  Timarchiii  potestaie ,  noa  Tim^rchidis  ^  dice  CiceiQmt  ^m 
pure  nel  dativo  disse,  neque  in  prèsemi  Timarchidi  qttid  resppndcre  habuiii  el 
medesimo  ómctfiiius  Verri ,  non  Verris  ,  Carisio  grammatico  antico,  liferiice 
di  aver  osservato  appresso  Plinio  nel  libro  eh**  egli  scrisse,  de  sermone  dnhia^ 
Herculi  invece  di  Herculis.  Sicché  vedete ,  conti nu<i  il  F^ileriano ,  la  lingua  tp» 
scana  essere  stata  molto  innanzi  (a  latina,  ed  aveisi  conservato  langamente  d^ 
pò»  anzi  essfre  stata  usata  per  eleganza  ^  per  bellezza;  e  cbc  crescendo  aempcc 
„  di  culto  e  d'orAament#  ,  è  venuta  a  tale,  che  orji  trae  a  «è  più  che  mai  non 
M  solo  i  vicini ,  ma  tutta  Jtalia  ad  imitarla,,.  Sin  qui  il  Vnleriano ^  col  cai  piu 
rere  stanno  ancora  i  sentimenti  dì  Lionardo  Aretino  ^  di  Celso  Cittédinif  e  dà 
molti  altri ,  contrar)  affatto  a  quei  tanto  che  il  Foninnini  pretende  di  sostenere 
nel  libro  I.  di  coteiìta  eloquenza  a  favore  de'  popoli  settentrionali  i  quali  amplif- 
roae  bensì  di  alquante  voci  la  ooistra  lingua,  ma  non  mai  le  diedero  l'estere,  %& 
la  forma.  Ma  di  quanti  scrissero  centra  tale  opinione,  ni|ino  eoa  più  di  nerbo  e 
di  forza  ha  trattato  questo  argomento,  quanto  il  aig.  marchese  Scipione  Majfii 
nel  volume  1.    deiia  fua   Verona  illMstrata  • 

(ai*)  li  vescovo  Luigi  di  Paolo  LolUnp  pa(risio  ireneaiano  della  colonia  cret^ns^ 
morto  ia  Belluno  nel  Marzo  dell'anno  i4zf.  fece  il  tuo  rcstjimenfo  ai  f .  di  N^. 
Tcmbre  del  X614.  e  con  esso  legò  alla  biblioteca  vaticana  tptti  i  suoi  codici  gif* 
ci  e  Ialini  :  di  che  il  giorno  dopo  la  morte  di  lui  diede  parte  s^  seuaco  venczia« 
no  Giovanni  4a  Pome  ,  jillpra  podestà  e  capitano  di  ,%9cliji  cit^.  U  #eaa|o  eoa 
a^a  ducale  ai  19-  dello  stesso  mese  ^ommisegU  •  cbc  dovesse  allpi  so^firtseoaa  £»• 
ae  stender  an  esatto  inventario  da  persona  aiocera  e  iaceadcntc  e  di  mandar  *aia* 
bito  quello  •  e  questi  a  Venexia  ,  fjk>nde  poi  faronp  fedelmeme  ^tti  ^raapoitare  a 
Mùmn  in  esecuzione  del  testamento,  ia  cui  copia  mi  f|i  foiD|ioìc|Ka  dal  padue 
maestro  Giuseppe  Bergantini ,  erudito  religioso  e  teologo  deil'ordiae  de*  padri  4c* 
Servi  ,  e  or^  lor  meritissimo  provinciale • 

(jt)  11  Bargagli  indirizza  ad  Adriano  Politi  questo  ano  diiil9g9  phc  ì  Sanasi  di- 
cono ^iif/<r^o  come  ì  Fiorentini  in  luogo  di  prolpgp  ,  talvolta  scrivono  ^«/«^  • 
Dal  cog Ironie  d  Virginio  Turami^i ,  introdottovi  a  raginaart  eoo  Curilo  ViganU 
e  con  Jaeopo  Qyidmi^  i  denqmiiiato  4  T^r^minp  >  dcUa  qual  opera  •  che  non  va 
per  le  mani  di  mniti,  giudeo  non  es>«r  instile  il  dir  q«|  qfi^bc  cosa.  Nel 
tempri  in  cui  più  ^a^dimente  si  dispn^va  del  pome,  (Oe  dov^  darai  aL 
la  volpar  lingua,  aicnni  de*  nostri  accademici  Jnirpnatà  vepoeio  io  opioioac  di 
chiamarla  sanese-,  onde  oltre  a}  fiirgaglit  che  qui  ai  sforaa  di  aoatenetlo ,  Celso 
Cittadini  nel  titolo  del  suo  Tr^unto  dell^  vera  fingine  della  vMgéf  iingus,  ai  di- 
chiarò di  scriverlo  in  lingua  santse ^  9  Belisario  B»lgirini  nella  riapoate  d<ftSe  a 
Girolamo  Xopp$($  e  nellf  Annai^%io9$i  alla  Difesa  del  Mintomi  le  aaacrè  acrkct 
ficU'  idioma  ^^s€anm  di  Sienn  ma  la  loro  opinione  non  okI  dagli  atrtfci  eonfiqi 
della  lor  patria  e  '1  loro  particolare  dialetto  uot^  ai  acese  foora  deg  ì  acricii  loro^ 
e  di  p  chi  altri  che  in  Stenu  fi  compiacquero  di  scgaitarlo ,  poco  bene  cadendo 
sonato  altrove  all'orecchio  quei  sentini  iut^UBpus^  dénqné,  fp^s  »  aiopmréit  ^ 
ésmattè ,  Ussdte  e  aimih  s^M^mm. 


35 

ca,  il  Coloecìy  il  Tolomei^  il  TrissitìOj  il  TebaldeOj  Alessandro  éUfPozzij 
e  il  cardinal  Giulio  de' Medici^  che  fa  papa  Clemente  vii. 

Venendo  il  Bargagii  a  ht  menzione  della  tanto  contrastata  opera  di  Dant€ , 
di  vulgdfv  tloquenùa  ,  di  cui  era  già  stato  pubblicato  il  tette  latino  dal  Cor^iurZ/i , 
la  riconosce  per  fattura  legittima  di  Dante  ,  senza  però  attribuirgliene  il  volga- 
rixaameoto  »  il  quale  «  che  che  il  Fomanini  ne,  dica  >  non  ha  il  minimo  carattere 
di  probabilità  per  esser  creduto  lavoro  della  medesima  roano.  Tale  fa  il  sentimen* 
to  universale  alla  comparsa  del  testo  latino,  per  cui  si  pose  silenzio  fino  d'allora 
a  quasi  tutti  i  litigi  per  ''addietro  insorti  su  questo  proposito:  laonde  non  era  necessario; 
che  modernamente  tanti  siòrzi  impiegasse  e  tanca  parte  riempiesse  dd  secondo  suo 
libro  per  provare  la  legittimità  di  quell'opera  il  per  altro  erudito  suo  apologista. 

Riconosce  in  oltre  il  Bargafli  una  manifesta  contradizione  in  que' due  luoghi» 
ove  Dante  espone  la  sua   credenza    intorno  alla  primitiva  lingua  di    Adamo  »  la 
quale  esso  Dante  nella   sua   opera    maggiore  vuol    farci    cf edere  ,  che  foise    tutta' 
spenta  avanti  la  confbsione  delle  lingue   e  avanti    la    distruzione  della   torre   di 
Ntmhrottei  la  dove  nell'altra  sua  opera  de  vulgari  «/oftf^firitf  asserisce ,  che  quella 
primitiva  lingua  parlarono  Adamo  e  i  suoi   discendenti  sino  alla  edificazione  della 
torre  di  Babele  la  quale  s'interprttSL  ia  torre  della  confusloneAÌ  nostro  Monsignore 
{Eloqu.ltal.  lib.  IL  cap.  XXIV.  )  ha  preteso  di  gittarci  della  polvere  nejgli  occhi 
e  di  darci  a  vedere  lucciole  per  lanterne  ,  quando  si  è  tanto  faticato  e  beccato  il 
cervello  per  salvar  Dante  da  una  cosi  patente  e  chiara  contradizione  «-stirandone 
il  concetto,  e'I  testo  in* una  maniera  che  non  so .  se  a  fastidio  o  a  compassione' 
più  muova.  L'unica  difesa  che  può   farsi  a  Dante ^  si   è,  che  egli,  uomo  grande^ 
benal ,  ma  però    uomo,  potè    prendere  sbaglio  ed    errore   nella  sua    Commedia  e' 
che    poi    ravvedutosene  »     siasi    volato     correggere     e   ritrattare    nell*  altra   sua 
opera,  scrìtta  nell'  età   più    matura,     cioè   in    quella    de    vulgari  eloqueniia.  £ 
però    molto  bene  lasciò  qui   detto  il  Bargagii    su    tal    proposito    (pagina  ly.  )* 
»  E    chi  sa ,    se   i    cieli  gli  avessero    alangato    lo    spazio    dèlia    vita ,  egli    avria 
forse  emendato  quel  suo  detto  nelle  Rime  ;  si  che  si  fosse  molto    ben  concordiì- 
to  con  qu<iSto  nelle  Prose,  v  Ma  è  egTi  cosasi  strana  e  sì  rara  che  uno  stesso  aa- 
tore  corregga  e  ritratti  in    un*  opera  ciò  che  poco  avvertitamente    gli  è  sfuggito 
di  penna  in  un'altra?  Per  tralasciare  gl'infiniti  esempi  che  in  simil  caso  qui  aik- 

§ar  si  potrebbono,  altri  non  ne  addurrò,  se  non  i  vostri  o  Monsig.  arcivescovo 
i  Andra:  che  a  voi  pure  è  forza  che  questa  volta  il  mio  ragionare  si  rivolga,  pòi* 
che  fi  a  voi  tanta  difficoltà  il  riconoscere  in  Dante  una  debolezza  umana  ,  a 
tanti  altri  grand'uomini  assai  comune.  Nel  vostro  Aminta  difeso  (  pag^  lé^* 
deir  ediz.  romana) «voi  asseriste,  che  l'autore  del  poema  del  Quadriregio  sia  sta- 
to Niccolò  Malpighi  bolognese  ;  ,e  poi  avvedutovi  dello  'sbaglio  lo  assegnante  nel* 
la  ^o%itz' Eloquenza  (  pag..  70.  e  579.  )  a  Federigo  Fre\ii  vescovo  à\  Foligno ^  suo 
vero  astore.  ìit\V  Aminta  altresì  ( -pag  i6f.jvi  avanzaste  francamente  a  dire, 
che' il  volgarizzamento  della  guerra- ai  Troja  di  Guido  dalle  Colonne  Messinése 
era  lavoro  del  medesimo  Guido  ^  il  quafe  latinamente  assai  prima  avea  dettata 
quell'opera;  e  ^\  tktW  Eloquenza  (pag- 6^9  y  non  vi  fate  scrupolo  di  attribuirla 
a  un  Cefi  fiorentino,  ovvero  ad  un  Ventura  %iììt%t.  Nella  prima  edizione  della  ' 
vostra  Eloquenza  rp^j^*  ^9')  ▼i  cascò  dalla  penna  che  la  Tehaide  di  Stadio  *  tn-^ 
dotta  da  Giacinto  Nini,  fosse  in  ottava  rima,  e  poi  nella  moderna  inii pressióne** 
(pag.  40Z.  )  l'altrui  amichevole  avvito  vi  fé  cangiar  dì  parere  e  dirla»  com'è  di 
fait<»,  tradotta  in  verso  sciolto;.  Lo  ttesao  amico  vi  avverti  dell'errore  da  voi 
commesso  intorno  ai  Setm&nì  di  S.Efrem  Sifo,  del  cui  volgarizzamento  nella  prima  è^ 
dizìone/pag.  141.  )  faceste  autore  AmhrogVò' camaldolese  :  ma  poi  meglio  inuftoinató,* 
vi  correggeste  ^  pag»  141.  ).  restituendone  la  storia  al  vero  suo  traduttore ,  £oi«vcc# 
degli  Oranuovi  camaldolese  ,  e  lasciando  air  abate  Ambrogio  quella  di  averlt  craala*^ 


36 

L' Ercolano,  Dialogo  di  Benedetto  Varchi^  nel  quai 
si  ragiona  delle  lingue,  e  in  particolare  della  Toscana  e 
della  Fiorentina.  In  Firenze  presso  i  Tartini  e  Franchi 
1730.  in  4.  edizione  iii,  (1)  (a){^).  L.     16. 

(i)Noidobbiainoqnestanuoyaeripnlita  edizione  airindustriadel  nostro 
chiarissimo  Sig.  abate  Giovanni  Bottari^  il  quale,  oltre  alla  prefazione  »  e 
alle  sue  note  qua  e  là  sparse  opportunamente,  vi  ha  aggiunto  un  breve 

latati  di  greco  in  lati ao.  Ma  io  quest'opera  medesiaia  òtìV  Eloquen^s  ^  secondo 
la  nuova  impreifione ,  da  roi  riconosciuta  sola  per  vostra  ,  quante  non  sono  le 
cose  avanzate  in  un  luogo  in  una  maniera  e  poi  ridette  in  un'altra  a  voi  stesso 
contradicendo?  Basterà  qui  l'accennarae  due  o  tre  soli  esempj  che  poi  a  liiogo 
opportuno  saranno  posti  ad  esame  per  vedere  in  qual  d'essi  vi  appongbiare 
al  vero  e  in  quale  anche  al  falso  .  Ora  ne  date  Matteo  Villani  per  figliuolo 
di  Giovanni  (  pag.  ^4.  )  ;  ora  per  fratello  (  pag.  6oo.  )  •  Ora  volete ,  che 
Girolamo  Mu\io  sia  nato  nel  1497.  f  pag*  i^S.^-.ora  ne  fissate  la  nascita  nel  149  f* 
fpag.  ^91.  )  Ma  intorno  a  moosig.  Daniello  Barbara ,  quali  contradizioni  non  si 
leggono  nella  vostra  tanto  sudata  Eloquenza  1  In  un  luogo  voi  dite  (pag.  Jt9«  ) 
che  egli  nacque  nel  ifi4*  ossia  nei  1)15.  secondo  lo  stiie  veneziano,  e  che  mo- 
ri  d'anni  jy.  nel  1^69.  Altrove  poi  (pag.  ^$%.  )  vi  è  paruto  miglior  consiglio 
lo  stabilire  il  nascimento  nel  xyi;  dell'era  volgare,  e  riferirne  la  morte  tiranno 
1574.  in  età  d'anni  61.  Ma  quale  di  queste  date  i  la  vera?  Nessuna;  e  lo  mo* 
strerò  a  tempo  e  luogo.  Tralascio  di  mentovare  il  vecchio  Alio  da  voi  prima- 
mente creduto  (  pag.  50).  )  da  Bastano  nel  Tri  vi  giano  e  poi  conosciuto  (  ps^ 
485.  e  <9^0  ^'^^'  1^^  ^^  Bassiano  presso  a  Semoneta  nel  Lazio:  e  questo  basti 
per  ora  sa  tal  proposito. 

(a)  Siccome  il  presente  dialogo,  detto  V  E  nolano  dal  cognome  di  Cesare  Er* 
colano  con  cui  Lelio  Borni  riferisce  a  don  Vincenzio  Borghini ,  che  il  Varchi 
tenuto,  lo  avesse,  e  ciò  fu  nella  sua  villetta  della  Tepaja^  donatagli  dal  duca  Co» 
Simo  i  non  usci  alle  stampe,  se  non  dopo  la -morte  del  Caro  e  oel  Varchi  ;  cosi 
la  Correzione  e  la  Varchina  con  le  quali  scritture  impugnarono  lo  stesso  Dialogo 
il  Castelvetro  ed  il  Mu\io  non  furono  pubblicate,  se  non  dopo  la  loro  morte* 
Lorenzo  Len\i  vescovo  di  Ferm§  e  don  Silvano  Ra^i ,  monaco  camaldolese ,  e» 
secutori  testamentar)  del  Varchi ,  fecero  stampare  nel  i  ^70.  l'  Ercolano ,  ricor- 
retto  da  lui  medesimo  avanti  U  sua  morte.  In  esso,  fra  le  altre  cose  (  pag  5S1. 
e  segg.  dell' ediz  17)0.)  egli  nomina  alcuni  insigni  letterati  italiani  «che  aveano 
preso  a  far  guerra  alla  nostra  e  lor  lingua,  la  quale  con  i'  esempio  del  Bembo  a* 
vea  cominciato  a  salire  in  tal  credito ,  che  £iceva  ombra  ai  professori  delta  la- 
tina •  Alla  testa' di  questo  battaglione  mette  li  Varchi  il  celebre  Romolo  Amasia- 
e  gli  dà  per  compagni  Pietro  da  Barga  ,  Celio  Calcagnino  ,  Francesco  Florido, 
Bartolommeo  Ricci  e  Giambatista  Gainio  .  Il  nostro  Monsignore  (  Eloqu.  lib.  II» 
pag,  191*  )  fa  entrar  nella  stessa  schiera  Lacero  Baonamico^  Q.  Mario  Corrado , 
Rafael  Cillenio  e  Gabriel  Barrio .  Ma  non  so  come  a  lui ,  ohe  era  così  attento 
a  mettere  io  campo  i  suoi  dotti  friulani,  sia  qui  sfuggito  di  vista  Girolamo  Rora» 

(*)l  Signori  TOcaboUrìati  «il«aoUpriia&  edici  ose  difetto  libro  fatta  nel  i570ÌiiFlreR- 
se  per  Filippo  Giunti  e  Frettili  ia  4.  aos  meno  obe  qaetta  del  1780.  alle  ^ali  dal  Bra- 
vetti  agfinneù  la  ristampa  cbe  ael  1744.  mo  £ece  il  Cornino  di  Pmdooa  ia  dae  volami  ijv 
8.  la  qaalo  oiceti  dal  medesimo  essere  migliore  delle  precedenti  ediaioni,  e  veramente  ao^ 
euratissima^  e  ia  cai  all'A'rco/aao  è  stato  aaita  la  Correzione  d'alcune  cose  nel  diala^ 

?'o  delle  linguìs  di  Benedetto  Varchi  per  Lodovico  Casteieetrm,  e  laVarchint^  di  Giro^*^ 
amo  Muaio.  1  • 


5? 

Dialogo  anonimo  sopra  il  nome  della  lingua  volgare  {a^)*  Le  due  prime  e- 
dizioni  AeWErcolano  uscirono  a  un  tratto  amendue  appresso  alla  morte 
del  Varchi  per  opera  di  Filippo  Giunta  in  Firenze  e  in  Venezia  nell'anno 
1570.  in  4*  Già  è  noto,  che  il  Varchi  dettò  quest'opera  in  occasione  de* 
contrasti  fra  il  Caro  e  il  CastelvetrOy  il  quale  avendo  scritta  la  Correzione 
di  questo  Dialogo^  Giammaria  suo  degno  fratello,  con  lui  rifuggito  fra  gli 

rio  ds  Pordenone  coetaneo  àtW Amasio  e  già  scolare  in  5^^/^  di  Francesco  A* 
Udniro  dalla  Motta  e  poscia  in  Udine  di  Marcantonio  SabelUco  ;  il  qual  Rorario 
nel  libro  IL  del  suo  curioso  trattato  (  pag.  114.  &  seq.  Helmstad*  1718.  in  8.) 
Qttod  animalia  bruta  sape  ratione  utantur  melius  homine  ,  pubblicato  la  prima  volta 
dai  N audio  ^  settant'anni  dopo  la  morte  dell'autore,  e  ristampato  con  le  annota- 
zioni di  Giorgio  Arrigo  Riborio ,  declamò  acremente  coatra  la  volgar  lingua  e  i 
suoi  partegiani.  Anche  il  conte  Lodovico  Nogarola  biasima  l'uso  delia  nostra 
favella  nella  lettera  scritta  al'  Fumano  intorno  agriliusrri  italiani,  che  scrissero 
ia  greco  •  N^  dovea  tacersi  Carlo  Sigonìo  che  nella  sua  quinta  Orazione  recitata 
ia  Vene\ia  de  latina  lingua  usu  retine ndo »  biasima  L'uso  della  volgar  lìngua  in- 
valso  in  Italia  ove  dice  che  latino  sermoni  vulgarts  hic  noster  successlt ,  qui  cor- 
raptus  pronunci atione ,  atqae  admis$is  fonasse  aliquot  etiam  barbarorum  vocibus, 
totus  primum  ,  aut  magna  ex  parte  latinus  fuit  ;  e  ha  ragione  di  dir  cosi  ,  accre- 
sciuto essendo  H  nostro  parlare  da  qualche  vocabolo  straniero  ,  ma  non  mai  nato 
da  barbari*  Non  era  finalmente  da  lasciarsi  indietro  Anastasio  Germonio  de'  mar» 
chesi  di  Ceva  e  arcivescovo  di  Tarantasia ,  le  cai  Pomeridiana  quastionej  (  Au* 
gusta  Taurinor.  1580.  in  4.  )  d'altro  quasi  non  trattano  ^  se  non  in  esaltazione 
della  lingua  latina  e  in  abbassamento  delia  toscana.  Merita  esser  ricordato  sopra 
questo  argomento  anche  il  gentil  capitolo  di  Ercole  Bentivoglio  posto  fra  le  sue 
Rime  piacevoli t  stampate  più  volte  dal  Giolito  e  composto  da  lui  per  ischerzo  , 
mentre  per  altro  le  sue  cose  volgari  gli  hanno  stabilita  fra  gritaliani  la  riputazio- 
ne d*uno  de'  più  eccellenti  scrittori  • 

(tf*)  Il  sig*  abate ,  ora  monsignore  Giovanni  Bottarì ,  ottica  giustamente  le  lòdi 
che  qui  gU  vengono  date  da  monsignor  Fentauini ,  solito  per  aluo  andar  assai 
ritenuto  e  guardingo  in  commendare  1  letterati  viventi  e  in  dare  il  suo  voto  alle 
jnoderne  ristampe  sopra  le  vecchie  edizioni  :  ma  siccome  il  detto  sig.  Abate  toc- 
cò nella  sua  prefazione  una  corda  che  molto  gustava  all'orecchio  del  Fontanini 
con  aver  favorita  la  causa  del  Caro  centra  il  Castelvetro ,  cosi  non  è  da  stupire 
che  r  amico  suo  siasi  questa  volta  sviato  dal  suo  consueto  sentire ,  e  abbia  tatti 
encomi  di  questa  ristampa  che  anche  senza  di  questo  li  meritava  •  Pricpa  di  pas- 
sar  oltre,  mi  si  permetta  di  scoprire  un  picciolo  sbaglio  corso  ia  una  delle  nota 
suddeue  sopra  quel  luogo  deWErcolano  che  si  legge  a  carte  Z97.  Il  Castelvctro 
(  nella  sua  risposta  )  al  Caro  a  e.  f^  di  quella  in  4.  che  si  stampò  prima  ,  e  148. 
di  quella  in  8.  che  si  stampò  ultimamente  (i)  confessa  ec.  La  nota  è  questa  (i) 
In  Parma  appresso  Seth  Viotte  nel  ifyz.  ma  come  mai  potea  citarsi  dal  Varchi 
morto  nel  if6y.  in  una  sua  opera  postuma  impressa  ia  prima,  volta  in  Firenze  . 
nel  xf7o<  una  edizione  della  risposta  del  Cauelvetro  fatta  nel  1571?  La  ristam- 
pa in  8.  di  tal  risposta,  alla  quale  come  fatta  ultimamente»  cioè  dopo  la  prima 
edizione  ia  4.  teneva  il  Varchi  la  mira,  altra  non  fu  certamente,  se  non  quella 
di   Venezia  per  Andrea  Arrivatene  nel  ij6o.  in  8. 

Quel  valeutuomo  fioreatiao  ,  il  quale  ha  preposta  la  vita  di  Luigi  Pulci  alt* 
ultima  impressione  che  col  no  iie  di  Firenze  si  fece  in  Napoli  nel  173 1*  in  4. 
del  Morgante  di  esso  Pulci  9  venendo  a  far  menzione  del  sopraddetto  Dialogo 
anonimo,  lo  attribuisce  a  Niccolò  Machiavelli;  di  che  nondimeno  mi  dà  ^uaU 
che  moti^ro  di  dubitare  il  vedere,  che   ia  esso  (pag.  4|^*)  si   ragjaaa  del  bbro 


^^^nruTyirr         "        ...  -  -  ...p...^-^^  ,1^ 


3» 

Correzione  di  alcune  cose  delle  lìngue  dì  Benedetto  Var* 
chi,  e  una  Giunta  al  primo  libro  delle  Prose  di  Pietro  Bem- 
bo, dove  si  ragiona  della  vulgar  lingua,  fatte  per  Lodo- 
vico Castelvetro.  In  Basilea  iSyii.  in  J^.{i)(a).         L.   6v 

Fondamenti  del  parlar  Toscano  di  Rinaldo  Corso.  Iit 
Venezia  per  Comin  da  Trino  i549  in  8.  (e).  4* 

Eretici  ài  Lione,  dì  Ginevra,  di  Chiiwenna  e  di  Basilea,  co' quali  ebbero 
entrambi  particolar  confidenza  e  genio  di  conversare^  la  fece  quivi  stam- 
pare col  titolo  come  sopra  ip*)» 

(i)  Senza  nome  di  stampatore;  e  con  la  solita  impresa  del  Gufo  e  delF 
urna  rovesciata  con  le  fave»  o  palle  bianche  e  nere  de' voti  giudiciali  pex 
terra.  Per  non  mancare  in  questo  libro  motti  ereticali  alla  maniera  Cé»^ 
stelvetrica  (pag.  Sy.  147*  )  in  ludibrio  del  supremo  vicariato  di  Cristo 
nella  persona  del  sommo  pontefice  ^  e  in  beffa  della  confessione  auricola-» 
re,  egli  entrò  con  tutte  le  altre  opere  del  Caistehetro  nelFindice  de'libri 
dannati  9  solennemente  promulgato  con  le  regole  del  Con^cilio  di  Trento 
dai  pontefici  Sisto  V.  e  Clemente  Vili,  dopo  il  primo  di  Paolo  IV.  del 
r559.  L'accennato  secondo  motto  fu  avvertito  dal  Muzio  nelle  Battaglie» 
I^  ne  parlo  e  ne  parlerò  di  nuovo  più  avanti  per  difesa  de' sommi  ponte* 
ficiy  calunniati  di  fresco  (  pag.  55.  )  per  via  di  figurette  e  di  panegirici  in 
onore  del  buon  Castelvetro,  quasi  non  giustamente  processato  e  convinta 
d^eresie  manifeste. 

di  Ùante  di  vulgarì  eloquentìa ,  il  quale  noit  essendo  noto  td  aleUno  avanti  che 
il  Trissino  lo  pubblicasse  Tolgarizzato.e  la  prima  edinode  non  essendo  coitfparsa; 
se  non  nel  1^19,  non  poteva  esser  giunto  a  notizia  •  non  che  sotto  rocchio  del 
Machiavelli  ^  che  per  testimonianza  del  Varchi  ( Ist.  Fior,  lib.  IV".  pag-  S'^.  )  ern 
già  morto  due  anni  prima,  cioè  nel  is^J*  in  cai  neppure  era  insorta  la  strepito* 
sa  quistione  intorno  al  nome  da  darsi  alla  lingua  volgare  • 

(tf)  Alcuni  esemplari  sono  Tcram^nte  senza  nome  di  stainpatore;  mt  allatti 
sono  col  nome  di'  lui ,  cioè  con  quello  di  Pietro  Penta  ;  e  uno  di  questi  ri  poò 
veder  fra*  miei  libri . 

(^*)  Qùs'ndo  Ciaft^ar/tria  Castelvetro  kcc  stzmpzr e  la  correzione  di  LoÌ0vìe&  stto 
fratello,  non  era  rifuggito  né  in  Lione^  né  in  Ginevra,  né  in  Chiavenna  ,  flè  ili 
Basilea ,  ma'  in  Vienna  d*  Austria  ,  città  cattolica-,  e  di  Vienne  la  indfrUÒ  eoa 
sua  lettera  al  duca  Alfonso  dì  Ferrara  II.  di  questo  nome,  principe  rdigioslssi- 
mo  e  della  tempre  cattolica  casa  d' Este  tanto  benemerita  dellar  Chiesa  .  Il  Cat9 
per  la  cui  difesa  il  ^^rcAr  prese  a  compor  V  Ercolano,  scrisie  al  Sttviàti  t  come 
già  atea  scritto  anche  al  Varchi,  che  rolendosi  srampare  ft  Diatégé  era  ài  opiw 
Dione  che  se  ne  dovessero  levar  le  superfluità.  Intese  essere  in  Firenxe  chi  pensava 
d'impugnare  ì\  I>ìalt>g&,  e  che  il  Salviati  era  disposto  a  prenderne  la  difesa.  Ptri> 
ésstfré  cne  per  qneH* oppositore  si  abbia  ad  intendere  il  Muxi9\  autore  ddli^  Véif- 
china.  Non  so  che  altri  abbia  impugniKo  V  E  Scoiano . 

{cy  Non  wttóhcf  dopo  fnrona  ristampati  i  fondamenti  A*/  C&rn,  me  primi  ve- 
iuti  córrtHl  e  àccresdttti ,  centte»  si  leg^  liei"  frontispizio  df  dtieitt  rfiÓM^  •  fat- 
ta in  Venezia:  in  i,  setit*  anno  e  stampatoit .  Dietro  al  froimiìpiitfo  ste*  il  segaert- 
te  aVfho.'M  Alfa  ò9rr«done  di  «acato  libro  tfgiA  aom  si  attenga,  e  tfon'  ad  altra 
ftè  Scruta  lièilahip^i.  l&RùféÙ&  C&rh ,.  :  Qo^ta"  ìihpt^ixiM,  odkM  dé^  Fìmì' 


39 

*  In  Roma  per  Antonio  Biado  i564*  ^^  S*  L.     3* 
Discorso  di  Ascanio  Persio   intorno  alla  couformìtà 

della  lingua  Italiana  con  le  più  nobili  antiche  lingue,  e 
principalmente  con  la  Greca,  In  Venezia  per  Giamba^ 
tista  Ciotti  1592..  in^  (i)(a).  j^. 

*  In  Bologna  per  Gioi^anni  Rossi  nelVanno  stesso  iSQa; 
in  8.  edizione  migliorata.  8. 

Lettera  di  Alessandro  Citolini  in  difesa  della  lìngua 
volgare,  e  i  luoghi  del  medesimo,  con  una  lettera  di  Gi* 
rolamo  Ruscelli  al  Muzio  in  difesa  dell'uso  delle  Signo- 
rie. In  Venezia  al  segno  del  Pozzo  i55i .  i/i  8.  (ù,J(d).     3. 

(1)  Il  Bargigli  nel  Tarantino  pag.  65.  loda  il  Persio^  che  fa  da  Mate^ 
fa:  e  il  loda  parimente  Andrea  Scotto  nel  lib.  v.  delle  Osservazioni  a  ca- 

ro  XXVI 1 1 .  e  Gaspero  Sdoppio  nelle  Anfotidi  pag.  a43.  e  266.  Compose 
indice  de' poemi  di  Omero,  e  ne  fu  stampata  una  parte  in  Bologna  da 
GiovaarU  Rossi  nel  1597. in  ^-  (**)•  Antonio  Persio,  altro  uomo  dottissimo^ 
fa  fratello  di  Ascanio  ^c*).  Io  ho  voluto  dir  questo  per  non  veder  fatta 
menzione  alcuna  di  sì  chiari  fratelli  nelle  biblioteche  Napoletane  del 
Toppi  e  del  Nicodemi.  * 

(a)  Costui^  che  fu  da  Saravalle^  diocesi  di  C^ne^a  nello  stato  di  Venezia, 

tdtiini ,  benché  degna  di  esser  rammemorata  sopra  qsaluoqac  altra ,  porta  impres* 
sa  nel  titolo  l' insegna  della  Gatta  ,  asaca  dal  Sessa ,  e  cai  quale  si  Tede  nell'  e* 
dizione  del  1549.  nscita  col  nome  di  Comin  d«  Trinò  \  tua  nel  rimanente  diver» 
fa  .  Qai  non  ci  è  l'  errata  come  nell*  «'tra  ,  essendone  stati  emendati  gli  errori  . 
Ahrove  si  averà  occasione  di  dir  aaakbe  cosa  di   Rimaldo  Corso. 

{a)  Iaconi  parabil  tesoro  per  la  lin(^aa  comune  d' itali  a  sarebbe  stato  il  Vècaho* 
lario  italiano,  che  Ascanio  Perfio  andava  compilando  con  lodevole  industria  e  fati* 
ca  ove  con  ia  lettura  «e  col  rincontro  de' più  accreditati  antichi  scrittori  greci  e  la* 
tini  andava  notando  {pag  u.  )  le  molte  conformità  del  loro  idioma  con  la  no- 
stra lingua  it altana .  e  dice  italiana  per  non  essersi  voluto  ristringere  demo  i  termini 
troppo  angusti  delLi  toscana»  In  quest'opera  {ptg-  57)  egli  prometteva  di  mct« 
ter  in  chiaro  lume  l'origine  di  multe  voci  della  comune ^  che  appresso  molti  e* 
raro  in  concetta)  di  forcstìrrc  ,  con  obbligo  di  mostrare ,  che  non  derivano  né 
dai  Gotico  né  dal  f^and^tlìco ,  né  da  akro  barbara  idioma,  come  neppure  dall' 
Ehtjuo  •  o  dall'  Aramio  ,  donde  alcuni  (  olue  al  Giamèidlari  )  erano  01  parere  « 
che  la  nostra  lingua  ricevute  le  avesse,  parecchie  delle  quali  venuta,  secondo 
lui  ,  certamente  dal  L^ito  •  io  questo  suo  discorso  leggousi  registrate . 

{k*)  L*  Indice  di   A-canio  Pento  de*  poemi  di  Omero  tkoa    si    stende    oltre  al 
libro    1    deil*//iji^.    E^li  lo  trava|^iò   con    molta  dtligenta  «  e  ben  ragionato,  a 
imitazione  di  quello  dì   Firgilio  fatto  dall*  £f«rr^0 .  e  per  tal  ^ua  fatica  vien  egli 
lodato  dal  (giovane    Aldo    con  una    lettera  in  latiuo ,    e  da  Mauimo  Margunio» 
^escov.)  di  Cerigo  c^n  altra  in  greco  • 

(e*)  Antonio  Persio  fu  accademico  linceo  ,€  di  lai  parla  con  gran  lode  Framcescù 
StfiUtt  d^'lla  stessa  dotta  accademia  nelle  annotazioni  ala  sua  traduzii^nc  dal- 
le Si  tir'  òà.Pgruo» 

(d)  Questi  tic  piccoii  ttastau„  cbc  coatituiKono  il  prcscosc  ? ohuac  »  too  ani* 


40 

e  amico  di  Claudio  Tolomei,  abbandonata  la  fede»  e  Tltalia,  ai  rifuggì  ia 
Argentina,  e  poscia  in  Londra,  come  abbiamo  dalle  Lettere  di  Ruggeri 
Ascamo,  a  cui  fu  caldamente  raccomandato  da  Giovanni  Sturmio  per  ea* 
«er  messo  in  grazia  della  buona  reina  Elisabetta,  non  senza  indizj  ga- 
gliardi di  aver  egli  involato  dei  plagiario  solenne  il  famoso  Teatro  di  Giiìp 
Ho  Cammillo,  di  cui  vt^ggiamo  stampata  Videa  sola. 

ramente  ìndiritti  dal  Ruscelli  al  conte  Vinciguerra  da  CoUalto ,  ab.  di  Nervesa^ 
fratello  del  famoso  conte  Collaltino  ,  e  figliuolo  del  conte  Manfredo  che  nella 
sua  giovanezza  ebbe  tanta  parte  nel  favor  di  Leon  X.  La  edizione  suddetta 
delia  Lettera  dei  Ciiolini  fu  preceduta  da  un*alrra  del  Marcolinit  ed  è: 

'**.-•  I.  Lettera  di  M.  Alessandro  Citolini  in  difesa  della  lingua  volgare  » 
scritta  al  magnifico  M.  Cosmo  Pallavicino  .  in  Vinegia  per  Francaco  MarcoUui 
da  Forlì    1540.  in  4. 

11  Ciiolini  vien  dal  Tolomeì  commendato  in  più  luoghi  de^e  sue  Lettere  ,  cob 
me  pure  dal  Betussi  nel  Raverta  ( pag*  86.  ediz.  del  Giolito  i  744.  )  e  dal  Ru^ 
salii  nella  lettera  al  Mu\io  {pag,  40.)  ove  lo  dice,  un  miracolo  della  natura. 
Ma  tutti  questi  suoi  pregi  furono  da  lui  sciauratamente  oscurati  e  perdati  eoa 
h  sua  apostasia  dalla  cattolica  religione . 

11  I  luoghi  del  Citolini  ,  nato  in  Serravalle  •  o  SaravaUe  ,  come  il  Fomamimi 
pretende  {pag.  695.)  che  si  abbia  a  scrivere»  altro  non  sono,  se  non  un  sag« 
gio  e  cominci  amento  d*  altra  maggior  sua  opera ,  nella  qusle  era  suo  iatendinen» 
lo  dì  dare  ajuti  snirabili  alla  memoria  ,  e  di  ridurre  tutte  le  cose  immaginabili 
a  certi  luoghi  comuni  per  poter  discorrere  ampiamente  sopra  qualan^oe  soggee» 
to  .  Ciò  che  qui  in  ristretto  egli  accenna  ,  fu  da  lai  diffusamente  esposto  e  trat- 
tato nella  saa  Tipecosmia  stampata  in  Venezia  appresso  Vincenzio  Falgrisi  nel 
1561.  in  8.  nella  qua!  opera,  cne  è  un  mescugiio  ed  un  caos  di  tutte  le  cose 
intelligibili  e  materiali  »  ridotte  ad  un  sol  luogo  .  come  a  ricetto  bastante  di 
tutte,  comprese  sotto  il  termine  di  Mondo ^  egli  non  lascia  di  sparger  destra- 
mente  qua  e  là  alcuni  semi  di  quegli  errori,  che  in  materia  di  £eae  andava  io. 
teriormente  nutrendo:  in  che  non  gli  fìx  certamente  maestro,  o^  gli  servi  di  e. 
semplare  Giulio  Cammillo^  dalla  cui  pratica  e  conversazione  ai  ha  bensì  motivo  di 
sospettare ,  che  involasse  la  idea  ,  cne  ne'  suddetti  buoi  libri  egli  ha  spacciata  per 
aaa .  L'  uso  e  V  altro  vantavano  certa  loro  arte  e  scienza  »  come  misteriosa  e  mu 
rabile ,  la  quale  effettivamente  non  era ,  te  noa  o/ia  ciarlataneria  maliziosa  e  (ar« 
besca«  con  cui  si  oceano  strada  nelle  corti  e  nel  concetto  de'  principi  e  gran  signori  • 

111.  Passiamo  ora  alla  Lettera  del  Ruscelli.  {*)  Verso  la  metà  ael  secolo  XV L  in- 
sorse  contesa  fra  i  letterati  intorno  all'uso,  che  in  Italia ,  e  principalmeote  sci- 
le segreterie  andava  prendendo  piede,  di  scrivere  in  terza  persona,  e  noa  ia 
àeconda  ,  come  prima  comunemente  £acevasi ,  empiendo  le  lettere  di  titoli  di  si- 
gnoria .  di  eccellenza,  di  altezza  ec.  Claudio  Tol^mei  in  una  lettera  al  Ctro,  é^ 
ta  in  Rama  nel  if45.  condannò  come  abuso  la  nuova  usanza,  e  ne  produsse  l« 
migliori  ragioni  che  e* seppe*  Col  suo  credito  e  col  suo  esempio  tirò  molti  let. 
terati  nel  suo  sentimento,  e  fra  gli  altri  Bernardo  Tasso  ^  Gianfrancesco  Bini, 
Luca  Contile ,  esso  Caro  e  Girolamo  Mu^io ,  il  qtule  avendo  inteso  da  Antonio 
Rinieri  da  Colle ,  che  a  favor  dei  titoli ,  e  contra  chiunque  ne  sentisae  in  con- 
trario ,  era  risoluto  il  Ruscelli  di  pigliar  la  penna ,  volle  prerenirlo  con  ana 
lettera  (  Leti*  lib.  III.  pag.  117.  ediz.  L)  dove  prima  di  tutto  asserisce,  non  di. 
sconvenirsi ,  che  da  persone  amiche  si  difendano  opinioni  diverse .  U  Ruscelli 
non  urdé  a  rispondere  al  Mm\io  con  la  suddetta  scrittura ,  che  ansi  trattato ,  che 
lettera    può  chiamarsi.   Quivi  dopo  aver  ribattute  le  ragioni   dei   Tolomei  e  del 

(*)  Benché  la  lettera  del  Ruscelli  nell'ediuone  del  iS5i.  vada  unita  ali»  altre  due  oy«ca 
dei'Cittfiini,  ha  anlla  di  manco  fr«nti»pizi««  anmeration*  di  pa^inf  e  registro  a  parte. 


4' 

Le  Battaglie  di  Jeronimo  Muzio  Ciustìnopolitano  per 
difesa  deiritalica  lingua  ,  con  alcune  lettere  al  Cesa- 
no ^  al  Cavalcanti ,  a  Renato  Trivulzio,  e  a  Domenico 
Veniero  sopra  il  Corbaccio,  e  la  Varchina,  e  con  le  note 
sopra  il  Petrarca.  In  Venezia  presso  Pietro  Dusinelli 
i58i2b  in  8.  (i)  (a) .  L.     8. 

(i)  11  Muzio  volle  sempre  chiamarsi /arammo  all'antica,  siccome  pur  fece 
il  SasH>narola;  e  non  Girolamo^  secondo  l'uso  più  comune  de*  tersi  e  leg- 
giadri scrittori  italiani;  sopra  che  basta  vedere  le  Lettere  del  Bembo^  e  U 
opere  del  Ruscelli^  il  qaale  si  disse  ancora  Jeronimo  {p*)>  Però  Gerolamo 

Mh\ìo  f  predace  ferso  il  fiae  mn  lungo  catalogo  di  uomini  dotti  ed  insigui ,  che 
•i  accoffasTano  col  suo  sentimento,  il  quale  in  progresso  di  tempo  prcTslse  all'al- 
tro ,  e  prete  radici  :  talché  oggidì  pochissimi  son  coloro,  che  scrif  endo  a  perso* 
nag||i  di  conto ,  gli  trattino  alla  buona ,  e  famigliarmente  col  voi ,  e  loro  non  ri. 
empiano  T  orecchio  de*  titoli  signorili  al  grado  loro  doruti .  Un' altra  lettera  ti 
l^gg^  ^c*  quelle  del  Tolomei  {pag.  Sp.  ediz.  I  )  scritta  al  Bini  •  nella  quale  e'  con* 
danna  quel  principiare, scrivendo  a'gran  signori,  col  moito  magnifico  o  col  revcrcndiss, 
monsig.  ec.  i  quali  titoli  mettefansi  nella  prima  riga  di  ciascuna  lettera,  accocnr 
pagasti  spessissimo  da  un /e.  perlochè,  oltre  al  rimanere  spezzata  l' invocazione  » 
com'  egli  dice ,  del  parlamento ,  generava  fastidio  ,  e  facea  parere,  che  »  tutte  le 
lettere  del  mondo  avessero  un  capo  solo ,  quando  per  altro  V  ioTocaiione  pò* 
teasi  accomodare  or  nella  prima  clausola ,  or  nella  seconda ,  e  ora  più  basso  con 
grazia  e  gentilezza,  secondo  che  all'  orecchie  facea  migliore  armonia  .  »  Presente* 
mente,  si  fatti  titoli  vengono  collocati  non  più  nella  medesima  riga,  in  cui  pria* 
cipia  la  lettera,  ma  bensì  al  di  sopra  separatamente:  il  che  è  segno  di  mag- 
giore  stima  e  rispetto  ▼ei%o  la  persona,  alla  quale  si  scrive,  e  ne  diversifica  l'in- 
vocazione,  o  sia  il  cominciamento ,  che  al  Tolomei  era  cotanto  in  fastidio,  e 
.pareagli  »  goffissimo  e  sciocchissimo  uso,  e  segno  dì  grande  inezia.  »  Il  Sansovino 
{  Segretar*  lib.  I.  pag.  loz.  ediz.  i  f  84.  in  S.  )  tuttavia  osserva  ,  che  al  suo  tenu 
pò.  si  mettevano  i  titoli ,  da  chi  sopra  la  prima  riga  nella  cima  del  foglio  ,  da 
chi  nel  principio  detla  prima  riga  ;  e  da  chi  nel  mezzo  di  essa . 

(a)  Nel  frontispizio  stampato  leggesi  Battaglie  ^  non  Le  Battaglie,  Monsignore 
assai  spesso  è  prodigo  di  articoli  ai  titoli  deli'  altrui  opere  ,  a  fine  di  avvalora* 
re. li  sua  opinione,  ^lii  sopra  già  pienamente  esaminata:  e  l'aver  ciò  qui  accea- 
aato  di  nuoto ,  basterà  per  sempre  in  altre  occasioni  . 

{è*)  Al  Mit^io  piacque  chiamarsi  sempre  Jeronimo  all'antica  *  e  in  ciò  seguir 
volle  non  solo  1'  esempio  del  Savonarola  ,  ma  quello  ancora  di  Dante ,  che  non 
disse  altrimenti,  nei  Canto  XXIX.  del  Paradiso*  Ma  se  Monsig. ,  e  quanti  prendon 
per  mano  i  libri  dei  Mu^io  si  avveggon  subito,  e  giungono  a  sapere,  che  egli  volle  co« 
si  sempre  chiamarsi  alVant'fca-,  non  però  tutti  sanno,  nò  monsig.  lo  seppe,  che  a  lui 
piacque  mutarsi  cognome  gentilìzio,  che  veramente  non  era  Mu\io,  ma  Nu^io ,  comc- 
chè  egli  si  sforzi  di  dare  a  credere,  che  Cristoforo  suo  padre  avesse  cominciato  a  chia- 
marsi Af«fio,e  non  Nu\io,  che  era  il  casato  de' suoi  maggiori.  Monsig-  non  ha 
nemmeno  saputo ,  che  Giovanni  Nui^io ,  suo  avolo ,  era  nativo  d<  Udine  ,  sua  aa« 
tica  patria  ,  e  che  di  là  passò  a  stabilire  la  sua  Simiglia  in  Giustinepoli ,  o  sia 
Capodistria ,  ove  di  là  a  poco  fu  alle  nobili  di  quel  Consiglio  aggregata.  ff^Hf 
chiesa  de*  P.P.  Serviti  di  questa  nobil  città  esiste  anche  a'  nostri  giorni  la  iscfì* 
zione  sepolcrale  benché  assai  guasta  dal  tempo  »  di  esso  Giovanni  Nu%io ,  il^  cui 
nipote  Girolamo ,  del  quale  parliamo»  ebbe  ,cii  vaghezza  del  cambiamento  de'  ao« 
Tom»  /.  • 


amKmmmaBaQfommmaBoai 


4^ 

è  alla  mercantili»  in  dialetto  Veneziano.  Il  Mazio  fu  ingegno  grande» 
e  difeasor  della  santa  cattolica  fede  centra  molti  eretici  e  apostati  del 
tempo  suo,  come  dimostrano  altre  sue  opere,  da  nominarsi  più  avan» 
ti .  Nacque  in  Padova^  al  dir  di  lui  stesso  in  queste  Battaglie:  e  ciò  «e» 
gui  nell'anno  i497'  affermando  egli  di  essere  in  età  di  anni  78.  allora  ncll' 
anno  1576.  in  cui  le  scrisse  (a*),  e  mori  uellai  P aneretta,  villa  di  Lodo^ 

ini  (lodato  da  lui.  come  cosa  lecita  per  le  ^eggi-,  e  parche  non  sta  in 
fraude,  o  in  pregiadicio  del  prossimo)  che  a  due  suoi  figliuoli  naturali,  chia- 
mati al  battesimo  Cristoforo,  e  Pietro  Paolo,  volle  che  dipoi  si  desse  il  nome 
di  Giulio  Cesare  ,  e  di  Paolo  Emilio  ,  celebri  neli'  antica  Roma ,  dove  anche  la 
famiglia  Mu^ia  fu  segnalata  ed  i'tustre.  Anu  egli  r^ccon^a  in  una  dele  sue  let- 
tere  manoscritte,  favoritemi  da  mon»ig.  Gabriele  marchese  Riccardi^  che  !a 
Duchessa  di  Urbino  usava  mutare  il  nome  a'  suoi  famigliari  onde  ia  fanciulla 
scelta  e  destinata  da  lei  in  matrimonio  a  Giulio  Cesare  figliuolo  di  esso  ill«f«#, 
la  quale  per  1'  innanii  chiamavasi  Lodovica  si  elesse  dipoi  li  nome  di  Camilla 
e    con  quisto  altresì  andò  a  marito* 

(a*)  OimcnticatL'si  Monsig.  »  o  pentitosi  di  aver  così  stabilita  1*  epoca  del  ot- 
scimento  del  Mu^io  nell'anno  1497.  1*  ritira  ia  altro  luogo  (pag.  ifi)  ali*  aa- 
no  i49f.  con  questa  annotazione: 

M  Mancò  di  vita  nel  i57f-  d'anni  80.  dicendo  egli  stesso  nelle  Lettere  eatto- 
%  licke  lib.  ili.  pag,  i4f.  di  avere  avuti  74.  anni  nel  if69«  e  nelle  Fergertame 
9  pag,  i8f.  di  averne  avuti  fo.  nel  if46-  come  nato  nei  i49(>  «  •  e  più  batso: 
»  questa  è  la  vera  epoca  della  vita  e  morte  de^  IHu^io  9 . 

Questa  non  è  la  vera  epoca  né  della  vita  •  né  della  morte  del  Mii%\o  •  Kacqac 
in  Padova  nel  1496.  e '1  giorno  suo  nataliaio  fa  ai  in.  di  Marzo.  Moil  nel 
-Bf7é.  in  età  d'  anni  lixxi.  e- qui  ne  produrrò  chiare  prove  £  quanto  al  giorno 
e  all'anno  del  suo  nascimento,  io  fine  di  una  sua  lettera  a'I' amico  sno  Lodovi» 
co  Capponi  sta  scritto:  »  di  Roma  agli  zc.  di  Marzo  del  mslxzv.  Domane  che  sa» 
ranno  zìi.  con  la  grazia  di  Dio  entrerò  neirottantcsii#o .  »  £  ciò  conicraasi  aa* 
Cora  da  un'altra  sua  lettera  inedita  aMo  stesso  Capponi  in  data  di  Roma  a'xtit» 
di  Marzo  del  mdlzziv.  Et  io  hieri  finii  il  Lzzviii  E  se  pur  si  vaole  altra  prova  a 
stampa,  osservisi  quanto  e' dice  nel  lib  III.  dei  e  Vergtriane  pag.  14^.  z.  in  ana 
lettera  scritta  di  Érusselle  ai  zìi  di  Fcbbrafo  del  aaxLiz  a  Vituem\io  Fedeit 
segretario  veneziano:  »  ora  eh*  io  sono  a  finire  il  cinquantesimo  terzo  anno,  il  che 
sarà  ai  zìi.  di  Marzo  ,  io  mi  sento  cosi  atto  ad  ogni  fatica  ec..  •  Chiunque  sa  ti* 
rare  un  compaio  giasto  •  troverà,  che  tutte  le  suddette  d^te  si  accordano  a  fia* 
sarc  il  giorno  e  Tanno  de  la  nascita  del  Mu^io  ai  an.  di  Marzo  nel  1496^  e 
non  nel  i49f*  ovvero  nel  I4v7*  e  che  nel  computo  del  Fontanini  la  vera  epoca 
da  lui  poco  fondatamente  a' è  stabilita;  e  ciò  per  aver  lai  ignorato  il  giorno  del 
nascimento  di  lui . 

Le  Battigie  del  Muijio.  cbismate  anche  da  lai  col  nome  di  Duallt ,  unto  e. 
V*  vsgo  e  intestato  della  saa  scienza  cavalleresca,  comprendono  diversi  trattati 
Kritti  in  diversi  tempi  ;  onde  poco  agf^iusratamente  dicesi  da  Monsig.  (  pag* 
éff.)  averle  lai  scritte  nel  iJ7f.  essendo  però  verissimo  averle  lui  messe  in  or- 
bine in  casa  Capponi . 

I.  La  lettera  ai  Cesano  e  al  Cavalcanti  fa  da  Ini  stesa  in  Ferrara  •  in  tea- 
fo  che  serviva  il  duca  Ercole  IL  trentasei  anni  avanti  la  Varchina  (  Bau.  pag. 
79.  X  ):  il  che  viene  ad  essere  vcrfo  il  ifff- 

II.  La  lettera  a  Domenico  Venterò  fa  scritta  dal  hiu^io  poco  dopo  la  impressione 
del  Co'tacciop  fatta  in  Parigi  nel  ifif.  contro  la  quale  egli  acerbamente  inveisce  . 

Ili  La  Varchina  fii  composta  da  lai  nel  if7|  due  anni  e  mesi  dopo  la  pab- 
Witvtxùùt^WErcolano  iM  VateUiMau.  p.  14.  ^  segoiu  nel  1570. 


43 

ìAeo  Capponi  tra  Siena  e  Firenze  ì  a  Valdelsa  tre  miglia  I  unge  da  Firenze  {a*) , 
dove  il  Capponi  suo  strettissimo  amico^  e  generoso  antenato  del  sig.  mar- 
chese Alessandro  Gregorio  ,  furier  maggiore  del  sacro  palazzo,  per  forza  il 
condusse,  avendolo  in  sul  far  della  sera  incontrato  a  Poggibonzij  mentre  se 
ne  andava  a  Firenze j  chiamatovi  da  Paolo  Giordano  Orsini  duca  di  Brac- 

IV.  Le  anootasioai  sopra  il  Petrarca  sttccedettero  alla  Varchina^  e  probabilmca. 
te  nel  if73«  oryero  nel  sassegaence. 

V.  I  tre  libri  o  più  tosto  le  tre  Orazioni  per  difesa  della  vulgar  lingua  sono  di 
data  più  Tecchia-;  poiché  il  Mu\io  (ivi  pag.  iffO  attestando  di  averle  scritte  con. 
tra  chi  „  nen  era  gran  tempe  nel  bel  mezzo  d*  Italia  erasi  impegnato  ed  affaticato 
„  di  cacciar  dal  mondo  questa  dolcissima  nostra  e  iulica  lingua  ,,6  dinotando  con 
queste  e  altre  parole  come  sarò  altrove  per  dimostrare  di  prendersela  con  Romolo 
Amaséo  che  in  Bologna  l'anno  i5)9'  *^ca  per  due  giorni  di  seguito  dcc'amato 
latinamente  in  disonore  e  vilipendio  della  medesima,  dà  indizio  di  averne  piglia» 
ta  la  difesa  con  queste  tre  orazioni  non  gran  tempo  dopo  l'anno  suddetto. 

Non  è  vero  pertanto  che  il  Mii^io  scrivesse  le  sue  Battaglie  in  età  d'  anni 
78.  nel  if7f*  e  invano  se  ne  adduce  in  prova  la  testimonianza  di  lui,  il  quale  so- 
lamente nell'ultima  delle  sue  lettere,  ( Lett.  pagf.ifx,  edi\*  //,  Fir.  1^90.  in  4  ^ 
scritta  di  Firenze  nell'Ottobre  dell'anno  suddetto  a  Jacopo  Buoncompagno ,  duca 
di  Sora  ,  asserisce  che  in  quindici  giorni  sperava  di  poter  metter  in  ordine  le 
sae  Battaglie  con  animo  di  pubblicarle.  Il  dire  di  metterle  in  ordine  in  quindi- 
ci  giorni  non  k  un  dire  di  averle  scritte. 

(tf*)  „  Il  Mk\io  diecianni  dopo,  cioè  nel  if7(.,  senemoriin  villa  del  grande  amico 
„  suo  Lodovico  Capponi  alla  Paneretta  in  Valdelsa  tra  Firenze  e  Siena  ec.  »  (pag.  691.) 

Che  il  Mu^io  morisse  alla  Paneretta f  e  verissimo:  ma  non  prima  dei  if7<« 
poiché  da  una  lettera  assai  risentita  del  cardinale  Ferdinando  de'  Medici  che  poi 
Fu  granduca  di  Toscana»  scittagli  di  Roma  ai  zxviii.  di  Dicembre  nel  if7f-  la 
copia  della  quale  mi  fii  comunicata  dal  cavaliere  Anton  frane  esco  Marmi ,  si  vede 
che  il  Mu^io  era  allora  per  anco  in  vita.  Una  vaga  descrizione  della  Paneretta 
fa  il  Ma^io  in  una  sua  poesia  in  versi  sciolti,  indirìtta  al  Capponi  t  al  quale 
Maddalena   Vittori  sua  moglie  l'avea  portata  in  dote.  Ma  seguitiamo  il  filo. 

»  Moti  in  villa  della  Paneretta  non  però  come  già  ridotto  all'  estremo  delle 
«  miserie,  secondo  che  dianzi  molto  incautamente  fa  scritto,  ma  ben^l  dal  Cap- 
A  poni  trattovi  a  fbrsa  di  cortesie,  sue  proprie  e  personali:  e  perciò  da  non  do* 
i>  Terne  egli  dar  conto  ai  malevoli  del  Mui^io,  avendolo  prima  casualmente  in- 
]»  contrato  in  Chiesa  a  Poggièon\i ,  mentre  se  ne  andava  a  Firenze  a  trattar  col 
•ù  granduca  e  col  duca  di  Bracciano .  » 

Tanto  incautamente t  quanto  Monsignore  si  pensa,. i|on  fu  scritto  dianzi  dal 
signor  canonico  Salvino  Salvini ,  cui  tacitamente  va  a  ferire  il  co'po,  per  aver 
lui  avanzato  ne' suoi  lodatissimi  Fasti  Consolari  (  pzg.  491*)  che  il  Mu\io  fosse 
fidotto  ali  estremo  delle  miserie*  Una  tale  espressione  può  essere,  che  dica  più 
del  dovere:  ma  nelle  Lettere  stampate  del  Mv^io  non  ci  è  cosa,  di  cui  più  so- 
vente ei  si  iafi;ni  che  della  sua  estrema  povertà:  talché  in  una  {  Lett*  pag.  17. 
edix»  del  Giolito  in  3.  )  al  marchese  del  Vasto  si  duo'e  »  esser  gran  tempo  ch'egli 
viveva  dell*  ajuto  degli  amici»  e  in  un'altra  (^pag.  49.  j  a  Francesco  Cif/vo  soggiu- 

5  ne:  »  infitto  da' primi  anni  mi  è  sempre  convenuto  andare  attorno,  guadagnao- 
offli  il  pane,  se  ho  volato  vivere;»  replicando  Io  stesso  (pag.  i^*  ^0  ^°  quel- 
la che  scrìsse  a  Vincenzio  Fedeli.  Ma  per  tutte  le  prove  che  addur  di  ciò  se  ne 
possono .  basti  i(  sentire  come  il  Mu^io  in  età  di  anni  Lzzvii.  parli  di  sé  stesso 
al  duca  di  Savofa  in  questo  cominciamento  di  lettera  (  Lett.  lib.  IV,  pag.  zoé* 
ediX'  di  Pir  in  4«J:  •  Gran  disgrafia  è  stata  la  mia  in  cinquantaquattro  anni  di 
iervitd  non  aver  potato  acqtistaf  ein§%antaquattro  quattrini  dì  entrata  Senna  •  » 


44 

cianoj  al  dire  del  Muzio  stesso  in  una  lettera  al  Duca  (a*):  il  qual  MwAo 
in  altra  al  Capponi  si  gloria  di  essere  stato  discepolo  di  due  maestri  fa-> 
mosiy  Rafael/o  Regio,  e  Batista Egnazìo  (Z»*):  e  tali  cose  da  me  non  si  ram- 
meutauo  indarno  \c*)*  Si  vede,  che  queste  letterarie  Battaglie  del  Muzio 

(a*)  V  Se  ne  mori  alla  P aneretta  -  trattovi  dal  Cappgni  a  forza  di  corceiie  sue 
»  proprie  e  pcrfonali—  avendolo  prima  casualmente  incontrato  in  Cbieia  a  Pog» 
»  gìhonii  meucre  se  n'  andava  a  Firenze  a  trattar  coi  granduca  e  coi  duca  di 
»  B raccianov  .  (p^ig,  691») 

La  lettera  del  Mu\io  al  duca  di  Bracciano  è  in  data  dalla  Paneretta  ai  4.  di 
Novembre  dei  i  ^74.  dopo  il  qual  tempo  fra  le  lettere  inedite  di  lui  ne  osservo 
una  scritxa  di  Romazx  i8.  di  Gennajo  del  ijyf.  in  cui  si  lamenta  che  al  suo  ri- 
corno in  Roma  dalla  Paneretta  aveva  trovate  occupate  le  sue  stanze  d'ordine 
del  Cardinal  suo  padrone»  il  quale  similmente  doveva  mutar  d'alloggio  .  Coaviea 
pertanto  credere  cUe  dopo  quel  tempo,  ma  in  detto  anno  157^*  facesse  il  Mm\Ì0 
un  altro  viaggio  in  Toscana  e  tornasse  alia  Paneretta  dove  trattenuto  al  solito 
dall'amico  Capponi,  venne  a  morte  Tanno  seguente  if?^. 

»  Trattovi  dal  Capponi  a  forza  di  cortesie  ,  sue  proprie  e  personali ,  e  perciò 
»  da  non  doverne  dar  conto  ai  malevoli  del  Mincio,  «("ivi  j 

Se  il  Capponi  praticò  amorcroiezza  verso  del  Mu\io  ed  ospite  il  tenne  in  sua 
casa  non  tanto  il  fece  per  effetto  di  sua  propria  e  personal  cortesia  quanto  per  effetto 
di  sua  personal  gratitudine,  poiché  in  un  grave  e  spinoso  affare,  ove  ai  tribunali  di  Fi. 
ren\€  e  di  Roma  trattavasi  della  riputazione»  delia  libertà  e  forse  ancora  della  vita  del 
Ctpp9ni,  il  Mu:^io  e  col  consiglio  e  con  la  penna  ne  pigliò  la  difesa  e  operò  in  maniera^ 
che  l'amico  ne  riuscì  con  salvezza  ed  onore;  le  quali  cose  saranno  da  me  poste  in  chiaro 
nella  vita  del  Mu\io  la  quale  ho  in  animo  di  scrivere  e  di  pubblicare,  se  a  Dio 
Signore  piacerà  concedermi  vigore  e  tempo  di  effettuarlo  a  gloria  non  meno  del 
Mu\io  che  della  sua  onoratissima  patria ,  cui  questo  deggio  e  più  ancora. 

(b*)  »  Il  Mu^io  fu  allievo  e  discepolo  di  due  valentuomini  »  RafacUo  Regio  e 
»  Batista  Egna\io ,  »  (ivi) 

Anche  questa  è  una  delle  tante  inutili  repetizioni  che  spesso  nella  Elùquen\A 
di  Monsignore  s*  incontrano.  Ma  per  qual  cagione  nell'uno  e  nell'altro  luogo 
lascia  egli  di  mentovare  un  terzo  maestro  del  Mu^io  che  in  compagnia  degli  al. 
tri  due  ne  fa  ricordanza  nella  lettera  con  cui  indirizza  a  Vinceniio  Fedeli,  suo 
già  condiscepolo  sotto  gli  stessi  maestri,  la  prima  edizione  delle  sue  Lettere,  £it* 
ta  dal  Giolito  nel  iffi.  in  8.?»  Noi  ,  così  gli  rammemora,  da  giovanile  età  in- 
sieme  demmo  opera  agli  studj  delle  lettere:  insieme  fummo  uditori  del  Regio 
e  appresso  àtW Egna\io  e  del  Fausto,,,  Questi  mentovato  in  terzo  luogo,  non 
fu  già  quel  Sebastiano  Fausto  da  Longianocoa  cui  ii  Afa^io  ebbe  quejle  contese, 
che  note  sono  ;  ma  fu  Vittorio  Fausto ,  veneziano ,  uom  dotto  si  in  latino  che 
in  greco  al  paro  degli  altri  dae,  come  il  dimostrano  le  aoe  opere  e  in  particola- 
re  le  sue  cinque  Orazioni  latine,  stampate  dai  figliuoli  di  Aldo  (  ken»  if  fi.in4.  ) 
e  famoso  inoltre  per  la  invenzione  e  fabbrica  de. la  Quinquereme ìodàU  dal  Sanso» 
vino,  dal  Liòurnio ,  dai  Ramusìo  e  dal  Bembo  che  in  una  lettera  al  Ramusio  ce 
ne  ha  lasciata  una  esatta  descrizione.  Egli  ai  16.  di  Ottobre  nel  ifiS  era  stato 
eletto  dal  Senato  alla  pubblica  lettura  della  lingua  greca  in  Venezia  in  luogo  di 
Marco  Mh suro  di  Candia  che  prima  la  sosteneva  .  De;  Fausto  fa  onorevole  me. 
moria  l'Ariosto  nei  canto  xlvi.  stanza  xis.  mettendolo  fra  molti  uomini  iliustri 
del  tempo  svo. 

(e*)  Anzi|diconsi  con  mistero:  ma  questo  rimarrà  sviluppato  opportanamente  in 

altra  opera, 'nella  quale  renderò  gittstizia  a  chiunque  mi  avrà  somministrati  lami 

per  non  lasciarmi  errare  nel  bufo,  non  volendo  imitare  in  venia  conto  il  sempce 

biasimevole  esempio  ed  abuso  di  cerei*  i  ^ uali  di  chi  ad  essi  loro   somminisua 


45 

t 

De'Comentarj  della  lingua  Italiana  di  Girolamo  Ru- 
scelli Viterbese  libri  vii.  In  Venezia  per  Damian  Ze- 
naro  i58i.  in^.{i){c).  L.     4' 

contra  i  sentimenti  di  persone  particolari,  dal  Capponi,  presso  il  quale 
ebbero  il  lor  compimento,  non  furono  prese  in  mala  parte,  come  altri  poi 
fecero  con  soverchia  delicatezza .  Anzi  il  Capponi  trattò  magnificamente 
Tamico  in  vitale  anche  in  morte,  dandogli  onorevole  sepoltura  nella  cbie* 
sa  di  «9.  Rufiniano  con  l'epitafio,  recitato  dal  nostro  sig.  canonico  Salvini. 
Le  Battaglie  furono  date  in  luce  da  Giulio  Cesare  Muzio  (  Fasti  Conso^ 
laripag.  492.  )  sette  anni  appresso  alla  morte  del  padre.  Questi  riprende 
l'edizione  del  Corbaccio^  fatta  in  Parigi  dal  CorbinelU,  difende  se  stesso 
dal  Varchi y  e  taccia  nella  locuzione  il  Guicciardini,  Girolamo  Ruscelli, 
e  il  Castelvetro  (a*).  Nella  giunta  alle^a/^ogfie  a  capo  oxix.  pag.  119. 
ragguaglia  il  pubblico,  esservi  chi  scrivea  centra  la  sua  Varchina  Qj>*) ,  a- 
spettando,  che  se  ne  morisse;  e  dichiara,  non  esser  lui  romano,  né  tosca- 
no, quantunque  vivesse  in  Roma.  Ninno  avendo  sinora  scoperto  questo 
segreto  avversario  del  Muzio,  sappiasi,  che  ei  fu  (bruiamo  Catena  da 
Norcia,  per  quanto  si  trae  da  una  delle  sné  Lettere  con  la  data  di  Roma 
del  j583.  otto  anni  dopo  la  mòrte  del  Muzio;  ma.  con  le  altre  stanipatt 
solamente  nel  1589.  ed  è  la  pr^ma  del.  Ijibrio  vii.  Nel^  atè^^ìnid  ahi^p 
i583.  Girolamo  Zoppio,  già  amico  del  Varchi,  volle  pariménte  cimentiaiw 
si  col  Muzio  in  uno  de' suoi  Ragionamenti  pag^7a.che  è  in  difesa  del 
Petrarca .  Ma  il  Catena,  e  il  Zoppio  troppo  indugiarono  a  divulgare  gli 
scritti  loro  centra  il  Muzio  dopo  lui  morto.  Ora  qualanqae  siatsi  la  forca 
delle  Battaglie y  elle  servono  a  più  cose:  e  il  2/afi  per  cagiònè^'^fli  es^ 
mette  il  Muzio  tra  i  benemeriti  della  lingua  ilella'sna  prèfàzidne' alle 
Prose  fiorentine .  Udeno  NisiiU  nel  Proginhftsmo  a8.  del  Vpliiin^  yl  lè 
chiama  Battaglie  di  RoncisvaÙe;  ma  poi  Se  ne  vale  piii  volte  in  buòna 
parte.  Laonde  se  ne  dovrebbe  fare  una  nuova  edizione  da  chi  sapesse  ao* 
carezzaile,  come  ha  fatto  il  nostro  sig.  abate  Bottari  alV Ercolano  del 
Varchi. 

(i)  Il  Ruscelli  per  molti  e  molti  anni  ebbe  A  trattenere  il  mondo  con  la 
speranza  di  dar  fuora  questi  suoi  Cpmentarj,  né  mai  si  videro  comparire''^ 

letterar)  ed  aroichcToli  ajati;  nonr  si  degnano  di  (àr  aiotto ,  ma  piottosto  miste- 
riosamenc^  ed  a  mena  bocca  ne  parlano  per  motteggiare  e  anche  per  censurar- 
le, ove  ciò  lor  torna  in  «croacio:e  tali  cote,  io  pare  dirotto,  dà  m/  non  sì  ram- 
mentano  indarno  ^ 

(a*)  E  anche  il  Machiavelli  e  Lodovico  DoUe^'totà^thh  poi  in  alctin'e  dose^  I# 
difenda  dalle  censure  del  Ruf cèlli, 

{b*j  Ciò  non  istà  a  capo  cziz.  ma  alia  pagina  ic^.  La  Vankina  non  compren- 
de più  di  xxziii.  capi,  dprendosi  però  avvertire  che  nella  stampa  i  numeri  ttan 
malamente  segnati .  La  i«/i/tf  che  ne  costitaisce  1' ultimo  capo  vi  (il  apposuca- 
mente  attaccata  da  lai  nell'anno  tao  lkctici.  due  anni  dopo  aver  composta  li 
Varchina  • 

{e)  Nel  téoi.  ne  fu  fatta  dallo  tteiio  Z^n^r^  una  seconda  edizione,  coti  sonai* 
gMance  alla  prima,  che   a    fatica  e  'solo  d^po  aa. attento  esame  e    ritcoatro  mi 


46 

Della  lìngua  Toscana  di  Benedetto  Baommattei  libri 
II.  In  Firenze  per  Zanobi  Pignoni  1643^.  in  4-  edizio^ 
ne  in.{i){b).  L.     4. 

se  non  molto  dopo,  che  egli  se  ne  era  già  passato  di  questo  secolo;  e  ciò 
seguì  per  opera  di  Vincenzio  Ruscelli  suo  nipote,  lì  Pigna  da  3o.  annipri* 
ma  ne  avea  fatta  precorrer  la  fama  nel  libro  III.  del  suo  Duello.  Il  jKtt- 
scelli  nella  lettera  preposta  a  quelle  di  xi  1 1 .  uomini  illustri  della  edisio* 
ne  di  Venezia  presso  Francesco  Lorenzini  da  Torino  del  i356.  disse ,  che 
questi  suoi  Comentan  allora  già  uscivano  alla  luce:  e  come  di  cosa  fatta» 
ne  parlò  sovente  nelle  sue  potè  aìVOrlando  deir^^no^^o.  Ma  poi  compar- 
.Tero  astai  dopo,  e  non  corrisposero  al  grido  (a*);  onde  il  Borghesi  nella 
parte  li.  delle  sue  lettere  discorsive,  pag.  3o.  ne  parla  assai  male. 

(i)  Un'altra  edizioUie  ne  ha  fatta  dianzi  il  signor  abate  Giambattista 

Casotti. 

« 

son  potoco  «vvcdcre  eh'  dia   ooo   era  la  stessa  •  mutatone   il  frontispizio  ed    il 

Jmnn  foglio.  Questo  non  dispregevole  stacnpatore  spiegata  per  impresa  uaa  Ss- 
^maadra  incorooaca  che  si  riaaors  nel  rogo  col  motto,  f^irtuù  sic  etdit  invidia. 

(it*)  t^otcàsi  perdonare  al  Ruscèlli  V  aver  trattenuto  laagamente  il  pubblico 
nella  speranza  di  questi  suoi  Cementar) ,  con  la  considerazione  di  tante  beli'  o- 
pere,  che  egli  di  t^mpò  in  tempo  andò  producciido  •  Dieci  e  più  anni  avanti, 
che  si  stampassero ,  prevenuto  cialla  morte ,  non  potè  dare  agli  steiii  V  aiti  ma 
lima  •  e  perciò  vi  s' incontrano  molte  cose  »  che  in  buona  grammatica  non  i- 
stanao  bf9  salde,  aaUhè  il  Salvìan  qM'  Infarinato  II.  pag»  $fi*  ne  parla  con 
disprezzo.  Il  librò  per  «laro  ha  la  sua  utilità»  e  non  è  degl* infimi,  che  in  que- 
sto genere  abbiamo  ;  onde  il  Lombardelli ,  it  quale  però  lo  nota  di  stile  asiatico , 
lo  propone  alla  gioventù  (ne*  fonti  toscani  pag.  ^9»)  come  opera  utile  per  la  lingua. 
(h)  Le  due  prime  edizioni  di  questa  grammatica ,  che  a  parer  di  molti  è  la 
ttiigtievé  di  quinte  in  nostra  liàgua  ne  abbiamci ,  non  erano ,  che  un  picciol  ssg- 
gio  dell'opera.  Ma  la  quarta  fattane  dall'abate  Casotti^  impressa  in  Firenze  per 
li  Guidacci  e  Franchi  nei  17 14.  in  quarto,  ha  questo  vantaggio  sopra  le  pre* 
cedenti,  che,  oltre  al  ritratto  e  a'Ia  vita  del  Buanmittei  ,  scritta  da  esso  Cd- 
sotti  f  ella  è  corredata    di  utili  annotazioni  dell' ab.   Sahini  »  e    in    fine  vi  è  ag* 

f;ittnto  un  Discorso  del  Buommtttei ,  recitato  nella  nostra  accademia  fiorentina 
ntorno  alle  Lodi  della  lingua  toscana.  {*)  Quando  da  una  ad  un'  altra  impressione 
Eassa  notabil  divario ,  o. per  mutazione,  o  «per  troncamento,  o  per  giunta,  non 
asta  dir  seccamente  prima»  seconda,  o  terza  edizione,  ma  per  altrtii  regola'e 
ammaestramento  convien  notare  le  differenze,  e  i  vantaggi,  che  l*  una  tien  so- 
pra l'altre.  Per  dar  compimento  a  questa  /rrammatica  del  Baommattei  mancano 
I  trattati  da  lui  promessi,  degli  affissi»  ^ell* ortografia ,  e  del  modo  di  pun- 
tcggiare . 

(•)  Araiétag^i'*  «  cdèforto  di  chi  non  potette  *ianj<!re  a  |)o«*l?^iffre  U  quarta  lmpr«*«%io<ifr 
ai' ^«ft* «patA  U  arr«rtiri  i  lég-^ìtorS,  oh«  «ina  ^ainta  |»iif#  tié  abbiamo»  U  ^oaU  eolia  dav 
tà  iìFir^nzCi  •  di  Verona  fa  fatta  dal  B9rnottf\  1710  in  4.  «d  in  coi  ti  trovano  tutti  qu^* 
▼antaggi^  che  preg^iabile  rendono  a  pr«forpnxa  delle  antecedenti  la  edizione  <fel  i*iré. 
fuor  solamente  il  ritratto  dell' Autore,  in  vece  del  quale  tta  immediatamfnte  dopo  il 
/tohtispisio  lo  stemma  de*Si^nori  dèlia  (?atzA.)'a,  *  cui  dedicotsi  dal  Berno  questo  libro, 
ohe  è  tt'aa  d«IIe  jirìtfr'e  téfé  da  Itti  iihj^ré^se. 


^7 

L^arte  del  puntare  gli  ^critti^  formata  e  illustrata  da 

Orazio  Lombardelli.  In  Siena  per  Luca  Bonetti  i585.  Ì7| 

8.  eia  Firenze  per  Giorgio  MarescottiiS86.in/^  {a).  L;    4* 

*  De' punti  e  degli  accenti.  In  Firenze  presso  i  Giunti 

i566.  f/i4-  3. 

^  Difesa  della  Zeta.  In  Firenze  i588.  in  8.  (  ma  nelle 

giunte  e  correzioni  pag.  696.  vuol  che  si  legga:  inFiren^ 

ze  appresso  Giorgio  Marescotti  i586.  in  4-  )  (^)-  3. 

(a)  Il  Lombardelli  fece  tre  anni  dopo  di  cotesto  soo  libro  un  rìstrettissimo 
Compendio ,  e  lo  diede  hiora  col  titolo  di  Memoriali  dell'  arte  del  puntare  gli 
scritti^  dalle  stampe  di  Siena  nel  1588.  in  8.  ristampato  poscia  ia  Verona  per 
Girolamo  Discepolo  nel  15^4.  similmente  in  8.  Ma  Teot'anni  prima  de  l' arte 
suddetta  lo  stesso  Lombardelli  ci  atea  data  sopra  tale  argomento  la  seguente 
operetta  . 

*  .  .  .  De  punti  ,  e  degli    accenti ,  che  a'  nostri  tempi  sono  in  uso  tanto  ap- 
presso i  latini  ,  quanto  appresso  i  ? oigari .  In  Firenze  per  li  Giunti   if66  in  8. 

Monsrg.  nella  Giunta  pag.  69Ó.  lo  riferisce  ,  ma  in  4.  ;  e  pur  la  forma  e  vera- 
mente in  8.  :  errori  minuti ,  ma  frequenti  nella  sua  Eìoq\iesizz,  Egli  una  sola  vol- 
ta avendomi  colto  in  falò,  me  oe  ha  corretto,  e  ha  mostrato  di  farne  gran 
capiule  A  me  occorrerà  di  riconvenirnelo  spesso,  e  senza  dire»  cento  per  una,  me 
la  passerò  modefiiamente .  Ma  tornando  al  Lombardelli^  T  approvazione  d^ca  uni* 
versalmente  al  suddetto  suo  primo  parto  ,  gii  fece  cuore  ad  esaminare  più  atten* 
taineote  questa  parte  cosi  importante  delia  scrittura,  e  a  ridurre  a  mag^^ior  peife* 
xione  r  arte  del  puntare  :  sopra  il  quale  argomento  Jacopo  Vittorio  oà  Spello  » 
scrisse  dipoi  un   Trattato  col  titolo:  ^ 

*  Modo  di  puntare  le  scrittare  volgari  e  latine  •  In  Perugia  per  Vittorio  Co- 
lombardi  téwt.  m  8.  , 

Motti  stanapatori  e  correttoli  «tao  poco  auenti  alla  buona  collocazione  de*  pnn*^ 
ti:  co«a  Aff»uo  aecessaria ,  e   che  spesso   malamente  osservata t  rende    guasta  ,  e' 
imbarazzata  i*  intelligenza  delle  scritture,  e  delle  stampe.    Di  sette   stampatori  fa*^ 
cci  in  questa  parte  lì  Lombafdeili  {  p^g*  |i.  51.  )  gran  caso,  i  quali  e' dice  estef" 
gli    state  guide  per  ^u^st* intricata  selva,  tra  i  quali  mette  de' nostri  veneziani  • 
Aldo  e  Paolo  M*iau^ ,  Gabriel  Giolito  •  Giovanni  Grifo ,  e    Vincenzio    Valftrisi , 
chiudendo  il  sno  settenario  con    Bastiano  Grifo  da  L/one,  e  con   Filippo  Giunti 
da  FirÉM^e  •  A  £avore  di  quest'  arte  il   Verino  Secondo ,  o  sia  Francesco  de*  Vieri 
pronunciò  «in  Giudicts^    che  £1  molzo  onore  al  Lombatdelli  »    il  quale  per  altre 
•de  opere  fiportò  lolle  da  Diomede  Borghesi  (Lett*  disiors^  toK.  ìli.  pag*  ut*)' 
e  d4  Marcantonio  Bonciario  (Epistolare  Centur.  nova  pag.  fl.^*  , 

(b)  Si  nel  testo,  come  nella  giunta,  e  nella  conezionc  egli  prende  errore. 
Falla  nel  ceKo  qmaiKo  all'anno,  perchè  dee  sure  if86«.  e  non  i  (S8.  Nella  cor- 
•eaione  £illa  quanto  aila  fosma  del  IìIko,  che  è  in  8  ,  e  non  in  4  .  Oltre  ciò 
non  ha  registrato  il  titolo  come  sta  veramente  »  Egli  legge  .  Difesa  della  Zeta^ 
e  *1  Lombardeilif  preponendovi  l'articolo,  tanto  a  trove  favorito  da  Mosig  ,  vuol 
^^  8*  ^^W^«  '<■  Dit<4a  dal  Zata^  e  n«n,  dtUa  Zeta.  La  contesa,  se  gli  eie. 
menti  dell' alfalKto  debbano  nsarsi  nel  genere  maschile,  .0  nel  femminino,  è  sta* 
fa  altre  volte  agitata .  Nello  Jtesso  tempo ,  in  cui  il  Lombardelli  sci  isse  La  Di* 
fesa  del  Zets ,  erano  insorti  in  Vetoaa  fièrissiini  contrasti  ,  come  se  si  trat- 
tasse della  conqaista  del  vello  d'  oro ,  intorno  ^U'uso  di  qnesta  lettera  Z ,  tra 
Orlando  Pesceui^  che  per  esMr  toscano  la  aosteneva,  e  ira  Ciandomemu^  Céts- 


48 

La  Querela  deli'  Raccorciato,  di  M.  Aurelio 

In  Napoli  per  Manno  Cavallo  .  1644*  ^^  4-  (^)*     ^*     ^* 

'  Avyertinienti  sopra  le   regole   toscane  ae* verbi,  e 

delle  voci  9  di  M.  Niccolò  Tani  dal  Borgo  a  S.  Sepolcro. 

In  Venezia  per  Giovita  Ripario  i55c.  in  A.  {b).  4* 

Amplìazione  della  lingua  volgare,  fondata  da  Vitale 
Pàpazzoni  parte  in  ragione  e  parte  in  autorità.  In  Vene^ 
zia  per  Paolo  Mèjetti  iSSy.  in  8.  (e).  32^ 

-  -  Apologia  in  difesa  della  sua  ampliazione  centra  le 
opposizioni  di  O.  P.  (Orlando  Pescetti  )•  In  Padova  per 
Paolo  Mesetti  1587.  in  8.  S. 

Lettera  di  O.  P.  a  Guiscardo  Rinieri  nella  quale  si 
chiosa  quella  di  Vital  Pàpazzoni.  In  Verona  per  Girola^ 
mp  Discépolo  1587.  m  8.  '  a. 

iiÌ9 ,  che  per  esser  lombardo  la  impagnaTi  oell'uso  di  certe  parole  •  eacciaftdo- 
né  quella ,  e  ?olendo?i  conserTare  la  T  oel  sao  antico  possesso  •  Il  coatrast» 
andò  taat'  oltre ,  cht ,  come  iobie  avTenire ,  si  passò  dalle  ragioni  lUe  ingiaric  • 
Vi  entrò  di  mezzo  Valerio  Palermo  Tcronese  professore  di  uasane  lettere  nel- 
la sua  pàtria ,  e  con  ana  savia  e  moderata  scrittura  latina  procurò  di  rimettere  ìm 
calma  que'  dUe  intiperiti  grammatici .  Epistola  Valerli  Palermi  ai  Orlanium 
Pesceiiium,  et  Jo-  Dominicum  Candidum.de  usa  litteré  Z  iisceptames .  Ella  è 
Stampata  in   Verona  presso  Girolamo  Discepolo  nel  iftS*  in  4. 

(a)  A  M.  Aurelio  Severino ^  filosofo  e  medico  insigne  di  Napoli 9  piacque  seri- 
vere  la  .Querela  dell*  Se  accorciata  »  e  non  ,  accorciato  •  Ma  qui  il  Pontaniai  cad- 
de in  altro  maggiore  sbaglio  nel  home  dello  stampatore,  caiaoiandolii  Marino 
in  cabalfio  di  Samillo .  Fu  Marino  Cavalli  un  prestantissimo  Senator  9ene\iano  ; 
t''Camltló'Citvallo  e  stato  nu' sémplice  stampatore  napoletano. 

(5)' Anche  qui' Voti  corsi  due  piccioli  sbagli,  T  uno  nella  forma  del -libro,  cbe 
è  in'  f. «J'aitro  nel  cognome  dello  stampatore,  che  è  Rapario  •  £'  ben  Tcro,  che 
in  altro  mio  esemplale  della  sressa  edizione,  questo  stampatore,  poco  pratico 
del  suo  rero  Cognome,  si  chiama  Rapirio ,  ma  non  mai  Ripario.  Oltre  di  ci^ 
if  titolo" è  riportato  con  qualche  imperfezione ,  dovendo  starei  Awertimemi-  sè^ 
fjà,  te  regole  tojfane  con  la  formazione  de*  verbi  ^  e  variazione  delle  voci  te*  Qoe» 
stì  àlteriimentt  sonlodati  da  Annibale  Fedeli  in  una  sua  lettera  posta  dietro  le 
Rime  di  Gaspero  Torelli* 

(cf 'Quest'opera  va  pihicipilmeiorte  a  ferire  'il  CÈrtìiet  Lionardo  Salvigli 9  ' dì 
cui  vi  s*  impugnano  gli  Avvenimenti  sopra  il  Dceamerone  9  estentfo  ptrnto  al  Pih 
pacioni  t  che  non  bene  in  essi  si  fosse  cercato  di  ridurre  a  stretti  fermHii  la  n>l« 
gar  lingua,  e  di  mutare  in  alcune  cose  1' antica  scrittura  •  Vi  fi  meste  in  oltre 
alla  tortura  il  Decamerqne  rifqfmatò  dal  Salviati ,  e  a  nie  oggetto  ti  ai  A  l*esa<* 
aiina  delle  due  pti me  tornate.  Il  Papè^énì  fu  botégrfese  per  liascha,  aoa  per  %« 
dózione  chiannravaii  figliuolo  di  Cenedà  (  nella  su*  Apologia),  doro  pauò^  la  me*, 
ci  de' sitoV -giórni  •  col  ràiUttcTé^^fli  iegfetariò  di  Michele -dtWt  Tane 9  tcscoto  di 
quella,  città  ,  t  dipoi  càrdi  rtal^  ;fr  con  Mo  ihdò  al  concilio  di  Trento  l'ultimo 
tó^ta,'e  anche  in  F^iincia^'tieì  tekfa^^délla  Nunziatura  di- esso  sotto  il  pontifica- 
to'^ s.  Pio  V.   Ottehnc  dal  avo  padrone  l' arciditconoto  di  Ceneda  f  del  quale 


K 


49 
di  Avvertimenti  della  lingua  sopra  il  Decamero- 
ne,  del  cavalier  Lionardo  Salviati.  In  Venezia  presso  i 
fratelli  Guerra  i584.  Volume  I.  in  4*  L.     7, 

*  Volume  IL  In  Firenze  nella  Stamperìa  dé^  Giunti 

i586.  m  4.  (!)(*).  .      .      8- 

Il  Gapece,  ovvero  le  riprensioni.  Dialogo  di  Pierau- 
tonio  Gorsuto,  nel  quale  si  riprovano  molti  degli  Av* 
vertìmenti  del  cavalier  Lionardo  Salviati  •  In  Napoh 
per  Jacopo  Carlino  1 595^.  in  4«  6. 

Trattato  della  vera  origine,  e  del  processo  e  nome  del 
la  nostra  lingua,  scritto  in  volgar  sanese  da  Gelso  Gitta- 
àìni.  In  Venezia  per  Giambat.  Ciotti  lòoi  ino.  (a).      3* 

*  Le  Origini  della  Toscana  favella.  In  Siena  per  Erco^ 
le  Gori  i6ii8.  in  8.  edizione  IL  {^)(b).  3. 

(])  Il  Cambi  nell'orazione  in  morte  Atì  Salviati  (  pag.  a5.  )  mentova  il 
volume  III .  degli  Aifvertimenti  di  lui,  non  messo  in  luce. 

(SL)  lì  primo  di  questi  due  libri  per  distinzione  suoi  citarsi  col  nome  di 

fc' poi  rinuncia  ad  un  sao  fratello ,  a  fine  di  ritirarsi  a  vita  privata»  e  a*saoi 
studj  nel  bei  suo  podere  alla  Tiiia  di  Scomìco,  posta  fra  Ceneda,  e  ConeglianOt  de* 
scritta  da  lui  assai  gentilmente  in  an  capitolo  ,  che  ne. la  sua  AmpUa^iom  sta 
impresso  (^tf^.  17).  Dilettossi  a«sai  di  poesia,  tXtzvit  Rime  stampate  in  Vcne\ìd  da 
Domenieo  Niccoli  ni  nel  i  f  71.  in  t.»  col  suo  ritratto  nel  frontispixio.  benché  non  ri. 
cordate  dal  Fontanini,  gli  haa  fatto  tener  luogo  nel  ruolo  de'  buoni  poeti  di  quell'  età* 

(s)  Il  titolo  non  è  riportato  intero,  essendovisi  taciuto  »  il  bccte  trattatcUo  degli 
articoli  e  di  alcune  particelle  della  suddetta  lingua.» 

(70  Questa  seconda  edizione  che  fu  riveduta  e  riformata  dall'autore,  e  per^  è 
miglior  della  prima  ,  fatta  in  Siena  per  Salvestro  Marchetti  1604.  >n  8.  usci  po»> 
ftuma  al  Cittadini  che  nato  in  Roma  l'anno  ijfj*  venne  a  morte  in  Siena^  pa* 
tria  de*  suoi  maggiori,  d'anni  74*  nel  1617.  Di  oueste  due  opere  del  Cittadiai  si 
ha  una  moderna  ristampa,  assai  più  pregevole  delie  suddette   co^   titolo  di 

^Operedi  Cehù- Ciitadini  gùntììuc.mo  Sa^ese^  con  varie  altre  del  medesimo  non  più 
stampate,  raccolte  da  Girolamo  Gigli,  in  Roma  per  Antonio  de* Rossi  1711.  in  8» 

Questa  edizione,  oltre  uWOrigine  ed  al  Proc^sio^  contiene  un  trattato  degl'i- 
Homi  tosiani  (  pag  197.  ),  non  però  terminato;  le  (  note  marginali  alla  Giunta) 
del  Castelveiro  (pag*  30f.  )  e  le  note  sopra  le  Prose  óoì  Bembo  (pag  538):  le 
quali  cose  tutte  lavoro  del  Cittadini,  non  erano  per  t'addietro  mai  state  impres. 
se .  In  principio  col  ritratto  dei  Cittadini  stanno  copiose  ivotizie  della  vita  e  degli 
scritti  ai  Ini,  raccolte  dal  Gigli,  di  cui  Monsignore  fu  stretto  amico,  ma  non 
ebbe  tal  merito  da  poter  esser  almeno  qui  mentovato  .  L'unico  difetto  di  questa 
edizione  romana  si  è,  che  il  Tratatto  dell'Origine  tì  è  ristampato  sopra  l*  edizio. 
Ile  del  Marchetti  1604*  ^  non  sopra  quella  del  Gori  liig  tanto  migliore  dell' 
altra:  ma  la  colpa  venne  dal  Fontanim  ,  che  ne  somministrò  l'esemplare  imper- 
fetto al  Gigli  f  il  quale  di  ciò  oc  fa  fède  ocUe  Notizie  alla  raccolta  premesse. 

(  )  DalU  Grntra  si  cita  non  tolo  qaetta  prima  edizione  degìi  Ao^^rtimrnti  ilei  SaIoiar\- 
aa  anclit  la  ristampa,  okt  ■•  fa  fatta  in  Empoli  pretto  Bernardo  MuhtU  Ràillard  nel 
)7xa.  in  %.  voi   in  4. 

Tom.  I,  T 


So 

Trattato  della  lingua  dì  Jacopo  Perpatnini  da  Fossom- 
brone.  In  Venezia  presso  i  Giunti  ib36.  in  8.  {b).  L.     4* 

Lumi  della  lingua  Italiana  del  Fuggitivo  Accademi- 
co Indomito  (Agostino  Lampognano)  In  Bologna  per 
Carlo  Zenero  i65:i  in  12,   (r).  3. 

L'Antìcrusca,  ovvero  il  Paragone  dell'Italiana  lingua, 
di  Paolo  Beni.  In  Pado\?a  per  Batista  Martini  ibi 3. 
in  4-  (d).  6. 

Risposta  di  Orlando  Pescetti  alTAnticrusca  di  Paolo 
Beni  In  Verona  per  AngeloTamo  ìòì^in^  (i)  6. 

Il  Cavalcanti,  ovvero  difesa  dell* Anticrusca,  di  Mi- 
chelangelo Fonte  (Paolo  Beni).  In  Pado\^a per  France^ 
SCO  Bolzetta  1614.  in^.^e).  7. 

Processo.  Il  Cittadini,  e  Diomede  Borghesi^  in  materia  di  lingua ,  hanno 
pre\ dizioni  partrcdiari  (a*). 

(1)  Francesco  Cionacci  nella  vita  di  Udeno  Nisieli  pag.  xiv.  afferma^ 
che  qut>8ti  rispose  al  libro  del  Beni  rol  Frullone  dell' Anticrusca;  ma  che 
Bastiano  de* Rossi  ne  impedi  redizione  a  spese  deiracrademia  ;  onde  il 
Nisieli  Sì  sfogò  contro  di  lui  con  far  le  note  al  Vocabolario  della  Crusca 
della  sua  prima  edizione,  e  più  ampiamente  in  molti  Proginnasmi  del 
tomo  V.  ove  spesso  difende  la  locuzione  del  Tasso,  e  censura  gagliarda- 
mente quella  dell'y^rio^^o^  propugnato  dalla  Crusca  contro  gli  ammirato* 
ri  del  Tasso.  Per  altro  benché  a\V Anticrusca  del  Beni  non  mancassero 
parziali,  tra  questi  non  furono  il  Pignoria,  né  VAleandro-  Ultimamente 

{a*)  Non  ci  è  mai  stato  maestro  e  scrittore  di  gramatica  che  in  materia  di  lin* 
gaa  non  abbia  avute  le  fue  prevenzioni  e  anche  i  suoi  pregiudizi*  La  opinione  « 
che  ebbe  il  Cittaimi  intorno  alle  Origini  della  lingua  volgare  t  affatto  contraria 
a  quella  che  il  Fontnnini  sostiene  nei  libro  I.  della  sua  Èlo'juenia,  Que' falca* 
tuomini,  che  dopo  il  Fontfininì  hanno  esaminato  questo  punto,  si  accordano  cof 
Cittadini  e  sodamente  lo  stabiliscono.  Non  so,  se  la  loro  sia  prevenzione  parti* 
colare  o  quelU  di  lui. 

^  {b)  La  prima  edizione  di  questa  util  grammatica  italiana  merita  di  esser  qui 
ricordata,  e  la  fecero  in  Veneiia  i  Giunti ^  ed  il  Ctotti  ne'  16'  )  .  in  S«  Altra  se 
ne  ha  del  Ciotti  nel  j6i6.  nel^a  medesima  forma:  e  co»i  pure  la  ristampò  ia 
Napoli  Felice  Mosca  nel  i7tf*con  alcune  osservazioni 

(e)  Dei  medesimo  autore,  che  fu  gentiluomo  milanese,  monaco  e  abate  bene» 
dettino  ci  è  al  e  stampe  co'  nome  di  lai  una  lettera  ag'i  accademici  ln*.ogntti  di 
Venezia,  ai  quali  era  agt^rcgato,  pubb'icata  da  Gia'nÒJt'tta  Mignaipino  (  Lamp4* 
gn.ini)  stampata  in  Bologna  per  Ntuo'ò  Teb/tHint  1641  ia  it  Nel  zvi.  de* 
suoi  diporti  accademici,  stampati  in  Milano  da  Lodovico  Mjn^a  nei  ié||*  in  8. 
egli  tratta  dei  dialetti  o  sia  dcg  idiotismi  di  varie  città  d'Italia. 

{dj  Presso  il  signor  canonico  Stivili  si  trova  un  ese  np!are  dell'  Antierasca  del 
Beni,  tutta  copiosamente  ponillata  dil  fa  abate  Antonmaria  suo  firatello. 

(e)  h  Pignoria  in  una  lettera  a  Paolo  GhiUo{  Lftr  d'uomini  illustri  in  Ve- 
nilia  presso  il  Baglioni  1744.  pag.  165.)  ià chhm^ tnorddce  scrittura.,,  TatUfia, 


5i 

Discono  dell'obbligo  di  ben  parlare  la  propria  lin- 
gua di  G.  D.  (Carlo  Dati^  Osservazioni  intorno  al  par- 
lare e  scrivere  Toscano  di  G.  S-  ^Giambatìsta  Strozzi) 
con  le  dichiarazioni  de'verbi  di  Benedetto  Buommat- 
tei.  In  Firenze  per  Francesco  Onofrj  lóSy  in  la.    L.     4* 

Le  Osservazioni  dello  Strozzi  (a  parte).  In  Firenze 
per  Francesco  Livi  1674-  i^  i^*  3. 

Il  Torto  eM  Diritto  del  non  si  può,  dato  in  giudicio 
sopra  molte  regole  della  lingua  Italiana,  esaminato  da 
Ferrante  Longobardi,  cioè  dal  P.  D.  B.  (Danielo  Barto- 
li  .  )  In  Roma  presso  il  Varese  1668.  in  12».  edizio^ 
ne  III.  (1)  (a).  4- 

Avvertimenti  gramaticali  (  del  Cardinale  Sforza  Pal- 
lavicino) per  chi  scrìve  in  lingua  Italiana,  dati  in  luce 
dal  Padre  Francesco  Rainaldi  della  Compagnia  di  Gesù. 
In  Roma  presso  il  Varese  1661.  in  8.  (b).  4* 

In  Roma  per  Ignazio  de^Lazeri  1675.  in  la.  3, 

in  Padova  si  trovò  a  penna  la  seconda,  terza,  e  quarta  parte  di  detta  AìIf- 
ticrusca. 

(1)  Il  titolo  ha  del  singolare;  ma  il  libro  ha  il  suo  pregio,  benché  vada 
preso  con  discernimento,  per  insegnarsi  in  esso  a  difender  gli  errori  di  lin- 
gua, i  quali  é  meglio  non  fare,  che  avergli  ostinatamente  a  difendere. 

è  soggiagne  •  il  Pescetti  s* apparecchia  alla  risposta  che  non  sarà  piacevole.  Et 
io  per  me  credj  cbe  si  veri6cherà  il  vaticinio  del  cavaiicr  Giandomenico  Tedeschi, 
»  che  questa  contesa  si  è  cominciata  con  le  penne  e  si  terminerà  co'pistolrsi  •  „  La 
rissa  però  non  procedette  più  oltre  ,  benché  il  Ptgnoria  tenesse  affiso  ,  che  si 
sarebbe  risposto  al  Beniìn  f^erona  e  in  Firenze ,  ivi  dal  Pescetii  a  propria  ditesa 
e  qui  da  jpersona  incognita  a  difesa  di  D^nte,  et  ceterorum  damnatorum  Tentò  il 
Beni  di  nr  proibire  u  Risposta  dei  Pescetii  alla  sua  Anticrusta ,  ma  non  gli 
nasci. 

{a)  Qaesta  edizione  si  dice  tersa  non  perchè  altre  in  maggior  numero  non 
rabbiano  precedala  •  ma  perche  m  essa  per  la  teria  folca  l'autore  fi  pose  mano 
e  a^iunsevi  nuove  c>se.  La  prima  fatta  in  Roma  nel  i6n*  i''  picciola  forma, 
non  conteneva  più  che  CL.  osserf azioni .  La  seconda,  dae  anni  dopo  comparsa 
in  II.  ascese  a  CLXXV.  La  terza  del  léé^  oltre  a  1' essere  stata  accresciuta  per 
entro  in  molti  'uoi^hi,  ne  abbraccia  CCLXX  Più  ristampe  dipoi  se  ne  becero  in 
Vene\ia  e  in  Bologna;  ma  si  distinse  fra  tutte  quella  di  Napoli  per  Antonio  Atti 
nel  1717»  in  8.  per  le  copiose  osservazioni  di  Niccolò  Amento  affocato  napole- 
tano, ofc  la  giunta  è  motto  maggiore,  come  suol  dirsi,  che  la  derrata  In  esse 
sì  dà  spesso  eccezione  a  quelle  del  P.  Battoli  i  ma  in  queste  altresì  dell'  Amentm 
trovasi  «1  tuo  diritto  e'I  suo  torto 

(M  II  mio  esemplare,  stampato. dal  Varese  ii((i.  è  in  forma  di  iz.  e  non  di 
8.  Può  essere  che  il  Varese  ne  abbia  fatte  Tanno  medesimo  due  edizioni  nell'aoa 
forma  e  ncU*  altra  • 


52 

La  Cramatica  eli  Cialìo  Gammillo,  che  in  tempù  va 
tra  le  prime,  tu  pubblicata  da  Francesco  Patrizj  nei  to- 
mo IL  delle  opere  del  Cammillo(a). 

Il  Discorso  di  Lorenzo  Salvi  va  con  le  lettere  di 
Adriano  Politi,  al  quale  appartiene.  Qui  andrebbono 
le  Lettere  ili  Diomede  Borghesi^  ma  si  troveranno  più  a- 
vanti.  (i)(6). 

(i)  Altre  opere  di  qnesfa  e  della  seguente  Classe,  tono  inseri- 
te ,  beu'-hè  p*^T  io  più  spezs^tamente ,  fra  gli  autori  del  ben  parlare, 
uniti  Insieme  da  Giuseppe  Aromatari  ,  detto  Subasiano  da  Suban^ 
sio    monte ,   ap|iiè  del  quale   sta  Assisi  saa   patria   (e*) ,  e  stampati 


{a)  Non  Ta  tra  le  prime  né  io  tempo,  oè  in  merito,  tante  a^tre  astai  migi» 
ri  avendola  precedata .  Il  tomo  II.  delU  opere  Jcl  Cémmìlio  fb  pabUicato  la 
prima  Tolta  dal  Punij  con  le  stampe  del  Gi§lit0  nel  iféo-  in  i&.  e  qaivi  pag» 
tSi  leggesi  questo  trattatello  del  Cd/nmiilo  col  titolo  di  GrammaiiCd  .  il  Patriy 
però  non  fa  il  primo  a  darlo  faori  ma  bensì  il  primo  a  pubblicarla  col  nome  del 
suo  legittimo  autore;  imperocché  Aniónfranctscà  Domi  nel  terso  libro  delle  sue 
Lettere  pafi;.  aéi.  dell'edizione  dei  Méif^olini  ijfa  in  S.  pubblicò  doe  Le\t9ni  sor» 
to  nome  del  Perduto  aecademieo  Pellegrino  intitolate  Termine^  cioè  Termiitd\ioite ^ 
iella,  liagua  toscana;  e  perchè  non  si  credesse  che  fossero  cosa  saa.  egli  nclU  let- 
ter? ,  con  cui  le  accompagna  a  ilf.  Vincem\io  de' conti  di  Camisàamo.  si  dichiarò 
di  aterlc  cavate  dal. a  Tira  voce  dell'autore,  grand' uomo  e  letterato.  AltroTC  poi 
sicFa  lettera  Kritta  di  Noafe  ai  17.  di  Maggio  if 4f.  psg<  if  1.  raccomanda  all'ami* 
Codi  non  lasciar  l'opera  in  mano  ad  alcuno,  perchè  spesso  som  rubate  le  fatiche  aU 
irai  t  attriàtùtoseie  a  se  medesimo <  Indi  siegne  a  dire:  questa  verameute  moa  i miai 
vorrà  ben  sapere  guanto  sapeva  chi  i' ha  composta.  Che  queste  due  Legioni  del 
Periato  e  la  Crammatiea  iti  Cammllo  fossero  la  medesima  cosa  (  trattone  quaU 
che  piccio'a  e  aecidenul  dificrenaa  )  non  è  stato  avvertito  né  dal  Patrizi,  ne  da 
altri  ch'io  sappia,  e  molto  meno  dai  Fontanini^  siccome  forò  vedere  in  altro  lao> 
go  con  le  sue  stesse  parole .  Solamente  (il  Ruscelli  parla  di  una  Grammatica  del 
(Cammillo  che  era  appresso  il  Doni  (  e  doveva  esser  questa  )  nei  secondo  de' suoi 
tre  Discorsi  centra  1!  Dolce  pag.  48.  accusandolo  che  quasi  tatù  Tavesse  Uasctit- 
ta  nelle  sue  Osservai^ioni ,  avutane  dallo  stesso  Doni  la  copia  . 

(b)  Il  Politi  in  questo  suo  Discorso  intorno  alia  vera  denominaaione  della  lin- 
gua volgare ,  osata  da'  buoni  scrittori ,  mostra  non  doversi  ella  dcoom»aare  né 
porenuna ,  né  toscana  »  né  italiana ,  ma  bensì  volgare  »  col  qaal  nome  1'  appella* 
tono  Dante 9  lì  Petrarca ^  ìì  Boccaccio ^  ì  due  Villania  il  Passavanti  e  altri  scrittori 
che  vissero  in  quell'  anreo  secolo  del  i  )0o. 

(e*)  Il  ibonte»  appiè  dei  ^nale  sta  Assisi .  chiamasi  propriamente  Asio  e  cor- 
rottamente Subasio.  Oiconsi  bensì  Subasiani  i  popoli  di  Assisi  e  di  quel  distret- 
to,  perché  stanno  sotto  esso  monte,  sub  Asio,  dal  quale  prese  la  donominaxione 
la  città  stessa,  detta  da  Tolomeo,  Asision  e  ì  suoi  popoli  da  Plinio  Asisinatesm 
Veggasi  il  Cellario  Gaogr.  ant.  lib.  II.  cap.  ix.  pag.  747.  L'autore  della  Visiera 
albata,  che  fu  i'  padre  Angelico  Aprosio ,  mascherato  in  essa  con  aUro  nome, 
parlando  àtW Aromatari ,  e  degli  Autori  iel  ben  parlare  ,  lasciò  acritto  cosi  (  pag. 
^4-6f.  )>,so<to  la  Maschera  di  Sub^siano  si  copre  l'Aromatario  ^  imperciocché  es* 
sendo  egli  nato  in  Assisi ,  città  deli'  Umbria ,  non  mo'to  distante  dal  monte  e 
dal  fiume  Asio,  ai  appellò  Subasiano,  n  U  flMiito  pertanto  di  questa  scoperta  e 


53 

in    Venezia  nella  Sattcata  (  cioè  Selciata  )   nel   i643  •   tomi   vii  • 

in  4*  i^*)  • 
Qui  8i  possono  ridurre  molti  comentatorip  critici ,  e  apologisti  d«* 

prosatori,  e   poeti. 

^▼oto  airaatore  della  Fisiera  stilata  e  non  a  Monsignore  che  qai  e  akrove  fi  degnò 
di  valersi  di  lai  in  occasione  di  timìli  smaKhcramenti,  ma  non  si  degnò  mai  di  citarla. 

(a*)  Questa  è  ona  metamorfosi  non  più  pcofata  né  intesa:  ana  privata  stampe* 
ria  trasformata  in  una  pabbiica  strada  nella  Salicata  cioè  Selciata  ,  Che  ijiter- 
pretaaione  è  mai  cotesta  f  In  qual  linguaggio  chiamasi  Salicata  ana  strada  la- 
stricata di  $eUi  ?  non  nel  greco ,  non  nel  latino ,  non  ncU*  ita  iano  e  nemmeno 
nel  nostro  veneziano  •  poiché  qua  ana  strada  di  tal  fatta  dicesi  popolarmente  sa* 
iisada  ;e  ce  ne  ha  più  d'una  in  Venezia  ^  come  ia  «9  Antonina  ,  in  5.  Mósè  ,  in 
5.  Liùne^  in  5.  Luca  ed  altrove .  Vero  é  che  acla  cronica  veneaiana  di  Marino  Sa» 
mmiot  pubblicata  dal  sig.  Muratori  leggcsi  all'anno  1164.  (coi.  (4)  )  che  sotto  il 
doge  Riniero  Zeno  fu  salitata  di  pietre  la  piazza  di  «S.  Marco  e  che  di  poi  si  andò  qua  e 
là  saiieando.  sicché  tutta  la  terra  è  salicata  di  pietre;  ma  di  qui  non  si  può  dedurre  cbe 
«na  strada  abbia  a  chiamarsi  con  particolar  denominazione  la  salicata  ,  quando 
tutta  la  città  vedesi  salicata  di  pietre,  cioè  ammattonata  e  selciata  .  Nella  Sali- 
cata che  si  legge  appiè  del  titolo  degli  Autori  dei  ben  parlare  »  nuli'  aUro  si  vuol 
dire,  né  si  può  intendere  se  non  nella  stamperìa  Salicata;  e  cosi  anche  si  dice  nell'i^/- 
dinat  nel.a  El\evinana  ec.  o  come  parlando  di  Biblioteche t  nella  Vaticana,  nella  Re* 
fftf,  nella  Medicea,  nella  Strofi  ana  te,  £  però  anche  ne' titoli  d'altri  libri  usciti 
dalla  medesima  stamperia,  come  in  quella  dei  VII.  S.tlmi  penitenziali  di  Francesca 
Petrarca  164^.  in  16.  sta  impresso  in  Salicata,  cioè  in  typographia  Salicata:  e 
cosi  appunto  si  legge  in  fronte  alle  Concordante  della  Bibbia  nel  1618.  in  foglio; 
e  per  recarne  altro  esempio  in  lingua  volgare  ,  nel  Discorso  di  Francesco  Coma* 
rini  intorno  all'impresa  degli  accademici  Immaturi  si  legge  :  in  Venezia  nella 
Salicata  i^iS.  i»i  4.  Anzi  non  che  in  latino  e  in  volgare ^  cosi  ancora  sta  ia 
greco  in  fine  delle  favole  di  Esopo  stampate  in  Venezia  nel  i654f  in  4.  con  £• 
fare,  £N  TH  SAAHKATH.  Egli  è  cosa  notissima  che  Altobello  Salicaio  t€ntì€ 
in  Vtnexia  una  buona  stamperia,  la  quale  fa  continuata  gran  tempo  dopo  la 
fliorte  di  lui  appresso  de*  suoi  eredi  • 

La  raccolta  dell'  Aromatari  non  é  veramente  divisa  in  sette  tomi ,  ma  in  eia. 
que  ben  grosse  parti,  ognuna  delle  quali  è  divisa  in  più  tomi  che  fino  al  nume- 
ro di  if.  ai  contano.  La  L  parte  ,  distinta  in  IV.  comi,  è  intorno  alla  favella 
nobile  d'itaiia .  La  IL  compresa  in  un  sol  tomo ,  tratta  del  barbarismo  e  del  i«. 
Udsmo,  dei  tropi  e  delle  figure  e  d'altre  virtù  e  via}  del  parlare .  La  IH.  divisa 
in  V  comi  trarla  deoli  stilt  e  òtW eloquenza.  La  IV.  che  contiene  i  tratuti  di  Ret- 
Monca,  è  distribuita  in  VL  tomi.  La  V  parte  finalmente  che  é  l'ultima,  ridotta 
ad  nn  solo  tomo ,  ci  da  più  ancori  incorno  all'  eloquenza  ecclesiastica .  Ho  stima- 
to bene  di  dare  una  distinta  notizia  della  divisione  e  del  contenuto  in  generale  di 
tutta  1'  opera  a  cagione  della  rarità  degli  esemplari  che  sicno  inceri  e  perfetti  • 
Non  vo*  anche  lasciar  di  dire  che  lo  stampatore  Salicato ,  mutati  avendo  i  froa* 
tispiz)  delle  cjuattro  ultime  parti  della  Raccolta,  le  ha  date /fuori  con  altr'anna, 
e  con  altro  titolo  come  se  fossero  cosa  diversa  dagli  Autori  del  ben  parlare  e  le 
ha  ridotte  a  Vili,  comi  col  sejj;uente  titolo; 

*  Operum  gracorum  ,  latinorum  et  italornm  nobiliorum  Mhetorum  tomi  octo .  Ve» 
Milli  in  Salicata  1644   in  4. 

IhìV Aromatari  avrò  campo  di  soggìognere  qualche  cosa  in  akra  occasione  e 
di  lui  qu)  basti  accennare  che  egli  non  solamente  ha  uniti  gli  Atttori  del  ben 
parlare ,  ma  gli  ha  accresciuti ,  mettendovi  varj  trattati  del  sua  e  volgari  e  latini 
e  sempre  aotto  il  nome  del  SitbasiaMO  • 


54 

* 

CAPO    IL 

Gramatici  volgari  per  la  lingua  latinat 

J?  rancesco  Priscìanese  Fiorentino,  della  lìngua  Roma- 
na (Libri  VI.)  In  Vinegia per  Bartolommeo  Zanetti  da 

Brescia  i54o:  in  4  (0^^/  ^-     4* 

*  De' primi  principj  della  Lingua  Romana.  In  Vinegia 
presso  il  Zanetti  i54o.  in  4* 

(1)  In  fronte  di  amendue  queste  opere  si  vede  ilbel  ritratto  deirautore,  il 
quale  nella  lettera  a  Lodovico  Becciy  e  a  Lmgi  del  Riccio,  posta  in  fine 
dt*l  libro  VI.  nomina  per  suoi  amici  Tiziano,  Pietro  Aretino,  Jacopo 
Nardi,  e  lo  statuario  Jacopo  Tatti,  cognominato  ììSansovino,  che  fu  pa* 

(tf)  Egli  è  da  stupirsi  •  che  il  Prisciamse  essendo  stato  pretenuto  da  ao*  a*tro 
in  questo  lodevol  disegno  d'insegnar  la  grammatica  latina  per  metto  della  toU 
gare,  e  ciò  essendo  seguito  undici  anni  avanti  di  dar  lui  tuoia  la  presente  saa 
opera,  non  sulo  non  ne  abbia  fatta  parola,  ma  l'abbia  spacciata  in  pubblico,  e 
millantata  come  un  pensamento  a  chi  che  sia  non  prima  caduto  in  mente ,  e 
che  se  ne  abbu  arrogato  tutto  il  merito ,  e  che  mai  non  ne  sia  stato  ricooTC- 
nuto  :  talché  persino  a  monsig  Fontanini  sia  stato  fona  di  andar  dietro  la  fol- 
la ,  e  di  mettere  il  libro  e  '1  nome  del  Pnseiamse  in  capo  alla  classe  de'  gram- 
matici volgari  per  la  lingua  latina  •  Ma  come  al  a  Teriti  o  tardi  o  per  ttnpo 
spunta  il  suo  giorno  ,  cosà  ora  per  discoprimento  di  essa  io  non  mi  farò  il  menomo* 
scrupolo  di  oppormi  alla  comune  credcnia ,  e  di  mostrare  schiettamente  la  co- 
sa ,  come  If  giudico  • 

*  Grammatica  latina  in  Tolgare  .  In  Verona  per  Maestro  Stefano  Nicolini  e 
fratelli  da  Saòio  adi  x|.  Deccmbre  ift^*  in  4  (  edizione  citata  anche  dai  Mait'» 
taire  ne' suoi  annali  tipografici    Tom.  II.  P    IL  pag   719). 

L'autore  di  questa  latina,  e  insieme  Tolgai  grammatica  non  vi  ha  posto  in 
Terun  luogo  il  suo  nome,  né  l'ha  dedicita  ad  alcuno.  L')  stampatore  tì  pre- 
mette un  breve  avviso  ai  lettori ,  dove  accenna  di  aver  impresse  „  altre  opere  nel- 
la lingua  così  greca  come  latina,  e  l'una  e  l'altra  cusl  volgare»  come  DOd 
Tolgare  „.  Quivi  egli  chiama  questa  sua  grammatica  Opera  nuova  La  divide  itt 
IX.  libri,  intitolati  ad  imitatiune  di  Erodoto^  col  nome  delie  IX..  muse.  Nei 
proemio  asserisce,  che  avendo  osservato  csj&er  due  le  d.fficoltà ,  le  quali,  allora 
ritardavano  anche  i  grandi  ingegni»  e  gli  sviavano  dallo  studio  delle  sciènte» 
e  dalle  buone  lettere.  L'uia  nel>  arte  grammatica,  di  cui  niun'arte  ha  i  prin- 
cipi suoi  più  aspri  e  più  odiosi;  e  1' altra  eziandio  nella  lingua  così  greca,  co- 
me latina,  nelle. quali  le  arti  e  le  scienze  si  contengono;  Tenne  in  risoluzio- 
ne di  non  più  tener  nascosta  questa  sua  fatica ,  acciocché  se  non  ambedue  le 
suddette  difficoltà,  l*ona  almeno,  cioè  quella  delia  grammatica,  ad  té9\  loro  non 
più  si  affacciasse  nel  primo  ingrasso  agli  studj ,  con  isperanza  di  rimoverne  con 
•al  soccorso  in  gran  parte  anche  l'altra  .  Eg'l  è  notabile  ciò  che  più  sotto  e*  sog. 
giungne  :  ,,  avete  già  veduta  rett^irica  in  vogare,  aritmetica»  geometria,  astro- 
logia, medicina,  filosofia,  teologia,  ed  a'tre  innumrrabilì  scienze:  avete  veduta 
eziandio  grammatica  dciii  lingua  volgare:  non  tì  rincresca  tcdcr  ancora  questa 


55 

dre  dìFrancescOj  noto  scrittore  di  molte  opere  (a*).  I  detti  due  libri,  che 
vanno  uniti  uisienìe,  piacquero  tanto  al  nostio  Romolo  Amaseo^  gran 
professore  di  Eloquenza  romana,  che  scrivendo  all'autore  una  bella  e 
grave  lettera  latina,  commendò  ultamente  l'assunto  d'insegnare  la  lingua 
latina  con  la  gramatica  volgare;  e  il  Prìscianese  ascrisse  a  molta  sua  glo« 
ria  il  poter  collocare  la  lettera  ìMV Amaseo  con  la  sua  risposta  in  volgare 
nella  edizione  II.  della  sua  opera,  fatta  in  Venezia  da  Niccolò  Bevila^ 
equa  nei  1567.  ^^  ^*  '^^  senza  il  ritratto  dell*  autore.  In  questa  edi- 
sione,  dedicata,  c.>me  l'altra,  al  re  Francesco  I.  ili  Francia^  sì  trovano  co* 
piosi  in  liei;  ma  le  parole  del  titolo,  lingua  romana^  sono  cambiate  in 
lingua  latina^  uiBnche  furse  non  s'intendesse  trattai  fautore  della  lingua 
romana  moderna,  o  romanesca.  Nel  titolo  delTaltro  opuscolo  de' pjimi 
pniiripj  si  veggono  aggiunte  queste  parole,  os>vero  il  Priscianello  (b*)* 

della  lingua  latina  ,  oon  forte  meo  necessaria  di  qae  Taltra  .  E  te  per  avventa. 
ra  •  (continua  a  parlar  di  s4.  come  di  terza  persona, }  troverete  non  «iver  lai  ser* 
vate  tutte  le  regole  ed  osservazioni  dcKa  lingua  \Qlg>ire\  perdonategli,  percioc- 
ché non  la  volgare  gramaiacica.  ma  la  latina  vuole  insegnarvi  in  parlar  volgare»,. 
Da  rutto  ciò  si  raccoglie  non  essere  stato  il  Priscianne  il  pruno,  cui  sia  veuu* 
co  in  pcnsicio  d'insegnar  la  grammatica  romana^  cioè  latina,  per  via  della  vol- 
gare, essendone  stato  prevenuto  U'idici  anni  prima  da  questo  anonimo,  da  cui 
sembra,  che  non  solamente  n'abbia  presa  l'idea,  ma  ancora  moltissime  cose* 
siccome  può  agevolmente  accertarsene  chiunque  vorrà  pig.iarsi  la  briga  di  con- 
frontare r  uno  con  V  a'tro  .  Questa  grammatica  dell'  anonimo  ,  che  forse  tu  ve. 
ronese«  e  forse  fu  quel  Bernardino  Donato  ^  che  tanto  si  segnalò  in  quel  tempo 
eoo  opere  greche  e  latine  da  lui  pubblicate ,  e  scampate  in  bel  caiattere  dai  fratelli 
Ntcolini  »  I  quali  aveano  pure  in  Venezia  una  nobile  stamperia  ;  e  in  questa  e- 
dizione  a  imitasione  delia  prima  deì:e  Prose  del  Bembo ,  sono  impressi  a  let- 
tere maiuscole  non  solamente  1  titoli  de'  capi ,  ne'  quali  l'opera  è  divisa ,  ma 
ancora  per  entro  il  testo  le  voci ,  sopra  le  quali  l'autore  ta  cadere  la  forza  delle 
sue  osservazioni . 

(a^j  Non  solo  statuario  ma  celebre  architetto  fìi  Jacopo  Tdfii  •  cognominato  il 
Satìsovtno  dai  monte  San  Savino  sua  patria .  Ornò  Vene\ia  di  bellissime  fabriche 
%\  pubbliche  ,  si  private  .  Essendo  proto  della  chiesa  ducale  di  s.  Marco  ,  mori  nel- 
la contrada  di  s,  Bayso  l'anno  1571.  ai  i6.  o  17  di  Novembre  in  età  d'anni  pi. 
(Lio.  de'  morti  nel  M>tgi$tr,  della  Sanità  A.  M7i  )  e  seppellito  nella  chiesa  di 
s,  Gemtniano  9  rifatta  sul  suo  modello,  dove  in  un  mezzo  busto  vedesi  l'effigie 
di  lui,  e  in  altro  quella  di  suo  fig  iuolo  Francesco- 

(h*)  L'  edizione  di  quiste  due  opere  del  Prìscianese  ,  fatta  in  Ventala  dal  Be» 
vilacqua  nei  1567.  in  8..  non  è  la  seconda,  come  i)  Fomanini  asserisce,  ma  al- 
meno la  quinta  Egli  si  in  questa  •  che  in  altre  citazioni  di  ristampe  i  solito 
pronunciale  con  troppa  franchezza  ora  prima,  ora  seconda  9  ora  ter\a  edizione, 
lenza  avere  usata  la  necessaria  diligenza  per  accertarsene.  La  seconda  adunque 
de*  suddetti  due  libri  del  PfisciaMefe  è  la  seguente,  fatta  17*  anni  innanzi  a 
quella  dA  Bevilacqua  nel   ifé7. 

*  -  -  -  I  Francesco  Prìscianese  fiorentino  della  lingua  latina  libri  sei  ,  diligen- 
temente  ricorretti,  e  di  nuovo  riformati  dal  proprio  autore:  aggiuntavi  nuova- 
menu  una  copiosa  tavola,  io  cui  si  contengono  tutte  le  materie  .  delle  quali  trat- 
ta etto  autoie     In    Vinegia  appresso   Vincenzio   Vnlgrisi   i5fO.  in  4. 

•  -  -  .  De' primi  principi  della  lint^ua  latina,  ovvero  i.  Priscianello  9  nuova- 
mente dall'  istesso  autore  riformato ,  aggiuouvi  la  tavola  delie  materie  •  ivi  ap' 
presso  il   Valgrisi  1550  in  4. 


56 

Concetti  di  Aonio  Paleari  per  imparare  insieme  la 
gramatìcae  la  lingua  di  Cicerone  col  snpplimeuto  de^ 
concetti  della  lingua  latina^  e  col  Dialogo  delle  false 
esercitazioni  delle  scuole.  In  Venezia  per  Francesco 
Franceschini  1567.  in  8.  edizione  II.{i)(a).  h.     5. 

'  (i)La  presente  edizione  II.  procurata  da  Orazio  Toscanella,mo$tfa  contro- 
la  sua  parola  di  non  essere  accuratamente  emendata  ,  come  la  prima  ,  da 
me  non  veduta  (b*).  Il  Dialogo  fa  ristampato  già  anni  in  Perugia,  e  a  me 

In  qaeici  seconda  edisìone,  fatta  ansi  pnlitaneote  in  bel  carattere  corsivo  ^t^ 
prio  del   Falgrisit  oltre  al  cambiamento  delle  parole  nel  titolo,   lingua  romandi 

10  lingua  latina,  legecsi  con  la  lettera  del  Priscianese  al  re  Francesco  /.  e  coa« 
r  altra  a  Lodovico  Becci ,  #>  a  Luigi  del  Riccio ,  la  lettera  dell'  Amasio  con 
la  risposta  del  Priscianese ,  e  di  più  la  t«Tola  delle  materie  :  le  quali  cose  mas* 
csTano  alla  prima  edizione  del  Zanetti ,  ma  non  mancarono  alle  susseguenti': 

*  •  •  •  j.  In   Vinegia  per  Giammaria  Bon^Hi  iff)«  in  4. 

*  •  •  •  4.  E  ivi  per  Niccolò  Bevilacqua  1^64.  in  t. 

"*  •  •  •  f.  £  di  noofo  presso  il  medesimo  Bevilacqua  i|67*  in  %• 
(4)  Questa  edizione  «  a  parere  del  Fontanini ,  vien  dichiarata  per  seconda  in  cam* 
bio  di  quinta,  se  pur  altre  non  ce  ne  sono  di  mezzo,  oltre  a  quelle,  che  dipoi 
se  ne  fecero,  come  quella  di    Venezia  per  Giammaria  Leoni  i^St.  in  t- :  ma  di 
troppo  fastidio  ,  e  di  poco  frutto  sareboe  il  qui  riferirle  . 

{b*)  1  Contetti  t  che  si  leggono  nella  prima  edizione,  sono  di  La\{er0  Buona» 
mico:  il  Supplimento  e  *l  Dialogo,  che  stanno  per  giunta  nella  seconda  ,  sono  del> 
Paleario .  Il  non  averne  veduta  la  prima  edizione  può  servire  di  scusa  a  monsig» 
Fontanini,  se  ha  ignorato  l* autor  legittimo  dei  Concetti  che  fu  il  Buonamico: 
ma  nulla  può  servir  di  discolpa  al  Toscanella ,  che  ne  ha  tolto  via  il  nome  del 
Buonamico  per  suktituirvi  quello  del  Paleario,  e  attribuirgli  la  gloria  di  tutta  l'o- 
pera .  lo  stenderò  qui  il  sincero  titolo  dela  prima  edizione,  poco  conosciuta,  e- 
da  me  fortunatamente  acquistata. 

*  Concetti  della   lingua  latina    di    un    valente  nomo    letteratissimo  (  ma  poi 
nel  principio  dell'opera.  Concetti  della  lingua  latina  di  M.  Labaro  da  Bastano) 
per  imparare  insieme  la  grammatica  e  la  lingua  di  Cicerone,  nuovamente  a  ati-- 
iità  comune  posti  in  luce  •  In   Venezia  appresso  Bolognino  Zaltieri  i  f4i.  in  t. 

In  Af.  Labaro  da  Bassano'  ud  ognuno  è  agevoi  cosa  conoscere  il  Buonamico , 
idolatra  imitatore  di  Cicerone,  di  cui  si  han  poche  cose  alia  stampa,  e  solamente 
dòpo  la  morte  di  lui,  avvenuta  in  Padova  nel  iffi.  Pierfancesco  Spinola  mila- 
nese ,  buon  poeta  latino  ,  diede  alla  luce  la  prima  edizione  òt*  Concetti  del  Buona* 
mico  ,  e  ia  ded*cò  a  Girolamo  Attari  cavaliere  di  Cipro  con  una  ben  lunga  let- 
tera che  può  dirsi  una  piena  istoria  di  quella  nobilissima  famiglia,  imparentata 
con  quelle  dei  conti  de  Nores ,  dei  Podocatari ,  dei  Costanti,  e  con  altre  prin- 
cipali di  quel  regno.  Il  Toscanella  levò  via  nella  seconda  edizione  col  nome  di 
M.  Labaro  la  drdicatoria  dello  Spinola ,  e  altra  sua  vi  premise  ad  Alberto  di 
Vincenzio  Malmignati ,  facendo  a  lui  credere ,  e  al  pubblico  che  non  solamente 
il'  Supplemento  ,  e  '1   Dialogo  ma    i  Concetti  ancora  fossero    parto  del  Paleario  . 

11  padre  Giampietro  Niceron ,  barnabita,  che  ci  ha  dati  ultimamente  in  francese 
40.  e  più  tomi  di  Memerie  spettanti  alla  storia  degli  uomini  illustri  della  repub- 
blica letteriria,  facendo  nel  tomo  §9.  (pag.  ity  a  Paris  171?.  in  la.  )  l'elogio 
del  Buonamico ,  ha  omtssa  fra  le  opere  di  lui  qaella  dei  Concettis  e  pure  potè- 
>a  trarne  qualche  indisio  dal  tomo  I.  da  lai  quivi,  esaminato  e  citato  ,  della  sto- 


S,7 

dedicato  (a"*").  L'autore,  che  fa  da  FeruU,  città  del  Lazio,  nal  corrispose 
alle  grafie,  impartitegli  largamente  da  Dio  co' talenti  di  potersi  a  mare- 
viglia  segnalare  nella  Eloquenza  latina,  mentre  poi  cadde  nel  funesto  pre- 
cipizio dell'eresia (&*), come  sTenturatamen te  fecero  il  Casteheiro  dà  Mo* 
denay  Pietro  Cameseccfu^  e  Pietro  Martire  Vermilio  Fiorentini,  Francesco 
Setti  di  quelle  parti  (e*),  Girolamo  Zanchi  da  Bergamo,  Guglielmo  Grata-- 
roto  pure  da  Bergamo,  Matteo  Gentili  con  Alberigo  e  Scipione  suoi  figliuo- 
li, da  5.  Genese  nel  Piceno y  Celio  Secondo,  Curione  piemontese,  e  molti 
altri  infelicissimi  ingegni  italiani  di  quel  tempo,  che  fu  la  metà  del  seco- 
lo XVI.  onde  poi  avendo  essi  ingratamente  e  con  detestabile  pertinacia 
nel  male  fatto  pessimo  uso  de'gran  beneficj  ricevuti  dalla  suprema  bon- 
tà, e  rimasti  per  propria  colpa  abbandonati  dalla  divina  grasia,  perirono 
con  esito  infame,  chi  per  decreto  della  terrena  giustisia,  e  chi  volontaria* 
mente  in  perpetuo  esilio  tra  gli  eretici,  e  in  seno  agli  apostati  dalla  santa 
Romana  Chiesa,  come  il  Casteli^etro,  il  Zanchi,  il  Curione,  e  altri  non  pò» 
chi,  imbrattati  della  medesima  pece.  Tra  le  opere  di  Marco  Velsero  si  leg- 
ge nna  sua  lettera  a  Roberta  Titi  da  Borgo  S.  Sepolcro  (  Epkt.  XCVI.  o- 
perump.  078.  )  nome  chiaro  nelle  buone  lettere,  le  quali  egli  illustrò  con 
le  stampe,  e  professò  pubblicamente  in  Bologna  e  in  Pisa.  Il  Titi  avea 
scritto  al  Velsero,  non  esser  del  Paleario,  conforme  credeasi>  i  libri  per 
altro  sani ,  de  Immortalitate  ammorum .  Il  Velsero  a  tale  avviso  rimasto 
maravigliato,  pr«»ga  il  Titi  ad  avvisarlo,  se  ne  sa  altro,  e  chi  ne  sia  vera- 
mente l'autore;  ma  noi  non  «tappianio  poi  quello,  che  in  tal  particolare  il 
Titi  replicasse  dX  Velsero.  Il  cardinal  Sadoleto,  il  Pigna ^  e  chiunque  ne 
fece  mensioue»  mai  non  dubitò,  che  il  poema  non  fosse  del  Paleario,  che 

ria  Gymnesù  Péttatitii ,  scrìcts  dall'  ab.  Niccolò  Commene  Peppéiopmh  (  T^a^s. 
éipmd  .S§bi  CeUtum  C7ié  in  foal.  pafi^.  joS-  )  cbe  *in<  certo  modo  1'  Éccenna  ,  ma 
oacqmmcntc ,  come  per  lo  più  faccele ,  oipc  i  titoli  de'  libri  d'  uaa  io  altra 
lingaa  vengano  tFasUtati  :  qaclle  SinnntitL  pertanilo,  Sensnsqee  memis  de  lingue  Is^ 
tinn  t  che  tono  a  stampa  del  Buùnamico ,  nuli'  akro  sono  ,.  se  non  qacici  suoi 
Concetti  della  tingud  latina^  de' quali  finora  ti  è  ragionato. 

(a*)  li  merito  dei  Dialogo  ^  intitolato  anche  il  Gr^OTintf  rtro,  ha  dato  aotifo  al- 
la  ristampa  di  Perugia  presso  il  Costantini  1717.  in  9.\  e '1  nome  di  .niansi|* 
Fontanini ,  che  la  ristampa  medesima  porta  in  firoate  ,  le  ha  oiteauto  U  privir 
legio  di  easer  ricordata  •  oenchè  recente  ,  nel  libro  dell'  Eloquente  Itetiame  • 

(è*)  II  Paleario  t  a  imitazione  del  Valeriane^  che,  secondo  il  gusto  de  loca- 
lo, di  Pietro  (è  chiamarsi  Pierio  ,  caneiò  p«re  il  suo  nome  baltesimale  di  An* 
tonto  in  quello  dì  Aonio:  il  qual  cambiamento  gli  tirò  addosso  dalla  penna  di 
Latino  Latini  qae'  fieri  giambi ,  i  qnàli  si  leggono  nel  volume  II.  delle  sue  Epi^ 
stole  pag,  i^é.  (  Viterh.  ex  typogr.  Brancatia  lééj  in  4.).  Egli  fii  Tcrtoientt 
da  Ventli  ;  ma  è  cosa  osservabile  ,  che  Ferrante  Senseverino ,  principe  di  Salerà 
no  ,  scrivendogli  una  lettera,  posta  fra  quelle  di  Vincenzio  Martelli  (Fir»  Pr^H 
i  Giunti  ifo6.  in  4.  edb.  II.  pag,  x6.  )  lo  qualifica  per  cittadino  e  nobile  di  &s* 
lerno ,  Caduco  in  Siena  miseramente  nell'eresia  luterana,  f«  dall': inqulsisioae 
&tto  arrestare  in  Milano  ^  e  condurre  a  Rame  ,  dote  processato  e  continto,  f^ea* 
ne  decapitato  e  poi  arso  nel  xfStf.  "* 

(e*)  Francesco  ^^rri  fu  apostata  dalla  Cattolica  Religione  «come  lo  fiifon» 
Pier  Camefecchi  t  Pietro  Martire  Vermiho  Fiorentini:  aia  cdi  non  era  né  fio- 
reatino,  come  eglino»  nh  di  quelle  parti,  cioè  di  Toscana.  L'aknore  dalla  f6ii« 
Tom,  I.  S 


58 

'  Cìovanni  Fàbrini  da  Fighine  (Fiorentino)  della  Te<i« 
rica  della  lìngua  platina/  In  Venezia  per  Marchiò  Sessa 
i566  in  Q.(a).  L.     4* 

PrÌDCÌpj  della  lingua  latina,  praticati  in  Firenze  neli^ 
Àecaderaìa  degli  Sviluppati  (  libri  liL  )  In  Roma  per 
Domenico  Marciani  1643.  in  la.  (i).  3. 

lo  diede  fuora  per  suo.  Ma  perchè  in  questi  affari  di  lettere  non  meno, 
che  in  altri^  seguono  pur  troppo  e  piccoli  e  anche  gran  furti,  i  quali  poi 
dalle  persone  un  poco  esperte^  finalmente  si  riconoscono,  ansi  talvolta  ai 
fcoprono  al  fiuto^  non  sarebbe  mal  £atto,  che  questo  del  Paleario  si  puri* 
iicasse  alquanto  meglio:  e  potrebbe  farlo  chi  dianzi  scrisse  eerte  memorie 
del  TUi^  inserite  in  qualche  giornale  de* letterati  dltalia.  Jacopo  Tom^ 
masloy  uomo  tedesco,  ha  fatto  un  libro  de  Plagio  lUerario,  il  quale  a  lui 
bisogno  si  potrebbe  accrescer  non  poco. 

(1)  I  reggelti  di  questa  accademia  dedicano  il  libro  al  padre  Ouàseppe, 
fondatore  e  generale  dell'istitato  delle  scuole  pie ,  esaltando  il  gran  frut- 
to^ che  i  suoi  padri»  a  preghiere  di  detta  accademia  da  lui  mandati  in  Fi^ 
renzej  per  pia  anni  aveano  fatto  in  educare  i  nobili  giovanetti  con  questo 
modo  d'insegnare  la  lingua  latina  con  grammatica  volgare. 

tà  dee  prevalere  ad  ogni  rigaardo  e  Io  xelo  non  dee  giammai  esser  talmente 
£ivorevole  ad  uno,  che  dica  il  fafso  s  carico  e  in  pregiadicio  di  an  altro.  Il 
Betti  «idunquc  non  era  fiorentino ^  né  di  quelle  parti,  ma  beosi  romano  e  di 
patria ,  e  di  abitazione  Stavasi  in  Rama  in  qualità  di  segretario  del  Marw 
chcse  di  Pescara  ,  dal  cui  ser^gio ,  e  dalla  propria  casa  fuggissi  flirti vaniente 
Con  una  fcmihina  maritata  e  da  lui  sedotta  per  andarsene  £rs  gii  eretici  di  2»> 
figo  e  poi  di  Argentina  •  Che  il  B^tii  fosse  romano ,  lo  asserisce  1"  spostata  Fiefw 
ferio  suo  deg;u>  precursore  ed  amico  ndUa  sua  Lettera  agi  Inquisitori  •  stampata 
dierro  al  C«/4Ìsyo  de' libri  proibiti  nel  ifff.  Jacopo  Aconito  da  Trento  9  intetto 
Mia  Stessa  pece,  indiriaaa  al  Meiii  il  s\x9tr%ttno  de  Me thoda  {  BasiL  apud  Petmm 
Pernam  iffS.  in  8.  )  e  la  soprascritta  alla  ina  lettera  è  questt  ; /tf  co3as  Acondas 
Tridentinus  Framijeo  Betto  Eìomano .  Cosi  pure  il  Mu\io ,  che  scrisse  a  lai  e  con- 
tro di  lai ,  lo  dice  espressamente  romano  nella  Risposta  alla  prima  lettera  di  ea- 
$0  Beai  al  Marchese  di  Pescara  suo  sienore  •  Ma  ciò  eh' è  pia»  il  medesimo 
Betti  dichiarasi  romano  tanto  nel  titolo  della  sna  pretesa  Ca/i/artf^ieji^  »  qasoto 
nella  prefsiiooe  alla  snddeus  Risposta  dei  Muiio»Dì  lai  si  pa  riera  in  altro  hiogo. 
{a)  Fìgjkimef  pacria  del  Fabrini ,  è  an  vecchio  castello  nella  diocesi  di  Fiesole 
fSmmemorato  da  Dante  nel  Canto  XVI  del  Paradise.  11  Fabrini  di  là  a  nove 
sani  rifece  qaesta  Teorica ,  e  avendola  dedicata  al  sranduca  Cosimo  /.  acciocché 
ella  servisse  a  oso  del  principe  don  Pietro ,  figlinolo  di  esso  Granduca ,  bsciol* 
la  uscire  di  nuoTO  dalle  stampe  del  Sessa ^ntì  if7f.  in  S.  edizione  rinaovau 
tdafpoi  Tanno  if88  nella  medesima  forma.  Ma  assai  prima  che  ascisse  la  sud» 
detta  Teorica  l'autore  atea  divulgata  altra  opera  di  consimile  argomento  »  non 
IflèÀtovats  da  Monsignore  ,  con  questo  titolo  ; 

'^*  «  ^  «  Della  interpetrasiooe  della  lingua  latina  per  via  delta  toscsaa  libri  III. 
-  •  In  Roma  nella  contrada  del  Pellegrino  per  M  Girolamo  de'  Cartolari  i  f44*  ^n  i* 
'    Il  librò  è  dedicato  dairautore  al  cardinale  Ippolito  d'Este  arciveKovo  di  Milano^, 
s  in  principio  ci  sono  due  lettere,  l'uos  di  Lorenzo  Amadio  e  l'altra  di  Gaspero 
Mareteotti  »  ambo  già  precettori  del  Fahrini  con  le  risposte  dì  lai* 


59 

Specchio  della  lingua  latina  di  Giovanni  Andrea  Cri* 
foni  da  Pesaro,  professore  delle  lettere  umane  in  Fer- 
rara. Ih  Vinegìà presso  il  Giolito  i554«  iSSginS  /a/  L.  4* 

Elocutiones  (  volgari  e  latine^  quse  in  epistolìs  farai- 
liaribus  Giceronis  leguntur,  a  Dante  Riccio  excerpta. 
Venetììs per  Franciscun  Zìlettum  i583.  in  8.  {i)(b).       5. 

Locuzioni  (latine  e  volgari)  di  Cicerone,  scelte  daErcole 
Giofano.  In  Venezia  presso  ilZiletti  1584.  in%.  4* 

Locuzioni  di  Terenzio^  ovvero  modi  familiari  di  di- 
re, scelti  da  Aldo  Manucci  (  il  giovane.  )  In  Venezia^ 
presso  Aldo,  i585.  in  8.  3. 

(i)AìdOy  che  per  Ugo  della  gioventù  raccolse  anco  raf^Zeganze  di  Cice/x^ 
ne,  dedica  il  presente  libro  alla  gioventù  della  Segreterìa  della  rep%tbbU^ 
ca  veneziana  (c'^).Qui  ci  conviene  avvertire,  che  Aldo  volle  chiamarsi 
Manuzio,  Manucci,  e  anche  Marnici,  come  disceso  dalla  famiglia  di  tal 
nome  di  Volterra  (d*^)\  benché  Aldo  suo  avolo  si  chiamasse  da  Bassiano, 

(a)  La  prima  edizione  ne  fìi  fatta  dallo  stesso  Giclito  oel  iffo«  e  poi  nel  iffi- 
in  8,  con  lettera  di  dedicazione  a  Gio*  Jacopo  Lion^rii  da  Pesaro  ,  conte  di  Mon» 
tt  Lattate  e  ambasciatore  del  Duca  d^  Urbino  alla  Repubblica  veneziana  •  11  Gri'- 
foni  professò  primieramente  lettere  ornane  in  sua  patria  e  poi  verso  il  if)7*  fu 
chiamato  a  insegnarle  in  Ferrara. 

(b)  Questo  libi iccinolo  fìi  impresso  la  prima  volta  in  Venezia  per  Comin  da  Tri- 
no nel  lyéi.  in  8.  11  Ricci  era  maestro  di  scuola  in  Veae^ia  dove  in  età  di  40. 
anni  venne  a  morte  nel  Marzo  del  1576.  e  fii  seppellito  nella  Chiesa  di  S.  Bar- 
naba ,  che  era  la  sua  parrocchia  •  Opera  di  consimile  argomento  taccjuta  dal  Foa» 
tanini^  è  ^cUa  éctì^ Elegante  toscane  e  latine  di  Orarie  Lombarielii  staoipaie  ia  Siena 
nel  I  f  68.  in  8. ,  e  in  8-  altresì  ristampate  in  Fiorenza  per  Giorgio Martscom'ixtì  1587* 

(e*)  h' Elegan\e  o  sia  Locuzioni  di  Cicerone  più  e  più  volte  ristampate  ,  come 
opera  utilissima  per  le  scuole,  comparvero  la  prima  volta  dalla  stamperia  Aldina 
in  8.  nel  tyf8.  nel  qoal  anno  Aldo  era  in  età  di  anni  undici.  Il  Toscauella  tras« 
se  dalle  medesime  l'idea  e  in  parte  ancora  la  materia  di  quel  suo  libr iccinolo  in* 
titolato  ,  Elegante  latine  co*  suoi  volgari  dinanzi ,  stampato  in  Veru^ia  per  GiO' 
vanni  Bariletto  1569.  in  8.  Nel  1577..  dopo  la  morte  di  Bernardino  Feliciana 
fa  ad  Aldo  conferitm  ia  lettura  della  segreteria  ducale»  la  quale  decorosamente 
e' sostenne  sino  al  if8f.  in  cui  si  portò  a  Bologna  chiamatovi  a  riempier  la  ca- 
tedra  di  eloquenza  per  la  morte  di  Carlo  Sigonio  ia  quello  stadio  allora  vacante. 
Lucio  Scarano ,  da  Brindisi ,  fu  i  successore  di  Aldo  nella  lettura  di   Venei^ia . 

{d*)  Delia  famiglia  e  del  cognome  di  Aldo  ho  detto  quanto  occorreva  nelle  No^ 
ti^ie  letterarie  (  pag.  I.  )  intorno  ai  celebri  stampatori  Manu\j  premessa  alla  ri- 
stampa  delie  Lettere  familiari  di  Cicerone  volgariazate  da  autore  anonimo  e  cor- 
rette dal  giovane  Aldo  fatta  in  Fetu^ia  per  Francesco  Piacentini  ij^é,  tomi  II. 
in  8.  pag.  II.  e  III.  Quiti  ancora  ho  chiaramente  dimostrato  e  provato,  che  Al* 
do  il  vecchio  si  scriveva  Bassianas^  perchè  era  da  Bassiano  t  terra  vicina  a  Ser- 
Moneta  nel  Lazio:  né  mai  mi  era  sognato  che  per  cale  denominazione  alcuno  po- 
tesse Credere  e  tanto  meno  asserire  che  egli  fosse  da  Bussano ,  terra  nelle  vicinan- 
ze di  Trevigi ,  poiché  se  Bussano  Casse  stata  la  patria  di  Aldo  •  egli  si  sarebbe 
chiamato  Bassanensis  e  non  mai  B d$sÌ4smas  ^xomc  si  scrive  nel  tome  I.  delle  ape- 


*T 


60 

terra  nelle  vicinanze  di  Sermoneta  (h*)^  e  il  Monnoje,  oMoneta  nel  9uo 
Baitlet  tomo  y.P.  II.  piig.  S7.  sbaglia  in  asserire,  che  si  chiami  da  Bas^. 
sano,  e  non  da  Siissiano,  che  é  di  casa  Gaetani  nel  Lazio:  e  per  questo 
Aldo  pre$é  il  nome  di  Romanus;  laddove  Bussano^  terra  nota,  sta  posta 
nella  marca  Trivigiana,  dominio  di  Venezia;  e  vi  è  ancora  un  altro  Bus^ 
sano  di  casa  Giustiniani  ne\Y  Umbria  lungo  il  Tessere  (e*) .  Aldus  Manulius 
BassianaSj  egli  si  scrive  nella  dadicatoria  del  tomo  i.  delle  opere  greche 
di  Arìstotile  e  di  Teofrasto  ad  Alberto  Pio  principe  di  Carpi,  da  lui  stani- 
paté  in  Venezia  nel  i49?-  ì^  foglio  (a*).  S'intitolò  anche  Pio^  dalla  casa 

re  «eche  di  Aristotele  .  Quivi  pure  mostrai  che  Aldo  aggiunse  al  sao  cognome 
quel  di  Romanus ,  perchè  Bassiano  sua  vera  paciis ,  era  nel  distretto  di  Roma  e 
che  agli  altri  saoi  nomi  accoppiò  qntllo  di  Plus,  per  concessione  di  Albino  Pie 
prìncipe  di  Carpi  del  qaale  in  Roma  egli  era  stato  maestro .  Monsignor  Fonianiai 
a  misura  che  si  andava  stampando  la  sua  Eloquenza ,  avvertito  dei  grossi  abbagli 
che  incorno  al  vecchio  jlldo  avea  presi  ,  fu  a  tempo  di  correggerli  nel  pregresso 
dell'opera,  ove  non  contento  di  averne  avvisato  ii  pubblico  la  prima  volta  che 
ciò  gli  venne  in  acconcio  »  volle  ripetere  le  medesime  cose  anche  nelle  giante 
postevi  in  fine.  Per  uscire  ad  un  tratto  di  questa  materia ,  registrerò  qui  seguita- 
mente  sì  l'uno  che  l'altro  luogo;  ma  prima  noterò  qui  un  altro  sbaglio  del  Fontanin'u 

(4*)  Il  tomo  dell'opere  greche  di  Aristotile,  stampato  da  Alia  in  foglio  nel 
14^7.  non  è  il  prime ,  nn  il  second§  »  ovvero  il  ter^o  ,  poiché  il  prìmo  che  e 
quello  dell' Oi^tfiro»  fu  impresso  da  lui  nel  149 f.  al  Principe  di  Carpii  nel  cui 
primo  foglio  leggesi  un  epigramma  greco,  dove   egli  s'intitolai  Bassianas  • 

M  Essendosi  ma  scritto  che  Aldo  ii  chiamò  Bassianas ,  il  quale  nome  latino  di- 
M  nota  anche  tassano,  terra  ntìììi Marca  Trivigiana  (pag*  4S5*  ) 

Basianum  e  non  Bassianum  è  '1  nome  latino  di  Bassauo  nel  trivigiano ,  e  ì 
suoi  cittadini  dicoosi  Bassanenses  e  non  Bassianates. 

M  Qui  si  avverte  in  proposito  d'Aldo  ,  ciò  doversi  intendere  di    Bassiano ,  ca- 

stello  de'Gaetaai,  già  conti  di  Fondi  e  poi  duchi  di  S<rmoneta  e  principi  di 
_  Caserta,  posto  nel  territorio  di  Roma.  Aldo  il  giovane  in  una  lettera  al  car- 
,»  dinal  Nieeolè  Gaetano  da  Sermoneta  .  sopra  il  modo  di  stare  a  tavola  de  accum* 
^  bendi  et  comedendi  ratiene ,  chiaramente  lo  accenna  rammentando  al  Cardinale 
„  ayum  (  Alda  il  viecchio  )  ex  eo  loco ,  cui  familia  tua  jus  dicit ,  avitoque  impe* 
n'Ho  praeUv^rl^noM  ducere  {de  quétsitis  lib  L  epist.  IV*  pag.  $9*  ^^i'*  ^*  )  H 
»»  luogo;  preciso  dai  vecchio  Aldo  altrove,  come  si  disse,  nominatamente  speci - 
M  ficato ,  si.  chiama  tuttavia  Bassiano  .  E  perciò  essendo  egli  pusato  a  Venezia  , 
v>.  volle  da  principio  non  solo  dirsi  Aldus  Manutius  Pius  da  Alberto  Pio,  suo 
v^iallievo  e  protettore  ;  ma  come  natio  di  queste  contrade  anche  talvolta  Bassia" 
ff  .nas^  e  più  sovente  poi  Romanus ,  essendovi  però  allo  scrivere  del  movane  Al- 
n'^do  in  altro  luogo  (  Vita  di  Cosimo  Granduca  /.  pag.  5'  }  la  sua  casa  da  xoo.  anni 
„  prima  dell'avolo,  venuu  da  Fo/r^rr^  (  pag.  48).  ) 

{b*)  Ma  questa  terra,  mi  convien  ridirlo,  Bassiano  e  nonBassano,  si  nomina 
comunemente .  Monsignore  si  vergogna  di  esser  già  caduto  in  così  maiuscolo  fa^ 
lo;  e  per  quanto  può,  si  va  ingegnando  di  sminuirlo  e  di  mascherarlo. 

(c*)Dopo  aver  riportato  fedelmente  tutto  quello  che  sta  scritto  acìV£loquea{a  intorno 
alla  patria  e  ai  varj  nomi  del  vecchioil/ia,  mi  si  permetta  di  aggiugnere.  quanto  sa  qocseo 
proposito.era  stato  da  me  precedentemente  avvertito,  e  stampato  nelle  suddette  notizie, 

,»  Siasi  come  si  voglia  (  dell'antica  patria  e  de' maggiori  del  vecchio  Aldo) 
^  certo  ò  che  egli, il  quale  né' saoi  libri  si  vanta  sempre  romano,  era  nato  l'an. 
M  no  incirca  1447.  in  Basigane^  terra  vicina  a  Sermoneta,  posta.nel  La\io,  oggi 
N  campagna  di  Roma .  in  non   molta  distanza   da  VelUtri  e  dalla  P allude  Po»- 


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6i 

del  medesimo  Alberto^  suo  discepolo  e  magnanimo  bencHìttore  ,e  Roma'^ 
nit$  forse  ancora  per  la  cittadinanza  avutane.  Paolo  Tossano,  il  quale  nel 
i6i3.  essendo  professore  di  lettere  nmane  in  Eidelberga,  pubblicò  iti  Oj^ 
peneim,  città  del  Palatinato,  la  Fraseologia  Terenziana,  si  maraviglia, 
come  sopra  questo  scrittore  essendo  tante  castigazioni  e  varie  lezioni,  di 
poco  0  niun  frutto  alla  gioventù,  alla  quale  Terenzio  per  la  singoiar  pu- 

M  una*  Molti  hanno  avvertito,  ma  pochi  inteso  perchè  egli  in  più  d'una  delle 
i«e  stampe  ti  sottoscrivesse  col  nome  AaaOT  MANOtKIOT  BA221ANEOS  / 
come  appunto  si  legge  socto  uà  suo  epigramma  greco,  posto  nel  principio  de'i' 
„  Orgxno  di  AristouU  ^  da  lui  stampato  in  Venezia  nel  i49f.  e  cosi  ancora  ei  si 
chiama  tanto  nella  prefazione  del  Lessico  greco  ,  intitolato  Thesaurus  Corna- 
copid  ei  Morti  Adonidis,  impresso  da  lui  nel  14^6.  ,  quanto  nella  sua  dedica- 
zione ad  Alberto  Pio^  principe  di  Carpii  di  un'altro  tomo,  contenente  diver- 
se opere  di  AristoteU^  impresso  nel  I497.  dove  egli  si  sottoscrive  ,  Aldui 
9,  Manutìus  Bassianas,  Ma  che  questo  aggiunto  di  Bassianese  a  lui  si  convenga 
„  come  specificativo  della  sua  patria  ,  può  essere  che  nuova  o  strana  opinione  a 
„  taluno  rassembri ,  quando  non  ne  abbia  un  più  sicuro  riscontro  •  Migliore  non  sa- 
„  prei  addurgliene  di  quello  che  fortunatamente  ho  tratto  dagli  scritti  di  Aldo 
,,  //.  Manuzio  ^  nipote  del  sopraddetto.  Egli  indirizzando  al  cardiDal  Niccolò  Gae 
n  tano ,  de' principi  di  Sermoncta  nel  cui  territorio  è  Bassiano,  come  sì  è  detto, 
„  il  quarto  de' suoi  primi  Quesiti  per  epistolam  ^  ove  eruditamente  egli  tratta, 
„  de  accumbendi  et  comedendi  ratione,  dice  al  Cardinale  che  molte  ragioni  lo  mo- 
„  vevano  a  dargli  questo  contrassegno  delia  sua  riverenza,  ma  principalmente, 
„  perchè  Aldo  suo  avolo  traeva  1'  origine  da  quel  luogo ,  sul  quale  la  famiglia 
„  Gaetana  tenea  giurisdizione  e  comando;  quod  autem  majus,  egli  è  bene  Tudir- 
„  ne  le  sue  stesse  parole,  quem  avum  ex  eo  loco*  cui  familia  tua  jus  dicit  avito 
„  que  imperio  praest,  originem  ducere*  £  però  rallegrandosi  egli  con  altra  lettera 
••  posta  a  e.  30.  delle  sue  voleri  col  medesimo  cardinale  per  V  onore  conferi- 
„  togli  delia  porpora  cardinalizia  ,  gli  dice,  che  in  lui  concorrevano  e  antiche  e 
,,  nuove  cagioni  di  allegrezza  per  tal  promosione  essendogli  obbligato  per  natura 
„  a  volendolo  essere  per  elezione  , 

Nei  tanti  libri  che.  dopo  il  ifoo^  uscirono  dalle  stampe  del   vecchio  Aldo  , 
non  trovo  che  egli  usasse  più  l'aggiunto  di  Sassianese ,  quello  bensì  di  Roma* 
^  no  \  e  per  due  ragioni  pare  a  me  che  egli  potesse  valersene  prima  perchè  Bassia» 
„  no  sua  vera  patria,  era  nel  distretto  di   Roma;  seguendo  in  ciò    l'esempio    di 
9,  tanti  altri,  che  essendo  nati   in   luogo  di    poco    nome,  si    denominavano    da 
M  quella  città,  al  cai  territorio  la  patria  loro   appartiene;  e  in    secondo  luogo, 
„  perchè   Roma    fu  la  città,  dove  fece    i  suoi  orimi  studj ,  e   dove    impiegò  la 
»:  maggior  parte  degli  anni  saoi  giovenili  s  talché  alcuni  credettero  che  egli  avesse 
quivi  sortito  il  suo  nsKÌmento  ;  onde    Benedetto   Tirreno ,  uno    de'  suoi   dotti 
amici   e  accademici ,  dedicando  allo   stesso  principe    Alberto  Pio   lo  Stratone 
greco  impresso  nella  stamperia  Aldina  l'anno   ifié.  lasciò  scritto  di    Aldo  le 
„  seguenti  parole:  de  quo  praclare  dicere  pò ssumus  quod  de  Augusto  dictum    acce» 
„  pimus ,  qui  fuerit  urbis  Roma  suet   altricis  atque  matris    anreus  partus  •  Ai  sud- 
„  detti    suoi  nomi  accoppiò  egli  di  poi  nel  ifoj.  quello  di  Pioi  Aldus  Plus  Ma* 
„  nutius  Romanus  ;  e  ciò  per  concessione  del  suddetto  prìncipe  Alberto  Pio  che 
„  si  compiacque  di  onorarlo  del  nome  gentilizio  della  sua  nobilissima  insigne  fa- 
M  mìgli.i  9  dopo  averlo  altresì  tre  anni  prima  beneficato  generosamente  con  ricebi 
doni,  in  limunerazione  non  meno  dei  libri  a  lui  dedicati  che  in    testimonian- 
za «ti  stima  e  di  gratitudine  verso  di  lui  suo  istitutore  e  maestro.  „ 
„  Essendoci  però  allo  scrivere  del  giovane  Aldo  in  altro  luogo  (  Vita  di  Cosimo 
„  Granduca  /.  p^g.  y.  )  venata  (  la  sua  casa)  da  Volterra  (  Eloq.ltal.  pag.  48 1.  ) 


»9 


9» 


9» 


••^gmm 


6a 

Euphrosyni  Lapìnìi  Institationum  Florentinae  linga» 
libriU.FlorentiiBapudJuncfasiS'j^.inS.edìtioIL  L.    5. 

Angeli  Monosinii  Floris  Italie»  lioguse  libri  ix.  Vene- 
tiìsper  Jo.  Guerilium  ibo^in ^.(i)^  6. 

rità della  favella  dee  meritamente  essere  a  cuore,  niun  altro  avesse  pen- 
sato a  darci  la  Fraseologia  Terenziana,  stimata  di  grand' uso  a'fancialli. 
Però  noi  veggiamo»  che  Aldo  avea  composta  simil  fatica  da  xxvi  1 1.  anni 
avanti  al  Tossano^  con  fornirla  di  due  indici  copiosi,  un  volgare,  e  l'altro 
latino  (a*). 

(j)  Il  Monosim,  che  nella  Pinacoteca  III.  di  Giano  Nido  Eritreo^ 
num.  Liv.  è  detto  per  isbaglio  Morosim,  tratta  in  questo  suo  libro,  come 
Ascanio  Persio  nel  suo,  benché  in  altro  modo,  della  conformità  della  lìn- 
gua volgare  con  la  greca  e  romana  (b*). 

0 

Scipione  Mdnmucci  nel  tao  libro  delle  Glorie  del  CUsentino ,  ove  paria  della 
terra  di  Poppi  saa  patria  ,  fu  d'oDÌnioac  che  i  notrri  Manu^j  o  Mannucci  (ossero 
ntciti  dai  Mannucci  di  Firenze  •  In  Volterra  non  si  sa  che  vi  siano  suti  i  Man-- 
nucci ,  ma  beasi  i  Minucci,  principali  gentìlaomini  e  ce  ne  tono  ancora. 

(tf*)  Il  Tossano  a  gran  torto  ti  maraviglia  ,  che  sopra  Terenzio  ninno  avesse 
pensato  di  darci  avanti  di  lai  la  Frateologìa  Teretn^iana  a  beneficio  della  gio- 
ventù ,  poichi  non  solamente  Aldo  avea  pubblicate  it  anni  avanti  di  lai  le 
Locuzioni  di  Terenzio  9  ma  7.  anni  dopo  Aldo,  e  ai.  avanti  il  Tossano  era  u- 
scita  dalle  stampe  di  Lipsia  nel  if^i*  iu  t.  un'altra  Fraseologia  Terens^iana  di 
Martino  Eineccio  \  e  di  là  a  5.  anni,  cioè  nel  1^97*  Agostino  Gambarelli  ^  roi- 
lanete ,  avea  divulgate  dalle  stampe  di  Bergamo  in  t.  le  sue  Osservaiioai  sopra 
il  medesimo  autore,  aggiuntevi  le  Locu\ioai  a  imitazione  di  quelle  di  Aldo,  il 
quale  contttttociò  non  fu  il  primo >  che  agli  altri  ne  spianasse  il  sentiero,  es- 
sendo  stato  prevenuto  da  Giorgio  Fabrizio  da  Ckemnit\  ,  piccola  città  della  Mi- 
snia  9  il  quale  sia  nel  iffo  avea  pubblicati  in  Lipsia  in  S.  i  suoi  due  libri 
Elegantiarum  e  Plauto  et  Tereutio  ristampati  dappoi  più  volte,  e  particolarmen- 
te in  Praga  per  Daniello  Adamo  nel  ts%f*  in  t.  anitamente  con  le  Setuan^e 
di  Publio  Siro,  e  di  altri  antichi,  e  con  la  versione  in  lingua  boama.  Ad  esem- 
pio di  Aldo  anche  Francnco  Grossi  da  Bassaao ,  maestro  de'  chierici  della  chi^ 
sa  ducale  di  s.  Marco ,  raccolte  e  dedicò  a  Lucio  Scorano  le  Elegante  dei  Cornea- 
hsrj  di  Cesare,  stampati  in   Veue\ia  per  Giorgio  Angelieri  z^S^.  in  t. 

[b*)  Don  Placido  Puccinelli ,  monaco  benedettino ,  nel  suo  libro  della  Faie  e 
nobiltà  del  Notaio,  stampato  in  Milano  per  Giulio  Cesare  Malatesta  lifé.  ia  4* 
parlando  di  Raffaello  Colombani  (p'ag  ii4«),  gli  attribuisce  la  maggior  parte 
dell'opera  saddetta  étì  Monosini ,  chiamato  anche  da  lui  per  isbaglio  Morosini; 
e  soggiugne,  che  ii  Colombani  essendo  morto  d'anni  ^j.  quell'opera  fu  termi- 
nata dal  Monosini  •  già  suo  maestro ,  che  poi  la  diede  alla  luce  sotto  il  suo  no- 
me, e  non  del  legitcirao  autore,  di  cui  solamente  allegò  le  annotaiioni  n  eli' ag- 
giunta del  libro  »  e  ne  registrò  il  nome  nel  catalogo  degli  autori ,  ove  pur  diede 
luogo  a  quello  di  Ascanio  Persio .  A  Monsig.  cotanto  attento  a  scoprire  i  pl^i 
letterari ,  convien  credere  ,  che  questo  sia  sfuggito  di  vista  •  U  Motsosimi  , 
che  fu  prece ,  e  priore  di  s.  Donato  alla  piazta  ne'  vecchietti ,  era  da  Prato» 
vecchio;  castello  un  tempo  de' conti  Guidi  nei  Car^im^i^. Studiò  kgp  in  Pisa» 
ed  ebbe  per  maestro  in  filosofia  Francesco  Mtt&iuanici  •  Fa  aoaiMSO  nell*  accade- 
'  mia  della  Crusca ,  il  cui  Vocabolario  era  sofice  citare ,  come  cosa  sua ,  il  oosuo 
Vocabolario  onde  il  N audio  ,  ed  altri  uedattcro ,  che  fesse  veramente  di  lui ,  il 


63 

Nuovo  metodo  per  apprendere  la  lingua  latina,  trat- 
to dal  Francese  nell'Italico  idioma,  a  uso  del  Seminar 
rio  (  deirArcivescovado^  di  Napoli,  In  Napoli  per  Fé- 
lice  Mosca  l'jsifj^.  volumill.inunsoltomoinS.(i).   L.     6. 

(i)  Questa  è  la  famosa  grammatica,  chiamata  di  Portoreale;  nomo  di 
una  badia  di  monaclie  Cistcrciensi  nelle  ricinanee  di  Parigi^  dove  essa 
grammatica  si  praticara  neiriatruire  ì  fanciulli,  avendola  composta  Clau^ 
dio  Lancelotto,  dipoi  monaco  benedettino,  morto  in  età  d'anni  79.  nel 
monistero  di  Qiùmperlè  nella  bassa  Bretagna  ai  i5.  Aprile  ióqS.  A  que- 
sto Lancelotto  mosse  qualche  lite  gramaticale  il  padre  Filippo  Labbe  pres- 
so Egidio  Menagio  nelV Etimologico  Francese .  La  fatica  di  questo  copio- 
so volgarizzamento  è  veramente  grande;  ma  sembra  a  taluno,  che  ella  sa- 
rebbe stata  forse  minore,  quando  si  fosse  studiato  di  fare ,  che  la  dettata- 

dello  stile 
Acursio  a- 
compose  un  libro  de  antìquitate  et  obsoleto  sermone  fugienda  (a*) . 
Vero  è,  che  il  traduttore  nella  prefazione  adduce  in  iscusa  il  suo  poco  ge- 
nio alla  lingua  italiana  corrente,  diversa  ^  anzi  divariata^  come  egli  dice, 
da  quella  degli  antichi .  Ma  perchè  il  valentuomo  scrive  per  gli  altri ,  e 
non  per  sé  solo^  pare^  che  lasci  desiderare  qualche  ragione  più  convin- 
cente. Qui  torna  in  acconcio  il  Trattato  delle  Sibille,  che  David  Biondello 
scrisse  in  antica  lingua  francese^  e  diversa  dalla  corrente  (  Dictionaire 
Etymologigue pag.  027.  col.  a.  ).  Una  dama  di  Parigi  avendone  lette  al- 
cune pagine  seuza  nulla  poterne  intendere,  ebbe  a  dire  queste  parole:  è 
un  peccato,,  che  questo  libro  per  essere  inteso,  non  sia  tradotto  in  buona  Un* 
gua  nostrale.  Ciò  racconta  Gianjacopo  Chifflezio  nel  libro  centra  il  Blon* 
dello,  intitolato  Imago  Pranciei  eversoris  pag.  6  Nel  rimanente  all'udire 
il  nome  di  Portoreale,  ninno  si  pìgli  spavento,  perchè  se  la  grammatica 
in  sé  non  è  cosa  cattiva,  in  questo  libro  non  ci  è  alcun  male.  Claudio  fe- 
ce tre  altri  Metodi  sopra  la  lingua  Greca,  Yltaliana  e  la  Spagnuola,  e 
scrisse  ancora  deiìVEmina  di  S.  Benedetto.  Antonio  suo  nipote,  da  me  co- 
nosciuto in  Roma,  ha  illustrato  il  Testamento  di  Abbone  Patrizio  nella 
edizione  II.  della  Diplomatica  del  Mabillone  in  fine. 

quale  nella  pre&zioae  dcU*  opera  già  mentovata  dice  essere  stato  confortato  al 
la? oro  di  essa  da  Pietro  Dimi ,  che  poi  fu  arcivescovo  di  Fermo  ,  e  da  Bernar- 
do DdvaM\ad  é  II  fii  ab.  Selvim  ,  giudice  iq  ti  fatte  cose  ,  non  meno  che  in 
molte  altre,  autorevole  e  competente,  laKÌò  detto  in  certe  sue  note  manoscrit- 
te sopra  il  Pétisfo  di  se/^  Brunetto  ^  che  il  Monosini  era  troppo  vago  di  far  venire 
ogni  voct  e  modo  di  dir  volgtre  dal  greco  • 

(a*)  Il  vero ,  e  non  guasto  titolo  del  libro  dell'  Accunio  egli  k,  questo  :  Kfarii 
Angeli  Accmnìi  Dtalogus  de  antiqnato  (non.  de  anuguiuie)  et  obsoleto  sermo 
me  fugiendo^  se»  Osci  et  Fohei  dislogns  ludis  romanis  ^ctus.  AurtlU  Allobro» 
gmm  mpud  Antonium  Candidmm  1^98.  in  té*.  Ce  ne  sarà  probabilmente  qualche 
altra  anteriore  edizione,  poiché  l'autore  fiori  in  tempo  di  Leen  Xt  di  Clemen' 
te  Vii,  e  per  opera  di  lui  si  ha  una  bella  edizione  dell'  Epistole  di  Cassiodoro 
col  trattato  de  Anima  dalle  stampe  di  Angusta  nel  ini*  ^*  ^^* 


64 

CAPO    III. 

Vo  cab  alar j  e  Dìzionarj  della  lìngua  volgare. 

V  ocabolarìo,  Gramatica  e  Ortografia  della  lingua  vol- 
gare dì  Alberto  Accarisio.  In  Cento  presso  l'autore  i543. 
in4'[^)(a).  L.     7. 

(i)  La  terra  di  Cento,  dove  questo  libro  si  vede  stampato^  è  dipendenza 
del  Ferrarese ,  e  luogo  degno  di  particcjar  memoria  per  l'onore  di  aver  a- 

(a)  lì  noitro  Monsis.  dà  comiociameoto  al  catalogo  dei  vetehoUrj  della  liagua 
volgare  con  quello  dell*  Acarisio-,  «opponendolo  il  primo .  Egli  è  però  cosa  cer« 
ta»  che  non  metceado  in  conto  quello  di  LueitU  Minerhi,  delle  sole  tocì  osa- 
te dal  Boccaccio  nel  Decamerone  ^  e  già  stampato  nel  ifjf.  egli  >  diwi ,  è  cosa 
certa ,  che  sette  anni  avanti  il  Vocaòotar'to  dell*  AcarUìo  un  altro  ne  (a  dif  ni- 
gato  col  seguente  titolo  ,  e  con. la  sua  medesima  ortografia: 

*  Vocabolario  di  cinque  mila  Tocabuli  toschi ,  non  men  oscuri  che  utili  e  ne* 
cessar)  del  FuriùS9  •  Boccaccio ,  Petrarca  e  Dante  »  nuoramente  dichiarati  e  rac- 
colti da  Fabricio  Luna  per  alfabeto  ad  utilità  di  chi  legee ,  scrive  «  e  £aTella  :  o- 
pera  nuova  ed  aurea.  •  In  Nàpoli  per  Giovanni  Sult\hacn  alemaao  apresso  alla 
gran  corte  della   Vicaria  adi  17.  di  Ottobre  x^^*  <^  4* 

Questo  VocaboUrìo  del  Luna  è  superiore  di  tempo,  ma  inferiore  di  merito  a 
quello  dell*  Acarisio .  Il  suo  maggior  pregio  è  Taverne  tentata  la  strada  »  lascian- 
dola però  tutta  intralciata»  a  chiunque  in  tale  assunto  1*  ha  seguitata.  li  loo  Fa- 
cabolario  è  pieno  di  voci  cotanto  strane,  che  ci  vorrebbe  un  altro  Vocabolario' 
per  intendere  il  sao .  Le  citazioni,  con  le  quali  accompagna  la  spiegfiaioue  delle 
voci ,  sono  prese ,  oltre  ai  quattro  autori  nel  titolo  mentovati ,  da  altri  antichi 
e  moderni.  Il  bello  si  è,  che  separando  questi  da  quelli»  mette  nel  numero 
degli  antichi  alcuni  di  essi  ancora  viventi»  come  il  Trìssino  il  Libùrnio  ec.  e  poi  tra 
moderni  ne  registra  alcuni  già  trapassati,  come  l'  Ariosto,  il  Castiglione ,  t(  cardi- 
nale Egidio  te.  •  Tra  i  viventi  vi  nomina  Pietra  Aretina ,  premessavi  contìnua* 
mente  la  semplice  lettera  Z> ,  dinotante  quel  titolo  di  Divino  »  che  dalh  KÌocca 
adulazione  di  molti  venivaeli  attribuito. 

Fabricio  Luna  fu  napoletano  »  e  non  palermitano ,  come  alcuno  ba  creduto . 
Nel  Vocabolario  alla  voce  Partenope ,  egli  la  dichiara  sua  patria .  Ebbe  per  siae» 
stri  due  celebri  amaWisti  di  ouciretà,  Pietro  Gravina ,  e  Pietro  Summonte .  Vìea. 
iodato  nelfe  rime  di  Laura  Terracina ,  e  nelle  poesie  latine  di  Giano  Anisio  • 
Per  entro  il  Vocabolario  inserisce  qua  e  là  varj  componimenti  poetici  »  tanto 
suoi  »  quanto  di  altri  »  come  di  Luigi  Tannilo ,  di  Dragonetto  È^tùfacio  ec.  e 
ciò  è  forse  il  migliore  di  quest'  opera  ,  okre  alla  quale  il  Luna  diede  alìe  sum» 
pe  un  libro  di  poesie  latine ,  intitolato ,  Sylvarum  »  EUgiarum ,  et  Epigramn^a* 
tum  (  Mongitor  Bibhioth.  SieuL  tom.  I.  pag»  191.)  in  Napoli  per  Matteo  Cancer 
xf)4.  in  8..  Mori  in  sua  patria  nel  tsS9*  e  ^  seppellito,  nelle  chiesa  di  /.  Cri. 
stoforo  ^  come  si  ha  da  Pierangelo'  Spera  nel  4.  libro  De  nobilitate  professo  rum 
grammatica  pag.  ^f^  (  Neap.  typ*  Frane.  Savii  1641  in  4,)  Ma  rimettiamoci  in 
cammino,  e  torniamo  k\V  Acarisio 9  che  cosi  va  scritto  il  soo  nome,  e  non 
Accarisio  • 


65 

Le  Osservazioni  di  Francesco  Alunno  da  Ferrara  so- 
pra il  Petrarca.  In  Vinegia per  Paolo  Gherardo  i55o. 
in  8.  edizione  II«(i)-  L-     3* 

▼uta  una  stamperia,  poiché  Io  splandore,  che  vieti  dalle  lettere ,  porta  o- 
Boravolezsa  dovunque  arriva  (a*). 

(i)  In  principio  di  questa  opera,  che  è  un  indice  alquanto  ragionato 
di  tutte  le  voci  comprese  nel  Canzoniere  del  Petrarca  ^  si  vede  il  ritratto 
étW  Alunno^  intagliato  in  rame,  e  a  parte  la  sua  impresa,  che  è  Merciir' 
rio  in  atto  di  solcare  Vaonia  campagna  di  notte  a  lume  di  luna  ,  mentre 
il  cavallo  Pegaséo  vicino  a  una  pianta  di  Lauro,  da  cui  pende  una  lucer- 
na accesa,  va  tirando  avanti  l'aratro.  Giù  basso  è  l'oriolo,  guardato  da  una 
gru  e  da  un  cane,  col  motto  intorno  a  tutto  il  eorpo  dell'impresa: 

Nocte  agii  ad  normam  sulcos  incurvus  arator  {p*) . 

Ptre',  che  di  questo  Vocabolario  sit  stata  &tta  una  seconda  edixioae  sette 
anni  dop<»  la  prima,  eoo  lo  stetso  titolo,  ma  in  diverso  luogo  e  da  altro  stam* 
patere  »  Io  qui  la  riporto  tal  quale  sta  nella  stampa . 

Vocabolario  e  grammatica  con  1*  ortografia  della  lìngua  volgare  d*  Alberto 
Acarisio  da  Cento ,  con  i'  esposizione  di  molti  luoghi  dì  Dante ,  del  Petrarca ,  e 
dei  Boccaccio  •  In  Venezia  alla  bottega  d'Erasmo  dì  Vincenzio  Valgrisio  r  no  in  4« 

Ma  questa  apparente  ristampa  è  una  mera  fraude ,  da  riporsi  anch'  ella  nei 
ruolo  delle  tante  altre  praticate  dagli  stampatori ,  e  scoperte  dall'  occhio  perspi- 
cace del  Fontanini ,  Il  Valgrìsi  altro  qui  oon  fece  ,  se  non  mutare  il  primo  e 
i' ultimo  foglio  dell'impressione  di  Cento  ^  a  fine  di  spacciarla  come  una  sua  no* 
velia  ristampa ,  ponendo  quivi  nel  fine  la  medesima  errata  ,  che  in  quella  di 
Cento  SI  legge  :  i  quali  errori  egli  avrebbe  certamente  emendati  per  entro  1'  ope^ 
ra ,  se  ne  stesse  fatta  una  seconda  ediiione .  Con  questa  occasione  non  lascerò 
di  avvertire ,  che  la  piccìola  grammatica  dell'  Acarisio ,  stampati  insieme  col 
suo  Vocabolario^  k  molto  diversa  dall'altra  pubblicata  assai  prima  dall'autore  i^ 
libretto  a  parte  ,  e  non  registrata  da  Monsig.  tra  le  altre  grammatiche  nel  ca« 
pò  I.  Io  supplirò  qui  al  suo  silenzio  . 

*  I.  La  grammatica  volgare  di  M.  Alberto  degli  Acarisi  da  Cento  .  In  Bol^ 
gna  per   Vinceni^io  Bonario  e  Marcantonio  Compagni  in^*  ^'^  ^• 

''^  z  •  •  •  E  in  Venezia  per  Giovanni  Antonio  de*  Nìcolini  da  Sabbio  ad  istanza 
di  M*  Melchiorre  Sessa  if|8.  i/i  8. 

*  5  •  -  •  E  ivi  per  Giovanni  Antonio  e  Pietrofratelli  de'  Nìcolini  if4i.  in  f. 
*•  4  .  •  •  E  ivi  per  Francesco  Bindoni  e  Mafeo  Pasini  1^43  in  8. 

(<*)  La  Qobii  terra  di  Cento ,  dipendenza  dal  ferrarese  nel  temporale  ,  ma  pela- 
lo spiritaale  dalla  diocesi  di  Bologna^  h  luogo  degno  di  partìcotar  memoria  noi 
tanto  per  l' onore  di  aver  avuta  una  stamperia  •  non  però  pubblica ,  ma  solo 
presso  l'autore,  quanto  per  essere  stata  la  patria  dtW  Acarisio  ,  del  Cremo  nino  , 
ed  altri  nomini  letterati,  come  anche  di  Gianfrancesco  Barbieri^  per  sopra nno- 
oie  il  Quercino ,  ano  de'  più  valenti  maestri  nella  pittura  :  e  ben  i  pregj  di  lei 
renderà  al  mondo  pid^  conti  la  penna  di  mvnsig.  Girolamo  Barufaldif  arciprete 
dignissima  dil  quel  luogo.  Altre  nobili  terre  e  castella  fosKÈtno  vantar  ;  Tonare 
di -aver  avnu  un*  stamperiar;  come  Prat'alMno  ,  'Tùstnlano  ,  Pì&ve  di  Sac^oi, 
Soncu99  ec.  ma  se  fuor  di  questo  non  avessero  altro  di  che  pregiarsi,  poca,  e 
mescliifu  comparsa  farebbono  di  sé  nella  storia .  '     '  ■■  y^    - 

(b^)  Il  ritratto  delif  Alvikno  è  incagliato  in  legno,  ma  còsi  delicatamente,  che 
può  iaganaar  l'occhio  e  parere  ad  altri,  come  a  monsi^«.  idtagliato  in  raiyc . 
rolli.  J.  9 


C6 

UAiun/^o  in  questa  sue  nuove  Osservasioni ,  molto  più  copiose  delle 
altre,  uscite  la  prima  Tolta  col  suo  proprio  Petrarca^  stampato  in  Fene- 
zia  dal  Marcolini  neiranno  1539.  in  8.^  citale  carte  di  questa  stessa  edì» 
zione^  e  dedica  il  libro  SiGioifanni  Ronchegallo  suo  concittadino  (a^). Indi 
il  Ruscelli  no  fa  alt  a  dedicatoria  a  Giambatista  iTAzzia  Marchese  detta 
Terza.  Qui  debbo  -iire,  che  VAlunnOy  secondo  Marcantonio  Guarini  nel- 
le chì^^sp  jJi  Ferrara  pag.  141.  fu  di  casa  Negri,  e  fu  matematico  provisio* 
nato  dalla  nostra  Signoria  di  Venezia^  secondo  lui  stesso  nelle  Ricchemzc 
all.i  V  >c«*  Francesco  (A*).  Adriano  Giunto  osserrò  da  una  lettera  dell'are» 
tino  (  Animadversa  lib.  i.  cap.  vi.  infine  )  esser  lui  stato  ad  miraeiUum 
eccellente  nello  scrivere  nùnutissimis  characteribus  con  istupore  di  C/e- 
mente  VII.  e  Ai  Carlo  V.  (e*). 

Ma  queir  ngit  ad  normam  ,  posto  nel  motto  deli'  impresi ,  come  mai  si  poò  chia* 
ramente.  capire ,  auando  nella  descrizione  di  essa  venga  tralasciato  quello  stru- 
mento, coi  quale  I  muratori,  i  legnaiuoli  ,  e  simili  artefici  aggiustano  e  dirizza* 
no  l'opere  loro,  detto  volgarmente  regolo  e  squadra,  e  non  meno  in  volare, 
che  in  latino,  norma!  E'  appunto  tale  strumeato,  pendente  da  on  ramo  di  aoa 
pianta  secca  a  perpendicolo  deiroriuolo  a  polvere»  vedesi  scolpito  nell'impresa 
dell'  Alunno  tra  la  fra  ed  11  cane .  simboli  della  vigilanza,  con  cui  dee  stare»  chi 
reg^e  e  splgne,  anziché  tiri  avanti  l'aratro,  accioccni  i  solchi  vadano  giosti  e  di* 
ritti.  Ed  ecco  assai  bene  applicato  quell'ai  normam  al  corpo  dell'impresa  • 

(4*)  Tanto  le  prime  »  quanto  le  nu^ve  osservazioni  son  dedicate  dall'  Almuao 
al  Dott.  RonchegallOf  non  solo  suo  concittadino ,  ma  ancora  suo  stretto  congiun- 
to: il  qual  nodo  di  parentela  è  da  luì  accennato  nella  suddetta  dedicazione»  e  più 
precisamente  nella  sua  fabbrica  alla  voce  Beatrice  nam.  644.  dal  qua!  luogo  si  ha , 
che  Beatrice  figliuola  il  Giovanni  Ronchegallo ,  e  Niccolò  del  Bailo  furono  i 
genitori  di  esso  Alunno.  Le  prime  sue  osservazioni,  stampate  dal  Marcolini . 
corrispondono  al  Can\oaier  del  Petrarca  impresso  nel  inf*  ^  qaeste  ooove  osserva- 
zioni si  riferiscono  al  Canxonier  del  Petrarca  stampato  da  Paolo  Gherardo  nel 
ISSO,  il  che  ho  stimato  bene  di  metter  in  miglior  lame,  parendomi»  che  il  Foit- 
tanini  siasi  alquanto  confusamente  intorno  a  ciò  dichiarato . 

(h*)  Nelle  prime  edizioni  delle  Ricchexxe  egli  ai  qualifica  scrittore  unico .  e  ab* 
kachista  rarissimo  »  provvisionato  dalla  iliostrìss.  signoria  di  Finegia  .  né  si  dà  il 
tìtolo  di  matematico,  se  non  nella  edizione  fattane  dal  Gherardo  nel  in?-  ^d- 
la  Fabbrica  poi  alla  voce  Finegia  parla  cosi  di  sé  stesso  :  „  in  questa  rallegromi 
ben  meco  stesso  di  avere  speso  la  maggior  parte  de'  miei  più  frattiiosi  anni  con 
assai  onorato  stipendio  del  eccellcntiss.  consiglio  di  Dieci  per  render  disciplina* 
ti  i  giovani  delja  loro  cancelleria ,  e  firgli  adorni  di  bellissimi  caratteri  delik  no- 
itrt  naove  fi>ggie  di  lettere  „  •  Egli  dopo  esser  vissuta  molti  e  qk>Uì  sani  in  questa 
città»  ammalatosi  di  fibbre  li  due  Ottobre  dell'anno  15^6.  ci  fenne  anche  a  mor- 
te nella  contrada  di  #.  Severo  li  10.  o  11.  di  Novembre.  So»  che  akuni  scrit- 
tori ferraresi  lipongono  la  morte  di  lui  come  avvenuta  in  Ferretrm  saa  patria 
nel  I  fio.  e  che  altri  più  rcceotementt  l' han  riportata  ali*  anno  ifSo.  ma  la 
mia  assermiotie  sta  appoggiata  e  fondata  sopra  T  autorità  iucontrasuUIe  dei  pub* 
Uici  registri,  in  qae«to  maaistrato  della  ssnità»  doYc  per  mano  di  ministri  aciù 
deputati  si  vanno  di  di  in  di  notando  i  nomi ,  e  le  condizioni  delle  persoue  dew 
fiinte  »  Kcondo  le  relazioni  di  ciascun  piovano  di  queste  chiese  parrochiali  •  Nel 
legistro  adunque  de' morti  nell'anno  saddetto  iffé.  legM  la  seguente  memoria: 
„  9.  Novembre  Af.  Pre  Francesco  Alunno  della  scuola  della  Pmou^ù  provisio- 
nato ,  ammalato  di  febre  »  in  nota  ai  1  di  Ottobre  .  #•  Severa  »»  • 
-^f*)  U  Utteta  deU'  Arefino  è  posta  nel  libro  1.  delle  sue  Uiure  {  Parigi  i4of« 


67 

^Le  Ricchezze  della  lingua  volgare  sopra  il  Boccaccio 
con  le  dichiarazioni,  regole,  osservazioni,  cadenze  e  de* 
sinen/e  di  tutte  le  voci  del  Boccaccio  e  del  Petrarca 
per  ordine  d^alfabeto,  e  col  Decamerone  secondo  Tori* 
ginale,  ^  ri  ^stampato  dairAccademia  Fiorentina,  e  se- 
gnato co*  numeri  corrispondenti  all'opera,  che  sono  in 
margine  del  Boccaccio.  In  Vìnegìa per  Paolo  Gherardo 
iSh^.ìn  ^.  ediz.\.{i).  L.   io. 

(  i)  Anche  c^ttXnì Ricchezze  dopo  l'edizione  i  •  di  Vinepa presso  i  figliuoli 
éPAldo  x55i  •  in  foglio^  ora  notabilmente  ampliate  (a^),  hanno  le  suddette 
iìgure  in  principio  e  nel  fine,  e  sono  pure  un  indice  alquanto  ragionato 
del  Decameron  del  Boccaccio,  di  cui  V Alunno  cita  le  carte  corrispon- 
denti alla  8ua  propria  edizione  in4«  che  allora  nel  1S57.  P^^  cura 
sua  ne  fece  Paolo  Gherardo  co'numeri  in  margine ,  e  conforme  alle  Ric^ 
chezze,  sopra  quella,  che  i  Giunti  di  Firenze  dopo  Taltra  loro  del  i5i6.  e 
quella  di  Niccolò  Delfino  gentiluomo  Veneziano  presso  Gregorio  Gregory 
pure  del  1 5 16.  corretta  sul  proprio  originale  ne  ayeano  fatta  nell'anno 
1527.  con  l'assistenza  di  persone  intendenti ,  comprese  àoXV Alunno  sotto 
il  nome  collettivo  di  Accademia  Fiorentina ,  con  ciò  volendo  egli  accen- 
nare quella  antica  di  Lorenzo  dei* M edici .  U Alunno  in  dedicare  queste 
sue  Ricchezze  al  cardinale  Alessandro  Farnese,  liberamente  siduole,  che 
avendo  a  lui  dedicata  otto  anni  avanti  l'edizione  i.  della  medesima  ope- 
ra con  fargliela  presentare  da  Jacopo  da  Ferrara,  medico  del  sommo  pon- 
tefice Paolo  III»  il  cardinale  non  gli  avesse  dato  un  minimo  cenno  di  ri- 
sposta; laddove  il  duoa^  e  poi  granduca  Cosimo  I.  con  segni  di  magnani* 
mo  gradimento  gli  avea  risposto,  per  avere  a  lui  dedicato  l'altro  indice , 

in  8.  pag.  !•$')  ove  dàgraa  lode  z\V Alunno  per  la  sua  maestria  nello  scrivere  ia 
più  maniere  di  caratteri  e  principalmente  minatissimi ,  ne' quali  trovandosi  in  B^* 
logna ,  presentò  scritto  senza  abbrefiatura  il  Credo  e  i'  In  principio  entro  lo  spa- 
zio di  un  danajo  all'i mperator  Carlo  F.  che  a  detto  dell'  Aretino  »  spese  tutto  il 
giorno  in  coatemplarne  il  maraTÌglioso  artificio.  Suo  valente  allieTo  e  stato  An- 
ionio  GlisslittOf  ii  quale  ,  come  scrittore  e  abbachista  eccellentissimo,  fu  proTTÌ- 
sionato  dalla  città  di  Udine  sua  patria ,  ote  anche  1'  Alunno  per  molto  tempo  fu 
oaorevolmente  stipendiato  •  affermando  lui  stesso  nella  saa  Fabrica  alla  voce  Udine* 

(a*)  Se  il  Fontanini  risparmiau  avesse  nelle  sue  Giunte  questa  notizia  della  sup- 
posta prima  edizione  delle  Ricchewe  ótìì' Alunno ,  avrebbe  altresì  me  liberato  dal- 
la solita  cantilena  „  egli  anche  qui  prende  errore  „ .  La  prima  edizione  delle  Rie- 
chei^i^e  presso  i  figliuoli  d'Aldo  fa  fatta  otto  anni  addietro  con  questo  titolo. 

*  Le  ricchezze  della  iiogos  volgare  di  Af.  Francesco  Alunno ,  In  Vinegia  in  ca- 
sa de'  figliuoli  di  Aldo  1 541.  in  fòglio  • 

Anche  questa  edizione  con  breve  e  diversa  lettera  dell'  altra ,  di  cui  più  sotto 
si  dirà  qualche  cosa  vien  dedicata  dall'  Alunno  al  cardinale  Alessandro  Farnese , 
al  quale  protesta  aver  già  seco  stesso  deliberato  di  mandar  fuori  quest*  opera  seQ« 
za  appoggio  di  verana  persona  e  più  tosto  ••  commetterla  alla  ventura ,  che  cadere  in 


quache  sotpizione  d'avarizia,  h  quale  si  crede  che  talora  occupi  buona  parte  de' 

OAO,»  seggiftttgjefldo*  ebeoosso  poi  dall'eseaspio  di  mot. 


petti  di  Gom»  «he  scrivono 


68 

nomato  la  Fahrìca  del  Mondo  (a*). Così  veggiatno,  che  negli  scritti  degli 
uomini  illustri  talvolta  rimangono  eternate  anche  le  increanze  de' gran- 
di, benché  forse  involontariamente  seguite  per  colpa  de'segretarj,  o  di  al- 
tri loro  ministri.  Dice  V Alunno  di  aver  perfezionate  le  sue  Ricchezze  col 
giudicio  fra  molti  altri  del  Muzìo^  del  Ruscelli^  di  Paolo  Manuzio,  del 
nostro  rinomato  Giureconsulto  Tiberio  Deciano  e  di  Antonjacopo  Corso, 
le  cui  Rime,  dedicate  da  Giuseppe  Orologj  ad  Ercole  Bentivoglio,  furono 
da  lui  messe  fuora  in  Venezia  presso  Comin  da  Trino  nell'anno  i55o..  in 
8.  Sarebbe  gran  pregio  di  questi  due  indici  AeW Alunno,  se  si  potesse  tro- 
var modo  di  adattargli  a  tutte  l'edizioni  del  Petrarca,  e  del  Boccaccio,  sic- 
come quell'altro  insigne,  e  furiere  di  tutti  gl'indici,  di  Niccolò  Eritreo, 
Giureconsulto  Veneziano,  stampato  la  prima  volta  in  Venezia  da  Gioi^an- 
ni  Antonio  Niccolini  da  Sabbio  nel  i538.  in  8.,  a  cui  nell'anno  seguente 
venne  appresso  l'edizione  di  Virgilio  co' richiami ,  e  con  le  chiose  deir£^ 
rttrco,  fatta  dal  medesimo  stampatore,  fu  poi  accomodato  a  tutte  redisio- 
iii  delle  opere  di  Virgilio  fé  similmente  quello  di  Tommaso  Tretero  a  tut- 
te Tedizìoni  di  Orazio.  Questi  ìndici  con  quello  di  Oberto  Gifanio  a  Litr' 
crezio,  e  col  Vitruiiano  dell'abate  di  Guastalla  Bernardino  Baldi,  sono  i- 

ti  più  saYJ  e  prudenti,  ch'egli  non  eri,  atea  anzi  voluco  peccare,  che  lasciar  U 
saa  opera  senta  patrocinio.  Osserfisi ,  che  questa  prima  edizione  essendo  seguita 
Tanno  medesime  1543.  in  cui  si  era  stampato  il  VocaboUrio  àM*  Acarisio^  ciò 
f\x  cagione  che  le  sue  Ricchc\{e  essendo  stare  più  di  quello  universalmente  ap- 
provate, il  Vocdbolario  ne  rimanesse  quasi  dimenticato  e  negletto. 

Gii  accrescimenti  dell'  Alunno  alle  sue  Rìcche^\e  sono  comuai  in  gran  parte 
tanto  alla  ristampa  del  Gherardo  t  quanto  z\V  Aldina  del  1551.  e  all' altre  a ncora. 
che  se  ne  fecero  avanti  il   1557* 

(<i*)  Lo  ftampatore  Gherardo  pose  a  pie' della  lettera  dell' ^/cfjiiis  al  cardinale 
Farnese  la  falsa  data  degli  8.  di  Febbraio  issi-  ^  quindi  fu  tratto  in  *errore  il 
nostro  Prelato  per  credere  che  la  prima  edizione  delle  Ricche{\e  fosse  V  Aliinéi 
del  xjyi.  ^' egli  però  avesse  fatta  attenta  riflei>sione,  che  dal  1351  a!  issi-  noa 
erano  corsi  gli  8.  anni»  ne' quali  V  Alunno  asserisce  di  aver  già  .dedicato  al  Car* 
diaale  la  prima  tolta  il  suo  libro  sarebbe  agevolmente  entrato  in  sospetto,  cke 
quella  data  messavi  dal  Gherardo  non  poteva  sussistere,  poiché  V  Alunno  esaui- 
mente  parlando,  avrebbe  detto  di  aver  dedicata  al  Cadinale  1* opera  sua  sei  anni 
avanti  e  non  otto.  Oltre  a  ciò  Moasìgaore  si  sarebbe  meglio  chiarito  di  tal  fai* 
sita  dei  Gherardo  ,  se  degnato  si  fosse  di  dare  una  semplice  occhiau  ali'  edizio- 
ne Aldina  del  iffi*  poiché  quivi  avrebbe  esservata  la  stessa  scessissima  lettera 
dell' ^/tf/t/70  al  cardinale  F4irnese  con  la  vera  dau  dei  if.  Luglio  ifp*  nel  qual 
tempo  con  tutta  ragione  e  con  giusto  computo  poteva  dire  di  avergli  dedicate 
S.  anni  avanti  le  sue  Ricche^ie  \  tanti  appunto  essendone  corsi  dal  ij45«  in  cui 
gliele  indirizzò  la  prima  volta  dalle  stampe  dei  figliuoli  di  Aldo  .  Ed  ecco  il  ma- 
le e  la  confusione  che  cagionano  gli  stampatori  e  i  libraj  col  mutar  la  prima  da- 
ta della  dedicazione  dei  libri  :  disordine  in  altri  simili  casi  e  da  me  altrove  ,noa 
senza  indignazione  avvertito.  Non  così  praticò  Giammaria  Boaelli  onorato  librajo 
reneziano,  nella  ristampa  da  lai  fatta  l'anno  ifff.  ia  foglio  di  queste  Ri€che\ie 
nella  quale  si  guardò  dall'  alterare  la  sottoscrizione  della  lettera  dell'  AUnao ,  la- 
sciandola tal  quale  la  segnò  l'autore  nclU  seconda  impressione  Aldine  del  ifji. 
Quel  Jacopo  da  Ferrara  medico  del  sommo  pontefice  P^U  ///•  éA  cui  mezzo  ù 
valse  V  Alunno  per  far  presentare  le  sue  Ricckexxe  al  cwxAutXt  Farnese .  «Itri 
R#a  fu  ,  se  non  Jacopo  Buoa€co$si   suo  intimo  anioo  «  lodato  da  lui  nelb   Fa* 


69 

*  Della  Fabrica  del  Mondo  libri  X.  ne*  cfuali  si  contea- 
gono  le  voci  di  Dante,  del  Petrarca,  del  Boccaccio,  del 
Bembo  e  di  altri  buoni  autori.  In  Venezia  nella  Stam^ 
periadiFrancescoSansopino  i55Q.  in  foglio.  (ì){b).  L.  i5. 

strattivi ,  e  nelle  occorrenze  molto  opportuni  agli  studiosi  (a*);  e  in  som- 
ma sono  altra  cosa,  che  i  moderni,  soggiunti  agli  autori  ad  usurn  Delphi^ 
ni.  Ma  per  giungere  a  fargli^  come  gii  addotti,  ci  vuole  indugio,  e  non 
quella  gran  fretta,  che  da  molti  si  pratica.  Passiamo  ad  altro  maggiore  i/?- 
dice  AqXV Alunno. 

'  {i)là* Alunno  dedica  la  presente  edizione  (cioè  quella  del  1 568 •) a To/tz- 
maso  Filologo  da  Rawenna  già  professore  di  medicina  in  Roma,  iu  Bolo^ 

hrica  alla  Toce  Roihs  ore  esso  Jacopo  Tenne  a  morte  ai  4.  di  Geonajo  nel*  iss^» 
come  st  ha  daU'cpIràSìo  postogli  nella  chieia  di  S.  Pietro  in  Montorio  ^  riportata 
dal  car.  Prospero  Mandosio  (  The^e.  Archiatror.  Ponti/»  pag.  io}>  )  L*  Alunno  più 
volte  andò  a  Roma ,  ma  più  con  isperanza  che  con  fortuna  .  La  morte  di  CU- 
mente  FU,  che  lo  area  fatto  tuo  famigliare,  tagliò  la  strada  ad  ogni  suo  avan- 
zamento  . 

(a*)  A  norma  dell'indice  dell'  Eritrèo  attesta  Ascanio  Persio  di  aver  layota- 
to  il  suo  greco  del  libra  L  deìV  llUde .  Ai  suddetti  indici,  mcatofati  dui  Fonta^ 
nini  fi  possono  accoppiare  quelli  di  Voifango  Sebero  ad  Omero  ,  di  Daniello  Pa- 
reo a  Musèo  e  Lucrezio  ^  di  Orazio  Toscane  Ila  a  Catullo  ,  Tibullo  e  Properzio  t  di 
Giuseppe  Langio  a  Marciale ,  Giuvenale  e  Persio ,  e  di  Pompeo  Pasqualino  alle 
Metamorfosi  di  Ovidio  :  i  quali  tutti  vengono  rammemorati  e  approvati  da  mon- 
signor  Pier  Daniello  Ue\io  vescovo  di  Abrinca  nel  Commentario  della  sua  vita 
pag.  t88-  e  segg.  (  AmsteL  apad  Henr*  de  Sau\et  lyiS.in  11.  )  dove  mostra  la 
srande  utilità  che  si  ricava  da  somiglianti  fatiche;  il  che  lo  indusse  a  promuover 
la  edizione  degli  autori  classici  che  si  dicono  ad  usum  Delphìnl ,  al  qual  princi« 
pe  era  stato  assegnato  per  precettore  dal  Re  Lodovico  XIV.  suo  padre.  Nod  s'in- 
gannò il  buon  Prelato  nell'idea,  ma  bensì  nella  scelta  di  quegli  che  vi- poter  ma« 
no,  alcuni  de' eguali  vel  levius  quam  putabam  ,  dice  egli  (pag.  190.  )  tincti  litte» 
ris  ,  vel  impatientes  laboris ,  guam  mihi  commoverant  expectationem  sui  fefelU* 
rum  ;  quid  enim  dissimulem'ì  adeo  ut  nequaquam  par  fuerit  Operum  omnium,  di» 
gnitas.  Gì* Indici  del  sig.  professore  Volpi  a  Catullo  e  t  Dante  sono  mirabili* 

[b)  Passar  non  posso  in  silenzio  la  prima  edizione  di  questa  Fabrica. , 
chiamata  dall'  Arnigio  nella  VI.  delle  sue  Veglie  un  «,  laboriosissimo  indice  delle 
voci  toscane  „  la  quale  in  bellezza  per  li  caratteri  e  per  la  carta  avanza  le  altre  » 
ornata  anch'essa  del  ritratto  dell'  Alunno  ;  e  della  sua  impresa  del  notturno 
aratore.  .»    .  1      '   . 

*.  .La  Fabica  del  mondo  ce.  con  la  dichiaratione  di  quelleYvoci  )  e  con 
le  sue  interpretazioni  latine.  In  Vinegia  is^t*{tsiz  nel  fine)  per  Niccolò  de*  Ba- 
scarini  i  f  46.  in  foglio  edizione  I. 

Questa  è  l'edizione  che  dall'autore  fìi  dedicata  al  duca  Cosimo  de*  Medici  in 
data  di  Vinegia  il  primo  di  Gennajo  1^48.  (  ma  per  erroresta  nella  stampi  155^0 
lodandolo  per  la  gran  cura ,  che  egli  si  prendeva  di  conservare  e  di  accrescere 
i  pregi  della  lingua  volgare  e  col  tenere  presso  di  sé  que' rari  e  nobili  ioBegni, 
che  nella  sua  corte  fiorivano,  Bernardo  SefHÌ,ìì  Varchigli  GiambuUdri  td  t\  Gel- 
li.  Segue  a  commendazione  dell'Opera,  6  dell'autore  una'  lettera  ed  aii  sonetto 
di  Marcantonio  Magno  cittadino  veaeziaflto ,  scrittore  di  vaglia  e  di  cui  ten^o 
fra' mìci  codici  un  luogo  poeti!»  Sa -tersi  risu»  intitolato.  <  séttc  llkri  Sibillini. 


70 

gnay  e  allora  iti  Padowt^  lodato  di  gran  raagnificensa  {à^) .  Il  loda  pure 
Giovanni  Marinelli  nel  dedicargli  la  Pratica  medica  di  Giovanni  Arcolo' 
no  Veronese j  ristampata  in  Venezia  dal  Valgrisi  nel  i56o,  in  foglio.  Vedi 
il  Sansovino  nella  Venezia  (  Lib.  I -fogL  96.  2.  ediz.  II.  )  Questa  Fa^ 
brica.  è  ampliata  di  più  di  5oo.  'vocaboli  latini  e  volgari,  e  fornita  in  prin- 
cipio di  una  copiosa  tavola.  In  margine  sono  apposti  a  ciascuna  voce  i  nu* 
meri  da  citarsi,  perchè  talvolta  l'autore  stesso  gli  cita.  Alessandro  Tasso* 

dove  esalta  la  sua  famìglia ,  discendente  dalla  patrizia  di  qaeita  citti .  L' Alunno 
alla  voce  Magni  lo  chiama  »  uomo  rarissimo  nella  professione  delle  buone  lettere» 
oratore  e  poeta  non  mediocre,  aritmetico  e  scittore  egregio  e  di  qaesta  liogna 
diligentÌHÌmo  osserTatore  »  ;  e  ne  conclude  l'elogio  col  dire»  che  traili  divena- 
to compagno  nello  stampare  la  presente  Fahrìcai  il  che  „  non  poco  gli  era  stata 
di  ajuto  e  maggiormente  nella  correzione  di  quella,,.  Morì  il  Magne  in  patria 
nel  iffo  lasciando  dopo  di  sé  due  dotti  figliuoli  Celio  e  Alessandro  ^  il  primo  de* 
quali  ne  eternò  la  memoria  in  quella  bellissima  canzone  che  tra  le  sue  rime  si 
^^^  (  ^^  ^^^*  presso  il  Muschio  1600.  in  4.  pag.  $.),  Dietro  alla  lettera  e  al 
sonetto  del  Magno  tìco  la  prefazione  àtW Alunno  ^  nella  eguale  adduce  le  ragioni 
onde  fu  mosso  a  intitolar  Fahrica  questo  suo  indice»  aggiungendovi  per  appen- 
dice nel  fine  quelle  particelle  tanto  necessarie  alla  lingua  volgare ,  alle  quali  non 
ayea  potuto  assegnar  luogo  proprio  nella  sua  Fabrìca .  L'applauso  e  lo  spac- 
ciò,  che  incontro  questo  Vocabolario  ^  fu  cosi  grande  che  net  i fèz. fu  ristampa- 
to la  quinta  volta;  e  però  la  edizione  del  Sansovino  del  1568.  allegata  dal  Fonia* 
nini  viene  ad  esser  almeno  la  sesta .  Ci  è  anche  un'  altra  lettera  dell'  Alunno  a 
Sebastiano  del  Bailo  suo  cugino»  al  quale  dice  di  essere  tenuto  ad  amarlo,  per 
non  esser  Jimasti  altri  della  casa  nostra  ^he  noi  due  senza  più  ,»  e  però  anche 
nel  luogo  sopraccitato  avendo  lui  asserito  »  che  Niccolò  del  Bailo  era  stato  suo 
padre»  non  giungo  a  capire ,  come  Marcantonio  Guarini  nel  suo  Compendio  isto» 
rico  pag.  141.  e  altri  scrittori  ferraresi  lo  dicano  di  casa  Negri .  Della  sua  Fahri^ 
ca  si  sono  fatti  beffe  il  Salviati  e  '1  Tasfni  :  ma  con  qualche  ragione  condanna 
qai  Monsignore  il  loro  giudìcio.  Tanto  questo  ,  quanto  gli  alui  due  Vocabolari 
dell'  Alunno  han  giovata  d*  assai  azU  studiosi  della  lingua  volgare ,  talchi  han 
meritata  l'approvazione  del  pubblico  ne' tempi  andati»  e  ne' nostri  ancora  non 
manca  chi  sa  farne  buon  uso  «  L'Aretino  nelle  Lettere  {lib.  III.  ^ag.  fi^*^»  ^^ 
vecchio  Doni  nella  Libreria  prima  f  pag.  47.  ediz.  del  Giolito  ISS7*  >"  S*  }•  ^^^'f^' 
batista  Girardi  tìt*  Romanù  (  pag.  75  e  S8«)  gli  rendono  più  giustizia;  e  Adria ^ 
/  j9#  Foltti  nel  Di^frso  della  lingua  volgare  (^pag.  46Z.  }  ne   giudica   fondatamen- 

te »  benché  con  qualche  ristrignimento  e  riserva .  Alla  prima  edizione  della  Fa* 
hrica  altra  ne  venne  dopo  »  degna  di  esser  qui  mentovata  »  per  essere  più  copiosa 
e  più  corretta  di  qi^Ha.; 

**  -  •  La  Fabrica  del  mondo  ec.  di  nuovo  ristampata  e  ampliau  dallo  stesso  au- 
tore e  non  solo  nelle  cose  volgari ,  ma  ancor  più  nelle  latine  e  con  assai  miglior 
ordine  distinte  e  collocate.  In  Vinegks  appresso  Paolo  Gherardo  alla  libreria  dell' 
Aquila  ISS7»  nia  in  fine  per  Comin  da  Trino  di  Monferrato  ifff  >^  foglio. 

In  questa  ristampa»  oltre  alle  lettere  della  prima  edizione,  altra  se  ne  legse 
dell'  Alunno  al  duca  Corinto  in  data  di  Vinegia  ai  5,  di  Febbraio  1547*  in  coiTo 
ringrazia  del  presente  fattogli  di  dugento  scudi  d'oro  per  la  dedicazione  del  libro 
accompagnaiii  da  amorevoli  e  magnanime  offerte;  e  con  questa  occasione  corregge 
uno  sbaglio»  che  av.cra  preso  neHa  prima  lettera  intorno  al  Qooae  della  duchessa 
muglia  gol  àstSL.Conmo  par  averla  chiamata  Xm^sZ/^  in  cambio  di  Lionora* 

(«*)  VAdunuo  non  è  »  né  può  essere  quegli  »  dhe  dedica  la  presente  edixizione  a 
Témmaso  (Ciénnoito)  detto  Filologo  da  Métvintut*  i.  Avendo  egli   dedicata  la 


7^ 


*  E  con  UQ  Vocabolario  di  TommasQ  Porcacchi  (^ senza 
la  dedicatoria  deli^  Alunno.  In  Venezia  per  Gìambatìstik 
Uscio  i588.  e  per  Paolo  Ugolino  i5gò.linfoglio.{i).   L.  8, 

Copia  delie  parole  di  Giovanni  Maiinelii.  In  Venezia 
per  Vincenzio  Valgrisi  iSóìì.  tomi  lì,  voL  i.  in  4-(^)*   6; 

ni^  inclinato  naturalmente  al  ridicolo,  nelle  sue  Considerazioni  sopra  le 
Rime  del  Petrarca^  8Ì  prende  giuoco  di  questa  Fabrica  chiamandola  di 
mattoni  malcotti.  Il  Sahiati  fa  il  simile  nelle  sue  CoTisiderateioni  mìtto  no- 
me di  Carlo  Fioretti^  dicendola  ancor  egli,  ecàelsa  Fabrica.  Ma  i  motti 
sforniti  di  ragioni,  riescon  freddi,  poiché  non  convÌDCono,e  nulla  insegnano, 
(i)  Prima  di  queste  due  impressioni  ve  n'è un'altra  del  1 564*  (*)  come  si 
trae  dalla  prefazione  e  dalla  dedicatoria  nel  fine(a^).  Borgamccio  Borga^ 
rucci  ebbe  cura  delia  stampa^  e  gli  autori  nuovi ,  donde  è  tratto  il  Voca^ 
bolarioj  sono  il  GioifiOj  il  Caro,  il  Firenzuola^  Ercole  BeniìvogUo,  VAla^ 
mannij  Jacopo  Nardi,  il  Varchi,  il  FortuniOj  Jacopo  Gabrielli^  e'I  GulC" 
ciardini, 

prima  edizione  al  duca  Cosimo  òz  cui    n'era  stato  largamente  rimaoerato ,  com« 
messa  afrebbe  una  biasimefole  e  vile  azione   coi  sostituire  in  capo  allo  stesso  li- 
bro  il  nome  di  una  persona  privata  a  quello  di  un  tanto  principe  e  suo   ma^na- 
nimo  benefattore  e  molto  più  ancora  vivente .  z.  Nella    dedicazione  al    Filologo 
non  si  legge  punto  il  nome  del  dedicante .  y  £  quesiti  come    mai    esser   poteva 
ì* Alunno,  se  e^li.»  conforme  si  è  già  veduto,  era  passato  di  vita  xi.  anni  avanti 
il  Xf68.  in    CUI  fu    ristampata  la   sua  Fabrica  dal   Sansovino?  4   Basta  date  un' 
occhiata  alla  stessa  lettera,  per  trarne   giusto  argomento,  che  il  dedicante    non 
to9$e- V  Alunno  ^  poiché  in  essa  altamente  vantancfosi»  che  il  libro  „  andava  perle 
mani  di  ognuno^  non  solamente  in  Italia  per   l'utilità  sua,  ma  in   tutte   le  altre 
parti  del  mondo,,  queste  parole,  messe  in  bocca  dell'autore  dell'opera ,  lo  avrebbe* 
AO  fitto   incorrere  nella    taccia  di    borioso  e  miilaotatore .  Sono    di  psircfrie  per- 
unto  che  quella  lettera  al  Filologo  sia  lavorò  dell'amico  suo  Sansovino 9  il  quale 
si  era  presa  la  cura  di  produrre  ana  ristampa  della  Fabrica  pia  corretta  di  prima 
e  con  \a  giunta  di  5oa  e  più  vocaboli  s)  latini ,  come  volgari . 

(tf*)  Io  qui  per  disteso  riporterò  la  suddetta  ristampa  del  i;84« 

*  •  •  -  Della  fabrica  del  mondo  di  M.  Francesco  Alunno  libri  X.  di  nuovo  ri- 
stampati e  ricorretti  da  Af.  Borgaruccio  Borgarucci ^  eoa  un  nuovo  vocabolario  ec. 
aggiunto  da  Tommaso  Porcacchia  In  V^cnc^ia  appresso  Gio,  Bamsta  Porta  1584. 
in  foglio  • 

Questo  stampatore  nel  (rontisplzio  delta  Fabrica  si  cognomina  Porta  e  Usci9 
in  quello  del  Vocabolario  f  per  esser  voci  sinonime  ,'  Pòrta  té  Cfrcì^.  Lasna  im- 
presa è  la  Porta,  mezzo  aperta  e  mezzo  chiusa  di  un  Tempio  con  T Apostolo 
S.  Pietro  all' ingreiso  e  col  motto;  Justi  intrabmnt  ptr  éam-  La  Fabrica  non  è 
dedicata  ad  alcuno*  Lo  stampatore  vi  premette  una  corta  lettera  a  chi  legge*  Il 
Vocabolario  del  Porcacchi  è  iodiritto  da  lui  a  monsignore  Alessandro  Pererti  pa- 
dovano ;  e  la  sua  dedicazione  che  sta  impressa  nel  principiò  del  Vocatbolano , 
il  nostro  Prelato  asserisce  che  sta  nel  fine.  Ma  egli  forse  ha  volato  dire  che  i( 
Vaaab^ario  è  sumpato  dopo  là  Fibnca, 

(b)  De  copia  verborum  k  il  titolo  di  un  noto  libro  di  Erastno ,  utile  per  la 
lingua  latina  »  come  questo  del  MariaeUo  per  la  volgare  •  Ma  il  nostro  FéttUmìm^ 


(^)Priaì««mMra4i  qattta  d«l  1S84.  na'ftltra  rift«am  tv  n'«n  fatta  b«1  1670  isf^fli*  4% 
Jacopo  Smnso9imo  il  Gi«VAa«4«lU  c|aU«  fotsadtVMi  un  •••Bplaradal  caiahra  Cr«TtMUU 


7^ 

Tesoro  della  lingua  volgar  latina  dì  Monsignor  Pietra 
Galesini  Protonotario  Apostolico.  In  Vinegia  per  Alto^ 
bello  Salicato  i584.  in  8.  (a).  L.     5. 

Vocabolario  delle  voci  latine  con  l'italiane,  scelte  da 
migliori  scrittori  da  Girolamo  Ruscelli.  In  Venezia  per 
Valerio  Bonello  i588.  in^.{i).  7. 

« 

(i)  Altro  Vocabolario  di  Lucilio  M inerbi  utti  col  Decamerone  del  Boo^ 
caccio  di  Venezia  'ptesBo Bernardino  Vitali  i535.  in  8.  (b*);  altro  del  Ru» 
scelti  con  la  sua  edizione  del  Decamerone ,  e  altro  di  Fresino  Lapini  lati- 
no e.  toscano  appiè  de*  Dialoghi  di  Lodovico  Vives  in  Firenze  per  li  Gian» 
ti  i&68.in8. 

tanto  amico  degli  artìcoli  nel  titolo  de*jlibri,  perchè  da  qaesto  del  Marinella  tot 
TÌa  Tarticolo  che  di  necessità  gli  compete?  Egli  scritendo,  Copia  delle  parole  ^ 
pecca  contra  il  suo  favorito  assioma  contra  la  scrittura  dell'autore  del  libro  ,  e 
insieme  contra  la  buona  regola  grammaticale .  II  Marinella  non  lasciò  scritto  Co* 
pia  delle  parale ,  ma  pane  prima  e  seconda  della  copia  delle  parole .  Queste  due 
parti  hanno  in  fronte  il  nome  di  Alfonso  d'Este  IL  di  questo  nome  e  V.  Dt(ca 
di  Ferrara  ,  lodato  in  particolare  dal  Marinella  per  tenere  in  sua  corte  illustri 
e  celebri  letterati ,  fra' quali  ei  nomina  Girolamo  Faleti  e  Giambansta  Pigna. 
Ma  qual  mai  è  stato  il  tempo,  in  cui  i  principi  Esterni  non'  abbiano  onorate  e 
^Torite  le  lettere  e  beneficati  e  protetti  i  loro  professori  ?  Tornando  al  MarìneU 
ht  egli  era  cittadino  Tcneziano,  filosofo  e  medico  di  professione:  possedea  le 
tre  lingue,  greca,  latina  e  italiana,  e  in  ciascuna  di  e<se  diede  e  lasciò  saggi  del 
tuo  sapere,  massimamente  co' suoi  eccellenti  Comentnrj  sopra  à* IppacrateTL.hbt 
anche  Ja  gloria  di  esser  padre  di  Curi^ìo,  medico  anch^esso  e  scrittore  ài  Tafilia  e 
di  Lucrezia,  che  con  le  molte  sue  opere  in  prosa  e  Tarso  Tolgare  tra.  le  donne 
letterate  ha  il  suo  grido.  Teofilo  Gallaccini  ^  cittadino  sanese,  che  molto  scria. 
se»  ma  nulla  stampò  o  per  povertà,  o  per  timidezza  ;  lasciò  tra' suoi  manoscritti 
un'  opera  di  argomento  conaimile  alta  Copia  del  Marinelli  •  col  titolo  di  Sinonimi 
della  lingua  toscana. ^  distribuita  con  ordine  alfabetico,  doTC  si  rede  la  copia  del. 
le  parole  che  la  atéssa  cosa  significano.  Vi  s'incontrano  qua  e  là  nel  margine  i 
disegni,  ma  roczamente  adombrati,  di  Torj  strumenti  delle  arti,  essendo  parer 
dell'autore  che  la.loro  figura  li  desse  meglio  a  conoscere,  che  la  loro  spiegàzio. 
ne,  diligenza  praticata  anche  dal  No  r chi  a  ti  ^  come  si  disse  m  appresto:  di  rado 
cita  esemp)  ed  autorità  e  per  Io  più  si  serve  del  dialetto  sanese.  Qaeff^opera  del 
Gallaccini  in  un  grosso  volume  in  foglio  mi  fu  comunicata  dal  padre  don  An. 
i^/iito  CoiMioni  monaco  camaldolese  e  bibliotecario  ài  S.  Michele  di  Murano^ 
dotto  non  meno  che  pio  religioso . 

(tf)  Questo  Vocabolario ,  promesso  eran  tempo  innanzi  dal  Ruscelli ,  fii  pub- 
Uicato  zxii.  anni  dopo  la  morte  di  lui  da  Pasaualino  RegisJtmo  prete  rcnezia- 
no,  di  cui  Tarfe  cose  sono  alla  stampe.  Questi  lo  dedica  a  monsignor  Giovanni 
Trivisitnp  ^  patriarca^  ^  Venezia j  fondatore  del  seminario /detto  patriarcale,  di  S. 
CJipriano  di  2l^tff^^p|„^Te,  oltre  alle  lingue  greca  e  latina  facea  insegnare  ' «bche 
l'ebraica  sotto  la  aiscipìina*((i  Stefano  Tagfiapietrà  ^  *i  •    . 

..... ._.i._:.  ..    ,     ...       ^.^  ^inerbi  cbM 

fsctttó^'éartic— .  -  ,--_.- 
Ejjti  8i*i^'afido  in    qàni 
dèdale  ipiegazioni  di  esse,  tratte  molte  Tolte  dal  dialetto  feneziaao;  e  pur  egli 


Delle  Frasi  Toscane  libri  XII.  dì  Giovanni  Stefano  da 
Montemerlo  gentiluomo  di  Tortona.  In  Venezia  per  Co» 
millo  e  Francesco  Franceschini  i566.  info  gli  o.{i)(a).l».  isb^ 

(i)  L'autore,  che  dedica  il  libro  a  Cesare  Gambara^  vescovo  di  Torto^ 
na,  nipote  di  Uberto,  e  casino  di  Giarrfrancesco,  amendne  cardinali,  si 
serve  oltre  agli  antichi,  delPautorità  àeW Ariosto,  At\ Sannazaro, àiA  Sem" 
bo,  e  anche  di  Pietro  Aretino^  dalla  sfrenata  adulazione  tenuto  per  meri- 
tevole di  quest'onore,  «  di  altri  maggiori,  come  udiremo  piii  avanti  (i'^)« 

si  qaalifica  gentiluomo  romano  in  altro  suo  msggpor    Votàhoìdrìo ,   omesso   dal 
Fontdmm  •  da  me  qui  sotto  riferito  per  essere  a  ootixia  di  pochissimi  per? enato. 

*  l\  JKxionario  di  Ambrogio  Calepini  delia  Ungiu  latioa  ,  nella  irolgare  bre* 
Temente  rtdotco  per  Lmtio  Mimrhi  gentilaomo  romano  •  In  V€n€%ia  al  segno 
del  Dioauintt  \\^y  in  foglio. 

Questo  volgarizzamento  del  noto  Di^ìomsM  del  Calepino  9  composto  dal  Mi- 
mriit  e  dedicata  da  Marco  Trivisano  al  gran  cardinale  Cristoforo  M  air  ucci 
vescoro  e  principe  di  Tnnto ,  ha  qaesto  di  particolare  che  non  solo  vi  si  scorgo- 
no i  TocaDoli  Tolgarì  congiantl  ai  latini,  ma  aatorizxatl  ancora  dagli  eiempj 
d'autori  iuliani  approvati  cioè  di  Dama,  del  Petrarca  ^  del  Boccaccio  e  dell' 
Ariosto  • 

(a)  Del  medesimo  Montemerlo  va  per  le  stampe  opera  di  somigliante  argomento 
con  qaesto  titolo: 

*  •  -  Tesoro  della  lingna  toscana,  nel  qnale  con  autorità  de' più  approvati 
scrittori  copiosamente  s'kisefnano  le  più  eleganti  maniere  di  esprimere  o^i  con- 
certo  e  sono  confrontate  per  lo  più  con  le  basi  latine.  In  Venezia  per  Giacomtf 
Antonio  Somasco   i  f  ^ 4.  in  foglio . 

Questa  perù,  che  qnanto  al  titolo,  sembra  opera  aflàtto  diversa,  non  solo  è 
la  medesima  che  l'altra  già  riferita  delle  Frasi  toscane  t  ma,  quanto  all' edixion^ 
è  la  medesima  ancora  ,  avendone  Io  stampatore  Somasco  mutato  il  solo  frontispi* 
zio  ,  e  aggiuntavi  una  dedfcaxtone  a  Girolamo  Cappello^  gentiluomo  veneziano» 
senza  però  levarne  l'altra  del  Montemerlo  a  monsig.  Cesare  Gamkara^  vescovo 
di  Tortona*,  ma  non  ebbe  l'avvertenza  di  tor  via  dall'ultimo  foglio  dell'opera 
avanti  gì' indici,  il  nome  di  Camillo  Franceschini ^  che  n'era  stato  l'unico  stan^ 
patore.  Ed  ecco  una  novella  impostura  da  aggiugnersi  a  quelle  molte  maliziosa» 
mente  da^librsf  praticate,  che  dai  Fontantni  son  messe  in  vista,  acciocché  veru» 
no  non  rimanga  ,  come  spesso  accade,  ingannato  nel  prender  per  due  opere  di- 
verse quella  cl^  veramente  è  una  sol».  Più  di  una  volta  mi  occorrerà  di  accre- 
scer nuova  materia  ai  libro»  che  far  %\  potrebbe,  e  ottima  cosa  sarebbe  II  farlo-, 
de  fraudibut  bihliopolarum . 

(>*)  Quando  il  Montemerlo  diede  alle  stampe  le  sue  Fr^rir  toscane,  erano  corsi 
più  anni  dalla  morte  dell'  Aretine.  I  motivi  de!*a  sfrenata  adulazione,  che  lai  vi^ea« 
se  aveano  costrette,  per  cosi  dire,  le  penne  anche  de* più  gravi  e  accreditati  scrit- 
tori  a  parlar  di  lai  con  eccessi  di  lode  e  di  ammirazione,  erano  cessati  con  la  sua 
vita,  la  quale  non  s)  tosto  fu  spenta  che  molti  e  molti,  che  prima-  ne  parlavano  con  al- 
rissima  stima,  mutarono  tuono  e  linguaggio  /  e  anzi  con  detestazione  e  disprei- 
zo nell'opere  loro  ne  lìecero  ricordanza.  E  ta«ito  più  iiberamerUx:  allora  si  die- 
dero a  dirne  male,  che  il  nonve  ,  e  gli  scritti  di  lai  da!  tribunale  Ss.  Hell' inqui- 
sizione proscritti ,  e  ntW*  indice  romano  registrati  gè  ti  ^r4l  mente  w  videro.  Non 
fvi  pertanto  effetto  di  adulazione  ciò  che  mosse  il  Montemerlo  a  valleiSin^i  '^ 
Vocabolario  dell'autorità  di  Pietro  Aretino  già  morto;  ma  ana'*f<?»"'ia  opinione, 
che  gli  scritti  di  lai  fossero  una  miniera  di  buone  voci,  ' é  di  sortite  frasi,  ad 
T9m,^,  10 


74 

Ortografia  delle  voci  della  lingua  nostra,  ovvero  Di- 
zionario Tolgare  e  latino  di  Francesce  Sansovino,  nel 
quale  s'impara  a  scriver  correttamente  ogni  parola,  co* 
si  in  prosa,  come  in  verso  per  fuggir  le  rime  false  e  gli 

L'opera  del  MorUemerlo  è  fornita  di  tre  tavole,  una  de' capi,  l'altra  delle 
frasi  e  maniere  toscane,  eia  terza  delle  latine.  I  titoli  di  questa,  e  di  altre 
dedicatorie  nella  presente  Biblioteca  non  ingombrano  di  primo  aspetto, 
come  oggi  suol  farsi  dalla  vile  adulazione,  i  frontispizj  de' libri,  anche 
non  composti  da  chi  gli  dedica,  ma  stanno  a  parte,  e  da  sé  nella  carta  se- 
guente {a*)%  Agli  anni  passati  non  fu  maicaso,  che  io  potessi  persuadere  a 
certuno^  che  nella,  ristampa  di  un  eecelleiite  libro  non  suo,  Gui  egli  de- 
dicava ad  un  Grande^  non  aggìniìgess»  nel  frontisphio  subito  appresso  al 
titolo  del  libro  altra  serie  di.titoli,  che  a  lui  premeva  di  far  comparite  in 
quel  luogo  sproporzionato/di  ciii  giustameate  potea  dirsi:  $ed  nunc  non 
trat  his  locus. 

arricchire  la  lingua  italiana  giovevolissinic  .  Osservisi  quanto  egli  ne  dice  nella 
sua  prefazione  :  „  del  quarto  autore  (  esso  Aretino  )  per  noi  fra'  moderai  ciuto  > 
mi  sarai^oo  pexav  ventura  più  cose  opposte  •  Né  per  tuttociò  ho  pensato  manca- 
re di  valermi  di  quello  ne'  modi  del  dire ,  sicceme  né  dubiterei  di  Yalcrmene  an- 
cora nell'uso  delle  semplici  voci,  e  non  meno  nel  regolato  modo  del  favellare: 
e  questo  non  solo  fenza  meriteveLe  riprensione  di  qualunque  sano  e  ben  qualifi- 
cato giadicìo ,  anzi  coafi^rma  fede  di  riportarne  al  fine  gran  loda:  come  colai 
che  seguito  avessi  in  cotali  parti  della  toscana  lingua  uomo  per  nazione  tosco  , 
per  iogegao  acutissimo ,  e  nello  scrivere  in  cotale  idioma  per  luogo  tempo  ,  e 
per  molta  esercitazioae  espertissimo  ec.  „  •  Non  ne  trascrivo  il  rimanente  «  ckc 
troppo  (ungo  parrebbe  • 

Giovanni  Stefano  Monumerlo  ,  per  dir  qualche  cosm  di  lui ,  nacque  di  nobil 
lamijglia  in  Tortona  ai  18.  di  Marzo  nel  I^^•  ^^  buon  poeta  latino  e  volgare, 
e.gU  scrnti  .suoi  lo  dimostrano.  Spese  vent' anni  nel  lavoro  delie  sue  Frasi  le. 
stang.  Lasciò  oaaooKriuo  in.  6,  libri  un  poema  sacro,  De  gisiis  Apostolorum  • 
Mori  d'anni  57.  ai  19.  di  Settembre  nel  lyyi..  Tanto  si  ha  dalia  Storia  di  Tb/- 
tona ,  scritta  da  Nic<olò  M^ntcmtrlo ,  figliuolo  di  lui  »  stampata  in  Tortona,  per 
Niccolò  Viola  161%,  in  ^. 

(4*)  Anche  questa  è  una  delle  tante  cose  ,  che  accendono  la  facile  e  pronta  bile 
dei  nostro  prelato,  e  delle  quali  e' vorrebbe  vedere  riformato  il  mondo,  come  di 
abusi  oggi  solamente  introdotti  ,  ma  ch«?  però  sono  di  si  poca  conseguenza , 
che  niuno  avaati  di  lui  neppur  ci  facea  riflessione ,  non  che  schiamazzo  e  remo- 
re. £gU  qui  condanna  T  usanza  d'ingombrare  i  frontispizj  de' libri  co*  titoli  delie 
persone  ,  alle  quali  son  dedicati ,  e  vuole,  che  questi  stieno  a  parte,  e  da  sé  nei» 
k  carta  seguente.  Poteva  egli  nondimeno  osservare,  che  si  fatta  usanza  non  t  da 
oggi  e  recente,  e  che  era  praticata  da  cento,  e  anche  dugento  anni  più  addietro. 
In  moltissimi  libri  nel  secolo  XVI.  stampati  leggo  i  titoli  di  dedicazione  nel 
frontispizio  ,  e  replicati  in  oltre  nella  carta  seguente,  talché  è  maraviglia ,  come 
egli  abbia  potuto  negare  un  facto ,  di  cui  gli  era  si  facile  il  disingannarsi  •  Io  qoi 
ne  produrrò  var j  esemp)  •  presi  dalle  sole  edizioni  romane ,  in  questa  sua  stessa 
Biblioteca  aileaate.  Tali  sono  la  politica  dello  Scaino  nel  if7^.v  t  doe  regole  dì 
prospettiva  del  Figaola  nel  if8}.,  le  lettere  del  Catena  nel  ijS^»»  ^  parallelli 
militari  del  Pétrì^  atl  ,is94*»  e  tale  ancora  qualche  opera  del  Machiavelli  nel 


75 
altri  errori ,   che   si  possono  comméttere  favellando 
e  scrìvendo  •   Jn  Venezia  presso  il  Sansovino    i568  • 
in  8.  (i)(a).  L,     4. 

L'Ortograi^a  Italiana,  trattato  del  P«  D.  B.  ^  Padre 
Daniello  Bartoli.  In  Roma  per  Ignazio  de'Lazeri  1670. 
inQ.fb).  ;3. 

Dizionario  volgare  e  latino  di  Filippo  Venuti  da  Cor* 
tona.  In  Parma  per  Erasmo  Viotto  iSga.  in  8.  edizione 
accresciuta  {^){c).  4* 

Vocabolario  Toscano  dell'arte  del  disegno^  di  Filip- 
po Baldinucci:  In  Firenze  per  Santi  Franchi  lòQi^  in 
foglio  pie  colo.  [d).  IO. 

(i)  Il  Sansoifino  scrive  qaesto  libro  a  Jacopo  suo  figlinolo*  al  quale  ne 
spiega  l'uso,  e  ne  promette  un  altro^  intitolato^  Tesoro  della  lingua  volgare. 

(a)  II  Venutila  tempo,  che  fiorivano  le  buone  lettere,  le  professò  in 
Venezia^  dove  si  ammogliò  a  una  gentildonna  patrìzia  di  casa  Minio.  Da 
fanciullo  io  adoperava  questo  Dizionario^  Ai  cui  mi  è  rimasta  la  ricor* 
danza. 

1551..  Ma  che  occorre  citarne  altri,  dove  i  nomi  e  ì  titoli  de*  personaggi ,  ai 
qaali  sono  indiritte ,  stanno  egualmente  nel  frontispizio  ,  e  da  per  sé  nelh  carta 
che  vien  dappoi  ? 

(tf)  E*  preceduto  qaesto  Di'^iondfio  del  Sansovino  da  una  lettera  a  Jétopo  suo 
figliuolo  ,  natogli  in  Venezia  ,  per  cui  ammaestramento  professa  di  averla  scrit- 
ta-,  e  da  un  bricTe  Discorso  intorno  all'  ortografia  .  Molte  Voci  del  dialetto  ▼#•- 
netìano  sono  qui  dichiarate  col  riscontro  di  quelle  delia  lìngua  toscana  e  latina  ^ 
I!  dialetto  Tenezi^no  è  ricchissimo  di  roci  tutte  sue  proprie ,  ed  è  quello  ,  che 
ha  piò  di  grazia  e  di  vezzo  fra  quanti  se  ne  parlano  corrottamente  in  Italia* 
Moltissime  di  queste  nostre  foci  diri  vano  a  dirittura  dal  greco,  dall' illirico  ,  e 
dall'arabico,  e  da  altre  lingue  orientali:  il  che  provenne  dal  lungo  e  continua- 
to commerzio  ,  che  ebbero  i  nostri  con  quelle  nazioni  .  Chi  si  mettesse  a  fer- 
mare espressamente  un  Vocabolario  veneziano ,  ne  farebbe  conoscere  i'  anslogia 
e  la  ricchezza  . 

{h)  L'esemplare,  ch'io  tengo  di  questa  prima  edizione,  é  in  xi.,  non  \ti  9. 
In  tz.  è  similmente  la  seconda  presso  lo  stesso  stampatore  nel  1(71.  Ma  qaesto 
trattato ,  ove  s' insegna  V  ortogratfia  italiana ,  come  entra  nel  capo  dei  Vocabohii> 
rj  ?  Il  capo  I.  era  il  suo  luogo  proprio  . 

{e)  *  E  dianzi  ,    in   Venezia  per  Gìo»  Antonio  Bertani  15^1.  in  8. 

Lo  stampatore  in  un  avviso  a  chi  legge,  posto  in  fine  del  Dì\ÌMarìo  volga- 
re, vorrebbe  farci  credere,  essere  stato  il  Venuti  il  pfimo  di  ogni  altro  ,  che 
sotto  ordine  di  alfabeto  avesse  ridotte  le  voci  toscane  con  la  corrispondenza  del- 
le  latine;  ma  come  ciò  possa  stare  con  quello,  che  si  è  detto  dei  precedènèi- 
vocabolarj ,  e  di  queHo  in  particolare  del  Minerbi ,  ne  lascio  formar  giudicio^  a 
chiunque  si  voglia  . 

(i)  Quando  tra 'l  foglio  piccolo,  e 'i  4.  grande  non  passi  verna  divario  .  che 
pur  vi  passa  ,  anche  qur  Monsig.  sbaglia  nella  forma  del  libro ,  che  per  verità  è 
in  4*  gran.  A  norma  di  qaesto  VocaboUriOf  util  cosa  sarebbe  alla  noHtt  lìngaa 


7^ 

VocabolistA  Bolognese  di  Gìo»  Antonio  Bamaldi^O** 
yidio.Moatelbanì.  )  Jn  Bologna  per  Jacopo  Monti  i66o. 
in  i%^(a).  L.     3. 

Mostra  di  tutti  i  verbi  e  deMoro  particip]  e  gerundj, 
adoperati  nel  Decamerone  del  Boccaccio,  fatica  del  Ga- 
valier  (  Girolamo  )  Ubaldino  Malavolti.  In  Siena  pressa 
il  Bonetti  i65o.  m4*  grande. {i).  a. 

De' Dittonghi  di  Giovanni  Norchiati  (nomato  in  lati- 
no Naclantus.    In   Venezia  per  Qio.  Antonio  Nicolini 

1539.  ^^  ^-  (^^)*  ^* 

Discorso  de' Dittonghi  di  Jacopo  Maz:2oni.  In  Cesena 

per  Bartolomeo  Ra^erio  iSya.  in  8.  3. 

(i)  Di  questo  libto,  dedicato  al  principe  Mattias  di  Toscana,  non  si 
veggono  stampate  più  di  otto  sole  pagine^  cucite  in  principio  delForigi* 
naie  a  penna  di  colonne  1914*  con  l'approvazione  deirinquisitore  di  aie* 
na  nel  fine. La  fatica  è  immensa  perle  citazioni;  e  il  MalasHìlti  impugna  il 
MueiOf  il  Ruscelli^  il  Bergamini^  il  Salifiati,  e  la  Crusca:  difende  aicuni 
luoghi  del  Tasso  contro  alla  Crusca^  e  chiama  suoi  maestri  il  Cittadina,  e 
il  Borghese.  Si  trova  nella  cospicua  libreria  italiana  del  sig.  Marchese 
Cappon'ì:  il  quale  ha  pure  un  compendioso  Vocabolario  di  maùo  di  hodo» 
meo  Femcci^a iVorcia^fratecappuccino,  (ScriptoresOrdirùsMinorumpag: 
%ifi.')  del.  quale  ai  contano  altri  componimenti  presso  il  Vaddingo,  che 


ogni  arte  e  scienza  avesse  il  soo  proprio:  il  cLe  dì  molto  agevolerebbe  la. 
strada  a  scrivere  in  ciascuna  materia  .  la  latino  molti  ne  abbiam  4i  tal  fatta  ; 
in  ciò  i  francesi  sono  stati  più  attenti  e  felici  degl'italiani.  II  Vùcabùlano  del- 
la Crtncap  quello  massiBianiente  dell'ultima  impressione,  supplisce  in  parte  al 
nostro  difetta»  ma  ci  lascia  ancor  molto  a  desiderare  •  Ugo  Caccioui  compilò  a 
foggia  di  Vocaholario  un  Compendio  di  tutte  le  voci  e  maniere  di  dire  dell'  «r- 
t€  militare  si  terrestre  come  marinaresca,  che  manoscritto  su  nella  librerìa  medicea. 

(a)  Non  so  per  qual  cagione  piacesse  al  Montalbani  mascherare  in  qnest'opc- 
ra  il  suo  vero  nome ,  quando  con  questo  area  già  lasciati  uscire  apertamente  i 
dae  seguenti  opuscoli  sopra  lo  stesso  argomento  ;  i  quali  altro  non  sono  »  se  non 
i  primi  saggi  della  suddetta  sua  opera ,  da  lui  nel  Vocabolista  hoUgntst  notabil- 
mente  riformata  e  accresciuta: 

*  .  .  Dialog(a,  ovvero  delle  cagioni,  e  della  naturalezza  del  parlare,  e  spe- 
cialmente del  più  antico  e  più  vero  di  Bologna ,  Discorso  di  Ovidio  Montalba- 
ni. In  Bologna  per  Carlo  Zenero  i6fa.  in  4. 

*  -  -  Crenoprosttti  Felsinea,  ovvero  le  Saturnali  Vindicie  del  parlar  bolognese, 
e  lombardo ,  discorso  di  Ovidio  Montalbani  •  In  Bologna  ptr  Jacopo  Mann 
lésj.  in  4. 

I  titoli  strani,  come  son ^aelli  dei  suddetti  due  Discorsi ,  erano  alla  moda  in 
quel  secolo,  e  solleticavano  il  gusto  d'allora,  come  al  presente  lo  irritano  • 

(b)  Norchiati^  Jt  Nacchianti  son  due  famiglie  diverse  :  1'  una  da  PoggiÌ9n\i ,  e 
r  altra  da  Fiorenza .  Della  prima  fu  originario  Giovanni ,  -autore  del  trattato  dei 
Dittonghi ,  nomato  dal  Poccianti  (  Etog^  Scriptor.  Florcnt.  pag*  100.  )   in  latino 


'77 
Il  Gomento  di  Marsilio  Ficiiio  Bopra  il  Convito  *  di 
Platone,  con  un  discorso  deirortografia,  di  Neri  Dorté* 

lo  ohiama  Femccino.  Neiroperadel  MalavoUi^  che  è  piena  di  osserva* 
lioni»  ti  citano  i  gramatìci  volgari  (  Crescimbeni  Isterìa  pag.  i^Si.  ediz. 
II.  ~  Comentarj  tom.  ir.pag.no'^.  —  tom.  r.pag.66./e  talvoltas'impu- 
goano,  però  non  sensa  suo  prerensioni  particolari.  Sctìrefadiga  per  Zo- 
tica^ alla  SanesCy  amaro  per  amerò,  e  foglio  ^tt  pagina,  mentre  il  foglio 
abbraccia  due  pagine. 

« 

Norchiatus  9  e  noa  Hdclantus  (come  Taole  il  Pontaninì\%  il  qualt  essendo  an- 
cora in  età   ftnciallefca  fo  coodocco  a  Fiorenia  »   dote  termo  domicilio ,    e  in 
progretto  fu  fatto  canonico  di  «.  Lorenzo .  Nella  feconda  famiglia  ti  segnalò  qnel 
Jacopo  Ndcckiami,  Tctcoro  di  Chioggid ^  teologo  e  scrittore    di  Taglia»  ìnterTC- 
nato  al  concilio  di  Trento,  nomato  Naclantus  in  latino  dal    Poccianti  iloc.  ciu 
f^g*  •;.). dall'  Ugelli  {itaU  sacr.  Tom.  V.  col.  13^4.  ciit.  Vena.)  e  da  tutti. 
Chi  mai  potrebbe  immaginarsi ,  che  naesti  dae  trattatela  avenero  ad  aver  Ino- 
go  tra  i  Tocabolar},  e  i  dizionarj  della  lingaa   volgare?   Meritavano   bensì  di  es- 
ser collocati  tra  i  grammatici  mentovati  nel  Capo  !•  sei  nunc  non  crai  bis  locus* 
lì  Cintili  nella  Btbliofeca  voìantc  {Scansìa  VJl.  pag.  53.)  riporu  ma  edizione 
del  trattato    del  Norchiati,    £itta  in   Venezia    nel    I53X*  in  8.;    ma  non  veggo, 
come  ella  possa  sassistere ,  poiché  dalla  fine  del  trattato  medesimo  si  raccoglie  » 
averlo  l'autore  finito  di  scrivere  nel  in^*  Dedicollo  egli  all'amico  suo  GìamhttK 
lari  •  ad  istanza  del  quale  attesta  di  averlo  composto  •  11  GiambulUri  stava  allo*» 
ra  occupato  in  correggere  il  testo ,  e  in  comentare   la    Commedia  di    Dante  ;    la 
qual  opera  »  dice  il  Norchiatì ,  era  per  riuscire  in  tal  modo  felice  «  che  »  „  dove 
quel  poema  pel  passato  a  molti  è  stato  scuro  e  nascoso ,  col  presente ;fia  chiaro, 
ed  aperto  non  solamente  agi* illustri',  tea  ancora  ai  deboli  ingegni  „•  11   comenf- 
to  però  del  Giamhallari  h«  il  suo  appartamento   nella    Bthliotheca  promissa  »  iì 
iatens ,  non  essendo  mai  comparso  alla  luce*:  come  né  pure  vi  comparve  il  gran 
Vocabolario  »  per    cui ,   a  detto  del  Doni  (  Libreria   /.  pag  6o.  eii\*  del  Giolito 
I  s^o.  in  8.  )  il  Marchiati  avea  raccolti  più  di  dieci  mila  vocaboli ,  spettanti  tut- 
ti ai  mestieri  anche  più  meccanici,  andando  lui' a  tal  fine  per  tutte  le  professio* 
ni  dell'  arti ,  e  di  bottega  in  bottega  scrivendo  i  nomi  degli  strumenti  dagli  ar- 
tefici adoperati*    £  non  contento  di  tal  diligenza,  -aveva  in   animo  di  far  dise- 
gnare i  suddetti  strumenti  col    proprio  lor  nome  sotto   ciascuno,    notandovi  il 
loro  uso ,  e  di  qual  materia  ne  tosse  la  fabbrica  •  E'  stata  veramente  comune  di- 
sgrazia, che   un   cesi  util  lavoro  fesse  da   morte  interrotto  e  reciso.    Anche  il 
padre  Daniello  Bartoli  usò  diligenza    simile    a  quella    del  Norchiatì ,    per   com- 
porre un   Vocabolario  dell*  Arti ,  siccome  lasciò  egli  scritto  aella  Giunta  alla  pre- 
tazione  del  non  si  può  :  della  qual  notizia  tengo  I  obbligo  al  sig.  dottor  Barotti  » 
di  cui  in  più  di  un  luogo  mi  occorrerà  far  menzione  onorevole,    non  però  mai 
adeguata  al    suo  merito  •    il   famoso   Leibm\ìo  avea  pure  in  animo  di  darci  va 
Di\ionari0  generale  delle  voci  di  tutte  1*  arti ,    prese  dalla  bassa  plebe  nel  me- 
atier   suo  esercitata.    Adriano  Giunto  non   isdegoava  di . familiarizzarsi  con   eoe- 
cktcrì  t  e  altra  bassa  gente ,  da  cui  potesse  imparare  i  termini  per  arricchire   il 
ano  Nomanclaiore .  Il  padre  Carle  d*  Aquino  gesuita  ha    non  è  gran  tempo  pub- 
blicad  tre  dotti  Voeabolarf  in  lìngua  latina,  spettanti  alia  guerra,  all' arcDitetttt- 
ra ,  e  atta  nautica .  ne*  quali ,  se  avesK  accompagnati  i  termini  lati^  con  le  to- 
ci  corrìspoaieati  della  nostra  Ungua,  c^  molto  più  benemerito.  Ae^iarebbe. 


78 
lata,  e  con  Una  copiosa  tàvola  in  fine.  In  Firenze  per 
Neri  Dortelata  i544.  in  ò.(i)(a).  L.     5. 

Aicnne  lettere  piacevoli,  una  deirArsiccio  Intronato 
(Antonio  Vignale  )  in  Proverbj,  e  l- altre  di  AleMantlro 
Marzj.  In  Siena  per  Luca  Bonetti  1587.  i/t  4-  ^* 

(i)  L'ortografia  del  Cemento,  che  riguarda  la /m)/itt/zzÌA  fiorentina,  i 
quella  stessa  del  Discorso,  il  cui  autore  è  Cosimo  Bartoli  (  fot.  88.  a.  ). 
Parlano  di  quest'opera  stessa  Claudio  Tolomeì  nel  lib.  III.  delle  lettere 
(  pag.  109.  1 1 1 .  ì,  il  Bargagli  nel  Turammo  (  pag.  Si 3  ),  e  il  Varchi  nell' 
Ercolano  (pag.  oc.  ).  Si  possono  anche  vedere  i  Fasti  del  signor  canoni- 
co Sahini,  fi  Uortelata  nell'anno  stesso  1 544-  «tarapò  Pieffranceico  Giam^ 
bullari  del  sito,  forma  e  misure  dell'inferno  di  Dante,  in  8 .  con  la  medesi- 
ma ortografia  dell'accennato  Comento. 

(a)  !(•  Tero  e  siocero  titolo  di  questo  libro  i  assai  diverso  da  quello  che  ne 
reca  il  Fontaninì .  Se  a  lui  parea  ncceisario  istruire  i  leggitori  di  quanto  in  es. 
so  si  coptiene,  doyea  riserbarlo ,  giusta  il  suo  solito,  alle  aoaotazioai«  senia 
mutarne  il  titolo  che  è  questo  : 

*  ..  -  Marsilio  Ficino  sopra  l'amore ,  ovvero  convito  di  PImìobc*  In  Fir€n\e 
per  Néri,  Portelani  i  ^44.  in%*  (*)  •  . 

Oltre  di  ciò  il  nostro  monsig.  anche  qui  guasta  e  confonde  il  buon  ordine 
delia  sua  Bihliotecd*  Egli  si  obbliga  in  questo  Capo  III.  a  darci  i  vocabolari  ^t 
i  dixionarj  iella  lìngua  volgare  :  e  un  discorso  di  ortografia ,  che  serve  di  pre£i- 
zione  al^comento  àt\  Ficino ^  distribuito  in  7.  orazioni,  come  gli  61  trovar  luo> 
go  fra  essi  ?  L'  opera  è  dedicata  al  duca  Cosimo  àt  medici  da  Cosimo  Bartoli  t 
li  duale  ptestp  il  suo  nome  atlo  stampator  Dortelata,  (**)  non  volendo  lui  compari* 
re  iritroq^ttore  della  strana  oitograna,  con  cui.tuttia  l'opera  h  impressa:  la  quale 
stranezza  vien  indicata  da  quel   verso  61  Dante  • 

'    Z'  acqua  ,  eh*  io  prendo  »  giammai  non  si  coru  : 
-     -    .    .       ..  .  (Pmd.  II) 

e  serve  questo  verso  di  motto  all'impresa  stampata  in  principio,  e  in  fine  del 
libro ,  dove  si  rappresenta  una  navt  sul  mare  con  una  testa*  a  due  facce  1  e  i« 
colomba  al  di  sopra  col  r^mo  di  ulivo  in  bocca  • 

(*)  Attcììé  in  Venezìaìo  ftèn'atiTib  1644.  ne  fu  fatta  sensa  nome  di  itampatore  nn'altra 
impTifoioA^  in  8.  tiél  Olii  froMifjpÌBÌo  ti  legge  „  Il  Contento  di  Marsilio  Ficino  toprm.  il 
Conato  di  Piatone, et  tiwaC^nmto  tradotti  in  lingua  tMcana  few MercoìwBarbarara  ée, 
Terni  ,,  e  dal  tradnltore  medetimo  ti  dedipa  anche  il  libro  a  Gio.Bat.  Grimaldi.  ìHexìte, 
questa ediiione  di  estere  arginata ^Ua  rarissima  deIDor4e/afa  e  p«rc]|^  rara,  molto  «essa 
pure, e  perchè  il  Barharasà  Tòlgarirzùin  astai  baona  favella  non  solo  ilCoif»enro,ma  an- 
ckfl  ìlCohvito,tìhe  non  l^gg^ti  nella  edizione  fiorentina,  giacché  in  quest'ultima  si  diede 
.alili  lane  la  rradiiaiofee  ehè  ì^el  Cemento  suo  fatta  av€va  il  Ficino  medesimo,  il  quale  in 
Ialino  solranto,  in#  non  apoh«:in  italiano  traslatar  ToUe  si  Convito. 

C^fj.Io  non  sa  romprandere^come  ììZeno  dica  che  Cosimo  Bmrieli  prestò  il  iuo  nome 
allo  stampator  Ùortel aia, ÀmpcToccììè  \\eìJBartoli  non  v*Ua  in  questo  libro  che  la.  ^mìe 
dediratorja,  ed  il  discorso  sulla  nuova  ortografìa  usata  in  qneata  edisione  è  in  nome  dej- 
lo  staMpat&re  ètétée^U  qual^  fepertamente  a  se  solo  attribuisce  tutto  il  merlCo  di  quésta 
impresa». nella  quale  'pefòMgiì  dice  d'essere  gaidato  da  aitu  che  gli  hm  inst^nài^o-  coìVe^ 
sptrienwMtua^ammirua^fk  al  medésimo  luogo  per  vidi  migliore»  Qìiin Ai  p^te  eh*  rAnjio*> 


compiHd#tiÌ|r9èaUì^r«  Aeììe  strana  ortografia  coil  cui  tutta  l*dp»ra  ì  impressa. 


79 
Proverbj  Italiani  di  Orlando  Pescetti  In  VeMeakUper 
Lucio  Spineda  16x8.  in  i^.{i)(a)^  .  »  *  :  .1*.  "^  :%\ 

(  i)  Si  portano  molti  Prop^r&jr  nelfior»delIaUngtià  itàliaURdel  Monos^tìi]^ 
ntìVErcolano  del  Varchi^  e  nel  Malmaniile  di  Lorenzo  Pucci,  cementato 
da  Paolo  Minacci  {h*)>  Il  Lombardelli  ne  Fonti  Toscani  pag.  60 •  scrisse, 
che  ci  mancava  uà  Proverbiarlo,  cominciato  già  dal  Sodo  Accademico  In* 
tronato  (c*)f  il  qual  Proi^rbiario  spigato»  potrebbe  leasere  quello  sleMO* 
che  serba  il  Sig.  Marchese  Capponi  in  da«  groasi  tomi  in  fo^io  a  ponoji, 

{a)  Il  Beni  nel  Cavalcami  pag*  xoo.  sferza  fieramente  il  Pascetti  p^r  cotefti^ 
suoi  Proverò;  italiani  ,  dicendo  ,  che  ,,  aè  anco  intende  cosa  &ia  proTCrbio  „  > 
e  che  reca  per  proverbj  „  molti  semplici  detti  „ ,  i  quali  non  hanno  che  Far 
punto  co'  proverbj  ;  sicché  nemmeno  la  quarta  parte  merita  in  modo  alcuno  di 
▼enìr  quivi  annoverata  e  riposta:  censura  giustissima  ,  se  si  prenda  tal  vóce  nel 
suo  stretto  significato  .  Avanti  Tanno  x6o|.  il  P^tcetii  avea  fatto  sumpare  iti  Vi* 
roaa  un  libro  di  proverbj,  ma  per  la  fretta»  con  cui  fa  stampato,  e;»sei|do  riu' 
scito  pieno  di  molte  scorrezioni  e  imperfezioni ,  e  '1  Pesceiti  avendo  inteso  es- 
servi Io  Spineda  in  Venezia,  che  pensava  di  ristamparlo,  applicò  a  rivederlo  e 
ampliarlo,  e  a  ridurre  i  proverbj  sotto  certi  capì  e  luoghi  comuni  con  ordine  di 
alfabeto.   Comparvero    ivi    pertanto   nel   1603.    migliorati  di    molto .  e  acconipa- 

fnati  con  un  libricciuolo  di  ,.  Proverbj  italiani  e  latini  per  uso  de*  fanciulli  „  ,  de- 
icato  a  Pierfràncesco  Zini  il  giovane  >   nipote   del  famoso  e  dotto  canonico   di 
questo  nome  • 

{b*)  Lorenzo  Pucci    non  è  stato  l'autore  del   Malmenùlt,  ma  Lortn:^^^  Lippi^ 
dipintore  e  poeta  fiorentino  ,  sotto  nome  anagrammatico  di  Perlone   Zipoli .  Un 
Lorenzo    Potei  fu  xardioale  ,  sepolto   in  Sìoitm  con  epitaffio  •    Ai    raccoglitori  di 
proverbj  italiani    qui    aaentovati    possono    aggingnersi  Jacopo  Peri  genovese  otU 
la  sua    raccolta  di  proverbi  e  sentenze;    Egidio  Menagto  nelle    origini  della  Un-. 
gua  italiaaa  ;  g^i  Accademici  della  Crusca  nel  ìoto\4^o  cahoUfw.  Nella  libreria  me- 
dicca  si  conserva  un  bel   codice  in  tre  volumi  diviso  •    conteointe    V  origino  di 
tutti  i  pxovcrbj  fiorentini  «   opera  di  Frane  esco  Strdonaii ,  di  cui  dictsi  \  che  alyi 
tro  esemplare  esista  nella  ^arberiha  di  Romn  .  Egli  a  ciascun  proverbio  appose  la 
saa  spiegazione.   L'opera  sta  allegata  più  volte  inmlcune  note  fatte  da  un  valea-, 
te  fiorcatino  alle  Novelle  della  seconda  Cena,    dei    Latta  »   testo    a    penna   della- 
libreria  Serau\p  .  Anche  Jacopo  Pergamini   (  Lettere  pag.  zf8.)   afferma. «di  ater 
per  le  mani   un'opera  di  proverbj,  sentenze»,  e  motti,   cavati  da' greci  •   latini» 
e  volgari,  e  stranieri  ancora»  la  quale  doveva  essere/  come  un  senunario  di  con. 
certi  e  materie  a  chinn(|oc   volesse  scrivere .   Passo  Sotto  silencio  due  raccolte  di. 
proverbi»  1' «na  tradotta  dal  verso  latino  in 'prosa  volgare,  V  altra  in  terze.,  rime: 
tessuta»  poiché  ie  loro  laidezze  ie  rendono  degne  di  essete  i a   pcrpetaa  obUivio**. 
ne  sepolte;   B^nifaào  Vano\\i   {Lwnere  voh  H»  ìpag*.^i%)   in>Kei9ce  .ficrameate 
contra  certi  ftoterb)  e  modi  di  dire  scaodaiosi  »-  de'iqóalt  ijbbondaao  li  coanne» 
die  tiKcane  »  e  che  sono  in  uso  al  parlar  popolare  *    '  ; 

(c*)  11  Sodo  intronato  (ti  Marcantonio  Piccolommif  uno  de' fondatori  della  na- 
stra accademia  dcgl*  iAmute n  •  li  suo  proverbiarlo  sarà.Hato,  verifimilmeote  con^ 
tinuato  da  altri,  poiché  per  entro  vi  si  £1  menzione  della  Stcria  TVivigiana  dtl . 
Beoi/kcte  e  del  Fiore  del  Motndnif  opere  stampate  quasi  en.  secolo  dopo  -  la 
foadazione  della  suddetta  accademia*  va  pieno»  e  beh  rsg'u>afSto:  proverbiarlo  è 
stato  in  questi  «Itimi  anni  stampato  in  Venea^ia  1^€$to  Simone  Occhi  1740*  in  4* 
col  titoie  di  M0di  di  Un  §09eaai  ,  ritarcati  neSlaióro  origitu  Autore  dell' o- 
pera  è  il  padre   Sebasiia&b  Paoli  Ivcckesc  dèlia  coogrfgaciooe  deHa   Madre  di 


\ 


8o 

Rimario  (  di  Benedetto)  di  Falco.  In  Napoli  per  Mai* 
tea  Canne  {o  Canee)  da  Brescia  i535.  in  4  {^)(^*)  L«     4* 

disposti  per  ordinedi  alfkbe€o:e  furono  di  Alessandro  Pollini^  nobìl  poeta 
latioo  in  tempo  del  pontefice  Alessandro  VII.  A  quest'opera,  che  dalla 
sillaba  En  giunge  alla  lettera  z^  manca  quello,  che  le  dovea  precedere 
dalla  lettera  a;  onde  è  difettiva  del  tomo  i.  La  fatica  è  originale,  bcslla  al 
mi^gior  segno,  e  composta  dopo  l'anno  1591.  nel  quale  fu  stampata  1'/- 
sSoria  Trivigiana  Al  Giovanni  BomfaciOy  che  è  citato  al  proverbio,  Him>- 
mo  della  cappellina,  esposto  dal  Bonifacio  nel  lib.vi.  p.  S^S.  Alla  voce 
fummOy  cioè  fumo  j  l'autore  chiama  Vier  Vettori,  già  mio  maestro.  E  al  pro- 
verbio «/7iar/e/  d'argento,  cita  il  Monosini,  che  diede  il  suo  libro  alle  stanv 
pe  nell'anno  i6o4* 

.  (i)  A  due.Qolonne,  in  corsivo,  e  senza  alcun  nnmero  alle  pagine,  co- 
me si  usava  nelle  prime  stampe.  Il  Falco  promette  un  Vocabolario  a  par- 
te, e  thi^msL  più  saggia  la  seconda  impressione  del  Poema  q\(\ìV Ariosto, 
perchè  scrisse  ventesimo,  trentesimo,  e  quarentesimo  in  vece  di  vigesimo, 
trigesimo,  e  quadragesimo,  come  prima  avea  scritto.  Il  Falco  vedendo  al- 
lóra, per  quanto  dice,  ii potentissimo  Stato  della  Signoria  Veneziana  so« 
pra  gli  altri  fiorire  d'uomini  dotti,  iv riebbe  voluto,  che  ella  „  con  la  con- 
sulta de' medesimi  avesse  riformalo  t  i divi  ma  it&iiano*  componendo  una 
sola  lingua,  comune  a  tutti,  chr  ;:rr>^f'  ;i^i,.>{,v  .«•  pot^^sse  usare  senza  bia- 
simo, come  n*era  una  latina  per  tutto  ii  \'\(^>ì(\o,  . 

Dio,  istorrco  e  predlcscore  di  grido,  nelle  cui  lodi  atrei  campo  di  fermarmi 
langam^n te  senza  timore  che  il  molto,  ciie  ne  dicessi,  mi  fosse  imputato,  pia 
che  a  coafessione  di  ferità  a  titolo  di  amicizia. 

{a)  A  questo  Rimario  del  Falco  napoletano  precedettero  dae  a<tri  Ri/fi^rf  9  nott 
però  cosi  copiosi  come  il  presente  :  l'ano  si  è  qae!  o  di  tatte  le  Csdenxe  di  Dun-^ 
te  e  dei  Petrarca  9  raccolte  da  Fulvio  Pellegrina  Morgio  o  Morato  mantovano  r 
stampato  in  Viiugia  ptt  Niccotìk  d* Aristotele  detto  Zoppino  i^iS.  e  1^19.  e 
poi  per  Alessétndro  Biniom  e  Mafco  Patini  if|.|.  in  S.  Fa  egli  padre  di  quella 
Oliwtpia  r  ckc  per  la  sua  dourina  a? rcbbc  meritata  gran  lode ,  se  eoa  la  sua  apo- 
stasia dalla  fede  Cattolica  non  si  foue  macchiata  di  nera  infamia .  Il  detto  sua 
padre  è  stato  uomo  di  molte  lettere  e  in  pronto  tenea  per  la  sumpa  ,che  mai 
però-  non  si  fece,  una  Dichiarazione  dì  tatti  i  Tocabjli  oscuri  di  Ddtttg  e  éeì  Pe* 
ffitrfitf.  messa  per  ordine  di  alfebeto  e  accompagnata  dalla  sposizione  de*  pia  di£^ 
fiali  luoghi  che  nel  Ca,7t^oniare  e  ne'  Trionfi  dello  stesso  Petrarca  s'incontrano  • 
Il  secondo  Rimario  è  qoelia  di  Giammaria  Lanfranco  parmigiano  di  tutte  le 
Cótt^rdant^e  dei  Petrarca vptv  alfebeto>  ancb'eAe  ordinatamente  disposte,  sum* 
paso  iù'  Brescia' per  Jacopo  Filippo  da  dgolt  nel  if)i.  in  8.  Questo  Rimario 
del  Lanfranco  vìen  commendato  per  assai  buono  nel.'esser  suo  dai  RMtcelli  imo» 
do  di  comporrò  ec. pag.  lxit.  ediz.  prima)  il  quale  dà  parimejKc  il  suo  giudi- 
aio  intomo  a' quello  del  Falco ^  dicendo  di  aTerio  trorato  tanto  intrigato,  che 
all'autore  medésimo  e?a  coàTcnuto  premetterTi  da  dieci  in  dodici  earre  per  éU 
chiararld  e  eoo  't ama  lc||gi  e  con  tante  regole  ed  ecceziooi  fiior  di  proposito  che 
bisognerebbe  stare  alla  scuola  .qualche  mese  'per  poterle  usare  ;  e  dopo  altre  cen- 
sore, tutte  eittste,  riprende  il  Falco  di  arer  pieno  qae  suo  Rimario  di  tocì  ca* 
labresi ,  pugliesi  e  d'altre  si  fette  bruttissime  e  sconcissime  In  modo  che  agli  sta- 
diosi  sia  periciléso  il  leggerlo  »  ed  il  seriirseoe  •  U  Falco  ia  qoesu   saa   apet 


8i 

Del  modo  di  comporre  in  versi  nella  lingua  Italiana, 
trattato  di  Girolamo  Ruscelli  (  con  un  Vocabolario  nel 
fine.)  In  Venezia  presso  il  Sessa  i559.  in  8.  (i).      L.     3* 

(i)  Il  Ruscellini  capo  viii.  pag.  cxvii.  nello  stile  piacevole  antepone 
il  nostro  Mauro  d'Arcano  al  Bernina*), 

Aon  si  è  ristretto  come  il  Morato  e  '1  Lanfranco  alle  sole  tocì  di  ano  o  due  au- 
tori, ma  a  quelle  ancora  che  gli  hanno  somministrato,  oltre  a  Dante t^\  Penar* 
ca  e  al  Boccaccio  ^  l'Ariosto,  il  Pulci ,  il  Sannazaro,  il  Bembo ,  il  Landini,  fi 
Machiavelli  t  il  Castiglione*  Gli  ultimi  tre  non  vi  sono  però  citati  per  le  lor« 
poesie  ,  ma  per  vocaboli  peregrini  e  per  nomi  propr)  sparsi  nelle  loro  prose.  Po- 
steriore ai  sopradetti  è  'J  Rimario  dì  Onofrio  Bononi^io  veronese  di  patria  e  cre- 
monese di  stanza»  stampato  in  Cremona  per  Vincenzio  Conti  1^6  in  8. 
.  (4'*')  L'opinione  ótì  Ruscelli  avrebbe  del  singolare  se  vero  fosse  che  egli  avesse 
anteposto  nello  stile  piacevole  il  Mauro  ai  Berni,  Ma  la  cosa  non  è  cosi,  e 
Monsignore  ha  poco  attentamente  considerate  le  parole  del  i^i<ice//i ,  il  quale  oon 
aello  stile  piacevole  e  dimesso  che  costituisce  il  vero  carattere  delle  poesie 
Berniesche  f  ma  nello  stile  alto  e  sollevato  asserì  che  dalle  persone  intendenti  era 
tenuto  il  Mauro  da  più  del  Be^i»  „  Chi  userà,  dice  il  Ruscelli  ,  parlando  delle 
terze  rime  sopra  soletti  piacevoli  e  come  da  scherzo ,  stile  non  gonfio  ,  né  tu. 
nido  ,  ma  ben  leggiadro  ed  alto  accora  in  esse,  ne  sarà  tenuto  tanto  da  più  quanto 
in  questa  parte  (cioè  dello  stile  alto)  dagl'intendenti  è  tenuto  da  più  il  Mauro  QÌit 
flè  il  Bernia  stesso  né  alcun  altro  che  v'abbia  scritto  „  ;  e  poi  quasi  ritrattando 
mn  si  fatto  giudicio,  soggiungne:  „  se  ben  veramente  il  Bernia  in  quel  capitolo 
al  cardinal  òe' Medici  mostrò  abbondantemente  che  egli  sapeva  sollevarsi  di  sti- 
le e  abbassarsi  e  tenersi  in  mezzo,  secondo  che  i  luoghi  stessi  e  le  cose  lo  ricer- 
cavano „  ;  giudicio  poco  diverso  da  quello  che  ne  diede  il  Varchi  in  una  delle 
sue  Legioni  pag.  5S7.  decidendo  che  il  Mauro  in  molti  de' suoi  capitoli  si  alza 
più  che  non  pare  si  convenga  a  quel  genere  di  poesia ,  nel  quale  poco  innanzi 
avea  detto  che  „  se  sì  potesse  meritar  lode ,  la  giudicherebbe  tatta  del  Bernia  e 
che  se  si  nasce  poeta  per  burla ,  esso  BernÌ4  già  nacque  per  quella  poesia ,  onde 
chi  crede  che  egli  non  avesse  saputo  altramente  fare  ,  s'ingannava  ,  perchè  aveva 
dottrina,  ed  ingegno  e  nell'altre  cose  buon  giudicio,,.  Il  Mauro  pertanto  non 
fu  anteposto  dal  Ruscelli  al  Berni  nello  stile  piacevole,  ma  nell'alto  in  cui  il 
Berni  pur  molto  valse,  secondo  l'esigenza  del  soggetto  :  e  però  a  ragione  fu  di 
lui  pronunaiato  (  Salviaii  Awertim,  FoLI  pag.  144*)  che  le  poesie  basse  o  gio« 
cosC'  nel  solo  Berni  aveano  avuta  la.  nascita  e  la  perfezione. 

Giovanni  Mtfirro  de' signori  d'  Arcano  nel  Friuli  essendo  segretario  del  cardinale 
Alessandro  Cesarmi  mor)  in  Roma  sgraziatamente  nel  1^36.  Girolamo  Rorario 
letterato  anch'esso  friulano  da  Pordenone  aitcove  citato (  Quod  animalia  ec,  lib\  L 
pig.  tot.)  ne  ha  conservata  la  memoria  del  lagrimevole  caso;  Mihi  familiaritate 
fftrquam  junctus  erat  Joannes  Maurus  Arcanus  forojuliensis  ,  felix  ingenio  juvénis: 
is  a  secretis  aderat  Alexandro  Cardinali  Clsarino  :  si  quod  negociis  tempus  t  si  quod 
iiterarum  studiis  intercepisset ,  totum  id  venatìonibus  impcndebat»  Contigit  sem^el, 
ut  fugacem  eervum  sectando  ,  in  altam  foveam  deciderete  ut  smiìi  plerùmque  in  agro 
romano  alicuius  veteris  monumenti  relieta  vestig'a:  aderat  prider  canem  nemo , 
qui  iomum  reversus ,  cuncta  metsto  ululatu  replebat ,  repetensque  cursus  atque  re» 
cursus  ,  familiarihus  t  ut  se  sectarentur^  innuere  videbatun  quam  rem  animadvertens 
Cardinalis,  cognito  nondum  ejus  dominum  domum  revertisse  ^  injuxit ,  ut  canem  se- 
q^eremur,  4  quo  recta  adputeum  deducti  altero  crure  debilitatum  extraxere,  cui 
fata  longiorem  vitam  dartnv,  nam  paulo  post  acuta  febre  cerreptus  interiit:  pò*. 
Tom,  /.  II 


8a 

Il  Rimario  della  Commedia  di  Dante  ordinato  ne' 
suoi  versi  interi  co* numeri»  segnati  in  ciascun  terzetto» 
In  Napoli  per  Gianjacopo  Carlino  i6oa.  in^.{\).  L,.     7. 

Rimario  e  Sillabario  di  Udeno  Nisieii.  In  Firenze  per 
Zanobi  Pignoni  16^^.  in  lOi.(a).  ^k. 

Arte  del  verso  Italiano  del  Cavalier  Fra  Tommaso 
Stigliani.  In  Roma  per  Angelo  Bernabò.  i658.i/i8é  {p).     a. 

(i)  Sicché  in  questo  Rimario  sta  tutta  la  Commedia  di  Dante;  ondo  non 
occorreva  raddoppiarla  con  ristamparlo  di  nuovo  insieme  con  la  medesi- 
ma,  e  molto  meno  aggiungervi  altro  Rimario  delle  desinenze,,  se  tutte 
queste  si  trovano  nel  detto  Rimario  del  Noci^  il  quale  fu  autore  della 
Cintia  favola  boschereccia:  e  questi  non' diede  il  Rimario  per  suo;  ma» 
come  opera  altrui,  lo  dedicò  al  conte  di  Palma,  primogenito  del  princi« 
pe  di  Conca  della  casa  di  Capoa,  d'ordine  del  quale,  e  forse  da  lui  stes- 
so, era  stato  composto.  La  bella  stampa  è  tutta  di  soprasilvio  corsivo,  per 
usare  il  termine  nuovo,  e  con  le  citazioni  de'panti  fuora  nel  margine;  ma 
è  inutile  nella  mole  a  cagione  de' versi  interi,  quando  bastava  portare  al 
più  le  due  ultime  parole  di  ciascun  verso^  che  servono  a  un  bisogne  di 
guida  per  trovare  nella  Commedia  i  versi  interi,  de' quali  ti  tien  premu- 
ra, né  si  ha  memoria  del  luogo  preciso,  in  cui  sono  (c^). 

tendoii  applicare  a  lai  quel  detto  di  Valerio  Massimo  (\'\\>,  iz.  cap.  it*  )  sopra 
la  morte  infelice  di  Euripide:  crudelìtas  fati  tanto  ingemo  non  debita.  \\  Mauro 
fu  compianto  da  molti  letterati  e  in  particolare  dai  Dolce  nel  suo  capitolo  a  Da* 
niello  Buonrìcciot  segretario  fenezìano. 

(4)  Nel  mio  esemplare  e  in  altri  da  me  osserTSti  sta  impresso  l' sano  1641. 
Il  1641.  ai  )o.  di  Giugno  fu  quello  della  morte  del  Nisieii* 

{b)  Non  so  perchè  si  taccia  da  Monsignore  qael  di  più  che  sta  impresso  nel 
fìroatispixio  deU'opera  ,  necessario  a  sapersi  ed  è;  con  varie  giunte  e  nota\ioBÌ  di 
Pompeo  Colonna^  principe  di  Gallicano^  di  cai  sono  ancora  la  dedicaiione  a  papa 
Alessandro  VIL  sao  insigne  benefattore  e  la  prefiitione ,  e  che  ebbe  tanta  parte  in 
^  qaesto  Rimario  ,  onde  poterne  dividere  giastamente  Is  gloria  col  primo  aatore  di 
esso.  Le  giunte  e  le  notazioni  del  Principe  si  fan  distinguere  a  prima  occhiata 
dalla  diversità  del  carattere .  Mori   lo   Stigliani   in  casa  e  in    attuai  servigio    di 

1  nel  Signore,  al  quale  in  morte  raccomandò  i  sooi  scrìtti  e  in  particolare  la 
iiplica  air  Aleandri  del  tutto  perfezionata  :  ma  la  Grammatica  Italiana ,  la  Poa* 
tica  e  il  Vocabolario^  da  lui  allegati  in  altre  sne  opere  non  erano,  se  non  in 
idea»  fuorché  alcuni  pochi  annotamenti  ed  abbozzi  e  questi  anche  dìAcili  a  tu 
levarsi.  La  predente  edizione  del  Rimario  è  scorrettissima!  come  si  può  coooKere 
dall'errata,  la  quale  occupa  8.  pagine  intere  e  sta  dopo  la  prefazione. 

{t^)  Tutta  questa  diceria  va  tacitamente  a  ferire  chi  ultimamente  fece  ristampa- 
re m  Padova  la  Commedia  di  Dante  insieme  col  Rimario  dei  versi  interi  e  con 
l'altro  delle  desinenze .  Il  primo  Rimarie  si  giudica  inutile ,  perchè  vi  si  raddop. 
pia  la  Commedia:  ma  io  non  intendo  come  questo  raddoppiamento  sia  inotiU  • 
La  Commedia  stampata  per  disteso  serve  a  cai  è  vago  di  leggerla  seguitamente  , 
il  che  non  si  può  far  col  Rimario  :  e  il  Rimario  serve  per  a)ato  della  memoria 
^(S  molto  più  a  comodo  di  chi  volesse  valersene  per  la  tessitura  di  qualche  Ce»- 
«  ione  co'  versi  interi  di  Dante  :  la  qnal  cosa  non  potrebbe  effettuarsi   senu  tedio 


/ 


r>3 

II  Memoriale  della  lingua  di  Jacopo  Pergaminì  da 
Fossombroni.  In  Venezia  per  Giambatista  Ciotti  i6oa« 
in  foglio.  {j)(  a).  L.     8. 

(i)  Questo  è  il  primo  Vocabolario  pieno  e  metodico,  tratto  da  soli  auto- 
ri approvati  (b*).  Memoriali,  secondo  il  Tasso  nelle  Differenze  poetiche, 
erano  libri  per  memoria  delle  cose,  che  si  doveano  trattare  più  perfettamen" 
te.  Il  Pergamini  fu/segretario  del  patriarca^  e  poi  cardinale  Scipion  Gon» 
^aga,  amico  del  Tasso.  L'impressione  è  molto  bella,  di  carattere  corsivo» 
a  due  colonne^  e  con  le  voci  che  vengono  in  discorso  di  majuscolette. 
Un'altra  a  tre  colonne  ne  fu  fatta  in  Venezia  presso  i  Guerìgli  nel  i656. 
in  foglio  da  Paolo  Abriani,  traduttore  della  Farsaglia  à\  Lucano  (e*)  {^). 

e  6itica  con  la  sola  Commiiid.  Il  Rimario  p9Ì  delle  desinenze  è  anch'esso  gio« 
vevolisslmo  a  cbianqae  brama  di  scorrere  con  una  leraplice  occhiata  le  praticale 
da  Dmau  e  farne  uso  ne'  saoì  componimcati  •  Ma  due  simili  Rimari  non  si 
teggano  forte  stampati  uoitameote  nel  Canioniert  del  Petrarca'^  Non  sono  an* 
che  nelle  Rim<  del  Bembo  e  in  quelle  del  Casa?  Chi  mai  sino  ad  ora  se  n'  è 
lamentato  e  ne  ha  fatto  schiammazzo,  come  di  un  inutile  raddoppiamento?  Sene 
abbia  anzi  grado  allo  stampatore  Cornino  ^  che  onora  le  stampe  d*  Italia  con  le  sue 
eiegaoti  e  ben  corrette  edizioni  • 

{a)  £  col  supplimento»  o  eiunta  d*autori  moderni  fatta  dal  medesimo  in  gran 
numero  di  frasi  e  vocaboli.  Ivi  xéiy.  in  foglio,  edizione  II. 

Convien  dire  che  il  Ciotti  in  questa  ristampa  si  valesse  dei  caratteri  di  Fio- 
ravante  Prati  ,  il  cui  nome  si  legge  tanto  in  fine  del  Memoriale ,  quanto  Oel 
frontispizio  del  supplimento  che  è  di  pagine  156.  e  se  di  ciò  ci  avesse  infermati 
la  Biblioteca  del  Fontanini  ^  gli  saremmo  rimasti  con  maggior  obbligo  che  dell' 
averne  ragguagliati  che  la  prima  edizione  è  fatta  »  di  carattere  corsivo,  in  due  co* 
lonne»  e  con  le  voci  che  vengono  in  discorso  in  majuscolette .«  Or^^io  Negri  ^ 
nipote  dell'autore  che  già  era  morto,  si  prese  la  cura  di  questa  seconda  edizio. 
ne  ampliata,  dedicata  da  lui  a  Francesco  Maria  IL  della  Rovere^  duca  VI.  di 
Urbino  9  laddove  la  prima  era  stata  indiritta  dal  Pergamini  al  principe  Ferdinand 
do  Gonzaga ,  con  la  cui  famiglia  da  gran  tempo  teneva  particolar  servitù  essendo 
stato  al  servigio  di  tre  cardinali,  Francesco,   Vincenzio  e  Scipione. 

(Jb*)  Metodici  e  tratti  da  soli  autori  approvati,  se  non  canto  pieni ,  quanto    il 
Memoriale  t  erano  alcuni  dei   Vocabolarj  già  riferiti.  Adriano  Politi  {  Disc,  dtììz 
ling.  volg.  pag.  ^6z.  46 fj  si  dichiarò  apertamente  a  favore    di  questo    talché  lo 
antepose  ad  ogni  altro  e  inaino  al  Vocabolario  della  Crusca.  Desiderava  che  per 
renderlo  migliore  vi  (ossero  aggiunte    le   allegazioni  e  le  autorità  di    alcuni  mo- 
derni   piilli    stimati,    come    ddTCasa,  del  C^tro ,  del    Tolomei  ^  dell'indirò,  del 
Tasso  e  dello  Speroni  ;  e  da  questi  appunto  son  tratte  le  citazioni  del  Supplimento* 
{e*)  E  tradntiore   altresì  delle  Ode  e  della  Poetica  di  Orazio.  Ma  1'  Abriani  in 
questa  ristampa  del  Memoriale  fece  qualche  cosa  di  più  di  quello  che  Monsigno- 
re ne  accenna;  poiché  in  fine  del  libro  ci  è  una  Aggiunta  di  mille  e   più  voci» 
tratte ,  come  V Abriani  asserisce,  da'  più  celebri  autori  dell'età  nostra ,  i  quali  pe- 
rò a  djr  vero,  non  sono  di  egual  peso  e  valore  ai  citati   dal  Pergamini,  avendo 
la  maggior  parte  di  essi  perduto  ai  giorni  nostri  quel  credito  che  al  tempo    loro 
tenevano.  Io  fine  ci  è  il   Trattato  oella  lingua  dello  stesso  Pergamini  e  se  credia* 
mo  al  frontispizio,  ampliato  e  corretto. 

(*)  Nel  Catalogo  «lei  Gravenna  se  ne  trova  riportata  aikvlb*  un'altra  «dia.  fatta  in  Ve- 
naiia  da  Ciò.  GaffnoUai  nal  lóSS  ia  fn^l. 


84 

(II)  Vocabolario  degli  Accademici  della  Crusca  con  tre 
ìndici  delle  voci,  locuzioni  e  proverbj  latini  e  Greci.  J/j 
Venezia  per  Gio\?anni  Alberti  i6ia.  infogL{i).      L.     8. 

In  Venezia  per  Jacopo  Sarzina  i6a3t  in  foglio^  edizio- 
ne II.  accresciuta.  io* 

• 

(i)  Atnend  uè  queste  edizioni  so  n  fatte  da  ^ajfia/zoé/e'jRojji^  detto  Vlnfe' 
rìgno  segretario  deiraccademia  della  Cn^ca^  il  quale  fu  il  primo,  che  per 
inavvertenza  non  prepose  Tarticolo  alla  parola  Vocabolario  {a*).  Ij^^tàìzìo^ 
ne  I.  fu  da  lui  dedicata  al  maresciallo  à'Ancrè  Concino  Concini^  e  la  se- 
conda al  cardinale  Francesco  Barberini  il  vecchio.  Sono  amendue  in  bel 
carattere  tondo,  a  due  colonne^  e  con  la  medesima  prefazione  in  entram- 
be. Per  venire  amendue  dal  Rossi,  già  nemico  di  Torquato  Tasso,  non  è 
■aaraviglia,  se  per  entro  non  si  vede  citata  alcuna  delle  sue  opere,  come 
poi  si  è  fatto  nelle  due  seguenti  edizioni  fiorentine,  terza  dell'anno  1691. 
e  quarta,  che  ora  si  tira  avanti  in  pia  tomi,  essendone  asciti  già  due.  Non 
pochi  valentuomini  postiUafono  i  margini  di  quelle  due  prime  edizioni , 
come  Giulio  Ottonelli,  Celso  Cittadini,  Alessandro  Tassoni,  Udeno  Nisie^ 
li,  Giambatista  Doni,  Tommaso  Stiglìani  e  Pietro  Pietri  di Danzica  (è)*, 
in  latino  Gedanwn,  e  Dantiscum,  città  primaria  della  Prussia  regale:  il 

(4*)  Ritorna  qui  il  Fontanìni  alls  vecchia  saa  cantilena  del  tràlasciamento  dell' 
articolo:  sopra  di  che  non  farò  altre  parole,  pareadotni  di  averne  già  ragionato 
abbastanza.  Ma  che  i  signori  accademici  della  Crusca  abbiano  lasciato  il  preteso 
difetto  nei  loro  Vocabolario ^  noa  solo  nelle  due  prime  impressioni,  ma  nella 
terza  ancora  e  molto  più  oella  quarta  e  che  in  cento  e  più  anni  che  sono  corsi 
dopo  la  prima  edizione  sino  all'ultima  terminata  in  VI.  tomi  in  foglio  in  FircH' 
le  nel  173 S.  e  dopo  passata  e  ripassata  l'opera  per  le  mani  di  tanti  ralentuomi* 
ni,  giudici  tutti  e  maestri  competentissimi  di  lingua  toscana,  niuno  di  loro  sia 
stato  di  vista  cosi  fina  ed  acuta  per  avvertire  un  cotal  errore,  egli  sembra  cosa 
incredibile  ;  e  la  censura  fontanlaitaa  va  non  solamente  a  dar  taccia  d'inavvertenza 
a  B amano  dt*  Rossi ^  il  quale  fa  il  primo  che  non  prepose  l'srticolo  alla  parola 
Vocabolario^  ma  a  tutta  quella  venerabile  adunanza  vecchia  e  recente,  alla  qua- 
le egli  ebbe  ed  io  pure  ho  l'onore  ài,  essere  ascritto .  Anche  monsignor  Giovau- 
ni  Éotrari,  soggetto  quant'altri  mai  negli  arcani  e  nelle  fiaezze  della  lingua  to- 
scana  versato,  di  tanto  e  sì  strano  ardire  di  Monsignore  scandalezzato  rimase; 
laonde  in  una  delle  sue  utilissime  Noie  sopra  le  Lettere  di  fra  Guìttone  d*  Arei^. 
\o  se  ne  dichiara  in  tal  guisa  pag.  I4|*  Cosi  monsignor  Fontanìni  nella  sua  Elo- 
quenza italiana t  dove  pone  un  catalogo  di  libri  di  questa  fatella  ,  va  apponendo 
in  qua  e  in  là  l'articolo  a' titoli  di  que' libri  che  non  l'hanno  .  £  questo  serri- 
zio  ha  fatto  anche  al  Vocabolario  della  Crusca^  oltre  ad  altri  innumerabili  ,  ag. 
giangnendo  loro  in  parentesi  l'articolo  •  (Parendogli  &II0  la  mancanza.  Adessa 
però,  che  que' signori  accademici  dal  caritatevole  avvertimento  di  Monsignore  ne 
sono  stati  opportunamente  ammoniti  ,  saranno  a  tempo  di  emendarsene  nella  V. 
impressiene  del  loro  Vocabolario^  da  loro  non  mai  perduto  di  vista:  il  che  non 
facendo,  prora  daranno  più  manifesta,  non  esser  iri  necessità  di  correzione  do- 
rè non  è  apparenza  di  errore  . 

(£*)  Pare  che  anche  Diomede  Borghesi  facesse  note  sorra  la  prima  edizione, 
poiché  Girolamo  Gigli  diede  speranza  di  renderle  pubbliche  nel  tomo  Vili,  della 


•\ 


85 

qiial  Pietri  fu  pure  accademico  della  Crusca.  Le  postille  del  Cittadini 
stanno  in  Siena;  e  parte  di  quelle  del  Tassoni  furono  stampate  in  Fena- 
zia  da  Marino  Rossetti  nel  1698.  in  fog.  (o*).  Le  altre  del  Nisieli^  di-. 
Terse  dalle  sue  Annotazioni  parimente  al  Vocabolario,  furono  dal  cardi- 
nal X/«o/io/^o  «fe^Me^b'ci  insieme  con  quelle  del  Pietri  donate  all'acca- 
demia della  Cruica^ secondo  il  Cionacci  nella  vita  del  Nisieli  pag.  xxx  1 1 . 

▼asta  Raccolta  degli  scrittori  sanesì  y  tratte  da  un  codice  àzWz  Biblioteca  Chigianà, 
Ma  io  ho  fondamento  di  asserire  che  il  Borghesi  essendo  morto  più  anai  aranti 
la  prima  edizione  del  Vocabolario  ^  qaelle  sue  note  cadessero  sopra  un'altra  opera 
e  non  sopra  la  Crusca^  Adamo  Luciani  natÌTo  di  Rotenano  ^  ma  nato  in  Firenze  ^ 
tra  gli  altri  suoi  scriui  inediti  lasciò  una  giunta  considerabile  a  questo  Vocahola^ 
fio,  della  quale  parlando  il  Cinelli,  si  lamenta  che  fosse  andata  in  mano  di  chi 
pochissimo  conto  ne  tenne,  onde  correa  perìcolo  che  altri  se  la  potesse  appro- 
priare .  Pietro  Dini  fiorentino  postillò  anch'egli  quest'opera  e  le  sue  postille  ten- 
gono citate  da  Carlo  Dati  presso  il  Menagio  nelle  Origini  della  lingua  italiana 
(  pag.  €s.  alla  voce  asso  ) ,  secondo  l'attestazione  del  sìg.  canonico  Salvini  (  Fa-^ 
sii  Consolari  pag.  359.)  E  finalmente  alcune  consid^zioni  di  Ottavio  Magnani- 
ni  ferrarese,  detto  V Arsiccio  intorno  al  Vocabolario,  conservatansi  già  tempo  in 
Ferrara  appresso  il  fu  dott.  Giuseppe  Lan\onì. 

(a*)  Non  le  postille»  ma  le  annotazioni  »  cose  affatto  di?erse,  col  nome  del 
Tassoni  furono  stampate  dal  Rossetti  in  Venezia  »  le  quali  però  non  sene  parto 
di  lui,  benché  il  pubblico  per  cento  e  più  anni  sia  stato  in  questa  opinione. Sotte 
nome  del  Tassoni  furono  citate  da  Paganino  Gauden\io  nella  difesa  delle  Poe^ 
sie  del  Marini  da  Egidio  Menagio  in  più  luoghi  delle  Origini  della  lingaa  ita- 
liana, dall'abate  Salvini  nelle  Prose  toscane,  e  nelle  Note  alla  Fiera  òt\  Buonar» 
roti  rp3§*497)>  e  dirò  ancora  dalla  stessa  accademia  delia  Crusca^  Persuaso  io 
stesso  di  ciò  le  feci  qui  stampar  dal  Rossetti  nel  1698.  tratte  da  un  codice  ÌA« 
tero  del  dott.  Jacopo  Grandi  modanese ,  che  di  sua  mano  vi  avea  notato  il  nome 
del  TVfio/if ,  riscontrato  in  oltre  con  altri  due  testi  a  penna  ,  ma  imperfetti,  1'  uno 
del  dott.  Lan^pni  e  l'altro  del  Magliabecchi,  che  con  lettere  mi  confermarono 
nel  mio  sentimento,  al  quale  pure  prestò  il  suo  roto  e  fece  applauso  l'amie* 
Fontanini ,  animandomi  all'edizione  dell'opera,  come  si  conosce  dalla  sua  lettera 
stampata  in  principio  del  libro  •  Ma  grazie  e  lodi  al  signor  proposto  Muratori , 
il  quale  nella  vita  del  Tassoni  da  lui  pubblicata  in  Modena  per  Bartolomeo  So» 
liani  i73f.  in  8.  e  poi  riprodotta  con  giunte  nella  bella  edizione  della  Secchia 
rapita  presso  lo  stesso  Solìani  1744*  in  4.;  ha  finalmente  disingannato  il  pubbli* 
co ,  e  me  parimente  ,  dimostrando  con  ragioni  incontrastabili  ,  che  le  suddette 
annotazioni  son  opera  di  Giulio  Ottonelli  da  Fanano  nel  modonese,  il  cui  Proe- 
mio  alle  stelse,  ritrovato  fra  i  manoscritti  della  Biblioteca  Estense,  fini  di  chia* 
rìrlo  di  questa  verità.  Il  detto  Proemio  dell'  Ottonelli  fu  anche  intitolato  da  lui  , 
Apparecchio  degli  aringhi  per  lo  Vocabolario  della  Crusca  ,  e  sotto  questo  titolo 
ne  fa  onorevol  menzione  Ottavio  Magnanini  nella  seconda  delle  sue  Legioni  a^» 
Cède mi<h e  { Ferrara  per  Franceso  Su^^i  1659  in  4.  pag.  57.  fg.  )  le  cui  parole  mi 
piace  qui  riportare  ,  si  perchè  sersono  di  novella  prova  alle  cose  sia  dette  dal 
signor  Muratori ,  si  perchè  accrescono  nuovo  lustro  al  nome  deU'  Ottonelli» 
M  hi  A  fatta  intelligenza  mi  confirmò  maggiormente  l'autorità  di  Giulio  Otto- 
M  nellif  per  lunghissimo  studio  direnuto  si  può  dire  arbitro  della  toscana  faveU 
t»  la;  e  siccome  egli  ebbe  ingegno,  e  comodità  di  farsene  sicuro  maestro,  si  eoa 
,»  la  fatica»  csme  con  averlo  il  gran  duca  Ferdinando  liberalissimamente  più  anni 
„  trattenuto  in  Firenze  :  cosi  avesse  prima  del  suo  morire  avute  forze  da  pub. 
M  blicar  li  suoi  pregiatissimi  scrìtti  ed  in  pacticolare  gli  Aringhi  sopra  il  Vogah» 


RQOooacoHeaBB 


86 

V  Le  altre  dello  StigUarU  erano  presso  monsignor  Marcello  SeveroU,  e  quel- 

le  del  Doni  si  conserravano  dall'abate  Angelo  suo  figliuolo^  già  mio  ami- 
co,. Al  rimanente  il  Vocabolario  fu  opera  del  solo  Sali^iati  (  Aweriim. 
tom.  I.pag.  66^  129^  212  )  per  suo  proprio  attestato,  e  non  già  del  Rossij, 
allievo  SUO9  ma  di  non  gran  talento,  allo  scrivere  del  Cionacci  (a*)>  Per 
altro  Angelo  Colocci  (pag,  71.  )  ®  Giulio  Cammillo  (pag.  60.  61.  )  uomi- 
ni peritissimi  in  queste  materie,  prima  di  tutti  si  applicarono  a  compor- 
re Vocabolarj  italiani,  attestandolo  del  primo  Federigo  Ubafdini  nella  sua 
vita;  e  del  secondo  Orazio  Lombardelli  ne*Fontitoscani,il  quBle  rammen* 
ta  ancora  un  Vocabolario  pienissimo  di  Ascamo  Persio.  Il  Colocci  fu  dell* 
accademia  del  Fontano,  di  cui  celebrava  ogni  anno  il  di  natalizio  per  te- 
stimonianza di  Pierfrancesco  Giustolo  Spoletino  in  dedicare  al  Colocci  le 
opere  da  sé  composte  e  stampate  in  Roma  da  Jacopo  Mazocchio   nel 
iSio  in  4*  •  cose  ignorate  dsAVUbaldini  •  Laonde  come  si  voglia  prò* 
cedere  per  via  di  pontificati,  fiori  il  Colocei  da  Innocenzo  Vili-  a  Paolo 
III,  inclusivamente,  il  che  si  accenna  per  essere  stato  pur  dianzi  ristret* 
to  oon  secondo  fine,  e  contro  alla  fondata  asseraione  del  cardinal  NoriSj 
al  solo  pontificato  di  Clemente  VII.  Se  in  questi  Tocabolarj  si  fossero  ci- 
tate ancora  le  pagine  de'libri  stessi ,  come  fu  già  praticato  da  altri ,  con 
E  remettere  ancora  una  tavola  esatta  delle  im{f^s8Ìoni  seguitate^  ciò  sareb- 
e  riuscito  di  molto  comodo  a  chi  se  ne  dee  servire  nelle  occasioni.  Ma  il 
dottor  Sahiniy  per  altro  cortese,  una  volta  da  sé ,  e  non  ricercato  ebbe  a 
dire  senza  ninna  forma  caritativa,  che  l'accennato  Vocabolario  non  era 
fatto  per  altri,  che  per  li  signori  Fiorentini.  Non  si  sa  il  motivo  di  sì  fatta 
espressione,  sua  propria,  e  che  ha  molto  del  singolare.  Però  qualunque  egli 
ai  fosse,  allora  in  sul  fatto  gli  fu  risposto,  che  se  così  era,  non  occorreva 
incomodarsi  a  stamparlo,  poiché  la  stampa  lo  rende  comune  a  tutti:  e  co- 
sì la  sua  protesta  si  trovò  essere  contraria  al  fatto. 

„  Urlo  delia  Cruscai  cerco  che  autsto  nobilissimo  liaffnsffjpo  un  richissimo  teso- 
I,  ro  si  goderebbe  e  gli  tcudioti  di  molti  eqoivoci  e  abbarotgli  sarebbon  fatti  ay« 
,.  vedati  „ .  Il  sig.  Muraiori  avverte  saggiamente  che  l' cqaiToco  di  attribuire  al 
Tassoni  le  Annotazioni  dell*  Ononelli  oaltro  probabilmente  non  nacque  ,  se  non 
dall'  esterii  saputo  che  il  Tassoni  avea  fatte  alla  prima  edizione  della  Crusca  mol. 
te  brevi  postille  crìtiche ,  delle  quali  andarono  attorno  più  copie  ;  e  V  originale 
io  ne  vidi  molti  anni  addietro  m  Padova  presso  il  dottor  Bernardino  Kamai" 
\init  dalla  cui  gentilezza  mi  fu  dato  comodo  di  trarne  fuora  parecchie  assai  spi» 
ritose ,  ma  talune  troppo  libere  e  piccanti . 

(4*)  Sicché ,  a  detto  di  Monsignore,  il  Vocabolario  fu  opera  del  solo  Salvia  ti . 
Questo  è  un  paradosso  affatto  incredibile  e  strano.  Il  Salviati  mori  nel  f  f^9*  11 
Vocabolario  fu  stampato  la  prima  volta  nel  léii.  e  per  entro  vi  sono  citate  a 
numero  di  pagine  edizioni  fatte  e  opere  composte  ed  impresse  nell'  intervallo  di 
que' 1).  anni,  che  sono  corsi  dall'anno  della  morte  del  Salviati  a  quello  della 
prima  comparsa  del  Vocabolario.  Come  può  dunque  il  Vocabolario  esser  opera  del 
solo  Salviati?  Se  ne  allega  in  prova  il  proprio  attestato  di  lui  fondato  sopra  al- 
cuni luoghi  de' suoi  ^vv^m'/R^ari  (  pag*  66»  aia.)»  dove  parla  del  Vocabolario  ^ 
Ma  due  di  essi  (pag.  izp.)  nulla  concludoso»  e  il  terso  nonjiice  altro ,  se  non 
che  li  Salviati  si  lusingava  di  poter  forse  paUJicarlo  in  brete  tempo .  Il  fatta 
Si  i  che  egli  qualche  anno  prima  della  sta   morte  si  pose  a  faticare   intorno  jl 


«7 
Dizionario  Toscano  di  Adriano  Politi  gentilnomo  Sa- 
nese  In  Venezia  per  Andrea  Babà  lóag.  in  8.  (a).  L,     4- 

laToro  di  un  Vocabolario,  fondato  fu  l'autorità  de' testi  antichi  approvati,  ma 
ebbe  poco  campo  a  tirarlo  innanzi ,  essendo  stato  nel  cinquantesimo  anno  dell' 
età  sua  da  immatura  morte  rapito  .  Picrfrancesco  Cambi  nella  Ora\ione  delle  lo* 
di  dei  Salvia  ti  ^  recitata  oell' accademia  fiorentina,  mette  quel  suo  vantato  Fo. 
cabolarh  tra  le  cose  tutte  finite  nel  suo  intelletto  e  quasi  abbozzate  su  per  le 
carte ,  eoa  le  seguenti  espressioni  :  »,  ultimamente  quel  grande  ,  opportuno  e  de. 
u  siderato  Vocabolario  dell*  antica  nostra  favella,  il  quale,  s'egli  è  lecito  me. 
»>  nar  doglienza  di  quelle  cose ,  che  non  mai  se  non  colla  speranza  si  possedè. 
„  fono ,  merita  che  per  diffiilta  di  lui  chiunque  si  pone  a  scrivere  sempre  si 
»>  dolga,,.  Non  è  pertanto  da  attribuirsi  al  solo  Salviati ,  non  al  Rossi,  non  al 
Monosini ,  non  a  chi  che  sia  in  particolare ,  ma  a  tutto  insieme  il  corpo  di  quel- 
la doua  adunanza  il  £imoto  utilissimo  Vocabolario  della  Crusca-,  sotto  il  suo 
nome  pà  quattro  volte  sumpato»  lopra  di  cui  ella  non  cessa  t  né  cessarà  in  al- 
cun tempo  t  coman  beneficio  di  adoperarsi . 

(a)  Nel  mio  esemplare  sta  impresso  l'anno  i6z8.  Ma  questa  non  è  la  prima 
edizione,  il  titolo  della  quale  ò  necessario  a  sapersi,  per  aver  cagionati  ai  Poliii 
non  piccioli  disturbi  e  contrasti . 

*  . .  Dizionario  toscano,  compendio  del  Vocabolario  della  Crusca,  con  la  nota  di  tut- 
te le  differenze  di  lingua  che  sono  tra  questi  due  popoli  Fiorentino  Senese.  In  Roma 
appresso  Angelo  Ruffimlli  stampato  per  Giacomo  Mascardi  1614.  in  8.  edizione  I. 

*  -  -  E  con  la  giunta  di  assaissime  voci  e  avvertimenti  necessarj  per  iscrivere 
perfettamente  toscano.  In  'Vene^^ia  appresso  Giovanni  Guerigli  e  Francesco  Boi" 
\eita  i6if.  in  8.  edizione  II. 

Da  una  ben  lunga  lettera  del  PoHù  scritta  al  cavalier  Niccolò  Sacchetti  ,  gen- 
tiluomo fiorentino ,  e  accademico  della  Crusca ,  si  ha  che  egli  occultandosi  sotto 
il  nome  di  Ora\io  Giannetti  a  lui  famigliare  in  altra  sua  opera  fé'  stampare  il 
libro  a  proprie  spese  ,  e  si  valse  dei  caratteri  di  Jacopo  Mascardi.  Finita  che 
ne  fu  l'impressione  »  stimò  bene  il  Poliii  di   cederne  per  via   di   conitatto    tutti 

SU  caempiari  al  librajo  Giannéngelo  Ruffinelli ,  con  la  permìsiione  ancora  di  de» 
icario  a  chi  più  gli  piacesse .  11  Rufinelli  divenuto  padrone  del  libro ,  ottenne 
primieramente  che  il  Poltti  vi  lasciasse  correr  il  nome  suo  per  vantaggio  dell' 
opera  e  stimò  in  oltre  che  fosse  in  suo  pieno  arbitrio  non  solo  il  dedicarlo,  sic- 
come fece  al  celebre  cavaliere  Cassiano  dal  Poi^^o^  ma  ancora  l'alterarne  e  accre- 
acerne  il  titolo  che  al  dir  dei  Politi ,  era  semplicemente  Dizionario  Toscano  :  on- 
de troppo  arditamente,  e  contra  l'intenzione,  e  il  pensamento,  anzi  contra  l'e- 
spreasa  volontà  dell'autore,  vi  aggiunse  per  suo  mero  capriccio  e  per  qualche 
privato  ano  fine.  Compendio  della  Cruscai  la  qual  aggiunta  dice  il  Politi  (  pag. 
)ff«  )  non  ci  conveniva  per  due  ragioni  ;  la  prima  per  essere  il  suo  Dizionario 
differente  dal  Vocabolario  (  pag.  358.)  e  per  essergli  contrario  in  molte  cose;  e 
la  aeconda  fpag  jff*)  perchè  doveasi  molto  considerare  il  diaffusto  che  avreb- 
boao  pototo  concepirne  i  signori  accademici ,  de'quali  tanto  nella  lettera  al  Sac- 
€hitti,  quanto  nell'altra  a  Curzio  Politi  suo  nipote  parla  sempre  con  istima  e 
riapetto .  Ma  che  che  egli  ne  dicesse  o  &cesse  il  Ruffinelli  stette  fisso  e  ostinato 
e  il  Dizionario  uocì  fiiora  con  quell'aggiunta  di  Compendio  dalla  Crusca  .  L'  acca- 
demia era  già  assai  mal  soddisfatta  del  Politi  per  quello  che  egli  dieci  anni  ad- 
dietro a  £avore  della  lingua  sanese»  e  a  svantaggio  della  fiorentina  avea  scritto 
odia  prefinione  al  soo  Tolgarbaamento  di  Tacito ,  e  nella  soa  apologia  .  Non  ai  to- 
sto pòtaoto  osci  fiaoni  il  Dizionano  sostano  che  Basttan  de'  Rossi  segretario  della 
CfBtca,  nomo  non  so  se  di  non  gran  talento  %  ma  certamente  di  spirito  torbido 
e  fieto,  coat  tiara  piofo  nt  aMiaoM  la  occarfoae  dei  contraiti  iniorti  tra  V  ac- 


88 

Le  origini  della  lingua  Italiana  di  Egidio  Mènagio 
Gentiluòmo  Francese  con  la  giunta  desmodi  di  dire  Ita- 
liani. In  Ginei^ra  per  Già.  Antonio  Cko\?et  i685.  in  fo^ 
glio.{\){b).  L.     nQ. 

A  questa  edizione  II.  del  Compendio  del  Vocabolario  della  Cmsca^  se* 
'condo  Tedizione  I.  precede  una  lunga  prefazione  dì  Curzio  Politi  (a*), 

(i)  In  fine  vi  sono  sei  pagine  di  errata.  Altra  edizione  in  4*  grande 
ne  èra  stata  fatta  in  Parigi,  In  margine  a  un  mio  esemplare  della  suddet- 

cademia,  e 'f  Tasso^  diede  eoa  ìmpeto  all'armi  istigò  l'accademia  e  ferisse  amen, 
signor  Pietro  Dini  accademico  che  allora  dimorava  in   Roma ,  dove    pare    er»   il 
Politi ,  acciocché  operasse  in  mafiiera ,  che  questi  fosse  corretto  e  se  aaciie  fosse 
t>ossìbilegast1garo.  La  cosa  andò  tanto  innanzi,  e  si  procedette  con   tanto  strepi- 
to, che    in   reneiia  e  altrove  si  sparse  roce  »  che  \\Foiui  compilatore  del  Vaca» 
bolario,  fosse  stato  messo  prigione  in  Roma    per  certa    falsità  commessa  nel   suo 
Ìyt{ionario ,  »  che  cosi  scrisse  Loreni^o  Pignória  ia  una  delie  sue  lettere  a  inonsi- 
goor  Paolo  Gualdo  {Leti,  d'ucm.  illuM.   Ven.  Baglioni  X744*  io  S*  psg.  iJ4«)  ia 
data  di  Padova  ai  tt.  Settembre  1^14.  e  in  altra  dei  7.  Novembre  dell'anno  me* 
desimo  gli  fa  istanza  a  dargliene  un  qualche  avviso    con    queste  parole  (  ivi  pag. 
170.  ):„  del  Politi f  compilatore»  ovvero  espilatore  del   Vocabolario  della  Crusca^ 
come  dicono  i  cruscanti ,  ella  non  me  ne  dice  altro?  Di  grazia  ch'io  lo  sappia  se  è 
irato  condannato  o  ho,,*  E  finalmente   in  un'altra  dei  zg.  del    mese   suddetto 
(ivi  pag.  177.):»»  qui  «i  vende  il  Dizionario    del   Politi  ristampato   a    Venezia  \ 
nemirtz  contradicente;    sicché  gli   accademici  a  poco  a  poco  anderanno  staccando- 
si dalle  loro  pretensioni  „.  Erano  il  Pignória  e  il  Gualdo  poco  favorevoli  alla  Crusca, 
come  da  queste   e  da   altre   lettere,  che   dagli   originali   esistenti    nella   ricca  li» 
oreria  di  questi  padri  somaschi  alla  Salute  sono  state  con  fino  giudicio  ,  e  rnatu* 
ra  scelta  ultimamente  tratte  e  stampate,  si  fa  manifesto  .  11  Politi  intanto  ,  udi- 
te le  persecuzioni  che  gli  movea  l' Inferigno ,  sostenuto   dalle  lamentanze  dell'  ac- 
cademia, non  istette  con  le  roani  alla  ciotola  ,  nva  a  propria  giustificazione  scria- 
^e  una  lunga  lettera  alla  medesima  »  la  quale  gli  rispose  risentiumente  r  onde  in 
vece  di  medicar  le  punture  dategli  òzìV  Inferigno  ^  ne  veaac  da  essa    malamente 
sferzato  (  Politi  leti,  al  Sacchetti  pag.  5^4.  3  f  f*  )  L'«sìco   d»  questa    faccenda^  fu^ 
che  dal  frontispizio  del  Dizionario    fosse   tolto  via,  Compendia   della  Crusca-,  il 
cke   vedesi    praticato    nelle    posteriori    edizioni ,   quantunque  siasi  di  poi  lascia- 
to correre  netta  lettera  d^I  Paliti  a  Citr^io  suo  nipote  che  •  il  suo   Di^iarraria  cra^ 
un*  abbreviatura  dei'  Vtcahotario ,  pretendendo  però  il  Politi  ^  che  passi  una  gran 
diS*erenza,  la  quale  in  questo  caso  io  n«n  so  vedere,  tra  compendio  ed  abbreriatura  • 

{a*)  Due  sbagli  in  due  righe,  i.  Da  quanto  si  è  detto  di  sopra»  si  vede  chiara- 
mente che  l'edizione  del  1619.  non  è  la  seconda»  ma  almeno  la  terza,  z.  La 
luoga  prefazione  che  si  legge  non  è  dì  Curzio  Peliti,  ma  dello  stesso  Adriano  a 
Curzio  suo  nipote  che  nel  1614.  in  cui  fu  stampato  il  Dizionario  la  prima  volta» 
tra  ne' primi  anni  della  sua  adolescenza:  onde  l'autore  suo  zio  mostra  di  averk^ 
compilato  per  ammaestramento  di  lui.  Questo  era  luogo  opportuno  a  dar  qual- 
che cenno  del  compendio  del  Vocabolario  della  Cruscai  stampato  la,  prima  volta 
in  Venezia  nel  170^.  (  per  toren\o  Baseggto  tom.  II.  in  4.  )  e  quattro  volte  di- 
poi  ristampato;  ma  Monsignore  ha  stimato  bcae  di  non  nrne  parola  per  essere» 
quel  'compendio  opera  troppo  recente  e  d*  autore  troppo  suo  amico  ;  o  torse  per- 
che  era  poco  disposto  a  favorire  il  Vocabolario^  compendiato ,  chi  poco  era  tod^ 
disfatto  del   Vocabolario  accresciuto, 

(Jf)  Chi  mettesse  a  parte  tutte  i' etimologie deUà  lingua  italiana,  cke  il  Mena* 


89 

Octavii  Ferrarli  Orlglnes  lin^use  italicce.  Patavììtypis 
Petri  MaricB  Frambotti  lò'jò.infogLfi).  L.     7. 

ta  edizione  II.  io  ho  notate  altre  origini  e  citazioni^  diverse  da  quelle  del 
Menagio^  il  che  ho  fatto  pure  alla  seguente  opera. 

(j)  Prima  di  tutti  iVicco/ò  Eritreo  dianzi  rammemorato  scrisse  delle 
Origini  della  nostra  lingua  volgare  nello  Stoico,  suo  Dialogo  più  volte 
da  lui  citato  neirindice  Virgiliano^  e  nelle  chiose  iìV Eneide  («*).  Filippo 
Maussaco  ne'  prolegomeni  alla  storia  di  Aristotele  de  Animalibus  tradot* 
tain  latino  e  arricchita  di  Contentar]  da  Giulio  Cesare  Scalìgero^  e  poi 
messa  in  luce  in  Tolosa  da  Raimondo  Colomerio  nel  1619.  in  fog.  ragio- 
na de' libri  cxx.  delle  Origini^  compilate  dallo  Scaligero ytAcwne  delle  qua- 
li egli  ne  sparse  nelle  sue  Esercitazioni  centra  Girolamo  Cardano.  Il  M^- 
nasini,  e  ììPerseo  ne  spiegano  alquante;  ma  perchè  non  guardando  se  non 
alla  Grecia^  ebbero  il  prurito  di  trarle  solo  dal  Greco,  siccome  lo  avea  pa- 
rimente il  nostro  dottor  «?a/(;i/ii^  essi  poco  felicemente  si  apposero.  Giof" 
gio  Ickesio  con  migliore  avvedutezza  ricorse  al  Settentrione,  donde  le  po- 

I colazioni  vennero  più  volte  ad  allignare  in  Italia.  Quindi  è,  che  egli  nel- 
a  sua  Grammatica  Franco^Teotisca  tesse  un  catalogo  di  voci  Ita-" 
liane,  passate  a  noi  da  quelle  contrade,  e  un  altro  più  diffuso  ne  recita 
Giovanni  Ceringskiold  regio  archivista  delle  antichità  di  Svezia  nelle 
sue  note  alla  vita  di  Teodrigo  Re  degli  Ostrogoti,  e  d'Italia  fpag.  386. 
4co.  y  già  scritta  da  Giovanni  Cocléo,  e  nell'anno  1699.  ^^^^  altrove  si 

gio  ha  raccolte ,  per  var}  libri  de'  nostri  autori  qua  e  là  disperse  ,  e  quelle  ,  che 
gli  furono  somministrate  dai  letterati  accademici  fiorentini ,  e  in  particolare  dal  Ridi 
dal  Datif  dal  Panciaùci  e  dal  Chimentellit  z^szì  meno  si  stupirebbe  in  riflettere, 
che  un  francese  si  fesse  messo  all'impresa  d'indagare,  e  di  scrivere  le  origini 
della  nostra  fiirella ,  e  troverebbe,  che  egli  non  ha  corso  un  campo,  che  i  no* 
stri  ayessero  totalmente  abbandonato  e  negletto  .  Egli  è  bensì  da  lodarsi  lo  stu- 
dio e  r  industria  di  questo  gentiluomo  ,  che  però  in  tutte  1'  etimologie  da  lui 
pensate ,  e  prodotte  ,  non  à  sempre  stato  felice  ;  onde  per  alcune  di  esse  da* 
suoi  medesimi  naiionali  ne  fu  notato  e  deriso  .  Ma  la  stessa  disgrazia  è  coma. 
ne  ad  altri  indagatori  dell' etimologie  e  delle  origini,  delle  lingue  .  Qualche  vol- 
ta .bisógna  pericolarvi  :  disse  non  meno  sinceramente  ,  che  gentilmente  lo  stes- 
so Salvtni .  Giovanni  dériio  ne  ba  recati  esempi  nella  sua  dissertazione  etimolO' 
gica ,  premessa  al  lessico  di  Mariino  Martini  (  Amst.  apud  Jo  Ludqv»  de  torme 
lyox.  ia  fogL  )  Monsig.  Fontanini  asserisce  di  aver  fatte  postille  a  quest'  op^ra 
del  Menagio  ,  e  che  altri  si  sone  intorno  al  medesimo  affaticati  col  farne  aeri- 
var  le  voci  del  greoo  »  come  il  Monosini ,  e  *l  Salvini ,  ma  che  eglino  poco  feli- 
cemente si  apposero.  Si  sarà  egli  certamente  apposto  ,  che  poco  o  mente  sapeva  di 
greco.  Appresto  il  sig.  canonico  S.tlvini  sta  la  medesima  opera  con  le  postille 
del  fu  abate  suo  fratello.  Bisognerebbe  a vrr  queste  e  quelle  per  poter  giadica- 
re,  chi  di  loro  abbia  dato  meglio  nel  segno. 

(d*)  Prima  forse  del  nostro  E  ri  trio  scrisse  su  questa  materia  Celio  Cdlci^ntn» 
ferrarese,  il  quale,  benché  nemico  della  lingua  volgare,  fece  una  specie  di  £ri- 
mologiA  della  stessa  intitolata,  Seminaria  linf^ue,  vernacuU  ^  monrovata  da  lui 
nelle  Epist^licà  Qaéstiones  (  liò,  /.  n.  li.  ).  Ma  V  una  e  V  altr' opera  di  costoro  si 
ripongano  fra  quelle  molte ,  delle  quali  puossi  più  tosto  desiderare ,  che  godere 
il  possedimento. 


arT|^arti*^-X^^J*i 


gran  numero  delle  origini,  le  quali  con  tanto  studio  si  affaticarono  di 
trarre  dal  latino  e  dal  greco.  Darò  fine  a  questo  capo  de* Dizionary  con 
portarne  due  altri  di  nomi  proprj  antichi  ad  uso  de' poeti  volgari:  e  sono 
questi  : 

Elucìdarìo  poetico,  nel  qual  sono  contenute  istorie, 
favole,  isole,  regioni,^  città,  fiumi  e  monti  più  famosi, 
con  altre  cose  di  questa  maniera,  opera  necessaria  a 
tutti  gli  studiosi  di  Poesia,  raccolto  da  Ermanno  Tor- 
rentino  e  di  latino  tradotto  in  volgare  da  Orazio  Tosca- 
xieW^i, InVenezìa perGiorgioCavalli  i565,i/i8.  (a),  L.     6. 

Li)  ...  E  prima  in  Ven€\ia  per  Niccolò  Bevilacqua  iféi.  in  8« 
riella  Biblioteca  italiana  spesse  folte  si  fa  menzione  di  Orazio  Toscanella  a 
cagione  delle  molte  opere  da  lui  pubblictte  »  e  principalmente  per  ammaestra- 
mento  de'  fanciulli  nella  grammatica ,  della  qaale  fu  maestro  proTTÌsionato  quasi 
in  tutto  il  corso  della  sua  TÌta .  Queste  fiirono  al  suo  tempo  in  gran  voga ,  ed 
erano  adoperate  assai  nelle  scuole  ;  ma  oggidì  ne  sembrano  affatto  sbandite  per 
essersi  ritrovati  altri  oaetodi  più  spediti  e  meno  faticosi.  Della  patria  di  lui  die- 
demi  motivo  di  dubitare  una  lettera  di  Pietro  Aretino  stampata  nel  libro  VI. 
delle  sue  lettere  p.  14^.  della  edizione  parigina  ,  ove  T  onora  con  l'elogio  ili  »  gio- 
vane non  pure  cortese  e  splendido ,  ma  di  Castel  Balio  lume  ed  onore  n  :  il  qual 
castello  è  situato  nei  territorio  padovano  verso  il  veronese ,  governato  da  un  gen- 
tiluomo veneziano,  che  vi  è  mandato  dalla  repubblica  per  rettore.  Migliori  però 
e  più  accertati  riscontri  mi  tolsero  di  mente  ogni  dubbiezza  intorno  alla  patria 
di  Itti,  la  Quale  sicuramente  h,  Toscanella  ^  città  della  toscana  ai  confini  dello 
stato  pontificio ,  donde  la  sua  famiglia ,  che  vi  era  nobile  e  antica  »  prese  anche 
il  nome .  Se  poi  1*  Aretino  lo  disse  da  Castel  Balio ,  lo  disse  forse ,  perché 
allora  il  Toscanella  insegnava  in  esso  le  amane  lettere  »  come  dipoi  le  in- 
segnò in  Lendinara ,  e  quindi  più  lungo  tempo  in  Vene\ia .  Si  accasò  in  queste 
|Uirti ,  e  sua  moglie  chiamavasi  Niccolosa  Vampa  »  da  cai  non  ebbe  io  dote 
più  che  cento  ducati  Ebbe  una  sorella,  per  nome  Angelica^  che  a  lui  soprav- 
vìsse ,  e  fa  moglie  di  an  tal  Francesco  Belloccio ,  persona  povera  •  ma  dabMoe , 
cosi  Ini  attestandolo  nel  suo  Applicamtnto  de*  precetti  pag*  sf*  (  in  Veu»  presso 
il  Franceschi  if7f.  in  fogl.  )  Lo  stesso  Toscanella  era  così  disagiato  de' beni  di 
fortuna ,  che  per  la  impressione  di  alcune  delle  sue  opere  ebbe  bisogno  ,  che  Cri- 
stina Mora  sua  fintesca  ne  contribuisse  alla  spesa ,  onde  egli  nel  suo  testamen- 
to» fatto  in  Vene\ia  ^ì  19.  di  Gennajoxfy  -  ne' rogiti  di  Girolamo  Savina  ^  com- 
mette ai  suoi  due  commissarj ,  Celio  Magno  »  e  Giamkatisia  Reeanasi  »  che  la 
medesima  ne  sia  soddisfatta,  e  loro  altresì  raccomanda  1* impressioae  della  sua 
istoria  universale  ,  e  che  queèta  sia  dedicata  al  Graadoca  di- toscana*  appostavi  la 
condizione ,  che  ricavandosi  utì'e  dalla  dcdleaaioaa ,  avesse  questo  a  dividersi  per 
metà  fra  '1  Recanati  ^  e  1'  Angelica  La  sadUasta  istoria  divisa  in  più  deche  non 
fa  mai  certamente  stampata ,  ma  éttt  di  aasa  deebe  ,  cioè  la  seconda ,  e  la  ter- 
za ,  sono  presentemente  appresso  il  sig.  cavaliere  e  procuratore  Marco  Foscarini , 


9^ 
Indice  degli  uomini  illustri,  di  Jeronimo  Ruscelli.  In 
Venezia  per  Comìn  da  Trino  i57a.  in  ^.  {i)[a).       L.     4* 

• 

(i)  Dopo  il  principio  vi  ò  il  ritratto  laureato  del  Ruscelli  (i*).  Un  tale, 
che  8i  chiama  L.  Cellinì,  dedica  il  libro  a  Colantonio  Caracciolo  Mar» 
chese  di  VicOy  avvertendo  per  onor  del  Ruscelli^  che  in  tanti  libri  da  lui 
stampati  mai  non  si  vide  una  sola  parola ,  ohe  fosse  men  convenevole  a 
scrittore  onorato  e  cattolico  (c^),  tutto  all'opposto  di  quanto  in  oggi  da 
taluni  si  pratica  ad  effetto  di  averne  applauso  dai  pari  loro,  il  quale  an- 
che non  manca.  Bernardo  Moneta  nella  Menagiana  tomo  iv.  pag.  a36. 
tenne  questo  indice  per  altro  da  quello  che  egli  è,  supponendolo  tratta^ 
re  di  uomini  illustri  nfo<)emi,  quando  tratta  di  soli  antichi,  toltone  5.  Bo* 
naventura^  e  forse  qualchedun  altro. 

della  cui  ptdroaanza  singolarmente  mi  pregio  .  Della  sua  libreria  £a  quattro  par- 
ti :  due  assegnate  a  due  figliuoli  del  Recanad  >  la  terza  a  Marcmni§niù  MégH9 
figliuolo  di  ^lio  e  la  quarta  a*  figliuoli  di  Jacopo  Rccdnati  fratello  4i  Giornèa» 
lista  • 

(a)  Questo  indice  fu  stampato  sei  anni  dopo  la  morte  del  Ruscelli   accaduta  iit 

Fejiixia  nella  state  del    tjé6.  dopo  una  malattia  tormentosa  di  otto  e  più  mesi, 

cagionatagli   da  idropisia  .    Luigi    Croio   suo  amico   ce  ne  ha  lasciata  una  yirt  e 

patetica    descrizione  in  una  delle  sue  lettere  pag,  ^9,  della   edizione  di    Venezia 

iio6.  in  4* 

^{b*)  In  molti  esemplari   da  me  reduti  di  questo  indice  dei  Ruscelli    non  mi 
aTvenne  mai  di  osseryarne  il  ritratto  laureato ,   che  forse  in  alcuno  vi  sarà  sotto 
messo  posticcio,  tratto  da  altra  sua  opera  ,    e  da    quella  forse    che  sta  nelle  pri- 
me edizioni  delle  sue  imprese  • 

{e*)  li  Celimi  ristringe  V  elogio  del  Ruscelli  nel  dire , ,,  che  mai  non  preTari- 
co  n^lla  cristiana  religione  pur  in  una  sola  parola  di  tanti  suoi  libri  e  scritti, 
«ha  ha  dato  fuori .  Il  Fontanini  lo  allarga  in  dire  ,  che  dì  lui  mai  non  si  vide 
una  sola  parala  »  che  fosse  men  convenevole ,  a  scrittore  onorato  e  cattolico ,«  • 
Chi  ha  letti  i  discorsi  del  Ruscelli  contra  il  Dolce  non  proserebbe  così  di  lui , 
che  usci  fuori  dei  convenevole  con  tante  parole  ingiuriose  maltrattandolo  »  e 
lacerandolo ,  talché  per  l'interposizione  di  persone  amiche  e  autorevoli ,  fii  poi 
costretto  a  sopprimere  quel  suo  lungo  discorso  posto  in  fine  del  6.  libro  delle  tu 
^1^  di  diversi ,  da  lui  raccolte  e  pubblicate .  Gli  altri  suoi  tre  discorsi  non  sons 
meno  oltraggiosi  al  Dolce ,  che  pure  quant'  altri  mai  fu  scrittore  onorato  e 
cattolico . 


1 


I 

ì 


■■irìF^jm 


CLASSE  SÈCOJfDA 

LA    RETTORICA. 

CAPO   I. 

r  « 

U  Arte  Oratoria. 

Jua  Rettorica  di  Bartolomeo  Cavalcanti  gentiluomo 
Fiorentino  divisa  in  vii.  libri,  dove  si  contiene  tutto 
quello,  che  appartiene  airarte  oratoria.  In  Vinegia  ap^ 
presso  Gabriel  Giolito  de^  Ferrari  i56o.  in  foglio^  edizio- 
ne HI.  anzi  IV.  accresciuta. (i).  L.  i5* 

'^  (i)  lì  Cavalcanti iikoxìxhcitoài  Firenze,  leiqyaXGittài ti  chiama  a//ora  libc 
ra patria,  cioè  quando  il  Cardinal  di  Ferrara,  che  fu  Ippolito  /•  da  Este, 
a  coi  V Ariosto  intitolò  il  suo  Poema,  (e  che)  commise  all'autore  di  compor 
questo  libro  nel  farne  l'analisi  al  Cardinale ,  asserisce  di  abbracciar  la 
dottrina  di  Aristotele,  traducendo,  accomodando,  allargando,  illustrando^ 
emiornando  le  cose  con  chiaro  stile  e  conveniente  alla  medesima  (a*). 

(a*)  li  6Ìg.  dottor  Baratti  »  il  quale  alcune  sue  osserTazioni  sopra  questa  Bihili^ 
teca  italiana  mi  ha'  cortesemente  comunicate,  osscrra  qui  acutamente  essere  scap- 
pato dì  penna  a  Monsignore  un  errore  di  grammatica.  Quando  il  Cardinal  di  Ft- 
rara  ec.  Questo  è  un  agente  che  manca  del  suo  rerbo  e  non  ha  chi  lo  sostenga 
e  Io  regga .  Se  dove  però  si  legge  ,  e  che  commise  ec.  si  leggerà  solamente  ,  com^ 
iiiii^,  levandone  queir  E  che  il  quale  ri  soprabbenda ,  il  periodo  correrà  benia  e 
^agfente  non  mancherà  del  suo  verbo.  Cosi  l'errore  non  sarà  piò  di  grammatica, 
ma^  écÌTizyf'ftttcniz»  Monsignore  era  in  continuo  pericolo  d'inciampare  in  simili 
sbàgli  per  roler  intralciare  i  suoi  periodi  coù  nuo?e  e  nuove  materie  intrusevi 
a  forza  e  straniere  molte  volte  o  almeno  non  afBtto  proprie  del  suo  argomento^ 
il  che  facilmente  fa  dimenticare  le  regole  della  grammatica ,  massimamente  a 
certi  talenti  veloci  e  focosi ,  quando  confidano  troppo  di  sé  medesimi  •'  Ma  la 
correzione  del  suddetto  errore  grammaticale  non  rimedia  adi  altri,  che  s'incon. 
trano  nello  stesso  periodo»  ove  sono  confuse  stranamente  le  persone,  i  fatti  ed 
i  tempi.  Incominciamo  dai  tempi,  i  quali,  posti  che  sieno  in  chiaro,  daranno 
meglio  a  conoscere  gli  altri  che  Intorno  ai  fatti  e  alle  persone  son  corsi .       ^-^ 

Bartolommeo  Cavalcanti  nacque  in  Firenze  nell'pttobre  dell'anno  1^03.  Fu  un« 
de' più  zelanti  difenditori  della  libertà  della  patria  contra  la  Simiglia  àt' Medici, 
Alessandro  de*  Medici  essendo  stato  dichiarato  capo  primieramente  e  poi  duca 
della  repubblica  fiorentina,  il  Cavalcanti  non  fu  proscritto  ah  confinato  con  gii 
altri  in  qu/ésta  occasione,  e  il  suo  nome  non  si  legge  nel  lungo  molo  de*  con.» 
dannati  prodotto  dal  Varchi  nella  sua  storia  (  lib.  xii-  pag-  4f8.  4f  9*  )  1^^  do^ 
pò  Tassassinamento  del  Duca  Alessandro^  essendo,  suco  maizaco  col  parere  de' 
pia  savj  e  potenti  cittadini  Cosimo  de* Media  al  sapremo  governo  dello  stato»  il 
Cavalcatiti  volle  essere  co' fuoras citi  9  non  già  per  condannagione ,   ma    per    ele« 


93 

Il  GioUtOy  che  prima  ne  avea  fatta  altra  edizione»  alle  due  tavole  de'capi,: 
e  de'laoghi  degli  autori  citati  qui,  aggiunse  la  terza  delle  cose  notabi-» 

zione,  poìclii  scrire  il  Segni  (Istòr.  Uh.  VIIL  ptg»  ^)<0  all'anno  in?*  esseodoii 
f9  partito  col  cardinal  Salviaii  »  e  accostatosi  con  quegli  che  favorÌTano  la  libertà, 
„  ti  elesse  dà  sé  stesso  un  volontario  esilio ,  potendo  nel  vero  esser  grande  in  ca< 
„  sa  con  <]ueUo  stato  ,  ed  essendo  amato  •  e  parente  ancora  del  signor  Cisìma,  „ 
Morì  egli  in  Padova  nel  lyéi.  in  età  d'anni  lix.  e  mesi  x.  e  giorni  zxv.  e  fu  seppel- 
iito  in  S.  Francesco  con  iscrizione  sepulcrale  postagli  da  Giovanni  suo  -figliuole 
(  Tomasin.  Inscrip   Patavine  pag.  13S.  ) 

Ippolito  7.  da  Este  cardinale  morì  ai  i.  di  Settembre  dell'anno  ifio. 

Ippolito  IK  da  Exre  fu  creato  cardinale  da  papa  Paolo  III.  .ti  xx.  Dicembre 
«ci  if)8.  ma  solamente  pubblicato  ai  t«  di  Marzo  nel  in 9* 

Alessandro  de'  Medici  fu  dichiarato  capo  e  duca  1«  di  Firenze  nel  ifl^*  ^ 
15)1.  e  nel  if)6*  fu  assassinato  da  Loren\ino  de* Medici» 

Cosimo  L  de' Medici  i\i  eletto  duca  II.  di  Firenze  nel  in^* 

A  tutte  le  saddette  cose  convien  arer  attenzione  per  yenire  in  chiara  cono- 
scenza degli  errori  che  il  Fontanini  ha  commessi  in  parlando  della  Rettorrca  di 
Bartolommeo  Cavalcanti:  le  cui  parole  porrò  qui  distintamente  airt^àme . 

Il  Cavalcanti  fuoruscito  di  Firenze  ,  la  qual  città  ei  chiama  allora  libera  .pa- 
tria,  cioè  quando  il  Cardinal  di  Ferrara,  che  fu  Ippolito  I.  da  Este,  sl  cui  l'Ario- 
sto intitolò  il  suo  Poema,  (^eche)  commise  all' autore  di  compor  questo  libro  ec. 

Se  Monsignor»  aresse  letta  più  attentamente  la  dedicatoria  del  Cavalcanti  al 
Cardinal  dì  r*(frr4f«  y  avrebbe  compreso  che  q\ie\V allora  liBera  patria,  cioè  Firen* 
X^e,  intender  si  dee  della  patria  del  Cavalcanti,  non  già  allora  libera,  qaande 
esso  Cardinale  gli  commise  di  comporre  il  suo  lìbto,  ma  quando  esso  Cavalcan- 
ti, secondo  le  lego^  di  Firenze,  due  Ora^ioncelle  essendo  giotane  fece  per  recitar* 
le  solamente,  non  acciocché  elleno  restassi  no  scritte  .  L'una  delle  due  suodette  Or4- 
\ioncelle  fa  quella,  che  ai  in.  di  Febbraio  nel  15x9.  secondo  lo  stile  fiorentjop, 
e  ino*  secondo  il  comune*  egli  armato  in  corsaletto  recitò  in  S.  Spirito  allp 
milizia  fiorentina:  e  questa  Orazione  a  detto  del  Varchi  (Istor.  Uh.  X-  pag.  515^.) 
si  stampò ,  ma  non  riuscì  a  leggerla  come  a  udirla  •  Oltre  ad  una  ttccnia  edizio- 
ne che  ne  fìi  fatta  in  S.  senza  nome  di  autore  e  senza  luogo  ella  si  trota  inse- 
rita nel  Tolume  I.  delle  Orazioni  di  diTcrsi  raccolte  (Jal  Sanscvino  (  pag.  i6|. 
àtWedixione  di  Ven.  if6z«).  L'altra  Orazione  M.  Cavalcanti  f%  quella  cn' ei  pro- 
nunziò ai  ZYi.  di  Maegìo  nel  i  ;  jo.  sopra  la  Libertà ,  dalla  maggior  parte  di  chi 
l'udì  grandemente  lodata  (Varchi  lib.  zt.  pag.  )66.  )  Quando  dunque  il  Cavai- 
canti  recitò  quelle  due  Orazioni  nell'anno  is^o.  aon  era  fuoruscito  di  Firenze  e 
allora  sì  chiamar  potea  Ubera  la  sua  patria  :  e  però  quella  commissione  datagli 
dal  Cardinal  di  Ferrara  non  può  aver  giusta  relazione  all'anno  suddetto'* 

»  Quando  il  Cardinal  di  Ferrara,  che  fu  Ippolito  /.  da  Este,  a  cui  V  Ariosto  in» 
titolò  il  sno  Poema,  commise  all'autore  di  compor  questo  libro».  Non  minor  ab* 
baglio  del  primo  si  è  quello»  In  cai  cade  qui  il  Fontanini  col  credere  ed  esseri* 
re  che  il  Cardinal  di  Ferrara  ,  il  quale  commise  al  Cavalcami  di  compor  queste 
ybro  ,  fosse  Ippolito  I.  da  Este,  a  cui  l'^rioiio  intitolò  il  suo  Po^n^tf  ;  imperoc- 
ché questo  Cardinale  era  morto  neve  anni  e  cinque  mesi  prima  del  15)0.  cioè 
ai  1.  di  Settembre  nel  i^io-  nel  qual  anno  i]  Cavalcanti  noir  era  in  istato  di 
comporre  il  suo  libro,  trovandosi  allora  nel  diciassettesimo  anno  dell'età  sua*  Il 
Cardinal -di  Fenrara ,  t  q}x\  \' Ariosto  dedicò  il  suo  Poema^  fu  Ippolito  L  d'  Està  e 
il  Cardinal. di  Ferrara^  che  commise  al  C4valcanù  dì  compor  la  Rettorica,  bì  Ip* 
^o/i/O'//»  il' vEic^ /il  quale  però  non  gli  diede  una  tal  commissione  ^el  tempo 
della  vasL  adiofa  Ubera  patria,  ma  solamente  di  là  a  molto  tempo,  poic&è'.Ajei 
1550.  in  cui  Firtni^e  fu  spog^ta  dalla  sua   libertà^  Ippolito   //•  non  era  ancor 


94 

li  (a*).  Qaesta  ediBiona  II.  del  .Giolito  viene  ad  ^SHftiH  i^v.  'conputan- 
do  le  altre  (fr"^)*  In  princìpio  del  libro  ci  sono  ruxj  componimenti  in  enco- 
mio del  Cavalcanti,  cioè  di  Pietro  Magno,  di  Lodovico  Dolce,  di  Remi" 
gio  Fiorentino,  di  Michel  Sojiano,  di  Felice  Paclotti^  ài  Achille  Stazio,  di 
Lorenzo  Frizolio,  di  Francesco  Ambrogio  e  di  Silviù  Antoniano. 

La  data  di  qaesta  edizione  iv.  di  Vinegia  qoì  mi  fa  ricordare  unaTol- 
te  per  sempre^  che  nelle  stampe  Veneziane  di  libri  volgari,  quasi  uniche 
yi  Italia,  e  frequentissime  sin  verso  la  fine  del  secolo  xvi.  tutti  quelli  ^ 
che  si  pregiavano  di  bel  dire,  scrissero  Vinegìa,  e  VìnizianOj  dietro  a  Dan- 
te, e  al  Boccaccio,  del  cai  Decamerone  per  Teloquenza  furono  gli  uomi- 
ni dotti  cotanto  vaghi  in  quelle  parti,  e  a  loro  esempio  nellaivaUre,  che 
fu  ristampato  presso  a  cinquanta  volte  nella  sola  città  di  Venezia  (c"^)» 
Laonde  fra'  nativi  Toscani,  e  specialmente  Fiorentini,  si  destò  per  questo 
si  gran  gelosia,  che  vennero  in  risoluzione  di  tentar  propriamente  di  met- 
tere in  disper^tzione  gli  studiosi  non  Toscani  di  questa/at;e//a^  come  il  Ca- 
stiglione graziosamente  ebbe  a  dire  nella  prefazione  al  suo  Cortigiano;  e 
di  qui  ne  nacque,  che  i  letterati T^oreA^m. senza  avvedersene  di  comune, 
che  ella  era  fatta  con  sua  gran  gloria  per  istadia  ed  elezione  de' letterati 
d'Italia^  passarono  a  darla  per  municipale,  mettendosi  a  sostenere,  che  la 
lingua  non  potesse  apprendersi  perfettamente  dai  libriy  ma  che  ngVitalia* 
fU  stessi  per  saperla  fosse  bisogno  di  esseve  nati  in  Firenze,  o  almeno  di 
esservi  stati  lungamente  per  impararla  non  più.  dai  libri  *  ma  dalla  bocca 
iél  volgo;  quasiché  ella  fosse  piena  di  tanti*  mister]^  che  per  uscirne  a 
•nulla  o  a  poco  servisse  la  lettura  de' libri,  anche  eccellenti  •  Uno  di  que- 
sti orgogliosi  sostenitori  di  tal  sentenza  fu  il  Cavalcanti,')^ìeno  di  livore  e 
di  mal  talento  contro  dello  Speroni,  come  già  fu  mostrato.  Ma  se  cammi- 
nasse il  discorso,  non  si  sarebbe  dovuto  ne  anche  scrìvere  i  libri,  e  né  me« 

cardinale,  alla  qual  dignità  fu  promosso  da  Paolo  IJL  ai  zz.  di  Dicembre  nel 
k^jS.  Da  ttitto  ciò  si  raocoghe  che  il  Cavalcanti ^  essendo  già  fuoruscito»  po- 
tè solameo  tè  dopò  lì  xf|8.  ^aver  carico  dal  cardinale  Ippoliio  JI.  dì  dar  mano 
a -qaen'opera  ,  pòitihè  il  L  di  questo  nome  era  morto  niol^i:  aaili  avanci ,  e  il  IL 
'Bòa  fu  bmatòdtUa  |iorpora,  se  non  otto  anni  dopo  ia>  morte  del  duca  AUssnn^ 
aro  e  dopo  t*iaaaisamento  del  duca  Coùmo:  il  che  fu  cagione  che  il  Cavalcari' 
ti  si  appigliasse  a  quella  generosa  risolucione  di  firere  più  tosto  volontario  esule, 
ma  libero ,  che  servo  nella  sua  patria  • 

{a*)  Nella  prima  edizione  del  Giolito  non  d  è  che  una  soia  tavola^»  ed  è  quel. 

la  de' capi  •  ln<]ueUa,  qui  riferita  da  Fontanini ,  \\. Giolito  vi   aggiunse  tanto    la 

^seconda  de'  luoghi  degli  autori  citati ,  quanto  la  terza  delle  cose  notabili  . 

'  f}^)  11  FontaHim  pretende  qui  di  correggere  il  Giolito  coLdire  che   questa  se- 

"eoiida  edizione  siala  quarta,  computando  le  altre  e  non    la  terza.  Più  basso  si 

-  ]porrà  in  chiaro»  se  il  fallo  sia  del  Giolito  ^  ovvero  del  Fontanini, 

(c*^  Non  solo  presso  la  cinquanta  volte ,  ma  ancora  più  dì  sessanta ,  fa  ristam- 
'pato  il  Decamerone  nella  sola  città  di  Veneiia:  il  caulogo  delle  quali  steso  in 
'XittÈ  disìtrtaiione  t  accompagnato  da  non  inutili  osservaaioni ,  sarà  du  me  dato 
^al  pubblico  t  forse  forse  in  fine  delle  presenti  «toòtauoni*  Tutti  quelli  poi»  i 
*  quali  SI  pregiavano  del  bel  dire  nel  secolo  n^ik'Mon'  sì*  accordarono  a  scriver  Ki • 
.'  negia  e  ViniT^iano  »  ma  scrissero  anche  Von^^iti  e  V^pnexia^.  Venezia  leggesi  repU. 
natamente  nei  sonetti  del  Caia .  Il  CaPsUanti  sa  questa  sua  Rettcrica  usa  scrive* 
'ìt  Venc\ia't  Veneziano.  Il  GrZ/i  nella  vita  voilgariifuita  del  duca  Alfonso  dice  Vi- 


95 

no  stampargli.  Però  i  Veneziani,  e  tanti  altri  famosi  ingegni  di  quell# 
contrade,  non  lasciaron  per  questo  la  magnanima  impresa  di  ampliare  e 
illustrare  la  lingua  con  tante  opere,  e  nobilmente  composte  e  in  parto 
registrate  nella  presente  Biblioteca,  Questi  dunque  scrissero  comunemen- 
te Vinegia,  e  poi  Dante  nel  Canto  XIX.  del  Paradiso  il  mise  in  rima,  per- 
chè non  potessomai  dubitarsi  dell'ortografia  della  Toce.  Similmente  si 
scrisse  Vinezia,  e  Vineziano^  e  non  mai  VenetOj  nom^  del  popolo  antico 
della  Venezia,  che  ne' secoli  inferiori  si  disse  in  latino  Veneticus  àsdla  Ve* 
nezia,  provincia  marittima,  e  poi  città  di  tal  nome,  per  le  ragioni  tocca- 
te da  Galeotto  Marzio  nel  libro  de  Doctrìna promiscua  {pag.  a83.  284. 
Florentiae  apud  Florentiwm  )  548.  ).  Nell'antico  dialetto  popolare  di  Ve^ 
nezia  si  trova  scritto  Veniexia,  perchè  la  lettera  X  in  quel  dialetto  non 
ha  forza  di  doppia,  ma  di  S  tenue.  I  Provenzali  scrissero  Venecia,  e  F!^- 
necian,  che  in  virtù  della  pronuncia  vuol  dire  Venesia,e  Venesian*  I 
Franceù  dicono  Venise,  e  i  nostri  Friulani  Vignesie,  Vinizian,  donde  in 
dialetto  comune  e  Toscano  ne  nacque  Vinegia,e  VinizianOy  essendo  pro- 
prietà di  questo  dialetto  il  dire  adasio  per  adagio,  indusiare  per  indugia^ 
rtf ,  Biasio  per  Biagio,  valise  per  valigia^  e  così  fu  costume  di  scrivere  Ve* 
ntesia,  che  poi  Dante,  e  il  Boccaccio  con  più  dolcezza  scrissero  Vinegia. 
Anzi  in  un  mio  codice  a  penna  del  Tesoro  dettato  prima  in  Francese  da 
Brunetto  Latini,  dipoi  volgarizzato  da  Bono  Giamboni,  e  scritto  in  CoAf 
tona  nel  i368.  da  un  Vanni,  cioè  Giovanni  di  Benedetto,  si  leggo  Vinesgim 
per  proprietà  e  forza  naturale  di  pronuncia .  Il  Cavalcanti  por  bocoa  dol 
Giolito  nella  prefazione  a  quest  opera,  che  tutta,  fuorché  la  dedicato- 
ria,  è  di  carattere  chiamato  soprasilvia  corsivo,  dichiara  di  non  ricono- 
seei'e  per  sue  le  tre  altre  edizioni ,  come  stampate  molto  imperfettéiunente;^ 
essendovi  anche  stata  aggiunta  qualche  cosa  senza  osservare  in  ciò  quel  rii^ 
spetto,  che  si  debbe,  e  che  si  sude  osservare  nelle  cas^  di  altri:  coi»  lo  quali 
parole  il  Cavalcanti  tratta  la  tua  e  anche  la  mia  cauta  •  Io  ho  detto,  eh* 
l'edizioni  precedute,  a  questa ,  furono  tre,  e  non  due,  come  il  Giolito  vol- 
le dare  a  credere  con  farne  di  due  una  sola,  per  nonr  pregiudicare  alla  pri- 
ma sua  del  iSSp-  che  fa  la  terza  innanzi  a  questa;  imperciocché  in  tutto 
elle  furono  quattro,  e  non  tre:  0  appunto  son  queste  (a*). 

MixUni  e  Veniiia;  e  al  Guicciardini^  solito  dirCf  *]I  SinatQ  yinìx}4n0t  cadde  ta^ 
Tolta  di  pernia»  il  Senato  vcntt^.  Prasenteniente  Vincaia  e  Vinb(fanQ  toa  qail- 
%\  addati  io  disaso ,  e  lo  stesso  Fontanini  scfìtc  alla  foggu  cornane*  Vcncxjia  e  F^- 
nettano  • 

(<f*)  Chi  mai  può  giugnere  a  capir  la  cagione,  per  cai  il  Giolito  Toletae,dirè 
a  credere ,  che  due ,  e  non  tre  fossero  le  edixloai  (uecedute  alia  prima  sua  del 
iS^p  e  che  però  di  due  ne  facesse  una  sola?  Questa  ragione  s'iagctgna  Moo^ig. 
di  darcela  col  dire  ,  che  ciò  facesse  il  Giolito  per  non  prcgiudici^e  alla  prìm^ 
sua  del  iff9*  Ma  qual  pregiudicio  da  ciò  gliene  saria  prQf enoio  ?  No(i.  fra  ^gU  di 
maggior  credito  al  libro  il  dirlo  stampj^to  anzi  tre  Tolte,  che  da^7^Xi^  scpUcat^ 
rittampe  di  un'opera  contribuisco 00  ad  accreócerne  il  Ptegio»  e  a  im:i^erne  pi^ 
in  lista  il  merito,  noo  mai  a  diminuirlo,  e  in  luogo  di  pregiudicio  le  rijtoada; 
no  a  Taatagolo .  Ma  qui  qoq  isti  il  forte  della  risposta  •  Il  Giolito  ebbe' pirtico- 
lar  ragiant^iotitolare  teru»  e  non  quarta  la  soa  ediaione  del  xs^io.  e  Moosig. 
non  ne  ha  peatuato  il  midollo*  Per  iatender  (MUit  U  cosa,  mi  «i  can^fde»  che 


*  fnFenez. per Cammillo Franceschi  i5fs6.in4*{^)(^)*  L.  8. 

(i)  Pnò  essere,  che  lo  Speroni^  conforme  a  quanto  osservammo,  disprez- 
zasse col  titolo  di  seppellita^  cioè  negletta  e  poco  stimata  questa  Rettori" 

in  questa  occasìoae  io  premetta  una  mìa  oiierTazione  intoriK)  a  tre  maniere, 
con  cui  ne' froncispizj  de' libri  si  sogliono  notar  le  edizioni.  La  prima  maniera, 
e  questa  è  la  più  praticata,  si  è,  quando  di  an' opera  non  più  stampata  si  fanno 
in  uno ,  o  più  luoghi ,  da  uno  o  più  stampatori  replicate  edizioni ,  bielle  quali 
in  fronte  del  libro  si  specifica  il  numero  con  la  nota  di  seconda ,  terza  o  quarta 
impressione.  La  seconaa  maniera  è  quando  T  autor  medesimo  rifede,  ricorregge, 
o  accresce,  o  fa  altre  mutazioni  all'opera  sua  già  stampata,  e  ce  ne  dà  una  se. 
conda  •  o  anche  una  tersa  edizione  »  e  con  questo  numero  in  fronte  la  lascia  u- 
icire  di  nuoro ,  senza  aver  riguardo  alle  precedenti  impressioni  fatte  sul  modello  v 
della  prima,  le  quali  egli  non  considera,  se  non  per  una  sola.  Tanto  si  prati- 
cò nella  seconda,  e  nella  terza  edizione  delle  Rìme^  delle  Prose ^  e  anche  degli  A- 
solarli  del  Bembo  »  come  pure  in  altri  simili  casi  ad  arbitrio  e  piacimento  degli  au- 
tori.  La  terza  maniera  è  quella,  che  ban  messa  la  pratica,  e  praticano  tuttavia 
molti  stampatori  ,  i  quali  ristampando  un  libro  da  altri  nella  stessa  città  ,  o  al- 
troTe  ancora  già  impresso,  e  facendone  una,  due,  o  tre  ,  e  più  ancora  nuore 
ristampe,  le  ctiiamano  prima,  seconda  e  terza,  senz^  mettere  in  conto  le  pre- 
cedenti  fatte  da  altri ,  e  solo  arendo ,  e  mettendo  in  considerazione  le  proprie  • 
Passando  ora  alla  Ratorica  del  Crnvalcanti ,  dì  cui  che  che  ne  dica  il  Fontanini  , 
non  era  comparsa  ancora  alcuna  edizione  ,  il  Giolito  prese  V  assunto  di  farla  u- 
•cir  da' suoi  torchi,  e  ciò  fu  nel  ISS9*  Nello  stesso  anno  comparve  la  edizione  di 
Pesaro  t  e  questa  fu  la  seconda,  il  che  mostreremo  in  appresso.  Pochi  mesi  do. 
pò  si  lasciò  redere  un'altra  edizione  del  Giolito  da  lui  pur  chiamata  seconda,  e 
poi  quella  segnata  con  l'anno  i  f  éo«  da  lui  detta  terza  .  Ma  come  pu^  star  la  co* 
sa  ?  Egli  doveva  dirla  quarta  in  ordine  a  tutte  le  precedenti  mentorate  dal  F/>/7- 
tanini ,  l\  rero  sì  è,  che  nel  tf^o.  la  chiamò  terza  di  quelle,  che  col  nome  dì 
lui  l'avevano  preceduta,  e  *l  Fontanini  a  torto  ne  lo  corregge.  Neiravviso ,  che 
dal  Giolito  si  premette  nelle  sue  seconda  e  terza  edizioni  ,  si  legiire ,  che  V  an« 
no  stesso  isS9  i<^  cui  egli  stampò  questa  Rettorica  p  thbe  la  sua  impressione  un 
corso  cosi  felice  ,  che  tutti  in  breve  se  ne  spacciarono  gli  esemplari  :  il  che  gli 
diede  eccitamento  a  farne  1'  anno  medesimo  isS9'  una  seconda  edizione,  in  coi  noa 
solo  emendò  gli  errori  corsi  nella  sua  prima  ,  ma  vi  aggiunse  molte  utili  cose , 
che  dall'  autore  non  gli  fit  difficile  1*  ottenere .  Usci  pertamto  due  volte  dalla 
stamperia  del  Giolito  la  Rettorica  del  Cavalcanti  nello  stesso  anno  ISS9'  ^  ^°^* 
ata  i  la  ragione ,  per  cui'  negìì  esemplari  di  lui ,  che  hanno  la  data  deli'  anno 
tféo  leggesi  ^rza  edizioae:  ton  che  va  tutto  a  ferra  il  ragionamento,  e  Ja  op* 
posiiione  mossa  dal  Fontanini  al  Giolito .  Ma  tiriamo  innanzi ,  e  veggiamo  qua- 
li sono  le  edizioni  del  libro  precedute  alle  sopraddette . 

{a)  Con  tutta  franchezza  asserisco ,  che  la  data  di  questa  edizione  non  può 
Sussistere,  e  che  assolutamente  ella  è  falsa.  Il  Cavalcanti  imprese  a  scriver  la 
sua  Rettorica  a  istanza  del  cardin.  Ippolito  d*  Este^  al  quale  anche  la  dedicò,  e  pe- 
rò' non  prima  del  in^*  i^  ^i  »  come  si  è  dimostrato,  questo  principe  fu  promos. 
so  al'QArdinalato.  Nel  tfiS.  nel  qual  si  pretende  essersi  fìtta  questa  prima  eiliz. 
il  Cavatcanìi  nòli  era  sncor  fuoruscito .  Firen^  era  alUra  sua  Ubera  patria  ;  e 
dei  due  tppoliti  il  L  non  era  più  in  rita ,  e*l  IL  non  era  ancor  cardinale  .  Ol. 
traaciò  cotesto  srsoipatore  Cammillo  Franascki  è  afiteo  sconosciuto.  Non  dirò 
così  di  Cammillo  Franceschini ,  che  molti  aani  dopo  il  tfiS*  fu  in  grido  fra  gli. 
stampatori  veneziani,  t  fra  l'akre  cote  ristampò  unitamente  con  Francesco  suo 
fratello  la  Rettorica  del  Cavalcanti  :  e  ciò  fis  nel  1-^84.  in  4.  :  onde  non  era  for. 


97 

*  In  Pesaro  per  Bartolomeo  Cesano  i  SSg.  ìn^,  (a).   L/  ;  8. 

*  In  Venezia  per  Gabriel  Giolito  iSSg  infogl.  ifi. 

*  In  Venezia  per  Gabriel  Giolito  i56o  infogL(b).       la» 

ca  del  Cavalcanti  in  riguardo  ai  difetti  delle  passate  edizioni ,  i  quali  in 
questa  iv«  e  ultima  confessa  egli  stesso  di  riconoscervi,  mgyendosi  perciò 
a  dichiararle  tutte  per  non  sue.  E*  notabile  in  questa  edizione  iv.  che  il 
cardinal  Diacono  di  S.  Maria  in  Vìa  lata  Giudo  Ascanio  Sforza  Camar» 
/m^o' di  santa  Chiesa  oltre  al  privilegio  del  pontefice  Paolo  IV.  ne  con- 
cede altro  con  la  privativa  a  parte  al  Giolito  lihrajo  e  stampatore^le  quali 
due  professioni  andavano  unite:  e  a  tal  privilegio  registrato  in  Camera 
Apostolica  ai  3o.  Maggio  iSSg*  sottoscrivono  quattro  cherici  di  Camera 
con  la  formola,  e  già  basso,  Pietro  Attai?anti. 

se  ancor  nato  nel  ifiS.  in  cui  il  Fontanìni  gli  ascri? e  la  sognata  prima  edizione 
di  questa  Rettorica  • 

(4)  Con  ie  postille  di  M.  Pio  Portinafo  giureconsulto  »  espresse  nel  frontispii- 
aio  di  questa  edizione  ,  e  non  a  caso  qui  da  me ,  come  giù  basso  vedrassi  »  raoi- 
memorate . 

(b)  Sì  riformi  ora  col  fondamento  delle  cose  già  dette,  e  dell'altre  da. dirsi, 
ài  catalogo  di  queste  edizioni  • 

*  In  Vintgia  per  Gabriel  .Giolito  iS59'  in  fogL  edizione  prima,:  non  soto 
del  Giolito  t  ma  di  ogni  altra.  v  v>: 

*  in  Pesaro  per  Bartolomeo  Cesano  1559.  i/x.4*  con  le  postille  di  M*J*i§ 
Portina/o  amttcoDiVLÌto  ì  ...    !. 

^  In    rtaegia    per    Gabriel    Giolito    i^f^. in /o^/.  edizione  seconda  del  Gia/iro. 

*  In   Vinegia    per    Gabriel    Giolito    lyéo.  irt  fogL  edizione  terza  òt\  Giolito.. 
Estendo  comparse  le  Aie  edizioni .  una  del  Giolito ,  e  i'  altra  del  Cesano  nel» 

lo  stesso  anno  iff9*  può  nascer  dubbio  ,  quale  di  esse  sia  stau  all'altra  anterìo» 
re  •  Monsig.  Fontanini  senz'  alcuna  esitanza  decide  per  quella  di  Pesaro ,  .nva  osa 
ne  reca  la  minima  prava*  All'opposto  io  tengo  per  quella. di  Venezia ^  e  parrai 
di  aver  ragioni  alle  quali  contraddir  non  si  possa  .  i.  Il  Cavalcanti  esule  da 
Firen\e   soggiornava    allora  in    Vene\ia ,'  ove  avea  modo  di  assistere    e   d\  correg. 

fere  l'impressione  della  sua  Rettorica  »  z.  La  magnificenza  e  per  la  forma  e  per 
t  carta  e.  per  li  caratteri,  con  cui  la  impresse  il  Giolito  ^  superiore  di  molto 
io  ogni  parte  a  quella  del  Cesano  ,  dà  a  conoscere  la  premura ,  che  ebbe  il  Gioé 
-lito  di  dar  credito  al  libro»  e  soddistazione  all'autore,  che  lo  ave? a . scelto  alla 
pubblicazione  dell'opera-  )•  Questa,  benché  stampata  dal  Cesano  in  forma  aii* 
more,  corrisponde  affatto  a  pagina  per  pagina  ,  e  a  riga  per.  riga  all' edizione' del 
Giolito  f  dalia  quale  al  Cesano  parve  bene  di  non  dover  punt9  fó'.oi4idis€oatassi. 
4*  Nella  impressione  del  Gio/i/o  icorsero  parecchi  ertoti;  nouti  distintamente; a 
pie  della  Tavola  de'  capi ,  i  quali  errori  trovansi  tutti  esattamente  emendati'neL 
la  ristampa  di  Pesaro  .  f.  Ma  le  postille  del  Portinajo  aggiunte  all'  ediiione  di 
Pesaro  servono  di  prova  più  valida  al  mio  sentimento  •  Esse  obbligarono. il  A'o* 
litù  a  dar  fuori  nella  s«|a  ristampa  del  i\^9»  un  avviso  ai  lettori' di  et  la  alla  dèdk 
cazione  del  Cavalcanti^  ove  dopo  aver  parlato  del  felice  corso -^chei  ebbcf^Ha 
bcaylssmio  tempo  i  volumi,  da  lui  stampati,  talché. non  n'era  rimasta :appfeiMi 
dk\lÉir.par  .un  solò,  e  però  vedendo  quanto  l'opera  fòsse  universalmente  al* pvtM 
iblico  iao«isttai,.n»  irrèa  prontamcate  richiesta,. e  facilmente  ottenuta  dall' àuaov» 
per  ana  .seconda  impsessione  la  copia  non  solo  corretta  dagli  errori* r  dalla  stàfni^ 
pa ,  ma  anche  di  qualche  bella  e  util  cosa  accrcKintt ,  e  accompagnata  %^tk  ^é 

Tom.  /,  i3 


'^-^*'*^*^XÌ€tf  '■  ^Tf- 


■C;8 

Della  Rettarica  di  Ciason  de  Nares  libri  Ilf.  ne-qaa- 
ìi  oltra  i  precetti  dell'arte  si  contengono  venti  Orazio- 
ni tradotte  da' più  famosi  e  illustri  Filosofi  e  Oratori.  //* 
yenezìaper  Paolo  Mejetto  i584*  in /^.[a).  L.     8. 

ptrticolare  e  cop^o«issinna  tafola  ;  passa  fiaalineate  a  dire,  •,  che  etsendo  perve- 
nuto alia  notizia  dell'  autore ,  che  questa  tua  opera  era  %i9it%  stampata  altrove 
molto  imperfettamente  ,  e  vi  era  stato  anche  aggiuote  qualche  xosa  senza  osser- 
vare in  eia  quel  rispetto  ,  che  si  debbc  ,  e  che  si  suole  osservare  nelle  cose  d'  ai- 
tri  ,  si  era  contentato  per  ora  solamente  »  che  esso  Giolito  dichiarasse  ,  the  egli 
non  accettava  per  suo ,  se  non  quello  che  era  contenuto  in  questi  libri  prima 
ttampati  e  ora  ristampati  da  lui.  Dopo  ciò  si  dichiara  il  medesimo  stampatore» 
4lie  egli  non  si  era  curato  di  porvi  apoitilie,  sì  per  lasciare  Ketto  e  bello  il  mar- 
gine delle  carte ,  si  per  non  togliere  occasione  agli  studiosi  di  scrivervi  quello  » 
che  essi  vorranno  ec.  „. 
•*    Ih    Venezia  ' lpt1  Gabriel  Giolito  iféo.  in  fogL  „  * 

Questa  edizione  vien  dal  Giolito  dichiarata  per  terza  nel  frontispizio.  Non 
snette  in  tal  conto  qnella  di  P^j^ra  »  per  essersi  già  mostrato,  che  questa  era  stat» 
non  solo  da  lui,  ma  dal  Cavalcami  medesimo  riprovata.  A  chi  poi  avesse  va- 
ghezza di  meglio  accertarsi  di  quanto  ho  detto  su  questo  proposito  ,  ove  forse 
più  del  d«Tere  confesso  di  essermi  dilungato,  ho  modo  di  poter  soddisfare  col 
porgli  sotto  rocchio  tutt'e  tre  le  impressioni  del  Giolito  ,  le  quali  conservo  pres- 
•o  di  me  :  il  che  avendomi  dato  il  comodo  di  esami'narie  attentamente ,  e  di  con- 
frontar  rnna  con  T  altra,  giunsi  chiaramente  a  conoscere,  che  la  seconda  e  la  ter* 
ma^.dcl  Gióliiù  sono  la  medesima  ,  anzi  una  sola  edizione ,  senzachè  passi  alcun 
divario  fra  esse  .  In  amendue  son  le  due  tavole  aggiunte  degli  autori  citati  ,  e 
delle  cose  notabili,  i  Tarj  componimenti  in  encomio  del  Cavalcanti ,  e  insino  gli 
etrori  medesimi  della  stampa ,  i  quali  fuor  di  dubbio  avrebbe  corretti  il  Giolito  ,  se 
veramente  ne  avesse  fatta  una  terza  impressione  •  Ne  ?n  questo  libro  solamente 
egli  non  si  è  guardato  dal  segnar  con  diverso  anno  gli  esemplari  d'  una  stessa  edi- 
aione ,  ma  in  altri  ancora  si  è  abusato  dell'altrui  buona  fede ,  seguendo  1'  esempio 
di  unti  altri  della  soa  pro^ssione»  il  quale  anche  a*  giorni,  nostri  bachi  lo  unita, 
ftilo  abbraccia  •         .  i      . 

.    {a}*  •  •  £  ivi  9pptc»$o  Giorgio  Angelieri  i$t^  in  4. 

.  i.' una  e  1*  altra  però'  sano  la  stessa  edizione,  muutont  il  solo  frontispizio. 
L'  jingtliéri  e  1  Mtjtuo  stampacono  anixamente  quest'opera,  e  ciascuno*  di  es- 
si pose  il  proprio  nome  nelle  sue  copie  •  Dieci  anni  prima  il  Nons  avea  pubbli- 
cau  altra  sua  £atica  sopra  V  arte  oratoria  r  degna  anch'  essa  di  esser  qui  ricor- 
data ..i  ■         I  . 

ficeve   trattato    deU' oratore    alla   studiosa  e  valorosa   gioventù  de' nobili    dell'' 
illtticriss-    repubblica    viniziana   con   un    discorso    intorno   alla  distinzione,   dcfi- 
aiztone  ,.  e  divisione   delta  retorica  in  più  tavole  a  maggior  facilità  ordinataroen. 
fib  compartito  alia  nobilissima  e  illastre  accademia  de'  Rinascenti .  In  Padova  ap* 
psesto  Simon  Galignani  if74*  in  4.  Di  lui  ci  è  parimente  • 
'  Introduzione  ridotta   poi    in  alcune    tavole   sopra  i  tre  libri   della  rettorica  di 
ArUtotHt .  Ift  Vinexid  appresso  Paolo  Mtjctti  1^78.  in  4.   . 
:.iQttesce  opere  di  ceteonca  aono  trattate  dal  N^Ns  non  solo  j>cr  tia  di  discorsi, 
sa  ai^cora  dimoatrate' per  via.  di  arbori,  o  aia  ;di  tturoLt:i  il/  quii   uso  era  a' suoi 
tt:airpiiia8sai:aomaotiatUn  scuole,  come  ai  jvedè^AèMìbft  del  ToscancHa^  dei  R^ 
k»tuàUf\'i\ìì%:Védmàtt9  Eriiriàu   e  ri'  ilfrii  ■■■>•«■    al  in  Italia   che   fuori!    rfia 
oggidì  è  qlia«  •  abbandonato,  e  dismessa  ^«f  et  eattni   trotti   snctodi  più   agevoli 


99 
Di  Francesco  Sansovinoin  materia  deìP  Arte  (Or»to« 
ria)  libri  IH.  ne' quali  si  contiene  l'ordine  delle  cose, 
che  si  ricercano  all'Oratore.  In  Venezia  appresso  Fran- 
cesco Sansovìno  \S(>\.  in  j^.[\).  L.  6. 
•  -  DeirArte  Oratoria  libri  lILnella  quale  si  contiene  il 
modo,  che  si  dee  osservare  nello  scrivere  ornatamente 

(  r)  Questo  libro,  che  si  dice  di  nuovo  ampliato  ^riveduto  e  corretto^  è  il  me- 
desimo, che  il  precedente,  mutato  solamente  il  titolone  aggiuntavi  la 
Toce  oratoria^  corrispondendo  nel  rimanente  il  principio  el  fine^  e  fino 
i  numeri  delle  pagine (a"^).  WSansovino  nel  comìnciamento  dell'opera  Io- 
Paolo  Gualdo  nella  TÌta  di  Gìdnvìncen\ÌQ  Pimllì  mette  la  morte  di  Giéson  it 
Notti  suo  amico  ncll'  anno  1 570.  in  cambio  dell'  anno  i  f^o.  e  ciò  non  eia  per 
SQO  sbaglio ,  ma  per  ^oca  atteitxione  dt  chi  ne  soprastette  alla  stampa  •  fatta  ìa 
Augusta  al  segno  del  Pino,  antica  divisa  di  quella  città,  nel  1607.  in  4.:  nella 
qusl  edizione  son  corsi  gravi  solenni  errori  emendati  in  un  mio  esemplare  cor- 
retto ,  e  postillato  di  mano  del  medesimo  Gualdo .  Lasciò  Giasoni  dopo  di  sé 
due  figb'uoli ,  una  femmina  maritata  in  Pola  >  e  un  maschio  ,  che  era  tutta  la 
consolacìono  di  sua  vecchiaja  ,  ma  che  fu  ancora  la  cagione  delia  sua  morte , 
nimio  dolori  opréssus,  sctiwc  il  JlÌ€cohoni'{  de  Gymn*  Patav.  Ub*  III.  iap.  4t. /^•7f«) 
pr§ptir  unicum  filìum  sau/n  Pitrum  pisi  morum  nohilis  cujusdam  Vinai  »  quocum 
idi  rixatus  f iterai ,  in  ixilium  pulsum .  il  suddetto  Pietro  de  Nons  fii  persona 
di  molte  lettere  e  di  gran  merito ,  benché  a  pochissimi  noto  .  Egli  dopo  il  suo 
bando,  di  cui  non  so  che  mai  fosse  stato  rimesso,  si  ritirò  a  Mantova t  donde 
nei  if9i.  (  Vaano^n  Leti»  voi.  IL  pag,  17^  )  trasferiui  a  Roma  al  servigio  del 
cardinale  Sfondrati^  dopo  il  quale  servi  nelle  lettere  segrete  al  pontefice  CUmut» 
ti  Vili  (  ist.  del  Concil.  di  Trento  toro.  11.  pag.  417.  edia.  II.  in  4.  )  dei  cui 
due  nipoti  cardinali  Aldobrandinì  in  varj  tempi  hi  segretario,  secondo  l'attesta* 
zìone  del  cardinale  Pallavicino  ^  che  lo  asserisce  suo  assai  caro  e  virtuoso  amico. 
Dopo  gli  Aldobrandinì  fu  fermato  in  sua  corte  dal  cardinal  Mafio  Barbitini, 
che  poscia  fu  lasciato  da  lui  per  andare  in  Francia  col  cardinal  Bentivoglio ,  q 
con  ciò  perdette  la  sua  fortuna  ,  poiché  da  11  a  poco  il  Barbitini  fii  creato  po«. 
tefice  coi  nome  di  Urbano  VIIL  ,  e '1  Bentivoglio,  che  per  altro  era  in  concet- 
to d*  esser  papabile  ,  entrato  in  conclave  dopo  la  morte  di  Urbano  »  vi  mori  den* 
r^o .  Di  Pietro  de  Nores  non  saprei  dir  di  vantaggio ,  se  non  che  il  nome  di 
lui  sarebbe  più  conosciuto,  se  fossero  alle  stampe  gli  scritti  suoi  ,  che  sono  «la 
Vitit  di  Paolo  IV,  esistente  in  due  grossi  volumi  in  foglio  nell'  insigne  libretift 
dei  senatore  Jacopo  Soran^Ot  e  la  sua  Storia  dei  Carafeschi ,  e  delle  guern,  cke 
ebbe  Paolo  IV  col  re  di  Spagna  ^  e  con  ì'  Impiradon,  ditisa  in  IV.  libri»  che 
sta  fra*  miei  codici ,  scritta  con  uno  stile  da  paragonarsi  ai  nostri  migliori  istori* 
ci  .  Lasciò  in  oltre  due  volumi  di  lettere  dal  i)^!*  fino  al  léj»*  delle  quali 
monsig.  Fontantni  n)i  comunicò  la  notizia,  donde  si  viene  in  cognizione,  quan- 
to lo  avessero  in  pregio  il  Pine  Ili  ^  il  Pairi\},  il  Peranda ,  il  Vanno\:^i ,  il  Mer^ 
curiale  f  monsig.  Minucei  ^  il  X^atena',  e  aitri  gran  letterati,  che  allora  in  Roms 
fiorivano .  Dalla  saddetta  lettera  di  Bonifacio  Vanno^i^i  si  ha  qualche  motivo  di 
sospettare  ,  che  Pietro  de  Nons  avesse  mano  nella  Relag^iom  della  corti  di  Rim0 

.  del  cavai  ier  Luna  doro  • 

I  (a*)  Se  il  Sansovino  dice  questo  libro  di  nuovo  ampliato,  riveduto  e  eorretiv , 

tanto  nelle  due  suddette  edizioni ,  quanto  in  quella  del  i57f«  in  ^  al  Sf^^deU 
la  Lunt,  che  è  quello  della  stamperia  Sansovina  ,  lo  dice  in  riguardo  alla  prima  v#t 


lOO 

e  con  eloquenza  così  nelle  prose,  come  He'vem  volgari. 
In  Venezia  per  Jacopo  Sansovìno  i569*i»4*  L'     ^^ 

Di  Giulio  Camillo  Delminio  tutte  le  opere  (  minori  a 
volgari.  )  In  Venezìap  resso  il  Giolito  i55i».  i/i  iìì*  (i) .         4* 
.  *  Ricorrette  da  Tomaso  Porcacchi  con  la  tavola  e  con 
le  postille.  In  Venezia  presso  il  Giolito  i566.  tomo  Ili 
voi.  I  in  12..  (a).  6. 

• 

da  due  trattati  del  Cammillo^  i  quali  sono  compresi  nelle  seguenti  bello 
edizioni  delle  sue  opere,  e  vengono  anche  a  parte  (a*). 

(i)  Il  Dolce  le  dedica  a  Iacopo  Valvasorie  già  amico  di  Giulia ^  e  stori- 
co della  comune  patria»  -^  . 

.  (2)  Queste  due  edizioni  sono  le  pia  belle  di  tutte  le  altre  (^*)^ e  il  Por^ 
cacchi  dedica  questa  ssconda  a  JEJroj/Tio  à,^' signori  Jlì  Vahasone  (c^)y  poeta 

tà  che  da  id  fu  dito  fiiora  lo  stesso  libro,  if.  anni  STsarì  l'edizione  del  15*61. 
Il  titolo  dells  prima  edizione  direrso  alquanto  da  quello*  dell'  altre  k  il  se- 
guente : 

t»'arte  oratoria  »  secondo  i  modi  della  lingua  volgare ,  divisa  in  III.  libri , 
iMT'qttali  si  ragiona  tatto  quello  cbe  all'artificio  appartiene  coti  del  poeta  come 
dell' oratore,  con  l'autorità  dei  nostri  scrittori .  In  Keneiia  per  Giovanni  d^ì  Grif* 
f$  e  fratelli  15*46.  in  g.  .        « 

Il  Sansovino  la  dedica  a  Guidubdldo  IL  di  questo  nome  duca  di  Urbino ,  allo- 
ra governator  generale  degli  eserciti  veneziani  .  L^  dedicazione  è  seguita  da  un 
proemio  dell'autore  omesso  nelle  suddette  ristampe,  nel  quale  egli  si  difende 
da  coloro,  cbe  avessero  voluto  biasimare  questa  sua  opera  come  giovanile  ed 
inutile .  Quifi  egli  non  parla  della  Rettorica  del  Cavalcanti ,  né  della  Topica  del 
Cdmmillo ,  alle  quali  fa  elogio  nelle  posteriori  edizioni  per  non  esser  quelle  in 
detto  anno  1546.  uscite  perancbe  alla  luce.  Prima  di  dar  fuora  ques t '  i4rr^  ora* 
torta  pubblicò  il  Sansovino  (  nel  Segretar.  lib.  Fn.pàg,  110.  ediz.  di  Venc\,  1534'. 
in  8.}  una  pkciola  Rittorica  ^  la  quale  al  dire  di  lui  fu  la  prima  che  si  vedesse 
jitiit  lingua  volgare ,  stampata  in  Bologna  per  Bartolomeo  Bonardi  e  Marcatonio 
Grossi  nei  15-43.  in  8.  e  dedicata  da  lui  a  Pietro  Aretino,  da  cui  ne  viene  rin- 
graziato e  lodato  nel  libro  III.  delle  sue  Lettere  pag.  67.  dell'edizione  del  Gioii' 
tu  1 546.  Il  SarHOvino  attesta  esser  questa  sua  Rettorica  un  compendio  d'altra  sua 
divisa  in  zztii.  libri  che  però  mai  non  si  videro;  ma  fo.rse  ne  sono  una  porzio- 
ae  i  IH.  suddetti  suoi  libri  deli'  Arte  oratoria . 

•'  (a^)  Nella  prima  delle  due  belle  edizioni  dell'  opere  del  Cammillo  cbe  è  stata 
quella  del  Giolito  nel  .1551.  non  sono  compresi  i  due  trattati  che  Monsignor  sup- 
pone esservi,  per  non  averla  lui  veduta:  i  quali  due  trattati  sono  la  Topica  e  il 
Ùiscorso  sopra  le  Idee  di  Ermogene  ,  e  non  furono  inseriti  nel  corpo  delle  sue 
■opere,  se  non  nel  1560.  presso  il  Giolito ,  come  in  appresso  diremo. 

(b*)  La  prima  di  queste  due  edizioni  è  anzi  la  più  imperfetta  di  tutte  l'altre, 
poiché  oltre  all'esser  mancante  del  tomo  II.  in  essa  non  si  hanno  né  il  trattato 
de'  Verbi  semplici 9  né  le  Lettere  del  Cammillo,  ac  alcune  delle  sue  Rimct  aggiun- 
te  alle  posteriori  edizioni . 

(e*)  La  seconda  edizione  deiropere  del  Cammillo  non  é  quella  del  1^66.  ma 
quella  dtl'if 60.  fatta  altresì  dal  V^io/if^  ia  ili.  niente  men  bella  e  pregevole, 
ael  cuvtomo  L  si  legge  tuttavia  la  dcdLcatione  del  Dolce  z  Jacooo  Vahasone  nel 
K^ft^  tolta  poi  via   dal   Porcacchi   nella   ristampa  del  1566.  a  fine  di   sostituirvi 


iCi 

I 

*  Topica  delle  figurate  locuzioni.  In  Venezia  per  Fran-- 
Cesco  Rampazzetto  i56o.  in  8.  L.     ^ 

*  Due  trattati,  Tuno  delle  materie,  che  possono  veni- 
re sotto  lo  stile  dell'eloquente,  e  l'altro  delPlmitazione 
(  contra  il  Ciceroniano,  dialogo  di  Erasmo  già  suo  ami- 
co^ ma  non  in  questo).  In  Venezia  presso  il  Farri  1544. 
in4.(i)(cj.  4. 

illustre,  e  di  famiglia  diversa  da  quella  di  Jacopo^  amendue  però  nobi- 
lissime^ pregandolo  a  fare  uscire  il  Teatro  del  Cammillo,  per  non  esserne 
fuora,  se  non  Videa.  Il  tomo  II.  ohe  tra  le  altre  cose  contiene  la  Topica, 
e  la  Grammatica,  da  Francesco  Patrizj  sommo  stimatore  del  Cammillo 
è  dedicato  al  Conte  Sertorio  di  Collalto  Abate  di  Nervesa  (a*). 

Il  Cammillo,  per  detto  delTaccennato  suo  amico  Jacopo  Vahasone,fìX 
da  Portogruaro  terra  nobile  del  Friuli  e  residenza  del  vescovo  di  Concor- 
dia indi  poco  discosta  ;  benché  Girolamo  Cesarini  in  un  suo  dialogo  a 
penna  sopra  l'origine  della  terra  di  S.  Vito  il  faccia  nato  nel  castello  di 
Zoppola,  nobil  feudo  della  casa  di  tal  nome.  Esso  Cammillo  dopo  i  Gre^ 
ci,  e  i  Latini  fu  il  primo  a  tentare  l'impresa  della  memoria  artificiale,  al- 
lo scrivere  di  Panfilo  Persico  nel  Segretario  libro  i.  cap.  ix.  Qui  se  ci 
fosse  luogo»  si  potrebbono  dire  di  lui  moltissime  altre  cose  (£*). 

(1)  Il  Cammillo  trovandosi  in  Francia,  chiamatovi  dal  re  Francesco  l. 
manda  questi  due  Trattati  ad  Ercole  II.  duca  di  Ferrara:  e  stanuo  anchf; 
fra  le  sue  accennate  opere. 

\t  sat  t  Erasmo  de'sigaorl  di  Valvasone,  la  quale  similmente  si  legge  nelle  im- 
pressioni del  1567.  e  X568*  riaoTate  par  dal  Gioliti  sul  modello  delle  prece, 
denti  • 

(a*)  Tanto  nella  edizione  del  i$é6,  quanto  in  quella  del  iféo.  stanno  i  due 
suddetti  opuscoli  del  Cammillo  e  anche  la  dedicazione  del  Patriìj  al  cont-c 
Seriorio  di  Collalto .  Che  il  Patri\j  stimasse  sommamente  il  Cammillo  fino  a  trat> 
tarlo  col  titolo  di  divino  ,  non  meno  apparisce  dalla  saddetta  dedicazione,  quan- 
to dai  suoi  Dialoghi  della  lUitorica:  ma  non  è  da  stupirsi  di  un  t^l  giudicio  , 
uscito  dalla  penna  di  chi  si  compiacque  più  del  mirabile  che  del  vero .  Il  Pa^ 
uii^j  e  il  Cammillo  furono  persone  di  gran  sapere:  ma  al  primo  rimase  il  nome 
di  novatore,  e  quei  di  visionario  per  non  dir  d'impostore    al  secondo. 

{b*)  Io  ne  dirò  rooltiisime  nella  vita  del  Mu^io ,  che  con  lui  ebbe  stretta  amici- 
zia, e  che  sei  TÌde  morir  fra  le  braccia  improyYÌsamente  in  Milano-,  ma  non  so 
se  tutte  saranno  conformi  ai  sentimento  che  ne  avea  Monsignore.  L'essere  esti- 
matore  de* grand'uomini  è  giustizia:  ma  lodarli  in  tutto  e  dissimalarne  i  difetti 
è  Tizio  •  adulazione  ed  errore  . 

(e)  L'anno  i  f44«  in  cui  sono  impressi  questi  due  Trattati  del  Cammillo  ,  fa  l'ul- 
timo della  Tita  di  lui  arrivato  già  oltre  al  sessagesimo ,  che  che  dell'  una  e  dell* 
altra  particolarità  sta  stato  da  più  scrittori  asserito  in  contrario.  Il  primo  di  que- 
sti due  trattati  è  come  una  sposizione  o  un  cemento  dì  quel  sonetto  del  Ctf/n- 
millo  sopra  U  Tenuta  di  don  Ercole  nella  signoria  di  Ferrara  ^  il  qual  sonetto  si 
ritrova  anche  tra  le  rime  di  lui  e  comincia. 


Della  Retorrca,  Dialoghi  dieci  di  Francesco  Patrizio, 
ne' quali  si  favella  deirÀrte  oratoria,  con  ragioni  ripu- 
gnanti alTopiniono,  che  intorno  a  quella  ebbero  gli  an- 
tichi Scrittori.  In  Venezia  per  Francesco  Sanese  iSóa. 
in4,{\)(aj.  L.     5. 

(i)Dti\ LambertOjDlalogo I ,ìiì  questo  libro,  Tommaso Bumet  prese  con- 
siglio (li  formare  il  suo  nuovo  sistema,  o  sogno^  col  titolo  di  Telluris  theo- 

Spérse  i*  or  V  arenose  émhedne  coma 

Con  la  fronti  di  Toro  il  Re  de' fiumi  ec* 
L'altro  trattato,  che  nel  principio  è  mancante,  non  è  altro,  fuorcfaè  un*  Or^f^/o- 
ne%  che  così  parimente  la  chiama  il  Cammillo  ^  in  difesa  àt)Ximita\ione  contra 
il  Ciceroniano  di  Erasma,  che  in  qaesco  sao  dialogo  1' avea  riprovata.  Quivi  egli 
parla  modestamente  di  lui,  col  quale  era  stato  famliarissimo  già  molti  anni  in 
casa  del  vecchio  Aldo,  persino  a  dormir  seco  nel  medesimo  let^o.  Erasmo  in  una 
lettera  a  Vigilio  Zuichemo  (  Epist.  cqclxx.  col.  17 f4*  edit.  Liigd*  Bau)  scritta 
da  Friburgo  nel  iSìh  molto  risentitamente  parla  di  Giulio  Cammìllo ^  supponendo- 
lo, autore  di  nnì*  O nazione  stampata  in  Parigi ^  piena  d*  improperj  contro  di  lui. 
Egli  è  bene  udirne  le  accuse  per  formarne  più  fondato  giudicio:  De  Juli'i  Ca^ 
milii  libro  miror  istic  mussitari^  quum  Lutetié  excusuT  volitet  per  omaes  regiones. 
Non  perlegi  totum  ,  tantum  carptim  degustavi  :  totus  a  capite  usque  ad  calcem  scam 
tet  impudentissìmìs  mendaciist  et  plusquam  furiosis  convitiis  ,  Neque  sibi  constai,^ 
ncque  qnicquam  coharet*  Assumit  me  hoc  egisse  ut  obliterato  M.  Tullii  nomine^ 
mea  unius  scripta  legerentur- Ai t  libro s  Luteiia  publicitus  fuisse  exustos ,  ignem  su* 
bjiciente  carnijice^  Aìt  me  apud  Aldum  servi  hominis  fuisse  functum  officio  ,  hoc 
ests  lectoris  t  quum  apud  Aldum  nìhìl  legerem  pràter  penultimam  formam,  si  quid 
vellem  addere .  Aldus  legebat  post  me  ,  idque  tantum  in  meis  Adagiis  »  qua  simal 
et  a  me  scribebantur  et  ab  Aldo  excudebantur .  Ait  vix  temperatum  a  manibus  , 
quod  in  ea  mensa  sederem,  quum  sedertm  supra  Asulanum  et  Aldum  t  quumqne 
snmmo  stadio  hoc  egerint,  ut  absolutis  Adagiis  me  menses  aiiquot  ramorarentur , 
^  Qupdam  in  loco  citans  Aristotelem  ait ,  hac  tibi  non    dico  ,  tu  non  legisti  Aristo • 

telem  grace  ac  latine .  Quid  multis  ?  Omnia  supérant  quemvis  Orestem    atque  Ajd' 
€im  ,  Est   Lutetia  {Naialis)  Bedda  tibinotus^  qui  sic  furi t  odio  t  ut  nikil  sic  tam 
insulsum  ,  aut  insanum ,  quod  non  curet  excudendum ,  modo  male  tractet  Erasmum . 
Is  quadam  venena  addidit  libello  Julii  .   Titulus  e  rat  Julii  Casaris  Scaligeri»  Fin- 
git  se  esse  Gallum  ,  et  nominat  locum  quendam  obscurum.   Ex  phrasi  «  ax  ore  et 
loqutione  eonvictus  Aldini  ^  aliisque  compluribut   mihi  persuasi   hòc    épAS^  maxima 
saltem  ex  parte,  esse  Hieronymi  Aleandrit  nam  mihi  genius  iilius  domestico    conr» 
victu  adeo  cognitus  perspectusque  est ,  ut  ipse  sibi  non  possii   essi  notiof*  Ho  stit> 
mato  bene  di  portar  per  disteso  l'intero  passo  di    Erasmo  •  acciocché  rìscontran- 
dosi  con  quello  che  di  lui  ne  yien   detto  dal  Cammillo  nella    taa    operetta   dell* 
Imita\ione ^  comprendano  i  leggitori  esser  questa    tutt'  altra  cosa  da    quella,  che 
tanto  infiammò  la  bile  del  suo  anticiceroniano  avversario  •  Tutte  le  suddette  ac- 
cuse date  9d  Erasmo  stanno  nella  prima  delle  due  Or^ioni  di  Giulio  Cesare  Sca- 
ligero contro  di  lui ,  e  non  nella  Orai^ione  di  Giutèo  Càmmitioé  Erasmo  equivocò 
in  prender  Pur  Giulio  per  l'altro.  La  vecchia  edisioflt  parigina  della  prima  O. 
ragione  dello  Scaligero  non   mi  è  giammai  capitata:  ma  bensì    quella    di  Colonia 
per  Bernardo  Gualtieri  nel  1600  in  16.  e  nnttaayente  con  l'altra  Orazione,  stam- 
pata nobilmente  in   Tolosa  per  Raimondo  Célòmarìo  nel  léio.  in  4. 
{a)  Non  può  negarsi  da  chi  che  sia ,  che  Monsignor  Fontanini  fosse    Ycrutis- 


jo3 

ria sacraj  stsLmiySito  in  Londra  nel  1681.  preterideudo  mostrare,  che  laf«ài> 
eia  della  terra  nella  prima  sua  origine  innanzi  al  diluvio  avesse  fctma  d^ 
versa  dalla  presente;  e  che  non  vi  ^steyo  uè. mari ^  nò  monti,  ne  valli,  ni 
fiumi;  ma  che  tutto  l'abisso  dell'acque  se  ne  stesse  rinchiuso  nelle  visce- 
le  della  terra;  e  che  poi  elle  sboccate  fuora  da  quelle  immense  voragini,, 
e  scrostando  tuttalafabbrica  della  terra,  cagionassero  il  diluvio  universa- 
le: e  che  dopo  cessato  questo,  ne  rimanessero  fuora  alcune  porzioni,  ri- 
dotte in  montiy  isole,  scogli  e  cose  simili  col  rimanente  guasto^  e  mutato 
in  altro  sembiante.  Il  Patrizio  cognominato  il  Platonico^  il  quale  ebbe 
del  novatore  in  tutte  le  arti  e  scienze,  finge  tratto  questo  pensiero,  che  fa 
suo  proprio,  dagli  Annali  di  Etiopia^  e  dipoi  narrato  da  un  filosofo  Abi$* 
sino  in  i spagna  a  Baldassar  Castiglione  •  Il  dottor  Bernardino  Ramazzi^, 
ni  da  Mo€Ìana  scoperse,  (  i>e  Fontium  Mutinensium  scaturigine  fiap.  iv. 
pag,  4^.  )  come  l'autore  inglese,  nulla  badando  sAVapertura  delle  caterat^ 
te  del  cielo,  (uTÒ  al  Patrizio  questo  ingegnoso,  ma  altrettanto  assurdo  tro- 
vato, e  lo  diede  per  suo.  Il  Patrizio  o  Patrizj,  che  chiamò  se  stesso  an- 
cora Patrie] j  non  fu  da  Clissa,  fortezza  mediterranea  in  Dalmazia  di  ìk 
da  Spalato,  e  allora  del  Turco  e  non  de*  Veneziani  prima  del  1644*  ^  ^^^ 
fu  il  Patrizio  né  anche  d'Albania,  uè  sanese,  né  ferrarese,  ne  veneziano^; 
mtkdaOssero,  isola  ecittà  vescovale  sotto  la  metro)>oli  di  Zara,  e  vicina  all' 
Istria(a*).  Egli  stesso  nel  Bidernuccio, Dialogo II ^deW Istoria,  narra^che 
Sr^te  Antonio  Patrizio  Marcello  tre  volte  generale  de'frati  minori, dipoi  ve- 
scovo di  città  nuova  inlstria,t  arcivescovo  di  Patrasso  nel  Peloponneso^  fu 

sioio  nella  storia  letteraria  de*  tempi  antichi  e  de*  nostri .  Egli  per  istruirsene  ft 
fendo  non  si  è  lasciato  portare,  come  f^a  tanti,  dalla  folla  comune  solita  uscir 
di  via  clecameuce  ,  ma  dietro  le  guide  più  sicure,  foraito  essendo  di  acuto  di- 
sceraimeato  e  eoa  infaticabile  studio  avendo  letto  assui  e  tutto  arendo  conside- 
rato e  aotato  e  ripostone  anche  nella  memoria  ,  che  area  pronta  e  felice,  si  è 
braYamente  atTaazato  a  quel  segno  ove  a  pochi  è  dato  di  pervenire.  Questa  giu- 
stizia coariene  rendergli  a  piena  bocca;  che  se  talvolta  traviar  li  vade  e  smar- 
tirsi ,  riftcttui  che  in  un  mar  cosi  torbido  e  vasto  ejli  è  difficile  per  non  dire 
impossibile  il  non  urtare  ia  secca  ed  in  iicoglio,  e  il  non  perdere  d'occhio  la 
bussola:  e  il  lume.  Nella  sua  opera  dclV  Elcquent^a  Italiana  s*  ìncotìiTSitko  tali  e 
tante  cose,  che  ooa  mi  lascian  mentire  e  queste  non  poche,  né  dozzinali,  ma 
in  buoi»  numero  e  peregrine  •  Quel  tanto  che  qui  egli  scrisse  intorno  a  Francar 
scù  Patri{ia  ,  e  uno  di  que*  luoghi  ,  ove,  a  mio  pare«e ,  sovra  quanti  ne  rs^iona* 
rouo ,  si  à  segnalato  e  distinto  .  Due  o  tre  sole  cose  parmi  di  dover  notare  a  ti- 
tok>  d'dlastrazioae ,  più  che  di  emenda . 

(tf*^  Ansi  che  da  Ossero ,  io  lo  affermo  da  Che  rio.  Xa  prima  di  queste  due  vi- 
cinissiou  isole  è  quasi  disabitau  da  gran  tempo  a  cagione  dell'aria  cattiva* 
che  le  rien  dal  monte  che  le  sovrasta:  il  che  non  k  di  quella  di  Chcrio,  isola 
e  città  popolau»  ove  il  Vescovo  e  il  Conte,  che  sempre  e  un  patrizio  vene* 
xiaao  »  ne  stanno  al  governo  e  fermamente  vi  tengono  residenza  .  Antonf rancete^ 
Marcelle  fratello  dell'avolo  di  Franauo  »  di  fui  qui  si  tratta  ,  vicn  cUiamat^. 
dal  Fdddinge t  Chtrinits,  cioè  da  Ck^rso  e  tvon  Absqrcasis  da  Ossero*  La  «04 
casa  cca  la  Cherso,  dove  si  ritirò  verso  la  fine  ideila,  sua  vita,  e  quivi  anche- fU' 
seppellito*  Lodoviéo  Zuccolo  qoetaaeo.  e  conoscente  di  Francesco  nella  ptcfi^z^Mf' 
a'  suoi  DiélùgkH  ^^  ^^^'  presso  il  Ginammi  ììl^  m  4»)  chiama  in  aga.  p9sc4' 
U    fratuesco  puxìùo  dà  Chctso^,  j    .    .     ;ì 


io4 

f ratei  dì  suo  avolo  (a*) .  Luca  Vaddingo  (Annales  Ordinìs  Minomm  tomo 
rjij.A.D.  1517.  num.  xxix.  )  lo  chiama  Antonium  Marcellum  Chen-» 
Hum^  cioè  da  Cherso^  congiunto  a  Ossero  per  mezzo  di  un  ponte.  Cherso  in 
latino  Chrepsa^  e  Ossero  chiamasi  Absorus.  Giusta  VUghelli\  Italia  sacrai 
tomo  y.pag.  aSi.  edit,  II.  )  questo  prelato,  fatto  arcivescovo  di  Patrasso 
ai  ai.  Maggio  i5ao.  morì  vescovo  di  Città  nuova  nel  1S26.  e  giace  sepol<« 
to  nella  chiesa  de' Frati  Conventuali  di  Cherso^  dove  passa  per  Antonio 
Marcello  Veneto^  in  vece  di  Antonio  Patrizio^  con  la  giunta  di  Marcel'* 
lo»  Annibale  Romei  ferrarese,  che  conobbe  il  nostro  Patrizio  in  Ferrara^ 
dove  leggeva  la  filosofìa  platonica,  ne' suoi  Discorsi  {Giornata  I.pag, 
4*  ediz,  del  Ziletti  del  i585.  )  lo  chiama  Francesco  Patrìzio  nobile  di  JJaU 
mazia^  e  Ciro  Spontone  bolognese  nel  Bottrìgaro,  Dialogo  stampato  in 
Verona  da  Girolamo  Discepolo  nel  iSSg.  pag.  11.  lo  chiama  Francesco- 
Patrìzio  da  Ossero  in  Ischitwonia,  cioè  in  Dalmazia:  la  qual  citta  è  lxxx. 
miglia  di  viaggio  di  mare  lunge  da  Ancona,  secondo  il  Patrìzio  stesso  nel* 
lo  Strozzi,  Dialogo  x.  deìVIstorìa  (  Hist.  lib.  CXIX.pag.  817.  )  Il  Sai" 
viati  (  Infarinato  II.  avanti  allapag.  i.  )  procede  alla  larga,  chiamando- 
lo j!?er^ropna  nascita  del  felicissimo  Stato  def  Veneziani.  Egli  nacque  neir 
anno  1629.  e  perciò  nel  i58o.  avea  5i.  anno,  come  si  legge  intorno  al  suo 
ritratto  nelle  Discussioni  peripatetiche  (  Piruicotheca  i .  )  stampate  in  Ba-» 
silea  dal  Perna  nel  i58i.  in  tomi  iv.  che  fanno  un  volume  solo  in  fogl. 
Io  ho  Voluto  avvertir  queste  cose  per  gli  errori  commessi  nello  scriver  di 
lui  dal  Tuano,  da  Giano  Nido  Erìtreo,  da  Isidoro  Ugurgherì  {Pompe  Sa^ 
nesi  tom.  i.pag.  53i.  ),  e  da  altri  compilatori  di  biblioteche  e  di  dizio^ 
Aarf.  Egli  mori  in  Roma  nel  1597.  chiamatovi  dal  pontefice  Clemente 
Vili,  avendo  nella  perdita  del  reame  àiCiprì  patiti  gran  danni ,  Cyprìa 
clade  oppressuSp  al  dir  suo  nella  lettera  preposta  al  tomo  iv.  delle  Discus^ 
sioni;  ed  essendosi  ivi  anche  prima  riparato  presso  l'arcivescovo  Filippo 
Mocenigo,  col  quale  se  ne  tornò  in  Italia  dopo  lunghi  pellegrinaggi  per 
mare  e  per  terfa  sino  dall'età  sua  di  nove  anni,  come  asserisce  nella  let- 
tera a  Zackerìa  Mocenigo  in  fronte,  del  tomo  1  •  Cento  anni  prima  vi  .fu 
un  altro  Francesco  Patrìzio,  ma  sanese,  e  vescovo  dì  Gaeta, 

(tf*^)  Nel  Bidernitccio ,  dialogo  II.  dell' iitoria  ,  inatil  cosa  sarebbe  ricercar  la  no- 
tila di  questo  Vescovo.  Nel  Contarino  bensì,  dialogo  III.  della  medesima' p.  i/« 
se  ne  legge  Tonorefole  testimonianza .  -  ' 

„  Tre' volte  generale  de* frati  minorì .  Non  tre  folte,  ma  tre  anni  segaits- 
mente,  frate  Antonio  Pattilo  fa  generale  de* frali  minori  eletto  una  sol  volta 
net  T517.  e  passato  immeéiattniente  dipoi  alla  Chiesa  Arcivescovile  di  Patrasso 
nel  ijio.  Di  lui,  al  quale  il  suo  pronipote  Francesco  forma  T  elogio  à'  uomo  di 
profonda  selenica  e  di  ammirahile  eloquenza  ,  eg'i  racconta  nello  stesso  dialogo , 
cbe  andato  essendo  in  Gerusalemme  alla  visita  deMuogi  santi,  fii- portato  da  una 
burrasca  in  Egitto,  e  che  quivi  si  abbattè  in  un  romito  egiziano,  dietà.iuolto 
antico  e  di  santa  vita  e  di  profeitdo  sapere,  chiamato  Ammari,  ^z\  quale  *  tali 
€o^e  intese  intorno  a  due  corruzioni  e  a  due  *  rtnascimentf  del  mondo,  che  me^ 
riterébbofio  dì  aver  luogd  mai  tra -le  baj^  e  'fole  dei  Mondi  t  dèlia  ZììCV^  'del 
Donii  che  tta  gli  scrittr  ditin  tanto  dòtto'  filosofe',  quanto  fu  H  Patrii'ro  rf^nì 
nendrm^tit)  pìacqfue  so vtr\tv singolarizzarsi  eoo-  narrazioni  e  ri iròtamen ti  Intte- 
dibili  e  strani,  per  sempre  più  stabilirsi  nel  concetto  il  novatore.        ' 


lOJ 

Dialoghi  (dieci)  di  M.  Sperone  Speroni. //i  Vinegiaia 

casa  de  figliuoli  di  Aldo  i54^.  in  8.  edizione  i.     L.     3; 

*  hi  1544.  in  8.  edizione  IL  rÌQeduta[i)(a).  4- 

(1)  Ci  sono  alcuni  Discorsi  anonimi  in  8.  di  Marco  Mantova  Benavi^ 
des  sopra  questi  Dialoghi  (i*). Queste  due  edizioni,  che  possono  riputarsi 
una  sola,  furono  fatte  senza  saputa  dell'autore,  e  dedicate  a  Ferdinando 
Principe  di  Salerno  da  Daniello  Barbaro^  dipoi  eletto  patriarca  d'yfyui- 
leja  (e*) . 

(a)  Dì  mezzo  a  queste  dae  edizioni  ne  fu  fatta  un'altra  dai  figliuoli  di  Aldo 
nel  if43<  in  8.,  la  quale  vi  si  dice  similmente  nel  frontispizio  riveduta  e  corret- 
ta: laoade  quella  del  1544*  ^^^  da  Monsig.  è  stabilita  per  seconda»  yìcae  ad 
essere  la  tei  za .  I  medesimi  ne  replicarono  tre  altre  nel  1546.  ino*(^*)e  1551»  e 
sempre  in  8.  Dei  suddetti  X.  dialoghi  un  solo  è  intorno  alla  Rettoricax  il  che 
aon  ispecificandosi  da  Monsig.  ,  il  suo  silenzio  potrebbe  far  credere  che  tutti 
e  dicci  vct6a6Scro  intorno  sÀVArte  oratoria  . 

(ò*)  Il  Mantova  introduce  se  stesso  a  ragionamento  in  questi  Discorsi  con  U" 
lisse  Bassiano  bolognese  suo  scolare  .  Essi  furono  scampati  in  Ventala  appresso 
Franctsco  Rampa\\€tto  ifói.  in   8. 

(e*)  Queste  due  edizioni ,  se  si  ha  riguardo  allo  stampatore  ,  non  possono  in 
^erun  modo  riputarsi  una  sola:  ma  si  bene,  se  si  ha  considerazione  ali*  autore, 
fi  quale  verso  il  fine  della  t.  parte  della  sua  Apologia  (  Apologe  dei  DiaL  p. 
541.  «diz*  1(96.  in  4  )  afferma  espressamente,  che  quantunque  i  suoi  Dialoghi 
erano  'stati  più  volte  stampati  e  sempre  in  forma  assai  bassa  da  Antonio  e  Pao* 
io  figliuoli  di  Aldo  Manuzio f  eglino  né  mai  da  lui  li  conobbero,  né  egli  da  lo- 
ro mai  pur  un  solo  ebbe  in  dono  di  quei  libretti  :  atto  ,  a  dir  vero  ,  scortese  e 
che  fa  poco  onore  ai  Manuzi,  ma  che  non  lascia  di  essere  imitato  e  seguito  in 
molte  occasioni  da  altri  della  lor  professione.  Continua  a  dir  lo  Speroni  che  i  suoi 
Dialoghi  appresso  la  prima  stampa  furono  tradotti  in  lingua  francesca  prima  in 
Liont  e  poscia  in  Parigi  stampati  l'anno  i^'*  ^  dedicati  altamente;  e  perché 
nulla  che  gli  onorasse ,  vi  si  avesse  a  desiderare ,  Marcantonio  Mureio  ,  il  qua* 
le  allora  soggiornava  in  Roma  e  regnava  fra  i  letterati ,  senza  altrimenti  co* 
noscerlo ,  ne  fece  in  lode  una  graziosissima  Ode ,  la  quale  però  non  sep- 
pi rinvenire  nei  5.  tomi  dell'  opere  del  Mureto  impresse  pochi  anni  ad* 
dietro  in  Verona  .  Lo  Speroni  cominciò  a  scriver  questi  suoi  Dialoghi  in  eti 
assai  giovanile,  cioè  da  quel  tempo,  in  cui  tenne  la  iettata  ordinaria  di  Lo* 
gica  al  primo  luogo  nello  studio  dì  Padova  l'anno  1510.  ventesimo  dell' 
età  sua  fino  al  1^14.  in  cui  fu  trasferito  aila  straordinaria  di  filosofia  in  se- 
condo luogo  .  Luigi  Moccenigo  ,  senator  veneziano ,  suo  singoiar  protettore 
ed  amico,  in  una  lettera  scrittagli  il  d)  iz.  di  Ottobre  1574.  lo,  esorta  a  far 
ristampare  i  suoi  Dialoghi ,  i  quali  ,  dice  egli  •  dopo  le  molte  ristampe  dei 
Manuzi ,  erano  capitati  al. e  mani  de'  librari  comuni  che  gli  aveano  tutti  ro- 
vinati ,  onde  gran  compassione  facevano  a  chi  li  vedeva  così  maltrattati  • 
Poco  si  scosse  lo  Speroni^  solito  esser  ritroso  e  difficile  a  dar  fuori  le  cose  sue, 
ali*  esortazioni  e  agli  stimoli  amorevoli  di  quel  gentiluomo ,  né  se  ne  pigliò 
gran  pensiero;  e  però  essi  Dialoghi  mai  non  uscirono  riveduti  e' ampliati,  ma 
sempre  dallo  stampatore  assai  guasti ,  se  non  dopo  la  morte  dell'  autore,  per 
la  cara,  che  n'ebbero  i  nobili  signori  Conti  per  lato  materno  suoi  discenden- 
ti  ed  eredi. 

\*)  L'eHì?ione  4el  i55o.  oitasì  dalla  Cratea* 

Tom.  J.  14 


ic6 

*  E  con  altri  non  più  stampati.  In  Venezia  presso  Rober^ 
to  Mejetti  1596.  in  4*  edizione  Ill.(i)(a}.  -   L.     7. 

(  I  )  Ingolfo  Conte  de'  Conti ^  di  cui  lo  «peroni  fu  aTolo  matern  0 ,  dedicò  que- 
sta copiosa  edizione  al  csìxAxxìzì Pietro  Aldobrandini;  ma  egli  fu  sì  mal  ser- 
vito nella  stampa,  che  bisognò  fare  una  gran  tavola  Aberrata  nel  fine,  là 
quale  né  anche  basta;  e  il  Conte  Ingolfo  nel  titolo  di  essa  esibisce  gli  ori- 
ginali per  far  vedere,  che  gli  errori  non  sono  dello  Speroni^  ma  della  stam- 
pa. Per  la  qual  cosa  è  desiderabile,  che  i  generosi  signori  Conti^  gentiluo- 
uìini  padovani,  e  anche  veneziani,  per  propiìa  onoranza ,  e  di  quel  va- 
lentuomo» di  cui  furono  eredi,  proccurino  che  si  faccia  una  pulita  e  de* 
coroia  impressione  (  in  4*>o  ^^^  ^^  ^og-  )  ^^  questi  Dialoghi,  e  di  tutte 
le  altre  opere  dello  Speroni,  esattamente  collazionate  da  persona  inten* 
dente  con  gli  originali,  presso  loro  serbati  (i*).  Quelli  poi;,  che  han- 
no il  prurito  di  ristampare,  e  per  lo  più  malamente,  le  opere  mille  vol- 
te stampate  ,  si  potranno  occupare  con  maggior  lode  ristampando  in 
proprio  e  bel  modo  queste»  le  quali  una  sola  volta,  e  malamente  furono 
stampate. 

^  .  .    . 

(4)  Dalie  cose  dette  sìoora  si  g'iugne  a  conoscere ,  non  essere  questa  rediiione 

terza,  ma  almeno  la  settima,  computando  solamente  le  Aldine  e  oon  mettendo 
in  conto  quella  del  Giglio  ,  nò  altre  de'  librari  comuni  ■  Nel  titolo  di  questa  del 
Xfy6.  sta  enunciata  V Apologia  dei  primi  Dialoghi,  la  quale  è  distinta  ia  tre  p?r* 
ti ,  e  sul  bel  principio  dà  a  conoscere ,  che  l'autore  non  avea  scritti  i  suoi  Dialoghi  nel- 
la forma  con  cui  gli  vennero  poi  stampati,  e  che  dopo  quel  tempo  noa  gli  avea 
più  riveduti,  se  non  una  sola  volta  francesi.  Gli  aggiunti  a  questa  edizione  sono 
otto:  ma  i  primi  dieci  vi  Sono  ridotti  a  nove,  mancando  quel  dell'  Usura  f  che 
ita  nelle  precedenti  edizioot. 

{h*)  A  questi  onctitissimi  desiderj  di  Monsignore  si  è  soddisfatto  appieno  ,  e 
anche  soprabbondantemente  e  come  qui  suol  dirsi  »  sopra  la  brocca»  nella  im- 
pressione di  tutte  l'Opere  di  Af  Sperone  Speroni  degli  Alvarotù  tratte  da'mss. 
griginali,  stampate  ia  Venezia  presso  Domenico  Occhi  nel  1740.  tom.  V.  in  4. 
e  non  in  fogl.  Il  signore  abate  conte  Antonio  Conti  patrizio  Tcneziano,  nome 
per  li  suoi  scritti  poetici,  filosofici  e  matematici  già  consacrato  ali*  immortalità, 
avendo  voluto  aggiugoere  a  tanti  altri  suoi  meriti  verso  la  repubblica  delle  lettere 
quello  di  collocare  in  più  degna  veduta  il  credito  e  il  nome  di  uno  scrittore,  dei 
cui  manoscritti  non  meno  che  del  sapere  eragli  l'eredità  pervenuta  *  concorse  gè., 
aerosamente  a  somministrare  gli  originali  •  che  qual  prezioso  tesoro  da'  suoi  mag- 

Sìori  e  da  lui  pure  si  custodivano  .  Col  riscontro  di  questi  non  solo  si  sono  emen- 
iti gli  errori  corsi  in  gran  copia  nelle  precedenti  impressioni ,  ma  moltissimi  di 
più  ancora  non  conosciuti ,  e  qaesti  di  tal  peso ,  che  o  per  alterazione  0  per  tron* 
camento  d'intieri  periodi»  oon  che  di  voci»  venivano  a  de&rmave  straoamentr 
la  bellezza  e  l'aspetto  dei  componimenti.  Quali  e  quante  poi  sieoo  le  scritture  di 
questo  gran  lume  dell'italiana  favella,  tenute  dalla  moderajtiooe  e  ritrosia  di  lui 
seppellite  e  nascoste  »  dalia  lettura  degl'indici  a  uu  tratto  d'occhio  si  scuopre  . 
Due  persone  intendenti,  i  signori  abati  hiatal  iallt  Lane ^  Uarco  Forcellini  le 
han  collazionate  ad  una  ad  una  esattamente  con  gli  originali  e  di  annotazioni  op. 
portune  e  anzi  di  buon  suco ,  che  di  parole  ripiene»  di  qcundo  in  quando  le 
corrsdaroao .  E  accioc(?hè  niuaa  cosa  mancasse  «  tcAdcff  come  volea  Monsignore» 


107 

Quattro  libri  della  Ungna  Toscana  di  Bernardino  To- 
mitano,ove  si  prova,  laFilosofìa  esser  necessaria  al  per- 
fetto Oratore  e  Poeta,  con  due  libri  nuovamente  aggiun- 
ti, da' precetti  richiesti  allo  scrivere  e  parlare  con  elo- 
quenza. In  Padova  per  Marcantonio  Olmo  1570.  i«  8, 
edizione  HI. {i)(a){*).  L.     3« 

Discorso  intorno  alT  artificio  delle  Prediche  e 
del  predicare  di  Cornelio  Musso .  Sta  innanzi  alle 
Prediche   X.    del  Musso.  In  Vinegia  pel  Giolito  iSSy. 

in  4*  4* 

L'Oratore  del  magnifico  dottore  e  Cavaliere  M,  Gio- 

van  Maria  Memo  (gentiluomo  Veneziano.  )  In   Venezia 

per  Giovanni  de^  Farri  1545.  in  4-{^)-  ^ 

Della  Eloquenza,  Dialogo  di  Monsignor  Daqiello  Bar«- 

baro  Eletto  Patriarca  di  Aquileja,  mandato  in  luce  da 

fi)  Se  le  Prose  à^\  Bembo  in  sentimento  del  Varchi  si  accostano  air 
tiratore  di  Cicerone^  questo  Dialogo^  intitolato  nell'altre  e<lizioni,  jR«- 
gionamentOj  con  tutta  proprietà  e  grazia  lo  esprìme;  onde  è  meritevole  di 
una  bella  e  pulita  ristampa  accompagnata  da  pieno  indice  . 

(a)  Altrove  da  se  medesimo  egli  si  chiama  anche  Memmo.  Il  Dialogo j 
diviso  iu  libri  III.  è  per  un  SeiuUor  Veneziano,  e  fu  da  lui  dedicato  al  car- 
dinal Niccolò  Ridolfi, 

polita  e  decorosa  questa  impressione  »  vi  ban  messo  io  priocipio  il  riuatto  dello 
Speroni  cavato  dall'  originale  di  man  di  Tii^iano  esistente  presso  il  sig.  conte 
AnnihaU  Ca/fodilista f  patrizio  e  canonico  padovano,  accompagnandolo  con  una 
dotta  lor  prefazione  al  suddetto  signor  abate  Conti  indiritta  e  con  le  memorie  e 
testimonianze  d' nomini  illustri  intorno  alio  Speroni,  la  cui  vita  finalmente  dali* 
abate  Forcellini  descritta ,  è  premessa  al  tomo  V.  stesa  con  tal  pienezza ,  fedeltà 
ed  ele^anM»  che  può  servire  di  norma  a  chiunque  si  mette  a  scriver  le  vite  di 
«omini  letterati  (**)  • 

{a)  QiKt' opera  nelle  due  prime  edizioni  era  divisa  in  tre  libri.  Nella  presente 
dicfndosì  dal  Tomiuno  esservi  due  libri  nuovamente  aggiunti ,  ella  dovrebbe  con- 
tenerat  cinque  e  non  quattro.  Ma  egli  col  ristringerli  a  soli  Quattro,  ha  inteso  di 
significare  che  quel  libro,  il  quale  occupava  il  terzo  luogo  nelle  due  anteriori  e- 
dizioni,  a'era  stato  da  lui  rimosso  e  levato,  benché  non  interamente,  nell' nltU 
Ola  impressione,  e  che  in  cambio  di  questa,  vi  avea  nuovamente  aggiunti  due  li- 
bri .L'opera  che, dall' autore  fif  indiritta  al  cardinale  A  iessandrpr arnese  ,  co^« 
ti^ne  i  csgio(iamenti  tenuti  ìm  Padova  da  molti  dotti  uomini  l'anno  x;4i«  lA 
occasione  che'  sul  cominciar  di  Novembre  gli  accademici  Iflfiammati  areanp.lp 
Speroni  a  loro  principe  eletto  • 

(*)  In  fiB««t  l«r|e  per  Lorenco  PafVQ&ti  1669.  ▼.  il  GreTemn*. 

(**)  L*edìs.  d«lf  0K»cbi  «gfla^Mti  dal  Brsvetti  I.  C  aoI  la»  indie*  ai  LiJnridiCmtcA. 


ic8 
Girolamo  Rascelli.  In  Venezia  per  Vincenzio  Valgrìsi 

1557.  ^^4-(0r^>^(*)-  ^*    ^* 

(i)  là  Eloquenza  di  questo  Prelato,  niente  Barbaro  (i*),  il  cui  avolo  fu 
fratello  del  grande  Ermolao,  è  diversa  dalla  presente  nostra,  che  in  buon 
latino  chiamasi  eloquiuniy  e  non  e/o^ae7i/ìa^  siccome  l'altra  (e*).  Egli 
nacque  in  Venezia  ai  18.  Febbrajo  i5i4-  che  fu  il  i5i3.  seconda  lo  stile 
veneziano:  e  trovandosi  egli  ambasciadore  della  sua  patria  a  Eduardo  VI. 
re  d'Inghiltera,  fu  dato  condjutore  al  patriarca  Giovemni  Orimani  dal 
pontefice  Giulio  III.  nel  i55o.  Alfonso  Ulloa  nel  dedicare  al  Grimani  il 
suo  volgarizzamento  della  Somma  di  naturai  tilosotìa  di  Alfonso  di  Fonte, 
stampato  in  Venezia  per  Plinio  Pietrasaata  nel  1537.  ^'^  4*  {Andreae 
Mauroceni  H istoria  Veneta  lib.  vji.pag,  256.  edit.  i.  )  esaltai!  Grimani 
per  essersi  eletto  un  tal  successore^  che  però  morì  assai  prima  dei  suo 
principale  nel  1569,  in  età  di  anni  lv.  Tali  cose  da  me  si  accennano  qui 

(a)  (Quando  oionsigQor  Fontanini  fece  lumpare  la  prima  volta  che  fa  nel  1706. 
il  suo  libro,  lo  intitolò  a  imitaxione  di  questo  Dialogo  del  Barbaro,  Della  Fio- 
quen^a  italiana ^  Ragionamento  di  Giusto  Fontanini.  Da  qaal  ragione  fosse  poi 
iDOiso  a  mutarne  il  buon  ordine,  tanto  nell'edizione  romana  del  lyió.  quaato 
in  quest' ultima  uscita  dopo  la  morte  di  lui,  dicendo,  Della  Eloquen\a  italiana 
a  monsignore  Giusto  Fontanini  libri  due  0  libri  tre,  in  luogo  di  dire ,  Della  Elo* 
quen\a  italiana ,  libri  due  0  libri  tre  di  monsignor  Giusto  fontanini ,  confesso  di 
non  poter  giugnere  a  capirlo.  Certamente  e' lo  fece  con  la  opiaioae  di  migliorar* 
lo;  in  che  pero  si  è  ingannato,  come  da  altri  fu  similmente  a?Yertito  • 

{b*)  Non  era  dunque  ncmmen  barbaro  di  casato,  se  niente  era  barbaro.  Que* 
sto  è  un  parlare  che  sente  molto  delle  false  argutezze  del  secolo  passato»  condan- 
nate  per  altro  e  derise  da  Monsignore  in  più  luoghi  della  sua  opera  • 

(c*ì  Quella,  che  in  buon  latino  chiamasi  eloquentia,  in  buon  Toigare  eloquen\a  e 

facondia  si  appella.  L'eloquenza,  che  nel  sentimento  dei  Fontanini  chiamasi  in  buon 

latino^/o^aiirm,  in  buon  volgare  dìàt$'i  favella,  lingua  ^  parlatura^  loquela ,  e  talvolta 

dagli  antichi  eziandio  eloquio.  Non  doveva  egli  pertanto  scostarsi  giammai  dallegitti. 

iBO,v)eroe  comune  significato  di  questa  voce ,  massimamente  nel  titolo,  ove  tutto 


deve  esser  chiaro  e  piano  all*intelligenza  di  ognuno ,  e  doveva  lasciare  a  Dante  • 
*il  quale  non  ebbe  mai  chi  in  questo  lodevolmente  lo  seguitasse ,  tanto  il  dire  in 
^olgar^e  eloquenza,  quanto  in    latino  eloquentia  nel  significato  di    lincva ,  che   le 

era  affatto  straniero .  Monsignore ,  che  si  piccava  di  scriver  bene  in  latino  ,  non 
Vivrebbe  certamente  usata  eloquentia  invece  di  lingua  ;  e  perchè  poi  voler  dire  nei 
'fuo^  buon  volgare  eloquenza  italiana  in  luogo   di  lingua   o  favella  italiana!  E  se 

dairautorità  di  Dante  volea  pure  lasciarsi  portare ,  dovea  riflettere  ancora ,  che 
'Dante  si  guardò  dal  valersene  volgarmente,  fuorché  una  sola  volta  nel  suo  Con- 

yÌ9Ìo,  e  quivi  ancora*  se  ne  servì  a  fine  d'indicare  ii   suo  libro  latino    de  vulgari 

ìsloquentia ,  e  non  per  introdurla  nella  lingua  volgare:  onde  venne  che  il  maggior 
''Villani  e  il  Boccaccio  in  occasione  di  citare  ii  suddetto  libro  di  Dante ,  lo  alle- 
'^oÀò  col  titolo  latino  e  non  col  volgare,  de  vulgari   elùqtuntUti  tanto  loro  ne 

]parve"6trana  e  dannevole  l'introduzione  . 

(*)  Nel  fine  del  libro  le^^esi  nn  avviso  ai  lettori  di  Domenico  àt*  Farri y  e  scorsesi  do- 
po di  (juesto  la  figura  della  tperanta  in«e)(na  pia  volte  u^ata  dal  Farri  itetto  ,  onde  par» 
oh«  da/(4Ì  e  non  dal  Vulgrisi  s'imprimeste  ^«tt*  opera  ài  Daniel  Barbaro. 


»» 


f» 
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19 

*» 


breremente,  per  essere  occorsi  non  pochi  sbagli  in  questo  epoche, benché 
non  antiche  ed  astruse,  come  quelle  de* Siromacedoni  (a*).  » 

{d*)  Dopo  aver  Monsig.  stabilite  niaestre?olmente  quest'epoche  non  antiche 
ed  astruse,  come  quelle  de*  Siromacedónì,  sarà  qui  ben  fiitto  osiervare  ,  come 
poi  in  altro  luogo,  quasi  dimenticato,  o  pentito  di  quanto  avea  di  già  stabilito, 
diversamente  ne  parla  . 

„  Il  nome  di  si  gran  prelato  Daniello  Barbaro  nobilmente  risplende  in  que. 
sta  eloquenza ,  e  anche  neU'  altra ,  come  in  più  Ricolta  sacre  e  cirili  ugualmen- 
te celebre  ,  e  nelle  ambascerie  per  la  sua  patria ,  e  nel  grado  ecclesiastico  illu- 
stre ;  onde  Alfonso  Ulloa  non  si  sazia  di  lodare  il  patriarca  Giovanni  Grimani 
in  occasione  di  dedicargli  i  Dialoghi  della  naturai  filosofia  di  Giovanni  dì  Fon* 
te ,  per  essersi  eletto  coadjutore  un  tant'  uomo ,  da  lui  chiamato  principal  lu- 
me di  questo  secolo ,  essendo  la  sua  elezione  stata  approvata  dal  pontefice 
Cìk/ìo ///.  ai  17.  Dicembre  ly^o.  Egli  poi  mori  nel  1574,  d'anni  61.  come  nato 
M  ai  18.  di  Febbrajo  i^i)*  de\V €r,A  comune,  con  le  quali  sicure  date  si  emenda 
„  chi  ne  scrìsse  diversamente.  Eloqu,  ital,  pagg»  657.  65S. 

Prima  eh'  io  passi  all'  esame  di  queste  .epoche  del  nascimento ,  e  della  morte 
di  monsig.  Daniello  Barbaro  t  mi  è  fòrza  correggere  una  patente  innavvertenza 
commessa  dai  Fontanini  nell'  aver  voluto  ripetere  senza  alcuna  necessità  la  de- 
dicazione di  Alfonso  Ulloa  al  patriarca  Grimani  della  Somma  del  Fonte  tradot- 
ta dalla  lingua  spagnuola  :  poiché  egli  la  prima  Yolta  avendoci  dato  il  vero  no- 
me di  quello  scrittore  spagnuolo  ,  che  fu  Alfonso  di  Fonte  ,  la  seconda  poi  lo 
chiama  con  errore  Giovanni  ;  e  a  confermazion  del  suo  sbaglio  anche  nell'  indi-, 
ce  posto  in  fine  della  sua  opera ,  di  un  solo  autore  ne  fa  àue ,  Alfonso  da  Fonte, 
e  Giovanui  da  Fonte  • 

Ma  delle  suddette   epoche  del  Barbaro,  in  diversi  tempi  prodotte,  quali  son 
le  T«re  ,  quali  le  false  ?.  Saria  più  facile  il  conciliare  le  siramocedoni ,   quantunque 
astruse  ed  antiche  •  Ma  in  quelle   il  Noris  e   1'  Arduino  ci  perderebbono  la  trac- 
cia e  la  bussola  .  Mettiamo  le  fontaniniane  per  più  chiarezza  a   confronto  V  unei 
dell'  altre  in  queste  due  tavolette  cronologiche  • 

Floqu.  itaL  pag,  319.  Ivi  pag»  6fS. 

1^14.  Dell'era  cornane,  e  1513  del-  iP)*  Dell'era  comune,  e  i^iz.  del. 
io  stile  Teneziano  ai  z8*  Febbrajo.  Na-  Io  stile  reneziano  ai  18.  Febbrajo.  Na- 
sce Daniello  Barbaro .  sce  Daniello  Barbaro  . 

if50.    Vien     dato    per     coadjutore  ifyo.  Ai  17.  Dicembre  vien    appro- 

al    patriarca    Grimani    da    papa    Giù-  rata  la  sua   elezione   al  patriarcato    da 

lio  111.  papa  Giulio  HI. 

1^69.  Muore  in  età  d*  anni  n*  xf74*  Muore  in  età  d'anni  61. 

•■  '  • 

Io  sopra  autentici  e  incontrastabiii  documenti  stabilirò  le  sicure  epoche  del  na- 
scimento ,  e  della  morte  di  questo  prelato,  acciocché  confrontate  con  quelle  ,  che 
montìg  Fontanini  ce  ne' ha  date  ,  come  sicure,  ne  faccian  conoscere  la  falsità,  e 
r  insussistenza  • 

ifi4.  Dell'era  comune,  15 13*  dello  stile  di  Venezia  (dove  ne^li  atti  pubbli- 
ci incomincia  l'anno  dal  i.  di  Marzo)  agli  8.  di  Febbrajo,  nasce  Daniello  Bar^ 
baro  .  Tanto  si  badai  registri  del  avTosherfa,  in  cui  àon  fedelmente  notaci  i  nomi 
dei  nostri  Patrizi  col  tempo  preciso  del  loro  nascimento,  e  col  nome  dei  loro  g^. 
nitciri.  Qnegli  di  esso  Daniello  furono  Francesco  di  DdHiello  Barbaro ,  td  EUn4 
di  Lntgji  Friuli  : 

if48.  Ai  II.  Ottobre  Daniel  Barbaro  fu  eletto  ambasciadore  in  Inghilterra. al 
re  Odoardo  VI.  e  quivi  nel  Novembre  del  iffo.  tuttavia  si  ritrovava ,  come  si  ha 
da  una  lettera  scrittagli  da  Pietro  Aretino .  Lett*  lib,  FI.  psg.  j^•  edi^*  1^09. 


■  B  II    »■■  I   m  ■^•«^^^^^^^^^^■l^Wtt^^^^^^^^^9ÌB^^^^^^^^^^^^^^V^n^i^^^^^^^^^^^^HB^H^^^>^i*-^^9^K^Mi^b^i^V^C^v  —  —  ---  ^P^^^^B^B^^^te^ft^^^H^^^i^h,^  «, 


no 

Il  Doria,  ovvero  dell'Orazion  panegirica^,  Dialogo  di 
Ansaldo  Ceba  •  In  Genooa  per  Giuseppe  Pavoni  ifer  . 
in  8.  L-     5« 

Aforismi  scolastici  di  Orazio  Lombardelli.  In  Siena 
per  Saloestro  Marchetti  i6o3.  in&.(a).  4* 

if  fò.  Li  6.  Ottobre  Jatòpo  Soran\o  fa  dato  ptr  succetaofv  nelP  «mbatciat»  d'In- 

?[hi1  terra  al  Barbaro  •  il  qaaie  poco  prima  era  stato  detto  per  coàdjiitof e  di  A^ui* 
eja»  benché  lontano,  dal  patriarca   Giovanni  Grima/ri:  e  ai  17.  Dicembre  hi  da 
Giulio  Ili»  approvata  la  elezione  di  lai . 

ly^t.  Ritornato  il  Barbaro  dalla  saa  ambasciata,  presentò  al  senato  la  s«a  Re^ 
Unione  d' Inghilterra,  e  di  Scozia,  la  quale  è  Ms  e  comincia:,,  Getto  è  che  chi 
goferna  sotto  alcuno  te. . 

'  (  f 70.  Ai  f.  di  Aprile  fece  il  Barbaro  il   suo  testamento     rogato  negli  atei  di 
Vettor  Maffei     pubblico  notajo  di  questa  città  . 

if70.  Ai  12.  di  Aprile  il  Barbaro  Tenne  a  morte  in  Venezia  e  fu  seppellito  in 
s.  Francesco  d^ila  Vifna ,  e  non  già  nella  chiesa ,  ot*  t  la  sepoltura  de'  suoi 
maggiori ,  ma  nel  campo  santo  (  cosi  avendo  lai  disposto  e  ordinato  nel  soo  te- 
stamento )  con  gli  abiti ,  e  ornamenti  patriarcali  ifìdosso  ,  mitra ,  anello ,  e  ero» 
certa  al  collo:  siccome  fe  eseguito,  stando  anche  al  presente  il  avo  corpo  in 
detto  luogo  per  mezzo  !'  organo ,  non  apparendo  ouìtì  alerò  segno  della  sua  se- 
poltura ,  se  nt>n  un  montìcello  di  terra  alquanto  elevato  :  la  qual  notizia  mi  fii 
eomuHicata  dal  p.  fra  Giovanni  de^i  Agostini  biblrokectrfo  éì  quel  convento, 
il  quale  sta  ora  compilando  e  sccÌTeodo  con  singolare  esattezta  la  storia  degli 
scrittori  veneziani .  ' 

Danisilo  B.irbaro  fisse  pertanto  f 6.  anni ,  i.  mesi  ,  e  4.  giorni 

Dì  quanti  sinora  han  cercato  di  mettere  in  chiaro  le  suddette  epoche ,  niuno 
ha  meglio  dato  nel  sdgno  del  Sìg.  marchese  Giovanni  Pofent ,  gemma  incompa» 
rabile  della  nostra  Italia,  e  insigne  ornamento  delle  sientifithc  ftalr  società  éì 
Europa,  nelle  sue  Exercitationes  Vitruviana  prima  (  Patav.  typis  Seminar*  '7^9» 
1)1  4«  mai')  P'  7fT^^  f  i^^UAO  se  q' è  più  allontanato,  quanto  Pietro  Bayìe^  il  cui 
Dif{jionario-^vsn  «d^  :f^ntì  ^nsidcrato  ciecamente  «  <;ome  un  pracolo  in  materia  di 
erudizione  e  un  tesoro  di  peregrine  incontrastabili  verità.  Égli  di  un  solo  Daniel 
Barbaro  ne  fa  due  sccittori^cUversi  senza  verun  fondamento  (pag.  440»  troisieme 
adii.  17Z0}»  e  attribuisce  ad  un  altro  Daniello  alcune  opere  del  nostro  prelato, 
il  quale ,  secondo  lui,  nacque  nel  iyx8.  e  mori  d'anni  4o.nel  i)6f  Non  mi  avviene 
giammai  di  aprir  coul  libro  per  vedere  ciò  ch'egli  dice  de' nostri  leuerati  ita- 
fìani  ,  che  non  mi  si  affaccino  in  copia  massicci  e  palpabili  errori,  de' quali ,  e 
molto  pia  delle  eretìcbe  td  empie  doctrine ,  ck»  per  entro  aottilmente  e'  vi  spar- 
gi,  si  brebbe  gran  merito  chi  si  prendesse  la  cura  di  ben  purgarlo,  per  com- 
^ssione  dell' inoaau  e  afFascinau  gioventà.,  die  spesso  è  aolita  £irne  il  suo  stu* 
dio  favorito  con  grave  pericolo  e  aanao  della  mente ,  e  ciò  che  è  peggio  9  dell* 
anima. 

(a)  M»n  solo  contro  la  mente  deiraotore^  ma  ancp». contro  la  propria  rego- 
li ,  toglie  Ijui  Monsig^  l'articolo  al  eicoio  di  questo- Jìbro«  che  i  ,  G>li  Aforismi 
sMàsiici ,  I  -quali  sono  in  ««meìo  di  187.  divHlinr  cq«.iìbri  •  In  Sat  ài  essi  sta 
k  lista  delle  optrà  pkbblitate  dii  ZpmèikrdtUi  •ìAl^m'kam  tkoM.  Sé  princi- 
pio fra  gli  altri  componimenti  in  lode  di  questi  Aforismi  leggeri  un  beil*  ep4» 
fattomi  dritfi»»vififVMr»  SswA^rli 4 


Hi 

^  *  I  Fonti  ToscaoL  In  Firenze  per  Giorgio  Marescatti 
j5i)8.  in  8.  (i).  L.     4^ 

(i)  Questi  Fonti  della  lingua  sono  diretti  ad  Arrigo  Vottone  inglese^  di* 
poi  tre  volte  Ambasciati  ore  del  re  Jacopo  I .  in  Venezia  («*).  Costui  fa 
scolare  del  Casaubono,  e  passando  nna  volta  per  Augusta  vi  lasciò  scrit- 
to uno  strano  aforismo  o  definizione  ùeìVAmbasciadore,  ad  ò  questa:  i^^ 
gatus  estvir  bonus ^peregre  missus  ad  mentiendum  Reipublieae  caussa.  Ca^ 
}>itata  la  carta  in  mano  dello  Sdoppio^  questi  la  stampò  nell'  Ecclesiasti" 
co  (cap,  ly. pag.  1 3.  ),  rinfacciando  al  re  Jacopo  con  suo  gran  senti- 
mento la  ribalda  massima  del  suo  ambasciadore^  e  ne  parlò  anche  nelle 
Anfotidi,  Anzi  sotto  nome  di  Oporino  Grubinio  diede  fuora  in  Jngolstat 
nel  i6i4*  p^-  ^94*  cootra  il  Vottone  un  libro  intitolato,  Legatus  la^ 
tro  (b^)'  Per  la  qual  cosa  il  Vottone  temendo  la  minacciata  disgrazia  del 
re,  cercò  scusarsi  del  malvagio  aforismo  con  due^j9o/o^ìe stampate,  nnft 
a  lui,  e  l'altra  al  Velsero,  dieendo  di  aver  voluto  scherzar»  neirequivoco 
inglese  del  verbo  latino  mentiri,  che  in  quella  lingua  significa  dimorare^^ 
e  anco  mentire  in  luoghi  esteri,  cioè,  to  He  abroad.  Ma  l'aforìsmo  non  es- 
ibendo giocoso,  ma  serio,  e  non  inglese^  ma  latino,  leva  agni  scampo  ali* 
equivoco.  Del  Vottone^  il  quale  in  premio  delle  sue  ambascerie  ebbti  per 
grazia  la  prefettura  d^l  collegio  à' Etona,  picciol  borgo  della  contea  di 
Eùckingam,  àove  se  ne  mori  nel  1639.  si  apprendono  altre  particolaftlà 
da' suoi  opuscoli  Inglesi^  ristampati  in  Londra  la  quarta  volta  nel  i685'. 
in  8.^  per  quanto  abbiamo  dagli  atti  di  Lipsia.  Trovasi  nna  Relazione  a 
penna  di  congressi  da  lui  tenuti  in  Venezia  nel  i6o5.  col  celebre  padre 
gesuita  Antonio  Posscvino,  Il  Lombardelli  {Supplementa  tomo  I.  Sect.  II. 
pag,  85.  ),  a  cui  Roberto  Titi  avaa  fatto  conoscere  il  Vottori'e,  stampò  an- 
cora un  libro  della  PraniM4:ia  ToscarLa  in  Firenze  pr<;soo  il  Marcscqtti 
nel  i568.  in  8. 

{a*)  Aggluogaii ,  a  due  volte  ancora  a  Carlo  Emanuele  diica  di  Sévoja,  e  pi^ 
altre  alle  provincie  unite,  e  a' varj  priacipi  di  (?^r/n«/7Ì4 ,  all' arciduca  Lfopolde 
d'  Austria  ,  e  per  ultimo  al!'  imperidor  Ferdinando  li»  col  carattere  dì  arobasciado- 
re  straordinario.  La  vita  di  lui  è  stata  scrìtta  da  Isacco  Valion  di  Staffordt  h^sué 
inerudite ,  tametsi  in  nonnuUis  a  veriiaie  defieaai ,  lecondv»  il  giudicio  Formato- 
ne da  Antonio  da  Food^  {Histor.  et  Antiqaitat»  Università  Oxon*  hb>  II,  p»  ti^.  ) 
istorico  della  università  di  Oxford  ;  dalla  qual  vita  aon  ricopiate  tatte  quelli; 
particolarità,  che  intorno  al   Vottone  si  riferiscono  nel  liliro  di  Monsig. 

{b*)  li  libro  dello  Sdoppio  contra  il  Vottone,  in  titolato  •  Legatus  latro,  fb 
stampato  in  Ingolstat  nella  stamperia  ederiaaa  nel  léif.  secondo  il  mio  esem- 
plare, in  II.  .  Scrisse  egli  questo  libricciuolo  ,  non  solo  per  metter  i^ 
fista  e  ia  detestazione  la  falsa  e  iniqua  definizione  dell' an^basciadore  uscita 
dalla  bocca,  del  calvinista  Vottone,  ma  per  divulgisre  un  vile  asiassinamento ,  col 
quale  l'anno  161  ).  il  di  il  di  Marzo  il  Vottone  ,  stimando  di  far  cosa  grata  al 
re  suo  signore,  dopo  aver  dianxl  tentato  di  levar  di  vita  in  Milano  Io  Sdoppio, 
cercò  per  mano  di  undici  sicarj  di  farlo  cracidare  in  Madsid  »  ia  tempo  cne 
quegli  disarmato,  e  quasi  solo  ritornava  dalla  Cbicsa  di  saati.  iW^fiV  »  4cM.dci 
Rimedi ,  Fu  da  que' malvagi  lasciato  in  terra  per  morto  con  più  ferite  f  *na*  egli 
attribuendo  da  baoa  cattolico  alU  ptotezioae  deUa  B..  V^rgjne  la  JMU  s«Iv€ua, 


w^m^  '  V 


SFi^"[»»W#»ilg 


I  la 

II  Chiariti,  Dialogo  del  Conte  Silvio  Feronìo,  ove 
trattandosi  de' Fonti  Toscani  di  Orazio  Lombardelli,  si 
va  ragionando  di  altre  cose.  In  Lucca  presso  il  Busdra- 
gò  1599.  in  8.  L.     4' 

Discorso  di  Girolamo  Catena  sopra  la  traduzione  del- 
le scienze  e  di  altre  facoltà,.//^  r inezia  per  Francesco 
Ziletti  i58i.  in^.{a).  3. 

• 

campò  da  quel  pericolo  libero  e  illeso ,  non  etsendoaegli  tro? ato  altro  segno  dei 
colpi  riccTUti ,  se  noa  nei  drappi ,  e  nel  collue  traforati  in  più  luoghi  .  Il  Vot^ 
ione  morto  d'anni  71.  nel  1639.  ordinò,  che  sopra  la  sua  sepoltura  fossero  in- 
cise  le  seguenti  parole  :  Hie/dcet  hujus  sementiA  primus  auctor:  disputandi  pruritus 
tccUsiarum  seabus  .  Nomen  alias  quAre .  Tanto  si  ha  dagli  atti  degli  eruditi  di 
Lipsia*  Supplem*  sect.  IL pag.  84* 

Questi  Fonti  toscani  del  Lombardelli  aprono  \%  strada  a  formare  una  non  me« 
diocre  biblioteca  di  buoni  libri  italiani  e  toscani.  L'autore  dì  in  ristretto  sopra 
ciascuno  di  essi  il  suo  sentimento ,  ma  ti  tien  sopra  le^ermente  la  mano ,  e 
troppo  dolcemente  pronunzia  il  suo  parere  a  riguardo  di  alcuni  degni  più  di 
•ft rzate  ,  che  di  carezze  • 

(tf)  Questo  discorso  fu  recitato  dal  Cauna  nell'accademia  degli  afidati  di  Pa» 
^ia .  fra  i  quali  chiamaTasi  il  Provveduto  ,  tenendo  per  corpo  d*  impresa  quel 
maratiglioso  animale  acquatico  »  detto  Nautilo  •  del  genere  de*  polpi ,  col  mot- 
X^  ^^Tutusi  per  summa  per  ima,  da  Luca  ContUt  ingegnosamente  spiegato  (Ra^ 
gionam-  sopra  le  impr.  degli  Affidati  pag.  144.  i.)  Nel  discorso,  dedicato  dal  Cate- 
na al  card.  Luigi  d*Este ,  egli  sostiene  doversi  interpretar  g'i  autori  parola  per  paro 
la,  serbandosi  le  figure,  e  lordine  delle  cose,  e  non  altrimenti,  da  chi  va  in  trac- 
cìSL  di  lode  di  fedel  traduttore.  Un  tal  sentimento  sostenuto  da  lui  con  sode  e  dotw 
te  ragioni  ,  lo  porta  a  dire  ,1  (  pag,  6.)  che  l'opera  di  Virgilio  tradotta  non  sia 
più  di  Virgilio,  poiché  alcuni  non  solamente  hanno  fariato,  ma  vi  han  fram- 
messe tante  sciocchezze,  che  lo  fanno  poeta  di  vulgo  „•  Di  chi  abbia  egli  in- 
teso  di  parlare  ce  ne  dà  indizio  in  altro  luogo  (pag.  91),  dorè  esamina  la 
traduzione  di  due  versi  del  quarto  libro  dtii*  Eneide  terso  il  principio,  dal  ri- 
scontro de' quali  si  può  renire  in  cognizione  di  chi  ne  fosse  l' inrerprete,  e  se 
quella  traduzione  fatu  in  versi  sciolti  dcbbasi  riputar  cosi  buona  che  da  essa  si 
abbia  a  prender  la  regola  del  ben  tradurre.   Virgilio  avea  detto: 

Posterà  Phmbea  lustrabant  lampade  terras^ 

Humentemque  aurora  polo  dimoverat  umbram: 
«  *i  traduttore  lasciò  scri^Bto-cosi:  . 

Didp  lascia  \  quando  fu  giorno ,  //  letto  • 
'  w  lu  questa  traduzione ,  dice  il  Catena ,  non  è  osservata  figura ,  né  forza  di 
parole,  né  si  son  poste  della  medesima  sorte,  né  vi  si  Tede  ordine,  non  v'é  il 
medesimo  ornamento  poetico,  e  si  dice  quello  che  non  dice  Virgilio,,:  tutte  le 
•quali  cose  ad  una  ad  una  eg-li  va  poi  dimostrando .  La  censura  va  di  rimbalzo 
a  cadere  aopra  la  traduzione  tanto  decantata  di  Annibal  Caro^  il  quale  traslatò 
i  suddetti  versi  con  questo  suo  ,  parlando  di  Didone  : 

Sorgea  V  aurora  ^  quando  sorse  ancb*  ella.  ■ 
Alla  prima  traduzione ,  volle  il  Catena  sostituire  la  propria ,  che  é  questa  : 
'    -Con  la  lampa  di  Febo  V  altra  aurora  Illttstrava  la  terra ,  e  Vumtd*  ombra 

Toltét  dal  polo  avea» 
^ùto  diveriameotc  uadotto  sta  questo  pasto  nel  volgarizumento  dell'  Eneide  stam- 


ii3 

*  Dialogo  dì  (Bastiano^  Fausto  da  Longìano  del  modo 
di  tradurre  da  una  in  altra  lingua,  secondo  le  regole,' 
mostrate  da  Cicerone.  In  Venezia  per  Gio.  Grifio  i556. 
infi.{i)(a).  L.     3. 

Le  Idee,  ovvero  forme  delPEloquenza,  di  Filiberto 
Campanile,  secondo  la  dottrina  di  Ermogene  e  di  altri 
Retori  antichi.  In  Napoli  per  Giambatista  Sottile  1606. 
inj\.(^).  3« 

Discorsi  cinque  di  Orazio  Toscanella  (  sopra  lo  stu^ 
diare,  tradurre  e  dìscorvere).  In  Venezia  per  Pietro  Fran* 
ceschi  iSjò.  in  j\.{*).  .    4* 

•  -  Artincj  oratorj  e  poetici, osservati  in  Cicerone,  Vir- 
gilio, Orazio  e  Terenzio.  In  Veneziapresso  il  Sessa  1597. 
in  8.  (b).  6. 

(i)  Il  rinomato  vescovo  Pierdaniello  Uezio,  in  latino  Huetius,  scrisse 
un  Dialogo  latino  divìso  in  libri  II.  sopra  questo  medesimo  argomento; 
il  primo  de  optimo  genere  interpretandi,  e  l'altro  de  clans  interpretibus. 

(2)  A  questo  capo  si  potrebbono  ridurre  i  Dialoghi  di  Giovanni  della 
Fratta  della  dedicazione  de^  libri,  stampati  in  Venezia  nel  1592.  in  4* 

pato  sotto  il  nome  di  Ttoioro  Angtlucci ,  il  quale  meriterebbe  di  esser  più  Co- 
nosciuto : 

Con  la  lempa  Febta  lustrava  i  campi        GiÀ  la  seguente  aurora ,  e  r umida  ombra 

Tolta  dal  cielo  uvea* 

(tf)  11  nome  dello  mmpatore  si  legge  aell*  ultima  pagina  dopo  l'errata.  L*tìi< 
segna  acolpita,  nel  frontispizio,  la  quale  è  una  Pallade  armata,  che  appoggia  la 
destra  ad  un  oli?o  e  la  sinistra  al  suo  sciMò  posato  a  terra  col  motto  Oiiva  Mi' 
nervàf  non  è  la  solita  usata  dal  Grifio  in  altre  sue  stampe,  ma  è  deli' Avani^if  uà 
istanxa  del  quale  fu  stampatoli  dialogo.  E' dedicato  dal  Fausto  agli  accademici 
Costanti  di  Ftcen^a^  fira' quali  ei  si  pregia  di  essere  stato  annoverato  nella  fon- 
dazione della  loro  accademia  e  dà  qui? i  il  ruolo  de'  primi  fondatori  di  essa .  In 
un  avviso  posto  dietro  al  Dialogo  asserisce  di  tener  pronti  per  la  stampa  i  suoi 
libri  della  lingua  italiana,  e  il  suo  gran  Di\ionaria\  le  quali  opete  ìion  si  SòBb 
mai  pubblicate.  *     .  .'         .  ' 

{è)  Se  Monsignore  si  fèlse  compiaciuto  df  dare  una  tota  occMau  airultiniVi  pa- 
gina di  questa  edizione,  ove  in  carattere  totido  si  legge',  in  F/ffe^M appresso  gK 
eredi  di  Marchiò  Sessa  1)69.  si  sarebbe  tostamente  avveduto  della  impostura, 
con  la  quale  i  Sessa  l'hanno  rimessa  in  campo,  mutandone  il  solo  primo  foglio 
e  con  esso  il  suo  vero  titolo ,  il  quale  nella  prima  edizioae  è  il  seguente  : 

(*|  Il  Montanini  ha  riportato  un  po' confa»ain«>nte  il  titolo  dì  «[oeit'opera,  e  Io  J?#fi# 
non  ti  è  dxta  la  pena  di  togliere  tale  oicuriià  lo  danque  credo  che  non  sarà  fuor  di  pro- 
posito il  ilare  a' lettori  una  più  esatta  idea  di  «[uesfi  Discorsi  avvitandoli,  che  ,«  il  l. 
serve  per  studiare  un*  Epistola  di  Cieeronty  il  a.  per  tradurre,  il  3.  per  studiare  direrti 
autori  di  umanità,  il  4.  per  ttudiare  un  poeta  volgare  e  latino^  il  5.  per  trovar  materia 
da  discorrere  topra  ogni  oocorrente  concotto  ,>  le  quali  «ose  tutte  ti  leggono  nel  frontispi- 
lio  ttesto  dei  libro. 

Tom.  i.  iS 


\ 


114 

Precetti  neeestarj  sopra  cose  4i  0 rama tica^  Rettori ca, 
Topica^  Loioa ,  Poetica  e  Istoria.  Jn  Vinegiaper  Ludot^ 
i^ica  Avanzo  1567.  in  4(0*  L*     6, 

Trattato  dello  Stile  e  del  Dialogo,  composto  dal  Padre 
Sforza  Pallavicino  della  Compagnia  di  óesu.  In  Roma 
presso  il  Mascardi  1 66a>.  in  i  sk.  edizione  HI.  {st).  5 . 

Considerazioni .(  del  Marchese  Oiaogiaseppe  Orsi) 
sopra  un  famoso  libro  Francese,  intitolato,  La  maniera 
di  ben  pensare  ne* componimenti^  divìse  in  yii.  Dialo-- 
gbi,  ne*  quali  si  agitano  alcune  quistioni  rettori  che  e 
poetiche.  In  Bologna  per  Costantino  Pisarrl  lyoa* 
in  8.  (3).  8. 

(i)  De*mottij  in  latino  joca^  appartenenti  airarte  oratoria,  hanno  aerit» 
fo  il  Castiglione  nel  libro  II.  del  Cortigiano,  Giulio  Landi  nelle  Azioni 
morali  tonM>  i.  libro  v.,  il  Tomitano  nel  libro  IT« ,  il  Trissino  nella  divi- 
tione  TI.  della  Poetica^  il  Casa  nel  Galateo:  n  de^ motti  con  esempj  anti- 
<^hiy  il  Cavalcanti  nella  Rettoricalih.  y.  pag.  3x6. 

(2)  Il  cardinal  Pallavicino j^  che  scrisse  quest^opera  in  sua  giorentù,  vo* 
lendo  lodare  a  capo  ▼.  pag.  So.  il  cardinal  Guido  BentivogHo,  dice,  che 
seppe  illustrare  la  porpora  con  P  inchiostro  (a*) . 

(3)  Uscirono  quasi  nel  medesimo  tempo  altri  scritti  »  relativi  al  presente  • 


•  •  Libro  primo  degli  artifioi  oifciratt  dàOfs\Ì0  Tascéuulh  dalla  fiunigUs  di  iiute* 
atro  Luca  fiorentino  »  sopra  le  orsiiooi  di  Cicerone  ^  sopra  Virgilio  f  le  ode  di  O- 
raiia  e  le  comaiedie  di.  ferendo  *  la  Vemy^  sppresso  gli  ereai  di  Marchia  Sessa 
^4a.  io,  a*      . 

4«*):  ÀAcka  Mi0.  ^uUìai^ni  nella  daficszioae  delle£a(/i«  del  caiy^nafe  ^JIÌMfr4u^ 
M  MirMti  ^  cardioslc  Scifiosm  Margbeie .  yolfO^Q  lodate  tù^cud\wiX^fifif ranco, ^ 
m$fii^9  eoe  in,  fremo  i^l  sifo  ^raàteau  setwe  trova  la  ^forpora^.^egF  u^ì^tn^ 
JrO  stesso  cardiosl  B^ifsive^iLo  ^.Usói>  turre  dalla  cpuefl.ta  più  il  ana  folca  neU 
k;  sue  opere  e.  priA^cipaUneatc  neMe  siie  Memo$ie  (  pàg.  i%Si,>  edix»  dei  Giiuui  e 
Mata)f.  dofft  recsado.gittdicia  intosoo  alla.  Ctuerra  di  Fiandra t  §QÙUà  dà! jp*.  Fa- 
miauo  Stfodst  allodeo^  alcogaome  di  lai,  disse,  che  iÌ.mi(ggioi;  sao  difietp  «r 
ra  uscir  tanto-  di  strada.  SlmHi  irgiuie»  die  soqo  nel  nostro  secolp  riprovate  e 
derisa  9. etano  le  de^aie  del  pr(;cedaate.*,U  mostro.  Pcelpc»  i^og.rfgifu^e  k  coadaa- 
^;  au  pure  egli. ^esso  noa  se  n'i  sempre  guardato* 


\ 


Ii5 

CAPO   IL 

Retori  Greci  volgarizzati. 

Jje  idee,  ovvero  forme  deir  orazione,'  da  Ermogeiie 
considerate  e  ridotte  in  questa  lìngua  da  Giulio  Camillo 
Delminio  Friulano.  A  queste  si  aggiunge  Tartificio  del- 
la Bucolica  di  Virgilio,  opere  mandate  in  luco  da  Gian- 
domenico Salomoni.  In  Udine  per  Giambatista  Natoli^ 
ni  i594«  i/14  (^)«  ^*    ^^ 

(i)  La  presente  impreseione  è  ia  bel  carattere  tondo,  chiamato  mnti^ 
chetto.  Allora  la  città  di  Udine,  in  lattino  Utinum^  aveva  una  copiosa  o 
nobile  stamperi*  di  caratteri  tondi ,  corsivi  e  anche  greci:  e  la  stampa 
non  molti  anni  dopo  il  suo  ritrovamento  vi  fu  portata  da  Gerardo  di  Fìan^ 
dra.  Al  detto  libro  fu  mutato  il  frontispizio,  non  una,  ma  due  volte  sotto 
i  nomi  di  Bernardo  Giunti  e  di  Giambatista  Ciotti,  libraj  di  Venezia;  pe- 
rocché nel  i6oa.  il  titolo  fa  rifatto  in  tal  guisa  :  Artificio  ù  dello  scrioerB 
e  giudicare  le  scritte  oraùoni,  come  anco  delPorare  per  la  eia  delPIdèa 
iPErmogene  ec.  (a^).  Dipoi  nel  i6o8.  vi  fu  messo  quest'altro:  Modo  del 
ben  orare j  e  del  comporre  le  orazioni^  cavatadàUe  Idee  del  dottissimo  ErmO' 
geneec.  None  mal  fatto,  che  il  prossimo  ne  rimanga  avvertito,  affinchè 
non  corra  pericolo  di  prendere  per  tre  libri  diversi  quello,  che  realmente 
è  un  solo.  Di  tali  imposture  se  ne  incontrano  molte.  U  libro  do  Melatia» 
nibus  medieorum  di  Fortunato  Fedeli  medico  fiorentino,  che  fu  stampalo 
del  i6o3.  dopo  ristampato  in  Lipsia  da  Cristiano  Michde  nel  1674.  in  8.> 
nel  frontispìzio  fu  poi  falsificato,  e  con  la  finta  data  dell'anno  1679.  dal 
medesimo  stampatore  cambiato  in  quest'altro:  Schola  Jureconsuàorum 
medica,  auctore  Thoma  Reinesio,  medico  e  letterato  famoso:  e  per  mag- 
giore inganno  vi  si  mise  Una  prefazione,  piena  di  menzogne,  la  quale  gab- 
bò Giorgio  Abramo  Mercklino  nel  suo  Lindenio  rinovatOp  che  tratta  de  seri- 
ptis  medieorum  pag.  ioa3.  e  similmente  vi  cadde  il  compilatore  della  ^Si» 
blioteca  Oiseliana  pag.  a5o. 

Qui  ò  bene  avvertire^  che  ai  sei  tomi  grossi  del  Tesoro  critico  di  Gismo 
Grutero,  che  è  una  raccolta  di  varj  crìtici  del  secolo  xvi.  usciti  dalle  stam» 
pe  di  Francfort  dall'anno  i6oi.  al  1607.  ^^  ^*>  ^^^  i6a3.  ne  fu  aggiunto 

^éfi)  Aigomcato  del  poco  tpiecio  che  incontrò  qaett'  operi  poltams  dd  C^mi- 
millo^  sono  le  replicate  roatazìonì  del  primo  tìtolo,  praticate  dagli  stsmpstoii 
Ttaeiiiai ,  e  credute  un  mexxo  neceisario  e  gtOTCTole  s  fìiciiitare  la  Tendiu  dei» 
le  copie  ad  essi  loro  cedute  dalie  sumpatore  udinese  •  L'autore  era  di  molto  sca^ 
dato  allora  da  quell'alto  credito,  in  cui  lo  lostennero,  quaad' era  in  tìm  ,  i  saet 
«rtifizj  e  i  laoi  partigiani  ;  e  dei  suo  ideato  Teatro  che  avea  tenuto  il  monde  la 
tana  eipcttaaioBe  non  più  si  parlare,  se  noa  con  riso  e  diapresso  • 


ìffl  >yjyT*«vyy^*ì*>~^*cgc  ' 


1x6 

nn  altro  col  titolo  di  settimo;  ma  questo  libro,  il  quale  non  ha  che  far  col 
Grutero^  non  è  altro,  che  una  rapsodia  di  Gianfilippo  Pareo ,  già  col  titolo 
di  Electa  Plautina,  stampata  in  Spira  nel  1617.  A  Svetonio,  senza  gran 
pompa  di  note  illustrato  da  Carlo  Patino^  e  pubblicato  in  Basilea  del 
1675.  in  4-9  già  alquanti  anni  fu  mutato  il  frò'ntUpisio.  Così  pure  all'in- 
signe opera  Ortografica  di  Claudio  Dausquio,  stampata  in  Tomaj  per  A* 
ariano  Cinque  nel  i63:ì.  in  foglio,  fu  tolto  via  il  frontispizio  con  gli  em- 
blemi intagliati  in  rame,  rappresentanti i  primi  inventori  delle  lettere,  e 
vi  fu  messa  la  falsa  data  Ai  Parigi  presso  Federigo  Lionardo  nel  1677.  ^^ 
Luoghi  teologici  di  Melchior  Cono,  stampati  in  Colonia  da  Arnoldo  Mi'» 
lio  del  i6o5.  in  8. ,  il  detto  librajo  Lionardo  scambiò  il  frontispizio^  met- 
tendovi il  suo  nome  proprio,  quasi  di  opera,  da  sé  stampata  in  Parigi  nel 
1678.  Ai  libri  delle  cose  di  M agonza  di  Niccolò  Serarìo,  quivi  stampati 
nel  i6ìq4«  in  4*>  ^^  mutato  il  frontispizio,  e  postovi  l'anno  1624*  ^^^  1^ 

Slnnta  di  queste  fraudolenti  parole:  Èditio  postrema, priori  auctior,  quan- 
o  però  l'edizione  none  diversa  dalla  prima  del  i6o4*  Finalmente  non 
debbo  tacere  un'altra  temerità,  ed  è  questa.  Monsignor  Rafaello  Fabretti, 
già  mio  amico,  se  ne  passò  all'altra  vita  qui  in  Roma  nel  1700*  appena 
terminata  la  stampa  delle  sue  Iscrizioni  da  Domenico  Antonio  Ercole, 
delle  quali  però  il  compositore  fa  il  medesimo  Fabretti  in  casa  propria  a 
S.  Pietro^  dónde  |>oi  rimandava  le  cassette  delle  pagine  composte  all'Er- 
cole,  perchè  ne  facesse  tirare  le  stampe.  Gli  eredi  vendettero  gli  esempla- 
ri del  libro  a  un  tal*  Galera,  il  quale  vi  strappò  i  frontispizj  ad  effetto  di 
riporvi  il  suo  nome,  levandovi  anche  il  simbolo,  o  impresa  dell'autore^ 
che  era  l'Istrice,  o porcospino,  sulle  cui  punte  stanno  infilzate  alcune  frat- 
te col  motto  greco,  che  viene  a  dire  in  volgare:  con  le  frutte  regala  gli  a- 
mici,  e  con  gli  strali  offendè  i  nemici:  il  qual  motto  io  già  mostrai  aver  so- 
migiianza  con  altro  por  greco,  che  dice  in  volgare:  Pontico  Virunio,  abi'^ 
tante  nelTApe,  cioè  a  dire,  che^a  male  ai  nemici  col  pungiglione,  e  bene 
agli  amici  col  mele  {Giornale  de' Letterati  d^Italia  tom.  xxiv.pag.  284.y. 
Questi  due  motti,  presi  così  adlitteram,  hanno  poco  del  Cristiano;  ma  si 
può  dire,  che  sieno  diretti  a  minacciare,  più  che  a  far  male^  Altri  esempj 
di  falsificazioni  di  titoli  e  frontispizj  si  porteranno  più  avanti,  per  non  es- 
ser troppo  nojoso  in  pottargli  qui  tutti,  non  lasciando  frattanto  di  accen- 
nsre^  come  ai  tomi  III.  de'  Monumenti  della  Chiesa  Greca  dì  Giambatista 
Cotelerio,eom\n^9Ltì  a  stamparsi  in  Parigi  à9^  Francesco  Muguet  nel  1677. 
in  4*9  ^^  ^^  aggiunto  un  nuovo,  che  non  è  suo,  benché  degno  di  esserlo; 
ma  è  di  alcuni  monaci  di  S.  Mauro,  dapprima  intitolato  Analecta  Grae^ 
^a,  e  stampato  in  Parigi  da  Gabriel  Martini  nel  1688.  in  4*  Ii^  somma  ci 
sarebbe  larga  materia  per  un  libro,  de  Fraudibus  bibliopolarum  (a"^). 

''{^^)  lo  par  siaora  bo  «om ministrati  alquanti  materiali  per  un  tal  libra.  Altri 
nel  prosesuimento  mi  avverrà  dì  recarne,;  e  qai  frattanto  ne  produrrò  an  quoto 
esempio,  Uu  librajo  di  Utrecht {  Niceron  ^Memoir  tom.  xiu  pag.  jgf.  )*v«*do  nel 
suo  magazzino  molti  esemplari  di  un'  opera  di  Merano  Scrockio ,  stampaci  da  lai 
nel  166).  in  4.  coi  titolo,  Exercitotionès  varie  de  diversi s  materiis,  pensò  di  fa* 
cilitarne  Io  spaccio  col  mutarne  il  primiero  titolo  in  questo .  Martinii  Themidii 
exercitationes  miscellaHeé*  Amsulodami  léSS.  Ssni^iante  induitria,  per  non  dir* 


417 

DemetrioFaleréodellaLocuzìonerVoIgarìzzatodaPler 
Segni,  con  postille  al  testo  ed  esempli  toscani,  conformati 
€LÌGrecì.  In  Firenzeper  Cosimo  Giunti  i6o3i/i4.(^)(*).L.  la. 

Il  Predicatore  di  Francesco  Panigarola,  ovvero  para- 
frase,  comento  e  discorsi  intorno  al  libro  dell'Eiocuzio* 
ne  di  Demetrio  Falereo.  In  Venezia  per  Bernardo  Giun- 
ti 1609.  in^.  IO, 

La  Retorica  e  Poetica  di  Aristotile,  tradotte  di  Gre- 
co in  lingua  volgare  Fiorentina  da  Bernardo  Segni.  In 
Firenze  per  Lorenzo  Torrentino  1549.  in  ^  (**).  io. 

Retorica  di  Aristotile,  fatta  in  lingua  Toscana  dal 
Commendatore  Animai  Caro  (libri  III.)  In  Venezia  al 
segno  della  Salamandra  1570  in  4-  icl 

la  fraade ,  o  impostura  praticata  dagli  stiropatpri  e  libraj  Yiene  graziosamente 
mena  in  boria  da  Francesco  Charpenùer  parigino  in  un  genril  Dialogo  ,  intito- 
lato y  le  Librain  du  Palais  ,  posto  nella  saa  Carpemariaaa  p.  91.  (.i  Paris  chc^ 
Nicolas  le  Breton  X7X4«  in  xi.  )  o?e  l'autore  fa  dir  nettamente  ai  librajo ,  quan- 
do  ai  Tidt  scoperto  ^  ah\  ah\  vous.  save\  tous  nos  secreis  • 

(tf)  Non  tutti  i  critici  conTcneano  in  assegnare  a  Demcirio  Falerio  il  presen- 
te trattato .  Le  copiose  postille  di  questa  traduzione ,  citata  8«yente  nel  Vocabo- 
lario degli  accademici  i^**)  sono  impresse  dietro  la  medesima  »  e  tendono  princi- 
palmente a  dimostrare,  quanto  i  «ostri  buoni  scrittori  si  fossero  approfittati  con 
lo  studio  6  con  la  imiuzione  degli  antichi  maestri  greci  e  latini.  Nel  catalogo  de* 
gli  autori  citati  nelle  postille  egli  è  osservabile  il  nome  di  Torquato  Tasso ,  ri- 
spettato dal  Segni»  quantunque  accademico  della  Cresca,  in  un,  tempo ,  nel  qua* 
le  ancora  bolUtaoo  le  note  controTersie  tra  i  partigiani  di  lui  e  gii  accademici 
irritati  •  in.  particolare  dal  lor  segretario  Bastiano  de'  Rossi .  11  Tasso  yì  è  allegato 
tanto  per  la  Gerusalemme  Liberata ,  quanto  per  la  Tragedia ,  alla  quale  il  Segni 
dà  il  titolo  di  Rosmunda  f  in  luogo  di  quello  di  Torrismondo*  A  questa  traduzio. 
ne  del  Falerio  altra  ne  aggiungo  fatta  da  un  altro  letterato  fiorentino  uscita  uU 
tiroamente  alla  luce  e  che  però  al  nostro  Monsignore  non  poteva  esser  nota. 

Demetrio  Falereo  della  locuzione,  tradotto  dal  greco  ia  toscano  da  Marcello  Adria» 
ni  il  giovane,  gentiluomo  fiorentino,  professore  di  lettere  greche  nello  studio  di 
Firen\e  ,  dato  la  prima  volta  alla  luce.  In  Firenze  per  Gaetano  Albii\int  17)8.  in  8. 

Il  pubblico  è  ora  in  possesso  di  questo  nobile  volgarizzamento  per  la  cura  che 
se  ne  prese  il  signor  abate  Anton fr ance sco  Gori  lettor  pubblico  di  storili  nello 
studio  fiorentino,  il  quale  non  si  stanca  di  fargli  parte  di  dotte  opere,  non  me- 
no altrui  che  sue  proprie .  Il  libro  è  da  lui  dedicato  al  signor  canonico  Salvino 
Salvini,  fratello  niente  meno  celebre  di  quella  grand' aoima  di  Antonmaria  .  La 
prefazione  del  signor  Gori  ci  dà  molte  peregrine  notizie  intorno  alla  vita  e  agii 
serirti  del  giovane  Marcello  Adriani ,  il  cui  avolo  fii  quel  Marcello  di  Virgilio 
Adriani, g\^  segretario  deUa  repubblica  fiorentina;  e '1  cui  padre  è  stato  quej 
Giambatisia,  che  dietro  al  Guicciardini  scrisse  per  comandamento  del  granduce 
Cosimo  L  la  Storia  de' suoi  tempi.  Nacque  il  giovane  Marcella  ai  z).  di  GiugQQ 

(*)  Fdixione  Ji  Crusca. 
(**)  Qnevta  ^«dit.  citata  dalla  Crntoa. 

[***)  Da' quali  aocademiei  allegati  qneita  stella  edU.  riportata  dal  j^enfaitìvli,  che  for- 
te è  unica,  poiché  nitia'altra  ne  ho  vista  citata  in  dÌTersi  oatalogliè  da  me  osserrati. 


ii8 

I  tre  libri  della  Retorica  di  Àrìatcfkele  a  Teodette,  tra- 
dotti in  lingua  volgare  da  Alessandro  PìccoIoisìdì.  In  Fe- 
nezia  per  Francesco  Franceschi  iSji.in  4*(i)(a)-    L.     8. 
m  m  Parafraso  nel  libro  I.  della  Retorica  di  Aristotele.  In 
Venezia  per  Giovanni  Fariseo  iS6S.  in  4*  4* 

-  -  Parafraso  nel  libro  II. In  Fenessiùper  Gianfrancesco 
Carnozio  iGóg.  m  4*  4* 

-  -  Parafra§e  nei  libro  IIL  In  Venezia  per  Giovanni  Va- 
risco  1 572.  in  j^  4* 

(1)  Mareantonio  Majoragio  nel  comento  sopra  iiaesti  libri  nega  (  ed 
altri  ancora)  ohe  Aristotile  gli  sorireme a  Ted^Me  {tiib.  Ill.pag.  S97.). 

I  f  M.  e  fini  i  luci  giorni  ti  ti.  di  Giagno  1604. lasciando  tra  gli  altri  laoi  scritti  una 
Tintone  dal  greco  di  ratte  l'opere  di  Plutarco,  che  in  due  grossi  volami  in  fo- 
glio stanno  nella  insigne  biblioteca  Riccardiana-  Il  medesimo  sig.  Gori  ha  inter- 
pretato nobilmente  dal  greco  il  Tratuto  iti  sublime  dì  Dionitio  Longino  ristam- 
!»ato  dal  snddecto  AUi^iini  nel  17)7.  in  t«f  Is  prima  edidone  essendone  stata 
atta  in  Wirona  da  Giannlherto  Tumurmanni  nel  17  )|*  tn  4.  uniteri  col  tetto 
greco  di  altre  versioni,  Tana  in  latino  e  l'altra  in  francete.  Dì  qaesu  traduzio. 
ne  potea  far  qai  ricordanza  il  Fontanìnt  ^  al  qtuile  non  doveva  almeno  sfoggir 
dalla  Tista  l'altra  versione  del  medesimo  greco  autore  •  (ma  dt  Niccolò  PinJlfi , 
prete  (lorentino ,  dottor  di  leggi  e  primo  lettore  tt«U*  accademia  de'  Nobili  vene* 
^léul  in  Pudovéf   mentovato  altrove   dal  nostro  Prelato.   Il  titolo   écì  suo   voi- 

Sarliaameato  è  qaesto:  Dionigi  Longino  fetore  ielVdUe\\u  del  dire  tradotte 
ul greco.  La  stampa  ne  fa  fttta  in  Padova  per  GiuHé  Crivellari  iin«  in  4*  ^i 
ftt  canonico  Oiatmantonio  Astori  ne  fece  an  altro  rolgatfatameato  ,  che  con  altri 
suoi  Kritti  dopo  la  tua  morte  presso  tài  eredi  è  rimitto. 

{a)  Il  Piceolomini  nella  pre&iione  cuce  dt  aver  vedute  due  cradozioni  di  que- 
età  hetforriea  In  lingua  volgare,  precedute  alla  sua  •  iha  non  dichiara  qaai  {osse» 
r^t  Io  crederò  di  non  allontanarmi  dal  vero  asserendo,  l'una  estere  stata  qndla 
di  Annihal  Caro  uscita  Iranno  avanti  a  quella  del  Pùctleffrtm  ;  e  l'altra  che  è  men 
conosciuta ,  astai  prima  stampata  in  Padova  col  seguente  titolo  : 

Traduaione  antica  della  Retorica  di  Aristotele  »  nuovamente  trovata .  In  Pado- 
1NB  per  Giacomo  Faàriamo  1  f4S.  in  e. 

Felice  PiifHucci  dedica  quest'antica  Tcrsione  al  cardinale  di  ÉUmta  »  legato  al 
concilio  di  IrVrere,  e  leijato  anche  di  Bologna  x  e  quivi  ateerisce»  che  m  era 
aiata  fatta  già  più  tecoli  da  un  dotto  uomo»  che  conotcendola  alquanto  razzetta, 
non  ebbe  ardire  di  pubblicamente  palesarti  :  ma  il  Figliacei  da  molti  modi  di 
parlare  unti  dall'interprete  argomenta  etter  colui  ttato  tanetc;  e  opera  di  «n 
aantae  la  eiudica  similmente  il  Bargigli  nel  Turamino  (pwg.  17.  ) .  In  un  ptccio- 
In  avviso  dell* antico  traduttore,  preposto  al  libro  III.  e^i  apeitamente  dicJria- 
tasi  per  toscano  (pag  i}t.  ).  E  qui  non  sarà  fuor  di  neopoeito  il  ricordare  la 
tereione  dì  quei  libro,  in  cui  Anst&tek  dà  ì  precetti  dette  nraiioni ctyili  e  giudi, 
dali  ad  Alessandro  Magno  suo  discepolo .  comedièpaja^  aMid  vaAentnomtni ,  che 
qicl  libio  aia  opera  più  tosto  di  Anaseimene  da  Lampusn  coetaneo  di  lui  •  Ci 
è  ancora  questui  ^storica  di  Aristonte  ad  Alessandra,  fulgaiiiiata  da  Mattea 
Fftnceschi .  Cittadino  veneiiano  »  e  da  lui  indiriaiata  a  Niccoli  Crasso  il  vecchio, 
nno  de' più  eloquenti  oratori,  che  nel  nostro  fero  al  tempo  suo  avesser  grida. 
BUa  i  nampau  in  Feaeiia  preteo  Jacopo  Lcoacini  1 574*  ùi  a. 


ii9 
CAPO   lU.   . 

Retori  Latini  volgarizzati 

XI  Dialogo  dell'Oratore  di  Cicerone,  tradotto  da  Lodo- 
vico Dolce^  e  nuovamente  da  luì  ricorretto  e  ristampa- 
to con  una  utile  sposizìone  nel  fine.  In  Vinegia  per  Ga^ 
btìel  Gialito  i5&5.  in  i^«  (a).  L»     4^ 

La  Topica  di  Cicerone  col  comento  di  Simon  della 
Barba,  e  té  differenze  locali  di  Boezia.  In  Vìnegìà  pnes-- 
so  il  Giolito  i556.  in  8.(i)(b},  S« 

(l)f  Jl  TosGuntUm  nel  libro  da  m^ntorarsi  fra  poco  loda  questo  p^menr 
to  àmtJBmiim,  e  altea  simil  fatiaa  di  Bocco  Cattaneo  sopra  le  Partizioni 
di  Cicerone  (e*) . 

(a),  Nei  mio  eiempUre  di  qae»ta  ristampa  sta  impresso  l*anao  if  r4*  ^^  prima 
adiaione,  dedicata  dal  Dolce  a  Giovanni  di  Girolamo  Lippomano  gentiluomo  ve. 
«csiaaot  fìi  £icta  dal  Giolito  nel  1^47.  io  S.  In  fine  di  qaesta  prima  edizione 
leg^eai  una  lettera  del  Dolce.,  la.  quale  manca  alla  secooda  ediziooe  e  in  ets»;  dv 
chiarasi  di  avere  aegoita  la  maniera  di  ecrivere  uaata  daib  Speroni  »  che  a  lai 
parete  aver  scritto  io  qoeata  lingua  meglio  di  chiunque  allora^  Tivesse,  benché 
non  in  tutto  si  fosse  dato  a  seguire  il  filo  e  le  parole  del  Boccaccio*  Ma  la  se- 
conda  ediaioae,  che  i  hi  di  sopra  riportata»  ha  il  vantaggio  di  essere  suta  dal 
Dolce  ift  più  luoghi  emendata ,  e  ridotta  a  pia  sana  e  chiara  lezione .  e  correda- 
ta^ ael  fine  di  breid  e  aedi  an^oia^ioai.  •  che  servono  ad  illustrare  il  testo  dì  Cc- 
cerone  •  Ella  ^  iaointta  da  loà  a  M^ue^  Montenegro  gentiluomo  genovese  e  biioa 
(imatoret  itqoaledeile  ricche^zt  •  che  gli  avea  date^bi  tiasciu  e  accresciute  il  traffico  ,- 
fiicera  lodevole  uso  a£avore  delle  Lettere  e  dei  loc  professori:  esempio  quanto  coma- 
li^  ai  cicchi  merq^saoti  di  q^fl  (empo .  altrettanto  straniero  a  quelli  del  nostre  • 

(t)  FI  titolo  è  mutilato  e  in  certa  nianiera  ancbe  faleo.  Riportiamola  qui  per  disteso: 

La  TòpicM  di  Cicerone  col  comento  nel   quale  si  mostrano  eli  esempi    di   tuttr 
i  luoghi  cavati  da  Dante  t  dal  Petrarca  e  dal  Boccaccia,  tradotto  da   M.  Simon- 
della  Baròa  da  Pescis  e  le  Differente  locali  di  Boezio  cavate  da    Temistio    e  da 
Cicerone  f  ridotte  i(i  sru  ^  tradotte  e  atbrevinte  con-  la  tavola  delle  cose  notabili *s 
in.  F^/ur^i'a  appresso  il  Giolito  iff6^  in  a. 

Chiaaqoe  ieggfBri  il  primo  titolo  di  questo  libro •  non  vedendolo  accompagóa» 
to  da  iilcaoa  osservaaiooe  àt\  Fontamtd  ,  crederà  fermamente»  che  tanto  la  m- 
duaioae  della  Topica,  di  Cicerone  9  e  delle  Differenie  di  Boexlo  t  quanto  Jl  eo^» 
meoeo  sopra  la  Tipica  aleno  lavoro  e  parto  di  Sin^tt  della  Barba  :  ma  ciò  cre- 
dendo ingannerassi  di  molto»  poiché  quel  comento»  e  quel  volgafizaafl^ento^oi' 
Bo€\io  son  opera  di  Pompeo,  delia  Barhét ,  fratello  maggiore  di  Simone  e  medico 
del  pontefice  Pio  IV*  La  dedicaaione  di  tutto  U  libro  ^  di  essa  Pompeo  a  Fraf* 
Cesco  di  Lelio   Torelli  da  Fano ,   di  dotto  padre    non   meno-  dotto  figliuolo  ;   e 

Jaeeta  è  seguita  da  na  non  brieire  proemio  del  comentatore  al  fratello*  traduttore 
ella  Topica*  Ed  ecco  quanto  importa  il  solo  fermarsi  con  una  semplice  occhia- 
aa  sul  frontispiaio  delubri ,  senza  ben  bene  per  entro  considerarli . 

{e*)  Ecco  ii  titolo  »  e  l'ediaioae  di  questa  operetu   di  R^co   Catanoo ,   detta 


La  Retorica  di  M.  Tullio  Cicerone  a  Gajo  Erennio, 
tradotta  In  lìngua  Toscana  per  Antonio  Bruciolì  (li- 
bri IV.)  In  Venezia  per  Bartolommeo  Zanetti  i538* 
inÒ.{i)(a){*).  .  L.     4. 

-  -  Ridotta  in  alberi  da  Orazio  Toscanella,  con  tre  ta- 
vole* In  Vinegiaper  Lodovico  Acanzi  i556.  in/^.(b).  4* 

-  -  EsaminazJone  sopra  laRetorica  a  Gajo  Erennio,  fat- 
ta per  Lodovico  Gastelvetro.  In  Modena  per  gli  eredi 
del  Cassiani  i653.  f /^  4*  ^* 

(i)  I  nostri  gramatìci  vanno  d'accordo  in  non  dar  questi  libri  a  Cicerone, 
ma  poi  non  convengono  in  assegnarne  Tantore  (e*).  Il  Brucioli  Fiorenti" 
nOp  primo  di  qaesti  tre  ultimi  volgarizzatori  ^  mise  mano  a  più.  cose  (d^), 

qaale  nuli'  altro  si  dice  da  Monsig.  fé  non  che  è  lodata  dal  Toscanella  ìoiiexne 
col  cemento  tfopra  la  Topica  :  il  che  fa  esso  Totcatulia  nella  pre£MÌoae  alla  tua 
KiUorica  • 

Pialogo  di  Af.  Tullio  Cicerone  dintorno  alle  partizioni  oratorie  con  la  sposi- 
sibBe  di  M,  Rocco  Cataneo  .  In  Vinegim  per  Cur\io  Trojano  dei  Navò  (e  in  fi- 
ne .  per   Venturino  RuffinelU)  if4f«  in  t. 

^Rocco  Cataneo  f  prete  reronese,  dott.  di  leggi,  e  che  fu  auditore  di  monsig. 
ddia  Ctfitf  nunzio  in  Vens\ia ,  non  traslatò ,  ne  espose  tatto  questo  dialogo  di 
Cicerone,  ma  solo  una  picciolisfima  parte >  terminando  la  sua  (tati ca  in  quelle 
parole:  nam  auditorum  aures  moderantur  aratori  prude/Hi  et -provido,  etquod  re» 
s^uunt ,  immundum  est  •    '        "  .."... 

(a)  *  £  di  nuoto  ristampata  con  le  tarole .  In  Finegia  presso  il  Giolito 
'rj4i.  in  8.  ' 

{b)  Un'opera  ridotta  in  alberi  non  è  un'opera  volgarizzata  •  -Questa  rettorica 
pertanto  del  Toscanella  era  da  tiporsi  dietro  a  quella  del  Norès  nel  capo  I.  di 
questa  classe,  e  non  nel  III.  La  prima  edizione  di. essa ,  mancante  di  tre  tavo- 
H  aniunte  nella  ristampa,  fu  £itta  dallo  stesso  Avanci  nel  lyéi.  in  4«    ' 

(c^  Giorgio  Valla  piacentino' scrisse  a  favore  dell*  opinione,   che  attribuisce 

!'  oesti   libri  a'  Cicerone  :    ma  fii  vigerosamente   impugnato  dà   Jacopo   Griffoli  da 
Ikctgnano  in  Toscana,    il  cui    trattato  sta  nella    seconda    impressione  della  sua 
^posizione  sopra  la  poetica  di  Orai^io   (  Fenei.  ap     Io,   Vatiscum  is^x.   i/s  S  ) , 
'da  lui  ampliata,  per    le  risposte  date   alle  opposizioni  fattegli  dal  Nores ,   Inter- 
'prece    anch'esso    dì  quell'aureo  opuscolo   del  renustno  poeta/  Il  Castelvetro  si 
accorda    anch'  egli    col  sentimento  dì  coloro  ,  che  attribuiscono  questa  Rettorica 
U  Erehnio  ad  ogni  altro  ,  che  a  Cicerone^  o  a  M.  Gallione  f  o  a  Cornificio ,  con- 
fatando  il  MancitielH ,  Aldo  il  giofane  ,  e  Pier  Vittorio:  ma  In   ultimo  conclu* 
^•«  non  poter  ini  immaginarsi  di  ehi  ella  sia,   ed  ignorarseae  il  nome  del  vero 
'ibtoVe .  11  Fahbricio  {Biblioth.  lat.)  discute  a  lungo  questa  conrrotersia ,  e  ià  !■• 
'fkh  anch' egli  indecisa. 

'     {d*)  Già  si  è  f  eduto ,    che   il  secondo  di  essi,    cioè  il  Toscanella,    non  può 
cfalama(rsi  propriamente  volgarizzatore  della  Rettorica  ad  Erennio  \  e  molto  meno 

..C^f  Oiarrhè  \n  <£u«tra  Bibìiotfxa,,  neìÌB.  fanale  si  dovjrci'^f'' 9  ^^if^re  anzi  i  libri    più  sin- 

«plari  che  i  oumuiti,  ti  h  (Ìa  Montigóor«  taciura  una  fradasSóne  «Iella  Rettorica  Cicero- 
tutta  eUe  rariitiifid  ti  ilice  Aaìì^ M'ujrm  non  «oìò,  dia  anche  dal  Crévènna,   supplirò  i«  a 
.|*lc  liiietto  (jui  riportanilo  un  tal  nbro  -  R/i&torìcu  fci^va  dm  Marco  Tullio  Cicerone  vol^ 

farta^^tuucifameritm*  Venctio. per  Jacoho  di  P«acc  da  Lecho  iSoa.  a  dì  24.  Septem^ 
rio  in$0 


e  anche  ai  libri  sacrosanti  della  Bibbia,  traducendogll  dall'  ebraico^  e  cflr 
mentandogli  alla  luterana  in  piatomi,  con  daie  tutti  i  segni  pia  certi  e 
palpabili  di  esser  manifesto    eretico ,  secondo  la  costumanza  di  non  pochi 
de' nostri  infelici  italiani  di  quel  pessimo  tempo,  ad  alcuno  de' quali  il 
volere  oggi  arditamente  dare  la  tessera  di  cattolico  e  Ai  perseguitato,  chia- 
ma a  sé  tutta  la  più  attenta  ammirazione.  Il  primo  di  questi  tomi,  volga-^ 
rizKoti  e  cmnentati  dal  Brucioli,  che  soncK^ei  in  fogliofimpresàr  dallo  sles- 
ao  di  Ini  stampatore  Zanetti  da  Brestia^époì  nei  resto  da  Francesco  e 
fratelli  BnicìoU,  fu  da  Antonio  dedic^rfo  à  Rertàfa  dì  Francia,'  figliuela,. 
del  re  Luigi  XII,  moglie  d'Ercole  IT.  duca  di  Ferrara,  e  discepol'a  delll/^ 
buon'anima  di  Calvino:  alla  quale  aucora  servi  di, segretario  l'altro  famo- 
so empio  e  poeta  derisore  della  fede  catt«^lica.  Clemente  Maros.GM  scrit- 
tori italiani  di  quel  tempo  la  chiamano .jRenéa alla  francese,  e  Celio  Cal^ 
cagnini  Irenea  in  una  lettera  a  Olimpia  Aforofa^  figli  noia  di  Fulvio  Pelle* 
grino  Morato  mantei?ano,  nmkftistà  ih  Ferrara:  la  quale  Olimpia  (   Opera 
Olympiae  Moratae-pag.  8 1.  97/265.  )  avendo  snccfèita  l'eresia  in    corte 
della  duchessa,  e  sposatasi  al  medico  tedesc^o  Andrea  Gruntlero,  andò  con 
seco  a  finire  i  suoi  giorni  tra  gli  eretici  d' Eidelberga,  dove  mori  nel  i535« 
Il  BruciQli  spaccia  la  duchessa  Renata  per  una  santa  ^  ansi  santini  ma  a^ 
nima;  e  per  tale  altri  similmente  la  qualificarono,  come  sarebbe  dire  Giù- 
seppe  Betussi  a  capo  xli.  della  Giunta  alle  donne  illustri  del  Boccaccio, 

può  dirsene  yolgarìaxatore  il  terzo  ,  cioè  il  Casulveno  »  il  cui  Kopo  nella  ma 
esami  nazione  altro  non  è»  se  non  se  andare  qua  e  là  scicgliendo ,  esaminan- 
do, esponendo  alcuni  luoghi  che  a  lui  sembrarono  più  opportuni  :  laonde  questi 
tre  volgarizzatori  si  riducono  a  un  solo ,  che  è  il  Brucioli  •  Quest'  opera  orato- 
ria del  Castelvetro  usci  molti  anni  dopo  la  morte  di  lui ,  pubblicata  e  dedicata 
il  duca  di  Modana  da  Giammaria  Castelvetro  ,  non  già  il  nipote  di  Lodxiylco  , 
ma  uno  de'  suoi  discendenti  . 

In  due  maniere  mise  mano  il  Brucioli ,  autor  dannato  di  prima  classe,  ìlei 
sacrosanti  libri  della  Bibbia  :  1'  una  col  darne  fuora  il  solo  testo  volgarizzato  da 
lui  seaza  il  comento  dalle  stampe  di  Lucantonio  Giunti  fiorentino  ià  Venezia 
nel  if)z.  in  un  tomo  in  fogl.:  edizione  prima,  che  poscia  da  altre  in  pochi  an- 
ni fu  seguitata  ,  con  una  dedicazione  del  Bruciali  al  re  cristianissimo  Fancesco  /• 
di  Francia  .  La  seconda  maniera  fu  ,  quando  accompagnò  la  versione  di  tutta  la 
Bibbia  Con  ampli  coment!  alla  luterana  ,  non  già  in  sei  tomi ,  come  li  numera 
il  Fontanini ,  ma  in  sette  ,  l'anno  f  f  41.  e  i  ^46.  presso  il  Zanetti ,  e  i  fratelh  BrucioU 
in  fogl.  In  questo  luogo  Monsig  cerca  di  mettere  in  mala  fede  molti  scrittori  cattoli- 
ci per  aver  lodata  Renata  di  Francia  duchessa  di  Ferrara  che  poi  si  scoperse  infetta 
dell'eresia  di  Calvino^  suo  segreto  maestro,  e  fa  entrare  in  questo  numero  Cf- 
lio  Calcagnini ,  -  Ldio  Grrgono  Girti Ji  ,  e  Giuseppe  Betussi  ,  gli  scritti  de'  qua- 
li mai  non  impressero  sotpicione  di  avvelenata  dottrina  in  materia  di  Fede.  Se  e- 
glino  lodarono  di  pietà  e  religione  quella  in  ascoso  eretica  pri.icipessa,  lo  fece- 
ro in  teinp^  che  la  ipocrisia  di  essa  aon  era  conosciuta  •  e  però  non  potevano  a* 
vtr  i  lumi  oppoituni  per  gtugnere  a' penetrar  l'interno  de' cuori ,  che  Iddio  ha 
solo  riservati  a  se  stesso,  facendone  parte  a  chi  più  gli  piace,  secondo  l'econo- 
mia delia  sua  in  oìta  provvidenza  e  sapienza.  Anche  il  pontefice  Paolo  IJI-  es- 
sendo andato  a  Ferrara  l'anno  If4).  ammise  al  sacro  bacio  del  piede  la  duches- 
sa Renata  t  di  coi  solo  di  là  a  molti  anni  si  giunse  a  con.^scer  la  peste,  ond* 
era  contaminata  :  sopra  di  che  non  mi  fermerò  maggiormente ,  non  volendo  en- 
trare a  por  mano  nell' alerai  messe. 

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ila  lui  volgarizsate,  OmMìo  Brunito  medico  da  Pordenone  (à^f  laoga  no- 
bile delle  nostre  parti ,  detto  in  latino  Portus  Naonis,  e  Gianfrancesco 
Virginio  bresciano^  in  dedicarle  quegli  le  tue  Lettere  seminate  di  frasi 
protestanti^  e  stampate  in  Venezia  all'insania  del  Pozmo^  cioè  da  Andrea 
Arrii^d^eni  nel  iS4o.  in  8.  {J^*)^  e  questi  indirisaando  a  lei  pure  le  sue  Pa- 

(«*)  Se  MoQsig.  avesse  detto .   Orazio  Brunetto  •  tntdico  di  Pùrdmt^ne  ovvero 
in  P^rdtnene ,  ooa  a? rei  eiie  ridire  io  contrailo  ;  ma  dicendolo  »  da  Pordenone  , 
dà  indisio  di  crederlo  oatifo  di  quella  nobii  terra;  e  di  (atto,  avendoci* egli  da*. 
to  in  fine  della  sua  istoria   letteraria   di   AquiUja    (  Romo  ex  typogr   Péileorinm 
1741.  in  4.  )  un  catalogo    degli    uoiniai    illattri  per  lettere    della    profincia   del 
Friuli,  in  due  laoghi   (pag,  4f7«  460.)  assegns  per  patria  al  Bruneno  la  mede- 
sima terra ,   Horatius  Brunettus  Ponus    Naonìs  •   Con   baona  pace    però  di  lai  » 
che  iasin  nel  1701.  ausi  oel  tèff*  ateta  comiaciato  a  dar  opera  alia  sua  biblio- 
teca friulana  ,  aicconie  si  raccoglie  da  due  sce  lettere  scritte  al  Magliobechi ,  ed  al 
Marmi    (  CUror,  Venetor*  Epist»  mi  Mmglidhech.    iom.   /•  Fior»    i74f.  in  8.  pag. 
%ij,  197*  )  •  i^  Brunetto  ooa  fm  da  Pordenone ^  ma  da  Porcia  t  dove  nel  cimite* 
rio  di  s,    Giorgio  »    Giovanni   suo  padre ,  e  i  suoi    maggiori    avevano    sepoltura  • 
Molte  delle  tue  lettere  stampate  sono  Kritte  da  Porcta ,   e  niana  da  Pordenone. 
Nel  primo  suo  tesumeato  aei  ).  di  Novembre   if74.  rogato  in  Berosso ,   luogo 
del  cootado  di  PonU^  negli  atti  di  Filiee  ée'  Secanti  pabblico  aota)o  di  que* 
•so  luogo  t   egli  si  dice  espressamente  »  Animm  et  medicina   doctor  D.   Horatius 
Brunetto  civis  purliliarum  »  e  vi  nomina  sua  moglie ,  che  £u  Ginevra  del  q.  con* 
le  Alessandro  di  Porcta  e  di  Brugnara  «  della  quale  lasciò  discendenza ,  che  a  no- 
stri giorni  si  i  spenta  •    Nacque  egli  pertanto  in    Portia   ai  if.  di    Ma^io  nei 
a'SEt*  Da  giovanetto  segai  Is  protessioae   militare  ,  ma  fornito   essendo  di  buon 
•lagwno  ,  ^piicò  poscia  alle  lettere  »  e  in  particolare  alla  medicina ,    nella  quale 
sì  sddottorò  in  Padova  sotto  la  disciplina  di  Giambatista  Montano  veronese .    In 
età  di  tf.  anni  diede  alle  stampe  il  volume  delie  sue  lettere,   delle  quali  si  ^. 
là  in  appresso  menzione •  Dopo    fatto  il  suddetto   sao  tesumeato  si  riebbe,    o 
sopravvisse  sino  al  Marco  del  if87.  in  cui  venne  a  morte  in   Pordenone,  dove 
sie'suoi  ultimi  anni    avea  esercitata  la  medicina,    e  quivi  gli  fa  data  sepoltura 
siells  chiesa  de'  pp.  Francescani .  Oltre  le  sue  lettere  a  st^mps  ,   si  ha   notixia 
^dal  sig.  Ermeoio  Mounso  »   geatiluomo  dotto  e  cortese  di    Pordenone ,    che  egli 
Isscisssc  mitre  ofiere  a  penna,  come  un  certo  costituito  di  Ali  Basta,   e  un  ma^^ 
.noacrittointorau  a  materie  filosofiche ,  nelle  qaali  molto  vslcva .  Poco  prima  della 
atta  morte  fisce  un  codicillo  negli  atti  di  Domenico  Hovim ,  ove  conferma  il  suo 
testamento ,  e  lo  regola  nella  parte ,  che  concerne  la  eredità  de*  suoi  figliuoli  us- 
iti dofo  il  testamento ,  e  vi  ritratta  tutti  i  legati  in  quello  istituiti  :  cosi  ritrttta- 
SO  si  fosse  de'  suoi  eri  ori  in  materia  di  fede  ,  da  lui  »  come  ircdremo ,  molti  au« 
•ni  prima  adottati  • 

{h*)  lì  Brunetto  »  nel  mentre ,  che  studia? a  in  Padova  per  enoventarsi ,  com' 
egli  dice  { lettere  pag.  IIL  a.),  in  filosofia  e  medicina,  ne  fu,  non  so  per  qual 
cagione  «  sbandito,  e  ritirossi  a  Venezia ,  ove  da  un  suo  caro  compagno  ,  e  que- 
•ad  fii  il  medico  Leandro  Znrotei  da.  Capodistria ,  nao  di  que*  miserabili ,  che 
aedotti  rimasero  dal  loro  non  piò  amorevoli  p«tQce ,  ma  ii^po  mickliale  «Iella  sua 
•ffcggia  »  gU  furono  seiauraaameate  istkUatc  le  £ilae  massime  della  setcs  iaterans . 
Per  mezzo  di  imi  entrò  in  commerziodi  lettere  coi  già  vescovo,  e  allora  apostata 
Pietro  Paolo  Vefgerio  %  tootro  del  quale  correva  già  il  tcrao  anno ,  die  notoria» 
«ente  si  procedeva  in  Otpodiuria,  e  àn  FafM|i«  dal*  trikmal  venerabile  deJa 
santa  iaqaisiaione  ;  e  in  due  lettere,  che  gU  sorime  »  eoouo  quelle  dirette  si  V  V.  (ve. 
scovo  Vergeriop,  (;^4,  T«)«^  ^^  «isposu  eriancBo  vi  si  legge  {pag,  141  )>  gli 
fende  grazie ,  e  gli  dà  lode  per  Is  sposiziooe  di  U  sopss  s.  Matteo ,   e  insieme 


rmfrasi  sopra  l'Epistole  di  S.  Paolo,  pubblicate  in  Lione ^  allora  seggio 
primario  delVeresia,  nel  iSSi.  in-forma  la,  :  il  qual  libro  con  alcuni  ap- 
punto di  questi  del  Bmcioii,  di  Bernardina  Ochino,  di  Giovanni  Valdes 
e  di  altri  della  medesima  farina,  nello  amurare  una  casa  in  Urbino  nell' 
auno  17^3.  si  troTarono  insieme  nascosti»  e  quivi  murati  per  salvargli  del 
fuoco,  in  tempo  che  Paolo  IV.  pontefice  aelantissimo,  nel  1869.  promul- 
gò l'editto,  mentoTato da  Ascanio Centori^ { Commentari tom .Il.Iib.yii^ 
pag.  asi.)  contra  simil  peste  di  libri,  onde  era  ammorbata  la  povera  Ita* 
lia.  Io  resto  molto  maravigliato,  che  Lilio  Gregorio  Giraldi,  morto  nel 
iSSa.  in  fine  della  prefazione  alla  duchessa ilena/a  sopra  la  sloria  de'poe« 
ti,  e  in  quella  sopra  la  dissertazione  de  annis  et  mensibus  esalti  ancor  egli 
in  estremo  la  santità  di  Renata,  anzi  di  pxx^pietaiem,  et  religionem  ili 
Deum:  cose,  che  fanno  orrore,  considerando,  come  allora  in  materia  di 
fede  oattolica  si  stava  in  Ferrara,  e  in  Italia.  RentUa  dopo  morto  il  duca 
Ercole  nel  iSSg,  sene  tornò  in  Francia,  dove  morì  qua!  visse  nel  i565^ 
senza  che  si  vedesse  in  Ferrara  alcun  segno  di  funerale  o  lutto  cattolico. 
Il  nuncio,  e  poi  cardinale.  Prospero  Santacroce,  di  cui  scrisse  la  vita  il 
vescoTO  d'Amelia  Antonmarìa  Graziane,  di  lei  parlò  non  poco  ne' suoi  re* 
gistri  a  S .  Carlo  Borromeo  nel  pontificato  di  Pio  IV.{a*).'Sion  dovrà  ripu-» 

lo  conforta  a  sopportare  patientemenfe  la  croce  della  persecuzione  per  la  giusti» 
aia .  Paò  trarsi  altra  prora  della  sua  maWagta  credenza  da  <]ucll'  altra  sua  lettera 
ad  Alessandro  Citolini  {pag.  141*  )  niente  meno  ipocrita  e  protestaote  di  lui» 
il  quale  per  altro  accertar  non  pesto,  che  finisse  i  suoi  giorni  da  eretico,  per 
non  aver  veduto  il  suo  codicillo  ,  fatto  in  Pordenone  ^  e  sapendo  esser  lui  sfato 
sotterrato  nella  chiesa  di  #.  Franctseoz  indizio,  che  notoitamente  almeno  non 
era  per  tale  riconosciuto  •  Coltivò  per  altro  1*  amicizia  di  molti  uomini  segna- 
lati ,  €  in  particolsre  di  Ercole  Betuì'wogho ,  di  Aator^acopo  Corso ,  di  Lodoi^ice 
DoUe  9  di  Lodovico  Domeaichk  *  di  Giamhaàua  Ciraàdì  »  di  Girolamo  Paraèosco  p 
del  coBSe  Giamhatisim  Brembato ,  dì  Sp erome  Speroni ,  e  di  Gaspara  Stampa  ,  da 
lui  altamente  lodata  (  P^g*  tii*  aif  •  e  altrove  ) .  Ora\io  Lombardelli  ne*  snoi Fon- 
ti toscani  pagk  S)  pare,  che  attrìboisca  a  Remigio  Fiorentino  le  lettere  di  O/^. 
fi»  Bnuutto  ;  ma  egli  avrà  forse  inteso  di  qualcae  altro  scrittore  dello  stesso  no* 
me,  poiché  molta  considcraaioM  fanno  credere  fermamente  ,  cbe  il  buon  J^.  Ra^ 
tnigio  non  le  abbia  dettate ,  e  cbe  il  loe  legittimo  autore  era  un  miserabile  la« 
teraoo  • 

(tf*)  I  Remstri  di  Prospero  Santacroce  stesi  da  lui  in  quel  tempo  ,  cbe  essendo 
▼escoTO  di  Ckisaate ,  città  del  regno  di  Candia ,  stette  io  Frsncia  eoi  carattero 
di  nancio  pontificio  dal  ifii.  al  if<|<  si  trovano  stampati  alIT  A'^a  àsL  Arriga 
&Arar/#jr  sul  17  tt.  in  4»  fon  la  versione  frsncese  a  canto  dei  testo  itaHano  e  com- 
prendono |o*  laetere  ditette  ai  detto  aanto  cardinak,  nelle  quali  in  !tce  laogbi  ei 
E  ria  della  ducbessa  Renata  ^  pia  cbe  mai  pertinace  aeUa  setta  di  Calvina*  Nel 
intispiaio  si  dice ,  cbe  qiie*  registri  fotone  fretti  ààx  manoKiitti  originsli  delia 
libreria  Féuicaaa  e  vi  si  tace  il  nome  di  cbi  gli  ba  dati  alle  sumpe.  La  '^ 
"  "  nbli  - 


si  è ,  cbe  essi  vengono  da  «a  codice  deUa  biblioteca  reale  di  Parigi^  rubati  còte 
molti  altri  da  Giovanni  Aj^mom  o  Aymont ,  prete  un  t emjfK>  del  Delfinato  e  poi 
perfido  caMmsiSt  rifogiato  in  Olanda,  dove  prese  moglie  e  divenne  pubblico 
a^ostatA.  Con  qual  artificto  costni  fiiornatsein  Francia, e  a'insinuasK  nella  fo- 
miliarìtà  di  Niecolb  CUmento  »  allora  ivi  fcg^o  sotsobibliotecario  »  si  legge  minuta- 
mente nella  prefimone  del  tomo  L  pas.  ai»vi.  dei  libri  smmpati  di  quella  incom- 
parabile e  vetasnenu  resi  UMioseca»  «liimamsnte  impresso  in  i>tfrif if  tefuìto  p». 


152^4 

tarsi  mal  data  questa  brere  nozione  per  ogni  caso,  che  si  Vedesse  mai  scap- 
par fuora  qualche  arVocato  anche  di  questa  gente,  importando  moltissi- 
mo alla  religione  cattolica^  che  costoro  sempre  sieno  conosciuti  e  che 
mai  non  si  lasciano  uscire  in  maschera,  poiché  il  non  dire,  che  fossero 
eretici  ,  non  è  altro  che  un  procurare  di  fargli  passar  per  cattolici.  Quin- 
di è,  che  non  merita  alcuna  lode  il  padre  Donato  Calvi ^  mentre  nel  suo 
libro  degli  Scrittori  Bergamaschi  (  Parte  I.pag.  807.  ),  a  cui  diede  il  co- 
mico titolo  dì  Scena  letteraria^  favellando  del  medico  Guglielmo  Grataro» 
lOj  tacque^  che  fu  disertore  della  santa  fede  cattolica.  Ma  basta  il  trovarlo 
chiamato  in  religione purissimum  et  in  arte  medica  excellentissimum,  e  il 
sapersi,  che  in  Bergamo  furono  confiscati  i  beni  a  sua  moglie,  come  a  se- 
guace dell'eresia  del  marito.  Queste  cose  risaltano  dalle  Lettere  del  suo 
concittadino,  e  compagno  n eli*  apostasia ,  Girolamo  Zanchi  (  Libro  1 1 • . 
pag.  Sia.  3i3.),già  canonico  regolare  Lateranense^  e  indi  pestilentissimo 
Sacramentario,  e  forse  anche  peggio,  di  cui  farono  parenti  e  colleghi,  ma 
niente  a  lui  simili,  Basilio^  e  Giovanni  Grisostomo  Zanchi^  e  un  altro  Gi- 
rolamo  giureconsulto,  tutti  nel  medesimo  tempo.  Al  Calvi^  il  quale  cre- 
dette gran  prègio  il  potere  inserire  tra  le  opere.dei  suo  Gratarolo  un  libro 
de  notis  Antichisti^  dovea  bastare  l'avviso,  che  fosse  morto  in  Basilea,  e 
che  non  meritasse  di  esser  lodato  da  altri,  fuorché  da' scrittori  della  qua- 
lità del  Tuano.  Già  pochi  anni  taluno/che  nello  scrivere  de'due  fratelli, 
Scipio,  e  Alberigo  Gentili  da  S.  Genesi  nella  Marca  d'Ancona^  volea  te- 
ner la  medesima  strada  del  Calvi^  fu^da  mé'avvertito  a  dir  candidamente^ 
che  amendue  con  Matteo  lor  padre  morirono  apostati  dalla  fede.  Nella 
eilizione  i .  dell'indice  de'libri  proibiti,  fatta  in  Roma  da  Antonio  Biado, 

scia  da  altri  tomi  di  libri  s)  stampati  che  manoscritti ,  i  qaali  tatti  sono  come  i 
forieri  dei  molti  che  andranno  uscendo  in  progresso .  Io  ebbi  il  piacere  di  a  er 
sott' occhio  i  già.  usciti  ,  comunicatimi  dai 'sig.  abate  \^i7ro/72>  Conti  ^  al  quale  in 
nome  di. sua  maestà  cristianissima  (brono-in  nobil  dono  intiati  da  quel  dignissi- 
mo  bibliotecario  cibate  Bimn^nt^tttdt  sa  deli' impiego,  come  del  merito  de' suoi 
gloriosi  antenati  4  In  quella  pre&zione  sta  con  la  relazione  del  ladroneccio  fatto 
àtiVAymott  inel  1707*  ia  lisu  dei  codici  perfidiosamente  da  lui  rubati ,  tra  i  quali 
sta  mentoTato  anche  il  sopradetto  dei  Registri  àti  Santacroce-,  onde  è  falsissimo, 
che  egli  lo  abbia  tratto  dall'originale  della  Vaticana,  ove  non  si  sa  che  nemmeno 
abbia  messo  pie,  non  che  mano.  Testimonio  e  frutto  della  ti bklderia  da  lui  usa- 
sa  in  Parigi  sono  parimente  doe  altre  opete  da  esso  pubblicate  ria  Olanda- (  ^na. 
iter,  S7tiw  in  4.  );  e  sono  gli  Atti  delhultimo  conciliabolo  di  Gerusalemme,  te- 
nato  socta  il  patriarca  scismatico  Dositio,  ai  quali  aggi  ivi  se  più  cose,  parte  del 
•eo,  parte  id' altri ,  che  altro  non  sono»  se  non  £dsità  e  impertinenze:  e  di  più  i 
dde  tomi  delle  Lettere  di  Carlo  Visconti  tcscoto  di  Venttmiglia  (  Amst-  1719» 
in  li  )  scritte  anch'esse  da  Trento  in  tempo  di  quel  sacrosanto  concilio  al 
medesimo  santo  cardinalei.  In  proposìt?  di  queste  Lettere. o.  Registri  del  Vi' 
sconti'^  -^  autori  .  ddl a  prefazione  parigina  arTÌsano,  .ohe  V  Aymon  non  ebbe 
l'avvertenza  di  portarne  via  l'opera  intera,  la  quale  erf/^irtsa  in  due  codici,  on- 
de il  primo  ne  rimase  alla  biblioteca,  mancandovi  il  secondo  che.  è  il  solo  stam- 
pato: del  qual  difetto  io  similmente  mi  accorsi  co)  rÌKàntro  ,  di  un  buon  codi- 
ce, ch'ione  tengo,  ove  ancora  sono  compresi  i  Registri  de!  cardinal  Seripando, 
presidente  al  concilio*  La  notizia  di,  questo  fatto  egli  è  ben  che  si  sappia  a  in^ 
segnamcpto  di  chiunque  ha  Tobbligo  di  coftpdire  cosi  preziosi  tesori ,  se  pure  ci 


12.5 

Instituzioni  oratorie  di  M.  Fabio  Quintiliano,  tradot- 
te da  Orazio  Toscanella.  In  Vinegia per  Gabriel  Giolito 
i58^.  in  j\,(b).  Li.  i5. 

Retorica  di  Ser  Brunetto  Latini  in*  volgar  Fiorenti- 
no. In  Roma  per  Valerio  Dorico  1546.  in  ^.{i)(c).         6, 

stampator  camerale  sotto  Paolo  IV.  nell'anno  iSSq.  in  4-  C^^)»  ®  poi  fin- 
che nelle  altre  edizioni  di  Sisto  V.  e  di  Clemente  Vili,  il  Brucioli,  di 
coi  parla  scarsamente  il  Doni  nella  libreria  1.  si  vede  annoverato  con  gli 
autori  ere/ici  e  dannati  in  prima  classe.  Egli,  il  quale  avea  prima  volga-* 
rizzato  a  parte  il  testo  della  Bibbia,  e  fattolo  stampare  in  Venezia  da  Lu* 
cantonio  Giunti  nel  i532.  in'fogl.,  visse  in  detta  città  co' fratelli  stampa- 
tori e  libraj^  i  quali  usando  bel  carattere  tondo,  e  particolare,  costumaro- 
no di  porre  in  nne  delle  proprie  stampe  l'intaglio  di  una  vite  appoggiata 
a  un  palo  carica  dì  foglie  e  di  grappoli.  Dalle  cose  accennate  può  trarsi 
non  inutile  avviso  per  li  ministri  delle  due  podestà  supreme  di  quanto 
importi  ad  entrambe  per  la  salute  pubblica  vegliar  seriamente  al  pruri- 
to, che  talvolta  alcuni  ipocriti ,  e  semidotti  pieni  dì  reo  costume  e  di  ma- 
levolenza verso  il  rèome,  e  V autorità  della  santa  romana  Chiesa,  per  farsi 
ammirare  da^pari  loro,  sogliono  aver  d'imbrattare  liberamente  le  carte  e 
le  stampe  di  formole  bevute  negli  autori  da  noi  separati ,  ma  a  loro  con- 
giunti e  assai  cari^  senza  averne  la  minima  verecondia. 

(1)  Questo  libro,  che  dal  suo  divulgatore  Francesco  Serfranceschi  è  in- 
dirizzato ad  Antonio  da  Barberino  discendente  da  Francesco,  autore  di 
quell'altro  libro  àe  Costumi,  intitolato  Documenti  d'amore,  non  è  altro, 
che  un  volgarizzamento  cementato  del  libro  i .  delle  Partizioni  oratorie 
di  Cicerone,  il  quale  da  Lionardo  Sahiati  (  Avvertim.tomo  /.  libro  II. 

è  diligenza  che  basti  a  guardarsi  dalla  fina  indastria  e  malizia  di  simili  truffi, 
tori. 

{a*)  L'edizione  àtW  Indice  fatta  dal  BUio  nel  iff9.  non  è  la  prima,  ma  la 
seconda;  poiché  altra  n'era  gii^  uscita  dalia  stamperia  del  medesimo  nel  \SS7* 
pure  in  4.  In  questa  edizione  del  57*  non  si  trova  espresso  ,  né  proibito  il  libro 
di  alcuni  importanti  luoghi  dell'eretico   Vergerle,  ma  bensì  in  quella  del  59. 

(ò)  *  '  "  E  molti  anni  prima,  ivi  1567.  in  4. 

Sappiasi  però  che  solamente  in  quest'anno  stampò  il  Giolito  la  presente  trada- 
zione di  Quintiliano .  In  capo  a  17.  anni  i  figlinoli  di  lui  trovandosene  parecchi 
esemplari,  ne  levarono  il  primo  foglio  e  rifattone  un  altro  affatto  somigliante  e 
appiccatavi  la  falsa  data  del  i  f 84.  vollero  dare  a  credere  di  averne  fatta  una  se- 
conda  edizione  ;  della  qual  frande ,  non  avvertita  da  Monsignore ,  servono  di 
prova  evidente  ^\  errori  corsi  nella  prima  e  non  corretti  in  quella  ,  che  sembra 
essere  un'altra.  Il  ToscanelU  traslatò  Quintiliano,  m0lK>  dagl'impulsi  che  gliene 
diedero  i  due  nostri  celebri  letterati ,  Domenico  Vanterò  e  Celio  Magno . 

{e)  Valerio  e  Luigi  Dorichi  fratelli  bresciani  •  i  quali  tenevano  la  loro  stam- 
peria e  bottega  in  Roma  in  campo  di  Fiore*  spiegano  nel  fine  di  qiicBtSL  Rettori^ 
ca  per  unpresa  il  cavai  Pegaso,  chea  grande  stento  ascende  un'erta  montagna» 
tutta  dirupata  »  mt  copiosa  di  silori ,  coi  motto,  Nulla  est  vìa  in  via  vinati . 


ia6 

cap.  xii. pag.  X0&  is5.)  si  dà  per  fatto  intorno  tgli  anni  iSSo.  (a*^. 
Dietro  iìVEtìca  di  Brunetto  Latini,  stampata  in  Lione  presso  GioQenni 
de  Toumes  con  le  note  del  Corbinetli  nel  i5é8.  in  4-»  si  trova  una  Retto- 
ricaj  già  prima  stampata  sotto  nome  di  Guidotto,  o  Galeotto  da  Bologna: 
%  ancor  questa  si  sa  esser  di  Cicerone*  Sotto  nomo  di  Rettorica  Ciceronia' 
114  di  Galeotto  Guidotti  si  trova  modernamente  ristampata  in  Bologna  [b*). 

(4*)  Cbi  ascolta  troppo  se  stesso  e  senza  esame  decide,  è  facile,  che  spesso 
iThiganni.  Due  notabili  errori  commette  qui  Monstg.  cai  dire,  che  questo  lioro  è 
un  Toègarizzamento  del  libro  primo  delle  Pdrti\iéni  oratone  di  Cicerone .  Le  Par- 
ù\ioni  oratorie  di  Cicerone  non  sono  che  un  iolo  libro,  onde  non  bea  si  asserisce 
esser  qaesto  il  Tolgarizaamento  del  libro /fiato.  In  secondo  laogo  s'iogaaaa  oelia 
credenza,  che  l'opera  di  Cicerone  Tolaarizzata  e  cementata  da  ser  Brunetto^   sia 

!  lucila  delle  Partizioni  oratorie  ^  quando  ella  non  è  altro,  se  non  aaa  parte  del 
ibro  primo  dei  due  libri  dell'  Invenzione  rettorica  di  Cicerone .  Dissi  una  parte , 
poiché  la  traduzione  toscana  non  arriva  alla  metà  di  esso  libro  e  finisce  in  quel- 
le parole  del  testo  latino,  Sin  orario  adversariorum  etc*  Se  poi  Lionario  Salviati 
ci  dà  per  fatto  questo  rolgarìzza mento  intorno  agli  anni  X)fo>  convien  fargli  buona 
la  sua  opinione  ,  per  essere  stata  ,  come  egli  soggiogne,  ritocca  in  tal  torno  quel- 
la scrittura  da  chi  che  sia ,  al  quale  ella  dovette  in  alcune  sue  tocì  parer  forse 
Cfoppo  antica ,  sapendosi  per  altro  che  ser  Brunetto  era  morto  nell'anno  xz^4« 
(  óie.   Villani  Uh.   riiL  cap.  x.  ) 

(ò^)  Chi  fosse  questo  Guidotto  o  Galeotto  da  Bologna ,  non  si  è  per  anco  giun- 
to a  saperlo.  In  alcjini  testi  a  penna  e  anche  a  stampa  egli  è  semplicemente  qua* 
iificato  col  titolo  ora  di  maestro ,  ora  di  fira  Gaidotto  da  Bologna  :  e  il  padre  if- 
chard,  che  ne' suoi  Scrittori  domenicani  {tom.  L  eoi.  906.  1.)  ne  fa  menzione  « 
conclude  di  etserne  al  ba)o:  cujus  familia  legibms  fuerit  astrietas,  disquiram  in* 
digena  et  hic  addant.  Da  altri  poi  egli  TÌen  decorato  del  titolo  di  cavaliere  e  di 
frate,  che  ugaalmcnte  compete  agU  ordini  militari  de' frati  gerosolimitani^  rem* 
plari ,  gaudenti  ed  altri  .  Può  essere  che  l' equivoco  nasca  daU'esKre  preceduto  il 
suo  nome  dalla  semplice  lettera  M.  che  ora  significa  Maestro  ora  Messere ,  e  pe* 
rè  leggesi  ne'  testi  a  penna  e  nelle  stampe ,  ore  Maestro  fra  Gtùdotto  da  Bolo* 
gita ,  ove  Messer  fra  Guidotto  cavalier  bolognese.  Le  edizioni  di  tal  Retterica ,  da 
me  vednca  sono  qaeste  : 

X.  Rettorica  nuova  di  M.  Tullio  Cicerone  txuiztttt  di  latino  involgare  per  lo 
esimio  mastro  Galeouo  da  Bologna  (  senza  laogp  e  scampaiote  in  bel  carattere 
tondo  j  147S.  in  4.  (*) 

*  •  a.  In  Bologna  per  li  fratelli  dt' Campii  1490.  in  4* 

•  .  ).  Senza  nome  di  traduttore  sta  dietro  1*  Etica  di  AristùuU  ridotta  io  com* 
pendio  da  ser  Brunetto.  In  Lione  ^t9  Giovanni  de  Totttnet  1541.  io  4  pubblicata 
dal  Corhiaelli  per  cosa  non  prima  stampata  . 

-  .  4.  Rtttorica  volgare  ciceroniaua  del  cavatier  fra  Galeotto  Guidotti  nobile  bc 
lognese.  In  Bologna  ptt  gli^aredi  del  D$i\a  tifi,  in  xz.  Qoesta  è  Tedizione  detta 
da  Moosigoore,  moderna  ristampata  10  Bologna  ^  e  fu  procurata  e  assistiu  de 
Ovidio  Montalbani  e  di  non  inutili  annotazioni  margioaU  da  lui  arriccliita . 

(*>Uii'  altra  •aìaiom«  >f  neppure  mkV  HayM  len  tifa  dal  Cro^ommé,  la  qmulU  a  giadUia 
ài  ini  è  «ntarìata  a  (|a«tta  «  porta  il  talentate  froi^tispiiia.  ••  La  altf  aatiiiiva  doctrìna 
la  lo  axcelantistinio  Jf arco  Tii/fla  Cicerone  ab i«« ata  Jlat Wri««  nova  tr^tlatata  <li  lati* 
AO  in  vulvare  per  lo  axiaiio  maattfa  Gateoto  <!a  Bologna  epafa  vtillitima  •  necessaria 
agli  oomeifi  é  talgari  indocti,  toMU^Onno,  luogo  e  Hampat,  (ctfoa  i47a.  )  in  4.  -  Egli 
4Ato  oU  i  edis.  ^  astas  btUa  ed  i»  aatact^ti  vacaadl  timigKautmimi  a  qaelU  di  Nic^ 
eolm  7eiM«n/  ma  oh^  l'apovA  ^  fiuftatia  «ke  ama  uadt^iena  mm  attraila  di  Cieorono  p^ 
timamaata  digarito  «  icritta  . 


*  - 


.  •  f .  K  ucimo  od  froatifpÌ£Ìo  il  nome  del  traduttore»  sta  dietro  V  EiUa  di 
AfistouU  lopradetca,  la  Riuorica  di  Marco  Tullio,  la  Firenzi  appretto  Domi; 
meo  Maria  Manni  17)4.  in  4. 

Qjutt*  ultima  edixiooe  è  la  più  corretu  e  copiosa  di  tutte  le  altre  (*)•  Il 
signor  Manni  eoa  la  tua  lolita  dìiigeoaa  ne  ha  coilasionato  il  testo  stampato  ia 
Lione  eoa  due  aatichi  codici  a  penaa .  Dal  prologo  di  alcuna  di  dette  editioni 
ai  ha»  cke  il  Tolgariuatofe  fiorita  in  tempo  dei  re  Manfredi^  al  quale  egli  io* 
drista  la  tua  Tcraione;  che  se  tal  prologo  •  manca  o  è  diverso  in  alcuni  ma- 
ascritti  o  testi  stampati,  e  se  anche  nel  corso  dell* opera  s*^ incontrano  cambia- 
nenti  e  accorciamenti  notabili ,  ciò  dee  attribuirsi  ai  copisti  (  Manni  nel!» 
pic&z.  pag.  XIV.  e  xt.J  i  quali  gli  trasfermarano  e  accomodavano  a  giist«  loro 
ali  oggetto  4i  fìugli  suoi. 

(*j  GitMi  d&lU  Grusc*. 

CAPO    IV. 

Oratori  in  lingua  Italiana. 

V/ razioni  volgarmente  scrìtte  da  molti  nomini  illustri, 
raccolte  da  Francesco  Sansovino(a).  In  Venezia  per  Ja- 
copo  San$09ino  iSóq.  tomi  IL  voi.  i.  m  4*  (^)*      L*     6' 

(«)  Alle  Tartc  raccolte  di  Orazioni  italiani  registrate  in  qoetto  capo  della  Bi- 
iHpiica  premeuerò  ia  notiiia  d'altra  raccolta  in  esso  capo  non  mentovata  si  per 
citere  a  tatto  Anteriore  di  tempo,  si  antora  per  la  ina  rarità  ed  eccellenaa,  e  pe. 
rò  degna  d'etacr  più  conosciui»;  della  quale  io  pure' con  molti  altri  sarei  affatto 
tll*oicuro«  te  non  mi  fbase  fbrtonatamente  riunito  di  vederne  un  esemplare  nel. 
àa  Keltisvima  ItiKerìa  di  Ciasst  in  Ravenna  ove  da  qne*  non  meno  dotti ,  che 
corteii  Relifioai  wk  fia  benignamente  comnnicau . 

Óraiiomi  «verte  t  nuove  d'ccceKentisaiini  autori  •  In  Ftorem^a  pretso  i4  Doni 
adi  SI.  del  mete  di  Febraro  tf47*  in  4. 

Sette  tono  le  Orazioni  che  formano  la  presente  raccolta  fatta  e  atampata  dal 
Doni  che  in  ^el  tempo  dimorava  in  Firenze  tenendo  in  tua  casa  una  ttamperin 
dalli  quale  «Kirooo  alquante  opere  »  non  meno  d'altri ,  che  sue .  Gli  autori  e  gli 
argomenti  di  queste  vii.  Ora^ieni  son  questi  ;  I.  di  Bartolcmmeo  Ferrini  ferrare* 
se  agli  Kcadtmici  Mievsti  (nag.  |.  )•  II.  di  Pi^rra  Paoio  F/r^#ri#  vescovo  di 
Caj^dristia  {  e  poi  apostata  )  id  prìncipe  di  Vinepa  f  pag.  7.  )  Ili.  di  Crisiofo^ 
ro  Landino  fiorentino  «  nella  morte  di  Donmf  AeciajmoH  (  pag.  13.  )  IV.  di  Gio» 
vanni  Nesi  fiorentino  »  della  Cariti  (  pae.  17.  )•  V.  di  Bentdeiio^  Varchi ,  detta 
neH' accademia  fiorentina  (  pa^  ai.).  Vi.  di  Albano  Lollio  fierrarete  consolatoria 
al  m.  Marco  Fio  (pag.  17*  )•  VII.  di  Remipo  Manaini  fioftntino,  conaolatoria 
funebre  alla  sinnora  Alessandra  {pz2»  ||.) 

(è)  Questa  è  la  edizione  |*  della  inddetta  raccolta,  lo  parler^qni  delk  due  precedenti. 

•  -  In  Veneiia  appretto  Franteseo  Sansovino  i^ii.  tomi  il.  voi.  I.  in  4.  edit.  L 

•  -  E  ivi  apprvtso  Francesco  Rampale t io (m%  in  fine»  per  Fnmeesco  Sansoni. 
90)  lyéa.  tomi  li.  voi.  1.   in   4.  ediaione  II.  alla  quale  va  unito  il  seguente: 

•  -  "Delle  Oraiiont  recitate  a*  principi  di  F^arytf  nella  loro  creatione  dagli  Am» 
bateiadori  di  diverse  città ,  libro  primo  (  solamente  )  raccolte  per  Francesco  Sasf^ 
sovioé  .  ivi  i)ix.  in  4. 

Questo  libro ,  che  va  unito  alla  prima  raccolta  nella  teconda  edizione  •  è  ttato 
omesso  »  uè  ao  pcithè ,  ndle  posttc lori  e   però   vien  onaetto  anche  dal  Fontani' 


— ipi  Iliaci  ■      I     ■■       ■     ■■  ■  


ia8 

In  Venezia  per  Altobello  Salicato  iS^j^.  tomi  II .  voi. 
I.  in  4«  edizione  (V.)  accresciuta.  {i)(a).  L.     8. 

(i)  Fiorirono  a  questi  tempi  per  lo  piii  in  Venezia  alcuni  valenti  Gra^ 
maticij  lodevolmente  applicati  a  volgarizzare,  e  a  raccogliere  le  opere  al- 

ni .  La  edizione  del  iy6i.  fu  dedicata  dal  Sansoviho  a  Gtsmhdtista  Gavardo  gea* 
tilaomo  bresciano;  e  quella  del  i$6i,  a  Paolo  Contarmi ,  patrizio  veneziano. 
Os5ervabil  cosa  mi  sembra  che  il  Sansovino  facendo  ristampare  nella  stamperia 
cftl  Rampa\etto,  con  cui  l'aveva  comune  ,  nell'anno  segaente  la  medesima  raccol« 
ta,  trasferisce  la  dedicazione  al  Contarinit  che  prima  era  nel  libro  II.  e  la  mette 
nel  I.  e  toglie  in  oltre  dai  I*  la  lettera  al  Gavardo  e  indirizza  il  libro  II.  a 
Marcantonio  Re^onico  . 

Nel  libro  II  si  leggono  due  Orazioni  sotto  nome  ò^*  incerto ,  per  le  qaali  il 
Sansovino  si  tirò  addosso  l' indignazione  del  vero  autor  loro  che  era  lo  Speroni^ 
il  quale  Tanno  1)36.  avea  recitata  la  prima  in  lode  di  Jacopo  Cornavo  capitano 
di  Piidova  in  occasione  della  sua  partenza  da  quel  reggimento:  e  la  seconda  nel- 
la cattedrale  di  Urbino  l'anno  154/.  nell'esequie  ò\.  Giulia  Varana  della  RovC' 
te  9  duchessa  di  quello  stato.  Da  alcune  lettere  dello  Speroni  stampate  fra  T  al- 
tre sue  si  raccoglie  ,  che  essendo  capitate  al  Sansovino  le  dae  suddette  Orazioni 
fece  ricercarne  l'autore,  acciocché  gliele  lasciasse  pubblicare  col  nome  di  lui,  e 
non  avendone  avuto  l'assenso,  gliele  stampò, suo  malgrado,  col  nome  à*incerto;  di 
che  sdegnatosi  lo  Speroni  col  mezzo  di  Luigi  Mocentgo  e  di  Domenico  Vernerò 
proccurò  che  non  solamente  quelle  due  Orazioni  (Opere  voi.  V.  pag.'iii.  1^3. 
115.)  fossero  levate  dalla  raccolta ,  ma  ancora ,  che  il  raccogiitoie  oe  fosse 
gravemente  punito,  come  reo  di  legge  violata,  la  quale  non  vuole  che  opera  al- 
cuna si  stampi  senza  licenza  di  chi  l'ha  composta ,  quando  massimamente  se 
ne  conosce  l'autore;  e  perchè  que'  due  savj  senatori  ricusarono  in  ciò  di  dargli 
mano  e  favore  e  piuttosto  cercarono  di  ridurlo  a  più  ragionevole  e  moderato 
consiglio,  egli  vieppiù  esacerbato  rescrisse  al  Mocentgo  ai  if.  d'Aprile  Xf6z. 
(  pag.  116.)  che  avrebbe  tentata  altra  via  ,  ma  peggiore  per  quel  furfante  e  per 
me  onorevole.  La  conclusione  poi  fu  che  tanto  nella  prima  edizione,  quanto 
in  tutte  le  altre  furono  lasciate  e  stampate  le  due  Orazioni ^  come  di  prima  si 
•tavano,  sotto  nome  d'incerto:  col  qual  nome  leggesi  pure  nel  libro  il.  (  psg* 
64.)  un'  Orazione  a  Ferdinando  I.  creato  imperadjre  •  composta  già  e  recitata  m 
latino  da  Bernardo  Navagero,  ambasciadore  allora  della  repubb  ica  ,  e  poi  cardi- 
naie,  e  qui  volgarizzata  dal  Samovino  .  La  prima  edizione  di  questa  raccolta, 
benché  meno  copiosa  dì  qualche  altra  ,  è  però  da  tenersi  in  pregio  «  perchè  ne 
comprende  a'cuna  che  invanj  nell'aitrc  si  cercherebbe. 

£  ivi  per  Jacopo  Samovtno  veneto  1^69.  tom.  IL  ^vol.    L    in     4.    edizione  III. 

Jacopo  Sansovino  era  Qgliuolo  di  Francesco,  che  trattone  una  fanciul  a  per  no- 
me Fiorenza,  mortagli  d'anni  zi.  nel.  1370  a'tri  figliuoli  non  ebbe  da  Fiorenza, 
che  tal  pure  di  sua  moglie  fu  il  nome,  delia  cui  morte  seguita  nel  1568.  amara- 
mente ei  si  lagna  con  un  sonetto,  posto  in  fine  di  questa  ristampa:  nella  quale 
esso  Jacopo  si  dà  l'aggiunto  di  vene:^iano  .  prr  essere  stato  il  solo  dei  Sansovini  cho 
fosse  nato  in  Vene\ia;  imperciocché  Jacopo  T.itii,!i[io  avolo  avea  sortito  i(  suo 
nascimento  in  San  Savino  di  Toscana  e  Fr.mcesco  suo  padre  era  ruro  in  Rom{t  l'an- 
no I  fii.  sottj  il  pontificato  di  Leone  X.  tcnut  ivi  alla  fonte. da  GiamMaria  di  Monte 
che  poi  fu  papa  col  nome  di  Giulio  ///.siccome  di  se  stesso  egli  narra  nell' ulti- 
ma lettera  del  suo  Secretario,  d>ve. anche  ci  ha  lasciate  varie  particolarità  de'suoi; 
itudj  e  della  sua  vita  e  insieme  un  cata'ogo,  ma  non  intero,  delie  molte  sue  opere. 

*  -  -  E  ivi  al  segno  della  luna   if7f.  tomi  1.  irol.   1.  in  .4.  edizione  4. 

(4}  Il  Sansovino  poco  prima  della  sua  morte»  cucceduca  ferso  1' anao  1583.  .in 


1^9 

Orazioni  (XI.  )  di  Alberto  Lollio,:  Gentiluomo  Fetra- 
reaa  tomo  I.  (  solamente).  InFerr  etra  per  Valente  Paniz^ 
za  Manto\?ano  i563.  in^.  In  bel  carattere  tondo  e  con 
una  lettera  in  lode  della  villa,  (i)  {b).  [  L.     5. 

troi  ffii  arricchirne  le  «tampe.  Questi  furono  i.  Fntncéico  Sansovino.  ii, 
Lodovico  Dolce*  ni.  Lodovico  Domenichi,  iy.  Girolamo  Ruscelli,  v. 
Dionigi  Atanagi.  ti.  Tommaso^ Foròé^cehi,  vii*  Bastiano  Fitusi^,  viii. 
Bernardino  Pitto,  ix.  Alfonso  Ulloa.  x.  Orazio  Toscdnella.  xi.  Antoni 
francesco  Doni,  xi  i .  Agostino  Micheli  (a*). 

(i)  Queste  orazioni  sono  composte  in  pift  generi.  In  principio  vi  è  una 

lettera  al  Lollio  di  GiambatistaGirahli  Cintio.  Nella  Orazione  XII.  della^ 

lingua  tosGaBa,.(/i»g2.  196.  %.  ),  dice  che  questo  è  quel  tanto  celebrato parm 

ìareytbiamtUo  dik  Dante  fra  tutti  gtk  altri,  eorti^ano,  ordinale  e  illustre.. 

••'  *  •  >.        .         ■  .       ■ 

VéMiiiéifnt  patria  per  elezione»  se  non  per  natura,  ore  nella  ckiesa  di  r.  Qe-t 
miniafro  presso  l'ossa  del  padre  fii  seppellito ,  rassettò  ed  accrebbe  la  presente 
raccolta,  dandole,  avanti -che  fosse  impressa,  an  altro  ordine  e  aspetto,  poiché 
nel  libro  i.  riunì  quasi  tutte  le  orazioni ,  che  nelle  passate  edidoai  erano  in  due 
libri  dirise,  e  riserbò  al  .il.  molte  altre,  che  non  peranche  avca  dirulgate .  AU 
Mobilio  Salicéiio  nelcTÒ  la  dedicazione  del  Sansovino  e  tì  sostituì  la  sua,  indiritta 
a  Filippo  Pincio  avTOcato  veneziano  ,  figliuolo  di  Paolo  Pincio  mantorano ,  che 
fra  l'altre  cose  scrisse  in  buon  latino  intorno  all'origine  dell'antico  Timavo ^ 
col  titolo  :  Pro  vetanorum  de  Timavo  fiumine  opinione  (  Venet.  apud  Stephan.  Com- 
ma ifSé.  fA  t.)  e  che  (a  discendente  da  auel  Giano  Pirro  é  cioè  da  Giampiero 
Pietro  Pincio ,  che  le  vite  de'  Tescovi  e  principi  di  Trento  latinamente  descrisse- 
(  Mant.  àpud  RufinelL  1 546.  in  fogL  )  .  Lo  stampator  SaUcnto  prende  <^tti  per 
impresa  la  figura  simbolica  della  Fonema  ^  che  con  grande  sforzo  mbbr accia  una 
cotoiifta,  e  tirandola  a  aè  la  spezza  per  mezzo  ,  col  motto ,  mauriem  fup9MÌ  opus. 

(«*)  Ne  accresceranno  il  catalogo  questi  altri  sei .  ziii.  Lucia  Fano.  xir.  i^.. 
migio  Fiorentino,  xt.  Francesco  Turchi .  xti.  Pietro  Lauro,  xyci.  Francesco  MaU 
delli.  XTltt.  Giulio  Balline. 

{h)  Non  zr.  ma  xii.  sono  le  orazioni  del  Lollio  in  questo  rolume  stampate,, 
non  compresa  in  tal  numero  la  lettera  ad  Ercole  Perinato  in  laude   della  villa  •• 
A  Ini,  benché  nato  e  allevato  in  Firenze,  siccome  edi  attesta  nella  dedicaxioae 
di  queste  orazioni  al  duca  Cosimo  /.  e  nella  xii.  delle  stesse,  piacque  intitolarsi* 
gentiluomo  ferrarese  (^r  essersi  da  lungo  tempo  stabilito  in  Ferrara  §0^0  U.  p#o- 
tetione  dei  principi  Estensi,  dai  quali  fu  singolarmente  favorito  ed  amaiio ;  Crrsni^ 
ben^cio  e  lavore  al  pubblico  recherebbe ,    se  qualche  valentuomo»  raccogliesse  e* 
divulgasse  le  opere  a  stampa  e  a  penna   di  questo  bravo   scrittore ,  e  prrncipai* 
mente  i  iv.  libri  delle  sue  lettere  volgari,  e  gli  xi.  delle  farine,  esistenti  appref-- 
so  i  signori    Baruffaldi  e  Barotti.  Sin   dall'anno  1^40.   fondò  il  Lollio   in  sua 
casa  l'accademia  degli  Elevati  alla  quale  dall'orazione  vi.  si  vede  aver  lui  pt-epò* 
ste  per  primo  dittatore,  o  sia  capo  Marcantonio  Antimaco  mantovano»  gii^  sno  mae^ 
ttro  nella  lingua  greca,  della  quale  etano  allora  vent' anni ,   che  questi  sostens^« 
ccn  molta  riputazione  la  pubblica  lettura  in  Ferrara.  Ortensio  Landi ^a  di  que^ 
y^a  accidemia ,  a  detto  dello  stesso  Lollio  in  una  sua  epistola  a  Giamhatista  Sa* 
Ionio  posta  nel  libro  vxi.  delle  sue  Epistole  latine  manoscrihe  ,  che  sono  in  un 
bei   codice  in  4.  presso  il  sig^  Barotti ,  divise  in  xx-  libri .  Hortenslus  Tranqnil* 
lus  (e  questi  è  *1  Lande)  nnus  tn  academicis  nostris  {eievatis)  vir  4M  ingfenia  ac 
Tom.  1.  17 


i3o 

Orazioni  (IV.  e  discorsi  di  Lorflnso  Ciacotaini  Tebàl- 
ducei  Malespini.  In  Firenze  presso  il  Sermartelli  1S97. 
in^.{a)(*).  h.  IO. 

Orazioni  ^XV.^del  Gavalier  Lionardd  SaWiati  (rac- 
colte da  Silvano  Razzi).  In  Firenze  per  li  Giunti  iSjS. 
in  ^.  libro  1.  solamente.  {b){*^).  lOi 

non  vulgati  iiuréiMrs  vàlie  préiitust  I>iafégmm  fMMdum  miM  n$^mmi  nuncm- 
pavit  »  in  quo  honoriJUam  ghvaioram  M^itmitùmm  auntiomm  u  ftcitsi  afirmat  • 
Poco  più  di  sei  inni  rasiiiteue  ^QCtt' accademia ,  caduu  in  rovina  per  la  morte 
del  celebre  diìo  Calcagnini ,  arrivata  nel  i  f44.  di  che  il  Lollio  prete  mociTo  di 
.•onaolarti  dall'aprimeoto  di  quella  de*  Pilareù  eretta  altresì  per  opera  del  conte 
Alfonso  Calcagnini  in  Ferrara  »  ove  il  Lollio  terminò  i  saoi  giorni  il  dì  x  f .  di 
Novembre  i  f  69  come  ti  ha  dalla  ìacciaione  sepolcrale  »  postagli  nella  chiesa  parroch. 
di  S.  Pdolo  ,  e  riportata  da  ùSsrcdniomo  CuMni  (  Comptni.  istor.pag.  18 ^  ).  Ai- 
cone  di  queste  orazioni  si  trovano  stampate  separatamente  :  quella  delia  lingua 
toscana  insieme  coA  l'altra  della  concordui  indixitta  dal  Loltio  wà  Aomo  PaU 
€mrio  f  usci  io  Vtnt^ia  presso  Sigismondo  Bordogna  nel  iff^.  io  4*:  il  Giolito 
impresse  nel  154^.  quella  in  morte  di  Mèrco  Pio  ^  nel  1547*  l'altra  in  morte 
di  Bésrtolommio  Ferrini .  che  in  più  luoghi ,  se  mal  non  mi  appongo ,  e  diffè- 
reote  da  quella,  che  è  nel  volume  stampato  dal  Pani^ié  •  Altra  orazione  del 
Lollio  f  fatta  nel  ritorno  del  regno  d' logniiterra  alia  ubbidienia  della  sede  apo« 
atolica,  fu  stampata  dal  Rossi  in  Ferrara  nel  iféo.  in  4.;  e  sta  col  libro  di 
Giulio  Jltaviglio  Rosso  »  intitolato  ,  /  successi  d' Inghilterra  dopo  la  mone  di 
Odoardo  yj •  Lorenzo  Torrentino  stampò  in  Fiorenza  nel  iffi.  1*  orazione  r&. 
citata  dal  Lollio  odi'  accademia  degli  Elevati  ;  e  finalmente  la  lettera  in  lode 
della  villa  si  ha,  ma  in  8.  dai  torchi  del  Gio/iio  nePi ^44.  Giodchimo  Camerario 
traslatò  in  latino  la  medesima  lettera  •  e  con  altri  opuscoli  de  risa  rusiiaa  lo  lé- 
ce imprimere  in  Norimberga  nel  1^96.  in  8. 

.  (a)  Nemmeno  qui  Moosig.  dà  nel  seeno  intorno  al  numero  delle  suddette  o- 
razioni  «  le  quaK  Aon  sono  più  di  %.  siccome  a.  sono  i  discorsi,  l'uno  della 
pUrgaifiosÈa  Àalia  $ragedia t  1* altro  del  furore  pottico  ^  recitati  in  Firen\e  nell'ac- 
cademia degli  Alterati ,  come  anche  la  a.  e  la  j.  delle  orazioni:  ma  la  i.  fu  det* 
tji  nella  fioreotina,  della  quale  tenne  il  consolato  nel  if8|.  Del  Giacomini  trat. 
ta.pienamente ,  e.  da  par  suo  il  si^.  canonico  Salvino  Salvini  ne*  Fasti  9  ove  allo 
tot  diligenza  può  dirsi ,  che  quasi  ninna  cosa  degna  di  osservazione  sia  sfuggito 
di  vista  • 

'.{h)  Non  Xf.  ma  14.  sono  queste  orazioni  del  Salviati.  non  dovendoei  cootor 
^  else  lo  .14.  siccome  in  fiitti  neppur  si  conta  nel  libro*  altro  non  essendo,  eo 
aon  il  volgarizzamento  dell'orazione  latina  dì  Pier  Vettori  delle  lodi  di  Giovan* 
oà  d*  Austria  granduchessa  di  Toscana  •  Queste  son  cose  minute  ,  ma  la  frequeo* 
ta  aà  indizio  di  poca  attenzione . 

)^)  ^di«ion«  citata  dalla  Crnsca. 
**)  Sonoyi  pare  alcune  altre  Orasiont  delSa/piafi  itampate  separata m e Bte  ed  In  ten» 
•i  diverti»  le  quali  il  Brmvetti  ci  atticara  di  aver  vedale  e|^U  steste  nella  dovlvioeitiima 
Ubreria  Zeniana,  e  ch'egli  riporta  nel  tao  Indiee  de' libri  a  stampa  eitati  Bel  Vocaboli- 
•  ri«  de' Big.  Aeeademici  della  Crusca,  poiché  etti  dicono  d'averle   adoperate   ette  pure 
oltre  a  quetta  Raccolta  che  dal  Fontanini  ti  cita:  le  Orasioai  tono  le  «pffuenti  . 

.1.  Seconda  Orazione  sella  morte  dell'  Illastritt-  Sig.  D.  Cnrzia  de*  Medici  alla  Illu- 
ttriit.  e  molto  religiota  Univertità  de' Cavalieri  di  Santo  Stefano.  In  Firenze  appresso 
i  Oiunti  i66a.  in  4.  Intorno  a  queita  Oraiione  À  da  avvertire  ch'ella  è  diverta  affa  tto 
dall'altra  che  sopra  il  soggetto  nodasimo  e  eoi  ttodestmo  titolo  ai  trova  nei  priase  lih  ro 


.i3i 
''Quattro  Orazioni  di  Bartolomeo  Spatafora  di  Moi|$a- 
ta ,, Gentiluomo  Veneziano  (pubblicate   da  Girolame 
Ruscelli.)  In   Venezia  per  Plinio  Pietrasanta  iSS^^ 

in  4*  L*     ^* 

;  Tr0  Orazioni^  della  lingua  Toscana)  di  Gelso  Gittadi- 

ni.  In  Siena  per  Salvestro  Marchetti  i6o3.  in  ^.(a).     4* 
Orazioni  (IX. ^  di  Sperone  Speroni.  In  Venezia  pres^ 
so  Roberto  Mejetti  iSgó.  in  4*(i)(b){^).  t. 

Orazioni  civili  (V.)  di  Pietro  Badoaro  Gentiluomo  Ve- 
neziano, secondo  lo  stile  di  Venezia  nelPagitar  cause. 
In  Venezia  per  Giambatista  Ciotti  1 593.  in^.  (e).  6. 

(i)  Il  conte  Ingolfo  decorai  nipote  dello  Speroni  le  mise  in  lace,  dedi- 
candole a  Francesco  Maria  della  Roifere  duca  di  Urbino^  al  cai  padre 
Gmdobaldo  lo  Speroni  fu  caro.  Ma  il  conte  Ingolfo  essendo  stato  ancho 
qui  mal  servito  nella  stampa»  si  rende  sempre  pia  desiderabile,  che  i  si- 
gnori Conti  suoi  posteri  si  risolvano  di  pensare  a  uua  nuova  impressione 
di  questa,  e  di  tutte  le  altre  opere  dello  Speroni,  come  ricordammo  di  so- 
pra: e  ciò  tanto  maggiormente,  quanto  noi  veggiamo,  che  queste  Orazio^ 
ni  insieme  co*  Dialoghi  sono  citate  per  testi  di  lingua  nel  Vocabolario 
de*  nostri  signori  accademici  della  Crusca. 

(4)  Questo  era  il  proprio  laogo  da  ricordare  le  ere  orstiaai  di  GiraUmo  Afa* 
lio  in  difesa  della  liogas  volgare  »  le  quali  staone  nelle  sue  Battaglie  »  col  tito- 
lo di  tre  libri  (  pa^.  i  f  j.  )  • 

(h)  Queste  orazioni  oelta  moderna  edizione  dell*  opere  dello  Spgfonji,  soa  X. 
essendo»!  stata  aegioata  quella  conua  Ariedeno  Bdrhercua  (  topi.  5.  pi^*  ^4f*  j* 
Chi  poi  iniceise  iTconfrooto  delle  orazioni  stampate  dai  Majitti  con  le  risum* 
paté  dall'  Occhi  »  in  queste  riconoicerebbe  tutto  io  Spironi  9  che  di  prima  gli 
xompariva  difettofo  e  imperfetto  • 

{e)  Giambdtuta  Bonfaiini  stampò  in  Veee^ia  qn^te  V.  Oraitoni  di  Pietro  Be- 
doare  nel  i  f  90.  in  4.  uì  là  a  tre  anni  il  Cioiti  non  le  ristampò  ;  ma  gli  ea cm- 
piari  •  che  con  l' anno  iS9$»  vanno  sotto  nome  del  Ciotti  ^  sono  i  medesi- 
mi ,  che  gì'  impreisi  dianzi  dal  Bonfadini ,  ai  quali  il  Ciotti  le? ò  le  due  prime 
carte ,  mutandovi  V  anno ,  e  mettendovi  in  fronte  il  suo  nome  •  L' orrats  «  che 
sta  in  fine  dell'  edUione  del  Boafadini  »  sta  similmente  oelk  copie  col  nome  4f ' 
Ciotti  %  prova  sicura  di  una  sola  ediaione  •  Il  Fonisaim  ^  ,  che  altre  somigUaa.ti 
impostare  ne  ha  discoperte,  non  si  è  avveduto  di  <|i|fpsta  :  di; chq  merita  scusai; 
ma  non  gli  si  può  rimettere  il  fallo ,  con  cui  egli  ci  dà  Pietro  Bòio^ro  per  fsn- 

n>pracitato  deU«  Oraiioni  del  Salviati^  ed  ^  indiritta  tkJaOBpo  Salolatt.  QaMt'nltiaa 
»*  ha  anche  ffampata  dai  Giunti  di  Firenzt  nel  aS6s.  in  4-  col  titolo  di  -  Tersa  Ora sioae 
di  Lionardo  8»fviati  in  mort^  del  Big,  D.  Gorbia  dm*  Mèdici  -  ma  aelU  Raeoolta  del 
'Jlaxsi  à  alqaanto  ritocca. 

a.  DeUe  lodi  di  D.  Luigi  Cardinal  d*E$t€  Orasiottf  fatta ntlU  morte  di  gaol  Jfjgaa—. 
J'irense  approMo  Antonio  Padooani  i5S7.  in  4* 

S.  Dalle  lodi  di  Donno  Alfonsi^  d'Msto  Orasioae  reèitasà  noli' accademia  di  P^orrorm 
per  la  morfeo  di  qael  Signore.  Inferrar*  nella  ttamperia  di  Vittorio  Bmìdini  t5$f.  ifi  4. 
L*  Orazione  In  lode  di  Fior  TtMori  ripotrtèràaM  da  M oniinSIre  ttOMO  pier  iaa»ns£. 
(*)  U  BruoHii  tapino  ohe  ifmnu,  Ma  l'edis.  di  oai  ti  valsave  ì  Sif  >  Yosahelaristi. 


Orazioni  IIL  di  Torquato  Tasso.  StaiMo  nel  tomo  IT. 

delle  sue  Optre^  stampate  in  Firenze  dai  Tartini  e  Fran- 
chi nel  17^4*  ili  foglio.  L.  8. 
Due  Orazioni  in  lingua  Toscana^ di  Claudio  Tolom- 
mei,)  Accusa  contra  Leon  Segretario  di  segreti  rivelati» 
Difesa.  In  Parma  per  Set  Viotto  1548.  in^{i)(a).        6* 

-  -  Orazione  delia  Pace.  In  Roma  per  Antonio  Biado 
i533.  in  ^.(b).  4^ 

-  -  Orazione  in  nome  de'Sanesi  ad  Arrigo  II.  Re  di  Fran- 
cia. Senza  luogo  e  anno,  e  col  ritratto  del  Tolommei  nel 
principio  in /^^c)  (0)4  4* 

*Ein  Veneziaper  Francesco  Mar  colini  senza  anno  m8.  3* 

Due  Orazioni  di  Qiambati$ta  Grìspo  professore  di  Fi« 

losofia,  per  la  presente  guerra  contra  i  Turchi  deiran- 

tio  i594-  a' Princìpi  Cristiani.  In  Roma  presso  a  Luigi 

Zannetti  1 594.  in  4*  5. 

(i)  danza  nome  d'autore;  ma  il  Sansorìno  Tel  pose,  inserendole  nella 
parte  i.  delle  Orazioni.  Il  Tolommei j  che  le  fece  per  esercizio ,  mori  {in 
Roma  ai  23.  di  Marzo  i555.  Lucantonio  Ridolfi  nell*ÀretefiIa  pag.  J25. 

(2)  Queste  due  Orazioni  si  leggono  pure  tra  quelle  del  Sansovino  (  £/- 
Ito  y  11.  pag.  46S.  );  ma  qui  la  prima  della  Pace,  che  è  lodata  dal  Cavala 

tiiaòmo  renexiàiio  ;  e  se  avesse  posto  ben  mente  si  titolo  del  libro  non  sì  sareb- 
be ingannato.  Il  titolo  dice  coti;  „  Orazióni  civili  di  Pietri  Bàdoare-  già  del 
clafissinio  sig.  DétnieU  nobile  Ttnesiano  «,  '.  Daniele  adanqat  padre  di  Pietro  Ba* 
iio4f^9  èra  geatihiomo  Teneaiàno,  e  fu  senatore ,  e  mori  ntli' Aprib  dell'anno 
XfSo.  Il  nome  di  Pietro  suo  figlinolo  non  si  trova  nel  libro  d*»f#  »  cioè  nel  re^ 

Sistr0   de' nobili  di  questa  rapobblica  •  Agostino  Michele  ^  che  sotto  la  direzione 
i  Ini  nell'  arringar    cause  approfittò   grandemente ,  fece   l'orazione  in  morte  di 
esso,  sTTenuta  nel  tj^x.  e  da  questa  li  rìcarano  manifestissime  prove  che  Pietro 
fosse  nòbile  in  riguardo  di  sua  famieliat  ma  non  del  suo  nascimento.  Magistra- 
^'ri'^ncta-  esercitò'  nel   goVtrho,    perchè    n'era  eseluso.  Fu  guardiano  grande  dtU 
.là'  i^SéoH  della  Carità  /e  comunemente  qui  è  noto,  non  «i«  conferirsi  quel  po- 
etò à'  ehi  è  ffitùtììMt^o^  ma  solo  à  chi  ècittadino.^L'  orazione  del  Michele  fu  stampa- 
-ti^  ¥eft^d^'èsìBonfaiim  nel  i^^x.  in  4.  Dalia  persona  ,  e  delle   orazioni  ci- 
'tSt  dell'  avvocato  Badòaro  fa  iodeva)  menzione  il  cavalicr  Quarini  nelle  sue  lettere. 
(4). Qualche  edizione  porta  l'anno  1547.  Il  Tolomei  essendo  in  viaggio,  e  sen- 
za 1ibx;i ,  compose  ,  quasi  per  ischerzo ,   queste  due  orazioni  in   Capo  di  Monte 
\Tplom.Mtf'  lib*  VII'  pag>  toS.  z.  edix-  i»)  A  Fabio  Benvoglienti  ,  compatrio- 
ta e  amico  dell'  autore ,  piacque  farle  stampare  in  Pamut  dai  Viotto ,  che  allora 
appunto  usciva  a  gallo  (  a  galla  )  nuovo  stampatore . 

\à)  In  fine  dell'orazione  si  legge,,  composta  dall'autore  nel  hdzxiz.  d'Apri- 
'!lc ,  e  .stampata jn  Roma  da  Antonio   Biado   asolano  nel  icexzxiv.  di  Marzo  ^  • 
L'orazione  fìi  recitata  e  indiritta  dal  Tolomei  a  papa  Clemente  VIL 
(e)  *  £  in  Lioaa  per  Filiberto  Roletto  if$},  in  9. 


^3 

Orazioni XL  diScipione  Ammirato. Sfanno  neltomòiì^ 
de^suoi  Opuscoli»  L.     6, 

Orazioni(V.)  e  altre  Prose  di Giambatista  Strozzi.  In 
Roma  per  Lodovico  Grignani  i635.  in  4»  4- 

Prose  Fiorentine,  raccolte  dallo  Smarrito  (Carlo  Da- 
ti) Accademicoi  della  Crusca,  Parte  prima,  contenente 
Orazioni.  Volume  primo.  In  Firenze  air  insegna  della 
Stella  i66i.  in  8Yi/  la. 

cimti  nella  Rettorica^  e  dal  Varchi  anteposta  alla  seconda  {Ercolino pag. 
368.  ),  ha  di  più  la* lettera  del  Tolommei  a  Vincenzio  Buenviso  {^*)* 

(i)  Son  dieci  Orazioni,  le  quali  poi  non  essendo  state  proseguite  dal  lo* 
ro  primo  raccoglitore  Carlo  Dati,  che  ne  promise  quattro  altre  partì ,  in 
questi  annf  addietro  vi  fu  chi  proseguì  con  pia  tomi  in  carta  e  stampa  in- 
feriore a  questo  primo, che  è  il  migliore  (£'^).Ma  nella  ristampa  non  si  pen- 

II  Tolomà  la  recitò  in  Coropiegne  nel  Dicem.  iTf^*  Io  ^QC  ci  stanno  alquan- 
tt  faci  sonetti  in  laade  di  madama  Margherita  di  Francia  . 

{a*)  La  lettera  a  Vinceni^iù  Baonviso  gentiluomo  lucchese ,  non  è  di  Claudio  To* 
Umei  ma  di  Giovanni  Guidicctone ,  il  quale  in  questa  giudiciosa ,  e  non  brie?e  ]«(• 
tera ,  dopo  aver  riferite  le  diflScoIrà ,  che  si  afFacciano  a  chiunque  si  mette  a 
scrivere  con  dignità  ed  eleganza  orazioni  in  lingua  italiana •  discende  a  mostrare» 
quanto  nobilmente  abbia  il  Tólomti  adempiute  le  parti  di  eccellente  oratore  in 
questa  sua  della  Pace  •  Ai  raccoglitori  delle  rime  e  prose  di  moosig.  Guidicelo* 
ne  i  scappata  di  vista  la  presente  sua  lettera,  la  quale  merita  d'esser  in  mano 
di  tutti ,  e  fa  molto  onore  a  «nello  che  la  scrisse ,  ed  a  quello ,  per  cui  fìi  scritta  • 

{ò*)  Se  il  Fontaninà  intenae  qni  per  migliore  degli  altri  questo  primo  tomo  di 
orazioni  raccolte  da  Carlo  Dati  solamente  a  riguardo  delia  carta  ,  e  della  stampa» 
senza  difficoltà  mi  sottoscrivo  al  suo  sentimento  :  ma  se  egli  lo  decide  per  mi- 
gliore degli  altri  anche  a  riguardo  dei  componimenti  ,  che  in  essi  sono  raccolti  » 
confesso  il  vero  •  che  non  so  indurmi  a  fare  ai  lor  merito  un  sì  gran  torto .  11 
Dati  medesimo  li  riserba?a  alla  continuazione  della  prima  parte  ,  non  avendo  po- 
tuto dar  luogo  a  tutti  in  una  sola*,  ed  è  cosa  osservabile,  che  alcuni  degli  auto- 
ri, de' quali  si  leggono  orazioni  nel  volume  I.  della  pi^ima  parte,  come  il  Casa  9 
il  Davaniati,  e  *1  Giacomini  ^  ne  hanno  altresì  nel  11.  e  così  ne'  seguenti.  Il  Da* 
ti  promise  di  dare  al  pubblico  quattro  altre  Parti  di  orazioni ,  e  cinque  ne  so- 
no uscite,  incominciando  dall'anno  1716.  (*)  Egli  inoltre  avea  in  animo  di  ac- 
crescer la  sua  raccolta  di  prose  tutte  fiorentine  con  più  parti ,  difisa  in  pia  vo- 
lumi ogni  parte,  che  avessero  a  contenere  lettere  discorsi,  lezioni  ec*  e  al  suo 
nobile  pensamento  e  disegno  si  conformarono  i  continuatori  dell'  opera  ,  talché 
se  ne  hanno  presentemente  zxfxi.  volumi*  cioè  vi.  di  orazioni»  v*  di  lezio- 
ai  ,  II.  di  cose  giocose  »  o  sia  cicalate  »  e  IV.  di  lettere . 

{*)  Qaeitx  pochi  v«rsì  non  lono  del  grtinàe  Apostolo  Zeno  dirò  qui  le^aendo  retenpio 
di  ^01  Greco  il  i^nale  Homeri  versus  esse  negabat  quos  non  probabat.  Il  Dat«>  dic'e^U» 
ftotndo  eoo  ad  an  errore  del  Fontanini,  promise  di  dare  mi  pubblico  quattro  altre  puf" 
ti  di  orasioni/e  qui  prima  di  tutto  usando  l'eiprestione  quattro  alirt  parti  moitra  di 
credere  clie  il  Bali  pubblicaste  tutta  intera  la  parte  prima,  eppure  questi  non  diede  alla 
luce  ohe  il  primo  tomo  soltanto  delia  prima  parte  .  In  secondo  luogo  il  Dati  promise  di 
dare  in  cinque  parti  diyiia  la  Raccolta  di  Prose  Fiorentine»  e  non  gii  cinque  farti  di 
Orazioni,  ed  teca  U  sao  stesit  parole:  »|  Ella  (la  Raccolta  di  Pr.  Fior.  )  sarà  divisa  in 


/ 


i34 

8Ò  di  ricominciare  a  numerar  le  pagine  da  quelle  della/n^oxione,  laqua« 
le  il  Ihiti  avendo  preposta  al  volume  dopo  averlo  stampato,  non  avvertì 
di  apporre  alle  molte  pagine  di  essti prefazione  i  numeri  imperiali,  come 
usano  dire  gli  stampatori,  o  romani,  come  dichiamo  noi,  cioè  diversi 
da  quelli  del  rimanente  del  libro:  e  questi  »  come  arabici  e  volgari,  non 
dovendo  per  buona  regola  incontrarsi  con  la  qualità  egerie  nuova  di  quel* 
li  della  prefazione,  perciò  i  primi  sogliono  farsi  di  altra  maniera ,  cioè 
romani.  Tal  diligenza,  che  serve  per  comodo  di  chi  nelle  occorrenze 
vuol  citare  le  pagine  A^Wt  prefazioni  con  numeri  diversi  da  quelli  del  li- 
bro, non  cammina,  quando  in  una  seconda  ristampa  la  cartolazione,  o  nu* 
merazione  sì  ^\xò  fsLV  tutta  seguita,  incominciando  da  capo.  Il  Dati  fu 
scrittore  insigne,  e  di  molta  e  recondita  erudizione;  ma  perchè  non  poco 
pensiero  si  ricerca  in  far  bene  i  titoli  ai  libri,  pare;  che  questo  suo  di 
Prose  fiorentine,  patisca  eccezione,  e  che  meglio  avrebbe  fatto  in  chiamar- 
lo, JDelle  Prose  di  a$itori  fiorentini  ec.  Parte  prima  ec.  (a*)  perchè  non  si 

(«*)  Della  difficoltà  di  far  bene  ì  titoli  ai  libri  ser?e  di  prora  lo  stesso  titolo 
dato  dal  Fomanini  a  questa  sna  operii ,  chiamaodola ,  della  Eloquen:^a  Italiana  il 
nual  titolo  se  patisca  eccezione  ,  ai  è  già  più  aopra  veduto .  Ai  Dati  ^  parve  bene 
d'intitolare,  Prose  Fiorentine ^  la  sua  raccolta,  non  solo  perchè  tatti  gii  aotori, 
che  la  cooipoogono  •  erano  fiorentini ,  ma  perchè  quelle  Prose  erano  scnate  in  lin- 
gua fiorentina  e  perchè  recitate  in  Firen^tt  e  perchè  una  gran  parte  di  quelle  ver- 
sava sopra  soggetti  fiorentini:  circostanze  tutte  che  egli  non  credette  pienamente 
contenersi  nel  titolo ,  Prose  di  autori  fiorentini  ,  come  in  quello  di  Prese  fioren- 
tine le  ravvisava.  Gli  autori  adunque,  gli  argomenti  T  idioma  e  il  luogo  liberano 
da  ogni  eccezione  quei  titolo,  e  danno  a  conoscere  con  quanto  più  di  ragione  il 
Pati  lo  applicasse  alla  sua  raccolta,  di  quello  che  a  solo  motivo  del  Inogo,  Cict* 
rone  intitolasse  que'  suoi  filosofici  ragionamenti ,  Tusculanamm  Qnàitiennm  t  e  il 
Vescovo  di  Abrinca,  Ueiio  desse  ai  suoi  il  titolo  di  Questiona  Menane  m  Dì  Xri' 

pi&  parti,  ed  ogni  parte  in  più  volumi.  La  prima  conterrà  Ora%ionii  ^  «eoonda  Letterei 
la  tersa  Ditcorsi,  Lezioni,  Trattati  e  Dialoghi  di  scienze,  d*arti  e  di  varia  letttratu- 


aioni,  e  non  ha  fatt'ato  di  molla  precision  di  parolej  ot veramente  ci   tuoI  far  credere 

che  cinque  parti  alibiamo  dell'intera  Raccoltaj  e  allora  ritponderogli  ohe  non   ne  ah- 

•hiam  più  di  quattro,  le  qukli  formano  appunto  i  XVII.  Voi .  da  lui  nii  poco  più  innanzi 

sientovati.  Né  può  Talere  a  sua  ginttificazio&e  il  dire    ohe  aplla  rìitainpa  fattene  dal 


ve  foritie:  ,,Ma  nella  ristampa  non  si  pensò  etc.  „  si  lasciò  dalla  peana  sfuggire  un  non 
leggier  erroie  perchè  il  primo  tomo  della  Raccolta  del  Dati  nom  e'era  mai  ristampato 
quando  fu  scrittii  questa  Biblioteca,  e  nel  1716.  si  protoni  a  darò  al  pubblico  il  seeoado 
Tolume  della  parte  prima,  UTa  non  si  fece  ana  seoonda  •disioao  del  primo  tomo,  il  qoa» 
le  solamente  è  stato  per  la  seconda  volta  stampato  alloroh)  16.  anai  dopo  la  morto  «Ul 
Fontani  ni  la  Raccolta  tutta  ristampossi  dal  Remondinl  ia  Venoaia  aef  1751.  in  4«  Ma 
per  non  essere  io  pure  accagionato  di  quel  fallo  medesimo, ohe  ia  altri  riprendo,  omette- 
re non  voglio  che  tanto  il  primo  tomo  delle  Prose  FiorontinOt  fnaato  gli  altri  che  do- 
po il  1716.  si  diedero  alla  loco  vengono  citati  per  testi  di  lingaa:  al  eke  aggiugnerò  an- 
cora che  i  continuatori  si  dilungarono  alquanto  dalla  distribnaione  che  della  sua  Rac- 
colta divisò  il  Daii,  perchè  nella /^rimn  jparf  e  si  proseguì,  egli  è  vero,  a  dare  le  Orazio- 
ni, ma  la  seconda  in  vece  delle  Lettere  eontiene  le  Lezioni,  nella  terza  non  i  Discorsi 
o  le  Lezioni  ec.  ma  le  cose  |^iocoie  Ti  stanno,  e  nella  quarta  aoa  leggonsi  roie  storiche, 
ma  leftert . 


l35 

direbbe,  Ptoie  sanesij  o  lucchési^  né  bolognési^  o  veneziane,  intendendoti 
di  Prose  non  composte  in  dii^letti  municipali,  ma  nel  toscano^  e  comu^ 
ne  de'letterati  d'Italia  (a*).  Certo  né  il  Doni  alle  Prose^  da  sé  raccolte 
(pag.  i4-  €éUz.  IT.  ),  né  il  Firenzuola  alle  sue  (/?a^.  3o.  «diis.  viii.  ), 
diedero  il  titolo  ài  fiorentine.  Veggo  che  il  Doìce  nella  prefazione  alle  sue 
Oiservaxiàr^j  parlundo  del  nome  della  molgat  lingua^  ai  duole,  che  tutto 
il  pregio  della  medesima  si  Teglia  ristrignere  alla  sola  ventura  del  nasci* 
Xìiento^  e  non  all'arte,  e  allo  studio;  e  che  in  tal  guisa  non  senza  ingiurìa 
ella  si  voglia  ridurre  ad  esser  piuttosto  lingua  di  volgo  municipale,  che 
del  comune  d'uomini  eccellenti  in  letteratura,  anche  dopo  essere  stata  es- 
sa lingua  innalsata  dal  consenso  universale  di  tante  famosissime  opere 
«I  grado  eccelso,  in  cui  si  vede  risplendere.  Pare,  che  il  Datìj  benché  per* 
sona  modesta,  e  stimatricfìe  ancora  degli  altri,  fosse  inclinato  a  tal  senti- 
mento; poiché  in  questa  sua  prefazione,  molto  erudita,  aderisce  a  Tana^ 
gmllo  Fabbro  (  Monumenta  veferis  Antìipag.  iS  e/  64.  edit.  III.  roma*  - 
nae  ),  che  giunse  a  tacciar  Tito  Livio  di  aver,  come  Padovano^  ignorato 
il  senso  nascosto  della  voce  latina  classes  in  significato  non  solamente  di 
navij  ma  di  truppe  a  cavallo.  Però  nella  vita  del  nostro  monsignor  Filip^ 
pò  del  Torre  vescovo  d'Adria  di  chiara  memoria,  si  accena  (  Tomovi.pag. 
Q2.  in  notis  ad  libri  iv.  caput  xxxiv.  ),  che  il  Fabbro,  in  ciò  fu  saggia- 
mente da  lui  confutato,  e  con  applauso  di  Tommaso  Farne  nella  nobile 
edizione  di  Livio,  fatta  in  Oxford  nel  1708.  Di  più  il  Dati  fa  gran  case, 
che  Ottavio  Rirmccini  avesse  dato  del  forestiero  in  faccia  al  cavalier  ilf  a- 
rlno  per  avere  a  lui  suggerito,  che  in  un  verso  della  sua  Arianna  trage* 
dia,  meglio  avrebbe  fatto  in  dire  la  misera,  che  ìb, povera  Arianna.  Ma 
Dante  non  forestiero,  come  il  Marino,  che  per  altro  non  fu  cinese,  ne 
tartaro,  nel  senso  stesso,  non  voluto  dal  Rinuccini  e  dal  Dati^  usa  mi^ 
sero,  e  non  povero  nel  Canto  I.  e  nel  X.  del  Purgatorio;  e  oltre  a  ciò  vo- 
lendosi pure  fi  supposto  mistero  di  questa  voce  povero  s  diversa  da  miserò^ 
é  assai  triviale,  e  notissimo  a  tutti,  specialmente  poi  nelle  parti  venezia- 
ne^ nonché  in  Roma,  dovBy povero,  e  per  segno  di  maggior  tenerezza, 7^0- 
veretto,  diminutivo, si  usa  comunemente  non  meno,  che  in  Firenze,  in  si- 
gnificato affetuoso  e  compassionevole,  e  non  tanto  di  povero  di  beni  di  for» 
tuna.  Per  la  qual  cosa  il  volgo  fiorentino  in  questo  particolare  non  ha  ve-i 
run  privilegio  sopra  il  volgo  di  altri  paesf:  e  così  ancora  potrebbe  dirsi  df ' 
non  pochi  altri  termini,  quale  si  é  quello  di  Colombella,  usato  per  vezzo;; 
dal  Chiabrera,  senza  avvertire  (  come  il  Dati  suppone  )  che  significasse, 
una  specie  di  Colombe  salvatiche.  Le  Colombelle,  che  altrove  col  solo  di- 
stintivo di  torrigiane,  si  chiamano  come  le  altre^  e  che  in  Romani  dicono 

steferé  Luniiné  abbiano  Dltputdiienis  CémalMensiSi  di  Lmgi  FérMsmiot  NectÉi. 
PaUdans  a  imittiioae  delle  Noni  Attiche  dìGeliie:  e  abbiam  per  fine  del  vive»t. 
ti  noasignor  Giernhéuisfa  Pasttri  le  dotte  lettere  RéWisglUsi:  seosa  cbe  aÌGai)e 
siiri  diai  afitcdafeo  s  dare  a  si  fiuti  titoli  la  oioere  ccetMod. 

{a*)  La  ragione  addotta  dal  FotttMnini  per  criticare  il  titolo  di  Prose  Fiorentine  • 
oiilicaconira  ri  slfteoia  di  lai  chiamando  il  dialetto  toscano,  comune  de*  Letterati 
d'Italia:  il  ebs  riene  a  dire  che  la  liagaa,  ia  cai  i  saddetti  Letterati  d' Italia 
scrivono  iioa  è  itaUdrté  ma  Toumté  • 


^«éet 


i36 

-  -  Panegirico  in  lode  di  Luigi  XIV.  Re  di  Francia, 
In  Firenze  aW insegna  della  Stella  ^469.  in  4-  gran* 
de.  (d).  *        L.     4. 

Panegirico  di  Ciason  de  Nores  in  laude  della  Repub- 
blica di  Venezia,  In  Padova  per  Paolo  Mejetti  iSgo* 
in  4*  3« 

palombelle  dal  l^ììno palumhes,  sono  minori  dt* palombéicci ,  e  dimestiche 
e  cittadine  assai  più,  che  salvatiche  (a'*^);  oltrachè  il  CAioirera  presso  il 
Dati  fa  forza  solo  negli  occhia  ì  quali  senza  tanti  misterj  e  uelle  Colom-' 
hcy  e  ntWe palombelle,  0  Colombelle ^  sono  i  medesimi.  Bisogna  però  con-> 
fessare^  che  il  Dati,  uomo  sincero»  nell'opuscolo  sopra  V Obbligo  di  bea 
parlare  la  propria  lingua,  si  risente  cootra  i  suoi  proprj  nazionali,  perchè, 
iìdati  del  solo  nascimento^  trascurino  il  parlar  bene»  e  disprezzino  lo  sta- 
dio interiore  delle  regole,  da  lui  credute  necessarie  allo  scrivere  pulita^ 
mente»  come  quelle»  che  si  apprendono  con  Io  studiare»  e  non  col  nasce- 
re^ altramente  in  questo  non  ci  sarebbe  divario  tra  l'nomo  dotto»  e  Tigno*. 
Tante  {i*)i  e  pur  ci  ha  da  essere.  Sembra  finalmente,  che  il  Dati  metta  la 
lingua  volgare  troppo  sopra  la  stessa  latina,  e  forse  non  senza  sofismi  {e*). 

(«*)  Può  essere ,  che  ia  Roma  le  Colombelle  sì  chiamino  iorrigìsne  ,  come  ia  Ve* 
ne\ia  chiamansi  torresane:  mg  in  Fireni^e ,  e  ìa  buona  lìngua  dicoosi  torra/»ole  (*)  \ 
anzi  propriamente  in  Toscana  \t  Colombelle  essendo  salvatiche,  don  sonò  quelle 
che  stanno  per  le  torri,  e  quivi  dette  Colombi,  ovvero  Piccioni  torrajaoU»  Il 
termine  di  torrigiani,  come  ia  altro  luogo  si  fa  Tcdere,  piacque  tanto  ti  FoHiaaini, 
che  egli  ne  investi  di  sua  testa  gli  stampatori  Torresani ,  chiamandoli  Torrigiani. 
(b*)  Certo  è,  che  i  Fiorentini  di  due  secoli  addietro  ,  quanto  tersi  e  pari  nella 
scelta  e  nell'uso  delle  voci,  e  nelle  maniere  del  dire,  tanto  furono  trascurati  in 
non  voler  soggettarsi  all'  osservanza  e  allo  studio  di  quelle  regole  che  son  neces- 
sarie allo  scrivere  bene,  e  che  riguardano  principalmente  la  coniugazione  de' ver- 
bi Ve  perciò  caddera  in  errori  grammaticali,  chiamati  da  loro  idiotismi:  il  qual 
Tiftio  e  difetto  intesero  di  sradicare  i  granduchi  de'  Medici  con  erigere  in  Siena^ 
in  Firenze  ec.  pubbliche  cattedre  di  lingua  toscana ,  destinandovi'profcssori  di  va- 
glia e  di  abilità  conosciuta .  I  buoni  scrittori  toscani  di  questo  aitimi  tempi  co* 
oac  oltre  allo  stesso />tf ri,  WRedi^  il  Segnert/\ì  Buonarroti^  i  due  Salvini  e  parec- 
c(ii  altri. bau  conosciuta  questa  verità  e  se  ne  sono  approfittati,  confessando  che 
non  basta  il  nascimento  a  volere  scrivere  purgatamente,  mi  che  bisogna  sggin- 
góervi  stadio  e  fatica  • 

'  (c^)  Benedetti  cotesti  sofismi ,  che  a  diritto  o  a  tòrto  Etano  ad  entrare  per 
tatto!  Il  Dati  non  mette  nò  troppo  né  molto  la  iingoa  volgare  sopra  la  latina 
per  via  A\  sofismi;  ma  solamente  dice  che  in  questa  scriveremo  sempre  imperfet* 
umente,  con  tutto  che  ci  duras^mo  grandissinu  fatica;  •  cheia  quella,  cioè 
acilt  volgare,  si  trriverà  fiiciimeote  tilt  perfezione. 

'(i)  Se  è  Panegirico,  è  certameate  tnchc  in  lodai  viwM.tk  afmiunttvi  di  suo 
capo  dal  Fontanini.  U  Dati  lo  ha  intitolato,  Paa^ginco  eUié^  inSttstà  cristianis^ 

C^)  GUccbè  rettttittimo  Ì?tfno  li%  volatOiCorfegget*.  ti  F9ntnHÌni\\  Torrigiane  da. 
lai  usato  in  V«ce  di  Torrajuole  poteva  eorréj^gerli  aficort  qutl Pa/omfraece  parolaia  qiu- 
la  egualmaate  elia  il  Palotnhelli  ti  userà  in  Roma  'dal  voTco  mt  non  da  quelli  cbe  vor* 
rtBB9  parlare  ia  bnena  lingua,  da'  quaii  in  vece  Aimti  ColomkBtU  t  Colombacci, 


Orazione  di  Monsignor  ^Ciovanni^  Cuidìccioni  (Ve- 
scovo di  Fossombrone^  alla  Repabblìca  di  Lacca,  con 
alcune  Rime  del  medesimo. //i  Firenze  [pel  Torrentino) 
1 558.  in  8.  (i)(*).  L,     3. 

Orazione  di  Monsignor  Giovanni  della  Gasa  ai  Vene- 
ziani contro  a  Carlo  V.  Imperadore.  Sta  con  le  altre 
nelle  sue  opere  volgari  delV edizione  di  Egidio  Menagi^, 
fatta  in  Parigi  per  Tommaso  Ioli  1667.  in  8. 

Orazione  di  Ansaldo  Geba  nella  incoronazione  di  A- 
gostino  Doria  Duce  della  Repubblica  di  Genova.  Irk 
Genoi?a  per  Giuseppe  Pavoni  1601.  in  ^  (2,)  4** 

Orazione  di  Francesco  Panigarola  in  morte  di  Garlo 
Borromeo  Cardinale  di  S.  Prassede  (dipoi  Santo^.  In 
Firenze  presso  il  Sermartelli  i585.  in  4-  4* 

Orazione  di  Diomede  Borghesi  in  persona  (  o  nome) 
dello  Studio  Sanese.  In  Siena  per  Luca  Bonetti  1590; 
in  4-  4* 

(i)  Questo  buon  prelato  piagne  ne'suoi  versi  le  disgrazie  d'Italia.  Il  di* 
Tulgatore è  Lodovico  Domenichi,  e  VOrazione  sta  puie  con  quelle  àeXSan» 
sovino. 

(n)  Questo  titolo,  Duce,  in  prosa  non  è  b«^n  detto  per  Doge,  nome  an« 
tico  e  già  ricevuto  per  Prìncipe,  e  Capo  di  Repubblica,  e  non  pure  dai  più. 
accurati  scrittori  veneziani,  tua  da  altri  similmente.  E  benché  in  carta  si 
dica  talvolta  anche  Prìncipe;  nientedimeno  suol  dirsi  comunemente  Do* 
gè,  e  non  Duce,  almeno  da  clii  si  pregia  di  scrivere  senza  affettazione,  o 
con  qualche  maniera  di  pulitezza.  Laonde  essendosi  letto  un  foglio  di 
certa  accademia  sopra  il  Doge  San  Pie/ro  Orjeo/o^  dal  solo  vedervjsi  scrit* 
to  Duce  ben  quattro  volte,  e  non  mai  Doge,  sì  concluse,  che  la  dettatu- 
ra del  foglio  non  potea  venire  da  scrittor  Veneziano, 

simd  di  Luigi  XIV,  Re  di  Francia  e  di  Savana  \  e  il  titolo  cosi  sta  bene  ,  ma 
il  suo  riformatore  lo  ha  guasto  .  Daniel  Cossonio»  che  fu  consolo  a  •Smirne  per 
gli  Olandesi ,  in  una  sua  lettera  al  Magliabecchi ,  reca  un  giudicio  poco  favo- 
re  vele  a  questo  Panegirico  del  Dati ,  dicendo  (  Epittol,  Bolgar.  ad  Magli  akeeh. 
tum.  n.  pag  509  )  che  :' autore  era  stato  maie  informato  di  molte  cose  e  che 
scriveva  troppo  passionato,  perchè  era  beneficiato  da'  Re  di  Francia.  Nelle  cen* 
aure,  poste  in  fine  del  Panegirico  ,  il  D  ni  vien  però  commendato  per  oratore 
•passionato  ed  ingenuo:  ma  ad  un  O'andese  ,  qua!  era  il  Cos^oniOf  non  è  roara- 
viglia,  che  sia  poco  in  grazia  la  memoria  del  Re  Lodovico  X/F.  Negli  aanali  e 
aell' /irofitf  metallica  del  suo  regno  se  ne  veggono  le  ragioni. 

{*)  Il  Guidiecioni  avendo  nella  Repabblìca  di  Lucca  conotcinti  molti  dìtordini  i 
<{uaIipoteTano  arrenarle  gran  danno  non  queata  Orazione  che  non  fa  però  recitata  ,  • 
per  cai  riaU  fa  egli  ric«nipen»ato  interna  a'Lnocheii  a  coafervarfi  nella  loro  libertà. 


i38* 

-  -  Orazioueiutorao agli  onori,  e  a'pregi  della.  Poesia 
e  deir  Eloquenza .    In  Siena  per  Luca  Bonetti  iSgò. 

in  4  iOf^)*  L.     4. 

Orazione  di  Bernardino  Tomitano,  recitata  per  no- 
me dello  Studio  Padovano  nella  creazione  del  Princi- 
pe di  Venezia  Marcantonio  Trivisano.  In  Venezia  per 
Giovanni  Grifio  i554'  m  4*  ^* 

Orazione  di  Pier  Basadonna  in  morte  del  Patriarca 
(  di  Venezia  Pierfrancesco)Goutarini. /ri  i^^/iezia  al  segno 
del  Pozzo  presso  Andrea  Arrivabene  i557.  in  8.  [b).       3. 

Orazione  di  Baccio  Baldini^  fatta  nell'Accademia 
Fiorentina  in  lode  di  Cosimo  Medici  Granduca  (I.)  di 
Toscana.  In  Firenze  per  Bartolommeo  Sermartelli  1574 

in  4*  4- 

Orazione  di  Vieri  Cerchi  delle  lodi  del  Granduca  di 
Toscana  Cosimo  IL  recitata  nell'Accademia  degli  Alte- 
rati. In  Firenze  presso  i  Giunti    i6ai.  in  ^^  (a).  6. 

(i)  L'autore,  ch^  la  dedica  a  Luigi  Ranieri,  tocca  per  centro  più  cose 
intorno  alle  antichità  veneziane. 

(2)  Essendo&i  fin  qui  registrate  Orazioni  in  tutti  i  generi,  e  particolar- 
Inente  in  lode  di  principi  e  gran  personaggi^  ora^  poiché  le  vite  d'uomi- 
ni illustri  in  lettere  si  leggono  volentieri,  e  le  orazioni  in  lor  morte  ne 
contengono  buona  parte^  di  queste  se  ne  porteranno  alquante  delle  più 
degne  di  particolar  memoria,  e  potranno  servire  ad  illustrar  non  poco  l'i- 
storia letteraria. 

{a)'*Ora\ìone  da  lai  medesimo  recitata  nello  studio  pubblieo  di  Slena  nel  priiN 
cipio  della  stia  lettura  (  di  iiogaa  toscana  ).  In  Siena  per  Luca  Bonetti  i  y 8^.  in  4* 
La  grande  stima,  in  cui  era  generalmente  il  Borghesi,  Ecce  che  a  lui  conferita 
fosse  dal  granduca  Ferdinando  L  nello  stadio  di  Siena  sua  patria  una  lettura  di 
lingua  toscana  e  questa  fu  la  prima  che  in  tal  facoltà  eretta  fosse,  sostenuta, 
per  quanto  y  visse ,  da  lui  con  singoiar  decoro  ed  applauso  . 

(^)  L'Arrivatene  nella  dedicazione  di  questa  Orazione  a  Pietro  Quirini  tcsco- 
TO  di  Concordia,  chiama  il  Basadonna,  giovane  di  gentilissimi  costumi  e  dottri. 
sa.  Questo  gentiluomo  veneziano,  figliuolo  di  Luigi,  mori  nel  Luglio  dell'anno 
If7a.  A  lui  è  debitore  il  pubblico  della  Oraiione  funebre  di  Paolo  Paruia  in  lau- 
Ì€  de*  morti  nella  vittoriosa  battaglia  con  tra  i  Turchi,  seguita  a  Cun^oiari  f  anno 
Xf7i  ai  7.  Ottobre;  che  tale  è  il  titolo  d'essa  stampata  in  Venexia  appresso  Bo- 
Ugnino  Zaltiero  1571.  in  4.  Le  Orazioni  del  Tomitano  e  del  Basadonna,  ripor- 
tate da  Monsignore,  stanno  nella  raccolta  del  Sansovino  :  il  che  doirera  Monsl. 
gnore  avvertire ,  come  avea  fatto  di  quelle  del  Tolomei  del  Guidicciohi  e  di  al- 
tri •  Quella  del  Potuta  vi  fu  aggiuntataci  volume  I.  della  edizione  del  S alleato . 


Idi) 

CAPO    V. 

Orazioni  funerali  in  lode  di  Letterati. 

w razione  di  Frate  Angelo  Castiglione  da  Genova  Car- 
melita  nell'Esequie  del  Vescovo  ai  Verona  Giammatteo 
Giberto,  detta  nel  duomo  in  luogo  di  predica.  Senza  luo^ 
go  o  altro  frontispizio  in  6.  (i)  {a).  L.     3. 

(i)  Fu  recitata  nel  giorno  di  S.  Sihestro  del  i54'3-  subito  appresso  alla 
morte  di  sì  gran  yesco.vo^  seguita  nel  giorno  avanti,  che  fu  il  xxx.  di  Di- 
cembre, essendosi  poi  fatte  le  grandi  e  solenni  esequie  con  la  deposizione 
del  corpo  ai  a.  di  Gennajo  con  sommo  lutto  e  concorso  di  tutta  la  città, 
per  le  sue  alte  virtù  celebrate  negli  scritti  de' valentuomini  di  quel  tem- 
po» e  da  tutti  avute  in  somma  venerazione.  L'Orazione  da  un  tale,  che 
sotto  il  titolo  nella  breve  prefazione  ai  Veronesi^  dinota  se  stesso  con  la 
sola  lettera  iniziale  Z  fu  scritta  furtivamente  in  tempo^  che  il  padre  Cor» 
stiglione  l'andava  pronunciando (6'^). Quindi  è,  che  il  medesimo  divulga^- 
tore  chiede  per  grazia,  che  gli  errori  sì  perdonino  a  lui,  che  la  scrisse  in 
fretta,  e  che,  per  far  piacere  al  pubblico,  non  ebbe,  come  dice,  tutto  il 
dovuto  rispetto  al  nome  del  dotto  ed  eloquente  padre  Angelo^  il  qual  die* 
de  il  ritratto  dell'animo^  siccome  il  pittore  Antonio  Badile  vi  aveva  espres- 
sa l'effigie  del  corpo.  Altra  orazione  latina  in  questo  medesimo  argomento 
fu  fatta  dal^canonico^Ja/TioFuma/zO^  il  quale,  per  detto  dìGirolamo  dalla 
Corte,  a  tutti  cavò  le  lagrime.  Ella  si  trova  stampata  negli  opuscoli  del  Pa- 
dre Luigi  Novarini  (  Istoria  di  Verona  tomo  II.  lib.  xx.pag.  723.  )  .  Ma 
io  credo,  che  questa  del  Castiglione  in  lingua  volgare  e  in  semplice  stile 
cavasse  le  lagrime,  come  atta  a  farlo  generalmente  assai  più,  che  l'altra 
latina  dis]  Eumano  (pag.  SLOÓ.num.  ^6i>)  délìtkquBl  soia^  recitata  due 
giorni  dopo^  il  Corte  ebbe  notizia  presso  a  cinquanta  anni  dopo  il  transi* 
to  del  Giberto.  "L'Eritreo  nella  Pinacoteca  III  num.  lxxi  i  i  .  fa  gran  ma- 
raviglie, che  Silvestro  Pietrasanta  Gestita  per  comporre  l'Orazione  ia 

(a)  Quasi  tatto  quello  che  qui  si  dice  da  Monsi|(aore  intoroo  ali*  Ore^iene  di 
frate  Angeh  Castigliem  e  alle  lodi  del  vescovo  di  Verona  Gibérti,  è  ana  ripeti- 
iMooe  di  quanto  è  stato  ,  non  ha  gran  tempo,  pienamente  esposto  da  chi  rac* 
colse  e  pubblicò  in  Verona  presto  Pitrantonio  Bcrni  nel  175).  in  4.  l'opere  di 
quel  prelato ,  non  to  te  più  in  bontà  di  vita ,  o  più  in  dottrina  eminente .  Pare 
a  me  che  non  sia  cota  oiolto  lodevole,  infingerti  d'ignorarci  libri  modernameA« 
te  stampati ,  e  poi  tenu  citarli,  valertene,  e  farne  uto,  ove  ciò  gli  torni  ia 
acconcio . 

{h*)  Nonto  te  m'inganni,  ma  può  ettere,  che  qacg^,  cai  piacque  qui  dint* 
tarsi  con  ia  tola  lettera  Z ,  aia  ttato  Pierfrancesco  Zini  «  sacerdote  allora  e  poi  ca- 
nonico vcrooete,  uno  dei  famigliari  del  Gitenii  a  onor  del  quale  scrisse  quell* 
aureo  opuKolo ,  Boni  Pésuris  txsmflam.  Per  molti  libri  il  nome  del  caaontco 
ZirÀ  è  tamoto  • 


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morte  deirimperador  Ferdinando  II.  non  aveste  arato  piil  tempo  di  sei 
ore  del  giorno  antecedente  al  funerale,  da  farsi  in  capelia  pontificia.  Il 
nostro  Fabio  Pdólini  n*ebbe  assai  meno  per  far  la  saa  in  morte  del  Pa« 
triarca  à^  Aquile] a  Giovanni  Grimaniy  poiché  la  compose  la  notte  avan- 
ti (a*):  e  Marino  Becichemo  n*ebbe  forse  meno  del  Paolini  in  farne  una 
nel  solo  spazio  di  xx.  ore  in  morte  di  Qiambatista  Scita  ^  poeta  illustre» 
da  lui  tosto  recitata  a  grande  uditorio  nella  ghiesa  di  santa  Maria  For^ 
mosa  di  Venezia  (b*)\  onde  il  Varchi  fu  più  fortunato,  che  per  fare  la 
sua  in  morte  di  Stefano  Colonna^  ebbe  tempo  due  giorni,  e  altrettanti 
Fabio  Paolini  in  compor  Taltra  de  Doctore  humanìiatis,  nìa  assai  più. 
Giovanni  Vazmotta^  che  in  cinque  giorni  scrive  di  aver  fatta  la  sua  pel 
cardinal  Sirleto,  Prima  di  tutti  Celio  Calcagnino  ne  fece  una  estempora" 
le  in  morte  di  Ercole  Strozzi.  Da  queste  orazioni  si  vede^  che  il  Varchi 
non  ebbe  quelle  grandi  strettezze,  che  spaccia  per  onor  suo  nella  Vita  di 
Francesco  Diacceto  pag.  198.  per  questo  capo  di  aver  composta  in  meo 
di  tre  giorni  un'orazione  in  morte  di  Lorenzo  dei' Medici  duca  di  Urbino. 
Il  medesimo  a  un  di  presso  può  dirsi  del  Castiglione.  Narra  egli  in  que- 
sta sua  Orazione^  che  ne' due  anni  precedenti  erano  morti  due  santissimi 
Cardinali^  Fregoso  e  Centanni.  Che  ninno  ardiva  lodare  il  Giberto,  per>- 
che  abborriva  ogni  umana  laude,  e  che  in  cento  prediche,  da  lui  recitate 
tre  anni  prima  in  sua  presenza,  egli  non  osò  mai  dargli  un  titolo  di  ono- 
re. Che  sotto  Leon  X.  e  Clenxente  VII.  faceva  tutto,  ma  con  raro  esem- 
pio di  somma  umiltà  e  moderazione.  Che  nella  notte,  in  cui  Clemente 
Vii.  suo  Signore  fu  fatto  Pontefice,  non  si  commosse  quanto  una  mura- 
glia, e  averglielo  giurato  lui  stesso.  Che  non  volea  la  dignità  di  Vescovo, 
ma  che  glie  ne  fu  fatta  coscienza.  Che  visse  in  quella  xvi.  anni,  e  che  in 
tutta  ritalìa  e  fuora  non  vi  era  uficiatura  simile  a  quella  del  duomo  di 
Verona,  e  che  Tabito  del  clero  in  tutta  la  Cristianità  non  era  sì  modesto^ 
come  ivi.  Che  siccome  santo  Ambrogio  nominò  san  Simpliciano  per  suo 
tucoessore  nel  vescovado,  cosi  il  Giberto^  senza  che  ninno  il  pensasse,  vi 
nominò  Pier  Contarini  non  senza  gran  confusione  di  questo,  sperando 
egli,  che  la  Sede  Apostolica  lo  approvasse  per  le  sue  gran  virtù,  esaltate 
dall'Oratore.  Ma  non  facendosene  alcun  motto  nella  serie  de*  Vescovi  di 

{a*)  Per  determinare ,  chi  di  lor  dae ,  Pieirdsanta  o  Peolimì ,  avesse  più  tem- 
po, biiognerebbe  saperle  stagioni,  netlc  quali  ciascun  di  loro  ebbe  l'occasione 
di  compor  VOrM\ione\  poiché  se  il  Pietrasanta  It  fece  di  Giagnoe  il  Paolini  di 
Dicembre,  la  notte  del  Paolini  sarà  stata  più  lunga  é.  ore  del  giorno  anteceden- 
te. Anche  da  questo  s'arguisce  l'abito  di  Monsignore  in  chimerizzar  sopra  tutto. 
Ma  più  strano  è  ciò  che^  egli  nella  Ciunta  ai  detto  luogo  soggiagne . 
.  (^  V  Nell'Italia  non  ci  è  notte  cosi  lunga  in  tutto  il  tempo  deli'  anno  che  ar. 
rivi  alle  ly.  ore,  non  che  alle  10.  Come  dunque  MI  Becichimo  ebbe  meno  di 
tempo  che  il  Paolini ,  se  questi  non  n'  ebbe  più  d'  una  notte  e  quegli  n'  ebbe  zo 
ore  r  L'osservazione  è  del  dott.  Baroni .  Almeao  Francesco  Scandio ,  ^iuriscon- 
sulto  milanese ,  confessa  di  aver  composta  l'orazione  in  morte  del  cardmale  Ro* 
berto  Nobili ,  nipote  di  papa  Giulio  III.  in  una  notte  e  in  tutto  il  giorno  se- 
guente»  una  nocte ,  aihihiia  integra  sequenti  die*  Per  altro  in  somiglianti  occasio- 
ni suole  meschiarsi  ed  entrare  un  poco  di  ciarlataneria  e  molti  ne  saran  meco 
di  accordo  ;  poiché  taluni  hanno  l'arte  di  farsi  (festinare  il  carico   deli'  Orazione 


i4i 

Veroni  presso  TUghelli  {Italia  sacra  tùm.  V.pag.  988.  tdit.  no^ae  )  do- 
ve al  Giherto  segae  immediatamente  Pier  Lippomano,  io  non  saprei  dir* 
ae  altro  (a*).  Parlano  del  Castiglione  Raffaello  Soprani  e  Michele  Giusti^ 
niani  negli  Sprittori  Liguri.  Per  colmo  delle  glorie  del  Giberto  basti  il 
dire,  che  S.  Carlo  Borromeo  nel  governo  della  sua  Cliiesa  di  Milano  si 
propóse  di  seguitare  gl'istituti  e  le  regole  del  Giberto  (  //  Giussano  nella 
Vita  di  San  Carlo  lib.  1  pag,  34-  -  cap.  x  1 1 . pag.  4%.  -  libro  II.  cap.  II. 
pag.  53.  ediz.  I.  di  Roma  ).  Tra  le  Prediche  de'Teologi  illustri,  divulga- 
te da  Tommaso  Porcacchia  n*ò  un*  altra  del  Castiglione,  da  lui  fatta  nel 
duomo  di  Milano  nel  i553.  per  consolare  alcuni,  i  quali  subito  dopo  la 
Predica  doveono  pubblicamente  abjurar  Teresia»  nella  quale  in  quella 
funesta  e  pericolosa  stagione  erano  sventuratamente  caduti. 

fbnebre»  primachè  sia  spirato  l'iafermo  gii  ridotto  ali* estremo;  e  prevalendoti 
di  ^el  tempo ,  milantano  poi  di  averla  compotu  a  precipìzio  nel  breve  tratto 
di  aaa  notte  o  di  una  mezza  giornata .  Quel  curioso  libro  di  Giovanni  Burcardp 
Mtnchinio^  intitolato,  ig  Charlauntriéi  truditorum,  di  quanto  sì  potrebbe  ingros- 
sare .  oh  di  quanto! 

(à*)  Io  ne  dirò  qualche  cosa.  Carlo  Gualurux^i  dtFano,  ano  degli  esecutori  te- 
stamentar)  del  Gibeni ,  scrivendo  a  Monsignor  Lodovico  Beccatelli  in  data  di  Roma 
ai  10.  di  Luglio  if6o.  si  duole  primieramente  della  comune  perdita  di  £«i^i  Prìuli^ 
9»  quando  appunto ,  dice  egli ,  sperava  potermi  rallegrar  seco  della  promozione  di 
lui  alla  chiesa  di  Verona ^  secondo  quello  che  già  N^S.tiera  lasciato  intendere,,. 
Parlando  poscia  della  vacanza  di  quella  chiesa  per  la  morte ,  non  del  Gtkeno  » 
ma  di  Agostino  Lippomano  nel  Luglio  del  iff^*  >l  ^^^^  ^  dato  per  successore 
frt  Girolamo  Trivisano  non  prima  del  Gennajo  if6i.  soggiucne  il  Guaiteru\\i 
nella  detta  sua  lettera  :  ,•  M,  Pier  Contarini  volle  tentare  \  ahr*  ieri  sua  venti^ra 
„  e  andò  da  N.  S.  con  la  copia  di  alcune  lettere  di  monsignor  Giberto  avute  da 
„  me,  nelle  quali  si  facea  menzione  di  averlo  eletto  successor  suo  io  quella  chic* 
„  sa  :  ma  sua  Santità  lo  trattò  in  modo ,  che  si  pentì  di  esservi  andato  »  dicea> 
„  dogli  di  aver  sempre  avuta  buona  opinione  di  lui  per  lo  passato ,  ma  che  per 
„  i*  avvenire  ae  crederebbe  quello ,  ohe  credeva  degli  altri  Chietini  :  le  quali  pa« 
M  role  furono  cosi  pubbliche,  che  egli  n'è  divenuto  la  favola  di  ognuno.  Co^ 
„  fa  chi  mal  si  consiglia  ec.„  Questa  lettera  sta  alla  pag.  159.  di  un  testo  a  pen* 
na  nella  libreria  del  senator /^ro^p  Soran%p,  contenente  più  lettere  del  medesimo 
Gualterui^i  all'arci v.  BeccateliiM^,  di  là  a  poco  il  Papa  per  dar  qualche  consolazione  ai 
Contarini»  lo  nominò  vescovo  di  Pafo  ;  della  qual  chiesa  -non  molto  tempo  e*godette  » 
poiché  dopo  )  anni  nel  i  fé),  venne  a  morte.  Egli  era  d'una  delle  principali  famiglie 
della  repubblica.  Suo  padre  fu  Zaccheria  cavaliere  e  suo  avo  Francesco  dottore  ed  isteri- 
co .  Al  suddetto  Pietro  dedicò  Pierfrancesco  Zini  la  versione  latina  del  Comentario 
neWEsamerone  e  di  alcune  Orazioni  dì  S.  Gregorio  Nisseno  (  Veneti  apud  Aldi  fiUos 
ifn*  in  t.):  ove  si  diffonde  nelle  lodi  del  Giberti  già  morto,  e  in  quelle  del 
Contarini*  Quel  Luigi  Friuli  ^  che  morì  in  Roma  nel  iféo«  destinato  dal  Papa 
al  vescovado  di  Verona^  fu  insigne  per  letteratura  e  ^'leppiù  per  una  soda  pie- 
tà, che  regolava  tutte  le  azioni  della  sua  vita .  Nella  libreria  Soran^o  mi  è  occor- 
so  di  osservare  molte  sue  lettere,  che  per  tutto  spirano  pietà  e  religione  .  Fu  gran- 
de amico  dei  cardinali  Contarini,  Bembq,^  Sadoleto  e  Polo,  è  con  queat^nltl- 
moandò  in  Inghilterra  e  vi  sutte  siao  tìla  morte  di  lui  che  lo  istituì  commis- 
sario ed  erède  nel  suo  testamento  d«l  dì  iv.  d'Ottobre  if^S.  ma  qui  non  è  luo- 
go  di  ripetere  con  qnal  esattezza  il  PfiiiU  soddiifàcesse  ai  legati  e  con  qaal  gran- 
dczia  d'aniao  i'estdità  licaiasse^ 


-f 


/ 


14^ 

Orazione  di  Benedetto  Varchi  in  Ynorte  del  Cardinal 
Pietro  Bembo  (da  lui  recitata  neir Accademia  Fiorenti- 
na). In  Firenze  presso  il  Doni  i5^6.  e  i65i.in^.(a).  L.  4» 

•  -  E  con  quelle  ancora  del  Sanso^^no. 

Orazione  di  Sperone  Speroni  in  morte  del  Cardinal 
Bembo.  «Sfa  con  quelle  dello  Speroni^  ma  scorretta  e  man^ 
cante  infine;  onde  ha  bisogno  di  emenda  in  una  nuo^a 
impressione  delle  sue  opere,  (i). 

Orazione  di  Cosimo  Bartoli  in  morte  di  Carlo  Lenzo- 
ni.  Sta  dietro  alla  sua  Difésa  di  Dante. 

..  -  Orazione  recitata  neir  Accademia  Fiorentina  neir 
Esequie  di  Pierfrancesco  Giambuliari.  Sta  infine  delV 
Istoria  del  Giambuliari. 

Orazione  di  Michel  Capri  Calzajuolo  in  morte  di 
Giambatista  Buonarotti.  In  Firenze  per  Bartolommeo 

jSermarteÙi  iS6i.  in  4*  3* 

Orazione  di  Giammaria  Tarsia  nell'Esequie  di  Mi« 

che)agnolo  Buonarotti.  In  Firenze  presso  il  Sermartelli 

r564*  in  4-  6* 

Orazione  di  Benedetto  Varchi  nell'  Esequie  di  Mi- 

chelagnolo  Buonarroti.  In  Firenze  presso  i  Giunti  i564* 

in  4*  ^* 

(1)  Questi  due  yaleatuomini,  il  Varchi  e  lo  Speroni^  non  credettero  di 
dover  disonorare»  ma  onorare  dal  canto  loro  la  chiara  memoria  del  Car- 
dinal Bembo,  tatto,  airopposto  di  quanto  in  oggi  si  Tede  praticato  da  al- 
jbriy  con  aUJbuirgli  cose  ,  che  egli  neirnltìma  sua  volontà  non  riconobbe 
ner  sue  (i^).  Le  lodi  dello  Speroni  lodatore  del  B^mbo^  furoiio  poi  cele- 
brate in  latino  da  Antonio  Riccobom. 

{a)  Ls  edizione  del  i  ; 46.  presto  il  Poai  sta  con  firontiipizio  a  parte  dietro  la 
^aa  raccolta  di  Ord\iì»ni  di  diversi  »  impressa  nei  medesimo  anno ,  e  da  me  più 
^opra  rara  memorata  •  La  data  di  questa  edizione  è  secondo  lo  stile  fiorentino,  poi- 
che,  secondo  il  comune,  la  morte  del  Bgmi^  aTYcnne  nel  Gennaio  dell' i^nno 
i{47.  Non  so  poi  che  il  />•«{  abbia  ristampata  la  detta  Ora^ìon<  del  Varchi  nel 
I5fz.  In  tal  anno  è  bensì  imptessa  in  Fireni^e  na'Oraxione  del  Varchi  ^  maquc. 
Sta  è  io  morte  di  GiamBatina  Savetlo  e  non  del  cardinal  BtmH ,  e  la  stampa 
non  è  presso  il  /7#oc  ma  presso  \\  Gittnti. 

(b*)  A  sifo  laogo  si  £ira  toccar  con  mano,  se  veramente  si  sicno  cose  del  car- 
dinal ^4mh  npMifitima  sua  volontà  non  riconosciate  per  sue ,  e  ad  onta  e  mal* 
grado  suo  atrrìbuitegli  in  quaklie  moderna  risfa^ipa. 


Orazione  del  Gavalìer  Lionardo  Salviati  in  lode  del- 
la Pittura  in  occasione  dell'Esequie  di  Michelagnolo 
Buonarroti.  Sta  con  quelle  del  Sahiati  pag.  87.  (*)• 

--Orazione  recitata  per  l'Accademia  Fiorentina 
nell'Esequie  di  Benedetto  Varchi.  Sta  in  quinto  luogo 
tra  quelle  del  Sahiati.{i). 

-  -  Orazione  funerale  delle  lodi  di  Pier  Vettori,  Se- 
natore e  Accademico  Fiorentino.  In  Firenze  presso  i 
Giunti  i585.  in4.{**).  L.     5. 

Orazione  funerale  di  Pierfranceseo  Gambi  delle  lodi 
del  Gavalier  Lionardo  Salviati  Accademico  Fiorentino. 
In  Firenze  per  Anton.  PadoQani  iSgo.  in  4.  (a).  4. 

Orazione  di  Alberto  LoUìo  in  morte  di  Bartolom- 
ineo  Ferrino.  Sta  con  quelle  del  Lollio.{^){a). 

(i)  L'autore  prima  di  darla  in  luce  avendola  mandata  a  rivedere  ad 
Annibal  Caro  ,  questi  gli  fece  1'  amica  e  oltremodo  saggia  censura^  che  si 
legge  neir  ultima  delle  sue  lettere  di  stampa  à' Aldo  ^  secondo  la  qual 
censura  il  Sal\?iati  corresse  la  sua  Orazione  ^  come  dal  confronto  si  rico- 
nosce. Il  Caro  stesso  rivide  ancora  YErcolana  del  Varchi ,  per  quanto  ap> 
parisce  dalla  mt^esima  lettera  e  da  altra  delle  antecedenti  (b^)  i  le  qua- 
li cose  io  non  trovo ,  che  sieno  state  prima  osservate . 

{2)  Di  fuori  si  dice  dedicata  a  Sisto  V,  ma  il  Salviati  per  maggior  atto 
di  riverenza  la  indirizza  al  Panigarola  ,  acciocché  egli  la  presenti  al 
Pontiefice.  In  principio  vi  è  il  ritratto  del  Vettori^  intagliato  in   rame  . 

(3)  Appresso  al  LoUio  ,  Bartolommeo  Ricci  parimente  ne  fece  un'  al- 
tra j  ma  in  latino. 

(4)  Leggo  neifa  prefazione  del  Dati  alle  prole  fiorentine,  che  anche  il  Caro 
soggettò  alia  ceogura  del  Varchi  i  suoi  componimenti  :  nelle  sue  lettere  osservo, 
che  la  sua  Apologia  fu  riveduta  dal  Varchi  :  cosi  le  rime  del  Guiiiccioni ,  e  del 
conte  di  Camerario  passarono  sotte  la  censura  del  Caro  :  e  le  lettere  del  Caro  fu- 
rono da  lui  rimesse  al  giudicio  ,  e  alla  scelta  di  Paolo  Manu\io .  Non  mancano 
simili  esempi.  1  grand*  uomini ,  quanto  più  sanno,  canto  più  modestamente 
sentono  di  sé  :  i  mediocri  ingegni  sono  ì  più  prosuntuosi ,  e  Se  talvolta  comraet. 
tono  air  altrui  giudicio  le  cose  loro,  lo  fanno  con  animo  di  trarne  lode:  e  quan»- 
to  a  questa  aprono  e  stendono  pronti  l'orecchio»  tanto  lo  chiudoa  ritrosi  ,  e  io 
abbassano  alia  censura,  che  in  luogo  di  ringraiiamentr,  incontra  spesso  disgusti. 

(Jb*)  t\  Lollio  la  indirizzò  ai  cittadini  ferraresi  ;  ma  nella  prima  edizione,  fat- 
tane  separatamente,  e  da  me  altrove  accennata,  cg(i  la  indirizzò  a  Lilio  GregO' 

{*)  Qaesta  non  fa  im^reiia  tutta  intera  nella  Raooolta-  4el  jRass»  come  ci  aiiicara  il 
Èravtttl  il  qukie  tiene  in  ^ran  cento  un*  altra  edia.  che  prima  se  n'era  fatta  in  Firenze 
nella  8tam^  Ducale  il  1664.  >"  4-  <!®^  titolo  -  Oranione  di  Lionardo  Salviati  nella  mora- 
te di  Mìehotagnélo  Buonarroti  -  In  ^ uetta  oltre  alla  dedicatoria  del  Salviati  ìmf^^atì 
un  esordio  pia  lun|fO  di  quelle  che  è  nell'altra  edit.,  e  i'Oraaion«  .stessa  ^pi&  langa  dir 
^uasi  sei  carte. 

C^*)  Aapportui  dU  Br^vttti  fra  i  libn  di  Groiea. 


i44 

Orazione  di  Pier  Segni,  Cognominato  nel? Accademia 
della  Grasca  TAgghiacciato,  recitata  da  lui  nella  det- 
ta Accademia  per  la  morte  di  M,  Jacopo  Mazzoni.  In 
Firenze  per  Oiorgìo  Marescottì  iSgg.  in  4.  Sta  pure  tra 
quelle  del  Dati. (i).  L.     A. 

Orazione  in  lode  di  Torquato  Tasso,  fatta  neirAccad. 
degli  Alterati daLorenzoCiacominìTebalducci  Malespi-- 
ni.  In  Firenze  per  Giorgio  Marescotti  i  SgS.  in  4.  {^){b).      4. 

(1)  Oltre  a  questa  Orazione  del  Segni  in  morte  del  Mazzoni,  un'  altra 
latina  ne  fu  recitata  in  Cesena  da  Tommaso  Martinelli  suo  genero  ,  che 
la  dedicò  al  cardinal  Pietro  AldobrandirU  ,  e  fu  quivi  stampata  da  Fran^ 
Cesco  RaQcriQ  nel  1598.  in  4*  H  Mazzoni^  al  dire  del  Segni ,  fu  neirAc-^ 
cademia  della  Crusca  detto  lo  Stagionato;  ma  io  leggo  altrove  ,  Stazzo-^ 
nato  9  in  latino  aitrectatus:  cosa  propria  deìlei  pasta  (a*) .  In  essa  Accade- 
mia egli  recitò  due  Lezioni^  mentovate  dtil  Martinelli  e  dal  Segni,  le  qua- 
li si  trovano  scritte  a  penna»  e  sono  intorno  al  bere  e  ai  brindisi  degli  an- 
tichi sopra  questo  verso  deir^no5/o  nel  Canto  xxix.  stanza  22. 

Non  era  Rodomonte  usato  al  vino  . 

I  due  cardinali  Aldobrandini  riputando  somma  lor  gloria  il  favorir 
la  virtù  ^  gareggiarono  in  esser  protettori  de' gran  letterati  ^  come  Cintio 
del  Tasso  ,  e  Pietro  del  Mazzoni  .  Da  per  tutto  ,  ma  principalmente 
in  Roma,  è  desiderabile  ,  che  non  manchino  questi  nobili  esempj  • 

(2J  Anche  la  presente  Orazione  si  legge  tra  le  prose  del  Dati  ;  ma  in 
in  questa  prima  edizione  ci  è  la  dedicatoria  a  D,  Giovanni  dt*  Medici  p 

rio  Giraldi  •  Notabil  divario  passa  fra  V  aaa  e  l' altra  edizione  :  talché  a  chi  si 
fermasse  sai  solo  esordio  dell'  orazione,  potrebbe  parere,  che  i]  Lollio ,  non  »na» 
ma  dne  ne  avesse*  composte  in  morte  del  Ferrini.  Molta»  nu  non  tanta  diver- 
sità si  osserva  similmente  tra  l'altra  orazione  del  £o//ia  nella  morte  di  Marco  PiOp 
stampata  nel  quinto  luogo  con  1' altre  sae  ,  e  quella,  che  separatamente  fu  im* 
prcMa  dal  Giolito  nel  if4f.  in  4.:  il  che  dà  a  conoscere,  quanto  dificilmente 
si  appaghino  de'  propr)  parti  coloro ,  che  scrivono  all'  eternità  • 

(a)  *  '  •  '  E  ivi  per  Filippo  Giunti  1596.  in  4. 

Un'altra  edizione  fatta  in  Milano  in  8.  ne  vien  riferita  dal  sig.  canonico  Sai* 
vini  ne' suoi  fiisti  consolari  pdg.  167.  Il  Gincomini  in  questa  orazione  nomina 
come  maestri  del  Tasso  nella  eloquenza  lo  Speroni ,  e  1  Sigonio  ;  nella  filosofia  il 
Pendasio  :  e  nella  poesia  Bernardo  suo  padre,  dicendo  in  oltre,  che  per  lo  stile 
egli  si  compiacque  grandemente  nell'  immitazione  del  Casa  . 

(h*)  Stando  il  Fontaninf  {ermo  su  questo  suo  pensamento,  può  essere,  die* egli 
in  una  sua  al  Mragliabechi ,  stampata  con  altre  sue  (  Claror.  Venetor.  ad  Maglia^ 
hech,  epist»  tom,  I.  pag,  )oé.  Fior,  174;.  ii  8  )  che  il  Segni  prendesse  nn  home 
per  1'  altro.  Ma  il  Segni  dovei  ben  sapere ,  se  il  Ma^^oni  si  cniamasse  nella  Gru* 
•ca  lo  Stagionato  ,  col  qual  nome  Io  chiamò  nella  orazione  redtau  nella  stessa  ac- 
cademia ,  dove  il  l^a^ioni  erasi  cosi  nominato  ;  e  do?ea  ben  saperlo  anche  Ba^ 
stiano  de'  Rossi ,  segret.  della  medesima,  il  quale  (  secondo  l'avviso  ,  che  ne  tengo 
dal  sig.  Baratti  )  nel}a  lista  degli  accademici  della  Crusca ,  mandata  da  lui  a 
Gianfilippo    Mdgnanini  in  Ferr4r4  ^  4ì^c  ;    M»  Jacopo  Ma^{oni  cognominato  lo 


^y^ 


145 

Orazione  in  morte  di  Torquato  Tasso,  fatta  da  Lorenzo 
Ducei.  In  Ferrara  presso  il  Baldini  1600.  in  4.      L*     4* 

Orazione  di  Scipione  Ammirato  in  morte  di  Torqua- 
to Tasso.  Sta  negli  Opuscoli  delV  Ammirato  tom.  II J. 

P^g  499  (0-  .  ^       .  1. 

Delle  lodi  di  Piero  degli  Angeli  da  Barga^  Orazione  di 

Francesco  Sauleolini  Fiorentino,  recitata  nelTAccade- 

mia  della    Crusca.  In  Firenze  per  Giorgio  Marescottì 

1597.  i/^  4-  4- 

Orazione  di  Ciambatista  Strozzi  in  morte  di  Piero  degli 

Angeli  da  Barga  (recitata  nell'Accademia  Fiorentina  nel 
1598  )  Sta  con  le  Orazioni  dello  Strozzi  (0»). 

Orazione  funerale  di  Frate  Giovanni  dalle  Armi,  Mi- 
nore osservante,  in  morte  di  Frate  Francesco  Panigaro- 
la  Vescovo  d'Asti,  In  Firenze  per  Giovanni  Antonio  Te^ 
sta   1 595.  in  4-  (d)'  6. 

con  un  poemetto  dì  Alessandro  Rinuccini  .  Di  questa  Accademia  degli 
Alterati  ci  da' contezza  il  signor  canonico  Salvini  ne'  suoi*  fasti  consola- 
ri pagina  2o3. 

(j)  Oltre  a  queste  tre  Orazioni  italiane,  fatte  in  morte  del  Tasso ^  an- 
che Lellio  Pellegrini^  pubblico  professore  di  filosofìa  morale  nello  studio 
generale  della  sapienza  di  Ronuiy  e  lodato  daìV Eritreo  nella  Pinacote^ 
ca  1.  ne  fece  un'altra  Ialina  in  obitum  Torquati  Tassi,  poetae  et  philoso^ 
phi  clariisimi^  quivi  stampata  da  Guglielmo  Facciotto  nel  1597.  ^^  4*  ^^1 
ritratto  del  Tasso  in  principio,  dedicata  a  Jacopo  Davi  vescovo  ebroi^ 
cense^  e  poi  cardinal  di  Perrona,  a  cui  per  altro  il  Pellegrini  Tavea  già 
data  a  penna  in  tempo  del  suo  ritorno  in  Francia  dopo  seguita  la  ribe- 
nedizione del  re  Arrigo  IV.  dicendo  però  il  medesimo  Pellegrini  di  te- 
mere il  paragone  di  quella,  che  il  Perrona  stesso  avea  fatta  in  morte  del 
famoso  poeta  francese,  Pietro  Ronsardo .  Forse  ni  un  letterato  ebbe  mai 
cotanti  pubblici  onori  di  iunerali  orazioni,  come  il  Tasso. 

(a)  rie' fasti  consolari  del  sig.  canonico  Salvini  pag.  289.  si  trova  la 
Fìta  latina  dei  Barga,  detto  anche  Angeli  AngeliOj  e  Bargeo,  da  lui  me- 
desimo scritta. 

Stagionato  :  e  nella  Hita  che  tiegae  de*  nomi  vacanti  in  nomerò  di  41.  non  si  leg- 
ge mai  .  Siai\onato ,  cioè  Malmcaato ,  in  latino  attrcctatui  come  lo  spiega  il  Vo- 
cabolario donde  il  Fontanim  ne  prese  l'interpretazione  latina.  St  poi  questo  ter- 
mine, ovvero  l'altro  sia  più  proprio  della  pasta,  non  vo'qni  entrare  ad  esaminarlo. 
(4)  Questo  frate  Giovanni  daiU  Armi  era  bolognese ,  e  per  lo  spazio  di  anni 
▼enti  cl>bc  per  maestro  U  Panìgar^id  ,  e  ne  fu  indiviso  compagno  .  Si  possono 
dunque  prender  dà  questa  orazione  buone  e  sicarc  notizie  dcUa  viu  di  quell*  ec- 
cellcave  oratore  e  religioso  prelato* 

Tom,  I,  19 


i4^ 

Delle  lodi  di  Filippo  Salviati,  Oraziani  di  Nicolò  Ar- 
righetti  Accademico  della  Crusca,  cognominato  il  Dife- 
so da  lai  pubblicamente  recitata  in  essa  Accademia.  In 
Firenze  per  Casimo  Giunti  lòi^.  in  4.  (i).  L.     6. 

Orazione  funebre  in  lode  di  Bernardino  Baldi  da  Ur- 
bino Abate  di  Guastalla,  fatta  da  Marcantonio  Vergi- 
Ij  Battiferri.  In  Urbino  per  Alessandro  Carpini  161 7, 

in  4-  (^)-  4* 

Orazione  del  Borioso  Accademico  Filomatoin  morte 
di  Francesco  Piccolomini,  Filosofo  chiarissimo.  Sta  con 
la  Narrazione  delle  sue  Esequie^  fatta  da  Domenico  Me^ 
schini^  e  stampata  in  Siena  per  Sahestro  Marchetti  nel 
160S.  in  4.  5. 

Orazione  funerale  dcll^Accademico  Ardente  (Scipio- 
BeBuonanni)  recitata  in  lode  del  Gavalier  Batista  Cua- 
lini  nelKAccademia  degli  Umoristi.  In  Roma  per  JacO'» 

fo  Mascardi  i6i3.m4  (3)- 

Orazione  per  l'esequie  del  Dottor  Celso  Cittadini^ 
recitata  nelKAccademia  de'Filomati  da  Giulio  Piccolo- 

(i)  Meritò  poi  VArrìghetti  di  esser  giustamente  ancor  egli  lodato  eoa 
altra  Orazione  da  Carlo  Dati . 

(2)  Il  canonico  (e  di  poi  arciprete)  Crescimheni  in  tempo  della  santa 
memoria  di  Clemente  XI  scrisse  diffusamente  la  vita  del  Baldi^  rimasta 
nella  libreria  Albana . 

(3)  Segue  da  sé  la  Relazione  deWApparatOy  scritta  da  Vincenzio  Bu^ 
zio,  e  stampata  in  Roma  dal  Mascardi  i6i3.  in  4*  *  Giano  Nido  Eritreo, 
eioè  Gianvittorio  de* Rossiy  nell'Epistola  x.  del  libro  II.  tra  quelle  a' di- 
versi,  ringrazia  Alessandro  Tassoni  per  avere  insieme  con  monsig.  Anto^ 
nio  QuerengOy  preferita  V  Orazione  latina  di- esso  Eritreo  in  morte  del 
Guarirli  a  questa  del  Buonanni,  da  lui  con  anagramma  chiamato  Nabon» 
nuSy  siccome  per  Valsianus  ^  intese  Gaspero  Sahianiy  gran  lodatore  dell' 
eraeion  del  Éuonanni.  Quella  AbW Eritreo  è  la  x.  tra  le  sue  xxi  i.  lati- 
ne* Il  Guarinl  è  da  lui  detto  Guerrinus^  e  Guerini  da  Udeno  Nisieli:  nel 
qual  modo  i  Provenzali^  e  i  Toscani,  particolarmente  Fiorentini,  per  pro- 
prietà di  dialetto  scrissero  Nerbona,  Loterìngo,  e  Catelano,  per  Narbo^ 
luij  Lotaringo  e  Catalano,  e  Lazero  pure  o  Lazzero,  per  Lazaro»  Indi  all' 
opposto, Sanese  per  Senese,  sanza  per  senza,  saàuUico  per  selvaggio,  o 
eome  suol  dirsi  ancora,  selvatico:  e  Salvestro  pei  Silvestro.  Ma  un  altro 
per  fare  la  scimia  di  questi  ha  ridicolosamente  affettato  di  scrivere  con 
nuova  t\eg2iXìzsL ,  feudetariOy  e  non  feudatario ,  come  si  dee  scrivere,  e  si 
•crive  anche  dall'accademia  della  Crusca  t 


147 
miai,  lettor  pubblico  della  Toscana  favella,  ai  xv.  Mar- 
zo lònj.ln  Siena  presso  il  Bonetti  i6a8.  in  4*  (i)'     L.     4- 

In  morte  di  Girolamo  Aleandro,  Orazione  di  Oaspe- 
ro  de  Simeonibus,  detta  in  Roma  nell' Accademia  degli 
Umoristi  ai  xxi.  di  Dicembre  i63i.  In  Parigi  per  Seba^ 
stiano  Cramoisì  Stampatore  del  Re  i636.  in  4*  6. 

Delle  lodi  del  Commendatore  Gassiano  del  Pozzo,  Ora- 
zione di  Carlo  Dati.  In  Firenze  alVinsegna  della  Stella 

i664-  ^^  4*  (^)*  ^* 

(i)  Monsig.  Agostino  Mascardi ,  il  quale  nella  sapienza  di  Roma  lodò 
pure  il  nostro  Aleandro^  morto  ai  ix.  di  Marao  del  16^9.  con  la  vi.  del- 
le sue  DissertaziofU  romane^  stampate  in  Parìgi  dal  Cramoisì  nel  anno 
i63q.  in  4*  dedicò  la  presente  Orazione  a  Francesco  Augusto  Tuano^  pri* 
mogenito  di  Jacopo  Augusto  lo  storico  (tanto  ammirato  dai  protestanti) 
{a^)^^  consigliere,  esegretario  de' memoriali  deiredi  Francia  Luigi  XI H  • 
il  qual  Francesco  Augusto  dianzi  in  Roma  area  conversato  con  l'Alean* 
dro:  e  questi  prima  essendo  in  Parigi  col  cardinal  legato  apostolico  Fraa* 
Cesco  Barberini^  vi  avea  ricevute  grandi  onoranze  dai  principali  personag* 
ffi,  e  specialmente  dal  suddetto  giovane  Tuano^  come  dice  VOraziona 
{Il  Mercurio  di  Vittorio  Siri  tom.  II.  lib.  lll.p.  1201 .  e  segu.).ìllsL  que- 
sti poi  nell'anno  164^.  insieme  con  Arrigo  Coiffier  dC Effusi  marchese  di 
Cinqmars  fu  fatto  decapitare  in  Lione  per  aver  tralasciato  di  rivelare  una 
congiura,  benché  solo  in  parte  e  leggermente  a  lui  confidata  dal  marche- 
se, e  fortemente  dal  Tuano  stesso  impugnata,  la  quale  con  la  Spagna  era^ 
si  ordinata  da  Gastone  duca  £  Orleans^  da  Federigo  Maurizio  duca  di  J3tt- 
glione  e  principe  di  Sedano  dal  Cinqmars ^  e  da  altri.  Però  fu  gran  ventu» 
ra  di  entrambi  i  condannati,  che  con  animo  eroico,  e  veramente  cristia* 
no  incontrassero  la  morte  • 

(a)  Oltre  a  un  epigramma  di  Ezechìello  Spanemio  in  principio,  e  al  ri- 
tratto di  CassianOf  morto  in  Roma  ai  xxii.  Ottobre  i658.  vi  è  un  albe* 
JTO,  spartito  in  diramazioni  o  classi  delle  Antichità  romane,  fatte  disegna- 
re per  cura  sua  da  due  famosi  in  tal  professione,  Niccolò  Passino  e  Pie» 
tro  Testa  e  disposti  in  tomi  xxiv.  in  fogl.  grande  (i"^),  i  quali  col  rima- 

(d*)  Non  è  qaetto  il  fol  laogo,  ove  si  spargono  destramente  certe  sementi  per 
render  sof petto  di  mala  fede  lo  storico  Tuano  ,  il  quale  certo  è»  che  se  scrÌMe  da 
uomo  politico,  Tisse  e  mori  da  buon  cattolico.  CAurum  (  seri  fé  cosi  di  lai  ali* 
anno  1617.  che  fu  quello  della  sua  morte»  Banolommeo  Gramondo  $  presidente 
nel  Parlamento  di  Tolosa^  Histor  GalL  lib.  III.  p/tg.  191.  Totoss  ì,^$i.  ìm  f.) 
prtviiegia  eccUsU  GalUcaiUf  et  Regum  autoritAUm  dum  acrius  vindic^t  vie  poli* 
ticut  ^  Roma  suspectatar:  iniqua  suspicio  ^  quam  mtnddsii  manifistam  fa€Ì$$  jm- 
dum  rita  qaam  txegit  in  fide  ckaioliia  ti  romana. ,  magno  virtutis  Christiana  axtm» 
pio  •  std  €t  iptius  tettamemum ,  quo  patam  profiteretur  fidem  orthodoxam . 

{b*)  Oltre  air  epigramma  dello  Spammio  in  principio,  né  sono  in  fine  dae.  al- 
tri ,  l' ano  di  VaUrÌQ  CUmsntiUi  fioicnùno  »  pubblico  lettore  i*  Pisa ,   e  T  si- 


f48 

nente  deirinsigiie  libreria  pateana  passarono  in  quella  del  sommo  pon- 
tefice Clemente  XI.  Ultimamente  andò  in  dispersione  anche  il  museo 
ricco  di  medaglie,  particolarmente  di  uomini  illustri,  essendovi  a  gran 

{»ena  rimasti  in  casa  Lancellotti,  erede  di  quella  del  Pozzo^  i  ritratti  de' 
etterati,  amici  di  Cassiano^  sopra  i  quali  Gabriel  Naudeo  fece  gli  epi- 
grammi, pubblicati  in  Romane  in  Parigi  con  le  stampe  del  Cra/noisìie  vi 
è  ancora  il  ritratto  di  Gaspero  Sdoppio^  di  cui  fu  scritto,  che.  non  volle 
mai  lasciarsi  dipingere;  ma  Burcardo  Gottelffio  Struvio  {Ada  litteraria 
tom.  II .  Fascio .  v.)  poco  fa  ne  diede  l'effige,  presa  nei  i6oa.  nell'età  sua 
giovanile  di  xxvi.  anni,  e  perciò  molto  diversa  da  questa  di  cui  parlia- 
mo {a*).  Lo  Sdoppio  mori  in  Padova  ai  xix.  Novembre  1649*  if^*)  J^^ 

tro  del  mcdeiirao  Dati .  La  grsn  rsccolu  delle  Antichità  Romane  disposte  e  fat- 
te  dileguar   da  Castiano  ,    era  in  i).  e  aon  ia   14.  graa    tomi,  come  si  rica?a 
dall'albero,  e  anche  dall'orazione   del  Dati.  I  disegni  furono  ricopiati  in  forati 
parte  dai  manoscritti  di  Pirro  Ligorio ,    i  quali   si  conservano  ne  U  rcai  libreria 
di  Tonno  •  patria  di  esso  Cassiano .  Questa   copiosa  raccolta  di  anticbità  mi  ri- 
mette in  memoria  quella  della  aobii  famiglia  Fendramina ,  disposta  e  descritta  in 
lé.  volumi  ìa  4.  (AmsteL  170&.  1*114.  P.  %•  pag,  iii,  ),   il   contenuto   de' quali 
Sta  registrato  nel  catalogo  della  biblijteca  detta  henteùana  dal  sao  moderno  pos- 
seditore   Adriano    Bentes    olandese ,    cui    fortunatamente    era    venato  in  potere 
qvel  codice,  intitolato:  Mutaum  iiluttr.  Domini  Andrea  Vendrameni  ,    artificio^ 
i4  €t  tleganter  delineatum  et  depictum^    addita    descripttone  ^    XVi    voluminibus, 
ikeca  affabre  facta ,    inclusisi    Constant  etc*  Chi    sa  in  quai  altra    mano   sia  poi 
caduto  un  sì  prezioso  tesoro ,   che  alla  lettura  del  solo  titolo  svegliò  curiosità,  e 
maraviglia  io  Guberto  Cupero,  onde  in  una  sua  lettera  a  Giovanni  Clerico  ^  po- 
sta fra  l'altre  sue  (  Lettres  de  critique  .  Amst.  1741  in  4.  pag    )6f  ),  lo  incaricò 
di  ben  bene  quivi   osservare ,   se  le  materie  vi  fossero    inanelliate   io    maniera  • 
che  corispondcssero  ai  titoli,  i  quali  certamente  promettevano  molto?   Quando 
si  fatti  libri  ,  conclude  quel  gran  letterato  ,    son  bene  eseguiti  ,  egli  è  gran  dan- 
no che  non    sieno  dati  alia  luce  •    Ma   tornando  alla   Orazione  del  Dati ,    fra  le 
molte  lodi   date  giustamente  da  lui  ai  cavalier  Cassiano,   una  si  à,    che  dopo  a- 
Terlo  rappresentato  grande  amatore  e  veneratore  degli  antichi  ,  ciò  tuttavia  non 
fi^cva  ,  che  egli  vilipendesse  i  viventi  :    che  anzi  ali'  opposto  sopra  ogni  altro  li 
tenne  in  pregio ,    non  essendo  in  lai  1'  estimazione  regolata    dall  affetto ,    ma  si 
dal  merito  :   la  qual  savia  massima  sarebbe  desiderabile ,  che  fosse  abbracciata ,  e 
seguita  da  coloro ,   che  si  mettono  a  giudicare   dell'  opere  degli  autori  passati ,   e 
presenti.  Se  in  questa  Biblioteca  Italiana  ella  sia  praticata,   si  è   già  veduto,  e 
fi  vedrà  più  chiaramente  in  appresso  • 

{a*)  Anzi  io  stesso  Sdoppio  in  due  luoghi  delle  sue  Anfotidi  p.  fC*  e  ifo.  £a 
menzione  dei  suo  ritratto  intagliato  in  rame,  a  pie  del  quale  Filippo  Ltngravio 
d' Assia  lasciò  scritte  di  sua  mano  alcune  espressioni  della  stima  e  dell'  affeiio- 
oe  •  che  gli  portava  .  Quegli ,  che  asserì ,  che  lo  Sdoppio  non  volle  mai  lasciar- 
si dipingere,  fu  Tommaso  Bartolini  il  vecchio  (  Niceron.  Memoir.  tom,  ^S'P'  ^77*  ) 
nel  suo  trattato  de  legendis  libris  pag.  6$, 

{b*)  Mori  in  Padova  ai  18.  di  Ottobre,  e  fu  sepolto  nella  chiesa  pa^rocch.  di 
i.  Tommaso  Apostolo,  e  lo  ricavo  da  una  fede  autentica  tratta  dal  libro  de*  mor- 
ti •  esistente  nella  cancelleria  episcopale  di  essa  città  . 

„  Adi  18  Ottobre   1649. 
M  Morse  l' illustriss.  sìg.  cavaliere  e  conte  Gasparo  Sdoppio  con  tatti  li  sacramen- 
,»  ti  di  età  d'  anni  74.  gentiluomo    thedesco  di  Franconia  della  diocese  di  Bam- 
M  berga,  conte  di  Chiara  valle  e  Gorizia.  E  fa  messo  ia  deposito  ia  questa  ciiiesaN* 


i49 

cobi  PhìUppi  Tomasìni  Gymnasiam  Pataoinum  libro  iv.pag.  464- )•  Al 
P0ZZO9  in  proposito  di  questa  Orazione^  si  può  con  piena  giustizia  appli* 
care  roloj^io,  scritto  da  Plinio  il  giovine  sopra  Virginio  Bufo,  quando 
Cornelio  Tacito^  datogli  per  successore  nel  consolato^  gli  fece  l'Ora» 
mion  fuuerale:  hic  supremus  felicitati  ejus  cumulus  accessit ^  laudator  elo-* 
fuentissimus.  Il  Dati  (Lib.  II.  epist.  i.  n,  6.),  rapito  dalle  virtù  di  Cas* 
siano^  si  dimenticò  di  numerare  le  pagine  della  sua  lunga,  ma  altrettan- 
to egregia  Orazione.  Qui  per  fine  potrebbe,  a  ragione  di  compimento,  a- 
ver  luogo  r Orazione  dì  Scipion  Bargagli  in  lode  delle  accademie  (e*): 
poiché  tra  le  molte  disgrazie  deUltalia  si  annovera  ancor  questa  di  ve- 
der si  bello' istituto  di  esercitare  la  sana  eloquenza  volgare  e  latina,  an- 
darsene quasi  generalmente  in  disuso,  non  senza  gran  minaccia  al  rima- 
nente delle  buone  arti  e  nobili  discipline,  le  quali  con  immortai  gloria 
tra  noi  fiorirono.  Piaccia  a  Dio,  che  non  abbiamo  a  dire  un  giorno  anche 
in  quello  che  ci  rimane:  heafuimus  Troes:  (a*)  . 

Con  ch«  sì  mette  in  chiaro  l'abbaglio  del  Tomasìni  »  e  di  chi  1'  ha  seguitato  • 
Lo  Sctoppio  visse  pertanto  74.  anni  e  più  mesi ,  essendo  nato  ai  17  di  Maggio 
If7é.  Lasciò  erede  delle  bue  robe  e  in  parcicolar  de' suoi  scritti  GiammichelePe" 
rucci ,  da  ColU  di  Valdelsa  in  Toscana  ,  che  in  Padova  era  di  l^ggi  pubblico  pro- 
fessore .  Hic  Puruccius  (così  egli  ne  scrive  in  una  sua  a  Daniele  Tossano  ia 
data  di  Padova  8*  Luglio  1640.)  quoddnm  est  natura  prodigium  ,  ut  vix  guen* 
iam  ei  similem  putem  invenin  •  In  rerum  certe  naturaltum  scieniia  non  facile  ere* 
iiderim ,  quemquam  ei  parem  ulto  in  seculo  fuisse  inventum  ;  talché  nelle  mate* 
matiche  gli  dà  il  secondo  luogo  dopo  il  Galileo .  Lo  Sdoppio  ,  di  cui  è  stato 
scritto  tanto  di  bene ,  e  tanto  di  male  ,  fu  levato  nella  setta  luterana  ,  e  i  suoi 
primi  maestri  parte  furono  luterani ,  parte  calvinisti .  La  lettura  del  tomo  l.  de* 

fli  annali  ecclesiastici  del  cardinal  Baronio  gli  fece  aprir  gli  occhi  alla  verità 
Amphoiid.  pag  iif.  ixó  ):  e  però  d*  anni  xx.  trasferitosi  a  Roma,  vi  abiurò 
l'eresia,  e  abbracciò  la  cattolica  religione,  nella  quale,  che  che  in  contrario  ne 
abbiano  sparso  i  suoi  malevoli ,  costantemente  visse  sino  alla  morte  . 

(a*)  Come  pure  1'  altra  orazione  dello  stesso  Bargigli ,  detta  in  occasione  del 
rìaprimento  della  nostra  accademia  drgl'  intronati  di  Stena  ,  ai  14.  di  Dicembre 
160).  la  qual  si  legge  nella  descrizione  dei  riaprimento  suddetto  (  Siena  per 
Matteo  Fiorimi  1611.  in  iz  pag.  4^1,  )  L'orazione  in  lode  delle  accademie  fa 
stampata  in  Firenze  nel  if69  tn  4..  Non  vi  é  nome  di  stampatore;  ma  Luca 
Bonetti,  che  la  dedica  al  principe,  dipoi  cardinale,  Scipione  Gonzaga,  quivi  si 
sottoscrive  stampatore  veneziano.  Egli  fu,  che  dopo  qualche  anno  piantò  10  5f#* 
ma  una  buona  stamperia . 

{b*)  Giuste  sjrcbbono  state  già  qualche  tempo  queste  dofirlianze.  e  ben  fondati 
questi  timori  del  nostro  zelante  prelato-  ma  presentemente  bisognerebbe  essere  o  a& 
tatto  straniero  ,  o  assai  cieco,  per  ignorare  le  tdute  iiisi^ni  accademie,  che  nella 
nostra  Italia  in  vigore  e  lustro  la  sana  eloquenza  volgare  e  latina  mantengano  • 
Questo  lodevole  istituto,  cosi  necessario  alla  conservazione,  e  ali*  accrescimento 
delie  buone  arti  ,  e  delie  nobili  discipline  ,  tanto  è  lontano  che  sia  andato  ,  o 
se  ne  vada  in  disuso,  che  anzi  da  non  molti  aftni  in  qua  esso,  quasi  fertil 
pianta  e  ben  coltivata  ,  ha  gittate  nujve  radici  e  prodotti  novelli  frutti  •  osta 
che  alle  antiche  o  sia  che  alle  di  Fresco  istituite  letterarie  aduianze  si  voglia 
fare  avvertenza  .  E  per  tacere  la  fiorentina ,  e  (juella  della  Crusca  ,  sua  iUostre 
figliuola  ed  allieva,  e  la  intronata  sanese  ,  che  in  riguardo  all'età  può  conside- 
rarsi per  madre  di  tutte ,  e  così  molte  altre  non  logore  dalla  recchiezaa ,  aa  più 


i5o 


tenta  e  ci  apre  strade  finora  inacessibili  giadicate  ;  e  per  non  andare  in  langc, 
come  agerole  ne  sarebbe,  qaella  dtW  Istituto  dclU  sciente  in  Bologna  è  già  sali* 
ta  a  tal  grado  di  ripataaione  e  di  merito ,  che  non  lascia  invidiare  all'  Italia  le 
reali  società  di  Parigi ,  e  di  Londra  .  Gloria  per  tanto  sia  a  Dio ,  che  né  abbia»» 
mo ,  né  ayiemo  a  dire  :  luu  fuimus  Trots  1  ma  ben  consolarci ,  e  andar  lieti 
dicendo  : 

Che  V  antico  'valore  NegV  italici  tor  non  i  ancor  morto  • 

Petr*  Milla  Can\*  Italia  mia  • 

• 

CAPO    VI. 

Oratori  sacri  in  lingua  Italiana. 

Jr  rediche  di  diversi  illustri  Teologi,  raccolte  da  Tom- 
maso Porcacchi.  In  Venezia  per  Giorgio  Camalli  i566. 
Parte  1.  (solamente)  in  S.  {a).  L.    la^. 

Prediche  (XV.)  di  Girolamo  Scripando,  Arcivescovo 
di  Salerno,  e  poi  Cardinale, e  legato  al  Concilio  di  Tren- 
to, sopra  il  sìmbolo  degli  Apostoli,  dichiarato  co'  simho/* 
li  del  Concilio  Niceno,e  di  S.  Atanasio.  In  Venezia  al 
segno  della  Salamandra  1667.  in  4*  (0(^)'  ^* 

(1)  Non  è  lode,  che  non  si  debba  a  queste  poche,  ma  gravi  e  istruttive 

Sedicbe,  recitate  dal  Seripando  al  suo  popolo  dì  Salerno.  Le  mise  in  luc« 
arce  Ilo  suo  nipote ,  il  quale  nel  dedicarle  al  cardinale  Marcantonio 
Amulio^  amico  ed  esecutore  testamentario  del  Seripando y  per  cura  di  lui 
psomosso  al  cardinalato  dsiPio  JV.  per  due  qualità  esalta  VAmidio^  i. 
per  etaar  auto  maiaempr«  fautore  degli  uomini  dotti,  a.  per  aver  nella 

(4)  Il  mio  «seoiplare  9  canto  ael  ftontispiiio ,  quanto  nel  fine  porta  Taanoif^f. 
a  ael  Mario  deli'  anno  medcsìino  sta  segnata  la  dedicazione  del  Porcacchi  al  pa- 
dre Raffatl  Maffei  veneziano,  dell'ordine  de' Servi ,  scrittore  di  molte  opere»  a 
allora  priore  di  S.  Jacopo  della  Giudccca  .  Dieci  soa  gli  aatori'di  qaeste  xtv. 
prediche;  e  sono  AUssio  Stradclla,  eremitano    agosciaiaao  ;    Angelo  Casùglione» 

fenovcse»  carmelitano;  Francesco  Fiiiomi/zi ,  ferrarese  »  francescano;  Francesco 
forgia  t  gesuita»  indi  generale  della  compagnia  e  poi  gran  santo;  Giovanni  del 
BenCt  sacerdote  veronese:  Giampaolo  Cardello,  novarese;  Girolamo  Quaino,  pa* 
dovano^  lettore  di  sacra  scrittura;  Girolamo  Franceschi,  veneziano,  tutti  tre  dell' 
oidine  de' servi;  Ippolito  Chi^uola^  bresciano,  canonico  regolare  latteranese  e  Si* 
sto  da  Siena  domenicano. 

eoo  le  medirazioai  di  Antonio  Cicarelli  da  Foligno  sopra  lo  steuo  slna. 
Momaott  Domenieo  fiasa  i  f%é*  in  I. 
Dalla  lettera  di  Marcello  Seripando  al  cardinale  Amulio»  ha  preso  Monsignore 
quel  unto,  cbe  qai  Krisse  intorno  al  cardias!  Seripando;  t  da  essa  si  viene  an^ 


bolo,  m 


i5] 

Prediche  di  Cornelio  Musso,  Minor  conventuale,  o 
poi  Vescovo  di  Bitonto,  fatte  in  diversi  tempi,  e  luoghi. 
In  Venezia  per  li  Giunti  i58a.  tornì  IL  in  4.  (i).        L.   la» 

-  -  Prediche  quaresimali.  In  Venezia  per  li  Giunti  iSqo, 
in  4.  la* 

-  -  Prediche  non  più  stampate.  In  Venezia  per  li  Giun* 
ti  i5()o*  in  4«  8. 

--  Prediche  sopra  il  simbolo  degli  Apostoli,  In  Fe/^e- 
zia  per  li  Giunti  1 590.  in  4-  S. 

prospera  e  neiravversa  fortuiMi  beneficati  gli  amici .  Francesco  MauroU^ 
€0  a  luì  con  replicata  e  diversa  lettera  dedicò  il  suo  Martirologio  in  a« 
mendue  l'edizioni^  in  4*  >  e  in  16. 

(i)  Ve  ne  sono  altre  edizioni,  fatte  primo  in  Venezia  del  famoso  Gioii* 
to,  il  qual«  tra  le  altre  ve  ne  stampò  x.  col  Discorso  del  Tomitano  sopra 
l'artificio  del  predicare  del  Musso,  posto  nella  classe  li.  cap.  I.  (a*). 

che  a  sapere,  che  quetci  meoò'  «na  santa  vita  di  lxx.  anni,  quasi  tutti  nella  re* 
ligione  agostiniana,  da  lui  eoa  mirabile  ^integrità  governata.  Fece  e  scrisse  di 
propria  nuino  il  suo  testamento  ai  z.  di  Marzo  del  if65.  avendone  avutala  facoltè* 
da  P'iQ  IV.  Lasciò  la  sua  biblioteca  ai  padri  Agostiniani  di  Napoli  in  S.  Giovéin* 
ni  a  Carhoiura^  ove  si  trovano  molte  sue  opere  inedite. 

(d*)  Il  Giolito  non  impresse  tutte  le  suddette  prediche  del  Afi/jia,  poiché  qucK 
It  sopra  il  Simbolo  d€gli  Apostoli,  predicate  in  Rom^  l'anno  1541.  in  S.  Lorertm 
1(0  in  Damato,  fittono  stampate  dai  soli  Giunti  nel  lyi^o-  Egti  è  però  bene,  che 
si  sappia,  qualmente  oltre  alle  xix.  Prediche  sopra  il  simbolo,  altre  ne  sono  com» 
prese  nello  stesso  volante  stampato  dai  Giunti ,  il  cui  titolo  è  imperfettamente  ri- 
portato  dal  Fontanini  ;  e  sono  li.  delle  dilezioni  di  Dio  e  del  prossimo,  ivirt.  sopra 
il  Decalogo,  e  i.  sopra  la  Passione.  Il  Discorso  del  Tomitano  fu  stampatola  prima  voU 
ta  dal  Giolito  nel  iff4.  in  4  insieme  con  le  x,  prediche  ristampate  poi  nel  lyyj» 
in  8.  Quel  Discorso  non  è,  se  non  una  parte  d'altra  maggior  opera  del  Tornita^ 
no,  intitolata,  dei  chiari  Oratori  della  lingua  italiana  non  mai  uscita  alla  luce; 
e  di  là  egli  lo  cavò  fuori  per  far  cosa  grata  a  Lodovico  DoUe ,  suo  amico,  che 
gliene  fece  istanza  a  o|y^tto  di  darlo  a  stampare  al  Giolito.  Il  Musso  non  tard6' 
guari  a  ringraziare  il  Tomitano  di  un  cosi  favorevol  giudicio  con  una  lettera,  im* 
pressa  dietro  al  Discono  .  Non  è  poca  g'oria  del  Musso  l'essere  stato  cosi  ampia- 
mente  lodalo  da  uomo  di  tanto  grido,  come  il  Tomitano,  che  per  dar  maggior 
peso  alle  sue  parole,  volle  quivi  chiamarne  in  testimonianza  quelle  due  grand' a- 
nime  dei  cardinali  Contarmi  t  Bembo,  lumi  chiarissimi,  come  egli  dice,  l'uno 
della  filosofia,  l'altro  delle  lingue,  i  quali,  udendo  il  Musso,  eran  soliti  dire» 
che  egli  non  parea  loro  né  filosofo,  né  oratore,  ma  Angelo,  che  persuadesse  il 
mondo.  La  li.  parte  di  queste  prediche,  fatte  in  diversi  tempi  e  luoghi,  ne  ab» 
braccia  altre  x.  e  i'una  e  l'altra,  dopo  varie  edizioni  ,  fu  pulitamente,  e  con  beU 
ic  tavole  in  legno  ristampata  nel  if9f«  in  S.  e  dedicata  z  Francesco  Maria  IL  dì 
Montefeltro  e  della  Rovere  Duca  VI.  di  Urbino  da  Giampaolo  Giolito  (*),  v^t\v^^ 
superstite  di  sua  fiimiglia,  con  la  cui  vita,  spenta  di  là  a  non    molti  anni,    ebbè^ 

(*'jll  CreQmnna  possedevi  un  esemplare  Helle  Prediche  del  JHuijo  stampato  ia  earte  ai«- 
fturrA  da  Gabriel  Giolito  d9* Ferrari  e  Fratelli  l654*lS63.  voi.  3.  piccoli  ia  4* 


i5a 

Prediche  quaresimali  di  Francesco  Panigarola,  Mino- 
re osservante,  e  poi  Vescovo  d^Asti.  In  Roma  presso  Ste- 
fatto  Paolini  iSgò   toinill.  voi.  i.  in  j^  L.      6. 

Prediche  di  Gabriel  Fiamma  Canonico  regolare  La- 

teranese,  e   poi  Vescovo  di  Chioggia.    In   Venezia  per 

Francesco  Sanese  xS^g.  in  8.  (a).  3. 

•  -  Discorsi  sopra  le  Pistole,  e  i  Vangeli  di  tutto  l'an- 

po.  In  Venezia  presso  il  Franceschi  i58o.  ino.  3. 

Prediche  fatte  nel  Palazzo  Apostolico  da  Girolamo 
Mautini  da  Narni  Cappuccino.  In  Roma  nella  Stampe- 
ria Vaticana  i63a.  infog.  E  ivi  lóS^.  in  4  (^)-  6. 

fine  la  stamperia  della  Fenice,  che  per  lzz.  anni  incirca  era  stata  ano  dei  prin- 
cipali ornamciiti  di  quelle  di  Venezia.  Il  Musso  t  per  dire  ancne  di  lui  qual- 
che  cosa,  tra  stato  creatura  della  casa  Farnese,  e  col  favore  di  questa,  ma  più 
col  suo  mento,  giunse  ad  esser  VescoTO  prima  di  Berttnoro  e  poi  di  BitoniOt 
trasferitovi  da  Paolo  Ili-  Morì  in  Roma  ai  xz.  di  Gennajo  nel  1^74  che  era 
dell'  età  sua  il  LXiit.  come  si  ha  dalla  dedicazione  di  Gioiefjo  Musso,  erede 
degli  scritti  di  lai,  premessa  al  libro  it.  delle  prediche  di  esso  Cornelio,  e  indi- 
ritta  al  duca  Ottavio  Farnese,  secondo  l'impressione  di  Tonno  per  gli  eredi  dei 
Bevilacqua  iS79'  in  4*  Hiù  medaglie  fiHono  battute,  lui  vivente,  in  suo  onore, 
tre  delle  quali  presso  di  me  si  consertano ,  una  di  qneste  ce  lo  rappresenta  con 
faccia  barbuta,  con  cappa  vescovile  e  col  cappuccio  francescano:  Cornelius  Mus* 
sus  Episcopus  botunt  ....  e  nel  rovescio  sta  un  cigno  in  mezzo  l'acque,  con 
l'ali  aperte  e  ha  per  motto  ;  Divinum  siti  canit  et  orbi .  Questa  medaglia  gli  ftx 
fetta  dal  suo  amicissimo  Vomitano .  Ne  paria  il  Ruscelli  nelle  imprese  pag-  )88. 
e  dopo  lui  il  Cammini  ed  Ercole  Tas>o  nei  loro  trattati  altresì  delle   Imprae. 

(a)  Anche  di  questo  eloquente  prelato,  cittadino  originario  di  Fine^^ia,  figliuo- 
lo del  cavalier  Ginnfraifcesco  Fiamma  e  di  Vincen^ia  della  patrizia  famiglia  Diedo  , 
ù  ha  una  bella  medaglia,  battuta  in  tempo,  che  non  era  ancor  vescovo,  nel  cui  di- 
ritto si  legge,  Meminisse  juvabit.  Egli  vi  si  scorge  effigiato  col  suo  abito  di  ca- 
nonico regolare,  in  atto  di  contemplare  una  testa  di  morto.  Nel  rovescio  poi 
Vha  una  lunga  leggenda,  la  quale  ci  dà  notizia  di  varie  circostanze  della  sua  vi- 
ta e  delle  opeie  da  lai  stampate ,  e  di  altre  che  in  pronto  tenca  per  la  stampa  • 
Era  allora  il  Fiamma  d'  anni  zLv.  Nella  sua  casa  fiorirono  altri  letterati  e  scrit- 
tori,, tra' quali  Gianfrancesco  suo  padre,  Fé rrandino  iao  fratello,  due  Franceschi ^ 
due  Carli  e  un   Paolino  crocifero. 

(^)  **  .  .  £  anche  ivi  165;.  in  4.  grande,  edizione  II. 

Le  Prediche  dei  padre  Mtutini  furono  tradotte  in  francese  e  stampate  in  Ptf- 
figi  nel  1647.  in  S.  La  traduzione  comparve  sotto  il  nome  del  P.  du  Bosc;  ma 
il  padre  Giampietro  Ntceron{  Memoir  T.  VI.  pag.  5JO«)  Barnabita,  ci  scopre, 
che  il  Tero  suo  traduttore  fu  Niccolò  Perotto  d  Ablancourt,  fiimoso  per  tante  al- 
tre sue  traduzioni  francesi,  it  quale  essendo  amico  del  suddetto  padre ,  che  era  stato 
frate,  ma  che  avea  lasciato  l'abito,  onde  era  ridotto  ad  angustie,  e  non  avendo 
danaro  con  cui  jufF.  agarlo  ,  si  pensò  di  fargli  un  dono  della  suddetta  Tcrsione ,  accioc- 
ché se  ne  approfittasse  con  la  Tendita  della  stampa,  dandogli  anche  facoltà  di  porre  in 
fronte  dell'opera  il  proprio  nome.  Qoetto  fìitto  però  vien  messo  in  dubbio  dallo  stesso 
9adre  Niceron  nel  tom.  z.  p.  171.  ami  dall'abate  le  CUrc  TÌen  considerato  come  una 
favola,  tostcaendo  che  il  padre  iu  Base  ne  ti^  stato  il  Tcrp  interprete.  Il  cardinale  /a- 


1 

'  0*^^^'®^^'^^^^^^  Paola  Segaeri  della  Compagnia  di  Ge- 
sù. In  Firenzeper  Jacopo  Sabatini  r679.i^ybg.(i)(*).L,  a5. 

(i)  Gli  autori  dì  prediche/e  di  quaresimali,  oltre  a  quegli,  che  si  son 
mentovati  nei  libro  HI.  essendo  in  grandissimo  numero^  si  sono  scelti 
questi  pochi,  senza  pregiudizio  degli  altri  {a*). 

nìco  Caracciolo t  Vcscoto  di  Avcrsé  morto  ia  Roma  l'anno  tyjo.  facea  taf  caso 
delle  prediche  del  Mautinit  che  solea  d:re,  che  volentieri  avrebbe  impiegato  il  dopo 
pranzo  in  sentire  predicare  il  Maunnu  dopo  aver  la  mattina  sentito  predicare  an 
5.  Paolo  .  La  vita  di  questo  sacro  oratore  è  stata  scritta  pienamente  in  latino 
dal  padre  fra  Marcellino  da  Pisa  Cappuccino ,  stampata  in  Roma  jptt  Manclfo  Mn' 
nelfi  1647.  in  4 

(4*)  Siamo  nel  libro  III.  ove  questo  unico  vi  Capo  della  M,  Classe  è  destina^ 
to  da  Monsignore  agii  Oratori  sacri  in  lingua  italiana*  In  questo  capo  egli  OQtt 
ne  mette  in  registro,  se  non  tei  o  al  più  sette,  e  poi  attesta  di  aver  mentovati 
altri  autori  di  Prediche  e  di  Quaresimali  nei  libro  III.  scelti  da  tanti,  che 
iOQO  in  grandissimo  numero.  Io  non  credo,  che  per  questi  egli  intenda  coloro 
che  tian  tradotti  Sermoni  e  Omilie  dal  greco  e  dal  latino,  perchè  eglino  non  so- 
no autori  di  prediche  e  di  quaresimali ,  ma  sono  meri  volgarizzatori .  Pretende 
poscia,  che  il  suo  silenzio  abbia  ad  essere  senza  pregiudicio  di  quelli  che  non  ha 
mentovati .  Con  tal  pretesto  è  facile  ricoprire  le  imperfezioni  e  mancanze  di  un 
buon  catalogo  letterario,  e  in  questa  maniera  si  abbozza  ,  e  non  si  torma  una  Bi- 
èliote^ap  ove,  non  già  tutti  alla  rinfusa,  ma  debbono  aver  luogo  almeno  i  mi- 
gliori, tra' quali  non  a  me  solo,  ma  in  gran  numero  a  molti  è  paruto  assai  stra- 
no  che  Monsignore ,  indotto  forse  da  qualche  suo  privato  riguardo,  abbia  messo 
in  non  cale  o  scordato  nella  gran  folla  ano  dei  sacri  oratori ,  che  a'  giorni  nostri 
ha  dato  non  meno  all'eloquenza  italiana,  che  al  sacro  collegio  un  gran  nome* 
Benché  non  sia  mia  intenzione  di  far  nuove  giunte  a  questo  suo  III.  libro,  tea* 
ka  esser  costretto  da  qualche  forte  motivo,  spero  che  mi  verrà  fatta  ragione,  te 
qui  mi  allontano  dal  mio  istituto ,  per  render  questa  giustizia  ai  merito  del  per» 
sonaggio  eminente 

*  Delle  prediche  dette  nel  palazzo  Apostolico  da  fra  Francesco  Maria  Casini 
ài  Are\\o  Cappuccino,  oggi  cardinale  S.  Prisca,  dedicate  alla  santità  di  N.  S. 
Clemente  KL  tomo  I  (  II.  e  III.).  In  Roma  per  Giovanni  Maria  Sai vio ni  171 1« 
in  foglio. 

(*) Questo  libro  non  solo  è  citato  dalla  Crusca,  ma  di  un'edizione  bellissima,  •  rarìaii* 
movien  detto  da  un  dotto  bibliografo. 

CAPO   VII. 

Oratori  Latini  volgarizzati. 

JLie  Orazioni  di  M.  Tullio  Cicerone,  tradotte  da  Lo- 
dovico Dolce.  In  Finegia  presso  il  Giolito  i56a  tom. 
III.  in  4.  (a).  L.  4S. 

{a)  Lodovico  Z>o/c^,  figliuolo  di  Fantino  cittadino  feneziano,  preoiisi  a  que- 
sta sua  tradazione  un  ristretto  della  yita  di  Cicerone  e  un  breve  niscorso  ift  ma- 
teria di  rettorica ,  oltre  alle  tue  tavole  a  ciascun  tomo  :  circoatanze  espresse  oai 
frontispizio  e  dal  Fontanini  caciate .  La  fiimiglia  DoIéc  t  AAa  delle  più  aoticlie  4i 

Tomo  /.  »o 


r 


•n/^ 


i54 

-  -  Di  latine  fatte  Italiano^  e  ^ÌTi5e  per  lì  genftrì  in  giù* 
diciali,  deliberative»  e  dimostrative  (dal  Fausto  da  Lon« 
giano).  In  Vìnegia  i556.  tomi  UT.  in  8.  fi).  L.     i8. 

•  •Le Filippiche  centra  Marcantonio,  latte  volgari  per 
Girolamo  Ragazzoni.  In  Vinegia  presso  Paolo  Manuzio 
i556  in  4*  (^)«  6. 

(i)  UalberOy  insegna  dello  stampatore,  che  tacquril  ano  nome,  dinota 
Ladowco  Auanzo.  11  Fausto  in  fine  del  tom.  Il^tratta  de*  Sesterzi  (à^) , 
•  seguono  le  sue  Ànnotasioni  per  alfabeto ,  dìrem  ad  Anastagio  Mentii 
4ùU  da  Udine  suo  amico  »  al  quale  dà  conto  del  suo  Tolgariziamento,  e  ol- 
irò al  dedicare  questo  tomo  III.  a  Niccolò  Savorgnano,  rammemora  altri 
•noi  amici  udinesi,  partioolarmeiite  Jacopo  Vahasoney  e  Floriano  Anto^ 
nifii,  ffentilnomini  e  letterati  cospicui  di  UdìnCy  doTC  esso  Fausto  cora* 
pose  la  sua  operetta  delle  Noame  di  Tarie  nasioni  {b*).  Palesa  i  nomi 
ai  quelli,  che  Vajutarono  a  tradurre  le  dette  Onuùonij  e  sono  Ottaviano 
JBara  da  Monopoli  ,  Bastiano  Cavalline  Pietro  Renusson  francese.  Lo 
sollecitarono  a  pubblicarle  Antonio  Manta  da  Monopoli ,  e  Girolamo 
Bianco  modanese  frate  aerrita ,  Consultato  »  e  ammirato  in  Vicengat  do- 
ve il  Fausto  dimorava,  coose  oracolo  di  molta  e  santa  dottrina.  Promet* 
te  un'opera  della  lingua,  e  un  disionario.  Più  sotto  a' capi  xit.  sarà  meii- 
tOTato  di  nuoTo . 

(a)  n  RagaMMoni^  che  fu  discepolo  di  Carlo  Sigonio^  scrisse  ancora  un 
kroTo  comentario  latino,  da  lui  dedicato  a  Vincenzo  Ricci ,  uomo  dottia- 
aìmo,  e  aagietario  del  consiglio  di  X.  di  Venezia,  sopra  l'ordine  •  le  serie 
4e* tempi,  in  cui  (uroBO  scritte  le  lettere  famigliari  di  Cicerone  (e*).  E^ 
M  Rmgaamonit  prelato  insigne,  e  famoso  nel  concilio  di  Trento  {JP)^  fu 


fem\^  •  Uà  ttald»  di  essa  aatkameate  avea  laogo  ael  maggioc  consiglia  ma  si 
spease  ia  an  Fdi^pe  verso  il  xx^t*  Altro  nmo  ne  rimase  escluso  nei  tcmoo  dei 
doge  Pitr  Gr^itmige^  socto  cai  si  diede  naora  regolaxioae  ai  gofcroo.  I  oiscen* 
dead  di  questo  secondo  ramo  Iccero  sempre  enorevol  finra  adi'  ordine  cictadi- 
nteco»  e  priacipalmeate  fra  i  segretari.  Da  aa  B^eUtnttUo  A  Leievico  son 


derivati  i  viventi  sigoori  Dolà^  ali* ordine  patrizio  ^gregari, 
(a*)  E  aaclie  delf ertefrujEtf  italiaaa  «  da  lai  osata   in  questa 


soa  tradaxione  . 


{è^S  Vi  rammemora  ancora  Amdrts  PmImììo  •  famoso  arcliitetto  riceatiao  e  de- 
di^  il  tomo  L  a  Fr^mctsce  TVsaie  dottor  di  leggi ,  e  geatilmomo  di  Vìcem^d , 
coaM  pare  il  IL  ali* aliate  Siefsmé  Semiit  geatilaoaio  genovese»  ore  anche  nomi- 
na Menemieme  Fiemimié  da  imela.  nato  peti  ie  Semi^Méi  ma  tatti  qacsti  non 
isssado  odinesi,  aè  ftiolani  »  il  Femiewuù  stimò  bene  di  dover  trasaadarii . 

(e*)  Questo  Cerni  t<  rie  fu  stampato  in  r«M^preno  P^elm  Mmam^  ad  tfff. 
in  t«  n  segretario  Fiacea^te  Mìccia  al  quale  lo  dkdìcò  GimUme  it^«n#«t  •  era 
coufiuato  m  sangue  allo  stesso»  poiciiè  Elismkett^  Misd  e  Mtmeèiue  R^ai\9%ì 
fctane  I  genitori  del  eodditsa  Ctieleme* 

(i^  Ove  con  una  ehqntnaa  ^hea^emt  »  cke  aia  aBa  stampe»  ne  dUmse  1'  ultime 

n  Sessioni  »  fceenduwt  come  nn  epilugo  dì  qnantn  per  opeta  deUn  ^pcrìm  Semi» 
ti  uso  saam  fcUcemtit  doMumnaiu  e  condtuan% 


amico  di  s.  Cado  Borromeo^  e  pieno  di  molti  e  gran  meriti  con  U  unta 
aede  apostolica*  Dal  tao  vescovato  di  Bergamo^  chiamato  a  Roma  da  In^ 
nocenzo  IX.  e  {ìermatovi  dal  successore  Clemente  Vili,  vi  mori  ai  v  •  di 
Itanio  iS^a.  sepolto  nel  titolo  di  s, Marco ^  dove  gli  fu  posto  Tepitafio  dal 
cardinal  titolare  Agostino  VaUero  suo  amico  (a*).  I  Ragazzoni^  ora  spen- 
ti, furono  conti  del  castello  di  s.  Odorico  in  Friuli,  e  aggregati  al  nostro 
general  parlamento,  dove  nell'anno  i58i.  accolsero  in  un  loro  palagio 
nella  nobil  terra  di  Bacile  Maria  t  Austria^  figliuola  di  Carlo  r  •  mo* 
glie  di  Massimigliano  II.  e  madre  di  Ridolfo  II.  imperadori,  destinata 
dal  firatello  Filippo  li.  re  di  Spagna  al  governo  di  PortogmOo  (i^)e 

(a*^  Con  qtRtca  sicura  data  della  morte  del  Teicovo  Jt^f^^^oin  si  coaftif a  ^oel* 
h  che  gli  astegna  ad  iftf.  Giuseppe  Gaitticci,  scrittore  della  viti  del  coirte  cca- 
wÈfiJdtt^  Jacopo  RagdMtti^  firatello  del  TefcoTO.(la  Venezia  per  Ciorgio  Bi^nrio 
xé-io.  in  4*  ptg.  io6.  ; 

[h*)  La  faminja  Ragéin^ni  »  originaria  di  Valtorta  nel  territorio  (ereamafco , 
pusò  a  stabilirti  hi  Venexjiéi^  ore  m  tosto  aggregata  all'ordine  de'cittacnaf  origi- 
nar}, e  per  wh  dì  traffico  marittimo,  coltitato  allora  anche  dalla  persone  più  no- 
bili, giante-ad  arer  tenute  e  fondi  considerabili,  fdco^o  e  ^Aicii^  fratelli  del  ve. 
scovo  Girolamo ,  segretar)  del  consiglio  di  X.  essendosi  segnalati  in  rile?annssimi 
impieghi  e  dentro  e  fuor  della  patria,  ottennero  dalia  repubblica  Tanno  is7l* 
per  tè  e  discendenti  loro  il  nobtl  fendo  del  castello  di  S.  Odorico  nel  Friuli  con 
giorisdisionc  di  mero  e  misto  imperio,  per  cui  furono  ascritti  a  quel  general 
parlamento .  Diedero  alloggio  per  tre  g^irni  nel  loro  palagio  di  SacHe  non  solo 
nel  rySi.  alla  imperatrice  Af^n^  i'  Austria  t  ma  ancora  sette  anni  prima  nel  i  $74. 
al  XVI ri.  di  Luglio  ad  Arrigo  Ili.  re  di  Francia  e  di  Polonia  :  dal  quale  in  se- 
gno di  gradimento  e  di  stima  furono  privilegiati  con  la  concessione  di  aggiugnerc 
nel  loro  stemma    gentilizio  alia  Rosa  d' Ingnilterra  due  Gigli  di  Francia  • 

Dopo  i  volgarizzamenti  dell' OAf^ionì  di  Cicerone  mento?ati  dal  Fontanini^  mi 
farò  qui  lecito  di  ricordare. 

•  -  -  I  sette  libri  conuo  Gajo  Verrct  tradotti  dal  latino  nella  lingua  volgare 
da  M.  Giosefo  Tramenino.  In  Veue\\a  per  Michele  Tramenino  1^4*  ìa  S* 

In  fine  tì  è  la  dichiarazione  di  quelle  voci  le  quali  dal  traduttore  non  si  erano  sa- 
puta con  una  sola  Tolgarizzare  •  Michele  Trame\iino  è  suto  uno  stampatore  assai 
diligente  ,  e  si  è  servito  per  Io  più  di  bei  caratteri  corsiTi  nelle  sue  stampe.  In 
principio  di  oucste  Verrine  vi  è  un  privilegio  di  Giulio  III.  per  tinti  i  Hbri  che 
di  nuovo  ttscisero  dai  torchi  del  Tramenino  •  Elleno  furono  anche  ttadotte  da 
Antonio  Renullo ^  che  nel  1547.  le  diede  a  stampare  al  medesimo  Trame\\inOmSt  la  edi- 
zione ne  sia  poi  uscita  in  ìmì  anno,  come  si  potrebbe  inferire  dal  privilegio  allora 
cooccdmogli  dal  senato,  e  preposto  %\\%  istoria  EceUsiastica  di  Eusebio ^  volgariz* 
asta  da  incerto  e  in  detto  anno  stampata  dal  Tramenino ^  non  saprei  affermarlo. 

Avendoli  nostro  Monsignore  ritento  nel  capo  viti,  di  quests  Classe  alcune 
Orazioni  di  orstori  greci  volfl;arizaate ,  benchi  separate  dalle  altre  dei  medesimi 
autori,  poteva  anche  in  questo  capo  rammentarne  alcune  di  Oratori  latini  in 
velgar  lia^a  tradotte,  benché  drselante  dalle  rimanenti;  delle  quali  nominerò 
le  segoenti  da  unirsi  con  Taltre  di  Cicerone. 

.  •  .  Orazione  a  C.  Cesare  per  la  quale  lo  rìngra^a  di  aver  perdonato  a  M. 
Mértoilèf  tradotta  in  lingua  toscana  (da  Jacopo; "^ifarii  ).  la  rìnegia  per  tfia* 
vannamtonio  àe'Nieolini  tj^é.  (  in^*^  '"  ••        -1  V'- * 

Il  iVmlf  la  traslatò  ad  istanza  di  Giovanfranàèèéo^  Mia  stufa,  al  qnafe  fa  in- 
dirizza,  prcfpadola  di  presentare  questa  sua  versione  a  Tullia  f  Aragona^  eU«. 
mfita  da  M,  aisica  e  i^eré  erede  ietta  ttiUmtaetofuen{€. 


i$6 

li  Panegirico  di  Plinio  a  Traiano,  fatto  volgare  dal  G. 
G.  U.  M.  (Gavalier{Cirolamo  Ubaldino  Malavolti)  Sane- 
$e.  In  Romaper Bartolommeo Zannetti  162.8.  i/i4'(0*^  -^* 

(1)  Fu  volgarizzato  ancora  insieme  con  gli  aìtri panegirici  antichi,  e  di 
brevi  note  e  medaglie  illustrato,  col  testo  latino  a  rincontro,  da  Lorenzo 
Patarolo  veneziano,  già  mio  amico.  L'edizione  II.  da  lai  riveduta, fu  fat* 
tft  in  Venezia  da  Niccolò  Pezzana  nel  17 19.  in  8.  (a*). 

•  •  •  Filippica  seconda,  tradotta  in  Tolgare  per  Giovanni  Giasriniano»  la  Fif- 
fig^ia  per    Vémurino  de'  Ru fine  Ili  ifjS.  in  8. 

Pietro  Aretino  nel  dialogo  dei  Giugco  umìì&ci  il Gims ti niano .che  eri  nativo  di 
Candia;  per  mirabile  tradattore  delle  Commedie  di  Terenzio,  de' libn  dì  Virgilio  e 
delle  Orazioni  dì  Cicerone» 

•  •  •  Oratione  in  dlFcia  di  Milo  ne ,  tradotta  da  Jacopo  Bonfadio.  In  Ven€\ia 
in  caia  de'ngliuoli  d* Aldo  15^4.  in  t. 

•  •  •  Granone  contra  Valerio  (  malamente  creduta  di  Cicerone  )  tradotta  di  la*, 
tino  in  Tolgare  per  Marcantonio  Tortora^  nobile  pitarioo  (pesarese).  In  Vene» 
\ia  per  Niccolò  d'  Aristotile  detto  Zoppino  if57*  in  $* 

(a*)  Questo  degno  amico  di  Monsignore,  e  anche  mio  venne  qui  a  morte  , 
par  la  sua  probità  e  dottrina  universalmente  compianto ,  ai  xzv.  di  Novembre 
ranno  1717.  che  era  il  li.  dell'età  sua,  da  lui  sempre  tra  la  pietà  e  lo  studio  esem- 
plarmente vissuta.  Di  tutte  le  sue  opere  impresse  e  manoscritte  fu  fatta  molti 
anni  dopo,  per  la  cura  che  n'ebbero  i  figliuoli  di  lui,  una  diligente  raccolta,  la 
quale  ornata  di  nuove  annotazioni  e  medaglie  pulitamente  .intagliate  in  rame, 
osci  fuori  in  questa  città  dai  torchi  di  Giambatista  Pasquali  nel  1745  tom.  IL  in  4. 

CAPO    Vllf. 


D 


Oratori  Greci  volgarizzati. 


uè  Orazioni^  una  di  Eschine  contra  Tesifonte,  Tal- 
tra  di  Demostene  a  sua  difesa^  di  Greco  in  volgare  nuo- 
vamente tradotte  per  un  Gentiluomo  Fiorentino.  In 
Vinegia  presso  i  figliuoli  d" Aldo  i554  i/i  8.  5. 

Orazione  di  Demostene  contra  la  legge  di  Lettine, 
la  quale  tdgliea  via  tutte  l'esenzioni.  In  Vinegìa  presso 
i  figliuoli  ai  .'lido  i555.  in  8,  senza  traduttore  (a)        4. 

(a)  Orazioni  cinque  di  Demostene  ("con  una  di  Eschine  )  tradotte  dal  greco .  In 
Tintfia  presso  i  figliuoli  di  Aldo  1^57    e   iff^.  in  8.  senza  nome  di  traduttore. 

£  ivi  per  Giorgio  Angelieri  iS97»  in  t. 

In  questo  tolume  sono  comprese  le  due  suddette  Orazioni  di  Demostene,  e 
queMa  ancora  dì  Eschine,  e  di  più  tre  atre  di  Demostene,  cioè  quella  della  falsa 
Ambasceria ,  quella  contra  Media  e  la  terta  contra  Aniro^one»  Il  tradattore  non 
ba  voluto  manifestarsi  t  ma  dal  Sansovìno  (nella  Vtne{.  Ut  z///  pag  17  r  cdiz. 
^•)  gli  Ytcn  Icfata  U  mascherateci  fiea    Utto   conoscere  per    Girolamo    Ferro, 


l57 

^  -  .  Undici  Filippiche  con  una  lettera  di  Filippo 
agli  Ateniesi,  dichiarate  in  lingua  Toscana  da  Feli^ 
ce  Figliucci.  In  Roma  per  Vincenzio  Valgrisi  i55o. 
in  8.  (a).  L.     4- 

Tutte  le  Orazioni  d'Isocrate,  tradotte  in  lingua  Ita- 
liana da  Pietro  Garrario.  In  Vinegia  per  Michel  Tra- 
mezzino i555.  in  8.  (b).  6. 

Orazione  di  Galeno,  nella  quale  si  esortano  i  giova- 
ni alla  cognizione  delle  buone  arti,  tradotta  per  Lodo- 
vico Dolce.  i/lFmegia/>re550Ì/(?io/i*ai  648.  mia  Y^>^-     3. 

senator  Tcnezìano.  uno  de' rìforoiatorì  dello  stodicf  di  Padova,  il  qirale  eiiendé 
bailo  io  Cosiaannopoli ,  vi  mori  di  peste  i'anao  if6i.  Jacopo  Costantini  recitò 
in  Capodistria  9  dove  il  Ferro  qualche  anno  avanti  era  stato  podestà  e  capitano» 
una  Orazione  in  S.  Domenico  nell'esequie  di  lai  celebrategli  il  di  xi.  di  Gcnnajo 
ijér.  ftampata  in   Venezia  per  Domenico  Farri  nel   1561.  in   8. 

{aj  Nel  Olio  esemplare  leggo  ifp  (*)  Giordano  Ziletti  ,  librajo  e  stampatore 
veneziano,  fece  stampare  queste  Filippiche  in  Roma  a  proprie  spese  dal  Valgrisi, 
siccome  ricavasi  da  una  lettera  di  lui  a  Bernardino  Vaneti  romano;  e  quivi  asse- 
risce di  essere  stato  a  ciò  mosso  dal  giudicio  hvorevoie ,  dato  a  questa  traduzio* 
ne  da  Niccolò  Ma/orano  e  da  Augusto  Cocceanv  uomini  dottissimi. 

(t)  Di  Pietro  Cartario f  dottor  padovano,  fa  V elogio  Bernardino  Scardeone ,  bqo 
coetaneo  ed  amico  (  lib.  II.  C/.  XI.  pag.  159.)  e  quivi  tra  le  altre  opere  di  lai 
rammenta  una  Orazione  latina  in  morte  di  La\e>o  Buonamico.  Non  passerò  qui 
in  silenzio  la  traduzione  di  un'Orazione  d'IsBcrate,  della  quale  altrove  trovati 
fatta  di  rado  menzione . 

La  prima  Orazione  a  Demonico,  tradotta  dal  greco  idioma  nell'italico  per  Bet' 
nardino  Crisoljo  (  gentiluomo  Zaratino  ).  In  Vinegia  presso  Battuta  e  Stefano  com- 
pagni al  segno  di  Santo  Moisé   1548.  in   8* 

Giovanni  Brevio  prelato  veneziano  traslatò  di  greco  in  volgare  la  Orazione 
d' Isocrate  a  MicOile  e  dalle  stampe  di  Venezia  la  dedicò  in  data  dei  xv.  di  Mag- 
gio 1(41-  al  duca  di  Mantova.  Egli  di  poi  la  inseri  nel  volume  delle  sue  Rime 
e  Prose,  stampate  in  Roma  dal  Biado  nel  if4f.  in  8.  Otto  anni  dappoi  Frosi» 
no  Lupini  iiorcntino  volgarizzò  la  medesima  e  quella  insieme  à'  Isocrate  a'  DemO' 
nic0  i.  ma  questo  volgarizzamento  del  tapini  non  so  che  sia  stato  prodotto  in  lu- 
ce ,  se  non  di  là  a  molti  anni  per  benctìcio  di  Francesco  Favilla,  che  altresì  lo 
rivide  e  lo  miglioiò  ;  e  /edizione  ne  fìi  fatta  in  Firenze  presso  Volcmano  Timan 
nel  161  !•  in  4  indiritta  da  quelito  stampatore  ai  padre  don  Emilio  Pasolini  ca« 
maldolcse  •  abate  di  .^.  Maria  degli   Angeli  di  Firenze  • 

(e)  Nella  lettera .  con  la  quale  il  Do'ce  indirizza  questa  sua  traduzione  a  Fran* 
Cesco  Longo,  nipote  del  famoso  professore  di  medicina  Gabriello  Zerbo,  scrive 
essere  opinione  di  alcuno  cbe  la  presente  orazione  non  fosse  composizione  legit- 
tima di  Gtleno,  principe ,  dopo  //^/'Ofrtfr^  ,  de' medici  antichi ,  ma  di  un  altro  me- 
dico <Ìello  stesso  nome  ;  ma  i    moderni    critici  1*  attribuiscono   concordemente  al 

(*i  Sì  in  Qn  esemplare  ch^  ho  fralle  mani ,  ti  in  on  altro  di' cai  ho  «icnra  notizia  stampati 
tnttidoe  dal  Vaìgrixi  leggesi  come  in  qaeile  dal  Fontanìni  l.^'ìo  Io  tuttavolta  non  o- 
serò  Hi  asserire  che  il  Z9nn  abbia  il  torto»  ma  dirà  piuttosto  ch«>  essendosi  questa  impres- 
sione terminata  molto  presso  alla  fine  dell'anno  iSSo,  come' il  Giostra  la  data  de*  ao  No- 
Teni))re  posta  appiè  della  dedicatoria  del  Fi'g/iucci  al  cardinal  di  Monte  perciò  non  è 
«lifficile  che  alcuni  frontispizj  nel  iSSo  alcuni  nei  i55i  sieno  stati  stampati. 


i58 

Orazioni  militari  raccolte  da  Remiaio  Fiorentino  da 
tutti  gli  Storiai  Creci  e  Latini,  anticni  e  moderni.  In 
Vinegia  presso  il  Giolito  i56o.  inj^.  edizione  IL  accre^ 
sciuta*  L.  Ufi. 

-  »  Orazioni  in  materia  civile  e  criminale,  tratte  da- 
gli Storici  Greci  e  Latini,  antichi  e  moderni,  raccolte 
e  tradotte  per  Remigio  Fiorentino,  In  Vinegìa  presso 
il  Giolito  i56i.  in  4*  im- 

primo e  perk  tra  k  foe  opere  tu  inseriti  ael  tomo  IL  pig.  |.  delU  megiifict  e* 
disione  greco-latina»  fattane  onitamente  con  quelle  ètippocrau  da  JUnété  CartC' 
9U  (  Chdruip)  in  Férigi  nel  i4|9«  tonù  x&ii.  in  ibgUogjraade» 

CAPO  iX. 

Oratori  sacri  Greci  volgarizzati. 

XJe  Prediche  (XXIV»)  del  gran  Basilio  ArcivescoTO  di 
Cesarea  di  Cappadocia,  già  raccolte  da' suoi  scritti  per 
Simone^  Maestro  e  Camarlingo  del  sacro  Palagio,  e  ora 
nuovamente  trasportate  nella  Toscana  favella  da  Giu- 
lio Ballino.  Jf2  Venezia  per  Gio»  Andrea  Valvassori  i566. 
in  8*  i4« 

Sermoni  di  Sant'Efrem,  tradotti  di  Greco  in  latino 
da  Ambrogio  Camaldolese,  e  in  Italiano  da  Lodovico 
deffli  Orcinuovi)  Canonico  regolare.  In  Vinegia  al  segno 
del  Pozzo  1545*  in  8.  (a).  8. 

I>ue  Granoni  di  Gregorio  Nazianseno  Teologo ,  in 
una  delle  quali  si  tratta  quel  che  sia  Vescovado,  e  qua- 
li debbano  essere  i  Vescovi;  neiraltra  deli^amore  verso 
i  poveri:  e  il  primo  Sermone  di  San  Gecilio  Cipriano 
sopra  l'elemosina,  fatte  in  lingua  Toscana  del  Commen- 

(tf)  l  Sirmcni  di  ujkt^Efrem^  contenuti  nel  presente  Tolnme»  tono  n.  ina  non 
tutti  furono  tradotti  di  ereco  in  latino  da  Amhrogh  éamaldolcie ,  né  tutti  di 
latino  in  italiano  da  LoÌ9VÌ€9  degli  Orfinwovi.  I  dne  nttuiii  fiirono  t tastatati 
ed  aggiunti  da  nn  altro  caconico  resolare  anonimo,  direttore  spirituale  delle 
monache  dello  Spinto  Antro  di  CMtp^  a  beneficio  delle  quali  il  detto  Lodo- 
vico area  pure  Tolgariaaati  i  zfiii.  ^ecodeati. 


1% 

datore  Annibal  Caro.  In  Vinegia  j^resso  Aldo  Manuao 
iS6g.in4.{i)(aJ.  L.     6. 

(i)  GiambatistaCaro  nel  dedicare  questa  opera  del  zio,  tre  anni  soli  dopo 
esser  lui  morto^al  cardinal  Tice-cancelliere  Alessandro  i^am^^e,  dice,  cno 
il  detto  suo  zio  fece  questo  volgarizzamento  a  requisizione  di  papa  Mar* 
telìo  II.  allora  cardinale  di  s.  Crocty  benché  il  commendatore  fosse  tù^ 
talmente  occupato,  e  del  continuo  in  servigio  di  casa  Famesey  alla  qua«- 
le  aveva  dedicato  Tingegno  e  la  persona.  In  fatti  egli  morì  nel  palagio 

{m)  Nel  molo  generale  de'  csTalieri  gcrosolimiuni  raccolto  da  Fra  Bénol&m* 
m49  dèi  P^^i^t  bill  di  Napoli,  tino  al  1699  (In  Torino  per  Gio.  Fr.  Maires* 
Sé  1758*  in  fogl»)  e  continaato  da  Fra  Roberto  SoUro ,  priore  di  Lombardia,' 
sino  al  17|8.  sta  registrato  pag*  91.  sotto  l'anno  ifn*  il  nome  di  Annibal  Caro 
da  Civita  nuova  nella  Marca ,  come  caTalier  di  grazia  e  commendatore  di  Mon» 
stSascone .  La  graùa  e  la  commenda  gli  ftx  impetrata  dalla  casa  ducal  Farnese» 
alla  quale  sura  in  qoei  tempo  »  e  continuò  a  ttarri  in  attuai  servìgio  sino  alia 
sua  morte  t  seguita  in  Roma  ai  ii,  dì  Novembre  nel  1564.  in  età  d'anni  S9* 
mesi  f.  e  giorni  1.  siccome  molto  fendatamente  ba  dimostro  il  già  mìo  amico 
Anton-  Federigo  Seghei^^i  nella  Vita  ben  ragionati  »  che  di  lui  scrisse  •  e  che  si 
legge  in  principio  del  volume  IIL  delle  Lettere  familiari  del  Caro,  impresse  dal 
Cornino  in  Padova  nel  173  f.  in  8.  {*)  Le  cose  dette  qui  dal  Segheni  in  difesa 
del  Caro ,  si  rincontrano  con  quelle  dette  poscia  dal  Fontanini  • 

{*)  lì  Séghtzmi  aelU  Vita  del  Caro  citata  dal  Zeno  non  di€«  oh«  Anniòmlo  eoAtinaaa^ 
te  sin9  alla  ma  morte  a  stare  all'attuai  servtgie  della  casa  Farnese,  rea  (pag.  18.  )  cbo 
dopo  la  morte  di  Pivr^Luìgi  ,,  si  fermò  in  Roma  dove  serti  in  grado  di  segretario  primi 
a  Ranuccio  sino  al  1548»  poi  dal  1648  fino  agli  ultimi  anni  della  sna  vita  (e  non  fino  alla 
sua  morte)  ad  Alessandro  Farnese ,9 .  Indi  soggiugne  (pag.  4i*)  *»  la  veeohiafa  e  lastitt** 
chesaa  per  le  fatiolie  tafferte  in  tanti  inni  lo  aTeano  rondato  ristucco  fuor  d'ogni  ore^ 
dare  dalla  Carte»  e  veggendasi  oltraooid  cagionevole  della  persona  rivolse  l'animo  (pag« 
41.  )  alla  tranquilliti  d'ana  vita  mene  angosciosa»  e  delibero  di  Toler  fuggire  le  molestia 
di  Jftoina  .  .  .  Perciò  invitato  dal  cardinal  Ranuccio  Farnese  prese  una  TÌlletta  in  Fra-* 
scafi  .  .  .  Quivi  trovandosi  libero  da'fastidj  dogliosi  della  sna  strvitiiL»  e  ripìeao  d*«ii 
plaoidissimo  osia  oa«  liberti  di  ditpotra  a  tua  TogUi  di  si  medesimo  ito.,,  le  ifoaU  col» 
tutte  dimaitraao  oke  auohe  giusta  il  parer  del  Soghe%9Ì  negli  ultimi  anni  dèlia  sia  vita 
ai  ritrovossi  libero  interamenta  da  ogni  servigio.  Di  fatto  a  ciò  desiderava  egli  di  poter 
giagnere^  beacliò  molto  non  sen  lusingasse  fin  quando  s'acconciò  con  Alessandro,  poicb^ 
in  una  sua  lettera  scritta  al  Varchi  il  dì  16  Mag.  i548.  si  legge  „  stento  volentieri  pei- 
non  istentare  tempra»  a  con  tutto  ciò  non  veggo  cbe  ciò  sia  per  riuscirmi  „  Ma  aie  pi! 
gli  riescisse  si  seorgo  anobi  dalla  sua  lettera  indiritta  a  monsig.  Commandone  il  dà  Sw 

par 
eoa 
tre  1 

nel  tuo  Frascati  itteudeado  inaiati  a  tutto  a  stir  taao»  od  •iènp'àndosi  pai  anchi  aiU* 
agrieoltum,  a  noi  taffisza^ssato^  oom'agli  dite»  io  sue  ciarpe*  Ohe  «e» come  il  Fontani^ 
ni  atseritoe»  e  come  seguendo  il  Toieaao  anche  il  Seghezzi  medesimo  inoliai  a  credere» 
aiorì  il  Caro  ia  Roma  appresto  il  Farneee  ciò  all'opinione  del  Muratori  si  oppone  tioa. 
alla  mia»  avvegnaché  Ouato  aoa  ò  meraviglia  che  da  quel  prelato  si  toutiUUilk«  id  alna- 
re  aaohe  dopo  che  li  ffotsi  con  buoni  gvatla  da  lui  coagidito  un  *\  (Wdoli  od  antico  Mi- 
vidoro  di  lui  e  della  sua  famiglia,  e  l'accogliesse  in  sua  casa,  o  qualunque  volta  ck'egl£ 
patuviil  a  iliivMi,  od  aaoka  sol  .^uaàéo  fa  da  gtave  iialitti#  sep#appreaa.  Al  Fontanini 
poi,  eba  dice  o^ero  stato  dallo  stesso  cardinale  eretto  al  Caro  il  depositi,  giacché  non 
ha  fatto  alcuna  riapotta  il  tuo  ^luiofaf  ora»  risponderò  io  ohe  dall' iscrizione  stessa  so-> 

?ravi  inoliala  ciba  dal  SSUiàti  uofììk  viti  di  lui  vien  riportati»  rioctkglieii  elle  ^umló  gli 
a  fatto  ergtro  tiaSi  Pubbli  da  FélèC^  «  GietoMiii  èloi  IfitiUi;  e  iaO<##  SSéèUtà  ma 

nipote. 


"7 


°ss^sssss^^ 


i6o 

S('rmoQÌ  di  San  Cìovanni  Glimaco,  tradotti  da 
Pier  Mariaelli.  In  f^enezia  presso  Pier  Bertano  .1607. 
in  8.  (a).  L.     4- 

dell4  c^acelleria  in  corte  del  cardinale,  che  gli  eresse  ancora  il  d<>posito 
nell'ai^iuuu  sua  diaconia,  o  titolo  di  s.  Lorenzo  in  Damaso:  il  chp  sia^ 
detto  per  confondern  l'impostura  d«*l  novello  avvocato  del  Castetvetro,  it 
quale  ha  finto  e  siiacciato,  che  il  Caro  io  grazia  del  Castelvetro^  uomo 
al  suo  dire,  innocente  e  perseguitato  da  casa  Farnese^  e  dal  santo  Uffi- 
cio a  requuizione  del  CarOy  dipoi  cadesse  in  disgrazia*  restando  privo  del 
glorioso  carattere  di  attuai  servidore  di  quel  gran  cardinale.  Il  giovane 
Caro  qua^i  replica  le  medesime  cose  nel  dedicare  al  duca  Alessandro  le 
seguenti  Rime  del  zio,  della  cui  tundra  servitù  con  la  casa  Farnese  egli 
chiama  se  bte»bo  erede,  e  successore.  Ma  se  prima  il  zio  stesso  ne  era  sta- 
to disfei edato,  come  mai  il  nipote  poteva  esserne  erede  per  successionef 
Alili  particolari,  ugualmente  graziosi^  udiremo  più  oltre  e  del  Carole, 
della  gran  religione  e  innocenza  del  hvLon  Castelvetro . 

(a)  Pier  Marinelli ,  che  era  an  librajo  Teneziano ,  non  ha  altro  merito  ia 
qacsto  volga  ri  zza  meato  dei  Sermoni  di  /.  Giovanni  Climaco  »  te  non  quello  di 
averli  riitampati  l'anno  ifSf  in  8  ,  e  di  averli  dedicati  alle  monache  di  s,  Ca» 
renna  di  Maxorèo  ,  lenzachè  nella  lettera  di  lui  si  osservi  alcuna  espressione  , 
che  lo'  possa  Far  credere  tradatcore  dell'  opera  ,  ristampata  poi  dal  Bertani  nel 
1607.  insieme  con  ia  stessa  dedicazione  del  Mannelli.  Se  il  Fontanini  avesse 
presa  per  mano  un'  anteriore  edizione  ,  che  assai  più  pulitamente  ne  fu  fatta  in 
Venezia  per  Pietro  Deuchino  nel  if7a  in  8.,  sarebbe  venuto  in  conoscenza, 
che  questo  volgarizzamento  era  lavoro  di  mano  più  antica  ,  e  che  Agostino  Fc^ 
renùlli  ne  avea  riveduta,  e  raffazzonata  a  petizione  di  Bernardo  Giunti  la  vecchia 
sdizione  ,  che  per  la  sua  rarità  era  nelle  tenebre  affatto  sepolta,  e  dagli  errori, 
che  v'  erano  corsi  ,  assai  maltrattata  •  Tanto  si  ha  dalla  lettera  del  FerentilU  a 
monsig.  Troiano  do*  Pani ,  dei  cai  meriti  AUo  il  giovane  aveagli  tenuto  più 
volte  ragionamento  .  Qualunque  sia  stato  il  volgarizzatore  di  questi  Sermoni ,    e- 

I^li  non  li  traslatò  immediatamente  dal  greco  nell'  italiano ,  ma  dalla  versione 
itina  ,  che  un  secolo  addietro  n'  era  stata  fatta  dal  celebre  Ambrogio  camaldo- 
lese.  Altro,  e  più  antico  volgarizzamento  di  i.  Giovanni  Climaco  era  in  un  te- 
sto a  penna  del  144^*  nella  libreria  del  fu  Giuseppe  Valletta  in  Napoli ,  e  altro 
se  ne  trova  stampato  in  Vene\i.t  per  Cristoforo  da  Mandeìio  nel  149Z.  in  4., 
Atto  da  un  Frate  anonimo,  che  non  ha  voluto  renderne  informati  né  del  suo 
mome ,   lìt  del  suo  istituto  religioso;  onde  altro  non  saprei  dirne,    se    non  re' 

Suietcat  in  pace*  A  maggior  chiarezza  riporterò  qui  i  precisi  titoli  delle  tre  sud- 
lette  edizioni . 

Sermoni  di  s.  Giovanni  Climaco,  abate  del  monte  Sinai  (  rìvedoti  e  corretti  da 
Agostino  FerentilU).  In  Vinegia  per  Pietro  Deuckino  Franzese  i $70  in  S.  sen- 
sa  traduttore  • 

*  In  VinegU  per  Pietro  Marinelli  {risumpati  t  dedicati ^mm  Mom  tradotti)  1^85. 
in  8. 

*  E  di  nuovo  in  Venezia  appresso  Pietro  Bortano  1(07.  ia  8*  (  con  la  stes- 
«4  dedicazione  del  Marinellii  it  che  ha;  tratto  it  Fot^oMmi  »  e  qualche  altro  Jn 
errore  ) . 


sòl 


CAPO   X. 

I 

■» 

Oratori  sacri  Latini  volgarizzati. 

1  Sermoni  di  S.  Leon  Papa,  volgarizzati  da  Gabriel  Fo- 
resto da  Brescia.  In  Vinegia  al  segno   della  Speranza 

i547*  in  8.  (i).  •  L.     4' 

Omelie  di  S.  Gregorio  Papa  sopra  gli  Evangelj.  In 
V ine  già  per  Frartcesco  Sindoni  i5J^.  in  8.  senza  tradut^ 
tore.(a).  '  là. 

Sermoni  di  S^n  Bernardo,  ridotti  in  lingua  Toscs^na. 
In  Firenze  per  Lorenzo  Margiani  i49^*  ^^  4*  ^^^^^  ^^^^ 
duttore.(b),  i8. 

-  -  Sermoni  sopra  le  solennità  di  tutto  l'anno  (tradot^ 
ti  da  Giovanni  da  Tussignàno  Vescovo  di  Ferrara)  Ih 
Vinegia  al  segno  della  Speranza  i558  in  8.  (e).  io. 

Sermoni  di  Santo  Agostino,  e  di  altri  Cattolici  ed  an- 
tichi Dottori^  utili  alla  salute  dell'anime,  messi  insie- 

(i)  Furono  assai  prima  volgarizzati  da  Filippo  Corsini;  é  ttflmpati  ih 
Firenze  nel  i485.  in  4* ,  senza  nome  di  staiupàcore  (<i*). 


i. 


(tf)  ^  ^  *>  E  aSMiì  pfima  ia  Milano  yet  Lìénatio  Pa^l  «  VUefÌ€Q 
ceilér  dà  AUmmgnm  i47>-  «f /•^'•('*) -   v     .  .  .'.  v 

*  •  ..£  poscia. ia   K^ffq;Ì4  pe^  JNi€€olò  Brenta  ifof*  in  S. 

La  crusca  si  scctc  di  qaesco  ?  olganzEamcaco ,  e  ^la  un'edizione  di  Fir4n\€ 
dei  i^oi,  io  rogl. ,  e  anche  quella  dei  Sindoni  soprallegata  in  S. 

(b)  Se  in  Tccc  di  Margiani  leggasi  Morgiani»  e  per  compagno  della  stampa 
gli  si  accopp)  Giovanni  dì  Magjn^a ,  i  quali  unitamente  fecero  questa  edizione 
ad  istanza  di  scr  Piero  do  i  escia,  non  ci  sarà  che  ridire  (**^  •  ' 

(e)  E  prima  in   Vene\ia  i$tj   in  fogi. ,  senza-nome  di  stampatore".  '-' 

Questo  venerabile  vescovo  di  Ferrara  che  prima  era  dell'ordine  de'Gesóti^» 
fece  il  presente  voigarizzamcnto  nel  i4ft0* 'Xo  fccer^ipbi  stampare  .i  padri  del- 
lo stesso  ordine,  e  alla  regina  Isabella  ^xJ^ragoma  e  ai  Napoli  pia  loro  protet- 
trice e  beifefattrice  lo  dedicarono..  Altro  .ic4gsrizzaoieQto  dei  Sermoni  di.i.  Jlff- 
nardo  più*  antico  e  scricro  a  mano  si  allega  nel  Vocabolario  deUa  Crusca  • 

{i*)  Questa  edizione  Fiorentina  non  è  in  4.  ma  in  fogl  .  Filippo  figliuolo  (fi 
Bartolommeo  Corsini  »  e  (rateilo  di  Amerigo ,  vien  iodato  da  Marsilio  Ficmo 
per  questa  sua  traduzione  con  una  ietterà ,  premessa  allo  stesso  volgari azamtttto- 
Di  lui  parla  similmente  con  lode  il  Fitino  ia  alcaiU  deUe  sue  Epistole  itdttè 
ad'  Amttigo  »  che  fd  juno.de'  sooi:  dotti  accademici  •   ,  ;  ij  :  j 

f*)  I»'*él«>4^1  1479  noti  krfofU^yteV'iB  4*  e  fatati  Ate^'AaSCrvaenfin^-ehe  ovak  fava 
pur  nota  q«will«  del  i6e»  •  iMp.-  •  **>  .    .  •  .  ai  1.  .1   .. .  e. 

(*  *;  Pcrrhi  non  vi  fo%t«  ck«  tìéif  SÌX9Ì  dovem  Sor  Piero  Pooìmì  àfPoeoim,  '  .  1 . 

Tom,  I,  ai 


N. 


me^  e  fatti  volgari  da  Monsignor  Galeazzo  (Florimonte) 
Vescovo  di  Sessa.  In  Vi  ne  gì  a  prèsso  il  Giolito  i556.  /i- 
hro  primo  in  ^.  L.   io. 

-  -  hi  presso  il  Giolito  1667.  in  4-  io. 

-  -  /pi  presso  il  Sansot^ino  i568.  in  4-  {*)  io. 
»  •  Libro  IL  con  alcune  Omelie  del  Florimonte.  In 

Vinénaper  Girolamo  Scotto  i564*  in  4-  (i)*  6. 

-•Libro  III.  di  altri  Scrittori,  fatti  yuigari  da  Raf- 
làello  Gastrucci  monaco  della  Badia  di  Firenze,  a  imi- 
taaione  di  Monsignor  Galeazzo  Vescovo  di  Sessa.  In 
lìrenMe per  li  Giunti  iS^^.  in  4-  8- 

(t)  Il  celebre  Florimomie  TetooTO  di  Aquino,  e  poi  di  Sessa,  con  sua 
lettera  eorìtu  in  Romm  %i  x.  Laglie  iSSa.  dedicm  il  libco,  o  tonto  1.  di 
ipMati  Sermoni  al  gran  ourdinal  mmrcMo  Cervini^  che  fa  poi  pepa  M^y*- 
mUs  //•  per  eoli  juiii.  fionii:  il  ^oale  fli  avea  impoeto  di  rolgarinar* 
gU»  eiooooie  al  duo  ftee  medesimaasente  Tolgarìasare  le  OrrnMÌomi^  ad- 
Sane  di  topca.  Dice  il  JFhtimomtt,  che  il  Cervini  eieendo  in  Boifgnm  le- 
galo al  coaoUlo»  Iraelecilo  da  TVeato  in  quella  città»  venoa  pi4  volte  a 
ai||ioaata  ia  paliblieo  a  ìa  privato  dello  proTTiaioai  da  fatai  ìa  aalate  e 
Mi&lto  dal  MP^1<^  emtiaiio»  e  cIm  fa  parer  sao  e  deii'aluo  legato  ed 
Jf  alile»  dipoi  uafio  III.  e  di  molti  prelati^  che  ai  faceaae  on  libro  voi* 
gaia  di  RmgJommm^mH  sfiriimmU  per  uao  privato  de* laici  e  de'padn  di  £i* 
aaif  lia»  e  ancora  de*  preti  e  frati»  che  non  intendeano  il  latino;  ma  cha 
poi  altro  non  te  ne  fece»  perchè  il  concilio  nou  ebbe  il  ano  compimento 
M  Jlaànaa  Sqni^oge  pèi^  «he  egli  trovatoai  ia  vìUa  con  Vaiai 
XodkKvco  SecMM/o  X^macìo  apo«toUoo  in  Frerrie» 
al  fratto»  che  da  opera  aale  aaMMe  eefnaio»  egli  ai  aaiaenveIgMnmieda 
dtW»Jkfateafdt#.  J^ftitiiiib»*! %lttadottorir tettali eefaaem  alni  pay- 
vaio  pia  atti  a  indnne  IHmma  all^oniore  e  al  timor  di  Dio.  Che  in  pia 
>NAte  gtt  «avi»  A  ltomn>  e  a  CblliV  a)  cardinal  Cervina.  U  qaale  Mn 
Àe  ti  cnadinal  BegmMi^^  iMa»  avendogli  ndiaà  Ia|g««  «Da  «b 
il  Fbmmemt^  a  ooo^nnàaarzlì  al  p^p^h^ 


-  «  Libro  IT.  di  altri  Sermoni,  tradotti  in  lin^a  To- 
scana per  Serafino  Fiorentino,  monaco  della  Badia  di 
Firenze.  In  Firenze  per  li  Gtiuntì  iSy^.  in  4*         L.     8. 

predicare  nelle  parrocchie;  che  il  J^orimon^tf  particolarmente  cercava  i  ser- 
moDÌ»che  trattavano  de'buoni  co8tumi,delle  opere  di  oarità,e  che  ripren- 
deaoo  i  yisj.  Che  la  sua  fatica  area  fatto  gran  tratto  per  tutta  Iltalia,  td 
ffm  stata  rìcevata  allegramente  e  con  desidèrio  da  tutte  le  persone  spi- 
ritaali:  la  qual  cosa  arrerteodo  il  Castruccij  si  era  posto  a  imitare  il  irlo* 
rimonte  con  farne  una  nuova  scelta;  ma  che  essendo  già  vecchio,  né  do- 
po il  tomo  III.  potendo  tradurne  altri,  fece  stampare  il  tomo  iv.  de*5en- 
moifft ,  volgartssati  dal  padre  D.  Serafino  da  Firenze.  Gli  scrittori  delle 
cose  del  concilio  di  Trento  non  ebbero  contessa  di  questi  particolari. 

CAPO    XI. 
DelVuficio  di  scriver  Lettere. 

JL/el  Segretario  di  Francesco  Sanaovino  libri  VII.  con 
molte  lettere  di  Principi,  e  a  Principi.  In  Venezia  per 
Cornelio  Arri^abene  i5o4*  in  ti.(a)m  3k 

Il  Segretario,  Dialogo  di  Batista  Gnarini,  nel  cpale 
non  solo  si  tratta  dell'uficio  del  Segretario,  e  del  mòdo 
di  compor  lettere,  ma  sono  sparsi  molti  caneett»,  alla 
retorica,  loìca,  morale  e  politica  pertinenti .  In  Vene* 
zia  presso  Robertg  Mejetti  1600.  in  4  {^)(bj^  4* 

(i)Qai  sono  introdotti  a  parlate  di  oose  ìstmttive . quattro  gentilnemi- 
ni  veneziani,  Girolamo  Zeno,  Bastian  VenierOyJaeepoCùmtarmi,  e  Fm^n^ 


M  Qtictu  k  slmsno  dottava  isif  retsioae  del  Signhtrio  del  Séuueme*  8|li  lo  die- 
ie  roori  la  priaia  Toits  dalla  sua  sismperia  drlla  Lama  nel  i  féSi.  in  t.  ms  Vefe^ 
la  alioia  aioa  eoattaava  pia  cke  4.  libri.  N^i  ifif»  ielle  lat  credere  di  arrss* 
ae  teta  tuia  tcQ^dia  edisiooe  4icefi<fela  tiumnpam,  e  cairrcat:  ma  a  die  vsfO« 
non  tì  fece  akro  canJiiaaieBto *  se  non  qatUo  delia  prima  e  dell^alrinw  carte* 
Nel  i|9i.  acaebbt  1*  opera  con  la  gianea  di  tre  aitovi  libri  e  <}acsea  eo  fia  la  ss»> 
sima  isipfetsione.  Nel  lySS.  ne  osci  la  a#oa  pretto  AttoètUe^  Sshoém  in  t.  li- 
maotado:  tempre  con  raro  esempio  in  tette  le  taddettc  ritum^  la  prima  ésdi^ 
Ptzi^f  del  £giu««Me  ad  QuAvuuuk  VmUrimt  geatilaomo  veoeanmo*  ampliata  se* 
lameote  oen  b  namerasioae  deal' impieghi,  de*  quali  di  eempe  ia  tempo  ^ecst» 
grta  leoaeore  Tenia  dalla  repabbiica  decerato.  GMio  Césart  C^paeeh  aella  prstsaio* 
ne  al  siie  Segréisnó^  sumpaiu  per  la  tersa  vaUa  in  Fem^jie  da  Nueelò  Memm  i  fp |u 
jtp  1«  che  beo  meritata  il  sao  laogo  ia  qaetta  biblioteca  »  dà  Ja.  aloria  al  «&f aseaùtf  di 
ettere  auto  il  prìmo  a  ridurre  al  nostro  idioms  la  meminm  delio  scriver  i  lettere  ) 
toggiaonciido  cbe  il  Tasso  ne  diede  tacciati  precetti»  ti  GeerUsi  più  «Rwi  •  e 
che  Vlngigmeri  aa  nuovo  modo  vi  sggiaate  per  ridarre  ii  ecfretsttoa  perfcsiene» 

(^)  B  la  prima  folu,  ivi  1/94.  in  4- 


i64 

Del  BvLOn  Segretario  libri  IIL  di  Angelo.  Ingegneri.  In 

Roma  per  Guglielmo  Facciotto  1694  if^4'i^)(^)'^'    4* 

Il  Segretario  di  Torquato  Tasso.  In  Venezia  per  Ja^ 

copo  Vincenzi  i588.  Parti  IL  in  8.(b).  6. 

c^$CO  MórosinL  Mostrandosi  in  un  laogo  {pag.  160.),  che  i  legisti,  coniè 
tali,  non  sono  atti  a  bene  scrìvere,  né  a  trattar  negosj  importanti,  s'in* 
tendono  i  puri  legisti  forensi  e  contenziosi,  e  non  i  giureconsulti  degni 
di  tal  nome,  i  quali,  come  versati  nella  interiore  giurisprudenza^  ed  e* 
sperti  ancora  nel  diritto  pubblico,  e  pieni  di  ottime  cogniaioni,  sono  at- 
ti sopra  gli  altri  a  maneggiar  le  materie  gravi,  e  gli  affari  più  rilevanti, 
e  questi,  oenehè  in  numero  veramente  non  corrispondano  agli  altri^  pu- 
re non  mancano. 

(i)  Ulngegfèeri,  che  fu  veneaiano,  e  per  questa  e  per  altre  sue  opere 
chiaro,  dedica  il  libro  nobilmente  stampato  al  cardinal  Cintio  Aldo^ 
brandini,  di  cui  fu  segretario:  e  l'amico  Torquato  Tasso,  con  un  Sonetto 
loda  l'autore,  il  libro,  e  '1  cardinale. 

La*  seconda  cditioae  k  corredata  di  postille 'asarginsli;  che  msotaao  nella  prina. 
11  IStkmmi  •  aon  molto  amico  di  Giemkmnuà  LeSù  paris  in  questo  sao  libro  con 
molto  disprcuo  delle  lettere  di  toi .  Basti  qui  1*  averlo  accennato •  In  altro  luogo 
se  ne  dirà  qualche  cosa  più  circostanaiata  • 

(a)  £  in  V€»9\im  appresso  Gimmhékùstm  Cìoni  ijPS*  in  S.  cdiiione  di  gran  trat- 
to, iafèriore  alla  prima. 

I  moderni  tearctar)  dovrebbono  aver  sovente  per  mano  questa  operetta  dcir/n- 
gfgmfri  e  leggerla  attentamente  e  studiarla  in  particolare  nel  capo  I.  del  IL  libro 
dove  i'auiore  protesta  di  non  poter  fioir  di  marafigliarsi»  come  alcuni  abbiano  di 
gran  segretar)  gran  nome*  i  quati  mom  san  formar  jjuattro  righe  sen^a  '/  doppio  ii 
off^ti,  continuando  a  nnetterae  in  vista  alenai»  che  par  troppo  sono  anche  og» 
gid)  frequenti  ed  in  uso. 

J^)  £  per  io  stesso   VinternH  (  non  W컀e9\i  )  iffa*  io  t«  Va  anito  col  L  libro 
le  Leit€M  famkhari  del  Taao  . 
•  «  E  i?i  appresso  Lmci0  Sptmeda  léof.  ia  a.  {*) 

II  Piece«ii  io  dedica  ad  Àmomm  Cèsiamitmi.  intimo  amico  del  Tasso  i  e  qniTi 
fff  de  i*  opofftuaità  di  lodare  Mii^ie  Manfredi  e  ▼arie  sae  opere  e  particolar« 
aae^tct  ia  oemiramu  tragedia  che  per  anco  non  era  uscita  alle  4«ce  »  aM  che  già 
avaa  ripostala  l'appi ovaaiooe  di  Framceuo  Pairiy  e  di  dasom  da  Noret  •  Rara  e 
pac%  uosa  è  la  priuM  ediaioae  di  questo  opuscolo  dei  Tasso  dedicato  da  lui  a 
éom  Casésrt  à*  Essa  eoa  una  brieve  lettera  omessa  nelle  nstaoipe.  L'edisione  è  di 
F^rrmr^  appresso  Gimlio  Casaro  Cagna€im  e  fratelli  nel  i^ST*  i*  t*  Qaivi  nel 
traesato  1.  pag»  15.  ragionando  il  Tasso  delle  lettere,  che  sono  scritte  dal  segrc> 
tmko^  a  peoprM»  nome  agli  aeùci  e  bmit(iiari  suoi ,  dice  »  che  ia  questa  sorte  di 
imseio  ••  i  pcoverbf  «  i  leggiadri  motti  sono  coavenieatissiiiit:  de*  quali  il  volgar 
^  fiorenti ao  e  pie  ricco  e  più  copioso-  che  alcun  altro .  Laonde  i  FioraMni  ,  o 
M^  colon»  che  léogaaaease  sono  vissuti  ia  FìAram^  •  sanno  mordere  e  paogere  più 
m  yaaiosaiaeate  de^i  alui»  ed  aag^  parimente.  Ma  ii  mocteggiare    non    si    fii 

\ 

{*)  Si  Sarassi  fra  r^disioni  d«l  $«(t««t«rio  di  Torquato  non  r«f  iitra  quatta  «lei  i6oS.  » 
ma  UA'aitcA  iatfm,  dallo  atttaAO  Spinèìda  «el  i6ii.  oh«  è  ìa  ««ti: ma,  ed  la  cui  v'  ha  aaok*  il 
XI.  liJbro  dèlie  Lettera  familiari,  eào  tta  pure  ia  quell*  del  Vincenti  fatta  il  !5fa. 


i6& 

'  £  nel  tomo  III.  delle  sue  Op^re ,  stampate  ini^i* 
renze  pàg.  i5(j. 

Trattato  del  Segretario  di  Tommaso  Costo.  In  Na^ 
poli  [per  Costantino  Vitale)  1604.  in  8.  (a).     ,      L.     3. 

Del  Segretario  di  l^aofilo  Persico  libri  IV.  In  Venezia 
per  Damian  Zenaro  1620.  in  4*  (i)-  ^* 

L'Idea  del  Segretario  dì  Bartolomeo  Zncchi  Oetitil-' 
ùòmo  di  Monza,  città  Imperiale  ,  rappresentata  in  un 
trattato  dell'Imitazione,  e  in  lettere  di  ecGi^llentissimi 
scrittori*  In  Venezia  presso  Pier  Dusinelli  i6i4'  P^^^^ 
V.  tomi  II.  in  4*  edizione  iv.(ift).  •  '8.* 

(1)  Edizione  bella^  e  da  lui  dedicata  al  cardinale  Alessandro  OrHni^ 
fratello  del  duca  di  Bracciano^  del  quale  il  Persico  fu  segretario  in  Fl^ 
renzcj  come  dice  egli  stesso  nel  dedicare  al  cardin/M.  Cfirh  de!Medk;h^  il 
dialogo  della  volgar  lingua  del  suo  concittadino  tfié^o  VaierianOj  ,d^^  me 
collocato  di  sopra  nella  (classe  1.  cap.  li  *  :  «       - 

(a)  Gran  parte  di  queste  lettere  son  prese  da  altre  raocolte,  e  qui  in  nud- 
vi  ordini  e  classi  disposte.  La  città  di  Monza  fu  detta  in  latino  con  più  no- 
mi, il  più  comune  de'quali  e  il  più  ricevuto  si  è  Modoetia.  In  toscano  an- 
tico, e  anche  in  latino- barbaro  si  disseilf  o/tcìA^e  poi  3fonza, giusta  la  prò* 
nuncia  lombarda,  secondo  la  quale  si  scrisse  ancora  Alzatus  per  Alciatus, 
Gonziàca^e  poi  60/iJBaga,  per. Gonci^n^di' che  non  serve  portar  le  giusti- 
iìcazioni,  perchè  si  paria  di  cosa  chiara.  Parimente  in  qualche  libro  lati^ 
no  di  Lilio  GiraUisì  vede  stampato  2ira/<&«5  per  Gyraldus.  Talunp^on  fi- 
nezza particolare  in  cognizione  di  lingue  scrisse  Franzia^  e  altri  Frkhza 
alla  lombarda  per  Frància:  cosa  piacevole  dopo  fidato  dal  consenso  uni- 
versale il  vero  modo  di  parlare  e  di  scrivere  in  questa  lingua.  Nella  Ba- 
silica del  Batista  in  Monza  sì  serba  la  famosa  corona  di  ferro»  la  quale» 
benché  interamente  sia  tutta  d*òro,  nientedimeno  mai  non  fu  detta  an^ 
rea,  né  d'oro,  ma  sempre /errea,  o  A^ì  ferra  da  un  cerchietto  o  lamina) ap- 
punto ài  ferro ^  la  quale,  formata  druncAioifo  di  quelli  di  N.  S.  Geifà 
Cristo j  si  stende  in  giro  nella  parte,  interiore  d^  essa  corpna  d'oro,  da  me 
propugnata  con  una  X>werràzio/ié' cóntro  alKardiré  di 'chi  mendicando 
senza  alcuna  verecondia  tutte  le  occasioni  »  anche  mercenarie  di  far  crael- 
lo,  éhe  non  dovrebbe,  si  fa  gloria  >ìmilm^nte  , di  opporsi  con  pubbliche 
stampe  ai  più  venerajidà  e  solenni  decreti  pfòmolgaiti  da  questa.santa  lO- 
mana  Chiesa  contra  i  anni  loUiidivisamenti  in  ma teriftsi^ delicata»  quale 


•  r 

*•  '.li 


p  con  tsnet  «isia,  né' con  jtaàti   vincita  dai  £eM^mfó  o   dagli -iltti   the'  leiio 
.,  nati  oeli' altre  parti  d'haha,,.  .\  \\   ^     ■  '      .»;  .    .  .'^ 

{d)  E  U  prima  volta,  ivi  léoo.  in  t.  *'*'■' 

La  edisioaé  seconda  è  ampliaca .  Qaesce  trattato  non  h  da  se  volarne  a  (wÀ, 
ma  sta  impresso  dietro  le  attere  d.-l  Celio  pag^.  féy  e  della  posteriore  edizione» 
il  Olii  froncti(>iaio  «udito  imperfeitaoieéte  vita  ripoìfutl>  dll  n^iémM^*       '-''*' 


JsòniiqpSr^ 


i66 

Ci  è  ancora  il  Segretario^  dialogo  di  Viaoemxo  Gra- 
migna, stampato  in  Firenze  da  Pier  GeccoBCeUt  i6ao» 


si  è  il  culto  di  reliquie  della  passione  diCiiifo»  e  A^* Santi  La  Dissertazio^ 
neftt  espressamente  composta  per  la  sacra  congregasione  de*  Riti,  a  cui  fu 
dedicata  dall'uno  e  dalTaitro  numeroso  cleio,  dai  magistrati,  e  dai  citta» 
dif  ì  di  MofkMa,  con  pficj  ancora  in  nome  dell'imperadof  CWiio  Fi.  ben- 
ché gli.  ufi^i  fieno  imitili  dove  non  può  entmre  1  arbitrio.  Indi  col  voto 
uniforme  di  jlti.  eminentissimi  caraniali»  e  per  decreto  dipòi  confer- 
miiìto  dial  somimo  pontefice  Clemente  XI.  fa  restituita  la  detta  corona  all' 
àìitiao  su^  eulto  e  «eneFauìone.  Nei  libro  et  di^BiuleaBoom  il  Zm€cài  (pet 
cui  lode  basta  dire,  che  fu  amico  del  Baronie)  eome  si  vedrà  nella  nuo* 
va  edizione  contro  a  chi  per  suoi  fini  particolari  non  sa  scrivere  senza  sto- 
machevole profiiaione  di  lodi  o  dispreoaii^che  vuol  dire  aensa  scrupolo  di 
.mentire  {Pergamini  letiempAg.  ao6.}. 


(«)  Del  Cremìgitaf  che  fii  da  Prete  te  Toscana,  riferisce  Piem  Pironi  ds  Pw 
Mm  aells  saa  jigimnm  ùtArM  i$t09èem  del  MoHétrM  pag.  So.  che  il  padre  7Wj«. 

Sime  Ceile^i  Gesoita  k>  stimaTS  sopra  tatti  gli  sieri  sctittori  del   teaspo  soe^ 
i  lai  ci  saoo  aisse  cose  Mt  staaips^  ma  qai  mm  occorre  aicoiovarit. 

CAPO   XIL 

Lettere  Italiane. 

Xjettere  yolgari  di  diversi  nobilissimi  uomini  ed  eccel- 
leiitia$imì  ingegni,  scritte  in  diverge  materie ,  libro  I. 
(  raccolto  da  Paolo  M annaio  ).  In  Finegia  in  casa  de'fi- 
gHuoH  d^Aldo  i^j^.  in  S^.(i)(a).  L.     4* 

( j)  Baelo  dedica  a  Federigo Bmieeora^  o  a  Domenica  Verniero  queste  let- 
>tore,  Qome  un  esemplare  di  aana  eloquenaa  italiana  (b*). 

• 

S4)  I  ^Uaoli  à^AUe  et  (eccro  in  pochi  soni  tltre  jcin<|ae  editioni ,  l' ultfms 
^     le  qosh.'è  diel  15^4.  sensa  no*  altra  di  Domenico  Giglio  nel  tf^t.  aclfa  mede- 
lima  forma  :  tale  e  tanto  fu  Tapolanso  »  epa  cui  fa  dal  pobUico  ricerata  <|aesta 
nutoìta  che  h  itata  la  prima  di  ouene  Lttttre  italiane  9  che  si  fesse  veduta.  PaO' 
tir  Mìnmu;^  chf  ae  hs  tatto  il  merito  e  che  siea  qael   ino  gtadicio ,  che  si  ti* 
.oerof  per  hea  diiccmerr.  iTostimo   mm  che  il  bfeumot  ne  vko  perciè  coaiavoda- 
to  dal  Mol\a  con  una  lettera  .che  in  questo  lihro  Lai  legge (pag.  iff.  edis.  Cf44*^ 
on^)HVettii  fdjjùeiae  Aidioa  éd^uka^  «  144^  ti  l«g^e   la  «t^  dedicaaioae   di 
Paolo  al  iolo  Domenico  Venterò^  seoaa  che  punto  n  compSfiica  il  eome  del  B4. 
iearox  e  ciò  forte  per   li  ditgutti  corti  tre  Va^  e  Paolo  che  era  atste  il  principal 
.4NiKftv«lMllk  .smnj^  ieWAt^Umie  veeeiiaee  delia  Fame .  foodata  dal  Baioa- 
fV  tsMn  iM^o  Ffyoil,  Ip  JK)f|^f  sAoi  nMMets*  UOHiieeM  .^gfavìo  del  tue  bn- 

decere.  N^^^p»  lficw.«il'A.etfeifif!e*  «Miii.  tlqMfTd^lt  posceiion  e<|i- 


10/ 

-  -  Libro  IL  In  Vinepa  nelle  case  de^ figliuoli  d^Aido 
i5^.  in  S.{i) (a).  h.     4. 

-  -  Libro  IIL  /pi  1564  <»  8-  (^)^  ^• 
Lettera  di  diTeni  eccelleatissimi  uomini  «  raccolta 

{  da  LòdoTÌco  Dolce  ).  In  Vine^a presso  il  Giolito  15541 
in  8  (e).  4i 

fi)  Antonio  M amato  fratello  di  Pmoh  dedieaado  il  pièienio  libro  II. 
a  Paolo  Trono^  afferma  di  aver  oon  gran  hAtà  wtAtt  qneftto  Ietterei  0  ^ 
mandarle  in  Ince  „  a  comnoe  nfilìtà ,  aecioeehè  quelli,  ohe  non  powond 
serivere  in  latino,  con  TeMnipio  di  tanti  nobili  ingegni  seriiranOi  e^eon** 

lioni,  A  del  ìikto  1k  cobm  dd  IL  di  qactta  raccolit  »  m  croraao  oaicite  alqaiate 
lettere,  sampace  nelle  precedenti,  per  etfcce  etate  «critt^  da  ekani  aatori  djaaii 
deonati  della  CIùeta  e  per  la  tteeta  ragjioae  |ie  vennero  tolti  via  andbe  i  nomi  di 
coloro ,  a'  qnali  erano  tcrìtte .  Gli  ftaiopatori  Manuxl  furono  aliai  dilicati  in  non 
lasciar  correre  aelU  loro  acampe  coea  cnajpoeeMe  offendere  la  rdig^one  a  fi^rori- 
ce  i  settari  :  di  che  io  più  rincontri  aunifibstissicne  prove  ce  ae  han  lasciate . 

(4;  L'edizioaC;  L  ne  osci  presso  i  medesioii  nel  if4f.  C^)  replicata  nel  4t.  net 
fi.  nel  ft.  nel  6o.  e  nel  64.  sempre  in  t.  Amtoaio  Manuzio ^  iiratello  di  P^olo  ^ 
raccoglitore  di  questo  libro  li.  in  asaai  attento  nel  metter  a  pie*  della  maggior 
parte  delle  Lttuu  in  esso  contenute  il  laogo  e  il  tempo  in  cui  Airone  acrute .: 
in  che  Paolo  non  area  praticata  la  stessa  utinssima  diligenia* 

{h)  Alio  il  giof  ane ,  a  ìmitazioae  di  sao  padre  e  di  ano  uo ,  raccolse  quetto  li* 
bro  Ili.  di  Ltncn ,  e  io  dedicò  a  CoUntonì§  CardccMo  marchese  di  Fico .  Esso 
è  alquanto  più  raro  dei  due  precedenti,  perchè  non  (a  ristampato ,  ae  aoò  una 
aola  volta  nel  1567.  Le  date  delie  lettere  vi  sono,  per  Io  più  accuraumeoco 
nouu. 

L)  -  •  E  ivi  if  fS.  in  t.  , 

1  titolo  intero  di  questa  bella  raccolta  dice. molta  di  pie:  „  Lettere  di  diverti 
M  eccellentissimi  uomini  \  raccolte  (  da  Lodorie^  l^oUt  )  tra  le  quali  se  ne  leggo- 
„  no  molte  non  più  stampate»  con  gli  argomenti  per  ciasctina  delle,  materie  di 
M  che  elle  trattano  e  nel  une  annotazioni  e>  tavole  delle  cosé/più..aotaDÌli,  a  utile 
M  degli  studiosi,».  Il  Dolce  dedicando  il  libro  a  Silvio  di  Ca^itf' g^rntituomo  na« 
poletano  ,di  cui  stanno  impresse  più  lettere  nella  presente  raccolta  •  dice,  che  dap. 
poiché  il  dottissimo  Paolo  Manu\iò  mandò  fuori  1  libri  delle  Letitrè  di  diversi 
da  lui  raccolte  ^  subito  s*  è  veduto  per  le  città  d'Italia  fiorire  una  copia  grandii^ 
n  tima  di  scrittori  nobili;  e  che  Teaen^pio  di^  lui  fii  poi  Mgaitato  da  molti «^ 
Sognugnè  qhè  f.  pr^i  di  parecchi  amici  e  signori  e^  suto  indott<>.  a  iar^  da 
moni  voteli  ftn  solo;  marciò  non  seoaa  il  cuosigiio  e  U  gjodicto  di  color  .ckè 
sanno»  e  in  particoTaré  dì^GiamBatistM  Amatiio,^  giovane  che  non .  pure;^ha.  pìéf 
I»  na  contezaa.  dellf  t^e  lingjoe  più  Jbelle ,  ma  è^  ;i|lorna  di  .tatto  le  ^duttrtnar  piii 
,»  nobili  e  Mencissimo  in  <|ualaivoglia  softe  di  poema»  cost  Tuiiaò^  ^me.  grecar  e 
M  volgare,,.  '  •    «» 

Con  lo  stesso  titolo  ristampò  il  Dolca  questa  raccolsa  rcar^.  appressò  Cahriet 
QìfilUa  àn^terrfn  ijff*  in  t.e  la  dedicò,  al  chiarissimo  e  prestantissiiho  signot 
Ptipico  B^ioaroi  dicendo ,  dlver  accresciuto  il  libro  di  alcàne  poche  altre  lette, 
re  degne  di  «i  onorata 


è 


(*)  Nel  qn&l  «ano  il  ristampa  aaohs  U^ott.  r«  etlUdédioetdrlt  il  Badovró^  4  «1  K^ 


LAM  ■%    >ii,iNW.j^^ 


:^J 


i68 

Delle  Lettere  di  xiii.  uomini  illustri,  (raccolte  Ja 
Dioaigi  Atanagi)  libri  xi  1 1.  In  Roma  per  Valerio  Do^ 
rhco  i554-  i/i  8.  edizione  I.{i)(bJ.  L.     4- 

dochè  occl>rrerà^  i  loro  concetti  In  volgare,  e  quelli,  che  posseggono  la 
lingua  rohiànà.  Tacco tnpàgni no  con  questa  ,, .  Ve  n'è  altea  edizioue  di 
libri  IV.  del  i56o.  (a*).  ..  • 

(i)  h'Atanagiy  che  fu  da  Caglia  e  cittadino  romano,  come  dice  il  bre- 
re  di  Giulio  IH.  posto  in  principio,  dedica  il  libro  al  cardinal  d'Urbino 
Giulio  delia  Rovere.  Giambatista  Palatino  nei  suo  libro  del  modo  di  scri^ 
yere  mette  V Atanagi  con  Gerolamo  RascelU,  con  Trifone  Bencio.  e  con 
altri  periti  di  cifre.  A  qnesU  edizioue df^ir^/onagi  l'infame  apostata  Fisr^ 
gerio  fece  le  sue  insulse  e  del  pari  indegne  note  col  titolo  di  Giudicio  al- 
trove da  me  rammentare  (e*)*  ha  medesime  lettere  poi,  ridotte  a*libri  xv« 
furono  ristampate  iti  Venezìa'iz.  Francesco  Lorenzini  da  Torino  nel  i56o. 

in  fi. ,  e  dedicate  a  Tommaso  Hfarini  marchese  di  Casalmaggiore.  Manca 

• 

(4*)  Che  TÌ  sia  ita  qusrto  libro  di  quetu  raccoltt  di  lettere»  è  faltissioio .  Il 
Fontanini  pig-ia  qài  sbaglio  sicaramente,  ed  equivoca  coi  quattro  libri  delle  Lct^ 
tnt  f/ilgàn  di  Paolh  Manutio\  stampati  appatito  nel  1560  cbe  tutte  sooo  dt  lui 
e  antiìl  ttin  cbi^.'lire^èoii  la'fuddetta  raccolta  . 

^^(^/  (RoAifgùofié  aVea  detto  nel  librò  f;  della  ina  Eloquen\d  pag.  91.  (9^)  che 
^^t\lt'L%tì)try' vwkoìit'àtXV  Aia'fiif^vhiotìo  da  lui  pabblittte  la  prima  volta 
nel  1544*  ma  dovei  Mire 'ancbe  in  quel  luogo  if|4.  o  almeno,  per  torre  dagif 
Iknidit  ogni  dubbfetifj^ ,-  corregger  !o  sbaglio  titW*  errata  detr opera.  Io  fine  di  que. 
Ita  prima  edidonre  si  legge:,,  stampati  in  Roma  per  Valerio  Dorico  e  Luigi  fira- 
^  téili  nel  me^e  di  Marzo  1^54.  ad  instanzia  di  M.  Dionigi  Atinagi  con  pririle- 
„  gìo  del  sommo  Pontefice^,  che  niuno  possa  queste  lettere  scampare  ,  nà  srampa. 
„  te  vendere ,  sotto  le  pene  che  in  esso  privilegio  si  contengono  ;  se  i\oa  coloro, 
M  a'^uali  da!  p reietto  Af.  Dionigi  espressamente  sarà  ciò  permesso  ,,  Moti  ostan- 
te il  detto  privilegio,  ni 'in' f^«/itf^itf  cbr  lo  ristampò  arditamente  l'anno  medesi- 
1^0  ìf  f4  lu  jf^ma  non  yi  pose  ti  suo  nome;  e  questa  seconda  edizione  è  non 
Aleno  rara  delRi' priiìiz'; 'Dissi  itecUfidà  (jjàesta  dt*  Ke/i^^Zif ,  sì  perchè  il  pri  ilegio 
dapale  quaUfica'pètpìliha  quella  di' /to/fitf,  si  perché  V  Atahagt  raccolse  quelle 
ìhtere  nel  tempo  dei  èuO''so4gìornò  ini  Roma  ,  dove  continuò  a  far  dimora  per 
^halthe  annopriiiia  di  venire  a  stabilirsi  in  Fir/i«^M,che  fu  verso  il  lyfto.  poiché 
i'Tar)  libri ,  che  in  questa  città  furono  da  lui  pubblicati,  o  assistiti,  non  portano 
id"'ffòntc'aQnb  iffter'iote  af  suddetto.  In  queste  due  isole'  edizioni  legiresi  il  notde 
à^V  Atànagi  z  ^p\h*àt\\z  lettera,  con  cui  indiriaLu  il  libro  a  àoii^GialiQ  F'eìtrio 
ikWiL  Roveri  car!dlnal  di  Vfhino ,  legato  aMora  di  Perugia  cdaca'di  Séra  .  il  qua- 
fé' era  figliiislo  éV Francescù^Marii  £  dì  questo  nome  efiratèilodi  Guidataldo  II* 
dd<Jhl  di   Vrbino. 

(e*)  Ciò  re^gesr(iib'  I.  cap.  xxxi.  )  p  91.  (8f.)  nelle  seguènti  parole:  »,  Al  ri- 
manente  1*  indégno  'apostata  Pierpaolo  Vergerlo  nei  suo  GìbUcìo  .  stampato  sen- 
M  za  nome  e  luogo  nell'anno  i^ff.  soprale  lettere  di  ziti,  uomini  illustri  pubbli- 
«,  cate  la  prima  Tolta  da  Dionigi  Atanagi  in  Venezia  nel  1^44.  credendo  ec.  „  . 
Ma  come?  Il  Fontanini  pag.  ci.  (85.)  dice  queste  Lettere  pdbblicatt  dall*  Atanagi 
fa  prima  volta  in  Venezia  e  poi  a  e.  546.  ()i8.j  le  asseriste^ stampate  in  Roma. 
Ivi  ne  mette  la  prima  edizione  nel  1(44  e  qui  nel  i  f  f4'.'l.e 'giunte  e  le  correzio- 
ni dellVipera  non  ne  traggono  di  questo  imbarazzo  e  non  uè  tanno  parola  .  Il 
si  è,  che  nell'uno  e  neir  altro  luogo  dee  stare  Ul prima  volta  in  Roma  %sii 


II. 


tf 


vero 


74- 


-« 


169 

il  nome  dcirautor  della  lettera  dedicatoria,  data  in  Veneziani  vii*  di 
Giugno  i556.  ma  questi  è  il  Ruscelli^  perchè  vi  nomina  i  suoi  promessi 
Comentarj  della  lingua  italiana  (^*).  Il  Porcacchi  ne  fece  altra  edizione 
in  libri  xvii.  che  è  la  più  copiosa  di  tutte,  m  Vìnegia  per  (forgio  Co» 
valli  i565.  m  8.:  e  ve  n'è  anche  un'altra,  ivi  pur  fatta  da  Giammaria  Bih 

ne/li  i57i.  in  8« 

•  ..... 

(tt*)  Se  il  nome  dell'autore  di  quella  dedicatoria  manca  neii' ediaione  fatta  in 
Vem€\ia  dal  Loren^ini  ad  tféo.  non  manca  aelia  seguente,  la  quale  fiene  ad  es- 
ser la  terza  io  ordine  alle  due  più  sopra  rammemorate  e  però  anteriore  a  quella 
del  Loren\im  . 

•  -  Lettere  di  diversi  autori  eccellenti,  libro  primo ,  nel  quale  sono  i  tredici  au- 
tori illustri,  e  il  fiore  dì  quante  altre  belle  lettere  si  sono  vedute  fin  qui;  con 
molte  lettere  del  Bembo  del  Navdgero  del  Fracasioro  e  d'altri  famosi  autori  non 
più  dati  in  luce  (  raccolte  da  Girolamo  Ruscelli  e  in  xv.  libri  diyise).  In  f^ent» 
^ìtf  presso  Giordano  Ziletn  all'insegna  della  Stella  iff^*  i^  8.  edizione  IH. 

Siccome  il  Rutcelii  appose  qui  espressamente  il  proprio  nome  in  capo  al- 
la dedicatoria  al  marchese  di  Casalmaggiore  ,  cosi  vi  tacque  quello  dcìV  Atanagif 
primo  e  vero  raccoglitore  delle  Lettere  dei  primi  xiit.  libri  stampati  in  Roma  e 
in  Venezia  nel  i  ff  4..  silenzio  per  verità  assai  biasimevole  e  lontano  dal  costume 
onorato  e  sincero  del  Ruscelli  che  in  tutti  i  libri ,  tanto  suoi  ,  quanto  d'altri  da 
lui  assistiti,  fu  sempre  solito  render  giustizia  a  ciascuno  .  Avesse  egli  almeno  men- 
tovato VAtanagi  nella  suddetta  dedicatoria  ,  ove  anzi  all'opposto  a  sé  dà  merito  e. 
gloria  di  aver  qui  fatta  una  scelta  di  tutte  le  più  belle  lettere ,  che  fino  ad  allora 
eransi  Tedute  in  confuso  ed  a  Biscio  ;  e  pure  nei  ziti,  primi  libri  non  altro  avca 
fatto  il  Ruscelli  se  non  seguitar  la  distribuzione  delle  Lettere  disposte  innanzi 
òtW Atanagi  e  riportarle  nella  edizione  del  Ziletti ,  dalla  quale  solo  alcune  poche 
ne  IcTÒ  via  t  che  a  lui  non  parvero  degne  di  star  con  l'  altre  ,  riformatane  io  ol- 
tre qua  e  là  l'ortografia  e  la  locuzione  a  suo  piacimento,  con  la  giunta  in  oltre 
di  due  nuovi  libri  dì  lettere,  da  lui  veramente  raccolti.  Qual  poi  fosse  il  motivo» 
per  coi  dall'  edizioni  posteriori  a  questa  del  Ziletti  fosse  abolito  il  nome  del  Ra* 
scellt ,  non  saprei  dirlo  accertatamente  ,  se  forse  non  fu  per  dar  qualche  soddisfjit* 
zione  zWAtanagi ,  che  verso  il  1  ^4o.  trasferitosi  da  Roma  a  Venezia,  si  sarà  g^ci- 
stamente  doluto  del  torto  fattogli  dal  Ruscelli  nelie  due  ristampe  del  is^é.  e  del 
Iféo.  Ma  seguitiamo  l'ordine  delle  impressioni  delie  Lettere  sopradette. 

-  -  ■  Lettere  di  ztii«  uomini  illustri  (  senza  il  nome  del  Ruscelli  o  d'altro 
racco(^lìtore ,  divise  io  xv.  libri.)  In  Venezia  per  Francesco  Loreniini  da  Torino 
I  f  60.  in  8-  edizione  iv.       • 

Qui  l'insegna  del  Loren\ini  si  è  un  Toro  giacente  e  presso  a  lui  una  manf^.  » 
che  impugna  e  alza  una  spada  nuda,  alla  quale  sta  avviticchiata  una  ^rpt  cmi 
una  corona  di  alloro  in  bocca  e  vi  è  questo    motto:  His  Duciàus. 

*  In  Ven€\ié  per  Cornino  da   Trino  di  Monferrato  1544.  in  8.  edizione  ▼• 
Questa  edizione  ha  di  più  dell'  altre  le  Lettere  di    Vincenzo  Martelli  »  le  quali 

fanno  un  libro  coiffe  da  se ,  avendole  il  detto  Cornino  stampate  con  nuovo  regi- 
stro e  con  nuova  numerazione  di  fogli. 

*  £  con^  altre   aggiuntevi    di    nao¥0  da  Tommaso    Porcacchi  (  libri  xvii.)  Ui 
Vinegia  per  Giorgia  Cavalli  156^.  in  8.  edizione  vt.  più  copiosa. 

*  In    Venezia  per  Giammaria  BonelU  ijyi.  in  8.  edizione  vii. 

*  In  Vene\ia  appresso  Fabio  e  Agostino  Zoppini  fratelli  1 584.  io  8.  ediz.  vi  11. 
Tutto  quello  che  fu   ag^unto  dal  Porcacchi    a   queste    ristampe  ,  consiste    nel 

XVII.  ed  ultimo  libro,  poiché  il  zvi.  comprende  le  sole  lettere  del  Mandili  dì 
già  stampate.  Esso  Porcacchi,  levata  la  dedicazione  del  Ruuellit  altra  invece  Ile 
sostituì  a  don  Gregorio  Macigni ^  monaco  camaldolese. 

Tom.  /.  ti 


K"-. 


Nuova  scelta  di  lettere  di  diversi  nobilissimi  nomini 
in  diverse  materie  (libri  IV.)  con  un  discorso  della  co- 
modità delio  scrivere  di  Bernardino  Pino  da  Cagli.  In 
Vinegia  i574*  ^^  ^-  senza  stampator€^{i)  (a).  L.     8. 

Lettere  di  Principi,  le  quali,  o  si  scrivono  da  Princi- 
pi^  o  a  Principi,  o  ragionano  di  Principi,  libro  primo 
nuovamente  mandato  in  luce  da  Girolamo  Ruscelli. 
Airillustrissimo  e  Reverendissimo  Cardinal  Carlo  Bor- 
romeo. In  Venezia  presso  Giordano  Zilettial  segno  del- 
la Stella  iSSsL.  in  4-  edizione  1.  {^){b)^  &» 

(i)  L'insegna  èdijRo/na  amata  con  ìtLLupa^che  allatta IZamo/o  e  Remo. 

{2)  Il  Ruscelli  nella  dedicatoria  a  s.  Carlo  discorre  del  &uo  volgarizaa-^ 

mento  della  geografìa  di  Tolommeo^  pubblicato  Panno  passato  i56i«  in, 

{é)  *  E   ia  V€ni\ia  ifSr.  uk  %\  sensa  aoAe  ik  stsoipatore. 

£  qui  l'ifuegiu  è  di  an  Basilisco  ,  o  sit  di  un  Dragane  coroaato  ed  alato,  ia 
aeco- di  spirare  il  suo  venefico  fiato  Terso  un  rongnuola^  che  sta   per    calargli  ia 
booct,  col  motte;   Terrena  Cadettibus  Ohsunt»  1V&  più  di    queste  ootiaie    cae    a. 
pochi  filfte  gusteranno  ».  sarà  di  piacere  al  pubblico  il  sapere  ciò,  cbe  io  altra  laa 
opera  iaiciò* scritta  lo  Messo  Pino  iatorao  a  questa,  nuova  Sciita  di  Uueri\  a  luì 
comunemente  attribuita.  Egli  nel  libro  IlL  del  suo  GaUntuomù  pag.  ^f.  r.  (  la 
9^M.  appresso  i  Sessa    1S04.  in  8-.  )  si  dichiara   di    aver   sempre    avuta    in    odio 
rindastria  di  coloro ,  che  han  posto  ia  luce  Tolumi    e    raccolte  di  lettere  altrui  : 
onde  fi  era  lagnato  amaramente  che  a  cagione  di  un  suo  Discorso  della  comodi* 
èà  dello  scrivere  9  da  lui  già.  indiritto  ad  Antonio  Puteo  Arcivescovo  di  Bari^  ab- 
bia fatto  errare  alcuni  ne!  credere,  che  i  tre  (anzi  quacttro  )  libri  di  si  fatte  In- 
tere fossero  stati  da  lui  raccolti  :  „  cosa ,  che  non    m  mai  vera  •    né  pure   v etisia 
H  mile  :  perchè  io  non  vidi  mai  tali  lettere ,  né  so  di  quale  autore  siano ,  né  di 
,;  qual  materia  si  trattino  „  :  così  il  Pino  che   era    proposto    della   cattedrale   di 
Cagli  sua  patria  e  che  cosi  eccellentemente  ci  ha  data  l'idea  del    vero    e  onesto 
aSànmomo  :  e  però  merita  ogni  fede  per  cotesta  sua  spontanea  dichiaraaione  . 
•   (>)  Monsi^.-  Fontanini  nel  darci  qui  la  notizia  di  questa  cospicua   raccoka  di 
lettere  di  principi,   ideata,    e  incominciata  dal   Ruscèlli  ^  e   continuata  da  altri, 
cOttie-  anche  di  tutte  1'  edizioni ,  che  di  tcnifo  in   tempo  ne  furono  fatte ,  e  del* 
iK^j^iveisiià  da  iuii  osscsvate  nelle  medesime ,.  tratta  la  materia    da  brava  letterato 
con  molta  diligeoaa  ed  etadizione  •   Una  sola  cosa  notabile  pare  a  me ,  che  egli 
abbia  messa  in^  noa  cale  nel  riferire  i  tre  libri  della  ristampa   fattane  da  Prajicisco 
{Bi§Hilf  nel  xf&t.  ed  è  ,   ci&e  questa  è   la   sola,  nella  quale  sieoo    state   acconio- 
élgtf  tattile  lettere  dalla   prima   all' ultima  secofMlo   l'ordine  de' tempi»  in  cui 
fiyirono   scritte:    talché     cileno  in  questa  n»aatera  disposta  ci  danno  una  tal  qua- 
le   Istoria^  contiaueta  de'  tatti ,  che  per    eotiio  vi    ai    trattano-,   coerenti    fra    io. 
ro ,  se  non  in    tauo ,   quanto  alle    matecie ,    almeno   quanto    si   tempi»   calie 
persone ,    sbe    vi    ebbsr    parte .   Cosi    il    librai   I.    prende  coaHadameata   dalia 
lettera  del  SokUnoi  di  Babilonia  al  Re   di  Ci/ire  nel  i4(|f  e  fiaiscc-  con   uii»  di 
dtolémo  Negri  a  Marcrtnionio  Michele   nel    t(i6.  U  libro  U.  prioci^  dalla  let. 
tara  dei  vescovo  di  Bajiua  (  Lodovica  Canossa  )  al  Re  cristianìssimo  Francese^}-  L 
nel  tfeé*  e  termina  eoo*  quella  di  Giamàaiisu  Sanga   ai  gfiaa  Maestro  nel    if  |o. 
U  libro  111.  finalmente  ci  dà  pec  prima,  la  lettera  del  Mreie^a^  dtJl'  India  a  pa. 


^7^ 
-•  Tomo  I.  In  Venezia  per  Giordana)  Zitetti  i564*  in 
4*  edizione  II.  (i).  L.     8. 

Venezia  presso  Vincenzio  Valgrisi  inJ^.^  e  da  lui  dedicato  all'imperador 
Ferdinando  I,  [a*).  Qui  non  sarà  forse  mal  fatto  il  notare  alquante  cose 
ffltonio  «Ile  varieedizioni  del  corpo  di  queste  lettere  de' principi.  La  let- 
tera I.  di  questo  libro,  o  tomo  l,  è  scritta  al  pontefice  Leon  X.  dal  car- 
dinal Gaetano  da  ViOy  e  l'ultima  è  di  Aurelio  Porcelaga  a  Vincenzio 
Ooagaza  prior  di  Barletta.  Dopo  morto  il  Ruscelli^  nelle  seguenti  edizio- 
ni di  queste  lettere,  già  tutte  scritte  sopra  negozj  importanti,  non  sensa 
molta  ingratitudine,  fu  tolto  via  dal  frontispizio  il  nome  di  luì,  che  ne 
fu  il  primo  raccoglitore,  siccome  egli  attesta  parimente  nel  corpo  della 
lettera  a  s.  Carlo.  In  oltre  si  passò  nelle  seguenti  edizioni  a  turbar  l'or- 
dine delle  lettere,  da  lui  tenuto  in  questa  prima,  e  sua  propria,  nella 
quale  perciò  ninno,  fuor  di  lui  solo,  avea  ragion  di  per  mano  (i^).  Ora 
proseguiamo  a  disporre  Tedizioni  di  questo,  e  degli  altri  tomi. 

(i)  Il  Zilettl  nefla  prefazione  avvertisce  Tiitilità  principale  di  queste 
lettere  per  la  cognizion  dell'istorie,  ,,  qni  molto  più  vere  e  più  chiaìre. 


y%  Clemenu  VJL  nel  xn^*  '^  P^'  aldma  quella  di  Agostimo  VéVurn  vescoro  di 
Verona  (e  poi  cardinale  )  a  (Jacopo  )  Foscarini^  eletto  profTeditor  geoeraic  iit 
CéMnliSf  in  d^m  dei  xxiii.  di  Giygao  if7^  Lo  spazio  perunto ,  che  occupano 
le  Lettere  di  tutti  e  tre  questi  libri,  preso  dal  i4f|.smo  al  1 574.  è  per  Tappa n- 
to  d'anni  cxxi.  Una  tal  circostanza  rende  pregevole  questa  edizione  del  Xftr. 
sopra  tutte  Tal  tre  da  Monsignore  rammemorate  e  descritte. 

{a*)  Il  nostro  Monsignore  prende  qui  un  grosso  equivoco ,  per  non  nver 
letta  e  considerata  attentamente  la  lettera  del  Ruscelli  al  santo  cardinale  Cmt- 
io  Borromeo  y  nella  quale  il  Ruscelli  non  discorre  del  suo  volgartwmmemto  9 
dianzi  già  pubblicato,  della  Geognefia  ài  Tolomeo  ,  ras  ditfasainefue  si.  «Sita- 
le a  scader  codio  di  una  fiena  e  universétl  Geografia  di  tutto  il  mondo  «  che 
avea  eletto  di  foler  fare ,  divisa  in  quattro  gran  volumi ,  tre  de'  quali  comprea« 
dessero  ie  tre  parti  principali  conosciute  e  descritte  dagli  antichi  e  '1  quarto  con- 
tenesse la  quarta  e  si  gran  parte  novamente  dagli  Spagnuoli  o  da*  Portoghesi  ri» 
trotata  e  scoperta  :  ornando  l*  opera  tutta  di  tavole  e  ngure  unirersali  -e  pertico- 
lari  ,  in  modo  che  ogni  volume  fosse  per  eontcntre  almen  <enm  Tavole^  iàwot 
in  Tolomeo  con  orari,  sole  si  vede  pia  accennata  col  dito  in  uniifetsaU  %  the  d#* 
scritta  nel  particolare  tutta  la  terra  :  la  qaal  opera  del  Ruscelli ,  non  menò  che 
l'altra,  da  lui  qaiiftoihessa,  delle  Istorie  de' suoi  tempi  »  gli  sono  rimaste  odia 
penna  scasa  mai  lasciarsi  vedere  .  NeJb  stessa  lettera  egli  inoltre  discorre  dell* 
atilità  che  possono  trarre  coloro  che  si  mettono  a  scrirere  Istorie  ,  da  questa  sua 
raccolta  di  Zertere  ;  essendo  cosa  certissima  ,  dice  egli  ,  che  le  particolari  aarra- 
•«1011$  aiirafarmaMfii  ideile -tiweib cito  yh)i  siciwfcnwftte-e  con  meiso  insag^or  ^fa- 
Offra  e tditigtaza ^ei^firaao  tU,,  coloro  che  scriwaov^che  da  qsci  che  farUao»^ 
,,  che  molto  pie  salde  e  «vere  si  xoffsermano  nelbe  s  cri  t  tare  che  oeUls  lingue»  atU^ 
,,  Ofecchie  e  arile  merooric  de'  posteri .  Talché  •  egli  xoacàìade  »  le  Lotterò  ioh>9 
V» aerine  come  per  narrazione  o  inibrmazione  da  quei,  che  «visono  stati  prete»* 
ti  ai ,  si  dabbon'dire  il  vero  e  più  sicuro  fondaiaieato  e  la  niglior  vìe  di  vt«a- 
1,  Tv-ia  paeticatar  cogoiiioae  delle  cose  che<si  ;veiigoa#  riMendo  di  oompo  im 
M-tempeiec."  .  ■  c_ 

(;^'*>L«  mone  del  '^Ruséelli^  «v venne  come   altrove  si  ^  detto,  1  nel  ffé<.  €.ki 
seconda  edizione  del  libro  I.  di  queste  Lettere  fa  fatta  vivente  lui  dal  SUtooù  «tri 


s 


nF^^«*w^«*#^i^K 


i£atk''ji'u'^«v'yjviìir< 


-  -  Tomo  !•  />^  Venezia  per  Giordano  Ziletti  iS^e.  in 
4-  edizione  III.  (i).  L.     8. 

-  'lomol. InVenez.per  Frane.  Toldi  iSyS.  in4(a).      8. 

-  -TomoL  InVenez.  per  Frane.  Ziletti  i58i.i^4(^).    la. 

-  -  Tomo  IL  In  Venezia  per  Francesco  Ziletti  iSyS. 
in  4*  senza  prefazione,  sommario  e  note.  (4)-  8. 

chiare^  che  non  sono  nel  GioviOy  e  nel  Gmceiardino ^  e  in  altri  molti  scrit* 
tori  de' tempi  nostri.  »,  Soggiunge  il  Ziletti^  che  le  presenti  lettere  ,,  si  so- 
no avute  la  maggior  parte  proprie  e  vere  originali:  ne  dice  bene,  perchè 
10  ne  ho  trovate  parecchie  in  un  registro  del  sig.  marchese  Capponi,  tra- 
scritto da  persona  accurata  in  Assisi,  e  in  Perugia  nel  1575.  e  iSyS.  da- 
gli originali  di  propria  mano  del  Sanga  segretario  di  Clemente  VII.  e  da 
copie  dettate  da  Jacopo  Salviati  cognato  di  Leon  X.  e  passate  in  mano 
di  Trìfon  Boncio  d'Assisi^  segretario  della  cifra,  e  rinomato  per  entro  gli 
scritti  d'uomini  illustri.  Segue  la  dedicatoria  del  Ruscelli  a  5.  Cario  con 
le  note  qua  e  là  sparse  di  carattere  tondo  per  entro  il  corpo  del  libro, 
che  è  di  corsivo^  come  nell'antecedente  prima  edizione.  La  lettera  I.  è 
del  ctAintiVBessarione  a  Cristoforo  Moro  doge  di  Venezia,  e  finisce  eoo 
i}aella  à^VPorcelaga. 

*  (i)  Coó  la  prefazione  del  Ziletti,  con  la  lettera  del  Ruscelli  a  s.  Carlo, 
è.  in  principio  con  una  tavola  de'nomi  di  quelli,  che  scrivono^  e  a' quali 
sono  scritte  le  presenti  lettere,  e  con  un  sommario  di  quello,  che  in  lòr 
si  contiene.  La  lettera  I.  è  quella  del  cardinal  Bessarione  al  doge  Cristo* 
foro  Moro.  Il  Ziletti  dichiara  di  non  avere  aggiunto  nulla  a  quanto  sta- 
va nella  edizione  I.  Finisce  con  un  discorso  anonimo  sopra  la  vita  di  Au» 
gusto,  preso  dal  libro  I.  dell'istoria  di  Tacito. 

{%)  Edizione  simile  all'antecedente  con  la  lettera  del  Ruscelli^  s.  Carlo 
^i  carattere  tondo,  e  con  tutto  il  rimanente  del  libro,  compresevi  anche 
le  note,  di  corsivo, 

(5)  Il  Ziletti  dedica  il  libro  a  Carlo  Emanuel  duca  di  Savoja,  senza  la 
•liKttera  del  Ruscelli  a  s.  Carlo,  e  senza  il  sommario  in  principio,  il  quale 
io  questa  e  nelle  seguenti  edizioni  è  ridotto  in  ciascun  tomo  a  semplice 
e  ))aro  indice  de' nomi,  e  con  le  note  per  entro  il  corpo  del  libro  di  ca- 
)Tittere  tondo.  Comincia  dalla  lettera  del  Soldano  di  Babilonia  al  Re  di 
l(7(pn\  e  finisce  con  una  di  Girolamo  Negri  a  Marcantonio  Michele. 
^  .(4)  II  Ziletti  lo  dedica  a  Emanuel  Filiberto  duca  di  SaQOJa.  Comincia 

I  f  é4.  Non  è  vero  per  tinto  che  dopo  morto  il  Ruscelli,  fesse  colto  via  dal  froa. 
tilpizio  nelle  segaenti  edizioni  il  nome  di  lui  •  e  turbato  1'  ordine  delle  Ltnere  • 
poicbè  il  Zilem  li  arrogò  sì  fatta  licenza  nella  ristampa  del  libro  I.  nel  ifé4 
.cioè  in  un  tempo  che  n  Ruscelli  ancora  vigeva  e  stata  in  Vene\Ì4i,  dove  sltresà 
venne  a  morte  •  Niuno  certo  fiior  di  lui  solo ,  avea  ragion  di  por  mano  in  un' 
opera  propria  di  lui  :  ma  nemmeno  il  Rutcelli  avea  ragion  di  por  mano  in  un' 
•pera  prepria  dt\VAtàn4egi ,  della  quale  li  è  favellato .  il  torto  fatto  dal  Ruscelli 
M' Aunésgi  unì  di  esempio  a   taluno  o  forse  di  stimolo    àìV  Atéitéigi   medesimo 

t»  fiiroe  un  altro  al  Ruscelli,  poco  dissomigliante.   Chi  /j/r»  i' esperta ,  dice 
IMoverbio. 


173 

-  •  l^omo  IL  In  Venezia  per  Francesco  Ziletti  i575: 

in  4.  (i)-  L*     8. 

-  •  Tomo  II.  In  Venezia  presso  Giordano  Ziletti  i58i. 
in  4-  simile  aW antecedente.  isb. 

--Tomo  III-  In  Venezia  per  Giordano  Ziletti  iS'jj. 

i/i  4*  (^)*  8. 

-  -  Tomo  III.  In  Venezia  per  Giordano  .Ziletti  1577. 

in  4«  (3).  f  ' .  8. 

--Tomo  III.  In  Venezia  per  Giordatio  Ziletti  i58i. 

in  4.  {4).  la. 

da  nna  lettera  di  Lorenzo  de' Medici  alla  Signorìa  di  ^ren«f ,  e  finisce 
con  altra  di  Girolamo  Diedo  a  Marcantonio  Barbaro  htkWo  in  Costami' 
nopoli,  sopra  l'arniata  dp'turchi,  rotta  da* cristiani  nel  1S71. 

(i)  Il  libro  comincia  da  una  lettera  di  Lodovico  Canossa  vescovo  di 
Bajusa  a  Francesco  7.  re  di  Francia^  e  finisce  con  una  di  Giambatista 
Sanga  al  duca  Alessandro  de* Medici,  ^el  resto  è  simile  alTantecedente. 

(2)  Comincia  dalla  lettera  I.  di  Lorenzo  d^ Medici  alla  signoria  di  Fi- 
renze;  e  finisce  oon  quella  del  Diedo  al  Barbaro. 

(3)  Con  la  dedicatoria  del  Zì/ef^i  a  X#iif^iiHricAe/«.  Comincia  da  lettere  v. 
scritte  da  Urvieto^  cioè  Orvieto^  nel  iSfiQ,  a  Paolo  Crescenzio  nuncio  a- 
postolico  presso  Odetto  di  Ltoutrec  generale  de*  francesi  in  Napoli^  dopo 
la  liberazione  del  pontefice  Clemente  VII.  assediato  in  castel  Santange- 
lo.  Finisce  con  una  di  Antonio  Tiepolo,  scritta  da  Costantinopoli  a  Sci^ 
pìon  Costanzo.  Poi  segae  la  Relazione  di  Gabrio  Serbellone  della  presa  di 

Tunisi,  dedicata  da  Orazio  Toscanella  a  Giantommaso  Costanzo  colonel- 
lo  de*  Veneziani,  e  governatore  della  nuova  fortezza  di  Coffa, 

(4)  Dedicato  a  Luigi  Michele.  Comincia  da  una  lettera  del  Pretejanni 
a  Clemente  VII.  e  finisce  con  altra  di  Agostino  VaUero  vescovo  di  Vero- 
na a  un  Foscarini.  Il  corpo  di  queste  lettere,  a  cui  manca  una  tavola  co- 
piosa delle  materie,  non  si  trova  in  alcuna  di  tante  edizioni,  tutto  insie- 
me stampato  in  un  anno,  fuorché  in  questa  ultima  del  i58i.  e  petciò  chi 
le  cita,  bisogna^  che  si  compiaccia  sempre  di  esprimerne  Tediziòne. 

Il  Ruscelli  primo  raccoglitore  nelTesser  suo  fu  benemerito  della  let- 
teratura italiana  per  tante  opere,  che  mise  alle  stampe;  laonde  sarebbe 
degno  di  molta  lode  ch^  di  tutte  bene  istruito,  ne  formasse  una  piena,  e 
ben  ragionata  ricognizione.  Marcantonio  Poppa  nella  prefazione  al  dia- 
logo di  Torquato  To^^o,  intitolato  il  Mintumo,  in  cui  tratta  della£e//tftf- 
za  {Opere postume  tom.  i.pag-  a5i.)  parla  con  poca  stima  del  Ruscelli^ 
inisurando  il  merito  suo  dal  Rimario^  e  da  qualche  piccola  sua  raccolta^ 
di  brevi  n.ote  fornita  (cose  nientedimeno,  che  hanno  il  lor  pregio),  onde 
il  Poppa  mostra  di  credere,  che  Torquato  in  quel  suo  Dialogo  non  abbia 
seriamente  introdotto  il  Ruscelli  a  parlare  con  qnel  prelato.  Ma  il  Tasso^ 
anche  senza  le  sue  particolari  obbligazioni  al  Ruscelli^  già  allora  passa- 


X74  ^ 

to  di  quesTfk  tità»  iMm  fu  H»pace  di  tanto,  essetkdo  petfooa  l%dk^  e  non 
finta.  E  poi  quanto  al  MintumOy  questi  dedicò  al  Ruscelli  il  suo  libro 
latino  de  Poeéu,  stampato  in  Venezia  da  Francesco  Rampazzetto  nel 
1S69.  i/I  4««  ^  ^Ji  pii^  Bernardo  il  padr«  di  Torquato  nel  tomo  II,  delle  sue 
lettere  con  istima  particolare  ne  scrisse  parecchie  al  Ruscelli:  e  questi  ne 
fece  una  ansai  lunf^a  al  re  cattolico  Filippo  II.  in  discolpa  di  esso  Ber- 
nardo  per  aver  egli  servito  a  Ferdinando  Sanseiferino  principe  di  Salefno 
prima  della  sua  ribellione.  U  Ruscelli  in  questa  sua  lettera  loda  it  poe- 
tila AfiWAmadìgiy  dedicato  dal  ^asso  al  medesimo  re,  e  loda  amcorà  il 
fanciullo  Torquato^  di  lui  figliuolo,  allora  (nel  i56i.)  in  età  di^^oli  an- 
ni 'f  7  Tncomincimti.  Tal  lettera  del  Ruscelli  si  Itgje  nel  tomo  I..(  Bdiz,  IT. 
pus.  219.)  di  queste  de*  principi;  fra  le  quali  ne  sono  molte  del  famo&o 
OioertOf  e  di  Girolamo  Negri  veneziano  (Ediz^  III.  pag.  aai.)  segreta- 
rio del  cardinal  Luigi  Cornaro  («*),  in  tempo,  che  nelle  corti  essendo  in 
gran  pregio  Iutificio  del  segretario,  questo  solea  conferirsi  a  valentuomi- 
ni, i  quali  con  la  loro  Tirtù^e  per  glorioso  istinto  de'lor  signori,  proprio 
di  que' tempi  ftèquen temente  salivano  ancora  a  posti  più  ahi.  Il  Negri^ 
diverso  da  un  altro  Girolamo  N^griy  pubblica  professore  di  medicina  nel- 
lo studio  di  Pa^fot^,  fu  poi  canonico  della  cattedrale  di  essa  eittà.  Le 
lettere  e  orazioni  latine  di  questo  nostro,  dopo  lui  morto,  furono  da 
Marco  Matttoi^  Benavidesìàtt^  stampare  iii  Padoi^apex  Simon  Galigna' 
ni  nel  1579.  ^^  4*»  ^  traesse  vi  è  una  Apologia  n.* principi  cristiani  per  la 
traslazione  del  c07ic//fo  di  Trenèù  ^  Bologna  {pag,  ^^,)  opera  sfuggita 
nHa  notizia  di  coloro,  tbe  scrissero  di  quel  sagrosanto  concilio.  Nel  nne 
*pb\  si  ttova  Hna>  Orazione  in  morte  del  Bernuùdes,  fatta  dal  Negri  in  tem- 
po, che,  trovtftolo  in  istato  di  salute  disperata,  ei  tenne  per  fermo,  che 
YiOn  ^ote^ìBe  campare;  e  intanfo  \\  Negri  nel  rSS^.  se  ne  morì  nelTetà 
oua  di  anni  Ljtiii.  lasciando  risanato  l'amico  d'anni  lxxxviii.  il  quale 
poi  diede  in  luce  il  libro  4el  Negri  {b^)^  meritevole  di  auova  impreasio- 

(4*^  Nofn  ttKpro  i^t'QiroUmo  Negri  m  stato  tegrettrìo  dd  cardinal  Luigi  Or- 
H>f9,'mà  bensì  del  tarditi  ad  Pranctsco  Ccrnaro,  in  morte  dei  quale  recitò  alla 
^reseoaa  delwnato  veneiitne  ai  zvit.  di  Maggio  if46.  una  Orditane  latina,  la 
quale  non  si  trova  odia  raccoka  delle  EpiuoU  tSOraiioifi  del  Negri ,  fiitta  dal  Bena- 
^idesi  fflM  fu  starepafta  a  parte  in  Vent^ia  da  ViaC€n{io  Valgrìsi  in  detto  anno 
if44.  in  4*11  Negri  fa  anc^  al  servigio  del  cardinal  Qaspero  Conurini  nei  set« 
te  ultimi  anni  che  questi  risse,  dopo  la  cai  morte  si  ritirò  a  vita  privata  e  ai 
geniali  abbi  stadj  ih    Venezia  ed  in  Faiova. 

'{h^)'Qtfin&Q  \\  Nìegfi  venne  a  ihc^te,  che  fii  tiel  ifjj.  il  Befntrides  non  era 
d'aedi  i.iéi^t^iti.<'g;iwta  il  colixpaco  di  Monsignore.  Eks  benrì  d'anni  i.xzKvifi. 
qoando  tUeée  ih  iuce  il  libro  del  Negri  ^  cioè  nel  if7p.  Visse  il  Beir^M^  sino 
al  ìfl^i»  e  éiori  d'anni  xcxi.  mesi  éy.  e  giorni  vi  11.  che  cosi  ^tà  icolpito  nel 
magaifiQo  acDolcro,  erettogli  in  P^devé  nella  chiesa  de' padri  rpniuai  afiesunia- 
ni  sol  modello  di  Bartolommeo  Ammàitnati ,  celebrb  scultor  foréntìaò  #  t^I  'vola- 
me  It.  delle  Oraiioai  latine  di  Antonio  KiccòBono ,  ana  se  ne  légge  pag.  ^t.  in 
tìotteiéì  Benavides  reicitatìi  nella' chWsa  suddetta  ai  iv.  di  'Aprvt  lySi.  ^  nel 
Tff^.an^o  ^Ifa  htoHe  itì^^Négri  'iX  Bèìiavides  fàsst  statò  d'antli  Lictrvtii. 
^etrife  vuoM  il  -FofiwMtk , quegli- ^àteilòe  igi^ilso  >aU*atà»  «M  di  -toii.  anni ,  asa 
*di'Offiii. 


*7^ 
Lettere  IV*  del  Cardinal  Caspero  Gontarini^^  ]f  le  due 
prime  a  TrifoB  Gabriello ,  la  terza  al  Vescovo  Fiori- 
monte',  e  la  quarta  a  Vittoria  Colonna',  Marchesa  di 
Pescara),  /n  Firemse  per  Lorenzo  Torrentino  i558. 
inQ.ii}(b).  ^  h.     4. 

Lettere  di  diversi  a  Vitello  Vitelli  raccolte  da  Le- 
lio Garani).  In  Firenze  per  Lorenzo  TorrenSiino  i55i; 
in  S.  4* 

ne,  ancbe  per  tmeiidarein  questa  opera  postuma  gli  ertorì  di  stajsìpa.  Tiro^^ 
'¥asi  a  parte  una  Onurione  latina  del  Negri  m-  morte  di  Lazaro  Buonami^ 
co  (a"*^).  Ma  sarebbe  maggior  ventura^  se  si  trovasse  i  suoi<  Camentarf,  ém, 
lui  chiati>aSì>  Rerum  memorabilium^  cella  lettera  II.  al  Be/uundes^  ìì^ 
quale,  eome  dissi,  fu  autore  de' discorsi,  sopra  i  dialoghi  dello  «Speroni,  e 
ancora  delle  annotazioni  sopra  le  rime  del  Petrarca^  delle  quali  parlerò 
poi.  Il  Sansowio  dice  qualohe  altra  cosa  del  Negri  (. Venezia  libco  xiil* 
pag.  400.). 

{i)  La  teì%a  di  queste  lettere  sopra  Vutilità  del  Concilio,  è  scritta  al  Fio* 
rimonte  (e*)  (  Libro  II.  foglio  44*  a*  ^^-  H'  )  Oltre  alL\  vita  latina  dc| 

(tf*^  Questa  Orazione  fu  stampita  in  Veneiid.  dal  Valgrìsi  nt\  i^^yìvL  4.  dcdi- 
eata  al  cardinale  Alessandra  Campeggi ,  e  ancbe  rista cnpat»  lo  steaao  anno  in  S.- 
tenza  nome  di  stampatore,  con  aoa  Consolatoria  in  rersì  esametri  a  Francesco* 
CapviiUsta^,  gentiteomo  padovano,  per  la  laoru  di  A/mè^0Ìo  i«e  %ii««l». 

\b)  Antonmaria  Garoso  \t  lit  pubblicate',  e  dedicate  al  cardinal  di  Ferrara' {Ipi 
polito  II,)  A  c|ne«te  xt.  Lettere  iwlgari  ne  tanna  eoite  altre  II.  lacioe   del  me» 
desimo  cardinale  a  papa  Paolo  ///.  Vanti  de  potosta^^  ponà^is  in,  msu  clavium  { 
l'altra  de  potestate  pontificis  in  compositionibas  {  e  queste  ancora  con  aisra  letcera^ 
latina    indirìtte   dal   Faroso-  al  cardinal  di  Ferrara, 

(r*)  Questa  terza  lettera  noftk  assolatamente,  ne  può  estere  del  cssdinal  Con^ 
tdrini ,  al  quale  è  stata  sinora  erroneamente  attribuita  ;  e  ti  sarebbe  ancora  in  co* 
s)  falsa  credenza  se  non   ne  aretse  disingannati    il   aig.   cardtAale    Angelo   Maria; 
Q^tirini  ve-scoro  di    Brescia;  aeggetco  quant*  altri  mai,  di  perapicacUaiifte  ingegna 
e  di  Tasca  dottrina    e   lettefatura-  «fornito  •  Egli  psiocipalmeate   nella  sua  erudita 
pref airone  aMa  vita  del   cardinal  Contarini  (pag;  icav»  aaavi*)  scritti>  da  monsìg. 
Lodovico  BeccitteUt  stampata  in^  Brescia  da  Qiamn^oM  BHn^arM  nel   17^  in    4»' 
grande,  ha  dimostrato  ad  eridenza  e  con   rsgioai  ìacantraK abili  ,  cb«  autore cdi 
qaella  terx^a  lettera  none  mai  stato  il  cardinal  Contarinh^  anzi  ék  piik  ^\    ha  so»- 
srenoto  con    probabilisatme  congbiettote  che  ia  medéSTaHu*  Ei  scritta   da  Marears» 
tonto  Flaminio  airamice  suo  moofignuee  GaUa\{ù  Ftorìmmntfi  «eseeio*  dì  A^aine^ 
in  tempo  che  quest»  si  erotara  ia  7>S9iro«  c#aM  uae  de'qaastip  giudict  .depeeari 
pc*r  lecose  ét\  Cone'rlìo:  eiecettanee  a  dir  f ero  cb«  esser  ne»  pote«ano<  a  Aotnca* 
dd  Car^crafe ,  perchè  già    metto  hi  Bologna  il  di  f  runa  di  Settembre    £f4s-*  a* 
▼anti  la  j^KMiiockme  ét\  Florimoeste  alk  chiesa  di  Aqaim  e  alla  sua  «leputaaione 
al  Concilio .  Queste  a  akre   non  mene  forti  e  giodiciose  conatderazioai  eoa.  prò* 

dotte  dair  emtaentissinM  Qui/ini  aells  suddetaa  prelaaioaet  alla  quale»  c^ 

fonte  iuìrpìda  e  ehisrtt  rimetto  i  teggitoci. 


^^^mmmm  .  _.      _  .  _  9  ■  ^t^       ^^^^^^ifW^^^^^^^^^^^^T!^^^^^^^^^^^^^^  '     ^^^^^^^^^^^^^^^^^H^^^3?^ 


Lettere  di  M.  Pietro  Bembo  (Cardìaale):  a  Sooiini 
Pontefici,  a  Cardinali  e  ad  altri  Signori  e  persone  Ec- 
clesiastiche (  volume  I.  libri  XII.).  In  Roma  presso  Va- 
lerio e  Luigi  Dorico  i548.  in  4*  edizione  I.(i).    L.     i5» 

ContarìrU^  scritta  da  Monsignor  della  Casa^  un'  altra  pure  latina ^oomi^o* 
sta  da  Niccolò  Bafharigo,  vien  mentorata  da  Paolo  Manuzio  nelle  sue 
Lettere  volgari:  e  ben  sarebbe,  che  sì  trovasse  (a*y*  •     .•  ' 

(i)  In  questa  nobile  impressione  si  veggono  le  carte  numerate  in  en- 
trambe le  facce,  cosa  non  comune  in  que' tempi,  benché  vedremo  più  a- 
vanti,  come  sino  nel  iSiy.  Aldo  in  Venezia^  e  il  Frobenio  in  Basilea  a- 
tevano  già  cominciato  similmente  a  ntÉmerarle,  ma  setiza  esser  poi  segui- 
tati (b*).  A  questo  tomo  di  lettere  del  Bembo  precede  un  Breve  del  Pon- 
tefice Paolo  III.  in  cai  si  narra,  qualmente  Carlo  Gualteruzzi  da  Fano^ 
come  esecutore  testamentario  del  Cardinale  insieme  con  Girolamo  (^ui^ 
rini  gentiluomo  veneziano,  avendo  esposto  di  avere  special  commissione 

Xer  la  sua  ultima  volontà  di  dare  alle  stampe  ad  publicam  literatorum 
òminum  commoditatem^  varie  opere  sue,  latina  et  Greca,  ac  etiiwi  mater*' 
no  sermone  scripta^  esso  Pontefice  gli  concede  il  privilegio  della  privati'- 
(MI  per  io  spasi^o  di  xv.  anni  sotto  Te  solite  pene  ai  contrafattori.  Valerio 
Doriàd  dèdica' a  Otddo  Ascardo  Sforza  Cardinale  di  santa  Fiora,  e  Ca^ 
marlingo  di  S.  Chiesa  il  tomo,  dove  il  Bembo  nel  libro  vii.  pag.  205.  ai 
3.  di  Luglio  del  iSaS.  partecipa  al  Sadoleto  di  aver  data  a  stampare  /'o- 
pera  della  lingua  volgare^  cioè  le  sue  Prose,  che  prima  in  quel  medesimo 

'  A 

(4*)  E  perchè  qui  si  omette  la  Fim»  che  in  volgar  lingus  ne  scrisse  moniigaor 
Lodovico  Beccitullit  famigliare  intimo  di  lui  sinché  risse,  la  quale  era  pur  be- 
ne, che  sì  stampaise?  Ai  pubblici  ?oti  si  compiacque  di  soddisfare,  come  più 
sopra  accennai»  il  sempse  beacmerito  sig.  Cardinale  Quirini,  il  quale  a  ragione 
itapisce,  che  il  Fomtantninow  l'abbia  qui  mentovata  con  quelle  scritte  dal  Casa^ 
e  dal  Barbargù.  Oi  quella  scritta  da  Niccolò  Baràarigo,  che  nel  1^79.  mori  hal- 
lo in  Cosiantimopoli^  fa  menaione  anche  il  Sansovino  nella  sua  Vene\ia  (  iib.  xi  1 1.  pag. 
410*  deUa  tdis.  II.  ),  ove  in  oltre  lo  afferma  scrittore  della  Vita  del  doge  An- 
irta  Crini,  t  di  èìchùù  Orazioni  :  ma  per  diligenza  usata  non  si  ha  traccia  di 
quinto  è  uscito  dalla  penaa  di  questo  gran  senatore  ,  che  ha  riportato  lodi  dal 
cardinale  Agostino  Faliero,  da  Aldo  il  giovane,  e  da  altri  ancora. 

{b*)  Il  nostro  Monsignore  è  stato  assai  più  curioso  nel  ricercare  i  principi  di 
certe  particolarità  spettanti  all'arte  della  stampa»  che  felice  nel  xiuovarli  ,  di  che 
si  daranno  in  altri  luoghi  opportunamente  le  prove .  Io  qui  non  intendo  di  sta- 
bilire in  qual  tempo,  e  da  chi  sia  stato  la  prima  volta  introdotto  l'uso  di  nu- 
merare le  carte  in  entraosbe  le  (acce:  mi  basta  solo  di  ht  vedere,  che  Monsi- 
gnore si  i  ingannato,  tanto  in  dire»  che  da  Aldo  uel  ifiy.  si  fosse  cominciato 
•  cosi  numerarle,  quanto  in  soggiugnere,  che  sino  al  1548.  AUo^  e  'i  Froienio 
non  fossero  in  ciò  seguitati .  Alio  primieramente  non  potè  averne  inuodotta  l'u- 
sanza nel  1^17.  poiché  avea  finito  di  vivere  nel  1515.  Andrea  Asolano  suo  suo- 
cero, che  era  sottentrato  alla  direaione  della  stamperia  Aliimst  continuò  a  prati- 
care la  detta  numeraaione,  di  cui'  Aldo  mM  anni  prima  gliene  avea  dato  i'e- 
•cmpio:  imperocché  iosia  «el  t^of.  c^!i  sumpò  in  tal  goita  unto  SalUstio  in 
t.»  quanto  in  greco  le  opere  mordi  di  Plutarco  in  foglio  ;aaai  in  questa  guisa  si 


anno  santo  ^gli  stesso  avea  portate,  in  Roma  al  Papa  Clemente  VII.  a 
pui  le  avea  dedicate.  Di  qui  si  confernìa,  che  T impressione  I.  dì  dette 
Prose  si  è  appunto  quella  del  Taciilno,  da  me  riferita,  e'ìn  tal  anno  fatta 
con  assistenza  di  Cola  Bruno  Siciliano  che  non  fu  Prelato  ma  scmpli-i 
ce  famigliare  del  Bembo  (^*)y  che  a  lui  scrive  più  lettere  nel  libro  xi. 

cbber  da  lai  rtel  1504.  le  Ora\ìchì  greche  di    Dimotum*  Fu  egli  poi   segakattf 
oon  solo. dal  suocero  Andrea,  e  dal  figliuolo  Paolo,  e  da  altri  in  ycn€\ia  ,  't  in 
particolar  dal  Marcol'tni^  che  nel  1$}$-  stampò  il   Petrarca  òAV Alunno  in  8.,  e 
le  sue  Finu  S§pi  nel  IH^*  infog. ,  e 'i  I.  e 'i  II.  libro  delle. Z///^r^.deli'^r^r//zo 
nel  IS4B*  ^  if47*  ^^  S*:  ^^  anche  da  Roberto  Stefano  in  Parigi  neirimpressio- 
ne    delle   Casnga\ioni    Virgiliane  di    Pierio  Valeriano    ifi^   in  fog. ,  é  da   Seha^ 
stiano  Grifio  in  Lione  nell'Opere  Toscane  dcW Alamanni  if^i*  in'  8.:  e  ad  e^cnt* 
pio  di  lui,  nella  ristampa  fattane  lo  stesso  anno  in  Firenze  dù^iunti.  Tale  e  il 
Petrarca  del   Tournes  di  Lione  if4f*  e  anche  il  suo  Dante  if47-  in  16.  Le  due 
belle  edizioni  in  greco  fatte  in    Verona  di  S*  Giovanni  Grisostimo,  tdì  Ecumeni^ 
dai  Nicolini.di  Sabio  nel  iyi9.  e  if5i-  in  fog.  han  numerate   le    carte  '  in   en- 
trambe le  facce.  Il  Doai  in  Firenze  ci  diede  pure  in  tal  modo  \\  G^l  lo  dcltiiam' 
bullari  1)46.  e  le  Prose  antiche  if47*  >a  4*:  da' quali,  e  altri  inifumérabili  libri,' 
che  addur  potrei,  sì  vede,  che  l'uso  di  cosi  numerare  entrambe  le  facce  ,  introdotto 
da  Aldo  nel  i  f  04.  era  srato  seguitato  da    molti ,  e  che    nel   i  f  48.  era  già  quasi 
comune.  Terminerò  questa  Annotazione  con   ciò,  che  ho  osservato    nello  Stobéo 
greco-latino  dei  Gesnero,  scampato  in  Zurigo  da  Cristoforo  Fiscoviro  l'anno  1^43,^ 
in  fog.,  dove  le  carte  son  numerare   in  entrambe    le    facce  sino  alle  500.  segui. 
tapdo  poi  il  rimanente  di. quella  edizione  ^09  la. segnatura' dei  aameri  da  ttna  so^ 
la  £iccia:  il  che  aon  so  cbp  sia  stato. in  ,^1  tra  opera  praticato.    .  /   .  ^ 

(«*)  Il  Brnn»,  nomato  Co/tf  alla  siciliana  19  luogo  di  Niccola ^.nqa  bastava  dir- 
lo &ciii«/i#  /  ma  bisogna?  a  sptcificaroe  la  patria  «Egli  Ai  da  Messina  ìdo^t  iq  c(d^ 
quasi  £iacittllesca  veduto  ^ai  Bembo  p  che  colà  erasi  trasferito  per  apprender  il 
greco  dal  Lascari  ^  ravvisata  in  esso  un'ottima  indolcì  e  unaiSelicf  .di|posizione 
agli  stttdj,  propose  di  averlo  seco.  Il  ^rìcc«#d//iVnella^-  IKm  rdeU^iit^o^fCl,^,^ 
lo  condusse  a  Venezie;  ma  due  lettere  latine  dei  ì?^«bÌ!o ,  acritte  i)'una  jq  Settem* 
bre  da  ,Veiuiìa,  e  l'altra  da  Padovai  nell' Qtrobre  del.i494y.j(  fij^ìstolar.  fornii . 
lib.  L  )  %Qiapibaù$t^  5itfi^»  che  era  allpra  in  Af^iWiMt  per  affi^  del  cardina^^  Ciif* 
liane  della  Rovere,  che  poi  fnPapa  Giulio  IL  fnostraa<^  )|di t^tdenza  il  contr^. 
rio:  Colampueruntt  dice  cpsl  nella  prima,  cum  veneriti  tecum  addu^^iio 9  aut  si  non  va* 
nerisj,  ad  nps  miititoi  mihi  enim gratius  facere  nihil potes,  Ille  si  efu  mecum,  facultatis 
ad  discendum  tantum  habebis  #  quantum  volei  \  nequa  sibi  qìùcquatn  di^rii ,  non  pracepith 
rum  copia  t  if»n,lib$^n$m.siipill4Jf^  non  fitifimic  pcll'altra  gli  raccpt9anda  eAcacementc 
la  stessa'cosa  ;  Cave  ne  Colam  puerum  nMs .diiffau4^s .-  i^Mil  ei  de^erit  ad  b^nas  HtcrffS 
perdiscefnUs  I  qiuod  ^ptrf  ipst  mihi  m^stmejtìdeb^mti  sHi  m  .ipse-,  non  de^tit .  I  -pro 
fressi  £mù  da  CoU  nalie  bornie  kitcce  mosiMoo»  cb^rili  Bemibo  non  gli  .mancò 
ii  aasisteflza.  Scfiveva  assai  puliuimciiie.la^ipctìt.  rolgaia.t^^  oc^  meno  ia  v^rso, 
chela  prosa*  Ai  j(ittdiicia-.di  lui  lo-,  stesso  J?tf^^»  non  si' iriptgQgaaTa  di\sogg«tq|« 
re  i  propr}  coAponimeati«  de' quali  cgU  solca  chiamarlo  U  *far\a,  e  ip.  parti- 
colare i  poetici»  siccome  alla  sperienza  e  fedeltà  dello  scesso  appoggiò  sempre 
k  cura  die' iupi , domestici  a^ri ,  e  iosino  la  educazione  di  Torquaio^,  e  di  J^U; 
fuii  suoi  figiittoli*  JFrtfii«#ic«  Qui  fini  ii|  una  sua  lettera  a  Gìoyaièfii  Cornarp^^/^ 
allora  fca  princifCh4cU'aC$ademia.jde^'i|i/4MJp4fi;'d4.P«4^^i  PPmpiaAge , i^p^a- 
»eiitc  Ja  f^rdiia.di  jCpla  JRniMi^»  cbliMtp  da  lui  col  ^tfilt^M.r^vegenf^  e  di 
mentissimo  padre  della  suddetta  accademia.  La  lettera  del  Quirini  sta  nel  libr«.^ 
delle  Xir/^/^  lii  isvrrii,  «.raccolte  da  Paolo-.  Mdntu^io  pagi  j  41,.  •ecQBdpla>  ristam- 
pa del  1545.  io  I.  La  mortf  di  W  atTcaac  io  Padova f  o^  tempo  che  vi  dimo* 

Tomo  I.  a3 


J78 

-  ^  Delle  Lettere  volume  i.  (  libri  xi  t  •  èoii  nn  resìduo 
del  libro  I.  prèsi  dalla  edizione  di  Roma) .  In  Vìnegia 
{per  Gualtiero  Scotto)  1 55^.  in  8.  (a).  L.     6. 

-  -  Volume  IL  (libri  xii.)  In  Finegia  ad  istanza  del 
Gualt eruzzi  presso  i  figliuoli  di  Aldo  i55o.i;i  8.(i).      6. 

*  In  Finegia  {per  Gualtiero  Scotto)  i55d»  ino.       6* 

del  volume  o  tùmotil  (M).  E  questo  t>uò  iervlr  di  lame  a  ohi  itette  dub-^ 
bioso  in  dar  questa  edizione  per  Imprima  di  tutte.  II  commissarìJ^Criia/- 
tensMzi  non  prosegui  in  Mopia  Tedìzione  degli  alirì  tomi  delle  Lettere  del 
Semto;  ma  in  Veme%i^  si  fecero  le  seguenti  ediaioni,  ordinate  in  diverso 
modo  da  questa  prima  di  Roma^  la  quale,  come  sta  e  giacer  non  fu  mai 
ristampata. 

(1)  Dunque  il  tomo  primo  dell'ediaione  di  Roma^  eqnesto  secondo  di 
stamptfd*^/^o,  munito  altresì  A^\  Breve  di  Paolo  III.  in  principio,  e 
dedicato  da  Antonio  Manuzio  a  Girolamo  Quirìni  d^Ismerio^  diterso  dall^ 
altro,  che  senaa  tal  distintiva,  fu  esecutore  testamentario  del  Bembo  (e*). 
Tengono  soli  dal  Gualteruzzi^  commissario  dichiarato  insieme  col  QtUrini 
B#l  testamento  del  Bembo. 

rtfs  fl  Benfddi¥^  fra  Is  cai  lettere  aaa  le  M  trèrs*  ma* senta  dstt,  «dh  «osle, 

([tiene  significa  il  feltcs  pasiag|ie,  t  iwiSÉieaieftte  il  consola,  sytissndosldei  do- 
érs.  ^b-ègfi  ut  sf  rtbbe  seftiifo.  AU«  làemom  di  C«/«  distinsvasi  di  Ciré  aiu^  o- 
hitioiie  Aintbfe .  Ors  ti  parlerà- del  itiUfkeete  del  Bimhàt  et  nt  dirà  qtialibe  al% 
Sfseofs.  Ebbe  CeU  au  Csaoaicsco  ia  Méssi/ta  sai  pttrii»  è  altri  beaeficj  eccie% 
litstici.  Oggidì' con  assai  nstao  <Ì  è  ctd  si  (a  trattare  col  tiielo  di  prslHe^  e  di 
meàtignàf9.  farlo  4a  ^aerate,  e  (ttor  di  soggetto,  e  lo  dito»  aceioccbà  non  sa 
ne  faeeié  da  takia^'aaa  £ilsa  sppUcatiofie,  «  oaa  aMligaa  luterpretaaioae. 

{e)  Nella  pinate  fìMaaipa  aoa  li  ritrof  a  il  residuo  del  libro  I.  preso  dairedizìone 
di  Anm  .  Mlsadi^  Mfè.  aelte  aiuv  ristfenspe  ^ai  appiesso  aoialaate tessa  solamente 
ia'-afMdli  fiilta  ^o  ^Scene  ael-iS^^a  aeB'aWma  di  r<ra»(j«  in  iig»,  taato  eoa* 
émaata  ds  Mouiliabfe .  il  deti»  residuo  no»  ooashte  se  «oa  io  a>piaiiie  lette. 
tè  péste  oel  libro  1.  deli^ediaìuae  di  Reme ,  la  |[ttale  oerb  negK  altri  eegiieasi  li« 
M  Ite  eoacieile  dWctse,  mon  so  percbò  «ralsKiMe  nelle  ristampe  ;  e  was  il  Cmal- 
IIHSM*'4a  ^fae|^i,<cbe  le  pobblic^,  prese  dagb  >orìgiiiÉli  del  Membe.  wù  penaato 
IVitVolaWB  Iv  sùai^asoi»  RóMm^  ut  tenga  caro.  v  .    •.   .     .    .  s. 

\i^)  Akre  paté  gUeae  ^rife-aet fibto  vt .  dille' litiue)  v«a«t4<isi^qaeite^  f;èt«^ 
ta^^'ief^qsMe  perla  apsÌaodr^4ai,^e  «o«  taeao  eon  Jladti  0b#«o«^#nefesiSi  e  tiaif 
tfMMftiéHte  ia  toaa^'s  V^t^ep»  S^is/sia ,"#eseof o  «rtioia  4\ XaffHmmus^^^m'ftà:<u^ 
Mi9ikf,^-FèmUiB¥.4i^  ^L):  ^ta  meè^ ,  '«#^  ^petliii  no^iePi  -  éki igàéhié$  «^  i  «^aajC 
de  èif  tàm  hohèrifiic  ^)tntiai,  Èffe  #•  >s(c:inarv  tlTOTfCtfsS'  MW(y^  sit 

hèMntm  dilige  f  ut  nìhU  mikl  sii  tàvite  lèsqee'Cétnui^^e^usjèeiuiAmiimqmn^ 
M¥  Mhi  rtx  éìsé,  qui  iUem  keheam;  eem  tfjas  fidem,  ^ìfei'49Ì'tne''mmÈHèe*io^ 
%ÌaenMt^r'tén  tuì^HMùrèòei-miis  Migeeiiem:  ^cum' JifiPmiem^  ìmgéiMm.^^<feéi$ium\ 
^milit,  HtUfMiqttè  ifi0èee$iié¥is  aiaadiMvfir»  t/ititvt»^.  Sdoghi  iSt^eardÌaài«  e  pie 
tfao^etND^e  di  qaesio,  "Mfso'apaaaotttaffigllaia  ed^auNcos  «bo  icmIv:^  tbfe  >  possa 

-"^)  qtiàGiràladlè'QkMnfmffdtàrì^^^t^vàlk  ìimènU  M^ìr-  decNtò^  ib  ^ 
iftlii«f>setotttto  deft'  AtHr^  «blìPMM  ««i^ltsiiipà  4fAtÉ^k^  a-4a«ll  ùi^emé^'iQei^ 


«79 
-  -  Volnme  III.  (  libri  xi  i.  )  In  Vinegìa  (  presso  QuaU 
iìéro Scotto^  che  lo  dedica  al  Cardinal  Giulio  della  Ro^ 
9€re)  iSSsL.  in8.(a).  L.     6. 

Hjiì»  clic  ta  etecQtorc  tettamenttrio  del  Bembo,  non  sono  due  persone  dÌTerit, 
mi  oo»  fcesu  ani  sola  persona.  Se  il  Fontanìni  atesse  letto  il  Testamento  del 
Bembo  ^  che  pie  Imisso  mi  conterrà  metter  sotto  l'occhio  dei  pobbUco,  si  sareb- 
be chiarito  afFatto  deirìogaono,  in  cai  era»  col  creder  dirersamette*  Majaellead* 
dotte  parole  di  lai  qualche  altra  cosa  più  degna  di  ofsertaaiooe  raccbiudesi  .a  Onq- 
»  qae,  dic'cgli,  il  tomo  primo  deU'edixiooe  di  Roma^  e  qaesto  secondo  di  stam« 
9  pa  é'Aldo,  monito  altresì  del  breve  di  Paolo  II J  in  principio  -  Tengono  soli 
#  iél ^Méitièn^  ^  éomraiisario  dichiarato  ìnfioae^CdhQadrim  ael.  Tlesumemmiéi 
»  Bembo  »•  Non  vccgo  da  qaai  premesse  deridi ^rrtcera  .'ferxa  óimI  dirjafsrif*  Jn 
mano  del  Cuaìuru^  erano  tatti  rii  originali  deU^epore  del  Ben^Mt^  Sut a  in'  suo 
arbitrio  sceglier  da  essi,  e  dare  alb  sumpa  ^oelli»  che  a  lai  ^99ù  piaciuta •  .Nel 
^eve»  di 'cai  sono  muniti  il  primo  e'I  secondo  volarne  delie  Xc^r^^»  nom  fi 
tpcct€ca,  ^utli  opere  ne  afesse  scelte  per  l'impresione ,  e  qaei  ri|pttaae*  Xaraiif« 
plica  da  lai  presentata  dice  generalmente,  diversa  opera  Laiitut^  &  Gtdca^  se 
ttimm  mstemo  sermone  seripia.  per  bo,  me»  Petrum  Cardinalem  Bemèum  compoM' 
ta.  Il  breve  di  Paolo  HI,  gli  accorda  il  prifilegio,  che  niano,  senza  eàpnssa 
licenza  del  Guhlieru^xi^  ardisca  per  zr.  anni  imprimere  ^  atte  ùnpr^eisavenàere^^  rei 
venalia  kahere  qnelté'  òpere  de!  Bembo,  le  quali  ipse  Carolus  imprimi  feisrii.  Q)ii 
non  «i  parla  né  di  primo,  né  di  secondo  volerne.  £  pare  non  passano  cìnqu'an* 
ni ,  non  che  quindici  ;  dopo  ia  concessione  dfel  breve ,  segnato  in  MiÈma  ai  \»'Dì' 
cembre  1547.  che  si  T^ono  uKire  in  Vene\ia  per  Cualnero  Scotto  nel  in>-  ì^ 
t,,  tanto  il  primo  e'I  secondo  Toinme  delle  Lettere  del  Bembo,  quanto  anche  il 
terzo  e'I  qn^rto,  e  tatti  e  quattro  nel  tnedestmo  anno  iffo.  Sì  sarà  fiirse  fiicta 
questa  ediiipfc  in  contraTveniione  e  io  diapregio  del  ifvfw  papale  ?  No,  perchè 
questo  vi  «rà  impiesto  nel  primo,  e  nfel  fecondo  Yolamein  nrincipio .  O  vftét  si 
sarà  cHa  Atta  dallo  Seotto  senza  consenttmenf o  e  saputa  del  Cmaisemìi:^?  Ciò 
tanto  meno  :  primieramente  perchè  niuno  fuori  del  Cmstliérui^i ,  potè?»  aoasuij- 
nistrare  atto  oéotto  \t  Lèttere  dei  téno,  e  del  quirto  "roitime;  4cU*  q^li  fg^t 
^on  meno  che^  degli  altri  scritti  del  Bembo ,  era  ditenuto  il  solo  depositario  e 
custode  dopo  la  morte  di  lui:  secondariamente,  perchè  in  questa  seconda  imprea^ 
fio  ne  del  ▼ofome  secondo  si  legge  dopo  il  breve  di  Paolo  III»  un  prtrilegio  del 
ioge  Francesto  Donato,  e  del  senato  veneziano  eocto  il  di  8«  di  'Gennajck  tf4<« 
o  sia  if4^«  ote  si  concede  a  Cario  CuaUertiX^i ,  cko  fiiotio  pei  anni  «•  poise 
ftaropare  senza  permissione  di  lui,  uè  fiiff  etampanei,  né  tendere  in  P>m^*;jO 
in  altro  luogo  del  Dominio  fi  4.  volumi  di  Letttto  dei  q*  ' Hverendtsnsm  Bembo , 
ovvero  alcun  d^esti,  né  le  Prou  del  medesimo  nlfimémeme  per  usa  fisv-  sigaorU 
torrette  et.  Dunque,  dirò  lo  con  più  di  ragiona  t  4ì  feria,  come  mai  si  poè 
asserire,  e  tanto  meno  sostenere  dal  Fontaninit  che  il  tolome  primo  deib  edi- 
zione di  Roma  ,  e  '1  secondo  di  quelfm  é^Aldo,  tengono  aoéi  ad  Csusètemxii^  Dal 
Cualteru^i  tengono  tutci  e  quattro  i  toluml  di  <<|tteete  Lettere,  dati  4<f  'ai  a 
stampare  allo  Scotto  nel  if  ft.  ed  è  maratiglia»  che  ti  FontanM  nma  abbia  osser- 
tato  il  pritiicsio  del  doge  e  del  senato  veneziano ,  cbe  sta  e  bei  caratteri  im- 
presso nella  emzione,  da  lui  per  altro  esaminata,  of«  eépreasameott  ai  accorda  al 
Gmahersti^i  la  facoltà  di  pubblicare  i  4.  tolumi  delle  Lettere  del  Bembo  :  e  «mi- 
to pie  è  da  f  tupirsi ,  se  atendolo  osservato,  abbia  poi  oeato  ii  opporsi  a  una  ve. 
rità  cosi  manimta ,  e  cosi  autorizzata  • 

{a)  Lo  5cerro  dichiara  nella  sua  dedicazione,  esseigli  stato  imposto,  chedotes- 
fé  raccomandare  a  Giulio  della  Rovora  tariinai  d'Ùrbitio  queasotolume  terso. 


-  -  Volume  IV.  (Parte  L  solamente)  Tn  Finegia presso 
Gualtiero  Scottò  (cheto  dedica  a  Lisahetta  Qùirina) 
iSSi^.m  8.(i)(a).  L.     6. 

(i)  La  Parte  li.  con  alcune  delle  ultime  lettere  antecedenti^  non  è  del 
,JBiembo^  ed  è  indegna  di  esser  sua ^  e  di  qualunq^ue  per9pna  onesta:  nèsen-^ 
ma  grave  ingiuria  gii  si  può  attribuire  contra  l'ultima  sua/  f)olontà;henchè 
lo  Scotto,  o  altri,  nella  prefazione  (tralasciata  però  da  Francesco  Sanso^ 
ìfino  nell'altra  sua  edizione)  cerchi  stoltamente  di  darle  qualche  onesto 
colore,  che  propriamente  può  dirsi  Mtiopem  lavare{i*)* 

•da  altri  non  prima  tumpato    benché  egli  non    esprimai  ;da.  chi   aDjS  tal  com  ; 
'mitfione  foiacgli  stata  incaricata,  si  comprende  però  dalla  Ictttra  i  <;he  tì  si  par- 
ia del  Otiaitenixi ^  che  solo  avea  giarisdiiione  mi  manoscritto  datogli  a  stampare. 
'    (a)  Lisahtttd  Quirina,  figlinola  di  Francesce,  e  lorelia  di  un  altro  Girolamo  • 
diverso  da  quel  Girolamo  i^liaolo  à'Ismtrio ,  di  cai  più  sopra  si  è  ragionato  >  fu 
gentildonna  di  rara  beUezaa,  di  magnanimo  cnore    e  di  gran  talento,  lodata  dal 
Xdss  dal  Bembo   e  da  molti  altri .  Fu  maritata  a  Lorenzo  Massaio,    gentiluomo 
^«neziano,  e  n'ebbe  an  figlinolo  per  nome  Pietro,  in  cui  fini  sua  famiglia ,  poi- 
'chè  dono  fatti  i  snoi  stndj  .sotto  Giovanni  Rapido  t  e  dopo  lo  sgraziato  suo  ma- 
trimonm,  iresti  in  S. -Beneituo  di  Mantova  Vihito  casinese   col  nome  di  Loren- 
•  ^•;  U  Bembo  amoUo  grandemente ,  e  tìvc  il  nome  di  lui  lie'suoi  scritti,  e  mol. 
to  più  nelle  Rime  morali  ds  lui    composte,  le  quali    nella    qoaru   impressione, 
iettane  in  Ven*  ptrGiannanionio  Rampa^ietto  nel  XfSj.  in  4.,  ▼cnnero  illustrate 
con   un  àmpio   cemento   da  Francesco  Sansovino.  Tanto  a   Lisabeitat  quanto  a 
Francesco   suo  padre  si    son  battute  due   belle  medaglie  in  bronzo:  su  la  prima 
delle  quali  sono  da  vederti  il  sonetto  «zziv.  delle  Rime  del  Bembo ^  «  1*  lettera, 
cb'eeli  scrive  ad  Antonio  Anselmi,  posta  nel  libro  zi.  del  volume  ni. 

(^*)  Più  cose  mene  qui  in  campo  il  nostro  zelante  Prelato.  In  alcuna  convea* 
go  con  essdluiiin  altra  non-  mi  dà  l'animo  di  entrare    nei  suo  seotimeato .  Ap. 
-poYo  essere  stata  indegna- cosa  e  sconveniente  aUa  riputazione  del  Bembo  la  pub- 
oHcazioae  di  questa  seconda  patte ,  che  co;itiene  le  sue  Lettere  giovanili  :  in  che 
poco  pradentetncAte  si  ^  diretto  il   suo  testamenurio  esecutor    Gnalteru^'.  :  ma 
non  posso  mai  in  venia  modo  risolvermi  a  dire  che  questa  seconda  parte  non  sia 
:ét\  Èemho  •  Ella  pur  troppo  è  sua.  Nega  vasi  a  n  tempo  da  alcuni  che  i  due  libri 
■•tbnvulgari  elòcUentia.  é\  Dante  fossero  di    Dante.  Monsignore  prese  a  farne  bra- 
svamente  la  dìCpsa  e  i  suoi  più  forti >argoflieati  egli  stabili  con  l'esame  della  me- 
deaima  opera,  facendo  iredere  incontrastabilmente  .che  in  que'due  libri  tal   cose 
. si  comprendevano.,  che. noa  potevano  da  altri ,  se  non   dallo  stesso    Dante   esser 
«dette.  A<.nie  pure  con  Ib  stesso  metodo  è  facile  il  dimostrare,  che  il  solo  Bembo 
è  l'autore  di  onesta  seconda  parte.  Quivi  si  fi  spesso  menzione  di  Cola   Bruno. 
comedi  suo  famigliare  e   di  alcuni  de' suoi  più  intimi  amici,  cioè   del  Saranno ^ 
di  Jacopo  Gabriele t  e  anche  di  Marcella  Bembo  sua  nipote.  Vi  si   allega  il  libro 
.11.  degli  itfso/tfjfi ,  che  allora  stava  scrivendo  e  le  notazioni  iella  lingua  o  sia  del- 
le P/v/r'v-alle-qaali  aveà  dato  cominciamento .  Non  .vi  mancano  caa^eni  e  altre 

■  rime,  cbe  sono' sue  e  non  d'altri.  In  un  solo  senso  può  dirsi,  che  queste  Ler- 
.iere  tìoa  sieno  ^cì  Bembo,  cioè  di  lui  fatto  uon>o  grave ,  canuto,  io  dignità  cecie- 
•  slastiche  costituito» e  io   una  parola  del  Bembo  vescovo  e  cardinale:  ma   nen  cosi 

■  dei  Bembo. tineo€  |povanetto  •  secolare,  in  privata  condizione  e  in  tempo  che  at. 
tendeva  a  trattar  cause  nel  foro  veneziano .  Basta  osservar  le  date  di  queste  I^r- 
rere  gÌ0v^/zi/r ,  e*  ognuno  si  accorgerà,  averle  lui  per  la  maggior  parte  composte  e 

.scritte  t  spinto  da  una  forte  e.ciecn  pMiipnCt  che  n  impazzire  inaino  i  più  graduati  e 


i8i 

4  fnk  tecchi» negli  ^nni  ifoae  ifoi.e  alcune  poche  oegH  anni  sussegnenti. Quelle 
poi  «che  sono  in  fine  iklla  pàrit  prima ^  sonoscriue  ad  EUna  sua  figliuola;  e  que- 
sto e  ti  solo  motivò /per  cui  elleno  sono  riprovate  dal  Fontanini  ,11  quale  aveva 
ugual  inotivo  per  condannarne  anche  alcune  poste  nel  Yolume  III.  scritte  a  Tot' 
quéio  fratello  di  Elenu» 

„  Ne  (questa  parte  11.'^  gli  ài  può  attribuire  contra  Vultima  sua  volontà,^» 
Si  è  già  mostrato  che  duesta  Paru  secónda  è  uscita  dalle  marM  del  Guai  tentigli,  ese- 
cutor  testamentario  del  Bembo  e  da  esso  e  non  da  altri  comunicata  a  Gaali'uro  Scotto^ 
perchè  la  mettesse  alla  stampa  senza  tema  di  contravvenire  in  tal  guisa  all'  ultima  vo* 
ionia  del  defonto.  Ma  questa  ultima  volontà  non  apparirà  altronde  più  chiaramente  che 
dal  r^iM/nenro  medesimo  del  ^^m^o.  Egli  fece  due  testamenti,  nel  primo  de'  quali 
scritto  di  sua  mano  in  Padova  ai  xzv.  di  Novembre  1 53  f .  raccomanda  a  Cola  Bruno  • 
tra  l'altre  cose  i  suoi  scritti  e  componimenti  latini,  volgari  e  greci  :  „  dandogli  piena 
^»  libertà  di  pubblicar  quelli  di  loro  che  ad  esso  parerà  ,  che  sieno  da  pubblicare , 
a,  pregandolo  di  aver  cura  che  escano  emendati  e  fedelmente  „.  Di  qui  si  scorge 
ja  stima  e  la  fede  che  aveva  il  Bembo  al  suo  Cola,  nel  cui  solo  arbitrio  »  e  giu- 
dicio  rimetteva  la  riputazione»  che  dopo  morte  gli  doveva  venir  da' suoi  scritti. 
Cola  qualche  anno  prima  del  Bembo  venne  a  morte  in  Padova  ,  siccome  si  ha 
da  una  lettera  del  Bonfadio  al  Bembo  allora  cardinale,  posta  nella  raccolta  di 
Paolo  Manuzio  :  e  però  non  fu  nominato  nel  secondo  testamento  ,  scritto  dal 
Bembo  in  Roma  ai  v.  di  Settembre  if44«  nella  sua  abitazione  in  santi  Apostoli. 
Egli  per  aver  facoltà  di  testare  area  già  ottenuto  un  breve  da  Leone  X.  ai  ).  di 
Aprile  ifii.  confermatogli  poscia  da  un  altro  di  Paolo  HI.  ai  xx.  di  Agosto 
.if4Z.  Quivi  fra  gli  altri  legati  lascia  a  M.  Trifon  Gabriele  trenta  ducati  d'oro 
ogni  anno  sua  vita  durante  .  Oltre  di  ciò  ordina  e  costituisce  suoi  commissari  il 
magnifico  M,  Girolamo  Quirìni  fu  del  magnifico  M.  Smerio  e..Af.  Flaminio  To'» 
maroi'{o  suo  segretario  e  Af.  Carlo  (  Gualteru^^x  )  da  Fano  suo  compare  ,  ai  quali 
unitamente  raccomanda  i  suol  »  scritti  e  componimenti  e  rolgari  e  latini  e  greci  , 
,,  dando  loro  piena  libertà  di  pubblicar  quelli  di  loro ,  che  ad  essi  parerà ,  che  da 
^,  pubblicare  sieno»  pregandogli,  ad  aver  cura,  che  emendati  escano;  tì  aggiun- 
,,  gè  la  condizione  »  che  non  potendo  alcun  di  loro  trovarsi  dove  bisognerebbe 
\f  per  fa  detta  esecuzione,  posta  colui  cedere  le  sus  ragioni  e  darle  agli  autri  o  ad' 
,,  uno  degli  altri ,  che  vi  potesse  assere  ,  e  che  a  fare  per  sé  e  per  loro  avesse  ,,. 
1,*  ultima  volontà  per  tanto  del  Bembo  per  l'impressione  de' suoi  scritti  e  compo- 
nimenti, volgari  ,  latini  e  greci  era  rimessa  nella  piena  libertà  de' suoi  commis- 
sari ,  i  quali  giudicarono  che  ^i  dovessero  pubblicare  anche  quelle  Lettere  gioveni- 
li,  e  però  furono  date  dal  Gualteru\\i ,  uno  dei  commissari  dei  Bembo,  allo  Sc^t' 
to^  da  cui  furono  stampate  in  Venezia  sotto  l'occhio  e  con  l'approvazione  per 
conseguenza  di  Girolamo  di  Smerio  Quirini,  dichiarato  anch'egh  esecutore  testa- 
mentario del  Bembo  e  non  già  dell'altro  Girolamo  senza  tal  distintivo,  come 
monsig.  Fontanini  ha  erroneamente  supposto  e  asserito  ,  citando  francamente  il 
testamento  del  Bembo  senz'averlo  veduto.  Quanto  a  Flaminio  Tomaro\\o,  jiomi» 
nato  pure  dal  cardinale  (ira' suoi  commissari  ,  se  eg'i  non  ebbe  mano  nella  esecu- 
zione dtìì*  ultima  sua  volontà,  ciò  non  è  stato;  perchè  dopo  la  morte  del  Bem* 
bo  non  gli  fossero  a  cuore  le  sue  disposizioni  ;  ma  perchè  nel  Masgio  dell'  anno 
K54é.  „  essendosi  partito  di  Roma  per  fare  esperienza  di  guarir  del  suo  male» 
che  era  idropisia,  giunto  il  secondo  di  a  s.  Lorenzo  alle  Grotte f  la  notte  gittò 
fuori  tatto  il  sangue  del  corpo  suo  e  appresso  l'anima  Insieme,,  :  con  queste  pa« 
role  ne  partecipa  il  Bembo  la  funesta  norella  all'amico  Quirini  ,  soggiugnenSo 
(  Leit.  voi.  IL  lib  XL  ):  „  Questo  fine  ha  avuto  il  più  accorto  e  savio  •  pru- 
„  dette  uomo  e  più  dotto  ed  eloquente  della  sua  patria  (  che  era  Roma  )  non 
«,  ne  traendo  (ìiori  nessuno  e  Ja  me  amato  non  meno  di  figliuolo  e  in  questo  tem- 
^,  pò  •    nei   quale   io   più   bisogno   avea  di  lui  »  che  io  giammai    avuto    abbia  „  • 


LVdiKioni  di  questi  tomi  IV.  fu  poi  rìnnoTata  a  P^^a 
dal  Saqsovióp»  il  qual  vi  premise  una  sua  Vita  del  Bem- 
bo.^ In  Venezia  presso  lui  stesso  i56o  in  8.  L,   i6. 

Altra  edizione,  simile  a  questa  del  Sansooino^  pari- 
mente fu  fatta  in  Venezia  da  Girolamo  Scotto  i56a.  in 
8.  [a).  14. 

Altra  simile  ne  diede  Contini  da  Trino.  In  Venezia 

1564.  ^^  ^*  la. 

£  finalmente  altra  simile  Gualtiero  Scotto.   In  Vene-- 

zia  1575.  in  8.  (i)  (b).  1%. 

(i)  Qaesta  ultima  edizione  dello  Scotto  si  cita  dall'accademia  della 
Crusca  nel  Vocah.\  ma  però  il  Montemerlo  con  somma  prudenza  ne* suoi 
libri XII. di/ro^i  toscane  non  ammise  altre  lett.  AeXBembo^  fuorché  quel» 
le  de'due  primi  volumi,  perchè  questi  due  soli,  e  non  altri,  erano  legil- 
timamente  usciti  in  luce  a  tenore  dell'ultima  disposizione  del  Bemho^  e 
da  lui  riconosciute,  per  sue  proprie  nel  testamento,  e  come  sue  raceo- 
mandate  elle  sole,  perchè  si  stampassero,  ai  due  suoi  commissarj,  Qtiinni 
«  Guaherwszi  (c^),  a'qusSi  il  Varchi  nella  dedicatoria  delle  Prose  al  du* 

In  più  luoghi  delle  lettere  Tolgari  e  latine  del  Bembo  si  esaltino  Tingegno  e  fa 
fedeltà  di  questo  suo  segretario  . 

{a)  Questa  edizione  ai  Girolamo  Scotto  non  è  in  8.  ras  in  xa..  Tale  io  1*  ho  sotto 
l*occhio  e  tale  vien  allegata  dai  Segheni  nel  catalogo  esatto  che  egli  ci  diede  di 
tutte  le  edizioni  di  aueste  Lettere t  stampato  in  fine  del  Tolume  HI.  delle  opere 
del  Bembo:  catalogo  tedelmente  ricopiato  da  Monsignore,  benché  egli  dici  poi 
tutto  il  male,  che  ha  potuto  della  edizione,  dote  lo  stesso  si  legge  ,  che  è  quel- 
la di    Feneiia  presso  Francesco  Eri\attser  lyi^»  Tolarai.  IV  in  fegl.  grande. 

(bj  la  nessuna  di  aueste  edizioni  sono  state  omesse  le  Lettere  gioveniti  del 
Bembo  •  le  quali  costituiscono  la  parte  IL  del  volume  IV.  il  che  non  senza  ragio* 
ne  ho  Qui  doTuto  ripetere  . 

{e*)  Tutta  la  diceria  che  fé  Monsignore  sopra  queste  lettere  del  Bembo  ^  è  una 
chimera,  ed  un  sogno,  ed  egli  per  sostenerla  si  aggira  come  aa  srcolajo ,  e  si  va 
rsmpicando  su  per  gli  specchi.  Le  prore  che  egh  ne  adduce, sooo  sopra  ttn*aerea 
immaginazione  e  sopra  un  falso  supposto.  Kon  ha  letto,  neppor  veduto  il'  restftken' 
40  dtìBembo  e  se  lo  figura,  non  già  qual  è,  ma  qual  vorrebbe  che  firase .  Sin  ora  ha 
combattuto  contra  la  sola  parte  II  del  volume  IV.  che  è  quella  delle  Lettere 
gìovenili.  Ora  che  il  Montemerlo  ^\  mette  in  mano  un'arma  apparente,  egli 
poco  badando  all'autorità  dtWaccademia  della  Crusca  che  nel  suo  Vocabolario 
ciu  indifferente4i]ente  col  primo  e  secondo  volume  delle  Lettere  del  Bembo  an- 
cora il  terzo,  si  avanza  a  dire  ^  che  non  la  sola  parte  II.  ma  i  due  ttitlm)  7o- 
tnini  si  dovevano  rigettare  ^  conM^hpn  riconosciuti  dal  BenAà  ftt  tàoi  é  che 
per  questa  ragione  u  KtontemerU  gli  ha  esclusi  d'alte  ine  Trod  tostoie .  ^    que- 

su  fosse  (a  ragione ,  per  cui  il  Montemerlo  ha  dato  loro  eccaciana  ^l  se  ne  sa< 
-.-.i^L^ ^y II-  i__p_^! ^_f*_  -M     .  »* X -j  


quel  privilegio  e  di  quella  libertà,  che  han  praticata  e  godhta,  quariti    si   sono 


i83 

et  Cosimo  perciò  dkdt  il  titolo di/€ifoli  dtlPubimm  sua  volontà  esecutori. 
Le  altre  lettere  del  Bembo ^  indi  stampate  in  Milano  nel  ]554*  e  in  JBre- 
scia  o  Bressay  come  dice  la  data,  nel  j563.  non  furono  mai  dal  Bembo 
riconosciute  per  sue:  né  da' suoi  commissarj  ed  esecutori  fedeli  ^  come  gli 
chiama  il  KdrcAi(a^)ynè  elle  per  legittime  si  debbono  a  verun  patto  rico- 
noscere da  persone  onorate:  e  perciò  né  pure  si  doToano  in  esse  con  ri-* 
cercamenti  troppo  affettati  chiaramente  spiegare  tante  cose  oscure  e  de* 

Sue  deiroblÌTÌone,  in  cui  se  ne  stavano,  come  indegne  di  esser  sapute 
opo  tanti  anni  da  persone  di  buon  costume.  Delle  seguenti  ultime  let- 
tere ciò  non  si  dice,  per  esser  prese  da  carte  originali  (b*).  Monsig.  Mar^ 
co  Oirolamo  Vida  cremonese,  vescovo  à^Alba,  fece  una  piena  edizione  di 


posti  a  cessar  voctbolarj  ?  Noa  ci  partiamo  dai  Monttmirlo  •  Egli  in  detta  las 
opera  ha  ciuti  i  cinque  primi  libri  delle  Lettere  di  Pietro  Aretìao  e  non  si  è 
vaiato  del  sesto.  Dunque  il  sesto  libro  delie  Lettere  òcW Aretino  non  è  di  esso 
Aretino t  perchè  il  Montemerlo  non  ha  citato  anche  questo,  come  i  precedenti? 
Se  pertanto  l'argomento  preso  dal  silenzio  del  Montemerlo  centra  il  sesto  libro 
delle  Lettere  dell'  Aretino ,  non  è  di  alcun  vigore  in  pregiudicio  del  loro  autore» 
non  lo  sarà  parimente  in  pregiudicio  dei  d«ie  ultimi  volami  delle  Lettere  del 
Bembo  i  e  questi  scrittori  rimarranno  nell*  intero  e  fermo  possesso  dell'opere  loro 
appresso  i  letterati  che  per  tali  le  han  sempre  riconosciute  .  Non  occorre  poi 
eh*  io  soggiunga  di  vantaggio  intorno  ^Wultima  volontà  e  al  Testamento  del  Bcm* 
^o,  avendone  già  favellato  abbasunza  per  ripulsare  l'opinione  di  chi  non  ha  letto 
quel  Testamento  e  che  ha  creduto  d'indovinare  qual  fosse  qaeira/rioiit  volontà , 
meglio  di  quello  che  l'abbian  saputa  il  Quirini  e  il  Guédierux^i  suoi  comsaissar) 
nélPeseguirla  • 

(<!*)  Queste  noti  ben  dette  akre  lettere  del  Bembo»  stampate  in  Milmto  pressa 
Attsomo  degli  Jntoaj  ael  tn4^  ovvero  nel  %$$%•  e  anche  in  Brescia  nel  i|6|« 
e  anche  per  Jacopo  Britannico  nel  1557. in  I. altro  non  sono,  se  non  le  sue  Let» 
tare  giovanili^  sopra  le  quali  non  occorre  replicar  nuove  cantilene  riconosciu- 
te per  legittimo  parto  del  Bembo  dal  Sansovino,  che  nel  I.  dei  IX.  libri  di  Let» 
tere  amorose  di  diversi  nomini  illustri ^  stampate  dalai  nel  tf6|*  in  I.  e  poi  co- 
sì  ristampate  presso  gli  Eredi  di  Alessandro  Grifo  ifSj.  (*)  collocò  le  suddette 
giovanili  del  Bembo  non  però  tntte ,  ma  qaclle,  che  a  lui  parvero  le  più  belle 
e  migliori  dell'altre  ;  e  a  queste  assegnò  il  piimo  luogo,  per  rispetto^  cont  egli 
dice  .  della  dignità  dello  scrittore . 

{b*)  E  da  carte  originali  presero  il  Gfr^/r^ru^^i  e  il  Quirini  ancor  quelle,  contro 
le  quali  tanto  si  è  riscaldato  il  pio  xelo  di  Monsignore-  Se  il  Bembo  non  vote- 
va  che  si  stampassero  •  perchè  noa  lacerarle  in  vita  o  oerchè  non  riprovarle  in 
mort/e,  dichiarando  ciò  nel  suo  Testamento ,  e  imponendolo  a  voce  a'  suoi  com« 
missarj  ed  esecutori  fedeli?  Gli  esempj,  che  poscia  ntìV E loq ne n^a  si  allegane, 
del  Vida ,  dell*  Olstenio  e  del  Noris  non  sono  al  caso  ,•  imperocché  il  Fida  dir 
chiaro  espressamente,  quali  delle  sue  Poesie  tnint  approvava  per  sue   e  quali  ae 

{")  Qne«te  Lettera  Amorose  raccolte  dal  Sani09inù  furono  ristampate  n^I  1X74  dt^U 
Eredi  del  BoneTlo  in  8.  e  questa  edisione  sembra  essersi  dairaeearatisiimo  E^eno  o  dim«ft* 
tirata -o  ignorata,  pvreM xpia-ivttifiqtM  «laa  antarìora  a  Iti»  ed  urna  p<>ti«riu««  se  citi  di 
•ssa^OTèaon  fa  aioun  motto.  i^%\  cnde  pure  im  'aeooacio  di  avvertire  i  lettori  che  evvi 
del5«it«»#JRoaB'altra  raccolta  di  Uttere  amorose  intitolata.  Delle  lettere  amorose  di  da* 
nobilisttmi  iagegni  libri  dae  con  naoTa  giunta  del  terso  e  del  quarto  Venezia  nelle  ca- 
%é  di  Trmnteiteù  San^gino  \U^*-^  S..GotiYÌeii  dire  che  rarieeimo^sia  anetto  libro,|^*c- 
citèaol  trovo -riportato  in  alcaa  oatalqro,  ed  io  ne  ho  tratta  U  notiiia^a  utia  ìftrt»*«TT*ì' 
sta  di  proprio  paiano  al  ino  etiknptarto  dell'fta^iHIdia  óa  iitft%  VEUioftsafé«  ^«  ipidiAo# 
comperollo.  -  *  '  '  \ 


i84 

tutte  le  sue  poesie  latine  in  Cremona  presso  Giovanni  Muzio  e  Bernar-» 
dino  Locheta  ntl  iSSo,  in  8.,  dichiarando  esser  elle  tutte  sue  proprie; 
ma  le  altre,  non  comprese  in  questo  volume,  volle,  che  si  tenessero  per 
adulterine:  e  lo  espresse  con  queste  assertive  e  decretorie  parole  in  Hne 
del  libro:  si  quid  forte praeterea  idlo  unquam  tempore  adjectum  fuerit^  a- 
dulterinum  censeto,  ab  aliquo  aiU  maligno y  aut  in  re  aliena  nimis  officioso 
ac  diligente y  adinventum.  Ora  dopo  una  tal  dichiarazione  del  Vida^  chi 
sarà  mai  sì  temi^rario  di  attribuire  per  forza  a  questo  degno  prelato  una 
egloga  latina  n:istorale  sopra  la  morte  di  Giulio  II,  in  nome  suo  dedicata 
al  cardinale  Lionardo  della  Rovere  vescovo  Agennense  in  formai  ^  ^ 
senza  luogo  ,  né  anno^  benrhè  si  riconosca  stampata  in  Roma  da  Jacopo 
MazochioP  Sotto  nome  del  rinomato  monsig.  Olstenio  uscirono  al  suo 
tempo  alcuni  fogli  di  pagine  io.  con  questo  titolo:  dissertatio  lucae  HoU 
stenii  in  Ubellum  Christophori  Roncami  ad  sanctissimum  dominum  nostrum 
IJrbanwn  Vili.  Romae  ex  typis  VcUicanis  1640.  superiorum  permissu  in 
4..  L*  assunto  èdi  provare,  che  gli  ambasiadori,  i  quali  ne'luoghi  del 
principe,  a  cui  sono  mandati,  commettono  scelleraggini,  non  possano  es- 
ser puniti  dal  principe  stesso^  come  gli  altri^  il  che  sosteneva  il  Ronconi» 
Questi  fogli  nel  Catal.  della  biblioteca  barberina  si  dicono  essere  impo- 
stura larvati  nebulonis.  Ma  sarebbe  cosa  molto  curiosa,  che  ristampando- 
si tutte  in  un  corpo  le  opere  deirO/5^emo,  vi  si  metesse  ancor  questa 
per  sua,  e  che  similmente  in  quelle  del  cardinal  Noris  s'inserisce  la  fìn- 
ta Palinodia^  la  quale^  come  sua  propria,  si  vide  sparsa  da' suoi  malevo- 
li, ma  da  lui  rifiutata.  Questo  discorso  in  favore  del  Vida,  dAV Olstenio, 
e  del  Noris ^  cammina  ugualmente  in  favore  del  Bembo,  dappoiché  si 
trova  nel  suo  Testamento^  citato  nel  breve  di  Paolo  III.  aver  lai  nomi- 
natamente espresse  a' suoi  commissari  le  opere  sue,  le  qaali  intendeva, 
che  si  dessero  in  luce,  ovvero  che  si  ristampassero,  siccome  realmente 
cominciò  a  farsi  in  Roma  presso  il  Dorico,  e  in  Venez.  presso  il  Manti' 
zio  con  la  privativa  del  breve  di  Paolo  III.  Ne  al  certo,  a  parer  mio, 
senza  gravissimo  oltraggio  a  lui  si  possono  attribuire  componimenti  o  la- 
tini o  volgari,  diversi  da  questi,  e  per  sentimento  di  tutte  le  persone  o- 
norate,  scandalosi,  e  obbrobriosi  al  suo  grado,  e  di  natura  loro  in  ogni 
luogo  e  tempo  biasimevoli  per  diritto  di  legale  e  cristiana  onestà:  che  è 
chiamata  santa  dal  Tasso:  santa  onestà  {Gierus.  Can.  lI.St.  Sy.):  e  qui 
cU* particolari  ne  rimane  ancora  violato  ììjus gentium. Qualche  simii  cosa 
4irò  altrove  del  Petrarca,  del  Casa,  del  Sannazaro,  e  del  7Vfw/no. Deb- 
bo parimente  avvertire,  che  in  regola  non  solo  di  buona  morale  cristia- 
na, ma  civile  ancora,  le  cose  malvagie,  e  in  un  secolo  corrotto  eziandio 
jtve,  ma  poi  giustamente  seppelite,  non  s\  deono  con  reo  pretesto  di  fare 
edizioni  compite  (ma  scandalose)  rimetter  fuora  per  buone  in  tempo  mi- 
gliore,e  in  onta  ed  infanlia  di  chi  non  è  in  istato,  né  in  luogo  di  poter  par- 
lare, e  che,  se  ci  fosse,  arrossirebbe  in  vederle  a  sé  attribnite,  dovendo 

■ 

condannava  ;  e  quanto  alle  dné  opere  attribaite  zìVObtenio  ed  al  Noris ,  il  pab- 
Uico  era  <d  è  già  pertaaso,  che  qocUe  non  erano  loro  parti ,  ma  impostare  di 
persone  malevole- 


.  Nuove  iettere'&mì^liarrdi  Pietro  Bembo  a  iS^iaftimat- 
teo  suo  nipote  (pubblibàte  daErancesco  Sansò.vìiK),  che 
Je  dedica  a  Cuidubaldo  della  Rovere  Duca  d'Urbino). 
InFenez. perFrances. Rampazetto iS(>é^in8.{i)(a).  L.  J^ 

Delle  Lettere  di  divelli  Re  e  Prìncipi,  Cardinali  e -al- 
tri uomini  dotti, .siorìtte.a{JBenlbo9  P^^.^  iroltnnè  (libri 
y.  solamente  ).  In  Venezia  per  Francesco  Sahsonno 
i56o.  in  8.  (b).  (y. 

Lettere  di  Bernardo  Tasso  (  con  gli  argomenti  a  cia- 
scuna lettera  ).  In  Vinegia  presso  il  Giolito  i56iì.  in  8« 
Parte  i.  edizione  lì.  (e).  4* 

con  neeetsario  pentimento  arrossirne  chi  yuol  salvarsi,  mentre  le  colj^ 
nel  supremo  tribunale  non  si  rimettono  per  altra  via,  che  pier  questa,  di» 
mili  stampe,  dalle  quali  non, ne  na#ce  mai  bene^  ma  sempre  danno  e-pre* 
giudicio  alla  religione,  nonché  al  decoro  d'intera  e  illustre  nazione,  ser- 
vono^ con  disgusto  de'  buoni,  a  dar  corpo  alle  iilale  Tooi  dagli  eretici,  già 
sparse  in  libri,  pur  troppo  noti  a  chi  ha  senso  di  leggere  per  istruirsi  nel 
bene,  e  per  avere  in  orrore  il  male^  e  il  pericolò  di  ctìrttittela  n^n^.fi* 
cattòlici,  potendoci  qui  molto  a  proposito  dimanthiife  àqh  -Giòvahki  vS^ 
resberìense,  vescovo  insigne^  nel  libro  i.  del  suo  PolicratìcQ  in  fine  àfìi 
capo  V 1 1  ]  •  nempe  qid  nequitiamfovet,  esine  honùsl  Perciò  non  par  degno 
di  scusa  chi  frettolosameate  corse  il  primo  a  dar  pronta  approvazione  p^t 
la  stampa  dì  cose  tali,  né  chi  malisiosamente  la  estorse  •  Ma  ora  non  ea-^ 
aetidoci  altro  rimedio,  che  quetto^  il  qciàle  dirò  più  avanti^  questa  aia 
detto  per  una  tal  quale  difesa  deiro^or/^u^/jdd,  ]tL  ttd  sàlvetfea  dèe  j[yfé^' 
mere  a  ogni  galantuomo.  -mi..:.  u\  *    t    .  ;> 

(i)  Ve  ne  aoho  altre  edizioni,  del  Giolito^  del  Valgrìsij  ^àì  Pràficescì, 

{a)  Il  RampmxettOf  di  cui  molto  si  Ttlse  il  Saatovino  nella-.imprusioiie  di  va^ 
rie  sue  opere,  se  pur  seco  non  ebbe  coniane  la  stamperia,  mutò  qui  in  patte 
l'insegna  usata  dal  Sansovino.  Vi  ritenne  ìz.  Lund ,  non  già  crescen.ce ,  oa  rifok 
ta  ali  ingiù  irerso  Endimione,  che  giace  a  terra  supino.  La  Vita  dì  GiammAiitù 
Bimbo ^  prestantissimo  senatóre,  ra  scritta, .ina  nOn  difalgata»  da \C9itf viro ^X^jo/. 
ic  t  che  per  essa  ne  f  ien  lodato  da  Orsano  Giustiniofio  icopc  ap  ^^oaf|to  iaspiei^ 
•o  6a  le  sue  Ride  Da  una  lettera  del  Sai^vìaQ,  poH^  nel  pegoieotèN libro  piag. 
S55*  si  ha»  che  anche   Lodovico  Démenithk  andaise  scriv^do  la  mcfdMima  Vimy 

{h)  Il  raccoglitore  di  c|tteste  lecure  al  Bembo  fa  similnfeote  Framceéco  SoMséh 
vinOt  il  quale  dichiara  di  averle  arate  da  monsignor  Torquato  Bembo  t  e  verso  U 
fine  del  libro  promette  di- dare  alla  luce  un  quinto  Tolame  di  Jettete,  non  mai 
stampate,  del  cardinal  PUiro  Bembo.  Guai,  se  avesse  posto  in  esecusione  tal  suo 
pensamento.  11  nostro  Monsignore  avrebbe  messole  ciclo  e  terra  sossopra* 

(<)  Pei.  giustificare  che  questa  edizione  •  del  i^^t»  %\9i  la.sfconda  ,  era  aeccssa » 
rio  Aggiagnere,  II  del  Gio/iro,  che  già  avea  data  la  !•  nel  i  f  60.  A  queste  due' 
del  Giolito  il  Valgrisì  sTéa  ^tto  precederne  un'altra  ilei  1551.  in  S.,(*)con  bel 
carattere,  ma  senza  gii  argomenti. 

(*)  Se  rc(liti«n<»  «iel   i55i.  verament*  etitt*  errò  Apost.  Zeno  dicendo  che  »,  e  «foett* 
due  del  GioUio  il  Valgrisi  *Tea  fatto  precederne  uo**ltr*  „  e  dir  dote?*  altre  due,  pero- 
Tom.  /•  «4 


i86 

n  *  Parte  IL  In  Vimegia presso  il  CrioBt»  iSjS.  in  8.  coL 
ritratto  dèi  Tasso  in  principio  (b).  L.     6. 

Delie  Lettere  familiari  di  Torquato  Tasso  libro  L 
(e  II*  ).  In  Bergamo  per  Comin  Ventura  1 588.  in4.(i)  (e).  4* 
.  -«Lettere  (fanailiari)  non  più  stampate  (  messe  in  lu- 
ce da  Giulio  Segni) ,  In  Bologna  per  Bartolommeo  Cochi 
i6i6.  in  4*  7« 

Larenzini  (tf^)* 

(i)  Il  Ventura  promette  il  libro  III.  di  Lettere  poetiche^  o  discorsive, 
ma  queste  già  erano  uscite  l'anno  avanti  in  Venezia  a  istanza  di  Giulio 
V^salini  librajo  in  Ferrara  insieme  co*  Discorsi  dell'arte  poetica.  Si  sca- 
sa il  Ventura  di  non  avervi  messe  le  date ,  perchè  non  vi  erano»  e  promet- 
te di  darle  ih  altra  edizione»  la  quale  poi  non  fece. 

(a^  Il  Xor^n^iat  Is  pabbUcò  ne!  rj'é).  o  tis  xr64.  e  nel  frontiipiuo  ^i  si  dt- 
ct»  nuovamente  éggÌMmo  il  funrtù  libro  \  mt  Tevredato  Ssgh€\\i  ne  rende  &▼• 
vettitit  cke  qacsco  prereso  hkn  quéirio  non  abbraccia»  se  non  le  qaatuo  ultime 
lettesa»  stsmpate  ^ià  4sl  GMiio  nel  if6t.  psg.  545.  e  segg.  e  che  quella  difisi^ 
|ip  in  qoattre  libri  k  an  inf^anao  dolio  staaipatore  Lorsn^uù* 
vii)  ^acsta  pore  i  la  edizione  IL  di  qaesta  seconda  parte.  Il  Gistito  Vtiu 
m^^  ad  giorno  nel  i(60'  ìa  S.  Alcuni  esemplari  son  seeoati  dell'anno  1574*  ma 
niènte  differiicòno  da  quelli,  che  hanno  nel  frootispixip  fsnno  if7f*  essendo 
ff&  «ni  e  gli  ihri  la  stessa  impressione.  Qaesta  seconda  parte,  benché  al  pari 
pfege?ole  della  prima,  non  h  pie  ristampata,  laddove  dell'altra  se  ne  hanno 
«oite  ristampe  •  G>niechè  ii  Faareiiiaf  aia  stato  poca  favorefole  alle  impreaiio- 
su  fiitte  in  questi  «kimi  tempi*  dotale  almeno  accettuirne  alcane»  che  per  pie 
capi  sono  sute  ricoooKiaie  migHori  delle. passate •  E  ule  comancmente  si  giadìca 
quella  di  Padova  presso  Giuseppe  Cornino  I7H*  volumi  IL  in  t».  aMistiu  d'otti. 
ma  correzione»  e  di  bel  carattere  corsivo  dai  fratelli  Volpi .  e  arricchita  di  nuo- 
re lettere  del  vecchio  Tkste^  e  iltosuata  con  la  Vite  dì  lui  •  descrìtta  eoa  la 
■MBgbsesÌMCS^Mi'e  piensna  daL^bàon  'AfArrfi;  per  hi  cui  morte  ss  è  perduto 
mwSfà  ia  qnesta  data.  In-^finn  del  IL  mdnme  ieggesi  il  Augiouemeuto  della  Poe^ 

sl#ì -desta  dil  Tesso  tielh  accademia  veoetìana»  e  stamperò  dal  Cieiisa  nel  i$é%* 

sa*  *-A     ■ 

*;o(a)'4  •-  S^ insieme  crt  DsWsga  del  SegHuma.  le  Fsasfhs  eppsmsm  Gi^seom» 
9im^9mi  i^to^-e  (i>f^»'4i»  •• .'  ...   # 

•^>it  Vàssenìt^'^  «n  avvisa  e  ohi  bjraè,  piemesso  al  libio  I.  dieiiaaa  il  vantaf» 
mV^ho  be^te-sna  edisieim  sonrà  quclb  «^  Bergmmo^^  alla  qmda  pee  aUti  capi  è 
Sb>'m#ltO'i«lètk>re  ):  ed  k  <ptlnc)palmeitte  pei  avet  aTuca  in  migUoc  ferma  la  lun* 
ffk  lesrera  coasolatorìa  d^^^TWea  a  Doreipem  Geremia ^  per  k  motte  di  Cammkllo 
Atéi^i,  ambasdadore  del  Grandnoa  di  TVscmU  al  Osca  di  Ferrerà^  rimasa 
sedeva.  Il  mccoglifeore  dt  queste  lettere  fii  Qiumkeéstà  LieinOt  peete  bcrgama. 
SCO,  uomo  dotte  e  grande  amien  dal  Tétsso.  il  FenteuM^  che  ha  antta  l'asver 
SOM»  di  dirci  il  nome  di  cokitot  ohe  haacoo  pobUseati  i  daescgacati  tt>au  d* 

4M  >^1^  «i»nt<l>  eU^ii^ìTS  yi^»^  Itale  IMA  a' 4  ci^pitUA  dtUo  ^^sapa^r»  istauo»  oh» 
porta  U  data  del  1649.  ^n  •»*  B^rn,  Tèsso  intitofa  a  Monsim,  à-'Arms  quatte  sue  lettere 
le  ^aali  egli  diede  alla  luce  perchè  il  Priaoipe  di  SaUmo  aTtora  ttto  tl^noro  glielo  co- 
«aajid^  oooie  raocoglieii  dairapiaitola a  gufala  ìndiritta  dall'autaro  ntdaiioio^e  posta  im- 
aM^iatamtata  dapa  la  dadicat9cia# 


;^^  LetMrft  familiari  noti ^lù  stamp&te^  (mess»iÌQ'W 

ce  da  Antonio  Costantini)  con  un  Dialoga  àelVifnprepf^ 
del  quale  in  esse  Lettere  si  fa  menadone/J/t  Praga  per 
Tobia  Leopoldi  i6i^.  in  4^  {q){*).  L«  io. 

{ì)  <2iiefrte  due  tilfbfee  dUs.  wn  kàttno  dtikfàsn  iNmii.  wh  lUtf»  i^^ 
Et  non  ito  qaanto  vi  è  rèpllMtft  ifMlèlie  ietMm  a>iMlgidii^  éi^iViver  Taù^ 
tore  di  qaelU  di  Pragay  igtioratà  neito  tba  asbiefiatà  raltm  di^jBolpgiM^ 
nella  quale  pag.  S^.  ai  troTa  la  lettera  ^Scipion  Gonmiga^  oka  in  qneiia 
di  Praga  è  in  primo  luogo.  L'ediaione  I.  di  BùlognM  fu  dedicata  a  jFM)* 
nandù  Gongaga  duca  di  Mantova  da  Oiiàh  Segni  bolognése,  amico  dèi 
Tasso  (a^),  il  qua!  Segni  dice,  che  le  lett.  in  qunata  sua  odia,  compresa» 
furono  raccolte  in  buona  parte  da  Antonio  Costmntinif  altro  grande  ami» 
co  del  Tasso.  Ciascuna  edia  ha  in  principio  un  indi,  diselli,  ai  qui^  la 
lett.  sono  scritte:  ma  in  questa  iìSologna  non  Te  n'è  alcuna , die  aia  aariCCa 
al  Costantini;  laddove  in  quella  di  Praga  re  ne  sono  106.  Questo  basta  a 
farci  comprendere^  che  Tanto  re  della  edia.  di  Pnl^a,dedieata  in  aame  dell' 

Zéttéfi  del  Tasso  t  era  ia  dtbito  di  non  ometterà  il  oome  del  Zisiao^  dbe  rac* 
colse,  e  sommiaiftrò  le  presenti  silo  stsmpatoic  Ventura» 

(^)  Non  dice  qui  il  Fsntaninit  di  ^as(  patria  foste  Antsnlo  Costantini^  coinè 

rr  altro  ci  dichiara. quella  di  Giulio  Segai:  ma  poi  per  sapplire  al  difettò ,J  oel- 
tavòta  posta  in  fioe  àelVEloqttenta  lo  dice  ferrarese:  dì  che  tfii  dà  oiètita 
di  dnlritare,  il  vedere  che  il  Tasso  la  dae  lettere  al  Csf/Aiiiiarii  atauipiia  'otHli 
edisioiM  di  Praga,  e  ristampacè  ael  tosso  ▼.  delle  eoe  opere  in  Firenze  iTi4»  hk 
fog.  (  fsg.  té.  •  %s  )  io  dice  Mardtigiano^  Qadla  gpand'aaiiaa  di  Domemip 
M^XantUt  che  sapeva  a  fondo,  qaai  fossero  Èli  aooiioi  iikistri  della  soa  oatria» 
mi  aMÌcarò«  euendoae  da  me  richiesto»  che  u  Costaudai  era  ^eatiiaomo.ai  AfjC- 
cerata^  e  per  coasegaensa  sao  canpatrìota.  (*^  M'a  pare  insioa  a  t'snta  ch'io 
non  abbia  sopra  di  ciò  più  chiari  e  sicari  lami,  noiì,  oserò  di  atférmarto  e  non 
tralascerò  d!  avvertire,  che  il  raccogKtore  delle  JtìMr  stette  M  Poèti  ferntttsi 
(  P^g*  r^^')  l'annovera  tra  i  saoi ,  e  nota  che  fa  sepolto  nella  Chiesa  di  S.  Fr^ 
eeseo.  Qaesto  valentaomo  oltre  airessere  stato  grande  amico  del  Tasso ^  il  qaalé 
essendo  vicinissirao  a  morte»  scrìàsegli  di  Roma  dal  convento  di  &  Ottofrho^  de» 
ve  anche  morii  e  fis  sepolto»  ^aell'altima  compassionevole  lettera  (Ivipsg.70») 
da  non  potersi  leggere  ad  occhi  aKiutti;  fa  anche  particolare  amico  di  Marcami 
Monto  Matéioi  a  se  ne*  ha!  hk  tastfailaàiaosa' dette  HiedO^voii  lera  epMt9le  ^|ÌM^ 
stampate  fra  qaelle  dì  esso  àimnio.  di  cai  lliltio  iUalir^,j(K)ineauf,  dipana  ;peih 
aia  eoa  sae  aote.  Alle  altre  aotiaie  riportate  %oi  da  Maasìgaora.  iatarao  al  Óki> 
staosinif  aggiogpierò,  che  egli  andò  a  Ferrara  'fer.feg^etarip  di  <^4si//e  JiHìpjik 
ambasciadore  a  nooM  del  granduca  di  Toscana  FfMoesso  JL  a  (sba  dopo  la  aior» 
te  dtìVAihiii^ ,  segatta  nel  tempo  della  sua  aasbSscaria  «  rimaw  al  Costansini  sas» 
to  il  carico  degl'i mportaatlssimi  affari»  che  allora  ir|  qae'dae  jifiafipiiisji  tatta- 
vaoo;  il  cìm  ni  da  lai  sostenuto  eoa  maturo  senno  e  TigerOt  sacioahè  fosse 


P)  Qaeita  edizione  riportati  dal  J9rop«rei  fra  qnelU  di  Cmieo* 
^  EdlìSvfOf^i  aU'oppotto  4lcé  clie  Questa  édiiioasi  l|aaal  là' stessa  ehè  fletta  ilJb* 
lognt^ 

r *^)  Oli»  il  CoffoitHiti  fotte  ttavchigf^ano  lo  afferma  \éno  11  Fopj^m  aeU*avf elMSiée'd«l 
diàlogo  intitolato  il  Co#S«nfiiio  ovvero  della  C/emeneo  (eptr.  pottnm.  vol.f.pef.|ti/| 
ove  dio»  ..  f m  Antonio  Costantini  ài  patria  ssarehieiano,  aia  visse  il  aih  detta  saa  eiff  la 

lomliaraia. 


h  I 


i88 

Lettere. di  Antonio  Miotarno«  //»  Vènetia per  Qirola^ 
mo  Scfittó  iS^éìn^.  L.     3^ 

Lettere  di  Luca  Contile  (  libri  IV.  )  In  Pascià  per  Gi-^ 
rolamo  Bartoli  i564*  tomi  IL  volume  i.  in  8.  6. 


u4gJ/«#(» al  principe  élettoral  Palatino  Volfango  Guglielmo, {*)  faiì  Costi 
tini,  che  preM  tal  nome  dall'accademia  degli  Olimpici  di  Vicenza^  in 
poi  egli  era  aggregato;  e  il  quale  appunto  in  quell'anno  stesso  1617.  ritro- 
Tavàsi  in  Praga^  speditovi  da  Ferdinando  duca  di  Mantova  come  suo  se- 
gretario» col  titolo  di  consigliere  a  trattare  affari  importanti  con  l'imper. 
Ferdinando  II.  allo  scriver  del  Foppa  nella  prefasione  al  Costantino, 
dialogo  della  Clemenza,  nel  tom.  I.  pag.  ^isk.  delle  opere  postume  del 
Tasso.  Tutte  queste  lettere  stanno  con  le  altre  del  Tasso  nel  tom.  V.  del- 
le  opere  sue  dell'ultima  edisione  di  Firenze.  A  me  però  molto  più  como- 
do.riesce  averle  a  parte,  benché  senza  indici  di  materie,  e  senza  numeri 
alle  lettere»  oltre  nU'essere  ancora  le  scritte  a  una  sola  persona»  quasi  tut- 
te seguentemente  registrate  alla  fila»  di  rado  ripetendosi  il  nome  dopo  la 
prima  volta»  o  frammettendovisi  lettere  di  altri;  ma  quasi  sempre  dicen- 
dosi^ al  medesimo»  e  in  tal  guisa  obbligandosi  il  lettore  con  suo  disagio  a 
tornarsene  in  dietro  per  molte  carte  a  cercare  qual  sia  il  nome  di  quel 
medesimo,  frequentemente  notato:  e  così  veggo  farsi  anche  in  quelle  del- 
ìfi  SperqrU. lì  povero  Tasso  in  una  diqueste  «u((  lettere  (Pag,  lai.A.ecb'z: 
di  Praga)  confidentemente  partecipa  all'amico  suo  Costantini^  come  a-' 
▼endo  fatte  due  canzoni»  una  al  granduca  Ferdinando,  e  l'altra  al  duca 
Virginio  Orriiil»  ciascun  di  loro  gli  donò  So.  scudi»  e  che  nonfurd^oro\cO' 
me  supponeva  il  Costantini.  Soggiunge  poi  queste  parole:  ,»  dogliomi 
itonditneno»  che  in  tanta  disuguaglianza  di  grandezza,  e  di  ricchezza,  il 
granduca  abbia  voluto  della  liberalità  esser  pari  a  D.  Virginio,  non  a- 
Teiuloàlcuiit Riguardo  alle  oomposizÌQni»che(no/i)  erano  eguali  »».Co8Ì  le 
Miine  de*>v|kleiitapmini  sanno,  anche  modestamente  parlando»  eternare  i 
fitti  piccoli ») ma'  poco  onorevoli  ai  grandi .  Si  potrebbono  estrarre  molti 
#  notabili  panrticolari  da  queste  lettere;  sed  ohe,jam  satisf  Chi  proccuras* 
ienna  nuova  edizione  a  parte  di  tutte  le  lettere  del  Tasso,  ma  ben  di- 


.  ti ' 


riDviiie;  còme  ri  ricsva  dsUa  dedicszione  del  Seerecsrio  fatugii  dsl  Vimctnn,  t 
mi  iÀhto  \j' àt\}» ■  Leiteri  f€miiÌMri  del  Tasse.  Dilcttofii  particolarmeoce  di  poe- 
sfbHtÉlrtttt.e'ia  essa  scrtise  asssi  beae,  mericandoae  in  più  occstioni  le  lodi 
dell*ailifco  TerqeatoX  Tom.  X.  Fene\ia  presso  Stefano  Monti  17)^.  in  4.  pag.  ). 
74*  ),  di  cui  cdmplW^ro  ttltimamente  alla  luce  cziix.  Lettere  familiari  noa  più 
ftaiapàce»  tratte  dai  codici  della  libreria  ducale  ettente,  e  comanicate  dal  f em- 
pi^* benemerite  sig.' ilftffjisfì  allo  stampatore  Stefano  Monti  ^  a  fine  di  giovare  al 
féMjM^-e  di  kedlrascere  credito  e  lattro  alia  copiosa  ed  sione  di  tutte  l'opere 
del  Tasso,  dal  Monti  già  terminata  assai  nobilmente  in  Vene{ia^  compresa  in 
fl^.{fjrpffi^  ia.i*«  fCÒA  u  direaioae  del  Seghei^i,  e  di  qualche  altra  persona. 

'^l^Xl^ «disio a«  di  Frog^  ohe  anche  preseatem«nt^ sta  tal  mio  tavolo  mon  è  %\  certode- 
«loaia  al  piTncipft  eUttoral  palatino  volfatifo  GugUólrno,  ma  beai»  al  s^reuiss     Duca, 
^lffrÌ4Ì9^  dxì  Costantino  fte|io,  il. Qui  vero  aome»  e  no*  quello  AM'Agitatn^  le^geti  ap- 
piè della  dedicatoria. 


i89 

*^  *  Em  Venezia  1 564-  tomi  IL  voi.  i .  in  8.  senza  Stampato^ 

re^  che  però  è  Comìn  da  Trino  di  Monferrato  (  i  )  (a).   L.     6. 

Lettere  volgari  di  M.  Paolo  Manuzio,  divise  in  libri 

IV.  In  Venezia  (al segno  d'Aldo  )  1 56o.  in  S.  ediz.  IL  (a).    6» 

•  Lettere  volgari  di  Aldo  Manucci  (il  giovane).  In  Ro^ 

ma  presso  al  Santi  iSga.  in  4.  {^)(d)*  8. 

sposta  in  4*  f  e  fornita  del  bisognevole /?ro  morehodiemo  cultioris  typagro' 
jffdae^  per  dirlo  con  le  parole  di  un  intendente ,  renderebbe  singolàr  be- 
neficio al  pubblico. 

(i)  L'insegna  è  nn  fascio  di  frecce  col  motto  unitds^  e  fuora  d'intorno: 
frescunt  eàhcàrdia  parva  (ft"^.  Simile  insegna  porta  l'edizione  II.  degli 
Annali  di  Pdpirìò  Massone- 

(2)  La  prima  fu  fatta  da  Bartolommeo  Cesano  in  Pesaro  nel  i556.  in 
8.,^  e  tra  esse  vi  corre  qualche  diversità  {e*). 

(3)  Già  notammo,  che  il  giovane  Aldo  chiamò  se  stesso  Manuzio^  Ma* 
nucciy  e  Mannucci.  Il  vecchio  Aldo  parimente  in  alcune  delle  sue  edi- 

• 

(«)  Ci  è  chi  sggtogne  a  questa  seconda  edizione  an  terzo  tomo:  ma  con  erro* 
te,  perchè  qneito  terzo  tomo  non  si  è  mai  veduto  né  mai  fìi  stampato. 
•  {h^)  li  motto  intero  airintorno  è  :  Concordia  parva  res  crescunt .  L'i/iscgna  ci 
dà  a  conoscere  lo  stampatore,  che  fu,  come  ben  lo  asserì  Monsignore,  Comim 
da  Trino ,  il  quale  la  usò  anche  nella  sua  edizione  delle  Letterw  del  Btmho  V  an- 
no medesimo  1564.  ed  in  altre.  Più  strana  è  rinscgna ,  spiedata  dal  Bartoli  neK 
la  prima  edizione .  Vi  si  rappresenu  un  cerchio  attorniato  da  zvc.  stcUe  e  yotm 
ael  mezzo;  di  sotto  al  di  fuori  vi  stanno  disposte  in  figura  piramidale  le  ziii* 
prime  lettere  dell'alfabeto ,  e  più  basso  il  motto  Sciemiarum  JEtemitas  •  Del  ComtUa 
AÒ  veduta  una  bella  medaglia  di  bronzo  nel  museo  cesareo.  Dal  diritto  intorno  all' 
a/figic  del  Contile  si  legge  ,  Lucas  Contilis  Ciionius  Si  dice  Citonius  da  Cetona  sua 
patria  nel  sanese  antico  feudo  della  sua  casa,  per  colpa  de' suoi  maggiori,  sicco- 
me  egli  stesso  se  ne  querela,  dall'antico  lustro  e  splendore  gii  decaduta.  Nel 
rovescio,  per  quanto  me  ne  ricorda ,  vi  sta  un  monte  erto  e  scosceso,  nella  cui 
sommità  scorgesi  una  figura  donnesca,  e  quella  forse  della  Virtà,  col  motto  ali' 
intorno,  Ardens  ad  jEtera   Vinus  . 

(e*)  La  prima  edizione  non  fu  fatta  in  Pesaro  dal  Cesano  %  ma  dal  medesimo 
Paolo  Manuzio  nella  sua  stamperia  di  Venezia  iffé.  in  8.  (*)  e  \t  Lettere  vi  so- 
no divise  in  tre  libri.  La  diversità  pertanto  che  passa  tra  la  prima  e  la  seconda 
edizione  manuziana ,  non  è  si  poca  come  Monsignore  la  suppone  ;  poiché  la  pri- 
ma non  contiene,  se  non  tre  libri  e  la  seconda  ne  ha  quattro .  Le  £^f//r«  del  quar- 
to libro  furono  scritte  dal  Manuzio  dopo  l'anno  iffé.  e  però  non  potevano  esser 
comprese  nella  prima  edizione  di  Venezia  ,  né  in  quella  di  Pesaro^  uscite  I*  anno 
medesimo.  Paolo  dedicò  l*una  e  1*  altra  impressione  ad  Antonio  d*  Avila  o  De* 
vila ,  gran  contestabile  del  regno  di  Cipro  e  padre  del  fomoso  istorico  Arrigo^Ca* 
tcrino-'Davila ,  siccome  nella  viu  di  lui  ho  chiaramente  mostrsto . 

(d)  Questo  stampatore  avea  per  insegna  Roma  galeata ,  sedente  sopra  un  muc- 
chio d'armi,  con  l'asta  nella  sinistra  e  una  figura  ài* Mercurio   alato  e  petasati , 

(*)  Però  eiiste  sicuramente,  ed  io  l'ho  veduta  l'ediiione  fatta  dal  Cedano  Tan.  x556.  in 
8.  colla  dedicatoria  del  Menagio  al  «ig.  Antonio  à'AQlla  dalla  quale  tcor^eai  ebe  allora 
per  la  prima  volta  ei  mandava  aUa  luce  queste  tue  lettere  . 


Lettere  volgari  di  Monsignor  Paolo  Gìotìo  da  Como 
Vescovo  di  Nocera,  raccolte  da  Lodovico  Domenichi. 
In  Fene zia  presso  il  Sessa  i56o.  in  8.  (a).  L.     3. 

Lettere  (civili)  di  Cirolamo  Muzio  Giustinopolitaao 
libri  IV.  In  Firenze  per  Bartolo mmeo  Sermartelli  1590. 
in  4.  edizione  IL  (b).  8. 

8Ì00Ì9  registrate  negli  Annali  tipografici  Ai  Michele  Maitfaire  tolte  chia« 
marsi  in  latino  MtMmtius^  e  anche  Manucius.  Così  Boccaiiùs,  Coloiius^ 
Allatius  in  latino,  A  dissero  in  volgare  Boccacci^  Coloc€Ì^  Alloca. 

adii  destra»  e  la  su  a  piedi  b  Lufd^  che  allatta  Romolo  t  RgmQ»  Questa  mede* 
sima  insegna  ti  è  Tedata  dìanxi  nel  frontispizio  della  nuova  scelta  di  Lettere  di 
diverti  sotto  nome  di  Bernardino  Pino ,  stampate  nel  1 574.  e  oacita  ancora  si 
Tcdrà  nei  doe  tomi  delle  Lettere  facete ^  raccolte  àzWAtanagit  dal  Turchi  ifti. 
e  ij7f«  e  tanto  quelle  ,  quanto  queste,  ia  Fene^ia  (senza  nome  di  stampatóre) 
ia  t.  Non  sa ,  se  dairnnifermirà  dell'insegna  si  abbia  ad  arguire  l'identità  dello 
stampator  veneaiano  eoa  quella  del  romano  che  fu  il  Santi  • 

{a)  Nel  libro  primo  delle  Lettere  facete^ ^  raccolte  àM  Atdnagi  pag.  ^4.  if|. 
scaano  xaxiT.  mtere  di  moosìg*  Gtovio  (  edia.  L  ia  Van.  pet  Éotipiittù  ZalAa^ 
ri  tfSi.  ia  $•}  oiona  delle  quii  si  legge  nel  prescate  Toliime,  pubblicato  dal 
Domamcìd  •  Le  iettate  dal  Giovio ,  scritu  in  tarlo  «enera  assai  puticaoiente  »  sono 
la  ma^ior  parte  sparse  di  varie  notizie,  ora  istoricbe  *  ora  letterarie  »  che  interes«> 
sano  i  leggitori»  nitssimameute  nelle  cose  in  quel  tsuipo  oBaoeggiate  e  a? Tenute. 
Molte  anche  sertono  a  dar  più  lume  ai  libri  della  sua  storia  %  Quelle  che  sua 
dettate  ia  istile  faceto  e  piacevole*  iiuramischiate  di  quando  in  qàando»  con 
Aolu  grazia,  di  ceru  maniere  latine  popolari  e  barlescàe,  haa  difficilmeote  chi 
ié  pattggi.  la  akoaeperò  rautoit  bi  scritta  oscuramente  »  e  per  non  essere  in» 
teso  p  se  non  da  coloro  che  seco  erano  la  relazione  di  qu^i  affiiri  e  di  quelle 
persone»  alle  quali   e'teaea  foccUo  e  la  mira. 

(k)  U  Alalia  nelle  lettera  •  con  la  quale  iadirìxza  questo  volume  di  lettere  ali* 
antico  Stto  uodovUo  Capponi  ^  non  k  chisma  cifilif  ma  sacolari;  e  Monsignore 
non  fece  bene  ad  alterarne  raggiunto  contra  l'intenzione  di  lui*  Nel  mio  esem* 
piare  di  questa  tecoada  edizione  non  leggo  il  nome  di  Bariolommeo  Sermarteilii 
l*)  ma  ben  vi  si  dice  »  che  l'opera  fìi  quivi  impressa  a  stanca  di  Matteo  Galas* 
.ai.  e  tompa^  Lihramin  Zucca  ai  Fato  Jtoro.  La  insegna  di  costoro  è  uà  rara, 
ahe  va  iaacquando  alquante  piante  di  fiori ,  col  motto»  a  pocé  a  /eco  •  Il  itoaie 
del  StrntanéUi  non  vi  è  in  verua  luogo,  ma  egli  può  esserne  stato  l' impressore 
H  spese  dal  Galacri  di  Lucca  •  Non  è  però  da  trascurarsi  la  prioMi  ediaione  del- 
le lettere  del  Mm^io ,  la  quale»  benché  contenga  un  libro  di  ,meno ,  ha  però  \ 
suoi  vaoSMg^»  non  eomuai  alk  seconda.  Ella  è  stata  fatu  ia  Fiaegia  presso  il 
Gialiìo  atiSHi»  ia  8»  e  fu  assisti  ts  nella  correzione  dal  proprio  autore;  e  però 
vi^è  .osservaM  ia  sua  ortografia,  assai  alcersM  ucUa  ristampa*  Vi  ^è  di  pia  qual« 
che  lettera»^ eòe  h  stata  0  atfattò  kvsta  o  in  parte  manza  un'altra  adieione; 
e  oltracciò  vi  sta  in  fiaeiiB  cummériot  che  oi  dò  gli  argoaaaati  di  eisscnna  let- 
tera, daiv^aali  si  t^aegono  cftolti  lumi  di  Mssbili  dioostaaaat.Mili  4^^^  inten. 
.derla.  La  prima  edlaioae  fu  indiricta  dat  Mutria  a  I7acsaf<>  Fedeli  ^  segretario 
del  senato  e  suo  amico  fin  dalle  scuole  sotto  gli  stessi  maestri  •  L'edizione  norenti- 

(*)  Eppure  quttto  nomt  li  Bmtt.  SowmmrtwUi  il  ÌMit  Bai  tua  atasplare  il  celebre  Cre- 
vnnm. 


»9I 

Lettere  cattoliche  (con  le  Malizie  Bettine)  libri  IV« 
In  Venezia  per  Giovanni  Andrea  Fahassori   i57i*  in 

4(0W-  L.    7. 

Lettere  (famigliari)  di  Diomede  Borghesi.  In  Pade-- 
va  per  Lorenzo  Pasquati  1578.  inJ^.(b)  6. 

(i)Nefii  fatta  in  Roma  un'altra  edizione  in  4*  piccolo;  ma  perchè 
ix*ebbe  la  cura  Francesco  Nazari  bergamaaeo»  dipoi  morto  ai  19,  di  Ot- 
tobre del  17 14.  ella  non  riosci  conforme  airanimo  signorile  di  ohi  l'ave- 
Ta  ordinata;  onde  chi  ha  la  prima  te  la  tenga,  perchè  è  migliore  dell' 
altra  (e*). 

na  Bicica  fiiori  più  aoai  dopo  la  morte  del  Musalo  p  vieii  con  dae  lettere  dedica- 
ta a  Lodovico  Cappottii  la  prima  da  Cianframesco  Luccki  in  data  di  Roma  ai 
XXII.  di  Luglio  1585.  e  l'altra  dal  Mu\io,  scrìtta  dalla  Panertna  ai  xzxy.  di 
Ottobre  lf7^  un  f;roiso  Tolume  di  lettere  del  Muiìo,  tutte  inedite,  ch*io  feei 
trascrirere  daifa  insigne  libreria  Ricardians  di  Firem^e ,  contiene  molte  particola- 
rità  ebe-per  altro  non  si  sanno,  spettanti  a  illostrart  la  ?ica  dell'autore,  e  in- 
sieme la  storia  letteraria  del  ano  tempo  •  Ne  parlerò  di  vantaggio  ia  altro  lae- 
go  ed  in  altra  occasione ,  se  Iddio  mi  concede  vita  e  salate  • 

(4)  Il  primo  libro  di  queste  Lettere ,  dette  Cattoliche  ,  perchè  quasi  in  tutte  si 
trattano  soggetti  di  dogma  o  di  disciplina  cattolica ,  è  come  una  cootinnazia- 
ne ,  0  sìa  un  auinto  'libro  delle  Vergeriaae  del  Mu^io .  In  una  di  esse  (  pag. 
141.),  che  è  l'ultima  del  terzo  libro  scritta  a  Domenico  Venterò  ^  dà  egli  «n  ea*- 
ttlogo  dell'  opere  sue ,  si  stampate  che  maaoKrkte  e  fra  queste  tì  nomina  vn  d» 
tre  suo  Telarne  di  Lettere  mandate  al  sacro  concilio  di  Trento  per  risposta  del- 
le eoM»  che  tì  si  trattavano,  deUc  quali  per  ogni  corriero  glie  n'era  data  ialer* 
aMzione  da  Antonio  Elio  »  suo  eoocittadiao  •  patriarca  di  Gerusalemme  e  prime 
prelato  nel  concilio  dopo  i  cardinali;  notizia  sfuggita  all'occhio  del  Fontanìni, 
che  per  altro  non  avrebbe  mancato  di  darsene  vanto .  col  dite  che  gli  scrittori 
delle  cose  spettanti  al  detto  concilio ,  hanno  ignorate  oneste  Lettere  del  Mayo^ 
delle  quali  avrebbono  potuto  assai  utilmente  servirsi  .  yeesta  lettera  al  Veniero 
(  P*g  ^4f*  )  è  in  data  del  primo  di  Settembre  ijé^.  nel  quel  tempo,, da  tre  ae- 
I,  ni  in  qui ,  dice  egli ,  ia  benignità  di  nostro  Signore  (Pio  V.)  mi  trattiene  eoe 
t^  onesta  provvisione ,  senza  aggravarmi  di  cosa  altra  :  acciocché  io  possa  atten- 
„  dere  allo  scrivere,,.  La  morte  di  quel  santo  Papa»  gran  protettore  dd  Mn^io, 
lo  fé* ricadere  nella  sua  prima  indigenza,  per  essergli  atata  sospesa  dal  auccesaore 
quella  provvisione  che  erai^  tttù  onesto  •  prietpaleaosteotameato.  Verso  «n  letce- 
fita  cosi  benemerito  e  dento  a  <utt*altto  aver  doveas»  riguardo ,  che  ad  un  m& 
schine  risparmio . 

(^)  Did  Borghese  nono  dedicate  con  una  lettera  e  con  IIL  sonetti  a  Bianca 
Capello t  non  ancora  gran  duchessa  di  Toscana,  dei  cai  strani  avvenimenti  leg- 
gonsi  due  curiosi  racconti  tra  le  dugtnto  Novelle  di  Ceiio  Malespini  (  ?«  IL  pag. 
t7f.  179.  )  stampate  in  Venera  al  segno  dell*  Italia  1^9.  ia  4* 

(e*)  Il  Naxan  non  tiovette  esser  molto  in  grazia  del  Fomamim ,  il  quale ,  iscw 
come  rappresenta  gli  svantaggi  della  seconda  ediaioae,  ha  passati  in  silenzio  i 
Taiftaf^,  che  iella  tiene  sovra  la  prima  ;  e  sono  che  la  feconda  ha  rimedhifie  al- 
la difficoltà  di  aver  l'altra  Stampata  in  tre  diverse  città ,  e  insieme  ha  faciliuee 
il  ritrovamento  delle  cose  più  importanti  contenute  nell'opera  con  nM  ioyoU 
soia  •  laddove  bisognava  andarle  con  più  fastidio  ricercando  in  tra  divecsi  indk^ 
ei  separati . 


19^ 

-  -  Lettere  (discorsive).  In  Padova  presso  il  Pasquati 

i584«  Parte  l.  in^.  L.     5. 

--Farteli.  In  Ven.  per  Francesco  Franceschi  ih^^in^.  5, 

--  Parte  III.  In  Siena  per  Luca  Bonetti  i6o3   in  4.       5. 

Lettere  di  Sperone  Speroni.  In  Venezia  per  Giamba- 

tista  Ciotti  1606.  in  8.  [\)(d).  a. 

(i)  11  Tasso  (discorsi  del  Poema  eroico  libro  II.  iafinepag.  54*)»  u^"" 
ino  onorato,  colmò  sempre  di  sincere  e  gran  lodi  lo  Speroni^  gloriandosi, 
come  suo  privato  discepolo,  di  aver  frequentate  in  Padova  le  sue  stanze» 
e  da  lui  appreso  molto  dell'arte  poetica.  Di  più  il  Tasso  nel  passaggio, 
che  Timperadrice  Maria  d* Austria  fece  per  Padova  nel  i584'  a  cui  egli 
scrìsse  allora  un  memoriale,  che  si  vede  scampato  nelle  sue  lettere  della 
edizione  del  Segni  pag.  Sog.  disse  in  un  sonetto,  che  in  tale  occasione 
compose,  bastare,  che  Tltalia  per  mostra  della  sua  gloria,  presentasse  all' 
imperadrice  due  suoi  personaggi  in  valore  e  in  sapere  più  rinomati  de- 
gli altri,  Alfonso  II.  figliuolo  di  Ercole  II.  duca  di  Ferrara,  e  lo  Spero^ 
ni,  amendue  i  quali  allora  si  trovavano  in  Padova, 

D*  Alcide  il  figlio^  e  degli  studj  il  padre.  ..     ' 

Maggior  lode  al  certo  non  potea  mai  darsi  allo  Speroni  ,  che  in  chiamar- 
lo, degli  studj  il  padre.  E  pure  l'invidia  della  gloria  del  Tasso^  benché  sii 
grato  e  ossequioso,  fece  cader  lo  Speroni  in  tal  debolezza  di  tacciarlo  in 
queste  sue  lettere  (pag.  iSo.  i5^.)  di  arrogarsi  le  cose  di  lui(i'*').Lò  Spe^ 
rohi  ci  serva  di  documento  per  andar  cauti  nello  scriver  certe  cose  eoa 
lusinga  di  star  segreti,  perchè  le  lettere  si  conservano,  e  il  tempo  le  fa 
Scappar  fuora.  Il  cardinal  Noris  mi  disse  una  volta  di  non  iscrivere,  né 
risponder  più  alletterati,  perchè  stampavano  le  sue  lettere,  le  quali  ben- 
ché dottissime  e  degne  di  luce,  pure  alla  sua  modestia  non  piaceva,  che 
ai  stampassero.  Questo  però  va  inteso  con  distinzione,  essendo  alle  volte 
ben  fatto,  e  propriamente  disposizione  divina,  che  di  certuni  se  ne  con* 
eervino,  perchè  la  divulgazione  delle  medesime,  unita  ad  altri  particola- 

■ 

(a)  Edizione  scorrettiisiroa  e  raccolta  impet fetta .  Lo  Speroni  fa    sempre    reni* 
cente  a  dar  fuori  le  cose  sae ,  e  fino  a  tanto  che    visse  •  non  permise  che  uscis- 
sero dal  tuo  gabinetto,  né  egli  le    comunicò,  fuorché  a   pochi  e  coofideatissimi 
amici  .  I  suoi  x.  Dialoghi  e  la  sua  Céuact  gH  furono    carpiti    e   sumpati    senza 
sua  saputa,  anzi  centra  il   suo  proprio  volere,  e  si  sa ,  quai  doglianze  ne  fece  e 
qaai  auerele  ne  mosse  •  Ma  se  ai  alcuna  cosa  d6l  suo  fa  geloso  che  stesse  ascosa 
e  sepolta ,  lo  fii  in  particolare  delle  sue  Lettere ,  siccome  può  ricavarsi  dalla  pri- 
ma di  questo  picciol  volume  scritta  a  Benedetto    Ramherti  •  letterato    veneziano  , 
il  quale  avéalo  più  volte  solleciuto  a  vincer  cotesta  sua  ripugnanza .  In  essa  let- 
^Èm  lo  Speroni  si  avanza  fino  a  riprender  generalmente  ogni  pubblicazione  di  let* 
ieri  famigltari»  come,, opera  perduta,  cioè  che  non  giovi,  ne  diletti,  oè  onori  i 
Mmpoffitocii  né  dia  favore  o.  autorità  alla  lingua  volgare  m  cojitiaaaado  poscia  a 
dar  prove  'dì  tal  suo  parere ,  che  a  pochi  parrà  plausibile .    . 


Lettera  di  Niccolò  Martelli.  In  Firenze  a  istanza  deW 
autore  1546.  m  4-  Parte  ( solamente )  (a).  L.     ^. 

Lettere  e  rime  di  Vincenzio  Martelli.  In  Firenze pres^ 
so  i  Giùnti  i563  in  4«  (^)-  xo. 

E  ivi^er  Cosimo  Giunti  1607,  ^^  4  (*)•  6* 

ri^  possa  còl  tempo  istruirci,  e  far  conoscere,  «he  furono,  diversi  in  segre- 
to da.  quello,  che  per  secondi  fini  si  studiarono  di  farsi  credere  in  pubbli- 
co: anzi  ipocriti  ancora  e  talvolta  eretici  clancularfj  per  dirlo  con  voce 
latina  espressiva:  e  gli  esempj  non  mancano. 

da  quel  giusto  sentimento,  che  si  eccita  anche  negli  animi  più  moderati  e  composti  in 
vedersi  da  altri  nsarpate  le  cose  soe.  Le  lodi  date  allo  SptrwmiàiA'Taisé  e  la  confessio- 
ne fattagli  da  esso  di  aver  frequentate  in  Padova  le  sae  scarne  e  di  aver  appreso  da 
lui  molto  delVarte  poetica ,  non  gli  parevano  ^un  compemo  equivalente  al  torto  « 
che  pretendeva  aver  ricevuto  dair  altro ,  il  ouale  aoo  svet  specificato  quai,  fosse- 
ro iti  particolare  le  molte  cose  appreié  »  ma  dettolo  cosi  a  mena  bocca  e  in  ter- 
mini vaghi  e  generali:  di  che  scrive  lo  Sperona  et  averlo  rimproverato  (  Lettef 
eccLXfttJ,  tom  v.  pag.  430.  )  essendo  in  Roma  alla  Minerta  ;  e  n  chi  di  ciò  du- 
bitasse, nota  qui  il  moderno  scrittore  della  vita  dello  Spetém  ^psg.  zLvi.)  ìeft» 
ga  i  pochi  pexzi  delia  poetica  che  si  sono  dati  nelle  sue  opere  e  poi  leggendo  le 
cose  del  Taito  (  Tom.  v.  psg.  fts.  fai*)  sopra  il  poema  eroico  (  s  Scipione  Coa» 
Kàga\  vedrà  a  quali  fonti  s'ihAìs  egli  btffttto„«  Anche  il  Ceèm  nel  suo  DimtégQ 
de!  Poema  eroico  pag.  \$.  fa  dire  s  don  PHipim  MartiniMgo  9  che  il  Tasso  a- 
veva  udite  le  regole  e  i  termini  della  pdcticd  nelle  scuole  dolo  Sjperoai.  Sa  fittta 
gelosia  delle  cose  proprie  è  naturale  a  ciaicnnò  •  e  mal  volentièri  ai  sofie ,  che 
altri  le  usurpi .  Da  questo  (atto  il  nostro  Monsignore  conclude,  che  lo  Sparom  d 
serva  di  documento  per  andar  canti  nello  scrivere  certe  cose  eoa  lasiogp  di  star 
segreti,  perchè  le  Lettere  si  conservano  e  il  tempo  le  £1  Ksppar  (oota:  du  tfari 
da  questo  fiitto  meglio  concluderebbe  che  il  Tasso  ci  serva  di- documento  per  da^ 
re  ad 'ognuno  il  suo  convenevole,  perchè  il  tempo  fii  scspptr  inora  Is  venta  del- 
le cose  ,  in  cui  taluno  si  lusinga  di  star  seareto  • 

{a)  ir  pnmo  librò  delle  lettere  di  Niccolo  M^rtelUi  cosi  nel  firootispisio ,  dove 
pur  si  vede  il  ritratto  di  lui .  Non  ci  è  nome  di  stampatore ,  umi  questi  fu  il 
Doni  :  di  che  è  facile  il  riscontro  con  gli  altri  libri  sumpati  da  lui  neglii  unni 
1544  e  if47-  Il  Martelli  da  giovanetto  sedò  a  Roma^  io  tempo  che  vi  era  ^m^ 
tro  Aretino  d'anni  iiviii.  il  quale  postogli  affetto  «  compose  in  sua.  lode  un  ca- 
pitolo e  insieme  lo  confortò  a  entrai^è  nel  dilettevole  campo  dello  poesia  tosas» 
Éa.  fu  tni  poscia  riùsd  piò  che  metfaanamente  felice*.         ^ 

(^)  Nel  mio  esemplare  della  seconda 'edixiooe  sta  téoói  Cénsio  Iriaati  Is  dedica 
o-  rinceniió 'Martelli ,  nipote  dc-irautoiC:  liis  h  prima  fii  dcAcaca  da  Boccio 
Martelli  suo  fratello  a  Ferrante  San  everino  principe  di  Salerno ,  nel  cbi'  sewigio 
stando  Vincenzio  scrisse  gran  parte  di  queste  sue  Lettere  e  Rime  •  A  Coumo  Cioth 
ti  naila  ristampa  piacque  di  variare  con  1*  ortoarafia  e  col  titolo  l'ordine  primo , 
mettendo  le  Lettere  avanti  le  Rime  e  tanto  dall'une,  quanto  da'l  altre  levò<wvia 
h  tavola^  che  prima  vi  stava  impressa  ^  Sotto  esso  Cisisio  la  stamperìs  A^QiBn- 
n  decHuò  molto  dal  suo  sntico  lastra cf  iplendore*  '- ^    '   -• 


'.';        *i 


(^)  8i  cit%»«  ddlU  Criiioa. 


Lettera  ex  fAunéèo  TalMfteL  1%  Vimeti^  frts^z^  iiCc^ 


I j)  Vi  «cH&v  •It»'  mium  ^riió^vi  itti  GttBim^eéj  DmmBckmCS^tB  ii^^i 
#;c«4r  v>4-du<r  «  i^fj^tUTe  %k? ffìs^rmmKw^  del  ai««Lr»  OftAn»  isiUn»,  i»  òri 
4<i»4i»  •  wa  ^nhèig  pfiy>ifiìrfi^»ta  principe éeepanigMC] 

e4i»v«^  pr'umM  lkUa»e  i«  Psngi  4m  CmHm  Siffmmm  UMmtjmMam  dd  n  adT 
MM»<^  I SS3  MI  4^  #  à^^c*^^  reciuu  dbiraatofe  ia  Coa^p^^v^  nel  I>jce-9d»rs 


(4r>  AMè*  fii  «Mi  fMt  «Man  fiM  lifflitjio  3  «ab  dcLa  pni 
dk  f«Mi#  i«iior«»  il  ifgdb  4wr  €mi  m  ééU  Lcttca»  di  Jl  CUmJìs  T». 
^  m^ «#••••.  ton»  dMiÉHiMMa#  imtmmià  csoo  rof£ae  ^dTortognia di 
M  #frrà«#  Mi  ai  6p0«#  iMMte  #  itfir  MMipve  da  ##iw  Bcx^v^ian, 
^Sti^m»  imfm.ÉÈtm  étmmt  b  mA  anérin  »  ocavs  da  asa  ktscxa  £  oaa 

•  M.  Mi«#  i2iW  fM»  M  fM  di  MW. 

(i>^  E  «M  tiMM»  di  Ehmgmf  e  CanMfi#  òdìfutiuà  di    Vcnes^  ari  Hl^ 

(^j  i#  tliw  mmm  eéimoài  dd  tfi^fii»  ìom  ddifn.  1551.  e  iftf»  oiteia 
t^  Da  yetrt  m^imiì  idiÓMÌ  è  itala  ktaaa  la  ftrafla  crwgr^,  iaovdam  dal 
TéUmsi  aaiU  fff«a#  cona  aofità  di  smIio  wLanao  ricoaoariata,  e  dì  oiaoa  « 

•  paca  aciiifà<#  la  caia  — ar  joliarai e  1?  iacaiuiaao  gli  a  Tocali  e  coninaaati  y 
MM  fcr6  difCfluniaait  db  ^^ailo,  cW  aaolli  il  Trisùrns,  ai  qaali  ac  valla  agia- 
fMrc  ae cerai ,  da  lai  deci»  lèqnidéi  flMdì  pia  il  A/c^mì  v'iatrodaiM  r«  aper» 
U  éV g  cUai»/  daaMcali  i ,  l'aaa daru  /ifaiia  a  Taltca  para;  dac  {  diirctae, 
Vm^kt  ff»$$d^  rricra  #acif7#)  la  t  smù€4  a  la  aaaiw;  a  finilnirnir  la  f /an^  e  la 
fffgiuàM.  Oaai  a.  aai#  ca  attaiMa  ni  loqparaca  e  ad  anca,  aa  alEdwto,  iatnl. 
ciafa  é^mmm  caiiricliwii  a  coniditftr  ,  ccosa  le  ^uli  aippiaai  bggefc  e  prò- 
#MCÌiffa»  m  Sm^^mmftiàm  éi  tam  a.prihada  e  iccivcadb.  La,  iccoada  cdkioaa 
del  Gi0lii0  fiomHU  aai  aaora  nprn^^  di  istufg  alla  prioia;  aia  qaect'agg^io» 
la  caoiicia  oalla  cola'  atiioia  laccare  dd  TaUrnsi ,  icriia  id  Miuawdro  Gmi^U 
ai/ ^  geatiiaaaia  iiaeic  •  ocila  qaile  ci  diciiiara  clie  coeciccto  dag^i  aaùci  e  eoa 
aaimo  iMaara  picao  di  riaiora  e  ii  gelaaia  «  atea  tacciata  correr  ia  pabbitco  ù 
a^aia  iella  eoa  latterà  „  aaa  mai  iif  edace  «  ooa  aBuaeodaect  aoo  rip9rgs#tef» 
aooldiadola  a  tea  aaUci  eaoi  »  dlT  qitcU  icau  ci  £dàTp  »,  acciocché. ^'no  n  pigfiaa. 
•ero  II  Mae  41  li  vederle  adi  Fipalirla,  ricconn>MÌidgIffrp  ìf  gfrùcolate  ronoc 
laa  e  che  niani  ptrfe  vi  fene ,.  la  «ila.  iiOwaUM  A  ¥^fmMta^i  tuiu  la  quii 
pratCNiliaiia  ti  duetc»  l' ligiiifiaeia.r  laiiiian  fh"  oUie  ^dau'aTer  o^rfjiia  aclU 
primlMdAiioiia  Mie  Mie  leMeae  éaeUa  MjHH»*  y.a.G^hM  Cwma  ^  è^x. 
IA  cai  vi>diiigni(ida  la  miaiara  AgofMmo^o^  «i  P^t0|M  iotrodarre  in  Siémt 
•Mipeirii»  cmIi  m  ai  avana  a  epereia- lanfi  darcjroleua.Qaciu  letteroichc  poi 
k  Mite  omaNa  aeUa.mioari  edliiooi.«  coaviao  credere  e|ia  toMe e Diiciuta  li  eigno- 
il  deUa  BdÌ4  dk^fieoaiakcbe  enMdoieM*  Umaaiati  ooa.  ùii^cio  lo  iveue  ob- 
Miglio  a  leaiaiiim  M  aMoUo  cU  iippt»«4  Ma  to£  vii^ilLi  poiufiori  imprea- 
iioni  tre  le  qaili  e  li  primi  pmanrt  |lin  rtiffirpnTr^TOi/^  -^j.^^-^  importia- 
Il  I  con  iiviatiggio  di  quille  • 

(^)  Il  Oreieaaa  ei  «fvtru  eht  ia  fiat  ii  patito  liJ>ro  il  ^ ocH  )  Tira»  lèfpni,  sf6e. 


l^s 


HeUe  Lettere  fumiliari  del  Commendatore 
Qaro»  volume  I'(eII.)  Jn  Venetia  presso  Aldo  Manuzio 

i57A' .1&75.  in4' (i)*  I^>     8* 

dall'attBO  antecodtoté  i5ft|.  L'aptttteta  IP'ey^m^  accrebbe  ^lia  ti  To« 
tomnui^  scrifrnJp  enaie  oHiitra  qaette  eiie  lettere  oatiolìcfae.  • 
^    (1)  Bkiiiione  |mù  belLi  éeUe  «kxe,  iiendìè  V>emUM  tìa  I0090  nel  ^ 
nt(a*).  U  BÌpote  Giamhatista  nella  btttra  prkna  ni  cacéinal  4^rolam^ 

{^*)  «  ]E  Ì7i  jmtip  BtnutràQ  fiiftnti  e  fotdU  i|9x.  i^,  4*  c(b*fd^e  ^ei^t»  nd 
f^ffithl/$no  d^ly^c^^itmìtL  4ella  Crusca*  ,..'*.., 

'^  E  ili  Padova  prfsto  Giuupp€  Cominfi  tyif.  T^lomllL  là'  t.  'conta  tlu  ddl* 
astore  fcritta  da  MasMiro  Zìiioli  e  eoa  le  tefdmoohfizè  di  direrii  e  con  la 
Cfyola  delie  cose  notabìflì  :  editìone  rifau  aoch'caia  a4  FW^M^trle.^ 

*  B  ivi  i7ir-  folMÌi  III.  ia  a. 

Qite«o  volarne  «ano ,  compilato  dai  diligeoce  Seghoffà  *  reade  ia  preaesaa  «adi» 
aìone  pregevole  aopra  l*. altre  «  poicbè  oltre  alia  novella  FiudelCfriP»  acciua  eoa 
molta  ciateua  e  politezza  da  esso  Segkqx^  ^>  ^  molte  lettere  del  Caro  p  d'Iattri 
a  loi,  non  comprese  a^dae  precedenti  vojQi^ipCoa  Ug^OfTita^Sì  cz^^rii. flette- 
re di  monsignor  Giovaci  Gtudiccioni  9  perla  maggior  parte  lìon  pift  stampate  e 
acritte  forse  dal  Caro  ipedetiiÉp  die  |dipra  ^a  sao  eeemurici  (^) .  T$ni^a^o  ora 
aHa  edizione  del  Manii^ht'VA  ne  teiigò  hn  esenaolare  lei  isfi*  e  timi  ^s)  ne 
ho  vedati  e  catti  aeaza  il  longo  arrata  amI  fine  cmc  il  FontMéim  ka  aaiervzco  in 

JaeUa  dei  if7&.  il  rfcua  mi  fii  .peÀaan»  clic  Uaa  eaaer  poaaaii»  le  ediaioai  JUdimt 
I  qawfe  lettere  del  Cene  •  Avsò  med#  di  asaieorarmene  col  riac^Atr^  •  Dgai  ^qal 
volta  mi  dia  per  mano  ^^palla  ctn  nsi  aw^^Nar  Oa  qaeite  Lftun  ctuBaono  atiiRa- 
tissime^  li  f^d«  W^^9  ^  ^"^  &«K  jatpadej^lK  AlÙ'afte  di|  formar  vagli^^^  Ijp. 
dev^i  ifjpsiritf  e  )aaot4  aoche  fi>ése  perito  àélTf  conoscenza  delle  afuicb  maa* 
fS4  9  delle  noafi'  ^on  sofo  area  rapcoftp  un  cofrioiò  iqdsifp ,  ma  cbinf^to^ahèòra 
i|a  ampio  brattato  ,  dlapoaiD  e  4Ìviso  in  tv.  volami  e  agrasiatadieate  peritò  in  ma» 
le,  sèeoada  la  relaaioo^  «lie  ae  ae  ka  da  aa¥  iniìcf'éi.Mté^l^  ÈlnM  %■  ^fe^ 
Sagmimo  reg[iacraf a  nel  toaio  Y.  deUa  Sylhgfii  €pmoUamm  ,  aaecoiaa  '  é  pai>Uicata 
4m,Pi^r  Burm^m  (lekh  ^^  $$mfl€l  JU^m^ùu  1747.  .i#.  aO  PAg*  7ìpf  Hfdfmi 
ante  ieeennium  Roma  ,  cosi  racconta  il  facto  l' Einsio  »  a  librarlo  ^aodap  ^^iuar 
volwuina  m49ft  Wancièaiii  Cari/^rAf^^  in,^ufè^f  yir  ^f,U^f}VfWl  ff/m  ucfia- 
riam  magno  eonaiu  ìUustrab^ti  prim^ijn  yptùmtn  circa  famiti'as/iltustrfd  u^ìf'of^ 
aipatttr:  stcumiim  nummof  Augé$torum\  'J^miÀruM  tenìùm  OffiipéÈàfx'  fiatiuài 
in  Gracis  iilastraniif  armÈ' iòtum  .Eà  ftm  ìu^ufràpé  fkrìM^ 
U  smperiofit  umfgarimù  faM##  Mr  f^hHé  •  in  pUii»fUe%  '^ua  ai  fantìiià^^vète^ 
ptrtintham  •  f/nlniamm  ^omgrms  ^sirwmnotàhu  mmngui^f  at  altarmm  aiterimw  'un» 
mU  snhUgissé  sit  vtresimiU»  autquoi  magis  cniUertm  ex  Dclphinì  Gentilit  seri- 
mas  ntrmnfna  pf^fftiiu»  Mam  Mam^tMis  Cmii  i^cnimm  im  Aae  H9k4iarmmr  §ent9m 
mdii  pUna  i§n0U  «se,   aa  thfiwm  ÀmpaedMofUi  askùihs  Miiaér  hataarit  .opi»H 


i  ì:"v 


«al 
•i 

mùUff 

iman  vAsoam  ia  B.  cem*  le  anteo^dnitt  sm  lece  il  1714. dalla  aaiùoComlwe  «Im  l'anBoep* 
nfsfo  U  altri  tf  TolaesUa  •.4i«4v  par  UifMriie^  v#lta  eUa  laM  U  •a^l^#  4«9i4eaate  !•«* 


196 

Lettere  di  Adriano  Politi.  Tn  Roma  per  Jacopo  Ma^ 
scardi  1617.  il»  8.  Parte  l.  {solamente),  (i)  L.     4* 

da  Correggio  si  scusa  di  non  poter  dar  fuora  le' lèttere  di  negozj ,  a  fine 
dì  non  pregiudicare  al  senrigio  de' padroni». per  li  quali  dal  zio  furono 
scritte.  Il  commendatore  dice  il  medesimo  {JLU^o  secondo jH^f.  84-  i55. 
a^S.)  a  Paolo  ManwUo,  al  Ruscelli^  e  a  Lama  BaUiferra^  che  gliele  a- 
Teano  dimandate:  e  pur  elle  sarebbono  ora  le  più  gradite*  Da  queste  let- 
tere si  vede,  che  il  Caro  fu  in  alta  stima  de'niaggiori  personaggi  in  dot- 
trina e  in  dignità,  «che  fiorissero  allóra:  opta,  la  quale  non  può  riferir- 
ai ad  altro y  che.  alle  sue  Tirtù.e  qualità  personali.  Egli  mai  non  parla 
di  sé  con  vanti  grammaticali,  come  Vavrersario  {Apologia  del  Caro poF^ 
gina  i9%  Libro  seco/alo  pagina  i38.  i5^.);  ma  sempre  con  umiltà  e  mo- 
destia. Fu  fatto  commendatore^  e  cavaliere  di  Malta  dal  papa ,  ma 
scrivendo  al  gran  maestro  deirordine,  dice,  che  volle  esser,,  legittimato  e 
riconosciuto  per  dipendente  dalla  religione,,.  Col  Ruscelli  si  esprime  eoa 


oato  del  Coiteheho^  asiierendo,  obe  il  Caro  prima  fu  dì  povero  e'basso  sta- 
to.  Chi  parla  in  tal  guisa,  verrà  certamente  dalla  casa  Anicia.  Ma  la  guer- 
ra offensiva,  incivilmente  mossa  dal  Castéhetro  al  Caro^  fu  ella  forse  di 
quarti  di  nobiltà,  e  non  di  cose  letterarie,  ansi  della  gramatica  più  ca« 
irillosa  e  ridicola,  che  siasi  mai  sentita?  Come  dire  che  il  Petrarca  non 
avrebbe  usato  il  verbo  eede\  che  le  voci  simulacri^  inviolata^  illustri y  tar^ 
pato^ propizia,  amene^  e  simili»  non  son  buone;  ma  bensì  quest'altre»  leg« 
giadramente  usate  dall'^/irtorco  del  Caro  {Apologia  del Caropag.  i55.): 
farteficij  Mtea,  dea,  gueA,  adasHare,  riottose ^  abituri^  sozzare,  rinome.  Al 
Caro  poi  bastava  di.  esser  onesto,  e  di  famiglia  onorata  e  distinta  della 
raa  patria  Ciiriià  iuiocmi  nelle  vioinanse  di  Macerata^  doro  poco  fa  rima- 
ta spenta. 

(ì)  Furono  ristampate  anche  in  Venezia  dal  PinelU  (a^,con  attribuir- 
si. iU  Potùiy  a  cui  veramente  appartiene  il  Discorso  intorno  alla  denomi- 
naiione  della  linffua,  il  quale  nella  stampa  di  Roma  va  sotto  nome  di 
tiOrenzo  SaM.  Il  Politi  fece  vedere  Ul  suo  discorsa  a  Jacopo  Petgiunino, 
il  quale  sopra  ciò  gli  risponde  nelle  sue  lettere  pag.  193.  {b*). 


Kimmen  émms  ed  minimum  izoismi  mzte  pnhlicdwm-hujes  opus  tram  congeste. 
pera  in  (atti  di  Fmivie  Orsini  iatorno  alle  Medaglie  anticiis  delle  fimig'ie  ro- 
mane .  (a  i umpsta  la  prima  volta  in  Rema  presso  Gitueppe  degli  Angeli  nel 
ff77.  {q  foglio  fAe  fa  si.  anni  dopo  la  morte  del  Cnro^  accadau  ai  xxi.  di  No- 

.  ..|>f*)  Nd  iéi4'  Ìq  I.  Il  libra  è  dedicsto  dalPsatore  aMooiigoore  Ulpiano 
Velpi  arciveicovo  di  CMet i ,  e  nipote  di  quel  gran  Yescava  éì  Cerno  Giannan- 
temo  Foipi,  cfcf  tanfo  ai  aegaalè  aeUa  nnnaìacora  agli  SvIsKri,  e  nel  lacro  con. 
e(Uo  di  Trento ,  g  dì  coi  si  leggono   bellitt imi    componimenti  poericì ,   latini   e 


tfdjntri  nelle  vcccblf  tUiPsAu- 


tat.scrittaiai  a  Jla  UJiteerso  fiitia  .  veder  dai  ifalifì  al  Pergemini.  ti 


197 

Lettere  di  Jacopo  Pergamino  da  Fossombrone.  In  Ve- 
Venezia  presso  il  Ciotti  1618.  i/i  8.  (a).  L.     4- 

Lettere  di  Giuliano  Coselinì .  In  Venezia  per  Paolo 
Mejetti  159A.  m  8.  3. 

Lettere  di  Girolamo  Catena  (libri  XII.)  //i  Roma  per 
Jacopo  Tornieri  1589.  in  8.  tomo  i.  (solamente).  4. 

Lettere  di  Francesco  Peranda,  Parti  IL  In  Venezia 
presso  Giambatista  Ciotti  i6oi.  in^.  edizione  accrescine 
ta{ì)(bj.  3. 

Lettere  del  Cardinal  Lanfranco  Margotti,  scritte  per 
lo  più  in  tempo  di  Paolo  V.  a  nome  del  Cardinale  (  oci«« 


(i)  Del  Peranda  %ì  trova  nn  tomo  a  penna./di  lettere  di  Degoaj,  scritto 
al  patriarca  e  poi  cardinale  Arrigo  Gaetano  ki  tempo  delle  sae  legazioni» 

liftringeTa  a  dae  capi  principali:  Tano»  di  scnvtre  Ma  sanéSé  sitila  ohhligarsi 
mila  favilla  Fiùrtmnnax  1*  altro»  di  aceomodani  alt  idioma  dilla  sua  patria^  €  alV 
wo  comunt*  ngoiaiù  però  dal  giuduio:  tanto  dichiara  il  Pergamiai  nella  risposta 
al  Politi^  impressa  fra  le  sae  Latirt  pag  i^j.  Ora  di  ninno  di  qnesti  due  capi 
ii  ragibna  principalaentt-nel  aaddetto  discorso  della  denomina\ioo€  dilla  lingas, 
ma  solamente,  del  nome  da  darsi  alla  medesima,  qaistione  allora  assai  dibbattata» 
Si  è  ingannato  pertanto  il  Fontaaini  nel  credere,  e  nell' asserire,  che  il  ^iicerio  fat- 
to vedére  dal  PoHti  al  Pirgamimi^  fosse  quello  della  denominazioni.  Ma  quale  sarà 
stato  mai  tal  discorso?  Quello  appunto,  che  serve  come  di  prefazione  al  volga* 
filamento  ài  Tadto  composto  dal  Politi^  e  pubblicato  in  Roma  nel  lio).  oto 
Mincipalmente  egli  si  ristrigne  a  dar  le  ragioni,  dalle  quali  fa  indotto  a  aerritrf 
la  oael  suo  volgariiaamento  della  fivella  sanese,  scasa  obbligarsi  alla  fiorentina» 
e  ad  accomodarsi  iXV idioma  dilla  sua  patria  e  all'aio  cimane. 

(a)  Il  Pirgnmini  fu  Segretario  del  cardinale  Scipione  Gonzaga  ^  a  nome  del 
quale  scrisse  molte  di  queste  'ettere.  U  Gosilinit  il  Catino^  il  Piranda^  e  'I  Mar* 
gottit  le  littin  de'  quali  sono  in  appresso  riportate  da  Monsignore ,  furono  secre- 
tar) anch*  ciii  di  gran  personaggi;  il  primo  ai  Firranu  Gonzaga,  di  cui  scrisse 
anche  la  Vita:  il  secondo,  dopo  altri  servigj,  ebbe  in  Roma  quello  di  segretario 
della  Consùtia di  Staio:  il  teno  servi  in  casa  dei  duchi  e  cardinal  Gaetanix  a 
l'ultimo  appresso  il  caidiaalé  Borghise,  col  fàiot  del  quale  fu  promosso  alla 
Porpora. 

—  {i)  IT  nome  del  Peranda  non  è  solamente  Franeeseo»  ma  Giovanfranc*  Beli  era  di 
queste  nostre  parti,  e  d^  Bartolomeo  B'irchilatì  tìcu  ripósto  fra' suoi  scrittori  trivigia^ 
ni  •  Mons.  qualifica  la  detta  ediz.  del  Ciotti  per  idip  accnsiuta*  Ma  come  può  dirsi  «- 
di\*  accncsiota ,  s'ella  è  stata  la  prima?  Per  accertarsene,  basta  legger  la  dedicazione» 
che  ne  fa  Giovànjacopo  Tosi  a  donna  Cornelia  Orsini^  duchessa  di  Ceri  e  nipote 
del  cardinal  Gaetano,  della  cui  segreteria  esso  Peranda  era  capo.  L'ediaione  ac- 
cresciuta dì  queste  lettere,  che  poi  distinte  per  capi  furono  più  volte  ristampate, 
è  «ella,  che  ne  fu  fatta  in  Vind{jta  presso  gli  eredi  deir  AaMfii  nel  i>47*  io  t* 
nella  qaàle  sono  cento  e  pia  lettere,  che  nèlte  precedenti  adiaioni  mancavano»  (^ 

(*)  N«l  CaiaUgn  a«l  Saliceti  ripartasi  un'^ditioBa  Helle  Uttere  del  Formmdaéàtf  la 
Vtn9%ia  il  ié3«.  in  8.  ed  ìtì  pare  ti  Uffge  che  „  meritemeate  Trofano  Boooàlimi  dà  il 
primo  Incgro  a  queite  lettere  tra  tatti  i  colami  delle  tiampAta  a*aaai  t«Bfcpi»«dal  Pernfi- 
da  il  primo  poitatra  tutti  i  se|^retarj. 


198 
pion)  Borghese.  In  Roma  nella  Stamperia  camerale 
1627.  in  4-  (i)<  L.    5. 

Lecere  di  Tooimaso  Costo  (  libri  V.  ).  In  Napoli  per 
Costanzo  Vitale  i6o3.  in  8.  ediz.  accresciuta  (a).  4* 

Lettere  di  Giulio  Brunetti  ìd  aome  dì  Francesco  Ma- 
ria (II.)  PucaVI.  d'Urbino.  In Nap0li  jxer Giandpmeni- 
CO  jk^ncagliolo  I05a.  in  4-  (a)  (bj.  5. 

il)  In  queste  lettere,  e  in  molte  di  quelle  del  Peranda^  e  dì  nHt^t  P^' 
ìnBTTerteou  si  tralasciò  di  metter  le  date^  aiccoine  pqr  fece  il  Ve/ititra 
in  qtietie  «lei  T*UiOì  co»  i>3>l  fatta,  percbi  le  date  Benrono  talvolta  a  più 
e«te  importanti. 

f9)  Nelle  lettere  de* segretari  de'principi  non  «ogiiooo  ritrovarli  cote 
recondite,  perchè  non  danno  fuora  qnelle  di  negozj.  In  queste  del  Bnf 
netti,  come  in  quelle  del  Margotti,  maoeano  le  date,  perchè  ne'r^atrì 

fMAm^  pttfluvie  ili Dotvi!  ìfumi  dt'l|j9|l)i.^U«niii  t>  i  qjeaiiit  prinià- 
[i{i9,^  Rfuiin  èf9,  wcAdo  poij  fihi  wl  tiof^^A*  •>  tnJauiap  t«]j  pom 

fUW  datili.  Q«ie«t«  atile  v«  «f»  \tfitfftio  UMfa  d^^xagittrj;  «  «wtM  *U« 
Tfgola,  anobadt  civiltà,  da  taluni  ai  fisfittea  nell'as»  aemaBe,  alla  fran^ 
Mac,  e  eone  «Ila  mercantile)  «ob  pere  4à  eU  aorive  een  qoalebe  «wer- 
vanza .  f  n  naa  di  queste  ]jBtt«r«  d^l  Bmnefti  HI  dqcfi  di  Uréino  lodando  il 
Cpptmto,  mandatogli  da  Ptiob  JBeni  copra  il  Goffrfidfi  del  Ttitso,  affer- 
ij^,  ffhe  questi  „  può  dirsi  slUvi\o  con  «eco,  sin  da'  pjjm  suoi  «uni  «•- 
IKqdo  a^to  Ju^gMfepte  ia  s#a  i^avi .,  t  Pi  fim  AOi  r«gqi«m9  «  pompreu- 
4«e  1«  «agio&e,  per  U  qiulii  ^a' «oditi  ivbioati  dell*  U)»r«n«  v«ti«an« 
•i  4rora  ano  ctraef^io  origliale  dal  prime  larena  di  tjmtii  pniMa,  dedicate 
dfl  Tatto  a  Guidaialde  duca  di  Urìino  :  ed  (,  pert^ì  dapprima  ei  le  com- 

(«J  I)  ii9«e  ^  nttno  St^mfpttnt  «40  t  Cp*'fnf>  m*  Ciw'affiw.  e  i'  ann«  ^ 

fS^K»  vt:ptUU  impteiffonf  f  t(«4.  ri«l  mi?  cicnpluc.  Dìetto  slU  £en«tt  m  il 
'rf  tMTP  de)  Stgnt^r'^,  di  f:w  ■>  ^  f>tM  9i(a»Ì99e  ad  cipp  ; ifcedeatp, 
ft)  B  ^ffgiiph  |tt|Bpò  MKtnenu  qacftr  4#/vw  del  finmem  «cj  i^jj».  ja  fpi 
Crocio  »9c^  d^dic^fi»  4a  ^#*if  fr<It<  d»ca  ir/^itrp  ti  «rdinfl^  j/fifhftt,  Xhi' 
la  riitanipa  fanaae  l'anno  tifi,  la  sola  ttieniane  del  F«Mtawd  *t  &   nUM  If 

ptÌMy  Ai>ÌW  in  pia  »IP)  I  lo  9gVlii}i)  de' 

ri  '  '  >e  «pUa 

^^t  rig»  fltn 

lode,  ;  acconm       ,  _      _ 

va  i«dÌiywililN»  Nedi  aluiai  auj  dalb  »■  tìu  riiiiaw  a  ÌVv«/i.  e  vi  godette 
U  «itole  di  mtthimMirité  iti  ■oassttm  di  &  Oioraatf  Jfi  Atfo,  peste  ndU  Ca- 
hWla.  di  vai  parliae  il  H*n,  •  'i  Z^tet. 


199 
hetHete  ieì  Gar.  Bfttistft  €^ilatntii,  raccolte  ria  Agostino 
Michele.  In  Ven.  presso  il  Ciotti  ib^6. in  ^.edi:ù.  III.  L.    4. 
E  hfi  1598.  e  1604;  ^^  ^-  (')•  3- 


pose  anoor  giovanotto  in  quella  Ctflebi^tissiioia  corte.  Qnetta  è  cosa  da 
me  avvertita  già  molti  anni  (a*). 

(i)  Il  Michele  nell'cMittàr  qneite  lettere^  alqfuànTo  Verbose,  pàleSlit  U 
grande  amidzte,  ette  atea  col  GiuiXffi  (4*). 

(4*J  II  Nmpo»  clit  il  Tèsso  ftcttc  dt  gioTanetio  tilt  Corte  <F  turbino»  (n  ^  aa- 
AC  tf  f^.  ior  dtti  hi  li  ((lame  l' itfitfcf  ddoroib  della  tàtìtùi  di  l^ard^  iàa  iftadre, 
cke  c6i  hi  Al  fitnta  ren  ioìu  e  anefUslmo  snle.  a  detto  deb  i9/ai  rfd  citalo 
Comemo  pag.  ii.  Allora  certamente  il  Tasso  noa  diede  comiociamenco  al  sa6 
Gùfrtdo  in  Urbino.  Se  dappoi  qaiti  lo  cominciasse,  mi  rimetto  a  qaattiò  il  ÉoH^ 
sammi  ne  acrisie  qui,  e  nel  sao  Amimto  difeso. 

{h*)  tà  irofSbne  dlt^tlitl;  dhtr  «"incontra  nelle  molte  ediiìorfi  di  queste  Ittu^ 
rtu  esaltate  dal  MichiU  per  la  loro  eccellenza,  e  però  riceTute  dal  pabblico  tìoà 
l^adkietttb^  Nonostante  la  sAppostìi  v/f^0fir«i,  di  ciri  le  ha  notate  il  F^oniaràni, 
poco  fiiToreroIe  alla  memoria,  e  agli  scritti  del  Cavaliere^  mi  obbliga  à  produrne 
\A  tnt  ftdtfe  ié^ìétrù. 

£eflcte  ed  ci^àli^  Barista  Qugtìni  •  nobile  ferrarese ,  da-  Agostino'  Miékèté 
iftMIIte»  é  ti  ^e^enistimb  4lgato¥  dttea  d^  &rBitto  (da  é§$o''  Afhheiè)  òtàkìtit.  In 
WiUt^é  ÉfpteHo  Oià^  Béttist^  Ci&tti  ry^y.  in  4*  edizióne  h 

V&  (Mliijjlaref  df  ^«ktir  ^itàt  éiìtìót^  tutto  pdstllUtò  d^  itfinb  di  «fì^sMiMtt 
Pmì;X^  Mrrartst,  «  quale  iF  OugfM  indirizza  o^  fnltlnte  leltens  TaigMaiMo 
dèRar  sifll  Nfi^picét;  ìà  tbWdo  ehe  egli  «i^ddeafà  snl«frtl#/ scé^  t/»t€$tt^  il'^^f  #«* 
mtii  è* le*  suddette  fottlttV  ^àftltlo'  it^to  è  bete  kltMddlt  ifteiAitf  ceneir  SPf»'  al 
Guétrim  H&A  (AlrVe  Iftfif  fitto  ésSef  rMtéò  da  fiMì 

"^B  Ivi  tòtf  li  gitt  ;ta  dì  alciinr  lèttela  tf^ijl.  hk  #i  edlztoM  IL 

La  giunta  consiste  :n  quelle  che  stiftitio  dieéh/ alta  lettere  al  ^an9^{afi  pwp  ifftW* 

^  ìnr  Mant&ita  far  Fréneesco  Osarhiii  rf^f.  in  ^.  edltK>n#  HI. 

In  qaesta  t€r\a  edizionf*  il  titoio  promecte  lettere  di  naoTU  accfesrfoeet  nfc  il 
libro  notf  né-  Ka  par  mir  sdtìto^  artincio  degli'  éceirtpatoiìf  pev  dar  cveditcs  aSlé  lo- 
tti  ristampe  Élla  é  per  altro  in  ilh  bei  corsi vt^  e  iir  é^ttì-  taóglii'  piò:  cotrdtta 
A  Vltoèlli  dd'  &fim: 

*  0f  tt€Sfù  aggttrnniyi  h  sbcemda  Parte".  Iit  Veffeì^a  appressar  il  Ciotii-  rf^ 
eéRzione  IH. 

Cfòmptctaffdòsì  redlztòQfé  dieirO^tffMtf,  qw^stt  T^rAbe  ad  esser  la  4«ana?  ma 
li'Ciòtri.U  éhiarix»  ccfirta  Ni  ofdine  sofantetfte  iHè  stfev  Lo  ttesao  abUaiù  gì*  te. 
dttlto  {MtieatSi  dkl  Giò!ìt&^  tiMr  Metwi'Cir  iti  Oé¥ékdht%.  DI  cpkttt^  secoirdM  aaréa 
H*'MktM  MMMgtfore:  doti»  filttfff dotte  ittotto^»  dà  MgiH»  d(>  eMetne  stato  aflatcfor  étt^ 
oiiMtài  li^i^t  M\  fràmìipti^o  A  qjMtir  tèr^d  «miéne- cf|flt  poteva  diiapranienté 
oa^tervdtls'.      »     ' 

*  Tutte  sotto  capi  difise  (  da  Agostino  Michele  ).  Iti  ifjS.  in  r.  edWbn^iV* 
Il  pirt^itténtcf  dérhf  lètt^fe;  sottc^  é^tf  céf>\  ri&ttie,  eN  stalo  iatrodoeté  c|dal« 

cVr  iitho  (^rtfàia,  €  ^ttdiàrtò  mMto^bàW,  ad  u^^  iMASÉlIfaisUiéair  delle  seaveterfct 
cH^ftin^  il  Miìtm  t  rfdufèe  arttbf^  qtfeite  id"  «Uff  t^l^  dMyioMe ,  eke  in  pret 
g^r^tli(^iA^  ttdlb'st^  ttùH  plxttlgiklil,  daàdti  seHttoK  di'lìettére.  A  tavpefk 
?eni(ìV'p!fl  jtHte  é  pM  Id^dUr  P  arfdatle  disponendo  p«r  via  di  anni,  r  di  tea». 
pi,  come  iretjé itl^  plr'adcò  V  Aretina,  e^cbote  i^tiniameinte  ai  è^  (atto  im  quelle 
dtllo  Speróni,  Ti  ctfedo.  che  il  primo,  cil  saltasse  fH  pensiero^  di  dWds»  ilo  li- 
bro di  lettere  swttWcdfii^  fosse  coloi,  che  sc^to  nooflc  df  Gid0nénàHM' M  MìéÌ£m 


ilOO 

Lettere  di  Ansaldo  Geba.  In  Genosoa per  Giuseppe  Pa^ 

toni  i633.  inJ^  L.     4* 

-  -  Lettere  a  Sarra  Copia  (Ebrea).  In  Genova  presso  il 

Paooni  633.  in  4-  (0(^)-  4* 

Lettere  di  Muzio  Manfredi,  scritte  tutte  in  un  anno^ 
una  per  giorno  ad  ogni  condizion  di  persone  in  ogni  u- 
sitata  materia  (e  tutte  in  Nansk).  In  Venezia  per  Giam- 
batista  Pulciany  i6o6.  in  8.  (b).  3. 

Delle  Lettere  familiari  di  Ciainbàtista  Leoni, Parte  L 
(II.  IIL).  In  Venezia  presso  il  Ciotti  1593.  in  ^  edizio^ 
ne  lì.  {f^)(c).  6. 

(i)  In  principio  di  amendue  questi  libri  si  vede  espresso  il  ritratto  del 
Ceia. 

(a)  Il  Guarini  nel  suo  Dialogo  del  segretario  introduce  taluno  a  parla- 

fMMù  riiumpò  l' anno  i  f  Sy.  i  dae  rsgionsaieoti  dell*  Antino.  V  ano  delle  cord»  e 
alerò  del^ff«^<»,  e  quivi  nella  prefazione,  dopo  aver  detto  di  Toler  dare  ìt^ÉUtU^ 
•  le  Léturt  dell'  AnùnOt  siegae  poi  a  dire  »  Aoti  mi  vo  io  disponendo  di  darvi  so* 
M  sto  i  sei  libri  delle  predette  lettere  in  an  sol  voK,  con  l' aggiunta  di  dae  altri  libri 
M  di  bellissime  lettere  di  molti  nobili  e  gravi  personsggi  scritte  a  lui,  le  quali  tutte 
IP  saranno  poste  sotto  a' generi  loro  come  le  consoisnti  sotto  al  genere  di  consolare»  le 
M  coofbrtsnti  sotto  quello  di  confortare,  e  cosi  l'altre  di  mano  in  mano,  cosa  bella  e  di 
H  gran  giovamento  e  non  mai  pia  fatta  „•  Poco  male  al  pubblico ,  che  non  si  sia  Te- 
dato  r  effètto  di  così  bella  promessa ,  pur  troppo  di  poi  mcMa  il  pratica^   .. 

*  E  ivi  con   qualche  giuNU  i6oo.  in  t.  ediaione  Y  •  alla  quale  sono  in  tutto 
conformi  la  VI.  del  1604.  «  l>  VII.  del  i6oé. 

*  E  accresciate  e  corrette»  ivi  per  Giovanni  Alberti  a  istanaa  del  Cìorri  liij* 
In  8  .  edisione  Vili . 

Quesu  •  che  è  1*  ultima  e  insieme  la  più  copiosa  di  tutte  le  precedenti  • 
:  («)  Tanto  nell'uno,  quanto  nelV altro  volume  delle  lettere  del  Ceka  o  pius» 
tosto  Cehà^  leggo  a  caratteri  romani  l'anno  dell'i  tu  pressione  Msesztii.e  non 
Séf|.  come  porta  il  Fontaninì  •  Quella  Sarra  Copia  ^  con  cui  il  Cebà  ebbe  com- 
mercio di  lettere ,  era  ebrea  del  ghetto  di  Vene\ia  •  Per  quanto  egli  ai  adoperas* 
se  per  farle  aprir  gli  occhi  al  lame  delle  verità  evangeliche ,  ella  persistette  nella 
sua  cecità  L'anno  létt  Baidassar  Bonifacio  da  Rovigo  che  poi  fii  vescovo  di 
Capodittria  •  svendo  inteso  e  creduto  che  ella  sentisse  poco  sanaoKOte  dcirisuivor- 
iaiità  dtVamma,  le  indiriuò  un  Discorso  intorno  a  questo  proposito,  al  quale 
io  stesso  anno  ella  rispose  a  propria  giustificazione  con  un  manifesto  stampato  » 
che  ben  subito  le  tirò  addosso  una  risposu  dal  suo  accusatore  :  con  che  il  con- 
trasto ebbe  fine . 

'(b)  Bisogna  credere,  che  il  Pnlciam  sumpasse  oneste  lettere  del  Manfredi  u- 
nitsmente  con  Roberto  Meglietti  o  Mejettit  poiché  nel  mio  esemplare  sta  im. 
presso  il  nome  di  questo  e  non  quel  del  Pnleiani .  Il  Manfredi  scrisse  tutte  que- 
ite  lettere  Tanno  if^i.  da  Nansì  ìa  Lorena  ^  dove  si  era  trasferito  con  h  Ducbes. 
sa  di  Brunsuic  io  qualità  di  suo  searetario.  Ella  era  Dorotea.àì  Lorena  figliuola 
del  duca  Francesco  e  di  Cristina  di  D^r^imarca  e  sorella  del  duca  Carlo  IL  la 
quale  neJ  if7f.  fìi  data  in  moglie  ad  Ottone  Enrico  ÓQCà  di  Brunsuic. 

{ej  La  parie  L  e  la  IL  alle  quali  vanno  nniti  dne  sermoni  spirituali  e  tre  ora- 


Lettere  di  Spinello  Beaci  «  In  Firenze  per  Amador 
Massi  1648.  in  ^.  L.     4* 

Lettere  di  Monsignor  (Francesco)  Paoigarola  Vesco- 
YO  d'Asti,  in  Milano  per  Giambatista  Bidelli  1629. 
in  8.  (e).  ,  3. 

■ 

re  dì  queste  lettere  senaa  lode,  ne  biafiimp,  perchè  Pautore  vivea.  Ma  e- 
gli.poi  <;ontra  la  vita  di  Francesco  Maria  7.  duca  dì  TJrbinOy  composta 
dat  'Leonia  seuza  riguardi  scrisse  una  diffusa  censura  (a*),  serbata  nella 
famósa  libreria  del  nostro  monsìg.  arcÌTesc.d*Efeso  Domenico  Passionei^ 
Nuncio  apostolico  alla  corte  cesarea  (6*),  nella  qual  libreria  io  dispon- 
go da  capo  la  presente  italiana  ip*). 

lioni  del  medesimo  aatore,  fìirono  riftampate  dal  Ciotti  nel  if$)*  ma  non  coti 
la  111.  che  da  lui  non  fu  impressa,  se  non  nel  if^i^.  Qaesta  HI.  parte  fu  rac* 
colta  e  pabblicata  da  Vincen\ìo  Lodovici-,  segretario  della  Repubblica.  Ad  essa 
precedono  tre  componimenti  poetici  latini,  cioè  un'egloga  di  Utiste  Colando t 
gentiluomo  udinese  ,  un' elegia  di  autore  anonimo  e  un'altra  del  Lodovici.  Al- 
cune lettere  di  questa  parte  III.  furono  scritte  dal  Lgoni  »  come  segretario  del 
cardinale  di  LcMoacourt  »  con  cui  era  in  Parigi  nel  1587.  e  poscia  in  tioma.  X>i 
4)K^te.tre  partì  delle  sue  lettere  fii  facta  ana  ristampa  in  uo  sol  volume  dal  Ciotti 
ti  nel  1600.  in  S.  col  titolo  di  edizione  ter\a .  .  '  -^ 

{a*)  La  poco  baona  intelligenza  che  passava  tra  .'l  Guarini  e  *l  Leoni  »  rtoo  al- 
tronde credo  che  avesse  origine,  fìiorchi  da  una  segreta  sarà  ed  emulaiione  i^l* 
lo  stesso  genere  di  stadj .  L  ano  e  l'altro  erano  ascritti  ali'  accademia  nuova  ve- 
ocaiana  •  Si  servivano  egualmente  dei  Ciotti  per  l'impressione  de'  loro  scritti  /Qua* 
si  nello  stesso  tempo  pubblicarono  le  loro  Leture  •  Entrambi  cercarono  di  segna- 
l^fsi  in  compor  libri  di  Rime  e  principalmente  di  Madrigali*  U  Oaannl  ne  par- 
lava anxi  con  disprezzo  che  con  riguardo  ;  e  'i  Leoni  guardandosi  dal  nominarlo  ; 
in  ttoa  *  lettera  scritta  a  un  amico  in  Siena  (  Leti*  parte  liL'  pag.  z6.  )  si  '  dnole 
di  una  censura  che  centra  le  sue  Lettere  andava  attorno  per  le  mani  di  molti  » 
tra  i  Qiiair  nomina  il  Pigafetta  »  composta  da  un  gentiluomo  »  ma  a  lui  che  n'e- 
ca  l'ofteso ,  tenuta  artificiosamente  nascosta:,,  carità  pelosa,  dice  egli  andar  mo* 
M  strando  gli  errori  miei ,  e  l'avvertirli  ad  ogni  altro  che  a  me  ,  che  dove  dell' 
M  avvertimento  lo  ringrazierei ,  di  questa  ingiuriosa  increanza  contengo  giusta- 
M  mente  stomacarmi ,  e  dire  ,  che  egli  abbia  voluto  più  tosto  soddis&re  alla  ma- 
,9  lignità  dell'animo»  che  alla  verità  delia  cosciensa  ec 

(t*)  £  ora  dignissimo  Cardinale,  gran  letteiato  non  meno  che  gran  protettore 
dc'Jetzerati  • 

(^*;  Qacst' atto  di  gratitadine»  praticato  da  monsignor  Fontanini  verso  il  ge- 
neroso prelato  suo  amico  per  avergli  conceduto  i?  libero  uso  della  sua  famosa  li* 
breria ,  mi  fìi  risov venire  di  quello,  con  cui  Eusebio  Cesariese  (  Hist»  Eccles.  lib. 
VL  e  16)  dichiarò  pubbùcaintnte  la  sua  obbligazione  verso  Alessandro  vesco- 
vo di  Gerusalemme  ,  nella  coi  biblioteca  avea  tiotatì  i  materiali  da  scrivere  la 
ana  storia  ecclesiastica  •    . 

(e),  Forono  raccolte  e  pabUicate  da  Alessandro  Pétmigaroia ,  nipote  del.vcsco» 
TO»  dopo  la  marte  di  lot.  sesoìta  li  kzsi.  di  Maggpo  nel  if94-  Niella  dedicazio« 
ne  ,  che  esso  Al-  ssandro  ne  n  a  Curio  EmauueU  dnca  dì  Savoja  »  prìncipe,  àon 
meno  dotto  che  valoroso,  £1  onorevol  menzione  di  alcune  opere  da  qaesro  gran 
principe  scrìtte,  cioè  il  PuralleU  dt'  Principi ,  il  Discorso  dtiV  armi  o  aia  aopra 
Tomo  /.  a^ 


Lettere  del  Cardinal  (Caido)  Bentiroglio,  icrìtte  in 
tempo  delle  sue  Nunciature.  In  Parigi  presso  Pietro  Re- 

colei  i635.  in  4*  (0*  (^^  ^'     ^' 

Lettere  del  Gayalier  Fra  Tommaso  Stigliani.  InRomcb 
per  Domenico  Manelfi  i65i.  in  la.  (b).  3. 

Lettere  dì  Sertorio  Quattromani  (con  altre  sue  opere). 
In  Napoli  ver  Felice  Mosca  1714-  ^^  8.  (e)  (a).  6- 

Lettere  tacete  e  piacevoli  ^  raccolte  da  Dionigi  Ata- 
nagi.  In  Venezia  per  Bolognino  Zaltìeri  i565.  in  8.  edi^ 
zione  IL  (d).  6. 

-  -  Libro  IL  raccolto  da  Francesco  Turchi  (  Carmeli- 
tano da  Trivigi).  In  Venezia  iSyS.  in  8.  senza  Stampato^ 

(1)  Di  questo  cardinale  ci  rimangono  altre  lettere  non  mai  stampate, 
(a)  Le  ha  pubblicate  il  sig.  Matteo  Egizio,  ma  per  entro  vi  sono  delle 
cose. false  e  sofistiche,  come  io  quelle  dello  StigtiarU. 


il  BUuom  e  le  BiùUdttMÉ  s^eré  :  delle  quali  eeere  e  di  qatlcke  altta  d  Jm 

il  catalego  il  padre   Aninm  RéscQtn  wA  soo  ubro  latino  degli  Scntmn  del  Pie. 

aonte  pag.  iik*  (  Monungal  typ*  GisUnii  x^ij.  in  4* 

Ìtf)  ^  E  {)niBa  in  Colonie  i^jt.in  4.  secua  acme  di  icampilort* 
Fraocesi  sopra  tatte  le  lettere  italiane  stimano  queste  del  cardinal  Bentivo* 
gUo  •  Intesi  io  stesso  molti  di  loro  parlarmeae  con  gtan  lode  e  il  padre  Gùumbm^ 
tista  Ldhéit  domenicano  nel  tao  tomo  IIL  dei  Viaggi  ài  Spsgm^  e  i*  Atalia  oag* 
jo.  dopo  averle  grandeoMnte  esaltate  ,  conclude  che  n  sai  modello  di  esse  ocb« 
l>ono  pcrfìeaioaafsi  coloro  che  voeliono  riuscir  eccellenti  nello  stile  epÌKolsre  m- 


Tutti  però  non  Torraano  sottoscriTcrsi  a  si  &tto  gindicto  • 

(i)  *  £  ìwì  per  Angelo  Bernabò  ad  ìstaose  '&  Gregorio  e  Giovanni  Aadreoli 
lié^  in  ir*  edisionc  IL  ^ 

Entrambe  l*ediaioni  non  sono  pere  che  «na  sola»  toltone  il  primo  foglio,  do. 
▼e  V  Andreolip  levata  la  dsdicatioae  dello  Stiglisni  al  Prindpe  di  Gallicano  »  né 
sestttufce  uaa  sua  a  Giambatista  Cerioli*  Alcune  strane  notiaie  e  certi  paicicolari 
gindicj  dello  Stigliani  £iaao  che  qaeste  lettere  si  leggono  con  piacere  »  se  non 
con  frutto. 

^  (e)  Matteo  Egidio ,  il  qaals  le  ha  raccolte  e  pid>blicate  »  %i  ha  pcemeasa  eoi 
ritrmo  del  Qnanromanl  aocke  la  ¥ita  di  lai .  scritu  con  mcJta  eleganaa  e  dili- 
genza e  piena  di  rare  notizie .  Ai  nostro  Monsiaaore  non  soddis&ceTaao  in  tut- 
to  queste  lettere  del  QMattromani ,  né  qaelle  deUo  Sagtiam.  e  qoakke  cagione  del 
sue  esserne  disgustato  si  è  ta  altre  loof e  prodotta  e  ventilata  • 
•  -  (i)  Delle  letceee  facete  e  piaceroli  di  durerai  grandi  nomini  e  chiari  ingegni  • 
libre  primo ,  raccolte  per  IL  Dionigi  Atat^agi  e  ora  per  la  prima  vola  posta  in 
luce  «la   Venezia  fot  Bolognino  Ealiiofi  ifii.  in  t. 

Questo  è  il  preciso  titolo  della  prima  edizione  della  presente  caeeelta  *  che  è 
in  mn  bd  corsi ro ,  fatta  e  dedicsM  ddi^AianMgi  a  iteaim  d#  ma»hesi  del  Mon^ 
tet  conce  di  Montokmtmccio  ad  dacato  dT  Urbino  »  al  ovale  apparteneva  anche 
CngU ,  patria  dell'  Aianagi  «  desedtta  àn  lui  ndla  spesinone  di  alcnne  vod  e  ce» 
se  diffiali  che  md  Uhao  degjU  «éminì  ilhtstra  f ciednte  )  di  Ce/e  PUnio  Cecitìo  d 


A»3 

r«j  aWinsegna  di  Roma  con  la  lupa,  che  allatta  Romo^ 
lo  e  Remo  (a).  L.    6. 

-  -  £  ivi  presso  Aldo  i58x  tornili,  in  8.  {i)(b).         io. 

Tre  libri  di  Lettere  del  Doni.  In  Vinegia per  France^ 
seo  Marcolini  i55a.  in  8.  {^)(cj.  5. 

(l)  In  qoeati  libri  •'incantraiio  6«rla  taame  oo'piintini,  quali  ••  ne  teg* 
gono  pur«  nel  disconò  del  Tmsso  intorno  aIU  vita  sua  dato  alle  itaape 
in  Pado^  da  Martìnò  SamUU  ;  •  nelle  opere  del  Casa  deiruldma  Wtk. 
pressione  di  Flrmmé.  Ma  sarebbe  stato  assai  meglio  tralasciare  affatto  Si- 
«ili  componimenti»  che  dargli  foora  cosi  pertugiati,  mettendo  sospetti  in 
chi  gli  Tede^  che  io  qnei  pertugi  ti  fossero  cose  empie  o  disoneste^  le  qni^ 
lì  al  certo  non  Verano.  Nella  Tita  di  Dante  di  Uom^fdo  Brume ,  detto 
con  altro  nome  Ardine,  messa  in  lace  dal  ReM,  si  troYa  uno  di  qnèsti 
pertn^  co'pnntini,  dove  il  Bruno  scrisse  {pag.  73.)  che  il  libro  della  mo- 
aarchia  di  Dante  era  composto  fratescamente,  che  Taol  dire  scolasticar- 
mente,  e  come  poi  lioMudo  segue  a  spiegare,  ^  sensa  ninna  gentilezza 
di  dire  ^  :  libro  in  Tcro  non  solamente  barbaro^  ma  indegno  al  sommo, 
oome  fatto  per  secondare  il  furioso  e  mal  genio  de'Oibellini,  e  perciò  giii« 
slamente  dannato,  né  da  altri  stampato,  ^e  dagli  eretici.  E  pure  Mam^ 
fio  Ficino  ToUe  sporcar  la  sua  penna  volgariazando  (Fasti  conselan  del 
SuMnipag.  19.):  ndla  qnal  cosa  fece  conoscere  ancor  egli  la  sua  mala 
intensione.  Dunque  si  potea  tralasciare  di  mettere  i  puntini  a  quella  pa- 
rola della  Tita  di  Dante,  scritta  dal  BnmOp  per  non  rinnofare  Tistoria 
di  Romolo  Paradiso,  narrata  da  Giano  Nido  Eritreo  {PinmeoAeea  lì. 
nmn.Liv.). 

(a)  In  principio  dd  libro  IIL   è  una  lesione  di  gramatiea  ?oÌga- 


(tf)  Di  qaetu  isasgas  di  Meme  ten  Is  Ispa  ho  detto  pia  sopra  qaslcke  cets  i 
mi  qui  scoprirò  il  ooom  delio  steiipscore  »  cKe  1'  hi  asata  ;  e  «jesfti  fé  Anéwea 
Mas€hie  ,  sTeodooe  oaiemte  il  aeoic  i  pie  delia  detta  ìnaegni  nel  firontispislo 
é*  ani  CewxeiM  d'Iocerte  latoie  s  pipi  Pie  V.  atiaipau  da  dsie  Muittàe  io  i^ 
aspra  la  vitcorii  ottsaou  ceatn  i  carchi  nel  1571. 

V)  I^  risiMipi  del  libro  I.  frtu  in  qam*iaae  è  maacanie  di  fsélte  Jstsm^ 
ehi  oeUs  prima  edkieiee  dd  t^Ki.  ai  «eateaooao  e  aaolae  eecoie  iji^eono  fro«. 
ckc  e  ilMCiie.  dlào  Mummie  il  gietaae  disM  sdoiole  si  psdre  Tenki  di  mette- 
le  insieme  questo  lihro  U.  il  qesle  oaeritioicnte  ceafiesss  che  1'  Atamégk  ivsi 
peiu  mano  1  leccorle  »  sai  che  seppnggittafe  òe  iaiaiatars  moree ,  ippeei  ieeo- 
miocìato  H  libero ,  le  iteve  lasoeto  iaipeféetco:  deverai  pcrtaotodi*  Auimmip  ann 
pOEsàene  di  qeella  lode  che  1  chi  le  reniisfs  pdbUtchc  »  derivar  oc  potcase  •  Il 
Amh  fa  più  oaoieto  terse  Vditemegi  dsfiaato  che  il  BmeeUi  verse  l' Atenégi  èèm 
eente. 

(e)  Qaeita  per  venti  è  la  più  copioss  edixiofic  delle  Letun  del  Demi .  Nea 
eoao  PUÒ  da  tacerri  le  precedenti .  poiché  io  esse  s' iecootrs  ootabil  dlveriitè , 
esaeadovi  loche  più  lettere  che  oeUs  tiscsi^ps  diA  Msteeliei  lavano  si  ccrche- 
rebbono. 


ào4 

re  (O*  ^^^^,  parte  r  di  quMt»  lett^r^  tono  •erìfle  .ito  PiagiMMM  "(>*)  :  dtl 
qual  soggiorno  del  Doni  parisi  Giuseppe  BetusH  nel  Roi^erfa  dialogo,  trat- 
tandolo come  prete,  dopo  uscito  ,o  scacciato  .dall'ordine  de* servi  .  Ma 
ivi  il  Betusii  esce  poi  del  seminato  favellando  di  Roma.  I  libri  segaenti 
fi  accennano,  perchè  vi. si  vegga  il  carattere  dell'autore. 

^*  Lettere  (  libro L^  di  Antefrancetco  Deni  .la  l^ftigié  appretto  Gìrolame  Scei 
io  1544*  in  i-  edizione  I.  (*)  • 

L' impreta  che  qai  espone  lo  Scotto  nel  frontitpisio,  è  ana  Fama  ^  cht  saona 
la  tromba  e  ciea  la  sinistra  topra  ano  scado  tv  ìt  giaocdiia  appoggiato ,  nel  qaa- 
le  sono  impresse  qaeste  tre  lettere  O.  S.  M*  Calpeara  vane  figare  moscraose  rap- 
pfeseatanti  1  tìsj  domati  e  da  ambo  i  lati  le  stanno  akani  tr<»ei  nitiuri  :  il  mot- 
to. Est  Virtmis  Opus  Famam  Exteoitrt  Faciis.  QaeUe  tre  lettere  pc§te  nello 
scado  sono  le  inixiali  del  nome  di  Ottaviano  Scotto  da  Moti\a  ,  il  qaale  aperse 
in  Feneiia  verso  la  fine  dei  secolo  xv.  aaa  nobile  stamperia  e  (a  padre  di  Ci' 
rolémo  • 

*  £  con  altane  lettere  naovamentc  alla  fincaggiante,  ivi  if4f.  in  t.  cdia.  IL 
.  Lo  Scotto  ci  dà  qui  an'altra  impresa  ed  è  aa'  aurorm  fra  ana  patais  e  an  ttii" 
fO  »  col  motto  »  /a  tenehris  ftdmet . 

*  Lettere  dei  Doni  ^  libro  IL  In  Fioun\a  appresso  il  Doni  1^47*  in  4.  col 
suo  ritratto. 

!  poco  noto- 
Bemacei  are- 
esser  anche 
qaeirordinc,  ovvero  d'esserne  aKito:  dì  che  al  trote  mi  verrà  occasione 
idi  favellare .  • 

r,  -•  Tre  libri  di  Lettere,  e  i  termini  della  liogaa  toscana.  In  Viaegia  per 
Fr nasco  MarcoUni  15^1    i/i  8. 

Monsig.  Fontanini^  cbe  in  più  luoghi  della  tua  opera  si  manifèsta  aelantissi- 
ino  in  notare,  quai  sieno  i  libri,  e  gli  aatori  .dannati,  non  ha  atvertito,  che  le 
lèttere  del  Do^it  stanno  registrate  insinb  nei  prrhiì  indici  de' libri  proibiti,  stam- 
pati in  Roma  da  Antonio  Blando^  e  poi  da  Paolo  Manuzio, 
'  --ie^ì  Alla  pi|;.  ^oié-itj  si  è  già  avvertito,  qoaifcnevte  qoei^  lesione  o  trattato 
di  gramatica  volgare ,  pubblicato  dal  Doni ,  non  già  per  suo ,  ma  d'altro  scrit- 
tore,  opera  di  Gialio  Camillo. 

.i{^*)  Cioè  di  quelle,  che  sono'scritCe  ntL  i^^yye  molte  di  esse  sono' indiriz- 
iiSSte  a  gentilaomioi  •  e  letterati  di  quella  cic^.  fra*  quali  principal  luoffo  di  sti- 
4gìM  9  e  d&  aScuò  tenne  di  prima  appressa  di  (ni  Lodovico  Domcfvchi  ,  il  cui  no- 

fé  si  .vcde'.in  pia  lettere  delle  pruno  edaioni;  ma.da quella  del  hiarcoUni  iffA- 
tolto   affatto  il  nome  ^cl   QomiMÌcki ,    stfiadovi  pcc    altro  W.  Ifiùtece  a Jui  jdk 
^icte  •  con  soprascritta  pvrò  ad  altri, e  taluna,  con  queiju  •  alVui^eUente  iiips  Jnn- 
00  Amieùi  e  delia  sfonda  lettera ,  coti  cui  il  Dom  gì' indir isH*^  il  primo  libro, 
egli  ne  fece  ana  prefaaione ai  lettori •  Cii^  chi(« cagionasse  ta'  q^e^ìttà  fra  di  loro, 
non  mi  è  avvenuto  di  penetrarlo;  aia  certo  è,  che  ciò  accadde  nei  if  fo.  poiché  in 
qaett*  a  ano  essendoti  due  voi  te  stampata  dal  Gi^/i/a  la  prima  libreria  dti  Doni  9  egli 
ivi.fece  la  prima  voka  onorata > mcnaione  dei.  O^at^/ii^Af  e  dell'opere  di   lai  tino 
.A  quel  tempo  divolgate:  ma  nella  ritsaHipa  ne  cancellò  interamente  il  nome»  né 
•dkgU  scristi  di  lai  lasciovvi  cercò:,  la  miaima  ricoffdxnta  •  Oiitce  4»  dòi,  Àelk  aa- 

c  ^)  Io  fk$$9vtt6'£ttmo^mmnto,9U9t  ^oJUSft  U  aftC^ndA  •disioap  ta^viimdos^  r«gittrat«  ana 
anteriore  nel  Cataloga  4el  Cwev€nna,  \a  V^^j*  forse  per  la  rarità  taà  nta^gì  anche  aU' 
ÌMaym  ed  è  laieguente.  „Lettere*di  SI  Àntonfraneefào DomiUtiveemùno  ran sonetti  d^aT- 
«noi  gentili  hoomi&i  piacenrini  ,,^n't«a  lod«  Filicene*  adimsfantia  del  tig.  Bm,rhm$90ro 
peiacipe  dell'accademia  per  G-io.  Maria  Simonttm  oreincneie  i^^Z.  in  4* 


ODfS 

Lèttere  di  M.  VìetroATetint)'.  TnFinegèaj^reiso  il  Mar- 
colini  1537.  i^ foglio  (libro primo  solamente) (ì).    L.*aa. 

*  E  di  nuovo.  Ivi  per  Niccolò  d^ Aristotile ^  detto  Zop- 
pino i538.  f/i  8.  edizione  lì.  '  6. 

*  Al  magno  Duca  d'Urbino.  In  Vihegià  per  Giovane 
ni  Padovano  a  istanza  di  Federigo  Torrigtafii  da  Asola 
1539.  in  8..  edizióne  III.  *  '. ,       .       .       6^ 


,1 


I 


(i)  In  prinoipro  e  in  fine  yi  è  il  ritratto  deirantore,  ornato  di  una  col- 
lana'gìgliaftì  SfVpra  le5palle  e  innanzi  al  petto,  e  con  queste  parola  giù 
basso:  vèrìtdyomiìmpàrit.'liiì  giro  si  legge:  />.  Petrus  Aretìmts flagellum 
principwn  (à*)l  II  libro'non  si  chiama /^nmo 9  perche' l'u^refi/io  allora  non 
dovette  pepsare  'di  faine  altri. 

.  '  •  .  '  .1 

conda  librerìa»  impressa  primieramente  dal  Marcpliai  nel  ifH*  e  quindi  nel  iffr 
Tolendo  pare  il  Doni  registrare  alcune  cose  dei  Domenichi  ,  non  ancora  stampa* 

'^e,  lo.  mascherò  sotto  il  nome  an^actraramatico  di  EchinimeDo  CovidoLo  ,  appic- 
candovi sotto  nna  diceria,  ove  senza  nominarlo    espressamente^  e    mostrando  di 

^IjpirUr  di  ti^c'  ajfj(9L.^^i{ie:di  itti  .Iq  ooii  id^igno^Aitlf^  .di  pl^$!^9  \  massimamente 
nelle  txàdazioni  e  dì  arroganza  in  métter;  mapiO  neilf  opere  dei  dotti.;  a  tintolo  4i 
▼ole ile  r^suiia/M^^c^uggire^^accrtiue^et  t  miatùre  ,  ponendo  i  nomi  moderni  in 
enmhiq  degli  amichi,  cosi  delle  città  come  degli  uomini ,  sen\a  vergognarsi:  alla- 
deodo  qui  fbfse  al  Mof gante  del  PfJei  e  n\V  Q riandò  innamorato   dei'.SojardffyMÌ 

Inali  a  detto  dello  stesso  .Doni  (Marmi  pane  L  pag.  i)f-)  attendefa  allora  }1 
ìonunicbi  ,  il  qaale  ne  fieo  pur  beffeggiato  tacitamente  dal  medesimo  in  altro 
Jiuogp.  ( //i/<riii  pag.  176!.}.,,  Che  yaol  dir  che  J'^riaiio  non  si  messe  a  rappezafr 
„  Morganu  .  coinè  certj  altri  goffi,  chp.Vj'hanno  fatto  attorno. ponile  fraicbe?,e 
,,  non  ba  tocco  U  ^f/tf/io,,?  Chiude  poscia  il  Doni  ia  sua  diceria  con  queste,  pa* 
role  ,  le  quali  tendono  a  giustificare  il  suo  aver  levato  dalla  seconda  edizione  dell 
prima  Libreria  il  nome  del  suo  avversario  :  „  Io  Ipderò  sempre  coloro  che  si  tdl 
9,  ghino  dalla  memoria  colui  che  l'hfi  ofh:so  e  nel  ristampar  delie  loro  opere, ^do- 
„  ve  l'avevano  lodato  a  torto  lo  cancellino  a  ragione,  perchè  quello  è  ii  vero  |[|i- 
,.  stigo  d'uno  eh' è  nel  numero  de'  morti,  di  torgli  quel  poco  di  vita,  che  gli 
99  era  stata  accomodata  per  virtù  della  penna  d*  un  ingegno,  (elevato  „  •  Il  Douie* 
nichi  a  questi  strapazzi  non  istette  muto,  né  sordo,  e  seppe  rèndere»  come  t^- 
.dremo,  pan  per  focaccia.  Credo  però  che- in  progresso  di  tempo,  questi  due  let- 
terati 41  rappattumassero,  mentre  il  /7i»/ii. nella  ristampa  della  Zi^r/ntf  ,  fatta  dal 
Giolito  nel  iff?.  in  8  non  solo  ripose  il  nome  del  Domenichi^  osa  permise  ail« 
Cora  •  che  fosse  ornata  quella  nuova  edizione  col  ritratto  di  lui  • 

(4*)  La  collana  gigliata  0  più  to^to  fatta  in  forma  dt  linone ,  è  la  .figura  di 
quella,  di  cui  V Aretino  fu  regalato  l'anno  tff).  dal  re  di  Francia  Francesco  L 
che  era  dì  peso  di  cinque  libbre  d'oro ,  benché  in  qualche  luogo  egli  la  millanti 
di  otto  e  che  dal  Dolce  amico  di  lui  si  afferma  nel  dialogo  de' cereri  (  Vem^id 
per  li  Sessa  tféf.  in  t.  )  pag.  ff.  essere  stata  di  peso  eoo.  scudi.'  Ella  era  figpi- 
rata  àl^ lingue  d'oro  smaltate  di  vermiglio  e  con  breri  »  nel  ^.cai  biaACO,  era 
scolpito,  lingua  ejus  loquetur  mandacium:  motto  interpretato  a  córr«(ÌQf|e..deU' 
Aretino .  che  essendo  stipendiato  annaslmenu  dall*imperador  Carlo  JT.  età  ia  so- 
spetto di  parlar  poco  bene  del  re  Fratcese^*  -  •      *  •.•.*i'  -o».  .  . 


*  In  Fin^gim^esto  il  Marcùlini  <S4i*  in  S.  tdizio^ 

■   ..-  ■■  -.v.  .-.  ■ 

{mì  Q5MM  catalogo  ddle  eiìiionì^del  libro  primo  ielle  Lettere  étW*  Arenfi9  è 
atiai  diìbctoto  e  maaca  di  molte  cose  Aeceuane  a  aaperti .  Eccotie  perunto  uà' 
1I10O  ^  ragiooato. 

E  M  pciteo  luogo  il  vedere  che  la  dedicazione  di  qacato  primo  libro  al  méga0 
daca  étUrkin»  è  in  data  di  Veneiia  il  x.  di  Dicembre  if  |i.  la  quale  ìa  tutu  le 
fiaaampe  che  ac  ne  aon  fatte»  costantemente  ai  ioggCt  e  ToaierTare  ftl  olare,  che 
nel  primo  libro  delle  Lettere  di  diversi ,  scritte  ali  w<r»riiio  pag.  ift.  a'  è  una  di 
Bernardino  Teoiolo  da  Foriti  scrittagli  ai  iii.  di  Maggio  if||.  nella  quale  gli 
rappieoentt  la  moltitudine  e  la  (uria  delle  persone  che  in  Rétma  ai  erano  aboliate 
per  Gir  compra  delle  sue  Ltture  stampau  in  Venetfjim  e  c^  capitate  /  ciò  può  far 
credere  o  sospettare,  che  in  detto  anno  ii%%,%t  ne  fosse  (atta  *.ÌA  Fetuiis  ••• 
impressione  anteriore  di  cinque  anni  alla  prima  del  Marcolini  e  in  conseguenaa 
a  tutte  le  altre .  Ma ,  siccome  la  sojpradetta  non  mi  è  arri? ata  mai  sotto  l'occhio» 
uè  ho  trovato  alcuno  che  me  ne  abbia  saputo  render  conto  ;  e  siccome  ancora  nna 
delle  tante  virtù  deir^r^rino  è  stata  quella  d' imponere  al  pubblico  ,  quando  l'im- 
postura tornava  a  aua  lode  e  vaotasgio:  di  che  ;aoa  mancano  esemp)  nelle  ane 
lettere  e  in  qutlle  delle  scritte  è  lui  ;  còsi  laKerb  di  dir  ahrò  intorno  olla  ptttt« 
aa  edisiont  del  ky |a.  fondata  aopra  quelle  due  leture  deir^lneriao  e  del  Tìmdolo 
con  date  ^^oatcti  probabilmente  ad  arte  e  maliaioaamente  ;  e  paaaerò  aUa  liatn  dcU' 
fediaioni  k  Me  tiors  • 

..Letttrt  di  .M  Kettt  jàfMtiù*  In  FSMfM  preaio  il  MsrtòttMi  15)7*  ^^  t^ 
glio  Mibn>  pyf imo  lòTamente)  edizione  I. 
.'^  E  ivi  pet  Niccolò  d^Aristàtih  detto  Zvppiné  if}8.  in  t.  ediaione  IL  (*) 

*  E  riltampatt  tiuovanrentte  con  giuOta  d' altre  xxv.  Impresso  in  Finegim  per 
fféWteseù  Marcarmi  da  For/i  alla  chieaa  deUa  Ternetm  (  cosi  )  nciranno  del  Signm^ 
ret^}%-  il  meie  d'Agosto  in  foglio  ediaione  III. 

Nel  froìntlspiaio  di  questa  ediaione  seconda  del  Mmrcolitù  non  aentOTita  da 
Mottlignort  e  die  è  notabile  per  la  punta  delle  aav.  lettere  ctie  il  titolo  yì  pt#- 
snetlt'; ita  Sgnrata  in  bel  disegno  ed  intaglio  la  tacciata  di  nn  tempio»  coi  ri« 
tfaifto  dh!ll'^>'^iào  tfel  metao.  Al  di  aopra  vi  si  legge  a  camtttii  naajuKoli  :  P, 
iJthtìMt'  jàceMmiBS  ^inntam  Ac  Fitrierem  Demonstrmtor. 
.  '^  EtK  mWfò  «onle^ionta  dcìle  ftav.  lettere,  ivi  per  Cttr^ié  Navp  e  fratelli 
ì^^)f;'ttA  in  fine  |fer  omarino  éc'  RofiaelU  del  mese  di  Decembre  in^*  io    >• 

*  E  ì^  ^er  dbPéinei^toék  in  luogo  di  Ciovannì  )  Padovano  m  iattnn  di  Fede- 
itèt9  1%rreskk^  \  non  Torrigiitni)  da  Asola  i;)f*  il  mese    di   Ghtttto  in  4»  edi- 

'  '  *  Dèi  ^rittro  libro  deile  lettere  di  M.  Pietri  Aretino  ediwone  seconda  con  «na 
'jRvItM  éÀ  l^^iittre  ziit.  Scrittegli  dai  primi  spirti  del  mondo,  iii  ptcHo  il  Mar- 
wM'  tyi^*  '^l  ^<^  di  Agostt)  in  g.  ediaione  VI. 

Questa  è  veramttice  la  itna  ediaione  del  Mgrcotim  s  ma  tg^  la  chiama  aecon- 
tda^  Muta  far  conto  della  pfima ,  uscita  da  fui  nel   if|7.  e  solo  riforendòd  all'ai* 

^■MS  l^into*  «t«i«o  tSM.'ìft  8.  oel  rìtratv*  dell'autore  ntl  Ai«liti»piaio»  •  eolU  dedicato- 
*  tila«èl  meèveioM  aft  t>uea  A^Urhino*  9%r  f  uMito  ett^nteaiaate  ia  abUa  dfoemineta  qn«- 
et«'-e(W*®*^^<>'^  to'i  AVTcìiute  di  potevvi  toorfere  data  aè  di  Ivecoynèdi  ttampatore»  ck« 
Aur  trvvMÌ  aell'aatre  qai  riportat.e»  «al  «he  apparifce  ette?  ella  «tverta  affatto  da  esse. 

'  i(^Dài  Cmeiinia  ri^eh^tail  nei  Jnó'Col Jrfof  o  noa  solo  ^aetta  ediaiotie  ^atla  Aal  Padù0a» 
Ha  nik  tlM.  nra  tfadli^  la  iurtiMite,..  li*  lettene  di  JT.  Pietro  Mrètino  di  a««To  .*oala  ^eii- 


^  Msvwnpi^e.  Pitokèf^Èm  ìialìa  eaea.  di  Gèooamni  Pmdomtmo  md^etufìttim  e  a{o»  \  di  Jf .  ^«. 
Iberico  2Wrasoiio  à'AsoU  i63f.  sa  $.,,  eha  dal  f^n^nnini  si  dita  «dia.  aerta 


oc? 

*  -  Al  sacratissimo  Re  d'Isghilterra  il  seconda  libro 
delle  Lettere  «  In  Vinegìa  presso  il  Marcoììnì  i54a«  e 
1 547 •ìn^. col  ritratto delVJretino inprincìwio(a).  L.   i o. 

-  -  Al  magnanimo  Signor  Goaimo  de' Medici  il  terzo  2i- 
bro  delle  Lettere.  In  Vinepa  presso  Giolito  i546.  in 
%B(b).  IO. 

-  »  Al  magnanimo  8Ìg.  Cìoyan  Carlo  Afiaetati  il  libro 
quarto  delle  Lettere,  in  Vinegia  presso  il  Cesano  1  SSoi 
in  8.  IO. 

-  -  Alla  bontà  somma  del  magnanimo  sìg^  Bali^ovioo 
del  Monte  il  quinto  libro  delle  Lettere  di  M.  Pietro  A- 
retino^  per  divina  grazia  nomo  libero.  In  Vinegia  per 
^     in  da  Trino  i55o.  in  8.  (i)*  io. 


(i)  Anche  questo  ci  tocca  sentire,  TAretino,  uomo  RbefV,  cioè  indipen- 
dente, e  per  divina  grazia,  come  appunto  i  principi  sovrani . 

ttasoidtlifiS.  tal  maiieHp  4clla  «tic  fa  fgttt  da  lai  in  firttn  formg  là   grf* 


qatato  la  secoada  giaau  ddus  zi.it.  lettere  di  diTcrii  àiVArnin^^  tiampate  t^tU 
la  cdiatoae  del  M^rcolud  ia  t.  Fra  le  dae  impreitioni  in  fbalio  paiaa  in  oltre 
aa  aotainle  divario  ;  ed  (  •  cke  »  otc  ia  più  taogU  eraao  nclif  prima  aomtaaci 
Miu0Ìi  e  Vimc€^}§  Pratichi  fratelli  eoa  eapr^sfioai  di  acioia  e  di  heoeToleaaa  « 
▼eaaero  aeila  aecoada  cancellati  dappertutto  i  lor  acmi  ^  e  le  Jk^tere  e  l'cmreaiio* 
ni,  eoa  qaalche  camUamenCQ  «  iaroao  trasferite  ia  altri  aoggecti.  L*  im.tcìsifi  trf 
VÀntÌM  e  i  Franchi  era  4^eaerata  in  fiera  aaimotitji  e  ia  aperta  nemicizla  ;  e 
più  sotto  se  Ae  iateoderi  la  cagione  •  ove  lat  occorrerà  dì  parlile  delle  Più^tc 
di  Niccolò  Franco  .  Nò  questa  e  la  sola  matazioae  da  me  esser rau  nella  suddct* 
ta  riatanpa  i$ì%»  del  Marcollni ,  essendori  qaalche  altra  lettera  con  raria  sopra* 
scritta iccm 9  per  esempio,  la  lettera  primameate  scritta  ad  Agostino  Ricchi  ,  al* 
licTO  an  teoipo  dell'  Aretino  •  nella  risumpa  è  Indiritta  a  Michelangelo  Biondi 
medico  reoeziano  scrittore  di  molti  libri  9  che  appena  ne  vagliono  un  solo.  Son 
di  parere  »  che  io  grazia  di  cotesto  odio  coatra  i  due  Franchi ,  l' Aretino  fec^sf 
sopprimere  la  prima  edizione  e  accelerar  la^  secQada ,  esseadq  qaella  assai  più  r^riì 
di  qaeat^t  comechè  l'aaa  e  Tahra  siano  di  aoa  somma  rarità  e  di  uaanonoirdj« 
natia  beUena*  ^  '  \ 

^a)  E  epa  lo  stesso  riu^ttp  anche  in  fiae .  L'edizione  iA  if47*  non  ha  H  no» 
me  del  Marcolino,  né  d'altro  stampatore:   anzi    nepimeno  tì  sì  specifica  il  ìnó- 

89  della  sumpa  »  ma  cerqtmeate  i  di  Feneita  •  Osserrisi ,  che  come  i  due  prioil 
bri  delle  lettera  iM'  Aretino  9  e1  primo  singolarmeate ,  furono  ristampati  dopa 
la  prima  loro  cpmparsa ,  co#  ei  quattro ,  che  Teanero  dopo  »  non  (a  fatto  lo  stes- 
so onore  cessatane  di  molto  la  , callosità  e  la  stima,  e  giacquero  mezzo  diqié<iti. 
cati  e  negletti,  sino  a  tanto  chip  tfittt  e  aei  fiirono  riprodotti ,  come  sefqbrf ^  in 
Parigi  nel  Uo5-  in  >.  ^     ^  »;.'!. 

(^)  Al  magnanimo  signor  Coùmo  de*  Medici,  principe  di  buona  rotoiitsde'»  sta* 
nel  frontispizio  •  L'  Aretino  chiama  il  duca  Cosimo ,  principe  di   buona  rolonta* 


ao8 

f-  -  Ecco^  chelal^'Ootaie  ma^no,  magnanimo  Ercole  E- 
stense,(  ha  dedidato  Pietro  Arentino  per  dwìna  grazia, 
uomo  lìbero^  it  sesto  delle  scritte  Lettere  volume.  In  Vu 
negia  presso  il  Giolito  iSSj.  in  8.  L.     9. 

.  Lettere  scrìtte  al  sig.  Pietro  Aretino  da  molti  signo- 
ri, comunità,  donne  di  valore,  e  altri  eccellentissimi 
spiriti,  divise  in  due  libri.  In  Finegia ^pr^sso  il  Marco^ 
lini  i55a.  tonti  lìl.  s^oL  1.  i/i  8.  (\)(^)*      ';    »      •  i6« 

(i)  De' suddetti  tomi  vi.  ne  è  un'altra  edizione  di  Parigi  presso  Mat^ 
teo  il  Maestro  (le  Maistre)  1609.  ^^  ^'  ^* Aretino  in  una  delle  sue  lette- 
re a  Niccolò  Martelli  nel  tornò  III. (/og/.  19.  a.  edixMi  Parigi  )  vanta  di 
essere  stato  il  priin'o  a  stampar  Lettere  volgari  con  quella  sua  edizione  j« 
del  iSSy.  Ma  erra ,  perchè  le  Lettere  di  S .  Caterina  da.  Siena  stampate 
da  Aldo  nel  i5oo.  in  foglio  (*)  ,  sono  volgari  (4*);  e  un  altro  libro  di 
Lettere  di  Francesco  Filelfo  col  titolo  di  Epistole  vulgari  e  latine ,  fu 
stampato  in  Milano  dsi  Giovanni  da  Castigilone  nel  j5io.  in  4*  (e*)»  Sono 


li  II  finito  di' Labili/,  il  II.  di  Ottobre:  Monsignor^  ^i  lasciò' inj^iinare  da  uaa 
delle  solite  fraudi  degii  stampatori,  perciocché  il  Marcollni  nel.  ^j*  fi. 'dedicando 
il  secondo  libro  a  Lodovico  BeccdttlU  •  allora  nunzio  in  Vgne\td  ,  altcìato  ti  pri- 
mo foglio,  volle*  dar  ad    intendere  d'aver   fatta  nuova,  edizione' di  tucti  e  due  i 


non  già  d*  altri;  ma  sue:  in  che  quasi  subito  fu  seguitato  da  Niccolò  Franco,  e 


.  ^,  .    :-     --,- — ..  dopo  it' SUO  fclfce' p^É^a^io 

óiu  òhe  fuiai*'!    d'Apnté  i.)9o^  Spno';aAzl  TV^rMfi  spirituali  \  che   Lettere.  Da 
àa  antico  scrittóre  soci  cìiumM,'  divini  ^éìoq'uii  !  ì^èttate   da  qoesta'gran  Santa  / 
in  cui,  come    esprime   il    poatefice   Pio  JI.  nella  bolla  della  sua  canonizzazione, 
(a   la    dottrina   infusa,  non    acquisita:    e   però    elleno  servir    non    possono    di 
«scmplarc'a  chi  si  mette   a  scriver   lettere  familiari  a' suoi  conoscenti   ed  amici; 
e'cKé  se* fossero  di  tal  caràttere    «  'condizione  il  Fànianiài  otéfieBÌmo  le  avrebbe 
ricordate  per  prime  in  questo  capo*,  dove   non  ha  giudicato    bene  di  registrarle  , 
come  né  purè  vi  ha  mentovate  quelle  'del  beato    GiovàunlàiiW 'Celti  ,  né  queK 
lé.'ii  tti  Gttittone  dì  Arcalo,  piS  é  piTi  8ecóli\àir>l«fi}ió  éihcìlotl  r  • 
'   {€*)  Mi  h  maraviglia  né  intender   posso'  coifie  fògl^alt  ift>it^o'  Predato  conce-' 
dcre  il  primato  in  questo  genere  di  scrittura  «He  pretese  Epì%tole  vulgari  e  latine 

■  (*)  Edizione  di  Crusca,  •  rara  molto. 


ai4-  Lettere  ,  tutte  numerate  e  nell'una  e  noll'altra  lingua  ,  Pìetro'SàUo 
da  Vercelli  tii  ti'ne  de'versi  messi  in  principia,  dice  tra  altre  ooBe  che  il 
Filelfo,.  '  ■ 

Neforet  ulta  suo  sìne  munere  quae  studet,  àetas, 

Dìscipuiis  scripsit  quod  modo  cernìs,  opus. 
Sicché  il  Filelfo  scnsie  questtr  brevi  lettere  vulgarì  e  latine  per  uso  de' 
suoi  discepoli,  di  Inj  Ir^gciidosi  nella  prefazioncella:  quo  duce  ,  non  so~ 
btmlatinae  linguae  floùculos  decerpent  adoiesceiituli  verum-ttiam  ipsius 
linguae  vemaculae  quod  non  ai  re  fuerit  elegantiàm  Sihitìòniparabunt, 
tptoniam  utroque  mirifice  poetam  nostrum  polluisse,  doctorum  aMiigit  nt- 
mo.  Il  testa  latino  si  vede  tolto  da  Cicerone.  Ma  quando  anche  V  Aretino 
fosse  stato  il  primo  a  stampar  lettere  volgari,  non  fu  già  egli  per  questo 

di  Francttiù  Filtìf» ,  morto  rotc  anni  ivinti  la  prima  irapiesiiaiie  delle  mede, 
sime,  le  c]ua'i  aliro  non  tono,  faorciii  parecchie  brcTisiime  EptiioU  e  formolt 
latine  di  Ciceront  io  numero  di  ccsit.  *olgatiiute  dal  Ftlelfo  per  eserciiio^e' 
fanciulli  da  scuola  e  dà  lui  non  già  chiamate '£fùte/« ,  ib^  ÉxeifiUiiuntBlà  col 
qual  ritolo  appumti  ttaiiTi}'  hells  p[ima  loro,  ediiibnè  ,  fiita  Meitnilanì  ft^  Anto'- 
miarn  Ztroium  Mcccctxxx'ix\  i'u  xXir.  Julii  in  4.  £' di  fatto  ^  ifn'chc  ad  breié 
■TTeitimenio  del  FiUlfa'il  lertcrc  ,  .preitfMlo  alle  it£ue,  li  teggit' "colli  Ltgaat 
aviit  O*  tdiit^m  iligtMur  imnes  adolttctntuli  elogueaiU  capidThoe  cxtrùtaiiun- 
eélarum  geam  Francuci  fhUtljfht  &c.  Ntllé  poittridri  iiiiainpe  «ì'perti6  dl'mutar- 
s(!  il  iègiirrmo  lirolo  è  di  ^Virtuirvi  quello  di  Epitiule  vulgari  e  Utmt ,  come 
ti  pratirt  in  qoella  del  ifio.  alligala  da 'Monirgnore  e  nell  a'tia' ^u'f  «ti.  Miiaào 
per  Gio.  Aagtto  Sci^itnieUr  nt\  ^^if.ìa  4.  e^' questo  cangiamento' dt' lifojp'abi^ 
pei  alito  ai  fiìcc,  le  lioa  acciocchi  ìl  letiort  ìnganilató  da  Csid  tcniise  i  4iede> 
te  che  in  qaeiie  Eputolt ,  vate  sAtfo  dr  ^'udiuune  ,  ti  ttattaMC  jS{.  cose  :fìmiglta> 
li  e  che  tra  privati  Decorrono  ala  giòrnan  .'Per  estete  il  libri'ccitlolo  iiìai  taro  e 
(onoteiifta  poco,  ma  liccicatO  aUteil  poehit'imo  ,  iti'mo  eisi'/e  nod  Ìriut|l  (pota, 
e  qua»  Aeceitatìa  pcr'^éitér  pili  cliiaiarnciite  in  ti^iaila  veriti  y.ìl" darne  cjui' u^ 
picciJl  taggto  ,  itaictivénAone  con  ta  stetti  ortografia  del  Fililf»  U'^prinla  £pi. 
iioilitta,  astante'  dà  tè  a  far  conolc'ere  il  rimaneatc  dell'  bpehi  ,'^c  'la  poca,  anzi 
sulla  ragione  che' ba  Móniigiióre'  dì  voler  togliere  con  cs^jl  il  pi'i'ttiiVa'  la  keniV^ 
di /«««  to/^-ari  i-quelle  deli-^<i(jiO-.  ■     '      ''  ■       ^"^    ''.,..''■' 


,  ccttarai  mai  daffatìgirti  prit  ^c  'fini  a  tanto  ìthc  lt «t A  HJfi V - jinaa f 
„  £c  cote  come  paNate'tiènb''io'li'à  atsai  bene  intóo  tH  j^rsS^IbV 
,,  lórìa  combatte  coatra  di  nie  allapcr^a  con  looi  danari  "^^uf^^ 
.,  haiàsnita  fia  tanta  chc'iatitfèVa  a  fialcuao  circa  là  mia  (Z^fM^l'i  ' 


„  Qnamvit  m^iittndo  meórqiii  cvga'te 'knéritornni  QÀn  tanta' fuirìt  pto'nndn^ 
,  faii'nta  prKitantique  Viriate:  noh^st  tant^n  «erendum  dìbi  (ore  in  naaqoSlìl'^ 
.  de  me  conquiettat,  nisi  meo  perfccto  deaidciio.  Ut  tet  te  habucrint  laria  m* 
,  F'^qne  acccpi:  pixtcìtim  qaod  S>.-Tt.i[Jai  aperte  pecuniis  me  oppuguat.  Spm). 
,  laoien  pio  magniiadiae  taK  luuDanMatM  te  omaibat  ne»  in  canta  iiririì.i 
t  Gtutnm.  „ 

rem.  /.  B7 


it  primo  «  •crivcine  (a*),  perchè  in  qaell*  dA'priaoipi  ne  mbo  molte, 
•critte  priow  delle  sue;  oltnicchè  il  panura  di  lut^  fra  CuittOHé,  un  pie- 
no Tolame  ne  area  tcrìtto  tre  lecolì  prima  di  esso  Aretino  (b*).  Questi  fu 
bastardo  di  Luigi  Baed,  gentiluomo  A'ArtzxOy  al  dire  del  Crescimheni 
{Istoria  e  Contentar/  tomo  IV. p.  J^.t»Ì^.t^*.  II.  di  Venezia), che 

10  apprese  dal  suo  amico  Jacopo  Maria  Cenai  nel  libro  a  penna,  intito- 
lato le  Glorie  letterate  «li  VaUichiana.  li  Cenai,  che  fu  da  Siaaiongaf 
terra  chiamata  Atinalunga  dal  geografo  Antonio  Magiai,  e  situata  nelle 
parti  A'ArezMO  in  VaUicUana,  dagli  antichi  detta  Ciusina  paius ,  mori 
gii  4o-  anni  io  Napoli  segretario  del  cardinale  Jacopo  Caatelmi,  dopo 
Averne  ìq  questo  uficiq  serTitt  degli  altri.  Scrisse  la  vita  di  Mecenate, 
che  è  staiBpata,  lasciando  altre  opere,  non  date  in  luce:  e  gran  parte  de' 
suoi  libri,  specialmente  vo1s;ari,  fu  venduta  a  inon»ig.  arciv.  Passioaei. 
Se-fosM  in  tuee  qWliodel  Cenni  (che  non  iscrisse  per  opinione)  si  a- 

Ceo  tutta  rsgione  pertanto  potè  vantarsi  l'Aretino  nella  lettera  a  Nieeali  Mmr- 
ull't,  qaando  £jic:  Lt  prìim*  Lttltrt,  eht  i»  livmd  mtfira  tieno  %iate  imfrtitt, 
MI»*  da  mt:  alla  qàal  ^tiera  il  Martelli  liipoÌM  {  l^ttete  pag.  ty.  a.  ),  dicen- 
dolo frima  ievintere  àella  'ùif"  »o*tra  apabblicare  tenere,  e  ia  og»i  aite  ttcouio 

11  soggetto.  Dciranìcim  tra  VAretiao.  e1  Martelli  contratta  io  Roma,  sì  k  éa- 
fo.qeaklic  cosa  più  sopra:  e  qai  non  lascerò  di  soggiogntte,  ckc  l'aDOo  ■f44> 
■vendo  otiennto  il  Martelli  i(  consolato  dcUa  aosira  attadcmut  f^rentiiM,  me- 
Bore  delira  mi  co  e  dell' obbligo  cbe  gli  sverà  per  aTcrlo   iatrodotto    oel  dilettelo) 

Smpo  della  nobii  posila  toscana  e  per  eiier  stato  da  lui  onorato  eoo  qnd  capì- 
.  lo  cbe  comincia  ,  Duoi  \aSr  vivi,  ami  duoi  Sol  fultrnii  (it\  pag.  (6.  )  lo  ìt. 
te  aggrsgstc  nel  Kgiienie  Genna|o  a  cjuella  cp^icua  adunaou:  di  cbe  lo  lìi^n^ 
£b  VA'reiino  (  Leti.  Ut-  Ut-  pag-  s(<  i>  cdii.  di  Parigi  ),  pregiandosi  di  poter- 
li aneti' egli  connamcrate  io  quell'onorato  conciitoro 

'  (d*^  Sciocchesu  grouolana  e  itopìdnsi  farebbe  il  penavló .  non  cbe  il  credei- 
fb'^  molto  più  l'^iàetitl».  L'idmifloii  ^  attribnito  il  finto  4;  estere  itato  il  ^rmo  a 
iì/impare,  Itòp  i  i'crivere  Lttiert  volgari.  Voo  toif  tosto  s'iott.oduiK  il  parlar  lol- 
HÌte',  che.  l'^'sncbc  dello  scriver  lettere  volgari  *\  Ao^ttt*  ioirodutre  per  la  ae- 
«àritk  del  comeisio.  Ha  cóbtnttociA  stri  sempre  vero,  cbe^i'^rciiop  (b  U  ptim^ 
a  stamparne, 

(<)  Le  molte  lettere,  cbe  si  trovano  fra  (jnclle  de' /'rìnct^i,  scritte  avanti  quel. 
le  dcir^ntiae  ,  hirono  itaoipate  dupo  le  ine  .  Il  volume  delle  lettere  di  fra  Gait- 
goere  ouelle  del  beato  Giovanmi  delle  Celle  mo- 
I  Coiaio  Salntati ,  segretario  della  signoria  di 
narlf' è.  quelle  Bi  Seneca,  volgkriiute  nel  se. 
'  n^I  yotai^rària  delta  CrMsea  (*j»  niente  fan- 
ancoi^  msapjurìtte,o  (iiroiio  impune  dopo  quel- 
.'•feiK.  I*oppcMÌÌftore ,  gìÀ  toito  che  il  libretta  del 
,    .  II  Epiitoìe  di'SèWcd,  fatta  da  Sebattiano  Manilio 

romano  cbe  fa  ano  dell'accademia  di  Pomponio  Leto,  stampata  in  fene^ia  pres- 
to Stefano  e  Btrnariiao  Dìnali  fratelli  nel  1494  in  fb|;lio  ,  ovvero  qael  Formo- 
'^i.ì!*'.*ft'V/"^*  V^drt"  d\  ^^niffhmp  Vfm'V^  irooreaao  ia  F/uiffùt  per  3er- 
«flK«'*.i,ffM7'y''V  ■"*  '*«7'!«:l*V»:<'VÓ,5H«aiVt(Or^  lettere,  da. 

B  t'tieiiMi  ròéaÌioI«ir(»fi'cìt«no  r^Jìtiana  Àttuittitr.  i\  [^r»  ÌÌui(iàni  Ì««».in  «o- 
•*Ì1ii»\U%tÌimfp»rìiif'Anto«!/p:aÌ-  £0-i'Ìin  i^ii  'la  A.'O'AiP»  W'ifmtoTfSA  Giooannl 
*émOéU»'ttl^  mmllk^ttthamiiimttìPh.ìy:  TkltS^ti^,itm^a-PVroitx*»el  ii»tt.  p*r  T^ar- 
■  tini  arranchi,  in  4.  sbava  baoh'»»  f»  t  libri  di  Cruica.  ■■      ■'•' 


mi 

▼rebbe  maggior  contezza  del  primo  essere  deìVAretino  per  lume  di  chi, 
dietro  al  Moneta,  il  quale  non  osservò  citarsi  dal  Crescimteni  VJstoriu 
letteraria  del  Cenni  {Menagiana  tom.IV.pag.  ^4^.)  desiderava  saperne 
di  più.  Nelle  accennate  lettere,  scritte  9ÌIV Aretino,  se  ne  trovano  diverso 
dei  Bacci  à* Arezzo,  il  cognome  de' quali  ei  non  volle  pigliare;  ma  quel- 
lo  della  patria,  come  avea  fatto  il  Bruno  (a*).  Nel  secolo  degli  scandali, 
che  fu  il  XVI.  egli  venne  ad  appestare  il  mondo  con  le  sue  stomachevo- 
li ribalderie,  facendosi  temere  e  lodare  da  tutti,  e  sino  chiamare  non  aq* 
\o  flagello  de^ principi,  ma  divino^  e  divinissimo  ancora.  Anzi  all'ardir  suo 

«i^ff  .composto  fcr  Andrte  Zwfwte  da  Gubbio  scampato  in  Ctsena  per  Gire- 
tema  Soectno  1517.  io  i%.  o  fioalmcote  qacl  Compenimente  di  periati,  cioè  di 
Jtcture  di  Gisnnantenio  Taglienti ,  pubblicato  ia  V€ne\%é  per  Pietro  Niccolini  nel 
if)f.  in  8.  (*):  cke  forse  qualche  Ternicc  e  colore  di  apparenza  avrebbe  J'oppo- 
sixione:  ma  ia  tradiuÌQoe  del  Manilio  non  serre  al  caso,  e  gli  ultimi  libricctaoli 
so|io  bajc.  e  bazxccolc  da  non  tenersene  conto  e  ninno  le  prenderebbe  per  esem' 
pfari  ^  ficchè  seaipre  sussiste  V  onore  ìÌX* Aretino  di  aver  primo  stampate  ,  ma  non 
gjià  scritte  ,  Latterà  'volgari . 

"  (4t*X  Senza  cicorrcrc  M  Istoria  letteraria  del  Cenni  ^  che  essendo  a  penna  non 
può  consultarsi  da  tutti  si  hanno  altronde  (  non  iKrivendo  per  opinione)  prove 
incontrastabili  del  priioa  essere  di  Pietro  Aretino .  Egli  fu  ngliuolo  nacarale  di 
Litigi  à\  Baccio  ò\  Francesco  Bacci  nobil  famiglia  di  Are\\o  ,  11  padre  abate  Eli* 
genio  G  a  muretti  {  Jstor.  geneaL  delle  famiglie  toscane  voi.  Ili*  pag,  32.1.  )  ne  fi- 
porta  l'albero  genealogico,  provato  con  autentici  documenti.  Di  Luigi  padre  di 
Pietro  non  fa  questi  menzione  espressa  nelle  sue  Lettere  >  né  se  ne  incontra  ai- 
cuna  ia  quelle  di  diversi  a  lui  scritte:  ma  da  quelle  che  ejzli  indirizza. a Gna/ri^n 
e  a  Francesco  Baccio  figliuoli  legittimi  di  Luigi  e  da  quelle,  che  questi  due  fra- 
telli scrivono  a  lui»  si  vede  mani  festa  niente  la  comune  lor  fratellanza  e  che  lo 
trattavano  da  vero  fratello  e  come  tal  l'onoravano,  quantunque  bastardo  »  I  Ro^ 
selli,  altra  no^l  casa  Aretina,  pregiavansi  di  esser  con  essolui  congiunti  di  san- 
gue. Nel  ifp*  morirono  quasi  nel  medesimo  tempo.  Luigi  suo  padre  e  Fran- 
cesco sua  ftatello:  della  qua!  perdita  cosi  egli  scrive  a  Cammillo  Alkergotti  suo 
paesano  (  Lett-  itb.  VL  pag.  f  o.  ediz.  di  Parigi  )  :  entro  non  in  la  morte  del 
mto  padre  (  imperocché  la  sua  pia  che  parte  ci  visse  )  •  ma  in  quella  del  fratello 
Cecco  Bacci,  che  i  suoi  giorni  non  ha  fornito  di  viverci  •  Contuttociò  egli  non  si 
facea  bona  di  nobiltà ,  ma  modestamente  parlava  del  difetto  del  tuo  nascimento  ; 
e  però  acri  vendo  al  fratello  Gualtieri  (  Lett.  lib,  IL  pag'  78*  )  >  ^^^  *i  adopera- 
va per  ht  entrare  nel  convento  nobile  di  S.  Caterina  d'  Are\\o  «na  nipote  di 
Pietro,  dopo  avernelo  ringraziato,  continua  a  direi  Non  conviene  a  me  noma 
infimo  e  ignoto  il  tentare  di  mescolarmi  con  le  dàgniti  a  con  le  gnuùlei%e  ;  pascle 
dhc  avrcbboao  fatta  ingiuria  alla  nobiltà  di  sua  stirpe  e  di  GnaUienw  si  ff^ 
scriveva,  se  asuk  fesse  stata  la  coadixione  dettb  spano  saa  nasckncaato.  lllFrmn* 

(*)  folio  pr«tji«  di  moon'edisione  <li  qocftto  libre  d«l  Tmf^liéot&tLjafTÌor^  a  qtieUa ^él  Jffo. 
OùliiU  e  fatta  <\k  Bernnrdino  de*  Vitali  l'anmo  iS3a.  in  S.  col  titolo.  „  ForninkH»iMOT« 
olia  imegiiA  dittare  lettre  xoi«tÌTe  e  responsive  con  le  sue  man»ioiie  et  SQttotcrittiQne  imtàr^ 
folate  Conponimento  de' parlamenti  nuovawante  stampato.  „  Dejpo  le  lettere  Rosovi  de* 

ftariaìnenti  ossia  compliménti  dia  farsi  in  Tore  a  persone  di  Tarie  classi.  Che  se  di  questo 
ibrò  dae  ediaSoni  ti  fecero  nel  breVe  tpaaio  di  tre  anni  in  non  picciol  conto  9' fa  ^n»<- 
qnoteuBto-  altior^oando  si  di^de  aila  >uce,  ed  anoke  al  di  d'ofg»  quantonqne  nom  tia  ài- 
f^ta^de  USO  pe' molti  e  laólto.  pstgli/vri  ch^  in  qveeto  f^noi^  ahlièamo»  tnttaviélt%  fjoM 
sem.pce  il  conoscerlo  ffli  non  fhro  p^r  |»otere  infeaso  consideraire  iqnale  CoMf  V  '^Mf).^". 
stolare  di  qnef  di  pia  stimato,  ed  ammirare  i  progressi  cbo*  anche  ia  4ipesto.g.«pe^f  Ì><)i,7<^ 
ce  il  bellissimo  nostro  idioma»  onde-  non  parmi  ohe  sia  da  riporti  ira  le  fa/e  «"/e  ^4K* 
K eco/e  da  noi»  tenersene  conto* 


ara 

Cd,  «no  capital  nemico  (  Vita  ietV Aretino  MS.),  la  apaccib  falsamente  rt/tr»  in 
una  villa,  di  padre  villano  e  di  madre  schiavona  e  puttana;  e  ne' suoi  "Sonetti 
satirici  lo  dice,  noft  meno  falsamente,  figliuolo  di  un  cai^oUjo  xtm  più  sfaccia- 
tamente ancora  mentisce  il  Doni  nei  Terremoto^  dorè  non  si  rergogna  di  asse- 
rirlo/g/i^o/0  di  un  frate  del  ter^o  ordine,  e  di  una  madre  pinzochera,  da  ciò 
conchnidcndo  ,  che  colai  fosse  un  Anticristo,  braccio  del  gran  demonio.  Degno 
è  V Arettino  di  essere  in  abominio  a  tutte  le  persone  oneste;  ma  per  quanto  taluno 
meriti  d'elsere  detestato  e  vituperato,  non  credo  che  sia  lecito  e  giusto  il  fargli 
processo  con  falsità  ed  imposture.  Al  vizio  del  nascimento  di  lai  non  ebbe  tu 
gttardo  la  comunità  di  Are\\o ,  Nel  i^o*  lo  aggregò  annobilì  del  sao  consiglio, 
e  in  due  lettere  che  gli  scrive  f  Lett.  z\V  Aretino  lib.  I.  pag.  ^4.  )  l'onora  del 
•titolo  di£ccellente  magnifico  suo  pairiiio:  e  non  contento  ii  eiòt  gfi'<ebff^#i,  «•• 
w  proprio,  nel  iffi.  il  grado  del  Gonfaienieraté ;  prtmìncnz^,  com'egli  cfì ce  nel- 
la lettera  di  ringraziamento  (lib.  ti.  pagt  fé*)  a  rirrr^  t  altre  superiore  in  la 
patria .  /        • 

Dell'anno  deUa  «oa  nascita  e  di  quello  pare  della  tua  morte  debbo  dire  qual- 
che cosa.  £  quanto  al  primo,  scrìvendp  egli  al  Giovio  nel  maggio  del  1545'. 
(lib  II*,  pag  141.  1.)  attesta  di  essere  allora  in  età  d'anni  liv.  «  in  un'ak^ 
al  Domenichi  (  ivi  p.  Xf).)  data  nel  Luglio  dello  stesso  anno  si  dice  d'anni  lift* 
già  passatr.  Nacque  pertanto  nel  1491*  e  ciò  fii  la  notte  precedente  z\  'Venerai 
santo,  che  in  quell'anno  cadde  ai  xx.  di  Aprile:  e  di  ciò  ricavo  argomento  dal 
primo  dei  cinque  Sonetti  di  lui,  che  si  trovano  impreasi  nel  libro  I.  dc'le  ^<* 
me  spirituali  di  diversi,  stampate  in  Venezia  al  segno  della  Speranza  nel  tffo* 
in  lé.  Jl  padre  Riccioli  gesuita  nella  Tavola  pasquali  della  sua  Cronologìa  nota 
la  Pasqua  di  queU'anno  i49i«  ai  xii.di  Aprile,  onde  il  Venerdì  santo  sarebbe 
stato  secondo  lui  ai  x.  dello  atcsso  mese.  Il  suo  computo  però  non  va  giusto. 
L'aureo  numero  del  1491^  è  xi.  ciclo  del  sole  xvii.  lettera  domenicale  A  G  aie- 
che  ir no»iiun io  pasquale  cadde  ai  IL  di  Aprile;  la  quartadecima  pasquale  ai  zt. 
segnato  G,  e  perciò  giorno  di  Domenica:  onde  la  Pasqua  dovette  celcbravei  la 
Domenica  susseguente,  che  fu  ai  xxii.  di  Aprile:  e  però  il  Venerdì  santo,  feria 
IV.  in  Parascevej  corse  ai  xx.  dello  stesso  mese,  giusta  epoca  della  naKita  dell' 
Aretina»  ' 

'  In  qofi  an^ko  poi  egli  venisse  a  morte/  non  saprei  (ondatamente  accertarlo,  ma 
solo  pvr- coAghict tura.  Sino  airOttobrc  del- ifff.  in  vita  ce  lo  assicura  il  libro 
vi.  delle  .ane  Zrrr^re*.  stampate.  Il  Ruteelli  nel  Vocabolario  che  ata  dietro  ai  suo 
Modo  di  comporre  in  versi  iialiani  ,  stampato  la  prima  volta  in  Venezia  dal  Ses^ 
sa  nel'iff^;  in  S.  alla  voce  Rosta  pag.  711.  parla  dell'amico  Aretino,  come  di 
pefaovia:già  morta.  La  morte  di  lui  non  potè  dunque  essere  avvenuta,  te  non 
entro  lo  spazio  che  córre  tra  ia  fine  del  lyff.  e  l'anno  iff^.  Per  mettere  que- 
ato.punto  in  buon  lume "^  ho  .tòlti  per  mano  e  letti  diligentemente  ì,  libri  de* 
niorti  intf^flhi^ri^i.cfte  abcastodiacono  n«i  magistrato  della  sétùtÉ^,  giucche  «ella 
8iiicre8tià..de}la.ìòhiéÉa  ipartochiale  di  S,  Luca  \  jorc  mori  e  in  «epUto  V Aretino  r  non 
at«'aeibaào  ocgiatrt  di:  quel  tempo  .  Ne'.iibri  di  caao  magiatrato,  aegmti  anno  i  f  55* 
iff6.  iffS.  e  iff9.  non  si  ritrova  descritto  tra'morti  il  nome  dell' ^r^rino.  Il 
libro  del  iff7  è  gran  tempo  che  si  è  perduto,  come  da  -  altre  registro  antico, 
contenente  il  ruolo  de'soli  nobili  defanti  ,  mi  avvenne  di  ricavare.  Ciò  non  6- 
ftànte  argomento  che  I'  Aretino  non  essendo  mentovato  tra*  morti  in  Venezia 
negli  anni  de'l|bri  pubblici  ,  da  me  veduti,  dal  ifff.  ^^^^  *  tatto  il  isS9  ì(i 
^^^•  P^ 4|i ,]Kea^i,monianza  del.  RusfJttli  egli  non  ^a  più  ia,vi^.  l'^r.rrÌAa  prrtan. 
to  dovfUeaiTar  termioati  i  sani  ^giorni  nel  iff7.  che  era  il  Ùvi-  in  cirea  dell' 
età ' aaa. 'iaa^BCCo  anno  tff^.  Loàuvico  Dolce  pubblicò 'il  wào-  Dialogo  àtWu  Pit* 
tkrudsMb  4timtk''dc^  ?Qtùltto  in  -  9 ''dedrcato  da  lui  a  Girolàito  toredano,  geitil- 
aa/ao,te(lf^iÌMio»  la  data  di  VeneiU  li  zit«  Ag^to  e  lo  intitolò  1*  Aretino  ,  per 


«?  i.t 


riuscì  dì  mettere  in  contribuzione  i  principi  della  terra,  talché  Scipione 
Ammirato  fece  conto  {Opuscoli  tomo  II.  pag.  265.)  che  di  questa  ragio- 
ne gii  capitassero  in  mano  più  di  settantamila  scudi,  tutti  da  lui  gittati 
nello  sfogo  de' suoi  vizj  {a*).  Non  si  può  bastantemente  ammirare  la  vil- 
tà di  tanti  grand'uomini,  abbassati  a  incensare  questo  idolo  di  Baal  ne' 
detti  due  volumi  di  lettere,  a  lui  scritte,  e  da  lui  serbate  per  prove  con- 
Tinceati  delle  sue  glorie,  e  poi  stampate  dall'amico  e  compare  suo  Mar^ 
colini  (i*),  il  quale  con  lettera  da  lui  dettata  consacrò  il  primo  al  cardi- 
nale Innocensio  del  Monte,  che  per  li  suoi  meriti  fu  privato  di  tutte  le 
tue  rendite  ecclesiastiche,  e  condannato  da  S.  Pio  V.  in  carcere  a  Mon» 
tecasino^  essendo  poi  morto  in  Roma^  e  privatamente  sepolto,  come  i  rei, 
senza  alcun  segno  d'onore. 

tiserc  appaino  esso  Piitf  Aretino  il  principale  del  Dialogo  i  ma  egli  non  fi  dà 
ìodicio  che  VAruino  fosse  ancora  trapassato  di  rita,  come  segui  in  quell'  anno 
probabilmente  dappoi:  che  se  prima  aell' Agosto  ne  fosse  accaduta  la  morte,  il 
Dolce  non  arrcbbe  mancato  di  farne  cenno  o  nella  dedicazione  o  nel  proemio 
dell'opera. 

Le  Lettere  àtW Aretino  sono  per  Io  più  distribuite  e  registrate  secondo  l'ordi- 
ne de' tempi  in  fondo  di  ognuna  esattamente  notati,  con  la  specificazione  del 
loogo  donde  sono  scritte.  Cominciano'  dall'anno  1^14.  e  vanno  sino  ail'Ot- 
tobre  del  iff  j*  Siccome  da  lui  è  stata  aperta  agli  altri  la  strada  di  stampar  Let' 
fere  volgari,  còsi  eglino  ne  avessero  seguitato  l'esempio  in  questo  necessario  non 
meno  che  lodevoi  uso  di  marcarcene  il  luogo  e  il  tempo ,  poiché  con  tal  gmida 
4  soccorso  si  avrebbono  molti  lumi  ed  ajuti  che  per  altro  ne  mancano ,  nella  sto. 
ria  lerteraria,  e  si  spiaaerebbono  molte  difficoltà  che  ci  £inno  arrestare  per 
viaggio  • 

(m*)  I  principi  e  gran  signori  han  fatto  ,  che  V Aretino  non  tenesse  un  pie  in 
bordello  e  l'altro  allo  ipecule.  Che  più  di  settan$a/nila  scudi  fossero  gittati  dall' 
Aretino  nello  sfogo  de*  smoi  vi\j ,  é  interpreuzioue  del  Fontanini ,  non  asserzione 
AtW  Ammirato  f  il  quale  solamente  ci  lasciò  detto  che  „  con  quella  facilità  che 
„  gli  acquistava  con  la  medesima  li  gittata ,  per  dir  meglio  che  spendeva,,;  e 
più  basso  soggi ugne  ,  che  egli  „  sovvenne  uomini  di  lettere  e  il  Franco  si  riparò 
„  non  picciol  tempo  in  casa  sua  ,  comeché  mal  merito  ne  li  rendessero  „  .  Egli 
in  più  luoghi  delle  sue  Lettere  confessa  di  essere  prodigo  e  mendico  .  Avea  tra' 
suoi  viz)  mescolato  questo  di  buono,  esser  caritatevole  senza  risparmio.  Maritò 
civilmente  due  sue  sorelle ,  che  onestamente  anche  vissero  ,  benché  i  suoi  ma- 
levoli  ce  le  abbiano  bruttamente  dipinte  in  tutt' altro  aspetto.  Dotò  del  suo  una 
nipote  in  Are\io  e  diede  ci  vii  manto  a  tua  figlinola  Adria  con  una  dote  cK 
mille  scudi  d*  or*»  che  in  que'  tempi  non  era  poco .  Delle  carità  poi  che  esercita* 
va  giornalmente,  non  solo  versogli  amici  ei  coogianti ,  ma  verso  i  pezzenti  e 
i  più  bisognosi ,  basta  legger  qael  tanto  che  di  se  stesso  egli  scrisse  al  duca  Co- 
simo /.  suo  signore^  Lettere  Uh.  V.  pag.  71.^  e  quello  ancora  che  ne  riferisce  il 
Doni  (  Lett.  ^i* Aretino  lib.  I.  pag.  414.  )  io  tempo,  che  gli  era  amico.  Non  è 
vero  pertanto  che  i  settantamila  e  pia  scudi  sieno  stati  rirm  gittati  da  lui  nello 
sibeo  de' suoi  vtzj ,  i  quali  per  altro  elicne  assorbirono  ana  gran  parte. 

(^*)  Gran  turba  di  adulatori  è  quella  di  coloro ,  che  riempiono  in  gran  psrte 
qae'dae  volami  di  Lettere,  sericee  ^\V Aretino  fra  le  quali  si  ha  fondamento  di  so- 
spettare che  n'  entri Qo  alcune  con  date  fìilse  o  di  pianta  fabbricate  o  in  parte  alterate, 
essendo  scappate  foora  degli  scrigni  dello  stesso  Aretino ,  nulla  men  sobrio  di  essi 
in  attrìbairsi  titoli  ampollosi  »  ed  elog)  esorbitanti:  ma  niente  men  grande  è  la 
folla  di  que'  tanti ,  che  por  craa  grand*  semiai  »  i  quali  osile  opere  lore  han  ca* 

Tom.  /.  a8 


f2.l4 

Non  mancarono  però  alcuni,  i  quali,  sdegnando  di  eaixare  nella  folta 
schiera  di  tanti  e  siffatti  adulatori  dell'arenino,  in  Teoe  di  sporcare  1^  car- 
te con  le  sue  lodi,  ne  scrissero  col  dovuto  ludibrio.  Di  questi  si  conta- 
no cinque  italiani,  quattro  in  volgare,  e  uno  in  latino,  co'quali  concor- 
se il  sesto,  di  nazion  francese,  parimente  in  latino,  e  per  suo  maggior  co- 
modo, non  in  versi,  ma  in  prosa  {a*). 

I.  Francesco  Berniy  segretario  del  Giberto^  allora  datario  di  Clemenr- 
te  VII.  nel  Sonetto  contro  oìVAretino  in  difesa  dal  papa^  che  comincia. 

Tu  ne  dirai^  e  farai  tante  e  tante  ^  Lingua  fracida,  marcia,  e  senza  sale; 
lo  trattò  qual  meritava,  ricordandogli  ancora  le  coltellate,  dategli  in  fac- 
cia da  Achille  dalla  Volta  bolognese  {b*)^ 

ricau  la  penna  con  alzarlo  alle  stelle  e  col  dare  al  sao  nome  un'aria  di  divinità 
fiiToiosa  o  dedicandogli  i  loro  scritti  o  per  entro  esagerandone  oltre  ai  credibile 
il  merito  o  per  tema  che  si  lasciassero  vedere  ia  pubblico  senza  un  passaporto 
di  lui ,  mendicandone  approvazione  e  suffragi  •  Le  accademie  eoa  avean  lustro, 
se  i'  Aretino  non  era  del  loro  corpo  .  Le  gallerie  de'  principi  e  gran  signori  noa 
éran  nobili,  senza  V Aretino  in  istatua  o  in  pittura  o  in  medaglia.  Davano  gli  ar» 
tcfici  credito  e  spaccio  alle  cose  loro  con  l'intaglio  dell'effieie  écìV Aretino  •  L'A- 
retino in  somma  faceva  Tornamento  dei  gabinetti ,  delle  biblioteche  ,  e  anche , 
siccome  egli  se  ne  vantava ,  dei  pancbi  de  ciarlatani  e  insino  delle  bettole  e  dei 
lupanari  •  L'adulazione  era  giunta  a  una  mania  universale .  Non  ne  reco  esempj 
particolari,  perchè  troppo  in  lungo  e  fuor  di  strada  mi  trarrebbe  l'impegno.  Ad» 
oarrò  questo  solo  di  Ferdinando  d'Adda ,  patrizio  milanese ,  cavalier  del  senato  ve- 
neziano e  rettore  dello  studio  di  Padova  (  Venet,  apud  Aldi  filios  i|4>6.  in  4-  p. 
40.  )  ,  il  quale  in  un  epigramma  stampato  con  altri  suoi  dietro  la  sua  Orazione 
latina  in  commendazione  e  difesa  della  giurisprudenza  non  si  fa  "scrupolo  di  col- 
locar l'Aretino  al  di  sopra  di  Carlo  V*  e  di  Francesco  /.  e  più  sfacciata  fii  anco. 
ra  ,  non  meno  che  empia ,  l'adulazione  di  chi  chiamollo  il  quinto  evangelista 
{  Letti  z\V Aretino  voi.  II.  pag.  4^  j  •  L'  epigramma  del  d'Adda  è  questo: 

Ad  Petrum  Aretinum. 

Non  solum  antìquas  potuistì  vincere  gentes  • 

Cedit  &  hac  atas  namque ,  Aretine ,  tibi  • 
Sunt  etenim  duo  ,  qui  reliquis  prestare  videntur , 

Sed  libi  non  p»ssunt  viribus  esse  pares  • 
Carolus  haud  Regi  Gallo  dedit  ulla  tributai 

Attamen  iUe  tibi  mille  tributa  dedit. 
Haud  Rex  Gallorum  Carolo  dedit  ulla  tributa  ^ 

Attamen  ìlla  tibi  mille  tributa  dedit . 


{a*)  Ristrigne  qni  Monsignore  a  soli  sei  il  numero  di  coloro  •  che  scrissel'o 
con  derisione  e  strapazzo  dell' ^miito  •  Poiché  egli  di  questi  sei  è  conunco,  io 
seguirò  la  sua  traccia  e  lascerò  di  mentovarne  qualche  altro ,  che  if]ì^ Aretino  dis< 
se  ogni  male  • 

{b*)  Io  esporrò* 
il  PapatCQnut  il 

gli  tirasse  dalla  peana  quel  sanguinoso  inètto  m  vituperio  di  lui  »  come  ancne 
%d  Addile  dellSf  Folta  armasse  la- nMuao.  per  dargli  Quelle  fiere  coltellate,  delle 
q»|li  ti  parlò  molto  e  si  flcris4e  .  Staa<kt  l'Aretino  ia  Ra/na  fino  al  ttmpo  di  pa- 


'  I       ,  .■.'.'  '  ' 

t^qui  la  cagione,  per  ctti^nell'^f^fi/io  si  accendesse  labile  contra 
il  Datano ,  e  nal  Berm  contra  l'Aretini  mo  a  tal  segno  che 
^niia  quel  sanguinoso  Sonétto  in  vituperio   di  lui  »  come  anche 


ì 


pa  Leon  X.  diedesì  eoa  la  voce  e  con  la  peana  a  dir  male  or  di  questo  or  di 
uel  cortigiano ,  non  andando  nemmeno  esenti  i  prelati  dalla  sua  maldicenza , 
ella  quale  però  fecegli  applauso  Agostino  Bea^iano  con  un  epigramma  stampato 
in  fine  del  suo  libro  di  Poesie  volgari  e  latine  fin  Vene\*  presso  W  Giolito  15  yi* 
in  8.  )  ;  ed  è  questo  sopra  un  ritratto  di  lui  : 

Hac  Aretini  vatis  ,  quam  cernis ,  imago  est , 
Qui  nullnm  sceleri  Hquit  in   Urbe  locum  • 

Qttisquis  es ,  h^nc  vites  »  moneo ,  fugiasqtie  tabelUm  , 
Cui  uepiiami  eulpA   conscia  corda  metu  • 

Si  juveni  p  ut  uasit  passurum  extrema  paventem  » 
Expressit  justus  verta  negata  dolor  : 

Insigni  si  quem  vitto  flagrare  videhit , 
Hunc  ego  nec  pictnm  posse  tacere  poto. 
Per  cotesta ,  cosi  sfacciata  libertà  di  parlare ,  due  volte  in    Roma   fu    in    pericolo 
^  "      -^  i-   ^     •  1     ^^  .    £^^^arat  gentiluomo 

dati!  posteriormen- 

, .  .  Belforìe   ncW  Albero 

genealogito  de* signori  Lax^ara^  Padova  16 Jo.  in  4.  pag»  104-^;  né  lasciò  an- 
cora di  rafFerìóargli  la  sua'  vecchia  ribonoscenza  in  altra  sua  lèttera  dei  txv.  Ot* 
tobre  iT37-(  Aret.  Lettere  lib  I.  pag.  168.).  Non  cosV  felicemente  gli  andò  Mn- 
contro  con  Achille  della  Volta  in  tempo  di  Clemente  TIL  a  cui  per  altro  da 
qualche  anno  era  in  grazia .  Uno  dei  domestici  del  datario  Giberto  era  il  Volta 
{Franco  Vita  MS,  dell' ^  ferino  ) ,  il  quale  spinto  da  gelosia  a  cagione  di  certo 
suo  amoraccio  con  una  fantesca  di  casa,  avendolo  trovato  solo ,  lo  accoltellò  brut- 
taraente,  non  già  in  faccia,  Come  vuol  Monsignore,  ma  con  cinque  ferite  nrel 
petto,  nel  capo  e  nelle  mani  come^sta  nel  sonetto  del  Berni ,  e  nel  manoscritto 
del  Franco,  il  quale  per  questo  ne^loda  M.  Achille  con  quel  sonetti)  che  sta  fra 
gli  altri  di  lui  contro  T^r^» no  e  principia 

Achille  della  Volta  Bolognese , 

Le  man  ti  baccìo  delle  man  reine,  ec. 
L'offeso  Aretino  fece  ricorso  aì  I^apa  e  al  Datario  ,  acciocché  gastigassero  chi  coti 
acerbamente  lo  avea  malmenato;  ma  vedendo  che  le  istanze  sue  non  erano  ascol- 
tate ,  mosso  da  Collera  lasciò  correr  fuori  componimenti  satirici  contfo  dell'  uno 
e  dell'altro.  Il  Berni  che  era  segretario  del  Giberto  e  amico  del  Volta,  scrisse  i 
loro  difesa  quel  famoso  Sonetto  in  ludibrio  dell'  Aretino .  Tutto  questo  ajccadde 
qualche  tempo  innanzi  al  gran  sacco  di  Roma,  nella  qual  città  V  Aretino  non 
giudicandosi  ben  sicuro,  se  ne  fuggi  di  nascoso  e  primieramente  presso  z  Giovan- 
ni de'  Medici  che  di  li  a  poco  in  Mantova  a  lui  mori  fra  le  braccia  e  dopo  la 
morte  di  questo  venne  a  fermarsi  in  Venezia  nel  i;t7.  donde  con*  linterponimen* 
to  del  doge  Andrea  Gritti  procurò  di  placar  Tanirna/^del  Pontefice  giustamente 
irritato,  al  quale  di  là  a  tre  aàni  scrisse' ùnà  lettera  t  Ivi  p.  19.  1.  )  COOi^pata 
non  so  se  più  con  sentimenti  di  umiiiazfóne  o  pur  d'insolenza^  'ad. ùria  penna 
aretinesca  sol  convenienti  :„  Mi  pento ,  die* egli',  di  aver  biasimato,  quel  Papa» 
„  la  gloria  del  quale  mi  fu  se m pie  più  cara  che  la  vita»^  tergognoihì  che  voleit- 
„  dolo  pur  biasimare,  l'ho    fatto  nell'ardore  dégit    infbrtuni  suoi.  Ma  non  sarta 

stata  pessima  la  sorte  che  vi  serrò  In  cartello  (Aon  crddo  che  andar  possa  più 
^i^__    -  I «      /'?_.■_•_*  _^  ^ ìi^'^ì -1^1.   r.*  ikiJL^ 


E'  fermo  indjzio  del  voi  esser  booqo; 
Conservò  tuttavia,  ed  esercitò  U  sua  animosità  conì/a  il  Bernim  e  coatra  il  ilftfs- 

*    «•  ."  I  .  ■    '  .       é  T 


filo 

II.  Il  nostro  yiaruo  \V Arcano  (così  detto  dal  feudo  antico  della  sua 
oasa)  nel  capitolo  delle  bugìe  onorò  V Aretino  con  questi  versi  in  conso- 
nanza col  Bemi  (a*): 

Sono  in  Italia  de' poeti  assai. 

Che  darian  scaccomatto  all'Aretino, 
Ed  a  quanti  Aretini  fur  giammai; 
Se  volessero  andar  per  quel  cammino 
Di  scriver  sempre  male,  e  dir«  il  Tcro, 
Come  insegna  la  scuola  di  Pasquino. 
Chi  brama  esser  poeta  daddovero. 
Così  vada  dal  ver  sempre  lontano. 
Come  da  scogli  un  provvido  nocchiero. 

ro,  che  Io  avea  diffamato  in  dae  suoi  capitoli,  e  qaantaaqae  morti  non  li  ri- 
iparmiò  ne' taci  scritti.  Per  vendicarsi  adanqae  dell'ano  e  dell'altro,  prese, i« 
spediente  di  metterli  in  burla  in  quella  sua  lunga  lettera  (  W\  pag.  iji.  },  scrit- 
ta nel  if)^  *  Giovanjaeopo  Lhnardif  ambaaciadore  del  duca  di  Urbino  ia  Ve» 
ttg^iat  ove  in  sogno  si  finge  d'esser  andato  in  Parnaso,  e  dopo  a^er  quivi  tre- 
▼ati,  e  iodati  alcuni  letterati  ed  amici,  dice  di  esser  entrato  in  cucina,  e  allo* 
ca,  sieeue  a  dire,  saluto  il  cuoco ^  che  s'ebbe  a  disperare t  perch'io  gli  ruppi  uà 
capitolo  dello  Sbemia ,  o  de  ser  Mauro,  che  si  fosse,  biscantato  da  lui  al  suoao 
del  .ifoltaMte  schidone.  Fu  allora  che  provocato  da  questo  novello  insulto,  fatto 
alla  memoria,  e  alle  ceneri  di  que' due  famosi  poeti,  o  da  ciò  prendendone  ap« 
parentemenre  il  motivo,  si  dieoe  a  tessere  sotto  nome  del  Bemi  la  Vita  dell' 
Aretino,  o  uà  libello  più  tosto  da  non  potersi  leggere  senza  stomaco  e  bile,  es- 
sendo questo  una  continuata  narrazione,  per  via  di  Dialogo  tra '1  Bemi  e'I  Maum 
IV,  e  di  nefandità,  e  di  laidezze,  non  peiò  tutte  vere  e  credibili  in  bocca  di  un 
capital  suo  nemico:  il  quale,  son  di  opinione,  altri  non  esser  stato,  se  non  Nic- 
colò  Franco,  cui  potea  meglio  che  ad  altri  esser  nota  la  domestica  e  scapestrata 
vita  dell'^r^rino,  essendone  stato  ospite,  e  familiare  più  mesi  addietro,  e  veden- 
.dojii  gran  conformità  di  fatti  tra  quello,  che  in  essa  Vita,  e  quello,  che  ne' 5«- 
netti  àA  Franco  contro  V Aretino  se  ne  racconta.  In  fine  di  una  copia,  che  io 
Aci.  bo  scritta  a  mano,  ma  assai  scorretta,  si  legge:  Stampato  in  Perugia  per  Bian- 
ehi(i'4^l  Leone  in  la  contrata  dei  Carmeni  li  17.  di  Agosto  if|S.  anno  per  l'ap- 
pan^o  posteriore  alla  prima  edizione  del  libro  primo  delle  Lettere  àtW Aretino,  il 
qoa.U  anche  nei  libri  seguenti  si  fa  beffe  più  volte  del  Bemi,  chiamandolo  talo. 
rt  lo  Sbernia,  e  facendovi ,. frequenti  risate  àtWOrlando  del  Bojardo,  detto  alla 
sua  maniera  vituperato,  e  non  rifiitto  da  lui,  contro  il  quale  scrive  ancora  una 
lunga  lettera  nel  1^40.  a  Francesco  Calvo  milanese  (  lib.  II.  p.  iii.  ^  sconsiglian- 
dolo dallo  stampar  quel  poema ,  che  però  poco  dopo  nel  i  f  41*  fìi  ristampato  da 
ts|o  Calvo  io  Milano,  essendone  gii  seguita  la  prima  edizione  presso  il  Giunti 
nel  1^40.,  in  Venezia.  Dalla  stessa  lettera  si  ha  (  ivi  pag.  laa.},  che  era  stato 
^o  pensamento  emendare  lo  innamoramento  del  conte  di  Scandiano  „  cosa  in 
M  tao  genere  di  eroica  bellezza ,  ma  tessuta  trivialmente  ed  esplicata  con  le  pa- 
,9  role  dell'antichità  plebeja:„.e  per  altro  di  poi  non  si  era  distolto  da  tale  im- 
presa se  non  „  per  conoscere  di  meraìnfitmia  il  porsi  ai  viso  del  nome  la  ma- 
„  scara  del  sudor  dei  morti ^  parendo  à  lai  che,,,  chi  pone  là  peana  nelle  carte 
w  non  sue,  acquisti  la  lòde  che  merUa  un  sarto  nel  rappezzare je sfèrre  vecchie.,. 
(«*}  Il  Mauro  punse  altresi  ì'Afetinif  nell'altro  juo  capitolò  a,  Ottaviano  Salvi 
con  quatti  versi; 

Mcsser  Carlo  da  Panò  ha  un  grave  affanno , 

Perciò  che  *l'  iao  vicin  mastro  Pasquino 

Non  ha  raccolto  il  suo  dritto  qucst  anno . 


AI7 

L'Aretin  p«r  Dio  grasia  è  vivo  e  sano. 

Ma  il  aioilaccio  ha  fregiato  nobilmentei 

E  più  colpi,  che  dita,  ha  in  una  mano. 
Qneito  gli  avviene  per  esser  elicente 

Di  quelle  cose»  che  tacer  si  denno» 

Per  non  far  gire  in  collera  la  gente. 
Egli  ebbe  il  torto,  e  non  quei^  che  gli  donno, 

jPerchè  dovea  saper,  che  a  gran  Signori 

Sensa  dir  altro,  basta  fare  un  cenno. 
Altri,  che  sono  incorsi  in  tali  errori^ 

Han  finiti  i  lor  di  sopra  tre  legni, 

E  pasciuti  gli  corvi,  e  gli  avvoltorì. 
Qui  pare  propriamente  che  il  Mauro ^  mostrando  parlar  di  cosa  passata^ 
profetasse  di  Niccolò  Franco  beneventano ,  ajutante  di  studio,  e  poi  ne- 
mico deir^reUno (a*),  siccome  di  questo  profetò  veramente  Giuseppe  B^ 
tuiri  nel  Dialogo  amoroso  pag^  a3.  diverso  dal  Raveria  altro  suo  JDiala-» 
go  d* Amore.  DtìV Aretino  in  altra  guisa  avea  profetato  il  Boccaccia^  pof 
quanto  sentiremo  dal  Muzio. 

III.  Benedetto  Falco  nel  suo  Rimario^  alla  voce  Metafora^  dice,  non 
esser  metafora  Tappropriare  la  parola  divino  a' maledici,  dicendosi  il  «S- 
vino  Aretino^  e  spiacergli,  che  i  modestissimi  Veneaiani  permettessero, 
che  tal  prepostera  metafora  si  stampasse.  Però  bisogna  considerare,  che  a 
que' tempi  certe  cose  non  faceano  specie  più  che  tanto,  almeno  al  più 
della  gente,  conforme  si  riconosce  da  molti  libri  stranissimi,  liberamene 
te  allora  stampati:  e  tanto  poco  si  badava  alle  stampe,  che  le  prose  di  Jffic^ 
colò  Machiavelli  si  videro  la  prima  volta  uscire  dalla  stamperia  came- 
rale di  Antonio  Biado  da  Asola  in  Roma  nel  iSSi.  e  iS3a.  in  4*  <son  nn 
breve  di  privativa^  conceduto  da  Clemente  VII.  e  scritto  da  Blossio  Pài* 
ladio  {b*).  Il  Biado  dedica  i  Discorsi  del  Machiavelli  a  monsignore  Gio» 
vanni  Gad£^  cherico  di  camera,  dicendo,  che  furono  estratti  dal  proprio 
originale,  serbato  dal  cardinal  Niccolò  Ridolfo.  Il  Principe  fu  da  lui  de- 
dicato a  Filippo  Strozzi^  e  le  Istorie j  prima  dedicate  dal  Machiavelli  stea- 
so  a  Clemente  VII.  qui  furono  dedicate  dal  Biado  a  monsignor  GadJR. 

Perchè  né  di  volgar ,  né  di  Istino 
Non  s' è  vedoco  socor  verso  né  prosa 
Che  fosse  degns  par  òtMtArtnno* 
(4*)  Qoctts  e  propriamente  una  fiintastics  spplicaaionc  dd  Fetiumm  e  non  a* 
Bs  prefeiia  del  Maure  incorno  «I  fine  mitcrabile  di  Niccolò  Franco .  Profesis  me- 
no impropriaanence  poò  dirsi  quella  che  di  lai  fece  V Aretine  nedctimo ,  qaand» 
gli  Krisse;  „  si ,  sei  destinato  da*  tooi  stessi  peccati  alle  forche,  al  fiioco  ,  al  palo;^ 
jBis  simili  profezie  e  ▼sticinj  passano  ftcilmcnte  dal  coorc  alla  bocca  delle  perso* 
ne  che  odiano  • 


(^*)  Tardi  si  pensò  fersmente  s  impugnare  e  a  cendannare  i  libri  e  le  mi 
me  peRìlenaiali  di  questo  segretario  delta  repabUica  fiorentina .  £  pare  asciti  ap» 
pena  alh  lacc  e  sparsi  per  Rùmm^  e  per  le  corti  de* principi,  si  trofò  chi  gl'im- 
pagQÒ  bravamente  e  ne  scoperse  il  morul  veleno  ,*  e  questi  (a  il  gran  Megizel- 
io  PolOf  non  ancora  cardinale,  il  quale  ùtìV ApologiM  de'suoi  IV.  libri»  de  1^- 
nitMte  EcsUsis ,  indiritu  allT  imfetator  Cerio  V.  impugna  •  la  Msa  e   paiiceleai 


IV.  Il  Muzio  ^  il  qual  pare  dopo  il  Falco  non  fa  della  schiera  di  quel- 
li, che  9AV Aretmo.fstctzo  credere,  non  esservi  salate  fuori  della  saa  buo- 
na graziala  capo  xiv»  delle  sue  Battaglie,  ripiglia  il  Ruscelli  per  avergli 
dato  il  titolo  di  divinissimo  con  esaltarlo  sopra  molti,  da  sé  nominati, 
quando  egli  in  sé  non  ebbe  veruna  eccellenza,  ma  fu  un  ignorante  e  u<- 
na  sentina  di  vizj.  Rammenta  di  avere  scritto  a  Giulio  Camillo,  che  quan- 
do il  Boccaccio  nella  novella  II.  giornata  iv.  (non  però  neiredizione  i  • 
del  Sahiati,  fatta  in  Venezia  nel  i58a.)  diede  a  Vinegia  il  nome  di  rice* 
vitrice  d'ogni  bruttura,  egli,  profetò  di  Pietro  Aretino^  che  in  quella  cit- 
tà doveva  aver  ricetto:  e  aggiugne  di  avere  alla  saa  divinità  renduta  te- 
stimonianza nel  mandare  a: /{cvTia  il  %vio  libro  della  umamtà  di  Cristo, 
aonoverando  V  eresie  net  medesimo  contenute;  onde  allora  furono  dan- 

dottrina  dd  Machiavèlli ,  caismsto  da  lai  hostis  generis  kumani ,  soggìugaendo 
iifsre  icriteo  costai  Satana  digitis ^  notandone  in  particolare  il  libro  del  Principe» 
Il  signor  cardinale  Angelo  Maria  Qniriai    con  l'occhio    sao   perspicace    scoperse 

3oesu  tferità ,  non  ancor  da  altri   aTvertita  •  nella   sua    Diatriba  ai  tomo    primo 
eli'  Epistole  del    cardinal   Polo  da   lai   raccolte  e  pabblicate   in  Brescia  presso 
Giatnmaria  Ri\iardi  w\  .1744»  in  4*  grande  ,  ove  fra  l'altre  cose  dice  cosi  iCap. 
Ili.  pag.  %6^S' J  ^  Disumus  entm  ex  eo  Poli  script^  (cio^  dell'Apologia  saddetta) 
impiam  ejusdem  libri  doctìinam  (e  parla  del  Principe  del  Machiavelli)  tam  sero 
ah  aliis  animadversam ,  eidem  constitisse   post  paucos  tantum  annos   quam    editus 
fuerat ,  talemqne-  in  ipsum  censuram  tuliste  ,  quam  in  eo  Scripto    quisquis  perUge* 
Hit  tttultum  pfofecto  aberìt  ab  intentanda    in    Polum    ea    criminatione ,  cui  plures 
Possetinutn  sub/iciunt  perinde  &  si  tragaedias  in  librum  a  se  minime  lectnm  exéi» 
$€tMix  e  più  basso    ^pag.  i6c.):  Utique  praclara    Poli  laus    est»  quod    omnium 
primus  adversus  pravum  &  impiam  Machiavelli    doctrinam    classicum    cecinerit  , 
primo  Florentia  .  deinde  in  Anglia  ■  ubi   patronum  iltius  (  Tkomam  )    Cromuellum 
pubUco  oato  dignissimum  proclamaverit .  G aspe ro  *  Sdoppio  f    stando   in    Milano  ^ 
scrìsse  nell'Aprile  del  |6if.  «n'opera  intitolata,  Machiavellico  rum   opere,  pretium  ^ 
dlTÌtfa  in  due  parti ,  ore  nella  I.  egli  intende  dì   provare   che   la    chiesa    romana 
Operò  giustamente  e  prndentemente ,  si  nell'aver  dapprincipio  tollerata  e  permes- 
sa da  divulgazione  a  la  lettnra  del  Machiavelli,  si  ancora  nell' averlo  poi  condan- 
aafH  e  registrato  nel  primi  Indici  de'  libri  proibiti  tra  gli  aatori  di    prima   classe. 
Ncfla  parte  II.  si  sforza  lo  Sdoppio  di  fostenere,   essersi  coloro  sviati  dal  diritto 
e  dai  giusto,  i  quali  confutarono  il  Machiavelli  coi    loro  scritti,  tra  i  quali  no- 
mina in  primo  luogo  Francescot  altrimenti  Innocen\io  Gfniillétto ,   ugonoto  fran- 
cese, nativo  del  Delinsto»  nemico  deUa  regina  Catterina  à^t  Medici  e  per  conse- 
guenza de' fiorentini ,  autore  ieXl*  Antkmackiavellox  e  quindi  passa   ad  alcuni  aU 
tri»  n)ji  ^i  ferma  iq  particolare  nel  padre  Antonio  Possevmo  gesuita,  di   cui  rac- 
c$M|ta,  che  evendo  Utto  qufl  libro  del  Gentilletto ,  senza  legger  punto  l'  origina- 
le del  Machiavèlli,  prestò  intera  fede  ai  primiero   autore,  .e  cosi  alla  buona  ne 
tlfflSffr  finora  (ut/o  quello  che  il  crifinists  avea  riportato  nel  suo  Antimachiavellùt, 
e.|q  trascifiise.4i  pianta  nella  Itti  fiib.li4theca  selecta .  Quest'opera  dello  Sdoppio . 
persnco  inedita,  st4  in  più  librerie  di  Napoli,  di   Venezia  ed  in  altre:  ma  l'ori» 
gUuIe  io.  4119  conKtii.iq^  4.  sa  oe-xaasarva  pre«so  il  sigaor  GugUeimo  Càiftposan- 
piéro  t  gfotilttomfl  psdovaoo  »  dei  eai  merito  e  sapere  sarebbe  poco  quel  molto  ^ 
che  potrei  dirne*  i  gesuiti  d'ÌMoUtat,  si  dir    dello  Sdoppio»   abbruciarono    ia. 
pabi^tjce  l'anno  161  f*  la  statua  dei  Machiavelli»  apponendovi  questa  iscrizione  : 
Qupn^m  fuerìt  Ap/*f  ipafer  ac  stMotUs»  diabolicarum  togitationtm  faber.  optimus 


»  • .  ■• 


nate  tutte  le  sue  scritture,  senza  far  mensìone  di  lui,  come  di  omaccio^  che 
peccasse  per  ignoranza.  Nel  rimanente  il  Muzio  si  rimette  a  quanto  so- 
pra quella  sna  Umanità  di  Cristo  avea  rappresentato  al  cardio,  di  Trani 
Giovanni  Bernardino  Scotto y  dipoi  vesc.  di  Piacenza^  in  una  delle  sue 
Lettere  cattoliche,  scrittagli  da  Pesato  il  di  3.  Maggio  i558.  {Libro  III. 
pag.  a3o.)  mentre  il  libro  era  stato  ai  Muzio  trasmesso,  e  accusato  dal 
Doni  {Lettere  deW Aretino  tom.  II.  pag.  2.oa.  Jio5.  ao6.),  come  pieno  di 
cose  non  tollerabili^  affinchè  ne  informasse  i  cardinali  del  santo  uffi- 
zio {a*)n  Esso  libro,  sopra  materie  di  sì  alta  importanza,  è  composto  alla 
poetica  e  in  guisa  di  effettivo  romanzo  tutto  pieno  di  folli  e  strani  rao* 
conti.  11  Muzio  facendone  la  censura  della  metà  da  lai  letta  vi  trova 
la  rea  dottrina  di  Vicleffo^  di  Giovanni  Us,  e  di  Lutero ,  aggiungendo, 
che  tali  cose  non  erano  in  lui  nuove,  essendo  egli  fuggito  di  Arezzo  per 
aver  composto  un  sonetto  contro  alle  indulgenze.  Indi  appiedi  e  senza 
altro  arnese,  che  quel  solo  che  avea  indosso,  passò  a  Roma  nel  pontifi- 
cato di  Leon  X.  allo  scrivere  dell' Ammirato  per  bocca  dello  Speroni^  il 
quale  però  ancor  egliruii  te^po  fu.de'suoi  adulataci»  Qui  poi  V Aretino^ 
secondo  Giorgio  Vasari ,  {  Vite  de* pittori  parte  III.  voi.  I.pag.  209.  3o2. 
335.  "^parte  III .  voi.  Il'ipag.  Sio.%  dopo  fatti  xx.  infami  sonetti  se- 
ra XX.  abbominevoli  disegni  di  Giulio  Romano^  intagliati  in  xx.  rami 
a  Marcantonio  Raimondi  bolognese^  se  nefando  con  Giulio  a  Mantova, 
donde  passò  a  stare  in  Venezia.  Clemente  VII.  di  ciò  sdegnatissimo,  fe- 
ce carcerare  l'intagliatore;  ma  il  cugino  cardin.  Ippolito  de* Meteci  fai 
salvò  la  vita.  Ll^ Aretino  nella  lettera  I.  del  libro  !•  ringrazia  il  doge  Anr 
dreaGritti  per  averlo  ricevuto  in  Venezia,  e  salvatogli  I-onore  e  la  vita 
dalfo  sdegno  di  Clemente  VII.  benché  in  quanto  all'onore  non  glielo  sak 
vò  certo.  Questi  xx.  scandalosissimi  rami  passati  in  Frància,  furono  con 
fine  santo  comperati  per  cento  scudi  da  un  altro  intagliatore,  uomo  dab- 
bene e  insigne  in  pietà  e  di  costumi  veramente  cattolici,  chiamato  Joh» 
lain,  il  quale  gli  distrusse  a  fine  di  levar  dal- mondo  per  sempre  quell'ob» 
biette  infernale.  Della  notizia  di  questo  glorioso  fatto  siamo  debitori  ad 
Andrea  Chevillier^  dottore  e  bibliotecario  della  Sorbona,  nella  disserta^ 
%\Kint  isterica,  altrove  citata,  delTòrigine  della  stampa  in  Parigi  {Parte 


i 


■1 


I.: 


{d*)  I  cardintli  del  santo  nido  sìnieh^  prima' dei  ift^*  <>  erano  infermati  del. 
le  cQse  non  fólle f abili  t  che  \*  A reiino  pKl  ì>tfr  ignorania^  che  per  eialiaia  area  spane 
in  ottel  suo  libro  della  Uméniià  di  Cfiuoi  poiché  nelli  prima  edizione  dtW  Indi- 
ce fatta  in  Roma  da  Antenio  BUdo  nel  iff7«  in  4.  alia  claase  lì- tirterum  euae- 
rum  libri  prohihin  oag.  ft.  lett.  P'  sta  impresto  coti:  Petti  Aretini  Dialo  fi  ^Cef- 
tegiana ,  Humanita  di  Crino ,  Tré  Giornete ,  Vita  della  Madonna  ;  \^  qtuA  «o* 
tizia  mi  è  stata  cortesemente  eomaniiafJ  dal  p.  fira  Mariano  ReeU  eantitlitaabs 
da  me  ricercatone.  Nella  seconda  edizione  dtW  Indice  stampato  in  4V  senza  litt^ 
go ,  anno  e  stampatore,  ma  sicuramente  in^^^Mir 'dal  Biado  nel  ^fft'-f 
S9'  al  foglio  H/  nnm.  tf.  lettf.'F  setto  la  chme  II;  iéermAim  aitctotum  HM  prò- 
hibiti  •  si  legse  :  Petri  Aritini  Opera  omnia\  le  qaall  precise  ptffoM  stanno  inein 
ntW  Indice  tridentino  .approvate  da  Pio  IV.  e  stampato  in  Roma  da  Paot¥  Mf^ 
nuxio  nel  ifé4  in  4.  t  ton  pure  In  qiMilo  ^dl  Clemente  Vili,  e  In  tatti  gli  àk 
tri  dappoi . 


II.  cap.  iz.  p^*  ^^4-)  d^^*  tratta  V Aretino  da  tmpio^  e  aieOj  parlao- 
done  in  modo  di  far  comprendere,  che  i  sonetti  fossero  intagliati  ancor 
essi  insieme  con  qaei  disegni:  e  ciò  pur  si  raccoglie  da  una  lettera  dell* 
Aretino  a  Oesare  Fregoso  {Libro  I.pag.  i3.  a.  oiUz.  III.).  Non  ci  man- 
cano prove  da  far  vedere,  che  egli  ebbe  commercio  di  lettere  con  TOcAi- 
no  desertor  della  fede^  anzi  inventore  di  nuove  eresie^  passato  in  Qine^^ra 
nel  iS4^.  E  pure  gli  anni  passati  ci  toccò  vedere  addotto  per  iscrittore 
autorevole  un  mostro  sì  detestabile^  in  menzogne  poi  notorie  e  manife- 
ste, da  chi  non  arrossì  di  citarlo  contro  alla  santa  romana  chiesa  (Difo* 
sa  I.  di  Comacctuo  cap*  lxxxiv.  pag.  a85.)  Andate  a  credere*  simil 
gente  in  altre  materie.  Egli  è  notabile,  che  il  Doni^  benché  di  lui  pane- 
girista, di  cui  nella  Zucca  promise  di  dar  la  Fìta^  chiamandolo  anche 
per  onoranza  l'illustre  sig.  cavalier  Pietro  Aretino^  fosse  poi  racciisato- 
re  del  suo  Jibro  (a*),  il  quale,  dedicato  all'imperadrice,  era  uscito  la  pri- 
ma volta^  come  la  Zucca  del  Doni^  dalle  stampe  del  MarcoUni  sin  dal 

(4*)  Se  fosse  gianto  a  notizia  di  Monsignore  »  che  nel  i$$i.  eraao  insorti  fie- 
ri diigaiti  tra  VArtnns  e'I  Doni^  egli  non  si  sarebhe  stupito,  come  di  cosa  no- 
tabile, che  il  Donif  sino  ad  allora  intrinseco»  e  panegirista  deil'^r^iiao ,  fòsse 
dÌTcnato  raccosatore  del  suo  libro,  e  dato  lo  aresse  al  Mu\io,  acciocché  lo  de» 
nnnciasse,  come  pieno  di  cose  non  tollerabili»  al  tribunale  delia  sacra  Inqatsiiio* 
ne  e  lo  facesse  proibire;  e  se  Monsignore  STCSse  in  oltre  saputo»  che  il  Doni 
dÌToIgò  nn  sanguinoso  libello  centra  il  medesimo,  lo  avrebbe  messo  in  registro 
con  gli  altri  cinque  Italiani,  che  in  ludibrio  scrissero»  e  in  tituperasione  mini. 
L*anno  1^4*  ^^endo  il  Doni  dedicato  nn  suo  libro  delia  MnsicSf  diterso  dal 
Dialogo  stampato  dieci  anni  prima  sopra  lo  stesso  argomento»  al  duca  GmduknU 
do  IL  Òl  Urbino 9  e  da  questo  principe  essendone  stato  ricoaosciato  con  un  buon 
regalo  di  scudi  per  mano  di  Giovanjraneesco  Agntone  suo  segretario  in  Vem^uit 
venne  in  .risoluzione  di  entrare  al  servigio  del  duca»  e  di  porsi  sotto  la  soa  pro- 
tetione,  che,  a  fine  di  poter  continuare  a  viver  con  sicurezza  fuori  del  chiostro^ 
dond'era  uscito»  stimava  essergli  necessaria  e  opportuna.  Prima  però  di  cffettna- 
te  la  sua  deliberazione»  stimò  bene  di  confidarla  all'amico  Arotino^  come  a  per* 
•ona  osai  cara  al  duca»  da  cui  spesso  era  visitato  con  lettere»  e  con  regali  •  VA^ 
satino  o  per  tinuire»  che  il  Doni  sundo  all'orecchio  del  principe,  potesse  soar- 
Jar  di  Ini»  o  per  sospetto»  che  la  pensione  assegnata  all'altro,  avesse  a  ridonnait 
in  suo  Kspito;  non  solo  sii  sconsigliò,  ma  gli  proibì  quell'andata,  minacciando- 
lo altrimenti  della  sus  coUera:  di  che  non  fece  il  Doni  gran  caso.  Riavutosi  pefw 
santo  d'una  quartana  ^  andò  a  Peserò  t  e  quivi  ricicveue  iifr  lecsera  insoientitsi- 
flM  dall'emine  »  nella  quale  nominandolo  Gi^enfrmncsuo  in  luogo  di  Amonfrnn^ 
osseo 9  gli  protestò»  che  tali  cose  avrebbe  scritte  di  lui  al  duca  di  Urtine^  che 
Igiene  sarebbe  venuto  di  danno,  e  di  vergogna  per  tatto  {  Terremoto  del  Doni 
fogi.  A  I  )»  poiché  lo  avrebbe  dipinto»  come  custode  di  ogni  ribalderia»  con  ai- 
cvesaa»  che  sarebbe  accettata  la  sua  scritmra»,»  se  non  per  amore,  almeno  per 
rimore  della  tsfnso  mia  famMi  penna, ,11  Doni  9  cosi  provocato»  non  istrttt  più 
et  le  mosse  e  ne^ gangheri,  ma  laKÌato  a  parte  ogni  rìgcarde»  saltò  ftora  in 
pubblico  ion  nna  feroce  investiva»  intisolata:. 

*  TirienBOto  dei  Demi  fionnitiiio^i  fton  la  ro? ina  d'an  gca«  Colosso  bestiale , 
Aaticrisio  dtUa  nostra  età»  Opera  scritta  a  onor  di  Dio»  e  della  santa  Chi^, 


par  difesa  non  nuno  de*^elasi«  che  dc'bnoa  cristiani  e  ulute:  divita  in  sette 
libri;  Librp  pmM  (  satasaanse  )•  Sumfese  ì'émmo  MDITL  di  fnme  di  Mst- 


V  «i4. 


SL3LI 

x538.  in  8.  col  ritratto  della  bestia  in  principio  {Frutti  della Zu€capag. 
66.  ediz.  II.  del  i55a.)  Dicendo  il  Muzio  nella  sua  lettera  del  iSSS.  che 
il  libro  dell'Aretino^  mandatogli  dal  Doni^  era  venuto  in  luce  pib  di  x. 
anni  primà^  non  può  avere  inteso  della  edizione  prima  del  MarcoUni, 
fatta  XX.  anni  avanti,  ma  piuttosto  della  seconda,  uscita  da  otto  anni 
prima  in  casa  d'Aldo  ornata  di  questo  bel  titolo: ,,  Al  beatissimo  Giur" 
ìio  III.  papa,  come  il  aeoondo^  ammirando,  il  Genesi^  VUmanità  di  Cri- 
sto^  e  i  Salmi^  opere  di  M.  Pietro  Aretino^  del  sacrosanto  monte  umil 
germe,  per  divina  grazia  uomo  libero ,,  •  In  Vinegia  in  casa  de'figlinoli  di 
Aldo  j55i  in  4*  i^*)*  Anche  qni  egli  torna  a  chiamarsi,  uomo  libero.  L'è* 
dizione  veramente  è  bellissima,  in  carattere  tondo,  e  non  mai  degno  di 

Non  ci  è  laogo  di  stampa,  né  nome  di  stampatore,  il  qaais  poi  si  palesa  set. 
to  quello,  aon  $o  se  vero  o  fiato,  di  Conomelo^  in  una  lettera  proemiale  al  Do- 
ni t  ditta  di  Roma  ai  7.  di  Mario  ijfé.  Nel  frontispizio  y\  sono  trentasei  0  di- 
sposti io  sei  filari  a  sei  a  sei,  e  un  I.  majascolo  innanzi  al  primo,  con  questa 
leggenda  all'intorno.  Hoc  per  se  nihil  est,  sei  si  minimum  dddideris,  maximum 
erit.  Questo  primo  libro  dovera  esser  seguito  da  sei  altri ,  tutti  in  favore  dell' 
AreuMQ  divino,  cioè  la  Rovina,  il  Baleno,  il  Tuono,  la  Saetta,  la  Vita  e  la 
Morte f  le  Essequie  e  la  Sepoltura',  ma  di  questi  sei  libri  altro  non  se  ne  vide, 
e  ciò  verisimilmente  per  la  morte  dc\V Aretino,  Tanno  seguente  avvenuta.  Nella 
protesta  ai  lettori  si  dichiara  il  Doni  di  aver  risposto  ^\V Aretino  con  tante  Lette- 
re 9  quante  esso  gli  ha  scritto  parole:  il  che  mi  fa  congetturare,  che  una  lunga 
scrittura,  intitolau,   Vita  dello  infame  Aretino,  Lettera  CI.  e  ultima ^  ch'io  ten- 

50  a  penna  in  carattere  di  quel  tempo,  sia  una  .delle  tante  Lettere,  minacciate 
lai  Doni  nei  suo  Terremoto,  per  la  cui  rarità  mi  sono  steso  a  dirne  più  dei  do- 
vere. Sòggiognerò  per  altimo,  che  il  Doni  avendo  si  acerbamente  inveito  con- 
tra  VAreuao,  or  fu  anche  per  questa  cagione  vituperato  dal  Domenichi  nel  dialo- 
flo  delia  stampa  pag*  990  ove  dice  essere  stata  cosa., empia  e  scfleratSi  e  propria 
da  lui .  il  dir  male  degli  uomini  morti ,  come  ha  fatto  quell'empio  (  cioè  il  Do- 
ni )  d'un  gentiluomo  onorato,  quale  vivendo  fu  Niccoli  Martelli,  e  d'un  uomo 
famosissimo,  come  fa  in  vita  Pietro  Aretino,,.  Pubblicò  il  Domenichi  i  suoi  Dia* 
loghi  nel  1561.  cioè  più  anni  dopo  la  morte  dcW Aretino,  cui  sempre  si  conservò 
Imon  amico:  ma  il  suo  esempio  fu  seguitato  da  poebi« 

{a*)  Io  non  so  intendere  questi  maniera  di  argomentare.  Il  Mu\lo  nella  saa 
Lettera  del  1558  dice,  che  il  libro  dell'yl/'^ii/ja  (  ['Umanità  di  Cristo  )  mandai 
togli,  o  più  tosto  datogli  dal  Doni  in  Pesaro,  dove  l'uno  e  l'altro  allori  sì  ritro- 
vavano, era  venuto  ìa  luCe  più  di  scanni  prima.  Monsignore  di  qui  arguisce, 
che  il  Mui^io  non  può  avere  inteso  deUs'prìma  ediz^ne,  fatta  dal  Marcàlini  tt^ 
anni  avanti ,  ma  più  -to^to  della  seconda  «scita  da  otto  (  anzi  da  sette  )  annr 
priiba  in  casa  di  Aldo-  Ma  etto,  o  sette  anni  prima  de)  iffS.  Come  faranno 
sai  i  dieci  e  più  anni  assegnali  dal  Mu\io  aventi  l'anno  suddetto?  Se  il  Mn\ió 
avesse  detto  della  edizione  Aldina  del  iffi.  che  ella  fosse  stata  fatta  dieci  e  pid 
anni  pcima  del  n  f  8.  avrebbe  sempre  asserito  il  (àlso:  ma  se  ha  inteso  di  dire, 
che  r<;dizione  del  Marcolini,  benché  uscita  da  ^x  anni  avanti,  era  stata  fatta  pi£v 
di  s.  anni  prima,  ha  sempre  assento  i(  veto.  I  tre  libri  della  Umanità  di  Cristo. 
uscirono  la  prima  volta  nel  tf  )f.  in  4  ,  e  li  fe*rttampare  ìi  Mareolini  a  sue  0^" 
se- per  Giovannantonio  de' Nicohni  da  Sahió.  Nel  frontispizio  v' è  un  bel  ritratto 
dt:\V Ahtino  Con  la  collana  gifl;liata  .  Qaattr'anni  dopo  il  Attfcolrni  ne  fece  una 
secjndd  edizione  in  8.,  cioè  nel  if)9  creduta  prima  dal  ITo/fifiiiif  e  altra  tene 
vide  nel  1^41  Qaeste  due  son  o'\ù  copiose  di  quella  ia  4  .  essendo  in  quittio  , 
e  non  p:ù  in  tre  libri  divise.  I  figanoli  di  Aldo  ,  che  nobilmente  stamparono  in 
Tom.  I.  3o 


esser  disonorato  con  le  scritture  délV Aretino^  il  quale  in  questa  impres- 
sione II.  tolse  via  la  sua  prima  dedicatoria  all'imperadrice  per  surrogar- 
vi quest'altra  a  Giutio  III.  Il  buon  Muxio^  autore  di  tanti  libri  centra  i 
nemici  del  pontificato  romano,  e  i  desertori  della  fede  cattolica^  fa  com- 
patibile, se  nella  sua  lettera  al  cardin.  di  Troni  si  dolse»  che  V Aretino 
riportasse  in  Roma  un  cavalierato.  Ma  questa  grazia  venne  da  Baldovino 
del  Monte^  il  quale,  senza  badare  al  decoro  pubblico,  e  alla  riputazione 
sua  propria  e  del  pontefice  suo  fratello,  per  farsi  merito  col  paesano  Are^ 
tino^  la  estorse  a  Giulio  III.  E  V Aretino  poi  con  farne  buon  uso  a  gloria 
del  benefattore,  la  palesò  a  tutto  il  mondo  stampando  poco  appresso  le 
due  lettere,  sopra  ciò  vilmente  scrittegli  da  Baldovino,  e  anche  dedican- 
dogli il  libro,  o  tomo  v.  delle  sue  proprie. 

Il  cavalierato^  che  il  DorU  nel  promettere  la  Vita  di  questo  suo  eava- 
lier  malvagio,  cercò  di  spacciare  per  una  riguardevole  dignità  equestre, 
altro  non  fu,  che  la  rendita  vitalizia  di  un  uficio  venale  e  Oacavile  col 
nome  di  cavalierato  di  s.  Pietro^  fondato  sul  capitale  di  scudi  i5oo.  se- 
condochè  si  raccoglie  da  Girolamo  Lunadoro  nella  Relazione  della  corte 
di  Roma  {pag.  68.  ediz.  del  1664*  in  Roma  presso  il  Falco);  onde  il  frut- 
to potea  montare  a  sei  in  sette  scudi  il  mese  (a*),  i  quali  veramente  sa- 
rebbono  stati  assai  meglio  collocati  nel  Muzio^  difensor  della  fede,  e  fla- 
gello degli  eretici  del  suo  tempo,  se  V Aretino  lo  era  de* prìncipi.  Un  si- 
mil  cavalierato  di  s.  Pietro  fu  dato^  secondo  il  Vasari  (  Vite  de^ pittori 
parte  II.  voi.  II. pag.  4^9.  infine)  da  Clemente  Vii.  allo  scultore  JBac* 
ciò  Bandinellif  per  aver  disegnato  il  martirio  di  alcuni  santi  da  porsi  nel- 
la capella  maggiore  di  s.  Lorenzo  in  Firenze.  Baldovino  del  Monte  ^ì  7. 
di  Maggio  i55i.  impaziente  di  crescere  in  grazia  dell' Aretino,  gli  spedi 
sollecitamente  col  gratis  la  bolla  del  cavalierato,  e  con  espressioni  pie» 
ne  di  alta  stima  (Lettere  deW Aretino  tomo  II, pag.  353.)  affinché  vi  co- 
stituisse  un  procuratore  a  pigliarne  i  frutti  (b*).  Per  compimento  delle 

carattere  tondo  nel  iffx*  in  nn.  sol  volarne  le  tre  suddette  opere  àAVAreutto; 
stsmparono  l*anno  tegaeote  nella  stessa  forma  in  an  sol  volarne  le  tre  altre  sae 
opere ,  la  V'ud  di  Maria  Vtrgine,  di  Caterina  santa ,  e  di  Tommase  Aqtdnaté  htà^ 
M ,  dedicate  anche  qaestc  al  sommo  pontefice  Giulie  III. 

(«*)  Avendo  V Aretino  composto  un  sonetto  per  l'esaltazione  di  GUdio  ili.  lo  fé* 
presentare  al  Papa  da  Baldovino  del  Monte ,  fratello  di  saa  santiU  »  il  qoa'e  es^ 
sendo  protettore  di  lai  e  suo  paesano  presentò  il  componimento  e  gli  riascl  facil- 
mente  d'impetrargli  an  Cavalierato  di  5.  Pietro  t  cambiatogli  dal  Doni  nel  Ter- 
remoto in  an  Cavalierato  di  S,  Paolo,  ma  con  error  manifesto,  poiché  V Aretino 
medesimo  s'intitola  Cavalier  di  S  Pietro  io  ana  lettera  a  Giuseppe  Orologi  (  Lett» 
lib.  V*  pa^.  i8o.  ) .  So^iagne  il  Doni  che  l'Aretino  Tendesse  ad  an  pesarese  il 
sao  Cavalierato  e  che  m  Pesaro  ne  tenesse  i  danari  ad  asara  ;  e  però  scrire  al 
pontefice  Paolo  IV.  saeceMore  di  Giulio  III.  acciocché  protegga  che  „  qael  ser. 
t,  pente  Torniti  ciò  che  ha  inghiottito  e  renda  il  rubato  onore,,  eKlamando  poi 
con  indignazione  „  o  papa  Giulio  o  Baldoino  toì  atterraste  ben  la  gloria  àt' Monti. 
„  quuido  Testiste  il  cerbero  di  pelle  d' agnello „.  Di  quest'accusa  del  Doni  io 
non  entro  malIcTadore  • 

{h^)  La  data  di  quella  lettera  con  cai  Baldovino  del  Monte  spedi  z\V Aretino  la 
boUa  del  Cavalierato ,  non  è  ai  tix*  di  Maggio/4el  if  f  t.  ma  ai  xf  ii.  di  Maggio 


fortanate  indignità  di  costui,  aggiungeremo  qui  la  notizia  di, tre  meda- 
glie di  bronzo,  battute  in  onor  suo  {a*).  x 

I. 

DIVVS  .  P  .  ARRETINVS  . 
FLAGELLVM  .  PRINGIPVtC  • 

La  testa  barbata. 

iSSy*    VERITAS  •  ODIVM  .  PARCT  . 

del  ISSO»  Questo  ciTilierato  pentificio  fa  accettato  òM'  Afitin»  9  perchè  tì  era 
anesja  quella  •  benchi  mediocre ,  annaai  rendita  ;  ma  così  non  area  ntto  deiraltro 
che  gli  fa  offerto  da  Cèrio  V.  insieme  con  una  ricca  collana  •  „  Accetto  »  cosi  e- 


9» 
9» 


eh  risponde  (  Lat.  Iib.  L  pag  if.  )  *  GiroUmo  da  Vicenza  Tescovodi] 
fa  catena,  ma  non  ii  vostro  farmi  cavaliero  per  metto  del  prifilegio  impc- 
9,  riale,  perchè  io  ho  detto  nella  Commedia  del  Marescsiio  che  an  cavaliero  s^n* 
,,  za  entrau  è  aa  moro  senza  croci  ,  scompisciato  da  ognuno  „•  Oltre  al  cavji- 
lierato,  procuratogli  da  Baldovino  ^  da  lui  pure  gli  fìi  atsesnata  una  pensione  di 
dieci  scudi  al  mese.  Ma  a  Questo  pallon  di  Tento  il  caTalierato,  che  pur  non 
era  gran  cosa,  serti  come  di  mantice  a  più  gonfiarsi  e  a  roler  salire  più  alto* 
talché  nulla  meno  si  tolse  di  mira  che  un  cardinalato  .  Fondatasi  sul  favore  di 
papa  Giaiic  III.  e  di  Baldovino  dei  Mbhu  fratello  di  sua  santità.  Andò  la  cosa 
sì  avanti  che  egli  vantavasi  pubblicamente  di  esser  chiamato  a  Roma  e  per  fiirlo 
più  iogalappiare  in  cotesta  sua  chimerica  persuasione  ,  un  certo  Medoro ,  suo 
compatriota  ed  amico ,  gli  ordì  una  burla  ;  e  fa  che  avendo  inteso  che  papa  Gi«- 
lio  avendo  £itto  bando  di  creare  una  dozzina  di  cardinali,  ficcò  una  poscritta 
nel  mezzo  delle  lettere  di  Carlo  dalla  Foresta ,  il  quale  con  queste  nuove  di  Ro* 
ma  andò  a  rallegrarsene  con  l'^r^rino  e  eli  fece  festa  »  la  quale  gli  costò  vancotm 
parecchi  scudi ,  cosi  per  Tuomo  da  bene  nlsamente  informato ,  laonde  non  glìeoe 
rimase  alcun  dubbio  e  si  nominò  la  fiimi^lia  e  insino  al  maestro  di  stalla  iettg 
Muse  •  scrivendone  anche  a  T^i^iaao ,  acciocché  con  una  saa  credenziale  ne  ■  pre- 
gasse rimperadore  »  perchè  S.  M.  ne  scrìvesse  al  papa  »  onde  questi  lo  iocappellasM* 
Né  qui  si  fermò  la  scempiaggine  óth' Aretino ,  poicliè  credè  tanto  chiara  la  sua  pc^y- 
mozione  che  se  ne  andò  a  casa  Tlmbasciadore  di  Urbino  a  pregarlo  che  gli  prestai^ 
se  il  palazzo  ducale ,  perchè  d'ora  in  ora  aspettava  la  beretta  rossa .  La  berta  ros. 
sa  e  non  la  beretta  rossa ,  soggiuene  qai  l'autor  della  Lettera  et,  e  ultima  '  dell* 
anonimo  autore  che  io    dissi  probabilmente   essere    il   Doni  sopraccitato  ,  da  cui 

Presi  quel  tanto  che  ne  ho  qai  su  la  Mt  di  lai  rìferito  .  La  conclusione  fu  ,  che 
Aretino  ,  gonfio  di  così  alte  e  vane  speranze ,  avendo  composto  un  capitolo  in 
lode  del  Papa  e  dedicategli  tutte  le  sae  opere  di  sacro  argomenta ,  ma  non  •  già 
sacre,  stampate  da  Aldo  nell'Aprile  dei  xff).  in  4.  aodosseoe  z  fLoma  \ti\' xtimt' 
pagnia  del  duca  à' Urbino  ^  eletto  allora  generale  delle  armi  pontincie-;^-  ma-^ansRi 
che  gli  eftetti  avessero  corrisposto  alle  accoglienze  che  Tonoraroiioi^  anzf  pabbKf 
cando  che  al  Papa  era  stato,,  di  pochissima  laude  la- miseria  che  «.nella?  'paiteo^l 
,,  gli  diede,,  tornò  a  Venéxia  con  le  mani  quasi  vote,  e  con  l'atiìnio  esacetbaàfc 
e  ciò  che  fa  peggio,  non  woXo  Baldovino  gU'levò  in  capo  a  cinque  mesi  la  pen« 
sione  dei  dieci  scudi:  ma  in  oltre  il  Papa  veder  non  volle,  non  che  accettare  i 
libri  (  W\  pag.  144.)  che  di  Cristo  e  dei  S^iiri  esso  gli  aveà  rifili ifolafti  :  della  qua! 
sua  disgrazia  son  di  parere  che  non  la  volubilità  degli  animi,  solita  regnar  nelle 
corti,  non  la  malignità  e  l'invidia  degli  noteioi  la  cagion  se  ne  fiMsev 'ina  beitt 
la  conoscenza  che  in  quegli  scritti  di  lui  cose  si  contenessero  non  tolerabfttìf 
provveoienti  da  confusione,  da  ignoranza,  e  da  £ilaa  dottrina »^£  quesu  alsresl 
fu  la  cagione  che  dopo  morte  tanto  scarsi  lodatori  avesse* la  saa  memoria  »  quanti 
in  vita  ebbe  innnmerabilt  adulatori  la  sua  persona.  ^ 

{a*)  V Aretino  ebbe  non  solo  la  vanità  di  farsi  batter  medaglie  da' pift  eecaUeiK 


Entro  una  corona  di  lauro,  come  quella  delle  antiche  medaglie  col 
oivos  .  ivLivs,  e  di  altre  specialmente  di  Augusto.  la  Aretino  nella  lette- 
ra già  citata,  a  Niccolò  Martelli^  dice  di  sé  queste  parole:  „  del  mio  sa- 
pere fanno  fede  le  gerarchie  de* principi,  i  quali  non  solo  mi  rendo  be- 
nevoli, sebben  non  resto  di  pubblicare  i  lor  siz],  ma  gli  sforzo  a  interte- 
nermì  con  Toro  de' continui  tributi  „  • 

II. 

DIVV8  .  PETRV8  .  ABETINV8  • 

La  testa  barbata  • 

YERITA8  •  ODIVM  PAJtIT  •  . 

.La  verità,  in  forma  di  donna  ignuda  sedente,  appoggia  il  destro  piede  so* 

Era  le  gambe  di  un  satiro,  e  guarda  Giove  su  tra  le  nubi,  che  stringe  con 
I  destra  i  fulmini,  e  con  Taltra  addita  il  satiro.  La  fama  alata  alandola 
dietro,  la  incorona.  Queste  medesime  figure  sì  veggono  àrtcom  intaglia- 
te in  legno  nella  Zucca,  ne^ Marmi  e  ne* Mondi  del  Doni^  delle  edizioni 
del  Marcolini,  Il  Doni  capapava  alle  spalle  délV Aretina}» 

III. 

D1TV8  •  PSTRT8  .  ARBTI1?T8  • 

La  testa  barbata. 

I  PMNCTPt  .  TRIBVTATI  .  DAI  .  POPOLI  , 
.     /     '  n.  SERTO  .  LORO  .TRIBVrANÒ-.      ,'  .         - 

IXn  armato "pi^esénta  un  ysLSOtìtV Aretino,  sedente  in  trono  con  Un  libro 
nella  destra,,  e  un  altro  gli  rende  ossequj  in  conspa^óJ^  di  due  togaW. 
iNelle  più  laide  adulazioni  con  medaglie  in  ogni  aorte  ii  metalli,  eain» 
•«1^,  statue,  pitture,  e  altre  cose,  non  può  andarsi  più  là  di  quello»  che 
ae  Vii' il  Doni  nelTultima  delle  lettere,  scritte  SiWAtBtinm^  dorè  anche  il 
ìùdii  di  aver  trattato  òùn  riverenza  delle  cos&di  Dio^  fCitto  41  eotiitrario  di 
Ideilo,  che  il  j?om' stesso  a. patte  confida  aF  jMiùjrf^.  .  Ma  bisogna  poi 
lèggere  quanto  centra  ll,vizi6  dett'atdulazlone  scris^feil  Dóni  nel  suo  Can- 
offerii  dèlPéÌQq^ufl^  ò«  Di  qui  fa  mestieri  concludere,  che  gli  adu- 

](iU*ón  pey  U.l9£  finiraenaoa  alcuxi  segno  di  verecondia  sono  capaci  di  pas- 
tai* 0g9Ì  teraiÌAe,.ì[o  tul  particolare  Terenzio  mettealounì  bei  versi  in 

ti  «ariififli  del  suo. tempo;  ma  la  petalaota  ancora  di  regalarne  i  monarchi  ed  i 
principi  che  o6gii  chiamaTa.  sooi  tributérj;  uè  a  lui  bastò  eternar  ne' oietalli  la 
aeiDoria  dello'-liie  tfaceiataggiùi  che  di  più  si  alante  a-. .  permeture  che  si  scei- 
pìsltffo  io  essi  i  trofei  delle  sae-'dissoluteue.  la  prova  di  che  produrrò  ora  una 
MSfta  inedslglia  »  la  qaak  in  bcllitaimo  conio  e  in  mestano  bronzo  ho  veduta  in 
PU4b0  sei  ffiotUssimo  imperiai  museo  ,  omrssa  dal  Fonianini . 

CATTERINA    M-iTlR 
Tesiti  dì   donna  avvenente  . 
JBADRIA   DIVI   P£Tft.I    ARETINI   FILI  A 

Te$M  di  '  ifiovinetta . 
Dì  «tufiifig^iaere.  eheebbé.  r^rerió»*.  dalla  Cataùkà  Saniélla  sua  fantesca,  Adria 
fi  ohia^  la  aiag^iore:  itfati/ritf  la.  arìnoré .  Quella  gir  nacque  nel  Giui^no  in7- 
f'.ic»  acàdVufnilsiv.  fa  di  Ini  collbcata  in  matrimonio  a  DiotaHfvi  Rota  da  Ur» 
liaoi  .oriqiildu(|ict6  di  famiglia  onofeada  Bergtmax  e  in  occalione  di  quelle  n^z- 
se ,  pìer  la  figliuola  non  molto  fiawtaaate ,  paò  csaaic  che  fosse  bsttuca  la  sopra- 
4aiaa  «Milàgnà..  . 


bocca  dì  Gnatone:  ed  io  per  non  allungarmi  ne  ridirò  tre  soli  (  Eum^ 
chus  Aduli.  Se.  II.  V.  20.). 

Quicquid  dicunt,  laudo.  Id  rursum  si  negant,  laudo  id  quoque: 
Negai  quis,  nego.  Ait,  ajo.  Postremo  imperavi  egomet  mihi 
Omnia  assentari.  Is  quaestus  nunc  est  multo  uberrimus. 
La  bestia,  io  dico  V Aretino ^  col  talento  naturale,  e  con  Tajuto  della 
farvella  e  loquacità  paesana,  si  ajutava  a  imbrattar  le  carte  con  un  dire 
iperbolico,  e  pieno  di  vituperosa  audacia.  Il  Toscanella  nella  Rettorìca 
ad  Erennio  (fogl.  4^2.)  taccia  il  suo  stile  di  gonfiezza,  e  similmente  il 
Guarini  nel  segretario  (pag.  14^.)  lo  rappresenta  per  frequentissimo  nelle 
sterminate  iperboli:  e  si  può  dire  in  versi  e  in  prosa  sull'andare  del  Ciant- 
poli.  Ora  dai  nostri  italiani,  che  largamente  gli  fecero  giustìzia  in  volga- 
re,  come  doveva  fargliela  anche  il  Montemerlo  in  vece  di  allegare  nel 
ano  Tesoro  per  testi  di  lingua  i  libri  di  costui,  quando  non  ne  mancava^ 
no  di  mifiliori ,  noi  passeremo  a  quelli,  i  quali  gliela  fecero  in  latino. 

V.  Gabriello  Faemo  cremonese,  per  la  sua  gran  bontà  e  virtù,  stima- 
tissimo da  s.  Carlo,  senza  pigliarsi  veruna  suggezìone  della  somma  teme- 
rità delVAretino,  gli  diede  una  solenne  spelliccìatura  con  un  epigram- 
ma^ il  quale  nell'ultima  edizione  de' suoi  versi  latini,  fatta  in  Padova, 
non  fu  ravvisato  per  quello,  che  egli  era.  Ma  si  ravvisa  bastantemente 
dal  titolo  antonomastico,  in  maledicum,  mentre  egli  così  dìnotavasi,  e 
tuttavia  nelle  parti  di  Venezia  per  esprìmere  un  maledico,  si  dice  pro- 
verbialmente, egli  è  un  Aretino;  oltre  a  che  nel  corpo  stesso  dell'epi- 
gramma, degnamente  asperso  di  tutto  il  fiel  d'Iponatte^  sì  accenna  il  suo 
elogio  di  flagello  de* principi .  L'epigramma,  che  allude  al  verso  del  Bemi^ 

Lingua  fractda,  marcia,  e  senza  sale; 
si  è  questo: 

Impura  Ungua^  quae  eenenis  illita, 

Jmbuia  felle  noxio, 
Graves  susurros  spargìs^  et  sermonibus 

Amara  misces  toxica: 
Conviciorum  quis  tuorum  unquam  modus? 

Quis  terminus  probrìs  erit? 
Quae  finis  impudentibns  calumniis; 

Quibuf  impium  wrus  vomis? 
In  omnium  aures^  inclytamme  Principum^ 

Scelesta  ^famam  ^elHcas? 
Jam  nulla  legum  te  rrfrenant  wncula, 

Nulli  coercent  obices 
Timoris,  autpudorìs,  aut  aequi  et  boni^ 

Quae  cunctapro  nìhiloputas. 
Homines,  deosque  sperrUs,  etfas^  et  nefas 

Eodem  kahes  in  ordine, 
i^sid  impreeer,  virtutibus  dignUm  tuis, 

Oj  vipem  omm  saevior, 
Nisi^  mi  erueniaj  seeta  camificis  manu, 
Teirumfue/imdms  sanguinem 

Tomo  J.  Si 


.  X.  ì 


>•        L 


226 

Mtstum  veneno,  et  ultima  edens  sibila  ^ 
Humi  supremum  palpi tes? 
Però  VAfetino  ebbe  fortuna  di  scapolare  le  imprecazioni  del  Faerno;  ma, 
non  cosi  il  Franco  quelle  del  Betussi.  In  fine  della  suddetta  edizione  di 
Padova  si  legge  una  lettera  volgare  del  Faerno  con  tra  V Emendazioni  li-' 
inane  di  Carlo  Sigonio,  non  però  nuova,  ma  altre  volte  stampata,  e  che 
il  trova  con  YEfemeridi  pado\?ane  di  Francesco  Robortello  (a*).  Sentia- 
mo il  sesto  autore,  non  italiano,  ma  francese,  il  qual  pure  in  latino,  e 
itiìtò,  cerimonie,  didse  il  fatto  suo  b\V Aretino. 

VI.  Questi  fu  Giovacchino  PeHonio,  famoso  monaco  benedettilo,  gran 
filosofo,  e  teologo  dell'università  di  Parigi  (è*),  il  quale  mosso  dalla  in- 
dignità delle  stampe  dell'^refi/zo,  e  forse  ancora  dal  vederlo  cominciare 
aver  luogo  distìnto  in  quelle  di  due  altri  Luciani  della  Francia,  Clemente 
Marot,  e  Francesco  Rabelais  (Menagiana  torno  Ill.pag.  38 r.  384.)»  ^^t 
religioso  e  zelante  del  buon  costume,  venne  in  risoluzione  di  pubblicare 
contro  di  lui  la  seguente  Orazione,  diretta  a  tutti  i  principi  cristiani,  e 
principalmente  al  re  di  Francia  Arrigo  II, 

Adtlenricwny  Galliae  regem  clarissimum  ac  potentisslmum^  ceterosque 
chtistianae  religionis  principes,  Joachimi  Perionii  benedictini  cormoeria'^ 
ceni  in  Petrum  Aretinum  Oratio.  Parisiis  apud  Nicolawn  GuingarU  i55i. 
in  d.  Segue  appreso  un'altra  breve  orazione  in  lode  di  s.  Qiambatìsta  (c^). 

{fi*)  Né  il  defanto  abate    Domenico  Lanarini ,   né   il   vivente  Gievannamoaie 
Votpi ,  saccessore  di  lui  nella  cattedra  di  eloquenza  nello  studio  di  Pdiova,  fece- 
ro  stampar  quivi  dal  Cornino,  come  cosa  nuora  .cioè  come  ndù  più  veduta,  ma 
come  cosa  rara  e  da  pochi  veduta ,  a  paucis  omnino  visam  «  quella   Uttera  volga" 
re  del  Faerno ,  che  si    legge  in  fine  della  suddetta  edizione . 

{b*)  Egli  era  da    Cormeri ,  borgo  situalo  neUa  Tureaa  #  celebre  per   una    ricca 
badia  di  monaci  benedettini* 

(e*)  Anche  questa    seconda  Or^iJLone  in  lode  di   San  Ginmhanisia  fu  scrìtta 
dal  Perionio  in  detestazione  ed  infamia  itW Aretino .  ÉgB  ae  prese  il  motivo  da 
un  ternario  del  empitolo  ài  lui  al  KéTfdhcesco  L  nel  qi<at  ternario  parve  al  buon 
monaco,  il  quale  plà^  s^'nt^etfddttf  di  httlitd,  e  di  greca,  Àt  d'italiano,    che   U 
maldicente  lingua  àtìV Aretino  ntiàM%%t  a  ferire  empiatticoft   quel  gran    profeta» 
anzi  masfimo  de' profeti:  itta  con  sua  buona  pace  egli  non  (^netrò  il  fondo  del 
vero  sentimento  di  que*  versi». ne' quali  l'Aretine  non  intèse  d'insultare  alla  san- 
tità  venerabile  del  tUiute,  ma  bonsà  di  aotara,  e  d'ingraadiit  la  ipocrisia  di  un 
prelato  del  suo  tempo,  per  altre  assai  rispettabile,  e  per  qffello,  che  era  allora  , 
e    per  quello  che  fu  dappoi.  Avvedutosi,  o  avvisato  poscia  il  Perionio  del  gran- 
chio  solenne ,  che  aveva  preso ,  si  Córresse  »  i<^v6  affatto  da  quella   seconda  Or/t- 
Itone  il  nome   àtW Aretino ,  e  così  eMetìdatS  hi  ftte  Httanlpare  unitamente    con 
l'altra  ad  Arrigo  //.  diedro  le  ViKcit.  DtèÌdmìà{è&ni  (logiche  di  don  Floriano 
Treflero,  monaco  della  $te$se  eMfut^flkì($(M[ ,  ift  f 0(#a«#  pts  Materno  Colino  nel 
X/^i.  in  8.  >  . 

Ai  sei  scrittori,  mentovati  dal  fe/Hémnif^  l  ^^\i  ooa  concorsero  con  tanti  al- 
tri in  adular  V Aretino g.  ^wìtò  pejr.iiUiiDe.  il  settimo ,  che  &  gran  poeu.  e  gran 
cancelliere  di  Francia,  Miichet e  ìelV ospitalo  {ht.  tunpitnU^àr) ,  il  quale  in  uno 
de' suoi  Sermoni  t  posto  net  libfo  v.  pag.'  joy.  (  ÈiÙióMr*  ìèu  Sermonum  Uh.  VL 
^  !/.  apuà  Patisson.  ifis^tkfég.)  ^  f^tisolitvi  )ie  fiàéHéeio  lofuandi ,  h  ca- 
la.  sua  penna  su  l'ilrc/fììtfVè'lbttdÉeéil'iil^i^ili^  AM!  fomore,  che   $i     era 


Paris 
der 


Qui  il  Perìonìo  con  tutto  il  maggior  zelo  invoca  il  braccio  (le*pri|ici» 
pi  riisnaiii  rontra  V Aretino.  Dice,  cìi^leges  omnes  divinasi  humanasque 
non  solum  violai,  sed  etiam  lahefactaty  et  abrogat,  quarum  vos  Deus  cu" 
stodes,  defensores  et  vindices  voluit.  Lo  chiama  coenum^  monstruniy porten» 
tum,  non  solum  ex  nostriSj  sed  ex  barbarorum  finiius  ejiQendutn.  Dice,  pa- 
rargli impossibile  y  che  egli  mandasse  al  re  Francesco  I.  padre  di  Arri" 
go  II.  certi  versi,  colmi  d*impietà,  che  si  veggono  stampati,  essendo 
troppo  offensivi  della  religione  de*buoni  francesi  di  quel  tempo;  altra- 
mente esso  Arrigo^  e  il  padre,  avrebbonp  proccarato,  ut  Veneti,  quorum 
in  imperio  iste  pivit.  et  apud  quos  plurimum  vales  amicitia  et  gratiUy  de  eo 
supplicium,  quo  dignissimus  est,  vel  sumerent  ìpsi^  vel  eundem  ad  vospri" 
mo  Quoque  tempore  vinctum  mitterent.  Che  i  suoi  nefandi  componimenti, 
tranucendosi  dall'italiano^  faranno  gran  male  ip  Francia^  nisi  mature, 
ne  id fiat, prudentia  tua provideat .  Per  la  sua,  come  dice,  nefariam,  6J^ 
scoenamque  libidinem,  lo  chiama  Arietinum  in  vece  di  Aretinum^  in  con- 
foimità  di  che  Gaspero  BartiOy  che  dallo  spagnuolo  tradusse  in  latino  u- 
no  de* perversi  dialoghi  àtW Aretino,  prima  tradotto  dall'italiano  nello 
spagnola  onora  l'autore  con  questo  elogio: prodigiosae  impudicitiae  et  in* 
famis  liòidiais  demonstrator  egregius.  Dionigi  Lambino  (  Adversaria  libro 

apaiio»  qoalmeatc  costai  fosse  «tato  inpiccato  io   F^«r^M»ne  fa  trioafi»  <  plau- 
so con  questi  tersi,  che  qui  mi  par  bene  di  riferire. 

^  Nopicr  ArjtMus  Vcneu  se  dausera^  ^ihip 

„  Moeaibos ,  ande  Tclut  ceUa  mblimis  in  acce 

^  Omoes  Eurppfk  B^6<s  jEgcbat,  tcutìs 
,  ^  l/iftsscos  Ifculi^.  {ì  4Jr«  YCcb^ECi  liogQx; 

^  Ati^n^  illuin  msftìf  oianji  resone  Tyrduni         , ..  ,      

M  Lwiea^  fotcst:  atei  daijetmela  ncc  arpia  ,  ...'^ 

a,  Pfo£(^it  »  Jonpo  loii^^  fcgQaojtjs  in  alto  : 
Noa  ctrcuinfasac  miaerum  teucre  ^aludcs  » 
Qain  ipfritas  beto  pge/ias  exsQlYer«t  orbi 
Tcrrsram  ,  dignum  tcI  bab^jct  paripine  f«4ieai  • 
AUri  che  ban  sapposto ,  o  finto  aa  fine  violento ,  e  luiserabilc  alla  yita  dell'yf- 
tttinù  t  non  haa  trovala  crede nas .  I  suoi  più  fieri   acmici  ne  ayrfbbqiiip  ^^^^ 
altaascnte  la  tromba,  laddo^ie  il  loro  iuii(axme4ÌIci|zi^.^  piQ^a*  eoe  egli  dì^ffs- 
te  naaoralc»  e  cristi^n^iQCat^  abbia  .i^rf|io#KÌ  i  sooi  f^pr^ ,  ^T<eQi|ò  avu^a  q|ii  ff- 

foUara  in  i4«  Ztff4«  ^  .  ,  ;  •  "  t  -> 
,  Qaeste  oiic  Annotaiiam  aoioino  air^//ri/ro  fi.irovai^o  {>Cf,Ia  oaggipr  P^r^e^ji^. 
ferm  a  quanto  é  pìeoamcnte»  e  si  tsa^aioeji|e  ^e  scrisse  of^l/^  Vit^  diJk'-^l 
Mfl;nor  co^tt  Giammaria  Ma\{tuJuUit  gentilipmo  irgs^efie^  stampata. in  r^f- 
va  per  Giustppe  jComin^  ^A  >74l«  in  S.  Io  le  ayera  ^tt%i  da  capo  a  piede  »  i^e 
quali  ora  sono,  avanti  la  pabblicaaione  della  medesima  Viu ,  che  ne!  sup  ge.iHyfe 
è  per  of|oi  fersp  o^'^era  ecceUeote  •  ed  prigioale  t  Se  co^.  qi^esta.  goida.  a  ii^nb 
ifi  «ù  fossi  approfittato  ia  acc/escetle  »  9  io  eipendiMle^  mi  f urei  utto  scr^ajr{^# 
4;  tve^ib.,  e  ,4iii^ipiMi|flo .  fsseado  sitato^  ^lai  sej^ipfc  ibiq  is^it9tQ,  e  qovH.'^Ì» 
leodesa  a  ffucano  qin^a  g^f tip^a  ^c|^  p^Ue  «0K4O¥>i9(9*  ep«>e  SQQ.cart^rfepf 
me  l#  «coderebbe  io  q«ca(p  tw>  iJfieli^onQraMSiimo  cayalifxe  ^  o^ni  qualvolta  .^. 
ipr^eise  qiulche  maleyolo  e  notarmi  di  artrae  apUsti  gK  tccigQt,  $tmJk  tf$ptffiiÀ^ 
ne  prcTea^vaoieate  g^oiufiqito.  .  ,,  ^,       ^   ^      ,   ^ ,    ^  ;^, 


n 


Le  Pistole  vulgati  di  Niccolò  Franco ( libri  tll.)  In  Ve- 
nezia per  Antonio  Cardane  iSSg.  infog.  L.     io. 

*  E  ivi  presso  il  Cardane  i54^.  in  8-  edizione  \\.  più 
bella;  ma  non  diversa  dalla  printa^  fuorché  nell'ammen- 
da dell'errata  [i)(aj.  6. 


III.  cap.  IX.)  trovandosi  in  Roma  col  cardinal  di  Tumone  nel 
i55i.  avuta  notizia  da  Giovanni  Maludano  di  questa  orazione  del  Perio» 
niOy  in  una  sua  lettera  fra  quelle  che  raccolse  Giamnuchel  Bruto^  rispon- 
de di  averne  riso  (Lìb.  Ill.pag.  377.);  nam  quod argtut,  illum  esse  im^ 
purum,  sceleratum^  impiwn;  quid  tumpostea?  Tales  homines  non  veriis  aut 
scriptis  castigandi,  sed  legibus  etpoenis  coercendi.  Qui  dice  bene  il  Lam* 
bino;  ma,  per  gran  fortuna  delV Aretino^  questa  seconda  parte  non  tocca- 
va al  Perionio:  e  se  fosse  a  lui  toccata,  V Aretino  forse  non  avrebbe  riso^ 
come  rise  il  Lambino. 

(1)  Queste  lettere,  le  quali  vennero  fuora  subito  appresso  al  tomo  I.  in 
foglio  di  quelle  AtW Aretino ^  contengono  pure  di  stranie  cose,  ma  ser^ 
vono  a  dilucidarne  dell'altre.  Del  Franco^  amico,  e  pòi  nemico  deir^re- 
tino^  ve«;ga8Ì  Francesco  Nicodemi  nelle  giunte  alla  biblioteca  napoleta- 
na di  Niccolò  Toppi  (i*),  le  quali  da  Firenze  qua  a  Roma  ^fkfr^no  sorit^ 

(a)  li  Fonumini  dicendo  ,  che  „  It  fecondi  edizione  non  è  diversa  dalli  prima, 
fuorché  nell'ammenda  dell'errata  „  mostra  di  a?er  poco  attentamente  conftonuta 
l*una  con  l'altra  •  La  prima  edizione  contiene  quattro  Pistole t  che  nclU  seconda 
sono  state  omesse .  scritte  all*.^^^ r^  Anisio ,  ad  Aluigi  Anichino ,  al  Borgio  pe- 
dente,  e  a  Valerio  Nigrone»  La  seconda  ne  ha  ana  sola  di  più,  ed  è  qaella  a  Mar- 
cmntonio  Passero,  ultima  del  libro  secondo:  sicché  oltre  all'ammenda  dcirerrata 
passa  chiaramente  diversità  più  notàbile  dalla  edizipne  in  t.'a  quella  in  fog..  la 
quale  ,  che  che  al  Fontanini  ae  sia  paruto ,  è  di  lungo  tratto  più  bella ,  e  più  pre- 
gevole dell'altra  •  h* Abate  Anisio .  e  *l  Forgio  pedante  /  cootra  i  quali  il  Franco 
tanto  nelle  suddette  due  Pistole,  quanto  in 'altre  ha  fierameate  ioveito,  sono 
Giano  Anisio ,  e  Girolamo  Borgio ,  o  Borgia ,  che  poi  (n  vescovo  di  Massa  Lu- 
orense ,   entrambi    napoletani  di  patria,  poeti  latini,  e  letterati  di  miglior  conta 

'iti  Franco  .  Lo  Stampatore  Gariane  era  di  '  naècimentò   Francese»  intendente ,  e 
tbinpositore  di'  musica,  molto   stimato   al  suo. tempo.    £tsefido  dedicate  queste 

'  PihoU  àtl  Franco  a  monsignor  Leone  Orsino  elètto  vesin>vò  dl^  <F/v/W#  in  Frta* 
eia,  Tcdesi  in  ambe  le  edizioni  un'imprefa  allusiva .aj  nomèV'è  éìt  AiiifgHa  cti 
éhacl  prelato,  come  pure  alla  rosa,  steJnma  sito  ^ehtflfttoV^  ti  ^'^io  reale  dì 
rxattcii .  Un  leone  e  un  orso,  ritti  in  due  pijbdi»  Tino  di  lìncontro  all'altro', 
{ìoltengono  con  le  zampe  datanti  una  rosa  aperta,  nel  citi  metzo  sta  un   giglio-, 

^e's&Ao  attraversati  da  .un  cartello,  ove  si  'le^e,  Concàràes  Virtute  &  tlatan 
Mìràculis ,  X 

^■,C^*yii  Nicodemi  nelle  Qinnte  dice  qndche  cosa  dell'inimicizia  insarta  tra  1'^- 


»r  un  M-rauQv%  vav  w^VàM  uapprcno.  la  cuixionc  aci  iioro  primo  acne  i^cacrc  ucii 

Strettilo,  h  stata  la  ptecra  di  scandalo,  eoe  ruppe  afitto  la  buona  intelligenza, 
^é'ttVfbro  passava.  E*accioccbè'fI  fatto  meglio  si  giunga  a  conoscere,  piglierò 
qui  a  narrarlo  dal  suo  comladamento  •  li  Frmsco^  Uogua  maidica,  ma  non  fo- 


tA  eia  Antonio  Magliahechi  (pag-  179-)  a  Stefano  Pignatelli  in  tèmpo 
della  reina  di  Svezia:  e  poi,  mandata  in  Napoli  a  Pietro  Valero  Diaz^ 
questi  le  diede  a  Francesco  Nicodemi;  onde  ivi  uscirono  sotto  nome  del 
fratello  di  lui,  Lionardo^  secondochè  una  Tolta  mi  scrisse  il  medesimo 
MngUabechi.  Nel  Peplo  d  Italia  di  Giammatteo  Toscano  si  legge,  che  il 
Franco  Odysseam  homeri  etruscis  carminibus  inchoaverat  {Libro  iw.pag. 
ic6.)  In  conferma  di  ciò  già  anni  vendendosi  certi  libri,  venuti  da  Urbi'' 
nOy  di  ragione  del  arcives.  Santorio,  de' quali  io  ne  presi  alcuni,  si  trovò 
VUlissea  di  Omero  in  ottava  rima  di  propria  mano  dal  Franco  in  un  tomo 
in  foglio,  che  fu  portato  con  altri  libri  alla  santa  memoria  di  Clemente 
XI.  e  da  me  venne  la  prima  notizia  di  questo  particolare. 

tunata  ti  par  di  quella  àtW Aretino  t  si  tolse  un  Tolontario  esilio  da  Benevento  sua 
patria,  dove  era  nato  di  famiglia  civile,  ma  non  molto  ben  provveduta,  e  dove, 
non  meno  che  in  Napoli^  la  sua  maldicenza  aveagli  suscitati  molti  nemici.  Ri* 
fttgiossi  in  Venezia  appresso  Benedetto  Agnello  ambasciadore  dì  Mantovd  ,  e  eie 
fu  nel  Giugno  del  in^*  Qi^into  Gherardo,  di  cui  sono  alquante  Rime  alle  stam* 
f e,  fu  il  mediatore»  onde  il  Franco  stringesse  amicizia  con  V Aretino ^  e  poi  di« 
tenisse  suo  ospite  »  e  suo  ajutante  di  studio ,  ricevendone  alloggio ,  e  tavola  , 
e  vestito,  non  altrimenti  che  se  fosse  stato  un  uomo  da  bene  (  Lett*  del^ 
Aretino  lib.  IL  pag.  9S.  ).  Non  molto  dopo  V Aretino  diede  fuora  nel  1537*  il 
libro  primo  delle  sue  Lettere,  nel  quale  in  più  luoghi  portò  alle  stelle  il  nome^ 
e  '1  sapere  del  Franco ,  fino  a  degnarsi  di  stampare  in  esso  quattro  Sonetti  di  lui  ^ 
il  quale  non  si  tosto  vide  comparir  fuori  e  aver  plauso  quel  libro  I.  di  Lettere 
àelV Aretino ,  che  di  ajutante  di  studio  divenne  suo  emulo ,  e  postone  insieme 
un  volume  delle  proprie ,  lo  diede  ad  imprimere  al  Cariane  suo  amico ,  che  gli 
prestò  il  danaro  per  l'edizione  in  foglio  ;  ma ,  soggiugne  qui  V Aretino ,  che  col 
non  rendersene  pare  una  copia,  la  spesa  fatta  dal  Cardane  lo  avea  rovinato:  co* 
•a  •  che  non  è  vera  ,  poiché  nel  i  f  41.  se  ne  ficee  dallo  stesso  Cardane  una  secon* 
da  edizione ,  e  quesu  in  9.  Quindi  scorsesi  chiaramente ,  che  come  il  Aiareolini 
lasciò  uscire  la  prima  e  la  seconda  volta  in  foglio  le  Lettere  dtìV Aretino ,  il  FrMitm 
€0  a  gara ,  se  non  ad  onu  dell'^r^rino  ,  diede  a  stampar  quasi  subito  nella  stes* 
sa  grandezza  le  sue  Pistole  al  Cardane  ;  e  come  il  Marcolini  ristampò  l'altre  nel 
if4X.  in  8.,  il  Cardane  ancora  nel  medesimo  anno ,  ed  in  egual  forma  diede  fno- 
ra  una  nuova  edizione  di  quelle  dei  Franco ,  il  quale  por  yolle  alle  sue  Lettere 
il  titolo  di  Pistole  vulgari ,  parendogli  questo  più  nobile ,  e  roen  dozzinale  dell' 
altro  :  di  che  V Aretino  (  Lett.  Uh,  IL  pag.  iiz.  1.  )  si  rise  in  una  sua  a  Frante» 
SCO  Calvo  milanese  :  Un  Franco  di  Benevento ,  capitatomi  innanzi  ignudo ,  e  seat» 
\o ,  come  andrà  sempre ,  dopo  i  segnalati  '  benefici  da  m<  ricevuti ,  volse  concorrer 
meco,  e  per  aver  detto  Pistole,  e  non  Lettere,  ne  va  altero ^  quasi  vincitor  di  quel 
Mio  ionoi  e  tanto  più  a  lui  dispiacque  l'insolenza  di^colui,  quanto  che  avendo* 
lo  egli  lodato  nelle  sue  Lettere ,  l'altro  non  si  degnò  neppure  di  nominarlo  nelle 
sue  Pistole  %  u%ìz\  nell'ultima,  diretta  u\V  Invidia  pare,  che  abbia  voluto  dipigne. 
xe  bruttamente  chi  poco  prima  lo  avea  cibato  e  Testito:  laonde  cacciatone  tiior 
di  casa,  e  dicendone  dappertutto  ogoi  male,  una  fante  dell'oratore  Agnello,  a. 
vcodolo  preso  pel  collo  d'una  caroiscia  •  datagli  duW Aretino  (  /vi  pag  98.  ),  éb. 
be.il  coraggio  di  dirgli  :  quando  sparlate  di. colui ,  che  vi  donò  questa;  cawateveìé 
di  dossoi  e  più  malamente  ancora  lo  riconvenne  Ambrogio  Eusebi  milanese,  eréi^ 
co  òM'Aretino ,  queidi  ohe  poi  gli  truffò  e  giocò  in  una  notte  in  Parigi  i'édò; 

^ 1:  -- .— I :   -I I .  J«i Al  «•_, r*.     _  1 ,1^  •    j •   1.  ^j^i --^  . 


a3o 

mente  ingiuriando:  azione  »  che  V Aretino  fé* TisCa  di  etiergli  rificretciata >  se  5e. 
ne  ,  dic'egli ,  la  carità  che  se  gli  usa,  è  una  ingiufia  fatta  all'opere  della  mise» 
ricordia  (  Ivi  pag,  py,  ).  Alcune  circostanze  di  tal  sua  disgrazia  rica?aDfi  da  una 
lettera  del  Franco  a  M,  Francesco  Alunno  ,  posta  nella  prima  edizione  de'  cuoi 
tremendi  Sonetti  centra  {'Aretino  ,  impressa  in  Torino  ^  se  si  vuol  credere  al  fron. 
tispizio  delia  medesima,  nel  if4T.  Quivi  egli  dice,  che  V Alunno  tu  il  solo  era' 
suoi  amici,  che  lo  avesse  piì^  volte  visitato  a  letto,  quando  iii  assassinato,  e  che 
andasse  a  dirgli ,  che  quel  rìbaldaccio  non  era  neppur  egli  mal  contento  del  ca- 
so avvenutogli,  ma  come  uomo  non  colpevole  sarebbe  ito  a  visitarlo,  e  voi  sa» 
pese  (  son  parole  del  Franco  )  che  io  vi  risposi t  che  delle  sue  visite,  e 
delie  sue  offerte  non  mi  curava,  soggi ugnen doli  in  oltre:  io  non  sapendo  met» 
eermi  al  niego  di  ciò  che  mi  dimandate ,  vi  promisi  di  non  prevalermene  con  la 
penna  ,  solo  che  s'avesse  tolto  di  casa  quel  hoja  suo  beccarello  :  ma  la  condizione 
non  fu  accettata:  anzi  V Aretino^  secondo  l'espressione  maledica  del  Franco ^  fa* 
cendo  più  conto  di  un  suo  marito,  che  d'altro,  non  pur  non  volle  dargli  lioea- 
u  p  ma  gli  porse ,,  ogni  ajuto  nei  tribunali ,  e  fello  passeggiare  dinanzi  la  casa  mia, 
mentre  io  ero  in  Ietto  ec.  e  di  più  ,  vedutomi  oltraggi  to  da' suoi,  compose  noia 
to  che  sonetti,  ridendosi  del  mio  non  uscir  di  casa,,.  Il  pover  uomo  pertanto 
considerando ,  che  in  Venezia  non  avea  modo  di  vendicarsi ,  nò  di  guardarsi  » 
determinò  di  andarsene ,  dic*egli ,  in  Francia  ;  ma  prima  di  ttscir  d'Iulia  •  vollo 
lasciarvi  an  segno  del  suo  risentimento  con  lo  scrivere  in  dae  foli  gtor* 
ait  aiccome  se  ne  vanta,  qne' tanti  mordacissimi  Sonetti  contra  l'Aretino  che  poi 
insieoie  con  l'infame  Pnapea  uscirono  per  la  prima  volta  nel  tf4i.  indi  ìm  fe- 
conda nel  I  f4^.  e  finalmente  la  terza  nel  i  f 4S.  sempre  senza  nome  di  ftampa- 
tODt  in  8.  Di  questa  terza  edizione  „  con  la  giunta  di  molti  tonecti  nuovi,  oltre 
la  vera  ed  ultima  correzione  »  che  a  tutta  l/>pera  ha  data  l'autore  istesso  ,  per 
non  averne  più  cura ,  come  colui ,  che  ha  <;ià  rivolti  tatti  li  Kudj  «d  imprcte 
di  lai  più  degne  „  ci  rende  informati  il  Giornalista  Olandese  nel  tomo  xviii* 
delia  sua  Biblioteca  Francese  pag.  1^7.  -  147.  stampato  in  Amsterdam,  nel  1751* 
io  8.  1  Sonetti  contra  l'Aretino  contenuti  in  questa  terza  edizione  sono  cglvci* 
seosa  queili  della  Priapia,  che  ascendono  a  ce.  fra  i  quali  ve  ne  ha  pareccki 
eoaiTA  il  suo  capitale  nemico  •  Lo  stampatore  di  tutta  l'opera  £1  Gianuantonim 
Guutona,  al  quale  il  Franco  la  indirizza  con  una  lettera,  che  principia  :  TuttO' 
eh^'.ie  tristi^  di  P*  Aretino  sieno  infinite,  finito  che  avrete  d^imprimerle  ,  so§^ 
^unifineièci  ia  Pnapia  irolgare^  perchè  i  Comentarf  latini  foni  sopra  quella  di 
MàfigtUo  s'imprimeranno  eoUe  cose  latine.  Attesta,  che  allora  atova  componendo 
•lue  Ai  me  in  morte  elei  ribaidaccio  ,  benché  sia  vivo,  essendosi  proposto  ^i  -ri- 
Hsb^rie  per  le  seconde  Saette,  che  aggiano  a  trafiggerli  talmente  l'igm^ranxa  delC 
Afiinka\  iiccbè  d'infame ,  viste  Vinfamie  della  sua  vita,  veggia  mltimamemte  tese» 
%ukfi  della  sn$,  mprta  ec.Mz  ritornando  al  luogo  del l'rm pressione  enddetta»  io  i^oa 
la ^redo  fatta  io  Torino ^  come  vi  si  legee  nella  stampa»  aia  beasi  in  Casal  di 
ff^ferrato  9  éowc  ^Itre  opere  si  trovano  impresse  dal  Guidane  ^  e  in  particolare 
tt  OMoga.ài  Niccolò  Franco  delle  Belle\\e  ^  in  fine  del  quale  a  lettere  majusco- 
If  ^  Legij^:  in  Casale  di  Monferrato,  ne  le  stampe  di  Gioanantonio  Guidone  dal 
m4ie  d'Aprile  del  mdxlh.  ia  4.  E  a  dir  vero  il  Franco,  ricaduto  in  miseria  »  e 
paiffito  di  Venezia ,  non  passò  già  in  Francia  ,  ma  bensì  a  Mantova  ,  e  dì  il  a 
CasaffitQfC  eoa  l'appoggio  di  Sigismondo  Fantino,  che  n*era  governatore  ,  e  dt 
-dfòffto  del Carratto ,  tìoa  ài  stancò  dal  vituperare  a  voce,  e  in  iscritto  il  nome 
Qtiy4retÌ90i  dandone  anche  fuori  ia  f^èta  sotto  aooae  del  Memi,  e  qne' laidi 
Sl^Vki ,^^k  mwìtQVUx  9  che  insieme  con  la  sue  ia£ime  Priapéa  ù  trovano  coo- 
4ffKn|ti.^«MitttiartUce  romano  della  seconda  edizione  del  Biado  \  e  che  stampaci  aU 
)f  in4f!<^i|iv|SniAaiko  nel  numero  di  que'  libri ,  che  si  legi^ono  a  ecampa,  e  son  dae* 
MHafi  d^l  buon  Vonunteòì  sidrokimo  de'  fluoi  dìeloghì  pag.  #•#•  |#o.  come  C0 


I. 


a3i 

Lettere  di  Scipione  Ammirato.  Stanno  nel  tomo  HI. 
de'suoi  Opuscoli. 

Consolatorie  (  di  Ortensio  Landi  in  nome  )  di  diversi 
autori.  In  Venezia  al  segno  del  Pozzo  (per  Andrea  Ar^ 
rii^abeni  )  i55c.  in  8.  (a).  L.     3. 

-  -  Lettere  (  di  Ortensio  Landi  in  nome  )  di  molte  va- 
lorose donne.  In  Venezia  presso  il  Giolito  i548.  in8.  (b).  3. 

*  -  Lettere  (  di  Ortensio  Landi  in  nome  )  di  Lucrezia 
Gonzaga  da  Gazuolo.  In  Venezia  per  Gualtiero  Scotto 
i55a.  in  8.  {i)(cj.  3, 

(i)  Questi  tre  ultimi  libri  sono  di  Ortensio  Landi^  medico  milanese,  il 
quale  ne  scrìsse  molti  altri  e  latini  e  volgari  senza  suo  nome,  o  con  no* 
mi  finti,  rovesciati,  retrogradi  o  abbreviati:  e  de* due  primi  ne  vien  fata- 
to alatore  anche  dal  Doni  nella  libreria  I.  Egli,  che  in  più  cose  fu  simi- 
le al  Doni^  ma  ne  seppe  assai  più,  nelle  dedicatorie  di  questi  libri,  tut- 
ti di  un  medesimo  stile,  tace  il  suo  nome:  e  molte  delle  ultime  lettere  so- 
no da  lui  scritte  a  se  stesso.  In  fine  del  libro  antecedente  a  nome  di  molte 
yalorose  donne,  egli  afferma  in  una  lettera  latina,  che  eas  ex  varìis  ita' 

u  infami  e  vituperose ,  contenenti  tanti  disonestà ,  !t  quaH  converreBhono  co'  mo* 
struosi  libri  di  EUfésntide,  o-  di  quale  altro  infame  autor  antico  si  vedesse  mai  . 
In  princìpio  »  e  in  fint  del  t'acidetto  Dialogo  delle  Belle\xe  %i^  il  ritrattcr  del 
rran€0.  intorao  al  qaale  sì  Tcggc:  N.  FRANCU^  BENEVEN.  AT.  SVkJt  AHff. 
XXVII.  dal  che  si  tiene  in  cognizione  deiranno  del  sao  nasciroentor  iftf.  in 
circa  •  Sopra  \\  ritratto  del  frontifpiaio  si  ba ,  difficile  est  satyram  non  ittiÙerì  i 
e  di  sotto  ,  oui  soluè  viiium  secuit  •  quia  vitìum  horruii  :  ma  sopra  il  ritratto  ,  int- 

f presso  nel  fine,  leggesì  »  oderint ,  dum  meiuant  •  Lo  stesso  Dialogo  fu  riftairtrpa«ò 
o  stesso  anno    ìnKeneiia  pressa  il    Cardane  in    8.,    con  alquante    attere   del 
Franco,  alcune  delle  quali  tanno  a  ferir  ?  Aretino  . 

.  (a)  Senza  porvi  il  suo  nome  e  senza  accompagnamento  di  lettera  ,  il  Landi  con* 
sacra  questa  sua  raccolta  a  Galeoto  Pico ,  conte  della  Mirandola  e  cavaliere  di  S. 
Michele .  Alcune  di  queste  Consolatorie  son  di  argomento  bizzarro  e  fantastico 
alla  maniera  del  Landi .  Ad  an  poeta ,  cbe  temeva  di  morirsi  di  £ime ,  minaccia, 
per  consolarlo  (  pag.  47.  )  cbe  »  Se  non  si  stesse  cheto  ,  farebbe  che  V Albicante  lo 
saettasse ,  il  Britonio  gli  darebbe  il  malanno  co*  suoi  tersi  e  *i  Malatesta  gli  fa- 
rebbe un  capitolo  contra . 

(^)*£  di  nuoto  stampate  t  coit  lómmo  stadio  retiste,  e  in  molti  luoghi  cor* 
rette.  Ivi  if4f*  in  S  edizióne  IL' 

Nell'ultimo  f«»glio  di  quesu  seconda  ediaion e,  cbe  teramente  è  diversa  dairakra» 
benché  paja  la  stena,  si  ha  la  tavola  aifabstica  dei  nomi  di  quelle  valorose  do^w 
ne  t  sotto  i  quali  il  Landi  le  scrisse,  dicendola  Tavola  del  primo  .Li^ra  dille  Leé* 
tere  delle  donne  :  con  che  diede  indizio  di  volerne  produrre  un  secondo 9  che  mai' 
però  non  si  tide. 

(0  Queste  lettere  sono  indiritte  sent^  il  dome  del  Laìidi  che  n'è  l'atftortft  a 
Pietro  Paolo  Manfronegoiettìttót  dì  Verona,  parente  àtWi  Gon;^^ga ,  d^Ilfe*  ^al- 
le il  Landi  fk  grandi  elogi  in  altre  sue  opere,  siccome  Mattea  BandeUo,  Giro- 
larfto  Ruscelli  e  Giammaria  Bortétdo  ne  fecero  nelle  loro  • 


liae  locis  multo  sudore^  mulioque  ìmpetuUo  Hortensius  Landus  coUegit,  Se- 
gue un  sonetto  del  Dolce  a  quelle  valorose  donne,  ove  dice  (i*): 

A  lui^  per  cui  sì  ricche  al  mondo  sete 

Di  beltà,  di  valor,  d'ingegno  e  d'arte. 

Non  tanto  e  così  vivo  obbligo  avete, 

Quanto  al  buon  Landò,  che  ogni  rara  parte 

Di  voi  consacra;  onde  chiare  vivrete 

Nel  vago  stil  delle  sue  dotte  carte. 
Le  ultime  lettere  a  nome  di  Lucrezia,  moglie  di  Giampaolo  Manfrone 
romano^  si  fingono  venir  quasi  tutte  dal  castello  della  Fratta  nel  ferrare- 
se: e  il  Landi  in  una  di  esse  fa,  che  ella  scriva  al  Ruscelli  d*aver  letto  aa 
Panegirico^  (p^g*  7^-)  tessuto^  al  suo  dire,  non  so  da  cui,  in  mia  com^ 
mendazione.  Ma  questo  panegirico,  il  qual  si  finge  traslatato  di  lingua 
latina  in  castigliana,epoi  nella  nostra  volgare, e  appunto  del  Landi^e  in* 
sieme  con  un  altro  in  lode  della  marchesana  della  Radula  di  casa  d*Est6 
fu  stampato  in  Vinegia  presso  il  Giolito  nel  iSSa.  in  8.  senza  nome  dell' 
autore,  che  dedica  amendue  quei  panegirici  a  Bernardo  Micas,  L'autore 
però  non  fu  altri,  che  il  Laruti,  ivi  dal  Ruscelli  in  una  lettera  a  Lucre^ 
Mia  datone  per  autore.  Di  questo  Laudi,  il  quale  per  altro  compose  an- 
che de*  libri,  che  meritarono  di  esser  dannati  in  prima  classe,  ci  riparle- 
remo più  avanti*  Qui  si  tralasciano  molti  altri  volumi  di  lettere,  affin- 
chè non  si  dica, 

Scriptus  et  in  tergOj  necdumfinitus  orestes. 

(h*)  Oltre  al  sonetto  del  DoUt  ce  n'è  un  zitto  del  SansoniM  allo  stesso  Landi 
autore  dell' opera,  la  qaal  vìea  similofiente  lodata  con  altri  sonetti  dal  Parabosco, 
e  dgìVAniino  e  per  altiino  con  an  madrigale  da  Niccolò  degli  Alhcrn  da  Bormo. 
A  questi  componimenti  precede  ana  breve  epistola  latina  di  an  certo  Bartolom' 
meo  Pcstalossa  grigione ,  la  qaale  ci  fa  sapere ,  qaalmente  il  Landi  raccolse 
(  anzi  scrisse  J  le  presenti  Lettere  a  istanza  di  Ottaviano  Bavetta ,  vescovo  di 
Terracinai  ma  la.  dedicazióne  del  libro  che  è  anonima f  però  del  Laudi)  è  diretta 
a  SigisMondó  BovìUq,  'ambasciàdore  del  re  d'Inghilterra  a  Vcn^^in  • 

CAPO   XIV. 

Lettere  Latine  volgarìzzate. 

JEj  pistole  famigliari  di  Cicerone,  tradotte  secondo  i 
sensi  delPautore^  e  con  figure  proprie  della  lìngua  vul- 

fare.  In  Finegia  presso  i  figliuoli  d^Aldo  i545.  e  i549*  in 
^  edizione  \\.  riseduta  {\).  L.  io. 

(i)  Sema  nome  del  traduttore,  che  però  fa  Aldo  il  giorane*  il  qual  poi 
lì  mite  il  suo  nome  neirediaioni  da  lui  fatte  nel  i563.  e  i566.  forse  per 
aTerne  onore  dal  confronto  della  sua  versione  con  la  seguente  del  Fcutr' 
itOp  mentile  Aldo  nella  dedicatoria  a  Francotco  Cusano  parmigiano,  dove 


a3ì 

tr&U9  ^^^  moderi  tradurre^  promise  di  scoprirsi  dopo  udit\  sopra  ,Ul|^ao 
Tòlgariizametftò  i'gludicj  altrui  (a*),  '*      «i.  r>.,!iiT; 

^^      •  •  ■••;•.■..  i    •  '^?   'yr:\':,\^\\  V-,  ■:>•» 

.  (^  MooèigQqMi  JPtt^^iiótr  era  solito  dar-  molca  hié  sUe  suc^  cof  gliin^e  ^-per 
lo  più  le  itifDSTa  infallibili .  In  più  lao^&i  ir^  tedata  e  in  altri  si  '/ara  accora 
Tcdere  la  fallacia  di  tòteno  tao  seatimeato  :  ed  eecont  <)QÌ-'mia  oiaiiifieftiitiÉil 
proTa ,  unti  quasi ^pssc'i^do  i  si^i  abl^gii ,  quante  qui, sono  le  sue  parple . 

I.  SeVira  nomVda  ftadattore^hé  però  fa  Aldo  il gtoWné )  é'iAMMdaione sud. 
detta  dell*  Epistole  f^iàìUari  di  CieetmtitL  iumpau.la  priflSaroIffa'iietxfHp  Jift 
do  il  giovane  qacqae  nel  .1547*  ai  zìi i.  di  Febbrajo:  di  che  ho  recati  sodi  e  aa* 
t^ticf'Ibfi^mAitFVièlld  Ifièt^r  Z'èHÌràrie\  (^ehesse  aìr«ltMaIeÌlisSM%cdi'kiMa 
sto  T(^mttzraifdta*^tU'ito  9^<f»*<iiC'pVé»so  frÀucéiifo-^étiàtM  ti^^X^'^Smì  Ili 
in  f.  (^)/Comé  paò  dunque  eiier  di^  Aldo  il  giotaac  li  pMfnit  tmiatioac, 
stampata  due  anni  prima  nel  suo  nascitteiiso?   .  .  :    .; 

1,  Il  qua!  Aldo  pòi  ?i  mise  il  suo  nome  nelle  ediaioni  da  lui  fttia-  nel.tf^fi 
é  if6é.)  Anti  ?el  mise' qaattr*anni -prima,  cioè  iiell^edisk>aa'-de(  iffl^ytla  focte 
quéste  ristampe  edi'peròr  mise  il  suo  nome  noa  già  cornea  'eradatiò#e';«aa  come 
correttore  9t\  suddetto  roIgirizEamentó ,  che  saó  Terameniè  non  era  %  .nta  df^^Jitl 
Nel  titolo  dì  queste' ristampe  sta  impresso,  Le  Epistole  fidmtìUpi  ec.  quasi  Ha  iaif 
éniti  luc^hrr^frfff  da  <i</Ìo  ilf «fusaio.  ÀTcado  io  coafirontacè-la  ▼ersioae  sfarne 
para  ne!  ty^f  c^yn  ijucHa  del  iffy.  e  del  ifé^i  assicnrar  posso  ciascuno]  che  Ah 
do  non  ha  il  merito  di  averla  composta,  ma  qaello  aaicameote  di  avella  quasi 
io  infiniti  luoghi  corretta. 

|.  Forse  per  averne'  onore  ds^  confronto  della  sua  versione  con  la  seguènte  del 
Fausto)*  La  edizione  del  volgarizaamento  del' /^arsii^  asci  titi\^^$^  Ald^  nella 
eotreaione  ddl'ai^ro  volaariaiBameiito /intrapresa^ da  la» nel  ifffv^onpfeèe -alcuna 
menzfooe  di  quello  del  Fausto  \  e 'sol  gli  fi  a  càbre  di  oiiglitifareOn  Ub4o  «ssita 
dalla  propria  stamperia ,  e  fine  di  procourargli  «n  maggior  eorso,  'Seaìu<'aver  ia 
mira  di  traritè  onore  dal  e^Mifronto  della  non  sua  versione  eòa  qèella  òtVFaust^ 
4.  Mentre  Aldo  nella  dedicatoria  a  Frauceseo  Cusame  par  miglino ,  do^e  -tratta 
del  modo'  di  tradarre»  promise  di  scoprirsi  dopo  aditi  sopra  tal  volgariszamenco 
i  g^adicj  altra!  } .  Non  Aldo ,  che  non  era  aneor  nato ,  ma'  T  anonimo  tsadattora 
promise  io  qoelta  sua  dedicatoria  al  Csr<fffo  di  acòprirsi  :  il  che  pof6^  mai  non  fa* 
ce,  onde  il  soo  nome  è  stàtb  sioofa'occult».  A  me  è  sbrtiso  felicemantedi^^riris 
tracciarlo  e  Sccpri^fo  in  parte  da  ana  kttara  ^  Lodovico  Dèloè-%'  Paulo  Mautu 
uo\  data  in  Prei^^  di  Saeeo  ai  xix.  di  FebbfifdTdell^mno  appunto  ff^f.  in  cut 
dal  Manuzio  fu  stampato  la  prima  volta  il  detto  volgari tzamen to  .  Essa- lettera  sta 
nel  libro  lì.  delle  lettere  volgari  di  diversi  ,  raccolte  da  Antonio  Manuzio  pag. 
t$.  della  ristampa  di  Venezia  appresso  ì  figliuoli  d'  Aldo  nel  1^64.10  g.  „  He  n* 
cevuto,  così  scrive  il  Dolce  a  Pa^io  manui^o;  già  alcuni  di  il  dono  delle  JE/t^ 
stole  f amiti  ari  éi  Cicerone  %  traifttè  da'M.'Gkido  i'yyÀtn\\tt\  per  segno  della 
vòstra  cortesia;,  e  poco  dof»o:„  C^to'ehe  ette  Ait  piaceiooo .  e  comr  TVtfisf  i#» 
'  He  di  Mi. Guide  p  còme  approvate  dal  vdstro  gthdiak>i,:'^  'Ffiù*b;is9o  ancora:  »,  or 
ecco  che  fo  qa'dlo  che  dissi-,  che  non" aspeitSffé  da  iucche  y^ofì  Solo  vi  se. ivo 
„  il  mìo  parere,  ma  lodo  là  fatica  deli^ifiaicd  ,;.  Ora  Se  altro  voloariitamento  di 
quello  Epistole  non  fa  fatto,  né  stampato  nel  t$4%  ^  non  il  suddetto  sensa  no* 
me  di  stanipatore,  chi  mai  potrà  negare  che  il  nome  di  chi  le  tradusse  fosse  an 


•> 


à*Alfio  il. ,  il  loro  albero  geneAltf^ieo,  v  H  inttgae  d»  Uito  at«t# 

I  Tom,  I.  '  '  .        *        Sif 


*34  ,  _ 

*  Tradotte  dal  Fausto  da,  Xiòpgìadd,  /}i.  VjLfieg\a  pres* 

so  il  Valffrìsi  i555.  i/i  8.   {ì)(a){*).  L.     4* 

;ì^  QvttiSntiiM'  m  ììngù^  ^cH^are^o^eaiié  da  Gìtfvtiti- 

lil'j^#l)iHni  (  4^  Righine  Fio^Àti^o  )  à  utilità  dé^  nobilis- 

:  i^yjì  JtwM9,mf^]h  ddctic^torìii  èj(  Q|L«riq,^,R^^^     Farnese,  annovera 
ftttte^ta  tUt'OpMe/ttQo  «llora  compoita* 

|ltiraaAm»fl^t  M  Wfl  f^r  rvia  di  4»QMima»\^iorvM( wi>bf|e  qael  G«iib  2p/. 
<ifiiO:)(l#(i,  #i:.^a«)«  Ut  Mmmuiif  il^icMVk  t  ■Pi4€09l4i  U  lettera  xx? fit.  cM  Ubco 
II.  delle  tue  Epistole  Utiae:  il  qa4  (Mdìi!  «€»i|TÌeri  ^ridere  che  fi)sae  pcrtòiu  di 
fiq<^  ^mdicio  ^  di.  m«trd  crtdfiip ,  p^cbè  Atuèihai  Cmì^xìxt  il  Igdt  ^  fléoilllifi. 
ai«kgiataii^.e*per!t9a  aioltcì  cmo  amico ( leit.  toÌ;  I»  pag.  i4i.  edix.  m  P^Ìqva 
%7%4»y  ««MÒfido  eDUeciMio  da*  Ini*  acciocché.  mandiMa  a  ftampare  al  À^iaii^io  le 
%wt  tiiupitt  tciÌTe  il  M<tffii^f^^(  Z^i/r  «ol,  IL  pag.  I9*)  che  per  compiicere  ali* 
«Ao  ed  airaitfo  aadrtbbe  ruioìaàdo  '.cuui  i  taoi  fcartafacci  e  poi  lascerebbe  io 
arbiiKÌo  dì  M.  Gaida. di^ftcoe  la  aock*  a  teoao  190 ;  e  t|o  ftcsao  poro  acriVe  al 
itKic#//ì  (  if  i  pag.*  iffkj  a  riguardo  delle  aoe  iliaK  che  a.M*  Gm4Q  Zùllio^  il 
foala  gliene  atea  parlato  a  nome  di  Paoh  Méinu\io ,  le  avea  cooaegoate  con  reaem» 
pio  di  alenante  Z^/f^r^,  tratte  da*  taoi  registri»  permettendogli  di  £ire.  foelfa 
eiie  #laJi  .A4  pareiiOM:  dal  che  ai  vede»  che  oon  è  poca  l'obbligaiiotte  chia^ tiene 
il  pabWicf  àlJLùlliù  per  ayer  M^proccocaca  la  ^  raccolta  e.  promoaaa  la  ediaione 
é  delle  jUfftff^^cha ideila  Aime  del  Cm» -«  Del  nedeaiaio  Xo//io  è  la  prefasione  » 
fOA  la  ^«ile.Hendo  egli  ai  aervigio  di  Of^\ió  Farnittt  dedica  al  duca  GuiMai- 
44  il^  à!  t/fèinp  qnell' elegante  opotcolo  latino  di  Pitéro  Bemté  intorno  atte  Io* 
di  dai  daca  Qmì4^m140  L  e  della  dachetia  BlÌHihùUé^ ,  ristampato  in  Romit  per 
Félirìé  DurifQ.  nel  1544-  ia  4;  asaai  migliorato  da  <|Olllk  che  g^àoorreya  io  altre 
<di«Ì0QÌ«  fMir.^^edo  fMiO  dal  M&  oiiainala  datogli,  dal  Qaiftoi  .  a  dal  ^udtte* 
amili •.4MC5tPri  wniaioat^rj  del  Ataila  «  Mi  rinHka^  «  if^dajppe  ^  f  acop^W  qóat 
ftaat  la  pairJadi  q»Wo  Cciji^  £af/iè,<a  <^acftà  mi  aia/u  iadiì^au  4^  nnà  istni* 
mae  la  Httaaigom  di  QkUM  il  di'  prima  di  Giugno  ifi5«  ragjUtra^k  fra^  ^  lettere 
daltXbfr  ^vfli  4i  fUMPiU  i^,f4fion0t  far  Qitmppe  C^miao .  ^7^f,  in  t.  p^jh  <  t* 
kb  VteUv^po  naao  ^««a  4Vi»  urgAftan^  'dal  cardioik  4U9»^t0,X'^rn/$e,.ik  cni 
aanae>k  fcriift .  M  «ardi^aio  Mccomauda  ia  eaaa  iatraxloaa  dulci  aq^etti  «  pvthir 
fipaaera  «UKoinati  par  aatumUdi  Francia  e. tra  ^aeaii  mette  in  otaafo  .li^ogo  H. 
McdlPt  togfh.,  g4gktiMp  tn  daoqae  da  Jt^gfia  il  detto  >Ì.  (Saida*  di  cai  diaA« 
ni  to  paliaio  e  proratpio  uadattore  delle  fa^ii^aii  di  Ciceronkr  / 
•  1  (ó)  Il  fifimo  iradvttora  di  «qneaie  ^i$9gU  di  ^ìceroiu  at<y(.  4etio.  àer titolo 
da^aSJllla  ▼«cfioae  ,  Zt  MpinoU  f4migliari;' il  tF^asianel^tgla  delle  ane  ne  Ictò 
tia  l'uticolo  a  piaoMegli  diaa,  &^H^  «  A  ini- la  mossa  mÌvw  fes 


piaoq«e|li  diaa,  JUpìHpU  «  A  ini- la  oiossa  .«qa^rclà  fes  qifesto  tra. 
lastìamaotot  a  par^^  agb -^  l^^lt^e  f^sa  dJHMita/|«  naL  ;fuo '  l>ia2#gp  del  modo  di 
llkfdMfrVé  va  riaeraaaés»  sa  il  stira  a^Laitaìo,  Efufolf  spfl|iplìcemente«  più  tostò' 
aha  Jtg  £>ca#a/#iaia  staio  orrofAifC  c^nchiade  che  no,  dandone  per  .ragione  ^icbe 
iuj  qaasèo  iiiogo  aan  ìmpar^A  4^0  q.pja  l^r^ifolp»,  perchè.^ j^on  ha  reUxioae  a 
cosa  antecedente ,  non  ha  IVa/aii  e  non  ha*  bisogno  di  segno  diroostratiTÓ  di 
gaoere:  la  qoal  aa«  dostfioi^  Ailit^  cpntra  l'opinion  del  foiir^niai»  già  da  me  e- 
aaminata. 

(*j  Di  fasito  ToYfaritiamtiikla  ^  if aaifo  p9iiedtTMÌ  ^ì  Sà!ie9H  on'cdisione  ririiiì- 
ma  fatta  dallo  stano  Fattisi  poi  1544»  4àcni  toorgè^i  che  maUineiito  chUmaii  dal  Zel- 
ilo »,  il  primo  tradattoro,iU.qaasl|p  ooistolè  di  (fi§9r0i909M  rononimo.ottimil  £o^/io,U  cui 
tradntioaa  non  esci  alla  loaa  eka  sol  iS4$, 


«ss 

fimi  figliuoli  deT  generoso  e  magnanimo  signor  Corne- 
lio Bentivogli.  In  Venezia  per  Gìambatìsta  e  Marchiò 
Sessa  i56i.  infog.  (i).  L,     7* 

-  -  Epistole  ad  Attico,  fatte  volgari  da  Matteo  Sena*- 
roga.  Jn  Vinegìa presso  Paolo  Manuzio  i553.  ihS.faL  5. 

Epistole  dxPlinìpt  del  ì'^trarca,  e  di.Ì;^tri  eccelleo- 
tissimi  uomini,  tradotte  da  Lodovico  Dolce.  In  Vihegia 
presso  il  Giolito .  i  ^^^^  in  9;  (l^)^j  .  .1  Ot 

Epistole  di  S^necf  tradotte  in  lingua  Tosean^  da  Àx£^ 
ton»ancésco  Dòtti  />i  ViìièÉììLpir  Aù^di^'Pffltìo  l54ò. 

(I)  Oiflo  il  FmhMmi di 0U%m  4t«t#'Cottr6ttOiM  Bmtì^ffUQ  ittfare^que-t 
«te  IVuigfaiisima  •  fatioosifiimt^pcrs  p«r  li  flgtìitoU  mi  linpe  foìtieiM^»» 
i^r  «fll^'dprerÉi  tii80|^Daré  ta  tfnj^é  latilia  «on  k  0faft»atioa  tolgala, 
come  Éf  dmè  nei  capò  II.  della  ciatsal.  La  stahim  aéì  libro  A  molto  l>ep 
t%f fltojItQ  tafino j|n  la^zzpj^iti^^^^  eìlyoì^ 

xa,d?foeU^^^  ''V'/  ' 

'A^  lf1hhi9^ini9mwchi:ìt9ÌzTM^o^o  dAiU  ^twVA  (j^g^  ^4>i)  Myi-gM 
idtti  Moi(deU'04Ufeione  dflkCidfiMrdttl  fii6i^in>a«>oi»Qacari«eBdo*lJÀMf 

ì    '     "     •  •       '  L  ■     '        :      j   I  .      :  ì  •'   .     •    .       :■."•••«  'i     1 1  i    4  I  ■  "^ .  •  »  ••  •  Jl 

•  •  f  . 

^  X«  Mach  di  Ckerowi-àè  Jukb^  aca- wl  «itola  4rUa  cdiaiaiic  chat  saa^ 
atSiipLltoaolhiOtatamMta  da  PÌ9h  M^iuÈfim^  m^'tsfh  Aal  ^uil  aaaaiè  .aota» 
aóiUtàia  AnlkaKdiia  dd  Sinanga  a  la^atiMor  (  Cimiamo)  S^i/f  adèiactcow  li 
4ANfaitf«:jreifeia'parca«fOt  die  il  Animlnf'l'iaMUR  ae)l*anfia'deir  dipLiaiMi  Afifi^ 
im  dfBtfMyAfid'^4ifccpalo<a:otpicadf:  l^aala  #iwi«(fa»t^^^aaiaalibiuiaaéallattat% 
IKamma  aMa  {^nma^edlatoair  di^  SBogi  immk  et^ro^mm  SMgmmmtàk  MéNa  n, 
^Imm4.(  paew  i«9^«)t  là  ikigratia  per  avar  -posto  Aa  aiti  iMiobe  -  qdclUa  dASemff^ 
ga  9  diceoMlo  mlummim  4i$ciplim  MHé^ ,  pràsunfi  mrum  biginio ,  némm  m^xMs 
rtbuSf  iocenii  scrìheniiqttt  facuUate  nemini  prortus  étau  nostnrùimóeitntemjr^ 
Se/utfigM  inhttd  ti  évcidte  giMidf naau  nallt  ioi' ftpobblioa  »  otv  éàcifc  jaU  al- 
Ja  dsgaìtà  del  principa^.  i  .      .« 

L'EpidicU  A  àL  Tùili9  Gc4Hfi9^  icritec  a  M.  Bruto  oaovameota  Atte  tot 
gerì  da  Otia'piéino  Màggi 0  ^a^Vem^  fiO$$ùt  fij^aoK  d*Jtf/Ìa.  t/f^.  in  a*«  r-^ 

Ho  aggìaota  alia  eapiadettf  ^et9ìtmì''4àéV^H9oU*MViiMtk  ^ìbaata  deHotaaa 
Mi  Mnto,  nott  primft'di  aktftio  TOlgaiiaaata  t  <a  graala  Ma  mano  )M1*  a^ga^ 
flnaao  ciie  deli  opera  t  deH^iiite#pMie;  il  qoale  i'  anno  imo  de^  piò  Hdotti  aagw^ 
cai^.  di  qiM«m  dooiiaio  a  aapd  ttimato  al  ano  «empo  •  Scrìtse  alcre  cote  inw  xfSfp-' 
fé  a  in  Jaiioo,  fatte  aceatlairti  e  ne  im  ceMxito  i%1^s9Ìo  Msnonio^dtL  Mokìw^ 
p§OuUémdim0^i^'O^Pt\,  -^    •   *'  '^  "■  •»''^    'i   ■"      *  "   ■-  ./V.v 

'^  Po^lriffhnt  eoa  «ftfi  Y  FpmoN'ÀV  Pltnié,  valgariuate  dtfl  iDaifiee»  ookkkA^ 
eMaoona  alla  pa^.  50.  Non  •MOimakiattJiVdia  ta^e  le'M  trailatdba' l'aiata  A'#a 
«aaaaaiiaio' 7f^4#i^i«c-fiiwr  tien^  ^nui  far  Oiamimària»Sl^$àm  nai-tufa^ 

.  :('t)4M4ai7tOf#a.  oiaa4i%»»>tai»4rtiéaaa  4è(yif*at  ^fgMO^  4amrff|aii^  4'irwiM(f«l«^9f 


•iaaor  Bottari^ 


Ijeitere  di  Maisilio  Ficino,  tradotte  da  Féliaè  IFigEnc^ 


còli  poco  onor  «no.  ìo  accasa  d'i  plagio,  volendo,  the  questo  Tol^ari 
sneiuo  «ia  antico^  e  noa  ^uo'di  lui  («*V  ^  1^)^  *ì  ^  poi,  cbe  il  Òoni  uf^' 
«tioi  Frutti  della  Zucca  pag,  3.  rl^liV^iftonc  del  jlfarro/i/M  de^  i5S2  in 
8. .  avea  molto  Iodato  il  Domenichi;  pode  qaesti  j^co  beue  gli  corrispo- 
se,  qaando  pure  tra  loro  non  vi  passò  altro  di  fneczo  {b*). 

In  4*  e  Io  tteito  pochi  assi  dopo  ka  aocora  pobblkata  ta  tsa  tradnziooe  dcfle 
Liuen  di  Q.  Amnlié  SimmMiù  laprcaM  tu  mÉmm  prcaM  Gifoismm  M^inardi  sci 
1714;;  io  4»  flM  l'afte  «.l'altre»  per  esacr  vcitioai  rcceaò,  aoo  kaAvaMnttto  A 

a;iEÌr  laogo  io  iftiuu  Kàttwcm  ttmUmmé* 

•  •(«'*)  Qael  »on  smé  di  Iti  ^  tumpato  a  distiiuiooe  io  cotsito  t  j^^,  del  Fmm^ 
ismni  •  noa  del  Domtmthi ,  il  qaale  io  due  altri  Inogki  dello  ttesM  Dial^ 
f*-  (  P*g-  ìtt*  e.ffOr^  airootctivo'  il  2>#«t  aeoaa  Boaùaario  e  aparia  A  lai  e 
4i'a«oi  fcritti  Cam.  TéIcsibo  loAhrio  e  diipimu»  ckiasaodolo  Mtwtm  a  Bmiko* 
La  accote  di  plégi0  cke  a  qaeato  a  a  qoeUo'n  addottaoo  •  mtmt  alla  corcsia  àA 
vero  000  reggono  sempre  :  ma  oel  caso  presente  dell*  accasa  data  dai  IHmtmuhi 
4  Dom  di  STcr  troTtte  YEpisiole  di  Seuecm  mmnuumtmu  irsdotte  e  stsm^mu  è 
ifA  solo  metcerfi  sopra  il  eoo  torio  noìme .,  aver  lai  pensato  di  .  poter  fiv  crede* 
re  a  coloro  che  non  lu  conoscono,  di^  averle  esli  tradotte ••  aoo  peiinso»  càe 
l'accosa  sia  vera  e  racc^Mto  sia  •rcorpofebèaveMo  qoà  e  là  cosfiontat^  il  voi- 
garnsamento  antico  itt'qiKaae  EfiiiéU  UL'*Sraec«»  iirto  da  S«^aj|l#oo  Mmmdim^ 
aumpato  io  Vene^ui  per  li  fratelli  DìbmIì  nel  1494.  in  foglio  e  da  me  dìù  sofnra 
occeooaco ,  venni'  in  cogniaione  »  olio  si  J?09i  «.  tSratione  qoaltii»  pktiola  varia» 
«ione»  era  »  a  dir  vero ,  on  piétgttri^  di  qaàllo  del.  Aismiim  ,  cooiecliè  oeUe  prime 
EpismU  a  fine  di  non 'essere  ieoperto  di.pffimo  landò;  aia  andato  rdkaecluando 
-eoa  mano  pia  rìtÉonta  e  pia  •canta»  lo  eoa  ao»  se.Jo. scoprimento dL  ^oesto  /la* 
^.dd  Honiv. disseminato. a  voccfLprimiefamènte  e  poi /divnlgieo . in-  issami^  dal 
«HbmraidU,  sia  istato  là  ?cca  cafe^^e  dtlk  l«>r  rottnra»  di  coi  altrove  .ko  assai 
ai^poflDititi/ ma^lr^  cesa  non  è  antto  in  verisimile  •  pokkè  il  seddetto  volgariaaa- 
aDCOio-del\JDiaet  escl:fiKita  nel  if4f.  e  g|i:odj  e  le  iogiofie  inserKro  è.oomin- 
darono  Oal  tffOk 

.  (^)  IlHaai .  cervello  biaaarro  e  fiiotastico,  osa  beoe  spesso  certe  maniere  di 
dire,  che  non  lascia  chiaro  discerncrc,  quando  biasimi  e qnando  lodi:  quando  da 
Anrla  e  qpando  parli  da  senno .  Pare  a  me  che  oel  laogo  alkgao  della  Ztuca  non 
sia  mollò  .lodato,  il  Dùmenicki^  ma  più  tosto  acconaneoat.dsffìao*  lì^D^ni  gli 
dàiqoM  il.titolo  di  €€€iUemte't  cook  a, '>{#rrefr > e  poi  lo  dìpe  non.  mepo  dorrò 
aella  leggio  che  snficiente  in  aaper  eleggere  Mnaie ;  e  lo  dice  io  occasione  »  che 
£aono  ff4S-  ^^  irato  stampt0  in  Ffrttiim  du  Fairvaiìoaia  8.  nn  libro  intito- 
lerò •  PdcexU  €  m0iti  mrguti  di  mUmni  mékilUtim  imgegm  •  tetlu  »  cori  aggiogne  il 
ano  avversario  •  €0msidermi€  e  appr^wmié  dmi  mstuf  gimdicìm  e  mirahil  initlUn» 
delteccelUnu  $ign0r  L^dmvieo  Domtmchi  ;  e  di  ciò  Inisce  di  parlare ,  asserendo 
che  ^nel  ut9to  hbrO  sumpato  gli  mise  nel  capo  alcune  pa^ie  e  che  imprimendo- 
la chiamò  enei  ano  libro  la  Zmccìb,  tali  é  da  notarsi  che  il  />aaf  nella  tavola 
oiwncisa  alla  2arcai  tease  nn  cau^sgo  i£gU  aeatiai  om^téui  •  io  essa  mentovati  da 
Ini  f  ma  non  vi  ammette  fra  loro  il  D^mtmcki ,  acciocché  si  venisse  a  capire,  che 
le  tpene  ff^^i  «gK  lo  avea  ibentovatOt  non  intendeva  perciò  di  averlo  onor^f  .  La 
léira  'IflVettM'  latina  che  si  legge  vw.  $^  dei  Frutti  sopr allegati  con  quanto 
magie  mo  a  ia-  è  scritta  contrai!  Domenidà .  tanto  è  lontano  che  ^U  dal  D§ni 
in  quelropera  fesse  molto  lodato'. 


a3-   ■ 

■ 

ri  Senese  (libri  Xll.\yln,l^inpR,ifl presso  il  Giolito  i563, 
tomi  il.  in  S.  edizione  ll.\i)  (aj.     ■         -  L.     8. 

Lettere  del  araq  JI|^aiiinetto  Imperadore  de' Turchi, 
scritte  a  diversi  Re^  Principi,  Signori  e  Repubbliche, 
non  le  Risposte  loro,  ridotte  nella  volgar  lingua  da  Lo- 
dovico Dolce,  insieme :cóù  le' Lettere  di'Falaride.  In 
Vinegia presso  il  Giolito  i563,  in  8.  {2)(b).  4- 

Le  Lettere  di  San  Girolamo,  tradotte  da  Gianfrance- 
SCO  Ceffi.  Stanno  fra  ^li  Scrittori  ecclesiastici  latini 
volgarizssativ  Ctaese  Vili.:  Capo  vi. 


Ci 


9 

(i)lQttj'  il  Figliucci  no»  si  ohiahia  sanese  alla  provensale^  ipa  senese, 
nome  ìì^Tolornmei,  che^  per  detto  del  Cittadini  nelle  note  mss.  alle  Bai^ 
taglie^àeì  Muzio  presso  il  sig.  marchese  Capponi^  fa  il  primo  a  chiamai^ 
si  in  tal  gnisa.n  Pigliucci  a  oneste  Lettere  diede  il  titolo  di  divine^  che 
in  i|uel  bel  tempo  correa  per  le  piazze  a  buon  mercato. 

(à)  Darò  fine  a  questi  dne  capi  di  lettere  con  accennare»  che  della  ma- 
niera di  sigillarle  ha  scritto  GiOTg^io  Lungo  prefetto  della  biblioteca  am- 
brogiana  nel  suo  libro  de  *Anuli$  signatoriis  antLpiorum^BìampaLto  in  Mif 
tano  da  Pacifico  Ponzio  nel  i6i5.  i/i  8. ,  dove  pur  tratta  della  indigniti 
di  aprirle  furtivamente,  la  quale  a' capo  ix.  ei  chiama  nefariam  et  turpis- 
simam,.  Il  Dolce  dedica  questo  ultimo  libro  a  Giantommaso  Costanzo  di 
Cwri^  i  cui  maggiori  da  lui  si  fanno  di  un  sangue  stesso  con  quelli  di 
PfapoU. 

•  ■  ■ 

fa)  II  tomo  I.  a  queste  tiitere  (a  stàospato'  dal  Giùlif  la  prima  volu  nel  i/4é. 
e'I  tomo  II.  nel  i  f 4S.  io  8.  Il  Figiiucei  nella  dcdicaxione  di  esse  al  duca  Cosimo  »  non 
ancora  grandaca  ,  &  Tclofiio  del  Ficino  come  del  •»  maggior  uomo ,  che  abbia  msi 
M  afttto  Fiorvu^tf  e  forse  «el  pia  profondo  platonico  che  sia  stato'della  scuoia  acca- 
H  deroica  per  ino  ai  nostri  tempi  • 

(è)  Non  sì  sa  chi  abbia  volganstate  le  dubbie  Lettere  di  FaUnie»  Il  loro  toU 
garinarocato ,  £itto  ht  dal  Giolito  »  sensa  informarne  del  nome  del  loro  inter- 
prete •  osci  ia  prima  volta  dalle  sue  ^stampe  nel  if4f*  in  8.  Egli  dipòi  le  ani  con 
qacMe  che  cofrono  sotto  nome  di  Ménmìttto  li*  non  meno  saspatae  di  quelle  di 
FdUfide  e  le  fece  «olgarinare  o  correggere  AtHDohe.  Se  ne  ha  un  più  vecchio 
voigsriuamento  di  Banolommeù  Foa\io  fiorentino  •  Il  quale  però.  trsslatoUe  dalla 
versione  latina  di  FrsneeMeo  Arenno  e  dedicate  a  Frdueesàù  Baromcimt  le  pubbli* 
co  ia  Firenze  per  ser  Fratteesco  Muonéecorsi  e  pei  Antonio  di  Framceseo  Ven^^ 
xidno  nel  Mcocoutizvi i u  ai  avsi.  iB  M*ffiìo  '^^  4*  ediaione  sagniu  da  qoaialM 
altra»  che  qui  non  occorra  di  ÌBiento?ara  (^)» 

(*)  N«n  tar^  però  male  ài  m^afevna  fiitU»  da  eoi  fò  pteaaiiiita^  m  èhm  ai  A  mal  t/^iiia^ 
4  lasaa  ttAflipatora  «  •  lQa|f«  ,  ,^ 


GLASSE  TERZA 
LA     POESIA 

CAPO  L 

U Arte  poetica. 

XJa  Poetica  di  Bernardino  Daniello  Lucchese,  /m-  Ven. 
per  Giovanni  Antonio  Niccolini  1 536.  in  4*  (^)-     L«     6. 

Della  Poetica  di  Giangiorgio  Tris^ino,  Diviaioiii  iv. 
In  Vicenza  per  Tolommeo  Gianicolo  i563.  in fog:(b).  sk^. 

"  -  Divisione  t«  e  ti.  la  Venezia  per  Andrea  Arri^a^ 

bene  i564*  i^  4*  (0  (^)*  ^^* 

Della  Poetica  di  Francesco  Patrie]  la  Deca  iiteriale 

{eìfi  Disputata  ).  In  Ferrara  per  Vittorio  Balchi  i586. 
tomi  |I-  voi.  i.  in  4'  i^y  6« 


(i)  L%  stampa  di  Vìcénsui  dellt  prime  it.  dÌTÌ«ioni  è  fatta  con  le  n«»- 
ve  lettere,  introdotte  dal  Trissino  nell'alfabeto  italiano:  e  qneste  due  al- 
tre divisioni  sono  stampate  in  lettere  correnti, 
t  (5)  IJ,  (i^Va  9h  in  ^iirati, libri  iqUfr  c^tì^p;^  /VMn^'»  wp^e  sos- 


•  •  • 


—  •  < 


fia)llk«JiUsiia«JiI>HlL««àà^^Tia  4)  diélopi*  U  J(l«wnp.  aUktf 

di  Trìfon  Gdh nelle  ^  chiamato  da  lai  sao  dottiasiaw  ^fWCiKaiei  ri^cmceia  %wm' 

«mra  s  fàgioBiMooti  atom  toi  hmiÈ^én  nei  laif»  SOfra  tutti  postica  dà<iNMQM. 

SW/àM  con  !ihe  saoi  aipoti .  Amànm  t. J(Mo^a  ìGjAriiAi  .-^  ai   iuù\  fsgiaaainafi 

fii.Mli  psocsdoiiMi  a^  ^tro  adito  da  i«ft.fli9lsa^al^lp|itèmtMi!^al4M«iaj  essa 

éeltìlasqoTb>  éf€^m^  mn%  iaaanreaaerQ^inMafhafafM^  iÌigiWMia-4fc/aiiai  >  A«i- 

gl^'Fmlr ti BamdMo.Ldoiiffriéiù^'V open  k  da  ini  indwiilil  a  aaaasigiiof  JiBérém 

tfbèaitV^Matwo  allora  di  Pad^fm  e  poi  tasdiUala  * 

al^'anao  sa  osi  dal^iaaihy/a  (b  aiaaipafa  i*  JS1ktfa|#  qaaila  PoÉtiia,  che  poi 
«R>aè  Jk  altriib  pie  riitampau,  m  «ali.  okiiaaAf  ate  ia  VerMs  con  L'alirc 
agaiappra»  à  a«si»  aionaiiMot^  il  i  f  ^  aè  iè  TSiaa  aioda  fmà  asare  l' aano  i  fé^. 
assegnato  le  con  grofsiiaimo  errore  dcFfaasaaéafc<.Pafgiaiaìagalaradi  ^eméP0fémt 
è  TaTerci  conserfate  molte  poesie  di  varia  tcsisitara  e  maaiera,  tolte  dai  poeti 
«DCiakiwIgaii^Avaatidal  TVÌMMa  Mssaao:,  dM  fÌMsa  aocb,  avea  di  cpieat'arte 
tratuco  ,  se  aon  Dsnu  e  Anfmo  di  Tempo t  (  pag.  II.)  i'  aaall  „  «piasi  in  una 
^  medesima  età  oe  scrìssero  io  liagna  latina;  ma  io,  dic'egU,  ne  fcrWerò  nella 
M  nostra  t«. 

{e)  Anche qait  ma  eoa  minor  Allo,  va  errato  I'  anno  dell'impressione  che  nel 
OMO  esemplare  è  il  i;6f« 


a39 

9opra  la  Poetica  crìstoteUca  (a*),  aiceome  fece  di  inìte  le  aiti  e  facoltà, 
pasiando  per  novatore  nelle  eose  letterarie»  in  rettorica,  poetica,  fìloao- 
fia,  e  geometria.  Fu  egli  amico  di  Ùlemente  Vili,  che  da  cardinale  gli 
scriTeya  in  latino;  e  in  una  lettera  de'S.  di  Ottobre  del  1S9T.  lo  ringra* 
aia  di  ayergli  dedicato  il  libte  iciv.  della  PùM^bsmia,  compreta  nella  snà 
Nova  de  unit^ersis  phihsophia^  stampata  di  carattere  tondo  Ftrrafiae  4- 
pud  Benedictnm  Mammareilt^m  1591 .  in  fogl.  e  dedicata  al  pontefice  Gre» 
gorio  XIV.  Il  loda  molto  per  aver  composta  una  filosofia*  quae  cum  Chri- 
stiana pietate  congruere  et  convenite  Udetur^  scartando  tntté  le  altre.  Lo 
invita  a  Roma,  o£Perendogli  la  propria  casa:  e  in  un*altra  del  tegnente 
mese,  dice  di  avere  avuto  ragionamento  di  Ini  con  Orazio  Capponi^  e 
trattato  co' cardinali,  e  col  papa  Gregorio  XIV.  per  farlo  venire  a  lègget 
filosofia  nella  sapienza  di  JliOm^.  Appena  eletto  a  sofnaio  pontefice,  il 
eliiamò  da  Ferrara  per  farlo  professore  di  filosofia  platonica  in  ^esta  n- 
Diversità:  e  ci  venne  d'Aprile  1592.  Il  cardinal  Beltarmini,  prevenuta 
a  favor  A* Aristotele,  non  approvò  questa  lettura,  e  la  forza  delle  sue  ra- 
gioni si  può  riconoscere  presso  il  Padre  Jacopo  Fuligatti  accapo  %r.  nel- 
la vita  del  cardinale.  Intanto  il  Patrizj  ebbe  la  cattedra,  ma  poi  se  ne  morì 
ai  7.  di  Febbrajo  1597.  «^ome  notò  Niccolò  Angelo  Caferri,  {Synthé-^ 
ma  vetustatispag,  3i.)  sbagliando  però  in  chiamarlo  da  CUssa^  quando 
ei  fu  da  Ossero  (i*).  Nel  pubblico  studio  di  Ferrara  vi  spiegava  Aristo^ 
tele,  e  con  metodo  opposto  al  praticato  sino  allora,  impugnava  i  suoi  li- 
Cd*)  TI  fairìij  titXiz  prima  di  queste  Deche  ha  tutt^'altro  ia  disegno  e  tatt' altro  fa» 
che  rivolger sossùpra  la  Poetica  Aristoteticdì  mentre  in  cMa  con  apparato  di  tasta 
emditìone  ci  dà  notìaia  degli  antichi  poeti,  greci  e  latini,  e  de' loro  poetai  e  ne 
istruisce  di  tutte  le  cote,  compagne  e  seguaci^  delle  antiche   poesie,  dei  varj   loc 
generi ,  delle  loro  specie  diverse.  Quanto  alla  Deca  dispiaaia  ,  sì  avvera   bensì  it 
giudicio  dei  nostro  Prelato  e  sì  conforma  a  quello  che    ne  pronunziò    Paolo  Beni 
nella  Oru\ìoaè  premessa  alla  sua  Poetua  pag.  7.  ove  dice  ooti  :   Certe   Franeiicns 
Pdtritius  iam  multa  notavii  in  Poeti ,  lam  frequenter  a  Madia  ac  cateris  explana^ 
toribns  illis  ditceuit\  tisane  adeo  varias  torum  opinione*  &  interpreta Uones  excita^ 
M  f  ut  verius  (  ti   ei  credas)  operam  illi   suam    lusisse  ^  quam  poetica  Arisiotelis 
decreta  illustrasse  dicendisint.  La  prima  Deca  è  dedicata  dall*  tutore    a    Lucrezia 
d'Este^  sorella  del  duca  Alfotuo    IL   di  Ferrara    e    moglie    del    duca   H  prhinf 
Francesco  Maria  il.  e  ia  «uciau  dedÌ€|2Ìoaa  egli   ci  espone  istoiicamtrtte    ia  i* 
soretto  le  grandi  obbligaatoai  .che  hanno  le  buone  lettere*  e  fnassi piamente  la  poe- 
sia italiana  ai  nriacipi  Esiutsi^  Hfiùfìi^  ì/i  Ferr4ra,$oif^  il,  4^cz.,£rcQle  /.   rinata 
la  scamca  £er«k  Commadit  del  :CoUemtK€\p  e  dell?  Arie^to  ;  e^sotr^  U  duca  Srcqìc 
IL  per  la  Trétggdiiii  Gioatt^t'Hta-Giraldi  *  Quiti  pure  risorse  If  ^tfrirf.  pe^'ópe- 
ra  deli'^rrojiro,  a  vi  fiasà  Vepèfca,  per  sette  {ó  fiù  tosto  sei  )  poeipl  ^i^i^;»  che 
prodotti  ri  fiiroaa,  è  cosi  ì'Arttpoftiaa.^t  sette    altri  scrittofi^  cjhe  ft  VMfS^^' 
reno.  La  Decm  disputata  parta  mi  froaie  il  noma    di  Ferr^ft^do   ^^'Ht^^ l'VAjlF 
di  Guastalla  e  principe  di  Molfetta  che  di  xv..anni,Kriv^va  mfri^bilffi^Cjifì.&oMta, 


taaaadb  di  4ootinilo'(Wtsse41lì^  Aoailoila-  questo  stadio  eccelier^iji^  U^q^Aai^  TI 


PatH;^  iitaiiVia  r^Mte 


se  qui  riprodotto  il  prwie  s<imi  l€i^cÌ4iCAi*.i^«9ieaio  pMififtaifo 


Vi  1    i»  i    » 


Discorso  di  Giasou  de  Nores  iàtoroo  a  quei  priacipj; 
cagioni,  e  accrescimenti,  che  la'Goramedia,la  Tragedia, 
e  '1  Poema  eroico  ricevono  dalla  Filosofia  morale  e  civi- 
le  e  da*  Governatoli  delle  Repubbliche»  In  Padova  per 
Paolo  Mejetti  1587.  i/»8.  (a^.  L.     6. 

-  -  La  Poetica  (parti  tre,  I.  della  Tragedia,  II.  del  Poe- 
ma eroico.  III.  della  Commedia}.  In  Padova  per  Paolo 
Mejetti  i588.  1/^4*  (^)*  ^^• 


bri,  talché  per  questo  capo  i  devoti  à^ArìstotUe^  ai  quali  aderisce  VEri» 
treo  nella  Pinacoteca  I.  il  guardavano  di  mal  occhio.  Il  Tuono  (Xi&.  /• 
^.  D.  1S73.)  ne  di  contessa  ne' comentarj  della  sua  propria  vita,  essenr 
^o  stato  a  que' tempi  in  Ferrar». 

(i)  Il  Nores  nel  bel  principio  del  capo  I.  professa  di  continuare  in 
questa  sua  Poetica  ciò,  che  avea  cominciato  a  trattare  nell'antecedente 
discorso»  che  fu  l'origine  de' contrasti  intorno  alla  tragicomedia  del  Gko- 
rìmj  allora  non  peranche  uscita  in  luce^  mentre  il  Nores  generalmente 
impugnò  le  tragicommeMe  pastorali.  Nella  prefazione  del  libro,  da  lui 
dedicato  all'abate  Girolamo  Conte  Martinengo  (fogl.  18.  a.)  loda  il  Fi^ 
do  Amante^  poema  di  Curzio  Gonzaga,  il  Goffredo  del  Tasso,  V Elettra^ 
tragedia  dal  nostro  Erasmo  di  Valvasone,  la  Semiramide  di  Muzio  Man^ 
fredi,  YErifile  di  Vincenzo  Giusti  da  Udine  e  VEudossia  di  Attilio  Bai" 
lantini.  Non  sono  queste  tre  ultime  nella  DramaturpaAélV Allacci;  on- 
de può  essere,  che  non  sieno  stampate  (b*):  e  in  fatti  il  Nores  dice  in 
genere  di  questi  poemi,  che  di  ,,  breve  usciranno ,,  siccome  realmente  ne 
uscirono  alcuni;  ma  non  tutti,  che  io  sappia. 

(a)  Là  formi  del  libro  è  in  f.  oon  io  S.  Il  dottore  CieHàicolò  Panniwdri  Fer- 
rarese Iafd6  scritto  nelle  sae  postille  mss  a'ie  Lettere  dei  Gtutrìni ,  tao  intimo 
tmico,  Goalmente  il  Nores  fa  indotto  a  scrifercil  suddetto  Discorso  cotittt  ti  Pd» 
storfdo  oa  Sperone  Speroni,  nella  cai  aatoriti  egli  stesso  confèssa  nella  dedicato- 
ne della  saa  Apologia  cbe  assai  confidava/  e  però  se  lo  credette  il  Guerini. 
Qaal  ci^ione  avesse  potato  alienar  Tanimo  dello  Speroni  dell' amiciaia ,  che  prima 
svca  col  Gmarins ,  parmi  che  si  raccolga  da  «na  lettera  di  Quésto  a  lui  (  Lett.  par- 
ie /•  pag.  i|  edit.  II.  tff4.),  nella  quale  egli  proccuia  di  giustificarsi  dà  certa 
Ministra  voce ,  per  la  quale  era  auto  dato  a  crc«lese  atta  .irrisili  cIm  il  Guarini 
parlando  della  Caneee,  avette  asserito  che  all' autore  di  essa  n  u^Mi  era  bastato 
ranimo  di  fàire  i  Cori,^.  La  lettera  è  concepita  e  stesa  io  ouaiera  da  poter  di» 
legnare  ogni  ombra  dall'animo  dello  Speronii  ma  di  certe  siaistre  impressioni, 
che  toccan  sul  vivo,  alle  quali  una  volta  si  è  prestata  credensa,  massimamente 
dalle  persone  di  sapere  e  di  ^rido  dificilmente  si  scacciano  i  priou  stucchi ,  e 
Eoa  mai  bene  si  saldano  le  cicatrici  • 

(^  La  Sétmirsmide  p  Semirrnmis.  tragedia  di  Mufio  Manfredi^  benché  noti 
iMUtovata  nella  Dramimmittrgia  (  che  cosi  va  scritto  e  cosi  scrisse  V  Allacci  )  è  stata 
oon  solo.sumpata  ma,  ristampata  ancora  ed  è  una  di  quelle  che  fino  a'  nostri 
giorni  onorano  U  Teatro  itaIUàù  •>  Il  beilo  e  gtasioso  ai  è  cbe  Monsignore ,  di- 
menticatosi <fi  quanto  oui  lasciò  scritto,  in  altro  luogo  ce  la  À  per  bnosa  « 
stampau,  a  oc  dta  rcdn^ooe  A  Bergamo  1$$^.  f  pag.  494.  ) 


a4i 

L'Arte  poetica  di  (  Sebastiano  )  Antonio  Minturno 
(Vescovo  di  Ugento,  libri  IV,  )  In  Venezia  per  Gios^anni 
Andrea  Valvassori  i564«  in  4*  (i)^^^O*  L.     8. 

L^Arte  poetica  del  Muzio  Giustinopolitano  libri  UT. 
In  Vinegiaper  Gabriello Qiolito  x55i.m8.  {p)(b).  6» 

(i)  Il  Minturno  scrìsse  ancora  in  latino  lìbrì  vi.  de  Poeta  in  dialogo, 
da  lui  dedicati  a  Girolamo  Ruscelli,  con  indirizzare  ad  Ettore  Pignatelli 
duca  di  Monteleone  (  Vìbonensium  in  latino)  tutta  l'opera,  stampata  in 
Venezia  da  Francesco  Rampazetto  nel  1559.  ^^  4*  l^ovandosi  al  conci- 
lio  di  Trento^  dedicò  Tarte  poetica  airaccademia  Laria  di  Como^  con  di« 
acorso,  in  cui  tratta  delle  accademie  d'Italia  risto tatrict-d-elle  lettere. 

(a)  Questa  poetica  in  versi  sciolti,  de' quali  il  Muzio  fu  parziale^  co- 
me si  vede  ancora  dalle  sue  egloghe  {Lezionipag.  647*  648.),  vien  loda- 
ta  dal  Varchi  {Lib.  I.fol.  70.  a.).  Per  qualche  poco  di  saggio  della  me- 
desima riporterò  alcuni  versi,  che  trattano  della  lingua  toscana  de' lette- 
rati, al  senso  del  qual  saggio  si  accosta  il  Dati  nell' obbligo  di  ben  par- 
lare la  propria  lingua. 

Né  di  molti  di  lor,  che  han  pianto  in  fasce 
In  riva  al  fiume,  che  toscana  infiora^ 
Lodo  ^opinion.  Fra  lor  non  manca  y 
Chi  si  crede  d'aver  col  primo  latte 

ebbe  oome  Aziome  e  di  casato  (n  Sebastiani .  Montigaore  ^li 
:  qai  l'ano  e  rakro,  e  però  in  luogo  di  dire  Antonio  Sebasuz* 
mi  Mintnmot  lo  chitoii  Set  astiano  Antonio  Mintnmo.  Poteva  por  egli  tgevolmeii* 
te  saperlo  dalla  maaiera  »  eoo  coi  il  Minturae  .  nome  da  lai  adottato  io  g^azi^ 
della  soa  patria  si  aomina  nella  dedicaxiooe ,  che  h  al  Rusctlli  dei  saoi  libri  i^ 
Poetai  Antonius  Sehustianus  Mintumiu*  Nella  tavola  posta  io  fine  dell'  Eloqnetr 
Xa  è  però  corretto  Io  sbaglio. 

{h)  Per  ammaestraoieato  di  chi  noi  sa  doveva  avvertir  qui  il  Fontanìnit  che 
qaest'  Arte  poetica  del  Mu^io  ooo  costi taisce  un  librò  da  per  sé  ,  ma  sta  con  le 
altre  Rime  di  fai  impresse  io  detto  anno  dal  Giolito*  Qoest'opera  è  ona  delle 
migliori,  che  siaoo  uscite  dalla  felice  penna  del  Mu^io  e  contiene  molti  insegna* 
menti ,  degni  d'  esser  più  in  vista  agli  stodiosi  delia  volgar  poesia .  Nel  libro  L 
parlando  dei  Boccaccio  (pag  75*  )<  ^'^^  ^^^ 

.    •    •    .    molle  volte  sciolto 
Da  oomeri  di  rime,  k  jpiè  ppeta» 
Che  quando  a  p'ietar  si  mette  in  rima  • 
Vi  loda  altamente  la  Coltivazione  dì  Lui^  Alamanni  (  pag.  74.  ) , 

Cui  rimesso  ha  Silvano  e  Ciparisso , 
La  veuoaa  Pomona,  e  '1  padre  Bacco  t 
Il  dìo  d'Arcadia   e  Cerere    e   Vertnnno 
E  piante  e  viti  e  gregge  e  biade  et  orti  • 
K  poi  soggiunge,  che  il  poema  epico  non  era  stato  ancora  degnamente  trattato  (ivi): 

Né  infino  ad  ora  a  la  tromba  di  marte 
Post'  ha  la  bocca  alcun  eoo  pieno  spirte  ; 

(*)  Nel  G*falo^o  Saliceti  riportati  an'altra  edision^  di  quatto  Uhro  fatta  dallo  ttetto 
Vahatsori  il  i563.  in  S.  colle  poitillo  del  dottor  VaUastorL 

Tom.  t.  .  S3 


(4)  Il  Minturno 
e  confonde 


.  Della,  Imitazione  poetica  di  Bernardino  Partenio  (  da 

Beati  d'eloquenza  i  chiari  fonti, 
E  forte  yan  però  talor  men  emiri. 
Siccome  a' greci»  e  uccome  a'iarini 
Nascere  assai  non  fa  greci,  o  latini. 
Così  non  baéta  il  nascimento  tosco. 
La  beltà»  la  nettessa  delle  lingue 
Si  conserva  tra  i  libri,  e  da  scrittori 
Scriver  sMmpara,  e  non  da  vulgo  errante. 
Quel  che  cantò  i  pastor,  le  ville,  e  Tarme; 
Colni^  che  scrisse  Tarte,  che  ora  io  sccivo, 
E  gli  amanti  di  Lesbia  e  di  Corinna 
Non  far  Romani,  e  la  lingua  di  Roma 
Illustrar  più,  che  i  cittadin  del  Tebro. 
£  per  tacer  degli  altri  «  qual  latino 
E'  più  latin  di  chi  col  falso  eunuco 
Fé  la  beffa  all'amico  di  Trasone  f 
E  chi  ne  die  costuif  non  latin  suolo, 
Non  italica  piaggia,  e  non  Europa  ; 
Ha  l'orgoglioso  Bagrada,  e  la  terra. 
Dal  mare  e  dal  vol^r  da  noi  divisa. 

E  chianqae  de'ndftri  t!  inon  de  KsHne 

Volta  ha  la  mente»  parioi  esiere  intento 

Al  dilettar  le  Temine  e  la  plebe. 
I^sre  che  tacitameote  ani  panga  V Ariosto  «  al  quale  però  ds  il  primo  seggio  nelle 
commedie:  te  pare  chiamandole  uidme  non  ha  io  mira  quelle    del  Memivogiio  f 
a  frt$co  allora  stampate:  (pag.  7).) 

A  me  piace  lo  ftil  del  ferrarese, 

10  ch'egli  Krisie Tuhime  commedie. 

.Ma  corìosa  nociua  è  quella  che  egli  ci  dà  di  uat  Fd9oU  uenUd  ^  compofta  da 
^Mrélio  Tergetio  sao  paesano  «  prelaco  della  corte  romana  e  fratello  dei  due  ve» 
scoti  apostati  «  Pietro  Pdoto  e  Glàmbatistd^  l'ano  di  CéPodUtria  e  Taltro  di  Po* 
l#:  il  quale  Aurelio  mori  io  Ronu  cattolico  nel  fiore  dell'età  sas;  e  (a  baca  ri* 
«latore ,  come  si  vede  dalle  poc|i6  cote  che  di  lai  et  sono  rlmsste*  Ls  detta  /«• 
ifoU  scenica  era  divisa  in  £  atti  e  si  reciu? a  in  due  sere  di  wtg^t^ ,  eoa  gran 
concorso  ed  applaafo:  ^ifi^ 

11  mio  Vergerlo  gii  felicemente 
Con  Oda  s<Ma  &vola  due  fiotti 
Tenne  lo  spettator  più  volte  intento . 
Chiadean  cinque  e  cinqnc  atti  gli  accidenti 

Di  dae  giornate  :  e^l  quinto»  ch'era  in  prima  » 

Poiché  area  1  caso  e  gli  animi  totpeti» 

Chindea  fa  scena  ed  ammorsava  i  lami. 

Il  popolo  infiammato  dal  diletto 

Ne  stava  il  giorno  che  veniva  appresso» 

Bramando  '1  fuoco  de^ secondi  torchi  • 

Quindi  correa  la  calci  a  tutti  i  seg^  » 

Vaga  del  fine  et  a  pena  soffriva 

D*aspettsr  cb'skri  ae  levasse  i  relt. 


SpiHmbergo*  ììhtì  V.  )•  Ih  Finegia presso  il  Giolito  i56o. 

Ragionamento  dì  Agnolo  Segni  sopra  le  cose  perti- 
nenti alla  Foetìca.  In  Firenze  per  Giorgio  Marescotti 
i58i.m8.  8. 

Dialoghi  di  Alessandro  Lionardi,  della  Invenzione 
poetica,  e  insieme  di  qaanto  all'istoria,  e  airoratoria 
appartiene,  e  del  modo  di  finger  la  favola  (Dialoghili.). 
In  Venezia  per  Plinio  Pietrasanta  i554-  in^  (d).  j\. 

Lezioni  del  Varchi  sopra  materie  poetiche.  Stanno 
nella  Glasse  VII.  Capo  II.  6. 

La  Topica  poetica  di  Giovanni  Andrea  Gilio%  In  Vé^ 
neziaper  Orazio  dé^ Gobbi  i58o.i/»  4-  (^)" 

(i)  Il  ParteniOj  autore  di  molte  opere,  prese  il  soprannome  di  Spilim» 
hergiOy  come  nativo  della  nobil  terra  di  Spilimhergo  in  Friuli  lungo  il  fia« 
me  Tagliitmenio;  donde  ha  il  nome  l'antica  famiglia  de'feudatarj  del  luo- 
go (a*).  Questo  libro,  prima  diretto  dal  Partenio  a  Melchiorre  Biglia  mi* 
lanese,  fu  poi  da  lui  medesimo  traslatato  in  latino  {è*)f  e  dedicato  con  na' 
elegia  in  latino  airimperadore  Massimigliano  II.  in  Venezia  per  Lodo^ 
vico  Avcmzi  iS65.  in  4«>  ^^  amendne  i  testi  si  leggono  esempj  volgari  e 
latini.  L*operaè  in  dialogo,  ove  parlano  Triffon  Gabriello^  il  Trissino^^ 
Paolo  Manuzio y  e  Francesco  Luigini  da  Udine  (e*).  Agnolo  Segni  nella 
prima  delle  seguenti  sue  lezioni  tratta  pure  dtìì  Imitazione  poetica. 

(a*)  CHsrianó  Daumio  ti  ride  di  Gioifannì  Manto  Tostane  e  di  Ciano  Crutefà 
per  aver  pòiti  i  versi  latini  dei  Parttnio{Struvii  Atte  litttraria  Tom.  h  Fame^ 
Vii,  pag,  70.)  tri  quelK  de*  Petti  italiani  •  svendo  lui  votato  €re«ltffe  pie  tossai 
che  a  toro»  t  Gasptro  Bartio,  clie  lo  s?ea  già  spacciato  per  potta  ttdtscOf  ìn-f 
dotto  a  tal  credeazs  dal  soprannome  di  Spiltmbtrgìo  •  Menta  il  Danmio  che  altri 
si  rida  di  lai. 

(b*)  li  testo  latino  dei  Parttnio  non  è  una  semplice  traduzione  dell'  ii^liino» 
ma  nocabilmente  è  in  più  luoghi  variato  e  accresciuto»  tanto  nei  ragionamenti  ; 
quanto  negli  esemjpj  latini  e  volgari  che  ▼{  sono  ciuti.  ^       •' 

^  (<^)  E  snche  Girolamo  Ptrro  e  Girolamo  di  Francesco  Quirini ,  gencilnomi* 
ni  veneziani.  Il  Parttnio  fu  provTÌsionsto  dall' accademia  o/iarpì^^  di  Fictnia:  M 
che  eòa  hd  s!  rallegra  Paolo  Manuzio  in  una  lettera  del  dì  zz.  di  Marno  isti* 

(i)  Il  Lionardit  che  fii  gentiluomo  padorano,  dedica  questi  suoi  Dtéltghi  a 
Ginlio  III,  che  poco  prima  era  stato  creato  a  sommo  pontence,  e  la  dedicazione  è 
accompagnata  da  un  sonetto  dello  stesso  autore,  il  quale  valse  assai  nella  volgar 
poasìal,  essendofi  di  lui  alle  stampe  due  libri  di  Mmt  (lì  L  in  Vtnt\ia  al  segno 
é^lCrifie  XJ47.  in  S.  Il  IL  presso  il  Giolito  iffo.  in  S.  )  che  in  questa  Biblié>^ 
itta  Italiana  non  s^no  stati  rammemorati  •  Nei  due  Dialoghi  parlano  Marcante^ 
9Ù0  Ctnéwà  t  io  Spshni.  ai  qpali  nel  Dialogo  L  si  sggiftgae  per  terzo  il  vesecf» 
▼o  di  BlnAni  {  &tdle  Parigieni  )  e  nel  //.  monsIgnor^^/Ya^ro  Btmbo  • 

(e)  Il  ane  nel  hontispizio  si  dice  da  Fahrieno ,  dei  cui' pregi;,  come  di  cittì 
nobile»  benché  priva  di  vescovo  eg^  ragiona  ampiamente  id  «a  san  Discorse,  ove 


fi44 

Ragionamento  della  Poesia^  di  Bernardo  Tasso.  In  FU 
negia  presso  il  Giolito  i56f;b.  in  4-  (a)«  L.     6, 

Del  proprio  e  ultimato  Fine  del  Poeta,  trattato  di  Fu- 
hìioFoateinB,.  In  Berg.  per  Cornino  Ventura  lòiS.  in /^  5. 

Dialogo  del  Furor  poetico  di  Girolamo  Frachetta  (  da 
Rovigo).  In  Padova  per  Lorenzo  Pasquati  i58i.  in 

4^(1)  (b).  4. 

Della  Poesia  rappresentativa,  e  del  modo  di  rappre- 
sentare le  Favole  sceniche.  Discorso  di  Angelo  Inge« 
gneri.  In  Ferrara  per  Vittorio  Baldini  iSgS.  in  4-         3. 

Discorsi  poetici  di  Faustino  Summo  Padovano,  ne* 
quali  si  discorrono  le  più  principali  quistioni  di  Poesia, 
e  si  dichiarano  molti  luoghi  dubhj,  e  difficili  intorno 
alParte  del  poetare,  secondo  la  mente  dì  Aristotele,  di 

(i)  Con  la  Città  felice  di  Francesco  Patri»/  vi  è  un  tuo  ^scorso  della 
^genita  de* furori  poetici  {pa.  53.),  e  tra  le  Orazioni  di  Lormuso  Giaoo^ 
jmni  vi  è  pure  un  discorso  del  furor  poetico  :  e  vi  è  aacont  l'ottavo  tra 
qaéììì  Ai  Faustino  Summo.  Giammario  Verdizzotti' ifwwsino  tcritse  al« 
tteA  an  poemetto  latino  de  furore  poetico^  intitolato  Genius,  da  lui  di- 
retto a  Claudio  Cornelio  Frangipane^  e  stampato  in  Venezia  nel  157S. 
in  4*  sensa  nome  di  stampatore. 

■ 

OB  non  Toigtrc  cradiiioiie  ts  ricercando,  cofs  sia  citii^  urte  tsolonia  ^  mu* 
m^Ìfio,tt.  t  qn^to^  Discorsfx  sta  distro  a  doc  suoi  Ùiéiloglu  (  psg.  x&|.  )  io  di. 
VMsa  materia  tltsnpsti  iti  Camerino  per  Antonio  Giojoso  1564.  in  4.  A  lui  non 
è  issuto  di  esaltar  Is  saa  patria  col  saddette  Discorso  9  die  sncora  in  fine  della 
foa  Topicehz  Tolato  Mogqi^rizxarla  col  darle  tre  brave  rimatrici ,  Tirenti  a' tem- 

J*i  dsl  Petrarca  •  cioè  Leonora  dei   conti  della    Cenga  »   Ortensia  di  Guglielmo  e 
Ma  Chiavelli,  delle  ^aaU  vi  si  leggono  z.  sonetti  »  a  dir  Tcro,  beUissimi  e  che 
fembrsno  luciti  tatti  di  una  baccia  e  scritti  nel  secolo  del  medesimo  Gilio  • 

(a)  Fa  recluto  da  loi  dae  anni  prima  nell'accademia  vemei^iMnat  della  quale 
egli  era  segretario  con  onoreyqle  annao  assegnamento*  Ella  in  pochi  anni  si  spcn- 
18»  e  a  lai  convenne  cercar  altronde  il  sao  ritto • 

.  {h)  Quando  il  Frachetta  pubblicò  questo  Dialogo  in  Valeva  ,  era  in  età  che 
non  trapassava ,  anzi  appena  arrivava  il  zzi*  anno  •  Lo  indìrixxò  al  famoso  Lsàgi 
Zollino  che  poi  fu  ?  escovo  di  Belluno .  GÌ'  interlocutori  del  Dialogo  »  in  cui  egli 
ancora  entra  a  ragionare ,  sono  Giambatista  Fona  e  Luigji  Prati  veronesi  e  Pro» 
spero  Bernardo  da  Montagnana,  tutti  allora  studenti  in  quella  università*  Il  no- 
stro Monsignore  nomina  qui  alenili  trattati  di  diversi  intorno  a)  furore  poetico ,  e 
più  sotto  di  altri  £é  ria>rdanza  intorno  alle  commedie  e  tragedie  in  prosa  »  i  quali 
fier  Is  ipagjpor  parte  son  registrati  nel  liV*  ti*  édComenta^  del.  Crescimhenit  di 
cui  bene  .spesso  ^liba  saputo  bsfi  b^oà^uso»  sena' aver  ìm  qpat^.di  citarlo  ;  e  lo 
etssso  j^otrei  dire  aver  lui  praticato  con  altri»  benché  ad  essi^,  quando  gli  si 
prsseatt  V  oppor (unite  »  non  si  mostri  molto  fiirorcTole. 


Platone,  e  di  altri  buoni  autori.  In  Padova  per  France^ 
SCO  Bolzetta  i6oo.  in  4*  L*     ^» 

--  Risposta  in  difesa  del  Metro  nelle  Poesie,  e  ne* 
Poemi,  e  in  particolare  nelle  Tragedie,  e  Commedie  con* 
tra  il  parere  di  Paolo  Beni.  In  Padova  presso  il  Bolzet^ 
ta  1601.  in  4-  (i).  5. 

Discorso  di  Agostino  Michele,  in  cui  contro  alla  opi- 
nione di  tutti  i  più  illustri  scrittori  dell'Arte  poetica, 
chiaramente  si  dimostra,  come  si  possono  scrivere  con 
molta  lode  le  Commedie  eie  Tragedie  in  prosa,  e  di  mol- 
ti precetti  di  tal  arte  copiosamente  si  ragiona.  In  Vene- 
ffiaper  Giambatista  Ciotti  iSqi^.  in  4*  (^)*  5* 

Discorsi  di  GiambatistaGiraldi  Gintio  intorno  al  com- 
porre de' Romanzi,  delle  Commedie,  e  delle  Tragedie, 
e  di  altre  maniere  di  Poesie.  In  Vìnegia  presso  il  Gioii-' 
to  i554-  in  4*  (3).  5* 

(i)  Il  Swnmo  qui  prende  a  impugnare  una  iBsputazione  latina  del  Beni, 
(a)  Dell«  commedie  e  tragedie  in  prosa  tcrisse  ancora  il  Stimma  nel 
discorso  IX.  (a*),  il  Nisiett  nel  volume  III.proginna8mo46«e-d'ai7iia/i-> 
sta  Filippo  GhirardelU  nella  Difesa  del  suo  Costantino^  tragedia  in  prosa. 
(3)  In  fine  di  questo  libro,  dedicato  dall'autore  al  duca  Ercole  II»  so* 
gliono  ritrovarsi  a  parte  due  lettere  poco  amichevoli,  d'altra  stampa,  ohe 
è  di  Ferrara^  passate  tra  il  Girahùy  e  il  Pigna  ib*)t  pretendendo  quegli , 
che  il  secondo  già  suo  scolare  avesse  da  lui  tolta,  senza  parlarne, la  ma- 
teria del  seguente  suo  libro  sopra  il'  medesimo  argomento;  laonde  esso 
Giraldi  in  principio  de^suoi  Discorsi^  diretti  al  Pigna  vi  mise  questo  e- 
pigramma: 

Cynthius  Jo.  Baptista  Oyraldus 
Jo.  Baptistae  Pìgnae  discipulo  optimo  atque  carissimo. 
Quae  docui,  dum  tepuerwn  super  ardua  Cyrrhae 
Perduri^  laurique  dedi  recubare  sub  umbra; 
Et  firmare  animum,  sacrasque  efontibus  undas 
Haurìre  Aonidum,  et  Phoebi  penetrare  recessus, 
Unde  tibiflores  legeres,  et  serta  parares, 

(à*)  Il  diseorsù  ix.  del  Smmmo  i  intorno  al  JFarsr  peitÌ€o\  QaeUo't  in  cai 
trstu  delle  Commtiii  e  Tregiiis  ia  pre$€  •  è  *l    discorse  ViiL 

(h^)  Non  das  ,  ms  srt  sono  le  httert ,  che  sogliono  trof  arsi  a  parte  dietro  q«sr 
Discorsi  del  Giraldi .  cioè  /s#  di  lai  al  PigmM  e  mnm  del  PigM  al  arMi,  intorno 
al  qnale  siegae  il  Femtmeim  a  dir  molte  cose  non  vere^  non  meno  che  intorno  d 
Piinéi  ;  flit  perchè  qaeste  cose  con  molte  altre  si  legnino  fortemente  e  incontra- 
stÉbilmente  confiitate  dal  sig.  Bermd  nella  parte  II.  della  issa  Diftss  dsgU 
scriiiori  fsrrensi  {  pagi  iif •  e  segg.  )  io  mi  dispcaseck  volentieri  dal  dirne  eltfo. 


a46 

I  Romaiuì  di  Griambatista  Pigna  al  S.  Donno  Luigi  da 
Este  Vescovo  di  Ferrara^  divisi  in  libri  III.  ne*  quali  del- 
la Poesia  e  della  vita  deirAiiosto  con  nuovo  modo  si 
tratta.  In  Vìnegia per  Vincenzio  Valgrisi  i554-  in^*  L-     7* 

-  -  Gli  Eroici  (  libri  III.  )  In  Vinegia  presso  il  Giolito 
i56i.  in  4*  4* 

Discorso  di  Torquato  Tasso  dell'Arte  poetica,  e  in 
particolare  del  Poema  eroico  (  libri  IIL  )  e  il  primo  li<^ 

Quae  cupìunt  omnes^  laudìs  quos  excìtat  ardor^ 
Nunc  etiam  offerimuSj  parvo  coUecta  libello; 
Ipsa  tibi  tongum  ui  Cynthi  testentur  amorem. 
Tu  grato  cape. dona  animo.  Sit  gratia  tantum 
Ista  relata  mihi:  nìl  te  ultra  ^  Pigna  ^  reposco. 
Il  Pigna  all'opposto  s'innoltra  a  dare  del  plagiario  delle  cote  sue  al  prò* 
pirio  maestro,  indirizsando  a  1>.  Luigi  da  Èste  il  suo  libro,  stampato  nell' 
anno  stesso  dell'altro  {pag.  4-)*  ^^  perchè  il  Pigna^  emulo  del  GiruitU, 
e  delle  qualità  rappresentate  dal  Tasso  in  persona  à' Alito  nel  ano  Qof^ 
frodo ^  prevaleva  appresso  alla  morte  del  duca  Ercole  II.  in  corte  del  du- 
ca Alfonso  li.  di  lui  figliuolo,  il  Giraldi  risolvette  (Difesa  I.  di  Coma^ 
ciào  pag.  43.)  col  pretesto  delle  troppe  fatiche  negl'impieghi  di  segreta*- 
rio  ducale  e  di  pubblico  professore,  di  liberarsene,  portandosi  col  favo^ 
re  del  duca  Emanuel  Filiberto  di  Sai^oja  a  legger  VArte  oratoria  nella 
nuova  accademia  di  ilfo/»£/o(^l  (in  latino  Mons  regaUs)  dove  stampò  i 
auoi  Ecatommiti,  Indi  passò  allo  studio  di  Torino,  e  di  qui  il  senato  di 
Milano  il  condusse  iu  quel  di  Pavia.  Parla  di  ciò  Lucca  Contile  nel /Za* 
gionamento  delle  imprese  degli  accademici  affidati  di  PaQia (p.  126.),  do« 
▼0  il  Giraldi  si  trovava  nell'anno  i574*  onde  non  può  esser  morto  in  Fer* 
rara  nel  1573.  come  altri  ha  scritto  (  Istoria  di  Ferrara  di  Agostino  Fau^ 
stini  libro  II. pag.  6i.).  Il  Pigna  morì  nel  1575. .  E  allora  il  Giraldi  sa-» 
rà  tornato  alla  patria,  e  poi  quivi  morto  ancor  egli  (a*). 

(a*)  Quando  il  C^/fiiV^  start  Krircado  il  suo  Ragionameiuo  q1^  fa  cercameate 
cjaalche  anno  avanti  il  Xf74.  in  cui  fini,  non  che  di  scriferlo*  di  stamparlo,  il 
Ciraldi  era  in  vita  e  però  di  lui  il  ConiiU  formò  l'elogio ,  come  di  persona  as- 
cerà vivente  •  Quando  pei  nel  Maggio  del  i  f 74.  il  Contile  diede  fiiora  il  suo  Libro 
il  Giraldi  che  per  le  sue  gravi  malattie ,  delle  quali  parla  anche  il  ContiU .  era 
suto  costretto  a  partir  di  Pavia  e  t  ritirarsi  in  Ferrara  avea  già  finito  di  vivere, 
la  cui  morte  essendo  quivi  seguita  negli  ultimi  giorni  dell'anno  antecedente  if7|' 

S'.ContiU  fkt  giunse  tardi  l'avviso  e  aoa  fa  io  tempo  di  riferirne  la  perdita  neli' 
ogio  ai  lui ,  per  esterne  tirati  i  fogli  dtUa  scampa  e  però  Usciollo  correi-e  «  co* 
me  stavii  di  prima..  Anche  sa  qaeKi  particolari  leggasi  la  savia  Difesa  .del  sig 
fi^roiti.t  qui  coii^Iiidarò  tfelamcnte  col  dire,*  chu   seiio  .  p ersaaso.  iaicramente  , 

Ìhe  il  QftaUi  mancato:  negli  «Itimi  giorni  del  iff|..  premali  «1  Pigna ,  il  qaale 
ai  di  vivere  ai  cv«  di  Novembre  m  t|7^f.  onda  -Sttafisae^^nisMaB^  rasserziooe 
del  Fausìiei  e  dagli  altri  e  va  a  terra  quella  che  di  freato  i  iM|ca  mcaas  ia  caii^ 
paid^  Monsigoore. 


a4r 

bro*  delle  Lettere  intorno  alla  Gerusalemme  liberata. 
la  Fenezia  a  istanza  di  Giulio  Vassalini  15&7.  in^  (*).  L.Sy 

-  -  Discorsi  del  Poema  eroico  (libri  VI.)  In  Napoli  per 
lo  Stiglio  la  in  4*  senza  anno  (i). 

Il  Gonzaga,  ovvero  del  Poema  eroico.  Dialoga  di  An- 
saldo Geba«  In  Genopa  per  Giuseppe  Fanoni  i6i2.f.  io 

(i)  Essendo  questi  discorsi  dedicati  al  cardinal  Pietro  Aldohrandini  dal 
Tasso^  ritornato  a  Roma  la  sesta  volta  nella  primavera  del  iS^a.  secon- 
do il  marchete  GiambiUista  Manso  nella  saa  vita  al  n.  io8.  dopo  aver 
dedicato  nel  iSoS.  il  suo  poema  della  Gerusalemme  conquistata  al  cardia 
aal  Cintio  AldobrmnJini^  di  qui  ne  viene,  che  essi  discorsi  uscirono  in  lu- 
ce nel  i594-  (^^)«  ®  ciò  risulta  dalle  sue  lettere  (pag.  1^9.  i5o.  ediz.  di 
Praga)'y  essendo  poi  morto  il  Tasso  nel  1695.  Vi  è  ancora  la  Ca^^alletta^ 
Dialogo  della  poesia  toscana  y  così  intitolato  da  Orsina  Cawilletta^  in- 
trodotta a  parlar  nel  dialogo y  dedicato  a  Cristoforo  Tasso:  e  queste  ope- 
re sono  tutte  insieme  nel  tomo  IV.  deìVtdìmìone  ài  Firenze^  msi^  giusta 
Tuso  ordinario  delie  ristampe  senza  le  dedicatorie,  e  le  prefazioni;  onde 
per  questo  capo  vengono  a  rendersi  necessarie  le  prime  stampe^  che  le  ri> 
tengono.  Bernardo  Moneta^  o  Monnoie  in  francese,  nella  sua  ristampa 
dei  GiudicJ  del  Baillet^  tomo  III.  pag.  i55*  dell'edizione  di  Am$teràam 
1725.  m  8. ,  sostiene,  però  vanamente,  non  avere  il  suo  Baillet  confuso 
il  trattato  del  poema  eroico  del  Tasso  con  la  sua  Cavalletta^  zoologo  del* 
ìa  poesia  toscana)  ma  poi  non  avvertisce,  che  il  Tasso  qui  nel  dialogo 
non  tratta  àt\ poema  eroico,  ma  àéìlsipoesia  in  genere.  Dice  ancora  ,  chò 
il  Baillet  noti  fa  altro,  che  riportare  i  giwEcj  degli  altri  •  E  pure  è  assai 
chiaro^  che  spesso  vi  porta  i  suoi  proprj,  rigettando  quelli  degli  altri  quan^ 
do  gli  pare  e  piace.  Il  Moneta  stesso  nella  prefazione  al  tomo  Vili.  Pat^ 
te  I.  pag.  5.  dice  male  della  prosopopea  del  Baillet  nel  giudicare.  Io  so 
però  di  certo,  che  il  Moneta  si  era  pentito  di  avere  scritte  sì  fatte  inezie, 
avendomelo  egli  stesso  fatto  sapere. 

(2)  Parlano  in  questo  Dialogo  Scipion  Gonzaga^  Prospero  Martiner^ 
gOy  e  Torquato  Tasso. 

{éfi)  Gntio  e  Pietro  ÀldohtAitdim ,  frirei  cugini ,  erano  stari  ereati  e  pnbbiicav 
ti  cardinali  i^cl  medesimo  j^iorno  da  papa  demente  Vili,  loro  lio  •  Eglino  a  det- 
to del  ^tfirio  •  andavano  aga^a  in  usar  ti  Tdiso  dioMitriaioai  di  atfcttoe  ioproc» 
curarsi  dì  avere  ìi  pciaio  luogo  nella  benefoleota  ^c  stima  ili  iiii  •  li  Tasso  dedi» 
co  al  cardinal  Cijiti»,  da  cui  era  state  cbianiatoa  Roma  ^  la  laa  Gerusaiemmo 
conquistata  e  volendo  par  dare  qualche  segno  dì  sua  riconoscenza  anche  al  cardi- 
nal Piatto,  mandò  a  stampale  in  Napoli  i  suoi  Ditconk  dei  potnà  eroico  e  seb* 
bene  dice  il  Masso ,  seguito  dal  Footanini  ,  che  egli  li  dedicò  a  onesto  cardinal 
i<«  il  &t«»si  è«  ckt  «emendo  di  spiacecc  eoa  quesu  dedicaiiMie  al  cardinal  Cì»- 

(*)  Oiamhoiiitta  JLieini  of««»  •ta«ip«T«  ^««fti  «r#  Disc^rn  taaMopuCa  a«U'Mator«»cW 
molro  di  tml  evia  enieetonii  «  ^«AkuUì  «1  ttf.JTefpfQJia  GomMmgm  ia  orni  f U  avtTa  arali» 


Rinovazione  delPantica  Tragedia,  e  difesa  del  Grispo 
^Tragedia  latina  del  Padre  Bernardino  Stefonio  Oesui- 
ta  )  Discorsi  del  Padre  Tarquinio  6alluzzij//i  Roma  neU 
la  Stamperia  Vaticana  i633.  in  4*  L-     S* 

La  Veronica,  o  del  Sonetto,  Dialogo  di  Vincenzio  Bei- 
prato.  InGenopa perGirolamo Bartoli  i58^.  in^.  (i). 

Istituzioni  di  Mario  Equicola  al  comporre  in  ogni  sor- 
te di  Rima  della  lingua  volgare.  In  Milano  i54i«  in  4* 
senza  Stampatore  (a).  4* 

La  Nuova  Poesìa  Toscana  di  Claudio  Tolomeì^  di. cui 
parla  il  Varchi  nelle  Lezioni  pag.  649*  e  il  Conte  Mat^ 
tea  di  San  Martino  nelle  sue  osservazioni,  stampate  in 
Roma  dai  fratelli  Oorici  i555«  in  8.  pag.  186.  si  troverà 
nella  Glasse  VIL  Gap.  XIIL 

L'Eridano  in  nuovo  verso  eroico,  di  Francesco  Patri- 
zio, co' sostentamenti  del  detto  verso.  In  Ferrara  per 
Francesco  de^ Rossi  da  Valenza  1557.  in  4«  (3).  io. 

(i)'La  stampa,  che  qaesto  Bartoli  tenne  anche  in  Paula,  è  tqnda,  e 
molto  bella. 

(2)  Marco  Sabino  col  mezzo  di  Francesco  Calvo  facendo  uscir  questo 
libro,  lo  dedica  a  Uberto  Strozzi  mantovano,  rammemorando  l'accade- 
mia, che  in  casa  sua,  consecrata  alle  muse,  teneasi  in  Roma  dove  quasi 
ogni  giorno  faceano  il  lor  concistoro  il  Bernif  il  MaurOf  il  Casa,  Lelio 
CapilupOf  il  Firenzuola,  Gianfrancesco  Bini^  il  Giovi  o  Giova  da  Lucca^ 
e  molti  altri.  Questa  lettera  manca  nell'edizione  II.  di  Venezia  presso 
Sigismondo  Bordogna  del  i55S.  in  ^.\e  ancora  vi  si  vede  scambiato  il  ti* 
tolo  d'Istituzioni  in  quello  d'Introduzione. 

(3)  Questo  verso  eroico,  dal  Patrizio  chiamato  nuovo ,  e  patriziana  da 
Ascanio  Persio,  come  si  disse  addietro,  quasi  da  lui  fosse  inventato,  non 
è  già  nuovo,  ma  antico,  e  usato  sino  a' tempi  del  Beato  Jacopone,  e  di 
Bajamonte  Tìepolo,  suo  coetaneo  in  principio  del  secolo  XIV.  onde  può 
dirsi,  che  il  metro  venga  dal  secolo  antecedente.  Egli  si  spezza  e  tronca 

tie,  non  pose  né  io  fronte  del  libro  «  né  ti  di  sopra  'della  ktteri  il  nome  di  aU 
cimo  di  loro ,  ma  solo  vi  disse ,  Al  cardinal  Aldobrandino ,  e  la  stese  con  tale  ar- 
tificio che  ella  poteva  all'  ano  ed  alKaltro  eoa? enir  bene  ogaalmente  (*)  • 

(^)  Il  7a«f  •  dopo  d'aTere  amplUtx  ed  acereteiati  fino  a  tei  libri  ì  tre  Diseorti  del  Poema 
•roico  indirisa^rli  rolea  allo  ttetio  sif.  éeipiono  Gonxaga»  cai  g-ià  aTOva  i  tre  primi  de- 
dicati il  Ificino,  ma  perohi  ^aegli  aUorquando  fa  il  libro  ttampato  in  Napoli»  cioè  nel 
l594'P^^  non  TÌTea«  Torquato,  eoa  lettera  particolare  dediooUi  al  eardinale  Aldobrandi- 
nip  ed  è,  come  ce  neavTerte  il  Sorassl»  una  faUa  anppotisione  onella  dello  Z^no,  cbe^con 
^esta  dedioatione  intendette  di  laiÌB|^are  amendae  i  cardinali  nipoti»  mentre  l'altro  li 
•kUmaTa  i.  Giorgio^  e  appunto  aotto  fuetto  nomo  (riBdirìsia  il  Dimlogo  dolio  Improso. 


Il  Bottrigaro,  ovvero  dèi  nuovo  verso  EnneasilUbo, 
Dialogo  di  Ciro  Spontone.  In  Verona  per  Girolamo  Dir 
scepolo  i58o.  in  4-  {i)(a).  \^     5. 

Discorso  delle  ragioni  del  numero  del  verso  Italiano, 
di  Lodovico  Zuccolo.  In  Yenezia  presso  Marco  Ginam- 
mi  i6f25.  i/i  4-  r^/  3. 

nel  mezzo^  essendo  di  xiii.  sìllabe;  ma  percliè  non  riesca  tfoppo  duro  h 
nojoso,  bisogna  avvertire,  che  il  troncamento  vada  a  cadere  quasi  tra  df- 
na  parola  e  l'altra,  e  non  sulla  parola  stessa.  Darò  qiii  per  saggio  il  pri- 
mo Terso  di  questo  stesso  poema  dell' £nd!ia/io: 

O  sacro  Apollo  tu^  che  prima  in  me  spirasti. 
Il  verso  in  sustanza  è  alla  francese,  e  se  ne  compiacque  il  Martelli  bolo- 
gnese nelle  sue  tragedie,  però  senza  saperne  l'origine  dà  me  accennata-* 
gli  poco  prima  della  sua  morte.  LiUgi  Alamanni  inventò  un'altra  sorta 
di  verso  sdrucciolo  di  sillabe  xvi.  usandolo  nella  sua  F/ora,  Commedia, 
la  quale  inseriremo  più  avanti.  Per  saggio  serva  il  primo  verso  dell'At* 
to  I.  Scena  I. 

E'  mi  conviene  ogni  mese,  come  or,  venire  a  rendere. 
Niuna  di  queste  due  maniere  di  versi  ha  punto  che /are  con  quella^che 
il  Tolommei  tentò  d'introdurre;  ma  per  quanto  risulta  dalle  sue  lettere 
{Libro  VII.  pag,  209.  ediz.  /.),  con  poco  applauso,  particolarmente  di 
Trifon  Gabriello.  II  Patrizj  dice,  che  il  Tolommei  prese  la  via  del  tempo^ 
ed  egli  quella  dell'armonia.  Esso  Patrizj  nel  discorso,  che  segue,  diret* 
lo  al  cardinal  d'Este,  cita  i  suoi  dialoghi  della  musica  poetica,  non  istam* 
pati,  per  quanto  io  ne  sappia.  •  • 

(1)  Si  trovano  libri  stampati  da  questo  Girolamo  Discepolo  anche  in 
Viterbo. 

{a)  Anche  qoì  h  fallato  ranno  della  edizione,  il  qaale  fa  il  ift^.  in  coi  fo 
Spontone  dedicò  questo  suo  Dialogo  a  Ranuccio  Farnese  principe  e  poi  daca  di 
Parma .  Il  titolo  è  preso  dal  cognome  di  Ercole  Bottrigaro  caTalier  bolognese ,  il 
quale  vi  è  introdotto  non  già  come  interlocutore ,  oa  come  ritro? atorc.  del  ouo» 
?o  Terso  EneasilUbo  dallo  Spontone  qui  esaminato.  Vi  si  cita  pag»  if«  ttoa.-comr 
media  di  lui ,  tratta  da  una  di  Plauto  e  intitolata ,  il  Mercatante  •  scritta  in  verti 
tronchi  o  da  io.  sillabe,  U  quale  noa  soche  sia  stampata-  Di  esso  Bottrigaro  %t^ 
fira  l'altre  mie  una  medaglia  di  bronzo,  con  la  testa  di  lui  da  una  parte  e  aaa 
collana  al  petto  e  ?i  si  legge  all'in  tórno  ; 

Hercules  Buttrigarius  Sacr  Lattr* 
Au.  Mil.  Aur. 
e  dall'  altra,  una  Sfera  ,  un  Melone  (suo  istrumcnto  da  musica)   una    iqtutiféi^ 
un  compasso  e  una  tavolo^a ,  col  motto  :  *  -     i 

hec  Has  Quàsisse  Satis . 
Era  ^li  versato  nell'arti  da  quegl'istrumenti  simboleggiate.  .  v     . 

(^)  Il  Ginammi  stampò  questo  libro  nel  i6t).  e  ia  tal  anno  è  segnata  snchcla 
dedicazione  del  ZifCfo/o  che  fa  accademico  Fi/o^dutf  à\^  Faenza  ^  ^Alnmo^em\Ì9 
Massimi  fcscoYo  di  Bertinoro  e  nuncio  apostolico  al  re  di  Spagna,  nella  quale, 
asserisce  di  essere  stato  mosso  a  discorrer  sopra  questo-  soggetto  da  Antonia  Bm 

Tom.  i.  34 


Di  Tre  manieredi verso  sdrucciolo,  Discorso  di  Pier 
della  Valle,  nelPAccademia  degli  Umoristi  il  Fantasti- 
co, detto  nella  stessa  Accademia  ai  xx.  di  Novembre 
del  i633.  In  Roma  presso  Pìerantonio  Facciotti  i634« 

in  4*  (0  (^)^  ^-     4* 

(i)  Per  prova  della  riuscita  di  queste  maniere  di  versi,  vi  è  in  fine  un 
sonetto  di  Gaspero  Salviani,  e  due  di  Niccolò.  Villani,  Il  presente  opu- 
scolo da  Jacopo  Filippo  Camola  fu  dedicato  a  Domenico  Molino  gentil- 
uomo veneziano,  il  quale  avendone  mandata  copia  al  cavaliere  Virginio 
Forza,  giureconsulto  e  storico  udinese,  per  sentirne  il  giudinio  del  cava- 
liere Fra  Ciro  signore  di  Pers^  quseti  lo  spiegò  con  una  bella  lettera  al 
Forza.  Il  Valle,  che  da*suoi  viaggi  orientali  fu  detto  il  Pellegrino,  portò 
a  Poma  il  famoso  codice  del  Pentateuco  (Exercitatio  I.  in  Pentateu^ 
chum  cap.  I.  num.  \iJ. pag.  io.)>  unico  in  Europa,  charactere  et  lingua 
samaritanum,  secondo  Giovanni  Morino,  a  cui  fu  mandato  sino  a  Parigi 
dal  Valle  con  patto  di  restituzione.  Se  ne  parla  nella  vita  di  Niccolò 
Claudio  Fabrizio  Peireskio,  composta  da  Pietro  Ga^sendo,  e  nelle  lettere 
del  Morino^  col  titolo  di  Antiquitates  Ecclesiae  orientatisi  pubblicate 
in  Londra  da  Giorgio  Wels  nel  i68a.  in  8.  {Lib.  Vl.pag.  zzì.  aSp.);  e 
poi  con  quello  di  Monumenta  epistolica  variorum,  e  col  nome  del  padre 
(Dionigi)  Amelote  dell'  Oratorio  diFra/ic/a^di  nuovo  impresse  in  Leida 
presso  Baldovino  Vanderaa  nel  1699.  pure  in  8..  Tra  queste  lettere  ne 
sono  diverse  latine  del  Valle  al  Morino  con  le  risposte:  e  altre  sue  a  Ba- 
stiano TengnageliOy  biliotecario  imperiale,  furono  pubblicate  da  Pietro 
Lambecio^*)  {Biblioth.  Caesarea  tom,J,pag.  i85.  -^tom.  III.p.  33a.). 
Le  carte  poi  di  Pier  della  Valle  essendo  state  presentate  al  ponteiice  Cle- 
mente XI.  dal  sig.  marchese  Rinaldo  del  Bufalo,  erede  di  casa  della  Valle, 
come  nipote  di  Pietro,  morto  in  Roma  d*anni  lxvi.  e  giorni  xi.  ai  22. 
Aprile  del  j65a.  elle  insieme  col, Pentateuco  samaritano  passarono  alla 
libreria  vaticana. 

néiétti  e  di  Ciuuppt  Aromeurì .  Nel  Discorso  che  vico  Iodato  con  an  epìgrsm- 
mu  da  FiauìHno  Moisetso  ffialaao ,  si  riprofa  CUuiio  Tolcmei  pet  sVcr  introw 
dotti  gii  ètameui  ti  penìkm^tri  nel  verio  italiano,  come  pars  l'alcrt  ntioTefor« 
io  di  vtrsi  volgari ,  trovate  à^XV AUnunni ,  dal  Pstriij  ,  dal  BMi ,  dallo  Sponto^ 
a#  e  da  iliri  •> 

(a)  Di  tre  n\xoy e  maniere  di  verso  sdrucciolo  ec.  si  legge  nel  frontispizio  stam- 
pato  e  queir  aggiunto  ci  è  necessario  per  far  capire  l'intenzione  dell'autore,  il 
quale  però  non  fu  più  felice  degli  altri  rìtrovacori  di  nuove  maniere  di  verso 
itshaoo^ 

{b*)  Tutte  queste  cose  che  pa)ono  qizi  eratte  da  varj  libri,  si  trovano  raccolte, 
e  narrate,  insieme  con  molte  airre  non  meno  importanti  di  esse,  dal  padre  Ja- 
copo  le  Long  parigino»  atettfOratorìo  di  Francia,  nella  sua  Biblioteca  santa  (  T. 
iS  isisp,  II,  tect*  IV*  pg'  soS.)9  stampata  in  Parigi  appresso/*.  Montalant  1715' 
im..fb^io.'Ls  Amù^tateé  E'octisisi  Oriontalis  del  Morino  furono  ristampate  Li* 
pÒNi&  Franco fo^ 'aptid  Io otMem  Oasparum  Meyerum  1I18).  in  11.  La  prima  no. 
tiaia  éd-Pim4s$àii90'  ^mari$4M0  9  che  era  appresso  il  Vsile,  fa  data    oì     Morino^ 


Raigiotiameiìto  delP  Accademico  Aldeàno  (  Niòcòlò 
Villani  da  Pistoja  )  sopra  la  Poesia  giocosa  de^Greci^de' 
Latini^  e  de' Toscani  con  alcnne  r cesie  piacevoli •  In 
Venezia  per  Giampietro  Pinelli  1 634*  ìn^.{i).        L.     5. 

Proginnasmi  poetici  di  Udeno  Nisieli  (Benedetto  Fio« 
retti)  da  Vernio.  In  Firenze  per  Zanobi  Pignoni  i6ao. 
volumi  IL  in  4«  i^* 

*  Volume  III.  In  Firenze  presso  Pier  Cecconceltt  rp^y, 
in  4«  edizione  IL  accresciuta.  o. 

(i)  Il  Villani  qui  tratta  non  solo  delle  poesie  ridicole  e  scurrili  de* gre» 
ci,  e  de' latini;  ma  scorre  per  tutti  i  dialetti  volgari  d^Italia  con  antiope-; 
rare  moltissimi  componimenti,  in  ciascun  di  loro  dettati.  A  chi  l^gg« 
quest'opera^  spiace  la  breritè  del  discorso,  e  la  lunghes^ta  de' capitoli  an- 
nessi. Il  nome  Aideano,  proprio  nell'accademia  degli  Umoristi ,  in  cui 
dal  Villani  fu  recitato  il  discorso,  in  greco  vuol  dire  cresciuto  pel  caldo 
del  sole,  come  i  vegetabili.  Intorno  a  questo  argomento^  a  lui  suggerito 
dall'Eneide  travestita  di  Giambatista  Latti,  stampata  in  Roma  da  Pier^ 
antonio  Facciotti  nel  i633.  m  8.,  scrisse  pure,  benché  in  maniera  total- 
mente diversa,  Marcantonio  Bonciario  il  suo  dialogo  latino,  intitolatOì 
EstaHcus,  sive  de  ludicra  Poesi,  messo  fuora  in  Perugia  da  Marco  Nae^ 
carini  i6i5.  m  8.  ;  e  poi  Francesco  Vavassore  gesuita  francese  ti  .ano  li* 
bro  de  Ludicra  dictione,  uscito  in  Parigi  presso  il  Cra/itoM  nel  i6d8.  bi 
4*  9  il  qual  parimente  si  trova  con  le  sue  opere  della  impressione  é*An^ 
sierdam  fatta  da  Piero  Umberto  1700.  in  fogl.  Entrambi  questi  due  si 
contengono  in  biasimare  i  temi  ignonili,  e  poco  onesti  anche  de'nostfi 
poeti  volgari:  é  il  Villani  si  mostra  pure  di  tal  sentimento  Tri  im  ewtii^ 
piare  delle  rime  del  JBemi  presso  il  sig.  marchese  Capporni  il  qual'pa^ 
rere  in  sustanza  è  quello  stesso,  che  si  legge  nelle  rime  piacevoli /)e)^,F!/- 
lani  ipag.  49  )»  ^^ve  tzìì  al  Burchiello  e  al  Bemi  dà  il 'titolò;  AV^a0iai 
Febei,  che  è  quanto  essi  medesimi  poteano  desiderare.  Questo  elpgin  com 
la  giunta  di  una  sola  parola  viene  ad  essere  quel  medesimo^  il  quale,  Q^n> 
gran  risentimento  di  Udeno  Nisieli  { Proginn,  g^  «^^/..F.)^  scordata idM 
suo  carattere  di  Apatista,  fu  applicato  A^  Oughelnvd  Modicio  sAi'Bemi^ 
senza  nominarlo,  e.  con  dir  «olo,  che  nel  dare  dell'ignorante'^' a'  Virgljl&^i^ 
f\xtt9iSciuramdledicus  (Virgillws  d  calàmniìsvli^icàtus  cà^^         n  •:v.>  ^ 

da  Cinieme  Àléeniro  il  |;iof sae  da  cui  gli  farone  comaRiciti  i  diiegffi  di  skuM 
steli  samaritani,  aao  de*qtflili  tra  déY^aottro  Nitcotò  Crasso,  diiectaacissiaio  da 
antichità  e  di  meda^ic .  11  FalU  icriite  in  uaa  lettera  al  Morivo  ckta^tbbe 
voluto  far  imprimete  iti  Roma  ilcuae  sae-^re,  ma  le  difficoltà  che ^V' iacoatra* 
va,  lo  rìmovevsao  dttriitiprtsa«I>i  óé'^  parla-flelli  vftadiet  Moriao  fHiOktksÈ  SU 
le  fae  AniUhità,  scritta  dal  padri  KÌ€<Mf4^  Simons  {  Antìqaìt.  Eccl.  Oriim.  ijpiH» 
aom.  JtXti.  pag.  toi.)*  che  però  uoa  vi  aiisa  il  sao  aoaft# •  in  ao' altra  sav  Icsk 
tara  al  M&fìné  lo  raggasgKa  del  -tempo  della  ^soa  nascita  che*  fu  il*  di  «t.di  k^ 
sto  nel  iffé.  Vitia  anni  lit.'omì  ?it«  c  giorot  asti.  Mail  li  aaif.  drApnh 
nel  i^;t. 


'  *  Volume  lYl  In  Fitente  per  Zàhobi  Pignoni  i638. 

in  4*  I^-     6. 

*  Volume  V.  In  Firenze  per  Pietro  Nesti  iòSg-  in  4*  6. 

*  Aggiunzioni  ai  Proginnasmi  (  pubblicate  da  Agosti- 
no Coltellini  ).  In  Firenze  per  Francesco  Onofri  i66o. 

in  4-  (i)«  ^* 

(iy.Piero  Martini  ristampò  questi  volumi  t.  in  Firenze  nel  lóoS.  iti 
4*  (a*) 9  ina  senaà  aver  presa  informazione  anticipata  della  varietà  di  det- 
te edizioni ,  e  del  miglioramento,  che  visi  potea  fare;  imperciocché  i¥ 
Fioretti  avendo  lasciati  correre  i  due  primi  volumi  in  carafetere  sibno, 
e  tardi  avvedutosi,  che  negli  altri  volumi  seguitando  a  valersene,  la  mo«. 
le  sarebbe  troppo  cresciuta,  ne' tre  volumi  seguenti  fece  cambiar  caratte- 
re, servendosi  del  garamone,  ancorché  per  questo  divario  l'opera  seom- 
Earisse.  W.Matif^  avrebbe  anche  potuto  porre  tutte  le  aggiunzioni  a'ioi 
ioghi,  ^.fjarvi  fare,  se  non  l'indice  copioso  a  tutti  i  volumi^  almeno  una 
tiivola  generale  de' titoli  àe^ Proginnasmi  di  ciascuno  per  isminuire  al  let» 
tare  l'incomodo  di  andargli  nelle  occasioni  a  cercare  un  per  uno  in  cia- 
•cheduntomo,  e  con  premettere  a  tutta  l'opera  una  prefazione  istruttiva 
igfieffie.  .con  VOraz^one  delle  lodi  del  Fioretti,  detta  ai  a4-  Settem .  i65 1  • 
dal  canpiniop  (?io(;aa/ii  Guidacci  nove  anni  dopo  lui  morto  ai  3o.  Giugno 
4tl.i64^.  siccome  il  Dati  sei  anni  dopo  morto  Cassiano  dal  Pozzo,  vi 
ij^ce  la  sua.  Queste  ed  altre  particolarità  ci  rendono  persuasi, che  le  van- 
tate n^oderne  ristampe,  eome  per  lo  più.  proccurate  senza  consiglio,  e  da 
gente  impej^ita,  presuntuosa,  e  vilmente  data  con  pubblico  danno  all'in- 
teresse, non  sono  preferibili  alle  prime  edizioni;  onde  siamo  costretti  ad 
avvertire  chi  sejrba  queste,  a  tenersele  care,  e  a  non  lasciarsi  facilmente 
lUbbagli^re  da. ingannevoli  avvisi  e  falsi  titoli  di  novelle  edizioni,  che 

T       •  •  I 

*\, '.*■'»•*. l'I"  !  • 

;.(4*)'^Qài  si  dà'  il  Fontamni  s  biasimar  fortemeote  qaesta  ristampa  di  Pitr 
jiCsfirflV s^Qza  aTfertìre  che  il  Mdtinl  la  oti  avviso  a  chi  legge,  premesso  all^ia- 
dice  del  volume  I.  ci  dà  notìda,  che  areado  sapplicato  ano  de' primi  letterari 
della  saa  patria ,  che  volesse  assistere  alta  corretione  della  stampa ,  questi  cortese- 
neate  si  offerse  «di  compiacerlo  e  a  tal  fine  seoaa  risparmio  di  fiiticaedi  tempo, 
SMin  solaoseate  emendò  moltissimi  errori  di  stampa  corsi  nel|la  precedente  ini. 
prcMione,  ma  andò  sin  riscontrando  i  testi  degli  aatori  nei  Proginnasmi  citati , 
e  ove  li  trovò,  mancanti ,  gli  raddrirzò  esattamente:  il  che  è  molto  più  da  consi- 
derarsi, che  quel  carattere  silvia  e  garamonc t  messo  qui  in  campo  dal  Fon- 
ÉMninin  11  quale  avrebbe  volato  che  il  Mdtini  avesse  fra  l'altre  cose  premessa  alt 
Ofcra  VOra^iùne  delle  Iodi  del  Fioreiii^  detta  ai  xxiv.  Settembre  i6fi.  dal  cana. 
mito  Giovanni  Guidacci»  nove  anni  dopo  lai  morto  ai  zxx.  Giagno  del  164Z.  Ma 
se  onesta  O-axione  si  doveva  premettere  ,dove  è  ella  ?  Stampata  non  è.  e  gii  ere^ 
di  del  canonico  G/iidofci  non  ThaaM»  iBke  occorreta  dunque  farne  rimprovero  al 
Miatini  e  oì  ^/r^r^f^* che ^in  questa*. opportuaità  lo  assistette?  Ma  perchè  era  a 
netiaia  di  tatti  ^  che  .questi  non  era  stato  «  se  non.  il  celebre  Antoimank  Salviail, 
bastava»  ciò  ariate  che  il  sap  «nioo. dichiarato  avversario  condannasse  e  biasimasse 
per  ogni  verso  qaesta  seconda .ediatane ,  benché  tanto  dal  medesimo  .miglìoraue 
cacretta  • 


a53 

fm  noi  per  lo  più  togliono  èssere  pe^iori  delle  vecchie  per  molte  ragio- 
ni^ totte  provenienti  dalla  grande  avidità  del  troppo  guadagno  con  po- 
chissima spesa  ed  incomodo,  e  senza  alcuno  stimolo  di  riputazione.  PaO' 
lo  Manuzio,  famoso  e  dòttissimo  stampatore»  in  una  lettera  a  Marcan- 
tonio NiMa^  che  gli  avea  mandato  un  suo  libro^  annovera  alcuni  de' mol- 
ti difetti  della  stampa,  ai  quali  non  badano  i  nostri  autori  di  nuove  edi- 
2Ìoni  (Lib.  III.  epist.  34*  V:  quod  ad  typos  attinet,  video pauUulum  detrir 
tos  esse  vetustaie;  itaque  specie  illa,  qiuun  recentes  habere  solente  prorsus 
careni;  et  compactum  nimis  atramentum  videtur:  ex  quofit  obscurum  quid- 
dam^  quod  legentium  oculos  offendat.  Menda  quaedam  deprehendi,  nimis 
foeda,  nec  ejusmodiy  ut  dissimulari  possint:  cujus  incommodi  causam  pun 
tot  ibi  non  latere^Saepe  enim  dwn  imprimiturjvel  emendationi  nemopraeest 
velpraessesolethomomercenariusetparumliterisinstructusetis^cuipecuniaf 
quamfama,  sit  antiquior.  Nos  tamen  et  quia  de  existimatione  laboramus, 
et.  quod  te  mnUum  diUgimus  ob  tuam  probitatem,  nimiumque  colimus  ob  e- 
ruditionenij  enitemur  et  contendemus,  quantum  feret  acies  oculorum  nostro^ 
rum,  ut  satis  in  hoc  genere  fiat  tuae  voluntati.  Fin  qui  il  Manuzio. MsLqne- 
sti  difetti  sono  alcuni,  e  non  tutti,  perchè  adesso  molti  ne  sono,  che  allo- 
ra non  v'erano,  come  la  qualità  dell'inchiostro,  le  parole  delle  righe  mal 
connesse,  e  peggio  disposte,  i  sesti  delle  pagine  sproporzionati^  i  caratte- 
ri senea  gran  gusto  intagliati  n^lle  madri, e  specialmente  il  corsivo^iì  qua- 
le a  quel  tempo  era  pulitissimo,  come  surrogato  al  tondo,  e  usato  ne'  libri 
interi,  laddove  in  oggi  dagl'intendenti  essendosi  ripigliato  il  tondo,  si  è 
tralitsciato  il  corsi^o^  Tuo  rene  in  poche  cose.  La  carta  poi  generalmente  è 
mal  fabbricata:  tutte  mancanze  nate  dall'avarizia.  La  stamperia  del  se- 
minario di  Padova,  fondata  dal  venerabile  cardinale  Gregorio  Barbarìgo, 
vi  si  distingue  in  ogni  cosa  dalle  altre,  ove  le  presieda  chi  abbia  a  cuore, 
almeno  del  pari,  il  decoro,  come  il  guadagno,  il  quale  certamente  non 
manca,  se  l'altro  v'interviene.  Nelle  memorie  degli  accademici  Gelati  àu 
Bologna  si  legge (j9a^.a63.), che  Giambatista  Capponi, persona  molto  eru- 
dita, scrisse  annotazioni  copiose  a' quattro  primi  tomi  di  questi  Próginna- 
smi  del  Nisieli^  non  uscite  in  istampa.  Questo  Benedetto  Fioretti  da  Ver- 
nìo,  contea  limitanea  nella  diocesi  di  Pistoja  tra  lo  stato  bolognese,  e  il 
fiorentino,  anticamente  della  casa  Alberti,  e  poi  Ae*Conti  Bardi,  fu  pa- 
rente di  quel  Carlo  Fioretti,  sotto  xl  cui  nome  Lionardo  Sahiati  fece  u- 
scire  le  sue  Considerazioni  contro  al  Discorso  di  Giulio  Ottonelli  in  dife- 
sa del  poema  del  Tasso:  della  qual  cosa  parleremo  piii  avanti.  Esso  Fio^ 
retti  per  atto  di  modestia  occultando  il  suo  nome  nelle  tue  opere,  volle 
chiamarsi  Udeno  Nisieli^  nome  composto  di  tre  voci,  una  greca,  e  un» 
latina  attaccata  alla  terza  ebraica,  le  quali  voglion  dire,  éU  nessuno,  ie 
non  di  Dio  mio:  e  oltre  al  motto  della  sacra  Srittura,  omnis  sapientia  a 
'Deo  est  (Eccli.  /.  4.)  e  all'altro  di  Orazio  {Lib.  I.  ^ist.  I.  14.), 

Nullius  addictus  Jurare  inverba  ntagistri, 
prese  per  distintivo  il  nome  di  accademico  Apatista,  che  significa  spas» 
sionato:  donde  poi  Agostino  Coltellini  suo  amico  pigliò  Toóctaione  di 
dare  alla  sua  adunanza  letteraria  il  nome  di  accademia  d^li  Apatisti, 
dove  il  Fioretti  fu  il  quinto  priore.  Noferi  Scaccianoce,  anagramma  di 


a54 

I  Vergati  di  Pietro  Lasena.  Tn  Napoli  per  Qianjacopo 
Carlino  i6i6.  i;i8.  Parte  l.  (solameute).  (i)(a).    L.     3. 

Risposta  di  Marcantonio  Bonciario  a  Giambatista  Sac- 
co, ove  si  dimostra  Teccellenza  e  la  difficoltà  del  poe- 
tare in  lingua  latina.  Sta  col  suo  libro  intitolato  Sancii 
Caroli  humana  felicitas  (  pag.  aog.  ).  Perusice  per  Mar^ 
cum  Naccarinum  1614*  in  8. 

Francesco  ^ionacci,{*)  di  ciò  ne  rende  istruiti  nella  vita  del  NisieR^  pre- 
posta alle  sue  osfervazioni  di  creanze.  L'impresa  dell'  accademia,  che  tut- 
tavia fiorisce,  e  alla  quale  io  ho  Tenore  di  essere  ascritto,  è  uno  specchio 
piano  col  moto,  preso  dal  Canto  LUI.  del  Purgatorio  di  Dante: 

Che  la  figura  impressa  non  trasmuta. 
(i)  Il  titolo  di  Vergati  corrisponde  al  greco  stremata,  che  vuol  dir  ta^ 
pezzerie  di  più  colori^  voci  dipoi  trasferita  ai  libri  di  varie  mescolanse. 
La  vita  del  Lasena,  altramente  Leseina,  che  fa  napoletano,  ma  d'origi- 
ne francese,  composta  in  latino  da  Giovanni  BuccardOy  fu  col  suo  ritrat- 
to ristampata  in  Roma  dal  Mascardi  nel  lóS^.  i/»  8. ,  da  cui  V Eritreo  pro- 
se quanto  ne  scrisse  nella  Pinacoteca  I.  Presso  me  si  conserva  una  sua 
Tragicommedia  pastorale^  non  uscita  alle  stampe,  intitolata  Orsitta  e  scrit- 
ta nell'anno  161  ì.  di  sua  propria  mano.  Aggiugne  d'averne  data  nel  i6i5. 
tina  <$opia  migliore  a  Marzio  Florio  da  Lanciano,  perchè  la  facesse  stam- 
pare in  Venezia^  e  che  ciò  non  seguì;  ma  se  ne  vide  un'altra  col  titolo  di 
questa  e  stimo ,  dice  egli,  con  manifesto  furto .  Questa  è  di  Giovanni  Gap» 
poni,  che  io  non  ho  tempo  di  riscontrare  col  testo  a  penna:  e  fu  stampata 
in  Venezia 'ptcBSO  il  Violati  nel  161 5.  in  fot tùBL  dodicesima.  Si  consulti- 
no le  Memorie  degli  accademici  Gelati  {b*).  Il  Nisieli  {po^'  79.)  impu- 
gna i  tergati  del  Lasena  nt* Proginnasmi  89,  e  91.  del  voi.  IV. 

Ìm)  Questi  {%%•)  Féfféit  sono  aaa  ptcciola  pirte  d'altri  maggior  opera ,  compo- 
sta dal  Léugns  eoi  titolo  di  Arursérf  (  lat.  Adversaria  )  dato  aacke  dal  Turtuhé^ 
dal  Bartiù  e  da  altri  ad  opere  di  lomieliaate  argomento .  Siuort  chiamò  il  parfrc 
Sttféno  Miaetchi^  gesuita  il  sao  ut>alaoae  di  cose  Tarit  •  Fa  ckt  oppose  al  Lm- 
una  difetto  di  oscurità  pet  <jaei  titolo  di  Vergati;  ma  eg^  nella  prcfiicione  se 
ne  difende  toa  Paatorita  di  un  luogo  del  Casulvetro  ,  preso  dal  libro  dei/a  JLt. 
^one  iì  aìcuue  cose  segnate  nella  Cannone  del  Caro,  l  Vergati  sono  citati  dal 
Menagi^  alla  iroce  eriat  che  è  pretta  napoletana,  nelle  sue  Origini  della  lingua 
italiana  p,  ifo*  della  edizione  II.  Il  Buccardo  ,  che  scrisse  la  Vita  del  Lasena^ 
citato  anhe  da  Monsignore  ,  chiamavasi  Giovanjacopo  ed  era  parigino ,  siccome  il 
JLatena  aato  e  morto  in  Napoli  ^  era  figliuolo  di  padre  nativo  di    Normandia. 

(h*)  ÀTendo  io  consultate  le  Memorie  degli  accademici  Gelati ,  o? e  sta  l'elogio 
di  ùiovannì  Capponi  i  pag.  174*  )  insieme  col  suo  ritratto ,  nulla  vi  ho  osservato 
intorno  A  manifesto  /arto  ^  di  cui  Io  accusa  il  Lasena  «se  non  che  egli  stampò 

f)  Aac\«  Bennmoeio  Oirfreuicip  •«>  vo^liatt  avvitar  fede  àìVHajm,  è  anagramma  h^w 
•K^  impfuo  di  Franoetco  Cianaocl,  il  qtiale  00110  qaeite  fiato  acme  ttampò  la  „  Vita 
Ael  t%Jatoh  Mirmmmmolino  Almansor  arabo  gentile,  tradotta  dalla  ipagnuola  nella  te- 
•eatim  favella  da  SannutciftCir/raneiétL  S,  Marino,  dedicata  al  tir.  Francese^  Eondi» 
malU^iM  Firoiuio  aU'ÌM#f m  Mia  sttUa  i(63.  in  4. 


»5^ 

Bìfesa  deirAdone,  Poema  del  Gayaliec  M^x^m,  di  Gi- 
rolamo AleaDdrì,  per  risposta  airOcckiale  del  Gavalia-^ 
seStiglìaoì.  I fi  Ven.per  Jacopo  Scaglia  i^st^g.  ini  sk.  h.     4i 

*  Parte  Il^con  la  prefazione  di  Agostino  Mascardi  )« 
Jtt  Venezia  presso  lo  Scaglia  i63o.  i/i  la.  (i)  (a/.  4. 

L'Uccellatura  di  Vincenzio  Forese  (Niccolò  Villani  ) 
airOcchiale  del  Cavalier  Fra  Tommaso  Stigliani,  con- 
tro all'Adone  del  Cavalier  Giambatista  Marim,  e  alla 
Difesa  di  Girolamo  Aleandro.  In  Venezia  per  Antonio 
Pinelli  i63i.  in  ifi.  (b).  4. 

(i)  'WAÌeandro  essendo  morto  in  tempo,  che  la  Parte  L  si  andava  stam- 
pando sensa  suo  nome»  questo  vi  fu  messo  a  suo  dispetto,  per  dar  mag* 
gior  credito  all'opera,  in  riguardo  alla  fama  dell'autore,  il  quale  per  la 
medesima  opera  vien  citato  dal  Menagio  nelle  Orìgini^  e  dal  Re^  ntir 
Je  note  al  Ditirambo. 

VOrsilla  scis  Boschereccid .  AI  Fontaninè  che  avera  il  maoosericto  del  Lésina  era 
facile  il  riscontrarlo  con  la  £af  ola  stampata  del  Capponi  »  e  assicurar  prima  se  stes- 
«o  e  poscia  il  pubblico,  te  Teramente  il  Capponi  sia  nato  plagiario  o  se  impostore 
il  Lasena  •  Quanto  a  me  noB  Mprei  decider  su  questo  punto  ,  nò  io  saprà  chi 
che  8ia,senia  ter  per  mano  quel  testo  a  penna,  che  il  Fontanini  si  scusa  di  non 
aver  avuto  tempo  di  confrontare  con  lo  stampato:  quasi  che  a  tal  faccenda  ti 
ricercasse  gran  tempo  e  fatica.  Osservo  bene»  che  il  Capponi  nella  lettera,  con 
la  quale  dedica  a  torcnip  Buonsignori  la  sua  Orsiiia ,  intitolata  da  ini ,  favola 
hoschcteceia ,  la  dove  il  Lasena  af  ea  posto  alla  sua  il  tìtolo  di  Tragicommedia 
pastorale  ,  asserisce  di  averla  composta  in  casa  Buonsignori ,  nella  villa  di  Cala* 
musco t  quattr'anni  fa  prima  di  darla  alla  luce,  cioè  nel  i6tt.che  per  l'appunto  è 
l'anno  in  cui  »  a  detto  di  Monsignore,  il  Ztfir/i^f  aveva  scritta  Usua:  eon  la  qsal 
circQStanaa  la  cosa  rimane  più  dubbia  che  mai  e  rimarrà  vino  a  tanto  »  che  per 
qualche  via  più  chiaro  lume  se  n'abbia,  li  Capponi  ,  civiimente  nato  onoratamcn* 
te  vissuto,  uomo  dotto,  famoso  per  altre  opere  sceniche  ,  non  può  credersi  ,  che 
fosse  capace  di  abbassarsi  a  commeuere  un  furto  manifesto  :  azione  vile  e  del  suo 
nome  e  dei  suo  carattere  indegna. 

(tf)  Claudio  Achillini  fu  aucgli  che  indusse  VAleandto  a  scrivere  contra  l'Oc* 
chiale  dello  Stlglìani  e  in  difesa  àtVi* Adone  del  Marini  ^  con  cui  avea  passata 
stretta  amicizia.  Era  V  Achillini  in  quel  tempo  lettore  in  Farma,  dove  qualche 
anno  prima  avea  tenuta  una  cattedra  io  Stigliani ,  i  cui  allievi  e  paraiali  esalta* 
Tano  r  OcchiaU  più  di  quello  che  meritava;  onde  1'  AclUllini  per  fargli  rimaner 
confusi  proccurb  che  VAleandro,  il  quale  per  altro  niuna  amistà  tenuta  avea  col 
Marini ,  ributasse  i  sofismi  dell'oppositore  e  le  false  opinioni  di  lui  odia  poetica 
professione;  in  che  ì' Aleandro  lo  serva  molto  bene.  Fu  celi  un  grande  ingegno 
stiniato  e  lodato  dai  più  dotti  uomini  del  suo  tempo,  fra  quali  basterà  nomina, 
re  i  padri  Fetavio  e  Sirmondo ,  il  Morino ,  il  Naudéo  e  Càksinno  del  Powo . 

(b)  Nel  firoatispiaio  dei  mio  esemplare  sta  l'anno  i6)o  il  che  s'intenda  a  rito* 
lo  di  avviso,  non. di  correaione.il  Villani  unto  in  quesU  Uccellatura^  quante^ 
nelle  Considerazioni,  non  solamente  censura  io  Stigliani^  e  V  Aleandro t  ^^  d^ 
runqite  lo  trova  opportuno  ,  rivede  i  conti  alio  stesso  Af 4 ri AÌt 


a56 

-  -  Considerazioni  di  M esser  Fagiano  (  Niccolò  VillaF* 
ni)  sopra  la  seconda  Parte  dell'Occhiale  del  Cavaliere 
Stigliano  contro  all'Adone  del  Cavalier  Marino,  e  sopra 
la  seconda  Difesa  di  Girolamo  Aleandro.  In  Venezia  per 
Giampietro  Pinelli  i63i.  in  12».  (i).  L     %. 

(i)  In  qiiesfp  ultime  opere  non  si  prendono  a  difendere  altre  cose,  che 
le  sole  spettanti  all'arte  pcetìca.  Altri  libri,  divulgati  in  somiglianti  mal- 
terie dal  Dolce,  dal  Ruscelli,  dallo  Stigliarli,  e  da  altri,  sono  messi  trai 
grammatici  nella  classe  I.  e  altri  si  metteranno  ne' capi  seguenti. 

CAPO   II. 

t 

Spositori  volgari  della  Poetica  Greca  {a)  d^ Aristotele. 

JLja  Poetica  d'Aristotele  vulgarizzata  e  sposta  per  Lo- 
dovico Castel  vetro.  In  Vienna  d^  Austria  per  Gaspero 
Stainofer  1570.  m  4-  ^S, 

*  Riveduta  e  ammendata  secondo  roriginalQ,  e  la  men- 
te dell'Autore.  Aggiuntovi  nella  fine  un  racconto  delle 
cose  più  notabili,  che  nella  sposizione  si  contengono. 
In  Basilea  a  istanza  di  Pietro  de  Sedabonis    1576    in 

4^(i){bj.  45. 

(i)  In  principio  di  ciascuna  di  queste  impressioni ,  omendue  proibite, 
e  fatte  in  luoghi  diversi,  comparisce  la  superba  insegna  del  Gi^o  sopra 
l'urna  rovesciata,  col  motto  greco  giii  basso,  KEKPIKA  ,  che  vuol  dire , 
io  ho  giudicato^  e  data  la  mia  sentenza;  impresa  già  alzata  dal  Castelvetro 
sin  da  principio  delle  sue  stampe,  fatte  in  Modana  dal  Gadaldino,  e  de- 
risa neìV  Apologia  del  l'accademia  di  Banchi. 

L'impressione  I.  di  Vienna,  do\'e  il  Castehetro  si  rifugga,  scappato  dal 
convento  di  S.  Maria  in  Via,  nel  quale  dopo  convinto  d'eretica  pravità, 
era  confinato  dalla  sacra  Inquisizione  di  Roma,  fu  da  lui  dedicata  alV  fz/i* 

{a)  Quel  Greca  ri  soprabbonda:  altriaienti  si  potrebbe  credere  ,  che  ci  fosse 
una  Poetica  di  Aristotele .  che  non  foste  greca  • 

{b)  la  questa  seconda  edizione  fatta  dopo  la  morte  del  Castelvetro  »  molti  e  non 
poco  importanti  luoghi,  che  erano  nella  prima,  ne  sono  suti  levaci  vìa,  e  colo, 
ro  che  l'hanno  assistita,  ebbero  l'aTTertenza  di  porvi  in  segno  di  sì  fatti  tronca- 
menci  una  picciola  stella  o  una  picdola  rosa  .  Del  resto  io  non  entrerò  a  Far 
parola  sopra  qoel  molto  che  qai  e  in  altri  laoghi  ha  declamato  monsignor  Fon* 
tanini  conra  la  persona  »  la  dottrina  e  la  credenza  dei  Castelvetro  •  Mi  sono  già  di- 
chiarato,  che,  dofc  si  palesi  la  sua  animosità,  pin  tosto  di  quello  che  vi  si  spie- 
jghi  il  libero  suo  parere»  mi  sono  »  dissi  •  già   dichiarato    di  roler  sedermene  ia- 


a57 


jperaJore  ^xfaisimìgtìano  TI,  E  qui  si  tralascia  fli  r^pf^^-^-  ir  <^ngion5  («♦)* 
Nella  impressione  II.  di  Basilea  il  ìihrtLjo  Sedaboni  soggiunse  altra  de<)u 
catoria  a  Giarwincenzio  PineUi,  gentilaomo  geii.ovese  di  gran  fama  lettre 
raria,  la  cui  vita,  da  lui  menata  in  Padova,  fu  descritta  da  Paolo  GuaLl> 
Ticentino  arciprete  di  essa  città.  In  questa  edizione  IL  che  si  dice  rivedila 
Éa  e  ammendata  %xk\V originale^  si  vede  un  grande  stuolo  d'errata  in  prin-, 
eipio,  e  Tì  è  una  tarola  delle  cote  notabili  in  fine,  la  quale  non  va  senza 
errori  ne'numeri:  e  spacciandosi  da  per  tutto  l'originale  del  Castehetro, 
di  qui  si  Tede,  che  l'edizione  non  usci  da  altre  mani ,  che  da  quelle  del 
fratello  di  lui  Giammaria,  padre  di  Jacopo,  tutti  e  tre  ugualmente  spor* 
chi  e  molto  imbrattati  di  una  medesima  pece .  Nella  prefazione  si  parla 
in  plurale^  come  in  fatica  di  più  di  uno,  che  tuo!  dire  di  Giammaria  e  di 
Jacopo,  in  mano  de*  quali  si  trovava  il  decantato  originale,  protestando 
amendue  di  aver  „  ridotta  l'opera  alla  verità  del  medesimo  originalei,il  cho 
s'intende  anche  del l'^reiie  contenutevi,  le  quali  candidamente  si  ricono- 
scono scritte  sensa  malisia,  e  con  buona  fede,  da  Lodovico:  e  le  parole  lo« 
TO  son  queste:  ,,  quanto  alla  cose  particolari,  noi  abbiamo  preso  ardire  di 
9,  levare  dall'opera  alcune  poche  cosette,  le  quali,  quantunque  scrìtte 
,,  dall'autore,  siccome  stimiamo,  sensa  malizia  alcuna,  e  in  altro  tempo 
,,  comportate  da  ognuno,  avrebbono  nondimeno  in  questi  nostri  tempi 
^,  potuto  peravventura  offendere  gli  orecchi  di  molte  divote  persone  ,,  • 
Appresso  vien  detto ,  essersi  messo  un  asterisco,  dove  si  è  levata  cosa  al- 
cuna. Sopra  qu&te  poche  parole  ci  è  molto  da  notare. 

I.  L'essere  eretico,  appunto  consiste  in  dire  eresie  con  la  persuasione 
dì  non  dirle,  ma  bensì  di  proferire  verità  cattoliche. 

IL  L'eresie  non  sono  mai  da' cattolici  comportate  in  verun  tempo,  sic- 
come credono  gli  autori  della  prefazione;  ma  sempre  sono  tenute  per  ere- 
sie, e  sempre  hanno  offesi  gli  orecchi  di  tutte  le  persone  cattoliche ,  allo 
quali  persone  costoro  con  maniera  ironica  danno  il  titolo  di  divote,  cioè 
semplici,  come  se  queste  sole  per  loro  semplicità  pigliassero  l'eresie  in 
inala  parte,  senza  che  le  altre  persone,  non  cosi  divote  e  semplici,  le  a- 
vessero  in  orrore. 

IIL  Che  i  signori  Castehetrl  intendano  qui  eresie  manifeste,  e  in  ogni 
tempo  avute  per  tali,  come  richiede  la  perpetuità  della  fede  cattolica,  si 
convince  dal  riscontro  delle  due  edizioni  della  1  oro  Poe/ica^ mentre  sì  nel* 
la  prima  come  nella  seconda,  anche  d^po  levate  alcune  cosette,  per  non  of« 

differente  e  tacito  spettatore.  E  uato  meno  esaminar  debbo  la  causa  del  Castel* 
vetro,  quanto  più  (oreemente  1*  ha  soscenata  e  difesa  io  scrittore  modesao  della 
Vita  di  lai ,  il  celebre  signor  Muratori 

(tf*)  Il  Fontanim  punge  e  trafigge,  anche  quando  tace  e  non  osando  parlar  al- 
to lo  fa  a  mczaa  bocca  •  e  senza  remore ,  come  certa  polrere»  che  anche  senza 
iuepito  £i  gran  colpo  •  Il  CdsUhitro  in  qaesta  dedicasioae . dichiara  le  cagioni. 
per  le  quali  ha  giudicato  non  aver  fatu  cosa  siiper€iia».  folgaiizaaiido  e  aponen- 
do  U-J^«#fk4  di  AristatéUf  dopo  tanti  valentttoaipi.che  aranti  di  lai  l'aietano 
hiterpreucaed  tUominaca-,  e  quelle  ancora  palesa,  dalle  ifiuÙ,  fu  indotto  a  acri* 
Ycre  l'opera' sua  in  lingua  TOJIgare  e  ciò  per  fiir  prora  ,  dic'egli,  V  fosse  possibile 
che  con  le  f^  voci  proprie  e  naturali  di  essa»  sipotssioao  UrOr  federe  e  palesare 
7oM,  i.  3i 


fenilere,  come  essi  dicono,  gli  orecchi  delle  di  vote  persone^  yì  riimiDe  tof* 
tn via  quanto  basta  per  discoprirvi  l'eresie.  Le  parole  della  odiaione  L  di 
ì^enna  pag.  336.  linea  4^.  son  queste,  dove  LodùvicOy  da  buon  eretico 
sacraméniano f,mettt  per  impossibile,  ancora  a  Dio.  che  un  corpo  natii» 
tale,  che  ha  le  sue  misure,  lunghezza,  e  profondità,  sia  in  un  tempo  a^e- 
desimo  in  più  luoghi:  di  che  a' tempi  nostri  si  è  cosi  acerbamente  tenso-» 
nato  per  cagione  della  disputa  della  presenisa  reale  del  corpo  del  nostro 
Signore  nella  cena,  e  simili  altre  cose,,.  Notisi,cfae  il  buon  Casielvetrm 
aensa  punto  interessarvisi  a  favor  nostro,  qui  parla  da  vero  aderente  allo 
parte  contraria,  e  come  realmente  si  parlerebbe  di  una  disputa  poco  im- 
portante di  filosofia  aristotelica  e  non  già  come  di  uno  de' più  grandi  ar- 
ticolr  della  nostra  santissima  fede.  Di  più  servendosi  egli  del  linguàggio 
degli   eretici^  usa  il  vocabolo  cena  da  loro  soli  usato  dopo  nate  le  ultl- 
Ifeie  eresie,  e  non  da'  nostri  cattolici,  in  significato  del  santissimo  sacra- 
mento dell'Eucaristia  istituito  da  nostro  signor  Gesù  Cristo  nell'ultima 
cena,  e  consistente  nel  vero  sacrificio  incruento  del  suo  yero  corpo,  e  del 
suo  vero  sangue.  Così  pur  fece  Giovanni  Siedano,  chiamato  il  Tito  Livio 
delTeresia;  poiché  nel  tradurre  in  latino  le  Memorie  di  Filippo  Cotmneo 
signor  di  Argentone ^  ove  s'incontrano  termini,  e  formolo  eucaristiche  del- 
la Messa,  usati  da  noi  cattolici,  egli  adulterandone  il  senso,  gli  scambiò 
in  quelli  di  cena,  proprj  de' soli  eretici  del  suo  tempo.  Questa  cena  per 
maggior  distinaione  dovea  dirsi  luterana,  o  calviniana,  come  la  disse  lo 
Sdoppio  {  Amphotides pag.  ia3.  )  che  negò  d'intervenirvi.  Ma  il  Castel'" 
metro  non  volle  dirla  cosi  per  non  iscoprìr  tanto  il  suo  altare,  benché  lo 
acoperse  quanto  bastava.  Non  è  qui  mio  pensiero  di  esporre  tutte  le  cose 
ereticali  registrate  in  entrambe  queste  ediaioni,  ma  solo  alcune  poche, 
le  quali  sono  più  che  bastanti  a  rappresentarci  l'autore  per  quello  che 
fu  veramente  in  carne  ed  ossa.  Ora  questi  nella  sua  edisi one  I.  di  Vien» 
fUL  al  foglio  65.  pag.  a.  e  nella  II.  di  Basilea  pag.  ii8.  num.  io.  par- 
lando desìi  apostati  e  desertori  della  fede  cattolica,  i  quali  piuttosto  cho 
abiurar  1  eresia, da  loro  in  que' tempi  infelici  della  novità  di  Lutero, Zitin* 
gliOj  e  Calvino  abbracciata,  vollero  ostinatamente  so^fgiacere  alla  mortei 
dice,  che  ,,  questo  sì  é  veduto  in  coloro,  a'quali  fu  rivelata  per  benigmtà 
divina  la  luce  dell'Evangelio  „  conciossiacosaché  in  quelle  contrade  (  dì 
Francia  e  d'Italia,  che  però  il  Castehetro  non  vuol  nominare)  doro  eì  vi<» 
dero  alcuni  con  gagliardo,  e  sicuro  f^fiimo  sostenere  il  martirio,  molti  a'in* 
corarono  altresì  per  esempio  suo  a  sostenerlo  con  fermezsa  d'animo.  Ma 
in  qUèlle  oontraae  (  e  qui  pure  non  vuol  nominarle  )  dove  i  primi,  chìa«> 
mati  a  render  testimonianaa  della  verità,  si  smarrirono  per  l'asprezza  de' 
tormenti,  e  rinegaro  Cristo,  furono  di  grande  scandalo  agli  altii  con  l'c- 

,,  altri  concetti  della  oieats  aostra  cke  d'aaioce  e  di  cose  itgcicre  e  popolari  :  a 
M  ragioaaree  tnrttsr  d*trti  e  di  dottriaee  di  cose  aravi  e  nobili,  seosa  brottaca 
„  e  contsoHoaf  fa  parità  soa  eoo  la  immoadida  delle  voci  barbare  e  scolastiche  » 
,-,  e  teaza  tartare  e  akarar  la  sempUcifà  sas  eoa  la  aistara  ddle  voci  ptcbe  a 
M  latine  ce.  ••  Ma  lo  scile  di  questa  sua  Posata  è  intralciato ,  oKaco  e  prolisse^ 
^^de  a  pochi  I  Servito  di  essaplare  e  di  guida  aeilo  sccìvere  volgstc. 


nBg 


•empio  loro»  e  furono  cagione»  che  gli  altri  similmente  rinegtsiero 
tto  per  paara  de' tormenti.  ,» 

Queste  parole  del  Castehetro,  benché  raccozzate  in  maniera  furbesca 
ed  equivoca,  son  chiare  in  amendue  l'edizioni  della  Poetica,  nelle  qua* 
liy  secondo  il  frasario  degli  eretici,  che  hanno  parimente  i  loro  Martiro^ 
ìùgj,  esso  Castelvetro  onora  col  titolo  glorioso  oi  martiri  qnegli,  i  quali, 
ostinati  nell'eresia^  più  tosto  che  abiurarla,  Tollero  sofferìrela  morte. 
Questi  Martìfologj  degli  eretici  si  trovano  da  loro  stampati:  e  de'falsi 
martiri,  de* quali  parla  il  Casteluetro,  ne  fu  al  suo  tempo  buon  numero» 

S articolarmente  in  Ferrara  stessa^  dove  egli  in  casa  loro  stette  nascosto 
opo  fuggito  da  Roma,  come  lo  ha  divulgato  il  suo  Panegirista  (  Oper^ 
Critiche  del  Castelvetropag.  3i.  33.  ).  L'indegna  OUmpia,  Morata  ereti- 
ca ferrarese  (  a  cui  dianzi  un  incauto  diede  il  titolo  onorifico  di  celebre, 
in  vece  di  chiamarla  infame,  come  deono  chiamarsi  gli  apostati)  scrisse 
«llora^queste  parole  (  Epist.  lìb.  II.  pag.  i43.  )  ex  literis,  quas  proxime 
ex  ItaHa  accejn,  Ferrariae  crudeliterin  Christianos  (  haereticos  )  ardmad^ 
fverti  intellexi,  nec  summis,  nec  infiimsparci.  Alios  vinciri,  alios pelli,  alios 
fii^a  sibi  consulere,  come  fece  il  Casteluetro.  Cosi  Ortensio  Landi  nel  suo 
Comentarìo  giocoso  d'Italia  (  pag.  38.  )  tocca  pure  questa  inquisizione» 
seguita  in  Ferrara  contro  de* luterani,  la  cancrena  de' quali  anche  in  Afa» 
dana  lavorò  alla  gagliarda,  dove  tutta  la  casa  del  Gaaaldino,  stampatore 
del  Castelvetro,  fu  appestata  dall'  eresia ,  e  lo  scrive  Antonio  Caracciolo 
nella  vita  italiana  di  Paolo  IV.  diversa  dalla  stampata  in  latino.  Di  là 
poi,  e  dagli  stretti  parenti  del  Castehoetro  vennero  a  Roma  le  accuse  con* 
tra  la  sua  miscredenza,  e  non  certo  dal  Caro,  né  dalla  casa  Farnese,  co- 
me al  solito  suo  calunniosamente  ha  sparso  l'intrepido  Panegirista  di 
quell'eroe  (  Opere  critiche  pag.  3i.  3a.  )•  Le  perquisizioni  suddette  si  fe- 
cero in  Ferrara  negli  ultimi  anni  del  duca  Èrcole  //.per  cagione  della 
duchessa  Renata  sua  moglie  pestilentissima  eretica,  e  fautrice  de'aettarj 
con  la  direzione  del  suo  impuro  Clemente  Marot  (a*);  .onde,  riusciti  «vani 
i  tentativi  fatti  in  contrario  dal  duca  sposo,  il  re  di  Francia  ArrigoII.  ni- 
pote di  Renata  pien  di  gran  zelo  per  la  fede  cattolica  v'impiegò  tutti 
gli  sforzi  ad  effetto  di  rimediare  al  male  con  aggiunaere  alle  preghiere 
il  rigore,  e  con  lo  spedire  apposta  a  Ferrara  Matteo  Oriz  dell'ordine  de' 
predicatori,  dott.  della  Sorbona,  e  penitenziere  del  papa,  che  in  Francia 


rime  dieci  anni  prìns,  cioè  od  ^44.  come  si  ha  dal  BéuU0t{tiig€mens  dssSeom, 
veni  tota,  it.  pag.  i.)  e  da  altri»  L'espressione  del  Fomeeim  sembra,  che  in- 
porti  qualche  cootemporaaeità  (  dirò  cosl^  tra  le  perqaitizioai  saddette  e  recesia 
di  ReaMia  sotto  la  direzione  del  Marot  :  la  qaal  diresione  non  so  per  altro  qoaa- 
to  sia  vera .  mentre  il  direttore  di  Renata  era  Calvino  ;  e  lo  (a  sinché  visse ,  e  so» 
pravlsse  al  Marot  snni  venti;  laddove  il  Marot  non  istette  in  Ferrara  se  noe 
per  brevissimo  tempo  e  se  ne  par^  nel  if)<«  senza  pii^  farvi  ritorno.  Noa    si  sa 

Ì>oì  come  entrino  a  proporito  del  Castilvetro  le  saddette  peroaisiiioni ,  mentri 
a  fitga  di  qaesto  da  Ferrera  sego)  dopo  molti  anni  •  L*esservasioae  é  dd  sìgoec 
Baratti. 


0mer<^ifér%  V^6eio  fìm^mtm'is,  nomo  illmtm.  e  mmitawitta  ria  Cesare 
£gamo  Bmk^  n^Vmorim  délVnni^enitaL  dì  Pégrigi  (  Hatartam.  IV. p. 
%<fl.  e  r^>.  ).  H*  il  4tatmy  in  (rnanto  x  ReruUa,  non  potette  far  altro  cke 
levarle  revkKUmotie  <Je*snoi  ngiino^li.  Li9tni2Ìoo#  nsgia,  veramente  de* 
gf^^  di  (|tiet  iMOfMrrca,  in  materia  dì  si  grande  io^portanoa^  trovasi  pobblir- 
Cété  da  CfióiHunni  Lóhfifremr  eonm^iere  del  Ri?  di  Francia,  nelle  Memorie 
éì  MUM^éì  CéMélnmu  {Mem.  iam.  I-p^tg^  74?  ^'^^  '•)'  ^  due  osti» 
mftì  étetìfci,  alWa  fatti  morire  in  Ferrara,  parta  Agostino  Faautìnk  (  /jCì^ 
/ttf  ifi  Ferrara  libro  f-P^-  ^4-  )-  ^  Olimpia  it orala  di  as  altro  (  Efiu.  Sk;. 
l.pag.  %4')  ^'  ^'^'  dopo  ario,  furono  gittate  te  ceneri  in  Po.  Questi  wm- 
no  ì  martiri  di  OUmpia^  e  del  Castehetro,  ìì  qoale  neirsspressioni,  ri- 
forUts  di  fó^a,  con  somma  astnaia  alladendo  a  queste  materie,  ci  fit 
ìnfer^der^  di  parlar  de'iuoi  giorni,  mentre  usando  ia  formola  del  tempo, 
M  Ini  ptofsimo  (ti  i  fednto)^  si  vale  ancora  de' termini  pii&  cmpj  e  sacri- 
leghi, osati  dagli  eretiei  deirstà  sua,  cliiamando  replicatamente  rinegar 
Cristo  it  rinegar  reresia{CoeB  Secun4&  CurUmis  epUt,  ùb.  I.pag,  a3.).Gli 
erètici  di  qoel  tempo  si  ser? ivano  dì  nn  idioma,  loro  proprio  e  partico- 
lare, dando  il  falso  nome  di  rivelazione  e  ro^nifestaxione  della  Ince  dell* 
Evangelio  e  della  veritil,  allo  spargimento  dell'eresia  di  Lutero  e  Cahn^ 
nOf  ctonie  singolarmente  fn  avvertito  dai  nostri  controvertisti  cattolici, 
prsfici  del  loro  lingosggìo.  Il  Muzio  in  una  lettera  tra  le  sue  Cattoliche 
{Lib.  ni.pag.  187.),  scrìtta  al  pontefice  Paolo  IV.  in  tempo,  che  era 
decano  del  sacro  collegio  de' cardinali,  e  univermle  ioquisìtor  della  fe- 
de^  ne  riporta  un'altra  del  Vergerlo ^  pure  desertor  della  fede,  il  quale 
frsrlsndo  dall'altro  eretico  e  falso  vescovo  di  Pola  suo  fratello,  dice,  che 
gli  fu  mOfUfettato  e  rivelato  Gesù  Cristo,  cioè  la  dottrina  luterana.  Sopra 
tali  parole  il  Muzio  ivi  cosi  soggiunge: ,,  questa  è  lor  principal  bestem- 
,y  mia  di  dire,  che  sd  essi  è  scoperta  la  luce  della  f>erità,  la  quale  per  mol- 
ti ti  MColi  è  state  nascosta.  E  se  a  colui  (a  suo  fratello,  falso  vescovo  di 
f,  Pula)  età  stato  rivelato  quel  Cristo,  che  era  stato  rivelato  a  lui  (all'altro 
#9  y^fgerio^  falso  vescovo  di  CatnxUstria)  essendo  la  sua  dottrina  diaboli- 
«,  oa  non  è  dubbio,  che  anche  oiabolica  fu  la  rivelazione  di  quell'altro  ,, . 
Lo  Soiopplo  inerendo  sul  medesimo  punto,  prima  adottato  dal  Castehe- 
tro^  e  dal  Vèrgerlo^  come  proprio  e  comune  agli  eretici  degli  ultimi  tem- 
pli In  nna  ina  risposta  dogmatica  al  Casaubono,  lo  ribatte  con  queste  e- 
•presiioni  (Holo/ernis  Krigsoederi  Responsio  ad  Casaubonum  pag.  S8.): 
guae  enlm  Lutherus  et  Calvinus  adversus  sanctorum,  Hieronymiy  Ambro^ 
ili,  Auguttinl,  Cypriani,  oc  similium^  sententiam,  docuere,  ea  Sdoppi^ 
nunquam  prò  ventate  habuit,  neque  unquam  ita  demens  fmt,  ut  (putaret) 
Spirltum  Sanctum  veram  sacrarum  literarum  intelUgentiam,  sanctissimis 
tot  saecutorum  doctoribus  occultatam  (come  dicono  gli  eretici,  e  voi  dire 
il  Castehétro)  hac  extrema  tandem  mundi  aetate  Luthero  aut  Calvino  rv- 
Peloise.  La  vera  luce  dell*  Evangelio  non  fu  rivelata  segretamente  agli  e- 
..Xeiiarohi  Lutero  e  Calvino,  né  ai  loro  seguaci;  ma,  come  dinota  la  voce 
f  atetsa  Evangeliwnf  fu  promulgata,  e  pubblicamente  annunciata,  e  predi* 
osta  a  tutto  il  mondo  dagli  Apostoli,  e  da' loro  successori,  conforme  air 
avviso  di  Cristo:  j^nafi/ica/e  super  tecta  (Matthei  x,  27.);  onde  poi  ne  ir- 


SLÙi 

Ukase  terificata  la  profezia  dì  Dauid,  che  dice,  in  omnemterram  exiint  sa^* 
hus  éorum  (Psal,  xvi  1 1  •  5.).  E  qui  io  ho  per  difficile,  che  il  Casteli>etro 
fra  noi  cattolici  possa  mai  trovare  altri  avvocati, pari  a  questo,  che  ha  ulti- 
mamente avuta  la  fortuna  di  ritrovare  il  quale  per  via  di  scandalosi  sofi- 
smi, e  di  figure,  quanto  puerili,  altrettanto  perverse  e  ingiuriose  alla 
santa  romana  Chiesa,  intrepidamente  si  é  accinto  a  difendere  la  rea  causa 
del  Casteheiro.  Non  si  dee  passare  in  silenzio  on^altra  eresia,  registrata 
in  entrambe  Tediaioni  di  questa  sua  poetica,  nella  prima  alla  pag.  a6^.. 
e  nella  seconda  alla  pag.  485.  num.  ao.  Quivi  il  Castelvetro  con  quel 
medesimo  orgoglio  grammaticale,  con  cui  censura  gli  autori  profani,  o« 
sa  riprendere  la  parola  di  Dio  scritta  in  una  locuzione  di  s.  Paolo  apo- 
stolo, anzi  dello  Spirito  Santo,  il  quale,  come  è  di  fede,  la  dettò  a  s»  Pao^ 
lo,  ed  ella  riguarda  i  novatori,  opposti  alla  dottrina  di  Gesù  Cristo.  11 
passo,  empiamente  ripreso  in  s.  Paolo  dal  Castelvetro^  si  trova  nella  let^ 
tera  11.  a  Timoteo^  ed  è  questo  a  capo  II.  vers.  17.  et  sermo  eorutn,  ut  car^ 
cer,  serpit.  S.  Paolo  vose  dello  Spirito  Santo,  e  dottor  delle  gentil  qui  parla 
delle  novità  dogmatiche  degli  eretici,  che  si  attaccano  insensibilmente  al- 
le persone,  amanti  di  novità,  e  le  infettano,  come  fa  la  cancrena,  la  quale 
guastando  a  poco  a  poco  il  sangue,  va  ad  infettare  la  carne  sana,  late  car» 
nem  sanam  depascit^  come  dinota  il  testo  greco  (Tertul,  depraescript.  e  7 .) . 
L'eresia  de^ Gnostici,  simile  alla  cancrena^  fece  iuuditi  progressi  in  princi« 

J>io  della  chiesa,  traendo  nella  perdizione  più  anime,  che  non  ne  trasse  il 
iirore  delle  persecuzioni.  11  Castelvetro^  infettato  da  questa  cancrena  dell* 
eresia,  passa  a  biasimar  l'espressione,  con  cui  lo  Spirito  Santo  la  rappre- 
senta al  vivo  per  bocca  di  s.  Paolo:  e  l'empio  Sofista  mette  del  pari 
s.  Paolo  con  Euripide^  asserendo,  che  egli  s.  Paolo  forse  non  meno  ardi- 
tamente, che  Euripide,  osò  la  voce  cancrena.  Mi  si  gela  il  sangue  nelle 
vene  in  leggere,  che  questo  infelice  grammatico  abbia  avuto  fronte  di 
dare  dell'ardito  a  5.  Paolo  apostolo,  e  di  paragonarlo  neirarditezza  ad 
Euripide.  Gesù  Maria  dove  mai  giunge  la  malvagità  degli  apostati  I  E  pii- 
re  costui  ha  trovata  persona  così  intrepida,  che  si  è  messa  a  darcelo  per 
cattolico  in  onta  della  santa  romana  Chiesa,  che  non  lo  vuole,  dopo  aver 
condannati  i  suoi  libri  con  questo  decreto:  Ludovici  Castelvetri  opera  o- 
mnia.  E  costui  non  fu  eretico,  al  dire  del  suo  Panegirista  e  gran  difenso- 
re delle  buone  cause,  simili  a  questa:  il  quale  {Opere  critiche  pag.  44*) 
ancora  se  la  piglia  centra  chi  fece  l'indice  alla  Storia  del  cardin.  Poi/aW- 
cino  della  edizione  I.  dove  il  Castelvetro  fu  onorato  col  titolo  di  Aposta- 
ta dalla  cattolica  religione,  perchè  forse  non  si  trova  il  corpo  del  delitto 
nelle  sue  opere!  Di  qui  si  vede  con  quanta  ragione  il  Muzio  nelle  bat- 
taglie {cap.  IO, pag.  55.),  dopo  riferito  il  motto  del  Castelvetro,  altrove 
accennato,  contro  alla  confessione  auricàlarey  da  lui  data  per  violenta 
nel! 'affermare,  che  sotto  il  papa  altri  è  costretto  a  confessarsi,  giudic4> 
il  motto  per  sommamente  empio,  essendo  simile  a  un  altro  dell'apostata 
Vergerio  {correzione  delPErcolano  del  Varchi  pagi  247.)  presso  il  Muzéo 
atesso  nell'addotta  lettera  a  Paolo  IV.  {Lettere  cattoliche  pag.  188)  do- 
ve quegli  pure  diede  alla  confessione  il  titolo  di  tirannica  {correzione 
pag.  36.).  ttU  ^esto  motto  del  Castelvetro  contro  alla  confessione  non 


bftitava,  te  nel  libro  ttetto»  diire  lo  miie»  nom  ne  metterà  nn  altro  eoo^ 
tro  al  primato  del  p*pa,  e  al  tao  fAcanato  soprenio  iatitnito  da  GeaA 
Cristo.  Il  motto  è  questo:,.  Paolo  HI.  Famose  Tolera  esser  tenato  aae- 
cessore  di  $.  Pietro,  che  fu  giudeo ,,:  e  ciò  sentiremo  da  lui  rèplicam 
nelle  sue  note  al  Petrarca.  E  il  Castehetro  non  fu  eretico!  TamaquUloEa^ 
bro  sopra  Longino  pag.  aSa.  della  sua  edisione  di  Sabnmno  taccia  gioatap 
mente  Ugone  Grozio  per  aver  lodato  il  divino  legblatore  Moà  dall' 
ingegno,  quasiché  arease  parlato  di  ano  proprio  talento,  e  non  già  per  i- 
qiirazione  di  Dio,  vir  minime  vulgam  iagenii.  Queste  aono  le  parole  ateai» 
•e  del  Grozio^  alle  quali  soggiunge  il  Fabroi  non  placet^  nefut  enim  sima 
perietdo  et  suspicione,  Moyses  ab  ìngenio  laudan poteste  Cosi  è.  E  poi  con 
assistenza  di  avvocati  e  di  panegiriati  dal  Casieìuetro.  perchè  egli  è  il 
Chstehetro,  potrà  darsi  dell'ardito  a  s.  Paolo  apostolo  ngnalmente  iapi- 
rato  da  Dio?  Da  quel  solo  primiero  motto  del  Castehetro  il  Muoia  rac- 
colse, lui ,,  dolersi  a  torto,  che  gli  aieno  state  fatte  peraecnaioni,  perchè 
«uelle  non  sono  peraecnsionì;  ma  lievi  gastigatnre ,,.  Aggiunge  il  Musuo 
di  aver  saputo,  che  „  nella  ana  arte  poetica  non  tì  mancano  di  tali»  e  di 
pi&  aperti  motti;  ma  che  per  esserle  state  tagliate  le  gambe  ella  non  era 
a  casa  sua  ancora  arrivata  „  ;  donde  apparisce,  che  il  iU^iizio^ flagello  degli 
apostati  dalla  fede  cattolica,  era  disposto  a  scrivere  contro  airereaie  ae- 
minate  dal  Castehetro  nella  ana  Poetica^  ae  non  gli  era  per  viiggio  arre- 
stata. Il  Muzio  poi  conclude  con  queste  parole: ,,  a  me  tanto  batta,  scrit- 
,^  to  easendo  nella  cristiana  legge,  che  chi  in  una  coaa  p^coa,  di  tutte 
„  è  fatto  colpoTole^,.  Di  altre  eresie  aparse  a  larga  mano  dal  Casteho^ 
tro  nelle  sue  note  al  Petrarca  mi  riserbo  a  parlare  un  poco  più  avanti, 
perchè  si  vegga  la  sua  perfidia  centra  i  principali  dogmi  della  fede  eatto* 
lica:  e  tutto  ciò  egli  sparse  da  gran  tristo  per  via  di  motti,  come  più  ac- 
conci a  intìnuarsi  sensa  lungo  discorso,  i  quali  poi  non  essendo  molto 
difficili  a  emendarsi,  e  a  cancellarsi  da'auoi  libri,  fu  loro  d'ordine  de' 
aommi  pontefici  apposto  il  divieto,  che  non  ai  possano  leggere,  nisiprius 
rspurgentuTy  come  ata  scritto  nell'indice  di  Pio  IV.  {p^g*  29.  )  accreariu* 
to  da  Sisto  V.  e  promulgato  da  Clemente  Vili,  la  quale  emenda  però 
non  è  mai  aeguita.  I  luoghi  velenosi,  già  segnati  da  Giammaria  BrasicheU 
iense  maestro  del  sacro  palasse,  e  poi  vescovo  di  Polignano^  ai  trovano 
aieirindice  de'libri  proibiti,  da  espurgarsi  [pag.  655.).  Ho  chiamato  J^4s* 
negirista  l'avvocato  del  Càstehetro,  come  lo  chiama  anche  il  aig.  abate 
Bottari  nella  sua  prefazione  alla  ristampa  deirJSrroZano  del  Varchi  {p. 
XLV.),  essendo  veramente  grasiosa  questa  nuova  invenaione  di  difendere 
altrui,  e  specialmente  gli  apostati  dalla  fede,  per  via  di  panegirici,  e  aes* 
■a  mai  citare  altre  persone,  che  quelle  stesse  in  tal  guisa  lodate  e  difese^ 
e  con  dir  male  delle  altre  a  quelle  opposte.  Ottavio  Rossi  nelle  lettere 
stampate  in  Brescia  da  Bartolommeo  Fontana  i6ai.  in  8.p.  a.  da  buon 
cattolico  e  letterato  scrive  a  Francesco  Scoino  da  Soia  con  molto  ditpren- 
no  del  Casteluetro,  e  della  sua  Poetica^  scusandosi  di  non  poter  jtf andar- 
gliela, come  di  acrittore  eretico,  di  cui  si  è  ristretta  la  lìcensa  in  Rama. 
Da  ciò  si  vede,  che  questi  elogj  non  ti  trovano  nel  solo  ittdìce  dell'/ j|#- 
fia  del  cardinal  PaUaiicinOj  come  dianai  fu  acidtto  con  molto  incooai* 


ii63 

Aerata  irriverenza.  Bernardo  Partenio  interprete  di  Orazio,  e  Jtatoma 
JRiccohono  della  poetica  di  Aristotile,  fecero  particolare  studia  di  confn* 
tare  i  sofismi  del  Castelvetro,  asserendo  il  Riccobono  nel  bel  principio 
del  suo  comentOy  che  cM>lm  si  era  sforzato  di  oscurare  il  testo,  ei  teiubras 
0ffiindere,  imbrogliandolo,  dum  expUcare  conatus  est^  e  rendendolo  e:^)I> 
catione  indigentem,  itaut  propter  acutissinuu  ejus  dUbitationes  nulla  nun^c 
are  propemodum  esse  pertwhatio  atque  adeo  difficiUor  et  c^nfiwor  esse  ffir» 
deatur.  In  fine  dichiara  di  non  aver  preso  a  confutare  omni^  OajUeivetrii 
commenta f  cosa  troppo  lunga  e  inutile ^quadlongiusfortassefì4ssetj  quam 
utilius.  II  già  detto  Ottavio  Rossi  in  altra  delle  sue.  lettere  ad.  Andken 
Chiocco  p,  299.  nomina  le  fatiche  del  Maggi  contra  il  Castehetro. 

Ora  dopi)  aver  parlato  dell'eresie  sparse  dal  Castehetro  nella  sua  poe- 
tica, dirò  in  quanto  al  rimanente,  che  ella  è  un  aiKregato  di  varie  e  ins- 
tili sottigliezae,  cioè  di  sofismi  alla  maniera  di  Pietro  Ispano ^  come  il 
JSorgkini  ebbe  a  dire  delle  sue  Giunte  grammaticali  alle  Prose  del  Bem^ 
bo.  Trovavasi  egli  in  Lione  tra  gli  ugonotti  specialmente  italiani  suoi 
confidenti,  allora  annidati  in  quella  città,  quando  accesosi  il  fuoco  nel- 
la sua  casa,  egli  si  mise  a  gridare;  lapoetica,  la  poetica^  salvatemi  lapoe» 
tica  (Opere  critiche pag.  45  4^  —  correzione pag.  5  )•  Così  racconta  £^i- 
€Ro  Menagio  {Menagiana  tomo  II.  pag.  S%.  ediz.  II.).  Ma  quando  el- 
la si  fosse  anche  abbruciata,  non  ne  sarebbe  venuto  gran  danno  alla  re-. 
pubblica  letteraria,  e  si  sarebbe  forse  potuto  campare  anche  senza  cote* 
sta  Poetica,  Il  Menagio  lo  dà  per  autore  oscurissimo,  e  che  ha  questa 
Tirtù  di  non  mai  portare  se  non  la  metà  de' passi  chepita;  anzi  che  talvel* 
ta  non  ne  riporta  se  non  le  prime  parole,  le  quali  non  fiinno  per  lui, 
comprendendo  il  rimanente  con  un  et  caetera.  Il  suo  vizio  domii^nte  ò 
ilsonsma;  onde  Gianluigi  Balzac  nelle  lettere  a  Gio.  Capellone  (Xi&. 
XXI.  leti,  V.  Oeuvres  tomo  I.p.  8i3.),  lo  taccia  come  dato  soverchia- 
mente alle  contenziose  e  vane  sottigliezze,  e  quello  che  è  peggio,  come 
nemico  pubblico^  che  non  può  soffrire  U  merito  e  Infama  di  ohi  ohe  sia.  In 
questo  il  Balzac  si  accorda  col  Tasso  {Lettere  poetiche  pag.  640  ^'  V^^\ 
pnre  avvertisce,  „  che  sempre  fra  le  sue  opinioni  mescola  un  non  so  che 
,,  di  ritroso  e  di  fantastico.  Lascio  di  ragionare,  segue  il  Tasso,  di  quella 
y,  sua  rabbia  di  morder  ciascuno;  che  questo  è  vizio  dell'appetilp,  non 
j,  deirintelletto.il  Balzac  aggiunse,  che  il  Caro  è  più  onorato  del  suo  av« 
„  versano  „ .  E  certo  per  conoscerlo, basta  aprir  le  sue  lettere,  e  vedere  il 
«onte,  che  di  lai  fece  Onofrio  Panvinio  nel  cemento  ai  fiuti  cnnaoUii 
f  Fasti Lib.I.p. 4oi^ed.I.  Palgrisii ) Hannibal  Carus^  fAr  ingemo^  Judieia, 
varia  eruditionOy  diligentia,  probitate,  morumque  suavitate  praestanfìsA^ 
mus.  E  dopo  averlo  esaltato  come  perito  deirantichità  romane,  e  grati 
raccoglitor  di  n^edaglie*  da  lui  generosamente  comunicate  ad  esso  Pan^ 
viniOy  promette  di  parlarne  altrove  diffusamente:  cant^nm  W  hHf¥t  viri 
laudibus^  velati  ia  vastissimo  pelerò,  erit  aliud  tempu^^  fuo  vela  pandere 
Ucebiiy  ^  HBs  totos  prosperrimae  aurae  committer$,  ^^ri^ freme  de  eo,  juuhè 
multa,  tum  maseima.  Obiier  enim  de  ejus  virtute  veÀajacere  uefas  pe*. 
ne  esse  existlmo.  Niun  galantuomo  ha  mai  date  sì  fatte  lodi  al  Castelve^- 
tro,  il  quale  al  Caro  in  nulla  fu  superiore ^  né  in  pròsa,  n^  to  v«rfO>  né 


In  «[reco,  né  in  latino,  n^  in  volg^rf».  Il  Caro  fra'ln??'*  rial  grf»co  ]\  Retto* 
Tira  A\  Aristotile^  alcune  orazioni  di  s.  Gregorio]  Nazianzeno^  e  le  pasto- 
j.iii  di  LongOy  non  ancora  stampate,  e  dappoi  tradotte  ancora  da  Luigi 
Alamanni  il  giovane,  per  detto  di  Giovanni  Foverìo  in  una  lettera  allo 
Scaligero pag.  aSc.  (*).  Di  latino  in  volgare  tradusse  qualche  sermone 
di  8.  Cipriano,  e  in  verso  sciolto  l'Eneide:  il  tutto  da  scrittor  nobile,  e 
non  da  grammatista:  e  tali  fatiche  si  riderò  dopo  lui  morto.  Il  Castehe^ 
tro  {Ragione del  Castelvetro  fogl.  ()é^.  7,.  ediz.I,)  tentò  di  scarhbia'r^Ii 
anche  la  patria,  facendolo  da  s.  Maringallo,  che  per  diligenze  usate  non 
si  sa  dove  fosse;  quando  la  vera  patria  del  Caro  fu  Civitanuova,  a  tutti 
nota,  e  come  tale  da  lui  registrata  nelle  sue  lettere.  Piergiovanni  Nun-^ 
nesio  nelle  note  alla  Creftomatia  di  Proclo  taccia  il  Castehctro  di  «vere 
centra  fidem  omnium  codicum  adulterato  un  luogo  intero  di  Aristotele:  e 
questo  è  un  bel  segreto  per  interpretare  a  suo  modo  gli  autori.  Chinn- 
que  nomina  il  Castehetro,  anche  senza  averlo  mai  letto,  suol  dargli  at- 
tributi di  sottile  ed  acuto,  proprie  e  uniche  doti  de* sofisti,  i  quali  con 
accumulare  sottigliezze  a  sottigliezze  e  caviHazioni,  a  cayillazioni  cer- 

• 

{^^  Ali*età  nostra  ed  alU  nostra  patria  era  riiarhato  l'onore  dì  dare  alla  tace  le  fmttm» 
tali  del  Longo  tradotte  dal  Caro^  imperocokè  nello  scorso  secolo  XVIII.  ma  ikyioaiiiia 
to  accademico  della  Cruica^  cioè  il  tig".  marchese  di  Brema  mtnittro  alU'c9tte4l  WmpOi^ 
li  per  quella  di  Sa^ofs,  scoperse  fortanat««ente  bb  manoscritto  benché  non  ant9g;Taf  o, 
corretto  per  altro  e  rarissimo  di  questa  tradusione  elegantemente  scritta/  e  l'anno  1786* 
ne  furono  non  meno  elegantemente  impresse  colla  finta  data  di  Cri#oj^o7s  alcnne  copi» 
in  4.  qui  in  Parma  (So' celebri  Tipi  Bodoniani,  i  quali  pe' molti  lor  ^rogì  meritam^at» 
riscuotono  gli  elogi  e  rammirasione  di  tutta  la  repabbiica  letteraria.  Doj^o  queatA  pri- 
ma edisione,  i  cui  pochi  esemplari  si  mandarono  in  regalo  a  diverse  biblioteche  e  let- 


tarati  d'Europa,  nikà.  seconda  ne  esci  da  torchj  medesimi  in  8.  senaa  data  di  anno,  ler- 

fiadra  essa  pare  •  pregiabile ,  benché  nel  tipografieo  lotto  e  nella  rarità  delle  copie  deb* 
a  cedere  all'altra:  ea  una  ristampa  a  questa  di  grande  e  gran  langa  inferiore  sen  fece 


l'anno  i8ox.  colla  falsa  data  di  Lon<fra  in  8.  In  proposito  poi  di  quello  che  in  questa 
Biblioteca  ti  asserìtce^  «vere  cioè  anche  Luigi  Alamanni  il  giovane  tradotte  questo 
MaitormUt  diceti  ettere  uno  tbaglio  del  Vooerio  incautamente  tegaitato  dal  iTontoiti- 
ni:  però  vera  tiasi  o  falta  l'assersion  dei  Vooerio  ella  fu  seguita  anche  dal  Quadrio, 
•  dietro  questo  dalP^rgelafi.  Una  tradusione  di  Gio.  Batista  Manmini  ten  pubblicò  in 
Bologna  il  1643.  in  4.  ma  dal  Maffoi  chiamati  molto  alterata,  e  dal  Quadrio  ti  dice  oko 
nofs  merita  il  pregio  di  comperarla.  Un'altra  dell'  abateFrance#coBeiia^Zio  te  n'enun* 
ciò  nelle  Tfoeelle  letterarie  dijirenze  roa.ò  ancora  inedita.  Impresso  •  pregevole  corto  ò 
il  volgari t «amento  degli  Amori  di  Dafni  e  Cioè  fatte  dal  conte  Gaspare  óozmi,  e  nella 
dedicatoria  promotta  alla  rittampa  fattane  qnett'anno  qui  in  PiiriMi  per  qnetti  stes- 
ti Torchi  de*  Fratelli  Gozzi,  leggesi  un  confronto  di  esso  colla  Tortiono  del  Cara  il 
quale  è  a  parer  mio  sì  giudisioso  e  si  giusto  ohe  ptaoemi  dì  crui  riportlarlo  ,«  ò  più  rioeo, 
,/Ia  trodtiah>ne  poi  primo  (  il  Caro  )  di  frasi  e  di  bei  modi  ohe  coti  bene  t'aeeosioiaao  ai 
f^  mostro  armonioto  volubile  linguafgio,  ma  vuoisi  un  pò  libera  nella  versione,  e  certtk- 
^,  mente  ancor  nel  costumai  quella  del  secondo  (  del  Cosci  )  ò  del  pari  nitida  ed  elegan- 
„  te  e  forse  ancor  più  fedele,  se  non  che  rispettando  ilpudore  ha  toppretse  con  garbo  qnel- 
4,  le  impure  situasioni,  le  quali,  al  dir  diDsogoiie^  chiamano  al  volto  delle  oneste  persone 
.»  i  colori  delia  virtù  che  ti  cruccia  e  torce  gli  ocohi  dagli  tpottao oli  lioonsiosi  „.  Ora  per 
soggiugnere  qualche  cosa  anche  intorno  all'autore  di  questo  romaaso  In  cui  l'amore  o  la 
semplicità  pastorale  dipinti  tono  con  tanta  graaia  e  tanta  maturaleiaa  noterò,  ohe  igno- 
rati il  tempo  in  cui  egli  vitto,  ma  ohe  sembrando  agli  eruditi  di  scorgere  in  alcuni  luoghi 
dalla  tua  opera  qualche  imitastoae  dilT/io^foro  autor  degli  Amori  di  Teagene  e  Caricrea 
credesi  che  scritto  abbia  dopo  di  lutto  perciò  essendo  questi  vissuto  sotto  l'impero  di  Teo- 
dosio e  do' suoi  £gli,  oioò  sul  finirò  dolIV*otuli'iaoominciaro  del  V.  tooolo  il  Lonfo  ver- 
rebbe ad  estere  vìssuto  oifoa  quest'ultimo.  Dirò  finalmente  che  il  tosto  originale  di  qucst' 
opera  usci  alla  luce  solamente  il  1598.  in  cui  Raffaello  Colomkani  il  fece  stampare  dai 
Giunti  in  Firenze. 


a65 

Disconi  poetici  in  difesa  di  Aristotele,  di  Francesco 
Buonamicì  (  centra  Lodovico  Gastelvetro  ).  In  Firenze 
per  Giorgio  Mar  escotti  1597.  in  4-  (a).  L.     8. 

Sposizione  della  Poetica  d'Aristotele  di  Orazio  Marta 
col  Gastelvetro.  «S/a  con /e  Rime  e  Prose  del  M  art  a  ^st^ra^ 
paté  in  Napoli  da  Labaro  Scoriggio  1616.  in  4*  * 

.Annotazioni  di  Alessandro  Piccolomini  sopra  la  Poo» 
tica  di  Aristotele,  con  la  traduzione  del  medesithò  libro 
in  lingua  volgare.  In  Venezia  per  Giorgio  Fariseo  j575. 

in  4-  (0^^/  9* 

cano  d'imbrogliare  la  verità  per  bod  darsi  mai  vinti.  E?  qui  appunto  lo 
colse  Francesco  Buonamicì  nel  libro  seguente,  dove  il  convinse.di  mol- 
ti paralogismi  e  sofismi.  Né  ci  voleva  altri,  che  questo  famoso  peripateti- 
co a  svaligiarlo  de'contrabandi^  che  porta  addosso.  Il  NisiéU  pure  gli  ri- 
Tede  i  conti  in  più  luogi  (  Progin.  a.  voi.  IV.)^  dandogli  del  sofista.  Di 
qui  si  può  riconoscere  il  gran  sogno  del  Moneta^  il  qual  nel  suo  BaUlet,^ 
t.  Vili,  partel.  p.  1 53.  ebboa  dire,,,  che  il  Cojfe/pefrò  per  segno  di  som» 
y,  missione  al  santo  uficio,  ristampò  la  Poetica  in  JSo^/ea,  purgandola  dai 
„  passi,  che  erano  spiacciuti  agl'inquisitori  „  •  Tutto  falso,  peróhè  le  mò*' 
desime  eresie  belle  e  lampanti,  si  trovano  in  amendueredis^oni^  per  ciò 
amendne  proibite  e  condannate  del  pari  dalla  santa  romana  chiesa. 

(i)  Il  Tasso  nelle  lettere  poetiche  {pog.  64*  )  prepone  in  maturità  di 
giudicio,  e  in  dottrina  il  Piccotùmìni  al  Òastehetro  (b*).  ha,  Poetica  del 
Piccolomini  si  trova  ancosa  da  sé  stampata  con  la  sola  versione,  e  sen«^ 
za  note. 

m 

(tf)  Il  Buenamìtì  in  qoeiti  yiii.  Bitconi  recitati  da  lai  oell^sccsdcmia  fiorcn^ 
tins  »  benché  scritti  contro  le  opposizioni  del  Cditclvetro  sUs  Poetica  di  Ariste' 
ar/r,  non  ebbe  riguardo  di  chiamarlo  dottissimo  e  di  dargli  la  lode  di  aver  „  se* 
cumalate  tante  contemplazioni  con  tanto  ingegno  e  giudizio ,  ancorché  per  moU 
te  altre  cose  egli  sia  da  essere  celebrato  questa  sola  lo  rendea  illustre  „•  Cosi  si 
parla  e  cosi  si  giudica  delle  persobe  di  merito,  benché  contrarie  alla  nostra  opi- 
nione, il  vincer  le  Quali  ne  torna  a  maggior  gloria,  dappoiché  le  avremo  coni- 
mendate  :  la  dove  all'opposto  avviliremo  noi  stessi ,  se  mostreremo  di  esser  ve» 
nuti  alle  mani  con  un  avversario  di  nessun  grido  e  valore. 

{k)  Non  Giorgio ,  ma  Giovanni  è  il  nome  dello  stampatore  Varisco  •  U  Picco^ 
lomini  dedica  il  libro  al  catdiaale  Ferdinando  dt'  Modici ,  che  fii  poi  granduca. 

{ò*)  Ma  lo  pospone  al  Castelvotro  nell'  entdi\ione  e  oell'  imotn^jioni  •  daodo  pe- 
rò a  questo  le  sue  eccezioni .  Sarà  bene  aver  qui  sotto  l'occhio  tuttto  quel  luogo  del 
Tasso,  ove  dà  il  suo  giudicio  sopra  qae*due  coraenutori  volgari  delia  Potticm 
di  Aristotele  in  una  lettera  a  Lucca  ScatakrinOf  che  di  dò  lo  aveva  riehiesto; 
„  Mi  risolvo  che  i  due  più  moderni  comeatatori  volgari  (  Piccolomini  e  Castel» 
„  vtff/o), siano  migliori  dei  tre  latini  (  Roòortellii  Maggi  e  Vettori)  ma  qual  fra 
„  i  vulgari  debba  precedere»  non  me  ne  sono  risoluto  .Aifaggiore  erudizione  e  ia- 
„  venziooe  si  vede  senza  alcun  dubbio  nel  Castelvetro,  ma  sempre  fra  le  sae  opi- 
M  nioni  meKola  uà  non  so  che  di  ritroso  e  di  fiuitsstico:  lascio  di  ruponar  di 

Tom.  /.  96 


±66 

L'Arte  poetica  d'Aristotele  volgarizzata  da  Bernardo 
Segni.  Sta  di  sopra  nella  Glasse  II.  Gap.  IL  insieme  eoa 
la  Retto rica  d'Aristotele,  tradotta  di  Greco  in  lingua 
vùlgar  Fiorentina  dal  Segni  (i). 

(i)  Qui  sarebbe  da  collocarli  la  Poetica  ò,* Aristotele^  comentata  dal 
cavalier  Lionardo  Suhimtiy  se  foste  io  luce  {a*)j  come  egli  in  più  luoghi 
della  sue  operé^  e  specialmente  nella  dedicatoria  al  duca  di  Sora  della 
sua  ediaione  L  del  Decameron  del  Boccaccio^  ed  altri  ancora  sulla  pa- 
rola iùa  ti  fecvrò  iperar  di  vederla.  Serba ?asi  a  penna  in  due  tomi  in 
foglio  presso  il  marchese  Pierantonio  Guadagni  in  Firenze;  ma  dacché 
fu  prestata  al  cospicuo  letterato  Valerio  Chimentelli,  non  se  n'ebbe  più. 
ntlo'tlii  O^ì  abbiamo  dalle  notiaie  della  nostra  accademia  fioreutiua 

„  ^atlU  MM  rsMi  di  aoider  eiascaiio  che  qieteo  è  yìcIo  dell'ippetiio ,  non  deiP 
99  kittUttto^»;  Viftio,  aggiteaerò  io  «ornane  ad  altri  critici  di  testa  calda  e  di 
giatoalAre  e  fiiroce.  Nel  Pi€€elùminì  (  U  Tmo  cootinuaa  parlare  ^«,  si  conosce 
M.aMg^r  natocità  e  fi>rsc  cm^ggior  dottrinala  miaor  enidiuoae  ,  ma  senu  dab- 
»•  Uo  dottrina  più,  aristotelica  e  più  atta  all'esposizioni  dei  libri  aristotelici ,,.  If 
Piccohmini  iielle  sae  Annot^ìonì  non  nomina  mai  il  Castdvetro  :  ma  certo  è  , 
clic  intende  parlar  di  Ikii  fta  quegli  Spì^sìtùri  in  lingua  nostra  »  che  sono  da  esso 
iaipagtiàti  •  Nelh  Polita  di  Paùh  Buri  non  mai  li  legge  nemmeno  il  nome  del 
Casiclvetrt  f  hèatht  dà  lai  beat  spesso  icnpagnato,  ma  egli  lo  ta  mostrando  adi- 
tb  con  l'aggimnto  del  Meda/test . 

(a*)  £  aùl  parimeais  avrebbe  labgo  la  Petdca  volgare  di  Ugùlino  Marulli  tc. 
KOTO  foi  di  Glsadi-pa,  della  quale  egli  parla  ia  ooa  lettera  a  Btneituo  Varchi  \ 
{Prosi  Fiorentine  part.  it.  toi.  I.  pag.  117.)  donde  anche  si  ricsra  »  che  egli 
nel  if)7.  era  studente  in  Padova  sotto  la  disciplina  di  Francesco  Frigimelica . 
Qael  Carlo  »  cui  lasciata  aveva  in  Firenze  la  sna  Poetica ,  non  mai  stampata ,  era 
pttÀkUlaiéllH!  Cerri»  Stro^P  •  dsposhario  aioiilcaeate  d'atri  sooi  scritti  «  come  di 
alcottt  Stàtici  »  fci'tieolite  QiitNtiièe  d^émere  e  delta  «as  tradosiooe  dcU'  oraaioae 
toBiana  per  M.  MatcMe  • 

CAPO    HI. 


■(  ■ 


Spontori  volgari  della  Poeticu  (a)  latina  d^Orano. 

Jja  Poetica  d'Orazio  tradotta  da  Lodovico  Dolce  (in 
tetso  sciolto).  In  Venezia  per  Frantesto  Sindone  i535. 
in  ^  (h)^  L«    6» 

{a)  Crttttde  òbUlgkdottt  aftthe  qui  tbMaaiO  ft  chi  tie  avvertitce  che  fi  Peeticd 
dtOftfWo  è  latina. 

{i)  Élla  è  dtditm  dal  Dàltr  t  Pittfo  Aretino .  L*àniio  seguetitt  st  ftt  fece  o^ 
fin  nltaM^a ,  setixi  kioart  di  ttaiApatort ,  ia  8. 


a67 

*  E  Go^ Sermoni,  •  c<m  le  mortli  epistole  d^OrMio. 

In  Vinegia  presso  il  Giolito  x549*  in  8.  (a).     \    Lb     ta« 

La  poetica  d'Orazio,  tradotta  in  ottava  rimai  da  Sci- 

Sione  Ponzo,  con  la  sposizione  de' luoghi  più  oscuri.  In 
Tapoli  per  Gianjacopo  Carlino  i6ro.  in  4-  (h).  7. 

L'Arte  poetica  d'Orazio  volgarizzata  (  in  verso  sciol- 
to )  da  Pandolfo  Spannocchi  (  il  vecchio  )  con  19,  giunt» 
del  Rapimento  di  Proserpina  di  Glaudiano,  tradotta  da 
M«  Antonio  Ginuni.  In  Siena  nétta  Stampérin  4^1  Pn^ 
Meo  {ìji'l^)in^.Cc).  4* 

La  Poetica  d^Orasio  tradotta  da  Lodovieo  Lepo«>eo 
(  iri  Terso  sciolto  ).  In  Rfifha  per  Ffi^ncesco  PòrbéltetU 
i63o.  in  8.  (i)(^.  ..       5  5u 

(1)  Il  Zie/?oreo. nacque  in  Brugnara,  castello  rinnomato  del  Friuli,  det* 
to  anche  Brugnera^  e  in  latino  Bmgnarìai  e  la  sua  famiglia  si  trova  in 
Udine.  Fu  ozioso  inventore  di  componimenti  fantastici,  pieni  di  rime  va- 
rie, tutte  insulse,  i  quali  egli  chiamò  L^pareambi^  e  fu  il  primo,  e  l'ul- 
timo a  stamparne  assaissimi.  Il  Crescimbeni,  che  di  lui  ha  ragionato  più. 

{a)  Qaesta  trsdaiiooe  di  Oroffio  (atti  dal  Dólctia  verso  sciolto,  la  sttiHptti 
dal  GiòliH  nel  ijSf*  ^  ^^^  ^^  ^^  ^S49»  come   mote  il  FMiémm;  e  la  dm- 


cazione  del  Dolce  a  Bernardino  Ferrari ,  essendo  ia  d^ta  del  dì  priioe  di  Mi^io 
iffS.  monra.  che  prima  di  qaest'anao  l'opera  aon  fesse  uscita  alta  sumpa.  H 
▼olearizzamento  della  Poetica  in  qaesta  edizione  del   Giolito  è  assai   difcrso   da 

<l«cIlo»  cbe  Al  sumf^^  la  pfiq»«  volta  o4  'I5ì1-  U  Jh^ r  9m¥^  ^  Wiifì^ 
inatara,  stimò  bea«.  diÙTcdcre  f  di:€orH|0»«  ciòi  dkf  ira  jpra^  dd'pfU^icMOi 
deU*€tà soa giounile •      ..  ..  .^f>i  o-     ^.^ 

(kj  Ko^'  sotsmcot^  promstta  il  titolo  del  libr^  la  sposiziMa  dc!.4ii4g)M  ftfl  i» 
scuri .  e  più  accessarj ,  «la  le  regole  ancora  dtll'ane  poetica  •  U  cogiiooie  di  qiii^ 
ato  tradattoi^e  i  Paa^^,  e  cosi  egli  lo  Ktive  in  f\ik  laggki  del  suo  volgarizsameo^ 
to  :  ma  nell'^/^5iì  forsennato ,  sua  iavoU  bosciuiaccia  stampala  io  Napoli  dal  C#fw 
lino  ttfl  K^i*  in  iz»  egM  si  cbiamii  jPa#;io.  U  fontanim  i  il  solo,  cke  di  jao 
capo  lo  dica  i^o/i^  • 

(ci  i/anoo,  io  cui  fa,  impresso  questo  libro  4*1  Bonetti  aella  Si4mpHia4A 
PuhUico,  fu  il  X714.  e  noa  il  1717-  L'iacomro  irequenu  di  al  fatti  sbi^i  dà.A 
conoscere  la  poca  attenzione,  .con  coi.  fa  compilala  qaesta  JBiUioteea  italiama:*  La 
prefazipnc,  che  fi  si  legge  a  nome, dello  staippatora*  &  Ia?oro  del  dottor  CUu» 
dio  Vaselli f  già  professore  di  medicina  pello  stadio  di  Siena  sua  patria*  Il   toI» 

§arizxamcnto  del  ? eccbio  Pandolfo  Spannocehi ,  detto  il  Tenace  ociU  nostra  acc»* 
ernia  dcgl' /airoa^ii ,  ben  meritSTa  cbc  il   giovane  Pandolfo  Spannocchi^  datso 
V Albagioso  intronato,  nipote  dcU'aitro.t  dopo  IJCX.  e  più  anai  gli  facesse  godere 

la  pubblica  loce  .  

{i)  Degna  assai  più  d^  questa  di  4#deviÌS0'  teporeo^  da  Bt^gnara,  mencorata 
dal  Fontanini  in  grazia  della  comooa  patria  dei  Frinii  %  sartbbf  stata  •  benché  ine- 
dita ,  la  Tersione  della  Poetica  di  Ora\i$  %  laf orsta  a  modo  di  paràfrasi  da  Agno- 
lo Firenzuola,  il  quale  nella  sua  lettera  alla  ttoUli  doM^H  praHsi ,  scitta  io  Gen- 


L'Art©  poetiba  d'Orazio,  voltata  in  prosa  e  in  verso 
sciolto  da  Serto  rio  Quattromani.  Sta  con  le  sue  opere 
pag.  245. 

Tolte  {Istoria  toni.  I.p.  75.  ediz.  II. )t  porta  qualche  esempio  molto  an- 
teriore al  Leporeo  di  tali  poesie,  stranamente  rimate.  Gairiel  Naudeo 
nel  sao  Dialogo^  altrove  da  me  citato,  col  nome  di  MAScurat,  mette  il 
Laureo  tra  i  professori  di  memoria  artificiale. 

.sajo  t  f  41*  promise  di  rotei  pobbUcarla  in  ooella  prostims  stste  :  tUa  qvsle  prò* 
nesss  dipoi  egli  non  msi  soaditfiece .  Le  altre  poesie  scsnpsce  del  Ltp^reo^  lo 
stesso  Pùmténdni  le  qualifica  per  tutte  imsulst .  Se  la  saa  tradiuione  delia  PoettCM 
di  Onnpo  corrisponda  io.  nerko  ad  altri  suoi  compoaimeati ,  che  lio  sotto  l'occhio, 
non  posso  fbrnisrtte  giadicio ,  per  non  STcrla  vedau .  Si  hanno  altri  tradattori 
della  steMS  Poetica  :  ma  mi  astengo  dal  meotoTarli  »  per  non  fielarc  cesi  soTcnte 
hi  l^c  f  slla  qaale  yolontariaaieQte  mi  sono  astretto . 

CAPO    IV. 


L 


Poemi  Epici. 


Orlaudo  innamorato  di  Matteo  Maria  Boiardo  Con- 
te di  Scandiano  (libri  III.  ).  In  Venezia  per  Pietro  Nic^ 
colini  da  Sabbio  i539  in  4«  {a).  L.     io. 


ìnàmorato  del  Bojafio  dairedisioae  del  in 9*  ^  ^^^  pinttosto    dalla   pre- 

ifif.  oè  perchè  Usci  di  riportare  le  molte,  che  prima  fiirono  prodotte^ 

rion  di  tempo  a  qtielle  dell' Oriniti»  furioto  òiW  Arioito  .  Credo  pertanto 

I  sarà  per  dispiacere  ai  leggitori  I*  aver  qai  la   notiaia  \  se  non    di    tntte» 


{£)  Non  so  per  qaal  cacone  il  Fontdmni   cominci  qoi  a  dar  contesta  dell'  Or- 
iemio  imnàmormo  del  Bojario  dairedisione  del  in 9.  e  non  piuttosto    dalla   pre- 
cedente  if  1 
ed  anteriori 

che  non  sar_  ^  _.       ,^  ^^  ^_     _    ,  __  _.    , 

almeno  di  alcone  delle  più  vecchie  ediaioni  di  qaesto  Poema  del  BojariOp  le  quali 
per  esser  rarissime,  sono  conosciate  da  pochi  • 

Libro   primo    (   secondo    e    terso  )    dell'  Orlando     innamorato    composto    per 
Mattee  Maria  Bojardo  conte  di  Scandiano  ,  tratto  dall'/jroritf  S  Tarpino  arcire. 
SCÒTO  Remense  e  dicato  airillnstrissimo  signor    Efcuie  Estente  daca  di  Ferrara. 
In  Scandiano  (  per  Pellegrino  d^  Pasquali  )  non  so  se   io    4     orvero    in  foglio  • 
Dell'anno  altresì  sono  incerto»  ma  probabilmente  fa  tra  il  14^^  e  'l    i49f* 

Mi  son  fatto  lecito  questa  Tolta  di  riferire  la  saddetta  editione,  benché  da 
me  non  Teduta ,  appogsiaco  anicamente  a  non  dispregeroli  conghiettare.  La  dissi 
fii|tta  in  Scandiano  col  fondamento  degli  aitimi  dae  Tersi  del  seguente  Epigramma 
dì  Antonio  Carafa  reggiano,  in  cui  s  introduce  Or/tf  fio  ,  che  cosi  parla  al  lettore: 

Ante  sita  &  feedo  tectus  tqualore  jaceham , 
Tamquam  caucaseus  tarmaticusque  forem. 
A$t  uhi  M'*  cecinit  Bey  ardi  lingua  diserti  9 

Rholandus  toto  claras  in  orbe  feror. 
JRditut  ante  fui  :  veram  imperfectus  :  ad  unguem 
Bic  scriptam  historiam  ,  gestaque  nostra  legis  . 


5^69 

*  Seguono  altri  libri  III.  aggiunti  a  quei  tre  da  An- 
tonio degli  Agostini.  In  Venezia  per  Giovanni  Antonio 
e  Pietro  Niccolini  [544-  ^^  A  (0  (^)*  L*     4* 

(i)  Antonio  Carafa  da  Reggio  òon  una  lettera  latina  dedica  ì  libri  III. 
del  Bojardo  a  Camillo  di  lui  figliuolo,  sotto  il  di  xtiii.  di  Maggio  del 
1495.  Segue  un  epigramma  in  lode  dell'autore  e  dell'opera  con  sonetti  v. 
di  Antonio  Pistgja^  e  di  Tommaso  Mattacoda.  Il  Crescimieni  {I stona 

Tenia  Boyardus  vix  lustra  Camiilus  agehat  • 
Scamdiani  impressa  hac  monumenta  mea. 
Qoefci  due  ultimi  versi  dell'  Epigramma  del  Carafa  mi  aprono  strada  a  scoprir 
▼crità  e  a  (ormar  coaaetturc  •  1.  Che  certamcnie  a  Scandiano  si  fece  la  prima  im- 
pressione del  Poema  dei  Bojardo:  i.  Cke  allora  il  conte  Cammillo  Bojardo ^  fi- 
glinolo del  conte  Matteo  Maria ,  che  già  nel  1494.  era  morto,  ti  trovava  appe- 
na nel  sao  terso  lustro  o  sia  di  zt.  anni,  essendo  nato  probabilmente  nei  1480. 
o  l'anno  dappoi:  f.  Che  l'anno  dell'impressione  fu  circa  il  1496*  reggendosi  neli' 
anno  149;.  scritta  la  lettera  latina  del  Carafa  sl\  conte  Cammillo  ,  citata  dai  F^ìT* 
tanini  e  che  si  trova  nella  trascurata  edizione  ifjy.  4*  Che  lo  stampatore  dell* 
opera  altri  non  potè  estere  ,  se  non  Pellegrino  de'  Pasquali ,  il  quale  era  il  solo  che 
tenesse  stamperia  a  Scandiano  in  tempo  del  conte  Cammillo  .  Dai  torchi  di  lui 
uscirono  in  quel  torno  altre  opere  tutte  in  bei  caratteri  impresse  e  in  particolare 
Appiano  Alessandrino  delle  guerre  civili  dei  Romani  nel  i49f*  e  dipoi  la  secon* 
da  volta  nel  1499*  in  cui  pure  uscirono  gli  Statuti  delle  terre  e  de' luoghi  del 
conte  e  cavalicr  Giovanni  Bojardo^  Tuno  e  l'altro  in  lingua  latina  in  foglio.  Lo 
stesso  Pasquali  in  compagnia  di  Gaspero  Crivello  stampò  ancora  nello  stesso  n»- 
bil  castello  di  Scandiano ,  ora  principato  della  casa  ducale  estense  1'  anno  i  f oo. 
in  4«  il  Timone ,  commedia  dello  $ttt»o  autore  dell'  Orlando  innamorato .  Io  sin 
qui  avea  formate  e  distese  queste  mie  congetture ,  allorché  l'amico  mio  dottor  Ba» 
rotti  con  una  sua  lettera  dei  ij.  Mano  1747.  mi  avvisa  Tenir  assicurato  da  Scan. 
diano 9  come  Cammillo  Bojardo  figliuolo  di  Matteo  Maria ^  mori  d'anni  ztiii, 
nel  1499.  Era  egli  dunque  nato  nel  1481.  e  come  a  istanza  di  lui  fu  stampato 
V  Orlando ,  quando  appena  era  nel  zv.  anno  dell'età  sua ,  ne  siegue ,  che  il  Poe^ 
ma  andò  sotto  il  torchio  Terso  il  1496.  e  in  quel  torno  se  ne  compiè  l'edizione» 
assistita  e  lodata  da  Antonio  Carafa. 

*  Tutti  i  libri  dtW' Orlando  innamorato  .  In  Venezia  per  Giorgio  de*  Rusconi 
ifo6.  in  4. 

In  (jucsta  edizione  dopo  finito  il  terzo  e  ultimo  libro  del  Bojardo,  sta  impret* 
so  il  libro  quarto»  cioè  il  primo  di  Niccolò  degli  Agostini,  senza  che  però  ti  si 
sì  osservi  »  né  avanti  né  dopo  il  nome  di  lui  e  dopo  tutto  tì  sono  »  oltre  all'  i?- 
pigramma  del  Carafa  ,  tre  sonetti  in  lode  del  ooeta ,  due  di  Antonio  Pistoja  e 
l'altro  di  Tommaso  Mattacoda:  e  questi  probaoilmente  saranno  anche  nella  prì* 
ma  edizione . 

*  Impressum  Mediolani  apud  Leonardum  Vegium  iff|.  in  4.  edizione  confor- 
me alla  precedente ,  in  carattere  corsivo  »  detto  volgarmente  gotico ,  laddove  la 
Veneiiana  è  in  carattere  quasi  tondo  • 

{a)  Falla  qui  Monsignore»  primieramente  in  chiamare  V Agostini  col  nome  di 
Antonio  in  cambio  di  chiamarlo  con  quello  di  Niccolò  i  secondariamente»  in  dire 
aggiunti  a  questa  edizione  di  tre  libri  dtW Agostini  a  quei  écì  Bojardo  ^  quasi  che 
essi  non  si  trovattero»  non  solo  in  altre  anteriori  edizioni»  ma  ancora  in  quella 
del  Niccolini  if|^.  ricordata  da  lui  in  primo  luogo. 


2.'^0 


tom.  IJI.pag.  329.  ediz.  II.)  non  potè  rìpesoara  il  prenome  di  quesM 
Pistoja  {a*).  Avanti  al  libro  I.  si  dice,  che  il  Bojardo  trasse  l'opera  aii« 
dairistoria  di  Tarpino,  dedicandola  a  Ercole  /.  duca  di  Ferrara^  e  che 
questa  edizione  è  presa  dall'originale  ed  accresciuta.  L'^^05^ì/ii  in  fine  di* 
ce  di  aver  composti  i  suoi  libri  III.  nel  breve  spazio  di  dieci  giorni,  e  ciò 
in  grazia  di  Niccolò  Zoppino^  che  ne  fu  lo  stampatore  antecedente  al 
Niceolini  {k*),  come  dice  in  questa  ottava,  che  manoa  in  altre  edisdoni: 

Non  perchè  degno  sia  di  pletro  d'oro. 
Non  per  acquistar  fama,  onore  e  gloria. 
Non  per  voler  coronarmi  d'alloro. 
Non  per  laeciar  di  me  qualche  memoria  1 
Non  per  accrescer  di  Parnaso  il  coro. 
Composta  ho  all'improviao  questa  istoria 
In  dieci  dì;  ma  per  lo  mio  Zoppino 
Niccolò,  s^glo,  accorto  e  pellegrino. 

(4*)  Noo  è  Tcco ,  che  il  Caufn  dedichi  «  Cammilh  i  tn  libi  del  Bajéféa  tue 
padie  coIU  lettera  latina  roentoyaita  dal  Fontani/li  •  Il  Csrafa  altro  quiii  noa  fii 
che  lodare  la  pietosa  core  del  conte  CammiUo  di  dare  alla  luce  l'opera  del  padre 
e  far  %\  che  viva  nella  mcoiorìa  de'  posteri.  Ntseio  quid  hoc  umpQu  ^€uadÌMi 
4ftrfi  miki  pomsset ,  Cdmilh  grndùssimè ,  quam  qu/od  unscrim  te  Rht^UBdi  mm^ 
ré$  9  qu0f  piéniisiimiu  pater  tmus  eo  edidii  ingemQ  »  m  hac  4t4te  vix  etiud  ^pus 
atmuf  métgit  deciderei  ^  exéuù$9ÌmM  tum  eura^  ium  indtistria  imprimendo  cnure^  ex 
fU9  n$M  pérum  Uudie  te  meueuiurum  ìutud  dukie  existimo  •  £  segue  a  lodar  qucLa 
impteiadfl  principio  al  fine  della  lettera,  j^iogoendo  in  testimonio  delle  obbti* 
gaaioni  proprie  verso  il  padre  e  il  figliuolo  un  epigramma  io  commendaaiocie  del 
primo  che  comincia;  GraM  si  lyricis  debetur  vmtlbus  ulUx  e  trovasi  non  solo 
«alla edizione  prima»  ma  anche  in  qaella  del  ifjf.  insieme  colia  lettela  latina* 
che  k  dM  Migìi  XF.  Céklenda$  Ju9ii.  Ani^  V9mÌMàMXCCCXCV. 

A  torto  poi  il  FoHtéiùni  ^U  la  uccia  al  Creeeimbeni  di  non  aver  potuto  ripesca* 
re  il  presemi  .df  1  PisfoU  e  si  fa  ballo  per  averlo  qui  ripescato  in  quello  di  Am^ 
iMi«#^,«  Se  per^  egli  si  Iìmsc  degnato  di  dare  un'occhiata  alla  pag.  3|o«  che  viea 
dietro  immediata  alla  citata  da  lui«  avrebbe  veduto  che  il  Crenlmbeni  noo  solo 
erede  di  potar  dare  il  prenome  di  Antonio  al  Pistoja  •  ma  creda  ancora  di  poterle 
dire  di  casa  Vinci.  £  adir  vero,  costui  altri  non  era.  se  non  quell*  ^/iioni^  Fin* 
€i%  soprannomato  il  Pistoja  dal  nome  della  sua  patria,  di  cui  oltre  a  varie  poesìe 
si  ha  alle  stampe  una  tragedia  in  terza  rima  intitolata  Filostrato  t  P enfila  t  de^ 
dicaia  da  lai  ai  dnca  Ercole  /.  di  Ferrara  •  stampau  più  volte  in  Vene%iés .  doè 
per  Manfredi  Bono  da  Monferrato  n^l  x;o9.  eper  Giorgio  de'  Rmscw  nel  rfxé. 
e  lo  stesso  anno  per  ^^/càioff^  Sessa ^  sempre  in  8.  L'argomento  della  tragedia  « 
inutati  i  nomi  di  Guiscardo  e  Gismonda  in  quelli  di  F ilio sir aio  t  PanjHa,  è 
preso  dalla  novella  I. dcllaGiornata  xv,  del  Boccaccio. 

(b*)  Tre  libri  composti  nel  breve  spazio  di  dicci  giorni  ?  Di  grazia  per  averlo 
a  ccedere  »  andiamo  adagio  •  Ciascuno  di  questi  tre  libri  è  diviso  in  più  Canti.  Il 
primo  ne  comprendo  XI«  il  secondo  oe  abbraccia  XV.  il  terzo  ne  contiene  VII» 
In  tutto  sono  Canti  XXXIII.  £  XXXIII.  Qinti  nel  breva  spssio  di  dieci  soU 
giorni  composti?  fate  che  ce  lo  attaati  lo  stesso  Agasùm.  che  li  compose;  e 
perdi»  nel  UbfO  MYEloquen\a  senz'altra  esamina  gli  si  dà  piena  fede.  Veggia- 
ma  però»  sa  il  £mo  sia  veramente  cosi.  I  tre  suddetti  libri  che  continuano  l'Or^ 
landt^  irtaamérekko  t  composti  dopo  la  morte  del  Bojerdo»  non  iurono  pubblicati 
unitamente,  ma  separatamente  9  TuDO  dopo  Kaltio  e  in  tempi  molto  difcrai»  llpri- 


Il  Bojardo  cita  passim  Tu/pino ,  cht  pao  dirti  YApoìlàthro  d«llt  potM 
TomanBa  d'Itali»»  e  conclude  1  suoi  libri  III.  con  qu«sfa  étanvtt,  ckt  ci  dà 
l'epoca  del  tempo,  in  cui  terminò  l'opera: 

Mentre»  che  io  canto  (oimè^  Dio  Redentore!) 

Veggio  l'Italia  tutta  a  fiamma  e  a  fuoco 

Per  questi  Galli^  che  con  gran  furore 

Yengon  per  dilettar  non  so  ohe  loeo; 

Però  ti  lascio  in  questo  vano  amore 

Di  Fiordispina,  ardente  a  poco  a  poco: 

Un'altra  fiata,  se  mi  fia  concesso, 

RacoonteroTvi  il  tutto  per  espresso. 
Ma  poi  non  ne  fece  altro,  per  esser  morto  in  Regghò^  capitano  della  fer^^ 
tezza,  ai  nn.  di  Febb.  del  i494-  (Giornale  dé^  letterati  d'Italia  f •  Xi  1 1  .p. 

mo»  chiaiDtto  qasrto  dedicato  dsll'^SjSinai  ^Frmnetsiù  IL  Sforma  dacsdi  Aff7tf- 
<n#»  uscì,  come  gU  s'è.Tcdato,  alla  Tace  iasìeme  co' tre  libri  del  Sùjardoìn  Vg- 
n^itf  ael  1506.  e  poscia  in  Milano  nel  151).  Il  secondo  libro  ét\ì^  Ag^tini 9 
cbiamaco  «quinto,  ni  scritto  da  esso  dieci  anni  dopo  il  primo  e  lo  dice  egli  stes* 
so  nella  prima  stanza  di  q^acsto  libro,  dedicato  da  lai  a  Éartolcmmeo  Liviano  gene- 
ral capitano  della  signoria  di  Vintfia^  il  quale  mori  nel  inf*^  P^'^  ^  da  crede- 
re cht  poco  prima  di  quest'anno  V  Agottini  lo  STCsse  messo  alle  stampe;  e  for- 
se il  Zoppino  ne  fu  lo  stampatore,  poiché  questi  gli  fece  istanza  di  proseguir 
i opera  e  di  condurla  a  finimento.  Il, terzo  libro  chiamato  io  ordine  sesto  e  ulti- 
mo» usci  senz*  alcuna  dedicazione  dopo  l'anno  ifif*  dalla  stamperìa  dello  stesso 
Zoppino  ,  che  antecedentemente  avea  già  stampati  i  due  altri .  Corsero  pertanto 
uadici  anni  almeno  tra  la  pubblicazione  del  quarto  libro  e  quella  del  sesto;  laon- 
de non  può  esser  vero ,  che  V Agostini  avesse  composti  i  suoi  tre  libri  sll'improv- 
iriso,  e  nel  breve  spazio  di  dieci  giorni  in  grazia  del  suo  Zoppino;  e  se  ia  aueU* 
ottava  riportata  dal  Fontanini  il  poeu  afferma  di  averlo  (atto  in  tempo  cojU  ri- 
stretto, questo  si  dee  sanamente  iauodere  del  scio  sesto  e  ultimo  lioto  e  non 
mai  aochie  dei  due  pteoedeoti  tanti  snai  prima  già  scritti  e  pubblicati  da.las. 
Il  Zoppino^  che  era  ferrarese ,  ma  non  fjà  V Agostini  »  che  era  Teoeziano»  benchi  da 
altri  sia  stato  asserito  diverssmcate,  usò  stampar  ano  per  volta  e  in  varj  tempi  i 
tre  suddetti  libri  dell'amico  poeta:  in  prova  diche  dirò  aver  vedutoli  quarto  li. 
bro  impresso  da  lui  nel  in'*  il  quinto  nel  iyi6.  e'I  sesto  nel  i$x9>  e  questi  e- 
reno  uniti  agli  altri  tre  dei  Bojario  nella  impressione  seguente. 

*  Libri  tre  di  Orlando  innamorato  ec.  in  Viaggia  per  Niccolò  d'Aristoteli  det» 
to  Zoppino  ferrarese  if||.  io  4. 

^  È  ivi  per  Agostino  de'  Bindoai  if^S.  in  S* 

^  £  ancoe  per  Piero  Niceoliai  da  Sahbio  1^9.  in  4. 

*  B  di  naovo  per  Giovanni  Antonio  e  Pietro  Niccolini  i  f 44*  in  4' 

Altre  edizioni  potrei  rammentare  di  questo  poema  romanzo  dei  Bojardo  e  dell' 
Agostini ,  fatte  dal  lappino ,  dal  Viano  •  dal  Bonelli  e  da  altri  »  ma  credo  che  es- 
ser possane  soficienti  le  già  riferite  •  Prima  di  avvanzarmi  ad  altro  *  mi  trovo  in 
debito  di  moscracc  che  ì  Agostiài  creduto  sin  ora  ferrarus,  fii  ?erameote  vene- 
\iano  .  li  solo  fondamento,  per  cai  eli  viea  data  Ferrara  per  patria  »TÌen  stabilito  so- 
pra l'autorità  di  Franceseo  Parriy  •  il  quale  nella  dedicazione  della  su%  Poetica  ìsto* 
riale  a  Lncr€%ia  d*Este  duchessa  d' Vrhusa  ,  lo  dice  espressamente  ^irarese  .  Non  bado 
qai  al  Crescimheni  che  cel  vuole  far  credere  da  Forlì  senz'addur  ragione  che  appaghi. 
A^  oiuno  certamente  dona  darsi  maggior  credenza  t  che  allo  stesso  Agostini  «  £- 
gli  in  quella  saa  opera. scritts  in  ottava  rima  coi  titolo.  Li  stsceessi  beilkci  segniti 
ncir  Italia  dal  1505.  sino  si    i;ii.  stampita  in    Tcac\l4  il   Niccoli   Zoppinn 


^7^ 

^9^.)  metìtre  Célrlò  Vili,  re  di  Francia  calato  in  Italia  andò  alla  con* 
quista  dì  Napoli^  e  delle  terre  di  qaà  dal  Faro^  comprese  sotto  il  nome 
di  regno  di  Sicilia^  che  è  proprio  solamente  dell' itoia^  anche  secondo  il 
manifesto  divulgato  ai  xxi  i.  di  Novemb.  del  i494-  ^^^  medesimo  re  do* 
pò  giunto  in  Firenze  (Godefroy  Hist.  de  Charles  VlII.pag.  a5a.).  Una 
impressione,  più  antica  dell'accenuata,  ne  fu  fatta  in  Milano  à^L  Lionar^ 
do  Vegio  nel  i5i3.  in4*-  Adunque  il  Bojardo  fu  alla  nostra  poesia  ro- 
manza qual  fu  Pisandro  con  la  sua  JErcoleide  alPepica  greca  (Ger.  Jo. 
Vossius  de poetis graecis  cap.  Ili,  Olimp.  xxxiii.);  poiché  all'^rioi^o 
in  principal  lliogo  suggerì  il  gran  pensiero  del  suo  Orlando  con  relazio- 
ne a  quello  di  esso  Bojardo^  da  cui  egli  prese  i  nomi  de^suoi  personaggi 
con  l'autorità  di  TurpinOy  alla  quale  entrambi  festevolmente  si  apog- 
giano (a*). 

Xfif.  in  4*  più  voice  nomina  i  ferraresi»  ne  mai  dà  il  minimo  indivo  dì  esser 
di  qaelle  parti;  ma  più  volte  con  lode  ?i  parla  dei  veneitani  e  nostri  li  chiana 
nei  XVIII.  Canto  e  nel  V.  o?e  pare  asserisce  di  esser  anch'egli  membro  del  cor- 
po loro:  ma  più  chiaramente  nel  XVII.  esaltando  il  valore  di  on  certo  capitano 
di  filati»  detto  Baldissera  o  BaUassare  che  dir  doveva,  lo  chiama, 

Compairiotto  veneto  gagliardo  • 
In  fendo  di  aa  picciol  libro  di  poesie  di  Cristoforo  Fiorentino  detto  1*  Altissimo 
Poeta t  stampato  in  8.  in  Venezia,  senz'anno  e  stampatore,  ma  certamente  ver- 
so il  ifio.  stanno  componimenti  di  diversi  in  lode  di  quel  poeta  e  tra  essi  v*è 
un'  ottava  dei  suddetto  Agostini  ,  ove  egli  si  intitola  ,  Nicholams  de  Angnsttnis  ve- 
nettts . 

(41*)  Pisandro ,  primo  di  questo  nome ,  poiché  due  altri  poeti  cosi  chiamati  fio- 
rirono in  Grecia ,  fu  il  primo  che  con  la  sua  Ercoleide  scrivesse  in  verso  le  prò* 
dezze  di  Ercole  :  ma  il  Boiardo  non  si  può  propriamente  chiamare  il  primo ,  che 
cantasse  quelle  di  Orlando  ;  poiché  ,  omettendo  certi  poetastri  di  poco  o  niun  nome, 
che  Io  presero  per  soggetto  ae'Ioro  scipiti  componimeni  contemporaneo  certamente 
al  Bojardo  h  Luigi  Pulci  ^  che  di  Orlando  e  degli  altri  Paladini  della  corte  di  Car» 
lo  Magno  trattò ,  come  è  noto  nel  suo  Morgante ,  dove  anche  dal  falso  Tarpino 
trasportò  in  esso  molte  invenzioni .  Lo  Speroni  che  in  grazia  ferse  di  Bernardo 
Tasso  •  il  quale  sottopose  al  giudicio  di  lui  il  suo  Amadigi  avanti  di  pubblicarlo» 
disse  poco  bene  òtW  Orlando  àtW  Ariosto  ^  anzi  cosi  svantaggiosamente  ne  scris- 
se in  una  lettera  al  medesimo  Tasso ,  che  avendola  io  letta ,  scritta  di  mano  di 
lui  •  non  oserei  qui  registrarla  :  si  dichiara  fra  l'altre  cose  di  esser  rimasto  scaa- 
dalezzato  che  V Ariosto  avendo  tolto  dal  Bojardo  l' invenzione  e  la  dJ^KMizione 
del  suo  poema  e  i  nomi  dei  cavalieri  „  si  sdegna  di  nominarlo ,  o  per  dir  me. 
„  glio  non  osa ,'  temendo  col  nominarle  di  far  accorrere  il  mondo ,  che  egli  tal 
,»  tosse  verso  il  Bojardo  qual  fu  Martano  retto  Griffone ,  E  in  altro  luogo  v^P^ 
„  re  Tom.  V.  pag.  f  xo  )  dice ,  che  il  poema  dell*  Ariosto  è  bello  e  piacevole  , 
così  a  dotti ,  come  a  indotti ,  mercé  di  tale  (  del  Bojardo)  a  cui  il  poeta  unto 
più  fe  ingrato,  quanto  più  era  tenuto ,  concludendo  altrove ,  che  senza  del  Bojardo 
V  Ariosto  non  sarebbe  ito  in  cent*  anni  (*)„.  Più  modestamente  parlò  di  questi 
due  poemi  Torquato  Tasso  nel  suo  Discorso  del  Poema  eroico  (  Lib.  III.  pag* 
il.  ediz.  di  Nappa),  mettendo  l'uno  al  paragone  dell'altro:  ,.  1'  Orlando  inna^ 
„  morato  e  '1  furioso  non  sono  intieri  e  sono   diftettosi    nella  cognizione  di   quel 

(*)  Lo  Speroni  non  solo  ditte  poco  bene  àeìVOrlmndo  àeìVAriostò,  ma  non  lodò  nem- 
meno U  ùorusalemme  del  Tasto,  e  fh  per  fino  poco  favorevole  f iadisio  à^ìVEntido  di 
Virgilio*  y.  Sorasti  Vita  del  Tasso  Tom.  i.  pa^.  217.  »i8. 


t» 


173 

*  Riformato  da  Lodovico  Domenichi,  In  Veneziaper 
ConUn  da  Trino  i553.  e  i565.  in4*  L*      i5. 

*  E  in  Veneziaper  Michel  Bonella  1576.  in^.  {i)(a).io. 

(i)  Qaeste  sono  le  migliori  edizioni  de'libri  III.  del  poema  del  conte 
Bojardo,  a  rifare  i  quali  mise  mano  Francesco  Bemi;  ma  il  suo  rifaci- 
mento,* più  volte  stampato,  in  Venezia  du* Giunti  nel  i54i*e  i545ìa 
4-  ,  (*)  e  in  Milano  da  Andrea  Cal%H>  nel  154^.  pure  in  4' 9  P^^  1^  sue 
scandalose  e  buffonesche  interpolazioni  si  rendette  meritevole  della  cen- 
sura di  chi  presiede  alla  chiesa  universale  con  suprema  autorità  nelle  co- 
se della  religione,  e  della  morale  cristiana  {b*)>  Quindi  è,  che  quelli,  i 

»  che  loro  appartiene  •  Manca  al  Furioso  il  principio  ;  maoca  ali'  lunéimorato  il  fi- 
„  oe  :  ma  nell'ano  non  (a  difetto  d'  arte ,  ma  colpa  di  morte  ;  nell*  altro  non 
„  ignoranza ,  ma  elezione  di  finire  ciò  che  dal  primo  fa  cominciato  •  Che  1'  /«• 
„  namoruio  sia  imperfetto  non  fi  fa  mestieri  proTa  alcana  ;  che  non  sìa  intiero 
„  il  Furioso  è  parimente  roanifiesto ,  perocché  se  noi  Torremo  che  l'azione  prin* 
n  cipale  di  qael  poema  sia  l'amor  di  Ruggiero  yì  manca  il  principio  :  se  Tor- 
,9  remo  che  sia  la  gaerra  di  Curio  e  di  Agramunte  parimente  il  princìpio  è  de- 
„  siderato. .  -  Ma  sì  dee ,  come  ho  detto  ,  consWerare  l'Oriundo  Innamorato  •  e  'i  Fu» 
M  rioso»  non  come  dae  libri  distinti ,  ma  come  an  poema  solo ,  cominciato  dall'ano  e 
n  con  le  medesime  fila  ,  benché  meglio  annodate  e  meglio  colorite,  dall'altro  poeta 
„  condotto  al  fine:  ed  in  onesta  maniera  riguardandolo  ,  sarà  intiero  poema,  a 
w  cai  nalla  manchi  per  intelligenza  delle  sae  fa?ole  „  •  Circa  i  nomi  de' cavalieri 
introdotti  dal  Bojurdo ,  oltre  a  qaelli ,  che  tolse  dal  favoloso  Turpino ,  si  sa  da 
quanto  ne  scrisse  il  Casulveno  nella  Poericu  (  pag.  iti.  ediz.  di  Busiltu)^  che 
il  Bojario  li  prese  da  quelli  •  che  portatano  i  laToratori  di  Scandiano  e  dell'altre 
sue  renate.  Sono  soliti  i  contadini  porre  a'  lor  figlinoli  i  nomi  de' più  grand'uo* 
mini  dell'  antichità  :  la  qual  cosa  osserva  monsignor  Saba  da  Castiglione  (  Ricor- 
di  nara.  CXIV.  pag.  iS).  ediz.  di  Venei»  if^o.  in  4)  che  in  Italia  e  speciaU 
mente  in  Romagna  fosse  in  corso  al  sao  tempo  e  altamente  la  biasima  e  la  con* 
danna ,  come  corruttela  ed  abuso  . 

{a)  E  con   la    stessa  riforma    del    Domenichi ,  in     Finegia   appresso    Girolamo 

Scotto  IS4S'  e  ifT)-  i(^  4* 

Da  una  lettera  del  Domenichi  a  Giberto  Pio  signor  di  Sassuolo  ,  in  data  di 
Venezia  ai  it.  di  Marzo  if4f.  prendo  argomento  di  credere  che  la  riforma  del 
Bojardo  fatta  dal  Domenichi,  seguisse  la  prima  Tolta  in  detto  anno  if4(*  e  che 
questa  dello  Scotto  ,  e  l'altra  di  Comin  da  Trino ^  non  ne  sìa  la  prima  edizione. 
Dietro  la  tavoia  delle  cose  notabili .  posta  nel  fine  della  edizione  dello  Scotto  , 
sta  un'altra  lettera  del  Domenichi  a  monsig.  Bemurdino  Argentino ,  la  quale  man- 
ca in  quella  del  Cornino  . 

{b*)  Il  poema  del  Bojardo ^  rifatto  dal  Bernif  e  di  serio  trasformato  in  ridi- 
colo,  e  di  onesto  in  iscandaloso  .  e  però  giustamente  dannato  dalla  Chiesa,  me- 
rita tuttavìa  qualche  lode  per  la  punta  e  ricchezza  della  lin^raa.  con  cui  è  scrit. 
to:  laonde  i  signori  accademici  della  Cruscu  l'hanno  citato  in  tatte  e  quattro  le 
impressioni  del  loro  Vocabolario ^  e  più  spesso  ancora  nell'ultima,  ove  han  to. 
luto  valersi  della  ristampa  fattane  col  nome  di  Firenze  in  Napoli  l'anno  171  (• 
in  4.  grande,  la  quale   a  dir  vero  è  la  più  corretta  delle  precedenti. 

{*)  Ainb«da«  queste  edisioni  del  Giunta  citanti  dalla  Crusca,  ambedue  diconti  rarìs^ 
sim9y  roa  non  tono  ambedae  interamente  timili,  poiché  avvi  nella  seconda  la  giunta  di 
molte  stanze. 

Tom.  J.  *7 


^74 

quali  in  onta  del  capo  visibile  della  chieaa,  in  qui  vivono,  con  fraudi  e 
per  vile  interesse  non  si  recano  a  scrupolo  di  dar  pastura  agl'ingegni 
profani,  moltiplicando  con  le  ristan^pe  i  componimenti  dannati,  giusta- 
mente ri  rendono  detestabili  alle  oneste  persone,  tanto  più,  poi,  se  cou 
molta  irreverenaa  non  arrossiscono  farsi  autori  di  somiglianti  edizioni  uo« 
inini  tali,  che  ancora  in  riguardo  al  loro  carattere  sono  in  preciso  obbli- 
go di  doversene  vergognare.  Il  Mambrìano,  altro  poema  romanzo  di  Pran^ 
jCMSCO  Cieco  da  Ferrara  coetaneo  del  Bojardo^  benché  senza  stile  avuto  in 

Joalohe  conto  dall' Ariosto  ^  e  del  Tasso,  non  è  da  paragonarsi  con  questo 
ei  conte  Bojardo  (a'*'),al  quale  Cintio  GiraUi  {Discorsi p.  9.  144* )  ^ì^** 
de  il  titolo  d'inventore  molto  vago  e  gentile  in  tal  materia,  e  di  primo, 
che  mettesse  il  piede  nella  buona  strada,  chiamandolo  ancora  simile  a 
làucrezio  in  nostra  lingua,  quanto  al  seguir  la  natura;  quantunque  un  po« 
co  più  rozzo,  che  la  bellezza  del  componimento  non  richiedeva;  in  che 
però  bisogna  considerare,  ohe  l'opera  è  postuma.  Qui  si  potrebbe  parla- 
la*) Se  colivi»  il  cui  poema  non  Bi  promulgato,  so  non  dopo  la  lat  morte 
da  EJiste  Cognito ,  o  sia  C^noiciuii  sao  erede  testanven tarlo  e  parente  ,  sapesse 
riuovato  un  altro  coaciaaatore  del  suo  poema  romanzo,  come  lo  ebbe  il  conte 
BqjardOt  ma  che  foMC  stato  del  merito»  e  della  qualità  dcìV Ariosto»  aoa  andreb- 
^  di  esso  mcQo  iUostre  e  famoso.  Lo  stile  di  lui  noo  è  punte  inferiose  a  quello 
4c)  Cmnte;  aell'infcazione  e  nella  disposiaioae  della  favola  noa  è  affitto  spregevole; 
Cipero  ha  meritato,  che  Teofilo  FoUago  ne  parlasse  eoo  lode  nel  I.  capitolo ,  o  sia 
canto  del  ano  Orlanàimo  (J>4Ca  isiorisU  èella  Poiiité  ntlU  dedic.  )  e  che  il  Patr^j,  e 
i  due  nugiori  Epici  itali^tni  ne  facessero  stima;  ed  è  parimente  sua  lode ,  che«  al 
diie  del  cavédier  Saiviétti  (  Infarindto  L  pég.  74.  ),  il  Tasso  lo  prendeste  ad  imi* 
tate  i«  cerM  finzione  :  che  le  il  Fontanimì  si  fosse  degnato  di  abbassarsi  a  dare 
ao'occhiau  a  quel  libro,  avendo  qualche  sapor  di  poesia,  noa  lo  avrebbe  sen- 
tr.zaiato  cosà  francamente  per  poema  romanto  senza  stile.  Il  Cicco ^  che  tal  re- 
xamente  si  dice  .nella  stanaa  III.  del  canto  XV III.  sccifCTa  il  suo  M^mbriaoo  n«i 
tempo  medesimo,  in  cui  il  Bojardo  lasciò  di  scrivere  il  suo  Innamorato  ;  che  fii 

Snaodo  Carlo  VllL  re  di  Francia  era  sceso  in  Italia  alla  conquista  del  regno 
i  Napoli  t  e  al  dire  del  Cicco  (  nella  I.  e  II.  stanta  dei  canto  xzxi.^  Taveva  fe- 
Ikemeate  incamminata ,  accennando  Tistessa  gallica  tempasid  anche  nel  fine  del 
ano  ultimo  canto,  uve  si  fa  forte  ancor  egli  con  raotorità.del  gran  padre  de'ro- 
maoti  Turpino» 

Scrittor  famoso ,  il  qual  ooz  scriverla 

Per  tutto  l'or  dot  oioado  una  menzogna» 

E  cki'l  contrario  tien  .  vaneggia  e  actgna 
L'ediaioni    sìunte  a  mia  notizia,   del  Mamhriano^  stampato   dopo   la  morte  dei 
CUfPt  e  dcoicAO  al  Cardinale  Ippotisù  L  d'£su  À^  lui,  e  dal  Conosciuti  suo  pa- 
rcote,  soo  queste  con    due  epigrammi  in  £ne«  l'ano  di  Giammaria  Tritello,   e 
l'alti;»  di  Guid/o  Pfijtuma  medico  pa^Arcse,  e  buon  poeta  iati  no. 

*  Libro  d'arme  e  d'amore,  cognominato  MarnhÌMno^  di  Francesco  Ci^co  da  Ferrara 
(«ant4  XLV.  )  Ftrra/itkptr  Jjoanium  JUàoclLum  Manétjmm  %q>  Octoiris  iso$.  in  4. 

*  In  F40€[is  par  Oìtrgia  Mnsconi  x.|xx«  ìb  4* 

*  In  Milano  ptr  Goitardù  dés  P^rtu  1^17.  ìa  S« 

*  In   Venezia  per  Giovanni  Tacoino  da  Trino  i^to.  in  4. 

*  E  iwì  par  Francesco  d'Alessandro  Biondoni  e  Mafeo  Pasini  compagni  lyiC 
km  %. 

*  E  anche  per  Banolommeo-  detto  V Impcradore  1  h^-  ">  ^* 


re  del  Margarite  di  Luigi  Pulciy  alquanto  piJi  vecchio  del  Bojardo  (oS*), 
e  all'usanza  degli  antichi  Rapsodi^  già  letto  alla  menga  di  Lorenzo  de* 
Medici,  stile  poi  seguito  dall' ^ri^^^o  in  Ferrara  ptesso  i  principi  esteiif 
si  {Lettere  di  Bernardo  Tasso  tomo  I,pag.  iJ^i.^-^tomo  II,  pag,  '6oi.): 
il  qual  poema  del  Pulci  fu  parto  del  Poliziano,  al  dire  di  Merlino  Coca- 
jo  sotto  nome  di  Limemo  Pitocco  (che  è  Teofilo  Folengo)  neirOribiuft- 
nOf  e  di  Ortensio  Landi  nella  Sferza  degli  scrittori  (fogl.  ai.  a.):  e  vi  el»- 
be  mano  anche  Marsilio  fìcino,  secondo  il  Tasso  (Lettere poetiche pag. 
68.  %.);  ma  non  serve  lo  stenderci  a  ragionare  di  esso  Morgante^  per  es- 
ser pieno  di  cose  vili  e  plebee  ed  empie  altresì;  onde  anche  senza  le 
condanne  della  chiesa,  non  si  vede,  che  tneriti  il  luogo,  assegnatogli  dal 
Salviati,  il  quale  con  soverchia  passione,  e  per  solo  genio  di  contradire  al* 
la  verità  manifesta  con  lo  star  nascosto  sotto  il  nome  à* Infarinato  (Infar. 
II. pag.  33.),  non  dubitò  di  preporlo  ai  due  Tassi^  dappoiché  adiri  era- 
no passati  a  metterlo  innanzi  al  Furioso^  per  detto  del  varchi  nelT^rco* 
lana  pag.  28.  29. .  L'edizione  più  sopportabile  del  Morgante,  anche  to*- 
pra  quella  di  Lodovico  Domenichl^  fatta  in  Venezia  da  Gindamo^  ScoWk 
nel  1^5.  e  sópra  l'altra  di  Comui  da  Trino  del  i55o.  amendue  in  4^  »  sé 
À  quella  di  Firenze  presso .Bartolommeo  SermartelU  del  1574*  ^^  4'*  (^)'* 
Il  Landi  (Sferza  degli  scrittori  fogl.  ao.  a.),  sotto  il  titolo  di  ,,  gran  ciur* 

(il*)  Se  il  Morfdntt  del  Pulci  hL  alquAato  più  vecchio  del  Bejétia^  adoam^ 
il  BoJM^io  non  m  alla  nostra  poesia  ramaoxa ,  qoal  ffx  Pisandra  con  la»  sva  jTfw 
eeleidé  alla  greca.  Cosi  Monsignore  qui  ti  ritratta  o  si  coatraddìcc.  U*  HiùrgéMié-  Uk 
fatti  fa  stampato  qualche  aaao  prima  deìVOrUnd^  inaamoraia ,.  poiché  dopa  b 
prima  ediaione,  che  ae  fd  fatta  io  Fir/ji^e  a?aati  Tano»  i^S-  se  oa  ha  ua«  A 
Vcnei^éfi  pct  Banolommeo  dt* Zanni  da  Porusiot  o  Pnruu  in  detto  anao»  UfM^ 
ai  XXV IL  di  Giugno  in  4.;  come  pure  una  di.  Vcmùa  per  Af«iv/r*io  di  B^ 
nellv  Qcì  1495.  ia  4.:  le  quali  edizioni  son  tutte  anteriori  tuia  pinna- del.  J9t/4r/a« 

{ò*}  Questa  edizione  del  SermartelU  fa  riano^MKa  da  lui  nei  1606»  pose  iat  4^ 
eoa  l'approvazione  de' superiori,  noa  meno  che  l'altra»  per  essem  state  anbedaa 
ripoxgate  e  corrette,  da  quanto  nelle  precedeoti  vi  ti  leggeva  di  poco  rah^ose» 
ed  oaesco.  Tale  però  non  é  quella,  che  si  vide  uscire  ia  Napoli  sotto  noma  di 
Firenze  l'anoo  17  }z.  in  4.  grande  ^  col  ritratto  dei  Pulci  in  principio,  e  coanea 
tizie  copiose  della  vita  di  esso ,  il  coi  nascimento  ^4  si  stabilisce  in  Firan:^'  nei 
i4),z.  ai  XV.  di  Agosto  da  Jacope  ài  Francesco  Pulci;  ma.  nulla  vi  si  dice  del 
tempo  e  del  luogo  della  sua  morte,  la  quale,  senza  addnrsene  prova  si  metta  avr 
venata  ia  Padova  da  Alessandro  Zilìoli,  scrittore  non  degno  sempre  di  molta 
£ede^  intW  Istoria  manoscritta  delle  Vite  de*  Posii  Italiani.  Quivi  «f|li  narra' esser 
morto  il  Ptdci  cosi  infelicemente,  che  il  cadavere  di  lui  come  profana.  0  uomm-^ 
nicato  §er  le-  cose  da  lui  malamente  dotte  e  scrìtte ,  resta  privo  di  upoltura  ,•  e  pwr 
oràime  de  superiari  sen\a  alcuna  sacra  cerimonia  fu  sotterrato  appresso  a»  po%\m 
àirimfstm  alla  chiesa  di  S.  Tommaso.  Della  moderna  ristampa  del  Morganu  si 
valsero  principalmente  i  sig.  Accademici  della  Crusca,  come  della  più  corsetta, 
td  intera,,  in  laoga  dì  qjoeUa  di  Comln  dm  TrìnOt  e  della  prima  del  Sermartel' 
U  „  ([fi  che  ^  erano  stata  il  testo  da  loro-  allegato.  Aioltl  e  assai  varj  pareri  S9« 

{^l  HoB  dftlU  prtsa  •disione  d^l  S9rmmrtoUi^  ma  b«iitl  d«lU  saooada  fkttA  nel  il(i#>  ti 
Talttre  (li  aecAo^miei  deU*  Crusca  innanzi  cb«  aicisie  Ia  napoletAna  del  173*.  ooae  *•»> 
ooglieii  dall*iaaioe  del  BraQotH^  il  ^aale  dell'altra  fatta  dal  SormmrtelU  nel  sl74.  ttaa 
fa  neppure  un  metta. 


2,76 

(L')  Orlando  Furioso  di  Lodovico  Ariosto  con  la  giun- 
ta de'cinque  Canti,  In  Venezia  presso  ì  figliuoli  d^Aldo 
1545.  m4- (i)^a;.  L.     55. 

,, ma  di  parabolani  e  perdigiornate,»  comprende  i  poeti  romanzi  vena- 
ti dopo  il  Bojardo^  e  V Ariosto;  intorno  ai  quali  rimetteremo  i  lettori  al- 
la Istoria,  e  ai  Contentar/  del  Crescimbeni. 

(i)  Antonio  Manuzio  dedica  questa  impressione  al  capitano  Giambo^ 
tista  Olivo  dal  Coito,  luogo  nel  territorio  mantovano,  al  quale  OliifO^ 
Paolo  Manuzio  fratello  di  Antonio,  scrisse  due  lettere,  una  latina  {Lib. 
IX.  epist.  16.),  e  l'altra  volgare  (A*)  {Lettere  volgari  lib.  i.pag.  a5.  e- 

Ao  stati  dati  iotorno  a  questo  Poema  romanzo  misto  di  serio  e  di  comico  a 
norma  della  passione,  con  cui  ▼ennero  pronunziati;  ma  lasciando  gli  altri  a 
parte  accennati  da  Monsignore,  e  riportati  dal  Cracimbeni,  e  molto  più  dal 
raccoglitore  delle  Notizie  della  vita  di  lui,  riferirò  qui  solamente  quello  di 
Milisario  Bulgarini  {Risposte  a  GiroL  Zoppio  pag,  iSf.j,  che  tien  molto  del 
singolare:  AyTenne  del  Morgdnte  del  Palei,  dice  il  Bulgarini,  ciò  che  raccon- 
ta  un  ralente  antico  gramatico ,  allegato  dal  Zoppio ,  de'  rersi  d'Ennio ,  e  degli 
mitri  Poeti  del  suo  secolo,  che  »  con  tutta  la  scabrosità  de' suoi  versi,  tanto  non- 
dimeno piacesse  lo  stil  suo,  che  durasse  gran  pena  l'era  seguente  in  accomodarsi 
a  più  molle,  e  a  più  delicato  stile . . .  atteso  che  queuo  a?TÌene  per  l'uso  che  si 
cofiTerte  in  natura,  e  per  lo  corrotto  giudizio  del  folgo,  siccome  avvenne  a'tem. 
pi  de' nostri  padri,  che  per  essersi  assuefatti  a  leggere  il  Morgante  del  Pulci,  dvL' 
rarono  grandissima  fatica  ad  accomodar  le  orecchie  al  Furioso  deir^rioiro,  e  mol- 
ti Tolevano  pertinacemente  contendere  che  il  Morgante  fosse  di  gran  lunga  su- 
periore al  Furioso,  forse  perchè  egli  era  così  spergolato  gigantonaccio ,  e  quelL' 
altro  afea  perduto  il  cervello;  ma  e' doveva  pur  vedere,  che  alla  fine  Morgante 
era  stato  ucciso  da  un  granchio,  e  Orlando  aveva  racquistato  il  senno  {*)r». 

(tf)  11  nostro  Monsignore  comincia  a  darci  il  catalogo  di  molte  edizioni  dell' 
Orlando  Furioso  da  questa  de' figliuoli  d*Aldo,  per  essere  stata  la  prima,  ove  si 
legga  ingiunta  dei  cinque  Canti  mancante  nelle  precedenti:  ma  giusta  il  solito, 
ì\  titolo  non  vi  è  fedelmente  riportato:  imperciocché  in  primo  luogo  nella  stam- 
pa si  legge.  Orlando  Furioso  senza  l'articolo;  e  in  secondo  luogo  sta.  Orlando 
Furioso  di  Messer  Lodovico  Ariosto,  e  di  pia  aggiuntovi  in  fine  pia  di  cinquecen- 
to Stanne  del  medesimo  Autore  non  pia  vedute.  Le  cinquecento  e  pia  stanne  sud- 
dette  costituiscono  appunto  i  cinque  Canti  ultimo  frutto  di  M-  Lodovico,  ì  quali 
come  vi  si  dice  nel  particolar  frontispizio,  premesso  ai  medesimi,  seguono  la  ma» 
tetta  del  Furioso,  se  bene  a  giudicio  d'altri,  non  dovevano  essere  la  continua\ione 
del  Furioso,  ma  più  tosto  il  cominciamento  di  un  nuovo  poema,  se  pur  n'erano 
if  cominciamento.  In  principio  del  tomo  I.  dell'Opere  dell'^^rioiro  stampate  ia 
Ven^\ia  da  Stefano  Orlandini  I7)0<  tomi  II.  in  foglio  grande  {tìo\  dirò  Atlanti' 
co)  h  posto  un  catalogo  ben  ragionato  delle  impressioni  del  Furioso,  che  il  Fon- 
ianim  non  ha  sicuramente  ignorato,  avendolo  a  passo  a  passo  assai  fedelmente 
seguito. 

\b^)  La  lettera  volgare  di  Paolo  àfantt^io  al  Capitano  Olivo  posta  alfa  pag. 
zf.  non  è  nella  II.  ma  nella  III.  edizione,  cioè  in  quella  del  i/^o.  I  sig.  Olivi 

{*)  Il  Graplna  loda  atiai  questo  pooma  del  Pulci  dicendo  (  Rag.  p09t.  lib.  9.  para^r. 
XIX.  )  ch'egli  ha  molto  del  raro  e  del  ting'olare  perla  ^raaia  arbanità  e  piaceTolesBa 
dello  stile,  e  cbe  ti  paò  dir  l'originale  donde  il  Boriti  poi  tratfO  il  tuo  :  ed  il  Doni  nel- 
la libreria  I.  scritte  altreiì  obe  il  Pulci  è  ttato  an  autor  raro  e  mirabile. 


a77 

diz.II.)  Antonio  dice  di  avere  avuti  da  Virginio  figliuolo  di  Z/odòuic»' 
Ariosto  questi  Canti  V.  la  stampa  de' quali  col  rimanente  è  in  bel  carat- 
tere corsivo'y  ma  per  inavvertenza  vi  si  tralasciò  di  numerare  le  stanze  dtf 
potersi  citare  nelle  occorenze:  fallo  per  altro  comune  quasi  in  tutti  \poe^ 
mi  allora  stampati,  fuorché  in  quello  ,  f  Amore,  e  della  bellezza  divi" 
na,  di  Girolamo  Benii^ieni^ ,,  pubblicato,  in  Firenze  da  Antonio  Tubini 
nel  i5oo.  in  foglio  appiè  delle  altre  sue  rime,  da  lui  medesimo  cementa- 
te: nel  qual  Poema  alle  stanze^  e  anche  alle  carte,  si  posero  i  numeri, 
non  arabici,  ma  romani.  Un  simil  difetto  di  non  essere  i  numeri,  ove  do- 
veano  andarvi,  si  vede  nella  Pinacoteca  /.  dell' JE^n^reo^  in  cui  mancane 
a  ciascuno  elogio;  benché  nelle  due  seguenti  Pinacoteche  si  trovino;  on- 
de con  l'osservar  queste  due,  si  poteva  emendare  il  tralasciamento  nella 
prima  di  esse  (a*).  Così  pure  nell'edizione  I.  de* Ragionamenti  di  Lorena 
zo  Cappelloni jfAttti  in  Genoi?a  da  M.Antonio  Bellone  nel  1576. 'in 4*91^0x1 
si  tralasciò  di  apporvi  i  numeri  per  comodo  di  chi  avesse  mai  voluto  pren- 
dersi il  gusto  di  puntualmente  citargli. 

Le  due  prime  edizioni  dell'Orlando  delV Ariosto  si  fecero  in  Ferrara 
da  Lodovico  Mazoco  negli  anni  i5i5.  e  i5i6.  in  4*>  e  la  terza  parimen- 
te in  Ferrara  da  Giambatista  della  Pigna  milanese  nel  i52i  in  4.  col  di- 
ploma di  Leon  X,  in  principio  per  la  privativa  della  stampa  altrove  da 
me  rammentato,  e  scritto  ai  27.  di  Marzo  del  i5i6.  dal  cardinale  Jaco* 
pò  Sadoleto  allora  segretario  de' brevi  .  Ma  qui  contra  la  malignità  di 
qualche  eretico  bisogna  avvertire,  che  questo  diploma  non  fu  dato  sopra 
tutti  i  Canti  XLVI.  quali  ora  si  trovano,  e  come  poi  V Ariosto  gli  ac- 
crebbe sino  a  tal  numero  dopo  ottenuto  il  diploma,  essendo  le  tre  sud- 
dette edizioni  di  soli  Canti  XL.  perocché  gli  altri  sei  Canti  composti 
dappoi  con  poco  scrupolo  furono  da  lui^  come  tanti  episodj^  destramen- 
te qua  e  là  collocati  per  entro  ì  medesimi  Canti  XL,  senza  variare  né 
accrescere  lo  stato  del  primo  e  dell'ultimo  Canto;  onde  il  corpo  del  poe- 
ma in  tal  guisa  sparsamente  accresciuto  venne  ad  essere  in  tutto  di  Ùan^ 
tiXLVI.  Altri  diplomi  simili  a  questo  furono  conceduti  2XV Ariosto 
dal  Re  di  Francia^  da' Veneziani,  da*  Fiorentini,  da' Genovesi,  e  da  altre 
Potenze.  Dunque  appresso  alle  tre  accennate  edizioni  ferraresi  se  ne  ven- 

àz\  Coito  ^  gentilaomini  raantottni,  sono  itati  usai  cari,  perchè  astai  benefici  al- 
le persone  letterate.  Girolamo  Mu^io  fa  loro  ospite,  e  renne  cai itaterol mente  as- 
sistito da  loro  in  «na  tua  lunga  gravisiima  infermità,  siccome  racconta  egli  stes» 
so  nella  dedicazione  delie  Malizie  Bettine  a  Cammillo  Olivo,  canonico  di  Mrjt* 
tovdf  e  segretario  del  -cardinale  Ercole  Gonzaga ,  primo  legato  nei  concilio  di 
Trento  {  Pesaro  presso  il  Cesano  if6f.  in  8.):  al  qaal  Cammillo  ant  delle  Letu^ 
re  Cattoliche  dì  esso  Mu\io  si  trova  indiritta  (  Lih»  //•  pag.  I4f*  ) 

{a*)  Due  sono  redizioni  delle  tre  Pinacoteche  dtW Eritreo*  L'ana  in  IIL  tosi 
fu  fatta  in  Colonia  Agrippina  presso  Gioioco  Calcovio  nel  xÌ4f*  in  8.  L'altra  e» 
dizione  in  un  sol  Toiume  è  quella  di  Lipsia  presso  Tommaso  Fritsch  nel  ijn* 
pure  in  S.  Nella  Pinacoteca  /.  della  impressione  di  Colonia  non  mancano  ccrtt- 
mente  i  numeri  ai  CLX.  elogia  che  ri  si  leggono.  Mancano  ìtÌ  bensì  nella  ri» 
stampa  di  Lipsia;  e  di  questa  intese  notare  il  difetto  il  nostro  Monsignote/-'«n 
egli  era  in  obbligo  di  specificarne  l'edizione,  poiché  la  censura,  che  t«  a  cadete 
su  quella  di  Lipsia,  su  quella  di  Colonia  sicuramente  non  cade. 


ne  la  quarta,  por  di  Jf(ffir«m  presso  Frtmcesco  Rosso  da  Valenza  del  i53a« 
in  4*^  ^^®  fu- la  priiaa  intera  e  compiuta  di  Cariti  XLVl.  col  ritimtto 
deiraut^re  nel  fine  (a^)>  il  quale  medesimamente  si  vede  molto  ben  fat- 
ta» pure  in  legno,  dopo  il  poema  deiredisione  III.  del  Dolce  del  iS44« 
presto  il  Giolito f  laiq-iiale,  computandosi  tutte  le  altre  antecedenti,  tìc- 

(«*)  Povero  Mcistr  Lodovico  !  Dopo  più  di  dot  stcoli  »  che  fiero  processe  con* 
tro  di  Yoi!  che  fiera  fentenza  lì  è  mai  falminata  centra!  Sinché  del  Tottro  Of'* 
twnio  non  lasciaste  uscire,  le  non  i  canti  XL.  nulla  per  toì  ,  né  per  esso  aveste 
e  temere.  Era  il  poema  muoite  del  diploma  di  Leon  X.  messo  nrel  pnocipìa  àt\^ 
le  tre  prime  edizioni  di  Ttnétm  e  la  malignii^  di  quéUke  entità  non  wwrà,  de* 
¥0  attaccarfi.  Ma  dappoiché  éon  poco  scrupolo  avete  ipMrsaménté  qua  €  là  goUmtMii 
certi  epuodj  per  entro  i  medesimi  canti  XL.  e  senza  variare,  né  mccnescen  ìm 
stato  del  primo,  e  deirn/iiaso  caato  ,  gii  avete  fatti  salir*  al  nomerò  di  cand 
XLVI.  la  cosa  mou  aspetto,  e  va  male  per  voi.  Quel  diploma  di  Leon  X.  a  nid- 
Ta  vi  giova,  né  punte  vi  difende  dalla  malignila  di  qualche  eretico^  Bisogna  per- 
tanto credere,  che  in  quegli  episodj  da  voi  aggiunti,  come  in  code  di  serpenti 
siui  mortai  veleno  nascosto.  Vero  é,  che  nella  quarta  edizion  ferrarese  avete  per 
«liva  guardia  i  privileg;  del  Re  di  JFrancìa,  et* Veneziani  e  à* altre  Potenze:  non 
%%  è  però  un  diploma  papale,  che  più  di  tutti  gli  altri  vi  Taircbbe  a  difiesa*  Ma» 
come?  Pfeao  da  me  per  mano  un  beirefemplare,  ch'io  tengo  di  questa  quarta  e« 
diaione,  il  quale  fu  un  tempo  di  Pietro  Aretino,  di  cui  mano  stan  nel  principio 
e  nel  fine  vatj  componimenti  poetici;  vi  osservo  dietro  ai  frontispizio  il  diploma 
di  papa  Clemente  VII.  scritto  da  Palladio  Blossio  segretsrio  allora  di  brevi,  eoa 
data  dei  XXXI.  di  Genaajo  iffz.  anno  nono  del  pontificato  di  esso  Clemente,  il 

Sisle  in  esso  concede  ali*  ^riorro  la  privativa  della  stampa,  e  la  facoltà  di  dar 
ori  il  ano  Orlando  Furioso,  acciocché  jamdiu  editum  et  impressorum  vitià  menth^ 
airas,  esso  M*  Lodovico  abbia  fiicoltà  di  nuovamente  imprimere ,  corrìgtre  ,  e  cib 
che  é  più,  zuppiere,  et  in.  melius  re  formare*  E  Monsignor  Foiuanirù,  tanto  qui  di* 
ligente  in  mentovare  i  privilegi  conceduti  dal  Re  di  Francia  e  dalle  altre  Putente 
Sua  quarta  impressione  ferrarese,  del  ifi^*  ^^^  ^^de  in  esso  il  diploma  di  papa 
CTemeate  Fll^dzto  appunto  in  quest'anno,  o  vedendolo  il  dissimula  e'I  tace? 
Se  poi  non  gli  avvenne  di  osservarlo  nella  suddetta  quarta  edizione,  poteva  par 
rtttmeotargìielo  il  catalogo  suddetto  dello  stampatore  Orlandini ,  da  cui  egli  non 
SI  sdegìi^  di  traire  le  altre  notizie  a  qucseo  proposito  appartenenti ,  e  da  lui  ri. 
lessf  in  campo;  t  però  anche  di  questa  ben  poteva  fiir  oso:  ma  il  dirlo  facev» 
perder  la  ^raaua  a.  qnsnto  avea  scritto  più  sopra  intorno  al  poeta  e  ai  poema  •  e 
gU  levava  il  sapore  della  mal  tessuta  censura  • 

Qoando*  si.  é.  ccmcepìto  e  formato  ìi  discgne^  di  screditare  an  antaee,  se  ne  csr» 
OHKè  a. dilino-  «  a  traverso  totes.  k.  sttsde:  e  la  verità  »  che  potsebbe  doMStca 
mA  biiaa  csmiaiiiP  e:  dileguata?  oinboe  dsUs  mente  pteeeeopsMi  non  soiansenea 
QUII  si  cuaa  e.  apn  ai.  asoolc»,  ma.  a  tuito  corso  si  raggr  e,  se  le  voltan  le  sptL. 
ll^  It  FoMt»nm  volendo,  metter  in  sospetto*  di  maUi  &de»  e  farse  enche  di  peggio» 
il  pnenia  del  Funo*o  moiùto.  dd  diploma  di  Leem  X*  dice,  «he  quel  privileòo 
non  fu  conceduta  air^^xra.  te.  m>a  per  li  sol*  odt^t  XL»  e  non  per  li  VI.  che 
pMeriiBomeata:  fàwt»-  dà  hii  eompoiu  con  poco  ecfopalo,  e  aggiunti  ai  pcian»  co. 
«Ck  tttotà  episodio  dMitromcMMA  qui  e  U  colio€Mb  pei  aauo<  i  medesimi  canti  XL. 
QneUe:  psnsUv  ^rh  po^it  sorupolo^  acaooLpagnase!  ab  cineUi'aitse,  contmla  maligmoà 
ik  foabàgTHmcù'.  dMoa  ib  ottiaso^  eho:  i  om6  WK  poMaiornMaisc  sf^giunti  al 
poema»,  sknii  quegli  appunto,  che*  cnntnngomair  s  pater  dt  lui,  gli  episod}  più  li», 
canaiessf^lar  eapressÀani  più  tibcee  e  meni  gsstigota  e  dì  mal  esempio v  ohe  nnl 
parms  deseraanni»  qnà  e  là  coUoeiite  •  iocontrnnoé  Ma  Dio  buono!  pesche  prim 
di  formar  quest'accoai  non  shaHOÙfluaa  aom  si  aocersa»  quar  sieaot  catca^f^a- 


a79 

se  ad  essere  la  XI.  (a'*) .  Già  molti  anni  lo  vitli  VAthìta  dipinto  da  Jì^ 
miano,  presso  i  signori  Vianoli  in  Venezia  a  j.  Canciano,  Dopo  le  qoat-* 
tre  già  detle  edisioni  fatte  sotto  gli  ocelli  stessi  dell'autore»  He  uscirono 
molte  altre  principalmente  in  Venezia^  cominciandosi  il  primo  degli 
ultimi  cinque  canti  sopra  la  favola  delle  FiUe  dalla  stanaa»  che  è  la  se« 
tonda  neiredisione  A  Aldo y  il  quale  fu  il  primo  a  mettergli  in  luce:  e 
questa  edizione  Aldina  essendo  mancante  di  pia  stanse.in  que* cinque 
canti y  per  altro  con  poco  danno  del  pubblico»  fu  poi  supplita  nelle  se* 
'gnenti.  Qui  è  da  notarsi ,  che  Marcantonio  Mureto  nel  libro  xViii»  del« 
le  varie  lezioni  a  capo  tiii»  ragionando  del  sommo  studio,  posto  da  so- 
▼rani  ingenii  in  ripulire  i  proprj  componimenti  nella  struttura  e  col^ 
locazione  delle  parole»  narra  per  bocca,  a  mio  credere,,  d*IffpoUu>  H. 
cardinal  di  Ferrara,  suo  mecenate,  che  Y Ariosto  in  fare  e  disfare  i  due 
primi  versi  del  suo  poema,  pose  grandissima  applicazione;  audivi  a  ma^ 
^imis  miriSyfuiquefmeilUme  id  nossepoterant^  Ludoincum  Areasium^  noti* 
lissimwn  nohilissimae  éomus  praeconem,  in  thtoòus  primis  grandioris  illius 
poematis  sui  versikus,  plusguam  crecU poteste  latorasse^  neque  siiiprius  a^ 
nhnum  esplere potuisse^  quam  qnutn  illos  in  omnent  partcm  diu  multumque 

S0éft  eie  essi  Terimente  aieao  ài  q«el  bretco  stpetto»  ciie  ragliano  a  rendere  il 
Poeta  coipcfole  di  cisersi  «basato  del  diploma  anteriormente  ottenuto,  con  peri- 
colo,  cbe  qualche  erttìco  lo  maligni?  Nel  fine  di  una  recchia  edizione  in  4.  di 
tatti  i  canù  XLVJ.  del  Furioso  htt^  in  Torino  per  Martino  Cravoto  e  France^ 
MO  Aoki  ad  ifttnu  dì  Giovanni  (Polito  nei  if)^.  ia  4*  non  mentovata  dal  Fox- 
tarùnit  perchè  nva  registrata  nemmeno  nel  catalogo  dell'  Oflandinir  ti  l^ge  in 
aomc  del  Gioiiio  aa  brev*  moiw  di  trovar  tatti  i  iitoehi  aggiunti  dàiV Ariosto  pgr 
4innot4lione  di  mnmero  di  tanti  e  di  carte  con  altre,  dittintionì ,  che  facilitano  il 
coaoaci mento  di  riH  laoghi  ageianti  o  mutati.  In  altra  ediaiooe  di  Fcn4%Ì4i  an- 
che Mance  Gua^j^e  pratica  fitmle  diJigeasa,  oade  ai  pMesse  da  chi  che  sia,  e 
pocera  aachc  did  Fontanini  trar  cbìar»  e  ticvre  lume  per  ravvisar  tutto  qatilo^ 
che  z\V Ariosto  era  piacioto  dì  accreiceve  e  di  variare  nella  edizione  fttr^Mie  del 
xf)ir<  corretta  dal  medetimo  Ariosto,  Con  tal  liacoiitro  egnano,c'l  Feaiamni  mu*^ 
cova  può  e  poteva  rimaner  persuaso  e  convinto,  che  gH  episodi  e  le  cose  aggina» 
ce  e  mutate  niente  cootengono  di  Iil>ero  e  d*  immodesto,  ma  «on  t»cte  cose  ùio- 
destissifìie  e  nfobiHesime,  come  affi^rma  e  diraoetra  il  Signor  Barotd  nella  sua  mi- 
rabil  Difesa,  ove  ancora  ce  ne  dà  un  esatto  e  fedele  ristretta. 

{(t*)  E  per  Xi.  appunto  la  numera  il  catalc^o  dtW  O riandini  seguito  a  pelo  dal 
Fontanini .  41  quale  perciò  questa  volta  ka  cripto  giusto  nel  seguo  ,  hcach£  si 
cutti  di  un'edizione  preceduta  da  tante r  di  càe  \m  simil  caso  non  v'  ha  (otnc 
altro  esempio  in  cotesta  sua  Biblioteca  italiana  »  Quando  poi  al  suddetto  catalo* 
go  si  voglia  aggiugnere  due  altre  edizioni ,  che  vi  soa4i  omesse  »  cioè  quella  da 
me  ricordata  ,tatta  io  Torino  a  spese  di  Giovanni  Giolito  1556*  in  4.  e  quella 
di  Vene\ia  per  Niccolò  d'Aristoteie  detto  Zoppine  aeiranno  medesimo  pure  in 
4.  con  le  Notazioni  dì  Marco  Gua^  de' luoghi ,  dove  sono  le  stanne  aggiunte  al 
poema;  allora  la  eéitàeae  dei  Óoice  if44>  presso  il  Giolito  aon  verrà  piò  ad  esMr 
1'  XI.  ma  la  XilL  i^iiodì  si  viene  a  coaoscere  »  che  non  a  caso  accennai  dianzi» 
che  «1  Fentanini  era  qai  servieo  dà  gaida  quel  ben  ragionato  catalogo  dell*  Orina* 
dini^  il  qwrie^è  hene  «  che  ai  sappia  essergli  acato  tnr  gran*  parte  paianUato  did 
pa^c  don  Pieroeneeino  Zeno»  chierioo  regolare  somasco  e  joio  diieaisfi|Ba^frf• 
seUo  di  fieiiòe  nsemoria^  chenelk  varia  cradiaione  e  ael  oMlto  sapere  {aia  deità 
ciò,  senza  che  ci  abbia  parte  interesse  od  affetto  ^^  ebbe  al  tempo  suo  pochi  pari. 


a8o 

versasset.  Idem  accidit  et  nobilissimo  etruscorum  pòetarum,  Francisco 
trarchae ,  cujus  ex  aiUographo,  quod  hahuit  vìr  praestantissimus  Petrus 
Bembus,  facile  cemitur,  eum  in  limando  secundo  item  poemMum  suorum 
versa  saepe  sudasse.  Il  Dolce  nel  Dialogo  de"' colori  (pag.  5o.  edizion  di 
Venezia  presso  il  Giolito  i56o.  i/i  8.)  stimò  degno  di  particolare  atten- 
zione il  simbolo  di  due  serpi,  a  una  delle  quali  è  tagliata  la  lingua,  e  all' 
altra  sta  per  tagliarsi,  che  V Ariosto  pose  centra  l'invidia  nella  edizio- 
ne li.  del  suo  poema  (a*).  Ma  nella  edizione  III.  mutò  simbolo  alzando- 
done  in  fine  del  libro  un  altro  assai  chiaro  in  mezzo  alla  pagina  contra 
l'ingratitadìne,  ed  è  un  alveario  di  pecchie  fuggitive  dal  fuoco  acceso- 
vi sotto  per  ucciderle,  e  trarne  il  mele  fabbricatovi  dalle  medesime,  e 
con  un  maglio  attorcigliato  a  una  scure  da  una  vipera,  simbolo  deirioiP 
gratitudine,  raddoppiato  in  ciascuno  de'quattro  lati  dell'ultima  pagina^ 
e  in  principio  del  libro,  col  motto,  spartito  nelle  cantonate  prò  bono 
malum  (b*)^  che  è  moneta  corrente.  Questo  simbolo  àéiV alveario  e  del 
fumo  si  vede  presso  il  Giovio  nel  dialogo  delle  imprese  (Aptdejus  in  ^- 
pologiap.  95*  edit.I.Jo.  Pricaei),  e  in  una  bella  medaglia  dell'^^rio- 
Sto  mostratami  da  padre  D.  Gianfrancesco  Baldini  cherico  regolare  so- 
masco,  buon  conoscitore  di  tali  esquisitezze.  Ne'primi  anni  deìVAriosto 
non  ti  facea  molto  studio  nelle  minuzie  grammaticali  della  lingua  vol- 
gare, essendo  stati  il  Fortunìo,  il  Bembo^  e  i  due  Gabrieli,  Trifone  e  Ja- 

(à*)  Io  non  so  e  nessuno  ha  saputo  mai ,  che  il  Dìdlogù  de'  Colorì  del  Dolce 
fia  stato  stampato  dal  Giolito  nt\  iféo.  ma  btnsi  dai  fratelli  Sessa  nel  if6f.  in 
8.  ove  appunto  pag.  fo.  vicn  riportato ,  ma  più  esattamente ,  il  simbolo  delle  due 
serpi  all'una  delle  quali  è  tagliata  la  lingua,  e  all'  altra  che  gonfia  di  veleno  la 
sta  vibrando  ,  una  mano,  che  fi  è  di  sopra,  Ka  con  ona  gran  forbice  in  atto  di 
tagliarla  ,  col  motto  ,  dilexisti  malitiam  syper  benitnitdtem  (  Psdlm*  LI.  r  )  :  e 
questo  simbolo  fu  rimesso  à^\V  Arìosto  ^Xkcìkt  nel  fine  della  edizione  i?.  (errare, 
se  del  suo  poema  „  da  lui  proprio  corretta  e  di  altri  canti  nuovi  ampliata,,:  che 
così  sta  impresso  nel  titolo  delia  medesima  ;  e  però  è  da  prezzarsi  a  mio  credere, 
sopra  qnalonqae  altra  £itu  e  da  farsi  ;  e  di  questo  parere  si  è  dichiarato  Lodovi- 
co Dolce  nella  sua  Apologia  dell'  Ariosto  »  diretu  a  Pier  Giustiniano  celebre 
nostro  gentiluomo  ed  istorico  posta  in  ine  della  edizione  dell'  ().  F.  fatta  in 
Tonno  nel  if56< 

[b*)  Di  questa  impresa  si  compiacque  tanto  V  Ariosto  \  che  non  solo  la  fece 
imprimere  nel  suo  libro  e  coniare  in  una  medaglia  di  bronzo ,  che  ancora  la  ri. 
portò  in  una  stanza  dell'ultimo  de' cinque  canti ^  ov»  mette  indosso  a  Rinaldo 
una  sopravvesta  (  canto  V-  stanila  46»)  /- 

D^  un  ricco  drappo  di  color  cilestrot 

Sparso  di  pecchie  d'or  dentro  e  d*  intorno  , 

Che  cacciate  parean  dal  natio  loco 

Da  Vingrato  villan  con  fumo  e  foco . 
Circa  poi  alle  tante  cose ,  che  contra  V Ariosto  va  qui  ammassando  il  Fontanini  , 
io  non  mi  tratterò  con  nuore  considerazioni  poiché  interamente  mi  riporto  a 
quanto  pienamente  non  meno  che  fondatamente  ne  ha  scritto  il  signor  Barotti 
nella  sua  Difesa  degli  Scrittori  Ferraresi;  e  per  quello ,  che  riguarda  le  varie  edizio- 
ni  del  Furioso  »  registrate  nella  Bibilioteca  italiana  buterà  farne  riscontro  con 
quelle  che  assai  più  esattamenre  stan  riferite  nel  soppracceanato  aatalogo  dell'Or- 
famiini . 


L^Orlando  Furioso  di  Lodovico  Ariosto  con  esposi** 
zioni  del  Dolce  e  argomenti  in  prosa.  In  Vìnegia presso 
il  Giolito  i549*  in  4*  L<     a^« 

^   Ivi  i5ò4-  in  8.  in  carattere  garamoncino.  i8. 

*  Ivi  i555.in4-  ao« 

*  Con  le  annotazioni,  gli  avvertimenti,  e  le  dichia- 
razioni di  Girolamo  Ruscelli,  e  con  altre  cose  in  prin-: 

copo^  i  primi  a  badarvi  (Lettere  alVAretino  tom.  I.pag.  Soi.)  come  di- 
cemmo  nella  classe  I.  Però  trovandosi  a  que' tempi  ih  Ferrara  Annibal 
.Bichi  sane»e.  di  professione  soldato,  già  conosciuto  dal  Muzio^  come  di^ 
ce  nelle  Battaglie  (Lett.  del  Franco  fogl.  xl.  2  ed.  1.  Cap.x^M.fogL  66. 
1^.)^  questo  "Éichi  amico  dell'arenino  e  del  Franco^  diede  una  rivinta  al 
Furioso^  per  quanto  potea  fare  un  soldato  senza  lettere  col  solo  ajuto  del- 
la natura,  mentre  gli  altri  incantati  dalla  novità  e  moltitudinìe  degli  àv» 
venimenti ,  senza  guardar  più  che  tanto  agli  ultimi  apici  della  favel* 
la,  stavano  intesi  ad  ammirare  il  forte  dell'espressiva  e  della  facondia. 
Indi  vi  mise  mano  il  Ruscelli,  Ma  venne  poi  Udeno  Nisieli  (  Vita  del 
Nisielipag,  XV.),  il  quale  mal  soddisfatto  di  Bastiano  de* Rossi  arbitro 
della  Crusca,  siccome  allievo  del  Salviati  e  di  poco  fondo»  al  dir  del 
Cionaccij  per  far  dispetto  alle  reliquie  defila  setta  avversaria  del  Tasso, 
da  esso  Nisieli  con  gran  lodi  innalzato,  schierò  minutapiente  ne' suoi 
Proginnasnù  innumerabili  cose  del  Furioso  in  materia  di  favella^  esaltan- 
done però  ancora  le  sue  bellezze,  e  le  somme  doti,  le  quali  coprono  tan«^ 
ti  nei,  talché  ora  passano  in  quel  poema  per  testi  amancati  dalla  gran, 
fama  e  autorità  del  poeta.  E  così  avvenne  in  altri  più  antichi,  perchè  le 
lingue  dipendono  dall'uso  e  dall'arbitrio  degli  scrittori  autorevoli  e 
grandi.  Si  osservino  in  particolare  sopra  V Ariosto  ìproginnasmi  ìSk%». 
145.  e  i63.  del  volume  III.  e  ìproginnasmi  3i.  e  35.  del  volume  V.  È* 
per  le  invenzioni  da  lui  con  gran  senno  accattate  dagli  altri,  veggasi  il 
Proginnasmo  i5a.  dell'addotto  Volume  III.  Vero  è,  chel'^noj^o,  secon- 
do sii  scrittori  della  sua  vita,  nell'anno  i5i3.  che  fu  il  xxxix.  delL'eti 
sua,  per  esser  lui  nato  nel  1474-  ^"  condotto  a  Firenze  da  Niccolò  Ve^ 
spacci  a  veder  le  feste  solite  farsi  nel  giorno  del  Batista^  ma  ei^endòvi 
andato  per  tutt'altro,  che  per  apparare  dal  volgo  la  lingua  coniune  d%^ 
letterati  d'Italia,  e  non  essendcivi  dimorato  più  dì  sei  m^^ti,  pochissioio- 
ne  potette  apparare,  avendone  già  apparato  da'libri  e  dal  commercio  coli" 
gl'intendenti  quanto  potea  bastargli  per  ispiegarsi  in  iscritto  con  prò- 
pria e  sana  eloquenza,  essendo  egli  finalmente  italiano  e  non  tedesco*. 
Il  medesimo  dee  dirsi  del  Bembo,  che  andatovi  nell'anno.  i47-8«  in  «tà  di. 
soli  anni  8.  con  Bernardo  suo  padre,  spedito  con  Giovanni  Emo  amba- 
sciadore  ai  fiorentini,  giusta  la  testimonianza  di  Scipione  Ammirato  nell* 
istoria  di  Firenze,  vi  stette  due  soli  anni  (jLìÌ.  XXtV.  tomo  II,  Parli. 
pag,  1214.);  onde  ancor  egli  pochissimo  ne  potette  apparare  per  iscienza 

in  età  così  tenera,  e  in  tempo  sì  breve.  Il  perchè  bia<^na  per  tutti  i  versi 
Tom.  /•  38 


cipio  e  nel  fine,  senza  i  Canti  V.  In  Venezia  per  Vineen-^ 
zio  Valgrisi  i556.  inj^.(*){i).  L.   70. 

*  Con  la  dichiarazione  delle  storie  e  favole,  toccate 
nel  Poema,  composta  da  Niccolò  Eugenico.  In  Finegia 
prefSQ  il  Valgrìsi  i558.  in  4.  (a).  aa. 

*  Con  gli  argomenti  di  Gio.  Andrea  deirAnguillara, 
e  con  Tailegoria  di  Giuseppe  Orologj,  In  Venezia  per 
Gio.  Varisco  i563  e  i568.  m4-  (^)*  io. 

^  Con  la  Vita  dell' Ariosto,  scritta  da  Simon  Forna- 
lì,  con  le  allegorie  di  Clemente  Valvassori,  con  gli  ar- 
gomenti di  Giammario  Verdizotti,  con  note  di  Lodovi- 
co  Dolce,  con  Pareri  in  duello,  con  dichiarazioni  di 
Tommaso  Porcacchi,  e  con  altre  di  Gianjacopo  Parata. 
In  Venezia  per  Gio.  Andrea  Vahassori  i566.i/i4  (**)-4^' 

che  ci  rimettiamo  al  solo  studio^  e  alle  vigilie  d'entrambi,  easendo  veris- 
timo  quanto  il  Muzio^  riferito  dal  Varchi  {Ercolanopag.  175.)»  disse  in 
questo  proposito,  che 

Il  Ciel,  l'arte,  lo  stadio  e  *1  santo  amore 

Dan  Tita  e  spirto  ai  nomi  ed  alle  carte. 

(1)  Qui  le  stanze  dei  Canti  non  son  numerate,  come  poi  fnrono  in  al- 
tre edinoni  del  Valgrisi',  ma  ci  è  la  somma  di  esse  in  fine  di  ciasohedun 
CarttOt  e  poi  di  tutte  insieme  appiè  dell'ultimo. 

(2)  Qui  si  tralasciano  altre  legittime  edizioni  del  Vatgrisi  tra  le  quali 
non  entra  una  con  questo  medesimo  frontispizio,  e  con  la  data  del  1608. 
per  esser  falsa,  come  uscita  da  Niccolò  Moretti^  stampatore  d'infima 
nota. 

(tf)  Dilla  prima  lettera  delle  Lettere  poetiche  dì  Torquato  T^sso  si  ha  che  1' 
Anguillard ,  areado  fatti  gli  argomenti  al  Furiosa  ,  li  rende? a  mexto  scudo  1*  u. 
no  :m  sicché  due  atanse  ai  contaraao  per  un  ducato  •,  .  Aache  il  Tmseo  mostra 
fl«Ua  «adesima  lettera»  che  a?ea  ioceaziene  di  hr  gli  argomend  ^iìo  ue$9Q  pac- 
ala t  ma  non  so  che  poi  gli  abbia  fatti .  L'edizione  toddetu  del  if6|«  ha  gli  ar. 
SppueQti  AtXYAiutuilldra  e  le  dlUgone  dtìì' Orohgi\  ma  quella  dei  if48.  in  vece 
tW'alUgorie  ded'  Orologi ,  ha  quelle  del  Dolce  ,  11  quale  Io  afferma  nella  lette. 
ra  ai  lettori,  che  manca  nella  edizione  del  fféj.  dove  manca  altreii  il  Discorso 
proemiale  del  Dolce  intorno  al  poema ,  circostaaze  minute ,  ma  da  non  trssan- 
darsl ,  ore  si  riportano  aititamente  dvie  «dizioni  senta  aotarTi  «Icuna  diTersicà  , 
c'CDtte  se  coffseaessaro  le  cote  medesime  • 

i*^  ▲uobt  in  Licn4  da  Bussiamo  Onorati  asilo  tfeafUnao  f  55&  fi  £eee  mii'«dicìo«e  «lei 
po«ma  dfìV Ariosto  i«  4*  t  «d  iia^aUnin  8.  in  earatt«r«  tondo»  riportate  ambedae  nel  Ca- 
tùioffo  Saliceti  oto  log^radra  e  rafa  Ateti  la  prioia*  J^IlìMiiaa  U  faconda. 

i**)  Nel  suddetto  Cntalogo  dei  SaHoeti  trote  avuta  ««*edÀaio»e  raricsim^  ^iV.iLas* 
fori  colla  4ata  del  z567.  Ì9  4.  U  f  naie  ÌDÌ|aii  ancKo  nella  Bibliot,  itaì.  HelT  Haym  stam- 
pata il  f74(. 


a83 

*  Goa  argomenti)  e  nuove  allegorie  del  Porcaochi. 
In  Venezia  per  Domenico  e  Qiambatista  Guerra  i56ft» 
iri  ^*  *  L«     &• 

*  Con  nuovi  argomenti  del  Dolce.  In  Venezia  pres^ 
30  i  Guerra  i568.  inS.  (i).  ^  «  io. 

Riveduto  sopra  le  correzTioni  del  Ruscelli.  In  Lion9 
presso  il  Rovinio  iSóg.  in  la.  aa. 

*  Con  gli  argomenti  del  lH)lce  e  con  le  allegorie  del 
Porcacchi  (  che  dedica  l'edizione  a  Pietro  Martire  San-' 
drini  ).  In  Vinegia presso  i  Guerra  1570.  in%.  7. 

*  Con  le  figure  m  rame  di  Cimiamo  Porro  Padovano 
(  diverse  da  quelle  in  legno  ).  In  Venezia  per  Francesco 

Franceschi  Sanese  i584«  in  4-  (^)«  ^^^* 

*  E  (  cpn  le  sudette  fatiche  )  In  Venezia  per  li  VaU 
grisi  1 58c.  in  4-  (*)•  a5. 

(1)  Questa  edizione  di  bel  carattere  toiu/o  nel  testo,  di  corsilo  negli  ar- 
gomenti, con  le  stanze  numerate,  con  la  vita,  scritta  dal  Fomari,  t  eòa 
una  tavola  de' nomi  proprj,  è  dedicata  da  Domenico  Guerra  ad  Ercole 
Podocataro  Ciprioto. 

(ii)  In  molti  esemplari  della  preténte  impressione  il  rame  del  CarUB 
XXXIII.  con  le  piHure  delle  eose  atvenire  fattcrvi  fare  dal  ma^  Mef^ 
lino,  e  spiegate  a  Èradatnante^  per  isbaglio  del  tiratore  si  trota  replica*^ 
to  nel  Canto  XXXtV. ('^^). In  questa  ediaione  oltre  alla  vita,  scritta  4à1 
Pignaj^e  da  Girolamo  CUèKófato,  e  alle  tavole  de*nomi  pxoprj,  degli  epi» 
teti,  ci  sono  le  note  del  AusceUi  e  le  ultre  fatiche  del  Pigna,  àtn'Eugt^ 
nicOf  di  Alberto  LiM^ezmòla  t  l'allegorìa  di  Giuseppe  Bononame. 


(^\  GUccb^  il  Tero  rtme  del  eaatd  XXXTV.  è  rtro  «••&!  «  troVAii  In  pdcliliHini  «feM 
pUri  tto&  tara  f6rt«  difcsro  mglì  arastcrri  àélìé  più  plagiata  editioni  «ke  qui^i  io  agf^iua 
ga  che  efto  tappretenta  Astolfo  il  9nal  atee  dalla  ^noa  inferaale^ed  siano  Jppogrifo  Ako 
sta  al  di  faori  le|^ato  ad  a»  albero*  V.  il  Catnl,  Salietti, 

{**)  A  tutte  le  edizioni  di  aueito  Poema  ^ai  riportateloJ^f  no  a  mio  f  iuditio  doTOTa  a^ 
giisgnerne  alttén  due  delle  migliori  che  dattSAtiga.  PoHÌ0hinì  loftoil  omiiie  iatiede  ad 
altre  che  meritaTano  ette  paté  d'at«i>  Itiego  in  «««ita  •««  MHi0Ì99é  pia  di  aletiiM  ok4 
-Vi  ti  T«ggom  aotat««  L'ana  ei  h  «ptella  fatta  pel  ùi^UPo  nel  ii6i.  io  Bj  jraade,  la  qualt 
all'altre  di  4[tt«a«  iUnitre  stampatore  TÌea  preferita  dall'HayS»  a  di^  Èrao^ttig  e  nella 
^aale  «ome  aitionra  craett'altimo  ti  ri'correttero  i  oin^e  canti  ohe  sella  ediaioae  Mdi-' 
na  del  iÒ\h,  erano  §ia  stati  pabblicati,  ma  di  più  stame  SHanoantL  L'altra  4  qnella  del 
Vatgriti,  che  porta  la  data  del  id<r3.  e  ohe  è  tfaells  di  eni  più  fre^pMntemente  ti  tal««ra 
i  ti^nori  VocabolariétL  Or  qiàìifì  aggitigaerS  «he  dicendo  «[affli  dft  aTate  adépeMt#  an^ 
che  varie  altre  delle  migliori  e  pia  corrette  edizioni  di  fuetto  itìmatmime  Poemoj  il 
Brapetti  ha  giudicato  doverti  fra  le  migliori  riporre  oltre  a  quelle  del  Ka/grt«>  e  del  G/o- 
lito  già  indicate,  la  Ferrarese  del  i53a.  e  la  Veneta  fatta  dal.KaZ^rift  il  i556.  la  quale 
benché  manchi  de' cinque  caati  aggiunti  dopo  la  morte  dell'autore,  tuttaTolta  h  ttimabi- 
le  per  la  coxretion  tua,  ed  anche  per  etterti  adoperata  nella  fià  mentovata  nttampa  M 
x6oS.  fatta  dal  yalgrisl  stette.  A  qtfette  l'autore  deirindice  de' libri  citati  dalla  Qruieà 
unisce  anche  Taltra  che  etcì  In  r  eiiesla  l'anno  iS(6.  da'torchj  del ^a/9os#orl  éextóOua' 
dagnino,  e  quella  ch'egli  dice  jiiÀ  hetta  di  quante  mai  fatte  ne  furano,  eseguita  il  1584. 


a84 

L'Italia  liberata  da' Coti,  di  Ciangiorgio  Trissino  (  li- 
bri XXXVII.  ).  In  Roma  per  Valerio  e  Luigi  Dorici  a  pe- 
tizione di  Ant.  Marco  Vicentino  in  i547*8.  (i)(a).  L.  70. 

(i)  Appiè  del  libro  9Ì  legge^  in  Venezia  per  Tolomeo  Gianicolo  da  Bre* 
scia  ìS^S.  {b*)'  L'autore  nella  dedicatoria  a  Cado  V.  dice  di  avere  oster- 
▼ate  le  regole  A' Aristotele y  e  preso  nel  suo  poema  Omero  per  duce,  com- 
ponendolo in  più  di  XX.  anni  continui;  e  di  essere  stato  nuncio  aposto- 
lico di  Leon  X,  all'imperador  Massimiliano  /.  avolo  di  esso  Carlo.  Qui 
in  fine,  e  in  altri  suoi  libri,  si  vede  la  pelle^  o  vello  d'oro  del  montone 
di  Frisse  da  lui  sospeso  a  un  elee  in  Co)<io,  e  custodito  dal  dra^o,  col 
motto  greco  posto  anche  in  principio  :  TOsHTOtMENOt  AaATÓN,  il 
quale  essendo  preso  dalla  Tragedia  dtiìVEdipo  tiranno  di  ^o/oc/e  al  v. 
Tio.  ih  sustanza  esprime  il  proverbiò  volgare,  „  chi  cerca  trova,  e  chi 
non  cerca  non  trova  ,,  volendo  il  Trissino  con  questa  sua  impresa,  alzata 

(éi)  Qaesto  poema  del  Trissino ^  scritto  in  rersi  sciolti,  è  dififo  come  in  tre 
tomi;  e  ciatcan  tomo  cartolato  con  nuovi  nameri  e  registri  abbraccia  nove  li- 
bri: onde  tutto  il  poema  viene  ad  asiere  di  libri  zzvii.  i  quali  non  so  capire 
con  qaal  arimmetica  Monsignore  li  faccia  ascendere  al  numero  di  libri  zxxvit.  Se 
il  suo  fìi  errore  di  stampa,  egli  doveva  emendarlo  con  gli  altri  nelle  giunte  e 
neìV  errata  della  sua  opera;  se  fii  d'inavvertenza,  m' incresce  ,  che  tal  difetto  gli 
sia  tanto  famigliare  e  rirequente . 

{b*)  Non  solo  appiè  del  libro,  cioè  degli  ultimi  nove  libri ,  o  sia  del  terzo 
tomo,  si  legge  la  stessa  data  di  Veae^ia  presso  il  Giannicolo  if4S.  ma  ancora  ap- 
piè del  secondo;  in  fine  del  quale  sta  impresta  in  legno  la  pianta  di  Roma  .  Ta- 
ti e  tre  sono  stampati  nella  medesima  carta  e  grandezza  e  con  gli  stessi  caratteri 
e  con  la  stessa  ortografia  del  Trissino ,  sicché  psiooo  asciti  dalla  medesima 
Stamperis .  I  caratteri  erano  que'  medesimi  che  dal  Giemcolo  furono  praticati  in 
VscÉn\a  inaio  dall'anno  ifzf*  in  altre  opere  del  TnsHtto  già  riferite.  Convien 
credere  che  da  Vicenza  egli  trasferiti  gli  avesse  in  Veasi^iéi ,  ove  se  ne  valse  in 
detto  anno  if4S.  non  solo  nell'i mpressione  dell' /r«/f4f  lioeratat  ma  in  quella  an- 
cora della  commedia  del  Trissino,  intitolata  i  Simillimi .  Tali  caratteri  non  era- 
no presso  altro  stampatore  e  però  i  fratelli  Doriei  dovettero  impetrar  dal  Giani" 
eolOf  che  nel  primo  tomo  di  quel  poema  si  mettesse  con  la  data  di  Roma  anche 
il  loro  nome;  e  ciò  non  senza  il  consenso  dello  stesso  Trissino,  cui  troppo  im- 
poruva  che  le  nuòve  sue  opere  continuassero  a  uscir  fuori  con  la  stessa  ortogra- 
fia delle  prime .  Il  tomo  I.  deli*  opera  fu  dedicato  e  mandato  dal  Trissino  ^^V  im- 
peratore Cario  F.  per  mezzo  di  un  dottore  suo  Simigliare ,  non  avendo  potato 
egli  stesso  presentsrglielo  per  essere  allora  assai  molestato  dalla  podagra  ,  né  oer 
maao  del  conte  Ciro  suo  figliuolo ,  che  di  quartana  era  inférmo  .  Ma  i  due  aitci 
comi  unitamente  glieli  fece  umiliare  per  mano  dì  esso  suo  figliuolo  ,  ed  ebbe 
riscontro  da  quel  monarca  e  dal  cardinal  Cristoforo  Madrucci ,  che  1'  opera  tutu 
era  stata  distintamente  gradita  . 


a85 

all'usò  di  que'tempìy  alludere  alle  sue  letterarie  fatiche,  e  da  sé  ancora 
intitolandosi,  dal  vello  d'oro  {a*).  Ma  non  per  questo  egli  intese  di  fami 
,j  cavaliere  dell'ordine  del  tosone  (i*)  „  sempre  così  chiamato  nelle  lin- 
gue volgari.  Questo  principalissimo  ordine  equestre  fu  per  difesa  ^èlla 
santa  fede  istituito  nell'anno  i43o.  in  Bruges  città  di  Fiandra  da  Filippo 
il  BuonOy  duca  III.  della  Borgogna  nuova  (c*)^  come  la  chiama  Volfan^ 
go  Lazio 9  ossia  Franca  Contea  {Comentarii  in  genealogiam  austriaca^ 
Ub,  I,pag.  i46.  i47*)'  donde  ebbe  nome  il  Circolo  Burgundico^  eretto 
dairimperadore  Massinùgliano  /.  il  qual  Circolo^  benché  posto  fuor  di 
Germania  abbracciava  le  provinole  di  Fiandra.  L'ordine  del  Tosone  fu 
confermato  dai  sommi  pontefici  Eugenio  IV.  e  Leon  X.  e  Gianjacopo 
Chifflezio  ha  data  la  serie  de' cavai  ieri  e  de' loro  supremi  capi  dalla  pri- 
ma sua  istitusione,in  cui  fu  prefisso  il  numero  di  xxiv.  sino  a  Filippo IV. 
re  di  Spagna,  erede  de'duchi  di  Borgogna:  e  ne  ha  scritto  ancora  un  to- 
mo in  foglio  Giambatista  Maurizio^  araldo  del  re  cattolico,  e  altri'  pure 
hanno  pubblicati  gli  statuti  dell'ordine,  e  gli  elogj  de' cavalieri,  ma  sen- 
za fare  alcun  motto  del  Trissino^  che  non  era  da  trascurarsi,  quando  ve- 
ramente vi  fosse  stato:  e  ciò  tanto  meno,  che  in  questo  affare  ci  entra- 
no anche  gli  araldi,  o  re  d'armi,  per  assegnare  a  ciascun  cavaliere  lo 
scudo,  e  l'insegne,  tutte  le  quali  si  leggono  espresse  dal  Chifflezio.  Il 
Trissìno  nella  edizione  del  suo  Poema  inserì  sconsigliatamente  qual- 
che cosa,  meritevole  di  grave  censura;  ma  poi  da  buon  cristiano,  ravve» 
duto  del  fallo,  ne  fece  l'ammenda,  ristampando  le  carte,  e  da  sé  mutan- 
do i  versi  già  scritti.  Per  la  qual  cosa  reca  gran  maraviglia,  che  offen» 

(d*)  Il  motto  greco  dell'impresi  del  Trìssino  è  scorrettamente  riportato  dal  Fon» 
tanini,  non  molto  in  tal  li n^aa esercitato .  Il  motto  Ta  scritto  coti:  ZHTOTME» 
NON  AaQTON,  che  sìgninca,  Ciii  cerca  trova  e  nalla  più  .  Il  signor  marcbese 
Maffei  nella  prefaaione  alla  ristampa  dell'  opere  del  Trissìno ,  fatta  in  Verona ^ 
gli  aperte  la  strada  a  sapere  che  qacl  motto  era  preto  dall'  Eiippo  Re  o  sia  Ti* 
ranno  t  tragedia  di  Sofocle ^  segnandogliene  anche  il  luogo  preciso  al  v.  ito*  ma 
al  Fontanini  parte  bene  di  non  confessartene  copista  e  d'infingertene  interprete  • 

{b*)  Intete  solamente  dì  perpetuare  nella  sua  discendenza  la  memoria  dell'ono- 
re fattogli  dall'  imperadore  Massimiliano  l.  appretto  il  quale  estendo  andato  am- 
batciadore  in  nome  di  papa  Leon  X,  gli  era  ttato  da  lui  concednto  il  privilegio 
di  tpicgare  nel  tuo  ttemma  gentiliiio  l'insegna  del  Vello  d*  oro .  Tutto  quello, 
che  su  questo  propotito  toggiugne  il  nottro  prelato  è  tuperfluo .  Paolo  Seni ,  che 
ha  tcritto  un  Trattato  dell  origine  e  fatti  illustri  della  famiglia  Trissina^  ttam- 
pato  in  Padova  in  casa  dell'  autore  1614.  in  4.  dice  p.  éo.  estere  contenuto  nel 
detto  prifilegio  che  i  ditcendenti  di  lui  ti  denominassero  i  Trissini  dal  Vello 
d'oro,  della  quale  denominazione  godono  etti  anche  al  presente,  a  distinzioae 
d'altri  rami  di  quella  nobilittima  famiglia;  e  come  tali  ti  leggono  decorati  anche 
nelle  iscrizioni  in    Vicenxa  e  in  Roma  tcolpite . 

(e*)  Non  mancano  gratittimi  autori,  che  avanzano  l'isti  tu  zi  one  di  quett' Ofii« 
ne  all'anno  I4i9.  fatta  dal  duca  Filippo  il  Bueno  lo  «testo  giorno,  in  cai  con* 
sumò  il  matrimonio  con  J'iofanu  Isabella  figliuola  del  re  di  i  ortogalto  •  Cost 
Lodovico  Guicciardini  scrittole  in  format  itti  mo  delle  cose  di  Fiandra  ,  nella  sua 
Deseriì^ione  de*  Paesi  Bassi  f  pag.  f 6.  ediz.  terza  di  Anversa  ifSS  in  foglio)  » 
ove  ci  dà  pure  il  catalogo  dei  primi  xzv.  toggetti  creati  cavalieri ,  compresovi  se 
ttesto:  coti  dal  Ruscelli  nelle  Imprese  (  pag,  ^S.  ediz*  di  Ven.  1$%^  in  4.)  •  e  cod 


5i86 

L'£rcole  di  Ciambatista  Ciraldi  Gintio.  In  Módann 
presso  il  Gadaldino  1557.  in  4*  (b).  L.     8. 

dend^i  la  memoria  e  riputazione  del  Trissino  nel  riatamparsi  le  aite  •- 
pere  (non  però  eon  Tortografia  da  lui  ftteaao  inventata)  siaii  voluto  ia 
onta  aua,  e  non  sensa  contumelia  della  cbieaa  romàna,  fargli  Toltrag* 
gio  di  preferire  alta  giusta  sua  correrione  le  coie  Tolontariamente  da 
lui  medésimo  ritrattate^  centra  le  quali  da  onorato  gentiluomo  e  da  buon 
cristiano  altamente  ai  sdegnerebbe  se  fosse  in  vita  (a*'). 

pore  si  aficrais  nel  libro  della  Istun^ioM  deli'  Ordint  del  T^sók  d*  ara  •  pvbblioa- 
to  dal  SaniovÌH9  nell' accade  mia  Ven€\Und  l'anoo  iffS«  ia  4.  of  e  aocbc  it  ne 
particolariàxa  il  giorno  che  fa  ai  x.  di  Gennajo  :  il  cbe  mi  fa  arguire  che  la  dif- 
ferenza  del  tempo  di  qaetta  isticaxioae  altronde  non  prov? caga ,  che  dalla  ma* 
niera  di  contare  di?ertamente  il  cominciameato  dell'anno;  e  la  cosa  essendo  co- 
fi ,  tutti  tono  di  accordo  • 

(d*)  Nell'esemplare  eh'  io  tengo  di  questo  poema ,  parecchi  Tersi  sparai  qnè 
e  là  nel  Xfr.  libro  psg.  iif.  117.  i|o-  e  i)i.  d'inchiostro  leggermente  ttf^aaci  , 
senza  esseine  cancellati  »  mi  diedero  il  primo  iAdicio ,  cbe  quivi  appunto  fossero 
le  cose»  cbe  il  TnssÌM  inserì  sconsigliatamente  nel  suo  poema,»  meritevoli  di 
M  grave  censura  e  che  poi  da  buon  distiano»  ravveduto  del  fallo»  ne  fece  l'am- 
»,  menda ,  ristampando  le  carte  e  da  sé  mutando  i  versi  già  scritti ,» .  Di  cosi  fi»- 
te  mutazioni  io  sono  stato  gran  tempo  in  ricerca,  guardandone  diversi  esempla- 
ri ;  ma  in  ninno  mi  avvenne  di  osservar  quelle  correzioni  e  mutazioni ,  e  ne  sa- 
rei ancora  ia  dubbio  oggi  giorno»  se  il  sig.  Giuseppe  Farsetti 9  gentiluomo  ve. 
neziano»  studiosissimo  e  di  ottimo  eusto»  non  me  ne  avesse  comunicata  una  co« 
pia,  ov*  erano  le  carte  mutate»  e  i  luoghi  corretti,  i  quali  »  non  senza  mìa  ma- 
raviglia» osservai  ridursi  a  ut  soli;  1*  uno  di  tre  versi  pag*  x»7.  a.  l*  sbro  pag. 
i%9t  %»  di  due  sole  voci  ;  e  il  terzo  più  degli  altri  considerabile  p«  ip.  z.  col 
tosai  troncameato  del  verso  f 

Amcor  vi  vaglia  dir  quél  »  chi  mi  dissé  « 
iasino  al  voifOp 

Dèi  mèi  guidati  popoli  di  Cristo  • 
Dissi  aoa  senza  mia  msfaviglia  ;  imperocché  io  m*^  aspettava  »  come  era  giusto, 
che  il  Trissino  da  buon  Crisiis/to  ritrattasse  quel  aaolto  ,  che  nello  stesso  libro 
zvftf  aveva  finto  e  prodotto  intorno  aitante  pontefice  Silverio  t  calunniandolo  di 
aimonla  #  di  avarizia  e  di  tradimento  »  per  aver  voluto  dare  ia  poter  dei  Goti 
la  città  di  Roma  t  difesa  allora  da  Belisario  e  da  Vitige  assediau .  Egli  è  certis- 
•imo,  che  dai  nemici  del  papa  e  più  dal  comando  assoluto  dell'  imperatrice  TVo- 
dora  t  Belhsarìo  si  lasciò  sedurre  a  deporlo  dal  papato  e  a  mandarlo  in  esilio»  do- 
ve anehe  mori,  sostituendogli  Vigilio  diacono  .  Questo  era  quello  che  il  Trissino  ^ 
appoggiato  alla  fede  di  tutti  gli  séiittori  cattolici  e  più  approvati  dovea  la- 
seri re  nel  suo  poema  e  non  porgere  orecchio  a  qualche  maligno  ed  cietica 
relatore #  avanzandosi  persino  a  fingere  ,  che  un  Angelo  scendesse  dall*  Empireo  e 
venisse  a  scoprire  a  Belisario^  che  il  papa  (osse  stato  corrotte  dai  Goti  e  sedoe- 
to  a  dar  Uro  ia  potere  aaa  porta  di  Koma\  finzione  beixsi  poetica,  ma  inf(]ua 
ed  empia  e  non  più  ideata  oè  praticata»  cbe  aaospitito  angelico  abbia  a  calar  dal 
Cielo  e  a  calunniate  un  pontefiee  innocente  t  venerata  dalia  obicsa  sopta  gii  altari 
come  martire  e  saato.  Lodo  paitaato  il  Trissino  per  quello ^  cbe  di  scandaloso  e 
da  huod  Céitolico  ha  levato  dai  scm>  poema  s  ma  non  posso  non  biasimailo,  per 
quello  che  di  falso  e  di  malvagio  vi  ha  sconsigliatamente  lasc'uto. 
(^)  Nel  priacipio  v'ò  11  ritrano  del  Giralds.  Moasignore  è  stato  più  volte  ac 


\  ^87 

Il  Costante  di  Francesco  Bolognettl.  In  Bologna  per 
Gio.  Rossi  i566.  in  4*  {i)(a).  L.     6. 

L'Amadigi  di  Bernardo  Tasso.  In  Vinegia per  Gabriel 
Giolito  i56)0.  in  4*  col  suo  ritratto  in  principio  (e)*       4^. 

(1)  Mafc»fì$OfUo  Tricorno  dA  Udine  $opr«  questo  pocmn  fece  nn  Di^ 
$por$0»  etmmpato  in  Bologna  per  Ah^andro  Benacci  nel  iS^o.in  J^.,^ 
Vincenzio  Beroaldo  pubblicò  It  dichiarazione  di  tutte  le  voci  proprie,  pn- 
rimente  in  Bologna  presso  il  Benacci  1570.  in  4-  {f>*)* 

tento  ad  avvertirne  i  lettori  in  tltri  slmili  cui  e  pia  sotto  Io  diee  anche  de! 
ritratto  di  Bernardi  Tassò ,  che  sta  nei  principio  deli'  Amadigi  .  Qaetco  pce* 
ma  romanzo  del  Giraldi  non  contiene»  se  non  xiti.  canti  »  ai  qnali  per  cóoipì* 
mento  dell'opera  ,  altri  xsit.  ne  fiirono  promessi  dall'autore,  che  mai  non  sono 
comparti  alla  luce  •  Varf  giudic)  sono  stati  dati  intorno  a  questo  poema  e  nelle 
lettere  di  Bernardo  Tasip  se  ne  ragiona  in  (4b  luoghi.  Il  CcntiU  (  pag.  14*  )  ne 
ha  scritto  Tantageìosamente  nei  suo  altre  voi  te  citato  Ragignantsnto  iotorao  al!e 
ìmpfttt  degli  Afidati  di  Pavia  ^  alla  Quale  Tuno  e  Taltro  erano  aggregati,-  e  Bar* 
tòUmmeo  Cavaicann  in  una  lettera  ad  esso  Giraldi  posta  in  nne  de'  suoi  £• 
catommtù ,  dando  giudicio  òtW Ercoli  di  lui,  dice  di  arer? i  vedute  „  cose  più  d:i 
coturno  \  che  da  socchi . ,, 

(tf)  Nemmeno  questo  Pbema  di  Franctscé  Bahgaéiri  ,  senator  bolognese ,  èia  il 
suo  finimento.  Nel  if6f.  egli  ne  pubblicò,  cerne  per  saggio,  i  primi  Vili.  ì\brì 
in  Vincita  per  Domenico  NiceoUni  in  8.  Nell'anno  seguente  ne  lasciò  asciee  eieri 
Vili,  unitamente  co'  primi  e  tutti  e  XVI.  stanno  nelu  suddetta  «diaoae  di  JPc- 
logna  ,  Altri  IV.  avrebbono  terminato  il  poema,  i  quali  non  so,  che  laai  deao 
stati  stampati. 

(è^)  Parrà  strane  il  Tedere,  che  la  Dickiara\ton$  del  Beroaldo  si  stenda  a  tot- 
ti  1  XX  Ctfnri  dei  Costanti  del  BoUgnitti,  quando  di  questo  poema  non  ee  ne 
hanno  a  stampa  più  che  XVI.  Ma  eccone  la  rafiene.  Vincenzio  Btto/tido^  figli- 
noie  di  Filippo  Beroaldo  il  gioTsne,  e  fratello  oterinodel  Bolognatti,  n'ebbe  sotto 
l'occhio  tutti  i.XX.  canti  ,  ma>  scrìtti  a  penna,  e  tutti  li  dichiarò  gran  eempo 
avanti,  che  il  primo  saggio  ne  uscisse  fuora  in  Venezia.  La  sua  Dichiarazione  ri- 
mase presso  Oiamhatlsta  Maltachcii  suo  amico,  al  quale,  essendo  vicino  a  mor- 
te, che  segui  verso  il  tyfr*  l'avea  raccomandata.  Il  Maltacheti  la  pubblicò  di  là  a 
dodici  anni»  e  la  dedicò  a  ovoarignor  Giambatista  Campeggi  vescovo  di  Afa/ori* 
ca,  accompagnando  la  sua  lettera  con  altra  del  Beroaldi  a  monsignor  Giacomelli 
commissario  al  concilio  di  Trento .  Quante  al  Discorso  del  Tritonio  non  mi  ò 
sortito  di  osservare  in  esso  alcnns  citazione,  che  proceda  oltre  al  canto  XVI. 
J^liJo  scrisse  aistansa  del  medesimo  Bolognetti;  e  sopra  l' edizione  di  Bologna* 
Anche  \\Cieco  d* Adria  (Lettere  pag.  Sf.  ediz.  di  Fea.  per  Mau.  VaUntini  i4o^« 
in  4.)  scrìsse  al  Botognetti  di  voler  comentare  questo  smo  poemi;  ma  poi  non  se 
ne  seppe  altro. 

{e)  il  Fotttamini  tntt^Tiào  a  luogo  étlV Amadifit  romanzo,  di  cui  ncTIa  ScaVigt' 
rama  seconda  si  legge  «  che  Arrigo  lU.  re  di  Francia  facea  unto  caso,  che  lo 
teaeTa  «dia  sua  libmia  fra  ie  eaere  -di  Ptaione  e  di  Aristotele  :  e  ÀfWAmaiigi 
poema  di  Bemario  Tasso  ad  libro  I.  della  sua  Eloquenza  {Cap,  XXXI.  pag.  90. 
51  •)  asserì,  che  il  Tasso  svei  Ione  ottenuto  privilegio  da  tutti  1  principi  ptf  la 
stampa,  non  hi  caso  di  aterJo  aè  sotto  Palo  IF.  ni  sotto  Pio  tF,  e  ck>  per 
aon  essere  ataeo  esìbico  e  rivedate.  Che  egli  noa  abbia  potuto  impetrare  il  pri. 
Tilegio  sotta    FmU  ìF.  è  teiiisiiao  :  aia  aoa  /•  cesi  netto  Pim  ìF.  del  qaale 


-  -  Il  Floridante,  In  Mantos^a  per  Francesco  Osanna 
i588   in  m.  (\)(a).  L.     6. 

(i)  Il  figliuolo  Torquato  fece  stampare  questo  poema,  e  ne  parla  pia  vol- 
te nelle  lettere  al  suo  Costantini  da  Ferrara  dell'edizione  di  Praga  (&^). 
I  primi  VI  1 1.  di  questi  cariti^  che  sono  in  tutto  xix.  si  trovano  quasi  in* 
teramente  neW Amadigi^  e  gli  altri  xi.  sono  parto  di  Bernardo  già  vec- 
chio, al  dir  di  lui  stesso  in  principio  del  canto  IX.  Le  prime  ediaioni 
furono  fatte  l'anno  avanti  in  Bologna  dal  Benacci  in  8.  e  in  4* 

col  mezzo  di  Lelio  Capilupo,  amico  sao  da  molc'anni,  finalmente  l'ottenne  l'anno 
precedente  all'edizione  àcU'Amadigi;  t  di  questa  concessione  poteva  il  Foninnini 
rimanere  agevolmente  certificato ,  tanto  dalia  lettera,  con  la  quale  il  Tmssó  rin- 
grazia il  Capilupo  del  p  ivilegio  ottenutogli  {Lettere  voi.  IL  pag.  468.  edì^.  del 
Cornino)',  quanto  dalle  seguenti  parole,  che  dietro  alla  prefazione  del  Dolce  si 
leggono,  :  si  divieta  per  nome  della  Santità  dì  N.  S.  papa  Pio  IV,  e  di  tutti  i 
sottonominati  principi  a  ciascuno  stampatore  o  librajo  di  poter  stampare  o  altro- 
ve stampato  vendere  ne*  loro  dominj  per  XV.  anni  prossimi  V  Amadigi  del  sig. 
Bernardo  Tasso  ec  ,,  dalla  cui  vita  scritta  eccelìentemente  dal  poc'anzi  defunto 
Seghe\{i  si  può  venire  in  cognizione  di  molte  pellegrine  notizie  intotno  a  questo 
poema ,  e  anche  di  qualche  altro  sbaglio,  preso  dal  Fontanini  in  ragionando  di 
esso.  (*) 

(a)  Nel  solo  giro  di  due  anni  fa  quattro  volte  stampato  qaesto  Poema,  i.  Iit 
Mantova  per  Francesco  Osanna  XfS?.  in  4.  ('**)•  &•  In  Bologms  per  Alessandro 
Benacci  ifS?.  in  4.  j.  In  Bologna  per  Giovanni  Rossi  1(87*  in  8.  grande.  4.  In 
Mantovapex  VOsanna  1588.  in  xi.  edizione  scorrettissima.  D'allora  in  poi  non  se 
ne  vide  ristampa. 

{ò*)  Altrove  si  è  messo  in  dubbio,  se  Antonio  Costantini  ^  amico  di  Torquato  ^ 
fosse  ferrarese,  o  marchigiano»  Questi  fa  che  assistette  l'impressione  del  Fiori- 
dante  in  Mantova,  dove  era  in  grado  di  segretario  presso  quel  duca  Guglielmo 
Gonzaga ,  e  oltre  ad  un  suo  sonetto  allo  stesso  duca ,  vi  sono  del  suo  gh  argo. 
menti  in  ottava  rima  a  ciascuno  dei  XIX.  canti  del  Floridame ,  nel  quale  ,  la- 
scisto  imperfetto  dal  padre,  ebbe  mano  il  figliuolo  Torquato,  acciocché,  aiccome 

(*)  E  dalla  Vita  di  Torquato  Tasso  scritta  eecellentementt  dal  si^.  «hata  Pier  AntO' 
nio  Sgrassi  ed  impressa  in  Bergamo  pel  Locatelli  il  1790.  in  due  tomi  in  4-  tipuò  v«ntr« 
parimente  in  cognizione  di  molte  pellegrine  notizie  intorno  a  questo  Poema  (  dell'^- 
madigi)  e  anche  d\  qualche  sbaglio  preso  à^ì  Zeno  in  ragionando  di  esso.  Ivi  codeato 
acrittore  sema  n^g^are  però  al  severo  censore  della  Biblioteca  italiana  il  pregio  d'iMBio 
accurato  ed  esatto  ci  avverte  (  Tom.  i  pag.  no.  )  ohe  lo  Zeno,  mentre  qui  emendar  vao* 
le  il  Pontanini,  s'inganna  esso  pure  dicendo  che  Bernardo  Tasso  col  messo  di  Lelio  Co" 
pilupo  ottenne  il  privilegio  di  Pio  IV,  per  la  stampa  del  sno^macf/gi^  imperocché  il  pri- 
vilegio di  Pio  IV.  a  Bernal  do  Tasso  ti  ottenne  da  Tolomeo  Gallio  famigliare  ronfìden- 
tistimo  di  quel  pontefice,  come  il  mostra  la  lettera  al  medesimo  scritta  da  Bernardo  sa 
questo  proposito,  la  quale  sta  a  cart.  491*  del  voi.  a.  dell*  edis  Gomin.  •  dalla  quale  ap-> 
prendesi  ancora  ,,  che  '1  Poema  fu  fatto  rivedere  in  Venezia  per  ordine  di  sua  Santità, 
«9  e  oh*  el  moto  proprio  non  fu  spedito  se  non  dopo  la  reiaaione  favorevole  che  ne  fece 
>»  qnel  monsig.  Nunzio  „ .  Ora  venendo  alle  lettera  con  la  qnal«*  dire  il  Zeno  che  il  TaK^ 
so  ringrazia  il  Capilupo  del  prleilegio  ottenutogli,  osserva  il  Seraui  medesimo,  ch'ella 
è  degli  8.  d'Ottobre  del  iSSg.  e  che  iioardinal  de'  ètedici  fa  assunto  alia  dignità  di  som- 
mo pontefice  solamente  la  notte  de' «4*  Dicembre  dell'anno  stesso,  onde,»  il  privilegio 
„  accennato  dovette  essere  di  Paolo  IV.  o  più  probabilmente  del.  duca  Guglielmo  di 
,,  Mantova,  presso  del  quale  il  Capilupo  ebbe  molta  autorità  siccome  antico  e  beneme* 
»,  rito  cortigiano  del  cardinal  Ercole  Gonzaga  sio  di  esso  duca  „  . 

(^*)  Il  Zeno  falsamente  persuaso  ohe,  come  asserisce  nella  nota  tegnente,  Antonio  Co" 
stmntlni  dimoratte  in  Mesntooo  in  grado  di  segroimrio prosso  qual  auca  Guglielmo  Goa'^ 


Il  Giron  Cortese  di  Luigi  AlaDianni.  In  Venezia  per 
Comin  da  Trino  i549.  in  4.  (o).  L,     8. 

-  -  L'Avarchide.  In  Firenze  per  Filippo  Giunti  iSyo* 
in  4.  [b).  ao. 

c^ii  attcita  nella  dedicazione  a  quel  Principe  „  non  rimineste  nascosa  agli  uomi* 
Al  la  fecondità  del  suo  ingegno,  la  qual  dimostrò  sino  alla  morte  „• 

(a)  Girone  il  Cortese  di  ILuìg^  Aldtnanni  al  Cristianissimo  e  invittissimo  re 
Arrigo  IL  In  Parigi  per  Rinaldo  Calderio  e  Claudio  suo  figlitolo  1548*  in  4. 
edizione  I. 

*  E  \vrVinegia^ti  Comin  da  Trino  1^45*  in  4.  edizione  II.  aon  riredata , 
né  accresciuta  dairautore,  come  si  vuol  far  credere  nel  ftontispizio. 

Ho  Tolttto  qui  riportare  il  preciso  titolo  dì  questo  poema  romanzo  dtlVAlaman' 
ni  per  vederlo  malamente  alterato  nel  libro  dell*£/o^tt^/i^ir.  Girone  il  Cortese  dee 
stare  come  altri  cavalieri  di  quel  romanzo;  così  Galealto  il  Bruno t  Danaino  il 
Rosso,  Nabone  il  Nero  ec.  i  quai  nomi  mal  sonerebbono  in  cavalleria,  chiaman- 
doli, il  Galealto  Bruno,  il  Danaino  Rosso,  il  Nabone  Nero  ec.  e  però  nemmeno 
è  ben  detto,  il  Giron  Cortese,  La  edizione  di  Parigi,  assistita  dall'autore,  che  in 
quel  tempo  era  in  Francia,  è  per  ogni  titolo  da  preferirsi  a  quella  di  Venezia  \  e 
però  la  prima  fìi  testo  nel  Vocabolario  delia  Crusca»  li  Varchi  metteva  il  Girone 
al  di  sopra  dtìVOrlando  Furioso,  Per  cosi  strana  opinione  fu  messo  egli  in  canzo- 
na dai  Lasca  (Rime  P»  /.  pag.  ^j.)  con  quel  Sonetto, 

„  Il  F^rcAì  ha  fitto  il  capo  nel  Girone  f 
„  E  vuol,  che  sia  più  bel  dell*^rio^/o  ; 
„  Ma  s*ei  non  si  ridice  innanzi  Agesto, 
„  Lo  potrebbe  guarire  il  Sol  Lione. 
Io  mi  credetti  da  principio ,  che  il  Lasca    di  sno  capo  imputasse   al  Vartki  tal 
sentimento ,  per  farsene  nn  soggetto  da  scherzo  ;  ma  il  fatto  si  è,  che  il   Varchi 
cosi  veramente  credeva,  essendosene  seriamente,  e  con  ogni  solennità  dichiarato 
nelle  sue  Legioni  pag.  ySf.  I»4y.  e  646.  e  ciò  in  oltre  vien  confermato  da  moo» 
signor  Bonari  nella  prefazione  zWErcolano    pag.  XV.  della  edizione  di   Firenze 
X730.  in  4. 

\b)  Nel  principio  ci  è  il  ritratto  dell'autore.  La  dedicazione  è  di  Batista  Ala- 
manni,  vescovo  di  Macone,  e  figliuolo  di  Luigi,  a  Margherita  ài  Francia  Duchea*' 

zaga  allorquando  gli  fa  da  Torquato  comroetsa  la  impreation*  d«l  Fleridantej  eolloom 
in  primo  luogo  IVdizion  mantoTana  fatta  dall'O^a/inA^  la  quale  è  per  io  meB  la  •econda . 
Ma  prima  di  tutto  il  Costantini  nell'anno  1687.  in  cui  venne  alla  liiee  qaoftto  poema  di 
Bernardo  Tasso,  e  neirantecedente  ancora  non  dimorava  sicuramente  in  Mantova,  poi« 
cbè  di  questa  città  portano  la  data  le  lettere  tutte  ai  Costantini  in  quell'epoca  scritte  da 
Torquato,  il  quale  in  più  d'una  si  lagna  della  lontananaa  sua  daii'amico,  cui  doleva  •• 
gualmente  di  trovarsi  dal  sno  Tasso  disgiunto,  e  che  era  allora  in  Ferrara  segretario 
dell'ambascialor  di  Toscana  Camillo  degli  Aìbizxi,  il  qual  impiego  egli  tennr  prima  di 
passare  in  Mantnpa  al  servigio  At'  Gonzaga,  ciò  che  non  avvenne  prima  del  1688.  Rac- 
cogliesi  questo  dall'ar|romente  che  il  Foppa  premise  al  dialogo  intitolato  il  Costantino 
opinerò  deéla  clemenza  (  Op.  post.  voi.  ».  pag-  4"  )  >>*!  quale  ansi  fra  i  Gonzaga  orni 
servì  il  Costantini  non  si  novera  il  duca  Guglielpto,  ma  dicesi  i>ensi  ohe  «'fu  segretari* 
ài  Fabio  Gonzaga  cavalier  di  quella  casa  assai  prìncipale,e  maggiordomo  del  duca  di  Man" 
tova.  Rarcogliesi  pure  dalle  lettere  medesime  del  Tasso  scritte  nel  i586.  •  1687.  in  molto 
delie  quali  egli  parla  al  Costantini  delsig  ambasciatore, e  lo  prega  a  baciargli  la  mano»  eia 
una  dice  chiaramente  esser  quegli  in  Ferrara  in  casa  del  sig.  ambasciator  di  Toseano* 
Che  poi  la  prima  ediaione  del  Fiondante  non  si  facesse  in  Mantova  ce  lo  assioara  il  sig. 
abate  Serassi  nella  Vtta  di  Tor^uafo  Tasso  Tom.  %.  pag.  160.  >  ovo  dice  che  il  CoUssnti» 
ni  dopo  d'avere  ornato  di  argomenti  il  poema  del /*/ori<2anto  lo  feoo  a  tao  spese  stamparo 
in  Bologna  nel  1687.  per  Alesiandro  Benmoei  in  4.  Ondo  ne  tiogao  ohoa  aiocoino  dicoa- 
TeOi.  i.  39 


fmfa.f^€f  Vitt^rM  Balii'ru  i^i.  in.^  Hj  L.     7. 

^ifìMMi^  <Aftf;  .«1  fedi:  aMO(^ujjuta.ittM:t:ì«r«  f;  Ha  i&nxii  «  tta  ibi^^mc  'AdU»  ftoe,.  fid&ft 

-«#if  i»  4.  (tf  •>  J*^ 

4i  4«  (#^4  4r  41  #^m«  sdSt  491JS  Ihuàé»  oa  Tjasica  Otta  C 

4K  O0Uf0  Aydf€kU4  €  3ìWmì Jdso  Ta!ft0  ^ Jictt»  rteau,  ^sua»  Pmi*  4dl  Ce*»- 
4V#  A:  fr«i<t  ^  U^msmu  4dQa  Tétv^U  mmdMi  e  ii  uà»  ad   ▼<  '  ^ 

<ìf*)  jLifm  mnttmM  m  €0tna  h  tJmome  ài  Weme^U 
/#  iM  ti%^j^  ili  4.  ia  <|0ak  0O«    abbraccia    m  mom  XTL  cara; 

li»  H^mm  U  cimooi  £  gacaro  potoia»  £tf te  sci  soSo  «pnio  ék  m . 

ti  $^ny^€f€  atte  tfc  Mcstovafc  6^  M^rafo^norc  <|ac:!Sa  di  Veme^  pct  Grm^fmsm 
PéUéui^  !•  4«  k  i|MÌc  eoa  fettcfa  del  di  &t.  <li  Giagao  ifti.  vics  ittdìcMi  da 
A:/!^  MdUtfùn  a  Ci^tsMm  Démstm  acaatar  vescziaao .  L'^ÌMpicanoac  di  Arr»' 


fil#^  in  u$A^m4é$  l«i»f  *  4ilfR#fli«  «#lU*«ff«  fi  4«bbA  U  «^icUa  «ABtvTui*  Ck*  m  «  dirfi< 
fi  #*^r*  i»  ^«aI  |^«f^  t«»tr#  M  4«ibMM  eli  «rC4«MBtà  al  FioWàdmmÉm  affiti  4al  Ci 
$$tkmUHÌ  Ì0  it^tUtr^  %miwi  VmUfkm  «ba  ••  f*  ti  2^J«  ■M4«siAa  im  mmA  •■&  Uttcn  ail'aa- 
f#f  l4r^«  #*fitta  4i  9lmntovm  d  C  éì  K«v«fRLr«  4«1  iSSé.  „  1I#  ncerat*  il  piego  di  T.  S. 
^^#lltr«fl  eli  éfff^métmii  4^1  Fibrillante  »picg*tt  4a  lei  ìd  rise  e««à  Irggi&drajBente»  eh* 
f0  #«<l«ip#f(  «  t^r&  la  pflflUft  «i^li  *Uii  eka  Jkaosa  fia  <|ai  fatti  argraaati  ia  rime  totcaaa» 
^  a  f  arMl  pat«rr  «ti^r  i<»  ««»i  #l^<jfiaata  na  la  rattra  ladi^eana  ^«aata Tasrre  coaposiria- 
Pf  ni  a#a  btnaa  hiiaf  aa  4airaa»^n<ta  ^ha  vai  akia4ata  ,,. 

I*)  L*  •4U ian  4l  Wftfmra  ^atta  4 al  Baldi  ma  ia  pmaa  loagoma»  4  la  tersa,  na  la  ^aia» 
aa«  *f  andaJa  praaa4ata  nao  f  aU»  quella  di  Casal magf^iorep  a  qoalla  di  Parma,  ma  aaa 
yat  41  JLÌ0ni0  a  Taf  fra  41  Vsn^a  fatta  dal  Ptreaemo.  Ib  saeanda  laago  ella  aoa  è  la 
ailff(af«  aMafi4avl  Marti  molti  «rfri,  a  troTandaii  mamaaata  dagli  argome&ti  4i  Oraria 
jènùi$(f^  M*  la  migììot»  li  è  Talrra  ctba  lo  •tetta  Febo  Bannà,  il  qmale  già  proaaraU  avaa 
Minati*  4al  Baldini,  faoe  nuoiramaiite  imprimere  per  gli  eredi  di  Fiuncetco  de'itotsi  ia 
Xf  ad  la  fliaaa  d'uà  m9$a  attaade  la  dadiearoria  di  lei  ia  data  da'ao.  Loglio»  a  quella 
éall'aataoadanta  In  data  da'a4' ^^'^f'*^  dall'anno  tta*to.  Appoggianti  queste  mie  asicr- 
ftlaat  tiraatarltl  dal  ab.  aatora  della  Vita  di  Torquato  Tasso  il  tig.  abate  Strassi,  il 
Mài^  p*f  ttaabbaelioaoetdantalmente  dalai  preio  erede  cbe  la  ediaione  del  Aosii^ e  non 
raUya  dal  Ha/dl^ltla  qoalla  aba  migliora  ti  rapata  dal  Fentanini  nel  tao  Aminia  dife- 
•01  la  Atta  però  ritrova  amandati  doa  altri  sbagli  ohe  laggonai  in  quatta  nota  madetima 
dalla  Bikll9Ìt§A  ltmliana,9  l'uno  il  ^,che  la  editione  di Ca#aZ»4»|Egiore  non  fu  fatta  dai 
CaMaaal  fola»  ma  da  Ini,  a  da  Erasmo  Viotti t  l'altro»  eba  la  adiaiona  di  Parma  che  via* 
ma  Immadlatamaata  diatro  a  quatta  di  Ctualmaggiore  ti  è  quella  in  i*.  ani  attittette  il 
«alabrt  Muuio  Manfredi,  non  ffià  quella  in  4.  cha  atei  tre  meti  dopa  tutte  l'altre  ohe  si 
ataiio  babbllnftla  aef  brava  spatio  di  soli  tei  mati»  a  cbe  talgono  al  nomerò  di  0.  compre** 
aa  quflU  ahetkfaaa  ìntlonsAn  PistroRoastin  in  16.  Quindi  scorgasi  pura  essere  sfuggita 
aaa  tbugllu  «Ho  itatto  l?tno,  llqnala  volendo  tmendara  il  tuo  Monsig^nore  ba  detto,  cbe 

tunftro  •  non  tr§  iono  là  edizioni  di  questo  Poema  fatte  nel  solo  spazio  di  sei  mesi.  In 
Vaj^ailto  di  atta,  non  iipiaearl,  ared'ao^obe  qni  inserisca  la  leggiadra  risposta  che  dà  il 
fravin  a  a  oeloro  i  «luaU  datidarato  avrebbero  che  il  Toiio  nella  tnaGer  uhi /««saia  avat- 
•a  dipinto  agni  affatta  o  bucma  o  cattivo,  ad  ogni  genio  umano  per  rappxa&entare  il  man'- 
di^flviUMiFart*  Il  9^110/ dicVgii(JRag.Poaf.  libali.  paragr.XVlII.)  cbe  delle  platoiiicLe 
ki  dottrina  il  paiaaa,vadandoeha  F/alona  teaooiava Ornerà  dalla  tua  rapobblioa  per  la  ra- 


ti fflo«i«>  madetima  por  U  quale  lo  tllmava  ottimo  poeta,  cioè  per  la  viva  ratsomig>ìanaa 
1»  i\*wgiti  passione  a  t^oitunia,  valla  agli  laggire  ogni  riprention  dei  suo  maestro,  e  ren- 
«,  «Urti  sloufo  dairasUto  che  a  lui  Platone  minacciava  „. 

(**)|)tl  (^«rortf  allaaati  radiaiohadal  164».  come  già  ditte  il  JTa/to  :  d«U'iluarp&ide  quel- 
1^ aliata  fflipariata  dal  J^aafaniai  aba  4  aiaàta  xara* 


agi 

*  E  (col  tìtolo  di)  GofFredo,  con  gli  argomenti  di  Ora- 
zio Ariosto,  un  discorso  di  Filippo  Pigatetta,  con  rarie 
lezioni,  co' cinque  canti  di  Camillo  Gamilli  ed  altro, 
per  opera  di  Celio  Malaspina.  In  Venezia  per  France-' 
SCO  Franceschi  sanese  i583.  in  4-  L.     9. 

La  Gerusalemme  Liberata  di  Torquato  Tasso  con  ìm 
figure  in  rame  di  Bernardo  Castello,  con  le  Annotazio» 
ni  di  Scipio  Gentili^  e  di  Giulio  Guastavini,  e  con  ^i 
argomenti  di  Orazio  Ariosto.  In  Genova  per  Girolamo 
Bartoli  1 590.  in  4-  (^).  76. 

*  E  in  Genova  per  Giuseppe  Pavoni  1617*  info.  (i).   14* 

(i)  Qui  le  figure  tono  diverse  dalle  altre,  e  ci  sono  tutte  le  coae  dell* 
edizione  antecedente. 

ra  fa  procurata  da  Fiho  Bonnà.  per  opera  del  qaale  ne  «f ci  I*aUri  pur  di  Ftprém 
per  Domenico  Mammarelli  e  Giuliocesare  Cagnacìni  15 ti.  in  11*  con  giunta  di 
argomenti,  e  di  annotationi  d'incerto  antore.  Ci  è  chi  ha  creduto,  che  qaeit» 
Feko  Bonnà  fosse  nome  finto,  e  che  sotto  esso  stesse  nascosto  il  caTalìer  B^tism 
CuarìnU  il  quale  per  altro  ebbe  mano  nel  correggere  e  nel  ridurre  alla  buona  e  ve* 
ra  lexione  il  poema  del  Tasso  (**)  :  na  in  tale  opinione  non  mi  lasciano  concor- 
rere  né  il  pri? ilegio  della  impressione  conceduto  al  Bonnà  dal  Duca  jUfynfo  il% 
tuo  Signore  »  al  quale  il  poema  è  dedicato  da  lui ,  né  la  lettera  scritta  ad  esso 
fnnà  da  Diomede  Borghese,  la  quale  è  posta  nella  Parte  I.  delle  Lettere  Dìs^oiu 
slve  (pag.  4f.  %•  in  Padeva  if^v  in  4  j.  Questo  poema  del  Tasso  vivente  lai 
fu  stampato  almeno  XVI.  volte;  anzi  il  Lembardelli  nel  Discorso  intorno  a'cott- 
trasti  sopra  la  Gerusalemme^  dice  che  ella  era  tanto  piaciuta»  che  ia  cinque  anni 
più  o  meno  era  auca  stampata  dieciotto  volte* 

(*)  Nov«  à\  qaette  ht^\xr%  d«l  Caife/Zo  oltre  al  frontìipUio  intagliate  ■•no  dal  otltbve 
Agostino  Caraccio  e  eiusta  qael  che  ne  serive  il  Malvasia  nella  Felsina  pittrice  ftoa* 
I.  pa^.  98.  )  tono  «[aelle  del  canto  6. 7.  B.  lOt  la»  16. 17.  r^.  •##  Le  altro  inoiso  iaxono  epm 
stolta  l^raaia  e  franobesta  da  Giacomo  FraneOf  Qaetta  ediaione  ^  molto  progiahilo  %xmm 
j/L,  ed  aggionta  dal  Bravetti  a*  libri  di  Cruscaj  non  è  però  vero  conio  «i  dico  cKo  \l  2V|#t 
50  vi  facesse  alcon  xni|[liorainento. 

(**)  Colla  teorta  di  quanto  tu  «petto  pnnto  gli  aerino  il  pia  Tolto  nominato  o  ^e^ 
»ai  abbaatanaa  conniondoto  ti^.  abate  SewasH  lo  dirà  obo  non  è  oomo  ot odotto il  Aantf^U 
fmléi  noma  ioto,  ma  bonù  vtvc  foeUo  di  Faha  BonnA^  il  qnale  fu  «ovaiio  assai  sttuBai 
te  «d  orodiU)  nato  in  Ferrara,  dipendente  da  f  nella  oorfp^  efamigMara  di  Guido  Cm» 
aamani  faltor  generale  del  daoa.  Qaetti  che  stretta  ai|iiici«ia  ^vova  furo  gpl  Tasto  yi  i\» 
eóite  di  M  proonrare  in  Ferrara  ttesia  una  ediaione  della  Gerusalemme,  la  qaale  per  e* 
,^  gni  conto»  ma  pOTtioolarmente  por  la  integrità  e  p^rfeiiono  del  tolto  fotto  mig>1iore  éì 
9,  «pialanqae  altra  «,  o  in  qoesta  impreea  ofedoti,  obo  gli  Ibitoror  di  molto  f iovanonto  !• 
laiiobo  del  oavalier  Ouarini,  il  quale  pvima  cbo  ti  vodettoro  lo  odioiom  àM'Iytgegmo^i 
Tolea  per  mora  compatiipne  formarne  colia  scorta  di  nn  hao»  tetto  a  penna  uo  eitmplase 
intero»  e  piik  cbe  si  potesse  secondo  la  mente  dell'autore,  e  però  aveva  co»  ogni  possib^f 
diligensa  corretti  gli  errori  della  ediaione  del  Cnvalealupo,  empite  le  lacune,  od  a|f<* 
pianti  di  sua  mano  i  sei  canti  cbe  vi  mancavano.  Ma  se  molta  lode  si  deve  al  Bonnà  por 
ottere  stato  U  primo  a  dare  al  pnbblico  nna  parlata  odiiioiio  della  Gerusalammef  mN^* 
tissimo  biasimo  gli  $ì  devo  per  non  avere  al  povero  Tasso  mantenuta  la  parlila  eb*  i»** 
scritto  data  gli  aTova  di  cbiamarlo  a  parte  del  guadagno  do' suoi  libri,  o  por  etiomo  e»* 
dato  a  Parigi  a  darsi  bello  e  dnon  tempo  fra  damo  e  fra  eavalioii  se^ae  éSl^omo^ola 
sciagurato  amia f .  {  Serassi  Vit»  M  TtLS.  tOA*  a.  pag.  ^*  H*  •  69«  )• 


*  Con  gli  argomenti  di  Gianvincenzio  Imperiali,  fi- 
gurata da  Bernardo  Castello.  In  Geno\>a presso  il  Pas^o-^ 
ni  i6o4'  ÌTi  m.  (i).  L.     io. 

*  (Col  titolo  di)  Goffredo,  ovvero  Gerusalemme  libe- 
rata, con  gli  argomenti  di  Orazio  Ariosto,  e  con  le  figu- 
re in  rame  (di  Antonio  Tempesta).  In  Roma  per  Gio.  An^ 
gelo  Rufinelli  1607.  in  xkiv.  ediz.  II.  dopo  un^ altra yfat^ 
ta  pure  in  quesfanno  dal  Rufinelli  (*).  i5. 

*  Con  gli  argomenti  di  Orazio  Ariosto,  con  le  Annota- 
zioni d'incerto,  con  un  discorso  di  Filippo  Pigafetta,  cr 
con  cinque  canti  di  Camillo  Camilli.  In  Venezia  presso 

i  Franceschi  1604-  ii^  4*  ^^* 

*  Con  la  vita  del  Tasso,  con  gli  argomenti  di  Barto- 
lomeo Barbato,  con  le  annotazioni  di  Scipio  Gentile,  e 
di  Giulio  GuastaCVini,  e  con  l.e  Notizie  istoriche  di  Lo- 
renzo Pignoria.  In  Pados^a  presso  Pierpaolo  Tozzi  i6a8« 

in  4  (**)•  8- 

.  *  £  (senza  note).  In  Parigi  nella  stamperia  reale  1644- 

in  foglio  (2).  4^. 

(i)  Le  figure  di  questa  edizione  alquanto  scorretta,  sono  diverse  dalle 
altre. 

(a)  In  questa  impressione  con  le  figure  a  ciaschedun  canto,  disegno  e 
intaglio  del  Tempesta^  che  è  la  pia  eccellente  di  tutte,  si  trascurò  di  nu- 
merare le  stanze  (a*) . 

(a*)  Che  qoesu  magnifict  edizione  di  Parigi  sia  stata  Atta  eoa  le  figure  del 
Timpesia,  è  fiilfisficno.  Antùnio  Tempesta  fiorentinOf  pittore  •  intagliatore  di  Ta- 
glia, nato  nel  ifff*  mori  d'anni  7$-  ai  ▼.  di  Agosto  net  i6)o.  Come  poteva  egli 
Jertanto  ornar  di  figure  la  Gerusalemme  del  Tasio^  stampata  in  Parigi,  qaattor- 
ici  aont  dopo  la  sua  morte/  Il  Tempesta  intégliò  patitamente  in  rame  in  pic- 
ciola  forma  e  anehe  in  grande,  le  figure  spettanti  al  poema  del  Ta$s9.  A  qual- 
ckt  esemplare  dell'edizione  di  Parigi ,  cht  de' suddetti  lami  si  trova  ornata,  esse 
furono  aggiunte  posticceda  qualche  persona  privata  siccvime  a  qualche  altro  esem- 
plare della  stessa  edizione  ,  da  me  veduto ,  ni  chi  appose  le  figure  di  Bernardo 
Cétstelli  ^  tratte  da' rami  della  edizione  di  Genova  ^  avendole  fatte  tirare  in  foglio 
grande ,  per  uniformarle  alla  grandezza  della  impressione  di  Parigi ,  la  quale  ka 
solamente  sul  frontispizio  un  bellissimo  intaglio  in  rame  di  Egidio  Kusselet  ed  è 
parimente  di  delicate  vignette  abbellita  • 

(*)  Il  Ruf fingili  B«l  1607.  »0Q  fece  pia  d'ana  edÌB    della  0«rit  taf  emme  ed  anzi  questa 
riportata  iti  Fontanini  è  l'anioa  ehe  etcitte  in  qnell'anno   iSerassi  TÌt.  del  Tasso  t.  %, 

p.  xxr.). 

(**)  La  vita  del  Tasso  teritta  dal  Sarhato  ^  ristretta,  ma  però  molto  tuccoia  e  coate- 
aoato  aotlsto  oho  invano  ai  eorehorohJione  altro vo.  (StrasH  ivi  pa|^.  XXI)* 


519* 


—La  Gerusalemme  conquistata  di  Torquato  Tassoli 
XXIV.  In  Rom.  per  Guglielmo  Facciotto  iSgS.  ìn^    L     7. 

*  EinParigiperAbeld'j4ngel̀rii6i5.ini!i.{i).        Sk5. 

Dichiarazioni  e  avvertimenti  poetici,  istorici,  poli- 
tici, cavallereschi  e  morali  di  Francesco  Birago  nella 
Gerusalemme  conquistata  di  Torquato  Tasso.  In  Mila-' 
neper  Benedetto  Somasco  1616,  in  ^  (a).  5. 

(i)  Questa  bella  e  molto  accurata  impressione  è  di  carattere  corsivo  (a^. 

{%)  Marcantonio  Poppa  nelle  opere  postume  del  Tasso  diede  in  luce  i 
libri  II.  del  Giudicio  del  medesimo  a  faTore  di  questo  rifacimento  del 
suo  poema,  di  cui  però  il  mondo  non  rimase  talmente  appagato  di  risol* 
versi  a  preferirlo  a  quell'altro.  Il  Rinaldo,  altro  poema  del  T^isso^  da  lui 
aegretamente  oomposto  nello  spazio  di  dieci  mesi  nell'età  sua  jd^anni  i8» 
mentre  di  volere  del  padre,  come'attesta  nella  prefazione,  se  ne  stava  in 
Padova  per  attendere  agli  studj  legali,  fu  stampato  la  prima  volta  in  V^ 

(a*)  Il  Fontanini  nel  riferire  qaesta  seconda  impressione  ,  ha  commesso  an  no- 
tabile errore  che  riguarda  anche  un    fatto   di  conseguenza.  Abtll* Angelieri  e  non 
d'AMgelUri,  come  egli  lo  chiama  sbagliò  nel  segnar  l'anno    di  cotesta  saa  bella  e 
accurata  impressione ,    mettendo    quifi    MDLCXV.  in   luogo    di     MDXCV.  (*) 
ma  da  Monsignore  interpretato  per  MDCXV.  il  che  io  verun  modo  non  può  sus- 
sistere ,  e  ne  ha  un  fatto  strepitoso  in  prova  eTÌdente  .  Egli  pertanto  è  da  saper- 
si  che    questa   impressione    di   Parigi ,    la   quale  è     rarissima ,    e    tratta   appua* 
tino    da    quella    di  Roma  del  Faccioni  ,  fu  sotto  gravi  pene  proibita   e  suppres- 
sa  dalla  corte  del  Parlamento  di  Parigi  con   decreto    del  dì  primo   di   Settembre 
Tanno   if9f.  il  quale  sta  cegistrato  p*  if4    e  iff.  del  tomo  I,  dell'opera  intitola» 
ta  Preuvcs  des  Libe  te\  de  VEglise  Gallicane  »  stampato  la  seconda  volta    in  Pa^ 
rigi  presso  Bastiano^  e  Gabriel  Cramoisì  nel   i6fi.  in    foglio.  In  figor  pertanto  di 
quel  decreto  il  poema  della  Gernsalemme  conquistata  del  Tasso  fu  condannato  so- 
lennemente e  ciò  a  cagione  di  ziz.  fersi     posti  nei  xx.  libro  pag.  170.  dell' edl* 
sione  deli'  Angfliert ,  i  quali  cominciano  dal  quarte  verso  della  prima  stanza  con 
la  parola  Sisto  e  finiscono  nel  quinto  verso  della  terza  stanza  con  la  parola  Chia» 
ma;  „  come  versi,  dichiara  il  decreto   medesimo  contenenti   sentimenti    contrari 
„  airautorità  del  re  e  al  bene  del  regno  e  come    favorevoli    ai    nemici    di    questa 
„  corona  e  particolarmente  ii«faniator|  dei  defunto  re  Arrigo  Ili.  e  dell'adora  regnan- 
„  te  Arrig^  iV,^^  Questo  re  non  peranco  era  stato  ammesso  al  grembo  della  san- 
ta Chiesa  cattolica .  né  aNSoluto  dalle  censure   pontificie  .  Di    questo    £itto   parla 
ancora  il  pupin  nel  suo  trattato  francese.  Della  Possanza  ecclesiastica  e  tempoféi» 
le*  Da  quanto  adunque  sinora  ho  detto,   si  vede    che  la    stampa    àtW  Angelieri. 
fii  fatta,  non  già  ne:   i6tf.  come  il  nostro  Prelato  ha  asserito,  ma  nel    if^f.  In 
cui  fu  promulgato  il  dccieto  suddetto,  nel    quale    inoltre    si  esprìme,   che,,  pò. 
,;  chi  giorni  prima  nel  presente  anno  era  stato  stampato  in  Parigi  il  poema  della 
9,  Gerusalemme  conquistata  di   Torquato  Tasso  ,  sopra  una  copia  capitata  di    fresco 
„  da  Roma  e  inviata  dall'autore  „  :  e  più  sotto  vi  si  nomina  V  Angelieri  ,  che  lo 
avea  stampato.  Tra  ie  due  suddette  edizioni  di  Roma  e  di  Parigi  ci  è    qaesta  A 
mezzo  ,  degna  cb  essere  qui  ricordata  • 

(♦)  N«I  Cataloffo  del  Strassi  Ug^eti,  che  in  fine  di  «fuetto  libro  in  voce  di  MDXCV, , 
T'ha  per  errore  MMXGV. ,  ma  non  M  DLCXV.  come  é  quivi  atampato. 


a94 

ne»ia  per  Francesco {FrMìtéichi)Smt§%  nel  iSéa.  in  J^.eon  la  dedicataria 
al  cardinal  Luigi  da  £j^e.  Tre  anni  dopo  cniesta  edizione  del  RituM^, 
Cintio  Giraldi  nel  capitolo  in  fine  de* suoi  Ècatommitit  loda  Tor^pMUo,  e 
Bernardo  suo  padre  con  questi  versi 

Bernardo  Tasso  io  dico»  che  amo  e  colo , 
Il  qual  ti  viene  incontro  allegramente, 
Compagno  avendo  il  sno  gentil  figliuolo. 
Questi  per  torsi  dalla  volgar  gente. 
Segue  di  quanti  son  buoni  i  vestigi 
Con  pronto  passo  e  con  vivace  mente; 
E  ammirando  del  padre  l'Amadigi, 

Cerca  di  Argii  ir  presso  il  suo  Ilinaldo, 
Sicché  non  tema  i  laghi  averni  e  stig}. 

DeMs  GerusdUmme  €0nquUuta  libri  zxit.  con  gli  argomenti  s  dsscmn  libro 
À\  Giù.  Béustm  Md$sar$ng0  e  Is  tiToIs  de'priacipj  di  tatte  le^  funse  (si  cardi* 
naie  Federigo  Borromeo  )  •  In  Pavia  per  Andrea  Viani  i  f  f  4*  ia  4*  i^) 

(*)  A  qu«fU  è  contemporanea  un' Altra  fatta  in  Milano  f9t  Antonio à9gìi  Ant9nf  km  4* 

CAPO    V. 

Ej?ici  latini  volgarizzati. 

XJ Eneide  di  Virgilio,  tradotta  (io  verso  sciolto) da  An« 
nibal  Qaro.  Jn  Venezia  per  Bernardo  Giunti  i58i.  in 
4*  (i)(a).  L«     ao. 

(i)  Questa  versione  del  Caro  è  particolarmente  stimata,  per  aver  egli 
eon  la  sua  perisia  neirantichità  mirabilmente  espressi  in  volgare  i  senti* 


<(a)  A  ragione  qui  si  eomineia  il  catalogo  de' tr adnttori  della  Eneide  ài 
ii0  da  Anmihai  Caro,  come  dal  piò  accre^tato.  Questa  ediaione,  ctie  fii  la  ori- 
ma  t  ^  stata  seguita  da  molte  altre  dì  Venezia  »  di  Roma ,  di  Maato'^a  ,  ài  Tri. 
nngi  »  di  Verona  e  d'altri  luoghi  »  né  i  torchi  ancora  ne  sono  suocbi .  Il  preseo^ 
aa  volgsìizsamento  è  stato  l'ultimo  frutto  dell'ingegno  di  lui ,  cosi  diéendoio  Le*' 
^do  Cara  suo  nipote  nella  dedicazione  al  Cardinal  Farnese  [*)  •  Ci  fu  per  altr» 
«ci  secolo  xx¥.  chi  in  prosa  Tolgarizzò  la  Eneide  con  purità  di  fiiTella  e  pere 
«iea  citato  a  penna  nel  Vocabolario  della  Crusca  (^  •  Venne  poi  Tommaso  Cam- 


(*)  Il  Caro  ridottoai  a  TÌUe^giare  nal  tuo  WrasatUi  ceninoiò  a  tradurrà  VEnoiéofT  l« 


a47*T«m.  II.).Quefta tra dnsion*glattat'aiiersiondal<9e^^«cz{inparan  tetto  di  5Soo  Terti* 
(**)  II  Saloiati  (  ATTert.  Tom.  I.  Gap.  XII.  pag.  i»4.  )  dioa  ofao  Taatora  di  ffno^to  ▼•** 
garisaaménto  ha  avuto  a  tralasciar  cosa  ohe  quasi  punto  non  intendea,  e  ha  seguito  molt* 
spesso  la  forma  delle  ▼oci  latine^  onde  molte  fiate  stampa  Tocnhell  da  Jfa  tè  me  lati^  mh 
toicsuix. 


5195 

L'Eneide  in  toscano  (in  ottava  rima)  del  cavaliet 
(Aldobrando)  Cerretani  (sanese).  In  Firenze  per  Loren^ 
zo  Toréntino  i56o.  in  4-  L.     la» 

*  I  primi  quattro  libri  delFEneìde,  tradotti  da  Giro- 
lamo  Zoppio,  con  alcune  annotazioni  in  fine  di  ciasehe^ 
dun  libro.  In  Bologna,  per  Alessandro  Renacci  i658.  in 

4  (^)*  5. 

L'Eneide  ridotta  in  ottava  rima  da  Ercole  Udine 
Mantovano.  In  Venezia  per  Bernardo  Giunti ^  e  Giambat- 
tista Ciotti  1607.  in  4  edizione  III.  con  note.  7. 

aieati  latio?  di  Virgilia^  sopra  che  pu6  vedersene  un  saggia  pressa  il  Pi- 
gnorìa  nelle  origini  di  Padova  a  capo  xi  i. 

èidtore  da  Riggio  di  Lomkrdia  lodato  da  Li»nardo  Aretino  per  eccelleotc  giari- 
scoaialto  (  EpistolMf.  Uh*  V.  )  »  il  quale  dall'  impecador  Sig'umondù  4^  coronato 
poeta  nella  città  di  P^rms  ù  ti.  di  Aprile  nel  14) i.  Costai  trailatò  la  Eneide 
in  tersa  rinaa,  secondo  la  portata  di  quel  secolo,  in  col  la  Tolgar  lìagaa  era  de- 
caduta d'assai;  laonde  Ciamp4ala  Vasio  tenezlano  fece»  da  prima,  opera  buona 
e  lodevole  a  purgarla  dalla  saa  barbarie,  e  a  riformarla  qua  e  là  per  quanto  a 
lui  fu  possibile;  e  lasciandone  la  gloria  al  proprio  e  legi  t  ti  ino  autore  ,  la  fé  stani. 
pare  in  Veaeiia  per  B erndr dima  àt*  Vitati  tit\  if)^*  ^^  ^-  ìion  pago  poscia  di 
aver  in  queiropcra  il  merito  di  correttore  e  di  ristoratore  ,  la  dieoe  a  ristampare 
al  medesimo  KììmU  pare  ia  a«  nei  tn^-  Ictandonc  sfatto  il  siome  del  CdmkUté^ 
je ,  e  ponendovi  anicamcnu  il  suo  i  con  cbe  in  luogo  di  crescere ,  eome  e^  pea« 
safs,  di  rioatstione,  venne  a  farsi  da  se  stesso  un  bratto  sfregio»  quantuoqaa: 
da  Domenica  Buonàmito  si  cerchi  di  fargli  ragione  di  questo  plagio  nella,  lettera, 
con  cui  egli  indiciaaa  II  libro  a  Céiart  Baccone  Ticario  del  patriarca  di  Fr* 
ne\i4  CiroUmo  Quirini  »  Nello  stesso  secolo  xv.  fu  fatto  un  altro  voigsrittameato' 
dcìV Eneide  in  ottava  (jma ,  il  quale  dalla  fine  del  testo  a  penna,  che  si  conserva, 
in  Verona  nella  libreria  del  fu  Giovanni  Saibante  ,  non  apparisce  chiaramente  ,  se 
abbia  per  autor  suo,  ovvero  per  copista  quel  Giovanni  da  Parma  che  nel  princi. 
pio  vi  è  nominato  con  queste  parole  :  £'  Eneìda  di  Virgilio  scntta  per  mt  Ciò* 
panni  da  Parma  ;  e  nel  nne  ancora  :  Expliciunt  dieta  Virgilii  die  vigfsima  quin^ 
IO  /unii  1474/tfr  me  itékàruieni  Parmeruem  »  Se  diversa  da  quessta  traduzione  o- 
par  la  stessa  sia  la  esistente  in  an  altro  codice  in  Siena  appresso  gli  eredi  del  f» 
Uberto  BenvogUenti ,  gpntiiaoao  ornadssin&od^ogni  virtà  ed  amico  mìo ,  non  sa- 
prei dirlo  accenatsmeote,  senta  confronur  Tana  con  Taltra*  Anche  qiKsta  ver* 
sione  è  stesa  in  otuva  rima  e  nel  fine  vi  si  legge  :  Explicii  liher  Virgilii  da  E^ 
neydot  (  tic  )  quem  ego  Matthens  Dominìei  de  Cornata  compievi  mano  propris  dia^ 
JlVl.  Februarii  AnMù  Domini  M.CCCC.LL  atto  Excdlentis$imui  Romanarum  Jm* 
perator  Feierìcus  erat  in  civitate  Senarum^  &  etiam  uxor  ejus  Imperatrix  •  Lavora 
del  medesimo  secolo  sembra  essere  il  volgsriaaamento  della  fivWd^  in  otuva  rima,, 
fiuta  da  Cornino  àt*  Morcini  da  Cnàbiai  codice  in  foj^io  delle  hibliouce  carnai, 
dolese  di  Cléuse  in  Ravenna  r  ove  ifel  fine  si  legge  :  Explicit  felisiter  Mar  Virgi* 
Hi  laiee{sicy  lotorìa  Eneydoi  per  me  Ctrminumplinm  Ambroxi ai  quondam  Pamm^ 
leonìs  de  Morcutif  • 

(a)  Per  errore  di  staifeipa  è  còrso  qui  l'anno  té^S.  in  leogo  di  sffg.  La.  mdà* 
alone  è  in  ottata  rima .  Ella  era  già  stata  stampata  dal  Seàéui  neL  ^fy^  in  «4^ 


296 

L'Eneide  di  Virgilio ^  tradotta  in  verso  sciolto  da 
Teodoro  Angelucci.  In  Napoli  per  Ettore  Cicconio  1649» 
in  i^.  (1)  (a).  L.      la. 

I  sei  primi  libri  delT Eneide  di  Virgilio  tradotti  (I.  da 
Alessandro  Sansedoni.  IL  da  Ippolito  cardinal  de'Mo- 
dici.  HI.  da  Bernardo  Borghesi.  IV.  da  Bartolomeo  Gar» 
li.  V.  da  Aldobrando  Cerretani.  VI.  da  Alessandro  Picr 
colomini)  a^più  illustri  e  onorate  donne  (Sanesi^  e  tra 
le  altre  ad  Aurelia  Tolomei  Borghesi,  alla  quale  Vincent 
zio  signore  di  PerSy  che  fu  Decano  dell'insigne  GoUe^ 
giata  di  Udine,  dedicando  tutto  il  volume^  promette 
un  suo  volgarizzamento  del  Ratto  diProserpina  di  Glau» 
diano).  In  Venezia  per  Comin  da  Trino  i54o.  in  8.         4* 

(i)  làAngelucdj  ornato,  al  dire  di  Giovanni  Bonifacio  (Ist.  Tris^igia'- 
na  Ub.  xii.pag.  7216.)  della  cittadinanza  di  Trivigi^  scrisse  alla  scolasti* 
ca  in  materie  Aristoteliche  centra  Francesco  Patrìzj^  che  gli  risp  ose  con 
una  apologia  latina^  stampata  in  Ferrara  da  Domenico  mamarelli  nel 
i584  i/i  4-  »  ®  diretta  a  Cesare  Cremonino,  filosofo  aristotelico  della  schie- 
ra di  Pietro  Pomponazio^  e  di  Andrea  Cesalpino  {b*).  Andrea   Torello 

ma  qualche  dirersità  pasta  tra  la  prima  e  la  seconda  edizione  »  poiché  più  bassa 
si  registra  dal  Fontamni  la  Bucolica  di  Virgilio  craslatata  da  Vincenzio  Menni ^ 
farò  anch'io  ricordanza  del  seguente  volgarizzamento  del  roedesi  mo  autore . 

*  1  sei  primi  libri  àtW Eneide  di  Virgilio  detti  in  ottava  rima  da  M.  Vincen* 
\o  Jlf if Affi  perugino  .  la  Perugia  per  Andrea  Bresciano  iféj.  in  8. 

Del  sesto  libro  ci  è  una  edizione   anteriore   di  Firenze  (  per    Lorenzo    Tot  remi" 

no)  in^-  in  S 

(tf)  Di  questa  elegante,  ma  non  molto  conosciuta  versione  òtW Angelucci ,  di  cui 
sta  fra'  miei  codici  un  buon  testo  a  penna  »  che  servir  potrebbe  a  correggere  la 
stampata,  recò  un  sano  giudicio  li  padre  Bartolommeo  Beverini  lucchese,  della 
congregazione  della  Madre  di  Dio,  nella  prefazione  delia  sua  Eneide  in'  ottava 
rima  volgarizzata  (  In  Roma  presso  il  Bernabò  1700.  in  4.  )  dicendo  »  che  ,»  tolti 
„  alcuni  nei  di  lingua,  se  fosse  comparsa  prima  di  quella  del  Caro  f  avrebbe  pre- 
n  ^o  un  gran  posto  „  •  Se  si  vuole  dar  fede  ai  compilatori  della  Biblioteca  degli 
Scrittori  Gesuiti  (  Roma  1676.  in  fol.  pag.  59i.  )  »  l'autore  del  volgarizzamento  di 
Teodoro  Angelucci  è  stato  il  padre  Ignaiio  Angelucci  gesuita ,  delia  stessa  patria 
e  famiglia  dell'altro  sotto  nome  dei  quale,  morto  gran  temps  innanzi  in  Monta*, 
gnana ,  dove  era  stato  condotto  per  medico ,  egli  amò  di  occultarsi  (  Lettere  di 
Qio»  Bonifacio  pag-  itz.  ) 

(**)  11  titolo  del  libro  àtW  Angelucci  contra  Francesco  Patrt^j  è  questo:  Quod 
Metaphysicd  sint  eadem  ,  qua  Physica ,  stampato  in  Venei{ia  dtL  Francesco  Zilet-. 
ti  nel  1584.  in  4.  A  fìivor  del  Patri^  contra  ri4/i^^/ir<ci  scrisse  ancora  Francesco 
Muto  cosentino  un'opera  intitolata,  Disceptationum  libri  V,  contra  calumnias 
Theodori  Angelutii  in  maximum  philosophum  Franciscum  Patri tium  ,  impressa  ia. 
Ferrara  per  Vineem^io  Caldura  nel  i;88.  in  4.  indiritta  ad  un  altro  insigne  filo* 
ipfo  ,  Bernardino  Ttlesio  • 


/ 


acj7 

*  Il  settìoio  dell'  Eneide,  tradotto  in  Tersi  sciolti  da 
Giuseppe  Betussi.  In  Venezia  per  Comin  da  Trino  1546. 
in  j\.  (b).  L.     3. 

contra  questo  secondo  mise  in  luce  il  libro  intitolato,  ^^tf^  cae^a^^^c 
est  Andrae  Caesalpini  monstrosa  dogmata  discussa  et  excussa{a*),C\  so- 
no aacora  AtWAngelucci  due  lezioni  intorno  aliafarnosa  Canzone  sopra 
DiOt  composta  da  Celio  Magno,  segretario  dei  consiglio  di  dieci  di  Ve^ 
nezia. 

(a*)  Il  Tonilo ,  cht  scrisse  contra  il  Cesalpiao ,  chramarasi  Niccolò  e  non  An^ 
drea.  Egli  era  professore  di  filosofia  e  medicina  nella  aniyersità  di  Alidorf  negli 
sviizeri ,  e  il  sao  grosso  libro  fìi  scampato  Franccfurti  apud  Zachariam  Palthe^ 
fiium  1^97.  in  8. 

(3)  Poiché  Monsignore  si  compiace  di  dar  luogo  a  parte  a  questo  solo  settrmo 
libro  ótìV  Eiteidt  Toigariiaato  dal  Betussi  ^  benché  questo  sia  ancora  inserito  p. 
114.  delle  0//tre  di  Virgilio,  tradotte  in  Terso  sciolto  da  di? ersi  •  raccolte  e  pub- 
blicate da  Lodovico  Domen'uhi^  In  Fior*  presso  i  Giunti  1556.  in  8.  )i  stimo 
che  non  sarà  giudicata  superfiua  la  notizia ,  eh*  io  son  per  dare  di  molti  »  se  non 
di  tutti ,  i  libri  dello  stesso  poema  volgarizzati  a  parte  da  alerà  nobili  ingegni  di 
quel  felicissimo  secolo  •  li  primo  ,  che  loro  desse  eccitamento  a  tali  fersioni ,  do- 
po Niccolò  Liburnio  ,  fu  il  cardinale  Ippolito  de'  Medici ,  dal  ouale  (a  trasUtato 
in  Terso  sciolto  il  libro  secondo ,  comechè  non  manchi  più  d  uno ,  che  a  Frati' 
Cesco  Maria  Mol\a  ne  attiibuisce  l'onore.. Io  qui  «non  seguirò  altr'jordine ,  se 
non  quello  dei  libri  della  Eneide  spezzatamente  tradotti . 

*  Delia  Eneide  di  Virgilio  detta  in  ottava  rima  dal  cavalier  Alessandro  Gnar» 
nelo  (  romano  )  e  da  Cristoforo  Cieco  da  Forlì  posto  io  luce  «  libro  pritno .  la 
Moma  per  Valerio  Dorico  ify4.  in  4.  e  anche  m  Vene\ia  per  Domenico  de' 
Franceschi  lyéf.  in  t-  E  ivi  1^71.  in  8. 

*  Il  prtmo  libro,  ridotto  in  ottava  rima  da  Giovanni  Andrea  dell'  Anguillara 
(  da  Sutri  \  al  magnanimo  cardimi  di  Trento .  In  Padova  per  Gra\ioso  Perca^ 
cino  x}^4.  m  4.  E  io   Venezia  per  Domenico  Farri  if6f.  in  8.  (*) 

'*  Il  primo  libro  òtW  Enea ,  tratto  dall'  Eneida  di  Virgilio  in  ottava  rima»  da 
Lodovico  Dolce»  In    Venetia  per  Giorgio  òt' Cavalli  i;66.  in  8 

Ci  è  ancora  V^nea  del  Dolce  in  zìi.  libri  in  ottava  rima  stampato  pochi 
mesi  dopo  la  morte  di  lui  in  Venezia  per  Giovanni  Vari  se  0  nel  ifé8.  in  4.  L' £- 
néa  u«iito  con  V  Achilie ^  poema  pure  del  Dolce,  impresso  dal  Giolito  nel  I57i. 
in  4.  è  opera  quasi  affitti  diversa  dall'altra  stampata  dal   Vartsco. 

*  lì  secando  libro  del  a  Aeneide  di  Virgilio  •  tradotto  in  volgare  (  e  in  versi 
sciolti  )•  Roma  aptsà  Antoniam  BNdum  M  D.  XXXVìIL  in  4  edizione  prima. 
Non  vi  è  il  nome  del  traduttore ,  che  però  fa  il  cardinale  Ippolito  de'  Medici , 
al  quale  a  pie  di  aaa  lettera  proemiale  piacque  mascherarsi  sotto  nome  di  Cava» 
liere  errante  •  Poco  dopo  ne  fa  fatta  an'altra  ediiione  •  che  sta  nella  libreria  Fo- 
scarina,  in  città  di  Castello  per  Antonio  Ma^ochi  e  Niccolò  de'  Guccii  if|9# 
io  4«  e  poco  dopo  j a  Vittogio   appresso  Niccolò  Zoppino  if)f.  ia   8*  E    ivi  per 


'(*)  V%t9tìt9'  ì*  Autore  fAr^tie  a  ine  •pvte'tttaipAre  qa«tto.libr»  «lai  P«rraeJiio,  •  il  <!•- 
BMt«,  gi*«ohèin  fia«  «i  l'gf*  >«  Tutti  qu«lii«  che  rÌB>^raaìeraaao  l'autore  «tei  dono  alme- 
,«  no  eoa  parole  0  eoa  lettere  taraaao  trovati  da  J^nea  ae*  campi  eliii,  «love  taraano 
„  da  Anehiio  lobati  Gli  altri  per  avTeatara  ti  ritroveranao  neirinferao  non  tensa  colpa 
»,  loro  ,t .  Il  Coro  ia  aaa  toa  lettera  (  fom  a.  lett  ai*.  )  riagrasiando  VAn^uillarm  del 
doao  fattogli  d'aaa  copia  di  spetto  libro  f  raaio«ameat«  lohersa  tn  tale  protesto. 

ToNt.  i.  40 


GiO'  Antonio  e  Domenico  Volpiai  1^40  in  it.  St4  ancora 'ne' libri  tei    di  diferti 
e  nel   Virgilio  del  Domenichi . 

*  Il  secondo  libro  tradotto  in  ottava  rima  dal  ciTalìer  Guarnello .  In  Vene\Ì4g 
per  Domenico  de*  Franceschi  1^73*  in  8.  £  anche  in  Urbino  a  istanza  di  Cristo* 
foro  Cieco  da  Porli  (  fenza  nome  di  itaaipatore  )  1  ^77.  in  S. 

*  Il  medesimo  in  otUfa  rima  di  GiamMaria  Virdi\otti  (  sacerdote  ? ca»Iaao  } 
In  Venezia  per  Francesco  Rampale  ito  i  f  60.  in  8. 

*  Il  quarto  libro  con  verso  eroico  volgare  (  sciolto  )  da  Niccolò  Lihurnio  (  vene- 
ziano, piovano  di  S.  Fosca).  In  Vinegta  per  Gio,  Antonio  àt*  Nic  colini  if]4-in  4. 

*  Il  medesimo  in  versi  sciolti  da  Bartolommeo  Carli  àt'  Piecolomiai  ($zot9e) 
in  Vinegia  per  li  fratelli  Volpini  ^  a  istanza  di  Niccolò  Zoppino  Xf40«  in  S-  Sta 
ancora  nella  raccolta  dei  libri  vi.  dell'  Eneide  volgarizzati. 

*  Il  medesimo  in  ottava  rima  da  Giambatista  Filippi  (genovese)  con  la  ginn* 
ta  d'altre  sue  rime.  In  Genova  appresso  Antonio  Bellone  lyéi.  io  4. 

*  Il  medesimo  in  verso  sciolto  da  Lodovico  dì  LorenT^o  Martelli  ( Rottatiao  ) 
sta  con  le  altre  sue  opere  stampate  in  Firenze  per  Bernardo  Giunti  1548*  in  8. 
e  anche   nel   Virgilio  del  Domenichi . 

*  Il  medesimo  in  ottava  rima  da  Niccola  degli  Angeli  (  da  Monte  Lupone  )* 
In  Roma  per  gli  eredi  dì  Antonio  Biado  if68.  in  4. 

*  11  medesimo  in  ottava  rima  da  Castore  Durante  (  da  Gualdo  di  Nocera  }.  |a 
Viterbo  per  Agostino  Colaldi  da  Civita  Ducale  tf6^.  in  4. 

*  Il  medesimo  in  ottava  rima  da  Stefano  Ambrogio  Schiappalaria  (  genovese  ) 
eoa  annotazioni  di  un  sao  familiare  e  alcune  sue  rime  •  In  Anversa  per  Crino- 
foro  Piantino  Xf68.  in  it, 

*  U  medesimo  in  ottava  rima  da  Ercole  Udine  f  mantovano)  la  Mantova  per 
r  Osanna  i; 87.  in  4. 

*  Il  medesimo  in  versi  sciolti  da  Sertorio  Quattromanl  (cosentino)  sta  con  le 
altre  sue  opere  impresso  in  Napoli  ver  Felice  Mosca  I7i4«  in  8. 

Ci  è  anche  una  versione  manoscrittta  dello  scesso  libro  quarto  in  verso  sciol»- 
to  fatta  da  Antonio  Nursiai  da  Pesaro  e  da  lui  dedicata  al  4nca  Gmdubalio  li. 
di  Urbino ,  della  quale  mi  diede  notizia  e  favorevole  giudicio  il  ^«o  nobile  pot* 
aesiore  ,  Annibale  degli  Abati  Olivieri ,  del  cui  sapere  e  discerniménto  non  UiaGÌa« 
no  dubitare  le  eccellenti  prodazioni  del  suo  (elice  ulento.  Del  suddetto  Nitrsini 
si  ha  una  versione  del  Menemo  di  Plauto  •  che  prima  era  nella  libreria  docile  da 
Urbino  e  poi  è  passata  nella  Vaticana  »  facendone  fede  I'  Allacci  nella  DramiBd» 
turgia  pag.  f8i. 

*  Il  sesto  libro  in  ottava  rima  da  Giovanni  Pollio  (  LappoU  detto  il  Polla* 
/trino  aretino}.  In  Venei^ia  per  Ciò*  Antonio  e  Domenico  Volpiai  ad  istansa  di 
J^ccolò  d'Aristotele  detto  Zoppino  1^40.  in  8*  (^ 

*  Il  medesimo  in  ottava  rima  da  Marcantonio  Górra  {  bttktiu), là  ^^tlanoftt 
Paolo  Gottardo  Punito  i;76.  in  8* 

^  Il  settimo  dal  Betussi  volgaciuato  è  già  stato  registrato  dal  Fontaaini  • 

*  n  settimo  e  l'ottavo  libro  in  versi  sciolti  da  Berardino  Btrariitti  (  da  Bari  \ 
In  Nàpoli  per  Matteo  Cancer  ij^f.  in  8< 

*, "Lottavo  libro  in  versi  sciolti  da  Giovanni  Ciastiniano  (  ii  Cattata t  dedicato 
al  r^  Francesco  /«.)  In  Vinegia  per  Gi#.  Antonio  e  Piero  Nicoolitti  da  Sabbio  a 
UtUiìti  di' J).  Francesco  (  Torresani  )  d'  Asola  ir4Z*  jii  ^. 

Questo  buon  ^reco  dice  in  una  sna  lettera  latina  a  Paolo  Manaito  di  aver  tra- 
dotti  in  tersi  sciolti  ancJic  gli  altri  oltinii  cinqoe  libri  di    Virgilio       -''-*— ^- 


(*)  Di  Lappoliàétto  il  Poli  astrino  io  ho  veduto  «a  libro  intitolato, 0/>era  della  Dì  pit, 
et  Seraphiea  Cathàrina  da  Sléna  in  rima .  la  Stramotil,  CapituH.  Sonetti,  Epistole,  et 
Séxtine,  impretfo  in  Slena  per  àenne,  Antonina  de  Maestre  Knrigh  da  Cotogna,  et  An- 
dféa  Plasentlno  i5d5.  in  4*  AtMÌ  raro  •  non  molto  noto  e.*  Bibliògrafi  io  aiadieo  ^eito 
libro  non  tròtadAolf  eitat^  ftè  ikU^Mày^,  aè  in  altri  Càttflogi. 


-  -  Le  Opere  di  Virgilio,  da  diversi  autori  tradotte  in 
Tersi  sciolti  (la  Bacolicada  Andrea  Lori,  e  la  Georgi* 
oa  da  Bernardino  Daniello)  e  raccolte  da. Lodovico  Do- 
menichi.  In  Fir.  presso  i -Giunti  i556.  in  8.  (a).  L.  la. 
*  E  in  Venezia  per  Onofrio  Farri  iSS^,  in  8.  (i).  6i 
«.  -  La  Bucolica  di  Virgilio,  tradotta  da  Vincenzio  Men- 
ni. In  Perugia  per  Girolamo  Bianchina  iS^ini3k.(h).  3« 

r         #■ 

(i)  Ci  è  pare  V Eneide  tradotta  in  verdi  sciolti  da  Lello  Ouiàicciord 
laccheae  canonico  della  nostra  basilica  di  s.  Maria  mtiggiore  di  Roma^ 
qttifi  stampata  nel  164^.  in  8. 

dd  secciaia  :  ma  egli  di  aver  compoete  alue  opere  aoft  mai  coiaptrse  era  soli- 
to darsi  Tanto. 

*  V  uniecimo  libro  ia  verso  sciolto  da  Btm^rdiM  Dentello  (  locckcse  ^.  I^ 
F<ii#^Mper  Giovanni  de*  Fnrfì  ij4|*  in  8.  Sia  ancóra  net  Virgilio  di  di?arsi  f  a^* 
blicato  aal  Domenichì  ptg.  198* 

^  II  iaoim^o  libro  fu  tradouo  da  Luca  ConuU  »  attestandolo  lui  in  una  lettera 
ad  EnoU  Barinrnsa{  Uttércììb.  1»  In  P^vxtf  per  Girolamo  Cartoli  1564.  io  S«  p. 
jS')  che  itSTs  in  Roma  e  pregandolo  di  cavarlo  di  mano  alla  stampa^ict  dcjl 
PelUgrino ,  la  quale  avea  egli  sospetto  che   astutameoce  glielo  avesse  rubato  • 

(a)  Precede  una  lettera  cU  Filippo  Giunti  a  Gionmni  licci  e  poi  bn' altra  del 
Domenichi  a  Qiovan  Paolo  Cusano  ;  e  a  queste  due  lettere  succede  la  Vita  di  Vir-^ 
àitio  descritta  da  Tommaso  Porcacchi ,  inoaizxata  S  Ippolito  Carcarille.  Siccome  pei 
Monsig»  specificò  più  sopra  i  noiai  de' traduttori  de  vi.  prinii  libri  della  JEncidà 
stampati  in  Vincaia  da  Comin  (ia  Trino^  nel  1 140.  e  ivi  pure  ci  ha  dati  i  nomi  di 
coloro  che  in  questa  raccolta  del  Domenichi  h^a  volgarizzata  la  ^ttfe/ic4ela~6*tfojr. 
^t^tf;  così  opera  esser  dove  va  della  sua.  diligenza  riferire  i  nomi  dei  xii.  ^cadatt^ri-v 
che  hanno  qui  il  merito  di  aver  volgarizzata  Is  Eneide  xtn  libro  pec  cisfcl^ediu 
lìo  :  al  quale  suo  silenzio  non  sembrerà  ÌDopc^ortuao ,  ch'io  qui  suppliscs .  Ma 
prima  accennerò ,  che  la  Bucolica  tradota  dal  Lori  gentìkiomo  fiorentino  fa  pei* 
ma  stampata  a  parte  in  Vinegia  dal  Giolito  nt\\^$^.  in  iz#e  la  Georgua  tra* 
•latata  e  cementata  dal  Daniello  fii  impressa  pure  in  Venezia  per  Giovanni  de^ 
Farri  nel  1545.  in  4.  (*)  .  Quanto  ai  xii.  libri»  de' quali  oui  si  ragiona,  furono 
tradotti  il  I.  da  Alessandro  Saniedoni  sanese;il  li.  dal  cardinale /^/10/fia  dt'  Me* 
dici  i  il  ni.  da  Bernardino  Borghesi  sanese  ;  il  IV.  da  Lodovico  Martelli  fiorencU 
no;  il  V.  da  Tommaso  Porcacchi  da  Castigliou£  aretino;  il  VI.  i^ Alessandra  Pie» 
colomìnt  sanese  t  il  VII.  da  Giuseppe  Betussi  bassa nase  ;  1' Vili,  da  Liouardo  Ghif* 
ni  da  Cortona:  il  IX.  da  Bernardetto  Minerhetti  fiorentino  vescovo  di  Are\%oi 
il  %•  dà  Lodovico  Domenichi  piacentino;  1\XI.  da  Bernardino  Daniello  liMchcsea 
il  XII-  da  Paole  Mini  fiorentino . 

{b)  La  traduzione,  che  prima  ne  fu,£itta  in  verso  Jsl  padre  Evangelista  Fossa 
cremonese  deirordine  de'  servi ,  fìt  stampau  in  Venezia  per  Cristoforo  de  Pensis 
di  Mandello  1494.  in  4.  e  poscia  in  Milano  per  Agostino  Vieomercato  ifzo»  io 
S.  Ci  è  ancoca  la  %tt%%t'  Bucolica  col  titolo  di  Pastorale  Can\one  ,  tradotta  da  Ri' 
natdo  Corso  e  stampata  in  Ancona  ott  Astolfo  àt'  Grandi  veronese  nel  i$H*  ì% 
S.  e  ia  verso  sciolto  da  GiroUmo  P4ÌUntien  da  Casicf  Bolognau  e  io  jBohgnm 

{*)  fl9k  aèllà  di  qaèkta  éé\  t94$.  adorha  ii  Arure  e  eorrettA  ^  la  elisione  della  'Gtotgi^ 
cm  traslàtaia  AA  IkmnMlo  fiitta  da  Gio.  Ùrìfè  il  il4^  ab  4.Cv.  U  oataivf e  del  Salic§fT,  « 
r^r^  elafi.) 


3oo 

-  -  La  Ceorgìca,  tradotta  in  versi  sciolti  da  Anton  ma 
rio  Negrisoli.  In  Venezia  per  Niccolò  Buscaini  i55a. 
in  8.  (a).  L.    4* 

Osservazioni  di  Orazio  Toscanella  sopra  le  opere  di 
Virgilio.  In  Vinegia  pel  Giolito  i568.  in  8.  (b).  4* 

La  Tebaide  di  Stazio,  tradotta  in  ottava  rima  da 
Erasmo  signore  di  Vaivasone.  In  Venezia  per  Francese 
co  Franceschi  1570.  in  4.  {i)(c).  la. 


(i)Ne'  ComerUarj  del  Crescimbeni  della  edizione  di  Venezia  tom»iv,p. 
106.  si  mette  in  dubbio,  se  Erasmo  de^ signori  di  Vqhasone  fosse  conte. 
Ancbe  questore!  toooa  leggexe  fra  tante  bellezze  aggiunte  alla  Storia  del* 

^er  Vittorio  Btnacci  nel  1605.  P^'^  ^^  ^*  ^  ptrimente  in  Terso  seiolto  da  Spi* 
fdtiiio  Ghirérdelli  ▼eneiiano»  in  Ficatia  per  Jacopo  VioUti  nel  16 14.  ia  it 
La  più  aatica  però  di  tutte  è  quella  di  Bernardo  Pulci  fiorentino  io  terse  rime 
tessuta  e  stampata  in  Fiorsnia  da  Antonio  di  Bartolommeo  Miscomino  148 1.  e 
1494.  in  4.  Ma  il  metter  la  Bucolica^  come  pure  la  Georgica  di  Virgilio  nel  ca- 
po de'  Poemi  epici    non  so  quanto  sia  bene  e  lodefoimence  pensato. 

(tf)  *  E  prima  ìtì  per  Melchiorre  Setta  1543  in  8. 

Tanto  in  questa  edizione  del  Sena  ,  quanto  in  quella  del  Boscarini  (  non  già 
JBatCMni)  stanno  oltre  alla  Georgica^  che  è  tradotta  in  Tersi  sciolti»  le  rime  e  altre 
cose  del  Netrisoli  gentiluomo  ferrarese.  Ben  è  vero  che  la  seconda  ediaione  è  da  pre* 
ferirsi  a  quella  de^  Sessa  si  perchè  h  più  corretta  e  più  copiosa,  si  perchè  è  illustrau  da 
un  prìTilegio  di  Bona  Sforma  regina  di  Polonia*  al  cui  serTigio  troTSTasi  allora  il  Negri* 
soli  in  qualità  di  suo  gentiluomo,  sì  ancora  perchè  l'opera  Tien  commendau  nel  princi« 
pio  con  un  sonetto  da  Ercole  Bentivoglio  e  nel  fine  con  due  lettere  da  Falvio  PelU* 
•grtno  Morato.  Bastian  Foresi  tìot%ìonottnt\iìo  amico  di  Marsilio  Ficino  scrìsse  in 
terza  rima  un  poemetto  intitolato  Ambizione  dÌTÌso  in  i a.  capitoli ,  i  quali  son 
segnicui  nel  metro  medesimo  da  it.  libri»  cne  altro  non  sono,  se  non  un  yoK 
gariuamento  della  Bucolica  di  Virgilio  :  e  l'opera  tutta  Tiene  indiritta  dall'^auto» 
tote  al  tpagnifico  Lorenzo  de' Medici.  L'impressione  è  in  4  senz'  anno,  luogo  e 
stampatore:  ma  probabilmente  in  Fiorenza  Terso  it  i4fO.  Il  Ficino  ne  parla  con 
lode  in  molti  luoghi  delle  sue  Epistole  e  una  gliene  scriTC  il  SahelUco  tra  le 
sue  pQ^a  nel  libro  II.  animandolo  a  opera  di  maggior  peso,  che  STca  per  ma- 
no. Fu  Toigarizzata  la  Georgica  anche  da  /^rd^o  Cracx  gentiluomo  romano  secon- 
do la  testimonianza  di  Dionigi  Atanagì  nella  taToIa  posta  in  fine  al  libro  I. 
delle  Rime  di  diTcrsi  da  lui  raccolte:  e  fu  io  oltre  Totgarizzata  àtX  Cieco  f  Adria^ 
ì\  quale  di  ciò  ne  fa  fede  nelle  sue  Lettere.  {  In  Ven.  iSo(.  in  4.  p.  io(.  )  :  ma 
né  i'una,  né  l'altra,  per  Quanto  so,  uscirono  mai  alia  luce. 

(5)  Il  <?io/iio  stampò  Téramente  queste  Osserva\ioni  nel  tf(i.  ma  con  una  del- 
le sue  solite  fraudi  mutatone  il  solo  frontispizio  Tolle  dare  a  credere  di  aTcrne 
fatta  una  seconda  impressione  nel  if6t. 

(e)  La  prefazione  e  le  annotazioni ,  che  si  leggono  in  questa  traduzione  sotto 
n  nome^  di  Pietro  Targs  ;  sono  di  Cesare  Pavesi  aquilano  ,  il  quale  sotto  la  stessa 
maatfaera  si  è- nascosto  io  quell*  altro  suo  libro  intitolato  il  Targa  doTC  si  con- 
ten||ono  cento  e  cinquanta  faTole  tratte  da  diTcrsi  autori  antichi  e  ridotte  in 
Tersi  e  rime  italiane,  sumpato  la  quarta  Tolta  in  Vesuiia  per  gli  eredi  dì  Fran- 
ceuo  Ziletn  ijt;.  in  ix. 


3oi 

la  volgar  poeèia  (a*).  In  Friuli  due  case  Vahasone  hanno  titolo  di  com^ 
ti  amendue  aggregate  a  quel  parlamento;  ma  di  orìgine  dÌTerse  essendo 
runa  de'signori  del  caste!  di  Valvasone  e  l'altra  derivata  da  quelli  di 
Maniaco.  De* primi  fu  Erasmo^  ai  cui  maggiori  Timperador  Carlo  IVé 
diede  il  titolo  di  conti  in  Norimberga  ai  xv.  di  Gennajo  dell'anno  i36a. 
in  un  diploma  diretto  ai  due  fratelli  Ulrico  e  Schintlla  signori  del  fa- 
moso castello  di  Cucagna^  in  latino  Cucanea^  la  qual  famiglia  si  divise 
in  quattro  rami,  Vi^lvasonij  Zucchi^  Freschi  e  Partisiagni.  S^ne  ivi  nel- 
le note  ai  ComerUarj  senza  cautela  a  porsi  in  dubbio ,  se  convenga  il  tito- 
lo di  Conte  a  tutti  i  feudàtarj  del  Friuli,  perchè  forse  non  basta  ai  nobi- 
li feudatari  di  quel  general  parlamento  averlo  per  rescriptum  principis. 
Altrove  osservammo,  che  Spilimhergo  è  qualificato  per  villaggio  oscuro; 
onde  ora  l'antica  e  nobil  terra  murata  di  Spilimhergo  non  solo  è  divenu- 
ta villaggio,  ma  villaggio  oscuro.  Cosi  non  parlò  Franco  Sacchetti  già 
quattro  secoli  nelle  sue  Nocelle  ;   non  cosi  Bernardino  Partemo,  che  si 


pregiò  di  nominare  Spilimbergo  nelle  sue  opere  non  già  come  villaggio 
oscuro,  ma  come  sua  chiara  patria;  in  conformità  di  che  VAtanagi  nella 
vita  d'Irene  di  Spilimhergo  gli  diede  il  nome  di  antico  e  nobile  castello, 
o  piuttosto  di  piccola  città:  e  nell'epitafio  di  Cintio  Cenedese  amico  del 
Sabellico  si  legge  Urbs  Spiliberga;  talché  per  chiamare  quell'illustre  luo- 
go diversamente  bisogna  essere  indiano  e  non  veneziano.  Avvertasi  un 
altro  errore  geografico  nelle  note  B*Comentarf  tomo  V.  pag.  270.  ove  Ca^ 
dorè  assai  leggiadramente  vien  detto  luogo  principale  del  paese  Cadori-^ 
no.  Questo  paese,  che  è  nella  parte  occidentale  dei  Carrù,  si  chiama  Co- 
dorCf  e  in  latino  de'  tempi  bassi  Contrata  Cadubrii,  donde  viene  Taddiet- 
tivo  Cadorino.  lì  luogo  principale  poi  non  si  dice  Cadorino,  né  Cadore, 
che  è  il  nome  proprio  ai  tutto  il  paese;  ma  si  chiama  Pieve  di  Cadore^ 
in  latino  Plebs  Cadubrii  (b*). 

(tf*)  Le  nàte  o  sia  penu  ^i  Cemsnufì  del  Crtteimhini  sono  lavoro  del  defilato 
Seghe\x,i  ^  contcagono  boooe  e  sicure  notizie,  delle  quali  monsigòore  si  è  sapaté 
dettramente  spprofiture  in  più  laoghi  della  sua  Eloquente  seni*  aver  It  boote 
di  (srne  alcan  motto  •  comeckè  ali*  opposto  dofsnqae  gli  parve  di  ottervar  co- 
sa,  che  secondo  lai  non  reggesse  al  conio  del  vero,  non  abbia  mancato  mai  di 
alzar  le  veci  e  le  strida  a  screditsrle  e  a  deriderle .  Che  in  esse  si  metta  in  dub- 
bio se  Erasmo  de'signori  di  Valvasont  fòsse  ^  cenu  non  dovea  egli  £irne  cosi  al- 
to schiamazzo,  prima  perchè  il  metterlo  in  dabbio  non  era  an  negarlo,  ma  nn 
confessare  di  non  saperlo  e  poi  perchè  di  qaalcbe  motivo  di  tal  dabbio  serviva 
il  vedere ,  che  qael  signora  non  si  diede  mai  il  titolo  di  cente  in  alcaaa  delle 
sae  opere ,  titolo  però  che  giustamente  se  gH  compete  come  antico  retaggio  di 
sua  cospicua  famiglia  •  Altrove  si  mostrerà ,  che  roppcsitore  altresì  di  somigliante  ar« 
gomento  si  valse  non  solo  per  mettere  io  dubbio,  ma  per  negare  assoiotameate 
e  per  sostenere  acremente  che  il  cavalier  Baiiste  Guarìni  non  fosse  cmvnUers  e 
ciò  per  aver  notato,  che  questi  Aon  già  in  tutti,  ma  in  alcun  de' suoi  libri  si  era 
astenuto  dal  titolo  di  cavalitrti  e  sostiene  cotesto  suo  paradosso  senza  avier  ri* 
guardo  al  duca  AlfoM  di  Ftrrere  ^  da  cui  ^el  titolo  ottenne,  a  tanti  princidi 
sovranità  tante  insigni  accademie ,  a  tanti  illustri  personaggi,  che  con  qnel  ritmo 
e  in  privato  e  in  pubblico  l'onorarono  • 

^  (&^)  Dica  pur  Monsigjnore  ciò  che  più  gli  piace  In   contrario ,  Cadere  chiami- 
•i  comunemente  e  propriamente  il  luogo  principale  del  peese  Céierine  ;  e  *l  sue 


Soft 

iia  T^lbaide  di  Stezi«^  tradotta  in  rerao  sciolto  da 
GiaeÌDto  Niau  In  Roma  i63o.  in  8»  senza  stampato-^ 
re  {a)  L.     5» 

*  E  da  Selvaggio  Porpora.  In  Roma  per  Giammaria 
Sahiofii  i63o.  in  foglio,  (i  ).  ia« 

Le  TrasformaMiont  (d'Ovidio^  in  ottava  rima)  di  Lo» 
ddrlòo  Dolce.  In  Vtnegia  presso  il  Giòlito  i56i.  in  4* 
edizione  VI.  ampliata,  (e).  i6. 

{i)  Qtiesto  magBifico  volgarìaszamento  del  tig^  cardili.  CùrneUo  Benti* 
%>ogUo  è  con  pah  magnificentt  stampato  in  carattere  tutto  còr$iw>  (3*). 


aottie  beino»  %rà  o  iioft  èia  dei  basti  tempi  «  ebe  qaetta  oòco  tmporu  »  è  C<iir. 
MiiM^  9^ttta  Cadofm^x  aè  d  è  atcettita  nomidarlo  PM»  Cààfi^ni.  bcatbè  cat» 
afìc«ira  tìaii  beo  4ctio«  AadnaMùeimg^  nella  taa  «im{«  i^  iW/#  CDiMr«crali  ckìaiaa 

Sia  folte  qiicMdOgo»  fioo  già  *l  paete,  Caàmhrìum*^  e  dal  B^mà^  ad  libro. vii. 
ella  saa  Suma  viiu^idna  uao  ?iefl  detto  Cadorae  op^iBlum  *d  fuvium  PUvimf 
é  poco  dopo  Arx  Cadurarum  ;  e  ael  suo  Tolgariuainenco  la  recea  di  Cadore  càstiU 
letto  dì  fumé  delta  Piave  e  cosi  replicacameote  od  libro  zìi.  senaa  che  mai  fi 
si  legga  ,  come  Monsignore  ▼otrebbe  »  Plebi  Caduhrii ,  o  Caitrarum  •  Quell*  er. 
tott  geografico  {lertantd  ie  ne  Ya  in  inmo  e  àoo  dà  negli  occb!  »  te  non  all'  op- 
posicose . 

{é)  Li  Ttkmdi  di  Sionio  tradotta  in  verao  adoko  óm  GUeiitm  Abti  tenete 
ft  tt^i^pau  nel  i(|o.  ma  qaettaaotco  noaae  di  Hèlv^aggi^^  Porfom  infioglio  o.tia 
in  4.  g^ndc,  osci  alle  ttampa  nel  171»^  col  ritratto  del  nobiliaHflto  aotoie  in 
principio  intagliato  da  Francesco  Éucchi  • 

(^*^  La  mtgnificenza ,  che  è  il  gran  pregio  di  qaetca  edizione  «  non  lo  sareb- 
be del  no  velgarizaamento ,  te  in  btta  coasiitease  il  tao  beilo  e  ìnlrabile  .  Il  pa- 
dre Renato  Rapino  centara  Stadio  di  tfer  collocata  l^eitènta  della  poetià  anzi 
nella  magaificenza  delle  patole.,  che  nelle  ^  cote  1^  e  ^^b^  dice ,  ^cl  i  .Terfi  41  lai 
fieihpiono  l'orecchie,  nu  non  toccatfo.n  caòre.  Di  141  pcro'l^an  radicato  pie 
fatorcTòlmente  il  Tivts  e  *1  Lipsia  t  qnegjii  arendolo  cbUmato  dincato  e  toa#- 
^e ,  mollis  et  suavis  ;  e  qaeiti ,  tnbtime  ed  eccelto  »  int  lenza  gonfiezza ,  sMi^ 
mtit  et  cetsus  ^  non  herele  tumidus .  C  tair  appunto  tono  i  pregi  di  qaetto  ec- 
cellente Tolganzzamenco  •  H  principale  ttudio  di  chi  ti  metu  a  tradar  poema 
o  altro  etter  dorrebbe  contervare  il  genio  e  '(  carattere  dell'  ancore  tradotto  * 
Pochi  de'nottrl  Tolgarizzatori  h^nno  arata  questa  avvertenza.  VI  si  legge  il poe* 
ma,  ma  non  vi  si  riconosce  il  poeta;  cioi  quello  che  ba  detro ,  ma  non  il  co^ 
ne  Io  ha  det^o .  Chi  di  dolce  Io  rende  aspro  ;.  chi  di  sublime  lo  fa  tumido  »  o 
basso';  chi  gli  aggiugiie,  0  gli  leva  deT  sub;  e  in  un;i  parola  lo  trasforma  da  qucL 
Io  che  è/  e  queTche  non  è  &  parerlo «Ket  volgarizzamento  del  carcTin.  Sentivo^ 
glio  St^io  h  tempre  Stadio  con  altro  abito  ma  col  medctimo  atpetto  •  aublime 
sciita  gonfiezza  •  grande  tenza  tpropofzione ,  toare  teoz\  rapliczta  e  tale  io  soo« 
mas  che  come  di  $ta;^io  U$cìb  tcritto  Qaspero  Martio ^  qaanto  più  ti  legge,  tan- 
to più  ti  ammira  lo  tpirito  tao  poètico  e  tanto  più  il  ano  giudiclo  il  ama, 
duo  ut  sàmma^  ita  rarissima    Vatum  argumet{ta,  feliciorum  •^ 

^  {e)  La  prima  edizione  di  quetta  4'ni^  paraf^atii  c^  tradaaioOei  dif  >•>  yi  XXX. 
tanti  f  e  lodata  dali'w^^rin^  con  an  tonettò ,  cbe  pòi  fu  letato  nelle  ristampe^ 
anche  in  vita  dell'ilr^rìffe ,  (a  fatta  dal  Giolito  nel  issì^  <"  4"  ^^^  qualche  e- 
aemplare  ri  è  jnauto  l'ultiao  fógllp  a  cagione  di  VI.[ttj|ote,  aggiuateri  dal  Dolce^ 


3o3 

*  E  tradotte  in  ottava  rima  da  Fabio  Manètti,  col 
testo  latino  appresso.  In  Venezia  per  Bolognino  Zaltie^ 

ri  1570.  m4*  ^*     9« 

*  E  da  GioTannì  Andrea  dell' An^nillara  con  le  An- 
notazioni di  Oiaseppe  Orologi,  e  gli  argomenti,  e  le 
postille  di  Francesco  Turchi,  In  Venezia  per  Bernardo 
Giunti  i584*  i/»4-  {^)(^)'  4^* 

{i)  Molto  prima  Niccolò  Agostini,  continnatore  del  BofmrJéj  aToa  tra* 
dotte  le  Metamorfosi  in  ottava  rima,  non  però,  eoni«  il  Dolce^  il  Mar» 

dae  delle  qoati  faano  rdog;iodi  alcoai  Ictterau»  e  l'altre  quattro  etalcano  Carlo  V.  al 
^aale  è  l'opera  dedicata.  Aache  tktìX* errata  ri  è  qaalcbe  ritoiccamento •  Ma  Taott^ 
medeiimo  qaetta  traduzione  eitendo  stata  fieramente  ceoaarata  dal  RasftlU  ncir 
ultimo  de'auoi  in  discorsi^  il  Dolce  ù  approfittò  di  quella  ceaiarat  e  na  lc?b 
quegli  errori»  che  più  colpiraa  nelP occhio  dandola  sabito  a  ristampare  alla 
stesso  Giùliio  •  da  una  cui  lettera  posta  nel  fine  della  seconda  edizione  fatta  lo 
stesso  anno  ifn*  possono  ricavarsi  molte  curiose  notizie.  Nalle  posMsiori  edi- 
zioai  il  Dolce  andò  sempre  rivedendo  l'opera  sua»  siccome  praticò  ancora  neT« 
le  sue  Osservazioni  iella  lingua  volgare  onde  le  «iltime  edizioni  Tengono  ad 
esser  migliori  delle  precedenti .  Tra  i  rar)  cambiamenti  fatti  da  lui  in  queste  tra* 
sformazioui  considerabili  sox^a  quelli  verso  il  principio  del  canto  IV»  dora  no- 
mina moltissimi  letterati  del  cempp  ano,  tra  i  quali  non  entrava  di  prima  il  lb« 
seelli  t  ma  sì  bene  il  Muino  •  Ora  nella  sesta  uopressìone  il  Mu\iù  »  caa  ai  era  mov> 
strato  poco  fatorevole  alle  osservaj^ioai  di  lui  »  ne  (a  cancellato  e  sostituitogli  it 
Castelvetro;  e  il  Ruscelli  »  già  suo  avversario ,  ma  con  cUi  per  V  interposizione 
di  comnni  amici  erasi  tìconciliato ,  vi  ebbe  il  luogo  del  Contile  »  che  prima 
n'  era  in  possesso  :  tanto  è  vero  »  cbe  i  giudic)  delle  persone  di  lettesc  sono  va* 
rj  e  miitabili  »- ora  dal  genio»  ora  dalla  passione  dettati  ;^  e  Monsig.  medesimo  « 
ritrattandosi  e  disdicendosi  ne  ha  laKiato  più  di  un  esempio.  Il  DeUce  mólti  anni 
prima  di  trasportare  il  poema  di  Ovidio  in  ottava  tima  ne  diede  fuora  il  primo 
libro  in  versi  sciolti  e  ciò  fa  in  Veae\ia  per  Francesco  de'  Bindoni  e  Maffeo 
Pasini  nei  1^59.  in  S. .  Mutò  poscia  parere  e»  se  ascoltiamo  il  Ruscelli^  si  deter* 
minò  a  renderlo  in  ottava  rima  per  tor  la  mano  ^IVAnguillara ,  da  cui  correa 
già  voce  »  che  vanisse  in  tal  guisa  volgariaiato  .^ 

(tfV  Questa  assai  ricercata  edizione  ornata  di  eleganti  figure  intagliate  in  ra- 
me da  Iacopo  Frane f  veneziano  è  per  Io  meno  la  sesta  di  questo  volgaritza- 
mento  ;  .poiché  quella»  che  ne  &  {atta  in  Veaei^ìaót  Francesco  dt' Feancetchi 
nd  %s7$:ia  4.  vien  aegnata  par  quinta  nel  frontispizio.^  Non  comparve  la  pri- 
ma   sa  non  dopo  il  i§ss*  In  cui  VAnguilUra  ne  pubblicò»  come  per  sagj^io»  i 

rimi  tre  libri    dedicati,  da  lui  al  re  aistianissimo  Arrigo  IL  e  stampati  in  PI* 

torneo  sgrazia- 
uillara  con  al* 
^maodclla  al  re 
Carlo  IX.  figliuolo  e  successore  del  re  defunto;  dietro  alle   quali    due    aìtre  ne 


veduti  e^ìi  liti «• 


3o4 

retti,  o  VAngidttara  (a*).  Ne  parla  il  Ruscelli  nel  terzo  ie* tuoi  Discorsi 
e  ontra  il  Dolce pag.  ^3  5. 

tggìan  •€  in  lode  di  Afdiuo  Balhdni  gentilaomo  lacchete  •  ino  tifif^olAr  benefit* 
tore  ,  ti  cecine  osseiTò  i*  ^rolo^i  neiraltima  tua  anitotaxi  ine  .  L*  Anguiliara  fu  la 
altissima  «timaal  suo  tempo,  t  Giovannandrea  Gilio  (  Didiofo  L  pag.  7»)  riferisce 
eli  aver  1  nteto,  qualmente  arendo  quegli  mandato  al  cardinale  di  Trente  Cristofe^ 
ro  .M.iirMC€i  quei  òuo  capitolo,  che  ai  legge  nel  libro  li  dell' O^er^  huriesche 
di  F  rane  e  SCO  Bernt ,  {pég,  lyé*  in  Fif.  per  li  Giunti  if  ff<  in  %  )  e  di  altri ,  il 
cardinale  in  segno  di  gradimento  ordinò,  che  gli  fossero  date  tante  braccia 
di  velluto  .  quanti  erano  i  terzetti  di  quel  capitolo  Mori  in  Roma  in  una  lo* 
canda  (*l  Zilioit  dice  in  una. osteria)  povero  qual  sempre  visse,  e  quasi  pczxea« 
te  :  effetto  più  tosto  di  sua  disso-utezza  .  che  di  rea  fortuna .  Aluove  si  i  det- 
to ,  che  al  prezzo  di  mezzo  scudo  vendeva  ognuno  d^'suoi  argomenti  sopra  il 
poema  de  VAriosio-,  e  ciò  con  la  testimonianza  di  Torquato  Tasso  ^  il  quale  nel 
luogo  citato  soggi ugne ,  che  esso  Anguiliara  a  coloro  che  lo  riprendevano  del 
aùo  alloggiare  in  Roma  nelle  locande .  era  solito  rispondere  essere  assai  dlfièrea- 
ti  le  stanze  delle  case    da  quelle  del  poema . 

(^*)  Di  questa  vecchia  traduzione  dì  Niccoli  Agostini  ^  malamente  altrove  da 
Monsig.   chiamato   Antonio  ,   corredata  da  lui  di    allegorie ,  significazioni     e    di. 
chiarazioni  in  prosa  si  fecero  varie  edizioni,  due  delle  quali  son  queste:  In  Vent» 
\ia  per  Niccolò  Zoppino  i%%f,  in  4*;  e  ivi  per  Bernardina  Bandoni  1^48   pare  ùa 
4. .  Fra  i  suddetti    volgarizzatori  delle  metamorfosi  meriu  esser  ricordato  Alei* 
Sandro  Piccolomini ,  che  diede  fuori    senza  porvi  il  suo  nome  il  libro  XIII.  tra- 
dotto in  versi    sciolti:    la  qual  cosa  a  pochistimi  nota   ai    ricava  da  Quanto    ne 
lasciò  scritto  lo  Schietto  Intronato,  cioè  Scipione  Barga^i  fag,  fif.  oeirorazio- 
ne  detta  da  lai  in   occasione   del   riapnmento   dell'accademia   degl*/nrroitfti .  Si 
ha  pure  di  Camillo  Cau\io  il  libro  IX.  dello  stesso  poema    portato  in   versi  sciali- 
ti    stampato  in    Venezia  in  8    senza  nota  di   stampatore  e  di  anno  ;  e  poscia  in 
Roma  per  Antonio   Biado    1  f  47.  in  4.  •    ediz.  II.  migliorata  .    Tradusse   pure  lo 
stesso  il  libro  X.  in  versi  scio  ti    dedicato   da   lui  ad  Orsaito   Giustiniano    e  im- 
presso in  Venezia  per  Comin  da^  Trino  nel   1548.  in  8..  Il  detto   Camillo   Cau^io 
ni  padovano    e    arciprete  della 'chiesa  de*  santi  Prosdocimo  e  Donato  di  Cittadel- 
la  terra    nobile    e  quasi   città  in  quel  territorio,  e  succedette  nel  tf6oa  Pietro 
suo  zio  in  qaella  dignità,   la  quale  fu  per    molti  anni   contea     all'ano  ed  all'aL 
tro  da  Francesco  e  Paolantonio   fratelli  Soierini  •  onde  a  Camillo ,  che  fu  anche 
bravo  gìurisconsulto ,   convenne  produrre  le  sue  ragioni  in  una   scrittura    intito- 
lata •  Comentarium  furti  •   quo  respondet    ad  injuitas  adversarii    sui    querimonias , 
Romae  in  consistono  puhlico  kabitas  •    Venetiis  typis  Francisci    Laureniini.   iféi» 
in  4.  Di  lui  si  potriaoo  dir  altre  cose    e    ri&rire  altri  scritti ,  ma  ciò  mi  trarria 
lontano  dal  principale  argomento .  Oltre  ai  suddetti   voleariazatori  del  poema  di 
Ovidio  diedesi  a  trulatano  in  ottava  rima   il    tanto   celebre   senator   veneziano 
Domenico  Venterò ,  e  due  saggi  ne  abbiamo  da  Girolamo  Ruscelli  ;   l'ano    delle 
•ci  prime  stanze  nel  terzo  de'  suoi  Discorsi  contra   il    Dolce  pag-  xr7.  e    V  altro 
di    due  altre  stanze   ne' suoi  Cementar;  pag-  é,  i  quali   soo   sumcicnti  a  daroe  a 
conoscere ,  che  il  suo  volearizzamento   avrebbe   sostenuta   e  accresciuta  T  alta  ri- 
putazione, in  cui  era  il  reniero  d'ano,  de* più  eccellenti  rimatori  di    quel  feft- 
cisaimo  secolo  (*). 

{*)  TX^Ì  Cataloi^Q  dol  Crooonna  trovasi  reg^Utrato  an  vol^^arissamAoto  in  pro^a  dellr* 
Metamorfosi  d*Ooidio  il  enì  titolo  ti  it  ^,  Ocidio  Mit^tamort.honeo»  valg^are  i  pcr/oanni 
»,  do  BonsignoTO  doti*  oittà  di  Castello  )  Vonotitt  por  Zoane  Rosso  ▼or^'oUoso  od  in»toa* 
„  fio  dol  Bobilo  homo  mitor  Lucantoaio  Zonta  fiorontiao  1497  Adi  X  dol  mese  do  •%pri- 
M  !•  in  fogl*  ,»  II  Satviati  (  Aooorttm.  tom.  I  lib.  %.  oop-  la  pag-  i3i  )  dìoe  che  «fnoat* 
tradtttioao  è  scritta  in  buona  lingua,  so  non  ohe  èpiones  di  partieipf  secondo  Im  forerà 


5c5 

Lucano  delle  Guerre  civili,  tradotto  iu  verso  sciollo 
da  Ciullo  Morigi.  In  Ra\>enna per  Francesco  Tebaldo 
ni  1087.  in  j\.  L.     8. 

-  -  E  da  Paolo  Abrìani.  In  Venezia  per  Giambatista 
Catani  i668,  in  8.  (a).  5. 

(a)  *  £  cosi  pore  da  fra  Alberto  Campani  fiorentino  dell'  ordine  de'  predict- 
tori  •  la   Vea€\ia  presso  il  Sarxiaa  i44o.  in  ix. 

Fu  ancora  tradotto  Lucano  in  terto  sciolto ,  ma  non  pubblicato  da  Andre  a 
Val/ri  da  Bra  nel  Piemonte  sotto  la  diocesi  di  Torino  e  del  manuicrhto  ,  che 
era  presso  de'sioi  eredi  ,  si  citano  i  dodici  primi  versi  nella  Biblioteca  Aprosia» 
na  pag.  599.  Anche  Ginmmaria  Vanti  bolognese  Tolgarìzzò  Lucano  in  ottava  ri- 
ma a  istanza  del  senatore  Domenico  Molino  e  l'originale  passò  in  mano  di  RinaK 
do  Pegolotti  tri  bigiano  nipote  di  lai  per  via  di  sorella .  Nota  è  la  traduiione 
del  padre  Gabrielmaria  Meloncelti  barnabita  :  ma  non  così  la  segaeote ,  che  se 
fosse  Tera  traduzione  sarebbe  la  più  antica  delle  suddette  : 

Lucano  in  volgare  Incipit  liber  Lucani  Coriubensis  poete  clarissimi  edins  in 
vttlg.tri  sermone:  metrico  ta/nen:  per  R,  patrem  Ó*  doninum  dominum  L,  cardina* 
lem  de  Alontichiello  Ugnissimum,  -••  Impressus  Mediolani  per  magistrnm  Cassa* 
num  de  Montega\iis  anno  salutis  nostre  M,CCCC*LXXXXII.  die  VII,  Septem- 
tris  in  4.  (*) 

*  E  anche  Venetiis  per  me  Manfredum  de  Monteferrato  de  Strevo.  M.  CCCC, 
LXXXXV,  die  quarta  mentis  Augusti  in  4. 

L'opera  è  in  ottava  rima,  divisa  in  x.  libri .  Della  patria  ^  de t  nome  e  della  di- 
gnità di  questo  scrittore  siam  tutti  all'oscuro  .  Montichiello  o  Montieello  o  Mon* 
te  Celio  son  nomi  equivochi'.  Circa  il  nome  notato  con  la  sola  iniziale  si  gioo* 
ca  ad  indovinarlo .  Molti  lo  dicono  Lorett\o ,  ma  può  essere  anche  Lodovico  » 
Luca t  o  altro.  Che  fosse  Cardinale  per  dignità  non  Io  credo,  non  trovandosene 
memoria  ne' registri  de*  Cardinali  :  più  tosto  piegherei  a  credere,  che  fosse  Grr- 
dinaie  di  casato,  non  mancandone  esempj  di  varie  parti  .  Quanto  poi  air  opera* 
dia  è  tutt'altro  che  an  volgarizzamento  ael  poema  ai  Lucano ,  il  quale  però  vi  è 
spesso  citato  ed  è  come  il  Turpino  di  questo  componimento.  Contiene  la  vita 
di  Cesare  dal  tempo  che  andò  al  governo  delle  Galli  •  sino  alla  morte  di  lui,  fa* 
cendoglisi  operar  cose,  che  ni  mai  fece,  né  altri  mai  scrisse,  né  mai  si 
pensò  averle  lui  operate.  I  versi  poi  sono  tali  che  possono  disputare  il  primato 
a  quei  dtWAncroja  e  del  Bovo  di  Antona  • 

dei  ìatiiio  maniemuii  dalVAuiore.  II  Buonsignore  risie  nel  hnon  tecoTo,  e  fa  aacLs 
famoso  poeta.  Ser  Arrigo  Simitendi  fece  etto  pure  nn  volgarissamento  delle  Mctamorfo^ 
Mi  à'OwidiOy  il  qaale  al  dire  del  tuddetto  5a/vfafi  (ivi  pag.  118.  )  è  moJto  profifteooto 
mll'uto  della  nostra  lingua  par  molte  antiche  voci  e  modi  di  favellare.  Quatto  Simin» 
tendi  fa  fiorentino  e  piovano  di  Settimello^  ma  eontamò  of^ni  suo  avere,  e  fa  oostret-* 
to  andar  mendicando  per  una  lite  mettagli  da  un  incognito  detto  dal  Villani , pastor  fio» 
Tentino,  onde  venite  dipoi  chiamato  per  toprannome  Arrigo  il  povero  dà,  alcuni»  ^rrigfter* 
to  da  altri,  e  quetti  ^  qneli'^rrigAcffo  che  tcritie  l'opera  latina  intitolata  de  Advertitom. 
te  fortunae,  la  cai  tradaaione  citati  dalla  Crusca  e  porta  il  seguente  frontitpieio.  „  Ar^ 
'»  righetto  o  tia  Volgarizzamento  d*un  Trattato  deiravvertità  della  fortana  à'Arrif^o  di 
y.  Settimello  da  etto  in  veni  latini  compotto,  e  poicia  da  incerto  volgariiutto.  Firenze 
p,  per  I^omenico  Maria  Mmnni  1780.  in  4.  „  Il  Cinelli  (  Storia  mt.  degli  Scrittori  fior.  ) 
crede  che  questo  volgariaaamento  tia  opera  dello  ttetto  antere.  (Vedi  Argelati  Bihli$t, 
de' volgariasat.  tera.  3.  pag.  137.  e  i55.  ) 

(*)  La  prima  edisione  di  quetto  volgariaaamento  è  quella  che  notati  nel  Catalogo  del 

Crfpenna  e  porta  la  data  tegnente:  Romae)fev  Eucharìum  SilheraliaeF ranch  i40^*  ^U  X* 

mentis  Januarii  in  4.QÌB0AeM  lOO  aiitoxe|  che  ciie  ne  dicaÌA  appresto  iQZenf,  crede- 

ffom^i.  "  41        ■     * 


3c6 

Il  Mbreto  di  Virgilio,  tradotto  io  versi  volgari  sciolti 
per  Alberto  Lollio.  In  Vene  già  presso  il  Giolito  i548* 
in  8.  fa).  L.     5. 

Il  Ratto  di  Proserpina  di  €lAudiario,  in  ottava  rima 
ridotto  da  Giandomenico  Bevilacqua,  con  gli  argomen-* 
ti  e  le  allegorie  di  Antonio  Cingale.  In  Palermo  per 
Gianfrancesco  Carrera  i585.  in  4  (b).  7. 

Il  Rapimento  di  Proserpina  di  Glaudiano,  tradotto  in 
volgar  Toscano  Sanese  da  M.  Antonio  Ginuzzi.  In  Vene-^ 
zia  presso  i  Franceschi  1608.  in  la.  (e).  ^. 

(a)  Il  L0UÌO  mandò  questa  sui  triduxione  a  Mdrcantomo  Antiméco  pi  ano 
maestro  in  Ferrara  uomo  nelle  tre  lingue  dottissimo,  acciocché  quetti  la  corrcg^ 
^**^t  come  si  ricara  da  una  lettera  m  esso  Loilio  posta  nel  libro  x.  delle  sud 
Ìpist§U  ìàtìae  t  che  manoscritte  appresso  ii  sig.  dot.  Barotn  conser?afisi .  U  Ma- 
rito di  Virgilio ,  se  pure  è  di  lui,  trovasi  \rasiarato  in  Tersi  sciolti  da  Ciriaco 
Basilico  •  e  inserito  pag.  xo%»  dei  Successi  di  Eumolpione  tratti  dal  latino  dì  Pc^ 
troaio  Arbitro  e  stampati  in  Napoli  per  Antonio  Bulifonc  1^78.  in  la.  Fa  anche 
tradotto  da  Ltlio  Bonsi  p  ma  non  lo  credo  stampato.  - 

(b)  Qui  nella  relazione  del  titolo  son  corte  quattro  ina?Yertenie.  La  prima  e  la 
«econda  stanno  nel  nome  e  nel  casato  di  Antonio  Cingale ,  che  fu  da  Calati  pres- 
to a  Messina ,  trasformato  in  Antonio  Cingale .  La  terza  ai  osserva  nel  cognome 
dello  stampatore,  che  era  Carrara  e  non  Carrera.  La  quarta  poi  sta  nei  tra  atcia* 
mento  delia  prima  e  seconda  parte  delle  Rime  di  esso  Bevilacqua  espresse  nei 
frontispizio.  Picciole  cose  son  queste;  tali  però  che  danno  a  conoscere  la  poca 
esattezza  di  un  compilatore  di  Bitilioteca  Italiana . 

(e)  lì  nome  del  Cinui^l  gentiluomo  sanese  fu  Marcantonio',  e  cosi  per   diateao 
tra  bene  il  riportarlo  per  torne  l'equivoco»  che  facilmente   ne  nasce.  Tali  abbre«. 
'viazioni  di  nomi  e  di  voci  sono  in  altri  luoghi  dell'  opera  condannate    anche  da 
Monsignore  •  La  traduzione  del  Cinu\ii  fw  dipoi    ristampata  unitamente   col  voi* 
garizzamento  deli'  Arte  Poetica  di  Ora\io   facto  da   Pandolfo  Spannocchi  in  Sitn^ 
jneJla  stamperia  del  Pubblico  ('presso  il  Bonetti  lyi^^  )  in  8.  la  prefazione  posta 
in  essa  ristampa  è   del  dottor  Claudio  Vaselli  professore  di    medicina    nello    stu- 
dio di  Siena  sua  patria ,  e  nel  fine  ci  è  una  lettera  di  Claudio  Tolomei  ai  Cinu\* 
\i  in  commendazione  della  sua  opera;  la  qual  lettera  è  tratta  dal  libro  primo  deU 
le  Lettere  di  esso  Claudio  pag.  7.  della  prima  edizione    ii  Bevilacqum  a  1  CtMup^i 
Sion  furono  i  soli  »  che  prendessero   a  traslatare    in  nostra  lingua  questi   tre  libra 
éi  Claudiauo  •  A  loro  non  meno  che  agli  altri ,  che  qui  saranno  da  me  ricordati  ^ 
precedette  nel  tempo  uà  gentiluomo  yeqeaiaao    degno   che  monsignore  ae  faces- 
te parola. 

*  AU'illustriss.  e  reverendiss.  cardinal  di  Trenta  (Cristoforo  Madrucci)  la  Rét" 
pina  di  Proserpina  di  Claudiana  libri  tre  •  tradotti  in  verso  sciolto  da  Xiw#  Sm* 
Muto,  Io  Vetu\ia  (  senza  stampatore  )  tj  fi.  in  9 

Poco  dopo  piacque  airaotoe  di  nmrarne  il  titolo  •  noa  so  se  nella  stessa  •  o 
io  diversa  edizione,  non  aveodola  ora  alla  mano  per  farne  un  giusta  e  sicuco  ^oa« 
fsontu,  che  per  altro  sarebbe  facile  col  rincontro  étW  errata  poeto  nei  6ae« 

ti  c^  siaXuea  Manuoll  il  ^ual«  Tenne  innalsAto  alla  ligniti  cardinalizia  da  G^egori^ 


8g7 

Traduzione  e  considerazioni  della  Fenice  di  Glaudia- 
no  per  Ignazio  Bracci.  In  Macerata  presso  PìerJSahìO'^ 
ni  lóaii.  in  8.  jL.     4* 

*  Del  Rapimento  di  Proserpina  libri  tre  ec.  la  Fmeiia  (  leoxa  turapacore  ) 
ijf).  in  8. 

*  Dei  RdDto  di  Pr$serpin€  libri  tre  ,  tradotti  in  Terso  sciolto  da  Annilale 
Nowolini  ^fioreotino^.  Sta  con  le  sae  rime  in  Lucca  per  Vinan^ìo  Busdrago 
iféo.  in  4* 

*  Il  Ratto  di  Proserpina ,  in  rerso  sciolto  tradotto  da  Giambaiista  Barbo  (  pa- 
dovano) •  In  Padova  per  Lorenzo  Pasquali  (senz'anno  )  in  4.  ^ 

Ci  è  il  Tolgarissamento  di  tutte  l'opere  di  Claudiano  in  tersi  Kiolti  t  ilinstra» 
to  di  annotazioni  dal  conte  Nicola  Éeregani  ffentiloomo  Teneaitoo  stampato  itt 
Vene\ia  per  Gio.  Gabrielle  Herti  171 6.  tomi  IL  in  t.  Vi  ai  aosticne  bra?a«ente 
il  genio  e  '1  caranere  del  poeta  latino  • 

CAPO  VI. 


L 


Epici  Greci  volgarizzati. 


'Iliade  d'Omero^  tradotta  in  lingua  Italiana  da  Paolo 
Badessa  (  libri  V.  in  verso  sciolto  ).  In  Padova  per  Qra^ 

zioso  Percacìno  1864  i^  4'  ?• 

*  In  ottava  rima  da  Bernardino  Leo.  In  Roma  p€r 
Bartolomeo  Toso  i563.  in  12,.  Dell'Iliade  del  Franco  ve- 
di pag.  369.  (a).  3. 

{a)  Anche  ^ai  si  prende  errore  neiranno  della  edizione  if^i*  do?endo  stare 
If7|«  Oltracciò  avendoci  il  F$ntanini  aTfcrtiti  che  la  traduzione  di  Paolo  la  Ba- 
dessa 9  il  quale  fu  messinese  p  non  era  te  non  di  t.  libri  »  doTe?a  ancora  render- 
ne aTTisaciy  che  quella  del  Leo  9  il  quale  fu  da  Pìperno  ^  cerminaya  nel  xii.  li* 
bro«  che  è  la  metà  del  poema,  di  cui  abbiamo  altri^olgarizzatori  .  Tutto  lo  tra- 
slatò  in  ottava  rima  Giambatista  Tebaldi  t  per  sopranome  1'  Elicona  9  canonico  di 
S.  GioTanni  in  Laterano  •  morto  in  Roma  l'anno  1^07*  e  la  sua  Tersione,  nel 
cui  frontispizio  t edesi  .in  picciolo  busto  l'effigie  di  lui ,  hi  impressa  in  Ronciglio^ 
ne  per  Lodovico  Grignani  t  Lorenzo  Lapis  nel  léto.  in  11  Vien  lodata  da  S/rs- 
lamo  Catena  con  un  epigramma  nel  libro  I.  delle  aue  poesie  latine  pag.  17.  De- 
gli TI II.  primi  libri  aM^IIiade  è  in  molto  grido  il  vofeartuamento ,  che  in  Ter- 
so sciolto  ne  fece  1*  abato  Francesco  Serafino  Regnìer  uesmarais ,  stampati  inaie- 
me  con  altre  sue  poesie  toscane  in  Parigi  presso  Claudio  Cellier  170!.  in  xt. 
Tutta  dair originale  Tavea  tradottalo  versi  sciolti  Francesco  Gassano;  ma  altro  non 
se  ne  vide  alle  stampe ,  fuorché  il  libro  I.  dedicato  da  lui  a  Pietro  Aretino  »   im- 

J^rcMO  in  Vene\ia  per  Comin  da  Trino  nel  i  ^44.  in  8.  promettendp  quiTi  di  to- 
tr  difjilgare  gli  altri  zziti,  tosto^hè  spurgati  gli  avesse  d'alcuni  errori .  Il  libro 
primo  fu  similmente  ridotto  in  ottava  rima  da  Ziii^i  Groto  e  queato  asd  dalle 
acampe  di  Venezia  presso  5iaioii  Rocca  nel  if7o.  in  S.  Ma  ae  con  tutte  le  sud- 
dette versioni  sia  posto  in  paragone  il  volgarizzamento  »  che  dello  stesso  libro 
primo  fa  (atto  in  verso  sciolto  dal  sig.  marchese   Scipione   Maféi%  stampato  \% 


3o8 

-  •  L'Ulissea^  tradotta  in  volgàr  Fiorentino  (  in  ver« 
80  scioko  )  da  Girolamo  Baccelli.  In  Firenze  presso  il 
Sermartelli  i58a.  ifi8.  {\)(a).  L.     i%. 

(t)  II  Salvini  ancora  in  verso  sciolto  divulgò  in  Firenze  nel  1723.  i 
suoi  volgarizzamenti  deWJliade  e  dtWUUssea  {b*). 

Londra  per  Giovanni  BriniUy  nel  17)6.  io  8.  e  poi  ritta mpato  io  Verona  per  Ja^ 
Cupo  ValUrsi  nel  t757.  in  ti.  nel  fiae  del  tomo  I.  delle  sue  Osservazioni  lette» 
rarie  ,  ognuno  Tedrà  ckiarameote  quanto  più  da  vicino  si  accosti  alla  grandezx^ 
e  tincerità  del  greco  esemplare  questo  cospicuo  letterato ,  dandone  in  questo  pic- 
colo saggio  una  notella  idea  del  modo  di  scrivere  in  verso  sciolto  e  di  soatencrlo 
con  più  dignità  e  di  renderlo  insieme  più  dilettevole ,  ora  con  la  fpesxatara  del 
ìpcrso,  ora  col  legamento  di  più  voci  in  una,  proprietà  familiare  alla  lingua  greca  e 
particolarmente  ad  Omero,  e  ora  con  a'tri  artifizj,  che  tutti  sispossono  raccoglie* 
re  dalla  lettera  premessa  da  lui  al  Principe  di  Galfes  . 

(a)  Il  nostro  Monsignore,  che,  come  in  più  luoghi  si  è  jgià  osservato,  si  com- 
piace grandemente  di  mutare  ,  e  alterare  a  sua  fantasia  1  firontispizj  de'  libri  , 
che  rìterisce  ,  ha  voluto  nel  cambiamento  del  «itolo  di  questa  versione  ,  che  è 
in  versi  sciolti ,  aver  anch*  egli  il  merito  di  entrar  nel  ruolo  de'  traduttori  di 
Omero ,  e  con  ciò  dar  prova  del  suo  esser  versato  nella  lingua  greca  :  poiché  al 
tìtolo  di  Odissea  ,  datogli  dal  Baccelli  ,  sostituì  quello  di  Ulisséa ,  che  più  dell' 
altro  intelligibil  gli  parve  ,  perchè  più  italiano  :  onde  è  maraviglia .  che  per  la 
ttessa  ragione  neir  altro  gran  poema  di  Omero  non  gli  piacesse  ancora  ai  dir 
Tro/ade  in  vece  d'Iliade  .  Il  Baccelli  gentiluomo  e  accademico  fiorentino ,  for« 
preso  da  morte  ,  non  ebbe  tempo  di  dar  1'  ultima  lima  a  cotesta  sua  traduaiooc, 
rfè  compimento  all'altra  deWJliade  avanzata  sino  al  VII.  libro,  la  quale  si 
conserva  nella  ricca  libreria  de'  signori  marchesi  Riccardi  in  Firenze  per  atte* 
stazione  del  sig.  canonico  Salvino  Salvini  ne*  Fasti  consolari  pag,  é68.  e  dell* 
abate  Antonmaria  suo  frattello  nella  prefazione  al  suo  volgarizzamento  delle  «S^* 
tire  di  Persio .  Anche  Vincenzio  Giusti  ridusse  in  ottava  rima  VOdissea  e  col 
titolo  di  Errori  di  Ulisse  ne  vidi  il  libro  cjuìnto  presso  il  sig.  Jacopo  Marcia 
tuo  compatriota  gentiluomo  di  molta  erudizione  fornito .  Il  nono  e  '1  decimo 
libro  deW Odissea  rar  ridotti  in  Terso  sciolto  da  Ferrante  Carrafa  cavalier  n«- 
|>oletano  marchese  di  i.  Lt^do ,  e  dati  alte  stampe  in  Napoli  per  Marino  d^Ales^ 
Sandro  I  $7%,  in  4.  •  Tutta  anche  in  otuva  rima  fu  ella  ridotta  per  Bernardino 
Bugliawinit  stampata  in  Lucca  per  Domenico  Ciuf  etti  (senz'anno)  in  duodecimo. 

(Jb*)  Non  solo  divulgò  i  Tolgarizzaroenti  della  iliade^  e  della  Odisua ,  che  e« 

Sii  Dure  cosi  la  chiama  :  ma  Quelli  ancora  della  Batracomiomackia  9  e  AtgVImni 
i  Omero .  Io  qui  trucriverò  ì  titoli  dell'  uno  e  dell*  altro  maggior  poema  ,  e 
non  già  fuor  di  serie ,  ni  in  quel  carattere  minuto ,  a  cui  il  Fontanìni  è  solito 
per  lo  più  riservare  il  registro  di  quell*  opere  e  di  quegli  autori ,  de'  quali  é- 
gli  non  ha  molta  stima. 

Iliade  di  Omero  ^  tradotta  dall' originai  greco  in  Tersi  fciolti  (  dall'abate 
Anton  Maria  Salvini ,  e  da  lui  dedicata  a  Giorgio  /.  re  della  gran  Bretagna  » 
ed  elettore  i'Annover).  In  Firen\e  per  Gio.  Gaetano  Tartini  e  £fjiif  Franchi 
tri),  in  ottato . 

Odissea  di  Omero  (con  la  BatracomiomacUa ^  e  gl'Inni)  tradotu  dairoriginil 
greco  ii|  versi  sciolti  •  In  Firenze  ^ome  sopra  (*)• 

(^)  B«inc1iè  le  recenti  re^iìoni  non  tianii  da  monii^.  Fontanini  ripntatt  defne  di  aver 
Inò^o  in  questa  Biblìoteea  italiana, ]f%rmì  tattaTolta»  ohe»  ••  al  dì  à'o^fì  dato  ^li  fosso 


309  . 

-  -  Ulisse  tratto  dali^Ulissea  d'Omero,  e  ridotto  in  ot* 
tava  rima  per  Lodovico  Dolce  (  insieme  con  la  Batta- 
glia de' topi  e  delle  rane  )•  In  Venezia  presso  il  Giolito 
1573.  in  4*  L.     8. 

• 

DoTcaii  id  qaetto  medeiimo  capo  mentovare  la  seguente  traduzione  di  Oppiai 
no,  alia  quale  Torremrao  anche  aggi  ngn  ere  quelle  ,  che  il  medefimo  abate  Satvinl 
latciò  tra' suoi  fcritti  ridotte  a  compimento,  di  Esiodo  ^  di  Apollonio^  dì  Non» 
no  e  di  altri  epici  greci .  II  celebre  padre  Don  Bernardo  Monfalcont  tornata 
a  Venezia  dal  suo  viaggio  letterario  d' Italia  V  anno  1701.  mi  disse  espressameli* 
ce  di  non  aver  trovato ,  né  conosciuto  chi  più  profondamente  del  Salvini  fba* 
se  nella  lingua  greca  versato:  di  che  pubblica  testinonilanu  queir  ingenuo  relì« 
gioso  lasciò  in  più  luoghi  del  suo  Diario  italico» 

Oppiano  della  pesca ,  e  della  Caccia  ,  tradotto  dal  greco  (  in  versi  sciolti  ) 
e  illustrato  con  varie  annotazioni  da  Anton  Maria  Salvini  »  al  serenissimo  prto^ 
cìpe  Eugenio  di  Savoja  »  tenente  general  cesareo .  In  Firenze  presso  il  Tartini  » 
e  i  Franchi  1718.  i/i  8. 

Le  traduzioni  dell'abate  Salvini .  vengano  dal  greco  ,  dal  Jatino  »  iM  inglese  • 
o  dal  francese ,  che  in  tutte  queste  lingue  di  sue  ne  abbiamo ,  sono ,  e  saranno 
stimatissime  ,  poiché  elleno  fedelmente  ad  vcrhum  e  con  purità  di  fatella  non 
solo  i  sentimenti  ne  rendono ,  ma  1'  espressioni  ancora  degli  autori  •  da  cui  som 
prese  :  dalla  qual  sua  religiosamente  osservata  fedeltà  e  ristrettezza  ne  vieno 
r  esser  le  medesime  aspre  ulvolta  e  scurette  •  «  con  qualche  stento:  difetti,  chc^ 
come  malamente  ai  sotfrirebbono  in  un  autore  »  debbono  tuttavia  perdonar* 
si  a  chi ,  siccome  egli  stesso  si  esprime  »  »,  ama  meglio  di  essere  fido  interpre- 
te ,  che  parafraste  leggiadro  • ,«  Io  qui  avea  terminate  le  mie  annotazioni  su  que* 
sto  capo  degli  epici  greci  volgarizzati ,  ma  1*  edizione  che  di  ftcKo  si  è  htu  dell* 
opere  tutte  di  Etìodo  tradotte  in  tcrai  sciolti  dallo  stesso  Salvini  mi  è  paru- 
ca  meritevole,  oad*  io  ne  lasciassi  in  questo  luogo  opportuna  ìnemoria  •  Ella  u- 
sci  dai  torchi  del  seminario  di  Padova  nel  1747.  in  un  bell'ottavo  insieme  eoa 
la  versione  degr/iuii»  che  portano  il  nome  ai  Orfeo  e  di  quelli  di  Proclo  Zi» 
ciò  9  il  tutto  accompagnato  col^  testo  greco  e  con  la  veraione  latina  del  dottor 
Antonio  Zanolini  prolessore  di  lingue  orientali  nel  detto  scminjirio  •  Poco  prima 
di  questo  volgarizzamento  di  Esiodo  era  comparsa  alle  stampe  la  traduzione  della 
Teogonia  in  terso  sciolto  fiitta  dal  sigt  conte  Gianrinaldo  Carli  gentiluomo  di 
G^podistria  e  lettor  pubblico  di  nautica  nello  studio  di  Padova  •  Xa  stampa  ne 
fu  fatta  io  Venezia  per  Giamhatista  Rtcnrti  nel  1744*  "^  4*  col  testo  greco  a 
rincoatro  • 

di  ritornare  fra  nei  a  oorrey |^re  epli  ttetto  «4  aecrateare  ^etta  taa  opera,  ri  agrni- 
f  nerebbe  tiearameate  le  dne  tradosioni  dell'Iliade  d^Oneero  oorredate  di  ernditÌMiaift 


\ 


mote,  elle  ci  diede  non  Ita  molto  il  eh.  ti^.  abate  Mmtohior  Cosarottt,  Tana  in  proia  aeem^ 
tatisHmm,  0  sehimpm  della  lettera  sino  alio  scrupolo,  l'altra  ia  Terso  libera,  e  dieinvolia 
la  qaaU  beaekà  non  abbiano  potato  interamente  afogi^ire  la  crìtica  di  aloiuii»  aalladi- 
maaeo  * 


qaaU  benebà  non  abbiano  potato  interamente  afogi^ire  la  crìtica  di  a] 
laeo  hajiao  incontrata  l'approfaBione  de'  dotti  imparaialif  e  findieioai* 


t 


i 
I 


3io 

C  A  P  O  VIL 

Poemi  dwersL 

XJa Coltivazione  di  Luigi  Alamanni,  e  le  Api  di  Ciovan. 
ni  Rucellai  (  in  versi  sciolti  )  con  gli  epigrammi  delKA- 
laManni  e  le  Annotes^ioni  (di  Roberto  Titi) sopra  le  Api. 
In  Firenze  per  Filippo  Giunti  iSgp.  in  8.  (i)(a).   L.     io. 

(i)  Il  Poemetto  del  RucelUi  uon  tenca  eepreieioni  poco  saae  fa  staio- 
pato  la  prima. volta  in  Firenze  dai  GiH$iii  nel  ìSò^.  in  8«|  tralasciatovi  il 
siome  dello  etampatore;  e  neiranno  eteeeo  in  Venezia  per  Già.  Antenio 
Niccotmi  da  Sabbiti  jmre  iti  d.ib^). 

(4)  Onefteado  le  anteriori  cdiuooi  di  qaesci  dac  foemi  'MYAìémemd  e 
de!  MMceUéd  e  in  ptrticoftre  It  {rrima  delta  Cólnve^ietu  »  Atta  socco  I*  occhio 
dell*  totore  io  Parigi  in  bei  cersivo  per  Robtrté  Stefano  •  regio  scaospecore  od 
Xf4^.'in  4.  (*);  stimerei  di  commetter  qai  un' inginitiaia ,  te  htctassi  di  meato- 
tare  la  maeoifieal'  editiooe  cominiand,  che  entrambi  qac' poemi  cooriese  »  la 
x^tM  per  la  tua  ilngohir  nobiki  ed  eccelleiKia  in  poco  tpario  di  tempo  è  cttve. 
nata  rarissima,  e  a  grande  s^ctrn<f  nemmeno  per  alto  presto  può  aversi. 

•  .  La  Goltfvatfoite  ec'  In  Paiói^e  pressa 'Chrie/^^  Cémin»  tfit.  lo  4'groaéo. 

(t^^  Il  padre  Zeno  mio  (hteno  scrisse  assai  eSateamenCt  la  vita  4ì  wo^emm 
JLueeÙai  e  la  inserì  nel  tomo  XXXIII.  parte  1.  p^g.  x|0«  del  Qiomeit  do'  in- 
urati  d'halio  •  Prova  egli  quivi  pag.  it4.  ad  evideota ,  ebe  la  prima  impressio» 
ne  dell'  Api  fu  qadla  fiitta  in  Venezia  dal  NieeolM  nel  in^*  «  XXXI.  di  Mar- 
26  in  8. .  PàlU  Rooillài  fratello  di  Giovanni  ne  mandb  ri  manoscritco  al 
Trissìno ,  aceìoccfaè  lo  (vcesie  stampare,  e  poscia  con  altra  letcera  dtu  ki  JPlf- 
renxi  tfelfshoo  è  giotnd  Sttddetcer  gli  ractomanda  di  Spadifglieiie  qaalebe  e- 
•eotptaitr ,  qeràfrdo  ne  f^sife  terminata  la  stampa  ; ,,  «t  le  sigiioria  vostra  hrà  scam- 
M  pere  le  Api  di  M.  Gtóvanni ,  come  mi  ba  scritto,  ce  ne  potrà  mandare  qaaU 
„  euno  •  ,•  Il  Fontànini ,  o  per  non  aver  ciò  avverato ,  o  per  gcaio  di  eoatiad. 
dite;  decide  maestrevolmente,  e  senta  iteame  aleana  orova,  cbe  qoel  potaste- 
to  fo  stamoato  ìt  prima  volta  in  Firenze  dt'Cinnti  nel  t^t.  in  t. ,  t  poi  l*aa« 
'sio  steato  dal  tiìccoUnì  in  Venata  pere  in  9. .  Torto  ^  Mto«  l>ecsi  pesò  avvcc^ 
tire  ,  cbe  quella  edizione  Fiorentina ,  posteriore  alla  Veneziana ,  In  £itcA  sM  coac* 
chia  ,  poiché  non  vi  ai  legge  il  nome  dei  Giunti  t  né  quello  d'altro  stampatorei 
laddove  quella  di  Ì^€n4\ia ,  aicuramente  la  prima ,  è  routita  nel  firontispiato  a 
.lettere  majaacole  di  «o  privilegio  .per  anni  X.  E  in  ùm  il  Niccolm^  valendo- 
ai  di  tal  privilegio»  ne  fece  una  ristampa  nel  M.  D.  XKXXL  espresso  ael  froa. 
tispitlo  e  caciatovì  nei  fine ,  dove  pose  il  suo  nome  :  in  Vinegia  per  Gtevamir 
Antonio  di  Nìccotini  da  Sabio  •  Ad  instanaià  di  Dotando  Pastore ,  detto  il  Pere- 
grino  :  nato  e  nutrito  aopi a  gli  Aptnini  in  Toscana  :  nella  foresta  di  Corxotsm  iti» 

{*)  lì  Bravétti  nel  tno  indie*  de*  libri  di  Cru^em  riporta  l'cdiuon*  d«l  Giunti  notata 
da  Montignort  non  meno  che  ^neita  di  Parigi.  Il  Doni  libr.  i.  dico  che  qountaBqno  la 
bella  lettera  tiri  a  t^  gli  occhi,  ed  inciti  altrui  a  leggere,  nulla  dimaaeo  »,*e  cote  stam- 
pate fi  bene  a  Parigi  ed  a  Lione  àtìV Alamanni  non  hanno  bisogno  d*omaBienti,  perchè 
altri  sia  tratto  a  leggerle,  che  la  penna  tua  l'ha  coti  politamente  ornate,  ed  abbellite  eh« 
non  i  meitiero  d'aggiagnere  loro  altra  maggior  vaghesaa  per  farle  piaooro»  •  fwrer  vaght 
nei  cospetto  degli  uomini  dotti. 


Sii 

La  CSaccia  (  in  ottava  rima  }  di  Erasmo  di  Yalvasona 

con  le  AnDotazioni  di  Olimpio  Marcucci/  In  Bergamo 

pe  Comin  Ventura  iSqS.  in  ^  edizione  corretta  e  amplia-' 

ta  dopo  la  prima  del  1591.  (a).  L.     6» 

DellaCaccia  (libri  IV.  in  ottava  rima)  di  Tito  Giovan- 
ni Scgndianede.  In  Vineg.  presso  il  Giolito  i556.  in^  12. 

La  Fisica  del  Gavalier  Fra  Paolo  del  Rosao  (in  terza 
rima,  con  le  note  di  Jacopo  Gorbinelli,  che  la  indirizza 
a  Piero  Forjget,  come  fece  della  Volgare  eloquenza  di 
Dante).  Jn  Parigi  per  Piero  Voirrier  iSyS.  in  8.  5* 

Stanza  di  diversi  illustri  Poeti,  raccolte  da  Lodovica 
Dolce.  In  Vinegia presso  il  Giolito  1SS6.  in  ia.(a).        fi. 

l4r  ovis  a  hoves  •  in  8.  •  Ho  Toìata  riportar  ver  diirefo  le  circosunzc  di  quest» 
,  terza  edixìone  ,    per   essere  ignorata  da  quanti    han   parlato  di   questo   poemeuo- 
dcWApi ,   il  quale  vkac  accasato  da  monsig.  di  essere  .,  noir  senza   espressioni 
„  poco  sane  : ,,  di  cbe  si  farà  altrove  e  a  luogo  più  opportuno  V  esame . 

\a)  L'edizione  del  if^j.  h  In  8.  grande  »  e  T  altra  del  Tffi.  é  in  4.:  l' un». 
e  r  altra  ornata  delle  scesse  figure  ia  legno  ad  ognuno  dei  cinque  Canti ,  con 
gli  argomenti  di  Gio.  Ihmenico  degli  AUssanin  gentiluomo  bergamasco .  AJle- 
due  suddette  ediaioni  aggingnerò  la  terza,  che  non  cede  a  quelle  in  bellezza» ed 
ha  in  oltre  il  vantaggio  di  e^ser  abbellita  di  figure  in  rame,  non  mancandovi 
né  gli  argomenti  àtWAUssandri,  né  le  annotazióni  del  Marcucci. 

*  In  V<ne\ìa  per  Francesca  Sol:^etui  1601.  ia  8« .  L'anno  sta  impreno  • 
f]h  della  dedicazione  del  Bolgetta  al  conte  Massimilianù  di  Collaltat  la  cui  fa* 
miglia  era-  imparentata  con  quella  del   Valvasone  .  ' 

Intorno  alla  Caccia  vi  h  un  altro  p^ema  di  XVT,  CÀnti  w  ottava  rima  di  ^ci<r 
pione  Francuccì  Aretino  ,  intitolato  Ja  Caccia  Etrùsca .  corredato  di  annótaztpfli  •' 
e  stampato  in  Firenze  appresso  i  Ciunii  nel  (614.  In  4.  (*^  .'        * 

ia)  *  E«la  prima  volta,  ma  con  molta  varietà,  ivi  ij5)*  in  ii.  (**j 

*  E  anche  ivi  1^63.  in  11. 

*  £  di  nuovo  ivi  lo  stesso  anoa  pure  ia  12, 

Questa  quarta  edizione  ha  molte  notabili  differenze  dalle  antidettcll  Dolce  p 
che  avca  dedicata  la  prima  a  Silvio  di-  Gaeta  dedica  la  quarta  al  p.  don  Benedet" 
to  Guidi  veneziano  monaco  e  poi  abate  dell'ordine  di  san  Benedetto  cultissimt» 
fcrittore  e  poeta  .  Le  cinquanta  stanze  impresse  per  Taddietro  col  nome  di  mon* 
«ìgnor  Bembo t  in  questa  sono  intitolate  d'incerto  autore»  è  io  acesto  si  é  ^tica» 

(*)  Giacetii  lo  Zemo  non  ha  avat»  difieoltà  di  far  «rivi  mi»^«nta  MAMihiiotec^  Ita^ 
ìiana  ripcrtando  im  P^tma  della  Caccia  ometto  da  Momttgnowa,  tpere  ehe  non  mi  ti 
impalerà  a  »overoh4o  ardire^  to  diotro  la  teoria  di  lai»,  mi  pi|lier4^  anch'io  la  libertà  di 
aggiupneine  aa  altro  ilrcni  argomento  è  a  quello  do' già  vegitiratiattai  tomiglianto*  e  il 
quale  b^nrhè  lia  di  quetti  attai  pi'à.ceconto  merita  nalladimanco di  avar«jEr-#'ettianqaaI» 
che  luogo.  ^Eg]i  è  at  VOcerììagione  libri  tre  dà  jéntonia  Tirmh99€0  QÌtt*dÌAe  varoneie  Ia. 
,,  Feroii4t  1776 •  a  ifete  Moratti  in  4  ••  Àji«i  ettendoti  qaetta  primor  imfftt^ono  ^ià  rfii^ 
assai  rara,  nn'otatta,  e  comoda  rittairpa  in  8.  te  n*è  fatta  quest'anno  dall'editore  m#dt* 
•imo  della  pvotent^  Bièlioteen. 

(**;•--  od  ivi  iS'iB.  Ili  IO.  odia,  mra  ti  portato  m^CntmltfgQ  &nii^#N^nolU  fnalp  vi  ha  il 
Vendtmmìattif  H«i  TnntiUo  tolto  poi  neUo  fositeioti»  i  tinn^awaiita  mtUm  MfpM^4e)» 
fCV3.  cbe  la  ho  MtcBtajaente  esamin;kia* 


3ia 

•  -  Parte  lì.  (raccolta  da  Antonio  T^rminio)  In  Fine- 
già  presso  il  Giolito  iS^sl.  in  m.  (a).  L.      8. 

Scelta  di  stanze,  raccolta  da  Agostino  Ferentillo.  In 
Vinegia presso  il  Giolito  iSya.  in  la  tomo  I.  {solamene 
te.){b).  5. 

Poemetti  di  Gabriello  Ghiabrera.  In  Firenze  per  Fi^ 
lippo  Giunti  1598.  in  4*  (^)  10. 

to  nelle  teiuntt  fttnxe  tlla  Siuna  di  Pietro   Aretino  .  Si  è  taci  a  te    ancora  aclla 
quaru  edizione  il  nome  del  cardinale   Egidio    preteio   autore   delle  cinquantadae 
stanze  intitolate  Caccia  di  amore  t  itampate  a  parte    più   voice  col  nome  di  lui.,, 
ma  che  di  lui  probabilmente  non  tono,  ma  di  Giambatisia  Lapini  fiorentino  »  al 
quale  Tengono  restituite  nella  raccolta  del  Ferentilli   più  basso  rammemorati  • 

*  £  di  nuovo  in   Vinegié  presso  i  Gioliti  ifSi.  in  iz. 

*  E  finalmente  con  qualche  mutazione   W\  if^o  in  iz. 

Mancano  in  questa  ultima  ristampa  le  XIL  e  le  XVI.  stanze  di   Aluigi  G^n^a^ 
ga  e  le  L.  di  Francesco  Bolognetti  • 

Sic)  *  E  prima  ivi  if^v  in  iz. 
legistro  questa  edizione  per  esserla  prima  (**)•  I  Gioliti  la  ristamptron»  nel 
ifgo*  e  nel  1^90.  sempre  nella  stessa  forma,  ma  nell'edizioni  del  1^64.  e  1/90- 
01  sono  tralasciate ,  uè  so  perchè  le  XIX.  stanze  di  Giovanni  Giolito  •  e  cosi  p||. 
re  nelfultima  non  meno  queste,  quanto  le  XXX.  stanze  di  Antonio  Terminio  pre« 
cedentemente  stampate . 

(b)  Il  Giolito  mai  non  diede  dalle  sue  sumpe  questa  Scelta  del  Ferentilli .  Ec- 
co il  preciso  titolo  della  prima  edizione 

*  Primo  Toinme  (solamente)  della  scelta  di  stanze  di  dirersi  tutori  toscani, 
f accolte  e  noramente  poste  in  luce  da  M,  Agostino  Ferentilli  (  da  Terni)  •  In  Vt- 
neiia  ad  istanza  àt' Giunti  di  Firen\e  if7i«  in  iz. 

In  qualche  esemplare  da  me  veduto  leggesi  nel  frontispizio.  In  Venezia  up- 
presso  gli  eredi  di  Marchiò  Sessa,  e  ciò  per  eisersi  valuti  i  Giunti  dei  caratteri 
cfel  Sessa  nella  prima impresiione  di  questo  libro. 

*  E  ivi  appresso  Filippo  e  Bernardo  ^Giunti  1^79.  in  ti. 

Ci  è  qualche  varietà  dalla  precedente ,  mancando  nella  ristampa  le  VI.  atonie 
del  Materiale  Intronato  ^  cioè  di  Scipione  BargagliìmpresBtìz  prima  volta  (  pag. 
410.).  Oltracciò  le  XC  stanze  sopra  le  No^^e  di  Cerbero  e  di  Megera  che  nella 
prima  edizione  eran  poste  come  d'incerto  autore  (  psg*  iji.)  i^^Ha  seconda  por- 
tano  in  fronte  il  nome  di  Alberto  Ldve^\ola  lor  vero  autore  (  pag»  i|^.  ). 

*  E  di  nuovo ,  ivi  per  gli  eredi  di  Pietro  Deuchino  a  spese  de  medesiiiii  Gistm^ 
ii  ift4;  in  it. 

{*)  Il  Bravétti  non  ha  potuto  aiiieortrii  te  i  Poemetti  del  Chiahrera  siano  citati  nel 
T^ocaholariò  della  Cruicc,  nalladiraanco  01  avverte»  obe  fra  tutte  l'edÌBioni  de'inedeti- 
ani  riputare  si  donno  migliori  ^elle  di  Firenze,  •  di  Genoeo,  percki  ivi  per  lo  più  di- 
snorò  il  Poeta,  e  ^lindi  è  da  oredertii  ohe  qualcbe  cura  e*  si  prendesse  di  loro,  ^giugnm» 
^o,  ohe  a  rinvenire  quésti  Poemetti  non  ehe  le  loro  edisioni  gioverà  massi mameute  il 
copioso  catalogo  delle  opere  del  Chiaèreru,  il  quale  sfa  nel  tomo  38.  part.  i*  del  graa 
^ornale  de' letterati  d'Italia  a  eart.  143.  •  ohe  »,  oltre  alle  eomposiaioni  in  qotl  raralogA 
registrate X più  altre  •#  ne  trovano  stampate  in  fogli  volanti»  ovvero  in  opere  d'altri  i&« 
aeri  te.  „ 

(**)  Io  ho  il  piacere  di  avvertire  con  tutta  sicuretca  i  lettori»  ohe  questa  è  ansi  la  so* 
conda,  poiché  méntre 'scrivo  mi  sta  dioaaai#agH  ooehi  nn  esemplare  di  questo  libro  il  qoa- 
1%  ti  Boi  frontStptii#4  il  aot^filie  della  dodicatoria  del  Terminio  porta  la  data  del  rS63. 


3i5 
CAPO   Vili. 

Poemi  giocosi. 

xJa  Secchia,  Poema  eroicomico  di  Androyinci  Meliso- 
ne  (  Alessandro  Tassoni  )  con  gli  argomenti  del  Ganoai- 
00  (  di  Padova,  e  poi  Vescovo  di  Geneda  )  Albertino  Ba- 
risoni,  e  col  Ganto  L  deirOceano.  In  Parigi  per  Tussa^ 
no  du  Bray  lòok^.  in  ifi.  (i)  (a).  L.     8. 

(i)  Questo  poema  dopo  essersi  aggiunta  la  voce  rapitati  nome  àiSeCf* 
chia^  e  fattevi  certe  mutazioni  fu  poi  ristampato  con  dichiarasioni  di  Ga* 
spero  Salviani  in  Venezia  per  J  acopo  Sarzina  i63o.  in  ia.  {h^). 

(tf)  jiUs Sandro  Tasséni  traifigarando  il  sao  nome  in  quello  di  jàndrùvinti  Me* 
itssone  intese  dì  grechizzarlo .  Anirovinci  Melissone  in  greco  è  lo  stesso  che  A- 
Ussandro  Tassoni ,  dice  egli  in  aoa  delle  sae  lettere  manoscritte  al  canonico  Bs^ 
risoni  io  data  di  Roma  ai  xt.  di  Maggio  i6ii.  ore  anche  il  richiede  che  ftccia 
gii  argomenti  alla  Secchia .  Era  egli  disposto  a  finire  il  poema  ael  x.  canto  »  ma 
Panno  i6i8.  deliberò  di  accrescerlo  d'altri  due  e  questo  era  stato  il  primo  sao 
pensamento  »  dà  coi  Antonio  Queronghi  lo  area  sconsigliato  e  distolto  •  I  canti  ag- 
gianti  furono  il  X.  e  l'XI.  che  sono  i  due  avanti  Tuitimo  . 

{k*)  La  voce  rapita  aggiunta  al  nome  di  Secchia  ritrovasi  nella  seconda  e  ncUa 
terza  impressione  fatte  innanzi  quella  del  ié|o. 

*  La  Secchia  rapita  f  poema  eroicomico  e  *1  primo  canto  dell' O^c^tf no  dei  7V#* 
sene  ristampato  con  licenza  de*  superiori  e  priTUegio,  (  il  luogo  e  l'anno  dell'e- 
dizione si  ricarano  da  un  frontispizio  in  rame  a  pie  del  quale  si  legge  a  lettere 
majuscole  :  In  RoncigUone  o  più  tosto  in  Roma  )  ad  istanza  di  Gio.  Baiisid 
Brugiotti  1624.10  II  edizione  li. 

In  detto  rame  sirappresenu  il  ritorno  dell'esercito  modancse  col  suo  capitano 
Manfredi  Pio  che  appesa  alla  cima  di  un'  asu  porta  la  famosa  Secchia  di  legno» 
incontrato  dal  Fotta  di  Modana  e  da  altri  vesaiti  di  un  robone  sopra  le  mule  e  di 
altri  in  abito  cittadinesco.  La  dedicatoria  è  a  don  Antonio  Barberini  figliuolo  di 
don  Carlo  nipote  di  Urbano  Vili*  e  dipoi  cardinale  •  A  pie  della  lettera ,  ove  s! 
fa  l'apologia  del  poema  »  sta  il  nome  del  Bra fiotti  in  data  di  Roma  ai  xx.  di  Set- 
tembre I6z4.  ma  si  crede  che  tal  lettera  sia  lavoro  di  Girolamo  Preti,  Io  questa 
edizione  s'incontrano  alcune  varietà  tanto  riguardo  a  quella  di  Parigi  »  che  fu  la 
priiaa  «  quanto  all'altre  che  Tennero  dopo .  Ilo  bellissiflio  disegno  di  mano  del  ce- 
lebre onerano  da  Cento ,  ove  sta  figurato  il  trionfo  de'  modaoesi  con  la  Secchia 
tolta  da  loro  ai  bolognesi ,  è  in  Modana  appresso  il  sig.  Alessandro  Bertaccim 
veduto  quivi  da  me  nel  Giugno  del  I730. 

Jacopo  Sariina  ristampò  la  Secchia  nel  lii^.  senza  le  dichiarazioni  di  Gaspeto 
Salviani ,  autor  delle  quali  ci  è  chi  dubita  essere  stato  il  medesimo  Tassoni  •  L'e- 
diziene  del  1 6 )o.  corredata  per  b  prima  volta  delle  suddette  dichiarazioni  fu  £itta 
ìm  Venezia  da  Jacopo  Scaglia  e  non  da  Jacopo  Sarxjuia  in  iz.  Nel  frontispizio 
si  dice  purgata  e  corretta ,  cioè  castrata  e  mutata  •  Io  Scaglia  ne  diede  poi  dae 
ristampe  nel  1657.  l'una  in  tondo  e  l'altra  in  corsivo  e  a  queste  altra  ne  fece 
succedere  senza  porvi  il  suo  acme  nel  i<4i«  Un  copioso  e  diligente  catalogo  di 
tutte  l'edizioni  eli  questo  poema,  lavorato  dal  sig.  Émroni  n  ìa  in  quella  che 


?i4 

«tt  rliM  ijjti  %^i%*  flii  mMstu  ci  «t^t  nmpat^  m  Pa;r^  da  (^cMs^rJ  Cmptl 
Ui^  «.utvce  ^1  fH^ewa  Urnsttutt^  della  PìdoèBA  i'Chiùomi,  d»e  il  CgtfiafirT 
if orini  ^mw9  4Ìt\  CapptUvut  'yrem  tal  gelirsia   z^Ua  dirmUanoBe  di 
aum^Ué  ^c^eflM  4el  TmMoni,  cb«  ceicò  di  tcTc-di^aHs  ad  cp^i  pepiere;  teiBea- 
di»,  Hm  m%0tuf%9m  la  «oa  fiuM  in  pr^pofita  4i  pcriii  italiaoa  («^. 

f  jiCM  latte  Mpef s  £  btlUtiM  €  £  preso  fittzs  ia  Mìmì^mm  é^  M^mìammem  So^ 
iiééd  ad  fraicacc  taao  1744'  ia  4*  reale ,  accooipafaau  dafk  Arkiaraaioai  del 
iéltism  €  €im  ck€  èoiàt  da  aaa  ttmdit%  Prr/aftMe  e  da  cariote  e  dotta  Amm^ 
ia$ÌQtii  di  fMO  ^^  Beffiti  e  orasu  «acora  di  ekgaad  agare  ìa  ia«e  e  dei  Ci* 
Uitl^  4«1  Tééééfii ,  fftmtHo  alla  Fim  di  imi  fcntza  c^a  Y  aiciiaa  csattcxia  dal 
#ig  Murstéfi  :  €/n€  tatù  eoe  reodoao  degoa  cacata  edizioae  di  qoeiia  lode  che 
aaifeféalweart  baottcaata* 

C^)  U  €àwdm  Mtéfini  4$^  aoil  aoiico  del    7W#i#aì  •  cke  da  lai    liccTCCte    aaa 
copia  della  S€uhU ,  acctoccJlc  U  &ccife  ftaaipare  ia  Parigi  ,  doTc  alloia  ai  citro« 
rara,  il  che  «i  comprova  eoa  aaa  lettera  del   Tsssoai  scritta  nel  di  n.  di  Agosto 
iàhi'  /Ifoftau  dal  sig.  Mursi^ri  oeila   Viu  di    lai  pag.    fi.   dalla  qaal  teaumo- 
aiaffia  arguisce  qaesto  braro  critico  parergli!  poco  Tcrisimite  quanto  lasciò    tcrit. 
co  il  aasiro  Moosigoore  oel  loojgo  sopracciuto  »  addaceadooe  per   ragiooe  ,,  che 
«  il  Merini  aoa  era  d  poco  estimator  di  se  stesso  e   delle  cose  sue    clie    avesse 
if  #d  ioflbersfsl  per  an  poema  ài  lavoro  si  diverso  da    quel    delle  sue  poesie  ,,  : 
fllre  di  chi   il   Marini   se    avesse  cercuo  di  screditare  e  d'impedire   la  dirada* 
ijpns  di  «uel  aaeaift  cofifidsto||li  e  rtocomaadatoeli  dati'  amico ,  avrebbe  brutta- 
aiente  ? iJlace  le  leggi  deirsmicixia  e  la  buona  h&  tradita .  Le  dìlEcoltà  e  le  op. 
fOibiani  che  iocoacrb  la  pabblicaxione  della  Secchia  altronde  procedettero,  che 
isl  Merini '.  Il   Taisoni  sfca  terminato  aueito  ì\ìo  poema    non  meno  Enicomica 
$k9  Séiirico  diriso  da  prima  in  x.  canti  l'anno  insino  i4ii.  I>a   molte  sue  lette- 
re al  cinonico  Baritoni  che  originali  si  conservano  in  Padova   presso   il    signor 
piircbtH  Ugolino  Baritoni ,  da  cui  mi  furono  molto  cortesemente  comunicate,  si 
fuooiCf  U  gfsn  diligeoaa  da  lui  praticata  in  ripulirlo  e  ampliarlo  d*attri  due  can- 
ti  .  Una  dsiie  rsgiom  •  per   le    quali  tardò  poi    tanto  a  diTulgarlo  ,    venne    dalie 

Santririf t|  dei  revisori  di  Padova  ove  l'autore  lo  avea  mandato  a  stampare  »  in- 
Otti  ■  ci6  principslmente  ,  c^me  ne  eorse  voce  da  uffic)  gagliardi  di  persone 
IHtanvali  I  alle  quali  psres  d!  ricever  torto ,  perchè  le  loro  nmiglie  non  vi  erano 
fitniovilf .  Non  potendosi  quivi  pertanto  ottenere  fa  permissione  »  il  poema  Bi 
iptdito  a  Modana  dove  ugnili  dimcoltà  s'incontrarono  ,  le  quali  dipoi  »  e  ciò  fa 
Mi  l4'7*  •  fioilmentf  ai  auperarono  con  la  condizione  però  che  il  poema  s(  sram- 
MM9  con  U  fflfs  dita  di  Lione  e  sema  esprimervi  con  hcen\a  i^  supariori.  Nel 
|l«ÌlTi5^lif  iV  davfi  por  mano  all'impressione,  lo  stampatore  fa  meisd  io  pri-^ 
ll^Hf  pt I,  iftf  dite  fuori  alcune  rime  di  Fulvio  Testi  a  favore  ddla  casa  di  Sa- 
vajl  contri  gli  spagnuoli ,  Questo  accidente  fé*  mutar  pensiero  il  Tasséni ,  il 
fUlU  QQH  volli  che  più  si  stampasse  in  sua  pitria  la  Secchia  ,  e  allora. fu,  cioè 
Qil  léit.  che  di  nuovo  procurò,  ma  invano,  che  ai  ripigliasse  il  trattato  con  lo 
llimpacorf  dì  Padova  premendogli  che  l*opera  fosse  nella  correxione  dall'  amico 
Béfisoi^i  isaiiilu.  Non  riuscendogli  aemmeuo  quesu  volta  l'intento,  l*aoao  do* 

Bus  diede  uni  copia  id  Orazio  Cfenrrrt,  il  Quale  andava  a  Torino^  e  si  era  ob* 
a%w  di  Urlo  stamperà  la  Li^ne  col  meato  m  J>.  Batbani  gentiluomo  fnccbese  , 
chi  coti  dimorivi .  CM  dopo  tinti  intoppi  e  rigiri  I*  aspettacissimi  Secchia  usci 
S0ili]^>cut«  in  PeWfi  atlisiita  d^t  BMani  e  da  lui  dedicata  a  madama  di  Bona* 
ftì<>  ti^Hyola  del  pcaddente  Des^su*  k  pure  il  merito  della  pubblicaxrone  aon  sìa 
^vuia  f  C\>ine  ptovi  il  al)^  Mlsf<uarf  con  una  lettera  dello  stesso  T^rixani  al  ca- 
manico  Sai^ì)  i  Pieriortnio  Bsrocci  segrttarto  del  marchese  dì    CaltMS»^  fri  ralla 


3x5 

Stanze  del  Lasca  (Antonfrapcegco  Grazìiiìi)in  di&pre- 
gìe  delle»  sberrettata.  In  Firenze  per  Francesco  Vini 
1679.  in  8.  L,     7^ 

-  -  La  Guerra  de'  Mostri.  In  Firenze  per  Domenico 

Manzani  ii&^.  in  4»  •   a^%* 

—  -  E  eoo  la  Cigantea,  e  la  Naaea  di  diversi*  In  Fi-' 

renze per  Antonio  Guìducci  161 1.  in  la,  (a)(^J.  la. 

flelPibate  Scader  •  Se  dtUc   nini  dei  Claretti  pm^  »l  miwticmt»  à  ^eìlè  M 

Mélhétni  o  ila  èt\  Bmf€€Ì  e  «opr»  di  tfto  a«  aegui  V  ItnpftfmiM ,  ^écì»  dfi 
coRama  farebbe  una  norellt  prora  che  eHi  aoa  fe  impeéit*  4at  caf  anca  MaM 
poidtè  91  •»  che  Ota^^  Clgretn  era.  per  coti  dm,  creacar*  di  M.^Iiodotr  cMI 
a  conoicere  raaoilettamefite  lie  ptefczmii.  d»  aUoni  libri  dei  Mdpimk  >^  iinWaa  • 
acatnpate  aotto  noaae  di  asto  Clarem .  .  :        i  > 

(<r)  Qrresta  editroiie  tanto^  rtef  frontlapixio  i|oafico  «e(  fiaa  è  marcata-  deN^aiiM 
MDCXII.  I  taddetfi'  coiiipoiirmeiMR  %òno  rre  grazÌMitaimi  a  ptacav*ià  «|HPeaaatfl  « 
dal  figoor  Muratùri  (  Wìta-  def  Tassmti  pag.  f^.),  per  noft  arecli  (brat  ■  radWH;» 
con  grave  eorto  chìaoiari  „  Saritllarie  poaaic  cotnpoit»- da  aviari  da  doniiM  »  co*' 
9,  nosciute  da  pochi  fi  forse  non  più  lette  da  alcaii0„;  ladata  parò  dai  CrttiHnkéim 
t  renate  in  pregia  da  molti  lertcrarf  fiorentini  •  Sarà  bene  dirne  ^i  ^aicfie  coaa* 

I .  La  Gigante^  rien  dedicaca  dalV  aatort  {  ^be  h  Gifiam^  Ameipfight  detto  H 
Gobbo  da  Pisd  )  sotto  il  nome  di  Forabosco  al  famosissimo  Etrusco  ,  cioè-  ad  AT*^ 
fonso  òt'  Pa\ii  gentiluomo  fioMifino,  d^tto  r£rnftvoa:  netk  qnal  lettera  VAme» 
longfU  mostrando  di  esaltarlo  lo*  sMtw  aaa#»  piatevolmenée  in  canzona,  come 
a  nelle  se  ne  prese  spasso  nel  capitolo  sopir»  io  Pét^iw  tntitolato  Lamento  delt  £• 
trmseo  •  La  lettera  è  in  data  éi  Ftrtn\i  ai  v¥*  Aprilo  del  1547*  in  cai  Teramenco 
ne  fa  filtra  la  prima  ediiéone .  Fa  pe»  riitampoia  ìofiame  con  la  Nanes  in  Fi» 
T<n\e  per  Alessandro  CacchareHl  n«l  ifMr  io  4,  U  Atnelonghi  raccolse  dopo  la 
SDorte  di  Alfonso  de'  Ar^i  le*  rime  dì-  Ini' nel  if  f7«e  con  lettera  dei  xx.  Settem- 
bre le  indirizzò  al  due^  C'mMio  cbe  gliafo  ato»  ^  comandaeo  •  Consistono  esse  in 
CXXin.  componioienti  ^ttOo-  ffat^  fidici .  I  più  anno  contra  il*  FjrvA»  0  ina  di 
mecttrlo  in  boria ,  beiiebè  seiMpve  ai  co«MrvasaeA>  ornici  •  Nello  libperia  camald^ 
lete  df  san  Miahete  di  ùfurana  ne  sta  «n  codico  aiqinKito  piil  copioso  di  qat Ita  , 
che  sono  impresse  .  Dell'wl/i»r/#A^'  tiOTanai  rima  nelle  raccalte  di  Cristoforo  Zaèéi^ 
ta  e  di  Pietro  Bartoli  .  Dae  suoi  capitoli ,  uno  de'  quali  in  lode  del  Coeckèo  Tfeia 
citato  dal  Crescimbeni^  arano  presso  il  MùgHéàétchi ,  la  cai  memoria  ,  non  meno 
cbé  la  libreria  ,  è  stata  an  tesoro  di  cose  rata  .  Tra  )  eaoet  Cé^éi$ciiOÌose^  qtttU 
lo  deeli  Scolari  ò  di  M.  A  hit  scriva  ino  piacarao^  ittfera  Nicioiè  Mténelh  (Metn 
^%g.  li.  a^eda  aktri  ancotf  ae  Ot*  parla  off*  ìm  lodr  bri  In  boria  :  ma  gli*  T^ime 
lapnuto  di  a?cr  rubata  questa  Gigantéa  a  Betto  o  sia  Bemoéfvo  jirfigmxtMkk 
mico*  fiorantino ,  ti  qaala  cbo  aeease  acrlvando  oa  poeitio  fiintaattco  «opra  questo 
aoggetao  I»  abbiano  dal  2>#fii  net  Marmi  {Pmrtt  /•  pag.  140.  ediz.  (k1  Maftùi 
Uni).  Veggaosi  le  notizie  intorno  all'^/nWoa^^i  e  all' £rriiico  scritte  dalaig.  dote. 
jintomari0  Biscioni  canonico  a  bibllocecario  regno  della  Lanreociana  e  peate  nelU 
Vita  del  Las^a  e  nelle  Annota^iom  ai  due  tomi  delle  Bime  del  Lasoa  oltimanMHiJi 
te  atampase  hì  Wirenxe  per  Frèmeste  Mféiseké  1741.  kr  S« 

l%4  àé  Mattea -di  M,  ^  A^  F*  neNe  Onali  lettere  Inimli  al  ocenlté  i(  doa|é 
dall'^ÉMoro  e  lo  doe  «hlna  aignlf  ean  forao  Aetaà^unto  fartnmo  •  Il  pooaiotto  é^iì?» 

(*)  W  Gmwt^  4e'  aoakx^  U  GigtmUm.  t  U  J^oftas  oitanà  4alU  CfMaa^o  dalla  tliifai» 

ai^  Appanta  qoj  ti  »a|jiu»  U-  J^ràna  dalla  ^««U  h  vAriMina. 


3i6 

Lo  Scherno  àejdì  Dei  Poema  piacevole  di  Francesco 
Bracciolini.  In  noma  presso  il  Mascardi  i6f^6.  in  ia. 
edizione  II.  (a).  L.     6. 

li  Malmantile  racqaistato  Poema  di  Perlone  Zipoli 
(Lorenzo  Lippi)  con  le  note  di  Puccio  Lamoni  (  Paolo 
Minacci).  In  Firenze  alla  Condotta  1688.  in 4.  i6. 


diritto  aU'  Umdi$sÌM0  P.  Pudn  StréiilM9,  «he  fa  Ciovanm  Mc^m/i  .  fondatore 
•  jpadre  dell'  acctdemia  degli  Umidi ,  cogaomioato  lo  Stradina ,  perchè  la^  eoa  &• 
flu^lìa  reoÌTa  da  Strata  o  Strada  laogo  lootaoo  da  Firen\€  tei  miglia  incicca  ad 
pÌTiere  dell'  Jmpruntta  •  A  pie  della  toddetu  lettera  ti  leege  di  FireiK\€  Mi  zzit. 
di  Mmr\§  if4t.  in  coi  la  Nénéa  fa  scampau  la  prioia  Toita.  Siegae  altra  lettera 
col  none  di  F,  Aminm  nella  qaale  »  ticcome  anche  nelle  prime  stanae ,  ci  ai  fa  co» 
notcere  che  l'aatore  della  NsmU  entrò  io  ghiribizzo  di  acriTcrla  per  tuA  bcSi 
dalla  Giganiia  e  del  maicherato  Forabosco  e  che  l'area  composta  o  rubata  ;  e  aog- 

noeche  non  temcTa  di  non  aver  preso  a  trattare  si   £itto  argomento,  poiché 
9raho$co  ritrovandosi  la  meaà  più  di  tempo  a? aozato  negli  sani  »  pare  ancora 
attenderà  alle  £in£ilache  e  ai  giganti  • 

III.  La  Gatrra  dt*  Mostri  £  Antouframctsco  Graziai  dettò  il  Lasca  al  P.  5kAe- 
Umo  •  Nelle  prime  dae  aunse  egli  almde  alla  Gigantea  e  alla  Naaia  :  e  nella  ae. 
•Unda  dice  cosi: 

Ma  ora  aa  gobbo  i>oeta  pisano 

Da  certi  gioantacci  sgangherati 

Ha  fiitto  agr  Iddii  torre  il  ciel  di  mano , 

Tal  che  per  dnol  si  sarian  disperati 

Se  non  cne  dal  valor  del  popoi  nano 

L' altro  di  far  difieai ,  e  liberati 

Con  modi  non  so  dir  se  belli  o  baoni  : 

Ma  chi  lo  crede  Iddio  dielo  perdoni . 
Qaesu  Guerra  de'  Mostri  è  come  il  principio  di  an  poema  piaccTole  »  che  do-. 
fCTa  essere  da  altri  canti  segaito,  i  oaali  Tengono  promessi  dal  Lasca  poche 
Stanze  aTanti  il  fine  di  qacato  •  Neil'  altima  stanza  rivolgendosi  egli  allo  Stradi^ 
ito  lo  prega  di  aver  cara  a  pacato  Canto  e  ne  lo  scongiura  fra  i'  altre  cose  ia 
particolare 

Per  r  accademia ,  che  vi  fìi  rubata , 
doè  per  l'accademia  degli  Umidi    istituÌM  e  fondata  dallo  Stradino»  che  dipoi 
paasò  ad  essere  con  altro  nome  appellata  l'accademia  Fiorentina. 

{a)  Edizione  ilL  e  non  IL  è  quella  del  iét6.  migliore  pere  delie  due  prece- 
denti ,  che  sono  queste  :  i 

*  Dello  Sherno  degli  Dei  »  poema  piacevole  (Canti  XIII)  con  la  FilUda  cu 
TCttina,  e  col  Bacino  dello  stesso  autore.  In  Firenze  appresso  i  Giunti  -tilt. 
in  quarto  . 

Usci  pertanto  questo  poema  giocoso  qusttr'  toni  avanti  la  divalgaùone  della 
Secchia  del  Tassoni ,  il  quale  non  pertanto  non  dee  privarsi  della  gloria  di  ea« 
aere  stato  il  primo  a  scriver  poems  di  questa  specie ,  poiché  già  si  è  dimostra- 
to.,, che  egli  lo  aveva  composto  nel  i6ic.  e  che  nel  t^tf.  l'avea  mandato  ia 
P^adoya^  acciocché  vi  fosse  sumpato .  Ne  correvano  intorno  fin  d'allora  più  co^ 
pie  e  in  più  città  era  notissimo  e  in  grande  espettazione  »  quando  di  quello 
del  Bracciolini  non  se  ne  aveva  sentore  :  anzi  egli  per  non  vcclersi  prevenuto  ai 
•Cretto  a  darlo  fuori»  benché  non  ancora  finito.   Nella  suddetta  edizione  viea 


«17 

*  E  ivi  per  Michele  Nestenus  itSi.  in  4*  edizione'  "^ 
accresciuta  di  proverbj  e  maniere  Toscane  dal  Signor 
Dottor  Giovanni  Biscioni  (a)  (*J.  L.     3o. 

L'  Eneide,  travestita  da  Giambatista  Lalli.  In  Roma 
per  Antonio  Faccioti  i633.  in  8.  (i)  (b).  5. 

-  -  La  Franceidc ,   poema  giocoso.  In  Foligno  per 
Agostino  Alteri  16^9.  in  ish.  4* 

-  -  La  Moscheide.  In  Bracciamo  per  Andrea  Fei  1640. 
in  ifk.  4* 

(i)  Da  questo  libro  Niccolò  ViUani  prese  occasione  di  scrivere  il  suo 
Ragionamento  della  poesia  giocosa. 

prtcedato  il  poena  del  Bracciolini  dt  an  ino  Dialogo  fra  Talia  ed  Urania  »  col 
titolo  dì   Talia  bajona  • 

*  E  aaofameate  ristampato,  e  ricorretto,  iri  i^if.  in  4.  edia.  II. 

*  £  con  la  giunta  di  VI.  Canti ,  e  d'altre  rime  piaceToii  •  In  Roma  presso  il 
Mascardi  léié.  in  xi.  ediz.  IIL 

*  £  in  Venezia  apresso  Bernardo  Giunti  1617.  in  ii.  edia.  IV, 

(a)  Per  ooal  cagione  sia  piaciuto  ai  Fontanini  di  cangiare  in  questo  luogo  il 
nome  del  sig.  dottore  Antonmaria  Biscioni  in  quello  di  Giovanni  e  per  quale 
ancora  egli  abbia  voluto  panar  qui  sotto  silenzio  le  note  dell'  abate  Antonmaria 
Salvini  aggiunte  a  quelle  del  sig.  Biscioni  ;  non  saprei  asserirlo ,  quando  non 
si  Toglia  sttribuire  il  primo  mancamento  a  quella  quasi  uniTcrsale  sua  trascu* 
ratesza  nel  compilare  cotesta  sua  Biblioteca  italiana  e  '1  secondo  a  certa  sua 
privata  passione  terse  la  persona ,  e  gli  scritti  dei  famoso  Salvini  •  £  di  fatto 
egli  in  altro  luoso  (  pag.  z4i.  )  della  sua  Eloquenza  scendendo  a  ragionare  di 
queste  note  del  Salvini  al  Malmantile ,  le  chiama  „  miniera  abbondante  di  pia* 
ce?oli  note  grammaticali  •  „  Ma  il  Salvini  era  esercitato  e  rersato  ia  cose  più 
ardue  e  imporunti,  che  in  tali  minuzie,  dalle  quali  nientedimeno  trupira  il 
suo  Tasto  sapere  nella  conoscenza  intima  di  varie  lingue ,  e  in  particolare  della 
greca  ,  della  latina  e  della  volgare;  e  se  il  Fontanini  avesse  osservato,  o  cura- 
to tanto  ciò ,  che  Paolo  Minacci  asserì  di  lui  -e  di  queste  sue  note  nella  pre- 
fiuione  alla  prima  edizione  del  Malmantile ,  quanto  ciò ,  che  lascionne  scritto  il 
dottor  Biscioni  nella  lettera  proemiale  alla  seconda  edizione,  non  sarebbe  corso 
cosi  inconsideratamente  a  lasciarsi  trarre  da  una  beffarda  prevenzione  e  a  pro- 
ferire un  così  libero  e  torto  giudicio  sopra  un  soggetto  per  più  titoli  rispetta- 
bile ,  che  quantunque  trattato  sempre  nell'  Eloquenza  da  semplice  dottore ,  era 
di  nobile  e  antica  famiglia  nella  sua  patria ,  professore  pubblico  di  lingua  greca 
e  toscana  in  quella  cospicua  università,  qndificato  da  tutti  col  titolo  di  aMte , 
e  riconosciuto  dentro  e  fuori  d' lulia  per  uno  de'  più  segnalati  ornamenti  del 
nostro  secolo . 

(>)  Quanto  all'  anno  dell'  impressione  non  imputerò  a  fUlo  che  nel  mio  e- 
semplare  sia  il  16)4.   ma  quanto  alla  forma    ella  è  certamente   in  duodecimo^ 

{*)  ABib«dua  ^««ite  «diiioBi  del  Malmantile  adoperate  furono  dagli  aooadonici  dolla 
Crusca,  m  ad  ••■•  agging^noti  dal  BraQ9tti  nel  ino  indice  l'altra,  che  in  Firanxe  altretì 
e  dal  Moncl:*  ti  feoe  il  1750.  in  dne  ▼ol.  in  4.  Di  etia  è  editore  Jacopo  CarHori,  clie  la 
dedicò  al  marok.  Franoosco  Antonio  Ferroni,  e  ehiamoUa  molto  aeeroseiuta corrotta  od 
ornata,  0  miglioro  doli* antocodonto  fatta  il  lySx. 


Si8 

Bacco  10  Toscana,  Ditirambo  di  Francesco  Redi  con 
le  Annotazioni.  In  Firenze  presso  Piero  Matini  16^1,» 
in  4.  edizione  HI.  (**).  L. 


non  in  t.  {*)  Il  Menagio  aella  taa  levoac  Mprt  il  taiiett»  "VII.  iti  ParMfXM 
parla  con  poca  ttìma  del  traTCStimento  dtìV  Eneide  e  ^fi  altri  poemi  focaii  \ 
di  questo  pot u  Norciné ,  dicendo ,  cke  egli  tcriase  fatte  ^eate  cote  eoa  poco 
•uccello  ;  e  con  tale  occaiìone  non  la  perdona  acmmeno  a  Pa^la  Se^rront  p  bea- 
che  poeta  dì  quanti  nel  genere  burlesco  n*  abbia  la  Francia  il  più  ameno  e  pia- 
cevole ,  per  aver  lui  la  maestosa  Eneide  altresì  traTCìtita  :  di  cbe  gli  pronosticò 
che  un  giorno  li  larebbe  pentito  ,  e  forzato  a  dir  con  Ausonio  :  piget  pfd£t§M4 
Virgiliani  carminis  majestatem  tam  /oculari  dchonestaise  materia .  li  Lalli  comin- 
ciò in  Roma  e  terminò  in  Foligno,  dofc  era  andato  per  governatore ,  nello 
apaiio  di  otto  meii  queito  ano  lavoro ,  esortatone  da'  dotti  amici ,  e  in  particois- 
re  da  Antonio  Querengo .  Molti  componimenti  vi  si  leggono  in  commendnaionc 
dell'  opera  ,  ma  principalmente  nel  fine  una  lettera  discorsiva  del  dottor  Giovan* 
iommaso  Giglioli .  cbe  vi  £a  come  1'  apologia  di  questo  aver  posto  indosso  a  Vit' 
gilio  un  abito  cotanto  a  lai  sconveniente  . 

(*>  Se  voglUm  prestar  fedte  al  Giandonati  l'edis.  del  i633.  diverta  à  affatto  da  ^m«lU 
del  i63i1-  e  qaelia  è  realmente  in  6. ,  come  asserisce  il  Fontanini,  questa  in  im.  come  aa- 
aionra  il  tao  Annotatore:  la  prima  i  del  Facciotti,  la  seconda  de'saoi  Er^K. 

<**)  L'edisione  di  «ttiaàTalaerfriai^.Koca^oi«rt#ti^  ^f  velia  fatta  in  Firemepor  I«  at«as« 
Jf  «l'ini  il  J^M.  ili  4«  C*^  BrmQtiti  per/&  tianfi  inni«>lto  predio  aaoka  ^tteatadeitS^t.  per- 
chè il  Redi  medesimo  dice  in  orna  tua  lettera  al  Dottor  Giuseppe  Lanxoni  {  leti.  tona.  n« 
pa^.  Ai6i  edis.  I7a7.)di  avere  a^rginnte  in  questa  ristampa  alcuna  nuove  umotamioficalla. 

C  A  P  O    IX. 

Poemi  sacri. 

Jje  Ter/e. rime  di  Daivte.  Jn  Venezia  nelle  case  d^ 
Aldo  iSoa^mS»  (i)(a},  L.     45. 

(1)  Qiledta  edizione  della  Commetùa  di  Dante  col  titolo  di  Terze  rime, 
come  ottima,  fu  per  lo  più  seguitata  neirultima,  cbe  giù.  baafo  runnien- 
taieno^Oj  uacita  a  nomo  dell'accademia  della  Cnisca  (b*). 

{a)  X«c-  Tcrae  fim^  di  Dante ^  ata  nel  froniiapìxio:  nia  otUa  patte  ioterievs 
dalla  sacsaa  pagina  it  poema  è  intitolato  •  L^  'inferno  e  7  Pnrgaiono  e'I  Pmmdè^ 
eo  di  Dante  Alaghieri  •  Questa  è  la  prima  edizione  di  Aléo  m  Le  altre,  che  im 
gran  auoKro  la  precedettero  »  aon  tutte  in  foglio .  Aide  a  cooaodo  di  tatat  pea* 
so  di  darne  una  in  8. ,  valendosi  del  suo  bei  corsivo  ,  che  1'  anno  anucedeaee 
aiea  coioiociato  a  metur  in  opera.  Va  cataloga  pieno  a  bea  ragionato  deMe  edi» 
2Ìooi  di  Dame  ù  ita  nella  bella  ristampa ,  cbe  ne  fa  fataa  dal  Cornine  ia  Pmém* 
va  l'anno  1717*  tomi  III.  in  8..  Questo  poema  e  opera  singolare  ed  inimita- 
bile, e  egli  si  poò  applicar  l'elogio  dato  da  Plinio  al  Ciore  Otimpieo  opera  ta* 
eigne  di  Fidia ,  e  ultimo  sforzo  dell'  arte  sua ,  quem  nemo  emulatur  • 

(b*)  La  stessa  cosa  è  ttata  oaservata  e  détta  con  più  precisione  nel  cataloga 
del  Cornino .  Di  questa  edizione  Aldina  »  bcncbè  giudicata  octiaia  » 


3i9 

-  -  Dante.  In  Vinegìa  nelle  case  d/  Aldoy  e  di  Andrea 
d^ Asola  suo  suocero  i5i5.  i/i  8.  (i)  (^).  L.     18. 

-  -  La  Gomedia  del  Divino  Poeta  Dante  con  la  sposi-- 
zione  di  Cristoforo  Landino.  Tn  Vinegia  presso  il  Gio^ 
lìto  iS36.  in  4-  grande,  (b/.  i5^ 

.  (i)  Andrea  da  Asola  saocera  d'Aldo  dedica  a  Vittoria  Colonna  marche- 
rà di  Pescara  la  presente  edizione  con  la  seinpiice  soprascritta,  Dante^ 
••nza  Tartieol^  (a*).  Un  esemplare  del  sig.  Marchese  Capponi^  già  dal 
Varcfùy  e  poi  da  Baccio  Vallorì^  fa  ritoccato  in  più  luoghi  da  buona  ma- 
no  e  con  bel  carattere,  ma  diverso  da  quello  del  Varchi  e  del  Valori. 
Monsignore  Ottavio  Falconieri  prelato  insigne  nel  pontificato  di  Ales-^ 
Sandro  VII.  in  una  lettera  a  Leopoldo  principe  e  dipoi  cardinal  di  To- 
acana,  a  farore  del  Tt^sso,  cita  una  edizione  del  poema  di  Dante  tutta 
di  postille  della  sua  penna,  n^edute,  come  dice,  con  ammirazione. 


k  il  VcìlmuUo  QcUa  lettera  premessa  alla  sua  etpoMzione  sopra  Danti ,  Asserella 
dola  sopra  ^yaote  ne  furono  fatte  iacor rettissima ,  benché  appresso  tutti  fos- 
se suta  io  tanta  estimazione;  e  ne  dà  per  ragione,  che  chi  diede  ad  Aldo  in- 
sienac  col  Ptuarca  ii  poema  di  Dante  ad  imprimere,  io  avea  „  sotto  noma  di 
corceiìonc  tutto  guasso  •  e  maicoocio;,,  talché  Aldo  confidandosi  nell'autorità- 
del  datore  inpressc  l' oa  e  1'  altro  testo  tal  quale  da  lui  gii  fu  porto  :  onde 
poi  oc  veonero  que'  graTÌssimi  iacoafenieiiti ,  che  ii  Vtllutcllo  va  nella  sua  let« 
fera  anaoTerando .  Per  la  persona  di  autorità  •  da  cui  Ald4^  ebbe  i  suddetti  due 
testi,  son  di  parere,  che  il  Velliuelle  noa  altri  abbia  inteso»  se  non  Piètra' 
Membe  »  essendo  cosa  notissiiha .  che  Aldo  avea  stampato  il  Petrarca  nel  ifoi. 
su  i'  esemplare  datogli  dai  Btmbo  :  e  ciò  verificandosi^  del  Petrarca  ,  ne  viene 
per  coBsegaenza  anche  Dante  ^  l'uno  e  l'altro  esemplare^  delle  impressioni  Aldine 
essendo  usciti  dalia  mano  medesioia. 

(a^)  La  ragione ,  per  coi  vien  dedicsfa  questa  edizione  alla  Colonna  dal  suoce-< 
IO  d'Alda  t  si  è  peschà  Terso  ii  princìpio  di  detto  anno  Aldo  cenerò  di  Andrea 
era  ad  altra  vita  passato  r  lasciando  lui  alla  Mitola  de'  suoi  figliuoli  e  alla  cur» 
della  saa  icamperia  •  Veggaosi  le  mie  notizie  •  da  me  altrove  citate  ,  iiitorno  agli 
stampatori  Manali,  Quanto  poi  alla  semplice  soprascritta,  Dante  »  senza  l*  acci- 
colo,  ii  che  è  contra  il  preteso  assioma  di  Monsig.»  ella  ci  è  posta  con  buona  re- 
gola ,  e  ci  sta  benissimo ,  poiché  Dante  dinota  qui  la  persona  e  non  il  libro 
di  lui  :  tutto  all'opposto  di  quello,  che  si  Tcdrà  praticato  nella  ristampa  fattane 
in  Liane  da  Gioifoemi  di  Tomrnes  •  Qnesu  seconda  impressione  Aldina  e  stata  U 
favorita  di  Lodovico  Castelvetro .  In  fine  ci  à  una  tavola  ia  legno  ,  che  mette 
in  vista  il  sito ,  e  la  forma  dell'  Inferma  «  tratta  dalla  stessa  descrizione  del  poe- 
ta ,  accoropagoata  da  diie  alberi ,  cha  giovano  a  facilitate  la  intelligenza  dell  /a. 
ferno  e  del  Pmfgétario  . 

(i)  Se  chiaaqac  leggerà  il  titolo  di  questa  edizione ,  poco  fedelnenu   Srsscrit- 
sa  da  Mona,  crederà^  cecne  aget olnaate  può  crederlo  «  che  nel  froatispìaie  yì  sia 

ff\  Nom  Dmnie  sol*  Itgfeii  i»  fioat*  di  ^netta  rara  ediaioat  mwk^Dnnte  col  sito  •  for 
ma  deU'iiifarso  tratta  dalla  istttt*  detcrìtione  dtl  Poeta  „  .  lo  Iio  rolnto  riportar  tntt» 
iatero  qnttto  {roiitìtpixi#  da  Monsignor  «e nza  cotnpaisioa  mutilafo,  parche  trovandoti 
dopo  la  dedicatoria  una  carta  nalla  cai  prima  faccia  è  la  parola  Dante  colt'aBOOva  AidÌM 
na,  e  incomiaciando  da  qaesta  la  namcratione  delle  paghine  ti  potrebbe  credere  g^intta  «nel 
cbe  no  dice  il  M*ontanini^  cKe  ipetto  f#ate  il  frontitpiiio  del  liàro,  e  gittdioaM  psvletta 
ma  «semplare  maacaato  e  del  froatitpiato  •  éoììet  Dediaatorie^, 


3ao 

*  Con  la  Bjioya  esposizione  di  Alessandro  Yellatello* 
In  Vinegia  per  Francesco  Marcolini  i544*  i^  4-  ^*      ^^* 

-  -  Dante  con  nuove  e  utili  esposizioni  (  in  fine  di 
ciaschedun  canto^  e  con  la  rita,  cavata  da  quella  del 
Bruno  di  Arezzo,  dedicato  da  Guglielmo  Rovillio  a  La- 
cantonio  Ridolfi  ai  xxv.  Aprile  i55i.)  Tri  Lione  presso 
il  Roi^illio  1575.  in  16.  (a).  3. 

Altri  frontìspiz]  portano  gli  anni  i55i  .  i55a. 
1571.  {b). 

V  impresa  della  Fenìci ,  che  cotcaatcaitnte  ritenne ,  e  f piegò  il  Giolito  ia  fioa. 
te  ,  e  speuo  anche  in  fine  delle  tne  tumpe ,  e  che  a  pie  vi  ai  legna  il  solo  no» 
me  di  Gatìiete,  che  fra  gli  stampatori  Tcnezìani  ai  segnalò  al  più  alto  segno  eoa 
la  bellezza  de' suoi  caratteri,  ma  non  sempre  con  la  esattezza  della  cotrezionc; 
neir  una  e  nell*  altra  credenza  prenderà  sbaglio  all'  ingrosso .  Quivi  nel  froncispU' 
zio  sta  effigiato  il  busto  di  Dante  laureato,  e  sotto  esso  si  legge:  im  Vìnegiéi  mi 
istanza  di  Giovanni  (e  non  di  Gabriele)  Giolito  if)6.  e  nel  fine  del  libro  sta  il 
nome  di  Bernardino  Stagnino  ,  dei  cui  caratteri  non  molto  belli  ai  aerrì  il  sud- 
detto Giovanni  nella  presente  impressione,  (atta  a  sue  spese.  Da  esao  Stmgmimo. 
che  fu  ,  non  meno  che  il  Giolito  ,  da  Trino  di  Monferrato ,  pare ,  cha  i  Gioii* 
ti  abbiano  presa  l' insegna  della  Penice  sol  rogo ,  nsau  già  dal  suddétto  col  mot* 
to ,  Cremer  utque  licei ,  munquam  iefciam  :  e  questa  si  scorge  in  fronte  all'opera 
del  frate  Savonarola  contra  1'  astrolMia  diTinatrice ,  stampata  da  esso  Stagnimi 
nel  i5|6,  in  8..  Ma  ritornando  a  Giovanni  Giolito  p  che  fu  padre  di  Gabriele  ^ 
egli  prima  di  trasferirsi  a  Venezia  ayea  esercitata  gran  tempo  in  Trino  sua  pa- 
tria i'  arte  della  stampa ,  come  da  più  libri  da  lui  quivi  sumpati  manifesta- 
mente apparisce ,  e  in  particolare  dalla  rarissima  Storia  de' marchesi  e  principi  del 
Monferrato  scritta  latinamente  dal  conte  Benvenuto  Sangiorgio ,  difulgau  in 
Trino  nel  ifzi.  in  4..  Della  famiglia  de*  Gioliti  mi  si  offrirà  occasione  di  par- 
lar più  a  taelio  in  qnest'  opera  .  Il  nostro  Monsig.  volendo  qui  far  menzione  del 
comento  del  Landino  sopra  Dante  doveva  »  a  mio  credere  ,  por  sotto  1*  occhio 
non  la  suddetta  edizione ,  che  con  la  minutezza  de'  caratteri  corsivi  e  con  la 
frequenza  delle  abbreviature  disgusta  e  stanca  la  vista  e  la  pazienza  di  chi  leg* 
gè  ;  ma  più  tosto  la  prima ,  che  in  bel  carattere  tondo  e  assai  comodo  all'  oc- 
chio ne  fu  fatta  con  magnificenza  e  pulitezia  ben  grande  in  Firenze  per  Nicchie 
di  Lorenzo  della  Magna  nel  14S1.  in  fogL  reale  ^  lasciatovi  spazio  tra  Cartto  e 
Canto  per  dar  luogo  agl'intagli,  che  da  falente  maestro  a  cale  oggetto  fiirono 
incominciati ,  ma  non  credo  finiti  (*)  • 

(a)  Qocll^  t^  che  qui  si  dicono  nuove  esposizioni  poste  dal  Rovillio  nelle  aac 
impressioni  di  Dante ,  delle  quali  la  presente  dei  iS7S'  ^  Tnltima,  furono  trmfe» 
te  dalla  copiosa  esposizione  del  Vellutello   stampata  la    prima  volta  nel  1  f 44. 

(^)  1  frontispizj  che  portano  gli  anni  iffi»  iffz*  pare  che  dinotino  due  iGrcr- 
te  edizioni .  Il  confronto  mi  ha  fiitto  conoscere  che  elleno  sono  la  stessa  e  per 
conseguenza  ma  sola:  talché  ora  converrà  ridurre  a  tre  e  non  più  a  quattro  le 
impressioni  di  Dante^  fatte  da  Rovillio  ^  dal  quale  il  libro  vien  dedicato  a  £«• 
cantonio  Ridolfi  genriluomo  fiorenrino  che  gli  ni  di  gran  giovamento  per  la  dice- 
zione  della  sua  sumperia. 

(*)  Ntirta«mpUr«  di  fatata  c«l«br«  «disìon*  posseduta  dal  Cr spenno    «ranvi  tre  toli 
ài  qtr«iti  iata^lj,  oha  ditrgnati  forano  da  Sandro  Bottieeìli, 


Sfai 

-  •  Il  DdTìte  eoa  argoiuentì  e  dichiarazioni.  In  Lione 
per  Giovanni  de  Tournes  i547*  in  i6.{i)(a).         L.     lo^ 

-  -  La  Divina  Gomedia  di  Dante,  di  nuovo  alla  sua 
vera  lezione  ridotta  con  Tajuto  di  molti  antichissimi 
esemplari,  con  argomenti,  allegorie,  postille  (  con  un 
indice  de' vocaboli  più  importanti,  col  ritratto  di  Dan- 
te, e  con  figure  in  legno).  In  f^inegia per  Gabriel  Gioii- 
to  i555.  in  la.  (a)  (e).  8. 

(i)  Altrove  si  è  dimostrato,  che  qui  il  Dante  con  l'articolo  dinotando 
il  libro,  e  non  la  persona,  è  ben  detto  (i*),  nò  lo  stampatore  o  librajo; 
Tournes^  come  francese,  qui  tiene  alcun  bisogno  di  scusa,  non  avendo  er^ 
iato,  e  per  altro  sapendosi,  che  somiglianti  edisioni  non  sono  impresse  da 
semplici  stampatori,  ma  da  valentuomini,  de'quali  non  pochi,  special- 
mente italiani  e  fiorentini,  se  ne  trovavano  a  quel  tempo  in  Lione. 

(a)  Il  Dolce  dedica  questa  impressione,  che  è  di  bel  carattere  corsivo 
(  benché  non  senza  errori  )  a  Coriolano  Mariirano  vescovo  di  5.  Marco 
e  segretario  del  consiglio  dell'imperador  Carlo  V,  in  Napoli^  dicendo  di 
essersi  valuto  di  un  esemplare  scritto  di  propria  mano  del  figliuolo  di 
Dante,  che  fu  Pietro  cementatore  latino  della  Commedia  del  padre  e 
morto  in  Trivigi  (d*).  Il  Dolce  afferma  di  aver  avuto  il  codice  da  Giam^ 
batista  Amalteo,  a  cui  dà  il  titolo  di  dottissimo  giovale,  e  il  loda  pari- 

(a)  Qaetta  elegante  edixioae  Tien  dedicata  dal  Tùurmes  a  Maurilio  Sava  •  Gii 
ai^fncnti  sono  collocati  al  di  sopra  di  ciascun  canto .  Le  dichiarauoni  sono  pre* 
te  dal  comento  del  Landino  e  ti  stanno  nel  margine  jk  luoghi  opportuni  .  In  £• 
ne  del  libro  si  ha  un  sommario  della  vita  di  Dante  > 

{h*)  Tanto  copiò  Monsignore  da  quanto  ne  scrisse  il  Magoni  nella  parte  L 
della  Difesa  di  Dante- {^\\ht.  II.  cap.  if.  p.  309.)  citando  \%  CronUhetta  iti  Mom 
naia  addotta  parimente  dai  deputati  nelle  loro  Annota\ioni  al  Boccaccio  ;  ,1  Do- 
»•  menica  addi  tre  di  Ottobre  1375.  incominciò  in  Firenze  a  leggere  il  Dante 
„  Af.  Giovanni  Boccaccio  „  :  sul  qual  luogo  dice  il  Ma\\onit  egli  nomina  il  Dan* 
te  colParticolo  per  dimostrarci  che  egli  non  intende  la  persona,  ma  il  cognome 
del  libro.  Dalla  novella  CXIV.  di  Franco  Sacchetti  (  p.  18S.)  si  ha  un  altro  e- 
sempìo  di  questo  modo  di  citare  il  libro  di  Dante  ;  ed  è  questo  „  Un  fabbro  bat« 
,,  tendo  ferro  su   la'ncndine  cantava  il  Dante,  come  si  canta  un  cantare  „  • 

(e)  Edizione  più  tosto  bella  che  buona  per  essere  meglio  stampata  che  corret- 
ta ,  essendovi  già  stati  avvertiti  notabili  errori  • 

(i<*)  L'esemplare  di  cui  si  ralse  il  Dolce  non  era  scritto  di  propria  roano  del 
figliuolo  di  Dante ^  ma  era  un  esemplare  fìrascritto  (  cioè  copiato  )  dal  proprio 
scritto  del  fieliuolo  di  Dante ,  che  così  afferma  il  Dolce  nella  lettera  al  vescoTO 
Martirano  (^ .  Giaoca  poi  il  Fontanini  ad  indovinare  che  il  figlinolo  di  Dante ^ 
dal  cui  testo  originale  antico  fti  tratta  la  suddetta  copia  •  fòsse  Pietro  comentatore 
latino  della  Commedia  del  padre  ;  poiché  oltre  a  Pietro  ci  fu  Francesco  altro  fi- 
gliuolo di  Dante  e  comenutore  ancV  egli  della  stessa  Commedia^  e  ci  fu  Jacopé 

{*)  Nella  Uttera  del  Dùlee  li  Uf^^e,  che  il  testo  è  stato  diligeatittimamento  oneiida- 
to  „  con  uno  oeomplare  fVatcritto  dal  proprio  tcritto  di  mano  del  Figliuolo  di  Dania  ««m 
O'A  decida  chi  vnolo  •♦  abkia  ragion^  0  Fontanini  o  Zeno.     . 

Tam.l.  43 


-  -  Dante  con  resposizion^  ài  Cristoforo  Landino,  e 
di  Alessandro  Vellutello,  con  tavole,  argomenti*  e  al* 
legorìe,  riformato,  riveduto,  e  ridotto  alta  sua  vera  le« 
none  da  Franceseo  Sanèoviiio»  In  Cenèma  presso  il  8es^ 
sa  1564-  in  foglio.  L.     J^. 

•  -  Con  l'esposizione  di  Bernardino  Daniello  da  Lu^ 
ca.  In  Venezia  per  Pietro  da  Fino  i568-  in  4*  (i).       la* 

mente  mXim  prefazione  alle  aae  Osservazioni  metteDdoIo  tra  eli  eccel« 
Jenti  terittori  in  volgare,  in  G^mo,  e  in  Latimoi  e  il  Ruscelli  Mila  pte£m^ 
none  al  Decwnerone  del  Bocaccim  afampato  «Ul    Vé^lgrM  nel  »5fi^  in 
4*  »  il  chiama  miv  wàrmeotù  della  Naium.  Ci  è  a  penna  nn  ano  ▼otuia  di 
Lettere  velgari  tntte  seritle  4a  Fadopa.  Eeaendo  egli  molto  stimato  àm 
S.  Carlo  Sorroeieo  fu  il  prinM)  ad  «tev  U  carica  di  segretario^  d^lla  aacr» 
congreganone  de'cardinali  interpreti  del  eoucilio  di  Trento,  la  quale  d^l 
aommo  pontefioe  ti  conferiseo  a  un  prelato.  Fu  oavaliere  dell*ordin«  di 
Cesù  Cristo^  e  aio  cK  moneignora  AttiUo  Amalteo  aroiTeaeoTO  "^Ateme^ 
eo^ieno  per  lenaioni  apoafoliche  e  figliuolo  di  Gin^mo  fratèllo  del 
eavaliere,  amendne  nati  da  Franeeseo^,  letterato  pure  distinto,  de' quali 
tutti  9  che  lorono  da  Uieruo  nel  ducato  del  FrìuR,  parlerei  più  a  Kingov 
se  il  Inogo  lo  eomportaaee.  Giamkttista  asane^  di  tita  in  Bowta  ai  xi  1 1  • 
di  Febbre jo  157».  e  dalT  arcÌTesoo¥o  gli  fu  posto  Tepìtafio  nella  ohiesa, 
allora  titolo  ,  di  san  Sàhatore  in  Lauro^ma,  con  qualche  errore.  QwBato 
edizione  della  Commedia  di  Dante  fu  la  prima  a  Intitolarli  dhino  (a*). 
Però  Dante  non  fìi  si  ardito  di  darle  egli  stesso  tal  titolo,,  contento  kl 
quello  di  Poema  sacro  dà  lui  datole  nel  canto  xnv.  del  Paradiso;  ondo 
oni  tra*  Poemi  ^acri  in  ptimo  luogo  la  pongo  ancor  io:  e  niun  libro  fuori 
di  quelli  del  Canone  eocleaiastico  tenendosi  per  dÌTÌno,  la  Cowaisifia  di 
Dante  non  doveva  in  tal  guisa  intitolarai  wè  meno  in  sentioMnlo  iperbo* 
lieo  e  né  anobe  per  lode  giusta^  che  non  ba  luogo  ne' titoli  ée' libri,  do-- 
▼e  si  ricerca  la  simplieità  maturale, disdiceado  in  sì  ffette  materie  il  lasciar» 
si  trasporure  dolla  passione  e  da  sentimenti  particolafi.  Domenic& Fant 
spprg  Vsdi^ne  presente  ne  ffcce  UQ*aItra  in  Venezia  nel  iS$9.  in  ra. 

vO  Se  t  mests  edlsMooe^  della  ouete  parlammo  altrove»  si- aggiuogoiio 
an penna  dodici  venir^be  ptr  isbagtio  le  mancano  nel  canto  vi.  del  Pur- 

Satorio,  ella  si  può  dir  la  migliore^  cbo  abbia  le  spiegaaioni  e  quesle  eoa 
I  TH/hn  GabHiHo  (Vf). 

* 

t^o^  Igltaolp  ^  Venti  c^e  lo  ter^  dna  ftee  aa'epltone  la  versi  ddT  opera  di 
«IQ  \fùi^  ;  f  *l  f VU9  tfeHfineU  è  qiia  loagt  poesia  citsto  più  voice  nel  teesbobrlo 
dalle  CraK4  • 

(e*)  Qioè  ;  (a  U  prifot  edidooe ,  jn  coi  If  Cemmiiie  di  ùàmie  feite  iatitoltta 
iinna  •  Intendiamolo  per  ditcreatone  • 

{h*)  Ntl  cstsiogo  delle  edisipai  delta  Cemmidie  di  Demu  precaesm  s  qadla  A 
9mèe^  presso  il  Cernirne  (  psg.  XLIL  )»  r^scrtadosi  la  saddetts  eoa  l'esposiaio^ 
ae  del  Denicllo  pobblicsca  é^  Is  sva  mone ,  vi  si  aota  il  difetto  dei    dodici 


«.  -La  Divina  Commedia  di  Dante  Alighieri^  nobile  Fi#» 
rentino,  ridotta  a  miglior  lezione  dagli  Accademici  dei* 
la  Crusca.  In  Firenze  per  Domenico  Manzani  xSoS. 
m  8.  (!)(*).  L-     3o. 

L' Umanità  del  figliuolo  di  Dio  in  ottava  rima  per 
Theofilo  Folengo  Mantovano.  In  Venezia  per  Aurelio 
Pincio  i533.  in  1%.  [o)  (a).  IO* 

{i)  Oltre  airessere  questa  edizione  io  eamttere  corsÌTO  fimsto,  e  aadit 
sporco»  ha  molte  naccniel  «pecialmente  nelle  interpunaioni,  nelle  toci 
sincopale  #  in  quantità  di  virgole  soverchi  amante  caootale  a  fona  dov# 
non  ddibono  andarTÌ.  In  fine  si  trorano  sette  pagine  di  errata:  né  per4 
queste  contengono  tutti  gli  errori  seorsl  per  eolpa  del  divulgatore  Bm» 
stiano  dé^Rossi^  uomo  arbitrario,  come  si  vede  in  questa  ediaione,  che 
meglio  sarebbe  riuscita  in  carattere  tondo  «ramoncino»  o  nel  testino,  di 
cui  son  le  postille  nel  margine.  La  lettera  del  Rpssi  in  principio  è  molto 
debole  e  la  prefazione  è  poèo  istruttiva.  Di  piii  nel  secondo  verso  del 
poema  si  attraversa  una  virgola  superflua  dopo  le  prime  parole.  Mi  rUro^ 
vaij  dovendoci  leggere  senza  virgolas 

Mi  HtroiHÙ  per  ima  seha  oscura^  - 

dove  la  particola  per  dinota  stato  con  movimento  nella  seha  ^eitra,  co* 
me  Bella petJEfnathios  di  Liucano.  Queste  edizioni  di  Dante  sono  alcu* 
iie  delle  molte  e  migliori,  che  si  hanno:  ed  essendomi  io  eepressp  di  vo- 
lerne proporre  una  nno?a»  mi  riserbo  a  farlo  brevemente  un  poco  più  »p 
vanti  in  occasione  di  annoverare  a  parte  gli  espositori  della  Ó^mmedif^. 

(a)  Il  Foleago  n^maco  benedettino  e  fratello  dell'altro  monaco  Giamt 
ÌKUista^  che  ha  stampati  oomentarj  latini  sopra  i  Salmi  e  sopra  VepisàoU 
canoniche,  dedica  questo  poema  ai  suoi  confratelli  della  Badia  di  PoU» 
rone  territorio  di  Mantova^  asserendo  di  averlo  ooiuposto  in  ricompensa 

versi  e  TI  si  legge  pirimente  che  per  epinione  di  Diomeie  Borghesi  ^  il  celebre 
TrifBu  GabrifU  fpiM  il  vcfe  mtore  di  ^ue^ta  eiposiiione:  oelltqnal  credenispe. 
rò  cofiyieoc  pxocederc  eoo  qnalche  rifcrTSt  aon  il  Borghesi  lo  niferìtce  dubitSit 
tìTaocote  (  letu  Vite.  p.  IH.  peg,  i<0  «  H  BPf<ro  Meniigaere  ba  icaicffjcia 
le  fCcMe  ed  altre  oiferfazìpoi  dì  qael  cstwgo  e  crede  poi  di  poter  dir  male  4^ 
qae'paedsfitoi»  dai  qaali  defcrameate  preade  e  &  aae.  qualora  gli  torqa  io  se* 
concio  »  cecte  particolari  nomie  »  dcUa  qosl  laa  geoiikaiEii  si  M  più  di  so  «seoM 
pio  io  qosau  aaa  Biblioteca  Italiana . 

(«)  Qaetto  poeroa  sacro  k  diviso  io  %•  canti,  od  priaio  de'qaali  il  Fole^gjg 
inirodace  Virgilio  a  ragipaaoieoto  eoo  Omero  e  &  (  nia  ooq  molto  gjadicipiamco* 
te ^  che  Omero  eli  (opooga  le  lodi  di  Quattro  poeti  Cfis^iaolt  che  tolto  aTreÙK>ao 
per  soggetto  de'  W  poeiai  la  UmAmii  del  Figliaolo  di  Dio;  .e  tra  loro  eatra  i^ 

(»)  P«/yni,  9Ve  intttij  fU  l'aYf  ^ìre«  ♦te  quefta  è  e4««ìoi>f  oi««t^  d^a  Crì^fq^;  apajial 
sarà  p«r  altro  Tag'f  ia|^ec«,  clie  ua'tltra  ancora  registrata  ti  troTa  ««U'iadioa  dal  JBre* 
vtti  ed  è  qmUa»  cha  già  ti  meatoTÒ  dallo  Zeno  „  aooreioimta  d^aa  doppio  tUntegrìo,  é 
di  tre  indica  oopioeleeiail  por  opom  dol  %ìm,  Gio,  Antonio  Volpi,  Fmdoom  f  roMO  Gimoppo 
Cornino  iTST*  ^slf  3,  àm  9f  m 


3^4 

de' più  freschi  giorni  da  lai  sì  giovanilmente  intorno  al  ridicoloso  Sal^ 
do  gìttatiy  con  che  accenna  i  suoi  componimenti  maccaronici,  e  sopra  gli 
altri  il  ridicoloso  poema  da  lui  scritto  in  latino  grossolano  e  pieno  di 
voci  in  gran  parte  mantovane  e  lombarde  latinizzate  ,  dove  Baldo  è  l'è- 
roe  principale.  Ippolito  DonesmoruU  narra  (  Storia  di  Mantova  Ub.  tu* 
pag.  171*  ),  che  il  Folengo  scrisse  questo  poema  sacro  in  Sicilia,  andato- 
vi col  vicerò  Ferrando  Gonzaga  (a*).  Egli  pur  fece  l'altro  poema  deirOfw 
landino  Pitocco  di  Limemo,  cioè  di  Merlino,  mentovato  nel  suo  Caos  del 
Triperuno  e  già  stampato  in  Venezia  da  Agostino  Bindoni  nel  i55o.  in 
9.  y  edizione  dipoi  contraffatta  modernamente  (£*).  Il  Caos  è  diviso  in  tre 
liei  ve,  che  sona  veramente  un  Caos  di  prose  e  poesie  volgari,  latine  e 

primo  luogo  il  Folgo ,  cioè  esso  Folengo  e  i  tre  altri  sono  il  Sdnna\dro ,  il  Fi- 
de  e  Scipione  Capece .  Discende  poscit  a  lodare  quattro  altri  letterati  dal  mola 
de' suoi  amici  trascelti  e  sono  Paolo  Cortesi  »  allora  monaco  cassi neae  ,•  Pierio  Va^ 
Urlano ,  Girolamo  Seripanio  frate  agostiniano  e  poi  cardinale  e  Luigi  Grifalconi 
Teneziano  e  nelle  tre  lingue  aisai  dotto ,  al  quale  lo  stesso  Folengo  indirÌKxa  al- 
quanti esametri  che  stanno  nel  suo  Varlum  Poema  o  sia  fra  le  sue  poesie  latine  • 
poste  dietro  ai  dialoghi  intitolati,  Pomiliones  éì  Giamhatista  Grisogono  Folengo 
monaco  benedettino  suo  maggior  fratello  stampate  in  Promontorio  Minerva  ,  « r- 
dente  syrio  nel  ifn*  io  8.  Questo  Promontorium  Minerva  mentoTato  da  Ovidio 
(  Metamorph*  Uh,  XV.)  chiamasi  oggidì  Capo  di  Massa  e  Capo  Campanella 
(  Ferrara  Lexic.  Geographic.)  ed  è  nella  estremità  della  campagna  ,  lontano  quat- 
tro mielia  da  Sorrento  e  dirimpetto  all'isola  .di  Capri  •  Il  Folengo  (alla  fonte  chia- 
mato Girolamo  e  poi  Teofilo  nel  vestir  l'ahito  monastico .  di  patria  fu  maotora- 
no ,  ma  le  molte  lodi  date  da  lui  ne'suoi  versi  burleschi  alla  piccola  terra  di  Ci^ 
peia  situata  presso  alle  sponde  del  lago,  dove  i  suoi  Folenghi  tenevano  un  bel  pò* 
dere  e  andavano  spesso  a  diporto,  e  '1  leggere  che  egli  abbia  finto  che  fosse  nato 
in  Cipeia  il  suo  Balio  ,  che  è  l'eroe  del  poema  suo  Maccaronico ,  potrebbono 
fiir  sospettare,  se  non  credere,  che  quivi  egli  avesse  sortito  il  suo  nascimento» 
e  che  a  ciò  avesse  voluto  alludere  il  Tassoni  nel  canto  Vili,  stanza  XXV.  della 
sua  Secchia  rapita  »  dicendolo  , 

Latino  onor  di  raantuani  versi , 
Per  cui  la  donna  sua  Cipeda  agguaglia; 
Mantova  hmo%%  per  li  versi  di   Virgilio  e  Cipeda   egualmente    per   quei  del  Fo' 
tengo .' 

(4*)  Ferrando  Gonzaga  non  fu  fatto  viceré  di  Sicilia  dall'  imperador  Cario  F. 
se  non  nel  ly^y.  come  si  ha  dalla  Vita  di  lui  tctìttiL  d%  Giuliano  Goselini  {  pag. 
f.  S.  edizione  IL  di  Milano  1^7^.  in  4.)  e  da  Alfonso  Ulloa{  ptg.  77.  edìz.  di 
Veneria  xf^j*  in  4.).  Il  poema  iacro  del  Folengo  fu  stampato  ììtf  tf|f«  Non 
può  aunque  sussistere  che  il  Folengo  Io  scrivesse  e  lo  pubblicasse  in  Sicilia  an< 
datori  col  viceré  Gonzaga ,  due  anni  avanti  che  il  Gonzaga  fosse  a  quel  governo 
promosso.  In  tutto  auesto  poema  il  Folengo  non  fa  parola  né  di  Sicilia  ,  né  del 
Gonzaga  a  istanza  del  quale  egli  compose  bensì  Panno  1^41.  nel  monistero  di  S. 
Martino  di  Palermo  un  altro  poema  sacro  intitolato  la  Palermita  ovvero  la  Fin» 
M,  diviso  in  II.  libri  e  in  XLVIII.  canti  e  tessuto  alla  maniera  di  Dante  In  ter- 
sa rima,  del  quale  fa  m%azione  il  canonico  Autonino  Mongitori.A  cui  si  sa  pa- 
rimente ,  che  il  Folengo ,  per  fiir  cosa  grata  al  Gonzaga ,  scrivesse  in  versi  tre 
tragedie  sacre ,  la  Cecilia  ,  la  Cristina  e  la  Caterina  ;  ma  né  queste  ,  né  quello 
mscirono  mai  alle  stampe . 


co 


{b*)  A  dar  giustamente  il  titolo  di  q  sesto  poema    buffonesco  insieme  e  satiri, 
convenia   dire    non  già  V  Orlandino    Pitocco  di  Limemo ,  tmVOrlamiimo  di 


Buccaropiche,  dove  Merlino  tratte  in  dialogo  delle  tre  età  (m^).  Il  libfo 
fa  stampato  in  Venezia  da  Gio.  Antonio  Niccolini  da  Sabbio  nel  15^7. 
in  8., e  chiamossi  Tripemno  alla  mantovana,  cioò  Tre  per  uno,  portando 
in  principio  tre  folaghe,  arme  di  casa  Folenga,  con  queste  lettere  frappo- 
ste M.  L.  T.  F.  che  voglion  dire  Merlino,  Limemo,  Teofilo,  Folengo  e 

Limerno  Pitocco  ,  del  qasle  a^iuato  piacque  a  loi  di  valersi,  perchè  conerà  i  saoi 
malevoli  ^i  dà  bastonate  da  cieco  •  . 

V  Orlandino  k  distinto  in  Vili,  cìnti ,  detti  dall'  autore  Capìtoli.  Non  attese  il 
Folengo  che  il  suo  Orlandino  fesse  pubblicato  sei  anni  dopo  la  sua  motte ,  co- 
me  sarebbe  seguito  ,  se  la  prima  editioae  dì  esso  fosse  quella  del  iff®*  Assai  pri- 
ma ne  corsero  almeno  cinque  e  forse  ce  ne  sarà  qualche  altra . 

*  Orlandino  per  Limerno  Pitocco  da  Mantova  composto  •  In  Vinegia  per  Gfs- 
vAnni  Antonio  (Niccolini  )  e  fratelli  da  Sabbio  1516.  in  8. 

*  £  iti  per  Gregorio  dt*  Gregorj  ifi.6.  in  8. 

*  E  in  Arimino  per  Jeronimo  Soncino  ts^l*  in  8. 

*  £  di  nuovo  io   Vinegia  per  Melchiorre  Sessa  1530.  in  8. 

*  £  ivi  per  Marchiò  Sessa  1539*  ^^  '* 

L'edizione  dì  Rimino  e  castrata,  poiché  vi  mancano  alcune  stanze  in  fine  del 
capitolo  VII.  e  quasi  tutto  il  capitolo  Vili,  cioè  tutto  il  racconto  che  h  il  poeta 
di  quei  finto  Akate  Grifarosto  dato  più  alla  crapula  che  al  bre?iario  .  Dai  seguenti 
Tersi  impressi  in  fronte  alla  prima,  edizione  dcìVOrlandino  si  ricata,  che  questo 
poema  non  gli  costò  più  che  tre  mesi  di  studio  ,  benché  nel  Caos  a  soli  due  li 
ristringa. 

Memsìbus  istud  opus  trihus  indignatio  fecit  : 

Da  medium  capiti  :  notior  author  érit . 

Orlandum  cammus  parvam  :  parvum  mnde  votumen  : 

Si  quid  turpe  tonat  pagina  •  ^ir^r  ptroha  est  • 
Limerno  è^  anagramma  di  Merlino  :  e  quindi  si  Tiene  a  capire  quel  da  medium, 
capiti  f  poiché  dal  nome  di  Limerno  trasportando  nel  primo  luogo  la  sillaba  di 
mezzo ,  se  ne  forma  il  nome  di  Merlino  »  sotto  il  quale  il  buon  monaco  erasi 
già  segnalato  con  la  sua  Maccaronica .  Neil'  ultimo  dei  suddetti  tersi  egli  pre- 
tende di  scolparsi  di  certi  troppo  licenziosi  racconti  sparsi  n di'  Orlandino:  ma 
per  eiustificarsi  da  certi  sentimenti,  che  puzzano  di  luteranismo,  gli  contenne 
stendere  un'  apologia ,  che  in  fine  del  libro  sta  impressa . 

(4*)  Questo  intricatissimo  e  tenebroso  Caos  rimane  STiluppato  e  rischiarato 
di  molto ,  qualora  abbiasi  aTtertenza  atanti  di  porTÌ  piede  ,  ai  tre  diversi  argo- 
menti,  che  vi  sono  premessi  e  al  primo  in  particolare,  che  isterico  e  narra- 
rito  può  dirsi .  Il  Caos  adunque ,  in  rrr  selve  ditiso ,  la  tita  del  Folengo  in  tre 
ditersi  stati  dell'  età  sua  allegoricamente  contiene .  Nella  prima  selva  egli  parla 
della  sua  puerizia  e  della  sua  adolescenza  sino  all'  anno  decimosesto  dell'  età 
sua  é  Nella  seconda  espone  come  di  sedici  anni  atendo  ritrotati  molti  pasto* 
ri  t  per  li  ouali  intende  monaci  benedettini ,  con  1'  abito  cangiò  tita .  cioè  te» 
sti  l'abito^  loro,  e  abbracciò  il  loro  istituto:  il  che  seguì  in  santa  Eufemìa  di 
Brescia  ai  XXIV.  di  Giugno  ifot*  {Marian*  Armellinus  in  Bibliothi  lenedicti» 
nomcassinensi  litera  T.  pag*  x8;.  Assisti  173 1.  in  fogl.)  e  però  la  sua  nasciu 
tenne  ad  essere  nel  1493.  Siegue  poi  a  narrare»  che  lasciatosi  trasportare  da  una 
donna  in  apparenza  bellissima,  per  cai  significa  la  voluttà, che  sopra  un  cavallo 
sfrenato  gli  scappava  innanzi ,  quesu  trattar  lo  fece  dal  diritto  sentiero  e  per* 
dersi  in  an  intric|ttssiroo  labirinto ,  donde  trotar  non  seppe  l'uKita»  se  non  se 
nel  suo  trentesimo  anno ,  dopo  avergli  dato  in  quel  Inngo  corso  di  odo  e  di 
tita  comodo  ed  agio  a  comporre  il  Merlino ,  l' Orlandino  e  Taltre  sue  fovoie 
e  baje  .  Ma  nella  terza  selva  i^x  tratta  del  suo  ravvedimento  e  del  suo  ritorno 


$a6 

cbe  rtligpiM  a  •essere  IV«j9<r  une.  In  principio  elei  poeoui  éàìVUmuuuià 


di  Cristo,  de  Uà  coasposto  tu  emenda  dell^ercor  giovamle,  egli  dcpii 
buon  religioso  oo'.e0guenei  tovsì  il  teaspo  vanaaMste  Impiegato  («*)« 

Vjtnk  è,  €he  im  dohr  gmpe  &gnor  mi  ^ice 
V^niQ  dal  petto,  e  pioggia  fu0r  degli  occki 
Di  aver  seguito  invan  foibdatrice 
Mia  voglia,  e  quettaplàd'aletmi  seioocki  • 
Scrissi  già  sotto  nome,  onde  Pìdirìce 
Fiamtm  dal  Gel  pt^  40mpr€  m  me  trahcchi^ 
N'Qme  di  kggfresu^t  or  me  ne  spoglio, 
E  fml,  càeÉUoma  éomardi  Dio,  rit^gUù. 
Le  poesie,  le  quali  Teofilm  qui  eeenplarmeate  ritrettay  si  ehiaia^o  smac» 
caroniche  ,  o  maccheremehe  per  la  pasta  ^ roNa  della  loeusiooe -borio* 
sca  e  barbara,  nella  quale  sono  a  bello  studio  compostOi  'dicendosi  mac" 
caroni  in  Lombardia,  egnoccfu  in  Roma  quel  cibo  4i  pasi^  lessata^  obe 
é  condito  di  cascio  e  butiro.  Queste  opere  del  Folengo  fiuoxio  stonspate 
U  prilla  voJUa  da  Alcstémdro  Paganino  in  Tusculaao  terra  presao  il  la- 
go Bmaeo,  altiMseote  di  Qafdm,  territorio  e  diocesi  di  Bfoeetm,  dona  il 
^ag^no  avea  trasferita  da  Vefiemia  la  sua  stamperìa  di  caratteri  corsiri 
oiioi  proprj  e  di  struttura  e  disegno  particolare,  come  dal  coofronto  ai  f^ 
«onosce  In  tutti  i  libri  latini  e  volgari  da  lui  stampati  é  particolanncn* 
te  dalle  edizioni  del  Corbaccio  del  Boccaccio  e  degli  Aiolani  del  Béntn 
lo  fatte  dal  Paganino  ìq  Vonwia  negli  anni  i5;i5«  e  i$i6.  in  forma  di 
nxiY.  prima  di  passare  in  Twmilano  L^ogo  lAsigne  ancÀe  per  le  fabbri- 
che di  bella  carta  a  cagiOM  doUa  bootà  4eU'iM9qaa»  doTC  egli  nel  i5a6. 
otampò  lo  Metamorfosi  d'Ovidio  ìa  4*  »  comentate  da  Rt^meUo  Regio,  cos 
alenai  vecai  isel  frontispio  composti  da  un  nostro  Friulano  JotOf^  Jf «*• 
eeo.  Il  titolo  di  tutta  Topera  del  Folengo  si  è  questo:  Kfpas  Merlini  Co* 
caiipotta^  Mantuani  Macaronicorum.  Tuscalani  ad  lacum  B^naeer^em 
per  4U^^^rum  Paganinum  iSai-  in  duodecimo  {h*).  Nel  fina  yi  è  una 
lettera  volgare  di  Merlino  (  0  sia  Folengo  )  ailo  staippator  Ps^amno,  col 

aHs  siOfiMi  ^S  deir  ovsiigfUo  priaMiaMMte  a  fati  diotostrata  «  facendo  •  elio  Ga- 
sa Cf ilio  jsicdcpiiae  gli  appsr«sca  e  '1  addcisai  e  gli  conceda  col  iinsifeso  di 
Mtto  il  0»aaio  i'arsrs  aacas  staosa  ad  Pemdito  temstre.  con  reobllgo  paté 
da  nfi%  WiW^  igàfi  AbU' albero  dsUs  amaas  dsl  bene  e  del  culo,  ma  Imasì 
4i  passerai  e  di  màtim  dal  isgao  ritale  •  cioè  di  ooa  dsparciisi  dal  acro  e- 
vaagf iif  p  h'  Ariele  ▼ian  «tnsuf stP  dì  aiscr  oetsp  ia  sraoia  eeo  l' a^er  meaao 
HO  albero  ptr  ^  sl^o  (Cenno  XLJtl»)  t  fàteodo^  che  ed  Adano  fosae  vi^ta- 
I»  V  slbtrt  dsUs  ▼ila  io  laege  dì  qofUo  della  scie naa  dal  bcoe ,  e  del  male . 

U*)  Farslf  prtcisr  con  l' aasoiapagaaaisaio  dei  farai  tratte  dal   Déntsmemdi 
oal  loPge  (iwo^  Gy%  fi  SCfeeo^»  #ae  il  psotito  F^Unge  area  deplorato    aeJJa 

Mwa  seUs  ds)  Cs^f  gli  sani  pinapfosc  psfdati  • 

r^*)  l'i  P'i^aa  f4>ica  »  tW  il  Pegeem  «(soifè  qaafta  opera  oMccarooiche  ,  ma 

noe  iute» .  sene  bsoiifiiae  sr r leifl  il  A^u^ «mì  •  ia  io  Vet^e  soeto  il  do^c  Li«« 
eefde  ierfiene  feUni  JseaenM»  Q»  XFll^in  l.:  a  qasfta  adiaieae  nuli*  a^ 
no  abèra^cis ,  «I  000  1'  «slogba  a  i  prfini  XV IL  libri  id  poceu  di  Belio,  lad. 
do>»e  Te^rsolirrsgliabfìsoaipomaisott  MeceareeieiathiL^JP^Y.M^iìPegamino 
eoa  t€  il  aolOf  fSs  fistsiapaiSf  il  fieldo  essi  oiafUaco  araati  Vàaoa  i^at    La 


m 


ta^ 


fMTc  fi  4CVM  cK  non  pofér  ÉiaMtMergli'  k  pcr4U  data  di mandìfgli  il  tti* 
éoéìfSB  ofìgfÌDàle  de)  libi •  da  tè  t itèttMt^  è  attrlbuìMler  m  n  éM$o  il  no^à 
me  di  $fU9  im  •vetgHdlo'fMnMio»  tfititftfid#ii  di  còtar  lioit  sn« ,  ite  dm? 
$m9ÌÈ9ifetioii.SiémÌ9  éi  esMrritifo  itt«atttoriB  luciàm  dap^nn  »v 
•cit  TopeM^dalW  ouOii  «  diM,  oh»  tfttMhder  H  lilir#  f»  DnéiAiiijato  dol  Firn 
gèmino  e^  «roiraTaai  di  è(A^  o  4ft  «Mio  tf^i»<r  é^ ^Mno»  hr  ovi  fi»  alUrai 
c[aando  pei  tua  dÌMnrazift  ri  compose;  onde,  sentito  questo,  non  potè  nonf 
Attrfittajéénc  éHé  Wtt  pic^iitìit  di  ìàMtàe .  Che  péxif  éfyeàtbf  l'ò^éf fr  0k 
ttampalaf  pei^  pei  mrinot  male  <^  tirormarta,  spérahclo',  cito  it  finfò  no-*- 
me  di  Merìinof  la  dfoevessé  oocuìtaie^  ma  oIm  noa^* ricordevole  alloca  del 
detto  dello  SpiiìM  Skmt^g  nihU  Mcubumy^èfnim&h  rn^étahituf^  Vedutosi  ih-* 
imlmenter  scoporfr^  e^  neg»  sA  Pagofùmp  rAdemfMiento  delia  j^omeoa:' 
m^  A  ({Mie  riipoiido  ^  Aott  àMtìMk  le  stltf  è«6nè# ,  pèi^  tiUtf ifM  di'  céff 
litamaCB  da  gtiStt  sftetrtV.  €!B)èr  eMoF  n^értffi  n(Nft  h«  da  fediei^ité  sihlniò,  a^- 
Vendo  compdltt^  B  libro  ht  tempo',  che  liJftcrainénfe  potéa  éÒAf  òtto,  ^* 
pur  oift  allor»  Bon  gli  converreÉ^^  benché  aleiuii'  sospettino  aterlc  tot 

iegusnCer  ediaieae   Ìm   mt  tedott   pftmm  il   padre    D.  Pil^0  MmU   Jle#fla# 
detto  e  cortese  religiose  dell' erdi ne  de*  Servi  di  MmriM^   mi   dà  t  credere  «  clié 
pia  d'ima  ne  ioHeptoeotm'  e   in  pie  Indg&i  :  M*fiM  Cacai  ^iu  Mamimm  Mf^ 
€€fonÌ€€t  Ukri  XV IL   pBst   rnnnes  imprrssHméi  i  Mfae  Unorum  9n€éikd9  4  eevtjw 
sim9  fécogniù  »  amnièttifm  mwndis  etqfài^ti  «  V'itniiis  per  Csténm  ArrfvMèenum 
VéUitam  ifao»  die  éeeimo  mentir  /aMmani  iit  t.  •  ^1  tkdlo  delle;  sdceeda  pia  cob' 
piena  edisiofie  riporsato   da   MisÉiìg.   si   de?e   sggiagiiere  Alpe  k  pareb».  M«- 
€^fuUùrmm  r  <|aoio  ehe  sieg^e  «  wtam  (  òpus  )  hi  prisiinam  f9fmam  pit  mt  Ssagt- 
strmm  Acqumnmm  Lmà^iéum  optimr  teàmtum .  Zénifneìlm .  Phdnnai»  de  ftifts  aitf* 
gmammi  t$  pméénàèsiMi  Baldi  è  M9$tkMta  fèctius  iièef.  Lièellmi  w^pNiUanm  t  et' 
épigfétmmatmm •  U  detto  maestro  deputHw  Ledala  diirt  non  fi»  fermi  te  noa  le" 
ecesso  FéUnamr  eke  Tsiiipllò,  e  le  rifide.   Ì4^  seconda  edìtioike   dil   PsgmfiiMb 
asigiiore  delie  pteccdenti  fti  Taatio   dopo  ebto   lo   ttcttd  titolo'  rkietstt:  Mi^^- 
dioiMMi  per   Magitirmm    AtgBSiinMtk  de    Vivèmetcàta  ai  iitirtferftfst  èómià  prè^ 
shyofé  iVim/es  «erfea^/e  AT  CCeCC.  XXI L  die  XXUi.  men$is  AufmH  iintt. 
La  migli  ore  però  e  le  j>iè  rtre^  laa  là  ného  eoimsciata  edtaioae  di  aceste  rmic^' 
empùmau  fetta  pia  ansi  dtjpo  h  già  descìicte ,  iii  è  la  sefaente ,  che  efl  pretto  il 
i»  dottoi  Gianttantómé  Vérdmni  sacerdote  d' ottiSDiD  gatto*  liti  fiore  d«H  età  wi¥ 
a  me   e   alle  beone  lettere  da  tterbe  morte  rapito:  Macéreideùmm  pet^mm  •  J^àl*- 
dir.  ZakitmèilU^  Mqschm^^  Mpig9ièmmmét\%  In  fi^e  CìpndA  apàd  màffittMm  A^ 
iquarìum  LòdéUm ,  hi  doodedmo  WMmAg^  4  Del  tempo  1  e  del  Ifté^  delie  ftam*r 
fé  dirà  g^  àasso.  Nel  frtneispiaiè  som»  4|amli  ouattlo  tersi: 

Tarn  sièi  éi»simiM$  ,  mmfwe  atef  kak^ur  «»  Uté- 
MirUm  f  mi  j^num  mteiét  MMtér  epar  • 

Cmms»-  rvnmMMtt  fimti  etr  a/i mti  »  st^fftiass 

Ifa  io  ma'atem  edineiie  fikte  in  V\mi%ià  per  tfieeimili  fW#fi^rmA  tri»  in  léiv 
i  ^oettro  soddéiti  ^eiei  stsi|nd  dinrennenleà  stsenpetl  ! 

IWsi  mM  dimmiih  fàm  fèaMè  et  «fMit*  nt  Wkd 
^  Pffsmnt  4fmi  oftitdrìm  meslSf  rf  «tur  mMÉv 

Cmm  HtMHtmiì  fi/M  €$t  ^hiki  MkhNM^ 
Jwàieké  &  ee/Mf  «aipjf r  fìHk  4ké . 

Mpiglid  om  l'fiitéitottsdescdeioiie  détti  sttreipii  latta  €ipkdh\  Off  il  disotto  t%. 
diti  u  basto  Imreato  céo  pacete  paNU  s  Mlltbi  è9Qi  t,  nnedi  ii«  leitw% 


\ 


3a8    *^ 

fatto  da  Monaco  e  in  qael  medetimo  stato»  in  em  si  era  meato  (a*).  Ckt 
ad  esso  Paganino  fa  dato  segretamente  a  stampare  da  ehi  !'&▼•&  riaecato 
in  pia  cose;  e  che  il  Duca  Federigo  di  Mantova  gliene  aTea  somministra^ 
to  un  testo  non  così  risecato  né  cosi  pieno,  come  quello,  che  il  Folengo 
ayea  bruciato.  Che  se  poi  s'era  pubblicato,  ne  incolpasse  tutti  quelli .  i 
quali  astrinsero  il  Paganino  a  darlo  fnora.  Aggiunge  di  mandargli  la  let- 

Tolgare  col  nome  di  Francesco  F$Ungo  dalla  quale  ti  tìeos  a  •a|>ere  che  1*  aatore 
perioaso  dal  coasiglio  di  più  perione  e  spinto  da  sae  particolari  considerazioai 
si  mise  a  riTcdere  e  a  riformare  le  sue»,  maccaroaiche  e  posponendo  un'altra  più 
M  lodata  saa  opera  già  incominciata  tt  {t  questa  era  forse  il  suo  poema  sacro  della 
Umanità  di  Cristo  )  si  diede  a  soddisfaiione  altroì  e  con  sao  cordoglio  ««  inrorao  a 
qaesto  da  sé  odiato  Tolame  n  •  Rifece  egli  pertanto  la  Métcc^romcés  in  maoicra  » 
che  ella  di  tenne  quasi  tutt*  altra  da  quella  di  prima  e  certo  snciie  nigjliorc  ,  per- 
chè meno  mordace  e  più  depurata  da  certe  cose  cht  prima  andavano  a  ferire  J'aU 
trui  riputazione  e  per  questo  appunto  io  credo  che  in  progresso,  si  attenesse  it 
mondo  all'edizione  del  ifit.  replicata  dappoi  !n  tante  altre  impressioni,  talckè 
dell'altra,,  benché  più  limata,  più  gioconda  e  meno  rincresceToIe  della  prima „ 
e  £itta  in  oltre  come  qui  si  asserisce  „  per  far  mentire  coloro  che  dicono  lo  au- 
tore af^er  detratto  agli  altrui  onori  „  non  si  fece  gran  caso.  L'anno,  il  luogo  e 
io  stampatore  di  questa  rarissima  edizione  noa  tì  si  trovano  espressi  :  ma  dal  fi- 
nimento della  lettera  di  Francisco  FoUngo  si  raccoglie  «  che  ella  fia  fatta  nel 
tf|o.  in  Venei^ia^  donde  essendosi  partito  l'autore  alia  volta  di  Ancomm  per  dar- 
si a  studj  migliori  e  più  proficui  lasciò  l'opera  in  mano  di  lui  acciocché  la  fiiccs. 
se  uscire  alla  luce  »  quando  più  comodo  a  lui  pareaae:  „  e  più  comodo,  dtcé  qui 
„  V  editore ,  mi  apparve  quello  che  fiisse  in  nullo  o  poco  danno  di  ctoioTo,  i  quali 
M  già  moit'  anni  stamparono  la  prima  per  consiglio  e  spesa  del  magnifico  maestro 
„  Aquario  Lodola  ,p\  le  quali  parole  ben  considerate  m'inducono  a  dire  che  lo 
stampatore  di  tale  edizione  fòsse  lo  stesso  Paganino ,  che  diede  al  pubblico  tutte 
le  prime  Maccaroniche  di  Merlino  .  L'edizione  per  altro  non  essendo  assistita 
dall'aatote  allora  lontano  non  è  molto  corretu.il  che  ai  manifesta  dalla  langa 
errata  posts  nel  fine.  Termina  il  libro  eoa  un'altra  lettera  di  Niccolò  Costanti f 
il  quale  esagera  la  grave  perdita, che  il  mondo  avrebbe  fatta,  se  fosse  andata  a 
male  quest'opera  e  si  avanza  persino  a  dire ,  che  ciò  era  forse  „  maggior  danno , 
che  se  anticamente  si  fosse  perduto  Virgilio  e  ne'  nostri  tempi  Dante  e  *1  Pè- 
irarca,..  Rimaagasi  però  egli  solo  in  cotesto  suo  sentimento  e  basti  al  Folengo 
l'esser  giustamente  commendato  da  Papirio  Massone  (  De  Episc0pis  Urbis  pag. 
|8|.)  con  questo  brievc  elogio,  Festivissimms  Poetamm. 

„  Dove  (  in  Tntculano  )  egli  (  Alessandro  Paganino)  nel  i  f i6.  stampò  le  Me- 
,•  tamorfosi  d'Ovidio  in  4. comentate  da  Raffaello  Regio  ec. 

£  nel  ift7-  stampò  anche  in    Tnsculano  i  Fasti  d'0'¥Ìdio   in  4*  cementati    da 
Antonio  Costanzo  fanese  e  da  Paolo  Mar$o  piscinate  e  altri  libri  in  appresso  • 

(a*)  Coloro  che  sospetteranno ,  che  il  Folengo  abbia  composto  il  suo  Baldo  da 
Monaco  t  punto  non  s'inganneranno  ;  e  chi  altrimenti  credesse  »  come  pare  che  'I 
creda  e  '1  voglia  hx  credere  il  nostro  zelante  Prelato,  al  di  grosso  s'ingannerebbe. 
jSe  ne  ha  in  contrario  una  prova  evidente  dal  tempo  della  sua  naKita  e  da  qneH 
lo  del  suo  ingresso  nella  Religione.  Egli  nacque  il  di  vi  11.  di  Novembre  su  le 
ere  dodici  della  notte ,  attestandolo  egli  stesso  nel  suo  Triperuno  pag.  4*  Quivi 
non  ne  specifica  l'anno,  ma  egli  dopo  aver  fiitti  i  suoi  studi  in  Bologna  sotto  la 
dÌKÌplina  del  Pomponaccio  in  età  d'anni  sedici  vesti  l'abito  benedettino ,  e  la  sua 
vestizione  essendosi  fatta  il  di  xziv.  di  Giugno  nel  1^09.  ne  siegue  che  1*  anno 
della  sua  nascita  fii  il  14^5.  Stabilito  <|uesto  cronologico  fondamento ,  come  mai 
^à  credibile,  che  egli  in  età  cotanto  immatura  e  avanti  di  ess^  monaco  le  soe 


3^9 

tera  scrittagli  dal  Duca  e  ciò  in  discólpa  degli  errori  di  stampa  scor- 
si  per  entro  a  cagione  di  non  aver  mai  potuto  nello  spazio  di  un  anno  a- 
Terne  ^tra  copia  emendata  e  limata.  Morì  il  Folengo  tra  suoi  monaci  di 
s.  Gìumna  nel  priorato  di  Campese  presso  Bassano  territorio  di  Padova 
ai  IX.  di  Dicembre  dell'anno  i544*  onoratovi  nella  chiesa  di  santa  Cixh 
ce  con  epitafj  in  più  lingue  registrati  da  Arnoldo  Vìone  {a*).  (  Lignum 
vitae  tomo  I.pag.  ^6\.  ).  Un  altro,  composto  dopo  da  Lorenzo  Pignorià 
pel  P.  Angelo  Grillo y  si  legge  nella  sua  Misceli.  é£  Elogj  con  questo 
distico  in  fine: 

Graecia  quid  Latio  vix  unum  obtendis  Homerum? 
Una  duos  numerai  Mantua  Moeonidas  (b*) . 
Un  atto  memorabile,  simile  a  questo  di  Merlino^  si  è  veduto  nel  padre 
Giovanni  Arduino  {pag,  88.  )  ,  le  cui  Opere  col  titolo  ài  scelte  essendosi 
stampate  in  Amsterdam  da  Giovanni  Lodovico  de  Lorme  nel  1709.  in  un 
corpo  in  foglio,  ritoccato  e  accresciuto  di  parecchie  cose  non  più  stam- 
pate, con  la  prefazione  scritta  ai  xi  11.  di  Dicembre  del  1708.  e  con  sei 
pagine  a  colonnette  di  giunte  e  mutazioni  nel  fine ,  si  vide  fuora  una  ri- 
trattazione in  data  di  Parigi  ai  xxvi  i.  Dicembre  1708.  che  le  condanna 
come  perniciose  e  piene  di  cose  ree  (già  per  altro  schernite  e  confutate 
in  gran  parte  da  persone  intendenti)  con  la  sottoscrizione  de* suoi  super 
liori  e  di  lui  stesso  inserita  poi  nelle  Memorie  Trevolziane  e  an^he 
xiella  Biblioteca  scelta  di  Giovanni  Clerc  tomo  xvi  11 .  pag  •  a56 . 

Maccaroniche  compoaefse?  Non  si  dorrà  più  tosto  a  lui  medesimo  preitar 
fede ,  il  qaale  nel  primo  argomento  della  seconda  selvj,  del  tao  Triperuno ,  più 
sopra  allegato ,  confèssa  apeitamente  che  si  fece  monaco  d'anni  sedici  e  che  dap. 
pcM  trariatosi  da  quel  santo  istituto,  stando  per  molto  tempo  in  quella  tal  foggia 
di  vivere  ed  essendo,,  già  fuora  del  sentiero  diritto,  compose  il, poema  di  Mer^ 
•»  lino,,  con  tutte  le  altre  favole  e  sogni  amorosi  ,  i  cmali  nelja  secgnda  selva  si 
„  leggono  i,?  Sia  poi  o  non  sia  vero  che  il  poema  di  Balio  non  ancora  condotto 
f  fioimeato  gli  fesse  stato  contra  la  sua  intenzione  e  con  suo  dispetto  e  dolore 
carpito  di  mano  e  dato  a  stampare  al  Paganino  il  che  non  seguì,  se  non  otto 
anni  dopo  il  suo  monacato  ,  cioè  nel  ip7.  certo  è  però  che  egli  dopo  Quel  tempo 
non  levò  la  mano  dall'opera  e  che  ne  andò  continuando  il  lavoro,  sinché  cedette  alle  i- 
stanze  del  Paganino^  il  quale  ristampò  l'opera  nel  i  y  ti.  assai  più  limata  e  notabilmente 
accresciuta.  Oltre  di  ciò  pare  a  me  che  il  Folengo  anche  dopo  il  ijix*  non  solo 
non  perdesse  affatto  l' amore  a  que'  suoi  componimenti  buffoneschi  e  fosse  penti* 
to  di  aver  dati  fìiora  que'saoi  sogni  emacile  wnt  fésvole  ,  che  anzi  nel  ifi?*  volle 
divalgare  il  sao  Orlandino  ^  opera  asui  peggiore  e  più  scandalosa  del  Balio  sr 
poi  già  ritornato  al  sao  pazzamente  abbandonato  istituto  monastico  rinnovò  al- 
le stampe  nel  in<>*  ^^  ^^^  Maccaroniche  con  quella  riferma  e  con  quelle  giunte, 
delle  quali  addietro  ho  ragionate  abbastanza. 

('i*)  Mori  il  Folengo  nel  detto  tempo  in  età  d'anni  LI.  mese  I.  e  giorno  L 
Il  priorato  di  5.  Croce  di  Campese  »  detto  anticamente  de  Campo  Syon ,  dipende 
dalla  Baita  di  S.  Benedetto  di  Polirone  ,  al  cui  abate  fe  conceduto  esso  priorato 
con  totte  le  sue  ragioni  e  pertinenze  da  papa  Innac€m\ip  //.  e  questa  concessxo* 
ne  fìi  confermata  daH*  imperador  Lùuario  IIL  nel  1113.  e  poi  da  altri  pontefici 
\  Ballar.  Cassinense  som*  IL  ) 

(^*)  Più  felicemente  si  sarebbe  Moasianore  qui  espresso ,  se  detto  avesse ,  che 
il  Pignorià  compose  il  suddetto  distico  in  commeodazioAe  del  Folengo  a  istanza 
Tom.  I.  44 


33o 

Le  Vergini  prudenti  eli  D.  Benedetto  deirUva  (mo* 
uaco)  Gasìnese,  cioè  il  martirio  di  S.  Agata,  di  S«  Lu- 
cia, dì  S.  Agnesa,  di  S.  Giustina,  di  S,  Caterina,  il  PeQ« 
sìer  della  morte,  e  il  Doroteo.  In  Firenze  per  Barto^ 
ìommeo  Sermartelli  1587.  in  4*  (d)-  L.    i^i 

Il  Montoliveto  di  Torquato  Tasso.  In  Ferrara  pressò 
il  Baldini  i6o5.  in  4*  (b).  9, 

-  -  Le  Lagrime  di  Maria.  In  Roma  per  Gi  or gi(y  Ferrari 

1593.  in  4*  ^* 

•  E  con  quelle  di  Gesù  Cristo.  In  Ferrara  per  Sene-- 
detto  Mummarelli  iSgS.  in  4  (e)  (***)•  6* 

•  -  Le  sette  Giornate  del  mondo  creato  (in  yerto  sci« 
olto).  In  Viterbo  per  Girolamo  Discepolo  1607.  in8.  (d}.  4* 

4el  p.  Angelo  Grillo  t  il  Qaale  essendo  ilfort,  cioè  nel    i^o^.  Abate  «fi  Poliroof 
t  arendo  osserrato ,  tbe   le  memorie  Kpotcrali  del  Folengo  erano  attni  gatate  e 

Jnaat  cancellate  dal  tempo ,  ordinò  che  tosterò  riparate  e  ti  fece   aggiagaerc   dal 
^ifnoria  un  noreUo  elogio  col  aaddctto  distico  in  fine  • 
(tf)  L' edlalone  che  tengo  e  quante  ne  ho  omì  redate   di  qt^tti  aacri  poonaet* 
ti  in  ottava    rima    sono  marcate  dell'anno  lySi.  {^). 

{h)  A  questa  poem'^tto  che  è  mancante  nei  fine  {**) ,  ranno  annessi  ana  can- 
tone e  an  Sonetto  del  Tasso  di  argomento  sacro  e  an  dialogo  àf^  padre  Mitfu* 
Ungelo  Sonaverti  fcrrarele  monaco  olitctano  intorno  all'origine  di  qaella  coti* 
gregazione . 

^)  *  E  anche  con  nn  aoneito  di  Angelo  Ingegneri tìti  Vene\td  appretto  Oior^ 
già  Angelieri\^$i»  In  4« 

*  E  nella  raccoft^i  di  Làgrime  SpiritUdU  di  più  poeti  illastri  fatta  e  stampata  de 
Cornino  Téntura^  In  Betzàmè  15^5*  in  S.  grande. 

(i)  I  primi  die  libri  di  questo  poema  uscirono  separati  dagli  altri  e  forooo 
pubblicati  da  fahìo  Pdtri\)^  che  li  dedicò  a  Gregorio  B ari  arigo  ^titiXvk^mo  t^ne- 
xiaoo  ;  e  con  la  edizione  di   etti   fatta   in    Vene\id   per  Giamkdrista  Ci9tri    nel 

'  (^]  ti  Battoli  di  Ttéggio  ritUmpò  4lti;es\  in  4.  Le  ìTerglni  Prudenti  di  qo^ifo  «flmatis- 
%W0  atitoire  ti»l  t6l/6. ,  é^e  h»  Irtto  nel  libn»  stHto,  »  non  mèi  r6dS. ,  eotire-etw^Wsce   ti 

i*>}  fi^t  Aoti  oUT«p«tfftilpf|i»»ltlH^  09ntt»e»ttt  f««.  •ttaT«.UT«##e>^acki  «Mtp^rA- 
%»  %iUtei  4elU  ••lttt«aiocomiii0iò  ^ett' Optra  ad  iitanza  d«' monaci  di  Iffontt  OlÌTeto»  che 
Ì9  aYfiyai»Q  raccolto  d«po  tip'inlfrniità  ai  ì%.  anni,  atizi  dono  mette  infermità.  Di  questo 
frammento  pieno  di  grandi,  é  nobili  éoncetti  fa  editore  U  pa<1re  Bonu^erti,  che  ehia-« 
mollo  nuova  gemma  del  Tatfo^  e  il  préci»o  titolo  del  H>>ro  ti  ^  „  II  MontoUvarto  ^1 
•i§.  Torquato  Tasso  ntM>Tamentt  posto  in  luco,  eoa  arginata  d'un  dialogo  che  tratta  Vi^ 
•«oria  dell'iiteito  poema  »,  {SermUi  yk%%  del  Tatto  tf  m.  ».  pag.  i^)  . 

C^'^l  Alle  lagrime  di  If  aria  «aaouniSe^uoUa  alt  reyì  àiG^sùCristq  *i  oelU  cdiiioae  do^ 
Ferrari^  che  in  quella  del  Màmmarelli  e>  nell'altì-a  rip«M:t£ta  dal  Zfno^  cài  a^slognor 
SI  piii  qnella  fatta  dal  fifisdYago  éìLutta  t»el  t^).  in  4.>  l*iittf«<ff  BofognayvtritfoHm 
Benàeci  in  t%,  ^Mte'anifo»  éftè  p«t4  »  foreo  lo»tÌN«»  dolle  aateoede«ifi.  AÌU  Ugrioiodl  Mn^ 
rtmfér—  ooaaaiono  aa&stiiptiidt  itoma^te  dt  moftì^  i>0nfia  dipinta  da  Ak^^rH  Bnrer^^j^ 
la  cpale  parerà,  che  arosse  gli  occhi  pregni  realmente  di  pianto  e  di  Terela^ime  tiffM  »i 
It  guanqt»  a  la  ^aalci  pon  moUa  riverenfa  serbavAsi  n^la  propria  camera  daicardinal' 
Cintio,  A  questa  nt»i  dorettero  la  origin  loro  le  altra  diÒesilL  Criito.  (ferAtrÌ>hh^l  jtaf« 
fl»t«)to.s.  ^.  ^,  ^ 


12.1 

L'Àngeleida  di  Erascna  di  VAlrasi^iie.  In,  FtBtàa per 
Oiambatista  Somasco  i $90^  in  à.{i)  (a).  (j;   '  «^. 

-  *  Lo  Lagrime  di  Maria  Maddalena*  3tanao  insieme 
con  quelle  di  Poeti  illustri .  In  Bergamo  per  Comin 
Ventura  i5^i.  in  8.  grande,  (h).  6. 

(i)  Sezione  ài  ManzojkOy  auto^rr  del  poemit  dfl  DandoÌQ  di  9ote 
illustrato  da  Niccolò  Ciancino ,  «  della  Favola  itiatiiia  ée&*  Aci,  Ytaxn^ò 
tepra  VAmgelHda  un  diico^M  in  t^enezìa  fteèsù  Jacépe  Aht»Ue  tomaèoo 
nel  1595.  in  4-  e  il  Valicatone  stesso  nomina  due  altri  Discorsi  intorno 
alla  aua  Angeitìde  f  uno  di  Giovamai  Ralli  •  e  l' altro  di  Ottavio  H enini , 
tutti  nostri  friulani. 

1(00»  la  ff  «  paè  soppllirc  ia  più  loogbi  qatla  di  Fiwh  die  fa  fateccmia  p 

at^iftits  da  Angelo  Ingenen  (*)«  il  qatle  nella  lettera  e  Gi4mianst0  rìstfirJlM 
nipote  del  papa  attesta  di  a?er  nlnatamente  descritta  la  ^its  del  Tasso  e  prò*, 
mette  di  roler  pubblicarla  nella  ristampa ,  che  meditara  di  questo  sacro  poema  . 
Marcantonio  Sonciario ,  cieco  che  ride  molte  »  nella  saa  Risposta  a  Giamhatista 
Sacco  pag.  148.  parlando  di  esso  poemf  giudicò  che  ^  al  subii  aie  stile  delle  dac 
f^  prime  giornate  jual  corrispooda  Ja  basseaaa ed  umiltà  delle  seguenti;  e  pero  ce- 
«,  nera  per  fermo»  benché  alenai  dotti  gli  oantraddiccssero,  che  quelle  oue  «ole 
M  caatò  il  Tasso  col  fa? or  delle  muse  e  9qvì  degne  di  lui»,  e  che  le  fiere  «  non 
„  si  avanzano  gran  &tto  sopra  T  ordinarie  che  poco  prima  o  poco  dopo  si 
»,  son  Tcdute .,  eccettuando  però  la  Divina  Settimana  di  Guglielmo  dì  Salusto  sig. 
di  Bertas^W  quale,  secondo  esso  Bonciario  «  nel  tutto  ed  à  tutti  apparisce  superiore,,. 
Sopra  le  sette  Giornate  del  Tasso  fece  alcuni  discorsi  il  Pifnoria  (  Leti,  d*  nomini 
illustri.  VeHe\.  Baglioni  1744.  8.  p.  41*  )  »  i  quali  però  egli  non  folle  perasetter 
laai  »  che  fossero  diirulgàti  • 

(a)  Di  questo  poerna  fatrd^  «te  II  desorne  ^In  «lire  eand  in  ottrra  rima  la  htt»> 
taj|lia  degli  Angeli  centra  Lucifero  e- i  suei  seguaci  »  Gefv/#a  dì  farcela,  é^pvt^ 
francese  delia  BibHotiMf  àt  K<mmii\i  (tosa*  U.  pag.  i^o.  Amneri,  17^4.  in  14.), 
ha  arata  opinione  ebe  11  medesinra  eoneenesse  e  avesse  per  argonieiitn  H  ftroià 
romanzesca  di  Angelica  introdotta  nei  loco  <Mtfadi  dal  BojaHo  e  ^s\V Afiosto^ 
perciò  registrollo  nel  catalogo  dei  romanii  di  cavalleria  appaneneatl  ai  tempi  di 
Carlo  Magno  e  de' suoi  Paladini.  Ecco  il  pregiudisio  che  recano  i  cataloghi  a 
chi  di  essi  fi  fida  •  sen«a  a^er  veduti  e  coofidmti  i  libri  medoNml  :  di  d/tt  noti 
vi  mancherebbe  tnàteria  per  un  laago  rtglonamenco ,  non  elle  per'  una  tontpffi- 
ce  annotazione* 

{b)  *  E  prima  in  li^o  ^  «è  ,  In  Werraia  per  ^ittotio  BiUiini  t|t€.  in  ti.'     ' 

^  £  anche  in   Fenena  appresso  Domenici  a  Giam$àtista  Guerra  t^ai.  fa  la; 

L'abate  NietoU  degli  Oidi  In  una  lettera  a  Cammitlo  Peilegéno  <  Opere  del 
Tasso  toro.  V.  pag*  593.  deirediz.  di  Fiorenza)  Krittada  Palermo  li  izit.  Mag- 
gio I  st7»  dice ,  che  queste  stanze  del  Valvasone  gli  parevano  nell*  tlofiuiiome 
miracolose  e  che  giudicata  ae  avrebbe  anche  rinveozioae  non  indegna  di  hii ,  qaasu 
do  non  l'avesse  in  bnona  parte  cubata  alia  Crisioida  del  Vida  • 


parte 

<^  Aiieh*  i  do*  frìmì  libri  d«l  Mondù  Ormato  inpr«MÌ  f«lOiof(<<[a&«t«Bf««  ■•  «fai* 
p«iit«A  «éiiore  Fabio  Patrimf,  ci  la  p«r  altra  eW«  «««ir^iM  4M«  nani  àHì^tngegnèH» 
Egli  tniM*  «opi*  di  ^motto  p»#ma  trovaadon  al  «trvigio  4«i  •arginai  Cif»K#  jlMoitf#faSI» 
»•  presM  di  cui  tramo  tvttt  gli  acritti  dal  Tmsso  •  lo  avrabòa  noi  i(oo.  pmbblveata  t«tto 
intero,  te  il  porporato  «uddatto,  o  porcbè  foMo  goloto  €i  potfodoro  oglt  9ol»  «voi  proftioso 
toioroy  o  porcile  dotidorAMO^  obo  man  ti  dtoio  «ila  luoof  sa  utm  dopo  d'avmo  latto  boa 


^  E  aggiùnte  da  Giulio  Gaastarini  a  quelle  del  Tan- 
8Ìllo.(nou  perfezionate)  con  un  Capìtolo  del  Padre  An- 
gelo Grillo  al  Crocifìsso.  In  Genova  per  Girolamo  Bar- 
ioli  1587.  inS.  L.     6. 

.V  Le  Lagrime  di  San  Pietro  di  Luigi  Tansillo  (perfe- 
zionate) la  sua  Canzone  a  Paolo  IV.  con  gli  argomenti^ 
e  ie  allegorie  di  Lucrezia  Marinelli,  e  un  discòrso  di 
Tommaso  Costò.  In  Venezia  per  Barezzo  Barezzi  i6o6. 
in  4-  (i)  (*).  IO. 

Il  Quadriregio  o  Poema  de'quattro  regni  di  Federigo 

Prezzi,  deir  Ordine  de'  Predicatori,  e  Vescovo  di  Foli- 

gno>  con  annotazioni  (di  diversi).  In  Foligno  per  Pom^ 

peo  Campana  17^5.  tomi  II.  in  ^  (2)  (b).  18. 

r  • 

(i)  Il  Tansillo  da  buon  cristiano  condanna  e  ritratta  in  qaeate  poesie 
la  liberti  de' suoi  componimenti  giovanili  proibiti  ixtXY  IruUce  promul- 
gato per  ordine  del  tommo  pontefice  Paolo  IV.  al  quale  il  Tansillo 
-avendone  chiesto  in  tal  guisa  pnU>lico  perdono ,  fu  poi  levato  il  suo  no- 
me dàìV Indice  (a*)  :  la  qnal  cosa  dovrebbe  servir  di  confusione  a  chi 
per  vi}e  interesse  dolosamente  ristampa  gli  scritti  scandalosi  e  dannati , 
che  disonorarono  gli  autori ,  i  quali  di  ciò  ravveduti,  ne  fecero  emenda. 

(2)  Il  Corbinelli  lo  dà  per  non  indegno  tPir  dietro  a  Dante;  ma  Io  ^e- 

(«*)  Tutte  qaeite  e  altre  particolarità  che  rigaàrdanp  il  Tansilh  e  questo  sao 
poema  »  ti  leggono  nel  tomo  XI.  del  Giornale  ót'Letteren  £  lulia  (  articolo  IV. 
P*S*  i3)«  e  14S./.  Se  oe  6ccia  da  chi  noi.  crede  il  rÌKontro 

\¥)  Oltre  alle  annotaxioni  di  difersi  »  cioè  del  padre  Angelo  Guglitlsho  Arti* 
pani ,  di  Giustiniano  Pagiiarini  e  di  Giamhatista  Boccolini  «  aoggetti  totti  di  me- 
rito  •  sta  in  fine  del  tomo  IL  la  Disurtaiiom  apologetica  del  padre  don  Pietro 
Canneti  abate  camaldolese  intorno  allo  stesso  poema  e  al  tuo  vero  autore  «  della 
^«ale»  benché  mentoTata  nel  frontispizio  del  libro»  non  so  per  qual  ragione  non 
siasi  curato  il  Fontanini  di  hr  qui  motto.  Può  eisere  che  egli  quantunque  in 
essa  più  volte  da  quél  dignittimo  reliutoso  »  suo  amico  »  per  molti  titoli  e  massi, 
mamente  per  la  cospicua  Biblioteca  oa  lui  raccolu  e  (ondata  a  pubblica  conia» 
dita  nell'  inaigae  monastero  di  Clawe  in  Ravenna  »  tanto  benemento  delle  lette- 
re ,  sia  stato  altamente  lodato ,  pli  abbia  fatto  rossore  il  vedere  che  in  quella  Dis- 
serta^ione  si  mettesse  dì  nuovo  in  visu  Io  sbaglio  in  cui  dopo  Oviilio  Montalka- 


rivedor»  e  coTVg^tre,  adoperato  non  li  fotte  pretto  <jutl  montì^noriVanzìo<liKeit«sfa, 
«fftiichè  gli  Tietaiie  <li  protegnirne  la  ttampa.  Gettato  poi  il  potere  d^ìV Mlétohrandimm 
p«r  Ja  morte  di  Clemente  VIÌJ.  i»io  sic  materne,  rietci  tXVIngegmeri  colla  prot«*i«n«  di 
«onticnor  Gio.  Bmttistn  Vittorio,  nipote  ner  parte  di  eorella  di  Pmolo  V.  allora  regaan- 
te,  di  farlo  ttampare  a  Viterbo;  m  benchi  il  cardinal  Cintio  facette  t\  che  ne  fottero  ae- 
fuettrate  tutte  le  eopie  in  mane  dello  ttampatore,  pare  fattatene  poco  dope  una  rittam- 
ja  in  Venoxia  da  Bernardo  Giunti,  e  Gio.  Batista  Ciotti  fu  foraa  permettere» che  alla 
fine  f  toiite  liberamente  alla  Ince  qaeato  poema,  il  quale  quantunque  non  fotte  a  lui  da-> 
ta  dall'autor  tuo  l'ultima  perfeaione,  è  nnlladimanoo  uno  de' più  tublimi  e  leggiadri , 
fibe  abbiamo  nella  noitra  lingna.  (Sorasti  vit.  del  Tasso  tem.  a.  pag.  a58.  e  XI.V11.  > 
(  )  ^'^  quatta  ediaione  il  poema  è  aocretciuto  quati  di  400.  ttaaae  (  CataL  Saiiceti  ). 


35S 

Del  Parto  della  Vergine  del  [Sannazaro  libti  III.  tm^ 
dotti  in  versi  Toscani  da  Giovanni  Giolito  de'  Ferrari- 
In  Venezia  presso  i  Gioliti  1 588.  inj^.  \i)  (a).        L.     8. 

*  ■  *  ■• 

roTU  ne  parla  male  nell'  Orazione  in  morte  del  Bembo  pag .  .146  •  (a*) .  . 

(i)  Ci  sono  altri  Poemi  taori  »  come  il  Rosano  di  Capoleone  Guelfucd^ 
lodato  non  solo  dal  Beni  nel  comento  del  Goffredo  pag.  610  •  ma  da  A* 
ariano  Politi  neir  ultima  delle  sue  Lettere  e  dal  padre  Matteo  Ferchie 
da  Veglia  nelle  Osservazioni  al  Goffredo.  Il  Giudicio  estremo  di  Tolda 

ni  CMo  Fonumni  replicatamente  era  incorto,  ti  nt\Y Aminte  difeso t  cene  nel 
catalogo  della  Biblioteca  del  cardinale  Imperiali  t  con  arere  spacciate  per  vero 
autore  del  Quadriregio  il  bolognete  Niccolò  Maìpigi  in  luogo  di  attribuirlo  al 
Tetcof  o  Fre\\i  :  il  che  fu  cagione  che  tratti  dalPeteoipio  di  mi  cadettero  molti 
altri  nello  ttetto  errore  •  ma  non  eia  i  Giornalisti  d' Italia ,  i  quali  tens'  alcuna 
etiunza  rettitnirono  al  tckoto  if  Quadriregjio  e  il  Malpigi  ne  tpottettarono . 
Mootignor  Settari  che  tanto  ta  e  tanto  Tede  in  materia  di  lingua  è  di  parere 
che  ti  abbia  a  leggere  Quadriregno  in  luogo  di  Quadriregio  e  nelle  note  alle  Let* 
eere  di  Fra  Guittone  ^ag.  119.  adduce  la  ragione  della  ttorpiatura  del  titolo  di 
quetto  antico  poema  . 

{a*)  Tatto  li  male ,  che  ne  dice  lo  Speroni ,  sì  riduce  al  comun  tìzio  di  quelP 
età  nella  quale  ti  tcrÌTCTa  „  tenta  regola  di  grammatica  e  tenza  legge  d' ortograia  ;  »» 
e  però  gli  mette  a  canto  le  cinquanta  e  le  tettanta  Novelle f  il  Serafino  e  il 
Dittamundi.  Le  Speroni  non  potea  dar  giudicio  del  Quadriregio  se  non  sopra 
le  Tecchie  editio>ni»  che  ne  furono  fatte  Tcrto  il  fine  del  tecolo  XV.  e  '1  comia- 
ciamento  dell'  altro  •  Teramente  malconcie  e  tfigurate  :  ma  te  sTette  aTuta  sotto 
l'occhio  la  presente  di  Foligno ^  in  assai  diTcrto- atpetto  e  «Tetti to  rafitzonata 
e  ripulita»  aTrebbe  forte  flautato  tenttmento  e  ne  aTrebbe  diTcrtamtate  giudi-^ 
cato  e  scrìtto. 

{h)  Giovétnni  Giolito  de*  Fenari  «  citudino  Teaesiano ,  figliuolo  di  Gabriele ,  r 
nipote  di  quel  Giovanni ,  che  a  cagion  delle  guerre  partito  da  Trino^  e  trasfori^ 
tosi  in  f^enei^ia. cQQ.tàcoltk  e  contaore,  tì  stabili  la  Simiglia  e  tì  apdrse  una 
stamperia;  dedicando  nel  158^.  la  Tita  di  s.* Placido,  descritu  in'  ottSTa  rima, 
da  Don  Felice  Passero  (*)  monaco  casinete  t  e  a  Don  Fnlgen\io  d^  Ferrari  a- 
bate  di  s.  Sisto  di  Piacenza ,  ci  £1  tapere,  che  dalla  nobile  e  antica  cata  de*  Fer»' 
rari  di  Piacenza  trutero  co'  Ferrari  di  Milano  anche  i  tuoi  maggiori  1'  origine  ; 
e  che  uno  di  loro  TÌTuto  in  Francia  parecchi  anni  fu  topranomatv /^tì  »  la  qual 
Toce  fatta  potcia  iuliana  diTcane  Giolito:  col  qual  nome  ti  chiamò  in  atTeaire 
non  afendo  però  giammai  tralatciato  il  prììno  e  principaltuo  de*  Ferrari .  Lo^Oto^ 
fico  Gaspero  Magati»  ciato  altroTe  in  quetto  proposito  da  Monsignore  (pag  i8 4.)» 
sog^iugne ^/i/.  Universa  Uh.  VII.  pag,  loz)*^»  che  Gabriele  per  li  molti  meriti 
SUOI  è  suto  M  £iTorito  e  abbracciato  da  molti  prìncipi  »  i  quali  fino  alla  propria 
^  cata  di  lui  »  come  un  ricetto  di  letterati ,  hanno  abitato  e  couTertato  ;  e  per 
„  quetti  meriti  jaedetimi  Carlo  FI  per  ampliati  me  pririlegio  dt^t»  ,ìù  Angusta 
^  torto  i  dieci  di  Settembre  1^47*  gli  confermò  di  propria  Tolontà'  V  aurica  no-' 
,»  biltà  tua;  e  Massimiliano  (II.)  pretente  Imperatore  glisl'ha  sotéoscritto,  per 
,»  tacer  le  grazie»  e  gKindaki  STuri  da  più  soaami  pontefici»  da  moiri' re  e  ^ 
.    .  i  •  .         ■  •        ■-. 

(*)  Qa«tto  d«ii  Felice  Pantero  fa  membro  deU*aeoad«mìa  A^Vlnnondnmei  di  Pmrmmi 
fra'  faalt  cliiamotti  il  Rinchiuso,  e  oompoie  anche  aa  poema  .in  Toni  seiolri  inritol^to 
Kssamerene^  oeeero  POpra  de* iel  giorni  eh'egli  dedicò  a  mootignor  Alessandro  Perete 
ti  cardinal  Meatalte»  e  fa  impretto  in  Nupofi  nella  stampa  (  cotk  Uff etl  mèi  iihro  )  di 
Gio.  BmtiitaSoètite.ftT  Scipione  BoninoA%Q$.  in  $,        ■••i  '*     .     ; 


334 

C0StarUiiU^  •toapalo  in  Padova  dal  Fraoiboito  uri  1648 .  in  4  ^  «bbe  pu- 
re i  suoi  lodftUri  (#*)  • 

M  tltri  foteouti  »  fcr  jMin  4ir  <iel  gttfinimo  ieiitt#  >eaèmtt«,  ciio  t"  ka  privi. 
M  iegiato  della  cUcadimou „.  Mancò  Gabriele  nel  ifti.  e  (d  soccerraco  oellj^ 
ckiaaa  4i  ìMOi  Marea  CM  «pkaio  a  lai   poico  (  Pa^en  Mwm^^àbilU    Vstuést. 


aogUa,  4»./?/#^a/ii ,  m  U  Ùi^vémpéMo  aaoi  figfiaoli .  oa'  quali  crailo^  cke  afCBca 
cifliaiiaie  tccio  ii  ii^oo.Ja  schiatta  ic'Gi^Uu,  aaaeado  pacò  Giovétmni  pcequxto 
4i  oialti  anni  al  fratello. 

(a^yLz  migliore  edìziane  di  qaeito  iacro  poema  del  Cùiunnnù  ia  ottava  rifila 
•i  à  ia  terta  m«a  aimilisanu  in  Padaté  da  SctdJiiauo  Sardi  nel  i4f  t«  io  4»  U 
^aale  dal  medeaimo  amore  •  di  cai  ti  si  scorge  il  riwatto  »  fu  riveduta  e  accrc- 
aciuu .  Angelica  Acromo  VemimigUa  fece  aAoouzioai  t  ikoh  mai  ataoipau:  •  allo 
éu$i9  ^oema  «  col  titolo  di  Oy  esihì  • 

r 

CAPO   X. 

Scrittori  intorno  al  Poema  deW Ariosto  (^). 

sJ§L  S|>oaiz4one  di  Simoo  Fornari  da  Reggio  sopra  l'Or- 
liando  Furioso  di  Lodovico  Ariosto.  InJrir^nxejperLb'- 
renzo  Torrentino  1 549*  1 55o.  toAL  vùL  i . in^{h).    li.   1 8. 


(a)  \é  qaesio  c^oe  ae'doe  segaenti  maaaig.  Aaiaacai  ai  è  asaatmap  anaÌ4U. 
ligeate  ia  siferirt  gli  scrittori  iatarno  ai  eoe  ^'aa  paami  éill'iÉnaaat  dal  Faasa 
e  di  Dante  •  Forse  in  questa  parte  egli  pose  più  che  ia  alerà  il  400  atadso,  a 
vUe  dar  mggio  di  Ijuaoto  ifaUa  huaaa  celtica  •  qualtoliaa  man,  )fì  teae  da  fvl. 
ck%  {Mftifolar  lOt  passàont  pragiadicatà  e  offiiaeaea  •  jcg&  i  ideasi  chiaro  a  va» 
\9$H  •  IX  Gra^imh^ni  •  che  ^ui  ^ii  h  aernto  di  fanona  guida ,  amlk  ,  o  poco  ao. 
g^a  di  flifcìto.  ille  riSestioni  di  hii  • 

(b)  Esse^dp  la  £iaiigHa  Fptnari  una  ddle  pauiaie  df  Gen^fhi ,  ci4  iia  dato  a 
cfaden  al  Soprani  {Scrittari  lÀpm  fog*  xs7*)  ^  zW'Oidouù  (AthamoMm  Ligmm* 
cfm  /•  499»)  e  diatro  Jaro  al  C^euimòoMi ,  che  Simaa  Fonuiri  apoaiaore  deU' 
Ortanip  fikÀQi^  d«U'4mj/a  $Mae  ganof eae  »  aenaa  aTTcrtirc ,  che  egli  naf  aito* 
la  daUa  :sa4  apcra  fi  dice  espresaamaate  da  JUggia  •  /Ma  coaaa  dae  aooo  ia  città 
di  aal  .p99ie^  -M^fgi^  ^  CaMHa  ,.  e  iUggip  di  Lamkaìiim  »  aeoihrar  pné  aerano 
a  più  d'oAO».  ^k%  41  Tqppi^  a  '1  Jfia^éami  noa  l'ahhiaao  legìataatè  fra  «K  #crit* 
tori  dcfla  prima  •  nk  il  Guéttco ,  che  però  ebbe  ragione  di  oaKiaerio ,  (ira  qacUt 
delia  seconda .  Ma  P^egaU ,  metropoli  della  Cédahtm  akeriore  *  £u  ccitaoiectte  ia 
patria  di  i^i  »  il  ^uale  dedicando  ia  parte  IL  delia  sua  apostzioae  a  aMasig.  ^Agfo^ 
^iaf  J^/i|i|^4  arCiTtacoto  di  Picggi^  vi.  dà  cUiramente  a  coooaaeta  asaer  imi  dì 
qMllt:Jymc|dr  e  cala,  «tolto  priaia  aver  dato  cnaìnetamento  a  qucsu  ina  «pe.> 
>A^|^f:.l'^dW(¥fa  iAtmotiapfiKÌa. dalla  saa  aoMUta  it  Pisa  par  adicw  Stmofna 
Jhr^9 1»  ckiém^H  ^^aivi  -da  ltià.ipffìna^.dè*.fikso£ii.  a  alivi. inn^^  aomioi  ^ 
quella  università .  Si  ha  dalla  stessa  lettera  un'  altra  particolare  notizia  »  che  V  a- 
Mia  FornofH  fratelia  di  esso  Simone ,  aveva  prima  di  Ini  interpretato  tutto  il 
Firrìnso  »  e  che  quelle  interpretadbol  essendosi  per  malvada  aorte  perdute  «  seii« 
aa  sperafaa  di  ruversl  giammai  •  quesu  grave  perdiu  avea  iadotto  &mcma.  ^ 
fine  risarcirla  in  qualche  farte ,  ^  a  correr  par  le  medesioia    pedata  «    a  4  far 


Compendio  (di  CioVanLi  Orlandi  da  Pèscià) delle  Sfa-> 
rie  citate  da  LodoTÌco  Ariosto  nel  Canto XXXIII.  dell* 
Orlando  Furioso  (con  la  prefazione  di  Alearand.  Piccolo* 
xiini).  In  Roma  per  Valerio  Dorico  1 555.  in^  (a).     L.     6« 

Della  nuora  Poesia,  orTero  delle  difese  del  Furioso, 
Dialogo  di  Giuseppe  Malatestm.  I»  Verona  per  Bàstian 
dalle  Donne  1589.  in  8.  (h}.  *    5* 

«  «Della  Poesia  Romanzesca,  OTvero  delle  difese  del 
Furioso,  Ragionamento  IL  (elIL).  In  Roma  per  GugìieU 
mo  Faccio  Uo  1596.  i/i4-  inon  ino.  come  il  primo  {i^       7. 

Bellezze  del  Furioso  di  Lodovico  Ariosto^  scelte  da 
Orazio  Toscanella,  con  gli  azgo menti,  e  le  allegorie  de' 
Ganti.  In  Venezia  presso  Pier  de' Franceschi  1^4*  ^^ 
4  (a).  8. 

(i)  Questo  Malatesta  rme  in  Roma  e  scrisse  ancora  una  I storia ^  thm 
non  è  stampata . 

lì  Mazzoni  nel  Discorso  d^ Dittonghi  cita  parimente  i  saoi  f}iàlùghi 
in  difesa  della  nuo^a  Poesìa  delP  Ariosto  ffùgt.  20.  a./  aUora  ^qcI  tS'^^J 
pronti^  come  disse ,  a  stamparsi ,  de'qnafi  però  non  se  ne  sa  altro. 

(a)  Il  Ruscelli  trattepne  il  mondo  sino  airnltima  di  stin  vtti^  eoh  \^ 
promessa  delle  sue  decantale  Bellezze  del  Furioso,  le  quali  mai  non  si  vl« 

Saeito  oaoTo  parto»  dedìcaitdolQ  al  Gonx,(^HtA^iit  simitmente  H  (rateilo  rrt^ 
eliberato  di  offerire  il  tuo  J  Carlo  Giuseppe  Morosi  {Theétr.  Charthus.  p.'J^j») 
e  Ttìmmaso  Aceto  ^Attuotét-  in  GahrieL  Barium  fagm  i|q.)  dicono,  cb^.^^isiiot 
Fomdrì  entrasse  fra  i  Certoaìni ,  e  in  q«él  santo  istitorq  ^giosamente  Inorisie . 
{a)  Giovanni  David  Tom  agni  ^  al  quale  POr/jAÌi  raccomanda  fuetto  iu(i  Com^* 
pendio  t  ha  '1  merito  di  averlo  pubblicato  dedicandolo  a  Lodovico  Pio  de^figoe- 
ri  di  Carpi  ;  anzi  il  Piccolomini  nella  preFauone  e  Niccolò  Dini  Ih  un  sonet- 
to gli  danna  aocbc  la  lode  di  ater  avuu  mano  nell'  opera  insieme  con  VOrlak» 
ài .  li  Tamagni ,  autor  poco  noto  ,  fu  da  Colle  di  Valdetsa  in  Toscana  «  e  <jlot« 
tor  di  leggi  .  Scrisse  tre  Dialoghi  dell'  eccellenza  dell*  uomo  sopra  cfuella'  dèlta 
donna  stampati  in  Venezia  per  Giovanni  Fariseo  nel  i6tf.  in  S.  •  lodati  ancb^ 
essi  con  «na  lettera  del  suddetto  Piccolomini  in  risposta  ali'  autore  .  Questo  Com^ 
pendio  finisce  nella  stanza  XXXVII.  del  Canto  XXXI IL  ma  V Orlandi  promette 
di  continuarlo  con  ma  seconda  parte  ,  che  ancora  si  aspetta  • 

(JfJ  Lo  Speroni  fa  in  questo  Dialogo  le  parti  di  principal  difensore  dell'  Ario» 
sto  e  del  suo  Furioso  ,  di  cui  per  altro  si  sa  ,  che  egli  non  facea  molta  stima  • 
Il  Ma/atesta  pertanto  volendo  dar  qualche  apparenza  di  ciedibile  alle  difese  » 
che  mette  in  bocca  dello  Speroni ,  gli  fa  protestare  nel  principio  del  ragioaa- 
mente,  che,  se  qualcuno  gli  sentisse  dir  qualche  cosa  diversamente  da  quello» 
ciie  o  scrifcado,  o  ragionando  avea  detto  altre  volte  in  altri  luoghi  >  saper  do« 
Tesse  »  che  in  quella  giornata  egli  accettava  per  buone  solamente  quelle  opinio- 
ni ,  che  per  obbligo  impostogli  dalla  compagnia  ,  dov'  erano  radunati ,  era  co* 
stretto  a  produrre  a  difesa  dell'  Ariosto ,  e  della  dottrina  sua» 


336 

Trattato  di  Francesco  Gaburacci  da  Imola  sopra  le 
Imprese  con  un  Discorso  in  difesa  deirOrlando  Furio- 
so di  Lodovico  Ariosto.  In  Bologna  per  Giovanni  Hossi 
i58o.  in  4»  L«     6. 

Antidoto  della  Ceiosia,  distinto  in  due  libri,  estratti 
dalPAriosto  per  Leyanzio  Marziano  con  le  sue  Novelle. 
Jn  Brescia  per  Damiano  Tarlino  i586  in  4-  (^)*  5* 

Lettura  sopra  la  Goneione  di  Marfìsa  a  Carlo  Magno, 
contenuta  nel  Furioso  al  Canto  XXXVIIL  fatta  da  Gre- 
gorio Galoprese, nella  quale  oltre  all'artificio  adoperato 
deirArìosto  in  detta  Concìone,  si  pone  ancora  quello,«he 
si  è  usato  dal  Tasso  nelPOrazione  di  Armida  a  Goffredo. 
In  Napoli  per  Antonio  Bulifone  1691.  inj\.  (j)*  6. 

dero  .  Torquato  Tmso  ne  parla  nel  suo  Mintumo ,  Dialogo  detta  JBelleZ' 
za^e  ancora  il  già  detto  Malatesta  nel  Dialogo  i.  pag.  37  • 

(i)  Il  Caloprese  »  che  non  fa  stimatore  del  solo  Ariosto ,  ma  ancora  del 
Tasso 9  quantunque  dapprima  dividesse  la  sua  Lettura  in  iv  •  parti ,  non 
ae  ne  yidero  poi  stampate  altre  «  che  questa  sola,  che  è  la. prima.  E  cosi 
egli  pur  fece  delle  Rime  del  Casa,  delle  quali  non  espose  pia  di  soli  so- 
netti XXI  •  della  prima  parte,  facendovi  entrar  da  per  tutto  i  principi  del« 
la  sua  filosofia  cartesiana.  Altre  opere  sopra  il  Furioso  ,  uscite  in  occa- 
sione de' contrasti  per  la  Gerusalemme  y  si  vedranno  annoverate  nel  capo 
seguente  ;  non  occorrendo  parlare  de'  Romanci  del  Giraldi  e  del  ~ 
soj>ra  V Ariosto y  poiché  se  ne  è  parlato  di  sopra. 

■ 

(^).Qai  ti  storpia  il  titolo  del  libro,  il  cog^nome  dell'autore.  Tanno  della 
scampa  e  la  forma  dell'  impreiaione .  Si  raddrizzi  ogni  cosa  eoa  T  etemplare  al- 
la mano  • 

^  Antidoto  della  gelosia,  distinto  in  due  libri,  estratto  (non  estratti)  dall* 
Ariesf  per  Lcvm\io  da  Quidieciolo  mantoTano  (  non  per  Levaniio  Mariimno  ) 
con  le  sae  noTelle  ec.  In  Brescia  per  Damiano  Tarlino  MDLXV.  (non  tfSi.  ) 
in  %•  (  non  in  ^ .  ) . 


.  if<  rs 


337 

CAPO    XI. 

Scrittori  intorno  al  Poema  del  Tasso. 

11  Garafa,  ovvero  delPEpìca  Poesia,  Dialogo  di  Camil- 
lo Pellegrino  (Primicerio  della  Chiesa  metropolitana 
di  Gapoa,  messo  in  luce  da  Scipione  Ammirato).  In 
Firenze  nella  Stamperia  del  Sermartelli  i584*  in  8. 
(i)(a).  h.     4. 

Degli  Accademici  della  Crusca  Difesa  delP Orlando 
Furioso  deir  Ariosto  contra  il  Dialogo  dell'Epica  Poe- 
sia di  Camillo  Pellegrino,  Stacciata  prima.  In  Firenze 
per  Domenico  Manzani  Stampator  della  Crusca  i584* 
in  8.  Appiè  si  esprime  lo  Stampatore  Giorgio  Mares^ 
cotti.  {2){c){'').  8* 

(i)lu  Ammirato  dedicò  il  Dialogo  allo  stesso  Marcantonio  Carafa  prin- 
cipale interlocutore  (i"^), avvisando  il  Pellegrino y  che  avrebbe  trovata  con^ 
tradizione y  ma  che  però  sarebbe  stato  anche  difeso  in  Firtnze  da' letterati 
fautori  del  Tasso . 

(2)  Riesce  facile  il  comporre  in  un  subito  libri  simili  a  questo  »  il 
qual  non  è  altro,  che  una  semplice  ristampa  del  Dialogo  del  Pellegrino , 
con  diversi  motti  offensivi  del  Pellegrino  e  del  Tasso ,  qua  e  là  nel 
Dialogo  seminati  senza  ragioni  e  dottrine  autorevoli,  i  quali  poi  raccoz- 
zandosi tutti  insieme  a  gran  pena  si  riducono  a  un  foglio.  Da  Bastiano 
de*  Rossi  nella  dedicatoria  a  Orazio  Rucellai  si  dicono  Chiose  (d*),  ed 

('4)  Qatsto  dialogo ,  intitolato  il  Carrafd ,  comechè  il  Fonunini  ancbe  qai  to« 
glia  porre  del  tuo ,  Ta  stampato  dietro  le  Rime  di  Don  Benedétto  dell'  Uva , 
di  Gi0vambatisia  Attendalo,  e  di  esso  Cammillo  Pellegrino  il  vecchio ,  il  quale 
fu  fratello  dell'  avolo  dell'  altro  Cammillo  »  isterico  e  scrittore  di  Taglia . 

(b*)  Il  Carrafa^  principale  interUcatore  del  dialogo,  è  Don  Luigi  Carrafd 
principe  IV.  di  Stigliano;  e  '1  Carrafa  ^  al  quale  non  solo  \*  Ammirato  dedicò  il 
dialoeo ,  ma  anche  Io  indirizzò  il  Pellegrini  «  è  Marcantonio  fratello  di  esso  Z«2- 
gi  :  di  che  Monsig.  poteva  agevolmente  accertarsi  leggendo  nel  comiaciamento 
del  dialogo ,  che  altri  era  il  Carrafa  interlocutore ,  e  altri  il  Carrafa  ,  al  quale  il 
dialogo  era  dedicato  . 

(e)  *  E  insieme  con  Y Apologia  del  Tasso^  e  altre  opere,  parte  io  difesa,  par- 
te in  accusa  òtW  Ario  ito  e  del  Tasso  (raccolte  da  Giambatisia  Lieini\  berga.. 
aaasco)  .  In  Mantova  per  Francesco  Osanna  lySj-  in  ii.  (**)» 

(/*)  E  col  nome  di  Chiose  dell*  accademia  della  Crusca  si  chiamano  dal  Lici^ 
ni  nella  prefazione  HV Apologia  del  Tasso  ;  e  se  sono   Chiose ,    questo  nome  ba« 

(*)  E*  •disione  citata  dalla  Crusca. 

(*'*)  Ed  «aiandio  nelle  dae  editioni  ferraresi  de)l'^/)o/ogiodelTa«JO,ed  altre  opere  ee.' 
fatte  r«na  dal  Cngnaoini  nel  i585.  l'altra  dal  Baldini  ad  iitanaadel  Vastaìini  nel  i58€. 
tempre  in  8* 

Tom.  2.  46 


S38 

Replica  di  Camillo  Pellegriao  alla  Risposta  degli  Ac- 
cademici della  Crusca,  fatta  contra  il  Dialogo  del  TE  pi- 
ca Poesia,  in  difesa,  come  dicono,  deirOrlaodo  Furioso 
(  con  una  lettera  del  Pellegrino  all'Ammirato  ne)  fine). 
In  Vico  Èquense per  Giuseppe  Cacchi  i58S.  inS*  (i)*£i«    4* 

egli  chiama  se  stesso  creatura  di  persona  congiunta  a  Flamminio  Man^ 
nellif  che  è  Lionardo  Salviati.  E  queste  Chiose  nella  grazia  ,  nella  fotZH 
f^  nel  fondo  non  kanno  che  fare  con  quelle»  onde  il  generoso  conte  di 
Carpi  Alberto  Pio  ornò  i  margini  di  una  risposta  di  Erasmo  a  certo  suo 
imji0rtanti!t8imo  scritto  • 

Il  Lombardelli  ne'snoi  Fonti  Toscani  pag .  4^  .  ne  dà  per  autore  il  Saà^ 
viati  {à*):  e  la  sola  prefazione  discredita  queste  CUose,  come  piena  di 
molto  di.4prezzo.  Questa  è  la  prima  stampa^  che  porta  nel  frontispiaio 
intagliato  il /Vti/foAe  insegna  oeiraceadeiuia  della  Crusca,  aia  senza  il 
motto  preso  poi  dal  Petrarca^  il  più  bel  fior  ne  coglie  (b*)*  Benché  ai  di* 
ca  Stacciata  prima  ^  non  se  ne  viglerò  Siìtre.  Stacciata  ^  cioè  vagUata  da!- 
Io  staccio  o  setaccio y  come  si  dice  in  Roma^  e  tamiso  a  Venezia  ,  che  è 
il  vaglio  t  col  quale  si  separa  il  fior  di  farina  dal  grosso.  L'ioàpieaa,  l>en- 
ohe  umile  in  apparenza ,  non  fu  considerata  per  tale  in  sustanza. 

(ì)  lì  Pellegrino  à^àìc^^ìxtktaiSìXù,  Replica  9i  don  Luigi  Carafa  priu- 
cipe  di  Stigliano  fratello  di  Marcantonio,  ristampando  la  lettera  e  la 
prefazione  dal  Rossi  col  Dialogo ,  e  tutte  le  Chiose  con  le  sue  RepTiche 

sta  a  giustificare  la  brevità ,  di  cui  Moniig.  le  accoia  •  Se  poi  sia  cosa  facile  il 
cooìpor  libri  simili  a  questo  e  se  quelle  Cnipse  sieno  prodotte  senza  ragioni  e  dot- 
trine  aatorefoli  sieconae  eeK  pretende  ,  lo  ha  dato  a  conoscere  il  cavatier  Sdì» 
viali  fìtW  Infarinato  secondo.  Questo  non  è  né  il  primo  luogo,  né  *\  solo  ,  ove 
Mon^ig.  si  palesi  poco  amorerole  e  poco  grato  all^  accademia  della  Crusca  al. 
la  quale  era  stato  scritta  per  li  bttoni  ufiìzj  prestatigli  dall'abate  SaUini  nell'ac 
to  della  sa»  aggregazione  .  Io  qui  non  mi  tratterrò  molto  io  seguitare  a  passo  a 
patto  questo  capo  della  Biblioteca  italiana,  ore  poco  pii^  tggiugne  del  suo  a  quan- 
tu  ae  rtferk  il  Crescimbeni  e  1'  annotatore  di  esso  e  dote  non  perde  occasione 
di  accusar  di  troppa  animctità  il  Rotti  ^  il  Salvian  e  gli  altri  oppositori  del  TIjì. 
i0,  da  cui  ^tr  nulla  egli  conta  l'essere  stati  provocati  n^el  dialogo  del  piacere  o- 
mtw^  tfitU'Apologda  e  in  qualche  altra  scrittura  con  forti  scritture,  e  ceasure 
Dofi-tsnte  contra  VAriotto,  il  Martelli^  V Alamanni  e  altri  ,  quanto  anche  cen- 
tra tetta  li  naaiofie  fierentioa  tanto  benemerita  delle  buone  lettere  e  tanto  de* 
gaa  d»  rirertnaa  e  dt  stima  » 

{a*)  Il  Cr<5cmbeni  nel  Volume  II.  p.  454.  della  edizione  di  Venezia  avvertì  la 
•tessa  cosa ,  dicendo  :  le  quali  Chiote  Orazio  Lombardelli  Fonti  tose,  pag*  48.  étt- 
ifihisce  al  Salvtaii . 

{b*)  E  la  prima  stampa ,  che  abbia  portato  nel  firontispitio  il  nome  dell'  acca- 
étmla  della  Crusca,  n  è  questa:  „  Il  Éatea ,  dialogo:  cruscata ,  01^  tr  paradosso 
^'é'Ormanoi^\o  Rigogoli*,  rivisto,  e  ampliato  da  Panico  Granacci  ,  cittadini  di  fi. 
»,  renze ,  e  accademici  delia  Crusca:  nel  quale  si  mostra,  che  non  importa,  che 
H  la  storia  sia  vera,  e  quistionasi  per  incidenza  alcuna  cosa  contra  la  poesia  . 
Impresso  in  Firenze  ptx  Domenico  Manfani  1584.  in  8.  „.  Il  vero  autore  di  questa 
€iutcaja^  che  fa  il  cavalier  Salvuiti %  occulto  ancgra  sarebbe;  se  il  diligcatiasinM 


339 

Lèttera  di  Bastiano  de' Rossi^  cognominato  Flnferìgno 
Accjàdettiìc^  della  Crusca^  a  Flamminio  Mannelli,  della 
ffuafle  si  ragiona  di  Torquato  Tasso,  del  Dialogo  dell'Ex 
pica  Poesia  di  Gammillo  Pellegrino,  della  Risposta  fat^ 
tagli  dagli  Accademici  della  Crusca,  e  delle  famiglie,  e 
degli  uomini  della  città  di  Firenze  (pubblicata  da  FIam« 
loitiio  Mannelli  ) .  In  Firenze  a  istanza  degU  Accademia 
ei'detiif€hruscai5è5.intQk.{t).    '  L.     4« 

^  JSè  in  Mantooaper  Francesco  Osanna  iSSS.  in  \^.  Z^ 
*    E  i/j  Ferrara  per  Giulio  Cesare  Cagnacinif  o  Vitto-- 
riq  Baldini  )i585.  in  Z.  4* 

ad  una  ad  una ,  che  arriyano  al  numero  di  igS.  e  altamente  ai  duole, n^l^ 
la  prefazione  di  essere  stato  senza  alcuna  modestia  in  più.  guise  oltrag^^ 
giatota*).  ^ 

{ i)  Iq  questa  lettera ,  cke  nella  edizione  I.  ha  pure  il  Frollane  della 
Crusca  in  principio  senza  il  solita  motto,  come  non  peranohe  trofato, 
con  gran  pasaiene  si  cercò  di  poirtare  una  causa  civile  al  criminale  •  Cosl^ 
atl(H-arfu  sentimento  di  valeRtuemini  ih  R&ma^  siccome  traggo  da  certe 
Cart^e:lé  b^ta  legg,er  la  lettera  atetsa  per  convincerlo  ad'  ógni  riga.  U 
Dialoga  del  piacere  onèsto  del  ÌPàssó ,  qvA  impagnatò ,  é  il  Gonzaga  /• 
che  di  ragione  usci  prim»  del  OoiWM^a  lì  v^. stampato  in  Venezia  dai  Gium^ 
iinel  t58a.itt4.(&*), 

aaalhta  dei  fisci  consoliti  dèlif  accsdcmia  fiorenckia  pr  ifc.  aoa  ce  lo  STetie  mt- 
nitestaco:  da  citi  timifaDemo  si  ficac  s  sapere  osg.  i oi.  cke  ooo  molto  prima  t  cioè 
nel  tfSi.  i'acea(lcaiiaddk.Craii;«  era  stata  àiadata  da  cinque  accadeaiici  iorcft« 
tini ,  B€riidrà0  Cmni^Min ,  Gitfyétmkdtisnr  Dnit  AttoitfrMnceu^  Gfa\xim ,  Bertiap* 
do  Zauchi ,  e  Bmisìmoó  ie' Roni ,  ai  <faali  poco  dopo  si  aggiunse  per  sesto  il  Sai» 
rìétt ,  che  le  diede  forma  di  alCcademii . 

(a*)  MU  più  di  catto  ti  duole,  che  gli  si  attribuisce  mio  di  malvagità  ift  mol- 
ti luoghi  delle  riaposte  fstte  contra  il  sao  dialogo .  Al  eoe  risponde  il  Satvìéi'u 
che  ciò  non  si  exa  fatto  in  Itsogo  aleono  e  cm  qvtudo  gir  si  rfmproter^  nel- 
la prùna  SfaccUsd^^  che  fa  £irina  4kl  -sua, dialogo  sfeta  al(pfirfKo  dell*  if/iftf- 
rognoh  ìì  PélU^inm  »  ers  ingaasaciii/i  aver  prsso  V  amiifrófnoU  per  malragfo» 
ipaiiido  ciò  nun  iJisro  ìngmfica  se:  dosi  ispiacp^ote  al  gatto.  Stapise^  (a  òltfce  il 
PiUtmnHVfr  che  esseado  scafi  scritiatè  i  ijualisvean  trafitto  sino  aft^'anfai^  tf*** 
te^  cm»  ptv  era  éófeotine  (e  ^t  Irmuide  dei  Bitiptrtm}  gti  aecaéc^ici  non  ne 
avessero  fàttor  taato  risemrioieakb  aè  taato  romWe  <ol  farfte  pariieolar  trattato^ 
siccome  età  at Teoato  a  eagiom  del  m»  dialogo  per  vttrwì  lui  f/ftpmttt  il  T^na 
làX'  Ariosto  r  alia.  ^L  kloglianna  .rispoiidr  il  SédPtMU  ,  ehe  il  vedere  ,  che  da  aku-' 
an^i  voieise  trafigger  Bam^pnom  «dofsa  a  adegào,  né  a  rlsentimeato  m^  a  rrio^ 

{è^)  Benché  sembri  esser  di  ragsooe v  ette  il  c^aa^jy^  /.  del  Tésté  naoÀifo 
piìdsa^  dei  stso  Ooonaga  IL  purcr  il  finto  aoa  è  casl^  il  C^^agé  i/.  fo  stampa-^ 
tola  pio»  folaa,'komebeaiaotii^  Meiraig.  nakift^i-e*]  Cén^égé  i.  non  andò  aU 
le  stampe  aranti  l'anno  ift^  id  cu^  fìi- Impresso  lUlla  parte  Ili.  delie  Bime  e 
Prose   del    Tasso  in  Fcrrarés  per  Giulio  Fasaliai  in  duodeatmo  $  orteto  presse 


34c 

Risposta  di  Torquato  Tasso  alP Accademia  della  Gru- 
aca  (cioè  alla  Lettera  di  Bastiano  de' Rossi)  in  difesa 
del  suo  Dialogo  del  Piacere  onesto.  InMantOi^aperFraw» 
Cesco  Osanna  i585.  in  la,  (\)(a).  Lì     ^ 

*   E  i/i  Ferrara  per  Giulio  Cesare  Cagnacini   iS85. 

in  Q.  4* 

-  -  Apologia  in  Difesa  della  Gerusalemme  liberata 

centra  la  Difesa  delTOrlando  Furioso  degli  Aecademi- 

ci  della  Crusca.  In  Mani. per  l'Osanna  1 585.  in  i  a.  (bj.  6. 

(i)  Non  vi  fu  chi  replicasse  a  questa  Risposta  del  Tasso  tutta  piena  di 
gravità  e  di  buon  senso,  in  cui  non  mai  nomina  il  Rossi;  ma  la  sola  ac- 
cademia della  Crusca,  alla  quale  attribuisce  la  Lettera,  e  forse  al  5a/- 
t^iafi  )  che  ne  era  il  capo .  ^  .       ; 

il  medesime  ia  Vent\ia  nel  \\%y  lecoado  la  tcitimonianzt ,  cke  ne  fii  Béssnm* 
n9  de' Rossi  in  qaetts  sai  lettera  à  FUmminio  Mannelli  {p*  ii«  dellm  edii^iome  di 
Mantova),  Qasi  motiro  abbia  indotto  il  Tasto  a  pabblicarc  il  Qonragd  li.  a. 
tanti  il  I.  non  saprei  asserirlo.  Paò  esser»  che  altri  abbia  prima  diToJ^t»  il  II. 
senza  il  consentimento  di  lui»  disgrazia  solita  accadere  alle  cose  sae,  che  dagjLi 
Sfilici  gli  Tcnivano  carpite  e  date  agli  stampatori  afidi  di  approfittarsene  .  Cosi 
fii  stsmpato  in  Genova  il  Canio  Ir,  della  Gerusalemme  liberata  inaansi  che  i 
primi  tenissero  in  luce  ;  e  così  ancora  lo  stesso  poema  comparve  nel  i  f  So.  ia 
Vene\ÌA  non  condotto  oltre  al  Canto  XVL  di  mezzo  però  mancandori  i'  XI. 
e  '1  XIII.  Somiglianti  esempj  nella  storia  letteraria  noa  mancano,  né  mi  scor* 
derò  di  recarne  alquanti  a  luogo  opportuno . 

(a)  Il  dialogo  del  piacere-  onesto,  lo  stesso  che  il  Gonzaga,  IL  fa-  il  man- 
tice che  più  d  altra  cosa  accese  lo  sdegno  e  attizzò  la  penna  degli  accademici  della 
Crusca  contra  il  Tasso:  in  che  a  dir  rero  il  torto  noa  era  affatto  dal  canto 
loro.  Per  ^certarsene  basta  leggere  il  ragionamento,  in  cai  per  entra  il  dialo* 
go  11  Tasso  figliuolo  introduce  Bernardo  suo  padre  a  disputare  contra  Vincemrio 
Martelli  in  presenza  del  principe  di  Salerno.  Il  Ressi  lo  rimprovera  di  sTcr  nl- 
sificsto  il  psrere  del  Martelli  f  a  fine  di  dir  male  di  lui  e  di  screditare  la  na- 
zion  fiorentina.  Il  Tasso  con  altra  ragione  non  si  difende  da  questa  accasa»  se 
non  col  dire  di  aver  rìnnorata  la  memoria  di  quella  contesa ,  „  non  come  isco- 
„  rico ,  ma  come  scrittore  di  dialogo ,  il  quale  non  fa  professione  di  narrar  ia 
,»  tutte  ie  cose  la  terità ,  ma  pia  tosto  a'  obbliga  al  Terisimile   che  al  rero  „  • 

{h)  Il  Tasso  nella  presente  apologia ,  colla  quale  risponde  alla  Stacciata   prima 
di  Bastiano  de*  Rossi ,  non  tanto  n  la  difesa  della  sua  Gerusalemme  liberata^  qaaa« 
to  quella  dcH'^sitfii^i  di  Bernardo  suo  padre  »  sentenziato  dall'opositore  per   ia« 
feriore,  non  che  al  Furioso  àtW Ariosto ^iitko  al  Morgante  del    Pulci.  Tra  le  al- 
tre  cose  che  U  muoreTsao  a  prender  la  penna  a  favor  di  suo  padre  era  il  sapere 
di  certo  che  questi  non  Tolefa  esser  superato  da  altri ,  che  da  Torquato  (  p^.  ai.); 
e  che  da  lui  egli  era  amato  a. tal  segno  che  Tsmore^che  gli  portSTa  ,  aTcalo    fat. 
to  dimenticare  di  quello  che  al  suo  Amadigi  portato  a? ea  :  laonde   ninna    gloria 
del  mondo ,  ninna  perpetuità  di  fama  potè? a  amar  tanto ,  quanto  la  TÌta    del  fi. 
gliaolo  e  di  ninna  cosa  più  rallegrarsi^  che  della  riputazione  di  lai;  siccome  egli 
protestò  negli  ultimi  anni  della  sua    vita    essendo  nelle    stanze   dategli    dal    daca 
Guglielmo  ài  Mantova, 


34i 

^  E  in  Ferrara  presso  ilCagnacirii  i585.in8.'(i).L.     6. 

Parere  di  Francesco  Patrìz}  a  Giovanni  Barai  in  dife- 
sa di  Lodovico  Ariosto  sopra  il  Dialogo  del  Pellegrina. 
In  Ferrara  presso  il  Cagnacini  i585.  in  8.  [a).  3. 

Discorso  di  Torquato  Tasso  a  Giovanni  Bardi  Conte, 
di  Vernio  sopra  il.  Parere  di  Francesco  Patrizj  in  difesa 
di  Lodovico  Ariosto.  In  Ferrara  ptesso  il  Baldini  i585. 
in  8.  3. 

Il  Trimerone,  risposta  di  Francesco  Patrizj  al  Discor- 
so deLTasso  (  fatta  in  tre  giorni  ).  Sta  con  la  ^cotica  di- 
sputata del  Patrizj  pag.  ai  i.  {b). 

(i)  Delle  due  collezioni  di  yarj  scritti  contra  e  in  favore  del  Tasso  pap- 


non  doveva  applicarsi  a  tutta  la  collezione .  In  fatti  l'edizione  I.  di  Fer^ 
rara  dell'anno  antecedente  i58S.  presso  il  Cagnacini  ^  si  trova,  intitolata 

(4)  *  £  anche  in  Mantova  presso  Fracesco  Osanna  i;S^.  in  la»  , 

il  Patrizi  qui  U  discorre  co'saoi  prificipj  particolari , ri j>roTando  ArisiouUtCOB- 
dannando  Omero  e  difendendo  T  Ariosto  per  non  essersi  questi  assoggettato  agi* 
insegnamenti  del  primo,  né  all'imiuzione  deli'  altro. 

(^  Alle  43.  opposizioni,  fatte  dal  Patrizj  al  dialogo  del  Pellegrino ,  pretende, 
il  Patrìzi  che  il  Tasso  non  atesse  data  riposta.  Minaccia  di  voler  mostrare  ne* 
seeoenti  libri,  oaanto  contra  ragjlone  il  Tasso  abbia  creduto  di.  aver  seaaiti 
nel  soo  poema  gl'insegnamenti  di  Aristotele  e  le  pedate  di  Omero  :  ma  fi  fiitti  libri 
mai  non  uscirono  al  giorno  e  la  conteia  non  procedette  più  oltre. 

{€*)  Tre  e  non  dae  sono  le  collezioni  é\  rarj  scritti  contra  e  in  fàrore  del  Tasso  e 
tutte^sono  impresse  parte  nel  158^.  e  parte  nel  lySé.  Son  queste ,  quella  di  Mantova 
presso  VOsanna  in  it.  quella  di  Ferrara  presto  il  Cagnacini  e  quella  pure  di  Ferrara 

Ser  Vittorio  Baldini  in  8.  Deiringraciendine  del  Baldini  si  querela  il  Tasso  in  alcuue 
elle  sue  Lettere  familiari*  Qisctt'  ultima  collet^ione  itmbtìi  a  Monsignore  la  più  scor- 
retta e  a  me  pare  tutto  l'opposto.  Le  due  Ferraresi  sono  intitolate  dalla  Stacciata  /., 
degli  accademici  della  Crusca:  la  sola  Mantovana  prende  il  titolo  dall'  Apologia  del 
Tasso  (*),  considerata  come  prima  in  merito,  se  non  in  tempo  di  tutte  le  scritture  $1^ 
quelj^coposito  uscite,  e  per  essere  ancora  il  nome  del  Tasso  il  più  famoso  degli  altri 
e  insieme  il  principal  soggetto  di  quella  contesa. 

{*)  Qai  a.d  nn  errore  del  Fontanini  un  alro  ne  ha  a^g^ianto  lo  Zeno,  Cìè  per  altro  nen 
deve  arrecare  meraTÌg^Ua  pot«hè  ancora  Quandoque  bonus  dormitat  Homerus*  Qae^li  dice 
cke  la  edisioae  prima  ferrarese  del  Cagnacini  è  intitolata  divertamente  dalla  feconda 
del  Baldini^  fuetti  ohe  „  ,le  dne  ed^sioni  ferxareti  tono  intitolate .  dalla  Stacciata  /.  • 
„  che  la  sola  mantoTana  prende  il  titolo  àelV tipologia  del  Tasso  „  e  si  l'ano  cke  l'altre 
piffliaae  on  i^ranchio  a  secco.  Il  primo  perchè  tnttadae  le  coUesioni  ferraresi  sono  inti* 
t*l*te  nel  modo  stesso;  il  fecondo  perchè  qaeste  eg^aalmente  che  la  mantoyana  prendono 
il  titolo  à^ii' Apologia  del  Tasto,  non  dalla  Stacciata  i.  la  quale  parola  sol  legf  esi  doro 
inceminoia  lal>i/eja  dell'Or/ando  jPurioso  ohe  oosi  Tenne  chiamata  dafli  aocademioi 
della  Crusca,  Però  il  parere  del  Zeno  intorno  alla  correzione  dell'edìaien  mantOTana  k 
giastissimo  e  conforme  a  ^uel  del  Serassi  . 


34a 

Difése- del  Parlòdo,  fa«fce  da  OrftKÌo  Aricfktor  éootra  tth 
cani  Ittoi^bi-'dét! 'Diàlogo  detrepkra  Poestfl  Bi  G&miJlo 
Pelt«j|{nrto.  Tàferrara pressoio  Baldini  f585;»/f  8'  («)t.L,  3. 

Le  Differeaze  poetiche  òi  Torquato  Tas»o  (  pubblica- 
te dft  Ciro  d>p<»à««ne  )  P^r  mposta  a  Oniziò  Ario9t#.  In 
Verh^iper Girolamo  tyistepolo  ìb%i,ih%.{f)(h).         %. 

0éTl*Infannato  (Leonardo  Salviati)  Accadecuif«)^  d«IU 
Gi'usca,  risposta  all'Apologia  di  Torquato  Tasso  intorno 

diversamente  dalla  seconda  più  copiosa,  ma  scorretta  del  i5ft6.  presse 
Vittorìo  Baldini,  la  quale  non  è  ben  disposta^ed  è  ancora  confusa ,  oltre 
alle  scorrezioni,  che  non  sou  poche ,  disgrazia  Arequeifte  ttelfa  etampt 
delle  opere  del  TassQ  ,  che  l'attribuiva  a  mal  talento  de' suoi  fusmici.  Si- 


te con  Xi'.  alfere  pagine  dopo  la  dedicatoria  ad  Alfonso  II.  duca  di  Fer- 
rara  è  iti  aftro  migliore  (e*)*  Il  Salviati  pag.  3i.  e  3a;  dà  ali*  accademia 
Fiorentina  il  dome  di  pubblica,  e  quel  di  privata  alla  Crusca.  Egli  n^afa 

(a)  *E  in  Min^vàf  fttsió  VÓsanna  tf  jf.  H  t%.  ^ 

•fOfaxio  Arìùsiù  ttef  {yfi  orci  prò  di  (jdettse  Z>i/!f/«^  fcaópf  cTflgfiiitoiMi  che  crea  col 
seadpre  ctìchtt  M.  LÙovtco ,  dicendolo  sito  gran  t^o  e  fràtdla  éfi  taa  dva^  cfaè 
di  Gabriele  che  fu  padre  di  Ghlìo  ,  da  cxtt  atcqife  il  mcdetioio-  Ora^6  «  ì^mtn* 
Orapxr  è  Icf^  stesso  che  fece  gK  arrgomeàtì  aHa  Gcrtsalemme  tihénttM  €  ahre  pec- 
sre*..  Fa  ttatHoéi  chi«»a  e  custode  dierf  Fa;  '  estt^drale  dr  Perrara'^  dartf  orori  ad 
tsii^  ^iMfà  càìU^tone  Mantovana^  cKeci^  fAp&TógPs  ptg,  ift.  su  stts  lettera  4ff 
Tkss(/'ké  Or^to  ArFa'sio  »  ttcìft  qvraltf  parla  coti  mofcarlode  di  alcanc  Sfisn^ ,  cfae 
ouesti  gli  ayevar  iarìaée,  atcrorccbj  glie  de  seri  tesse  il  sticr  scatrafentcr  (*)  ^ 
'  ^ì  Questo  fhstórso  ;  che  ct>sif  ri  Tassò  intitokr  cftreste  sae  Diffinaie  poetiikt, 
Vieri  tmic^c/'cfìffi'sua  òìntì^ì^itott'Qiro  Sparitone  zd  _  Èrfff(e  iStrifrìganr.  eótatinc  zmì- 
d^  deH^  Sportiónc  e  del  Tasso  ^  In  nio  discórso  s'TnstfgiiY  fra'  le  cltrt  cote  c&e  la 
,-,  Tra^ohtciia  non  si  pu:ò  fare  cc^a  F'arte  dr  Arrstotete  tik  eoa  l'tarorftt  degli 
^  ,»  antiéhfi  g^rèci  lié  si  possono  in  aàa  specie  conji^ttTigertf  losieme  le  drAreazeo^ 
».  p^oste*,  cornai; rnscgn a  Stmpncio  Ae'predicamerrfi,, .  Quesre  cose.  Ibrolfo  scritte 
oàì  Tksiè  WsrArd  la  vubblTcatiorte  ddTa  fragxcoAreita  dtt  drenisi  e  Af  Ùis^mr- 
StfàcìWorrr.  '•■■' 

(tr*>-W  ForrtamàP^che,  cdctìtr  ir  Ittitità,  si  moffra  pòc^  firteretdfc  m  ^tsaaM 
è  uscirò  dall'accademia  della  Crai^tf,  "cornmersa  stitifitace  qttffró  Infarinare 'éiìt* 
osservazione  di  una  luinuzia  di  pochissimo  rilie?o.  Dello  stesso  difetto  di  casat- 
tcre  fruste  egli  oblò  ia  altro  luogp  l'edizloac  Fiorentina  di  Danu  ridoua  a  mi* 
gjiior  lezioae  dagli  accademici  •  Ma  era  cosa  di  maggieis  iaipoctaaaa  che  mIì  slw» 
vertito  qui  avesse  il  pubblico  (jisaliiieasa  ncè  ine  di  questo  Iirfariitam  iU  &  scio» 

(*)  Orazio  Ari9ffo,ch^  fa  priitia  ^rait^  ammiratore  d«l  Tttsso;  «Ì0  aon  d«l>ttè  di  antc- 
porlo  a  rotfi  i  poeti  toscani  e  perfrno  lA  fuo  gran  sto  riarmortal  Lodaai^&j  che  iir  aìciutv 
vtanxer  a  ìaì  •«ritte  il  lo^ò' ti  che  il  Tnsié  médenimct  entr^|iii  mpett^»  eftv  «i^  esser  p9- 
tetee  una  trama  ^e^tuoi  nemici  per  derrderlo;  fi  laroiò*  in^  conte  gioraiie  Jftrcora  fnerper- 
to  tednrre  ad  entrvr  nel  partito  «fe*moif  arTert*rj»oonicYTindepere  tempre  TVtio  had  tot^ 
ta  quella  stima  ck'ci  meritaya.  (  Strassi  tita  del  7a##o). 


S4» 

alPOrlauJo  fuiioso,  e  alla  Cerudalemme  IiBexata.  Ih  jFi« 
^enze  pef  Carlo  Meccoli  e  Salvestro  Magliani  i585.  m 
».(*),  L.      8, 

*   E  in  Mantoiraper  l'Osanna  i585.  in  la.  4* 

Di  Giulio  Ouastavini  Risposta  all'  InfarÌDat9  Accader 
mico  della  Grasca  intorno  alla  Gerusalemme  liberata 
{in  difesa  deirÀpologia  di' Torquato  Tas^)»  /n  Bergam- 
ino per  Comin  Ventura  i588.  in  8.  (e}.  4- 

mt^deaima  distiozioDe  in  una  lettera  inserita  nella  Difesa  del  Patrizj 
44>utia  il  Mazsu^nì  pag«  S.  (a*).  La  prts^utt  Risposia.bi  diaoredka  nel  beJL 
)ftxincipio  in  dixai  dettata  eo»  doppio  sdegno  (i*)^ 

gliineoto  dì  alcanì  degfi  0tto  DuHj  ,  stampati  dietro  iXV Apologia  del  Ta$i9  con* 
la  lettera  a  Curzio  Ardijw^  tjiciau  aSauo  dai  Foautnni.t ,  che  poi  do^cj^a  aTca^ 
lao^o  tra  gli  altri  scritn  Bacici  intorno  al  poenaa  del  Tmc  ^  stando  aocne  la  cqc-- 
detma  impressa  nella  colhi^one  Mantovana  (**). 

(^*)  Privata  la  ckiama  il  Salvhati  m  un  aenspo,  in  ei|i  per  anco  ella  era  in,  fa. 
scc  e  co(n«  haaU>iua,  esseocki  aai;a  p^cbi  anni  prima  deiraoc/rdcijdia  fiorsnitna  'ma 
cosi  bambina  e  privara  face«i  già  grande  strepito  e  tenea  gran  nome  :  c'i  Patri^' 
e '1  Mé\iQtti  èì  riputarono  a.  gloria  ^i  essenri  aóooYerati  s  lo  stesso  sentimento 
Hf  aveva  il  c^valier  Guarim  cbe  pur  vi  era  ascritto  • 

{b*)  L'espressione:  sta  nella  prexaaioac  delie  sta uiparore  che  spiega  quel'  doppia 
sdegno. con  €4J  i  detaata  la  KispM^,  cioè  contro  al  Pellegrino  ^t  TofiFesa  del 
JPfl/si  e  étfi'Àlamduini  e  coatro  al  TéUià  per  le  ojcse  del^a  nazione  Fioientìna  •• 
i^ppKOvp.por  aUro  ,e  Lodo  lA  safia  mastima  di  McasìgoorA  che  una  scrittura  det- 
tata con  isdegso  si  discrediai  da  per  se  stessa  e  pctt^:  vorrei  che  auc^r  egli  si  fos- 
>ff  nieglio  jiusfdato  dal  cadete  in  cosi  graie  difetto  ,  ta«to  in  altri  suoi  scritti^ 
guanto  e  molto  più  Biella  |>resenu  tea  opera  ^^0;V e  , aggrava  tante  persone  di  me^ 
rito  conosci  ato  e  degne  di  rispetto  e  di  stima»  si.  viventi  che  trapassatf'.o^ndegli 
SI  potrebbe  dire  con  prccra  i agìone :  i^^^ice  cura  te  ipsum, 

(e)  £ssrndosi  dichiarato  il  Taiso,  che  non  avrebbe  data  altfa  risposta  alla  re^ 
plica  della  Crusca  centra  la  sua  Apologia,  ma  che  ne  avrebbe  lasciata  la  difesa 
s^ti  amici»  GÌK//a  Guasravini  gentilsomo  genovese  fu  il  primo  che  prendesse  » 
scrivere  a  ^or  di  lui  >  attestando  il  Licini  nella  sua  dedicazione  all'abate  Cri" 
stoforo  Tasso  che  il  Guastavini  s'indusse  a  rispondere  ^W Infarinato  per  essere  a. 
mico  di  Torquato  ,  ma  più.  della  verità.  Nel£ne  della  ^rispose»  il  Guastavini  consi- 

« 

(*)  Qa«sta  è  i'edisione  oitata  dai  lign-ori  Voeaholarifti. 

(*  *)  Il  nostro  Zeno  torna  ^ui  anoora  asonniferare,  poicH^  mentre  Taole  apporre  altrui 
mua  lempUce  oroitiioa«  più  d'as  errore  pronuncia  o^li  ttMto  .  I.  in  fine  di  c[aett«  Jn*- 
/urinato  non  havvi  lo  scioglimento  di  alcuni  degli  otto  duhhj  stampati  dietro  mlVApo* 
logia  del  Tasso,  com'egli  afieritet,  ma  pinttoito  imo  t^sritto  AtiVlmfnrinato  itetto  ,jOoa<-- 
9,  tro  lo  fcio^Hnento  di  aleunD  d«*dobbj,  che  dopo  rapoltg^a'd^l  'tasso  teguoiio  incon- 
«»  tanente  presto  alla  lettera  che  scnve  il  Tasio  all'v^rdisio  «ì/.  Hi  di  quetta  Uttora  ali*' 
Ardixio  non  ve  n'ha  pnre  una  linea.  III.  non  solanelhi  Collezione  mantovana»  ma  anehe 
BoUa  ferrarese  del  Baldini,  e  perfino  in  c^aella  mano  copiosa  del  Cagnacini  le^g«ii  la» 
lettera  a  Curxio  ArUi%ìO,  e  sempre  dopo  di  essa  stanno  gli  otto  dubbj  eolio  loro  risposte .^ 
Tatto  cii  sì  francamente  io  asserisco  dopo  d'ayare  oo' proprj  occhi  fatta  nn  attenta  disa-^ 
suina  e  de)l'/n/brin/ifo  primo,  e  dalle  dna  collesioni  ferraresi,  le  quali  io  dnhito»  ohe  on-^ 
trino  in  quelU  deoina  di  libri  che  il  )Zen0  non  ha  veduti,  «enaa  ch'egli  n 'abbia- «»^erl4>S0' 
s^i*  isg^^c  éulfyU^  llfiro  (  Y*  ^refaa.  dei  Z«as  a  «^uoi'oj^tra  j. 


344 

Del  primo  lafarinato^  cioè  della  Risposta  delF  Infa- 
rinato Accademico  della  Crusca  all' Apologia  di  Tor- 
quato Tasso,  Difesa  di  Orlando  Pescetti  coatro  a  Giu- 
lio Guastayini.   In  Verona  presso  il  Discepolo    1590. 

ino.  (OY^/  Ij.     4- 

(1)  Il  Pescetti,  adulatore  e  scimia  del  Sali^iati  nelle  maniere  offensire 
(b*) ,  fu  da  Marradi  in  Romagna  ,  luogo  nelle  montagne  della  diocesi  di 
Faenza^  alla  qual  città  prima  appartenne,  e  dopo  alla  signori»  de' Fio- 
rentini {e*).  Insegnò  gramatica  in  Verona,  e  parlando  con  ogni  dispreizo 
del  Tasso  y  e  de' suoi  difensori,  urtò  in  Paolo  Beni ,  il  qnale  nel  suo  Cs- 
valcanti  in  difesa  AftW  Anticrusca  (  pag.  108.  109.  )  lo  servì  egregiamen- 
te, C^*)  non  avendo  mancato  di  fare  il  medesimo  anche  il  Guastavim  ne' 
Discorsi  sopra  la  Gerusalemme  (pag.  7.) 

dera  eael  primo  degli  otto  Duhhj  mom  intorno  ^WiGcrusaUmme  9  cke  qoaneaaqtc 
già  sciolto  con  gli  altri  sette  dal  Tasso ,  era  stato  dal  Salviati  con  oootc  ccnsa- 
re  ioipognato  (*). 

(tf)  Area  destinato  il  Pesc<tti  ài  dedicare  al  Sdlviati  la  presente  Difesa  terni- 
nata  da  lai  sin  nell'Ottobre  del  if88«  e  a  tal  fine  gliel'aTea  mandata  a  Fi^r^mis 
acciocché  «  dopo  averla  rÌTcdata  »  gli  ^Mesee  intendere  se  si  contentaTS  ciic  fòsse 
pesta  in  loce  :  ma  '1  Salviati  non  ebbe  modo  di  dirgliene  il  sao  parere ,  troran- 
dosi  allora  oppresso  da  gravissima  febbre ,  che  dopo  undici  mesi  io'colse  anche  di 
vita,  il  che  obbligò  il  Pescetti  a  ritardar  l'impressione  della  Difesa ^  che  da  Ini 
fa  poscia  indiritta  a  Francesco  Salviati  parente  ed  amico  del  già  defunto. 

{è*)  Quanto  m' incresce  il  sentire  Monsignore  condannar  negli  altra!  scritti  e 
praticare  ne' suoi  le  maniere  offensive \  Il  Salviati  era  persona  di  uì  merito  «onde 
creder  non  si  potesse  che  i  lodatori  di  lai  fossero  adaiatori . 

(e*)  La  terra  di  Marradi,  patria  óÌMtìGaspero  Mariscotti^  che  nella  granssa- 
tica  fu  il  più  Tslcnte  maestro  in  quella  stagione  in  Italia  ed  insegnolla  a  Bene- 
detto  Varchi ,  chiamasi  propriamente  Marrate  da  frate  Leandro  e  lo  nota  il  Be» 
ni  nel  Cavalcanti  pag.  108.  Appartenne  gran  tcmps  ai  conti  Guidi ,  dai  qoali  tor« 
DÒ  in  podestà  dei  Faentini  e  poscia  dei  Fiorentini  e  però  il  Pescetti  la  dice  C#- 
stello  suddito  del  granduca  Cosimo  IL  nella  dedicazione  che  fa  a  questo  principe 
della  surRispesta  all'  Anticrusca  del  Beni .  Lo  stesso  nel  prologo  delia  soa  Regia 
Pastorella  circoscrive  il  sito  di  questa  sua  patria  e  ?i  parla  cosi  di  se  stesso  : 

•    •    •    un  giovine  ,  che  in  riva 
Nacque  a  Lamon ,  vicino  alle  radici 
Del  gran  padre  Apennino  »  ond'  egli  nuce. 

(*)  Il  Cuasta9ini  prof««tò  medicina^ma  fu  atsai  dotto  anche  in  filotofia,ed  in  arnh^do* 
quatta  tcianaa  feriste,  e  pubblicò  diverta  opera,  di  cui  trovati  an  atatto  catalogo  pretto 
Michele  Giustiniani  negli  tcrittori  Ligari  pag.  466  Qaanto  ai  valatie  eziandio  nello  ma- 
terie poaticlke,e  il  libro  qui  topra  regittrato,  e  i  tuoi  ditcorti  talla  Gerusalemme  che  più 
innanti  riportanti  ben  lo  dimottrano.  {Serastì  vita  del  Tasso  tcm    a.  ptg.  ii5.^ 

{**)  Però  Paole  Beni  nel  tao  Ca^o/canfl  diede  attaì  negli  accetti  cbiaroando  il  Peseet" 
ti  {  ptg.  109.  )  un  pedagogo  un  Indimagittro,  e  dicemlo  chVi  ti  fé  lecito  di  dar  fuori  par 
tua  uoa  tragedia,  benohè,,cont]giiandoti  di  patto  in  patio  con  Calepino  ...  la  traducot- 
^,  te  (  te  pure  in  molti  luoglii  non  la  tradì  )  dal  Cesare  del  Mureto  „  e  che  tolo  „  per  al- 
quanto ampliarla  a  riooprir  intieme  il  furto,  vi  andò  inserendo  e  qua  e  là  frapponendo  va- 
rie leggieresse  a  vanità  di  tua  tetta  „  .  Ma  intorno  ad  un  tal  plagio  appotto  ai  Pascetti, 
T^ggati  ciò  cho  ti  dice  nella  Glatte  IV^  capo  IX.  di  qaetu  Biblioteca, 


345 

Il  Rossi  9  ovvero  del  Parere  sopra  alcune  ol>biezìoDÌ^ 
fatte  dairinfarìilato  Accademico  della  Crusca  intorno 
alla  Gerusalemme  liberata  di  Torquato  Tasso,  Diàlogo 
di  Malatesta  Porta.  In  Rimino  per  Giovanni  Simbeni 
iSSg.  i/»8.(i)^a;.  L-     4. 

Dialogo  di  Don  Niccolò  degli  Oddi  Padovano  (Abate 
Olivetaho)  in  difesa  di  Camillo  Pellegrino  centra  gli 
Accademici  della  Crusca.  In  Venezia  presso  i  Guerra, 
iSSj.  in  8.  4* 

Lo^Nfarinato  secondo,  ovvero  dello 'Nfarinato  (Lio- 
nardo  Salviati)  Accademico  della  Crusca,  Risposta  al- 
la Replica  di  Cammillo  Pellegrino,  nella  qual  risposta 
sono  incorporate  tutte  le  scritture  passate  tra  detto 
Pellegrino,  e  detti  Accademici  intorno  all'Ariosto,  e  al 
Tasso,  in  forma  e  ordine  di  Dialogo  (con  più  lettere  in 
fine).  InFir€nzeperjéntonPado\^anii568in8.{sk)(**).     8. 


(1)  II  Porta  io  età  di  xxv.  anni  compose  questo  libro  contra  quello  del 
Sahiatiy  che  chiamasi  V Infarinato  //.Nella  prefazione  sogliono  man- 
eare  alcune  carte,  dove  il  Portu  centra  Matteo  Catani  ìoccbì  la  sua  ri* 
sposta  a  un  cartello  de'mantenitorì  di  certa  giostra  di  Rimino  • 
'  (n)  Qbesta  incorporazione  non  piace  a  chi  ha  gusto  di  leggere  i  libri  a 
arte  Y^"^) .  In  queir  al tro/7njno  libro  sta  scritto  V  Infarinato  e  in  questo 
o  * Nf arinato  (e*),  il  quale  ha  i\  frullone  in  principio»  ma  sensa  motto:  e 
non  essendo  un  vero  Dialogo  9  che  debba  prendere  il  titolo  dal  principa» 
le  interlocutore,  come  quegli  di  Platone,  e  come  il  Rossi ^  e  il  Beffa  del 
Portai  e  molti  altri,  non  potea  dì  ragione  intitolarsi  V Infarinato  secon^ 


t 


ti  Guéistavini  tratta  il  Ptsctm  eoa  molto  disprczso  e  seaia  degnarsi  di  nomìoarié» 
il  qualifica  come  persona  „  nata  fra'  boscbi  e  contadinesca  „  • 

(tf)  Questo  dialogo ,  il  qaale  prende  il  titolo  dal  csvalier  Giangattn^iQ  Kesii 
bolognese  che  yì  è  introdotto  a  ragionamento  col  csvalier  Putro  Belmeiui  rinai* 
nese ,  tende  a  confatare  il  primo  e  '1  secondo  Inf^futo  del  Sdlvìdti ,  e  però  ri- 
chiedeva il  bnon  ordine  eoe  il  FomanM  lo  riportasse  dopo  Vlnférinsto  secondo^ 
stjimpato  prima  del  dialogo  del  Porta  (*)• 

{b^)  S  piace  a  cki  ba  gusto  di  aver  tutte  ad  bo  tratto  sotto  l'occhio  le  opposiaio- 
ai  e  le  risposte  • 

(€*)  In  qaell'  altro  primo  libro  $u  scrìtto  Delle  Inferiméte  e  non  altrimenti  • 
Ma  questo  divario  che  importa  ? 

«  ■    .  ,    . 

(*)  11  Fnrta^  che  fu  CAvalicr*  •  ••gretario  AclU  «oamnaità-di  /Uvtiiiì  siia  patrìm  •€»•- 
•e  an«k«  yatì«  ••••rTAftioni  belle  giadisiotc  e  naoTe  Jie'mMfiai  d'rna  G^ffr^do  éellii  e^' 
aiiiene  dèi  Ttreateino  i68».  In  4.  poatedot*  dal  dottiati»«  aif .  Amnikàlé  bfMrri.  (  fe- 
t^s»l  vita  d«l  7«#to  t«m.  *.  pag.  tao.  ). 

i*^*)  Edi  siome  eh  afa  dalla  Criuea. 


346 

do  \éf^\  n*  per  noii  dar»  in  bnlAoWgia  wA  titolo,  e#il  dovea  concepirsi  : 
J)tlf  JnfariaatQ  Aocadmaico  dàBa  Cmsca  Bispa^ta  4dla  Replica  di  Cmm 
millo  Pelhgrino  in  iif^a  del  C^rafa^  suo  Ecologo  fh^J.  L'accademico 
Jrrfarinato  fu  nome  di  nna  sola  persona,  ma  due  sono  i  suoi  libri  :  e  cod 
appunto  r intese  il  Porta ,  il  quala  torìvemio  centra  V Infarinato  <ùtò  il 
ptjmo  e  il  secondo  libro  deli  Infarinato ,  in  vece  éM*InJi$rimaio  #.  f 
delViìi^arinato  JI.  eemechè  nel  citare  fosse  pia  comodo  il  dire  V Infan- 
nato  I.  e  V Infarinato  II.  (e*)  {Il  Rossi  pa^.  m.  14.  64.  7$.  81  )  .  Il  Saf- 
viati  In  questa  Risposta  per  via  di  Ctuose^  un  poco  più  lunghe  delle  pri- 
me ,  impiega  il  suo  stile  in  offesa  di  più  valentuomini  e  anche  del  padie 
Abate  Ò.  rficcolò  degli  Oddi  padovano  con  vilipenderlo  io  qsateria  di 
lettere  per  esser  monaco  id^)  •  Si  gloria  il  Sabbiati  (  pag.  1^4*  )  ^i  ATer  gii 
risposto  al  Dialogo  deìVOddiia  difesa  del  Pellegrino,  quasi  9  come  ei 
dice,  in  su  queir  andare  di  Carlo  Fioretti^  altra  opera  di  lai  pure^  per 

(4^*)  Anche  qui  si  vaol  cisactare  e  sofisticsre .  ^fon  so  capir  1s  csgione •  per  coi 
questo  sccoado  libro  Kricto  anch'esso  a  norois  del  primo  io  formi  e  ordine  di 
Dialogo^  npa  possa  incicolarsi  Vlnfarwste  secondo,  e  canto  più  facendovi  esse 
Infarinato  la  figara  di  principale  interlocatore  ,  come  in  an  vero  Dialego  • 

(fh^)  Senz$  waas  oecessicà  aggiugnequi  Moasigaore»  in  difesa  det  Caraffa  stm 
Dialogo  i  e  però  va  a  cadere  nello  s cesso  viiio  di  bauologìa  ,  di  coi  ^taccia  il  Sai^ 
riéii  .  Ma  se  al  Fontanili  parve  necessario  che  confenisse  specificare  od  dtolo  c6e 
k  Replica  del  Pttlegtìrto  fesse  In  difesa  dei  Carafa^  suo  Dialogo^  al  Saìviau 
perse  più  ceofsoieou  il  dichiarare  »  eoe  nella  saa  Rispcsta  alia  Ji^Usa,  dal  PaJlm 
légfin0  crMo  M  incetpoMtt  ttu^  U  scrittore  fissaste  as  '1  Pellegrino  m  la  Crmsc^k 
intorno  all'y4fi<Mii4'  e  al  Tmso  in  forma  «  ordine  di  Dialogo  »,  • 

(e*)  AUUiaÀ^  «ca  il  nome  di  nns  sola  perpons ,  e  pur  due  spao^  i  difloghi  di 
PlÀtone  intitolati  V  AUìHade  primo  e  V  Akihiade  secondo;  e  chi  eoo  t|T  sito* 
lo  li  citasse,  oTrero  eoa  qaeltodi  primo  e  secondo  dialogo  4eìV  Alciàiade  ii  pia» 
tene  Yerrc^be  S  dire  lo  stesso ,  né  troverebbe  chi  gliene  moveue  qeerela  •  Fra  gif 
oposcoli  di  Zoeiano  Icggcsi  il  Falofidt  /.  e  il  F^aride  li.  e  par  Falarida  era  U 
acme  di  ana  sola  persona.  Lo  stesso  è  da  dirsi  dei  due  Ferati  dei  Guarìni  iati* 
telati  primo  e  secondo  e  pare  sotto  entrambi  si  dinou  una  sola  perdona .  Cosi 
nei  dae  libri  del  Salviaii  V  Infarinato  L  e  l' Infarinato  IL  sono  il  nome    di    una 


sola  persona,  ma  due  sono  i  saoi  libri  ,  diversi  l'ano  dall'altro  e  asciti  io  diyerf) 
fi^rapi  :  e  d tinsi  questi  còl  titolo  di  libro  prif|i.o  p  di  lH>ro  secondo  ddV  fmfdrhniio^ 
pwe^o  con  ^aello  4)'  I/tfarinatp  f,  .0  d'  Infarinato  II.  sfrà  semprp  e  s'isfeiiderà 
sem^pYe  lo  stefyo.  msQtii  9^onrìgnore  ed  io  abbiamo  \irtato  scota  /iwerfienec^e 
io  itna'1tiatUé:^^(^o|/ér.         '  ^  ■ 

X<^^>,pWÌpQf.n  ingrossile  U  i^U^  •  Alla  o^.  1*^4.  d<lP is^srf a«re  f/.  f^ 
registrata  ana  lettera  iì^Cìovanihatlista  Veti  ^reicej^spip  dells  Cntsfa  scritu  ai  Séd» 
viiuLìn  data  di  ,Firffli^e  ai  zyiii.  di  Luglio  xySy.ntila  qaafe  cfi|K  part.ecipji  j^  bo^ 
tiiià ,  die  in   Veke\ìa  si  Rampava  dai  (Guerra  an  Dialogo  in  attèsa   del  Peì}emri» 


no  e  cootto  alla  Crasca  ;  e  j)gi  gli  ipggiagne,  che  es^jcndo  l'autore  t»  di  qadis  >to* 
fbsiione  cb'e  IH  comprende  per  10  tttdio  ftioè  per  esser  ipoiiaco:)  eg^'oon  et  a. 
▼ea  fede  „.  In  questa  lettera  il  Dtti  intende  di  paHare  4etf*  Aèkte'  Niccoièàe^ì 
Oddi  olivetano  »  il  cui  Dialogo  si  stampava  allora  dai  Guerra  in  Venezia .  Il  Fomm 
unfpf  jehe  ^aqìdo  scrireva  su  questa  materia  era  tutto  riscsldato  contro  ai  5«/« 
Vi^i  f  mtìW9Ct  «al  Sfihietl  sbe  ;in^€^^  ijon  poteva  ave;r  .▼e4iH9  WCJ  pigfogo  , 
le  parole,  con  le  quali  il  Deti  aveaeli  comunicato  il  soo  ^estip^tpi  ip  pnsA 
del  Dialogo  e  del  monaco  che  n'era  l'autore . 


gomito  fi  dirà  afprMso .  Mn  tftlo  HUpostm  VaoUta  Ail  BàlpiaA  tlmase 
invisibile ,  pefckÀ  ai  dÌQ<iB9  moke  code ,  ohe  {mì  no*.A  éané^  (ó^)  «  Yef o^  è^ 
che  effU  qkiama  in  teatìmonio  della  ftampa;  del  %vsi  Infarìnaio  /Z«  tie 
principaliaaimi  gentiLuomini  della  aua  patria;  ma  aimili. titoli  non  erano 
privativamenfe  di  qneati  aoH,  perchè  anche  il  f^tsso ,  e  i  dfne  padri  aba^ 
ti,  Ocbfi  e  GfìUo  benolié  mon»<;i ,  »  mltii  difensori  det  Tu$$é  fatCMlo 
princtpàlissimi  ge«iilttoinini  della  lor  patrie ,  aa  tal  liie^itito  ateaae  dóh- 
Tuto  Tantàrai  in  contese  puramente  letterarie,  {b^'j  .  All'  OdA  il  Tas^  da 
Itu  ];>èneficato  acrive  più  IeUec|^  tra  quelle  pnAoUcate  jì^l  Giugfio  S^fnt . 
Mer  rimali eiit«  bisogna  riéeftére,  che  il  ^tf/c^A' iqtiaDdò' «resse  messo 
ia  qu^i  libti  il  raro  atio  nooM  ,  si  aareblie  astenute»  dtal  éàt  molto  0009, 

(a*)  n  peggio  si  I  che  si  dicono  molte  cose  pas  ysre  cbe  poi  tono  falsa;  ce» 
me  sppunto  succede  io  qEetcdesso ,  otc  H  Faittanim  sncbe  fa  orsa  rióriM  fra* 
Tede.  Taato  è  lenuoo  che  il  SaMoii  sì  tsosI  di  artr  gii  tispoiio  aT  tHml^ 
étRÌVOddi  in  difésa  del  PelUgnno ,  che  anzi  dopo  STcr  riportata  tutta  la  lettera 
defi'  arcicoatok)  Diti  liafanMai»  IL  pag.  s  9  sO  protesta  che  lascsielb^  d^^»  fWW 
,»  pia  oltre  al  detto  Dialogo^  ae  a  farne  certo  concetto  ne  Salta  irtitofo  lefaaiea- 
,»  te»,  :  onde  non  è  da  stupirai ,  se  la  Risposta  non  vantata  dal  SaMatì ,  ma  so- 
gnate dal  Fùntanini,  rimanesse  inTiiibité,  poiché  il  SalvUti  non  ebbe  mai  ptti' 
siero  di  farla .  Qaelle  parole  poi  „  Masi  in  au  oaeir  andare  di  Carta  Fioretti-  „ 
mesae  dal  Fontanimi  in  bocca  del  Saiviati ,  son  oettatara  dell'arcicoasel«>  che  eoa 
esse  chiade  la  saddetta  sua  lettera  •  Seasbra  incredibile  che  na  critico  unto  arvo- 
dato  sia  potuto  incorrete  ia  s)  gtosso  sbag^»  di  cai  pote?a  render  lo  accorao  aUa 
prima  occhiata. la  dÌTersità  del  carattere  tondo»  in  cui  sta  imoreasa  U  lettera  4^1 
Diti;  laddove  quanto  tì  dice  il  Saiviati  in  peraona  deir//i/4ri/Mr#  è  atampato 
in  carattere  corsiTO  • 

(k^)  Odssi  il  motiro  per  cor  il  Saiviati  chiama  iiì  testimonio  dellsatabp»  del 
suo  Ufànttatp  IL  (|ae*  tre  „  prlndpaliisimt  eentilaomioi  della  saa  patria  „  e  poi 
vedremo  coau  quadri  <|iii  rargomencaaiooe  del  Foatatiini  a  fiivore  dei  dì£eaaarl 
del  Tasso  9  poiché,  contesso  la  Teffità»aon  so  scoprirne  la  necesiitè  e  Ja  coersaaa  • 
Erui  avaasau  la  atampa  dell* /af^fìaiif  //•  aino  alla  LXXVI1«  pacticella  dalla 
Riplica  del  Pilligfitf  quandi  per  ano  atraoo  accidente  a  più  perioas  allor  aot<k 
del  rimanente  dell'opera  non  pure  i  foeli  stampati ,  ma  l' originale  medeiiait  ai 
tenne  a  perdere  :  di  cbe  crucciato  il  Saiviati  moT  d*  ogni  credere  stette  buona 
petta  oitinate  in  non  voler  più  rimettersi  a  tale  impresa .  Racconta  dipoi ,  che 
aferzato  dal  comandamento  deiraccademia  e  più  dairantorlta  di  tn  sani  singéléw 
rissimi  amici  e  ,,  principalissimi  gentiluomini  della  sua  patria  „  e  accademici  dtU 
la  Crusca .  cioè  di  Giovanmi  de'  Mandi»  di  Bauims9  Atsikmkfi  e  di  Vkmc&i^  AU^ 
marniti  9  9L  rimetterai  del  tatto  all'opera  si  dispose  liberameate  ec  Quello  che  sie^ue 
concerne  il  Dialogo  dell*  QuomlU  e  la  lettera  del  Diti ,  né  ci  han  più  che  Hm 
i  M  tffe  principalissimi  gentilaomial  n  addotti  dal  Saiviati  in  tesaimonianu  ^ells 
stampa  interrotta  del  suo  Infarinata  IL  Ms  il  Fontattiitk  vuole  che  ci  easrino  a  hu 
za  e  ce  li  tira  porgli  capigli»  dicendo  che  :se  eglino  erano,»  piincipaliasimi  gesb 
tilttomini  della  lor  pairsa  „  simili  titoli  non  erano  privativamente  di  ^esti  soli  » 
perchè  anche  il  Tasso  e  i  due  padri  abati  Oidi  e  Gtillù  «  benché  monad  e  aln^ 
difensori  del  Tatso  furono  „  principalissimi  gentiluomini  „  dells  lor  patria .  Tali 
essi  furono.  Chi  io  niega?  Chi  l  ha  ri  vocerò  in  dubbio?  Il  Saiviati  produsse 
que*  tn  gitttiUomitti  in  testimoaianta  della  verità  della  aaa  narratione.  I  difeo* 
aori  del  Tasso  erano  gentiluomini  anch'essi  •  Dunque  •  •  •  •  ne  cavi  la  coaduaie. 
ne  chi  meglio  aa  ,  the  io  per  me  confesso  di  non  possedere  una  dialettica  cosi 
fina ,  come  quella  del  "^ 


i*;*-  :  »  •  .» 


Im»  ^>tiuv4MrOjì  4m  f^umMt^  Mffn  «B«gBa«  «liìmae 
h  ^éi;ftit*éUmm4if  4*  T^mfWBi*  T«««.  La.  rvemi 
Um^  t^oÀ^mm  tyH^.  im  tx.  (if. 


1^  mII*  #m*  rt^4ém  U^iUn ptMti€ke  f^U.  S6.  S7.)  la 
<ii(w^v  ^  v^y /  m^^fMi/M  4i  Amt^  4m«  alle  itaaipe ,  (*"; 
##^  0Mm  U^Mmm  ^^fi^  AmWlnfmrmai0  II.  parb  astati 
^  (VlMTfMMmr  4Ì  ^MfTf  partlMlarì ,  perebi  allora  il  Té 
M^#|//  4l  u*tUtfm  nuuMuf^ìH  a  farti  §tmtìr€ . 

(1/  Il  /Amt^4f40ÌU  Mi*  Fpnil  To3C4UU  pag*  4^.  aeia  antote  il 
il  9jMu\  ¥0tfàm0ft$U$  pàjL0  tfi*  a  lUt.  di  qatàU  medeume  CoosidenHoon  ci* 
la  il  #»i^  Ifi/féfifMiif  n»  Ì4$po  a? aie  aapreiio  il  proprio  aao  nome  pag.  ^9. 
%H  Utm\990f  4,U9i  i\i%mUt  Infarinato  II .  da  nìaoo  era  stato  peranehe  Todato; 
^\h\%$t  90ii$f9pif  ffiora  si#lam#?fit^  nel  i$88.  che  tuo!  dire  dae  anni  dopo 
tP4Mla  Ì9$  tuf^^  #liiasfa  C^ontidaraKioni,  onde  VOttonelU  non  potea  vedere 
l' tHfnfinnto  II ,  m  itava  fnrtavia  sotto  chiave  in  mano  del  Salviaii.  Di 
^U^  ^^HfLÌnmu  lo  sliaftllo  di  chi  diede  il  conte  Giovanni  de^BanU  per 
iMiOM  lUlln  iitastrtU  Consldaraacioni,  nelle  qvali  si  carica. di  tatti  gli 

(0)  *  Il  sfVflif  la  M4nt§^é  per  Frétiatcù  Oìmm  1^87.  in  tu 
Uh¥iif4$  4l  Oitilè0  OifntlH  li  Itogs  nsl  titolo ,  e  aoa  dìtoorii  :  e  di  fatto  il 
dlil^HMil  ^ià^  A  shf  un  Uì\n  \  •  Is  diraN  dsl  Tatto  non  soao  tltro ,  te  non  una 

IiiHS  ili  SNii  «lUsiiMtt .  I«t  tfttnpi  di  Piffera  fii  Atu  t  ittansa  di  Gcs/ia  F4141. 
Mi  s  *pi*'^  *'*'  '"*'^  **<>  "  i^«*f^*  cibilo  icamptcors,  ciie  (a  Fifrtrto  Baldini* 
L*ÓHsa#fri  ili  t|Mslclif  lui>KO  dtl  tao  ditcorto  eiiendott  ataasato  a  ceasnrare 
Plémpilf  9$9$h$èé  I  US  vtnnt  ptrtsnio  aitai  malmenato  da  lai  ia  ana  delle  sve 
tHhf^  dliM^HHs  (  f*i  ///.  /«ir.  à4*)  • 

(*)  lift  ^%|Uh»i(»V  i»h(  ti  it,ilt*Uti  «r««ica  rli*«fU  tra,  avT«rtàriodÌT«iiat  d«ir«fto^  fa 
Nu»  4I  il(«ttHM|  At  h«tVftH«U«t  m<ihi»  ti^Artt  d*aT*ri  tglì  formò  di  chieder»  <|«alcKe  oso- 
itit  |i«iliii  «fiaii^vlt  di  r#»vsNli  ptif^k^  ••mbra  molto  orobabiU,  ch«  p«r  procurarti  U 
^lavU  À\  ^ks%\  «Ihh*  |»r•^«UM«  ad  otaUtr*  a  dlfandara  l*^r»orfo.  ok'ara  farrar««».  a  deprì- 
i^#«a  a  i*aH«HHkta  ||  mUat^  filati*, alita  ««alla  etrta  avava  dì  fraadi  namioi,oc«lor«  km- 
•«^%waiiU««H»|^«^('^UfaHt  stirtaéiss atl  totraMa  {S^rmstiwitM.  dalFariotom.a.  p.  89.I. 


349 

scherni  immaginabili  non  pur  VOifonelU,  per  insino  beffeggiandosi  la- 
sua  patria  Fonano  castello  rìguarde?ole  per  altro  nel  Frignano ^  provi n* 
eia  dell' apennino  tjra  Pìstoja  e  Modana\  ma  di  più  si  deridono  il  snò 
casato  e '1  suo  grado ,  e  nominatamente  ancora  gli  altri  difensori  del  Tas-^ 
$0j  come  il  padre  Abate  Grillo  e  il  GuastavinOi  e  con  ludibrj  allusivi  ai 
lor  nomi  si  trattano  i  medesimi  difensori  sino  da  persone  vili ,  da  mer^ 
catantuzzi  e  dsL pedanti^  e  ciò  non  per  altro ,  che  per  avere  osato  di  con- 
tradire  letterariamente  agli  scritti  déìV Infarinato,  UOitonelli  persona 
operata  e  ugualmente  dotta ,  e  che  avea  lodato  il  Salviatì  nel  suo  Dis- 
corso, appagandosi  del  biasimo  universale  di  queste  Considerazioni, 
non 'replicò  loro,  lasciando  tal  cura  ad  altri,  e  specialmente  a  Lodovico 
Botonio  PerupnOf  che  in  poche  parole  ne  diede  il  giudicio  in  una  Let- 
tera a  Bellisario  Éulgarini  (  Difese  del  Bulgarinipag.  iftS.  ) .  Per  sé  ris- 
pose bensì  il  Guaiiavini  ne' Discorsi  sopra  la  Gerusalemme  pag.  98.  99. 
reprimendo  l'ingiuriose  maniere  dell'autore  con  molto  risentimento. 
In  quanto  BlYOttonelli  bastò  per  lui,  che  il  gTtLndncti  Ferdinando  I. 
avendolo  in  alta  stima  il  trattenesse  più  anni  in  Firenze^  dove  sopra  il 
Vocabolario  della  Crusca  egli  scrisse  copiosamente^  perciò  esaltatone  da 
Alessandro  Tassoni  nel  libro  X.  a  capo  II.  de' pensieri  diversi,  e  da  Otta^ 
vio  Magnanini ,  amendue  accademici  della  Crusca  {a*)  nella  Lezione 
II.  degli  occhi  pag.  58.)  ;  il  qual  Magnanini  ancora  in  cera  sua  piace- 
vole e  non  pubblicata  Risposta  a  una  lettera  di  Fulvio  Testi  in  dispregio 
dello  stile  usato  dal  Magnanini  ne'Discorsi  intorno  alla  rappresentazio- 
ne dell' ^/ceo  i/e/rOni^aro,  scrisse  queste  parole:  ,, se  avverrà,  che  alla 
yf  luce  compariscano  una  volta  gli  scritti  pregiatissimi  di  Giulio  OttoneU* 
^fliy  nel  cui  petto  è  riposta  una  notizia  tanto  fina  e  rara  di  sì  dolce  favel- 
y,  la ,  ehe  forse  non  ci  ni  per  Io  innanzi  chi  lo  pareggiasse ,  si  vi  farà  chia* 
,,  ro  se  a  quest'ora  abbia  quel  secolo  d'oro  indugiato  a  risuscitare  •(*),, 

(«*)  Oitavio  Magnanim  non  (u  mai  accademico  della  Cmsca  ;  ma  lo  fu  Gievém- 
f lippe  tao  padre.  Tanto  mi  viene  stiìcarato  dal  sig.  Barèni ^  il  qaale  conserva 
«na  lettera  origjlnsle  di  Bastione  de*  Rossi  al  suddetto  Giavémfitippé ,  ove  gli  dà 
parte  •  che  l'  accademia  T  aveva  accettato  tra'  saoi  accademici ,  tra  ì  quali  egli  si 
cogooroioò  V Avvampato*  Di  lai  sì  parla  con  lode  nelle  considerazioni  di  Carlo 
Fioretti  pag,  18.  come  di  persona ,  che  „  per  iiciensa  e  notizia  di  molte  cose , 
per  nobiltà  di  costami  e  per  cortesia  è  meritevole  d'  ogni  onoranza  »,  •  Da  ana 
lettera  del  Sansovino  scritta  al  medesimo ,  stampata  nel  VII.  libro  del  suo  se* 
gretario ,  si  ha ,  che  la  famìglia  de'  Magnanini  passò  da  Firenze  a  Fanano  »  e  che 
qoivi  trapiantò  la  sua  casa,  benché  poi  vivesse  in  Ferrara.  Quivi  anche  mori  « 
e  quivi  tuttavia  continua  la  sua  discendenza»  di  alcuni  sog^tti  della  quale  fii 
onorata  menzione  Marcantonio  Guarini  in  più  laoghi  del  suo  Compenoio .  Di 
Fanano  patria  dell'  Ottonelli  •  e  io  tal  qaal  modo  aaclic  del  Magnanini ,  dirò  do- 
po quello  .  che  ne  Krisie  il  Fontanini.  esser  questo  luogo  lontane  da  Modams 
XXU.  miglia  incirca ,  e  trovaisene  memorie  iosin  dati*  aailo  749.  in  coi  fu  con* 

(*)  "L^Ottonelli  fa  d'una  dtlle  pnaoipali  famiglie  della  tiia  patria,  dottore  di  ^^ggi,  é 
▼enato  selle  lettere  e  nelle  soieBse,  ma  tepratutto  nella  óogniiione  della  nostra  lingua, 
e  teritte  non  telo  le  annotaKioni  e  gli  aringhi  lopra  il  ▼oeab'olério  della  Crurca,*  delle 
quali  tue  opere  già  parlotti  dal  Zeno»  ma  altresì  qaattro  libri  di  Ragionamenti  intorno 
mlVitalianm  fmpollm,'  i  qnaU  ti  giaooioao  ancora  inediti.  (  Scrosti  rita  del  Tasso  toa.  ». 
pag.  ixo.e  III. 


35o 

Sopra  il  Goffredo  òì  Torquato  Tasso  Ciudizio  di  Ora- 
zio Lombardelli.    In  Firenze  per  Qiorgio  JBUarescotli 

iSòti.  in  4'  ^'  7^ 

-  •*  Discorso  intorno  accentranti,  che  si  fanno  sopra 

Ja  Cerasalemme  liberata  rfi  Torquato  Tasso.  In  Ferra^ 

ra  per  Vittorio  Baldini  i586.  i/t  8.  5. 

^  E  i/i  Mantova  per  r Osanna  i586.  in  isi«  (i)«  ^ 

Il  Cambi,  (pag.  a4«)  ueH' Orazione  in  morte  d9l  Sak/iati  aocenna  qa^eU 
di  lui  Considerazioni ,  mettendole  nel  njamero  de' libri ,  cbe  ogH  ^  oltre  ai 
due  altri  col  titolo  A  Infarinati ^  diede  fuora  •iccome  ei  dice, con  sopnu^ 
nome  finto  e  non  f  uo ,  quale  appunto  si  fu  quello ,  per  altro  vero  ,  di 
Carlo  Fiorétti  da  VemiOt  proto  dal  Salviati  per  far  credere»  che  ai  litìgae» 
se  tra  due  uomini  di  nK>ntagoa»  e  per  contrapporlo  a  Giulio  Ottonelli  da 
Fanano.  lì  Salviati  in  età  di  anni  So.  dopo  un  anno  di  febbre  trAeferma^* 
to  e  idropico,  agli  XI.  di  Luglio  del  iSSg.  fl^ri  in  Firenze  tra  i  rnoaKci 
camaldolesi  degli  Angioli  {a*)  (  Opere  del  Tasso  tom.  V*pag.  39S .  )  f 
perciò  non  si  spensero  seco  le  contese  da',  lui  eccitate;  peroccbè  a)qa 
ti  degli  accennati  libri  uscirono  dopo  lui  morto  1  e  Canùllo  Pelteigrìnq  il 
giovane,  non  inferiore  in  dottrina  al  veeohio,  difese  il  dialogo  del  »io 
centra  Orazio  Ariosto ,  henehè  l'opera  non  si  tro^i  stampata.  BenedettQ 
Fioretti  t  parente  di  Carlo  ^  per  suoi  rispetti  particolari  tutto  ei6  dìaaim»- 
landò  ^  volle  chiamarsi  Vdeno  Nisieli  :  nel  parlare  della  qual  coaa  a^a  è 
molto  esatto  il  Cionacci  nella  sua  Vita  • 

(i)  Quelli  scritti  del  Lomhaixklli ^  professore  di  umane  lettei%  nello 
studio  pubblico  di  Siena^  fecero^  che  ii  Sakdatif  già  per  altro  alesai  facile 
a  maltrattare  chiunque  non  aderiva  alle  sue  critiche,  passasse  nella  pre- 

cedsto  da  Aiiiolfù  re  de'  Lortgobsfdi  id  Ansiimó  tuo  oognsfo  ^  deca  già  del 
f  riuli  f  e  pei  measco  èaiinfie  s  absit  di  Momuiiola ,  il  qosle  xe  detto  Itaogs 
di  JFenene  fondò  il  nobile  moesitéfv  di  «.  Sélp^tèts  come  si  hs  dsila  vks  di 
lui  prodotts  dil  padre  MeèilUtii  eel  secolo  1V«  degli  etti  de*  sétnti  ÉeMéésiàiii , 
e  ds'esdri  Bellsadisai  osli*  spoeifdlce  al  cono  I.  di  Msrto. 

{a*)  lì  Lemèerislli  ia  aas  Inms  scrìtte  di  Sieoi  il  di  XV.  di  LegUo  i  /Sf . 
si  PillsgriM  gif  dà  rs^uiglio  dslis  morte  del  SéMéù  sacoKleii  le  Firémte 
il  di  XI*  di  ^asl  mete.  <Qfaetto  fondsmento,  al  qiuie  si  sppeagis  TsiteraioBe  di 
Montia.  sembra  #  ebe  noa  dot  febbe  patire  akaaa  difitoUà .  Iliig'  eaaonico  Smt^ 
mini  ^  U  tal  aatorìtà  è  ptssso  di  ms  di  gran  peso ,  matte  la  caorte  dal  SmMasi 
Iwl  Settembre  dell' amie  aaedentao  i|8f.  e  1  tuo  scntinsnto  mi  fleae  cooralÙ 
date  da  ^anto  àtaaaa  W  Putmi  nèUa  Difesa  dell'  tnferiMte  tL  ore  nella  pre. 
fiisloAi  ai  lettori  attetts»  ^aalmente  a?aado  ctsf metto  il  tao  libro  ad  e«e  Smi^ 
ifimi^  aocioesb^  gli  desse  t&UA^AÌ  metesiio  fìiorl»  noA  potè  aterna  ritpossa  per 
la  grafe  malattia,  da  cai  allora i  ^ioè  nell'Ottobre  del  ifSS.  ti  trovava  oppres» 
so ,  la  Qutle  per  XL  mèli  sveadolo  fleritAlmsménte  tormentato ,  lo  tolic  fioaU 
mente  di  vita*   Conuado  adaoqae  dall' Ottobre  ifgÉ.  fioo  al  Settembre    i5tf. 

Jaetto  mote    viene  ad  etter  TXiL  e  per  conteguertta  il  precito   della    oiorte  del 
Mlvidii .   Non  iareodo  tattavia ,   che  con  ciò  rimanga  affatto  rigettata  la  testi» 
monianaa  dal  Lernhardilii ,    né  il  detto  del  Fentamni  ;    ma   converrà    attentfet 


35i 

» 

Risposta  di  Torquato  Tasso  al  Discorso  di  Orazio 
Lombardelli  intorno  a^contrasti^  che  si  fanno,  et.  Jn 
Ferrara  a  istanga  di  Giovanni  Vasalini  1 586.  inS.      L.  ^. 

*  £  ip  MantOPOtper  yOsfbnna  i586.  in  i».  come  pvra 
Belle  L^tt^e famigliari  del  Tasso  lib.  i^pag.  no.  (i)  3. 

Il  Beffa,  ovvero  della  Favola  dell'Eneide^  Dialogo  di 
Malatesta  Porta,  con  una  difesa  d^lla  fnorte  di  Solìmai» 
np  QoU»  GerusiiUinme  liberata  recata  a  vì^io  dell'arte 
in  €[uel  Poecna.  In  Rimino  per  Gio\^fi^nni  Simbémi  iSSq. 
ine.  5. 

Annotazioni  sopra  la  Gerusalemme  liberata  di  Tor-r 
quatp  TassOo  fajtte  dal  Gavalier  Boriifacio  Martinelli 
(àa-Gesom).  fa  Boiogn(i  per  Alessandro  Benaeci^  iSd?. 
in/^.  6. 

Annotazioni  di  Scipio  Gentili  sopra  Ja  Gerusalemme 
liberata  di  Torquato  Tas^o»  In  Leida  i5S6.  in  8»  senza 
Stampatore.  (2).  6. 

im^M  del  w9  iibjK>  s9lto  noxan  4ì  CeHiQ  Fiwmi  «  qwlÀ6p»%ll  p^r  fr^tt 

Ipity  UggMide  «  fMFeflootufie  pecoraggini  .di  péd^ntì ,  «dditando  «qui  i) 
LiOff^rdelU^-eéì  jpdii  -«oiQvoRdo  i'altima  ^M>e«  in  Utteva  majuaciile,  par 
far  meglio  eefnpfendere  di  etiì  egli  parlava.  E  pure  il  Lombardelli  eoa 
gran  Tirtù  di^sqnulapdo  simili  ingiunei  lìo'aupi  Ponti  toscani  lodò  il  Sai» 
i^iatf,  CQn  cìtfLT^  ancora  guestp  .librp  ftps^Q^  pel  igfa^le  e^li  era  Mnsa  no- 
l^e  oltraggiato.  JJQd^^  e|i^  9(^1  j5&9*  rcMpipb}!^  iJ  Jj^omo^rdeìlf  in  Sleng^ 
nel  fare  strìngere  amicizia  tra  nw>  e  'i  Pi^UsgriWy  di  Ipi  scrive  #  ques^p 
SMondo,  che  £on<Mc«rà  ffiaiilo  appreaao  alle  lettere  egli  sia  gentile  • 
oott«ae  gontilttomo  ( OpeM  Jet  Tasso  t.  V.pag.  ^97*) 

(i)  Il  Lomèardelti  rimale  poco  soddisfatto  di  questa  risposta  del  Taeso 
per  ^ualchp  espressione,  die  l'Oddi  confidò  al  Pellegrino ^  e  che  non  fu 
né  .pure  da  ^qesto  approvata  {Opere  d^l  Tas$o  t.  y.pag.  39$.  397 ') 

W  Quelito  Qentili  tr^^duasp  in  verini  |)s%inetri  du^  primi  carati  del  ppe- 
SD#  del  T^s^o,  già  p(d  ^QÌQ  di  gplym^ÙiQS  fatti  ^taivp^ire  h  prioi#  vojta 


^^ 


P.  A  ^tfjf.  )i6.)  mette  Is  morte  del  Sahian  upl  F^bbrsÌP  del  iSf^r  lOfiq^to  for- 
te il  ci{>  credpce  ^a|  fpélfit^,  ph^  Piérfnii^scQ  f^mH  i»e  rpcìt<i>  U  Orw^ns  f«- 
ner^lè  f|i  X}(11-  PeH>rsÌo  d^)  1 1 8^,  KCQpdo  Ip  ^sile  fipr^n^inp ,  c)ip  s^cpodp  ii 
rQQ^IJo  ^ra  i)  ;f/?o.  f*J- 

(fk)  Meiia  «rniitiMiina  vit*  4«l  Tmìo  •«rittt  Ami  Mg.  a]?*t«  tf«r«ifii»elM(fA«t'aUn  qogiAl- 
«ioni  mi  \p.  i4||uniny t«^|^ «rr  d^«^9  ««lia|atÌfnoe)lf»Jia  l«t|p  (PM'4S®<^^  t«^  9^)  o^f 
il  Salpiati  morì,  come  at««riioe  il  Fontanini,  agli  XI.  di  Loglio  d«l  i58^  dopo  d  «itero 
•uto  j^r  |ii^  i)i^t«^9  l^«9»o  tr^T»gliat^  4a  aii«  i^ffripità  o«tiii»tiwia>s. 


35:1 

dal  gioitane  Aldo  in  Venezia  presso  AUcheìlo  Saticato  nel  i58S.  in  4« 
con  sua  lettera  al  Gentili  (a^),  e  approvati  dal  Tasso  in  altra  ad  Alberte 
Parma  tra  quelle  della  edizione  di  Praga  {pag.  58.).  Ci  sono  ancorai 
due  ultimi  canti  da  lui  parimente  fatti  latini  {b*)  { Annotazioni  tieì Genti- 
li  al  can,  VII.  st.  58./?.  124*  ed.  /.)  Giovanni  Cinelli  essendo  medico  in 
5.  Cene^io,  patria  del  C(?/zh/i  nelPiceno^o  Marca  di  >tfiicana«  ingannato  da 
un  parente  di  lui  scrisse  nella  Scanzia  XI.  della  sua  Biblioteca'  Telan- 
te, e  he  questo,,  «Scipio  morì  a  Spoleti,  mentre  andava  a  Rotna,  chiamatovi 
da  Paolo  V.  per  segretario  delle  lettere  latine,,.  Ma  il  famoso  3fagEab^ 
chi  avendo  Tunno  dopo  comunicata  al  Cinelli  una  lettera  di  GioiHsnniFa^ 
brìziOj  venutagli  da  Altorf^  luogo  vicino  a  Norimberga  in  Franconia  ne* 
confini  del  Palatinato  superiore  con  avviso,  che  il  Gentili  in  qnell'ao^ 
cad.  luterana  A*Altorf  ^xk  professore  di  legge  in  luogo  di  Pier  Fessemi 
becio,  eia  ivi  morto  eretico  ai  vii.  di  Agosto  1616.  esso  Cinelli  yedendo, 
che  si  trattava  di  cosa  grave,  bentosto  nella  Scanzia  XIV.  se  ne  disdis- 
se pubblicamente,  manifestando  ancora  per  nome  la  persona,  cbelo»- 
veva  ingannato  (pag,  9*)*  ^1  Gentili^  che  fu  lodato  con  Orazione  funera- 
le da  Michele  Piccarto,  non  però  senza  menzogne,  rimase  quivi  seppel-* 
lito  presso  Ugone  Donello  con  epitafio  postogli  da' suoi  figlinoli  (c^),  in 
cui  si  esprime  la  sua  apostasia  dalla  cattolica  fede,  e  quella  parimente 

(tf*)  La  prima  volta  che  uscirono  i  due  primi  Cdmi  del  poema  del  T^tso  tra- 
dotti in  versi  esaoietri  da  Scipione  Gentili ,  non  fa,  secondo  Monsig,  il  cui  sba» 
glio  è  cornane  a  lai  con  Giovanni  Cinelli  ^  in  Vene\ia  presso  il  Salicmio  nel  ifff* 
in  4.;  ma  in  Lione  presso  Giovanni  Alhuséo  nel  ifS4t  pure  in  4*.  Il  giovane 
Aldo ,  avendo  ricevuta  una  copia  di  questa  prima  edizione  da  Alessandro  Conte» 
rini ,  che  era  di  ritorno  da  Parigi  coi  cavaliere  Giovanni  Moro,^  stato  ambasda- 
dore  per  la  repubblica  a  quella  carte ,  diede  a  ristamparla  al  Salicétto  e  vi  i{* 
giunse  nei  principio  una  sua  lettera  latina  allo  stesso  Gemili  »  il  quale  era  allora 
in  età  di  vent' anni ,  che  sei  anni  prima,  cioè  nel  sao  dccimoqaarto  con  aaa 
elegante  egloga  de  Christi  natali  erasi  segnalato . 

f/*)  £  stampaci  in  Venezia  nello  stesso  anno  lySf.  in  4.,  col  titolo»  Sci^ 
Gentilis  Solymeidos  libri  duo  poste riores  ('"}  •  11  Gentili  era  in  Londra  ,  quando  pie* 
ae  a  traslatare  in  versi  esametri  il  poema  del  Tasso  :  il  che  si  raccoglie  da  alai* 
ni  suoi  versi  premessi  ai  due  primi  canti,  dove  afferma  di  esser  hospes  plceaMs^ 
accennando  la  sua  patria  di  s.  Genesio,  per  la  quale  gli  dà  Iodi  anche  il  giovane 
Aldo  nella  lettera  sopraddetta.  Mandò  alle  stampe  varie  opere  assai  prcazate  ésd  pro- 
fessori della  giurisprudenza  t  che  era  la  sua  principale  occupazione;  ma  a  noi  la- 
sciò a  desiderare  quella,  che  in  aueste  sue  annotazioni  ci  acceons  (  Canto  XII. 
stani.  %.  p.  \(>9.edi\.  /.),  starsi  allora  da  lui  lavorando  intorno  allew^oci  antìchis- 
,.  sime  conservate  néth  lingua  degl'italiani ,  le  quali  tra  romani  erano  ^là  dimea- 
„  ticate  e  sepolte  »  :  recandone  un  eiempio  nella  voce  comhto^ ,  derivata  dall' 
antico  volsar  latino  corrotto ,  e  generata  dal  greco  :  il  che  conferma  con  f*  ao- 
torità  di  Carisio  vecchio  grammatico  . 

(c*^  Il  anello  riporta  l'epitafio  del  Gentili  con    tutte  quelle  particolarità  ,  che 
Monsignore  ne  ha  qui   trascritte:  ma  poiché  vi  si  parla  di  Ugone  Donello  ,  sog. 
giugnerò  che  il  Gentili  recitò  nella  morte  di  lui ,  avvenuta  nei  Maggio  del  i^fi. 
VOra\ione  che  poi  fu  stampata  in  Annovia  presso  il  fFecheli  nel  1604.  in  t.  die* 
tro  gii  Opuscoli  postumi  del  Donello  f  da  esso  Gentili  raccolti  e  divulgati  • 

^♦)  11  SerHfri  assicura  ch^  €(i»-«r«  tr;;4ii/i«i»c  àv'  «lut  ulfini  libri  non  ti  è  mai  VMfa. 


353 

Discorsi,  e  annotazioni  di  Giulio  Guastavini  sopra 
laGerusalemme  liberata  di  Torquato  Tasso  (con  un  In- 
dice ridotto  a  capi).  In  Genova  presso  gli  eredi  di  Gi- 
rolamo  Bartoli  iSga.  in  ^,  (i).  L.     6. 

della  moglie  Maddalena  Calandrìna  lucchese,  di  Alberigo  fratello  di  5cf- 
pio  e  di  Maiteo,  padre  d'entrambi,  il  quale  fu  protomedico  di  Lubiana^ 
capitale  del  ducato  della  Carniola,  altramente  Cragno^  donde  esso  Mat'^ 
teo  con  la  famiglia  dovette  partire  per  l'editto  dell'arciduca,  e  indi  im- 
peradore  Ferdinando  II.  il  qual  volle,  che  ne' suoi  stati  ereditaij  si  pro-> 
fessasse  la  sola  religione  cattolica.  Siccome  Scipio  Gentili^  cosi  Lodovico 
CastelvetrOj  al  dire  dell'uhimo  suo  panegirista  (Opere  critiche pag.  77.) 
ebbe  la  fortuna  di  trovare  ancor  egli  chi  lo  esaltasse  con  un  bello  epita^ 
fio,  e  con  orazione  funerale  in  Chiavenna^  luogo  neireretica  pop«lazio« 
ne  in  tutto  simile  ad  Altorf:  il  che  diede  sì  gran  pena  altre  volte^  che  si 
passò  a  fingere,  che  fosse  morto  in  patria,  e  non  in  Ckiavenna.  Dirò  qui  di 
passaggio^  che  Giambat,  Boccolini  nel  1726.  avendomi  trasmesso  il  pro- 
spetto della  sua  Istoria  degli  scrittori  dell'Umbria  e  del  Piceno^  comincia- 
fa  a  stamparsi  in  Foligno^  fu  da  me  avvertito  a  non  far  passare  per  catto- 
lici questi  Gentili  disertori  della  santa  fede,  con  occultare  anfjcor  egli  chi 
fossero,  e  come  finirono.  Si  nominano  Imperadori  apostati  e  re  e  prin- 
cipi grandi,  per  loro  funesta  e  somma  disgrazia  caduti  in  tal  precipizio;  e 
non  si  avranno  da  nominare  i  Gentili  da  5.  Genesio^  nome  per  altro  comu- 
ne in  Italia  a  più  famiglie  degne  e  cattoliche  qua  e  là  sparse,  le  quali 
non  hanno  che  fare  Tuna  con  l'altra.  Nel  rimanente  il  libro  delle  anno- 
tazioni del  Gentili^  da  lui  messe  fuora  in  età  di  ^3.  anni,  mentre  col  fra- 
tello Alberigo  se  ne  stava  in  Londra^  donde  venne  il  libro  in  Italia,  e  do* 
ve  l'impressione  era  fatta  e  non  in  Leida,  il  che  chiaramente  si  esprime 
in  principio  del  la  dedicatoria,  è  stimabileper  molte  e  belle  osservazioni;  e 
come  altro  non  ci  fosse,  basterebbe  questo  solo  a  mostrare  il  gran  pregio 
della  Gerusalemme:  e  fu  esso  libro  a  quel  tempo  in  Italia  assai  riputato, 
come  si  scorge  da  una  lettera  del  padre  abate  Oddi  al  primicerio  Pelle» 
grino  {Opere  del  Tasso  tom.  V.p.  398.).  Quindi  è,  che  dietro  al  poema 
del  Tasso  sì  ristampò  due  volte  in  Genova,  e  poi  un'altra  in  Padova  a- 
vanti  alle  prime  annotazioni  del  Guastavini,  le  quali  accresciute  furono 
poi  stampate  a  parte,  come  diremo;  benché  però  nelle  ristampe  italiane 
del  libro  del  Gentili,  non  si  mise  la  sua  lettera  dedicatoria  a  Guglielmo 
d'Albaspina,  ambasciatore  di  Francia  in  Inghilterra,  e  padre  di  Gabriel» 
lo,  famoso  vescovo  d'Orleans.  Alle  annotazioni  del  Gentili  e  del  Guasta- 
vini  poste  insieme  a  parte  senza  il  poema  e  ristampate  in  Venezia  presso 
Niccolò  Misserìni  nel  1625.  in  24-  »  indi  unite  al  poema  in  Padova  pres* 
so  Pier  Paolo  Tozzi  1628.  in  4-  si  aggiunsero  le  Notizie  istoriche  di  Lo' 
renzo  Pignorìa  con  alcuni  versi  latini  di  Publio  Fontana  e  di  Giusto 
RicqiUo. 

(i)  Il  Guastavini  oltre  al  reprimere  che  fa  in  questo  libro  il  Pescetti, 
e  il  Salvimti  senza  nominargli,  risponde  ancora  a  Giovarmi  Talentoni  da 

Tom,  r.  47 


^ 


354 

Dimostrazione  di  Ciampìer  d'Alessandro  de^ Luoghi^ 
tolti  e  imitati  dal  Tasso  nella  Gerusalemme  liberata. 
In  Napoli  per  Costantino  Vitale  i6o4-  ^^  ^*  (^)*    ^*      ^* 

Comparazione  di  Torquato  Tasso  con  Omero  e  Virgi- 
lio insieme  con  la  difesa  deir Ariosto,  paragonato  ad 
Omero,  di  Paolo  Beni.  In  Padova  per  Batista  Martini 
i6if^.  in  4*  edizione  II.  (b).  iìì. 

FivìtizanOy  che  nella  sua  Lezione  sopra  il  principio  del  Canz0nier  del 
Petrarca  area  fatte  opposisioni  alla  proposisiose  e  invocasione  del  Tas» 
$o,  il  qnal  poi  scrivendo  al  Guastavìni  (Lettere  Ub,  I,  pag.  6i.  edix,  di 
Bergamo)  dice^  che  il  Talentoni  si  è  attribaite  molte  cose  sue  neirim* 
pugnarlo.  Bisogna  avvertire,  che  questo  libro  del  Guastavìni  fu  stampato 
in  Pavia,  non  essendosi  potuto  stampare  in  Genova  per  cagione^  la  qual 
si  tace.  Così  a  nome  dello  stampator  Barioli  si  palesa  neiravviso,  prepo* 
sto  ai  Luoghi  osservati  dal  Guastavìni^  appiè  della  Gerusalemme^  da  lui 
stampata  in  Cenopa  nell'anno  iSgo.  in  4"  Ma  pai  queste  poche  parole 
furono  tolte  via  dalle  altre  edizioni. 

(m)  Qaesto  sctitcora  ,  dottor  di  leggi ,  era  da  GdUtent  o  sia  Gdlatha  e  però 
ebiamsvssi  GaUuo  •  nel  regno  di  Napoli .  In  priacipìo  dell'opera  sta  la  Vita  del 
Tdsw  in  riatietto  (*),  e  in  fine  delle  Dimastraiìont  dalla  pag.  151.  fino  alla  xyj. 
▼i  li  legge  im  libro  di  Epigrammi  del  medesimo  autore  ,  dedicato  a  don  GiroU» 
mo  de'  Monti ,  marchese  di  CoriglianOf  al  quale  son  similmente  indiritte  le  sud- 
dette Dimostrazioni . 

(^)  Dieci  Discorsi  comprende  questa,  che  qui  si  dice  edizione  seconda  filtra 
dal  Martini  in  casa  e  a  spese  deirantore  che  così  legge&i  nel  froiitispixìo,  siceome 
n#l)*aUima  pagina  vi  sta  similmente  impresso  nella  BaaianM,  cioè  nella  stampe- 
ria del  Beni  »  conforme  altrove  provammo  della  Salicata  »  L'  altra  edizione  che  la 
precedette,  £itta  similmente  in  Padova  presso  Lorenzo  Pasqmati  nel  1607  ia  4. 
non  contiene  più  che  sette  Discorsi  \  ma  non  pertanto  l'edizione  del  1611-  non 
pa^  chiamarsi  propriameare  edizione  seconda  •  Se  Monsignore  avesse  anche  qui 
fatt'uso  di  quella  diligenaa,  con  la  qnale  gli  riusci  di  scoprire  tante  fraudi  e  im« 
posture  in  materia  di  stampa ,  confrontando  l'impressione  del  Martini  eoa  qodla 
ét\  Pasqaati  si  sarebbe  a  prima  occhiata  avveduto,  che  il  Beni  fece  in  primo  Juo- 

S>  tor  via  le  due  prime  carte  da  molti  esemplari  di  quella  del  Pesfmati  e  pm 
ede  a  listampar  al  Martini  il  frontispizio  e  la  prefazione  con  qaalche  cambia- 
naeaaa  e  con  la  giaott  di  una  lunga  dedicazione  a  Giovanni  UL  conte  di  Fìsci. 
«4giÀ#.  In  secondo  luoga  il  Benìmrb  dall'edizione  del  Pasguéti  riltimo  (bgìio 
(  registro  RR  )  ove  era  il  finimento  del  Discorse  seuimo  e  la  tavola  delle  cose 
più  notabili»  contenute  nei  sette  Discorsi,  supplendovi  il  difetto  col  comincia* 
mento  dtW  ottavo  Discorso  e  continuando  con  nuovo  aìfibeto  e  registro  ni» 
no  alla  fine  del  decimo ,  al  qua!  luogo  trasportò  la  suddetta  tsvots  e  qnelu  vi  ag. 
giunse  dei  tre  naovi  Diseorsi .  Non  fece  egli  pertanto  aaa  seconda  cdiahioe  dei 

{^)  Qnetto  compendio  della  TÌta  di  Torquato  oltre  all'estere,  leoondo  il  ^indisio  del 
Sitassi  (  tom.  I.  paf  •  s*  vita  del  Tasso  )  icarfitiimo  di  notiaie,  è  anche  poco  acenrato,  a 
ibaglia  perfino  il  laogo,  e  l'anno  della  natcita  d^I  paefia.  Emo  l'ir  il  pri^o  c4*i#Baiia»' «Ha 
l«o«»  impevocckè  ftta»tuiM|no  Oio.  BaiiHn  X^ttsc  tcrivoaaA  la  taa  tìI4  dftl  Tmsao  ael 
1600»  itam^oiii  poi  f  olamente  nel  z6ai.  pel  Deuchin^  di  Veneuia  in  la. 


355 

•»  -  Il  CofFredo,  ovvero  la  Cerasalemme  liberata  del 
Tasso  col  cemento  (sopra  Ganti  X.)  In  Pado\^a  per 
Francesco  Bolgetta  1616.  in  4-  (*)•  li-  ^7* 

Sètte  primi  »  usciti  già  nel  léoy.  mi  con  la  giunti  degli  ultimi  tre  ^  non  prima 
tttmpati  »  li  lasciò  uscir  fuori  tutti  e  iteci  con  altro  frontispizio  e  col  nome  del 
Martini 9  direttore  della  Benidnn  nel  i6it.  dando  coti  a  credere  che  questa  fesse 
di  tutta  Topcra  una  ediiione  seconda  •  Altra  non  dissomitliante  fraude  lasciò  cor- 
rere ,  chi  '1  crederebbe?  anche  monsignor  Fontaninì  nell'impressione  d'una  sua 
opera,  ed  è  quella,  de  AntiquitAtibus  Hortà,  che  dlYÌfa  in  II.  libri,  fa  fgttM  im- 
primer da  lui  la  prima  Tolta  in  Roma  per  Francesco  Gcjti^aga  nel  X708.  in  4. 
La  seconda  Tolta  fu  inserita  nel  tome/  Vili,  parte  III.  del  Thesaurus  antìquita» 
rum  &  Historiarum  Italia  ^  stampato  in' Leida  da  Pie  tre  '  Tonde  r»Aa  nel  171 1« 
in  foglio  ;  e  poi  nell'anno  medesimo  con  la  giunta  di  un  terso  libro  ella  noora* 
mente  comparte  in  Roma  dalla  stamperia  di  Rocco  Bernabò  in  4.  qualificata  nel 
frontispizio  per  terza  edizione  ,  editio  tenia  aucta  &  recognlta  e  raffermati  per 
terza  anche  dall'autore  in  una  bricTC  prefazione  che  al  nuoTO  frontispizio  sta  an- 
nessa •  Ma  '1  fatto  non  è  cosL  La  sumpa  dei  due  primi  libri  è  quella  del  lyot. 
fatta  già  dal  Gonzaga,  Il  Bernabò  ne  tolse  Tia  il  frontispizio,  lostimendone  un 
altro  col  proprio  nome  e  con  l'anno  171).  senza  arer  allot  l'aTTettenxa  di  mn- 
tarTÌ  almeno  l'ultima  pagina,  la  quale  mette  in  pien  lume  la  falsità  della  Tantata  teraa 
edizione .  Nel  muuto  frontispizio  si  legge ,  Roma  ex  typographia  Rocchi  Ber/uM 
MDCCXXIIL  e  nel  fine  del  libro  II.  e  dell'indice»  dopo  V errata  sta  impresso, 
Roma  excudebat  Franciscus  Gon^afa  MDCCVIIL  succedendovi  il  libro  III,  non 
più  stampato  .  Ed  ecco  che  ancor  Monsignore  Tolontariamente  è  inciampato  nel  me- 
desimo fallo,  di  cui  ha  notato  molti  altri;  onde  gli  si  può  applicare  quel  noto 
Terso  ,  (  Petrarca  ne'  Trionfi  Cap*  L  ) 

Tal  biasma  altrui ,  che  se  stesso  condanna  • 
La  somiglianza  del  fatto  mi  ha  fatto  sviare.  Tornando  ora  aila  Comparazioni  del  Beni^ 
non  posso  non  istupirmi  della  poca  diligenza  usata  nella  edizione  dell'  opere  del  Tas* 
so  fatta  in  Firenze  in  VI.  tomi  in  fog.  doTe  nel  tomo  VI  è  stata  inserita  la  detta  Co/ti- 
paraxione  senza  i  tre  ultimi  Z^iicorii,  aggiunti  asli  altri  sette  àt\Beni\t  ad  esem* 
pio  delia  edizione  Fiorentina  era  incorsa  nel  diretto  medesimo  ancke  la  Tenr^tim 
fftf,  oTe  nel  tomo  Vili,  furono  impressi  i  soli  sette  Discorsi',  ma  nel  comò  XI.  ti 
ammendo  l'errore  col  porvi  i  tre  ultimi  .  Questa  edizione  Veneziana  è  piò  copio. 
sa  della  Fiorentina  e  contiene  non  solo  l'opere  tutte  del  Tasso  di  già  srampate, 
con  le  scritture  a  lui  appartenenti ,  ma  ne  ha  molte  ancora   non  pnma  usare  e 

{*)  II  sì^.  abate  Serafti  (  vita  del  Tasso  tom.  r.  pa^.  ZXIV.  )  ci  fa  aapara  essargli  £ox» 
tanatanente  capitato  i)  prim*  volum*  di  ona  rittanipa  di  questo  Commonào  11  qoale  è  di 
pa^.  fra?.  «  n^  arriva  più  oltre  oh«  alla  fisa  dal  6.  eanto,  •  il  ma  froBtitpisio  è  il  flv|r«eii« 
te.  •«  Il  Goffredo  ovvero  la  GérutaUmma  LihormSa  del  Tasso  col  oemmoaSo  dal  Boni  et* 
,3  dove  il  Veni  oltre  il  migliorar  in  questa  seconda  ttanipa  varj  laoghi  oommanta  di  più  i 
fidiaci  aitimi  canti  con  l'aj^ffitutta  di  una  copiosa  tarala  ch'era  malto  detiderata.  Alla 
„  santità  di  N.S.  Urbano  Vili.  In  Padova  per  Gmspero  Crioollarl  MDXTV. in 4., .L'au- 
tore nella  dedicatoria  dice  che  in  c[uetta  seconda  edisione  il  suo  Commento  sarebbe  ria- 
aoito  per  ogni  parte  intiero,  e  ohe  il  prima  essendo  stato  a  lai  isTolata,  aa  nomo  tno  fret- 
tolosamente stampato,  per  maturo  parto  non  rioonosceasi  da  Ini.  Il  Sorassi  aappono  oho 
per  essere  sopraggiunta  la  morto  doirautoro  rimaneaso  sgraaiatamento  interrotta  la  starn^ 
pa,  perisse  il  manoscritto,  di  eoi  mai  no»  si  è  potuto  avaro  eontosaa,  •  andassero  a  malo 
tutti  gli  esemplari  del  primo  volume  già  impressi,  poiché  non  solo  non  havvi  chi  iaooia 
mansione  d'aloun  d'osai,  ma  ninno  te  n'è  trovato  nemmeno  nella  BMiotoea  Barhoriaog 
nella  quale  pure  csserTono  dovoTa,  aTondo  l'autore  dedicata  l'opera  ad  Urbano  Vili. 
onde  lusingasi  che  il  suo  aia  nou  sol  raro  ma  unico.  Il  Conunonto  del  Boni  oho  abbiamo 
tattochi  non  maturo  parto  di  lui  è  astai  oomeadato  dal  Bmruffmldi. 


356 

Osservazioni  (LXXXII.)  sopra  il  Goffredo  di  Torqua- 
to Tasso,  composte  da  Matteo  Ferchie  da  Veglia  Minor 
Conventuale^  Teologo  pubblico  dell'Università  di  Pa- 
dova. In  Padana  per  Gìambatista  Pasquati  i64^.   in 

la.  (lì.  .  ^* 

Riffessione  di  Carlo  Fona  intorno  alla  prima  Osserva- 
zione sopra  il  Goffredo  del  Tasso  del  P.  Matteo  da  Ve- 
glia. In  Verona  per  Francesco  Rossi  164^.  in  la.  3. 
Confronto  critico  di  Marcantonio  Nalitra  laprima  Os- 
servazione del  Padre  VegliaJ  e  la  Riflessione  dei  Fona 
medici  di  Verona.  In  Padova  presso  il  Crwellari  (1643.) 
in  i^.  (a).  3. 

(i)  Riguardano  varj  luoghi  di  tutti  i  Canti  XX.  né  il  padre  Veglia  an- 
dò più  avanti,  perchè,  ticcome  io  intesi  da  chi  lo  conobbe,  ogni  qual  Tol- 
ta vi  mite  mano,  fu  sopraggiunto  da  malattia  mortale.  Nella  osservazione 
XXIV.  seguendo  egli  tutti  i  buoni  teologi  dietro  al  maestro  delle  Sen- 
tenze nel  lib.  III.  dist.  xxxviii.  senza  sofismi  e  sottigliezze  tratta  sana- 
mente della  bugia,  mostrando  non  esser  mai  senza  peccato  veniale  o 
mortale. 

(a)  Il  Nali  da  Montagnana,  terra  del  padovano,  attribuisce  ai  due  Po* 
na,  Francesco  e  Carlo^  padre  e  figliuolo,  la  riflessione  di  poche  carte, 
che  nella  stampa  è  attribuita  ad  un  solo  {a*)y  e  qualificata  col  nome  di 
studiosa. 

tratte  da  codici  originali  e  sicari  •  Ella  è  in  XII.  tomi  in  4.  principiata  da  Carlo 
Buonarrigo  nel  1711.  continuata  gli  ann-  .cgucuti  e  con  la  direzione  dell'accura- 
to Segfuiii  da  Stefano  Monti  nel  1741.  tennuiau  (*) , 

(a*)  Carlo  Pona ,  che  in  età  assai  giovanile  scrisse  la  sua  Riflessione  coatra  il 
padre  Matteo  Ferchie  da  Veglia  ,  attesta  quivi  pag.  9.  di  non  aver  posta  mano 
alla  stessa  senza  il  consiglio  e  senza  ia  direzione  e  assistenza  del  cayalier  Francesco  suo 

Sadre:  onde  il  Nalt  attribuendola  all'uno  ed  ali*  altro  »  ood  ha  scoperto  un  recoa« 
ito  e  grande  arcano;  e  se  il  Fontanini  Toìea  qui  fiirne  parola,  dovea  rendere  an- 
cora affisati  i  lettori  della  sincera  confessione  di  Carlo  e  liberarlo  dalla  tacita  no- 
ta,  che  gl'impone  di  plagio.  La  ragione,  per  cai  prese  il  Nali  a  difendere  il 
padre  Ferchie ,  fii  principalmente  perchè  qaesti  era  stato  sao  maestro  nello  studio 
di  Padova  •  Di  lai  ci  è  qualche  altra  cosa  alle  stampe . 

{*)  Qaal  Giuseppe  Mauro,  che  come  leg^rcsi  n«l  fr«nti«pÌEÌo  d^l  i.  voi.  della  edixìone 
▼•n«BÌana,  impresto  ^ik  nel  17*2.  r&cooli«  le  «pere  del  Tasso  fu  il  padre  don  Bonifa-zio 
Collina,  il  quale  Tolle  nascondere  ilTero  tao  none,  e  fu  quegli  che  diede  incomincia- 
mento  a  questa  ediiione.  Il  Sermssi  benché  atta!  la  commendi  per  le  giunte,  che  tì  si  tro- 
TanOf  dice  però  che  »,  volendosi  fare  una  eompiuta  raccolta  di  tutto  quello  ohe  risguar- 
„  dava  il  Tatso,  e  il  tao  poema,  ti  poterano  ag'i^iangfere  diversi  altri  opuscoli  „  (vita  del 
Tasso  tom.  %.  pag.  LVIIt.  ).  L'edisione  di  Firon^e  come  molto  corretta,  è  quella  di  cui 
per  lo  più  si  valsero  i  sig.  Vocabolaristi,  e  a  lei  aggingneii  dal  Bravetti  nel  suo  indice 
questa  di  Venezia,  come  la  più  compiuta,  e  presiota. 


357 

Il  Vaglio 5  risposte  apologetiche  di  Paolo  Àbrìanìalle 
Osservazioni  del  Padre  Veglia  sopra  il  Goffredo  di  Tor- 
quato Tasso.  In  Venezia  per  Francesco  Fahasense  1687. 
in  4*  (a).  L.     5. 

Bilancia  critica  di  Mario  Zito,  in  cui  bilanciati  alcu- 
ni luoghi,  notati  come  difettosi,  nella  GerusBlemrae  li- 
berata del  Tasso,  trovansi  di  giusto  peso  secondo  le 
pandette  della  lingua  Italiana.  In  Napoli  presso  il  Ca^ 
valli  i685  .  m  8.  (i)  (b).  4* 

(i)  Qui  iìniscnno  gli  studj  (*),  e  le  controyersie  intorno  al  poema  del 

(df^  Il  Fdglio  dtWAtridni  fa  stampato  dal  Valvasense  nel  lééi.tent'anni  e  nou  già 
dodici  o  tredici  dopo  le  Ossuva\ioni  del  padre  Fcrchic  da  Veglia  ,  come  VAhriani 
Tolle  darci  a  credere  nella  tua  prefazione,  per  far  parer  meno  tarda  la  coniparsa 
delle  sue  Risposte.  Circa  la  edizione  del  1687.  prodotta  dai  Fontanini  non  ho 
troTata  persona  che  me  ne  abbia  saputo  render  conto;  e  però  dubito,  che  qui  pa- 
re sia  corso  uno  de'  suoi  soliti  sbagli  •  Trovandosi  fra'  miei  codici  in  8.  due  tomet. 
ti  di  lettere  originali  dtWAbriarù  »  ebbi  modo  di  trarne  alcune  particolari  noti, 
zie  intorno  a  lui,  del  qnale  si  sa  pochissimo.  E  primieramente  ricaTO  da  una  sua 
lettera  del  più  Tecchio  codice,  che  Vicenza  fu  la  sua  patria:  il  che  chiaramente 
apparisce  da  un  suo  Epigramma  ^  impresso  pag.  118.  nella  Parte  I.  degli  Allori 
di  Eurota,  poesie  di  diversi  in  lode  del  principe  Cammillo  Panfilio ,  raccolte  da 
Girolamo  Brusoni  e  stampate  dal  Valva sense  in  Venezia  nel  1661.  in  4.  In  età 
di  tent'aani  entrò,  nell'  ordine  carmelitano  col  nome  di  Francesco .  Terminati  i 
tuoi  stadj  di  filosofia  e  teologia ,  si  esercitò  nella  predicazione  in  più  luoghi  e  fat- 
to poscia  maestro  dal  padre  generale  fira  Teodoro  Straccio  nel  1658.  ebbe  la  reg- 
genza di  CremoUno  diocesi  d  Acqui  e  poi  quelle  di  Genova ,  di  Verona ,  di  PadO" 
va  e  di  Vicen\a\  e  questo  fa  nel  1654*  dopo  il  qual  temoo  nei  registri  carmeli- 
tani ,  visitati  a  mia  istanza  in  Roma  dal  padre  maestro  fra  Mariano  Ruele ,  che 
più  copiosamente  tratterà  di  lui  nella  sua  Biblioteca  carmelitana  ,  più  non  si  leg- 
ge il  nome  dell'  Ahriani ,  il  quale  poco  dopo ,  per  le  ragioni  addotte  da  esso  in 
alcune  delle  sue  lettere,  si  trovò  costretto  a  uscire  dal  religioso  istituto,  che  per 
trent'  anni  continui  avea  professato  e  a  ripigliare  in  abito  da  Prete  il  nome  di 
Paolo  ,  che  era  stato  probabilmente  il  suo  nome  battesimale  e  con  cui  le 
rendettero  a  tutti  più  noto  le  varie  «pere  da  lui  divolgate ,  non  meno  in  prosa 
che  in  verso ,  fra  le  quali  oltre  alle  già  ricordate  dal  Fontanìni  non  occupa  l'ulti- 
mo luogo  il  volgarizzamento  delle  Ode  e  della  Poetica  di  Ora\io  stampato  pure 
dal  Valvasense  nel  léSo.  in  xz.  Visse  fino  all'estrema  vecchiaja  e  vicino  a  mor- 
te ordinò  nel  suo  testamento  d'essere  sepolto  nel  Carmine  di  Venezia  ,  dove  pia- 
mente morì  ai  xzvi.  di  Aprile  nel  1699.  in  età  d'anni  XCII.  come  si  ha  dall* 
iscrizione  sepolcrale ,  postagli  snl  maro  del  chiostro  di  quel  convento . 

(b)  *  £  in  Vene\ia  per  Zaccaria  Contatti  ad  istanze  ai  Domenico  Antonio  Par» 
fino  X  6p  !•  in  8. 

(*)  V'ingaiinate>  Mcnii^nore  dicendo  cotì^ perdio  qui  non  finiiconogli  itndi  intorno  al 
poema  del  Tasso,  e  9.  anni  innan«i  alla  riitampa  romana  della  TOfttra  Biblioteca  fatta  il 
il  I7a6.  ti  pabhlioarono  in  Ven^mia  per  Gio,  de  Paoli  in  fa.  le  ,,  Riflessioni  sopra  Ja  Ge- 
rusalemme Uh.  di  Torquato  Tasso  di  Pietro  Carahà  sacerdote  ^eneto^,  nelle  quali  sono 
«oso  hnono  assai,  particolarmente  per  ciò  che  riguarda  la  storia  di  quell'impresa,  e  gli 
eroi»  ohe  v^intervonaero.  A  questa  poi  sembrami  che  Tannotatoie  della  Bibliot.  Jtal.  a- 
Trebbo  potuto  aggiagnere  Taltr'opera  intorno  al  Teresa  esoita  Tanno  1747.  per  lo  stampa. 


3óa 

Tasso  (a*),  le  quali  furono  accompagnate  da  non  pochi  sofismi  e  cavilla- 

Qaesta  che  sembri  essere  una  seconda  edizione  della  BiUncÌM  di  Afarié  Ziro^ 
non  è  altro,  se  non  nat  £i!sificazioae  della  già  fiitti  sei  anni  prima  dal  CénfmUi 
in  Napoli,  alla  quale  il  Parrlno  levò  in  molte  copie  il  primo  foglio  e  moatran» 
do  dì  iferla  fatta  ristampare  a  tue  spese  dal  Conidui  in  Veneiid  dedicolia  ad  al- 
tro soggetto  ,  per  riportarne  o  protezione  o  regalo ,  quando  più  tosto  di  tomignaa- 
ti  impostare  darsi  dovrebbe  agli  artefici  condannagione  e  gastigo  •  Il  peggio  ti  è 
che  1  ambizione  e  la  vanità  di  chi  accetta  sì  fatte  dedicazioni  non  solo  calToJca 
non  ignora  la  fraude»  ma  la  promove  e  la  premia . 

{a^)  Non  però  finirono  le  opposizioni  fatte  allo  stesso  poema  da  alcuni  Epid 
italiani,  che  mettendolo  in  paragone  co' loro  poemi  ebbero  la  prosunziooe  di 
tentar  di  abbassarlo  e  la  vanità  ai  magnificare  se  stessi  e  le  cose  loro  ;  del  quale 
inutile  sforzo  altro  frutto  non  riportarono  se  non  confusione  e  ditprexao  •  Il 
primo  di  costoro  fu  Gabriele  Zìnano  da  Reggio  di  Lombardia,  uomo  per  altro  di 
sapere  e  di  grido,  il  quale  nel  lèi).  avendo  stampato  in  Venezia  pretto  il  JDtM» 
chino  in  4.  il  suo  poema  ócW Eracleide ,  vi  appiccò  in  fondo  XLI.  opp0siiiomi  òu 
Ini  dette  d'inurto  e  vi  affibbiò  altrettante  Risposte  col  finto  nome  di  Vimctmxjio 
Antonio  Sorella  :  beffatone  perciò  assai  piacevolmente  da  Scipione  Errico  nelle 
sue  misteriose  Guerre  ài  Parnaso  (  pag.  ix$»  e  scgg.  In  Ven,  1645.  in  11.):  epe* 
ra  non  affatto  favolosa  e  fantastica:  poiché  sotto  quelle  ingegnose  fiaxioni  eg^ 
andò  eoa  dcttretza  adombrando  le  Rivoluzioni  e  le  Guerre  di  Fiandra  e  qoe'  can« 
to  strepitosi  avvenimenti  da  celebri  penne  descritti  •  Dopo  il  Zinami  atei  ìa 
campo  AicanÌ0  Grandi  da  Lecce  col  suo  poema  del  Tancredi  impreuo  la  «ccoo- 
da  volta  in  Lecce  da  Pier  Micheli  nel  léjé.  in  ii.,colqual  credendo  e  volendo 
persuadere  il  mondo  di  aver  superato  ogni  altro  poema  e  quello  principalmente 
del  Tasso ,  si  valse  dalla  penna  e  più  del  nome  di  Giuliocesare  Grandi  tuo  fratel* 
lo,  lasciando  uscire  sotto  nome  di  lui  presso  il  medesimo  stampatore  nel  xé37« 
in  S.  un'opera  intitolata  VEpopeja  divisa  in  cinque  libri ^  aggiuntovi  il  sesto  di 
critiche  considerazioni ,  che  per  lo  più  tendono  a  deprimete  il  Gofredo  e  ad  etal* 
tare  il  Tancredi',  e  perchè  Giampiero  di  Alessandro  avea  pubblicata  molti  anai 
prima  la,,  Dimo str azione  àt'X^o^x  tolti  e  imitati  dal  Tasso  nella  GprusMltmmt 
„  liberata  „  il  Grandi  procurò  che  quetti  ttendetse  un  altro  Discorso  intorno  ali* 
„  eccellenze  e  perfezioni  del  Tancredi  con  le  dimostrazioni  de'  luoghi  imitati,,: 
il  qual  Discorso,  benché  si  millanti  dal  Grandi  ^Qornt  allora  dato  alia  luce,  non 
però  lo  afFermano  né  il  Toppi  nella  Biblioteca  Napoletana,  tihV Angeli  nella  Vi- 
ta del  Grandi.  Dietro  a  costoro  nominerò  in  terzo  luogo  Niccola  Villani  da  ^r- 
«ro/tf,  miglior  critico,  che  poeta,  il  quale  sena* alcuna  necettità  pottosi  a  rivedere 
i  conti  alla  Gerusalemme  liberata  nel  suo  Fagiano  (  pag.  $69.  e  tegg.  )  dopo  aver 
detto  e  ridetto  esser  questa  poema  „  tciiia  dubbio  alcuao  migliore?!  tutti  jgrjì  tU 
„  tri  e  di  quanti  ne  ha  la  toscana  £ivella  „  mette  in  campo  varie  considerazioni  e 
fattosi,  al  dire  dei  Crescimbtni  (  Voi.  IL  pag.  457.  adii,  di  Vene\ia),  attorce 
giudice  contra  il  Tasso,  ne  dà  questa  decinva  tenteaia»  che  quel  poema  „  noa 
„  é  consumato  e  perfetto  e  di  ogni  numero  attoluto  come  pare  che  il  mondo  gè. 
„neralmente  ti  dia  ad  intendere,,;  laonde»  dopo  arar  teatenziato ,  che  il  poema 
deir^naii9  in  alcuna  parte  lo  avanza ,  toggiognc  che  quello  del,,  Tasso  può  mol. 
,,  to  bene  esser  avanzato:  e  chi  vive , vede ,,  alludendo  a  mio  credere,  con  qoeate 
ultime  parole  al  poema  della  Fiorenza  difesa  che  egli  stava  scrivendo  ,  ma  che 
non  ebbe  tempo  di  terminare,  poiché  toiameote  dopo  la  morte  di  lui   se  ne    di- 

tore  Stefano  Orlandini  in  ta.  Intitolata  «,  Nnove  Annotazioni  di  autore  moderno»  sopra 
,,  la  Gerusmlemmt  liberata  di  Torquato  Tarlo, il  coi  astore  si  ta  estere  don  Paoìo  wm» 
>*  gonfi,  che  roorì  noa  molto  dopo  nell'età  di  anni  80.  in  Kéte  tua  patria  (5er«m  rita  dol 
„  T«ii9  tom.  a.  pa^.  LXVIII.  )  „  . 


3j9 

ctoni,  matsimamente  per  parte  della  nostra  famosa  Crusca  (à^)^  alla  qua- 
le non  aderirono  molti  de' principali  né  meno  in  Firenze  (b*)y  benché  il 
Sahiati  s'ingegnasse  d'interessarvi  tutti,  e  anche  i  ferraresi^  co'quali  spes* 
so  trovavasi,  come  provisionato  dal  duca  di  Ferrara y  dopo  esserlo  stato 
da  quello  di  Sora.  Il  Patristj^  nemico  d'AristoUley  poco  diroto  ad  0/7ie*- 
ro  e  unicamente  seguace  delle  sue  proprie  opinioni,  vi  cadde,  come  gli 
altri,  nel  suo  Parere  e  più  nel  Trimerone,  do?e  palesò  molto  cruccio  di 
esserne  stato  colto  dal  Tasso  nella  sna  Risposta^  il  quale  però  non  volle 
più  replicargli.  Il  Mazzoni^  e  il  Guarirti ^  guadagnati  con  lusinghe,  si 
contennero  da  politici,  stando  a  guardare  {*),  Così  fu  allora  osservato  da 
Domenico  Chiariti  lucchese  in  una  lettera  al  Pellegrino  {Opere  del  Tas" 

vttlgaroDo  i  primi  Vili,  canti,  ttampati  io  Roma  pesto  Aat^e  LaMàini  nel 
ié4i.  io  4.  RiiuMé  pertanto  il  poema  del  Tasto  e  rimarrà  sempre  'io  c^ucll' ono- 
rato po8Co»ia  cui  lo  ba  collocato  il  sao  merito  e  la  stessa  invìdia  lo  ha  tcabilito. 
(a*)  Sofisti  e  cavillatori  sono  nella  mente  del  Fontanini  tutti  coloro  .  che  ban. 
no  la  disgraiia  dì  non  entrare  ne' suoi  sentimenti  e  di  contrariarli ,  anzi  di  aterfi 
tempo  fa  contrariati  senza  aver  prevedato  di  doverlo  avere  un  giorno  per  avver- 
sario.  La  sua  Eloqu€n\a  Italiana  rin^ccia  continuamente  sofismi  e  ca-villi  a  per- 
sone TÌvcAtf  o  da  gran  tempo  già  estinte,  ami  ad  intere  bencbc  famose  acca* 
demie ,  ed  ancora  sue  come  eri  aaella  della  Crusca^  coi  pure  dì  qualche  gratitu- 
dine ed  onoraiiza  era  in  debito  .  JPer  quanto  di  parzialità  egli  avesse  a  difesa  del 
Tasso,  contro  di  cui  alcuni  di  quell'accademia  si  erano  sollevati  ,  non  poteva  ne- 

fra  re  che  il  Tasio  avesse  dato  il  primo  eccitamento  alla  rissa  con  aver  ingiuriata 
a  nazione  fiorentina  nel  suo  Goni^aga  IL  pubblicato  da  lai  aTanti  il  Carafa  del 
PelUgrino  dove  la  preminenza  data  al  Tasso  sovra  I'  Ariosto  non  Siria  divenuta 
causa  di  lor  particolare  intereate  ,  come  già  lo  era  quella  delle  offese  lor  fatte  nei 
dialoflo  del  Gonzaga .  Di  ciò  se  ne  ha  ani  prova  evidente  dalla  lettera  di  Bernar* 
io  Dai^aa\ati  t' ^ao  degli  accademici  della  Crusca  e  uno  insieme  degli  avversar) 
del  7*tfiia  scritta  nel  1599.3!  t^mxott  Boccia  Valori  e  posta  in  fine  del  suo  volg"*. 
rizzamento  di  Tacito ,  nella  quale  scendendo  egli  a  parlare  della  nazion  fiorenti- 
na ^  dice,  che  il  Tasso  ^  detto  da  lui  per  derisione  il  Tassino ^  crasi  sbracciato 
per  avvilirlo  • 

{b*)  Quando  il  Tasso  si  portò  i  Firenze ,  chimitovi  dal  granduca  Ferdinando, 
il  che  fa  nella  primavera  dell'anno  if 90.  riferisce  il  narcnese  Af^aio  nella  Vita 
di  lui  (  pag.  10 f.  della  edizione  di  Roma  16)  f.  in  ti.  )  ,  che  tì  fu  sommamente 
careggiato  da  esso  granduca  e  da  tutti  i  nobili  della  corte  e  della  città  e  „  spe. 
„  cialmente  da' signori  della  Crusca,  i  quali  onorarono  altrettanto  la  saa  persona, 
N  quanto  avevano  prima  l'opere  dì  lui  biasimate „•  Nella  pagina  seguente  il  Fon- 
tanini ci  dà  an  bel  catalogo  d'uomini  insignì,  co'qaalì  si  tra  consigliato  il  Tasso 
nel  lavoro  dei  suo  poema .  A  questi  poteva  iggiugnere  il  nostro  Celio  Magno  ;  e 
le  Lettere  poetiche  del  Tasso  medesimo  ce    ne  rendono  pieni  fede  • 

(*")  Non  bene  qui  ipie^ati  Moniif^nore  se  dir  voglio  che  il  Manzoni  ed  il  Guarirti  gaa- 
dagnati  fossero  con  lutingke  dal  Tasso,  o  da*  suoi  aTTersart.  Ma  che  che  abbia  inteso  di 
dire  il  Fontanini  quello  di  mi  non  v'ha  dubbiosi  è,  che  il  tlÌa±%Onì  fa  tempre  amico  del 
Tasso,  come  Io  fa  q«evti  di  Ifti,  ed  è,  dira  il  Sdraisi  „  (  rifa  del  Tassa  Xom»  i*  p»g  aoi.  ) 
,,  cosa  notabile,  che  con  tatti  gli  sforzi  che  fecero  gli  accademici  d«»tta  Crusca  yer  ti- 
,,  rarlo  dal  loro  partito  in  tempo  delle  controvorio  sopra  la  Geriifa/éfAme,  eg^li  noi>  si  Ja« 
,,  sciò  smover  punto  dal  tuo  proposito,  anzi  nel  più  gran  bollova  di  qa«ll0  qniltioni  pre- 
,,  se  ad  illattrare  nella  saa  opera  (della  difesa  della  Commedia  di  Dante)  alenai  passi  di 
,,  qnett*  Bobilìatimo  poema  „  E  il  Ouarini  non  perche  guadagailt»  foM4  con  lusinghe, 
»on  p«r  emalaatoa  letteraria,  ma  per  gelotia  di  donne,  e  prima  deUa  eoatraveriie  intor- 
Be  al  Goffredo  d'amicÌMimo  ch'egli  ara  avvartario  divenna  del  Tessooi  •  perehi  magna- 


3o6 

SO  toni.  V,pag.  4oo.).  Ma  generalmente  poi  tutta  Tltalia  per  più  riguar- 
di, senza  pregiudicio  àeW Ariosto,  si  ride  favorevole  al  Tasso.  Il  Salvia^ 
ti  stesso  in  una  lettera  al  Pellegrino  si  ridusse  a  qualificare  le  8ue  alter- 
cazioni  per  dispute  dialettiche;  e  in  fine  della  sua  Stacciata  prima,  cosk 
detta  quasiché  le  seguenti  non  dovessero,  come  questa,  esser  dì  fior  difa^ 
rina,  ma  di  cruschello,  ebbe  a  confessare  di  aver  contrariato  al  Tasso  per 
servire  alla  causa,  che  in  sustanza  vuol  dire,  per  contendere  all'uso  de' 
superbi  e  ostinati  sofisti,  i  quali  non  voglion  mai  cedere.  Il  Pellegrino  in 
una  lettera  al  Lombardelli  diede  a  queste  contese  il  nome  proprio  di  sot- 
tigliezze, come  originate  dalla  falsa  e  contenziosa  dialettica^  la  quale  per 
molte  prove  si  sa  essere  il  vero  fonte  de' sofismi  e  di  tutti  gli  errori.  Il 
medesimo  Pellegrino  in  quel  suo  Dialogo  altro  non  fece,  che  modesta- 
mente dire,  come  si  pratica  ne' dialoghi,  che  il  poema  epico  del  Tasso  a 
lui  parca  più  conforme  alle  regole  deìV Epopeja  insegnate  suU' osserva- 
zione de' più  famosi  antichi  nella  poetica  d* Aristotile ^  che  non  era  il  poe- 
ma romanzo  dell'^no^i^o^  da  cui  non  sembra,  che  né  pur  si  pensasse  a 
tal  libro,  il  quale  a  quel  tempo,  prima  del  Trissino  e  dei  Robortello^  era 
generalmente  negletto  e  appena  guardato^  specialmente  poi  da* nostri 
poeti  volgari,  per  non  dire  tenuto  in  pochissimo  conto  in  paragone  degli 
altri  libri  aristotelici,  li  quali  nelle  scuole  dove  peranco  non  penetrava 
alcun  lume  di  buona  letteratura,  per  via  d'interpreti  e  di  litigiosi  co- 
mentatori  s'intrusero  dapertutto;  laddove  in  tante  scritture  di  sopra  ac- 
cennate^ si  pretese  di  sostenere^  che  il  Goffredo  fosse  stato  del  tutto  ante- 
posto 9\VOrlandOy  benché  in  contrario  e  il  Tasso  e  il  Pellegrino  aperta- 
mente si  dichiarassero^  salvo,  che  al  Tasso  uomo  onestissimo,  parve  tal- 
volta, che  VAriostOy  e  Dante  ancora,  da  lui  per  altro  al  sommo  stimato 
entrassero  nel  numero  di  coloro,  i  quali,  come  ebbe  a  dire,  ,,  si  lasciano 
cadere  le  brache  ,,  (Lettere poetiche pag.  86.). 

Per  far  conoscere  a  qual  segno  arrivasse  la  modestia  e  docilità  del  Tas- 
so in  prender  consiglio  in  cose  letterarie  e  del  suo  poema  dagli  nomini 
più  distinti^  i  quali  al  suo  tempo  fiorivano  in  Italia,  soggiungerò  quii 
nomi  non  già  di  tutti^  ma  di  molti,  de'quali  si  vede  fatta  rammemorau- 
za  negli  scritti  di  lui  stesso,  e  in  quelli  di  altri. 

1  Alberti  Filippo.  io  Malpigli  Lorenzo. 

2  Amalteo  Giambatista.  1 1  Mei  Girolamo. 

3  Angeli  da  Barga  Piero.  i%  Nobili  Flamminio. 

4  Antoniano  AVpìo, dipoi  cardinale  i3  Pinelli  Gianvincenzo . 

5  Borghesi  Diomede.  i4  Ruggero  abate  Giulio . 

6  Capponi  Orazio,  dipoi  vescovo  iS  Salviati  Lionardo , 
dì  Carpentrasso. 

7  Corbinelli  Jacopo.  i6  Scalabrino  Luca, 
9  Gonzaga   Scipione    patriarca   e  i^i  Speroni  Sperone. 

poi  cardinale. 
9  Guarirli  Batista.  i8  Veniero  Domenico. 

BÌmo  ^d  onorato  gentilaomo  ei  fa  tempre  conitrvò  nalladimanoo  molta  stima  e  per  Tor- 
quato  e  per  le  cote  tue,  che  mal  volentieri  vedeva  attasiinate  dagTignoranti  ioipreatori, 
•  «he  anehe  tal  volta  por  compattione  £è  pii\  correttamente  riit%mpare  (  Sertuii  ih .  par. 
*63.  ). 


36i 

Perciò  non  è  maraviglia  trovarsi  piii  testi  originali  di  quel  poema^  oltre 
alPaverlo  il  patriarca  Gonzaga  trascritto  di  sua  propria  mano.  Di  qui  av- 
venne, che  in  tale  occasione  si  stampò  e  ristampò  sempre  con  gran  di- 
spiacimento del  TassOy  dacché  uscito  il  primo  testo  di  mano  al  marche* 
se  Cornelio  BentivogUo^  antenato  del  vivente  sig.  Cardinale  del  medesi- 
mo nome  da  me  qui  mentovato  per  cagione  di  onoranza,  se  ne  vide  la 
prima  volta  stampata  una  parte  con  tal  sentimento  del  Tasso  (Lettere p. 
171.  4^8.  ediz,  del  Segni),  che  se  ne  dolse  con  Ippolito  figliuol  di  Come» 
liOy  e  sino  co'Veneziani.  Si  vede,  che  il  Tasso  ebbe  a  cuore  il  precetto 
ricordato  dal  Muzio  conseguenti  versi  nel  libro  III.  dell'arte  poetica, 
-  -  -  non  vo',  che  tu  ti  appaghi  Ne  andrò  a  trovare  il  mio  caro  mae- 
Del    tuo  giudicio,  che  ragion   non       atro, 

vuole.  Il  reverendo  Egnazio:  e  dirò:  pa- 

Ch'altri  prenda  di  sé  l' ultima  cura .       dre , 

Se  d'alcun  scritto  mio  farò  pensiero  Deh  per  Dio  vedi  i  parti  del  tuo  fi- 
Ch*egli   abbia  a  faticar  dell'altrui       glio; 

lingue.  Non  lascerò  di  gire  al  picciol  Reno 

Io  farò  anche  pensier,  prima  che  '1  A  trovare  il  gran  Romolo^  oltre  all' 

vegga  alpi 

Librajo  o  stampator,  che  '1  mio  Ac-  A  cercar  manderò  Giulio  Camillo* 

ciajuoli  Ricorrerò  ai  maestri  della  lingua^ 

Vi  adopri  il  suo  mtfrtello,  e  la  sua  Al  buon  Trifon  Gabriello,  al  sacro 

incude.  Bembo; 

Pregherò  il  dotto  Celio,  che  tralasci  Andrò  in  Toscana  al  Varchi,  al  To- 
di alti  suoi  studj,  ed  a  me  porga       lomei^ 

orecchio:  E  correrò  aVinegia  al  buon  Veniero. 

Finalmente  il  Tasso  mancò  di  vita  in  Roma  d'anni  li.  tra  i  frati  girola- 
mini  di  sant'Onofrio  ai  ^5.  di  Aprile  1  SoS.  E  sopra  gli  onori  a  lui  fatti  ci 
é  una  lettera  di  Maurizio  Cataneo  ad  Ercole  Tasso  de'29.  di  detto  mese. 

CAPO    XII. 

Scrittori  intorno  al  Poema  di  Dante. 

X/ialogo  di  Antonio  Manetti  (raeconciato  da  Girola- 
mo Beni  vieni)  circa  il  sito,  la  forma,  e  le  misure  delPIn- 
ferno  di  Dante  (insieme  con  la  Commedia).  In  Firenze 
presso  i  Giunti  i5o6.  in  8.  (a).  8. 

(tf)  Benché  dal  titolo  dell'opera  apparisca  non  esser? i  cke  un  solo  dialogo,  dne 
però  sono  i  dialoghi  nella  medesima  contenati;  e  questi  non  solamente  racconcia» 
ti  furono  dai  Btnivieni ,  ma  stesi  di  pianta  in  quei  modo  e  secondo  quell'ordine, 
con  cui  esso  gli  area  raccolti  dalla  vira  Toce  e  da  alcuni  pochi  anzi  abboui ,  che 
scritti  di  esso  Manetti  ,  cke  prcrenuto  dalla  morte  non  ebbe  tempo  di  porli  in 
carta  e  di  dare  ad  essi  la  debita  forma:  onde  l'opera  yieae  ad  essere  laroro  più- 
Tom.  I.  48 


36ià 

Il  GomeDto  di  Giovanni  Boccaccio  sópra  XVI.  Canti, 
e  XVIL  versi  dèi  Canto XVII.  deirinferno  di  Dante.  Sta 
nel  tomo  V.  e  nel  VI.  di  alcune  delle  Opere  Volgari  in 
prosa  del  Boccaccio,  stampate  in  Napoli  nel  17114*  ^^^ 
la  falsa  data  di  Firenze  in  tomi  VI.  in  8.  (a)(*). 

Pierfrancesco  Giambullari  Accademico  Fiorentino, 
del  sito,  forma,  e  misure  dell'Inferno  di  Dante,  lit  Fi^ 
renze per  Neri  Dortelata  i544-  ^^  ^-(O-  L-      3* 

(i)  In  principio  e  in  fine  lì  è  V  Area  di  Noè  col  motto  di  Dante  nel 
Ctmto  II.  del  Paradiso. 

L'acqua,  ch'io  prendo,  giammai  non  si  corse* 
Il  Varchi  uéìVErcolano  {pag.  3i3.)  in  vece  di  Dortelata  sctìv e  à'Ortohh 
ta,  e  fa  poca  stima  della  sua  ortografia  per  la  pronunzia  fiorentina^  usa- 
ta anche  nella  versione  del  Cemento  del  Ficino  sopra  il  Convivio  di  JP/o- 
t0h€y  la  quale  ortografia  dal  sig.  canonico  Salvini  (  Fasti p.  80.  )  ai  attri- 
buisce a  Cosimo  Bart oli:  e  ìììiuzio^  scrivendo  al  marchese  del  Vasto, 
{Lèttere pag.  85.  86.)  accenna  tale  ortografia  con  dire  di  non  mettere  a 

Juesta,  o  a  quella  parola  méovi  accenti,  in  che  ella  consiste.  Giovanni 
lorchiati  nel  dedicare  al  C/a/nÌ2i//ari  il  suo  Trattato  de' Dittonghi  to- 
scani loda  il  Comento  di  lui  sopra  Dante ^  del  quale  non  se  ne  sa  altra 
nuova  (i"^).  Però  l'originale  sul  Ca/z^o /•  potrebbe  esserci  tuttavia   con 

tosto  che  racconciamento  del  Benivienì .  L'uno  e  l'altro  dialogo  sono  indirittì  da 
lui  a  Benedetto  Marietti ,  fratello  del  defonto  Antonio .  Nel  orimo  entrano  a  ra- 
gionare esso  Antonio  ed  il  Benivienii  nel  secondo  Antonio  Miglioretti  e  Framce» 
SCO  da  Meleto  gentituomio)  fiorentini  •  L'operi  fii  poi  di  grtnd'aso  a  molti  sposi- 
tori  itW Inferno  dì  Dante,  si  nei  loro  tomenti,  si  nelle  loro  ievioni  accademi- 
che e  particolarmente  al  Giambullari  in  quell'opera  che  con  lo  stesso  titolo  si  ve- 
de a  stampa . 

(a)  Si  dice  qui  molto  nel  titolo»  ma  non  si  dice  tutto.  Vi  si  passa  in  tilenùo 
non  cièche  merita  che  sia  taciuto,  ma  ciò  che  spiace,  che  sia  rammemorato: 
cioè  le  Annotazioni  dall'abate  Anton  Maria  Salvini  »  poste  nel  fine  del  tomo  VI. 
(  P^g*  33^*  3^^'  )  Qacste  tatt'slcro  sono ,  che,,  piacevoli  cose  grammaticali  ,,.  Illu. 
strano  il  testo  ,  correggono  il  comento  e  fan  conoscere  quanto  il  Salvini  fosse  ver. 
fato  non  solo  in  varie  lingue,  ma  in  tutta  la  buona  «rudizione.  lì  Comento  è  stato  sr^m. 
pato  taprk  un  testo  t  penna,  che  era  del  cavslrere  AittoM  Francesce  Marmi.  Nel. 
fa  mia  giovanezza  mi  sovviene  di  averne  redato  an  altro  vecchio  esemplare  ìa 
fòglio  appresso  il  dottor  Jacopo  Grandi  medico  e  letterato  di  vaglia.  A  Lorenzo  Cic* 
carelli  si  ha  l'obbligo  della  pubblicazione  d!  questo  Comento  del  Boccaccio ,  come 
pdre  degli  altri  IV.  tomi  stampati  in  Nùpoli  con  la  Alsa  data  di  Firenze  e  anche 
delle  due  correttissime  edizioni  del  Decamerone  ,  Tuna  in  it.  e  l'altra  in  8.  eoa 
la  falsa  data  di  Amsurdam  :  di  che  ne  rende  avvertiti  monsignore  Bottari  nelle 
sue  fiote  alle  lettere  di  fra  Guittone  A'Are\\o  pag.  189. 

{h*)  Alfonso  de*Pa\y,  acl  XLL  de*  suoi  sonetti  centra  il  Varchi  dà  gentil mcn. 
te  la  burla  mì  GiamtaUari  per  cotesto  suo  Cemento  sopra  Dante,  da  lui  comin. 
ciato  e  seguito,  ma  non  mai  difolgato: 

(*)  OaIIa  Cntsea  iì  cita  e  ^ueit*opéra  e  questa  ««ìitiono. 


36S 

-  -  Lezioni  sopra  alcubi  Luoghi  di  Dante,  In  Firenze 
presso  il  Torrentino  i55i.  inS.  {a).  L.     8. 

Lezioni  di  Accademici  Fiorentini  sopra  Dante  (rac« 
colte  da  Antonfrancesco  Doni:)  e  sono  di  Francesco  Ve- 
rini, di  Giambatista  Celli,  di  Giovanni  Strozzi,  di  Pier- 
francesco  Giambullari,  di  Cosimo  Bartoli,  di  Giambati- 
sta da  Cerreto,  e  di  Mario  Tanci  ).  In  Firenze  presso  il 
Doni  i547*  libro  l.  (solamente),  in  4*  io. 

Lettura  (prima^  divisa  in  lezioni  XIL)  di  Giambatista 
Celli  sopra  Tlnferno  di  Dante^  letta  nell'Accademia 
Fiorentina  In  Firenze  (per  Bartolommeo  Sermartelli  ) 
i554«  in  8.  5. 

^  ^  Lettura  II*  (  lezioni  X.  )  sopra  Tlnfemo  di  Dante* 
In  Firenze  presso  il  Torrentino  i555.  ino.  5. 

-  -  Lettura  III.  (lezioni  IX.)  sopra  ^Inferno  di  Dante. 
In  Firenze  ( presso  il  Torrentino  )  i556.  in  8.  5. 

-  -  Lettura  IV.  l  lezioni  X.  )  sopra  Tlnferno  di  Dantc}^^ 
In  Firenze  presso  il  Torrentino  i558,  in  8,  5^ 

-  -  Lettura  V.  (  lezioni  X.  ).  sopra  Plnfemo  di  Dante. 
In  Firenze  (presso  il  Torrentino  )  i558.  in  8^  5t 

•  ^  Lettura  VI.  (  lezioni  X.  )  sopra  Plnferno  di  Dantet 
In  Firenze  (presso  il  Torrentino  y  i56i.  Ì7^  8.  5. 

f-  «  Lettura  VII.  (  lezioni  XL  )  sopra  Tlnferno  di  Dan- 
te.  In  Firenze  presso  il  Torrentino  iSyi.  in  8.  (*)•  5. 

qnesto  principio:  ,,  1 538  a  dì  i5.  di  Ottobre,  Martedì  sera  a  ore  3.  di 
,,  notte  suol  essere  comune  usanza  », . 

Voi  comiodsnii  mi  pAOs'io,  ptr  burla 
Il  Comento  di  VdMte^  e  poi  da  ?ero 
Lo  sefuitaiti;  al  fin  per. dirne  il  Tero» 
£i  fuor  non  esce»  e  con  voi  resta  in  burla. 
(4)  Nel  principio  di  queste  IV.  Zìiìomì  del  GidmhulUrì^  recitate   da  lui  nell' 
accademia  fiorentina  »  ci  è  il  suo  ritratto .  Dai  FéUii  conséUrì  dei   signor  canoni» 

(*)  Nel  tempo  medeiimo»  olie  aTTerto  ettere  qaeite  fettt  Lettura  oliate  dalla  Crufcm 
noterò  ancbe  di  arere  osseryate  alcnne  differenEe  fra  il  Brap^tti^tàìl  Fontanili  ne|  rir 
portar  lo  lezioni,  ohe  in  ciateana  d'otto  contoagonti.  Qao|^H  dico,  che  aon  novo  tolo  ma 
dioei  ««B  lo  lezioni  della  Ireiliir«  III.  madiei  aoa  diooi  fftoUo  doiU  VI. ,  o  dieci  bob  qb- 
dioi  «[Bollo  dolla  Vllf  Io  però  avoado  potato  Todoro  qttett'Qltiai»«  trorai  che  aoa  il  X#a« 
tanini  ma  il  Brodetti  h%  nrcto  ahbaf  lio  iatorno  ad  ot#a>  oad*  no»  »•  f  9*U  dei  doo  er#" 
der  mi  doUa  elio  errato  abbia  iBtorao  aU'altro.  Palla  C''tf#ce  fi  tanti  puro  Tutt9  leZettio» 
ni  di  Gioeatnkatistm  Celli  (  cbo  eomo  nota  il  CreQ^nna  cptl  tta  appretto  ia  tooo  di  Gel" 
li  )  fatte  da  lui  nelV aceademta  fioreniina  od  improtio  aol  iSSi.  Ftrenaoia  8.  dello  ^Ba- 
li già  fayellati  dal  Fontaninie  dal  Zobo. 


364 

-  -  Il  Cello  sopra  un  luogo  di  Dante  nel  XVI.  Canto 
del  Purgatorio,  della  creazione  deiranima  razionale  (le* 
zioni  in.  col  ritratto  del  Cello  in  principio.  ).  In  Firen- 
ze  ( presso  il  Tórrentino  )  i54B«  in  8.  (a).  L.      5. 

Lezioni  (  XII.)  fatte  neli^ Accademia  Fiorentina  so- 
pra varj  luoghi  di  Dante  (del  Canto  XVI.  del  Pargato- 
rio,  e  del  Canto  XXVI.  del  Paradiso  (e  del  Petrarca. 
In  Firenze  {Presso  il  Tórrentino)  i555.  in  8.  (i)  (bj.     8. 


(i)  Non  veggo  da  alcuno  osservato,  come  il  presente  tìtolo,  che  è  il 
ro  di  questo  ultimo  libro,  per  inganno  fu  scambiato  in  un  altro,  il  quale 
di  primo  aspetto  si  riconosce  per  falso,  ed  è  questo:  ,,  Tutte  le  lezioni  di 
^,  Giambatista  Gelliy  fatte  da  lui  nell'accademia  fiorentina.  In  Firenze 
„  per  Lorenzo  Tórrentino  i55i.  ,,.  Questo  titolo  si  convince  per  falso 
dall'altro  vero  dianzi  riferito,  e  con  ragione,  perchè  queste  lezioni,  che 
per  inganno  si  dicono  Tutte,  non  son  Tutte;  ma  XII.  sole,  cioè  una  piccola 
parte  di  tutte^  come  apparisce  dalle  suddette  letture  del  medesimo  Gelli^ 

co  Salvini  (pag«  68.^  si  ha  il  tempo,  in  cai  l' autore  le  ha  recitate  e  qaello  an- 
che della  morte  di  lai,  saccedata  in  Firenze  nel  1^64.  onorato  con  esequie  in 
8.  Maria  Novella  e  con  oraxioae  funerale  da  Cosimo  BaìtoUp  in  compagnia  del 
qaale  era  stato  ammesto  all'accademia  l'anno  stesso  in  cai  ella  ebbe  il  suo  nasci- 
mento .  Le  due  prime  di  queste  IV  Legioni  erano  già  state  impresse  fra  le  Le\iom 
ni  degli  Accademici  fiorentini  B9pt^  Dame  (  psg.  f  5.  2^*)  raccolte  e  pabblicate 
dal  Doni  in  Fioren\a  nel  i  y 47.  hi  4. 

{a)  Queste  III.  Legioni  recitate  dal  Celli  nell*  accademia  fiorentina ,  le  due 
prime  sotto  il  consolato  di  Carlo  Len\oni  nel  1543.  ^  1^  terza  in  altr'anno ,  stan- 
no ancora  fra  le  XII.  Legioni  del  Celli  stampate  nel  if fi.  e  sono  la  terza  e  le 
due  seguenti;  particolarità  dal  Fontanini  non  arvertita.  Nella  prima  di  esse  si  ri» 
feriscono  alquanti  versi  del  poema  inedito  di  Matteo  Palmieri  cittadino  e  poeta 
fiorentino  e  profondo  fiUsofo;  il  quale  a  detto  del  Celli  ^t  non  so  io  per  qaal 
„  nostra  disarrentura  et  sia  cosi  stato  tolto  e  proibito  che  non  si  possa  leggere  , 
»  ledendosi  tanti  degli  altri  che  in  qualche  parte  si  sono  discostati  dalla  deter- 
„  minazìone  della  Chiesa  cristiana  •  siccome  seno  Origene ,  Lauant^io  Firmimnm  e 
„  molti:  imperocché  se  bene  vi  è  quesu  opinione  tenuta  eretica  (  cioè,  cke  le 
„  anime  nostre  sono  angeli,  giustissimamente  dannata  )  e' Te  ne  sono  tante  altre 
„  buone  e  tanti  altri  ammaestramenti  e  precetti,  che  secondo  me  arrecherebbo- 
„  no  agli  uomini  molto  più  utile  che  non  farebbe  qaesta  danno ,  mandandola 
„  in  luce . 

(b)  E  dove  si  lascia  la  lezione  zìi.  sopra  un  luogo  del  canto  XXVII  del  Pmr* 
gateriù^  Se  si  accennano  le  altre  sopra  Dante ^  non  cj  è    ragione  per   escluderne 
questa*  La  Lexione  sopra  alquanti  versi  del   canto  XXVI.  del  Paradiso  tiene  qui 
il  primo  luogo.  Il  Doni  fu  il  primo  a  darla  fuori  tra  quelle  degli  Accademici  fio^ 
rentini  pag    %$,  ma  perchè  «gli  la  pubblicò  assai  lacera  e  monca,  il  Gelli  la     fé* 
ristampare  più  corretta  e   con   qualche  mutazione    dedicandola    ad  Anton  Maria. 
Landi  con  questo  titolo:  La  prima  Legione  fatta  da    lui  V  anno    if4i'    sopra    um 
luogo  di  Dante  nel  XX  VL  Capitolo  iel  Paradiso.  In  Firenze  {presso  il  Torram- 
uno  )  ifi}^.  in  8. 


365 

ciascuna  delle  quali  contiene  più  lezioni  (a*).  Delle  adulterazioni  de' ti- 
toli ho  parlato  altrove;  ma  qui  per  istruzione  altrui  se  ne  porranno  certe 
altre,  forse  non  poco  importanti  a  sapersi.  La  prima  si  è  questa:  y^Dialo* 

9  9  go  di  Jacopo  Ossanese,  nel  quale  si  scoprono  le  astuzie,  con  che  i  lu- 
,,  terani  si  sforzano  d*ingannare  le  persone  semplici  e  tirarle  alla  loro 
,y  setta,  e  si  mostra  la  via,  che  avrebbono  da  tenere  i  principi,  e  i  magi- 
,j  strati  per  estirpare  dagli  stati  loro  le  pesti  dell'eresia,  cosa  in  questi 
„  tempi^'ad  ogni  qualità  di  persone  non  solo  utile,  ma  grandemente  ne- 
„  cessaria.da  intendere.  In  8.  senza  luogo^che  però  è  Basilea yy.  In  fine  si 
trova  espresso  l'anno  i558.  Il  dialogo  è  tutto  eretico,  e  per  entro  si  di- 
ce il  contrario  di  quanto  furbescamente  si  promette  nel  titolo  per  agevo- 
lare impunemente  al  libro  pestifero  Tinsidioso  passaggio  in  Italia.  Il  Mu- 
zio  nella  Varchina  tra  le  battaglie,  o  contese  letterarie,  come  spiega  Ce* 
sare  suo  figliuolo,  scrive  {p.  aS.),  che  s.  Pio  V.  gli  ordinò  di  rispondere 
a  un  libro,  intitolato:  Apologia  Anglicana^  nome  in  apparenza  modesto, 
ma  che  in  effetto  era  una  ,^  acerbissima  invettiva  contro  il  papa,  e  centra 
„  la  chiesa  cattolica  ,,  e  soggiunge,  che  così  usano  di  fare  gli  eretici  {b^)  ; 
dai  libri  de' quali  perciò  bisogna  stare  attenti  in  guardarsi.  Altro  inde- 

(a*)  Il  Fontanini  si  ringallazza  e  si  felicita  per  questa  sua  nuova  scoperta  let- 
teraria  »  in  essa  da  alcuno  non  osscr? aca ,  ma  che  forse  aen  gli  tornerà  a  molto 
onore  .  Pensi  egli  e  a  suo  talento  si  aggiri ,  sarà  sempre  vero  che  qui  in  picn  lu- 
me e' traTede  .  Il  libro  delle  Xil.  Legioni  del  Celli  col  titolo  di  Tutte  fu  stam* 
Dato  nel  1551*  in  8.  e  quello,  che  è  intitolato  Lt^ioni  senza  l'aggiunto  di  Tutte 
ha  nel  frontispizio  l'anno  1555.  Come  dunque  il  primo  titolo  munito  di  una  da- 
ta ant^iore  di  quattro  anni,  potè  per  inganno  esser  cambiato  nell'altro,  che  ha 
la  data  del  ittt?  E  come  più  t«sto  non  si  avrà  a  credere  e  a  dire,  che  il  po- 
steriore frontispizi*  sia  confinto  per  falso  dall'altro  vero  che  di  quattr'anni  il  pre- 
cede? Egli  adduce  in  prova  del  suo  pensamento  che  a  queste  Legioni  non  si  può 
dare,  se  non  per  inganno,  il  titolo  di  Tuxte,  perchè  non  son  Tutte  ^  ma  XII.  so- 
le.  Ma,  se  il  Celli  insino  all'anno  ifn*  non  ne  avea  &tto  più  che  XII.  sole» 
perchè  ? uole  l'oppositore  che  il  Celli  allora  non  le  potesse  dir  Tutte  ?  Egli  sog- 
gin^ne ,  che  non  son  Tutte ,  perchè  ciò  apparisce  dalle  Letture  del  medesimo 
Celli ,  ciascuna  delle  quali  comprende  più  Legioni .  Rispondo  esser  verissimo  che 
ciascuna  delle  VII.  Letture  del  Celli  contiene  più  Legioni  :  ma  egli  è  verissimo, 
ancora ,  che  le  suddette  Letture  cominciarono  ad  uscir  fuora  solamente  dopo  il 
I5n*  poiché  la  prima  di  esse  non  comparve  in  pubblico,  se  non  nel  1554.  vale 
a  dire  tre  anni  dopo  le  XII.  Le\Ì9niy  che  Tutte  allora  furono  chiamate  dal  CeU 
li  ,  perchè  quando  le  diede  fuori ,  erano  veramente  Tutte  •  Quindi  vengo  a  con- 
cludere che  nel  secondo  titolo  del  1555*  si  è  fiitto  bene  a  tacere  l'aggiunto  di 
Tutte ^  perchè  in  quel  tempo  non  eran  Tutte;  laddove  nel  primo  titolo  sta  sen- 
za inganno  quell'aggiunto,  perchè  sino  ai  i$si*  fuori  di  quelle  XII.  altre  non 
ne  aveva  scritte  il  Celli ,  né  pubblicate .  Ecco  dunque  caduto  a  terra  il  ragiona- 
mento del  Fontanini  • 

{h*)  Quando  san  Pio  V,  ordinò  al  Mu^io ,  della  cui  penna  si  valse  in  altre  oc- 
casioni di  rispondere  a  quella  Apologie  detta  dal  Mu^io  harhara  invettiva  (  pag. 
153.  nella  «SWvis  odorifera) ,  non  era  per  anco  asceso  al  pontificato  e  nomarasi 
allora  il  cardinale  Alessandrino .  Autore  di  quell'eretica  scrittura  fii  Giùvanni  IveU 

10  da  Devon^  pseudo  vescovo  sarisburiense ,  che  la  stese  latinamente ,  ma  i  suoi 
partigiani  non  mancarono  di  spargerla  dappertutto  tradotta  in  più  lingue,  ingle- 
se, francese,  italiana,  tedcKa  ed  anche  greca. 


3Ó6 

Quattro  Lezioni  dì  Annibale  Rìnuccini  (la  prima  deìV 
Onore  è  sopra  il  Canto  IV.  deirinferno  di  Dante)  In 
Firenze  per  Lorenzo  Torrentino  i565,  in  8,  (a).     L.    5. 

Cinque  Lezioni  di  Lelio  Bonsi,  lette  nell' Accademia 
Fiorentina  (la  V.  è  sopra  un  luogo  del  Canto  VII.  dell' 
Inferno  di  Dante).  In  Firenze  presso  i  Giunti  i56o.  in 
8.  (*).  6. 

Ragionamenti  di  Cosimo  Barloli  sopra  alcuni  laoghi 
difficili  di  Dante.  In  Venezia  per  Francesco  Franceschi 
1567.  in  4*  6é 

Tre  Lezioni  di  Jacopo  Manzini  Poliziano,  nell'Acca- 
demia degli  Aggirati  detto  il  Confuso,  sopra  alcuni  ver^ 
si  di  Dante  intorno  alle  macchie  della  Luna .  In  Genom 
pa  per  Girolamo  Bartoli  1 690 .  in  ^.  4* 

Discorso  della  Fortuna  ^sopra  il  Canto  VII.  dell'  In- 
ferno di  Dante ^  diviso  in  due  Lezioni  da  Bernardetto 

gno  componimento  0Ì  è  l'infame  Satira  Sotadiea  de  areanìs  amoris  et  Ve* 
neriSf  che  ti  fa  tradotta  in  latino  da  Gio,  Menrsio^e  sapposta  a  Luigia  Si* 
gea  toletana^  dottissima  del  pari  e  onestissima  donna  in  tempo  del  re  FU 
lippo  //.come  scrive  Niccolò  Antonio  (Bibl.  Hisp.  no^aT.tl.p.  Sy.),  il 
quale  non  mostra  avere  avuta  notizia  di  si  nefanda  impostura.  Più  soppor- 
tabile di  queste  falsificazioni  si  è  la  seguente,  fatta  parò  ancor  ella  con 
frauda  e  per  fin  di  guadagno.  Giovanni  Arrigo  BeeUro  nell'anno  i685. 
pubblicò  in  Argentina  presso  Giona  Stedelio  Tistorìa  dell'imperador  Pe^ 
derrgo  III,  scritta  da  Enea  Sihio^  con  aggiungervi  diversi  scrittori,  co- 
me il  Poeta  sassonicOf  Teganoeà  alcuni  altri  già  prima  stampati,  e  con 
far  precedere  a  tutti  una  prefazione  di  GiangiorgioRuìpisio^  la  quale  fu  poi 
tolta  via,  e  mutato  il  primo  titolo  in  quello  di  Scrittori  germanici  e  mes- 
sa la  data  pur  di  Argentina^  ma  del  1702.  presso  Reinardo  DuUseckero, 
facendosi  autore  della  collezione  non  più  il  BecUro^  ma  Giovanni  Schiltt" 
ro,  famoso  giureconsulto  di  detta  città,  al  quale  si  attribuisce  la  nuoTa 
prefazione,  in  cui  si  correggono  alcune  poche  cose  di  tutto  il  volume, 
accennandosi  la  mutazione  dell'ordine,  e  eoa  far  precedere  il  Poeta  sc^s^ 
sonico.  Nel  rimanente  il  libro  è  lo  stesso  di  prima. 


{d)  Non  avrei  che  ridire  sopra  il  titolo  di  qaeito  libro ,  se  monsignore  ne  av 
se  giuiramente  riportato  l'aono  dell' ediaiMe*  fiicea  dal  Torrentino  nel  iféf.  e 
non  mai  nel  if6f.  Le  dette  LeiioMÌ  Buono  pabUicamente  dette  dal  Rinmecini 
nell'accademia  fioreacina  e  dedicata  da  lai  a  Bemmrio  Machiavelli ,  tesoriere  del 
papa  in  Peragiat  donde  anche  è  la  data  ai  z.  di  Marzo  ij4t.  che  era  il  ij4k« 
secondo  lo  stUe  fiorentino  • 

(*)  In  4.  e  non  in  8.  diceii  c[aeito  libro  »•!  Oàtalof^o  Smlieeti, 


367 

Baonromei   Accademico   Fiorentino*  In  Firenze  per 
Giorgio  Marescotti  iSya.  in  8.  (a).  L.     5. 

Discorsi  di  Vincenzio  Buonanni  sopra  la  prima  Can- 
tica del  divìnissimo  Teologo  Dante  Alighieri  del  Bello, 
nobilissimo  Fiorentino,  intitolata  Commedia.  In  Firen^ 
ze  per  Bartolommeo  Sermartelli  i57a.  in  4.  (b).  6. 

Discorso  di  Giovanni  Talentoni  in  forma  di  lezione, 
sopra  la  Maraviglia,  intorno  al  Canto  IV.  del  Purgato- 
rio di  Dante.  In  Mil.  per  Frane.  Paganesco  1597.  in^.  5. 

Lettura  di  Benedetto  Varchi  sopra  il  Canto  XVIL  del 
Purgatorio  di  Dante.  Sta  nelle  Lezioni  dei  Marchi 
pag.  419.  ^ 

-  -  Dichiarazione  sopra  il  Canto  XXV,  del  Purgatorio 
di  Dante  (Parti  IL)  Sta  nelle  Lezioni  del  Varchi  pag. 
a8.  i35.  (1). 

Discorso  di  Alessandro  Sardo  della  Poesia  di  Dante. 
Sta  ne' Discorsi  del  Sardo  pag.  73. 

Le  Tre  Fontane  di  Niccolò  Liburnio  (Piovano  di  San- 
ta Fosca  in  Venezia)  sopra  la  Gramatìca  e  l'Eloquenza 
di  Dante,  del  Petrarca  e  del  Boccaccio.  In  Venezia  per 
Gregorio  Gregorj  i5a6.  in  4.  (a).  8. 

(1)  La  difesa  di  Dante  di  Carlo  Lenmoni  fu  da  noi  collocata  tra  i  gra- 
matici  nella  classe  L  capo  I.  pag.  294* 

(2)  L'autore  dedicando  il  libro  al  patriarca  d'Aquileja,  e  dipoi  cardi- 
nale Marino  Grimani  dice,  che  Tanno  avanti  trovandosi  in  Udine  al 

(a)  II  titolo  dic^  qaalche  cosa  dì  più  •  cioè  la  patria  del  Buonromcì ,  che  fa 
S(tn  Miniato  di  Teieseo ,  e '1  tempo  ia  cui  egli  recitò  qaeste  dae  Le\ìonì  l'anno 
Zf7t.  Tana  ai  VI.  e  l'altra  sititi,  di  Luglio.  L'aotorc  che  fii  discepolo  di  Giovami 
batista  «fr'Fx^ri  detto  il  secondo  Verino^ìt  dedica  a  monsignor  Bernardttto  Miner» 
betti  vescoìTO  di  Are^^  • 

{b)  Tutta  I*opera  di  Dante  è  iatitalata.  Commedia  e  non  la  sola  prima  Canti» 
ca .  Il  Buonanni  si  è  malameate  spiegato  •  Questo  gentiluomo  e  accademico  fio- 
rentino, vuole,  che  il  suo  nome  abUasi  a  scriver  Vincent\io  e  cosi  Lorent\ù,  li^ 
centra  t  fortet\a  ^  aspret^a ,  truccherò  e  tiranne  ^  e  in  somma  che  sili  lettera  \eta. 
quando  è  di  sono  aspro  t  gagliardo,  sia  nel  principio  o  nd  metxo  della  parola* 
se  te  preponga  la  lettera  r  ,  siccome  fecero  i  greci  nel  cognome  di  -Giovanni 
T\ct\e  comentatore  assai  noto  di  Licofrone  ,  che  dal  Magoni  nel  libro  III.  della 
Dtfesn  di  Dante  e  dal  Pamx;  nella  Risposta  al  Ma^^oni  ^iea  con  qiHllo  di  £^- 
i^e  volgarizzato  .  Cosi  dal  Menagio  nelle  Origini  della  lineua  itsliaiMi  pag*  %9**  ^ 
anche  dal  sig.  marchese  Scipione  Maffei  nel  tomo  IV.  delle  Ositrva^ioni  ietterà' 
rie  p.  374.  è  stato  afvertito  che  il  Zanni  delia  nostra  comoitdia  »  il  tempi  di  Eu- 


368 
--  LaSpadadi  lì^nte.  InVenezia  per  Gio.  Antonio  Nic^ 

colini  da  Sabbio  i534-  ^/^  8*  (i)  ^^      4* 

Discorso  di  Ridolfo  Gastravilla,  nel  quale  si  mostra 
r imperfezione  della  Commedia  di  Dante  contro  al  Dia- 
logo delle  lingue  del  Varchi.  Sta  con  le  Chiose  del  Bul- 
garini  sopra  la  Parte  L  della  Difesa  di  Dante  del  Maz- 
zoni pag   liLoS.  (a). 

suo  servìzio  con  Antonio  Maria  Montemerlo,  vide  ambascìadori  di  y%xi% 
città  ivi  comparsi  a  riconoscere  il  patriarca. 

(i)  Giorgio  Vicelio  mette  il  Libumio  tra  gl'illustri  italiani  del  suo  tem- 
po, che  fu  il  i53i.  (  Wiceliiepist.  Lipsiae  per  Nicol.  Wolrab  1537.  in  4- 
lib.  I.  regist.  Ut.  M.) 

(2)  Questo  discorso f  che  fu  cagione  di  gran  liti  letterarie  contra  e  in  fa- 
vore  del  poema  di  Dante,  prima  d'ora  non  si  seppe  di  chi  fosse.  Il  Citta- 
dini in  certe  sue  note  a  penna  sopra  le  considerazioni  del  Bulgarini  so- 
spetta, che  ne  fosse  autore  il  Muzio,  fondato  sopra  qualche  parola  delle 
sue  Battaglie  in  difesa  dell'italica  lingua  a  capo  23.  pag.  116.  linea  3. 
OTe  dice,  ,,  parergli  Dante  ogni  altra  cosa  più  tosto  che  poeta  „  .  Ma  il 
Cittadini  s'inganna,  perchè  il  Castravilla  rigetta  in  tutto  il  poema  di 
Dante,  laddove  il  Muzio  {Battaglie fogLZo.  11 5.  188.)  stimò  la  gran- 
dezza di  Dante  per  la  dignità  del  susgetto  e  della  dottrina,  opponendo- 
si al  Varchi  in  quanto  lo  prepose  ad  Omero  e  a  Virgilio,  benché  tutti  e 
tre  non  avessero  scritto  in  una  medesima  lingua;  il  perchè,  secondo  il 
Muzio,  non  potea  farsi  paragone  tra  loro.  Che  se  poi  gli  tolse  in  certo 
modo  la  qualità  di  poeta,  fu  del  parer  di  coloro,  che  fondandola  princi- 
palmente nella  imitazione  à^ azione,  perciò  la  tolsero  anche  ad  Empedo^ 
de,  a  Menandro,  a  Sereno,  a  Lucrezio,  a  Manilio  e  ad  altri  scrittori  di 
opere  insigni,  ma  che  non  imitavano  azioni:  e  così  pure  fu  levata  anche 
a  Lucano  da  chi  tenne,  che  scrivesse  istoria:  e  però  Marziale  piacevol- 
mente fece  dire  al  medesimo  nel  libro  xvi.  epigr.  cxcu. 

Sunt  quidam,  qui  me  dlcunt  non  esse poetam, 
Giason  de  Nores  nella  sua  Apologia  contra  il  Guarìnipag.  3g.  promette 
un  discorso  per  mostrare,  che  la  Commedia  di  Dante  ,,  sia  una  teologia, 
,,  ovvero  una  iilosofìa  morale  in  verso  nella  maniera,  che  era  la  filosofìa 
,,  naturale  iV Empedocle,  e  la  filosofìa  epicurea  di  Lucrezio*,  e  non  Coìim'^ 
,,  media,  né  Tragedia,  né  Satira,  né  Poema  eroico,  né  in  somma  Poesia 
,,  aristotelica.  (E  segue  a  dire), che  col  levare  a  Dante  il  nome  di  poeta^ 
,,  attribuendogli  il  nome  di  teologo,  o  di  filosofo  morale,  non  pensa  di 
,,  fargli  ingiuria,  ma  di  onorarlo,  essendo  senza  dubbio  piìi  chiari  e  illu- 
„  stri  titoli,  che  non  era  quell'altro.  £  se  pur  vorremo  (dic'egli)  couce- 

st4\io ,  chiamaTsii  T\€nnì  e  derivava  dal  greco  barbaro  t{«»vo7  e  questo  dal  lati, 
no  «StfH/iio,  che  avea  lo  stesso  significato.  Cotesto  stranissimo  pensamento  del 
Buonanni  non  incontrò  miglior  sorte  di  quella  che  incontrarono  gli  altri  nova* 
lori  di  ortografia  nella  lingua  italiaaa  • 


369 

,,  dcre  alla  stfa  opera,  essendo  fatta  per  imitazione^  il  nome  di  poema» 
y,  diremo  inAme  con  esso  lui,  che  sia  poema  sacro,  cioè  teologia  latta  in 
,,  verso  ,,.  Che  il  Discorso  del  Castravilla  non  abbia  che  fare  col  Mu» 
zìo,  si  vede  ancora  dallo  stile  diverso  dal  suo  nella  maniera  e  scelta  del- 
le voci:  e  io  credo,  che  questo  Discorso  non  fosse  composto  in  Italia,  ma 
in  Basilea,  perchè  l'autore  scrive  nel  bel  principio^  che  trattandosi  di 
stampare  la  Risposta  del  Castehetro  BÌVErcolano  del  Varchi y  egli  fu  ri- 
cerco di  leggerla,  e  dirne  il  suo  giudicio,  come  fece  in  questo  Discorso, 
La  Correzione  di  Lodoi>ico  Castehetro  eontra  il  Varchi  fu  veramente  fat- 
ta stampare  in  Basilea  nell'anno  iSya.  da  Giammaria  Castehetro  di  lui 
fratello,  il  quale  con  sua  lettera  in  data  di  Vienna  ai  i5.  di  Gennajo  di 
detto  anno  la  dedicò  ad  Alfonso  II.  duca  di  Ferrara.  Chi  del  Discorso 
àtl  Cast ravilla  facesse  autore  Ortensio  Landi,  che  al  paridi  Gaspero 
Sdoppio,  fu  il  proteo  degli  scrittori,  ed  errante  per  varie  parti,  come  ti 
dirà  nella  classe  VI.  capo  II.  forse  non  andrebbe  lunge  dal  vero  (a*),  A 
me  basta  di  non  tenerlo  per  fattura  del  Muzio.  Questo  Discorso  andò  lun- 
gamente in  giro  a  penna,  prima  che  il  Bulgarini  avversario  di  Dante,  lo 
facesse  stampare  in  Siena  nell'anno  i6o3.  Ed  essendo  [^oi  stato  trasmesso 
da  Firenze  nel  1073.  da  Tranquillo  Venturelli  al  Mazzoni  suo  concitta- 
dino, perchè  vedesse  di  rispondergli  questi  nelTetà  sua  di  xxiv.  anni,  in 
meno  di  un  mese  vi  fece  il  libro  seguente: 

{a*)  Prima  d'ora  non  si  seppe  ,  di  chi  fosse  il  Dìsceno  ,  uscito  a  peana  col 
nome  di  Ridolfo  Castravilla  impugnatore  della  commedia  di  Dante  e  del  dialoga 
della  lìngua  del  Varchi*  Il  Fontanini  dopo  aver  bravamente  confutata  1*  opinione 
di  chi  volle  farne  autore  Girolamo  M//^io,  in  che  mi  accordo  pienamente  con  Ini  , 
stimò  col  suo  acuto  ingegno  dì  averlo  ritrovato  e  scoperto  nella  persona  di  Or» 
tinsio  Landi  asserendo  che  chi  al  Landi  lo  attribuisse  „  forse  n«n  anderebbe  lun- 
ge dal  vero,,.  Egli  più  basso  ripete  che  il  Castravilla  è  nome  finto,  né  si  può 
sapere  chi  fosse  ;  ma  che  quanto  a  sé  inclinava  a  crederlo  Ortensio  Landi .  I  ton- 
damenti  del  suo  parere  son  questi  : 

1.  Ch«  il  Castravilla  scrive  nel  bel  principio  che,,  trattandosi  dì  stampare  la 
,,  Risposta  dell'  Castehetro  BÌVErcolano  del  Varchi  egli  fu  ricerco  di  leggerla  e 
„  dirne  il  il  suo  giudicio  „.  La  Correzione  del  Castehetro  eontra  il  Varchi  es- 
sendo stata  fatta  stampare  in  Basilea  nel  1571.  ciò  è  segno  che  il  Discorso  noa 
fu  composto  in  Italia,  na  in  Basilea^  dove  è  facile  che  il  Landi ,  giusta  il  co- 
stume suo,  errante  per  varie  parti ,  allora  si  ritrovasse. 

IL  Che  il  Landi ,  chiamato  qui  assai  graziosamente  il  proteo  degli  scrittori , 
solito  mascherarsi  in  tutte  quasi  l'opere  sue  sotto  varj  nomi  ed  in  varie  guise , 
anche  qui  si  tenne  celato  sotto  il  nome  di  Ridolfo  Castravilla . 

HI.  Che  il  Landi  in  questo  su»  Discorso  voile  stendere  un  nuovo  paradosso^ 
da  potersi  aggiugnere  agli  altri  suoi  xzx.  già  stampati  ,  essendovene  eontra  Ari* 
stotele , Cicerone  e  'I  Boccaccio  e  ano  ve  ne  mancava  eontra  Dante. 

IV'  Che  i  XXX.  Paradossi  del  Landi  pajono  nell^ssunto  e  nella  dettatura  io 
tatto  simili  a  questo . 

V.  Che  il  Landi  nella  sua  Sferra  degli  scrittori  (  Eloq.  pag.  n^O  *1  diede 
a  conoscere  per  autore  del  nuovo  e  famoso  Paradosso  contro  a  Dante,  palesai* 
dosane  quivi  col  dir  male  di  Dante  • 

Avendo  considerate  queste  ragioni  o  sien  congetture ,  addotte  iti  tal  propoitto 
4al  nostro  Monsignore,  pare  a  me,  che  elleno  a  favor  della  sma  opiaioae  pochis- 

Tuni.  r.  49 


370 

•imo,  tnzi  nslla  concladtno  e  che  Andrebbe  isiai  loRge  dal  fero,  ehi  con  la  gaida 
di  quelle  faceaae  il  LéMdi  aatore  del  Discorsa  del  C^stravilla  •  Peaiamelc  ad  aaa 
ad  ona  tu  la  bilancia  di  aua  -f^ioita  critica  • 

I.  Gummarìd  Cssulveirù  fratello  di  LcdovM,  aveado  riaolato  dopo  la  morte  di 
lai  pibblicarne  la  Corre\i§nc  dell'  ErcoUno  del  Varchi  e  Toleadola  dedicare  al 
duca  Alfonso  IL  di  Fgrrdra ,  la  spedi  da  Vitnna  ,  ot'  celi  allora  troravasi ,  eoa 
altri  scritti  di  Lodovico  a  Giamhaùsta  Pigna  segretario  del  duca  (  Lm.  al  daca 
Alfonso  pttmtm  alla  Correzione  )  •  acciocché  al  medesimo  duca  potesse  darne 
piena  informaiione.  Benché  pertanto  la  Correzione  del  Castehetro  fosse  stampaca 
HI  Basilea t  non  era  necessario,  che  in  Basilea  si  trovasse  1' aatore  del   I^iu^rso, 


qoando  fa  ^  ricerco  di  leggerla  e  di  dirne  il  ano  giadicio  »,  araotichè  la  naede- 
aima  si  stampasse .  Poteva  egli  afcrla  veduta  in  Italia,  dove  era  il  manoscritto  ia 
mano  del  Pi^w^  e  forse  di  qualche  altro;  il  che  vie  più  mi  si  rende  probabile, 
poiché  dalla  lettura  di  essa  gli  fu  porta  „  occasione  di  leggere  ancora  il  DimlogQ 
del  Varchi  „  due  anni  prima  stampato  non  in  Basilea ,  ma  in  Italia  •  Se  mi  ai 
potesse  mostrare ,  che  il  finto  Castravilla  o  sia  il  vero  Landi  fosse  in  qaell*  anno 
1571.  in  Basilea  t  l'asserzione  di  Monsignore  avrebbe  oualche yéspctto  di  verifi- 
miglianza  :  ma  il  punto  si  è  che  non  solo  non  mi  si  adduce  albana  prova  del  tao 
essere  allora  in  Vienna,  ovfero  in  Basilea  ;  ma  nemmeno  mi  si  reca  indiaio  »  che 
il  Landi  vivesse  ancora  in  quel  tempo,  poiché  dopo  l'anno  if  éo.  incirca  sino  ai  i  571. 
non  so ,  che  egli  abbia  divulgato ,  come  già  spesso  era  solito ,  alcun  libro  aè  ia 
Italia ,  né  altrove  ,  né  mi  soao  abbattuto  in  alcuna  testimonianza ,  ove  di  lai  ti 
favelli ,  come  di  persona  vivente  • 

II.  Il  Landi,  egli  é  vero,  fu  solito  mascherarsi  in  quasi  tutte  Popereeoe  torto 
varj  nomi  ed  in  varie  guise ,  ma  é  vero  ancora  che  egli  in  tutte  o  per  entro  es- 
se parlò  in  maniera  da  potervi  esser  riconosciuto ,  come  di  fatto  e  Monsignore 
ed  altri  vel  riconobbero  :  laddove  non  lasciò ,  né  diede  il  menomo  indizio  di  es« 
aer  lui  il  Castravilla  autore  di  quel  Discorso» 

III.  Se  il  Landi  avesse  voluto  aggiagnere  un  nuovo  ParaÀosso  agli  altri  suoi 
^^'  S^>9  tempo  innanzi  stampati  »  Paradosso  lo  avrebbe  intitolato  e  non  Discor» 
s<k*'£  di  falco  in  questo  Discorso  assai  diversamente  si  procede  che  in  ^aelli.  la 
essi  egli  si  vale  anzi  di  sofismi  che  di  ragioni  •  ma  nei  Discorso  n  esaminano  ae- 
riamente  le  imperfezioni  del  poema  di  Dante  e  vi  si  adducono  quegli  argpmeoti 
e  quelle  dottrine  che  all'autore  partero  le  migliori»  per  dimostrare  che  l'opera 
di  Dante  neppure  é  poema-,  e  dato  ancora  che  poema  fi^sse,  non  sarebbe  poema 
eroico  ,  ma  cattivo  poema  e  in  tutte  Le  sue  parti  d'imperfezioni  ripieno  •  Se  tra 
i  Paradossi  del  Landi  se  ne  leggono  contro  Aristotele ,  Cicerone  e  '1  Boccaccio 
e  uno  ve  ne  manca  contro  Dante ,  altro  ancora  ve  ne  manca  coatro  il  Petrar- 
ca e  contro  altri  celebri  autori  .  Qual  necessità  che  il  Landi  snppliMe  con  nuo« 
vi  Paradossi  al  difetto  di  quelli,  che  trent'anni  prima,  avea  pooolicati  ?  Il  />£. 
scoj^sa  dei  Castravilla  é  tutt'altro  che  un  Paradosso  id  Landi.  lì  Bulgarini  «ol 
teaac  certamente  per  Paradosso. 

IV.  Sembrano  a  Monsignoie  i  zxXi  Paradossi  del  Landi  nell'assunto  e  nella 
dettatuca  simili  in  tutto  sa  Discorso  .  Io  per^  disaimiliaaiiai  li  ritrovo  e  son  per^aa- 
so^  che  tale  sarà  il  giudiclo  di  quanti  si  preaderaano  ta  cura  di  confrontarli  .  So*. 
miglianti  asserzioni  vaghe  e  generali  quanti  equivochi  e  sbagli ,  e  quante  risse 
e  contese  han  cagionate  più  volte  nella  aoda  letteratura  ! 

V.  Siamo  all'ultima  prova,  niente  migliore  dell'altre.  II  Landi  nella  Sfen^a 
degli  scrittori  disse  male  di  Dante.  Dìeaasi  adanque  a  conoscere  per  autore  del 
naovo  e  famoso  Paradossa  conuo  a  Dame .  Cosi  la  discorre  il  Fontanini ,  il 
quale  dà  impropriamente  il  titolo  di  Paradosso  a  quello,  che  dal  suo  aatore  fu 
igtitolaco  Discorso .  Ma  preodiaos  per  nMUU)  la  Sferra .  Coa  essa  si  propose  il  Lan* 
ds  di  .die  oaale  degji  scrittori  antichi  t  modesni.  Non  vanno  esenri  dalle  sue 
battiture  i  più  famosi  di  ogni  secolo  :  aoa  Omero ,  noti  Virgilio ,  non  Teren- 


3^1 

li9 ,  noa  il  Petrarca ,  noii  cento  altri  di  prima  bassola  :  e  di  Déntt  poterà  egli 
lasciare  di  ht  parola  ?  a  lui  solo  perdonarla  ?  Ma  ^uel  poco ,  che  egli  ne  dice 
pag.  IO.  8Ì  conforma  forse  alle  principali  opposizioni ,  che  nel  Discorso  del  Ctf- 
stravilU  ^li  vengan  fatte?  Nalla  di  ciò .  Tatto  il  male ,  che  se  ne  legge  nella 
Sferra ,  si  riduce  t  dir  «,  Dante  nomo  di  soverchio  ardito  nel  rimare ,  e  che  si 
„  fa  con  r  oscurità  e  bixzarresco  spirito  tener  molto  bestiale  „  *•  del  qual  Tizio  l'a- 
▼eano ,  ma  più  modestamente  »  notato  e  condannato^  assai  prima  il  Bembo  ed 
il  Cjisa  •  Il  CastraviiU  non  parla  in  tal  guisa  §  e  d' altro  conio  marcate  ,  e  eoa 
eitro  stile  dettate,  sono  le  difficoltà  da  lui  mosse  contra  il  poema  di  Dante. 
L'  autor  della  Sferica  non  è  pertanto  1*  autor  del  Discorso  »  e  nel  finto  CastraviiU 
il  vero  Landi  per  alcun  verso  non  si  ravvisa  •  Ma  costui  dopo  170.  e  più  anni  » 
che  tien  la  maschera  al  viso,  chi  mai  potrà  essere?  Non  so,  se  a  me  riuscirà  di 
smascherarlo  •  Proporrò  qui  le  mie  conghietture  •  Ne  giudichi  ognuno  a  suo  pia- 
cimento ,  eh'  io  non  m' impegnerò  a  sostenerle. 

I.  Il  Discorse  del  Castravilla  è  scritto  con  lingua  e  dettatura  sanese  •  Le  fre- 
quenti voci  di  quel  dialetto ,  delle  quali  è  spano  ,  danno  a  divedere  1*  autor  suo 
per  sanese,  più  tosto  che  per  fiorentino  o  lombardo  o  d'altro  luogo  d'Italia  • 
Esso  non  occupa  nella  stampa  più  che  undici  pagine  ;  e  pure  vi  ho  osservati  per 
entro  i  seguenti  saoesitmi ,  e  ivi  forse  ne  saranno  degli  altri ,  quando  più  roi- 
autamente ,  e  da  persona  più  pratica ,  o  nationale  vi  si  usasse  attenzione  :  «  tro- 
,,  vavo,  più  assoraa  fper  assurda)  concesso,  gattivo ,  aviamo ,  donque  ,  prova- 
ti rò ,  nominarò  ,  restarebbe,  operaranno,  apponto ,  erumpino  ,  puole,  respon- 
,,  derò ,  pensassemo ,  abbino,  parlarò ,  fero  (per  fecero)  indegnità  ec. 

II.  Taluno  potrebbe  dire  in  risposta ,  che  Belisario  Bulgarini  gentiluomo  di 
Siena ,  il  quale  fu  quegli ,  che  dopo  molti  anni  diede  alle  stampe  il  Discorso  del 
Castravilla  ,  lo  accomodò  al  dialetto  della  sua  patria  ,  mutandone  1*  ortografia  , 
e  la  grammatica  :  ma  nella  lettera  ai  lettori ,  da  lui  premessa  a  quel  Discorso , 
protesta  onoratamente  di  presentarla  al  pubblico  quale  gli  pervenne  alle  masi 
scritto  a  peone,  senza  niente  alterarlo,  pur  nell*  ortegrana ,  non  che  in  ver  un 
de'  sentimenti . 

III.  Allorché  nd  ff7i.  UKÌ  fuora ,  ma  scritto  a  mano»  il  discorso  del  Castra^ 
villa  ,  il  Bulgarini  nulla  ancora  avea  divulgato  del  suo  e  1*  entrare  in  campa 
a  faccia  scoperta  la  prima  volta  contro  a  Dante,  scrittore  di  tanto  credito  e  pe* 
so,  non  gli  parve  savio,  e  lodevol  consiglio.  Egli  era  allora  nell'anno  33.  deli' 
età  sua,  poiché  nel  161 6.  in  cui  pubblicò  il  suo  Antidiscorso ,  si  dichiara  di  es- 
«er  giunto  al  77.  onde  il  suo  nascimento  seeul  nel  1539.  o  circa.  Nel  X573«  fa 
stampato  il  Discorso  dal  Magioni  in  difesa  aella  Commedia  di  Dante  t  dove,  sea* 
za  mai  nominare  il  Castravilla ,  ne  combatte  il  parere ,  e  le  opposizioni  •  11  Bui» 
garini  ricevè  appena  da  Orai(io  Capponi  il  discorso  del  Magoni»  che  con  grande 
animosità  si  pose  non  tanto  ad  impugnare  il  Magioni ,  quanto  a  difendere  ia 
tutte  le  parti  il  discorso  del  Castravilla.  Nel  1^83.  pubblicò  le  sue  Considera" 
\ioni i  ma  molto  prima,  cioè  nel  iy7f.  avea  terminato  di  scriverle,  come  si  rac« 
coglie  da  due  lettere  del  Capponi  al  Bulgarini ,  che  gliele  aveva  mandate  (  Lette' 
ra  MS.  del  Capponi  al  Bulgarini .  Fontaniai  pag.  430.  )  :  e  Alessandro  Cariero 
le  ebbe  sotto  l' occhio  comunicategli  dal  meaesimo  Bulgarini ,  qunndo  fu  ia 
Siena  nel  157^.  (Bulgarini  Considera^,  pag.  xzi.)  Da  queste  premesse  parmi  di 
poter  dedurre  assai  ragionevolmente  quanto  grande  alterazione  e  comozion  d*a* 
i|imo  si  concepisse,  e  si  destasse  nel ^ii/^^rini  a  riguardo  del  Discorso  del  Ca^^ 
straviila ,  censurato  pubblicamente  dal  Maialoni  ;  e  oi  questa  qua!  altra  esKr  po- 
teva l'origine ,  e  la  cagione,  se  non  il  sapere,  che  quel  Discorso  era  suo  concert 
to  e  suo  parto  ? 

IV.  In  prova  di  questo  mio  pensamento ,  osservo,  che  al  Bulgarini  fece  non 
picciol  senso  il  vedere,  che  il  Magioni  nella  prima  difesa. di  Dante,  stampata 
ael  1373.  aveue  confutato  à  pasto  a  passo  il  CastraviiU  9  senza  averlo  mai  no- 


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Discorso  di  Glacopo  Mazzoni  in  difesa  della  Gonaedia 
del  divino  Poeta  Dante  (contra  il  Discorso  di  Ridolfo 
Gastravilla).  la  Cesena  per  Bartolomeo  Raveri  i573- 
i/i  4«  li.      8. 

Alcune  Gonsidera/ioni  di  Bellisario  Bulgarini,  gen- 
tiluomo Sanese,  sopra  il  Discorso  di  M.  Giacopo  Maz- 
zoni fatto  in  difesa  della  Goraedia  di  Dante,  e  stampato 
in  Gesena  l'anno  1573.  (con  alcune  lettere  in  fìne).  In 
Siena  appresso  Luca  Bonetti  i583.  i/i  4*  (^)  (^)'  ^' 

(i)  Orazio  Capponi^  dipoi  Vescovo  di  Carpentrasso  avendo  ricevute  dal 
Bulgarini  queste  Considerazioni ^  rispose  con  una  erudita  e  lunga  lettera 

minato,  e  che  anzi  si  esprinesse  di  rispondere  agli  avrersar)  di  Dante ^  senza 
dichiarare  qaai  fossero  ;  onde  il  Castravilla  ,  che  era  il  principale  e  il  solo  di 
qaesti ,  pareva ,  che  non  avesse  gran  parte  in  quella  letteraria  contesa  . 

VI.  Notabil  cosa  mi  sembra ,  che  il  Bulgarini  segniti  superstiziosamente  ,  dirò 
cosi ,  1'  ordine  tenuto  dal  Castravilla  ,  ne  adotti  i  sentimenti ,  ne  confermi  le 
ragioni  ,  lo  difenda  dalle  altrui  censure  »  e  non  mai  gli  contraddica  :  il  che  non 
si  è  solito  praticare y  se  non  dove  si  tratta  delle  cose  proprie;  onde  parrebbe  co. 
•a  assai  singolare  ,  che  un  comentatore  si  accordasse  sempre  col  parer  dell'  auto- 
re da  lui  coraentato ,  e  mai  non  lo  contrariasse  .  Cotesto  suo  indÌTÌsibìle  attac« 
camento  al  Castravilla  fu  molto  bene  avvertito  da' suoi  avversar),  i  quali  gli  op- 
poseroj  che  nei  discorso  del  Castravilla  fossero  i  medesimi  concetti,  le  medesi- 
me parole  e  le  medesime  disposizioni ,  che  nelle  Considera\ioni  di  esso  Bulga» 
rini  s' incontrano  ,  il  quale  da  cotale  accusa  si  schermi  con  le  seguenti  parole 
„  (  Difesa  in  ris*  al  Cariero  pag,  2\.  )  :  confesso  di  aver  preso  dal  Castravilla  al* 
ff  cuni  concetti ,  e  usate  alle  volte  delle  sue  proprie  parole ,  •  anco  d'  aver  te- 
»»  nuto  in  qualche  parte  il  suo  ordine ,  nò  perciò  Furava  a  lui ,  perchè  palesaTo 
„  d'  aver  veduto  il  predetto  Discorso^  e  di  fondare  la  intenzion  mia  sopra  qaeK 
»,  lo,  come  veramente  feci  ,, .  Sapeva ,  a  mio  credere ,  il  buon  Sanese  di  potersi 
valere  in  coscienza  di  quel  Discorso  ,  come  di  cosa  di  sua  ragione  ,  e  che  fmrto 
non  facea  dell'  altrui ,  ove  faceva  uso  dt\  proprio . 

VII.  L' impresa  posta  in  fronte  delle  Considerazioni  del  Bulgarini ,  e  di  qual- 
che  altro  suo  libro ,  può  essere ,  che  non  sia  priva  di  mistero ,  e  servir  possa 
di  novella  prova  a  questa  mia  congettura  .  Un'  Aquila  con  l' ali  aperte  tien  coti 
I*  artiglio  destro  una  di  quelle  pietre,  che  son  dette  aquiline ,  e  sta  in  atto  ài 
posarla  sopra  il  suo  nido  per  assicurarlo  con  essa  dai  venti  impetuosi ,  che  pò. 
trebbono  scuoterlo  e  gittarlo  giù  dall'  albero ,  in  cui  lo  ha  edincato  per  li  suoi 
aquilotti:  il  motto»  che  vi  si  legge,  è  questo:  munii*  Farmi  di  poterne  fare  al 
caso  l'applicazione.  Le  Considerai^ioni  ótì  Bulgarini^  che  furono  il  primo 
libro,  che  col  suo  nome  in  questo  proposito  pubblicasse,  furono  la  pietra  »  con 
cui  egli  munì  e  assicurò  quel  suo  primo  discorso,  il  quale  fu  come  il  nido  de- 

fli  altri  suoi  parti ,  da  tanti  letterarj  contruti ,  come  da  venti  impetuosi  com. 
attuto  e  assalito.  Noterò  qui  di  passaggio»  che  Roberto  Titi  scrisse,  ma  nom 
mai  divulgò ,  un'  Apologia  di  Dante ,  contra  il  Discorso  di  Ridolfo  Castravilla  , 
da  lui  per  isbaglio  chiamato  Giorgio;  e  di  questa  sua  opera  egli  fa  menzione  ne* 
suoi  luoghi  controyersi  lib.  VI.  capo  X.  pag.  c;i. 

(a)  Monsignore  si  obbliga  giù  basso  di  voler  seguire  nella  relazione  de'  libri 
asciti  in  questa  occasione  „  l'ordine  cronologie*  delle  loro  impressioni,,:  impegno 


373 

da  Vignale, %xx2,  TiHa  In  Valdamo  aixxT.  di  Gennajo  iSyS.  La  lettera  non 
fu  stampata,  ma  serbasi  originalmente  qui  in  Roma  presso  il  signor  Mar- 
chese Alessandro  Gregorio  Capponi,  mentovato  più  volte  in  quest'opera. 
Ella  comincia  con  queste  parole:  „  L'avere  io  indugiato  circa  un  anno  a 
rispondere.  ,,  L'autore  dice  di  esser  legale,  ma  si  manifesta  versato  nella 
buona  letteratura,  amico  del  Tasso,  di  Maffeo  Veniero  e  del  Salviati, 
con  CUI  dice  di  aver  letto  il  suo  Contento  sopra  la  Poetica;  aggungendo 
ancora,  che  il  Castravilla  è  nome  finto  Ifiè  si  può  sapere  chi  fosse:  ed  io  per 
me,  come  ho  detto,  inclino  a  darlo  per  Ortensio  Landi  quasiché  egli  in 
questo  Discorso  abbia  voluto  stendere  un  nuovo  Paradosso  da  potersi  ag- 
giungere agli  altri  suoi  xxx.  già  stampati,  che  nell'assunto,'  e  nella  det- 
tatura mi  pajono  in  tutto  simili  a  questo,  essendovene  centra  Aristotele^ 
Cicerone  e'I  Boccaccio:  e  uno  ve  ne  mancava  contro  a  Dante,henchè  per 
altro  il  preteso  Caf^rac7i//a chiami  col  nome  di  Paradosso  i  divisamenti  del 
Varchi  in  favore  di  Dante.  Centra  lui  pure  scrisse  Roberto  Titi,  dando* 
gli  per  isbaglio  il  prenome  di  Giorgio  in  vece  di  Ridolfo  ne' suoi  Luoghi 
controversi  lib.  VI.  cap.  x.  e  lo  confutò  parimente  Antonio  Altovitiy  ar« 
civescovo  di  Firenze^  mentovato  dal  signor  canonico  Salvini  {Fasti  pag. 
a.20.). 

Il  Bulgarìni  senza  prendersi  soggezione,  che  i  fogli  del  Capponi  fossero 
scritti  a  penna,  rispose  ai  medesimi  in  istampa,  la  qual  cosa  non  si  sa  co- 
me piacque  al  Capponi.  Il  titolo  del  libro  del  Bulgarìni^  in  bello  e  parti- 
colar  carattere  corsivo,  come  gli  altri  dello  stampator  Bonetti^  che  fu  da 
lui  dedicato  a  Carlo  Emanuello  duca  di  Savoja,  si  è  questo: 

Repliche  di  Bellisario  Bulgarìni  alle  Risposte  del  Si- 
gnor Orazio  Capponi  sopra  le  prime  cinque  Particelle 
delle  sue  Considerazioni  intorno  al  Discorso  di  M.  Cia- 
copo  Mazzoni^  composto  in  difesa  della  Commedia  di 
Dante  (  con  Risposte  particolari  al  Zoppio,  e  con  la  Re- 
plica alla  Risposta  di  lui  alle  Opposizioni  Sanesi.).  In 
Siena  appresso  Luca  Bonetti  i585.  in  4«  (^)*  L.     7. 

giastissimo  e  lodeTolìssimo,  di  cui  però  nella  esecazione  e  sul  bel  princìpio  se  ne 
dimentica ,  oTYcro  se  ne  dispensa .  La  prima  scrittura  ,  che  comparisse  dopo  la 
la  prima  Difesa  del  Méii:^oni  stampata  in  Cesena  nei  1573*  non  fii  quella  del- 
le saddette  Censiie ragioni  del  Bulgarìni ,  ma  il  breve  e  ingenioso  Discersò  di 
Alessandra  Cariero  ,  stampato  in  Padoi^a  nel  i^Si.  un  anno  avanti  alle  stesse 
Considerazioni^  nei  cui  proemio  W  Bulgarìni  protesti  che  non  si  sarebbe  indotto 
a  pubblicarle  «  se  dal  furto ,  che  gliene  fece  il  Cariero  non  ne  fosse  stato  co- 
stretto :  e  sopra  di  ciò  versano  appunto  le  lettere  poste  in  ine  delie  sue  Con* 
siderazioni . 

(«)  Di  due  opere  con  vario  frontispizio  e  in  div.erso  anno  stampate.  Monsignore 
ne  forma  una  sola  ,  e  Tuna  nell'altra  confonde .  Quella  parentesi  annessa  al  tito- 
lo delle  Repliche  è  di  sua  testa  e  non  vi  quadra  per  nulla .  A  comune  intelligen. 
za  ne  rioorterò  qui  i  precisi  titoli  separatamente  :  il  che  tanto  più  necessario  giu- 
dico a  farsi,  quanto  che  si  questi,  come  tutti  i  libri  della  presente  strepitosa 
contesa,  sono  dìficiii  a  ritrovarsi  e  ad  unirsi. 


374 

Della  Difesa  della  Gomedia  di  Dante^  distinta  in  ti  !• 
libri^  nella  c/naie  si  risponde  alle  opposi sioni,  fatte  (da 
Bellisario  Bulgarini  )  al  Discorso  di  M.  Jacopo  Maz%o« 
ni,  e  si  tratta  pienamente  delPÀrte  Poetica^  e  di  mol- 
te altre  cose  pertenenti  alla  Filosofia^  e  alle  belle  Let- 
tere.  Parte  I.  che  contiene  i  primi  III.  libri,  con  dne 
tavole  copiosissime.  In  Cesena  per  Bartolo  mmeo  RuQerj 
lJ\^1.  in  2^  edizione  i.[\).  L.      la. 

(i)  Il  libro  è  dedicato  da  Tucio  dal  Como  al  cardinal  Ferdinando  de 
Medici,  che  fu  poi  granduca  di  Toscana ,  primo  di  questo  nome:  e  TH^icio 
afferma  di  avere  ajntato  il  Mazzoni  a  scrivere  il  libro  di  sua  propria  ma* 
nò  più  d'una  volta  nell'atto,  ohe  il  Mazzoni  l'andava  componendo  (a^)» 
il  quale  era  dotato  di  sì  gran  memoria  ,,  che  solca  citare  spesso  gli  autori 
j,  a  mente  scusa  veder  di  nuovo  quello,  che  diceano ,,.  Cosi  egli  medesimo 
asserisce  nella  prefaaione  alle  sue  Ragioni  centra  il  Patrìzj.  In  quest'al- 
tra modesta  sua  prefasione  si  narra  l'istoria  della  controversia  dantesca, 
affermandosi,  aver  voluto  il  Mazzoni,  che  il  suo  libro  per  le  cose  T^eolo* 
giehe  fosse  prima  esaminato  in  Roma  da  qualche  teologo  della  sacra  con- 

fregasione  dell'indice,  al  che  con  gran  piacer  suo  fu  deputato  Francesco 
^egna  insigne  prelato  spagnuolo  e  auditore  della  Ruota  romana .  II 
Mazzoni  in  questa  Difesa  pag.  727.  cita  i  suoi  Comentarf  del  Fedone  dia* 
lego  di  Platone,  non  mai  pubblicati.  . 

*  Repliche  di  Selisano  Bulgarini  alle  Rispesu  del  stg.  Oraxio  Capponi  sopra 
le  prime  ciiìqae  particelle  delle  sua  Considerazioni  intorno  al  Discorso  di  M,  Cia* 
capo  Ma^oni  composto  in  difesa  della  Commcdim  di  DdnteAa  Siena  sppresso  Zs- 
ea  B enetti  ifSf*  in  4. 

*  Risposte  di  Belisario  Bulgarini  ìl*  Ragionamenti  dtl  sig.  Jeronìmo  Zopplo  in- 
torno alla  Commedia  di  Dtfffre  •  Replica  alla  Risposta  del  medesimo  Zoppio,  inti- 
tolata alle  Opposizioni  sanesi  ec.  Jn  Siena  appresso  Ln^m  Bonetti  ifS4.  in  4* 

Qui  ben  ciascun  si  avrede ,  che  il  buon  ordine  esigeva  cke  al  titolo  delle  Re* 
pliche  del  Bulgarini  fosser  premessi  unto  quello  dei  JUgionasiutui ,  quanto  1'  al- 
tro della  Risposta  del  Zoppio  ^  stampaci  nel  !$%$•  e  solaaMSSe  assai  dopo  e  fuoc 
di  luogo  riferiti  da  Monsignore  ;  ma  siccome  aa  soougUaate  dbordine  gli  è  cor- 
so di  penna  altre  volte  nella  relazione  di  qoesu  coaciofsisia»  credo  che  ai  leggj. 
tori  servirà  a  siificienta  Tesserne  qui  preavveniii  • 

(a^)  Due  grossi  errori  ha  commessi  il  psdfc  Gitsim  Negri  gesuita  (  Ist.  degli 
Scrittori  fiorentini  pag.  fif*)  intorno  a  Tneci^  dal  Cfrttoi  fnno  col  metterlo  tra 
gli  Scrittori  fiorentini;  l'altro  con  actribuire  a  Itti  qnesta  seconda  Difesa  della  Casm^ 
media  di  Dante  che  è  opera  celebratissima  del  Magioni  »  al  quale  lo  stesso  7mc^ 
ciò  ne  dà  tntta  la  gloria  canto  nella  prtfiaiioae  quanto  nella  lettera  al  cardina  - 
ìt  de  Medici*  Egli  fu  gentiluomo  rmvatiZéU  e. cavaliere  di  Santo  Stefano.  Nella 
Raccolta  de'  Poeti  Ravennati  nobilmente  illnitrata  dal  padre  don  Pietro  Paol^ 
Ginnani  tgik  priore  dell'insigne  maisstero  di  s.  Vitale  di  Ravenna  ^  si  fa  lodevoi 
menzione  del  cavaller  Taccio  ^  nato  nel  ir4).  ai  zzx.  dtLmglio  e  morto  nel  lixj. 
ai  z.  di  Ottobre  e  quivi  di  lui  si  riportano  varj  componimenti  poetici . 


175 

--  Della  Difesa  della  Gomedia  di  Dante^  distinta  in 
libri  VII.  Parte  II.  contiene  i  libri  iv.  i  qnali  seguo- 
no la  Parte  I.  In  Cesena  per  Severo    Verdoni   1688. 

in4-(i)«  L*   f^« 

Rìgpostflpdi  Francesco  Patrizj  a  due  opposiaioni,  fat- 
tegli dal  Signor  Giacopo  Mazzoni.  In  Ferrara  per  ViU 
torio  Baldini  i587«  in  4-  5« 

(i)  Questa  Parte  li.  che  fu  tratta  dall'originale  della  Biblioteca  Barhe^ 
fina,  benché  ciò  si  taccia,  nella  pulizia  ed  esattezza  non  corrisponde  alla 
Parfe /.  della  edizione  i.  nella  qualv  con  maraTiglia  degrintendenti  il 
Maazonitu,  in  tutto  ben  servito  nella  qualità  de' caratteri  greci  e  latini, 
essendo  forse  questo  libro  stato  il  primo  dopo  il  ritroTamento  della  stam- 
pa a  vedersi  in  bel  carattere  tondo,  e  con  le  distinzioni  in  corsivo  de' pas- 
si allegati  {a*) . 

(a*)  Psrmr  qassi  iacredrbile  ebe  il  Fontanìnl  abbia  potuto  asserire ,  bencbè  lo 
aiocKichi  eoa  la  fmrse^  cke  questo  libro  del  Ma\\omi  stampato  nal  s  5  8^7.  sia  tra* 
to  il  primo  s  Tederai  in  carattere  tiMuio  e  con  le  allcgaaioflt  in  eortivo  ;  cosa  che 
per  più  riscoatri  ed  eserop)  in  contrario  è  maoifeatacnente  faUissima.  GiroUmo 
Cauaa  (  Lcmn  pag.  131*)  raccocaandaadosi  ài  conte  MarcamoM  Ferretti  per  la 
impreasione  da  farsi  in  VeneiÌM  del  suo  Diuwsp  sopra  ia  traiu\Ì9n€  ielle  sciente 
ed  altre  [acuità  ^  gli  ricorda  fra  l'altre  cose,  che  le  allegagioni  latine  sieno  d'un 
altra  sorte  di  carattere  »  perchè  farà  più  bella  vista  e  ajuterà  l'intelligenza  del  let. 
tore.*  Il  Discórso  in  fatti  fa  stampato  in  Vene\ia  àsX  Ziletti  nel  ifSi.  in  8.  in 
bel  carattere  cofSÌTO  con  le  allegaaioni  latine  ìa  tendo .  Lo  stesso  si  ride  pratica- 
to l'anno  i|7f.  dal  Giolito  nella  cdiaioae  dei  IV,  tomi  delle  Predicka  del  Afiri- 
40 1  dove  il  testo  h  di  tondo  e  le  citaaionì  luine  aoao  di  corsivo:  anzi  le  stesso 
Oiolito  afea  stampate  le  medesime  Fresche  aia  nell'anoo  ly^j.  con  Ja  ateasa  di- 
stinzione di  caratteri ,  se  non  che  il  testo  era  in  corsivo  ,  e  in  tondo  le  allegazio- 
ni .  Il  libro  di  Giamhatista  Susio  intorno  al ,»  conoscere  la  pestilenza  „  stampato 
in  Mantova  da  Jacopo  Ruffinello  nel  1574.  in  4.  ci  comparisce  col  testo  in  tondo 
e  con  le  citazioni  in  corsi  to  •  Tali  anche  sono  le  Legioni  CaMniane  del  Panu 
garola ,  ristampate  dal  Dusinelli  in  Venei^a  1^84.  in  S.  e  per  non  tirar  la  cosa 
più  in  lungo ,  la  prima  edizione  delle  Lettere  facete  dì  diTcrsi ,  raccolte  dall'  A^ 
tanagli  fatta  in  Venei^a  per  Bolognino  Zahieri  nel  tfér.  in  8.  ne  presenta  le 
Lettere  in  tondo  e  i  luoghi  citati  in  cotsìto.  Lo  stabilire  l'epoca  precisa  di  tal 
costumanza ,  sarebbe  un  punto  non  meno  assai  difficile  che  poco  importante  :  ma 
ella  certamente  non  può  prendersi  dall'anno  1^87*  in  cui  parve  a  Monsignore  di 
poterla  fissare .  Prima  di  passare  ad  altro  dirò,  che  stanti  l'introduzione  di  xjucst* 
uso  ,  quando  le  citazioni  erano  impresse  nelle  stesse  carattere  ,  in  cui  craimpres* 
so  il  testo  dell*  opera  ;  taluno  ebbe  al  più  V  avvertenza  di  segnarla  nel  margine 
con  due  virgolette,,:  àt  che  addurrò  in  prova  e  in  esempio  V  Arte  aratoria  ài 
Francesco  Sansorìno,  la  quale  mi  Tien  ora  per  mano,  stampata  in  Veneiia  da 
Giovanni  Grìfio  nel  tf46.  in  8.  e  la  medesima  segnatura  Tedest  praticata  nella  ri- 
stampa della  Lettera  di  Alessandro  CìtoUni  in  difesa  della  Itngaa  volgare  ,  unita 
a  quella  del  Ruscelli  al  Mit^io  in  difesa  delizia  delle  signorie  ^  sizmptt^  pure  in 
Venexia  al  segno  del  Poi\o  nel  tffi.  in  8.  L'usanza  di  questa  distinzione  con  le 
virgolette  nel  margine  è  di  più  vecchia  data  »  che  quella  di  nnrcare  le  citazioni 
eoa  la  diversità  dei  caratteri. 


a 


376 

Discorso  di  Jacopo  Mazzoni  inforno  alla  Risposta  e 
Ile  opposizioni,  fattegli  dal  Signor  Francesco  Patricio, 
pertinente  alla  Storia  del  Poema  di  Dafni,  o  Lìtiersa 
di  Sositeo,  Poeta  della  Plejade.  In  Cesena  per  Bartolo^ 
meo  RaverJ  1587.  in  ^.  L-      6. 

Difesa  di  Francesco  Patrizj  dalle  Cento  accuse  date- 
gli dal  Big.  Jacopo  Mazzoni.  In  Ferrara  per  Vittorio  BaU 
dini  1587.  in  4-  7- 

Ragioni  delle  cose  dette,  e  di  alcune  autorità  citate 
da  Jacopo  Mazzoni  nel  Discorso  delia  Storia  del  Poema 
di  Dafni^  o  Litiersa  di  Sositeo.  In  Cesena  per  Bartolo^- 
meo  Raverj  ibò^.  in  ^(i)*  7. 

(i)  A  questi  libri,  tutti  usciti  in  un  anno,  diede  occasione  la  Parte  I. 
della  Difesa  di  Dante,  per  aver  quiri  il  Mazzoni  con  onesta  semplicità 
conlradetto  in  un  luogo  solo  in  due  cose  ai  Patrizj,  il  qual  poi  oella  Ris- 
posta gli  oppose  XXV.  errori  per  avergliene  opposti  due  soli  (a^)«  H  Ca- 
yaìier  Salviati^  e  Fuhio  Teofili  vescovo  Ai  Forlì  ^  intromessi  per  aggiu-- 
alare  la  controversia  letteraria  tra  questi  due  valentuomini  non  fu  caso 
phe  vi  riuscissero,  come  si  trae  dal  Patrizj  nella  Difesa^  e  dal  Mazzoni 
ancora  nelle  prefazioni  al  Discorso ^  e  a  queste /2a^iof}/,  dove  osserva  pure 
l'impresa  nuova,  posta  dal  Patrizj  in  fronte  alla  sua  Difesa  con  la  Pru^ 
denza^  che  ha  lo  specchio  in  mano  col  motto:  Prudentia  negotiimiy  nonjbr* 
tana  ducati  e  si  lagna  della  pertinacia  inflessibile  e  offensiva  dell' av ver*, 
sario,  troppo  dato  alla  sofistica  e  litigiosa  dialettica,  che  nulla  insegna,- 
fuorché  a  non  mai  cedere  al  vero,  a  cui  però  questa  volta  fu  dal  Mazzo* 
ni  astretto  a  cedere. 

(4*)  Monfignore  la  discorre  in  questo  luogo  con  qaalcbe  parzialità  ,  più  tosts. 
che  con  giustìzia  a  favor  del  Magoni  e  in  discapito  del  Patrìy  .  Il  Ma^j^oni  nel- 
la parte  I.  della  Difesa  di  Dame  pag.  491.  accusò  il  Patriy  di  aver  commessi 
due  errori  nel  libro  I.  della  Deca  Istoriale  della  tua  Peeiica:  della  qual  espres- 
sione di  errori  corsa  nella  stampa  del  libro  del  Max^CBÌ ,  ma  non  eoa  onesta 
semplicità,  parve  che  diooi  egli  si  fosse  pentito  e  proca'rssse  di  scolparsene  nella 
lettera  da  lui  scritta  al  Patriy  e  inserita  nella  Difesa  dì  questo,,  dalle  ceato  ac- 
cuse „  ove  così  il  ASawoni  gli  scrive  :  „  M' increscc^  beae  che  per  difetto  di  clii 
„  ha  scritta  o  stampata  quella  mia  Difesa ,  vi  sia  stata  posta  quella  voce  ,  errori: 
„  ptrchè  quanto  a  me ,  so  che  più  tosto  avrei  detto  opposizioni  ,,  .  £  da  queste 
opposi\Ì0iti  sì  difese  appunto  il  Patrizj  eoa  la  sua  prima  scrittura ,  nella  quale  ad- 
dusse in  suo  prò  xzv.  r^^io/zi  riguardate  dal  Mr[;(o/ii  e  spacciate  anche  dal  Fontm^ 
nini ,  come  se  fossero  accuse  :  dalia  ^aale  imputazione  il  Patri\j  si  scolpò  chia- 
ramente  nella  sua  seconda  scrittura:,,  Le  mie,  dice  egli  pag.  6.,  non  soao  oppo- 
^  sizioni  fatte  contro  le  sue  ex  professo  ma  ia  difendendomi ,  elle  son  vena- 
,,  te  per  accidente;  o  più  tosto,  le  si  ha  recite  egli  ad  accuse ,  per  avere  ad  ac- 
„  cidermi  con  folnuni  e  eoa  saette  non  meno  di  cento  „•  Al  nostro  Prelato  fa  sen- 
la ,  che  per  avere  il  Ma\\oni  contradetto  in  un  luogo  solo  in  dae   cose  al  Patri* 


377 
Ragionamenti  del  Signor  Jeronimo  Zoppio  (  contra  le 
Considerazioni  di  Bellisario  Bulgarini)  in  difesa  dì  Dan- 
te e  del  Petrarca.  In  Bologna  per  Giovanni  Rossi  i583. 
in  ^«  L*     5* 

-  -  Risposta  di  M.  Jeronimo  Zoppio  all«  Opposizioni  Sa- 
nesì  ^fatte  da  Diomede  Borghesi  )  a'suoi  Ragionamenti 
in  difesa  di  Dante.  In  Fermo  per  Sertorio  de' Monti  i585, 

in  4-  5* 

-  -  Particelle  poetiche  sopra  Dan  te ,  disputate  da  Jero- 
nimo Zoppio  Bolognese  (contra  quelle  di  Bellisario  Bul- 
garini ).  In  Bologna  per  Alessandro  Benacci  in  4*         5. 

-  -La  Poetica  sopra  Dante  di  M.  Jeronimo  Zoppio(pub- 
blicata  da  Melchiorre  suo  figliuolo).  In  Bologna  per  AU 
lessandro  Benacci  1589.  ^^  4*  (^)*  ^* 

(i)  Questo  Girolamo  Zoppio  patito  malamente  Zobbio  à^XV  Eritreo  {Pi' 
nacotheca  II.  num.  21.),  fu  padre  di  Melchiorre^  altro  scrittor  bologne- 
se, e  volle  chiamarsi  Jeronimo^  come  il  Muzìo^  il  quale  ne  die  le  ragio- 
ni nelle  sue  Lettere  civili  (Libro  Ill.pag.  192.).  Fu  professore  deìVEti* 
ca  nel  pubblico  studio  di  Macerata:  e  ne' suoi  Ragionamenti  (pag*  72 • 

^;  »  il  Péiiriij  nella  taa  Rìspùiu  opponeise  all'altro  xxt.  errori  i  quali  però  Io  stes- 
so Md\%pni  intitola  più  modettamente  non  errori  «  ma  opposizioni.  Se  Monai- 
gnore  Taci  »  che  si  creda ,  che  egli  siasi  alzato  in  giudice  giusto  tra  que'  due 
valentuomimi  e  se  strano  gli  sembra  che  il  Patriy  abbia  contrariato  con  xxt.  ra- 
gioni  a  chi  due  soli  errori  gli  oppose:  perchè  poi  non  si  risente  del  pari  contro 
il  Magioni  che  per  tentici nqic  opposizioni  fattegli  dal  Pétriy  a  luì  si  contra- 
pose con  cento!  Il  motifo  per  altro  di  tal  contesa  non  era  di  cosi  grate  ioipor- 
tanza  che  que'  dne  grand'uomini  avessero  a  scatenarsi  a  tal  segno  l'an  contra  l'al- 
tro .  Il  Ma\\oni  ben  se  ne  at? ide  nell'aitima  sua  scrittura  (  nella  lettera  ai  lettori), 
intitolata  Ragioni ,  per  ater  conosciuto »•  con  quanta  poca  utilità  del  mondo  e 
con  quante  risa  degli  nomini ,,  e'  fosse  per  ispendere  il  tempo  in  così  fatte  cias. 
ce,  paiagonandosi  perciò  a  coloro,  ì  quali  con  molta  ansietà  ricercarono  la  patria 
di  Omero  ,  la  vera  maire  di  Enea  e  di  Ecuha  :  ehe  cosa  fossero  solite  cantar 
le  Sirene  :  se  fu  prima  scritta  V Iliade  o  VOdissea  e  altre  simili  baje  •  Non  tono 
di  maggior  peso  e  importanza  certe  minute  ricerche  messe  in  campo  in  qaesta 
Biblioteca  Italiana  .  ove  per  altro  se  ne  (anno  alti  schiamazzi  :  e  dì  questo  nn- 
mero  sono  il  guastarsi  lo  scrivere  sotto  la   dettatota  de' maestri',  lo  stampar   libri 

Sro5si  in  carattere  corsivo;  il  replicare  i  titoli  delle  dedicatone  nel  frontispizio; 
far  comparire  le  moderne  edizioni  non  in  4.  ma  in  foglio  e  taluno  di  forma 
atlantica  ;  il  regnar  le  date  delle  lettere  familiari  in  principio  non  appiè  delle 
stesse;  il  nominare  la  tetra  principale  del  Cadorino t  Cadore  in  cambio  di  Pieve 
di  L udore  :  lo  scriver  Francese  in  iuogo  di  Francese  e  in  abbreviatura  il  titolo 
di  conte  o  quello  di  cavaliere  e  così  aure  cose ,  le  quati  basti  ora  accennare  senza 
pigliarsi  altra  briga  di  farci  maggior  esame  o  ragionamento .  Sembra  a  chi  le  ha 
proposte  che  il  levarle   dal  mondo  »  come  se  fossero  capitali  abasi  •  sarebbe  aoa 

gran  riforma  alla  repubblica  letteraria  ;  ma  quanto  maglio  e  più  otil  cosa  satcb> 
T9m.  /.  5o 


373 

?4*  ??•  79-  97*)»  ^ome  già  amico  del  Varchi^  sparla  del  MuziOs  diansi 
mancato  di  vita,  ^  che  più  di  lui  e  prima  di  lui,  «iccome  palesa  nella 
pQetìcaJw  amico  e  stimatore  del  FarcAi, arrivando  il  Zoppio  sino  a  dire, 
che y,  il  Castehetro  fu  maggiore  del  Muzio  sì  di  autorità  come  di  lettere, 
,,  e  che  esso  Zoppio  in  tante  occasioni  avute  in  Venezia^  in  Roma  e  alla 
„  corta  di  Urtino  di  conoscerlo  ,,  non  se  n'era  curato.  Ma  bispgna,  che  al 
ZoppìQ  fosfe  rimproverata  si  fatta  maniera  di  scrivere;  perocché  nell^  già 
detta  Risposta  se  ne  disdice; benché  il  faccia  con  magra  e  insipida  acusa. 
Però  contra  il  Zoppio,  e  a  favore  del  Muzio,  può  bastare  il  éentiraentp 
di  Lodovico  Botonio  con  quello  del  Bulgarini  (Difese pag»  Jo8.  Ii4-)» 
ed  èy  che  il  Muzio  in  tutto  ne  seppe  assai  più  del  Zoppio.  In  armi  e  in 
Iettare  egli  fi|  singolare,  e  oltre  all'essere  stato  in  pregio  alle  corti  de' 

Principi  del  suo  tempo,  e  maestro  e  governatore  del  penultimo   di|ca  di 
TrbinQ  Francesco  Maria  II.  della  Rovere,  egli  fu  invitto  e  gran  difen- 
sore della  cattolica  religione  contra  i  desertori  e  ribelli  della  medesima, 
cosa  di  tale  importanaa,  che  le  sue  opere  in  questo  particolare  furono  ap- 
provate danna  continuata  successione  di  sei  romani  pontefici,  pip^  da 
Paolo  e  da  Giulio  III.  Marcello  II.  Paolo  IV.  Pio  I  f^.  e  dal   presente 
Ss.  Pio  V.  come  scrive  egli  stesso  in  dedicare  al  cardin.  AUssun^rino  il 
ano  coro  pontificale;  onde  almeno  per  questo  gli  si  doveva  un  poco  di  rit 
spetto  anche  dal  Zoppio.  Ma,  se  diamo  a  lui  fede^  il  Muzio  non  aepea  ni 
men  di  latino,  cosa  ignota  a  tanti  apostati  da  esso  impugnati;  perchè 
forse  le  sue  opere  volgari  poteane  farsi  da  chi  non  sapea  di  latino,  e  il  Uv 
bro  latino  de  Romana  Ecclesia  non  è  forse  del  Muzio?  il  quale  si  gloria 
{Lettere  cattoliche  libro  III  ,pag.  2>4^.)  di  essere  stato  discepolo  di  Rafi 
faello  Regio  e  di  Batista  Egnazio,  gran  professori  di  lettere  greche  e  la- 
tine, nejle  quali  il  Muzio  fi  peritissimo  e  ancor  nell'ebraiche  non  me- 
PQ,  elle  in  tutte  le  discipline  umane  e  divine.  £1  per  coppscerlo  basta  ve* 
der  I9  sue  opere  apqoverate  da  lui  smesso  e  da  JV/cpo/ò  Man:puoli  nelU 
Descrìziont  dell'Istria  {pag.  9 1  •  )  >  ^^  quale  però  sbaglia  in  farlo  morto  di  94. 
anni,  quando  furono  80.  solamente.  Taccio  de'suoi  pulitissimi  versi  Fa-? 
leuci  in  lode  di   Biagio  Elcelio  consigliere  delTimperador  Massimilim* 
no  I.  stampati  in  Augusta  per  Sigismondo  Grim  e  Marco  Virsungs  sin 
già  i^el  i520.  in  4»  •  Ma  il  Zoppio  è  sì  pronto  4  calunniare  il  Muzio ^  che 
p^S^  a  faflo  ^iitQre  picche  di  motfi  in  ludibfip  di  Ì)qnt^  [Paeticfi,  ^opra 
Jf^ut0  pagine  |.a,),  i  qpoli  sono    del  <74^f«w/i»,  e  pop  4^1  JiTuxio 
{Dissono  dpi  Castrauilla pag .  9i4*j»  dì  cpi  verjFà  in  aeconpio  di  riparTa^ 
Fé  altrov^.  Maniera  propria  del  solo  Zoj^iù  si  fu  fnedeaimamente  il  dare 
il  npme  di  Opposizioni  Sanesi  a  una  breve  lettera  di  Diomede  Borghesi^ 
come  se  a  farla  e  sopra  cose  visibili  e  pemprese  in  poco  più  di  due  pa- 

be,  che  ne  fossero  stirpate  e  spente  le  maldicenEC ,  te  calunnie ,  le  derisioni  e  fé 
ingiurie,  e  senz'astip  nei  cuore  e  senta  sferza  alla  mano  si  lasciasse  godere  ognuno 
di  quel  riposo  e  di  auel  buon  nome,  che  gli  hanno  conciliato  le  sue  fatiche  e  i 
supi  scritti ,  ridpcendo  le  contese  letterarie  In  ogni  tempo  insorte  e  permesse  a 
ana  sans  e  discreda  censura  e  ad  una  onesta  difesa  »  lontana  da  qualunque  male- 
vqlenza  »  pascione  cdinfifiia,  che  la  società  civile  e  la  csritè  cristiana  disciolga 
ed  ofFcndf  • 


379 

Brere  &  ingegnoso  Discorso  (  opposto  a  quello  dei 
Ma2ssoni  in  confutazione  dell'altro  del  Gastràrilla  )oon* 
tra  l'opera  di  Daute,  di  Mons«  Alessandro  Gariero.  Iri 
Padova  per  Pacalo  Mejetto  ì  58a.  in  4*  L.     6. 

--»  Apologia  di  Mons.  Alessandro  Gariero  Padovabò 
contro  le  imputazioni  del  Signor  Belisario  Bolgarini  >9a- 
nese^  Palinodia  del  medesimo  Gariero,  nella  quale  òi  di- 
mostra l'eócellenza  del  Poema  df  Dante.  InPadùmpet 
Paolo  Mtjetti  i584.  in^.  (i).  5. 


gì  ne  vi  ateésé  cospirato  innièlné  tutta  la  città  di  Sièàé.  Il  Buigatini 
riteVole  di  ngaal  plauso  si  sarebfie  fdostràto,  se  avesse  tantittò  àtioóf  egli 
di  scrivete  còntta  i  Ragionamenti  o  le  Particelle  poetiche  Bolognési  in 
vece  di  esprimere,  di  Girolamo  Zoppiò. 

(1)  Il  Bulgàrini  nelle  sue  Difese  contra  il  Cariefó  (in  latino  Carf'erius, 
almeno  presso  il  Vescovo  Tofhmasini)  non  lasciò  cascare  in  terra  la  vóce 
ingeniosó  per  ingegnoso  {Elogia  tohi.  I.pag,  362.)  usati  dal  CàrièrOy  né 
il  titolo  di  monsig.,  proprio  dei  soli  prelati,  é  non  de* semplici  preti, 
l|uale  era  il  Cdrìero  gentiluorno  ()adovan6.  Vero  è,  che  in  quelle  parti 
f)ér  abusò  volgare  talvolta  suol  darsi  quel  titolò  a' semplici  ecclesiastici^ 
benché  non  sienò  prelati  {à*);  fna  ciò  pet  questo  non  lascia  di  èssere  à- 
busOyìk  tal  ségno,  che  la  plèbe  tion  snol  dare  a' prelati  il  titolo  di  moA« 
eiettóre  per  tènie  di  òffèndei^gH  cèti  tlti  vocabolo,  che  etede  pro|>tio  de* 
eoli  preti,  vedendolo  à  questi  ieconitifiàtd.  Il  Cariero,  autore  di  altre  o- 
pete,  ma  laKne,  dopo  aVere  in  queètò  èuo  Discórso  ijnpugnata  là  Cam*- 
inedia  di  Dajite,  se  ile  dlsdislè  liella  Palinodia,  imifàhdo  Stesiàofò,  che 

(à^)  Per  la  morte  di  Ateiìandrù  Càriert  ségaita  ai  zi.  di  Agoécd  nel  iéi6.  i(à 
4tk  d'ahdi  LXXVIIL  rimise  spenti  It  sat  Srttica  é  Hobil  fiMiglia .  Egli  ntìh  jfa 
semplice  pttie ,  poiché  oit^e  i  l'estere  stito  ieeàtio  del  coll«*gi6  de'  giUHtreòtastihi» 
Al  anche  pàrroco  delia  chiesa  di  s.  Andrea  di  Padova  ^  oft  sta  ^pptllito  cbn  ìa 
scrixibffe  »  III  qttdste  parti  ai  «emfilici  ^^lesiaitici  e  preti  si  dà  tol^arihcatt  e  ia 
dialetto  venerano  ii  titolo  di  bomior  ^  { òuo/isignore  )  e  ai  prelati  quello  di 
monsignore  t  accompagnandolo  sempre  con  quello  A*  illustrissimo  e  di  reverendis* 
simo  9  don  accomunato  per  abuso  ai  semplici  preii.  Ma  se  it  Éulgarìni  non  la» 
Sciò  cSdère  in  terra  la  fóce  ingehUsó  per  ingegnoso ,  uàata  dal  Cariero  (  fiatino» 
dia  pàg.  )0;)  .  non  la  perdonò  nehi  alt  no  il  Càrierò  ài  Bulgàrini  per  avere  scrìtto 
il  proprio  nome  di  Belisario  con  doppia  /:  della  quale  accusa  egli  s'ingegnò  di 
scolparsi  (  Diféid  ili  Htp4  èl  CàHtfo  t>a)ri  ^t.  )  eoit  résempio  del  CHuHoì  del 
f^oltetrano ,  M  ChiàBi^ra  é  d'altri  rtioderftl ,  che  coèi  lo  Sttisserd:  Il  Véro  però  si 
è,  che  ne'gteci  e  He*  latini  scrittori»  Prbtopio ,  Agamia,  Giofwàhie  ed  àftti  if 
nome  dì  Belisario  ta  scritto  con  urta  /  solamente* ,  liè  altriménti  l'dsaroad  fi  ?étr. 
ehie  Villmii ,  il  Trissiao  e  cédtt^  hltfi .  Il  Balgàtini  nd  riddt^piataento  di  qitèlfac 
Ittféfa  tolle  (òfst  più  tostò  té^iré  là  forza  della  {^dfiafltia ,  thd  h  6iWà 
della  voce ,  in  quella  guisa  che  i  tofcadi  calcano  itiehe  in  certi  noitii  f^fò^rj  ti 
prima  sillaba,  raddoppiandone  la  cOhsdnàhté che  viene  appresso  come  Tommaso, 
Cammillo  ,  Niccolò  .  La\\eró  ,  OVrii/p  èc. 


38o 

-  -  Difese  di  Beliisario  Balgarini  in  risposta  alF Apo- 
logia e  Palinodia  di  Moosig.  Alessandro  Garìero  Pado- 
Tano,  e  alcune  lettere  passate  traU  Signor  Lodovico  Bo- 
tonio^  nelPAccademia  degl'Insensati  di  Perugia  detto 
rAgitato,  e  il  medesimo  Bellisario  per  rooeasione  della 
controversia,  nata  fra  esso  Bnlgarino,  il  Signor  Jeroni- 
mo  Zoppio,  il  sopradetto  Gariero^  e  il  Signor  Jacopo 
bazzoni,  discorrendosi  intorno  alla  Gommedia  di  Dan- 
te. In  Siena  appresso  Luca  Bonetti  i588.  in^.(a).  L.     8. 

orò  prima  in  biasimo,  e  poi  in  lode  di  Elena.  E  perchè  il  Balgarini  in 
principio  e  in  fine  delle  tue  Considerazioni  {p.  97-)  ^  P^^  ancora  nelle 
jJife$e{p.  5f  .)e  altrove  lo  tacciò  di  plagiario,  quasiché  si  fosse  approfitta- 
to di  esse,  a  lui  mostrate  in  Siena  prima  che  si  stampassero,  il  Cariero  non 
solamente  se  ne  difese  con  VAjH>logia;  ma  con  la  Palinodia  ritrattò  il 
suo  Discorso  {Antidiscorso pag.  39.  78.),  buttandosi  dalla  parte  dei  di- 
fensori di  DaniCf  e  mostrando  con  fedi  autentiche  poste  in  fine  4oir 
Apologia  e  della  Palinodia  di  aver  .composto  il  suo  Discorso  nel  1577. 
due  anni  prima  di  andare  a  Siena  con  Francesco  Piccolomini^  pubblico 
professore  di  filosofia  nello  studio  di  Padova,  il  che  fu  nel  1579. .  In  fat- 
ti non  par  verisimile,  ohe  in  tal  materia  con  la  semplice  vista  di  un'ope- 
ra senza  involar  le  parole  si  possa  rubarne  i  pensieri,  ancorché  ordina- 
ri e  per  altro  comuni;  poiché  il  Bulgarini  intende  di  questi  soli,  e  non 
del  material  del  libro:  né  al  certo  le  cose  del  Cariero  son  tali,  che  a  lui 
pure,  qualunque  egli  si  fosse,  non  potessero  venire  in  mente  non  me- 
no, che  al  BiUgariniy  essendo  falso  quanto  suppose  VEritreo,  che  egli 
•antasse  la  Palinodia  del  plagio  fatto  al  Bulgarini,  quando  per  lo  con- 
trario con  V Apologia  si  difese  da  questa  accusa;  e  non  fece  altro  con  la 
Palinodia,  che  ritrattarsi  di  aver  biasimato  Dante,  e  non  già  di  essersi 
furtivamente  appropriate  le  cose  del  Bulgarini.  Laonde  per  questo  capo 
della  sola  conformità  d'opinione,  per  dirlo  con  la  formola  usata  dal  Bui* 
garini  nellalettera,  con  cui  dedica  le  Considerazioni  al  cardin.  Luigi  da  E* 
stCf  a  cui  similmente  il  Cariero  avea  dedicate  le  tre  sue  fatiche,  questi  con 
tutte  le  grandi  insistenze,  più  volte  inculcate  dall'avversario,  non  do- 
vrebbe aver  luogo  nel  libro  de  Plagio  literario  di  Jacopo  Tommasio^  nel- 
le due  dissertazioni  de  Furibus  librariis  di  Tommaso  Crenio,  o  nel  catalo- 

(a)  Giacché  Monsignore  ebbe  la  bontà  di  esporci  alcune  imprese  ,  che  si  reg- 
gono  nell'oeere  del  Bulgarini  io  pure  mi  (arò  lecito  di  riportar  quella  che  sta 
ad  fine  delle  presenti  Difese  ;  ed  è  una  man0  punta  da  una  vespa  ,  che  nella  fé. 
rita  lascia  il  pungiglione  ;  e  il  motto  è  oaesto,  siti  magis ,  alludendo  alla  proprie- 
tà  delle  Tespe,  di  lasciar  nelle  piag^he,  che  fanno,  col  pungiglione  la  yìu.  Questa 
impresa  e  la  sua  spiegaiione  le^si  nelle  Annouiioni  fatte  da  Roberf  Tin  sopra 
)ue'  versi  delle  Api  dei  Rucellai  nam.  747  parlando  di  tue. 

Che  le  cieche  saette  entro  le  piaghe 
Lasciano  infisse  con  la  yita  insieme. 


38i 

-  -  Riprove  delle  Particelle  poetiche  sopra  Dante,  di- 
sputate dal  Signor  Jeronimo  Zoppio  Bolognese,  per  Bel- 
lisario Bulgariiii  scrìtte  neiridioma  Toscano  dì  Siena. 
Jn Siena  nella  Stamperia  di  Luca  Bonetti  1602,.  inj\.  L.    5. 

-  -  Annotazioni,  ovvero  Chiose  marginali  di  Bellisa* 
rio  Bulgarini  PAperto  Accademico  Intronato,  sopra  la 
prima  Parte  della  Difesa,  fatta  da  M.  Jacopa  Mazzoni 
per  la  Commedia  di  Dante  Alighieri,  compilate  nell'i- 
dioma Toscano  Sanese,  airillustrissima  ed  Eccellentis- 
sima Accademia  Veneziana  dedicate,  aggiuntovi  il  Di- 
scorso di  M.  Ridolfo  Castravilla  sopra  la  medesima  Com- 
media (  con  lettere  passate  fra  il  Mazzoni,  e  il  Bulgari- 
ni, una  sua  giustificazione  contra  l'Orazione  di  Pier  Se- 
gni in  morte  del  Mazzoni  )  ed  insieme  il  racconto  delle 
materie  più  notabili  di  tutta  l'opera  (  composto  darOra- 
zio  Lombardelli,  il  quale  dopo  averlo  terminato,  se  no 
mori).  In  Siena  appresso  Luca  Bonetti  i6o8.  in^.  (i).     8. 

go  àe^Plagiarf  di  Teodoro  Almeloveenio,  accresciuto  da  Arrigo  Seppen^ 
Stein,  Quest'onore  può  riserbarsi  a  qualchedun  altro, j^/a^iario  non  meno 
delle  osservazioni  udite  ne* discorsi,  che  lette  negli  scritti:  e  di  tale  può 
dirsi,  come  disse  Pietro  Scriverlo  di  Lorenzo  Ranùrez^  plagiario  dello  Sca» 
ligero:  dissimidat  qui  ad  verbum  inde  omnia  excerpsit  (Anìmadv.  in  Mar^ 
Hai.  lib.  III.  epigr.  SQ.pag.  96.).  Seguono  altri  libri  del  Bulgarini  se- 
condo Tordine  cronologico  delle  loro  impressioni. 

(f)  Nel  frontispiasio  dì  questo  libro  si  veggono  tre  filare,  in  doppio  or- 
dine disposte,  di  più  mortaletti,  o  cannoncini  in  atto  di  spararsi,  col 
motto  sopra :Ai/ic  attollere  mo/tf^(a'^); laddove  il  Bulgarini  negli  altri  suoi 
libri  avea  posta  \xn*aquila  sopra  il  nido  con  un  sasso  nell'artiglio  destro 
incontro  al  vento  contrario,  e  col  motto:  munis. 

{a*)  Quanto  a  tra?erio  ha  inteso  Monsignore  e  spigato  il  corpo  di  questa  im- 
presa !  Quelli  che  a  lui  pajono  tre  filare  f  ma  dir  éojtit  file  o  filari)  di  mortaUtti 
a  cannoncini  1 9ono pali  di  legno,  soliti  usarsi  principalmente  in  Ventila  in  que' 
luoghi  che  sono  eccupati  daUe  acque ,  e  deve  s'  hanno  a  gittar  fondamenta  per 
alzar  fabbriche,  e  sopra  essi  pali  fedesi  ,  Aon  una  macchina  (  moles)  che  Tadain 
aria  balzata  dalla  TÌolenza  degli  sparidi  que'sneposti  mortaletti  o  connonclnt  ^  mz 
uno  di  que'  castelli ,  che  servono  a  sodare  il  fondo  e  a  conficcarvi  le  travi  di 
quella  palificata  posta  nell'acque:  onde  la  leggenda  ,  hinc  attollere  moles  f  assai  be- 
ne e  propriamente  ci  quadra  :  laddove  applicata  alla  spiesazione  di  Monsignore 
verrebbe  a  fare  un  senso  ridicolo  e  falso ,  e  dovrebbe  dire  hinc  evertere  ,  anziché 
attollere  moles  •  Questa  è  la  nota  impresa  della  seconda  accademia  venexiama  ,  al- 
la quale  appunto  il  suddetto  libro  delle  Annotazioni  ovvero  Chiose  del  Bulgari^ 
ni  vien  da  lui  dedicato  in  riconoscenza  dell'  onore  dianzi  a  lui  fatto  da  quegli 
accademici  di  annoverarlo ,  com'  egli  scrive ,  nella  loro  onoratisssima  schiera  • 


>f*r^ 


4i^>(f^  fopra  b^nt^^  ^rirvtm  ;k  p^naa  ^a^ti»  finto  aame 
4li  M.  ftp^^rWf  Sr^^roni,  Jm  Siené^  ^pfr€u^  il  Bonetti  i6r6. 
in  ^  U)(m).      *  L.     ó. 


M#A,  ^  ^t:im#f/>f^  4f  Dfutt^  fM^itroi  Diahf^.  Il  Bul§mmp€tf.  7?.  94..  e 

m^fM  ^f  |/>4«f/»ri  ^  Me€èé&iì  4ì  Doniti  D'u^mede  Bo^^futu  «  r>:io  C.^ 

l'ini  /(mi  J^  gn^rr^  t^pr^  DanU  (i*>.  Se  mi  «  chiedesse  qua!  male  glie 
A9  r^hufr  pmf  ^netto^  dai*b4  VBfitrtó  ué  Éàéeptm  la  TiltorU  al  Bulganrù^ 

(s)  KfaM  Màigéfi^t  tm  9tà  i^imnl  LXXVIL  ptr  acdicate  apopUtka  attnKto 
éà  l«ngf>  l«mp*  di  i«a  p«ri»fia  ttM  ad  a^<r  qmàéi  iacara«eaca  ptfda»  roso 
défit  pirfé  ilfifftfji ,  quando  djt  un  ftVipmo  franccscaop  gli  fa  recato  da  Mil^io 
a  J///yitf  an  Dìtiott^  a  peiiAa  in  difeia  dì  i?aa//  gotto  ooom  di  Sfcrmtu  Speroni. 
tétto  cha  e'  l'eU>e  ,  a««ef1  0  ft  Tiita  dì  000  crederlo  lavoro  di  quel  gna^aomo , 
^h«  jr^r.  é  f^l/i  anni  prima  era  di  pjaato  dì  ?tea,  e  corte  col  pensilo  e  con  la 
f9Hil»  t  i>4tfe/7irlo  ptr  ofiri  di  AUitaniro  Cérìiro  p€r  ancenori  scrìttarc  suo 
flft  dffklflrai^  n«rtif€4  *  Ciò  che  il  |Nibblic#  abbli  iopra  di  ciò  giodfcato  daopoi» 
fare  cka  tit  itato  c#>itforma  al  ieiKtmefito  del  ButgérMi  acHono  almeno  lo  hi 
coii(faftti9  ;  m4  Taittma  ediaiona*  alcrove  da  me  citata»  itWOptre  dello  Speroni 
afri  ^lA  folm  o^nt  Jnbbicixa  dagli  animi  «  trof aadoai  qtti?i  imprcMo  il  detto  Di^ 
Uyf99  nel  torno  V.  pasr.  ^04,  e  non  già  col  titolo  dì  primo  ma  di  secondo  topra 
/^/f^//  «  del  r]ual«  jiin  dai  primi  laoi  anni  tingolare  atima  egli  fece  per  arerlo 
iUfinnàiìUfO  prr>ronrlo  filoiofo  €  lonìmo  virgiliartó.  Lo  acrittore  moderno  della 
^rif  di  lui  pafT.  XLV.  ci  acceira  che  lo  Speroni  neirultima  toa  Tecchiczza  ab- 
}$(HfM  i|fivato  »et$nd§  Difténó  nlinÉio  dalla  opffééiiAOtA  fkìté  à  DdHte .  primièra- 
m^tìtt  dal  Ctiittiivillét  e  poi  foatcnuta  dal  Éulgérinii  onde  l'affetto  tht  al  ino  fa- 
torìto  poeta  e'  port«va  ,  ^li  attitxò  più  del  cooaucto  il  calor   della   mente ,  aolita 

Mf  iliffi  iniicmmarèi  fiv  primi  impnl,  i  iftlali  di  p*l  Mn  abhe  foma  tenipo  dì 
iiidat  fcmparirtdvf  «  pdithl  M  Oiuórm  %f\n  ptr  <^lii  (Mfta  fit^co  a  rébbi^sità;  fi« 
firn  a  traifora  il  iilH  «f Virvirlo  di  heiH^  •  di  Hitégufè.  lAtètodendO  la  «uà  còlUra 
a  tvtfi  la  oHrfnifiiftlmii  rtarltin*  f/rfr^if  i  II  BilmifltA  fHpifinndò  lempre  il  notM 
a  la  rlaiiiatilonv  dflld  SpèffMi  fino  acmpra  nbll*  oplilidH«  cha  il  Discórso  foHtf 
opera  lndff|na  di  lui  a  piQ  toicrt  Alia  del  C^H^ù,  ti  rida  irt  nectusita  di  riptlU 
air  ravfimaHo  •  nel  %\\h  Antìi\U6r94  aMUiMcflo  tì^i  Hipatmla  le  invettive  e  lo 
l«i||l(irla  e  ioh  Vnnu  ti  dilifiide  la  putti  a  i«  atflV6.  Genvién  cred^fé,  tba  Ia 
copU  M  Ùiihìm%  dita  al  ÉHigàfm,  tea*  itdf^ttiiélMà ,  polthè  «gli  rinfaccia 
•Il  ititnre  di  nio  nielrlulltil  «krWi  1  vka  Ailtla  MinltHi  auddétta  del  tomo  V.  in 
niMiin  mariti  l'incontrino  • 

(A^)  0|«fmttt«li«titentt  il  liti  Alilo  Mnlt^«  lo  Itopfiò  di  <[}ìt'  mtìalèUi  t  taà-^ 
né^tini .  per  (iir  liilé  •  quvin  ^ttn  Dàntitche  t  per  ibpaflrne  le  itlvIpeHlfe  ftw 
liuni.Sv  II  AwraaM  in  iilim  ^*luat  tioti  ÉtYéHat)»*dttef(»  «ftcòiA  altri  da^ 


cerfamlnis  ^fctpr  ^ìsccssif ,  si  potrebbe  rispondere ,  che  Pf^tf  umil^¥f 
JJante,  qu^le  «ra  prim^.  Qui  per  incarico  delle  promesse  dafe.  #i  dovre)> 
1)0  proporre  iì  disegi^p  di  ^na  nuova  edizione  del  «uo  Pcieaq;  pp4^  pier 
»9o  procedere  |n  ipfigito,  questo  si  farà  l^ievemente  al  po^^iliUe. 

servato  arcitc  ud  c9s)  grosso  e  msl^scplo  granciporro  4i  prepdert  par  pnrl  uf^r* 
t^letti  o  eannoncini  in  aUP  ^i  aparare  .  il  pb^  prxQ  non  ai  Tede  >  qypgH  cHe  spi>p 
senapiici  ^f /<  in  poaitura  di  ciser  conficcaci  nell'acque  •  npo  avrebbe  pai  cessato 
di  fargliene  gaerra;  poiché  in  cose  di  minore  importania  e  di  più  facjle  sbaglio 
e^li  e  quattro  e  cinque  To!te  non  è  mai  aazio  »  né  stanco  dì  buttargliele  in  fac- 
cia «  di  £|rfit  risa  e  achiamaiai  r 

TEJL  fNA  NUQVa  I^DIZIONC  DEL  POCSfA 

DI   PAN  TE. 

\/ae8t;^  f^liOi^  cdififon^  ({pyrebbe  farfi  in  be^lp  e  pulito  jCAr^tter?  t<r^(iù\ 
gittate  iq  buoiie jrpiàdri^  e  non  tii^stp^  pà  si^urcp.  i>à  usixtp,  pè  H'ir^d,  j^paì- 
1^;  e  non  già  in  (:Qrsi^o  u  aldino^  «i^ttp  ancora  italicQj  il  quale  per  esse'- 
^^  (|a  qualche  secolo^  e  ppn  sen^sq  lagippe,  ^ffattp  dispae^so  ne}  rprpo  in- 
tero e  ppntipu^to  de' libri,  •  p»rf:iò  ) 'occhio  non  essìendoTi  piti  ayve^iio, 
pare,  phe  vengn  a  patire  in  leggere  qpaliinque  operai  segi^jepteippptp 
St^mp^ta  ip  ta)  carattere  pur^nif^nps  corsivp:  e  di  questo  già  piif  Uipni^ 
{addietro.  Oi^nque  1:^  ^«<pva  €4i^ion9  4i  un  sicuro  e  ottimo  testo  di  DQn{e 
ÌQ  formi  fji  4-  »  /^  9  son)igIi^n2|a  à,ì  alcpn^i  delle  pi^igliori  edi?|ppi,  uscite 
per  i|8Q  iel  delfino  di  Frai^pia  r  dorrebbe  iVrsi  c^p  incbiostf.p  di  bl^onfi 
tinta,  e  in  carta  di  corpo  consistente  e  p^rfettawei^te  biapc^,  ^ou  bel 
margine  da  ogiii  )atQ  e  popi'prnie  al)a  disposizione  e  al  sesto  dei  pmnti 
delpoef^af  pj^LSc^^np  de*qirali  j  con  ^verp  ippanjii  il  ^p  argom^fitQ,  pre- 
so d^Ila  e4i?ipnje  ],  del  JjQÌfef  si  dovrebbe  cominciare  su  làjtp,  e  aefiiprf 
rn  principio  di  p>gip%  Ppl  porvi  nel  vapo  superiore  il  gitolo  di  ciascu- 
na delle  tre  c^ntichep  pome  dire:  /fella  Con^medif^  ài  Dante^  VJnfemo, 
i\  Purgatoriq  e  ì\  Par^^isOf  P  fuori  nel  m^t^i^^  il  qfknta  col  suo  numes- 
ro,  prr  cngpvolare  il  ritro«4PPnto  di  quf^pto  a  un  bi^pgno  ;bì  jricercasse^ 
nop  essendo  necessario  it  numdrare  anche  i  versi»  per  non  essere  i  panti 
«^rdiparfairiei^te  $}  Ipngbi,  php  noy^  si  possa  a  up  tratto  ripvepire  quanto 
vi  V  brap()^ise  cerpart^r  C^^^e  poi  sì  ?oJe^8^  }n  fine  di  cjaiich^d^^i  Cf/l(P 
Soggiungi^re  V^U^gmf^i  prpsa  p^r^  d(i  quella  4el  Dol^e^  qifa^Jtq  non  Qgr 
rpbjju  ni^j  iinf9,  e^pAldp  fila  brcyi. 

Ip  (iwkU\  nufiiW'  e<fizÌQfi^,  \^  quale  per  jpafijivr  P9n(^o4Q  %}  49T^®ti^^ 

h^^  m  WP  ^^)l  ton^o,  pppiQ  f«at^p^t?7ipbiedcH  jPWWr«v>  .cìw  à  PP .  *pÌp» 
(^m  b^M?  ^ppi^  ài  ciasppo^  fapcifi  o  pagina,  in  b^l  paraui^re^  e  4l^tinfi^ 
^!^  H»t<^U^  à^\.  tpstp  4al  jypwdi  w  pptrebbwo  dJLsporif  ì^yn^t^  w'fÀfili^ 
Uii  ìli  nap^eri  picpolj,  fiop  ^Ló  infarjti  p'Ipr  l^pgh^  n^l  «mt^i  IKfHPP^ 
^prjjc  ui;^li  f^or*  nel  w^rgina  »  4irUt!ir.»,  4iUfen»«wtP  4«^|?i!(ifir  pSin- 


384 

hilone,  per  non  sfere  ft  penare  in  eercar  dorè  radano  a  riferirsi  i  nameri 
di  e^e  note  brevi,  neoettarie  e  relative  ai  passi  di  Dante,  ì  qoali  le  ri- 
chiedessero per  letteraria  spiegazione  del  testo,  riguardando  la  gramma- 
tica, la  favella,  i  sensi,  l'espressioni,  le  voci^  i  termini  e  le  frasi  antiqaa- 
te  e  le  più  notabili,  le  cose  istoriche,  i  costumi  del  tempo  e  le  dottrine 
oscure  o  recondite;  ma  il  tntto  in  forma  testuale,  breve  e  sensa  ingom- 
brare il  margine;  poiché  i  lunghi  cementi  piuttosto  annebbiano  di  quel- 
lo, che  illustrino  i  testi,  come  sanno  i  periti:  per  lo  che  fare,  oltre  all'e- 
same del  testo,  servirebbe  non  poco  il  consultare  con  senno  e  spogliare 
j  varj  interpreti,  spositori  e  difensori  di  tutto^  o  di  parte  del  poema  di 
Dante,  non  solo  stampati,  mation  istampati,  e  sopra  gli  altri  che  non 
fon  pochi,  Pietro  di  lui  figliuolo,  che  fu  il  primo  a  illustrarlo  in  latino 
con  dirlo,  Commentum  super  tribus  Comoe£is  DantU  AUgherii.  Un  altro 
Dante,  tradotto  adlìteram  in  latino  e  cementato  pure  in  latino  da  Cio- 
vanni  da  Seravalle  frate  minore  della  diocesi  di  Rimino^  e  vescovo  e 
principe  di  Fermo^  si  trova  a  penna  presso  il  sig.  marchese  Capponi^  fa- 
tica da  quel  prelato  composta  nel  1416.  mentre  si  ritrovava  al  concilio 
di  Costanza^  e  ciò  a  richiesta  di  Amadeo  da  Saluzzo  cardinal  diacono  di 
santa  Maria  nova^  di  Niccolò  Bubvit  vescovo  batoniense  e  vellense,  e  di 
Roberto  Alam  vescovo  saresberiense,  amendue  inglesi.  In  queste  note 
bisognerebbe  vedere  di  coonestare  con  qualche  buon  senso  i  laoghi,  che 
possono  averne  mestiere,  con  ricordarsi  che  siamo  cattolici,  e  che  dopo 
reta  di  /7an/e  sopravvennero  le  turbolenze  funeste  dell'eresie^  che  tal- 
Tolta  hanno  fatto  prendere  maligna  pastura  dall'autoriti  di  Dafife,con- 
tra  la  sua  intenzione,  come  possiamo  ragionevolmente  supporre.  Sareb- 
be stato  mio  pensieio  di  dar  qui,  come  per  saggio  di  questa  nuova  edizio« 
ne,  il  canto  /.  dell'/n/eiTio,  letteralmente  e  brevemente  spiegato  dal 
Giambullari,  ma  il  timor  di  non  dare  in  lunghezze  me  ne  disvia,  e  ciò 
pnre  mi  fa  tralasciare  altre  cose. 

Nel  fine  di  tnle  edizione  si  potrebbe  senza  verboso  cicaleccio  disporre 
un  solo  indice  1  o  tavola  generale  in  forma  di  glossario,  simile  a  quello 
di  Federigo  Ubaldini  ai  Documenti  del  Barberino^  e  all'altro  di  Mcmsig. 
Giovanni  Vignoli  al  tomo.  I.  del  suo  Anastasio,  o  Libro  pontificale^  di 
cui  aspettiamo  il  secondo.  In  questo  indice  si  dovrebbe  incorporare  tut- 
to quello^  che  partitamente  si  condensa  in  pib  indici^  imitando  ancora 
aon  miglioramento  quel  famoso  Fìfgiliario  di  Niccolò  Eritreo,  per  non 
soggettare  il  lettore  a  cercare  in  pib  luoghi  quel  tanto,  che  potrebbe  tro« 
vare  in  un  solo.  Meriterebbono  ancora  di  esser  considerati,  il  Borghini 
nelle  sue  Chiose  «He  Novelle  antiche  e  al  Decamerone,  VAlunno  pure 
iie*due  Indici  al  Decamerone  e  al  Petrarca  dell'edizione  II.  un  mio  a- 
mico  nellti  tavola  al  volgarizzamento  de'GmdS,  attribuiti  a  j.  Girolamo, 
6  li  Ducange  nel  suo  Glossario  all'istoria  scritta  in  antica  lingua  fran- 
cese da  Goffredo  Villarduino.  Non  si  vorrebbe,  che  in  questo  indice  si 
studiale  troppo  di  qualificare  e  decidere,  né  di  spiegare  le  cose  trite; 
ma  solamente  quelle*  che  ne  hanno  bÌ80gno;non  entrare  a  chiamar  nobi- 
lisaime  le  città  e  le  famiglie  già  note  per  tali  ;  non  usar  da  per  tutto  le 
Tooi  beUis$ime,  noti9SimOffamosi4$ime,prud€ndissime,  valorosissime,  ono^ 


385 

rittissime,  empiendo  così  di  vani  superlativi  le  carte.  Quando  si  dice  Ipo* 
litOj  si  dovrebbe  aggiunger  cosi:  e  ancora  Ippolito^  alla  parola  Dionigi^ 
basterebbe  aggiungere:  ,,  detto  VAreopagita,  antico  scrittore  ecclesi.'isti- 
co  1,;  bastando  qui  dare  un  cenno  a  ehi  intende;  mentre  ad  altri  non  ba- 
sterebbono  i  libri  interi.  Alla  parola  Tagliamento  si  potrebbe  dire  ,,:  fiu- 
,y  me^  che  divide  pel  mezzo  il  paese  del  Friuli,  solito  perciò  denominar- 
,,  si  con  le  formole:  di  là,  e  di  qua  del  Tagliamento.  ,,  In  somma  si  vor- 
rebbe, che  in  questo  indice  non  si  affettasse  di  voler  troppo  fare  i  dotto- 
ri, ma  solo  spiegare  le  cose  poco  intese.  Nella  ripulitura  del  testo  non 
vorrei  boschi  di  accenti^  di  virgole  e  di  apostrofi  soverchiamente  stipa- 
ti; ma  cose  spedite,  lisce,  andanti  e  naturali,  dachè  talvolta  molte  di  que- 
ste diligenze  sogliono  usarsi  nel  leggere  più,  che  nello  scrivere:  ed  è  be- 
ne ancora  il  pensare  a  facilitarne  per  gli  esteti  la  comprensione  senza 
difficultarla  con  sì  fatte  minuzie.  Giulio  Cesare  Scaligero  in  poco  accen- 
na il  tutto  (Epist.  Lxxxii.  pag,  262.),  parlando  di  far  stampare  certi 
suoi  versi  latini  r^er^e  castigati  edantur;  sedita^  ut  nequidlimae  desidere» 
tur  in  editione  ipsa  Puncta  vero  tibi  commendo^  quorum  rationem  adeo  ne* 
cessariam  duco,  ut  et  illustriorem  fieri  orationem putem,  non  solum  senten^ 
tias  distingui.  Così  mede.simamente  per  non  replicare  tutta  la  Commedia 
di  Dante  nel  rimario  di  Carlo  Noci^  già  fatto  per  tenersi  da  sé  a  parto 
e  non  unito  al  poema,  esso  rimario  si  potrebbe  con  aggiustata  distribu- 
zione ridurre  solamente  alle  ultime  voci  di  ciaschedun  verso  per  distin- 
zione di  uno  dall'altro,  lasciando  poi  nel  loro  essere  in  margine  le  cita- 
zioni dei  canti  per  guida  in  ogni  occorrenza  di  riscontrargli:  e  si  dovreb- 
be avvertire  di  non  mai  cominciare  in  tale  ordine  di  alfabeto  dagli  arti- 
coli, né  da' pronomi  come  da,  il,  lo.  la^  questo,  quello,  uno,  tale,  quale, 
non  potendo  simili  voci  servire  d'indizio  per  trovare  la  cosa  cercata.  Per 
motivo  poi  di  speditezza  maggiore  il  tutto  dovrebbe  riferirsi  alle  pagine 
del  poema,  e  non  alle  cantiche,  ne  ai  vanti,  né  ai  versi  del  medesimo; 
che  é  rosa  troppo  esquisita.  Il  sig.  Antonfrancesco  Gori  nella  prima  del- 
le sue  famose  opere  (Inscriptiones  Etruriae  tom . I .pag ,  3ii.)  mentovan- 
do un  nuovo  rimario  di  Dante,  già  lavorato  da  un  suo  amico,  a  questo 
si  potrebbe  pensare.  Tale  in  sustanza  è  il  pensiero  e  la  direzione,  che  po- 
trebbe tenersi  in  questa  nuova  impressione  della  Commedia  di  Dante 
con  farle  precedere  una  prefazione  istruttiva,  ma  non  verbosa,  cioè  che 
fosse  men  piena  di  parole,  che  di  cose,  e  da  farsi  dopo  stampato  il  com- 
plesso d'-ir opera  per  esprimervi  accuratamente  tutto  il  necessario,  e  ciò 
con  un  titolo  e  frontispizio  semplice  e  non  affollato  da  lungua  e  nojosa 
non  meno,  che  ricercata  rimembranza  di  troppi  particolari  ivi  poco  im- 
portanti; con  libertà  poi  di  stendersi  in  fine  sopra  quelli^  che  non  potes- 
sero aver  luogo  nelle  note.  Questo  però  dovtebbe  farsi  con  assistenza 
di  persone  intendenti  e  versate  non  tanto  nella  corrente  favella  natia, 
quanto  in  quella  comune  de' letterati  e  de' libri:  le  quali  persone  non 
sogliono  mancare  nella  città  di  Firenze.  Che  se  poi  si  pensasse  a  ornare 
ogni  canto  di  figure  intagliate  in  rame,  conformi  a  quella  di  un  odice 
vaticano  già  de'  duchi  di  Urbino,  questo  sarebbe  troppo.  Però  non  sa- 
rebbe da  tralasciarvisi  la  medaglia  di  Dante,  non  difficile  a  ritrovarsi. 
Tom,  I.  5i 


NOTE 

DI  APOSTOLO  ZENO 

ALLA  CLASSE  IV. 

de'   drammatici 


N, 


die  AnnotMx'iùtii ,  che  «odrò  ften^iido  fopn  mtu  qsetta  Clssst  di  Poeti 
J}rdmm£tuit  mi  conTcrra  aoir  •oveoce  a  qoaoco  te  ne  legge  nella  preteotc  Bi^ 
kliQtecd  Italianét  <]iiello  parioience  »  cbe  ae  tta  regiitrato  nella  DrAmmatmrgi's  di 
jDOOsignor  Leone  Allacci,  icanpata  in  Rema  dal  Mascardi  nel  1 666.  in  ii.coa- 
cioMÌacbè  il  Fontanini  ita  qoasi  tempre  di  questa  seguitando  e  premendo  le  ve* 
•sigle  con  tale  attaccamento»  che  non  solo  ne  ricopia  i  titoli  e  le  impressioni,  il 
che  farebbe  degno  di  scusa ,  ma  di  quando  in  quando  ne  trascrive  gli  errori ,  se 
pmr  non  gli  avviene  di  darcene  in  maggior  copia  •  Il  frequente  incontro  dell'uno 
eoo  l'altro  £irà  fede,  s'io  dico  vero:  Sumpsisn  multa,  si  fatenswcl  fi  f^^gas, 
ssskripu'uii  ;  coȈ  Cicerone  ad  Emmo  pUgiario  di  Nevio  .  S' io  poi  non  ini  appiglio 
nUa  Oleografia  del  Fonsaniui  ,  scrivendo  con  due  n  Dracma  e  Drammaiurgta  ,  le 
^oali  voci  a  lui  piacque  di  scrivere  con  una  fola  »  siccome  a  lui  non  intendo  di 
nioover  lite  per  tal  cagione»  cosi  nemmeno  a  me  se  ne  contrasti  la  pratica,  a 
•ode  ragioni  e  ad  autorevoli  esempli  appoggiata  • 

Ma  prima  di  tutto  mi  si  permetta  di  entrare  in  una  quistiooc ,  che  da  graa 
tempo  e  tuttavìa  fossiste  fra  i  letterati  intorno  alla  prima  commedio  in  pi  osa  , 
cbe  a  stampa  sia  comparsa  in  Italia.  Una  io  son  qui  per  proporne,  la  quale,  ben- 
chb  non  sia  cosa  nel  suo  genere  in  tutto  perfetta  e  da  firne  gran  conto ,  è  però 
vera  commedia  scritta  in  prosa  volgare  e  anterior  certamente  ad  ogni  altra  .  Sic- 
co  o  Sii:cone  Polentone  cittadino  e  caacelliere  di  Padova  (*)  ,  la  scrisse  in  prosa 
latinamente  verso  la  metà  dei  secolo  XV.  in  cbe  un  secolo  innanzi  fu  prevenuto 
dal  Petrarca,  il  oaale  in  una  lettera,  cbe  scrive  a  Jacopo  Fiorentino  ed  ò  la  xvi. 
del  libro  vii.  delie  sue  epistole  familiari,  gli  confessa  di  aver  composta  in  assai 
tenera  etade  una  commedia  intitolata  Filologia,  mostrando  di  £irne  allor  poco 
caso  t  Quella  del  Polentone,  da  me  veduta,  sta  manoscritta  in  4*  fra  i  codici  dei  se. 
aacore  Jacopo  Soran\o,  e  non  so  che  essa  sia  stata  mai  pubblicata*  Di  là  a  molti 
•Ani  fu  traslaiata  in  prosa  e  in  un  volgare,  che  tien  molto  dei  veneziano  e  del 
padovano ,  tra  i  quali  idiomi  passa  molta  conformità  e  quasi  dirò  parentela  .  Il 
nome  del  traduttore  non  è  ben  certo ,  comecbè  non  manchi  opinione ,  che  tal 
sia  stato  Modesto  Polentone  figliuolo  di  Sicco,  che  in  latino  la  scrisse  e  la  inrico- 
16  Lusus  Ebriorum  ,  a  detto  dello  storico  Scardeone ,  ma  stando  al!a  Me  del  cu. 
diee  mentovato  ,  ella  è  intitolata  Catinia  ai  Jaeohom  Badttorium  patricium  vene^ 
niUtm  &  paiavinum  ;  e  cosi  aticora  nel  suo  rolgtrìaaancnco  il  suo  titolo  è  Catinia  a 
Giacomo  Badoaro  peragino  cioè  da  Peragm  luogo  mt\  distretto  di  Padova  e  fcu. 
do  dell'  antica  famiglia  Badoara  ereditato  da  esso  Giacomo  ,  che  perciò  è  quivi 
qualificato  per  patri\io  veneziano  e  padovano»  Il  nome  di  Catinia  le  vien  posto  da 
quello  di  Catinio  principal  personaggio  della  commedia,  venditor  di  catini,  il 
quale,  perchè  era  da  Como,  t  in  essa  chiamato  corrottamente  ora  cnmano  ora 
comesano  ,  in  luogo  di  con^asco  .  Pare  ,  che  a  imitazione  di  questo  titolo  il  car. 
diottl  di  Bibiena  desse  alla  sua  commedia  ìf  nome  di  Calandra  preso  da  quel.o  di 
C^laetdro  uomo  scimunito  introdottovi  p«r  attor  principale  .  La  Catinia  è  srampa. 

(*)  Gianncrardo  Kupp  «tampò  in  Lipiim  nel  17^3.  una  ditiertacione  ^,Z>tf  Xicconc  /*i- 
Icntono  ,j. 


387 

ta  in  4'  e  Tanno  senza  stampatore  y\  si  legge  nel  fine:  In  Trenti,  Post  tenehrds 
spero  lucerti .  M,CCCC.LXXXll»  Die  xxFiir,  Marcii  standovi  di  mezzo  queste 
sigle  di  significato  a  me  incognito;  smfziclszl  .  Aranti  la  nota  dell'  edizione  leg- 
gonsi  i  seguenti  rozzi  e  meschini  versi: 

„  O  Tui  che  questa  opera  lezete 

„  In  el  vulgar  corno  tuì  vedete 
.    ,,  De  litteral  sermone  qui  traduta 

M  Vedete  Catinio  e  l'opra  tuta. 

„  Bttio  cum  Cetto  vigilante 

„  E  Lanio  homo  simigliante 

„  £  sopra  al  tute  Questio  cerecano 

„  £1  qual  con  Io  suo  dir  soprano 

„  Fa  Catinio  esser  ligato  in  tuto. 
I  Tersi  saddetti  ci  danno  a  conoscere  i  nomi  dei  cinque  attori  ,  che  interrengo- 
ne  nella  Carola;  e  sono;  i.  Catinio  venditor  di  catini:  t.  Bibio  oste  detto  a  bu 
bendo:  3.  Questio  ciarlatano  detto  cerstano  ,  cioè  da  Cerete  neil*  Umbria \  4.  Z^- 
nio  scardassatore  di  lana:  ^.  Cetio  pescatore  da  cete^  cioè  a  dire  balena.  La  sce- 
na si  rappresenta  nella  taverna  di  Bibio  e  la  commedia  è  composta  sul  gosco  di 
quelle ,  che  gli  antichi  chiamaTano  tabemarie .  Questa  vecchia  edizione  è  statt 
ignorata  dal  Betighem  ,  dal  Maittaire  e  ózW  Orlandi .  copiosi  raccoglitori  degli 
Annali  tipografici  o  sia  de' libri  impressi  dalla  prima  origine  della  stampa  inaino 
al  ifoo.  anzi  niun  libro  stampato  in  Trento  dentro  a  quel  tempo  vien  riportato 
da  loro  .  La  stampa  è  in  carattere  tondo  e  ci  presenta  questa  favola  scenica  sen- 
za alcuna  divisione  di  atti  e  di  scene  ;  ma  tal  divisione  agevolmente  può  ricono- 
scersi e  farsi ,  mentre  a  luoghi  opportuni  gli  attori  interrompono  i  loro  contrasti 
e  ragionamenti  con  invitarsi  a  bere  e  a  mangiare  :  bevemo  »  man^emo ,  galdemo , 
accompagnando  il  tripudio  con  sentimenti  non  solo  da  idioti  e  da  obbriachi ,  mt 
da  etnici  e  da  epicurèi.  Precede  a  guisa  di  prologo  la  notizia  di  alcune  cose  spct* 
tanti  a  questa  commedia  dichiarata  per  tale  anche  dal  primo  suo  autore  »  il  qua- 
le in  comporta  non  ebbe  altro  fine ,  come  egli  attesta ,  se  non  di  mostrare  „  Im 
,»  ttaltizia  de  li  homini  ,  i  quali  sum  dadi  solum  al  bevete»  marnare,  godere  e 
„  voluptà  corporea  „ .  Il  soggetto  della  favola  è  preso  da  un  contrasto  ,  che  nasce 
tra  Bibio  e  Catinio  per  chi  di  loro  abbia  a  pagare  lo  scotto  :  e  da  Questio ,  che 
ne  vien  eietto  per  giudice,  vien  finalnaente  pronunziata  sentenza  eontra  C«xr- 
nlo  »  con  che  ha  finimento  la  &vola,  nella  quale  erano  già  state  messe  in  camM 
varie  qaistioni ,  e  si  era  sostenuto  che  le  applicazioni  degli  nomini  alla  guerra*,  allo 
stadio  ,  al  traffico ,  all'accumular  roba  ec.  erano  tutte  vanità  e  stoltezza  ,  conclu- 
dendosi che  la  miglior  vita  è  quella  della  crapula  e  del  sollazzarsi.  Dimando  scu- 
sa e  perdono  se  di  soverchio  mi  sono  allungato  in  cosa,  che  per  se  stessa  ap- 
pena merita  ricordanza ,  ma  la  rarità  dell*  impressione  e  la  natura  del  componi- 
mento che  nel  suo  genere  di  Commedia  in  pr9Séi  roigare  credo  essere  il  pnrao , 
mi  ci  ha  disavvedutamente  impegnato  • 


CLASSE  t^UARTA 

D  R  A  M  A  T  I  G  I 

CAPO   I. 

Commedie  in  prosa. 

xJa  Calandra  Commedia  di  Bernardo  (Divizie)  daBibie- 
na.  In  Roma  i5fi4-  in  io,,  senza  Stampatore  (a).    L.     7. 

{a)  Allo  Speroni  aon  piacque  molco  l'aio  iatrodotto  in  lulia  di  icrÌTere  com- 
inedie  in  prosai  e  però  nei  lao  dialogo  incitolico  del  Giudicio  dì  Senofonte  (Ope- 
re tomo  li  pag.  f  4  )  a   lai  parve  di  chiamarle  ami   dialoghi  càe   commedie  .  Ma   il 
Caro  fm  di  parere  (  Lett»  voi.  II.  pag.  if6»  edi\>  di  Padova J ,  che  ,  come  il  Ters« 
coofenira   alle   tragedie  ,  coti  alle    commedie  cnegiio  conveniva  la  prosa  •  Sicoae 
poi  la  Cattata  ridotta  io  proia  volgare  o  non  fii  nota  agli  eruditi  o    non    ne    fk 
tcooto  gran  conto  ;  contendeii  fra*  letterati ,  qaale  aia  atata  la  piimicra  commedia» 
mefsa  in  prof  a  italiana  .  La  pubblica  voce  ne  dà  la  precedenza  alla  Calaadra    del 
cardinal  Bernardo  Divi\io  da  Bibiena*  Il  Pigna  nel  libro  II.   dei   Romanci    pag. 
II  f    ci  fa  iapere  che  {Ariosto,  avendo  dinanzi  la  Calandra  del  Bibiena ,  fece  ia 
proia  le  tue  commedie,  le  quali  dipoi  in  ^tt%o  sdrucciolo  furono  da  Lui  riformate. 
Ciò  non  ottante  molte  lode  ragioni  e  di  gran    polio  addotte  dal  tig.  Barotti  (  Di» 
fesa  degli  scrittori  ferraresi  pag,  141*  )    1'  asiegnano  ai  Soppositi   e    alla   Cassarla 
òtW*  Ariosto  ^  t  a  queita  in  particolare.   Menno  tentò  di  farvi  entrare  per  prima 
quella  àt^* Ingannati    compoita  òz^* Intronati  di  Siena;  ma  queita  è  di  più  anni 
pofteriore  alle  già  mentovate  .  Senza  entrare  a  decidere  la  quiitione    mi    riitringo 
a  dire  che  la  Calandra  icritta  in  tempo  di  papa  Leon  X,  e  recitata  in  Roma,  ma 
non  IO  accertare  in  qual  anno  la  prima    volta,  fìi  poi  rappreientata    in    Mantova 
la  notte,  che  precedette  aHi  11.  di  Febbrajo  del  ifio.  liccomc  atteita  Y  Equicola 
nella  lua  Storia  ài  Mantova;  e  poicia  di  nuovo  in  Roma  in  occasione  dcU'aodata» 
e  dimora ,  che  colà  fece  Isabella  ó'Este  Gonzaga,  marcheia   di    Mantova  e  poicia 
10   Urbino  (  Jovius  in    Vita  Leonis  X  ),  dove  fu  ornata  di  nuovo  prologo  da  BaU 
dassar    Castiglione  :  ond' eWtk  fa  certamente  la  prima,  che  ai  vedeiie  alle  itampe. 
-   ti* Allacci  e  M  Fontanini  (  Lettere  del  CastigL  nelle  Lea.  facete  dell' Atanagi  pag, 
Ì7p.  edi\,  /.  )  lì  accordano  in  dartie  per  prima  edizione   la  luddetta  di  Roma  nel 
Xfi4.  ma  per  quanto  ne  10  di  veduta,  queita    edizione   della    Calandra  è  per   lo 
meno  la  quarta;  e  le  da  ta^    epoca  1^14.  lì  avene  a  dedurre    il    primato  per     le 
commedie  in  proia  .  queito  ne    verrebbe  contrairato  da  altre  lomi^lianti  comme* 
die,  itampate  in  Roma  nell'anno  medesimo ,  come  i  Soppesiti  Ò€\V Ariosto  ,   ^'Ea^ 
ttchia  di  Niccolò  Grasso  mantovano,  V  Aristippia  d'incerto,  il  Formicarie  di  Pu- 
Ilio  Filippo  mantovano  ec.  Io  dunque  darò  qui  fedelmente  il  titoL)  delle  tre  cài- 
xioni   antecedenti  della      alandra  da  altri  ,  le  non  m'inganno  non   più  riferite  . 

*  Comedia  elegantiiiima  in  proia  nuovamente  compoita  per  messer  Bernardo 
da  Bibiena ,  intitulata  Calandria  Con  una  lettera  latina  viene  dedicata  da  Gio- 
vanni  d'Alessandro  librajo  lanese  a  Bandino  Bandineo  santie  decano .  La  data  è» 
Senis  ex  officina  nostra  (  cioè  di  Giovanni  d'  Alessandra  )  XIIII.  Cai.  Martims 
MDXXI. 


389 

*  E  in  Firenze  presso  i  Giunti  i558.  in  8.  L.     6. 

*  E  m  Venezia  presso  il  Giolito  i56a.  in  la.  5, 
I  Lucidi  di  Agnolo  Firenzuola.   In  Firenze  presso  i 

Giunti  1549.  i55a.  inQ.  (a).  6. 

*  Et  in  Venezia  presso  il  Giolito  1660.  in  la.  4» 

*  Comedi»  nobilissima  e  ridiculosa  ,  intitulata  Calandra,  composta  per  ci  re?c- 
rendissimo  cardinale  di  sancca  Maria  Importico  da  Bib'una  ••  Recitata  nella  famo- 
,,  sa  e  generosa  città  di  K^/i^i^m  :  per  prete  Giovanni  ^^/i^ie  Jerosolymitano  nei  M. 
,,  D.XXI.  &  nel  M.XXII.  stampata  ad  ittanzaa  de  Nicolo  e  Domenico  dal  Jesus 
„  fratelli  in  8. 

*  £  if  i  pv  Zuane  Antonio  e  fratelli  (  Nicolini  )  da  Sabio  ad  istanzia  de  roi- 
„  ser  Nicolo  e  Dominico  fradelli  dal  Jesus  M  D.XXIIl  del  mese  di  Maggio  in  ii. 
(  Questi  due  fratelli  fecero  stampare  nello  stesso  anno  anche  VAristtppia  commc. 
dia  in  prosa  ). 

La  Calandrai  la  commedia,  che  con  magnifico  apparato  fu  fatta  rappresenta- 
re dalla  nazione  fiorentina  in  Lione  ai  zx^ii.  di  Settembre  nel  154^*  ai  re  Arri' 
go  IL  di  Francia  e  alla  regina  Caterina  in  occasione  della  solenne  entrata  delle 
maestà  loro  in  quella  cicca.  La  descrizione  ne  fu  scesa  in  lingua  francese  e  tra- 
dotta nell'italiana  da  jF.  Af.  emessa  in  istampa  da  Guglielmo  Rovillio  nel  1^49.  in 
4.  ornata  di  eleganti  figure  in  legno.  Alla  commedia  furono  fatti  gl'intermezzi  ìm. 
Tersi ,  i  quali  si  leggono  nella  relazione  .  Que'  due  monarchi  ne  partirono  sod- 
disfattissimi e  regalarono  di  800.  doppie  gl'istrioni  chiamati  colà  espressamente 
da  Firenze  e  da  Italia.  La  scena  fu  opera  di  Nannocio,  che  da  più  anni  tro?a» 
Tasi  in  quelle  parti  al  servigio  del  cardinale  di  Turnone ,  Si  cominciò  dunque  si- 
no d' allora  a  gustare  in  Francia  la  commedia  italiana .  Margherita  ài  Valois 
regina  di  Navarra  sorella  del  re  cristianissimo  Francesco  /•  inteiidentissima  del- 
la nostra  yolgar  favella  ,  come  da  varie  sue  Rime  stampate  apparisce  (  Florem* 
Ramund.  Hist.  des  hàres,  cap.  IIL  pag.  849.  )  avendo  composte  alcune  cose 
drammatiche  in  questa  lingua,  chiamò  da  Italia  i  migliori  commedianti,  e  ne  po- 
tè avere,  acciocché  in  sua  corte  le  recitassero.  Ma  il  primo  pubblico  stabilimen- 
to della  commedia  italiana  in  Parigi  fu  in  tempo  del  re  Arrigo  ili*  sotto  di  cai 
ì  commedianti ,  per  soprannome  i  G^/oii ,  diedero  principio  con  indulto  regio  alle 
loro  recite  ai  zix.  di  Maggio  1^77.  neila  sala  dei  palazzo  di  Borbone  Dal  Gior- 
naie  del  regno  di  esso  re  Arrigo  IIL  pag.  10.  si  ha,  che  non  si  pagava  più  di 
4.  soldi  per  testa  dai  francesi,  che  v' intervenivano ,  e  tale  vi  era  il  concorso,  dice 
lo  scrittor  giornalista  ,  che  „  quattro  dei  migliori  predicatori  insieme  altro  simile 
M  non  ne  avevano  ai  loro  sermoni,,.  Ai  zzvii.  di  Luj^lio  di  detto  anno  fu  loro 
vietato  sotto  giavi  pene  di  più  comparir  sul  teatro;  ma  in  quel  tempo  tal  era  la 
corruzione,  che  in  onta  del  divieto  gl'istrioni  cotinuarono  le  loto  recite.  NoA 
molto  dopo  i  Commedianti  italiani  si  divisero  in  due  truppe,  l'una  col  sopran- 
nome di  Comici  Gelosi ,  l'altra  con  qut  lo  di  Confidenti-  La  Fiammella  ,  favola 
pastorale  in  verso  di  Bartolommeo  de*  Rossi  veronese,  che  era  ano  de  Confidenti 
stampata  in  Parigi  per  Abel  V  Angelieri  nel  1^84.  in  4  ci  dà  nella  pre^zione 
alcuni  indiz)  della  suddetta  separazione.  Questa  pastorale  ,  sia  detto  ciò  di  passag- 
gio ,  è  un  bizzarro  mescolamento  di  volgar  italiano  ,  di  veneziano  •  di  bolognese 
e  di  bergamasco  \  il  che  non  so,  che  prima  fosse  stato  praticato  nelle  pastorali  » 
come  però  lo  era  già  stato   nelle  commedie    non  meno  in  verso  che  in  prosi. 

{a)  ♦  E  ifi  per  Filippo  Giunti  iS9S  ««  ••  ^^Ha  Crusca  si  cita  U  edi^:  L 


390 

*  La   Trinuzia.    In  Firenze    presso  i    Giunti    i--4^' 
iSgS.  in  8.  (a).  L.      6. 

*^Ein  Venezia  presso  il  Giolito  f56i  in  lo^.  4- 

Gli  Straccioni  di  Annibal  Caro.  In  Venezia  presso  Al- 
do i58a.  1589.  ^^  '^-  (')'  ^* 

(j)  Àgosiins  ViaUero  »  che  fu  TascoTO  e  cardinal  rinomato  (Lettere  /o- 
jna  ll.pag»  Ò85.  eiilix.  d  Aldo)^  arendo  richiesta  al  Caro  per  alcuni  geu- 
tiluomtni  veoexiani  questa  commedia^  %\\ot^  nel  i.Sóo.a  peona^  non  fu 
caso^  che  potette  ottenerla  per  le  ragioni,  che  il  Caro  addusse  nella  sua 
risposta, dipoi  stampata  {b*). 

{a)  *     E  ITI  per  Bernardo  Giunti  iffi.  in  t.  tdii^.  IT'  cìuu  ntlU  Crusca. 

Queste  dae  commedie  del  Firenzuola  (iiroao  pabblicate  da  Lodovico  Domeui^ 
chi .  II  Fontanini  non  ha  citata  aè  i'  uoa  né  1*  altra  edizione  fiorentina  di  ette  , 
perchè  non  l'ha  ritrovata  ntW Allacci .  La  loro  omitsione  roì  ha  indotto  a  ram- 
memorarle; e  perchè  il  loro  difetto  in  tai  cast  tari  da  me  fedelmente  tapplico  , 
dof onqoe  io  potis ,  in  tutta  qaetta  clatse  di  poeti  drammatici ,  faTcrne  dato  qai 
on  cenno  do? rè  biture  per  tempre . 

(^  Le  ttette  ragioni,  che  iraltero  al  Caro  per  negare  al  Valìero  la  sia  eom^ 
media ,  acciocché  non  folte  recitata  in  Vene\ia ,  lo  tentarono  anche  appresso  ^. 
polito  Peirucci,  rettore  dello  ttudio  di  Bologna,  che  allo  tcetto  fine  glie  l'are* 
TS  richieita  .  II  Caro  la  compose  in  Roma  nel  1^44.  e  per  Roma  la  fece,  e  per 
un  soggetto,  che  allora  era  fresco  e  a  gusto  del  duca  di  Urtino,  allor  tuo  ti- 
gnore  .  L'anno  ttesio  la  mandò  al  Varchi,  perchè  la  e  or  reggette ,  ed  egU  ttetfo 
tperara  di  migliorarla .  Si  perdette  i'  occasione  di  esporla  al  pubblico  in  Roma  ; 
e  'I  farla  comparire  in  altro  tempo  ed  in  altro  luogo  parcTa  all'  autore  ,  che 
buon  contiglio  non  fosse ,  poiché  fredda  ne  sarebbe  riuscita  la  rappretentazione  • 
La  lettura  di  etsa  giustifica  il  sentimento,  e  la  renitenza  del  Caro  (*)• 

(*)  Prima  ■nrora,  ohe  «l  Vafiero  e  «1  Petrueel  ntgò  il  Caro  U  tnaCommMfsanel  r548. 
alla  i«i«a«finia  dvchttta  4'  Urbino  lig Ha  di  queUo,  a  gatto  dei  «piai*  fa  teritta.  Ma  aTen- 
dogliala  l'anao  di  pai  rickieffa  il  duca  ò*  Uiòino  contorta  daUa  «addotta,  pare  eko  allora 
gliala  oodatiOf  fiaorkè  Balia  iattara  «critta  il  I5^.  a)  Petrue^i  die«,che  por  coii<*«t«ioi» 
do'fuoi  padroni  fi  trovaTa  aY^ria  circa  cinqae  anni  prima  data  al  ai^.  duca  à*Urbimo^ 
SI  qual  mottrA  d'aver  animo  di  farla  recitara.  Nella  lettore  poi  nella  quale  ti  «enta  daJ  dar- 
la al  Fallerò  net  t&65  toggiange  cbe  nondimeno  non  era  itato  tanro  ardito  di  negarla 
••proMamoale  ad  aletini  nardinali,  ohe  glieraToano  chiotta,  o  ohe  io  por  l'avettero  toI»- 
tao  da'padroai,perobi  fu  fatta,  gli  fotte  ttato  comandato»  nom poteva  mancar  di  darla. 
Da  tutto  quatto  rarcoglieii  che  ad  altri  ancora  oltre  al  FaJioro^mtX  Pétrueci  ««£0  ii  C«- 
ro  la  tua  oommediat  che  in  grande  ttima  fa  ella,  perchè  tante  Tolte,  e  da  tanti  fn  all'eu. 
fora  richiettai  e  cbe  6nalmente  non  ti  puà  francamente  attoriro  che  non  fosse  mai  espo» 
ita  al  pubblico  (Lett.  famil.  del  Caro  tom.  r.  leH.  r83. ,  e  188  tom.  a  lett  76  aao.  mSif.  ^. 
Olio  poi  il  Cmro  ailoroJiè  la  tcriste  fotte  al  aervigio  del  duca  A*  Urhtn0  ella  è  cosa  falaia- 
•ima,  prima ^robè,oome  abbiamo  Tedato,ogli  ttetio  dico  d'averla  per  conceisioa  do'anoà 
padroni  data  al  duca  à*  U'bino,  e  te  al  •errigio  di  quetta  corte  ti  fott'egli  trovato  allora 
ohe  la  compose  niua  diritto  aveano  tu  d'atta  i  padroni  al  cut  tervigio  passato  era  «lappoi. 
In  teooado  luogo  non  leg^eti,  che  mai  al  tervigio  de'duobi  d*  Urbino  tia  ttato  Annioa'^ 
io,  o  Analmente  ella  è  opinion  del  Segko^nl  (  Tlta  del  Caro  )  ohe  ain  nel  i543.  cioè  am 
%nno  maansi  oào  acrivotte  gli  Straoeioni^  mgìà  paatatto  dala«yvi^odimuiui(jr«  de'Ga/Tdi» 
morto  in  quell'anno  modeaimo,  a  quel  della  oaaa  Farnoao.  Ora  vanendo  a  parlare  di  qaeU 
lo  a  guato  di  cui  foritti  furono  gli  Straeeioni  diremo,  cho  0'  fu  non  il  duca  d*  Urbino,  ma 
il  padre  della  dnohetta  à'  Urbino,  cioè  Piar  LnigiFarneso  che  nel  il 


547.  maritò  con  G-ui'^ 

i83.  del  tom    i    delle 

famil.  del  Cmro,  o  la  Storia  di  Parma  dtìV Angeli  )•  Laonde  bob  aolo  ha  tbagliato  lo  Ze- 


dubuldo  duca  d'Urbino  la  tif.  Fif torio  tua  figlia  (  vedi  lett.  161.  e  i83.  del  tom    i    delle 


La  Suocera  di  Benedetto  Varchi.  In  Firenze  per  Bar^ 
tolomeo  Sermartelli  1569.  in  8.  (a)  (*)•  isl. 

L'Aridosìo  di  Lorenzo  (detto  Lorenzino)  de' Medici. 
In  Lucca  per  Vincenzio  Busdrago  1548.  in  8.  6. 

*  E  in  Firenze  per  Filippo  Giunti  1 5g5.  i»  8.  (i)  (b).    8. 
La  Sporta  di  Ciambatista  Celli  (col  suo  ritratto )%  In 

Firenze  (presso  il  Torrentino )  1548.  in  8-  5. 

*  E  is^i  presso  Benardo  Giuriti  i55o.  1 556.  i/i8»  1%. 

(i)  Il  buon  Lorenzino^  che  la  compose,  fu  il  traditore  e  parricida  dell' 
infelice  duca  Alessandro  de' Medici^  cui  egli  cercava  di  trattenere  con 
simili  spassi  per  crudelmente  ammazzarlo, siccome  gli  riuscì  di  fare,  8e«* 
cundo  il  Giovio  nel  libro  xxxvi  1 1 .  delle  Istorie.  II  Kuscelli  nel  Supplì- 
mento  alle  medesime  Istorie  (Parte  II.  infine^ pag.  Zi  ediz.  di  Venezia 
Je/1572.)  volgarizzate  da  Lodovico  Domenichi^scnyey  che  Lorenzino  nel 
j)arlare  di  questa  commedia,  prometteva,  che  dopo  fattane  fare  la  rt'cika- 
zione,  avrebbe  data  una  tragedia  nel  più  bel  suggetto,  che  si  fosse  ve- 
dutO;  alludendo  alla  uccisione,  che  macchinava  del  duca:  e  nel  Prologo 
di  questa  commedia  stessa  iitW Aridosio\y  egli  accenna  furbescamente 
quello,  che  dovea  fare,  e  che  fece. Il  mal  fu,  che  i  gerghi  non  bene  s^in* 
tendono  prima  de* fatti.  Qui  tralascio  altre  cose  e  dico  solo,  che  il  Doni 
promise  di  dar  fuora  la  Vita  di  Lorenzino  con  la  sua  medaglia;  ma  questa 
non  fu  la  prima  cosa  da  lui  promessa  e  poi  non  fatta  (Libreria  I,  pag, 
'òo.  ediz.  11^)  La  medaglia  però  si  ritrova  col  rovescio  del  pileo  tia  due 
pugnali^  che  è  quello  appunto  delia  medaglia  di  M.  Giunio  Bruto^  ucci- 
sore di  Giulio  Cesare y  col  sno  motto  in  poco  uiutato,  A.  111.  ID.  lAN. 
ohe  fu  il  divi,  di  Gennajo  del  i536.  all'uso  di  Firenze. 

(tf)  Il  Varchi  nel  prologo  ckismt  qaesca  tua  cMtmediét  ^  ni  éUl  tutto  antica , 
ne  moderna  afatio  ,  e  ciò  per  avcrU  coiaposu  a  imiuiione  dell'Evirai  di  Tercn* 
:^io ,  della  cai  arte  e  gravità  egli  taceva  più  caso ,  che  della  licenza  e  piacevo- 
lezza di  Plauto  f  siccome  nella  dedicaziooe  al  duca  Cosimo  se  ne  dichiara .  gia- 
dicando  ,  che  la  commedia  ,  imoiagiae  e  specchio  delU  vita  cittadina  »  aver  aa- 
zi  dovrebbe  per  principale  suo  fine  l'istruire  a  bea  vivere»  che  il  suo  seconda- 
rio, il  far  ridere.  Loda  perciò  V Ariosto  ^  nelle  coi  commedie  per  altro  egli  di- 
ce, che  in  questa  parte  non  si  soddisfaceva  iateraonence  • 

(If)  *  £  ivi  n$j'  in  S. 

Ce  n*  è  una  vecchia  edizione  »  t  fotte  la  prima ,  (atta  in  Viaeria  per  Mattia 
Pagano  all' insegna  della  Fede  (senz'anno)  in  S.  •  mancante  del  prologo.  Nel 
Vocabolario  dclTa  Crusca  ti  cita  l'edizione  del  1^95.  Al  di  fuori  s'intitola» 
Alidosio  ;  e  Aiidosia  al  di  denteo .  Tutto  all'  opposto  la  CaUndra  del  Bibiena 
\ieae  iatitolata  il  Calandro  natia  lettera  del  Castiglione  »  e  di  tatto  Calandro  le 
diede  il  nome  ,  uomo  tempiicc  e  scimunito .  e  da  non  riputacù  per  uoai^  • 

ì.o  asserendo,  che  il  duca  d'Urbino  £oti9  signore  del  Caro,  a))t>rrhè  *o.ri§te  QÌiStimtcimnim 
uia  anche  dicendo  che  a  gusto  di  quel  daca  scritta  fosse  *'0  festa  cs/miuedia. 
{*i  i^uesu  cdixionc  delia  Suocera  del  Varchi  citati  dalla  ijruica* 


*  E  ivi  presso  Giorgio  Marescotti  loQj.  in8.  (i)  fa)  L.  4- 
•  -  L'Errore.  In  Firenze  pressoi  Giunti  i6o3  inS,  (e).      4* 

La  Gelosìa  di  Antonfrancesco  Crazzini,  detto  il  Las- 
ca. In  Firenze  presso  i  Giunti  iS5i.  in  8.  io. 

*  E  con  grintermedj.  In  Firenze  presso  i  Giunti  i568. 
in  8.  (il).  5. 

-  -  La  Spiritata.  In  Firenze  presso  i  Giunti.  i56o  in 
8.  (^)(e).  la. 

(1)  Questa  Sporta  è  fatta  sull'andare  della  Auluaria  di  Plauto:  e  lo  ac- 
cenna il  Gelli  stesso  nella  lettera  dedicatoria,  li  Lasca  però  ebbe  a  dire, 
che  non  era  sua  del  Gelli,  ma  bensì. 

Che  fece  anch' egli  una  Commedia  nuova^ 
Che  P  avea  prima  fatta  il  Machiavello  (i*). 
(a)  Queste  due  commedie  in  prosa  non  senza  qualciie  mutazione  si  tro- 

ia)  *  E  i?i  preifto  i  Giunti  ijé6,  in  8    edizione  castrata. 

*  E    anciie    if^)»  e  léoi.  in  8.  Qaest' ultima  •    e  qaeila  del  iss^'  *ono  le  al- 
legate sella  Crusca  • 

(à*)  Se  il  Geili  nella  lettera  dedicatoria  a  doa  Francesco  di  ToUdo  scrire  di 
aver  imitato  Plauto  in  questa  commeda  f  si  dichiara  poscia  nel  prologo  di  aver 
tolto  non  solo  a  Plauto  ^  ma  ancora  a  Terenzio  la  maggior  parte  delle  cose»  che 
son  in  està .  A  lui  è  stato  facile  di  scusarsi  di  simil  furto  con  1'  esempio  di  qae' 
due  comici  latini  ,  che  così  pure  rubarono  a  Menandro ,  a  Cecilio  e  ad  altri  ; 
saa  dei  furto  appostogli  di  aver  rubata  al  Machiavelli  quasi  tutta  la  Sporta  ,  ma« 
lamcnte  egli  si  sapria  discolpare,  poicliè  ,  oltre  al  Lasca  t\ko  accusatore,  men- 
tovato da  montig. ,  V Allacci  (  Drammaturg.  pag.  jot.  )  ne  adduce  altri  due  te* 
Stimonj  ,  Jacopo  Caddi  •  e  Giuliano  Ricci ,  il  quale  depose»  come  cosa  di  fatto  , 
che  i  frammenti  della  Sporta  composta  dal  Machiavelli,  rimasti  presso  Bernard 
dino  di  Giordano  ,  essendo  capiuti  nelle  mani  del  Gelli ,  „  questi  aggiontOTÌ 
n  certe  poche  cose  ,  la  diede  ruora  per  sua  • 

(e)  Il  soggetto  di  questa  commedia  del  Gelli  è  caso  solo ,  somigliante  alla  Cli' 
\ìa  del  Machiavelli  .  Tanto  confiessa  il  medesimo  Gelli  nel  proiogo  della  stessa  , 
dePa  quale  si  trova  qualche  altra  edizione  più  antica,  dicendosi  nella  dedicazio- 
ne di  Modesto  Giunti  a  Vincenzio  della  Fonte  suo  cugino,  che  questa  del  1603* 
n*  era  una  ristampa-  G'i  storici  dell'accademia  fiorentina  hanno  ignorata,  e  però 
taciuta  la  prima  edizione,  che  è  rarissima.  Io  ne  produrrò  qui  il  giusto,  e  pre- 
ciso titolo,  dal  quale  in  oltre  si  Tiene  in  cognizione  della  occasione,  per  cui  fa 
composta ,  e  del  tempo  in  cui  fu  recitata 

*  Lo  Errore,  Cemmedia  del  Gello ,  recitata  alla  cena,  che  fece  Ruberto  di  Fr- 
lippo  Pandolfini  alla  compagnia  de' fantastichi  l'anno  iffr  ^^  Firenze*  Di  Fs« 
rtm^e  (presso  il  Torre ntino t  che  la  dedica  al  Pandolfini)  iff6.  in  8.  ediz.  I.  ra- 
rissima. 

(d)  Anche  la  prima  edizione  ha  in  Terso  i  suoi  particolari  intermedj,  i  quali 
sono  diversi  da  quelli  de  la  seconda,  che  è  la  .citata  nella  Crusca  (*) ,  ore  pur 
serve  di  testo  la  prima  edizione  della  seguente  Commedia  del  Lasca  . 

(e)  L'anno  1^60.  è  quello»  io  cui  fu  recitata»  e  'i  lyéi.  è  quello,  in  cui  (ii 
stampata. 

(^)  L'ttdisioBe  della  Gelosia  del  iSSi.^non  la  «eeonda  del  1S68  è  la  citate  della  CruJCA. 


393 

La  Spina  del  Cavai ier  Lionardo  Salviati.  In  Ferrara 
per  Benedetto  Mammarelli  iSc^o..  iSgS.  inÒ.  L.     5. 

*  E  in  Firenze  per  Cosimo  Giunti  1606  in  8,  6. 

*  E  insieme  col  Granchio  (in  versi).  In  Firenze  pres- 
so il  Torrentino  i556.  i/z  8.  io. 

*  E  amendue.  Ivi  per  Cosimo  Giunti  1606.  m8  (b).   11. 
La  Balia  di  Girolamo  Razzi.  In  Firenze  presso  i  Giun* 

ti  i56o.  e  1564.  in  8.  edizione  ìì\(c).  4* 

vano  con  le  altre  iv.  del  Lasca  in  versi,  e  sono,  la  Strega^  la  Sibilla,  la 
Pinzochera  e  i  Parentadi.  In  Venezia  presso  i  Giunti  1882.  in  8.  {a*). 

(d*)  la  prota ,  e  non  in  versi ,  non  meno  che  le  due  precedenti ,  sono  le  lY. 
commedie  del  Lasca  ,  citate  anch'  esse  nd  Vocabolario .  Quésto  sbaglio  di  Mon- 
signore non  s'incontra  nella  Drammaturgia  dell'  Allacci  .  Oltre  alle  VI.  saddet* 
te  commedie  il  Lasca  ne  compose  un*  altra  intitolata  V Arzigogolo ,  la  qua- 
le medita  si  conscr?a  nella  Magliabechiana ,  secondo  la  testimonidinza  del  sig.  dot» 
tore  Amonmaria  Biscioni  nella  vita  del  Lasca  ,  preposta  alla  Parte  I.  delle  Rime 
di  lui,  staoipace  in  Firenze  per  Francesco  Moucke  1741.  in  8.:  dalla  qual  vita 
si  ha.  che  lì  Lasca  mori  in  Firtn\e  sua  patria  ai  iS.  di  Febbriijo  nel  158)1  in 
età  d'anni  LXXiX  mesi  X.  e  giorni  XXVII.  e  che  fu  seppellito  in  'lan  Pier 
maggiore  nel.a  sepoltura  de'  suoi  antenati . 

(b)  Benché  qui  le  impressioni  della  spina  appaiano  cinque  ,  non  sono  però  se 
non  due  .  Quella  di  Ferrara ,  marcata  di  due  anni  diversi  nel  frontispizio  »  è  s* 
na  sola.    L'altra   del    i6ci.    messa   in   terzo    luogo    non    è   diversa    dall'ultima 
mentovata  nel  quinto,  unita  all'altra  del    Granchio.    V Allacci  l'ha  riferita  se- 
paratamente da   questa  »   serbando  il  suo   consueto    costume  di  riportare   in  più 
luoghi ,  secondo  l'ordine  dell'  alùbeto  ,    le  commedie  ,    che  sogliono  star  impres- 
se nello  stesso    volume  ;  e  Monsig.  a  ciò   non  avendo  badato  ,    ha  creduto  ,   che 
la  Spina    fosse  stampata  due  volte  nello    stesso  anno  •    1'  una  senza    il  Granchio 
e  r  altra    unitamente   col    Granchio .    Più  notabile  è  1'  error    suo    nell'  assegnare 
nel  luogo  quarto  a  queste   due    commedie    un'edizione  del   Torrentino  nel  iffé* 
la  quale  non  può  in  verun  modo   sus«istere  ne  a  riguardo  dell*  una  ,  né  a  riguar- 
do dell'altra.    Il  Granchio    fu  recitato  la  prima    volta  in  Firenze    nella  sala  del 
papa  l'anno  1564.  in  cui  l'autore  teneva  il  consolato  dell'accademia  fiorentina» 
e  in  que»t' anno  fu  stampato  dal  Torrentino  t  ma  senza  la  Spina, 'Hoti  potè  duo» 
que  esser  andato   alla    stampa  dieci  anni  prima  che  fosse  composto  e  rappreaeo* 
tato  .  La  Spir»a  non  usci  alla  luce,  se  non  tre  anni   dopo  la  morte  del  Salviati, 
e  fii  pubblicata  in  Ferrara  co' caratteri  del  Mammarelli  nel  1551   da  Giammaria 
Olgiaii  ,    che  la  dedicò  a  Giambatista    Laderchi    Imola  «  segretario  e  consigliere 
dei  duca  Aljomo  JL  Egli  è  pertanto  un  mero  sogno  del  Fontanini ,  nulla  comu- 
ne   ^iV  Allacci»   Io  stabilire    nel  iff6.  un' edixionc  di  queste  due  commedie,  al- 
legate anch'esse  nel  Vocabolario  (*)  •  Sicché  di  cinque  impressioni    della  Spina 
non  sussiste,  se  non  la  prima  del  tfpi.   e  la  quinta  del  lioé.  alla  quale  va  u- 
nito  il  Dialogo  deW Amicizia  del  medesimo  autore  • 

(e)  Questa  commedia  ,  e  le  due  seguenti  di  Girolamo  Ra:^ii  fiorentino  furono 
composte  da  lui  nella  prima  tua  giovanezza ,  e  avanti  di  entrare  nella  religione 

• 

C^)  Del  Granchio  ciuti  4alU  Cruiom  l'edision*  fatta  il  x6é6.  >•  dtlU  SpinaVéìtrti  fat- 
ta anch'essa  in  Fi'ense  il  1606. 

Tom.  /•  5a 


394 

-  -  La  Costanza.  In  Firenze p fesso  ì  Giunti  i565.  i6o4- 
in  8.  (a).  L.     4* 

-  -  La  Cecca.  In  Firenze  presso  il  Torrentìno  i563.  in 
8.  edizione  II.  4* 

Il  Furto  di  Francesco  d'Ambra.  In  Firenze  presso  i 
Giunti  i564.  in  8.  /^^^  (*).  9- 

La  Gapraria  dì  Cigio  Artemio  Ciancarli  Rodigino^  In 
Vinegia  presso  il  Mar  colini  i554.  in  8.  3. 

*  E  ivi  per  Francesco  Bartolomeo  Cesano  i55a.  in 
8.  (e).  3. 

--La  Cìngana.  In  Vinegia  per  Camillo  Franceschini 
i564.  m8.  (i).  3- 

(i)  L'antorty  che  nel  prologo  si  dice  pittore,  la  dedica  al  cardinale  Br» 
cole  Gonzaga f  e  vi  nomina  la  sua  Capraria,  come  fatta  recitare  da  esso 
cardinale,  e  da  quello  da  Este  Ippolito  II.  La  scena  di  questa  Cingana 
si  rappresenta  in  Trìvigi,  ed  è  in  pi&  dialetti  di  quelle  parti.  Cingana, 
alla  Tene«iana,  per  Zingana,  che  si  dice  anche  Zingara;  sopra  €^e  può 

cimaldolese  ore  in  santa  Maria  degli  angeli  prese  con  I'  abito  moMtcice  fi  no* 
me  di  Silvano ,  per  li  molti  tuoi  scritti  assai  noto  .  Di  Girolamo  e  di  Silvana 
^ai\i  si  fanno,  in  luogo  d*un  solo,  due  personaggi  diversi  nella  tavola  della 
Eloquenza  italiana  .  Tanto  anche  vi  è  corso  in  Alessio ,  e  in  Felice  Figliuccì  . 

(tf)  Fq  pabblicata  da  Lionardo  Salviati  e  dedicata  da  loi  a  donna  Isabella  ACr- 
iici  dachessa  di  Bracciano  *  e  nella  lettera  asserisce  di  aver  indirtcto  il  comincia» 
mento  della  sua  Poetica  al  principe  suo  signore ,  promettendo  che  in  essa  avrebbe 
pienamente  trattato  dell'arte  comica. 

{t)  Questa  commedia  ,  che  fu  la  prima  a  uscir  dalla  penna  e  dalle  mani  del 
Jttf^fi  fu  da  lui  donata  a  Lodovico  Domenichi ,  il  quale  dappoi  la  diede  a  Giorgi» 
Marescotti  ,  acciocché  la  stampasse ,  e  questi  a  sue  spese  la  fece  stampare  dai 
figlinoli  di  Lorenzo  Torrentino  la  prima  volta  in  8.  V  Allacci  (  pag.  i^»)  ne 
matte  un' edizione  del  iy4)*  pressoi  medesimi  Torrentini  ^  ma  prende  sbaglio  e 
c#o  ciò  ne  fa  prendere  un  altro  al  nostro  Prelato ,  il  quale  vedendo  riferita  nella. 
Drammaturgia  l'impressione  del  1^43*  suppose  esser  qaesta  la  prima;  onde  ne 
stabilì  per  seconda  quella  del  156;.  che  però  a  dir  Terese  la  pnma.  In  altro  cr* 
rore  incappò  pure  Y Allacci  col  chiamar  Daniele  Bismvio  in  luogo  é\  Bitmccio^  lo 
stampatore  veneziano  che  nel  t6ot.  ristampando  la  Cecca  t  ne  storpiò  il  titOiO, 
intitolandola  Zecca. 

{e)  L'edizione  del  MarcoUni  viene  assegnata  dall'  Aliaci  (  pag.  ^7.)  alt'  anno 
1544.  e  cosi  dee  stare,  leggendosi  cosi  nel  principio  e  nel  fine  di  essa  .  Oltre  al 
Atto,  se  ne  vedrà  la  ragione  giù  basso,  ove  si  parlerà  della  Zingana  ,  altra  com* 
media  de)  Giancarli ,  il  qnale  dedicandola  nello  atesso  snno   al  cardinale  Ippolito 

(^  D«l  Furto  di  Frmnowsoo  d'^«iSr«»rli0  alU|MÌii«i^oC4^o/«rif^i»  dite  tdisioDÌ  si  fé- 
taro  dai  Giunti  n«Uo  •<«ftt*«niio  i6S4«*  ma  ■•!  ifoatitpisio  di  gaella.cha  seconda  il  Bra^^ 
X9tti  deve  aver  loogo  fra  i  libri  citati,  leggeii ,, nuovamente  corretta,  e  con  somma  dili- 
aenia  ristampata  ,,  ed  in  fiue  „ .  In  Fiorenza  appresso  Bartolommeo  Sermarlelli  xS64- 
A  istanca  delli  heredi  di  Bernardo  de^Gianfi,,  Citata  è  pur  la  rarisiima  edizione  di  <{ue« 
tia  commedia  fatta  per  gli  eredi  del  Stssa  il  i567.  ^^  '*• 


395 

Il  Furbo  di  Cristoforo   Castelletti.  In  Venezia  per  A- 
lessandro  Griffio  i584.  in  isk.  (i)(b).  3.. 

Tedersi  il  Menagio  nelle  Orìgini  pag.  *^4*  l^' Allacci  non  arendo  avuta 
notizia  di  questa  edizione  !•  ne  nomina  un'altra  del  1610.  (a^)* 

(i)  Ci  sono  due  altre  sue  commedie,  stampate  pure  in  Venezia  dal  Sessa 

II.  in  Esti  »  TÌ  h  meoxiooe  di  dae  altre  sue  commedie  «  il  Furh^  e  T  Esorcism§^ 
non  però  mai  Tenate  ia  iace .  li  nome  di  Frénasco ,  da  Moniigoore  qui  aggiaa* 
te  a  qnello  di  Sdrtolommeo  Ctsano  »  TÌeo  da  poca  aTTertenca  •  £^K  lo  tolse  al 
Mnrcóiini  noroiaato  dianzi  e  lo  trasportò  al  Cesano  t  che  mai  non  J'ejbbe. 

(a*)  Per  tre  motiri  si  fa  merito  e  plauso  il  nostro  Monsisnore  nel  darci  come 
della  presente  commedia:  il  primo  si  è  per  aver  supplito  al  difetto  dtWAlldCcì^ 
il  quale  non  ebbe  notizia  della  prima  edizione  di  essa  :  il  secondo  per  aver  emea* 
dato  il  titolo  della  medesima,  oyc  si  legge,  Cingana^  alla  veneziana  ,  in  Ipogo 
di  Zìngana  o  Zingara  :  il  terzo  per  ayerci  notificato  ,  che  la  dedicazione  della  ZiU' 
gana  era  stata  fatta  dall'autore  al  cardinale  Ercole  Gonzaga ,  il  quale  insieme  col 
cardinale  da  Este  Ippolito  IL  avea  fatta  recitare  (  in  Mantova  )  la  Caprarin 
altra  sua  commedia .  Venendo  era  all'esamina  di  questi  tre  punti  messi  in  campo 
non  senza  qualche  apparato  di  ostentazione,  io  troTO  primieramente  che  quella, 
che  da  lui  si  qualifica  per  prima  edizione»  fatta  dal  Franceschini  nel  1564.  non 
è  assolutamente  la  prima  ,  ma  almeno  la  terza.  La  prima  fu  fatta  in  Mantova  (  seo* 
za  nome  di  stampatore  ,  che  forse  fu  il  Rufinelli  )  del  mese  di  Ottobre  nel  if4f. 
•ebbene  in  fine  tì  si  legge  iy4i-  in  8.  La  seconda  usci  in  Vinegia  dalle  stampe 
di  Agostino  Binioni  isso*  pure  in  S.  alle  quali  succedette  la  terza  del  1^64.  spt^. 
ciata  dal  Fontanini  per  prima .  Tutte  queste  edizioni  sono  taciute  ò^)}^ Allacci 
(pag.  74.  7f.J  da  cui  non  si  registra,  se  non  quella  di  V€ne\ia  appresso  Giormi0 
Biliardi  nel  1610.  in  8.  Ma  se  egli  in  questa  parte  non  ha  esattamente  supplito 
alla  mancanza  óeW Allacci  non  ha  nemmeno  corretto  a  ragione  il  Oiancarll  »  a«* 
tore  della  commedia ,  per  averle  dato  il  titolo  di  Cingana  alla  veneziana,  in  Inogi» 
di  dirla  più  toscanamente  Zìngana  o  Zingara  :  conciossiachè  hella  prima  edizioatt 
che  è  quella  di  Mantova  vi  si  legge  cosuntèmente ,  Zìngana  e  non  altrimenti.  Il 
primd  a  farne  il  cambiamento  fa  il  Binioni  nella  seconda  impressione  »  intitolan* 
dola  Cingana  :  in  che  fu  dipoi  seguitato  nelle  ristampe  di  essa  •  Non  poslo  poi 
immaginarmi ,  come  al  Fontanini  potesse  cader  in  mente  che  una  commedia  de- 
dicata al  cardinale  Ercole  Gonzaga  come  a  persona  allora  vivente  fosse  im. 
pressa  fa  prima  volta  nel  i^^A*  mentre  esso  cardinale  non  e>a  quell'anno  piò  ia 
vita,  essendo  morto  in  Trento,  ov'era  presidente  al  concilio»  ai  IL  di  Marzo  nel 
tyéj.  in  età  d'anni  58.  A  pie  della  dedicazione  della  commedia  sta  impresso  Tan- 
no if4f.  e  in  quella  lettera  parla  ancora  il  Gìancarlì  della  $a%  Cafraria  ,  come  dà 
fresco  già  uscita  (l'anno  avanti  if44*)  e  recitata  alla  presenza  dei  due  cardinali 
Gonzaga  ed  Estense  :  la  quaì  dichiarazione  vie  più  conferma  la  falsa  data  della 
Capraria  nel  i  y  f  4.  assegnatale  da  Monsignore ,  ma  nen  dall'  Allacci  •  Di  que» 
sto  autore  si  parla  con  lode  nel  prologo  della  commedia  di  Niccolò  Negri ,  {■• 
titolata  la  Pace ,  dove  anche  vien  nominata  an*altra  commedia  del  Giancarli  io- 
titolata  la  Pellegrina  •  la  quale  non  se  che  sia  comparsa  alla  luce. 

{t)  Lodevolissima  costumanza  ò  quella  dei  due  monsignori  Allacci  e  Fonnanim 
manifestarci  di  quando  in  quando  la  patria  degli  scrittori  da  loro  mentovati.  Qecl- 
fa  del  Castelletti  tanto  dall  uno,  quanto  dalPaltro  è  posta  in  silenzio  e  pure  eglino 
avean  modo  di  venirne  in  chiaro  »  con  osservare  que'  versi  del  prologo  della  aoa 
Amarillif  ov'egli  per  bocca  di  Apollo  si  circoscrive» 

Un  che  del  Tekro  in  su  la  riva  nacque» 

E  di  sua  etate  è  fa  l'Aprile  e  'I  Ma^o , 

Di  virtù  sempre  e  del  mio  canto  amico. 


396 

Amore  scolastico  di  Raffaello  Martini.  In  Firen%e per 
ilìppo  Giunti  1 568.  in  8.  (b).  L.     4- 

Il  Pellegrino,  e  il  Ladro  (Commedie  IL)  di  Loren^ 
zo   GomparinL  In  Venegia  presso  il  Giolito  i554«   i^ 

la.  (e).  ?• 

La  VedoTa  di  Niccolò  Baonaparte.  In  Firenze  per  Fi^ 

lìppo  Giunti  i59a.  in  8.  4* 

L'amor  costante  di  Alessandro  Piccolomini  (  lo  Stor- 
dito Intronato).  In  Vinegia  per  Gabriello  Giolito  iSdg. 
in  la.  (*).  5. 

--  L^Aiessandro.   In   Vinegia  presso  il  Giolito    i553. 

in  la.  S- 

nel  1587.  e  JS96.  (a^). 

MUma  danqic  fii  b  ptf ria  del  Cdsutiétti ,  il  q«a!e  nel  firootitpitio  delle  me  Mime 
igpIfifKtf/i  fttoipate  in  Fiiu\ia  preffo  gli  eredi  di  Marchiò  Sessa  nel  ffta.  in  f  • 
•niogne  arioo  nome  la  lettera  ioizide  A,  cioè  Romano,  lì  cav.  Prospero  Man» 
éStioìo  ha  omeiao  anch'egli  ne'dac  tomi  della  saa  Biblioteca  Romaas» 

(d^)  Tacendo  Moniignore  i  titoli  di  due  altre  commedie  del  CssielUtii*  se  ne 
rimette  tacitamente  ziì'AUacii .  dal  qmale  non  fa  ,  fuorché  difficilmente  ,  staccar  ai. 
La  itampsta  nei  1x87.  si  è,  le  Stravagante  i  Amore  (^  Allacci  pag.  304  j«  fatta  re- 
citare in  Roma  con  nobile  apparato  da  quel  magnanimo  protettore  de'  letterati  Ja» 
topo  Buoncompagno  daca  di  àora  •  al  qnale  perciò  dall'autore  fm  oSerta  ,  e  l'altra 
del  iffó*  è  quella  dei  Torti  amorosi  (  pag.  119)  di  cai  sta  presso  di  me  altra 
precedente  impressione  non  mcntOTsta  àzuì  Allacci  ^  fatta  parimente  dal  Sesso. 
nel  iftì  in  II  con  la  dedicazione  del  Castelletti  a  Cella  Farnese  de  Ce s orini 9 
alla  quale  era  stata  dedicata  parimente  da  lui  1'  Amarilli  soa  pastorale  nei  ijSo. 
per  la  prima  Tolta  stampata. 

{h)  L'esemplare  ch'io  tengo  di  questa  commedia  di  Raffaello  Martini  fiorenti- 
■O9  stampata  in  Firenze  appresso  il  Giunti  in  t.  ha  nel  firontispiaio  l'anno  ifro. 
t  fi  si  dice  nuovamente  dati  in  luce  .  Nel  fine  poi  tì  si  legge  la  licenaa  di  qael 
rlcafio  generale  in  data  del  di  ti  11.  di  Settembre  tfiy  il  che  mi  rende  sospetta 
li  precedente  del  i|6t.  allegata  dai  due  Monsignori .  F/Zi^/^^  (riviiri  dedicandola  « 
Msrtolommeo  Concino  segretario  del  granduca,  la  cbiama  primo  parto  del  Mar^ 
tini,  di  cui  non  so  che  altro  in  questo  genere  siasi  teduto  alle  stampe;  e  ciò 
forse  pet  essersi  lui  applicato  alle  leggi ,  sua  principale  ed  unica  professione  da 
Ini  chiamata  nella  lettera  con  cui  dedica  la  commedia  ad  Alhtto  Pie  de' signo* 
ri  di  Carpii  che  fu  fratello  del  cardinale  Ridolfo ^  e  di  Teodoro  tcscoto  di 
Fmnia. 

(0  Andrea  Zori  fiorentino  pabblicò  queste  duecommedie  postume  del  Comparimi 
sno  compstriora  e  dedicolle  a  Pandolfo  della  Stnfd.  onorarissimo  gentiluomo  e  p«i 
if  natore  della  sua  patria. 

(*)  •  td  Ui  per  Oio,  d«  Farri  •  FrotoUi  di  RÌ9òU%lla  1S41.  in  8. 

^«  di  nuero  i?i  per  P.   Pietrasanta  i554.  la  8    „  dal  quale  •tampatore  •  nel  qoal   an- 
o  nt  riMprtiie  pare  VAUssmnd'ro  da lU  ataiio  FieQolowUni  (  redt  U  Cropenno  ). 


397 

-  *-  L'Ortensio    (  già  recitato   in   presenza  di    Carlo 
T.  imperadore  ).  In  Siena  per  Luca  Bonetti  iSyi.  in 

la,  (a).  ^  Li     4* 

Cringannati  degli  accademici  Intronati  (di  Adriano 

Politi).  In  Siena  per  Matteo  Fiorimi  1611.  i/i  xa.  (b)     3. 

(tf)  V  Amor  Costante t  ^tra  commedia  dello  Stordito  Intronato  t  fa  It  recitata 
per  l'andata  a  Siena,  e  in  presenza  dell' imperadore  Carlo  V.  Tanno  in^-  l^'  Or» 
untio  del  medesimo  autore  fa  rappresentato  pure  in  ^ena  alla  presenza  del  gran- 
duca Cosimo  L  il  di  zzti.  di  Gennajo  nel  1560.  in  occasione,  che  zsso  Cosimo 
TÌsitò  quella  città  per  la  prima  volta.  Dalla  lettera  del  Bonetti  ai  lettori  si  ha, 
che  questo  bravo  ed  eccellente  stampatore  avea  piantata  in  Siena  la  sua  stam- 
peria l'anno  avanti  ifyo.  e  che  il  primo  libro,  da  lui  quivi  dato  fuori,  è  stata 
la  auddetta  commedia  dell' Or/^/iiio ,  nel  cui  frontispizio  non  si  legge  il  nome 
dell'autor  suo  Alessandro  Piccolomini,  ma  quello  degli  accademici  Intronati,  ósl 
quali  fu  recitata. 

(3)  La  commedia  dtgV  Ingannati  è  la  prima  delle  sei  commedie  degli  ac^dfiiL. 
mici  Intronati  di  Siena ,  raccolte  e  scampate  quivi  per  Matteo  Fiorimi  ad  isfanza 
di  Bartolommeo  Franceschi  nel  idi.  in  11.  L'Allacci  {pag  iSi.)  la  registra 
con  la  suddetta  edizione  sotto  il  solo  titolo,  GT Ingannati  degli  Accademici  In» 
tronati.  Ella  è  così  antica,  che  Scipione  Barg.igli,  lo  Schietto  Intronato,  non  ha 
riguardo  di  asserire,  che  essa  fu  la  „  prima  per  avventura,  o  delle  poche  prime, 
che  con  buona  arte  e  bela  grazia  d'  scile  e  di  rappresentazione  al  popolo  vedu- 
te fossero  in  Italia  a  que' tehapi .  Tanto  si  legge  m  quella  Orazione  da  lui  reci* 
tata  (p.  ^9S')  in  lode  dell'accademia  dcgj^* Intronati,  la  quale  sta  inserita  nella. 
Descrizione  del  nuovo  rìaprimento  di  essa  accademia ,  stampata  con  le  suddette 
sci  commedie  in  fine  del  tomo  IL  La  suddetta  commedia  àt^*  Ingannati ,  sen- 
za nome  d' autore ,  che  non  fu  noto  nemmeno  al  Bargagli ,  $\ioìe  andare  imprea- 
sa  dietro  il  Sacrificio  di  Amore,  celebrato  già  in  verso  àzgV  Intronati  ne'giuochi 
del  carnovale  Tanno  MDX^XI.  (*)  dal  che  ne  venne,  che  in  varie  edizioni  ci- 
la  porca  il  titolo  di  Sacrificio ,  in  luogo  del  proprio  dcgV  Ingannati  ;  e  col  falso, 
titolo  di  Sacrifici»  la  riferisce  l'Allacci  {pag*  &Sc  ),  e  come  diversa  da  quella 
àt^' Ingannati,  à^  lui  più  sopra  (pag.  x8i.  )  mentovata.  Non  saprei  accertare 
Tanno  precijio  della  sua  prima  edizione  ,  ae  pur  non  è  quella  di  Venezia  per  Cuf" 
\io  Navo  nel  M37>  e  nel  fine  if)8.  in  S.  ove  Io  stampatore  nella  prefazione  ai 
lettori  ce  la  dà  per  prima  edizione .  Il  pubblico  la  ricevette  con  tanto  applauso» 
che  C^rlo  Stefano  il  vecchio  {da  Verdier  Bihliothec^  pag.  Xft.^  ne  fece  una  tra- 
duzione in  lini^ua  francese,  che  col  titolo.  Us  Ahuse\,  comedie  des  professeurs 
de  V  Accademie  Su  noi  se  %  fu  stampata  in  Li§ne  per  Francesco  Giusto  iS4}*  e 
di  nuovo  in  Parigi  presso  Stefano  Gronleaa  ifs^  ì^  i^*  Questa  commedia 
pertanto  ét^y Ingannati,  impressa  dal  Fiorimi  nel  léii.  dopo  esser  corsa  graa 
tempo  senza  nome  di  autore  è  paruta  al  nostro  Prelato  di  poterla  attribuire  ad 
Adriano  Politi  gentiluomo  sanese  e  accademico  Intronato  :  nella  qual  credenza 
egli  ha  preso  un  maschio  e  solenne  sbaglio*  S«  è  già  veduto  che  la  detta  comme- 
dia fii  stampata  insino  nel  *ann  15)7-  Posto  ciò  per  indubitato,  questa  vecchia 
edizione  del  1537  precede  dì  cinque  anni  almen  >  la  nucita  del  Politi,  il  quale 
nacque  nel  i  f 41.  ed  in  età  di  anni  LXXXIU.  morì  nel  léif.  nel  pontificato  di 
Urbano  Vili,  e  non  di  Paolo  V.  come  il  Fontanitti  c»n  errore  asserisce  nel  fil 
bro  1.  eap.  IV.  pag.  8.  (7.^  là  qual  notizia  mi  fu  oppoitanaménte  comunicata   Ìdal 

{*)  Il  Oofiì  (  nella  Libr  t   )  dice,  che  il  hel  Sacrificio  éegVIntronati  dimoiira  qQaat» 
fott«  felice  ed  «aoraia  Ucoaipa^Bia  di  ^ne^  U  acoademici  aokilìMiaù  •  dotti. 


39» 

Gli  Scimbj  dell^ Aperto  Intronato  (Bellisario  Baigari- 
ni).  In  Siena  per  Matteo  Fiorimi  161 1.  i/i  isi.  (a).   L.      4* 

*  E  ii>i presso  il  Bonetti  ló^S.  in  i-^.  6. 

La  Pellejzrìna  del  Materiale  Intronato  (Girolamo  Bar 
gagli).  Jn  Siena  per  Matteo  Fiorimi  161 1  in  \%.  (b).     6. 

Commedie^ VI)  degli  accademici  Intronati  di  Siena, 
raccolte  nuovamente^  e  rivedute.  In  Siena  per  Barto^ 
loneo  Franceschi  161 1.  domili,  in  ra.  (1).  ia. 

(i)  Le  prime  IV.  già  aDooverate,  fanno  il  tomo  primo,  e  le  due  altre  il 
aecondo  (e*). 

•ig.  abate  Girolamo  Tartarotti  letterata  di  molto  ingeno  e  sapere  .  Ciò  che  qai 
Jba  potato  trarre  il  Fomaniai  ia  errore  »  ti  è  l'aver  lai  ouervato  nel  suo  &TOrìto 
Giano  Nido  Erìtrio  {Pinacoth^es  //.  num  lfit.),  che  il  Politi  Krisse  ana  com- 
media  col  titolo.  Gì' Ingannati ,  nella  saa  adolescenza  ,  lum  adoUscentalas  cornac 
iiam ,  gui  Diceptofum  inscrihitur  eompotuit  ;  il  che  pare  Tien  coofermato  dal 
paJre  fra  Isidoro  Ugurgi^ri  oelle  Pompe  Sanai  (  Tom.  /.  pag*  f  S4.)  con  qoeate 
parole  :  In  gioventù  compose  la  commedia  degt Ingannati  .  Io  qaeste  dae  uniformi 
actestaziooi  ravviso  uoa  cosa  vera  e  ana  £ilsa  :  la  vera  sì  è,  che  il  Poiiis  compo- 
ntue  una  commedia  dell'Ingannati  :  la  falsa  che  la  componesse  nella  sua  gioven» 
tà  o  adolescenza  .  Tra  le  sue  Lettere  oe  osservo  una  ad  Ulpimno  Volpi  arcÌTesco- 
TO  di  Chieti  (  pag.  535.  edi2.  di  Venezia  j  ,  scritta  dalla  sua  villa  di  5.  Qnirica^ 
dove  nacque  e  mori,  con  la  quale  dice  d'inviargli-  una  sua*  commedia  che  qmivi  avea 
composta»  essendo  vecchio  di  setiantaquattro  anni,  scusandosi  poscia  se  io  txì  si  avanza- 
ta si  era  dato  a  un  componimento  di  trastullo  e  di  spasso  Con  l'esempio  di  Sofocle^  il 


appunto  deslVAi^tf/iff/fii,  fu  stanipata  in  Siena  dal  Bonetti  nel  1615. 
morata  dall  Allacci  p*  181.  col  nome  di  lui  dopo  quella  àtg  Intronati .  Certa 
cosa  è  pertanto  e  da  non  porsi  in  quistione  ,  che  la  vecchia  commedia  deel'/o» 
gannati  non  è ,  né  può  esser  opera  del  Politi  ,  coroechè  Monsignore  ce  l'abbia  to- 
loto  far  credere. 

(tf)  Dal  suo  frontispizio  si  ha  che  questa  commedia  (u  rappreseatatia  in  Siena 
dalla  università  degli  scolari  l'anno  1^74*  (  ^//<tcci  pag.  184.).  VVf!nrgÌ€ri {^Tom. 
•^*  P^i'  f'^'  )  l't  intitola  le  Trasformazioni*  ^      /  ■ 

'  ih)  Di  questa  commedia  rappresentata  Lo  Firenze  nelle  none  del  granduca  F'er^ 
dina  n  do  L  coti  Cristina  di  Lprena  Yedesl  tin,'anteriore  e.  più  hobile  edizione,  fat- 
tà  ia  Si^ha  aopresso  Luca  Bonetti  nel  ifS^-  in  4.  omessa  da  Monsignore  ,  per* 
cbè  altresì  dm* Allacci»  Del  sontuoso  apparato,  con  cui  ella  fu  rappresentata,  ae 
ne  ha  una  Descrittone  stesa  da  Sastiano  de'  Rossi  e  stampata  in  Firenze  per  jìm* 


Matteo  Fiorimi  queste  Vh  commedie  già  riportate  sepsr^ta^eoto  alla  maniera  dell' 
Allacci  da  Monsignore:  laonde  non  occorreta  replicarla  qui  nnite,  ae   pare  egli 


399 
L^Amor  disperato  del  taralìer  (  Cirolamo  )  Ubaldino 
Malavoltì  accademico  Fiiomato.  In  Siena  per  Matteo 
Fiorimi  lóiiì.  i/i  8.  L.     4* 

-  •  La  Menzogna.  In  Siena  presso  il  Fiorimi  i6i4- 
ìn,b.  4- 

—J  Servi  nohiM  Ih  Siena  per  Sahestro  Marchetti  i6o5. 
in  8.  4* 

La  Floria  deirArsiccio  Intronato  (  Antonio  Vignali  ).//i 
Firenze  presso  i  Giunti  i56o  1S67.  in  8.  {i)(a).  5. 

(i)  La  mÌ8e  fuora  Lodovico  Domenicfd.  Quest'Arsiccio  Sanese,  che  fa 
Tautore  della  lettera  in  Proverbj  roisteriosii  già  posta  nella  classe  I.  cap. 
III. è  diverso  d^ìV  Arsiccio  ferrarese  ^  Ottavio  Magnanini^micoT  egli  autore 
di  più  opere.  Il  Sanese,  fuoruscita  della  patria,  fu  segretario  del  cardina- 
le Cristoforo  Madrucci  governator  di  Milano,  dove  morì  nel  iSSp.  Nic^ 
colò  Franco  scrive  una  lettera  a  questo  Arsiccio  (  fol.  clii.  a.  ediz.  i.  in 
fol.  ),  il  quale  a  lui  si  conforma  in  qualche  nefando,  e  più  che  f escenni» 
no  componimento,  uscito  con  le  indignità  àeW Aretino;  onde  qual  fosse 
questo  Arsiccio  si  ravvisa  da  tali  suoi  amici,  fatti  in  su  l'andare  de  1  fran- 
cese contemporaneo  e  tutto  siinile  a  loro,  Francesco  Rabelais,  in  latino 
Rabelaesus  {Jo,  Brani  Epistolae  clarorum  virorwn  num.  xon  ^png.  d8  J  .)• 
e  RcAletus  presso  l'insigne  vescovo  Claudio  Saintesio  (  Praefatio  ad  Li* 
turgias  Patrum  pag.  6.  a  edit.  Il-),  Atheus  Rabletus  impiis  suis  saìihus 
kaereticos  et  epicureos  oblectat.  Del  Pignoli  parla  Scipion  Bargagli  nel 
Turamino  (pag.  76.),  e  il  poco  esatto  Ugurgeri  nelle  Pompe  Sanesi  (  Tom. 
I .  pag.  575.  ),  bisognose  ai  esser  da  capo  rifatte  con  titolo  più.  modesto^ 
e  da  miglior  mano^  che  non  fu  quella  di  fra  Isidoro,  almeno  in  ciò ,  che 

non  hs  srimaco  ,  eome  par  credibile ,  che  due  difFerenti  edrzioai  ne   fossero  asci* 
te,  Tuna  del  Franceschi  e  l'altra  del  Fiorimi. 

{a)  Antonio  Vignali  saaese  ,  aatore  di  qaesta  commedia  anzi  che  no  ,  licen- 
ziosa  è  degno  della  censura  del  nostro  Monsignore  per  ater  composta  ,  benché 
non  pubblicata ,  un'opert  fetcennina  ,  il  cui  solo  titolo  e  bastante  a  scandalczzacc 
anche  le  persone  più  libertine  e  più  scapestrate .  Ella  non  cede  ,  se  pure  non  istà 
di  sopra  a  qualunque  nefando  componi  me  il  io  à%\VAritinù*  Con  questa  occasione 
si  h  stradt  il  nostro  Prelato  a  dir  Riale  e  meritamente  di  Francesco  Rabelais  » 
chiamato  dall'insigne  vescovo  Claudio  Sainteiio  nella  prefaxione  alle  Liturgie  de* 
padri  (  pag  ^.  t.  ediz.  11.^  Atheus  Rabletus.  Contra  qiesto  detestabile  ed  empio 
scrittor  Mancese  inveisce  acremente  anche  il  Puterhio  nel  suo  Teotimo  (  pag.  6o. 
&  seq.  ):  ma  costui  pertanto  non  dee  chiamarsi  ateista.  Il  %ìxq  Pantagruel  è  cecw 
tamente  opera  da  non  potersi  difendere,  essendo  satirica  e  oscena,  ma  l'autore 
era  tait*altro  che  miscredente  •  Egli  lo  scrìsse  piuttosto  secondo  gli  abusi  di  quel 
secolo  ehe  secondo  quei  del  séo  credere  •  Leggasi  la  sua  vita  (  Nieer.  Memoir.  tora. 
XXXII.  j,  nella  quale  il  veggiamo  e  frate  e  monaco  e  prete  secolare ,  indi  flu- 
dico  e  apostata,  ma  assoluto  dal  papa ,  ritornar  monaco,  divenir  poscia  canoaico 
e  morir  curato,  dopo  aver  date  al  pubMico  varie  opera  di  pietà ,  sicure  preve  dei 
suo  sincero  rafTedimcate  »  che  non  atee\  mi  cattolice  cel  dimostrano* 


4co 

L'Erofilomachìa,  ovvero  il  Daello  d'amore  e  d'ami- 
cizia di  Sforza  d^Oddi.  In  Venezia  presso  i  Sessa  1 586. 
in  lih.  (a).  L.      3. 

-  -  La  Prigione  d'Amore.  In  Firenze  per  Filippo  Giunti 
1S9Ì2.  in  4  (b).  4* 

•  •  I  Morti  vivi.  In  Venezia  per  Li  Sessa  1597  in  1%       3. 

*  ¥à  in  Firenze  per  li  Giunti  ibo8   in  8.  (e).  4. 
Il  Padre  afflitto^  di  Alessandro  Genzio.  In  Venezia  per 

Alessandro  de'^  ecchi  1606.  in  la  (d).  3. 

riguarda  VI  storia  letteraria^  a  cui  Siena  può  dare  ampia  materia.  M.  An^ 
ionio  Borghesi  fa  i^u^^^t  Arsiccio  inventore  della  nostra  accademia  IntrcH^ 
nata  (  Rimedi  Luca  Contile fogl.  qS.  ). 

{a)  V Allacci  ha  igoorau  la  prìma  edisiooe  di  questa  cominedia  /  e  peto  mon  è 
da  stupire  che  anche  il  Fontanini  l'abbia  igoorata . 

*  Ad  istaniia  di  Luciano  Patiti* .  la  Perugia  per  Valente  Pani^^a  stampatore 
pubblico  if7i.«  in  8. 

Da  Olia  lunga  lettera  di  Ciulio  Baldeschì  a  don  Pietro  Orsino  si  lia  cbe  que- 
sta commedia  composta  dati'  Oddi  nella  sua  prìma  giovanezza  a  prìeghi  di  alcuni 
gentiluomini  di  Perugia  sua  patria,  fu  con  superbissimo  apparato  e  con  singolar 
piacere  di  chi  la  udì  recitata  .  Se  ne  fecero  dipoi  più  ristampe  e  fra  le  altre  in 
Firenze  da  Filippo  Giunti  if9f*  in  %, 

(b)  L'edizione  è  in  8.  e  non  in  4.  In  4.  l'ha  riportata  tk^cìitV Allacci  pag.  £26i. 
e  però  il  fallo  medesimo  e  passato  dalla  Drammaturgia  nella  Eloquenza  .  Questo 
si  può  dire  esser  non  già  un  plagiario  ^  ma  un  copista  troppo  fedele  Lo  stesso 
Giunti  ne  avea  già  fatta  una  prima  edizione  taciuta  ancor  dall'  Allacci  nel  i  f  90. 
in  8.  Dal  pro'ogo  si  ha  che  l'Oddi  la  compose  dopo  le  due  altre  1'  Ertfilomachia, 
e  i  Morti  vivi . 

{e)  Della  prima  edizione  sono  stati  al  bujo  i  due  monsignori  •  Io  la  riporterò 
qui  per  la  sua  rarità . 

*  In  Perugia  per  Baldo  Salviani  za  instanzia  di  Af.  Luciano  Pasini  ijyé. 
in  8. 

Gli  accademici  Insensati  di  Perugia,  tra*  auali  V  Oddi  chiamatasi  il  Forsen* 
nato,  si  presero  il  carico  di  metterla  fiiora  dedicando. a  ad  Isabella  e  a  Lavi» 
nia  della  Rovere*  Vien  nel  principio  lodata  con  Yarj  componimenti  poetici  degli 
accademici.  L'impresa  di  questo  stampatore  ci  presenta  alquante  gru  roianti , 
con  un  sassolino  a  ciascuna  nella  zampa»  e  col  motto,  Vel  Cum  Fondere.  L*  Od* 
di  trovandosi  a  piedi  di  papa  Clemente  VIII.  a  motivo  di  sfl^sri  importanti  deU 
la  città  di  Perugia  saa  patria ,  interrogato  da  sua  santità ,  se  più  componesse 
commedie»  arrossi  di  maniera  ,  che  parendogli  necessario  lo  scasarsene,  come  di 
cosa  malEicca  •  rispose:  Beatissime  Pater,  delicta  juventutis  mea  ne  memineris\  co* 
si  Adriano  Politi  (p.  \}l')  nella  testé  allegata  lettera  all'arcivescovo  di  Chietip 
ove  loda  le  commedie  dell'  Ariosto,  del  Pino  ,t  dell'  Aretino,  e  quelle  più  recen» 
ti,  del  Contile,  del  Piccolomini,  àtW  Oddi  e  del  Malavolti»  L'Oddi  mori  ia 
Parma  nel  t6io.  essendovi  al  servigio  del  duca  {CrispoUi  Perugia  Augusta 
pag.  348.; 

{d)  Il  Cencio  fu  gentiluomo  di  Macerata^  e  accademico  Catenato  •  La  prima 
edizione  di  questa  sua  commedia  vien  omessa  aucoe  dall'  Allacci ,  ed  è  questa  : 

^  In  Macerau  appresso  Sebastiano  Martellini  nel  1^78*  in  8. 


4^1 

-  -  L'Amico  infedele.  In  M ecerata  presso  Pier  Salolo- 
ni  1617.  in  la.  (a).  L.     3. 

La  Fabrizia  di  Lodovico  Dolce.  In  Finegia presso  AU 

do  1549.  in  8.  6» 

*  E  ivi  presso  il  Giolito  i56o.  in  la.  (b).  5. 

-  -  Il  CapitaDO.  In  Finegia  presso  il  Giolito  i545.  i547» 
i55o.  in  8-  (e).  5. 

--Il  Marito.  In  Finegia  presso  il  Giolito  i56o.  in 
la.  (i)(d).  5. 

L'Alchimista  di  Bernardino  Lombardi.  In  Ferrara  per 
Fittorio  Baldini  i583.  in  8  (f)  4* 

La  Mestola  di  Cornelio  Lanci.  In  Firenze  per  Giorgio 
Marescotti  i583.  in  m.  4- 

-  -  La  Niccolosa.  In  Firenze  per  Bartolomeo  Sermar- 
telli  i5qi.  m  la.  4* 

--  L'Oli  vetta.  In  Firenze  psesso  il  Sermartelli  1687. 
in  la.  4- 

(1)  Nf*  sono  due  altre  stampate  pur  dal  Giolito  nel  medesimo  anno 
3S(>o.(e*). 

(tf)  L'  autore  la  compose  in  saa  gio?entù  ,  e  la  fece  comparir  sa  le  scene  di 
MactréitA  l'anno  ifti.  in  occasione  dell'andata  coU  del  Cardinal  Colonna  le- 
gato della  Marca  .  In  capo  a  )6.  anni  Carlo  Cencio ,  figlinolo  di  AUssandrot  la 
diede  alle  stampe  dedicandola  ad  Appio  Conti    principe  di    san  Gregorio. 

(b)  Le  cinque  commedie  del  Dolce  furono  stampate  in  un  solo  tomo  dal  Cia- 
ìito  coi  seguente  titolo: 

Coinedie  di  M ,  Lodovico  Dolce t  cio^  il  Radazzo  il  Marito,  il  Capìrano  ,  la 
Fabrizia»  il  Ruf&ano.  In    y'tnegid  appresso  il  Giolito  iféo.  in    it. 

(e)  Questa  commedia  del  Dolce  è  in  verso  e  non  in  profa ,  e  per^  dovea  ri- 
servarsi ai  capo  JI  di  questa  Classe  .  L'edizione  del  1^60.  non  e  in  8.  ma  in  iz. 
e  sca  in  terzo  luogo  con  le  altre  IV.  già  mentovate.  A  quella  del  1^47.  prece- 
duta da  un'  altra  pur  del  Giolito  if4f.  nella  stessa  forma,  va  annessa  la  Favola 
di   Adone    poemetto  in   versi  sciolti. 

{d)  Ancke  questa  commedia  è  in  versi,  e  fii  assai  prima  stampata  dal  Giolito 
nel   if4r-  e  1^4.7*  in  g    E'ìi  è  un^  imitazione  òcìV  Anfitrione  d'\  Plauto. 

(«'*)  £  sono  il  Raga;^:^o ,  e  '1  Ruffiano .  I  due  Monsignori  ignorarono  la  prima 
edizione  del  Raga\\o  fatta  in  Venezia  per  Curzio  di  Navb  nel  1141*  in  8.  de- 
dicata dai  Dolce  al  conte  Fortunato  Martinengo.  {*)  L*  altra  dei  Ruffiano  e  trat- 
ta dai  Rudente  dì   Plauto,  Non   so,  quando  fosse  impressa  la  prima  volta. 

{f)  Costui  ebbe  Ferrara  per  patria,  e  fu  comico  di  professione,  nella  quale 
ebbe  grido  in  Italia,  ed  in  Fjancia .  Nel  Capo  della  Tragedia  in  versi  mi  occor- 
fcrà  far  meozione  di  lui  sopra  un  fatto  non  so  se  ignorantemente,  o  artificiosa- 
mente commesso. 

(*)  Il  Ragazzo  del  Dolce  fu  impresto  nel  iS4(.pare  in  Tentttìa  rlA   FravctMCo  «li  Alt  *- 
smndfQ  Jiindouìj  e  Muff^o  Paàìni  del  Mese  di  Settembre  ia  tt.  (  v.  Crtvennn  ). 
Tom.  r.  53 


4oa 

-  -  La  Pimpinella.  In  Urbino  per  Bartolomeo  Ragusi 
i588.  in  8*  L.      3. 

-  •  La  Rachetta.  Jn  Firenze  presso  il  SermarteUi  i584* 

in  la.  4- 

-•Scrocca.  In  Firenze  presso  il  SermarteUi    i585» 

in  ifk.  4* 

--Il  Vespa.  In  Firenze  presso  il  SermarteUi   i586. 

in  ifh.  4* 

I  Dissimili  (TAssinolo,  la  Moglie  e  grincantesimì. 
Commedie  IV.  )  di  Giammaria  Gecchi.  In  Vinegia  pres- 
so il  Giolito  i55o.  in  la.  {i)(a).  i8. 

II  Beffa  di  Niccolò  Secchi.  In  Parma  per  Set  Viotto 
j584-  in  8.  4 

-  -  La  Gameriera.  In  Venezia  per  Cornelio  Arrivabene 
i583.  in  8.  4. 

•  *  LMnteresse.  In  Vinegia  per  Francesco  Ziletti  i58i. 
in  8.  3, 

-•>  GÌ' Inganni.  In  Firenze  presso  i  Giunti  iSò:^.  in 
8.  (a).  5. 

(1)  Qui  nel  titolo  def^V Incantesimi^  la  qual  commedia  non  meno,  che 
la  Moglie,  81  trova  ancora  in  versi,  e  sono  stampate  amendne  étJ Giunti, 
il  legge  Cerchi,  e  nelFaltra  Cechi  per  Cecche;  tanto  è  facile  il  non  vedere 
talvolta  gli  errori  di  stampa,  anche  più  visibili. 

(d)  Questa  ultima  fu  recitata  in  Milano  in  presenza  del  re  cattolico  Fi* 
lippo  li.  (h*).  Sappiamo,  che  il  Magliabechi  per  istruzione  del  Mena*- 
gio  scrisse  ad  Emerìgo  Bigot  (  Antibaillet  tomo  Il.pag.  129.  )  di  serbare 
presso  di  sé  a  penna,  come  parto  del  Secchi,  V Epigramma  della  Formica, 
già  per  calunnia  attribuito  al  suo  contemporaneo  monsignor  GioiHinni 
della  Casa  {e*).  Qui  si  avvertisca  non  esser  nostro  pensiero  di  qnali&ca-v 

{a)  In  9r$sd  ci  sono  dae  altre  commedie  del  Ceechi  (in  tutto  numero  VI.  ) 
stampate  dal  Giolito  in  detto  anno  in^^*  ^  ^^^^  '*  Dote,  t  la  Stiavé',  e  qu^^ste 
era  neceisario,  che  con  le  altre  IV.  fotiero  qai  ricordate.  Nella  Crusca  fan  tcs« 
to  di  lingua  tanto  queste»  che  sono  in  prosa ,  quanto  quelle,  che  sono  in  verso ^ 
stsmpate  in    Vinegia  dai  Giunti  nel  158^.  in  8. 

(^*)  E  ciò  fu  Tanno  1147.  in  cui  Filippo  d'  Austria  era  principe,  e  non  an- 
cora re  di  Spagna.  Le  commedie  del  Secchi  son  riputate  fra  le  migliori  Italiane  . 
Di  una  di  esse  parla  il  Contile  con  lode  nel  libro  I.  delle  sue  Lettere  . 

{e*)  Del  Conte  Niccolò  Secchi,  gentiluomo  Bresciano  de' più  cospicui,  adope- 
rato  da  Carlo  V.  in  gra?i  ambasciate  e  maneggi,  uomo  di  spada  e  di  toga,  oU 
tre  alle  commedie  sono  alle  stampe  bellissime  poesie  latine ,  che  gli  hanno  me- 
ritata  maggiore  e  migliore  riputazione,  che  quel  sozzo  epigramma  della  Formica 
e  ci  è  in  particolare  di  suo  il  nobil  poemetto  in  Tersi  eroici  intitolato,  De  erigi. 


4c3 

La  Prigione  di  Borse  Argenti  nobile  Ferrarese.  In  Ve^ 
nema per  li  Sessa  i587-  in  i^»  edizione  IL  in  bel  carata' 
tere  tondo  (a).  L«     3  • 

I  Contenti  di  Girolamo  Parabosco.  In  Vinegia  presso 
il  Giolito  i56o.  in  la.  4, 

-  -  L'Ermafrodito.  In  Vinegia  presso  il  Giolito  1549; 
1660.  in  1%.  4* 

-  -  La  Fantesca.  In  Veneziaper  li  Sessa  1597.  in  la.        3. 

-  -  Il  Ladro.  In  Vinegiapresso  il  Giolito  i555.  in  8.      4- 
-- Il  Marina] o.  In  Vinegia  presso  il  Giolito  i56o.  in 

IX  4* 

-  -  La  Notte.  In  Vinegiapresso  il  Giolito  1 1 60.  inifk.     4* 

-  -  IL  Pellegrino.  In  Vinegia  presso  il  Giolito  i56o.  in 
la^.  {b).  4. 

-  -  Il  Viluppo.  In  Vinegia  presso  il  Giolito  i56o.  i568. 
in  ìn.  4* 

re,  o  approvare  tutte  le  Commedie^  benché  stampate  con  le  dovute  licen* 
se,  in  questo  e  nel  seguente  capo  comprese;  ma  solo  intendiamo,  all'o- 
so dC'lle  biblioteche»  di  riferirle^  come  uscite  in  luce^  cosa  a  bello  studio 
già  praticata,  benché  in  altro  modo,  da  Monsig.  Allacci  nella  sua  famo- 
sa  Ùramaturgia  • 

M€  pile  md/orli,  &  cìnguli  miliiarìSf  quo  /lumina  iUpitantUTy  più  volte  difmlgtt# 
alia  itampa. 

{a)  E  prima  in  Ferrara  presso  Vittorio  Baldini  i;to*  in  8.  cdiz/ooe  I.  tacili- 
ta  anche  dall'  Allacci. 

{b)  Moniisoore  lasciò  icritto  più  sopra  in  altro  propoiito ,  che  è  ,,  filcìle  il  oda 
,,  vedere  caTvolta  gli  errori  di  stampa,  anche  più  Tisibili;  ,»  ed  io  foggiando» 
che  a  lui  è  facile  il  non  vedere  talvolta  gli  errori  di  fatto  ^  anche  più  visibili  : 
il  che  tira  a  peggior  conseguenza,  che  certi  piccioli  errori  iì  stampa.  Basta  dare 
«na  semplice  occhiata  a  questa  commedia  del  Pellegrino  per  assicurarsi ,  che  a 
differenza  delle  altre  VII.  dei  Parabosco»  scritte  in  prosa ^  ella  h  in  verso,  e  che 
però  non  ha  in  questo  capo  il  proprio  suo  luogo.  Il  Giolito  ristampò  VI.  di 
queste  commedie  unitamente  nel  suo  bel  carattere  corsivo  in  un  tomo  in  ii.  • 

?uali  esse  sieuo  le  ha  riferite  separatamente    l' Aliaci ,   ricopiato    al   solito   daf 
Montanini,  Credo  che  non  sari  ingrato  a  chi  legge  1*  aver  contezza  distintamcti* 
te  delle  lor  prime  edizioni ,  secondo  1'  ordine  de  tempi  qui  esposte. 
.  -  La  Notte»  In   Venezia  appresso  Tomaso  Botietta  if4tf»  in  t. 
.  -  Il   Viluppo.  In  Vinegia  appresso  il  Giolito  iS47»  i<^  9- 

•  -  I  Contenti .  In   Vinegia  appresso  il  Giolito  i  $49.  in  S. 

•  •  L'  Ermafrodito*  Ivi  1^49.  in  8. 

-  •  Il  Marina;  0.  In  Venezia  appresso  Giovanni  G  ri  fio  iffo*  in  8. 

-  •  Il  Plellegrìno  (in  vcrsi^.  Ivi  per  Giovanni  Grifio  ifji.  in  8. 

-  -  Il  Ladro.  In   Venezia  per  Francesco  e  Pietro  Rocca  fratelli  ISSS*  '^^  *• 

•  -  La  Fantesca.  In  Vinegia  apprcfso  Stefano  di  Messi  is$^»  i^  '• 


4^4 

La  Virginia  di  Bernardo  Accolti.  In  Vinegia  per  Bar- 
tolomeo Cesano  i555.  in  8.  (a).  L.      3. 

(«)  Se  reticre  rctfvca  una  commedia  da  capo  a  foado  q«atì  tutta  i a  ottave  c«m 
lAtrecciaoienco  di  terxe  rime,  può  farla  entrare  nel  namero  delle  acrittc  ia^/o- 
Sé 9  la  pretcate  comoiedii  dell*  Accolti  in  qaeito  capo  vico  dal  noatro  Monatgao- 
re  a  piena  ragioa  collocata .  Egli  Qoa  V  ha  certamente  tolta  per  mano ,  e  sì  è 
lafciato  trarre  in  errore  dalla  fallace  guida  del  ano  Allacci  pag.  ))^-  ^^^  J>^ 
i^e  della  citata  ediaioae  non  avendo  posto  il  aegno  della  lettera  V.  con  cui  è 
aolito  distiogaere  1*  opere  aceniclie  acritte  io  vtrso^  dalle  acritcc  in  prois,^  alle 
^oali  aoa  appone  alcun  segno,  con  ciò  ha  fatto  a  lui  credere,  che  la  Vìrfimi^ 
aia  in  prosa.  La  suddetta  edizione  del  iff).  è  stata  preceduta  da  altre,  tacce 
laoiformi  nella  tessitura,  delle  quali  basterà  produrre  le  tre  seguenti; 

Commedia  (  Virginia  )  del  preclarissimo  messer  Bernmrdo  Acchiti  Aretimé , 
scrittore  apostolico  flc  abbreviatore,  recitata  nelle  solenni  noue  del  magnifica 
Alcionio  Spénnocchi  nella  inclita  città  di  5fe««  --In  Firenze  %  auoza  ex  JUrf' 
Sandro  di  Franctuo  Rosselli  adi  vi.  di  Agosto  ifi)*  in  t. 

*  £  in  Fcn4\ié  adì  xii.  Marzo  1^15.  a  istanxia  del  Zoppile^  t  Fisc€m;^0  coai« 
pégni  in  8. 

*  E  in  Fijy/r^/  faenza  nome  di  stampatore)  ipS.  in  t. 

In  queste  edizioni  dietro  la  commedia  si  leggono  varj  componimenti  poetici 
dell'  Accolti ,  e  nel  frontispizio  della  seconda  ci  e  la  figura  di  lui  sedente  in  acro 
di  meditare,  con  queste  lettere  majnscole  di  sotto,  1'  UNICO  AKETiito  che  sosi 
era  cognominato  per  li  suoi  componimenti,  io  quel  tempo  assai  rinomati.  E' oa. 
aeivazione  del  Sig  Domenico  Maria  Manni  (Illustraz.  del  Boccaccio  pag.  Z)7. 
138.),  ehe  il  soggetto  di  questa  commedia  sia  preso  dalia  Novella  Vii.  delia 
Giornata  III.  del  Boccaccio,  e  che  dàW  Accolti  fosse  intitolata  Virginia  dal  nome 
di  una  sua  figliuola  naturale,  maritata  con  dote  di  diecimila  ducaci  al  Conce 
Giambaùsta  di  Carlo  Malatesti ,  signore  di  Sogliano  e  Ponti,  e  d'  altre  castella 
nePa  Romagna.  11  Doni  ne*  Marmi ^  parlando  di  Bernardo  Accolti,  lo  dice, 
araldo  delia  Signoria  di  Firenze  ;  (*)  e  Pietro  Aretino  nella  parte  I.  del  dialogo 
delle  corti  lo  chiama  „  non  solo  nervo  e  fiato  delle  muse  de' suoi,  e  degli  altrui 
„  tempi,  ma  signore  di  due  città,  „  cioè  di  Nepi,  e  d'altri  luoghi  oello  itato 
ecclesiastico.  Egli  viene  introdotto  dal  Castiglione  nel  suo  Cortigiano,  e  lodato 
dai  Calmeta  nella  vita  di  Serafino  Apuilan§ ,  e  da  Cosimo  della  Rena,  che  lo  met- 
te del  pari  con  Lionardo ,  e  Carlo  Aretini.  Fu  figliuolo  di  Benedetto,  che  scrisse 
in  IV.  libri  la  Storia  della  guerra  sacra  pel  riacquisto  di  terra  santa,  e  fratello 
di  Pietro,  e  zio  di  Benedetto  //.  amendue  cardinali,  e  arcivescovi  di  Ravenna , 
come  pur  di  Francesco  vescovo  di  Ancona.  Mori  in  Roma  nel  1^54*  Di  Bene^ 
detto  II.  si  vede  una  medaglia  di  bronzo  di  mezzana  grandezza,  con  la  e/figie 
di  lui,  e  con  la  leggenda,  BEnedi(^tu$  ACOLTUS  QKkdinalis  RAVENNjE:  e 
nel  rovescio,  Nettuno  sedente,  col  tridente  nella  sinistra,  rivolto  verso  una  \or* 
reo  sia  un  faro  illuminato  nell'alto  da  due  fiaccole,  col  motto,  optimis  arti-- 
hus\  simbolo  del  famoso  porto  di  Ravenna,  ove  i  romani  tenevano  la  loro  ar- 
mata navale  avendovi  innalzato  un  faro  di  coi  parla  Plinio  nel  libro  XXXVJ. 
dove  oggi  si  crede  essere  la  torre  di  santa  Maria  di  Porto  nel  porto  Ravennate  • 
Il  motto  *del  rovescio  allude  alle  arri  e  scienze  più  nobili ,  che  allora  aveano  por- 
co e  rifugio  in  quella  città,  prmòsse  e  protette  dal  cardinal  Benedetto  di  cui  si 
trovano  magnifici  elogi  nelle  lettere  del  Bembo  suo  grahde  amico  e.  in  altri 
fcrjttori  di  quell'età  . 

(*)  E  nella  Libr.  T.  lo  stesso  Doni  dice  che  „  V Acòolll  fa  raro  A'taot  tempi,  onde  \  p*- 
,,  pvii  l'aiitmirarono  e  i  principi  della  tua  poesia  stupivano,  e  che  compose  mólto  cote 
,^  Uia  tkiié.  ttampa  le  ne  truova  uaa  miseria.  ,, 


4o5 

La  Pescara,  (la  Cesarea  Gonzaga^  e  la  Trìnozia,  Gom« 

medie  III),  (di  Luca  Contile.)  In  Milano  er  Francesca 

Marchesino  i55o.  in  4*  (i)  ^^/  L.     121. 

L^Àmante  furioso  di  Raffaello  Borghiiii.   In  Firenze 

per  Giorgio  M  ar  esc  otti  i&QS.  in  la.  4* 

(1)  Nelle  Lettere  libro  I.  pag.  3i .  ne  mentova  un'altra  forse  non  istam- 
pata,  col  titolo  di  Amicizia,  dìyexsa  da  quella  del  Nardi^  che  addurre- 
mo fra  poco  (i*). 

(d)  AI  CoHuU  p^cqae  chiamar  TriHù\\id  e  non  Trinoùa  una  ^ellt  tuc^   com- 
medie, perchè  tratUfa  in  etsa  di  tre  viz)   principali  e  notivi,  ruina    dilVuomé  e 
sehifiiia  di  Dio  :  onde  nel  corso  di  quella  essi  traggono  an  vecchia  Jgssurìùt^  à 
diventar  becco  infame ,  an  ricco  évaro  ad  esser  marcia  dello  spedale;  e  un  pove- 
ro superbo  a  farsi  boja  di  se  medesimo . 

(à*)  li  Cantile  avea  primieramente  dato  il  titolo  di  Amiciiia  alla  sna  P Marmi 
il  che  non  essendo  stato  osservato  dèi  Fomanini  »  giiel' ha  fatta  credere  per  River- 
sa e  per  non  istampata .  li  soggetto  di  essa  è  tratto  da  un  caso  intervenato  IQ 
Roma  nella  famiglia. di  Agostino  Chigi  t  l'aatore  pensava  di  poterla  dire  TragicO'^ 
media  a  imitazione  deli' Anfitrione  di  Plauto  .  Ad  essa,  che  in  ordine  alle  altre 
due  viene  ad  esser  la  prima,  avendo  lui  finito  di  scriverla  nel  1^41,  precede  una 
non  breve  lettera  dei  cavalier.  Giovanni  Vendramino  ad  Annibale  Visconti  gentil- 
uomo milanese,  dalla  quale  si  tiene,  a  sapere  che  egli  ebbe  queste  tre  commedie 
dall'autor  loro  e  che  quantunque  da  molti  anni  fossegli  di,,  vero  e  perfetto  amo* 
re  congiunta  „  a  gran  fatica  ottenne  da  lui  „  troppo  severo  giudice  de*  suoi  scrit- 
ti e  molto  lontano  da  questa  pressoché  universale  ambizione  di  pubblicare  le  cose 
sue,,  la  permifsione  di  farle  stampare  in  Milano  sotto  la  tua  cura  e  assistenza: 
in  che  lo  fé' servire  assai  palitameate  ,  se  non  affatto  correttamente  dallo  stampa- 
t«r  Marchesino .  Questo  cavalier  Vendramino ,  per  dir  di  lui  qualche  cosa ,  fu 
cittadino  ,  ma  non  patrizio  véne\iattO  ,  iiencbè  per  nobile  veneziano  aia  qualifi- 
cato da  Giuliano  Goselini  nella  Dichiarazione  di  alcuni  suoi  componimenti  (  pagi 
171  1.  J,  sponeodovi  nn  sonetto  indirizzatoci  medesimo  e  c^uantuoque  (ò  stesso 
Contile  {  Lettere  Iti.  /.  pag.  et.)  lo  riconosca  parente  di  Zaccheria  Vtndratotno  • 
lì  detto  Cavalier  Giovanni  visse  gran  tempo  in  Milano  e  quivi  si  segnalò  oell' 
accademia  de' /V/riV;  .  Militò  negli  eserciti  cesarei  sotto  Ferrante  Gonzaga,  che 
l'avea  in  molta  stima.  Nofì  attese  unFcamente  al  mestier  dell*  armi  ;  ma  si  eserci- 
tò ancor  negli  studj  e  in  quello  principalmente  della  poesia  volgare ,  ésseadovi 
del  suo  alle  stampe  alquante  rime,  sparse  nelle  Vaccotte  e  anche  un  libro  a  parte  coi 
titolo  Stanne  e  Capitolo  con  aftri  componimenti  nel  Bnc.  Tu  Mìhao  ptr  Ciò.  An* 
tonio  Borgia  il  giorno  zx.  di  Luglio  IJH'  '^  '*  ^'ù  lettere  gli  scrisse  il-C^iftl^V, 
di  cui  comentò  brevemente  la  hice  impressa  in  Milano  per  Giovanni  e  frdjelli 
da  Meda  iffi.  in  4.  Già  si  è  detto,  che  il  Goselini  gl'indirizza  uno  de' suoi  so- 
netti nella  cui  dichiara\ione  lo  dice  per  li  suoi  versi  „  e  pec  le  còse  che  tutta- 
via scrive  nella  materia  del  Duello  io  ogni  parte  notissimo,,  .  Il  trattato  del 
Duello  diviso  in  III.  libri,  che  il  Vendratfiino  stava  lavorando  nel  1^74-  non*  fis 
mai  dato  alla  luce:  ma  un  elegante  esemplare  in  4.  ne  fu  da  me  osser'vatto^frtf'i 
codici  di  Giambatisfa  ^Recajia^i ,  gentiluomo  veneziano  di  chiaro  nome  ,  i  ..quali 
passarono  per  testameiità  doparla  sua,  da  me  amarirnente  oompiahni  morte',  neL 
la  ducal  libreria  di  5.  Marco  dal- cui  catalogo  de'^manV>sCTÌti  compilato  esattamene 
te ,  non  meno  che  dottamente  dal  s|g.  Antonio  dì  AUssandìro  Zanetti  custode  be. 
■emerito  della  medesima»  se  ne  (a  memoria  nel  toted  H.*  pag.  t^fu  -    ' 


i 


4cb 

•  •  La  Donua  costante.  In  Firenze  presso  il  Marescot^ 
ti  i58a.  in  la.  L.     4* 

li  Fortunìo  di  Vincenzo  Giusti  da  Udine.  In  Venezia 
per  Niccolò  Meretti  i593.  in  ifà.  3. 

•  E  ivi  per  Marcantonio  Bonibelli  1597.  in  lù^         3. 
I  due  Fratelli  rivali  di  Giambatista  della  Porta.  In 

Venezia  per  Francesco  Ciotti  i6o6.  in  i%*  3. 

-  -  I  due  Fratelli  simili.  In  Napoli  per  Gianjacopo 
Carlino  i()i^.  in  ifÀ.  3. 

-  -  La  Tabernaria.  In  Ronciglione  per  Domenico  Do^ 
menici  i6j6.  ir^  la.  3. 

-  •  La  Trappolaria.  In  Bergamo  per  Comin  Ventura 
1596*  in  8.  3« 

».  La  Chiappinaria.  In  Roma  presso  il  Zanetti  i6o9. 
in  la.  3; 

•  -  La  Garbonaria.  In  Venezia  per  Gianjacopo  Soma^ 
SCO  1606.  in  la.  3«. 

-  -  La  Ciutia.  In  Venezia  per  Gianjacopo  Somasco 
1606.  in  12.  3. 

-  -  li  Moro  In  Viterbo  per  Girolamo  Discepolo  161 7. 
in  lA.  3. 

-  -  L'Olimpia  In  Venezia  per  il  Sessa  1S97.  in  1%.      3. 

•  -  La  Sorella.  In  Napoli  per  Lucrezio  Nucci  1604* 
in  la.  3. 

--La  Turca.  In  Venezia  per  Pietro  Ciotto  i6o6.  in 
12.  3. 

-  -  La  Fantesca.  In  Venezia  per  Giq^mbatista  Bonfa^ 
dino  1610.  in  la.  3« 
;  -  •  L^Astrologo.  In  Venezia  per  Piero  Ciera  1606. 
in  1%.                                                                                 Z. 

-  -  La  Furiosa.  In  Napoli  per  Giambatista  Gargano 
i6i8.  in  isb.  (i).  3. 

^    (i)  di  queste  commedie  XIV.  del  Porta ^  e  di  altre  non  poche  ci  tono 
molte  edizioni  (a*)* 

(tf*)  Qtaatanqae  delle'  xit.  commedie  di  GUmtatista  ielU  Porta,  napoletano 
ci  tiene  Yarie  edizioni»  non  senza  molto  stento  e  dispendio  si  potevano  nonpea. 
unto  mettere  insieme.  Al  desiderio  e  bisogno  di  molti  ha  facilitata  la  maniera  di 
averle  la  bella  ristaoipat  che  a*  è  %xmX!1  &tta  in  it.  tomi  altimtmente  in  Nafti 


4o7 

Il  Gommodo  di  Antonio  Landi  ct>'sttQÌ  Interm^dj.  In 
Firenze  presso  i  Giunti  i566.  in  8.  (a).  L.     6. 

La  Ninnetta  di  Cesare  Caporali  é  In  Venezia  per  Giam^ 
batista  Collesini  1604*  in  m.  (b).  3, 

-  -  Lo  Sciocco.  In  Venezia  presso  il  Combi  i6a8.  in 
ifk.  (1)  (e).  ^  3. 

(i)  Queste  due  commedie  dopo  morto  Taatore^  si  dicono  pubblicate  da 
Francesco  Buonafede  {d^).  Il  Sommerso  accademico  Insensato,  ntWIn^^et» 
tiva  centra  lo  stampare  composizioni  accademiche,  uscita  in  Perugia  pres- 
so FincenMO  Colombara  nel  1607.  in  4*9  scrive,  che  tlCaporah  furono 
tolte  le  sue  rime,  e  stampiUe  con  suo  dolorej  e  per  questo  a  noi  basterà  di 
averle  qui  ricordate. 

da  Ctnnare  Mii%ìo  nel  171^.  in  i&.  col  ritratto  dei  P^rr^  nel  principio  del  tomo 
primo .  Si  Mrebbe  dato  compimento  a  qaesta  edizione  con  is  aiunta  di  aa  tomo 
quinto  »  o?e  ti  fossero  riprodotte  le  due  tragedie  »  il  Giorgio  e  ì' Ulisse  ,  come  pur 
la  Penelope  tragicommedia  del  medeiimo  autore  che  tutte  sono   rarissime. 

(é)  Le  due  commedie  di  Raf dillo  Borghini  fiorentino,  cioè  V  Amante  furioso 
e  la  Donna  costante  rammemorate  dianzi  da  Monsignore ,  hanno  i  loro  Intermeik 
de*  ^uali  do?eT«  egli  far  ricordanza  •  come  qui  V  ka  fatta  di  quei  del  Commodo  i\ 
Antonio  Landi  gentitaomo  altresì  fiorentino  i  quali  però  non  sono  del  Landi,  ma 
d'altri.  L'anno  if)^.  asci  in  Firenze  dallt  stampe  di  Benedetto  Giunta  un  Tola- 
metto  in  8.  eoa  questo  titolo  :  Apparato  e  feste  nelle  no\ie  dello  illustrissimo  sig. 
duca  di  Firenze  (  Cosimo  !•)  e  della  duchessa  (  Eleonora  di  Toledo  )  sua  consorte^ 
con  le  sue  stanne,  madrialit  commedia  ed  intermedi  in  quella  recitati.  La  De^ 
derilione  dell'apparato  è  di  Pierfrancesco  Giàmkullari  stesa  in  una  lettera  a  Gio* 
vanni  B andini  oratore  del  duca  all'  imperator  Carlo  V.  I  rersi  dell'  Apparato  so- 
na di  Giamkatista  Gelli  i  gì'  Intermedj  della  commedia  di  Giamhatista  Strofi  il 
vecchio;  e  la  commedia  i  questa  del  Commodo  di  Antonio  Landi  %  il  quale  del 
perchè  l'abbia  così  intitolata  ,  non  vool  render  nel  prologo  altra  ragione  ,  Se  non 
questa ,  che  gli  uditori  si  contentino  di  sapere  che  così  si  chiami ,  lasciaudo  a  lo> 
ro  elezione  di  chiamarla  o  Commodo  o  Commodità  {*) . 

{b)  Emendisi  tanto  nel  Fontanini ,  quanto  nell'  Allaui  il  cognome  di  questa 
stampatore  scrivendosi ,  Collosini  in  cambio  di  Collesini  • 

(e)  Edizione  IL  Questa  seconda  commedia  col  nome  del  Caporali  fa  stampata 
dal  Collosini  nello  stesso  anno  che  l'altra  . 

(i*)  £  da  lui  dedicate  con  la  medesims  lettera  a  Leone  di  Lorenzo  Stro^j^i.  Mi 
questo  Francesco  Buonafede  o  Malafede  che  TOgliam  dirlo  ,  ha  Toluto  esser  la 
ecimia  di  qael  Jacopo  Doroneti^che  sotto  il  nome  di  Luigi  Tansillo  fece  stampa* 
re  tre  commedie  dì  Pietro  Aretino.  Il  Crescimbeni  brafamente  ne  scopri  f impo- 
stura .  Io  sarò  il  primo  s  scoprire  questa  del  Buonafede^  che  sotto  il  nome  di 
Cesare  Caporali  morto  nel  1 60 1.  riprodusse,  castrate  però  e  nalconce  »  come 
esse  non  meno  che  il  loro  primiero  autore  lo  meritavano  ,  due  altre  commedia 
dell'  Aretino ,  cioè  la  Cortigiana  col  titolo  dello  Sciocco  e  la  Talmnfa  eoo  quelle^ 
della  Ninetta.  ♦  :     .  j 

(*)  Antonio  Lmndi  attei*  di  «ontinno  «Ile  faccende  oà  alle  niero«iisi«,  •  anlUaiaano« 
oltre  A  qaetta  bea  intata  eommedia  dhe  pabblicotii^letft  aolte  dottt  lesioni  toeU'«o«a<^ 
demia  lìorentina  (  t.  il  Doni  nella  Libr.  1.  ). 


4^3 

La  Berenice  di  Ciao  Francesco  Lore  jano  (il  vecchio). 
In  Venezia  alla  Speranza  i6oi.  in  8.  (a).  L.      4* 

-- Il  Bigoozio.  In  Venezia  per  Bartolomeo  degli  AU 
berti  ]6c8.  in  8.  4- 

-  -  L'Incendio.  In  Venezia  alla  Speranza  iSg^^.  inS.      4* 

*  -La  Malandrina.  In  Venezia  alla  Speranza  iSQj. 
in  S.  3. 

-  -  La  Matrigna.  In  Venezia  alla  Speranza  i6oi.£/t8.     3. 

-  -  La  Turca.  In  Venezia  alla  Speranza  iSqj.  in  8.  3. 
--  I  Vani  amori.  InVeneziaallaSperanzaiSQ'i.inS.  4 
L'Idropica  del  Gavalier  Batista  Guarino.  In  Venezia 

per  Giambatista  Ciotti  i6i3.  in  8.  (i).  3. 

L'Alvida  di  Ottavio  d'Isa  da  Gapoa.  In  Napoli  per 

Jacopo  Carlerio  in  1616.  in  la.  3, 

*  E  in  Viterbo  per  Girolamo  Discepolo  1621  in  la.  3. 
--La  Flaminia.  In  Viterbo  presso  il  Discepolo  162.1. 

in  la.  3. 

*  E  in  Napoli  per  Ottavio  Beltramo  i6a8.  in  la  3. 
--La  Fortunia.   In  Napoli   Per    Tarquinio    Longo 

i6ia.  in  12.  3. 

*  E  ivi  per  Domenico  Maccarano  lófii.  in  i a.  3. 
--La  Ginevra.  In  Viterbo  presso  il  Discepolo  i63o. 

in  la.  3. 

*  E  in  Napoli  per  Camillo  Cavalli  1645.  in  1%.  3. 

(i)  Fu  stampata  dopo  lui  morto,  il  quale  ne  portò  1* argomento  in  una 
delle  sue  lettere  (pag.  2o8.  ediz.  del  Ciotti  in  Venezia  1696.  in  4*)-  ^  ^a* 
pi  del  consiglio  di  x.  ne  concedono  l'impressione  per  fede,  allora  fatta 
con  giuramento  dal  pad.  inquisitore  e  dal  segretario  del  senato,  cbe  nei  Ji- 
bro  nulla  si  trovasse  contra  le  leggi,  e  che  sia  degno  di  stampa:  cosa  me- 
ritevole di  lunga  durata,  e  d'  imitazione. 

(«)  Delle  VII.  commedie  di  questo  gentiloomo  Teneziano  figliuolo  di  Lorenzo 
dve  sole  Tirente  lai  uscirono  alla  stampa  ,  i  Veni  amori  e  la  Malandrina  .  Le  al. 
tre  cinque  furono  divulgate  da  Sebastiano  suo  figliuolo  dopo  la  morte  di  lui  sue. 
cedaci  neirOtcobre  dell'anno  if90«  Di  xix»  Prologhi  di  essj  Gianfrancesco  ,  non 
mai  scampati  ,  ma  che  erano  vicini  a  stamparsi,  si  fa  menzione  nella  licenza  con- 
ceduta dai  capi  deireccclso  consiglio  di  dieci  per  l'impressione  della  sua  comnie* 
dia  intitolata  il  Bigoncio,  Una  sua  elegia  latiaa  sta  nel  Mausoleo  di  diversi  ia 
notte  di  Giuliano  Gosélini  (  psg*  ii9-)*  Anche  Sibasnano  suo  figliuolo  fu  coid- 
positore  di  cose  drammatiche  ;  non  però  stampate,  e  in  particolare  di  due  trage. 
dit  in  verso ,  il  Faraone  e  '1  Mitridate  da  me  vedute  . 


4^9 

-  -  II  Mal  ma  ri  tato.  In  Napoli  per  Ottavio  Beltramo 
i633.  i()39.  in  112   (i).  L.     3. 

L'Amerigo  di  Ariifjo  Altani  (il  vecchio)  Conte  di 
Salvarolo.  In  f" enezia  per  Gherardo  Jmberti  i6ai. 
in  i2b.  n. 

•  -  Le  Mascherate.  In  Trivigi  per  Nicolò  Rìghettinì 
i633.  in  12.  7». 

-  -r  li  Mecam  Bassa*»  ovvero  il  Garbuglio.  In  Trivigi 
per  Angelo  liighettini  lòaS    in  la.  a. 

--La  Prigioniera.  In  Venezia  per  Gherardo  Imberti 
160.^.  in  iJb.  (a.).  a. 

1  falsi  sospt*tti  di  Bernardino  Pino  da  Cagli.  In  Vene- 
zia  presso  i  Sessa  i588.  in  m.  3. 

--  Gl'ingiusti  sdegni.  In  Roma  per  Valerio  Dorico 
i553.  i/i8.  (*).  3. 

--  Lo  Sbratta,  In  Roma.per  Vincenzo  Laurino  i55i. 
in  8.  (b).  3i 

(1)  Di  queste  commedie  v.  vien  fatto  autore  Francesco  <t Isa^  e  non 
Ottavio  di  lui  fratello,  ciie  le  diede  in  luce  (a*).  Così  pure  le  Addizioru 
alla  Biblioteca  Napoletana  del  Toppi  sono  di  Francesco  Nicodemi,  q 
nou  di  Lionardo  il  fiatello,  che  sìmiluiente  le  diede  in  luce. 

(2)  La  voce  conte  qui  è  distesa,  e  non  abbreviata  come  la  fanno  ta- 
luni, 1  quali  senza  saperne  il  perchè  la  scrivono  accorciata,  co\  in  singo- 
lare, e  cooi  in  plurale  con  due  puntini  appresso,  quasi  non  dovesse  sten- 
dersi^ come  se  fosse  parola  disonesta,  la  quale  scrivendosi  e  stampandosi 
inteia,  vituperasse  quelli,  ai  quali  si  crede,  che  faccia  onore.  Valerio, 
Probo,  e  il  conte  Sertorio  Orsato,  che  scrissero  delle  antiche  abbreviatu- 
re non  pensarono  a  tal  novità,  oiiginata  a' dì  nostri  dal  risparmio  di  fa- 
tica e  scrittura  pel  vii  guadagno  di  tre  lettere  sole,  co:  per  conte  .  Meno 
peiò  ne  riporta  chi  invece  di  cavaliere  col  e,  a  dispetto  del  cavalier  «Sa/» 
viati^  vuole  scrivere  per  maggior  vezzo,  cavaliere  col  A:,  ali*  usanza  vec- 
chia aDumicata  de' testi  a  penna  della  vita  di  Cola  di  Rienzo^  e  delle 
prime  edizioni  delle  Novelle  antike, 

{a*)  Questa  verità  viene  attestata  neirepitafio  di  Francesco  di  Isa  gentiluo- 
mo e  canonico  di  Canova  ,  morto  di  anni  fo-  nel  i^ii.  e  sepolto  in  Rome 
in  5.  Maria  del  popolo  presso  alla  porta  Flaminia.  L'epitafio  vien  riportato  dal 
P.  F,  Ambrogio  Landucct^  ago»tinÌ9no,  nel  sao  libro  ótV*Origine  di  dette  chiese 
(  In  Roma  per  Francesco  Moneta  1646  in  4.  pai;  186.  )  dove  però  il  detto 
Francesco  ci  »dà  con  errore  il  cognome  de  Ira  in  cambio  de  Isa. 

(b)  Due  falli  ha  commessi  V Allacci  pag.  184.  nel  darci  il  titolo  di  qaesta  com» 

C^j  £  in  Ve nexii.  eredi  di  Bartol  Rubin  i58''.  in  la.  (  v.  il  Crevenna.) 

Tom.  I.  64 


4»o 

.•   L^  Evagria:    In    Venezia  presso    il    Sessa    i584- 

in  i!^'  ^       3* 

Il  Sofista,  Gomedia  bellissima  del  Signor  Luigi  Tati- 

siilo,  nuovamente  posta  in  luce.  In  f^icenza per  Gior^ 

giù  Greco  fóci.  ình.  (a).  4* 

-  -  Il  Gavalleri/zo,  Commedia  ingegnosa.  In  Vicenza 
presso  il  Greco  1601  in  la.  4* 

--Il  Finto,  Commedia  leggiadra.  In  Vicenza  presso 
il  Greco  160 1.  in  uà  4* 

-  -  E  tutte  e  tre.  Ji^i  per  Giampier  Giovannini  16  io. 
in  12».  (i).  9. 

--11  Filosofo.  In  Vinegia  presso  il  Giolito  i549* 
in  i2i.  I  8. 

-  -  Il  Marescalco.  In  Vinegia  per  Francesco  Marcali^ 
ni  i536.  in  8.  7. 

(i)  Il  Tanslllo,  già  pubblicato  penitente  per  aver  composte  rime  lieen« 
ziose,  non  sognò  mai  di  comporre  queste  tre  commedie,  con  insipida  af- 
fettazione commendate, quale  per  b•dii^sima,  qoiile  per  ingegnosa  e  quale 
per  leggiadra.  Allo  Stigliarli  {Lettere pag.  1 19.)  dal  vederne  due  sole,  vi 
volle  poco  per  farlo  accorgere,  clie  erano  taricia^i  un  ignorante  Vicenti" 
no,  tal  supponendo  egli  il  divulgatore  Jacopo  Doroneti,  da  cui  furono 
dedicate  a  Piero  Capponi^  gentiluomo  fiorentino.  Il  verr»  si  è,  che  il 
Crescimbeni  tastò  più  da  vicino  la  frjiude,  scoprendo,  che  Pietro  Aretino^ 
uomo  di  pessima  fama,  era  stato  l'autore  di  esse  commedie,  le  quali  già 
con  tutto  il  fascio  delle  sue  ribalderie  furono  per  zelo  del  Muzio  dalla 
suprema  autoi Ita  ecclesiastira  dannato  tali  quali  andavano  in  giro  col 
suo  vero  nome,  e  co'titoh  seauenii: 

midiiif  e  due  pure  il  copista  di  lai  fede'issìmo  Fontanini:  Tuno  è  nel  co;vQome 
dello  f  cacnpacore  :  Tacerò  noiranno  dcU'cdizione,  che  è  questa: 

Lo  Sbratta^  Comeitd  di  B^rn.trJtino  Pino  ,  recitata  lu  Roma  ai  xxii.  di  No- 
vembre iffi.  e  iiuofameiice  uscita  in  luce.  In  Roma  appresso  FiMcefi{0  Lucrimm 
(  non  Laurino  )  if^i.  ^non  iffi.  )  in   8. 

La  dedicatione  del  Pino  al  Cav^litr  Dandin  è  in  data  di  Roma  li  xxii.  di 
Agosto   iffi    il  che  m 'Scra.  che    a  edizione  non  fu   fatta  mai   l'anno  avanti. 

(a)  Le  due  altre  Commedie  il  Cay.ilUri^^o ,  e  il  Finto  ^  uscite  sotto  neme  del 
Tannilo,  taroHO  impresse  dal  Greco  nclio  stesso  anno  1601.  in  11.,  e  in  1 1.  é 
sifliilmcnte  questa  del  Stfiud  ^  non  in  8.:  errore  non  comune  z\V  AlLtcci .  lo  non 
saprei  scusare  Jacopo  D  roneii  che  mise  fuora  queste  tre  Commedie  col  nome 
del  T'instilo,  quando  tanto  tempo  prima,  e  più  di  una  volta  erano  state  impres- 
se col  nome  dei  vero  jucor  loro  Pietro  Aretino.  Il  Doroneti,  falso  divulgatore  di 
esse,  il  cui  esempio  :u  tre  anni  dopo  imitato,  come  vedemmo,  da  Francesco  Bu0* 
uajede,  n  n  era  per  altro  «omo  idiota,  e  nudo  afatto  di  lettere,  poiché  di  lui 
si  Ic0.iono  X  Midrigfili,  e  un  Di  dogo  pastorale  nelle  Rime  di  diversi,  raccolte 
Aà  Gherardo  Borgogni^  e  stampate  ia  Vene^im  presso  la  Compagnia  Minima    nel 


4" 

-  -  L' Ipocrite,  In  Vinegia  presso  il  Marcolini   i54a. 

in  8.  L«     ^. 

^  E  ivi  presso  il  Giolito  )553.  irk  lat.  (i).  8. 

fi)  Ma  il  Doroneti  si  pensò  di  gabbare  il  mondo  senza  urtare  in  censu- 
re, facendone  bugiardamente  autore  il  Tansillo  di  celebre  memoria,  qua- 
si, come  dice,  fossero  state  da  lui  composte  poco  prima  del  suo  morire, 
avvenuto  xxx.  anni  prima.  Ci3%\'\\  Doroneti  impunemente  rimise  fuora  le 
tre  sconosciute  commedie  dopo  avervi  scambiati  i  titoli  e  i  nomi  de' per- 
sonaggi co'principj  de^prologhi  e  cassati  alcuni  passi  licenziosi,  cioè  de- 
gni delV  Aretino  »  Perciò  questo  Doroneti^  chiunque  sia  stato,  senza  al- 
trui pregiudicio  merita  luogo  particolare  nella  Dissertazione  di  Bur^ 
cardo  Goltelffio  Struvio,  capace  di  multi  accrescimenti,  intitolata,  de  i/n- 
postoribus  literariis,  il  quale  aggiunto  ci  sta  meglio  di  quello  de  doctis, 
perchè  non  a  tutti  gl'impostori  in  cose  letterarie  può  darsi  il  nome  di  dot^ 
ti  .  Il  medesimo  giuoco  fu  fatto  di  altre  opere  d^AV  Aretino ^  rimesse  fuo- 
ra sotto  il  nome  di  Partenio  Etiro,  anagramma  di  Pietro  Aretino.  h'Al^ 
lacci  { Dramaturgia  pa^.  624),  fidato  sulla  parola  del  padre /ra  Ange* 
lieo  Aprosio  da  f^entimiglia,  si  credette,  che  non  pure  il  filosofo  del- 
V  A  retino  y  ma  VOrazia,  similmente  sua,  non  si  trovassero,  se  non  a  pen- 
na; laddove  questa  ancora,  che  è  in  versi  sciolti,  si  trova,  come  il  Filo^ 
sojOy  stampata  in  Vinegia  presso  il  Giolito  1646.  in  8.  (a*),  e  dall'autor 

IS99-  in  II.  La  lua  fraude  è  stata  manifestati  al  pubblico  dal  Crfsctmbeni,  e  a 
me  prima  ancora  dal  Magliatech  ,  eoo  cui  per  lo  spazio  di  quasi  jo  a/ini  teoai 
amicbevoi  corrispondenza  di  lettere .  Da  Queste  tre  commedie  finte  del  Tansilh 
passa  dipoi  il  Fonttnim  alle  cinque  vere  dcìVArctimo,  intorno  alle  quali  non  mi 
fermerò  di  v«nc<ig^io,  aTendone  pienamente  ed  esattamente  parlato,  riportandone 
le  vane  edizioni  il  sig  conte  Giammaria  Ma\\uchtlli  nella  Vita  dtW*  Aretine 
altrove  già  nterica 

(a'**)  Dianzi  Monsfgrfre  la  dice  stampata  in  11.,  qui  l'afferma  io  8.,  e  qui  sba- 
glia  h'Ora{ia^  «.he  e  propriamente  Tragedia^  ha  per  soggetto  il  fatto  degli  Ora- 
^  contra  i  CM^iay.  VOraiia  e'I  Filosofo  erano  già  1  f o-  e  più  anni  di  tal  rarità, 
ebe  colui»  il  quale  ristampò  nei  i  f  88.  in  8-,  senzachà  ti  apparisca  il  suo  n#me, 
né  qiu  io  dello  stampatore,  ne '1  luogo  dell'edizione,  le  quattro  altre  cùmmedie 
dell'  Aretino  contessa  nella  prefazione  che  assai  volentieri  avrebbe  aggiunto  alle 
stesft;  il  Filo -oto,  e  l'Ortensia  (  così  egli  chiama  VOra'^ia  )  se  gli  fosse  stato  pos- 
sibile dopo  molte  ricerche  di  ritruvarne  una  copia.  Aonio  Paleario ,  in  tempo 
che  era  pubblico  profei^sore  di  umane  lette. e  in  Siena  l'anno  i  ^46.  avendo  in- 
contrate fiere  contese  con  un  altro  professore,  di  cui  egli  ci  occulta  il  nome  sot- 
to quelio  di  M/ico  Blaterone,  rappresentatoci  da  lui  per  uomo  ignorante,  asscri* 
sce  fra  l'uirre  cose  ,  che  in  derisione  e  biasimo  dei  suo  avvcisario  Pietro  Aretì^ 
no  avea  composta  una  commedia,  e  i'avea  fatta  recitare  in  Venezia,  con  la  quale 
avealo  renduto  cosi  ridicolo,  che  colui  non  ebbe  più  ardire  di  lasciarsi  vedere  in 

f pubblico.  Qual  possa  essere  questa  Commedia  deli' Aretino ,  non  saprei  ìndovinar- 
o.  La  detta  narrazione  del  Paleario  sta  nel  libro  ut.  delle  sue  Epistole  pag. 
4P 9.  fra  le  sue  Opere  dell'edizione  di  Amsterdam  presso  Arrigo  Ve t stento  nel 
1696.  in  8.  Piacemi  poi,  che  finalmente  uaa  volta  il  nostro  Monsignore  contrad- 
dica ai  suo  tanto  creduto   e   copiato  Allaai ,  e  con  tutta   ragione  il   corregga  • 


4 1^ 

dedicata  a  Paolo  ITT.  gr^n  vicario  di  Cristo;  ma  non  già  col  titolo  di 
commedia,  benbì  in  sembianza  di  tragedia^  quantunque  egli  noi  dica; 
mentre  l'ardir  sue  giunse  a  tanto  di  pi«^iiarsi  la  confirlenza  di  dedicare  a 
cardinali,  e  di  più  a  sommi  pontefici  le  indegne  9ue  baje;  poiché  al  car- 
dinal di  Trento  Cristoforo  Madrucci  dedicò  la  Cortigiana  ,  la  quale  non 
meno,  che  la  sua  Talanta,  fu  stampata  in  Vinegia  dal  Giolito  nel  i55ò.  e 
i553.  in  XI  f.  {*)  e  quivi  lodando  quel  cardinale  di  opporsi  aTl* eresiarca 
Lutero^  egli  diede  a  costui  dell'arguto,  siccome  in  fine  del  sno  Ipocrita 
chiamò  Daniello  Barbaro,  che  fu  un  gran  prelato,  col  nome  di  grazioso»  ri- 
tenendo poi  dolcemente  per  sé  il  titolo  di  divino. 

senta  laiciarti  trasportare  dall'aatorìtà  di  lai  in  massiccio  e  palpabile  errore.  Ciò 
mi  da  coraggio  e  moti? o  di  prender  per  mano  la  Dramméturgia  dello  sresso ,  e 
di  emendarla  in  alcani  luoghi  importanti  dell'indice  sesto  ,  ore  si  registrano  i 
drammi  dàìV Allacci  credati  inediti . 

1-  Edera  di  Alessandro  Piccolo/nini  ,  nell'Indice  del  Giunti  (  pag.  f77*  ).  h'E^ 
aera  e  un  poemetto  in  ottava  rima  di  Bart^Ummeo  Carli  de*  Piccolomini  geo- 
tiiaamo  sanese,  e  onUa  ha  che  fare  con  Alessandro  Piccolomzni .  Fa  stampata  la 
prima  volta  in  Venezia  per  Niccolò  Zoppino  nel  154;-  e  1^44-  in  8.:  e  sta  an- 
cora inserito  nelle  Stanne  di  diversi,  raccolte  da  Agostino  Ferentìlli» 

II    La  Daria  f   Tragedia  di   Angelo  Leontco  (  pag    $jt.  ). 

III.  //  Soldato,  Tragedia  delio  stesso  {pag.  S79-  )•  ^o(\  sono  due  tragedie  diverse , 
ma  una,  e  non  già  inedita,  ma  stampata  in  Venezia  fper  Co  min  da  Trino)  f  ffo. 
in  8.  con  qnesto  tittfl9.  H  Soliato,  Tragedia  (I.1  veisi  sciolti  j  di  Angelo  Leonico    Fé- 
ne\iano .    V  altro  titolo  di  Daria  dato  alla  stessa  tragedia ,  è  preso  dal  nome  di 
Daria ,  personaggio   principale  di  essa ,  la  quale  è   fondita  sopra  un  caso  atroce 
e  funesto,  non  molto  prima  avvenuto  in   Padova.  Questa  tragedia  è  rarissima. 

IV.  Pa\ien\a  pastorale  del  Biondo  Medica  (  pag,  586.  //  Doni  nella  sua  Li» 
hreria  registra  questa  tra  l'opere  del  Biondo  Medico»  Se  questa  fosse  veramcote 
una  Favola  pastorale  drammatica ,  torrebbt  la  preminenza  dell'invenzione  ad  ogni 
altro  :  né  più  si  contenderebbe  ,  chi  sia  stato  il  primo  a  produr  su  la  scena  ita- 
liana questo  genere  di  componimento.  Ma  la  Pa\ien\a  pastorale  de!  Biondo  Me» 
dico  non  è  altro  ,  se  non  un  ragionamento  morale  in  prosa  ,  in  lode  della  Pa* 
\ien\a  ,  e  intorno  ai  vantaggi  ,  che  per  essa  ne  derivano  agli  «omini  :  e  qui  le 
TÌen  dato  l'aggiunto  di  pastorale,  perchè  vi  si  fa  ragionare  un  i.-ifelice  pastore, 
sotto  la  cui  persona  maschera  l'autore  se  stesso,  che  fu  Michelangelo  Biondo, 
medico  veneziano  .  Questo  libricciuolo  fa  stampato  in  Venezia  alla  insegna  di 
Apolline  1 547*  in  8. 

V  Gismwtda  ,  Tragedia  del  conte  di  Camerano  (pag  f88  j.  II  conte  di  cTW- 
merano  scrisse  una  Tragedia  ,  che  fu  poi  pubblicata  col  titolo  di  T^ancredi  ,  del. 
la  quale  altrove  si  parlerà  in  queste  mie  aniotazioni  .  Gìsmonda  ha  gran  parte 
nella  medesima  :  laonde  sotto  i  due  titoli  di  Tancredi  .  e  di  Gìsmonda  si  com- 
prende una  sola  Tragedia  ,  e  mal  si  distingue  )' una  dall'altra. 

VI.  Rosmonda  di  Girolamo  Ruscelli  (  p»  60%  )  Dì  questa  se  fa  menzione  GiO' 
Batista  Girardi  (\-  Giralii)  Cintio  nella  difesa  della  sua  Dtdone  ,  Tanto  nel 
Giraldit  quanto  nell'  Allacci  va  scritto,  non  Ruscelli  ,  ma  Rucellai  ,  la  cui  tra- 
gedia Rosmunda  è  nota  lippis  ,  atque  tontoribus . 

VII.  Noi\e  della  Lesina,  di  Giulio  "esare  Croce  {pag  609.),  A  qua!  fine 
riportasi  qui  dall'  Allacci  per  inedita  questa  cimmedia  del  Croce  ,  che  già  era 
stata  riferita  da  lai  pag.  i5<a.  fra  le  stampate  (**)  ? 

(•)  La  Cortigiana  (\eì\' Aretino  fu  prima  impressa  nel  i^^S.  in  8    (  r.  il  Crevcnna  ) 
(*^j  Io  riporterò  il  vero  titolo  di  questo  libricf*iuola  traicrivenfiolo  da  un   esempla.ro, 
ohe  mi  trovo  AVtre  «pproMO  di  mt.  „  ht  Nozze  di  M.  Trìpello  Foranti  e  di  Madonna 


i 


4^3 

Il  Saltuzza  di  Andrea  Calmo.  In  Vìnegia  presso  Ste- 

fano  (V  Alessì  i55i.  in  8  (a).  L.     3. 

-  -  La  Pozione.   In   Vìnegia  presso  Stefano  d' Alessi 

i555ì.  in  8.  3. 

vili.  Gli  Straicionip  Commedia  d*  incerto ,  nelli  biblioteca  à*  Urbino^  ora  nel. 
la  Vaticana  ( pag,  6i).J.  Questa  è  la  famosa  commedia ,  con  lo  stesso  titolo 
impressa  di  Annibal  Caro,  che  la  mandò  manoscritta  al  duca  di  Urbino,  da 
CUI  sii  ?enne  richiesta  . 

iX.  La  Libertà^  Tragedia  di  Luigi  Alamanni  {pag.  óió,).  Ad  un  Luigi  Ala- 
manni eretico ,  diverso  dall'  insigne  poeta  di  questo  nome  ,  fu  attribuita  qucil' 
empia  e  diabolica  tragedia,  intitolata  del  Libero  Arbitrio,  la  quale  è  cerca- 
mente  lavoro  di  Fmncesco  Negri  bassancse  ,  apostata  dalla  nostra  cattolica  fede: 
t  quindi  è  nato  1*  equivoco  ,  la  cai  molti  sono  caduti ,  di  crederne  autore  il 
tempre  cattolico  e  religioso  Luigi  Alamanni . 

X.  Carcere  di  Amore,  di  eluvio  Manfredi  {pag»  619.).  Il  Career  d*  amore  è 
opera  di  Lelio  fnon  di  Mu\io )  iVlanfredi  ferrarese,  o  secondo  altri  mantovano; 
ed  è  tutt'  altro  ,  che  favola  scenica  .  £^.a  è  bensì  un  romanzo  in  prosa ,  tradot- 
to dalla  lingua  spagnuola  e  stampato  in  Vinegia  per  Giorgio  de*  Rusconi  miia* 
«ese  nel  1^4*  in  8.  e  cosi  altre  volte.  Lo  stesso  Lelio  traslatò  anche  in  vol- 
gare il  romanso,  intitolato.  Tirante  ,  a  istanza  del  marchese  di  Mantova  Fede» 
rigo  Gonzaga  ,  da  cui  perciò  fu  premiato  di  un  pingue  benefizio  ,  siccome  si  ha 
da  Cassio  da  N.trni ,  il  q«a'e  ne  fa  menzione  nel  Canto  /F.  del  lib.  il.  del  suo 
per  altro  siocco  Poema,  altrove  rammemorato  . 

XI.  Consiglio  di  Caifas ,  rappresentazione  di  Maurilio  Moro  {pag*  61^.). 
h*  Allacci  {pag.  8).)  ci  aveva  già  data  l'edizione  di  questa  sacra  rappresenta- 
zione, fatta  in  Vene\*a  da  Lucio  (non  Giulio)  Spineda  nel  1629»  in  8.  iNoa 
occorreva  pertanto  registrarla  qui  ,  come  scritta  a  mano. 

XI!.  L'  Aurora  di  Niccolò  da  torreggio  (  pag.  óio.  ).  Il  Doni  nella  sua  libreria 
registrando  1*  opere  di  Niccolò  da  Correggio ,  dice  cosi  :  „  Questa  non  saprei  di- 
.,  scernerc,  se  è  quel/ istessa  ,  che  nell'indice  4^' Giunti  si  nota  ì'  Aurora  F. 
•,  pastorale,,  -  A  correzione  deiV  Allacci ,  e  dei  Doni,  dirò,  che  la  Favola 
dell'  Aurora  insieme  con  quella  della  Psiche  dello  stesso  signor  da  Correggio  fa 
stampata  ,  e  ristampata  più  tolte  ,  e  in  queste  annotazioni  altrove  se  ne  dirà 
quanta  basta . 

XIII.  Del  Mitterio  dclVumana  redeni^ione  di  Valerio  da  Bologna  (pag.éiS) 
Questa  rappresentazione  del  padre  V^tUrìo  da  Bologna  Agostiniano ,  tro? asi 
stampata  in  Venezia  presso  Agostino  Zoppino  nel  1531.  in  8.  e  però  non  dee 
collocarsi  ncll*  indice    delle  manoscritte  . 

La  Drammaturgia  è  opera  degna  di  lode  ;  ma  vorrebbe  esser  riformata  dall' 
alto  al  basso  . 

{a)  In  altre  più  recenti  edizioni  leggesi  malamente»  la  Saltui\a ,  ricevendo 
questa  commedia  il  sao  titolo  da  un  villano    per  nome  Saltala  . 

Lesina  éegli  Appuntati  Cumraediai  di  Gittìio  Celare  Croce.  To  Bologna  appresso  Pere- 
do  fVI  Cur.fht  f  •«>nz*;iDQO  /  \%  H  ,,  E  poiché  emmi  accaduto  di  far  parola  di  qaesto  le- 
pidissimo Poeta  a^ein^^nerò,  rh^  ho  ^««dutapure  la  ,,  Drsrrittione  delli*  Vita  del  Croce, 
„  (  scritta  da  lui  »teiso  in  terza  rima  ;  con  una  es^urtatione  fatta  ad  et.^o  da  vari)  animali 

,,  ii<*i  toro  l<ngnag^f  i  a  dover  lasriare  da  parte  Ja  Poesia,  e  due  indici,  l'uno  delTopf^re  fat- 
.  11*....  ....        ..  .,       .  .      .  '     're  opere 

sti  due 


,,  te  Stampare  da  Ini  (ìn'ad  hora,  Taltro  di  quell«*,  che  vi  tono  da  stampare, ed  altre 
^,  riiiio«e  e  belle.  In  Bologna  prr  BartolomeoCochi  al  Fosco  rosso  1611.  in 8.,, Quei 
indiri  dell'opere  del  Croce  son  copiosissimi,  ed  in  qael  dell'  inedite  si  tr;Bva  regi 


g'istrato 


il  primo  canto  del  Furioso  in  burlesco,  e  lo  stesso  alla  bolognese  .  Il  Qfoce  nacque  nel 
i55o,  fa  figlio  d'nn  labbro,  ed  innanzi  di  dedicarsi  allaprofestion  di  poeta  gli  convenne 
per  più  di  cinque  anni  esercitar  esso  pure  quella  de'tnoì  aat«Ofii«ri. 


4»4 

-  -  La  Spagnolas  (sotto  nome)  di  Scarpella  Bergama- 
sco. In  Vinegia  presso  Stefano  e  Batista  cognati  /  549* 
in  8.  L.      3. 

-  -  II  Travaglia  In  Trhigi  per  Fabrizio  Zanetti  i6oi. 
in  8.  (ij  (a).  3. 

(i)  11  Ca//yio  qui  nella  dedicatoria  al  conte  Ottaviano  Vtmereato  ai 
duole  che  la  Rodiana,  altia  »ua  commedia  recitata  in  Venezia,  nel  i540. 
e  altrove^  81  stampasse  in  Vicenza^  come  le  seguenti,  sotto  nome  del  Run 
zante  (b*),  forse  per  essere  le  commedie  di  amendue  più  ne' popolari,  e 
rustici  dialetti  di  qiK^lle  parti,  rhe  ni-l  solo  comune,  benché  il  Calmo 
scrisse  per  Io  più  nel  Venexiano,  nel  qual  pure  stampò  ilue  libri  di  let- 
tele piacevoli  in  Vinegia  per  Bartolomeo  Cesano  i55o.  in  8.  (e*). 

(a)  E  >a  prima  vcUa  io  Vinegia  presso  Stefano  di  AUssi  iff6.  in  8. 

{l'*)  Som  fi  duole  il  Calmo  »  cbe  la  Rodiana  gli  fosse  stampata  in  Vicen\a 
sotco  Aofue  del  Rubante  o  Run-inte  \  ma  (cneralaiente  si  duole,  cbe  per  opera 
di  aUani  maligni,  i  qaaii  g  icla  rubarono,  fosse  fatta  stampire  senza  dichiara- 
ff  nà  i  dove  .  aè  *t  qua  do  ,  col  oomc  dell'  altro  E  a  dir  vero  ,  co«ne  potcfs 
egli  mai  dolersi  del  '  cd'Liaae  di  Vicenza  ,  che  è  la  citata  da  Monsignore  ,  se 
quanta  fu  lacca  nei  if^S.  ne<  qusl  tempo  erano  morti  assai  prima  il  Rui^^ante  9 
ed  il  t'ilmol  Eraio  uscite  altre  edizioni  della  Roiiana  ,  ma  sempre  col  nome 
del  Ru\\ante  9  multi  «nni  acanti  la  v'uemina  ,  posteriori  però  tutte  al^a  seguen- 
te .  cbe  a  parer  mio  è  quella  ,  per  cui  il  Calmo  si  dolse  ,  cbe  sotto  altro  no- 
me g'.i   to&se  stampata  . 

*  -  •  Rodiétna,  comcdia  stupenda  (  sotto  nome  )  di  Rubante  t  non  mai  più 
stampata    In   Vinegia  presso  Stefano  di  Alesst  iffj    in  8.  edizione  I. 

Niente  gi«}varoa^)  a  C^lmo  ne  le  ragioni,  né  le  doglianze.  Gli  stampatori  Tin- 
ti dal  ciedito  del  R'i\^ante,  continuarono  a  scampar  la  Rodiana  sotto  il  nome 
di  lui,  il  quale  però  in  questa  briga  non  ebbe  parte  né  colpa,  essendo  morto 
assai  prima  ai  xvi  .di  Marzo  nel  1^41  Qualunque  sia  presentemente  ropinione 
degli  uomini  a  favor  del  Rubante  o  del  Cai/no^  dirò  fraacamente  ,  cbe  dubbio 
non  mi  si  afFaccia  per  cui  al  Calmo  contrastar  si  debba  la  gloria  di  esser 
lai  l'autor  legittimo  deila  Rodiana,  Per  assicurarsene  basta  pigliar  per  mano  quel- 
la  commedia  ,  e  onfroncarla  con  quel. a  dell'uno  e  dell'  altro  .  Il  Rullante  riem- 
pie le  sue  dei  dialetto  rustico  padovano  ,  in  cai  molto  Tsise  ,  come  io  suo 
naturale.  11  Calmo  introdusse  a  favellar  i  suoi  personaggi»  qual  nel  dia>etto  -vene* 
\iano  suo  proprio,  quat  nel  greco  corrotto,  qaal  nello  tckiavone  italianizzato,  e 
quale  nel  bergamasco.  Tutti  questi  dialetti  entrano  nella  Rodiana,  e  del  pado-va- 
no  nnlla  vi  è  frammischiato  :  argomento  chiarissimo  ed  evidente  bastévole  a 
scior  la  quistione  a  favore  del  Calmo. 

(f*)  Il  Cdlmo  fece  stampare  due  anni  prima  un  libro  solo  delle  sue  lettere,  F>. 
ne\ia  per  Comin  da  Trino  1548.  in  8.  e  quattro  sono  i  su  >i  libri  di  Lntere  piace- 
voli  nell'edizione  di  Venezia  presso  Fabio  f  e  Agosti^  Zoppini  1^84.  in  8.  'n 
quella  di  Domenico  Farri  iff9  pure  in  8.  in  tre  libri  divisa,  queste  Lettere  so- 
no intitolate  Cherebi\\i  (*J.  Oltre  alle  Lettere  scrisse  il  Calmo  in  lingua  venC' 
\iana,  Rime  pescatone  ed  E^loge  pastorali  ristampate  p'ù  vo'te.c  principalmcn- 
te  per  Giamhatìsta  Bertacagno  iffj»  e  per  Domenico  Farri   if6i.  in  8     Nacque 

(*)  Cherehizzi  pure  tono  inlitoltff»  1«  Lettor*»  drl  Ciìmo  u^lla  eiiz.  fatta  in  l^enezia 
àa  Gi9.  Ori/fio  il  157G.  in  8    (▼.  il  catal.  Cr<i.^e/in«  )  . 


4i5 

La  Fiorlna  (li  Piovana,  la  Vaccaria^  e  P Anconitana) 
Commedie  IV.  di  Ruzante  (Antonio  Beolco  Padovano). 
la  Ficenza presso  Periti  Libraro  i5()Q.in8.{i)fa).  L.    la. 

(i)  Di  questo  (dinoso' Ridante  y  o  Beolco,  che  in  dialetto  friulano 
Tu<il  dir  bifolco,  «lopo  lo  Speroni  e  io Scardeone scrìtse  il  vescovo  Tom^ 
/nasini  negli  ElogJ (Tomo  I . pag.  3i.),  dove  porta  ancora  il  suo  ritratto: 
e  di  Ini,  e  del  Calmo  similmente  paila  Niccolò  Villani  {Ragionamento 
pag.  67.  73.  76.  84.)  Il  Varchi  [Ù Ercolano pag  34^,  ediz,  IH,)  poi  si 
fattamente  onora  il  primo,  che  prepone  le  sue  commedie  alle  antiche 
Atellane, 

egli  in  Vene\ia  verso  il  ipo.  SI  esercitò  nell'arte  comica  ,  onde  non  solo  fu  au- 
tore ,  ma  recitatore  dì  sue  cornntiedie:  e  lo  fece  con  tal  maestria  e  perfezione, 
che  il  Paratesto  felicitandolo  del  pubblico  applauso  ,  che  ne  conseguiva  ,  dice 
(  Lettere  pag.  j^.  ),  che  egli  „  col  suo  recitare  dava  quel  giocondissimo  e  mi- 
,,  rabiiissimo  piacere  a  tucca  Finegia  ,  che  ella  magt^iormence  desidera,,;  e  poi  nel- 
la lettera,  che  i^li  scrive  nel  carnevale  1^48.  cosi  gli  soggiugne  :  „  mi  par  veder- 
,.  vi  sopra  la  scena  farvi  schiavi  quanti  vi  veggono  &  odono,,  ;  onde  parevagli  dì 
sentire  sino  a  l^tdcen\t  il  rumore  dell'applauso,  che  gli  davano  le  genti,  le  quali  mon- 
,,  tando  le  mura  del  loco,  dove  sere,  ro.npendo  porte,  e  passando  canali,  e  d'alto  smon- 
,,  tando  si  pongono  a  periglio  di  miPe  morti,  per  poter  solamente  godere  una  ^oi*  ora 
„  la  dolcezza  delle  vostre  parole,.  Gli  antichi  Romani  del  loro  famoso  Rodete  non  t- 
vrebbodo  più  di  cosi  millantato  .  Più  modestamente  ne  parla  il  Doni  nella  par. 
te  1.  de'  suoi  Minni  pag  98.  „  Io  ho  aticW Andrea  Calmo  ,  die  egli,  per  un  bra- 
„  vo  intelletto,  che  almanco  egli  ha  scritto  mirabilmente  nella  sua  lingua,  &  ha 
„  fatto  onore  a  se  ,  &  alla  patria,,;  e  di  poi  anche  con  l'esempio  dei  Rui^^ante, 
ne  cava  questa  conclusione,  che,,  chi  non  vuole,  o  non  sa  scriver  bene  nella 
^  (  lingua  )  fioreotiaa,  fa  bene  a  scriver  bene  nella  sua,  più  tosto  che  male  in 
„  queila  d'altri,,.  Mori  il  Calmo  in  patria  nella  parrochia  ai  S.  Ermacora  (  volgar- 
mente  Marcuola  )  il  di  xziii-  di  Febbrajo  nel  xyyi. 

{a)  Due  falli  com «nette  qui  il  Fontdnini  :  il  primo,  cambiando  al  Ru\\ante  il 
nome  di  Angelo  Beolco  in  quello  dì  Antonio  ,  e  Angelo  sta  nella  sua  iscrizione 
funerale  prodotta  dal  Tommasini  (  Elog*  tona  1.  pag.  )!')•  ^^  secondo,  levan- 
dogli una  quinta  commedia,  che  è  la  Moschetta  compresa  anch'essa  nella  detta 
edizione  di  Vicenza,  aLa  quale  va  innanzi  di  tempo  e  di  pulitezza  quella  altreiì 
di  Vicenza  per  Giorgio  Greco  1^84  in  iz  \*).  Le  prime  edizioni  delle  cinqae 
commedie  del  Ru\\ante  egli  e  conveniente,  che  ad  esempio  di  quelle  del  CalmOt 
sieno  qui   riferite. 

*  Piovana,  ovvero  Noella  (  cioè  Novella  )  del  Tasco  .  In  Vin*gia  presso  il 
Giolito  1^48    in  8 

jinconitan.i    In  Vinegta  appresso  Stefana  di  Alessi  ifp.in  8. 

Moschetta    Ivi  1^54-  in  8. 

Vaccaria.  Ivi    iffé.  in    8, 

Fioriaa*  Ivi  ly f4   in  8. 

(*)  E  l'etUs  del  Greco  è  stata  essa  pare  preceduta  dalla  segnente,  clie  riportati  nel  ca» 
tal  ra^  «li*l  Crevenna  t  4  P  '^^-  >*  QuAttro  Comedìf»  Ai  R'izzante,  cioè  !a  Pit-wana,  la 
Vacca'  'm,\*  A  iconttann  e  la  Moschetta  con  tre  Orazioni  in  luigaa  mitica,  an  ragiona* 
mento,  lino  Sproliro,  un  (  Lettera  scritta  allo  Af%farottOn  tre  Dialoghi  ed  un'altra  Gt« 
inedia  intitolata  Fiorina»  y^nezia  «ppreas»  Giovanni  Bonudio  i665.  in  $• 


4i6 

CAPO    IL 

Comedìe  in  versi. 

JLi  Amicizia,  di  Jacopo  Nardi  Fiorentino.  Tn  Firenze 
in  4.  iti  bel  carattere  tondoy  senza  Luogo ,  annoj  e  Stanis 
patore  (ì)  (a).  L.     9. 

(f)  Quf^sta  Commedia  tM  famoso  volgarizzatore  di  Tito  Livio y  della 
qaale  Y  Allacci  (Dramaturg,  pag.  17  ),  i|;noraii<lo  l'edizione  presente, 
ne  portò  altra  di  Firenze  presso  Bernardo  Zucchetta  in  8  denz*atiiìo,  fu 
la  prima  di  tutt»*  (i*),  che  gi  vi^d'»-»-©  scritta  m  ver«o  italiano,  e  diede 
tanto  cruccio  airistorico  della  volgar  Poesia  (Crescimbeni  Istor.  tom.  /. 

(d)  Se  1  edizione  è  senza  laogo ,  perchè  asserirla  in  Firenze  .  come  se  la  stam- 
pa il  dicetie?  Ma  registriamo.ie  il  preciso  titolo  che  dal  Fontantni  è  alterato. 

Comedia  di  Amiczia  (  e  avanti  il  Prélogo  )  comcdia  di  Jacopo  Nardi  floren- 
tìno.  In  4.  in  caractcìc  tond  > ,  senza  lao'40,  anno  e  ««tampacore 

*  E  anche,  impresso  in  Ptrei\e  per  Bernardo  Zucchetta»  senz'anno,  in  %.  edi- 
dizione  II   in  bel  carattere  tondo  .  ma  più  minuto. 

Avendo  attentamente  esaminata  l'una  e  l'altra  edizione  •  sono  entrato  in  pa- 
rere, che  ameudue  sieno  uscite  dai  t.ìichi  fioientini  di  Bernardo  Zucchetta.  la 
esse  i  fogli  sono  egualmente  marcati  di  sotto  con  le  lettere  dell'alfabeto  ;  roa  in 
Terun  luogo  non  vi  è  numerazione  di  pagine  .  In  amtndue  si  usano  virgole  di 
forma  partico  are  collocate  nel  mezzo,  e  non  al  di  sotto  delle  n^ke  .  I  carattere 
più  tondo  della  prima  edizione  corrisponde  affatto  a  quello  adoperato  dal  Ziu* 
cheita  in  altri  su  ù  libri  Qaesta  avvertenza  mi  farà  stradi  fra  poco  a  indagare  il 
tempo,  in  cai  il  Zucchetta  stampò,  e  in  cui  il  Nardi  scr^stt:  .  e  pubblicò  la  pre- 
sente commedia  ,  intorno  alla  quale  si  diffonde  a  lungo  i  Fìntamni  per  tirarne 
certe  conseguenze  al  suo  pensamento  opp  Ttune-  Mo  te  di  esse  con  gran  diligen- 
za e  pienezza  le  ha  prese  per  mano,  e  dottamente  sventate  il  signor  Baratti 
nella  parte  li.  de'ia  sua  Difesa  (  pag  1)4.  e  segg.  )  :  con  cne  mi  ha  risparuiiato 
assai  di  fat'ca,  e  di  viaggio.  R:portand  xiii  pertanto  in  quella  parte,  che  egli  si 
tolse  a  trattare  .  a  qjesto  giudizioso  apologista  de*  suoi  beneincfitì  ferraresi  ;  io 
solamente  andrò  qui  toccando,  e  notando  alcune  cose,  che  via  facendo  mi  oc- 
corsero. 

(b*)  Le  probabili  conghietture  da  me  prodotte  ,  che  Bermrdo  Zucchetta  sia 
stato  l'unico  stampitore  delle  due  edizioni  della  commedia  del  NarJi  ,  mi  bau. 
no  indott3  a  ricercare,  in  qual  tempo  eg'i  esercitasse  la  sui  protessio.ic  11  nome 
di  lui  non  è  certamente  in  reg>stro  fra  gli  stampatori  del  seco'o  XV  ne  alcuna 
Stim^n  vien  riferita  dai  compilatori  degli  Annali  tipygnfci  di  quel  rcmpo  :  anzi 
nemmeno  mi  avvenne  di  osservare  alcuna  impressioae  di  !•)•  ,  fatta  avanti  il 
1  n  i"  f^a  bensì  alcune  non  molto  doiìo  ,  cioè  sotto  il  pontificato  di  Leone  X, 
Tre  presentemente  ne  traggo  da' miei  privati  ricordi  qui  fedelmente  t-ascntte. 
La  prima  si  è  la  seguente  .  Homeri  Poeta  e  Batrachomjomachia  per  Chtrolum  A» 
retinum  traducta  feliciter  incipit  .  -  •  Florentiae  per  Bern^^rdun  Z'uchettam  .  Die 
prima  Sente  nhris  M.DXII.  in  8.  La  seconda  è  questa:  Summa  iottut  artis  gram» 
matica,  &  artis  metricA  Cantalicii  riri  doctitsimi.   Impreaum  FlortnuA   per  Ber» 


4^7 

/rag".  a68.-- 7\)/».  II.  pag.  3^>^.  edizione  //.)^  che  tribolò  molto  per 
cercare  di  torie  la  precedenza  del  tempo  sopra  quelle  dell' ^no5^o,  arri- 
vando sino  a  negale,  che  in  essa  ci  fossero  versi  sciolti;  che  pur  ci  sono: 
e  ce  ne  sono  anche  di  sdruccioli:  e  dico  io,  che  ci  sono,  perchè  la  ho  sot- 
to gli  occhi,  tenendola  in  mano.  Ma  egli  con  tanti  suoi  sforzi,  se  ne  ri- 
mase non  poco  smarrito^  come  vedrassi,  perchè  questa  è  certamente  la 
più  antica  di  tutte^  e  ciò  chiaro  si  manifesta  per  la  qualità  della  stampa, 
e  dell'ortografia  antica,  non  meno,  ohe  per  altri  particolari  da  dirsi  ap- 
presso. In  principio  ci  si  leggono  queste  sole  parole:  commedia  di  Ami" 
cizìa,  e  dietro  nell'altra  faccia  è  un  epigramma  di  Alesio  Lappaccini 
{a*)',  che  dice  con  grazia  poetica,  aver  Pitagora  ammirato  per  cagione  di 
questa  commedia  vt*iitìcarsi  n«?l  Nardi  il  suo  dogma  della  trasmigrazio- 
ne ili  lui  deiraninia  di  Plauto.  Non  sarà  male  il  portar  qui  1'  epijjram- 
ma  intero,  dachè  non  è  lungo. 

Legerat  hunc  Samius.  nescio  qua  sorte,  libellum 

PythagoraSy  veteris  grande  decus  Sophiae; 

Miratusque  saleSy  vitae  et  documenta  severae 

Ut  lepida  urbanis  scommata  carminiòus; 

Plautinas,  inquit  veneres  agnosco.jocosque^ 

Et  latium  Tiisco  vatis  in  ore  decus; 

Scilicet  haud  quaquam  nostra  est  sententia  mendax; 

Quis  namque  huic  Plauti  spiritum  inesse  neget? 

nardum  Zucehettam  ifiy  in  4.  e  la  terza:  Formulario  di  lettere  volgari ,  compo- 
sto pt  M*  Cristophoro  Landini  ciptadino  fiorentino  la  Firenze  per  Bernardo  Zuc- 
chetta ifié.  in  8  (  Cinellt  BibL  Voi,  Se.  IL  pag.  54  5f-  )  ,  nel  qaal  torno  ap- 
paoto  credo  stampata  la  suddetta  Amicizia  del  Nardi  :  il  che  meglio  apparrà 
«ialle  ragioni,  che  or  ora  sarò  per  addurne. 

„  Questa  commedia  fu  la  prima  di  tutte,  che  si  vedesse  scritta  in  verso  ita- 
„  liane  „. 

Qui  si  corre  con  troppa  fretta,  e  si  decide  con  poco  esame  Se  questa  eomme^ 
dia  del  Nardi  tu  la  prima,  che  si  vedesse  scritta  in  verso  italiano  quelle  tante 
commedie ,  che  Furono  scritte,  e  rappresentate  in  Ferrara  in  tempo  del  duca 
Ercole  I  di  questo  nome  avanti  l'anno  14^4.  che  è  la  qui  pretesa  e  tanto 
vantata  ep  vca  di  quella  del  Nardi,  in  qual  verso  mai  furono  scritte,  se  non  erano 
scritte  in  verso  italiano?  La  vecchie  croniche  ferraresi  ci  fanno  fede,  che  l'anno 
i486  ai  XXV.  di  Gcanajo  quel  principe  fé* recitare  nella  scena  del  cortile  dei  da- 
cal  palazxo  1  Me/iecmr,  commedia  di  Plauto  volgarizzata,  e  nel  1487.  ai  zzi.  di 
Gennafo  la  favola  di  Cefalo,  scritta  in  verso  volgare  da  Niccolò  di  Correggio  e 
li  XXV t.  dello  stest^o  mese  l'Anfitrione  di  Plauto  t  volgarizzato  ài  Pandolfo  Cole- 
nuccio  .  Non  t  dunque  vero  che  \* Amicizia  del  N^irdi  .  quando  anche  sussistesse, 
che  egli  l'avesse  composta  nel  1494.  fosse  la  prima  di  tutte  le  commedie  scrit- 
te in   verso   ita  iano. 

(a*)  Stando  auirasserzione  di  Monsignore,  che  la  detta  commedia  sia  stata  fat- 
ta  e  stampata  nel  1494.  sarà  bene,  eh'  io  qui  rìcercni ,  e  consideri  il  tempo 
della  nascita  del  Nardi,  e  del  Ltpaccini  .per  vedere  ,  te  in  detto  anno  l'uno  fos- 
se in  età  di  produrre  primo  di  tutti  in  idioma  tosco  una  commedia  palliata,  e 
l'altro  di  scriver  con  grazia  poetica  an  epigramma  ,  di  cui  con  ragione  anche 
Monsignore  fa  stima. 

Il  signor  Carlo  Nardi ,  scrittore  della   Vita  di  Jacopo  Nétdif  la  quale  si    legge 

Tom.  /.  55 


4io 

Se^ue  uDa  bella  e  graziosa  lettera  del  Nardi  a  Lorenzo  Strozzi  \a  dedi- 
cazione della  Conunedia,  la  quale,  per  quanto  si  disse,  è  impressa  all'an- 
tica senza  espressione  di  luogo,  di  stampatore,  di  tempo  e  di  pagine. 
Ella  è  divisa  in  atti  v.  ma  come  la  Sofonisba  del  Trissino,  la  Canace  del« 
lo  Speroni  e  il  Torrismondo  del  Tasso,  non  porta  numerate  le  scene,  fa- 
cili però  a  contarsi  dalle  comparse  degl' interlocutori,  che  sono  xi  i.  di- 
stribuiti in  mezzo  al  sesto  in  lettere  majuscole. 

Essa  Commedia,  la  quale  col  titolo  di  Amicizia  sì  nota  essere  di  Ja* 
copo  Nardi  fiorentino  iii  fronte  al  Prologo^  che  è  in  versi  di  sette  sillabe 
Tuno,  vieu  detta  Favola  ruiova,  e  primo  frutto  di  nuovo  autore  in  idioma 
Tosco  (a*)*  E  per  esser  forse  misteriuso  il  suggetio,  vi  si  soggiunge,  ac- 

Bcl  tomo  ziv.  della  raccolta  degli  Opuscoli  ,  che  si  fttmpa  in    Ventata  con   lidi- 
reziooe  del  benemerito  padre  don   Angela  Calogeri   monaco  camaldolese  ,   ripoira 
il  passo  di  una  lettera  di  Jacopo  N irdi  a  Benedetto    Varchi    in  data  di    F^ne^ia 
il  di  ziii.  Luglio  del  iSSS-  (  I<i    Vene%ia  per    Criuof  Zane  17)7.    in     12.     pà.^ 
»I7*  )  •  ove  cosi  di  «e  io  ragguaglia  ;  „  Io  sono  ancora  sano,  bencaè  debole,   afea- 
„  do  a  continciare  col  mio  bastoncello  a  di  zxi.  del  presente  mese  a  svilire  la  ù* 
M  ticosa  etra  deli' ottogtsimo  annodi  questa    mia    male   spesa    vita  „.  Nato    egli 
pertanto  ai  xzi.  di  Luglio  del   1476.  contava  svi  11.  anni  dell'età  sua    nel   1454. 
et^  ancora  di  adolescenza,  in  cui  non  avea  terminati  i  suoi    ktud),  e  in  cai  non 
avrebbe  certamente  avuto  l'ardire  di  porsi  al    lavoro  di    una   commedia   palliata, 
€  di  produila  al  cospetto  della  Signoria,  e  siccome  si  vanta  per  nuovo  autoredi 
commedia  palliata   in  idioma  tosco    e  che  questa  era  il  primo  frutto  •  che  di    iai 
si  vedesse;  cosi  o  nel  ptoiogo,  o  nella  lettera  latina  a  Lorenzo  di   F  lippa  Stragli 
avrebbe  dato  cenno  di  aver'a  scritta  in  una  età  cotanto  verde  e  imm^itura»  e  \La^ 
paccini   anche  per  questo  rifl::'sso  ne  lo  avrebbe  singoiarmcute  iodato 

Dopo  mes  a  all'esame  l'età  del  Nardi  ^  vengasi  a  pure  sutla  brancia  quella 
aacora  dei  Lapaccini  Dai  Sepoltuario  del  Rosselli,  citato  dai  S^nor  M.mni  nel 
tomo  VI  delle  Osservazioni  istèriche  soptà  \  Sigilli  aniuht  (  In  Fir»  per  Antonia 
Ristori  1741  in  4.  pa^.  1)7).  si  ha  ,  che  Alessio  Lipaitini  gentiluomo  fioren- 
tino,  che  i\i  cancelliere,  o  sia  segretario  dei'a  SigHui^a.  iìiii  d  anni  LI.  i  suoi 
gìota'ìf  e  dèli*  Istorie  fiorentine  dell*  Ammirata  {  iibto  ixx  pag.  ^Sf  )  e  da  quella 
del  Nardi  (  lib.  V.  p.  3ft)  si  ricava  che  nei  if)o.  il  Lipaicini  tece  una  elcgan- 
tistima  orazione  in  lode  di  Malaicsta  B iglioni  ,  eletto  dliora  capitano  generale 
de' fiorentini.  Egli  pertanto  non  dee  esser  nato,  se  non  dopo  il  1480.  <>  al  più 
in  detto  anno,  e  però  nel  '4^4  o  non  toccava  per  anco,  o  toccava  appena 
l'anno  suo  Quarto  decimo,  nella  qual  età  non  par  credibile,  che  arto  hasrie  a  com- 
por  versi  latini  con  quella  grazia  poetica  ,  che  Mo  isignore  oeM'  Fpigram'Oa  di 
lai  riconosce.  Taa\o  la  commedia  adunque  de  Nardi  ,  quanta  1' epigrèitinna  del 
Lapaccini  son  frutti  d'ingegni  più  maturi,  e  da  questa  parte  considetati  ai 
dovra-^no  trasferire  a  più  anni  dopo  il  1494. 

(/t*)  La  vista  linc(*a  ed  acuta  di  Monsig.  s*  immagina  di  scoprite  gran  mi* 
tterj  nelle  suddette  parole  ,  tratte  dal  Prologo  delia  commedia  .  lo ,  che  1*  no 
grossolana  ed  ottusa,  altro  non  ci  veggo,  se  non  che  questa  è  una  favela 
tiuoira  ,  cioè  nuovamente  scritta  in  lingua  toscana  ,  e  di  un  nuovo  amore ,  cioè 
di  uno  ,  che  altro  non  avea  peranco  pubblicato  del  suo  .  Se  dì  tutte  le  favola 
sceniche,  le  quali  sino  nel  frontispizo,  non  che  nell'argomento,  o  nel  proiog», 
diconsi  Commedia  nuova.  Tragedia  nuova,  avesse  ad  interpretrarsi  quell' aggiuQ- 
to  di  nuovo  nel  sentimento  di  Monsig-,  ci  sarebbe  sempre  ragion  di  credere» 
che  per  1'  addietro  non  si  Fossero  mai  vedute  né  commedie  né  tragedie  ta 
pibblico;  il  die  sarebbe  piicevvl  toi^  «  ridiala.  Coi  cesco  della  eooiaMdia  ai- 


à 


4i9 

costarsi  ella  al  genere  delle  faifùlepattìaie.  Udiamo  per  grassa  alcuni  di 
detti  versi,  confacevoli  eziandio  ad  altri  tempi,  e  forse  ai  nostri. 
Una  fabnla  nuova,  Il  qual  conforti  e  sproni 

Se  di  ascoltar  vi  giova,  P^^g^  snssidj,  e  doni 

Vien  nel  vostro  cospetto.  Agli  animi  gentili. 

Chi  ne  prende  diletto,  I  quai  diventan  vili, 

Tener  contento  sia.  Vedendosi  negletti, 

Silentio  in  cortesia.  Conculcati  ed  abbietti. 

Chi  nò,  passi  di  fuori,  E  senza  alcuno  onore. 

Benigni  spettatori,  Chi  a  virtù  porti  amore 

E  ceda  agli  altri  loco;  Non  trovo  di  mille  uno. 

Ma  se  la  piace  poco  Benché  benigno  alcuno, 

TDi  che  più  temo)  a  tutti;  E  grato  esser  conosco. 

Scusate  i  primi  frutti  Nell'Idioma  Tosco 

Di  questo  nuovo  autore,  Tal  fabula  è  composta. 

E  incolpate  Terrore  A  qual  gener  si  accosta?  * 

Del  cieco  seco!  nostro,  Palliata  si  chiami. 

Il  qual  non  v'ha  dimostro  Chi  altra  specie  brami. 

In  questi  nostri  tempi  Togata  quella  dica. 

Di  quegli  antichi  esempi  Benché  meglio  si  esplica, 

De' poetici  ingegni;  Chiamarla  Lacerata, 

Ma  sìa  chi  a  me  insegni  Nuova  specie,  usitata 

In  questa  nostra  etate  In  questi  tempi  nostri. 

Augusto,  o  Mecenate^ 
Appresso  al  prologo  segue  V argumento  in  i^ersi  iciolti,  donde  ne  nacque, 
che  il  Varchi  (Lezioni pag,  647.)»  **  quale  per  la  rarità  di  questa  com-* 
media  fino  a' suoi  giorni,  non  avendo  potuto  vederla  da  sé,  e  dietro  alla 
relazione  di  Francesco  Guidetti^  già  mentovato  dall' ^rio5^o  (Canto 
XXXVIII.  la.),  avendo  scritto, che  il  y^Nardiìn  una  sua  commedia 
aveva  usato  il  verso  sciolto,,  e  in  ciò  per  astrazione  di  mente,  o  troppa 
fretta  male  inteso  dal  Crescimbeni  (Istoria  tom.  II,  pag.  ^11»),  parve  a 
questi,  avere  il  Varchi  asserito,  che  la  commedia  fosse  tutta  composta  in 
versi  sciolti,  laddove  quegli  altro  non  asserì,  se  non  che  il  Nardi  in  una 
sua  co/nmeé/ia,  cioè  neir  argumento,  che  è  dixxiii.  versile  dopo  il 
prologOj  usò  già  molto  prima  (dell' ^/a/it/»/i^i^  e  del  Trissino)  ,,  cotal 
maniera  di  versi  ,,  (sciolti),  il  che  é  verissimo,  perchè  in  versi  sciolti  ci 
è  rargumeuto,e  nulTaltro  (a*).  Al  rimanente  il  corpo  della  commedia 

la  mano,  tratto  dalle  quattro  ottare  stampate  in  fine  della  medeiima,  e  can- 
tate ,  come  ìli  si  dice ,  su  la  lira  damanti  alla  sigaoria  ,  tiegue  Monsig.  a  pro- 
Tare  ,  che  ia.coinmedisi  fa  composra  ,  e  rappicseotata  nel  1494* 

(a*)  Un  argomento  in  soli  XXIII.  veni  sciolti ,  i  due  ultimi  de'  quali  sono 
anzi  rimati ,  non  è  bastante  a  levar  la  gloria  della  laro  mvenzione  al  famoso 
Trissino  t  che  nei  primi  due  anni  di  L€on  X  prese  a  scrÌTcre  la  sua  tragedia, 
tutta  in  versi  sciolti,  e  l'anno  ifif.  la  fece  recitare  in  Roma  alia  presenza  dtl 
papa  e  di  tutta  la  corte  :  epoca  aicura ,  e  da  non  potersi  contrastare  da  quc'  pò* 
chi  versi ,  paati  per  argomento ,  e  come  fuori  della  commedia  del  Nardi ,  che 
Aon  si  può  sapere,  se   aen  per  coogbicttBia   qsando  composu,  oè  stampata  «  a 


4^o 

tutta  è  in  tersa,  e  talvolta  in  ottava  rimanile  ci  manca  talora  il  verso  sdruc' 
ciolOf  il  qual  solo  piacque  poi  tanto  sopra  tutti  aAl*  Arìosto:  che  Io  pre* 
scelse  nelle  sue  commedie.  Per  altro,  che  Targumento  solo  di  questa  del 
Nardi^  e  non  il  prologo  né  altro,  fosse  scritto  in  versi  sciolti,  già  era 
stato  avvertito  da  Carlo  Lenzoni  nella  Giornata  I.  della  sua  Difesa  del- 
la lingua  fiorentina  e  di  Dante  (pag.  il,  inprincipio),  ove  parla  in  ge- 
nere de' versi  sciolti  volgari  dal  Nardi  innanzi  a  tutti,  come  dice,  ado- 
perati negli  argumenti  delle  commetUe.  Quindi  è^  che  a  nulla  serve  il 
volere  ostinatamente  sottilizzare  intorno  alla  qualità  de' versi  della  com^ 
media  del  Nardi  senza  averla  ben  considerata,  né  forse  veduta.  Sarà  pa- 
rimente cosa  inutile  affatto  il  più  tapinarsi  nell'avvenire  per  contrastar- 
le la  precedenza  dell'antichità,  come  or  ora  si  finirà  di  provare. 

Dopo  la  Commedia  ci  sono  quattro  ottasfe  cantate,  come  ivi  si  dice, 
jy  sulla  lira  davanti  alla  signoria,  quando  si  recitò  la  predetta  Comme^ 
dia.  ,,  Questo  ci  fa  comprendere  esser  ella  uscita  in  tempo  della  repudi 
Hica  di  Firenze^  e  non  dopo:  e  ciò  molto  più  si  dinota  ne' seguenti  versi, 

Salute,  o  santo  Seggio  eccelso,  e  degno , 
Da  quel,  da  cui  ogni  salute  prende; 
Letizia  e  pace  a  cui  sotto  il  tuo  segno 
Si  posa,  e  lieto  ogni  tuo  bene  attende: 
E  cessi  il  marzial  furore  e  sdegno. 
Che  fa  tremare  il  mondo,  Italia  incende; 
Che'l  clangor  delle  tube,  e  il  suon  dell'armi 
Non  lascia  modulare  i  dolci  carmi  • 
Un  poco  più  oltre  il  Nardi  torna  a  parlare  della  sua  Commedia,  come 
di  cosa /u^pa,  chiedendo  scusa  di  averla  scritta  prima  d'ogni   altro  in 
idioma  volgare: 

Ma  quello  Dio,  che  agli  alti  ingegni  aspira. 
Ed  ogni  opra   disprezza  abbietta  e  vile. 
Tanto  favor  benigno  oggi  ne  spira, 
Che  pur  la  fronte  estolle  il  socco  umile; 
Ma  se  l'odore  antico  non  respira. 
Scusate  l'idioma,  e  il  basso  stile, 
E  scusi  il  tempo  l'uom  saggio  e  discreto; 
Che  molto  importa  il  tempo  tristo,  o  lieto. 
Quando  sarà,  che  in  porto  al  secco  lido 
Salva,  Fiorenza  mia,  tua  barca  vegna 
Secura  in  tutto  omai  dal  mare  infido; 
Tosto,  «e  il  sacro  Apollo  il  ver  m'insegna, 
Segua  pure  il  nocchiero  accorto  e  fido, 
E  viva  e  regni  pur  chi  vive  e  regna; 
Allor,  se  alcun  desir  dal  ciel  s'impetra, 
Dirò  le  laudi  tue  con  altra  cetra. 

che  più  probabil Olente  che  no ,  asci  dalia  penna  dell'  antere  in  tenapo  dell* 
Steno  pantcffice  •  e  quando  anche  il  Trissino  stava  larorando  non  ao  senplice 
argomento  di  commedia,  ma  un'intera  e  bea  rarfiluppata  tragedia,  e  prima 
della  cemmedia  del  Ndrii  forse  altresì  recitata. 


4^1 

Allor,  mutato  il  cielo  in  lieto  aspetto, 

Rinovejrà  nel  mondo  il  secol  d'auro; 

Allor  sarai  d*  ogni  virtù  ricetto. 

Città  felice,  e  di  mirto  e  di  lauro 

Coronerai  chi  onore  ha  per  obbietto, 

£  nota  ti  farai  dall'Indo  al  Mauro; 

Ma  or,  che  il  ferro,  e'I  foco  il  mondo  ha  in  preda, 

Convien^  che  a  Marte  ancor  Minerva  ceda. 
Di  qui  veggìamo,  che  la  presente  Commedia  fu  composta  e  rappresenta- 
ta in  tempo  della  Repubblica  fiorentina,  e  di  guerre  accese  in  Toscana^ 
e  per  tutta  l'Italia,  il  che  pienamente  corrisponde  all'anno  i494'  '"  ^^'^" 
giuntura  della  venuta  del  re  Carlo  Vili ,  in  Italiane  della  cacciata  de' 
Medici  da  Firenze  a' tempi  di  fra  Girolamo  Savonarola  {Apologia  del  Sa^ 
vonarolapag.  146.  180.),  di  che  parla  anche  fra  Tommaso  Neri  (a*) 
(Lib.  II,pag.  60, 'Lib,  lll.pag.  6^,'Lib,  VlII.pag.  it^i^ediz.  II.  di 
Firenze).  Il  Nardi  stesso  nelle  sue  Storie  fiorentine  sotto  l'anno  i495' 
dice  di  essere  stato  presente  alle  cose  del  Savonarola^  e  lo  dice  con  ques- 
te parole:  ,,  Io  riferisco  puntualmente  queste  parole,  ^econdochè  allora 
,,le  udii  pubblicamente  dire.  „  Più  avanti  scrive  così:  ,,  le  quali  cose 
^,  ho  io  voluto  minutamentenarrare  come  allora  minutamente  e  veramente 
,,  se  ne  ragionava  ,,  Altrove  poi  di  sé  afferma  di  essere  stato  gonfaloniere 
nel  i525.  Di  più,  come  cose  di  sua  memoria,  egli  tocca  eziandio  queste 
nella  Vita  di  Antonio  Giacomini  (pag.  68.  72.),  da  lui  nobilmente  scrit- 
ta nel  1548.  in  Venezia^  dove  se  ne  vivea  confinato,  essendo  egli,  al  suo 
dire,  ,,  oggimai  molto  vicino  al  fine  di  sua  vita.  „  A  ciò  si  aggiutige,  che 
il  Varchi  (Istoria  lib  XI V, pag.  546.),  il  quale,  essendo  nato  nell'an- 
no loca,  scrisse  di  tenere  il  Nardi  per  suo  padre,  e  sé  per  di  lui  figliuo- 
lo, intendendo  per  l'affezione,  e  ancora  per  l'età,  nel  parlare  di  certa 
orazione  recitata  da  esso  iVar^/i  in  Napoli  sl  Carlo  V,  nell'anno  i535. 
dire,  che  ne  fu  poco  inteso;  perchè  come  vecchio  e  timoroso  avea  parici 
io  piano.  Il  talento  del  Nardi  in  materie  letterarie,  e  di  spettacoli  e 
commedie^  vien  testificato  replicatamente  da  Giorgio  Vasari  sotto  que' 
tempi  stessi,  che  furono  quelli  di  Lorenzo  de* Medici^  narrando  egli 
(  Vite  de'  pittori  tom.  I.  Parte  III  .pag.  276.  ediz.  de*  Giunti  .^Tomo .  II. 
Parte  III  .pag,  477  •)>  ^^^  *^  Nardi  per  ordine  de'magistrati  di  Firenze 

(a*)  Fra  Girolamo  Savonarola  qui  non  entra  per  niente  ,  e  a  veran  patt« 
non  ha  che  fare  con  la  commedia,  né  quanto  à*  prologo  ,  né  quanto  alle  qaat- 
tro  ottave,  cantate  sa  U  iira .  Le  altre  ragioni,  che,  secondo  1'  opinione  di 
Monsig.  militan  per  Tanno  14^4.  son  troppo  ?aghe  e  comuni  a  molti  altri  anni 
dipoi.  1  Fiorentini  continuarono  a  governarsi  a  repubblica  sino  al  ifit.  e  nei 
15 17.  cacciati  la  seconda  rolta  i  Medici  da  Ftren\e  ,  ripigliarono  e  sostennero 
l'antica  libertà  insino  al  in^*  costretti  dall'armi  pontificie  e  cesaree  a  sotto- 
mettersi a  un  capo  ,  che  poi  fu  duca  .  Le  guerre  in  Toscana  non  finirono  ,  se 
non  l'anno  1^09  con  l'acquisto  di  Pisa  ratto  dai  Fiorentini  Quell«  per  tutta 
1'  Italia  pur  troppo  infierirono  avanti  e  dopo  la  lega  contra  i  Veneziani  I  Me. 
dici  non  lasciarono  in  pace  la  Toscana,  insinché  nel  ifit*  furono  rimessi  in 
Fircn\€  :  sicché  le  circostanze  addotte  da  Moosig.  per  l'anno  1494.  non  gli  dan- 


fece  alcune  mascherate  da  rappresentarti  per  la  città  {a*).  Qaesto  è 
quanto  di  sicuro  sopra  la  precedenza  del  tempo  della  Commedia  del  Nat* 
di  a  quelle  AeW  Ariosto  si  trae  dal  riscontro  de'  testi  originali  preferibi- 
li ai  sofismi  della  falsa  dialettica,  suppelletile  ordinaria  di  chi,  essendo 
sfornito  del  fondo  di  buona  lettura,  aUa  sopra  chimeriche  sottigliezze 
gran  montagne  di  errori.  Duuque  l'epoca  della  Commedia  del  Nardi ^  es* 
sendo  quella  stessa  del  Bojardo  nella  conclusione  del  sno  Poema  d^Or^ 
landò,  di  qui  si  può  vedere,  se  ella  sia  pia  antica  di  quelle  deli'  Ariosto , 
lasciando  intanto,  che  pensi  chi  Tuole  al  Timone  ^  altra  commedia  dal 

no  alcan  Tsatsf^io  sopra  gli  tltri ,  cbe  dipai  segaitaroao  •  Tutte  picAiattaia* 
niente  le  ha  esamioate ,  e  confutate  il  signor  Barottt  • 

(4*)  Il  Vatari  aoa  parla  punto  di  commedie  fatte  d^l  Nardi»  osa  solo  nel 
primo  luogo  di  rnsscherate ,  e  nei  secondo  di  tei  carri  di  trionfi ,  che  par  aer?i- 
Tano  per  mascherata  in  quel  carnoTale  ,  che  fu  dei  tfi3*  in  tempo  di  papa 
Leon  X.  e  di  Lorenzo  de*  Medici .  non  del  magnifico ,  che  più  di  tcoc'  anni 
prima  era  morto ,  ma  dell'  altro  Loren\o  ,  che  poi  fu  duca  di  Urbin9  •  Il  nostro 
Monsig.  riporta  queste  cose  con  la  solita  sua  maestria  ,  Tolendole  pure  iosinua- 
re  in  prora  dei  suo  paradosso  ,  come  operate  ne' tempi  anche  anteriori  al   1494* 

Suaado  Tcramentc  seguirono  nei  ifij.  in  cui  il  Nardi  era  aoa  più  o«l  suo 
iciotteiimo  anno  ,  nla  si  bene  anche  ai  trentcsimosertimo  deli'  età  sua  già  saii* 
to  •  Qaeste  mascherate ,  e  feste  carnascialesche  ideate  e  composte  d<àl  Nardi 
nel  ifij*  mi  fanno  entrare  in  opini;>n«,  in  quel  torno  parimcnre  egli  scrives- 
se la  sua  commedia  dell'  Amicizia  ,  e  la  facesse  rappresentare  davanti  alla  si^no- 
rfa  :  essendo  in  quell'anno  destinato  ai  pubblici  dirertimenti  per  U  eìeuoac 
dianzi  seguita  di  Leon  X.  a  sommo  pontefice .  Seri  re  Filippo  de'  Nerli  nc'suoi  Com*> 
mentarj  de' fatti  civili  occorsi  in  Firen\e  (  Uh,  VI.  pag.  lai  ).  che  in  detto 
anno  Giuliano  ,  e  Lorenzo  de'  Medici  fecero  due  compagnie ,  1'  una  detta  il 
Diamante  ,  e  V  altra  detta  il  Broncone ,  chiamate  cosi  da  due  insegne  »  o  sia 
imprese  della  casa  de'  Medici  ^  alla  prima  delle  quali  concorsero  tutti  i  gio- 
vani simili  di  età  a  Giuliano,  e  all'altra  qaelli  di  pari  età  a  quella  di  Lo^ 
ren\o.  „  Furono  ordinate,  dice  i'istorico,  queste  due  compagnie  per  due  efFet. 
•  ti  principali,  prima  per  tenere  il  popolo  in  allegrezza  con  trijafi.  icstc  e 
:  pubblici  spettacoli,  e  per  mantenere  in  esse  ben  disposta  la  gioventù  nobile 
,  verse  di  Giuliano,  e  di  Loren\o ,  „  Fra  que' pubblici  spettacoli  poteva  molto 
bene  aver  luogo  la  rappresentazione  della  commedia  d«l  Nardi,  il  quale  a  richie- 
sta di  Lorenzo  avea  inventati,  e  composti  que' sei  carri  di  trioui  descritti  dal 
Vasari',  e  come  a  Loreni^o  il  pontefice  suo  zio  aveva  assegnata  U  principal  cura 
delia  città,  della  quale  si  fece  anche  dappoi  eleggere  general  CM^ìtono ,  così  cre- 
do, che  a  lui  alludano,  o  forse  al  papa,  que' due  versi  della  terza  ottava  del 
Nardi  • 

Segga  pure  il  nocchiero  accorto  e  fido, 
£  viva,  e  regni  pur    chi  vive    e  regna. 

Per  un  nocchiero,  che  segga,  e  cbe  regni  •  è  molto  propriamente  simboleggia- 
ta la  persona  papale  .  Monsignore  legge  nella  prima  parola  dei  primo  verro  sa» 
guai  ma  aeiia  ristampa  delia  commedia  in  t.»  fatta  sens*  aaao  da  Bernardi 
Zucchetta  ,  si  legge  »  segga  :  la  qua!  lezione  é  piaciuta  anche  al  Baratti  .  Così 
non  avrebbe  parlato  il  poeta  di  un  gonfaloniere  della  repubblica  »  il  cai  magi- 
strato era  a'  due  soli  mesi  ristretto ,  quando  non  si  fosse  voluto  parlare  di  Pier 
Soderini  già  gonfaloniere  a  vita  ereato,  e  dopo  dieci  anni  deposto,  il  cai  go- 
▼erna  priacipaimcflte  negli  aitimi  anni  Ai  poco  accatto  •  applaudito  • 


tf 


t» 


4^3 

La  Gassarla  (la  Lena,  il  Negromante^  la  Scolastica, 
e  i  Supposìti^  GomiTiedie  V.)  di  Lodovico  Ariosto.  In 
Vinegia per  Gabriello  Oiolita  i562.  in  iìl.  (i)(b)'  L.   io. 

Bojardo  in  terza  rima  presso  V  Allacci  {Dramaturgia pag.  3i5.),  e'I  Crt^ 
scimbeni  (a*)  (  Istorie  Ub .  // .  pag  36 .  ) . 

(i)  Queste  corumedie  V.  in  ver6o  sdrucciolo  prima  d'ogni  altro  composte 
à^XV Ariosto^  seguito  poi  dal  Cieco  à'  Adria  ivel  Tesoro^  e  ntW Emilia y  o 
ù^Giowinni  Giustiniano  ne*{  volgarizeamento  di  Terenzio,  erano  già  sfa- 
te ila  lui  scritte,  e  messe  alle  stampe  in  prosa^  tranne  la  Scolastica  {ó*)  la 

{a*]  Lasciando  a  parte  le  commedie  dell'  Arióst§»  l'antichità  delle  quali  lopra 
qaelU  delia  coinmedu  del  Nitrdt  è  stata  dal  ditensor  ferrarese  cosi  valorosa- 
mente provata,  pasno  41  Timone,  coinin;:dia  in  terza  rima  del  Bojardo ,  e  senta 
consultar  né  V Allacci  »  ne  '1  Cresctmbeni .  la  stabi  isco  più  antica  di  quella  dai. 
Nardi  ,  quand«>  a«icbe  con  Monsii^aore  si  voi^iia  accordate  t  questa  per  epoca 
l'anno  4494.  che  in  verun  conto  per  altro  non  può  sussistere  ,  e  Tenficarsi.  Cer» 
to  è,  che  li  Boj.trdé  morì  i'aiin  >  '494  e  cnc  la  sua  commedia  col  titolo  di 
Timone  fu  da  lui  composta  qualche  anno  avanti  per  tar  cosa  grata  al  duca  Er* 
cole  L  £lh  e  divisa  in  V.  atti,  tessuta  in  terze  rime,  e  a  formarne  il  pnlogo  ti 
t'introduce  Luciano  t  da  un  cui  dialogo  in  greco  è  preso  il  soggetto  della  tavola  • 
Stampata  la  prima  vota  in  un'  antica  edizione  senza  nota  d'anno,  laogo  e  stam- 
patore in   S.  ma  la  seconda  espressamente  con   questo  titolo  e  con  questa  data; 

Timone  co  tioedia  del  magni^co  conte  Mtiheo  Miria.  Boy  ardo  (  ma  nella 
feconda  pagina  sotto  la  parola  Prologo  )  Timone  comocdia  del  magnifico  conte 
Maihe  Mina  Bojardo  C»  (  entrerebbe  qoì  in  collera  Monsignore,  non  vedendo 
scritta  per  disteso  la  parola  conte)  de  Scaniiano  traducta  de  uno  dialogo  de  £«• 
ciant>  a  complacentta  de  lo  illustrissimo  principe  signore  He^cule  Estense  duca 
de  Ferrara  .  •  .  .  „  Qui    finisce    una    comocdia   dicts    Timone  traducta    de    uno 

dialogo  de  Luciano  per  el  magnifico  condam  Mi  1  the  Maria    Boy  ardo  stampa* 

ta  in  Scandiano  per   Peregrino  di  Pasquale  e     Gasparo  Crivello   da    Scandiano 

regnaate  ci  magnifico  conte  e  cavaliere  misiere  Zoanne  Boyardo  conte  de  Scan* 
p  diano  ,  de  Casatgrande  t  de  Arceto  6r  cétera-  M.   foo.  adi  ti  Feverare  in  4. 

*  E  in   Venei'.a  per  Zk«/z/   T retano  de  Cereip  da  Trino  del  M    D.  XIII.  adi  z 
del  Zugno,  e  anche  M    D    XVII    in  S 

Cue  quand.)  Fu  stampata  la  seconda  Tolta  il  conte  Bojardo  fesse  defonto  ,  si 
conosce  dai  condim,  che  netla  stampagli  viene  aggiunto ,  e  che  fosse  da  lui  com- 
posta avanti  il  1494  e  rappresentata  in  Ferrara,  non  è  da  porsi  in  contesa,  e  que« 
ste  non  sono  coighictture  ideali  e  sognate,  come  quelle,  sopra  le  quali  va  fan- 
tasticando il  sortile  ingegno  di  Monsignore  per  carpire  un  pririlegio  di  anzianità 
a  favore  della  commedia  del  Nardi ,  fondato  sopra  supposti  inTcrisìmili  e  ia- 
sussistenti. 

(h)  Questa  edizione  fu  ricorretta  da  Tommaso  Porcacchi .  La  commedia  dei 
Suppositi  ha  il  primo  luogo  nel  tito'o  e  nel  libro  II  Fontanini  le  assegna  il 
quinto,  che  è  1'  ultimo.  Gli  accademici  dcla  Crusca  citano  le  quattro  prime  nel 
loro  Vocabolario,  e  omettono  la  Scolastica,  perchè  questa  fu  lasciata  parte  scrit- 
ta  e  parte  solamente  abbozzata  ò^W Ariosto,  dopo  la  cai  morte  fu  terminata  da 
Gahbriele  suo  fratello.  L'edizione,  di  cui  gU  accademici  fi  valsero  ultimamente 
nella  citatione  di  queste  commedie ,  è  quella  di  Napoli  (  con  falsa  data  di  Fi- 
renze,  senza  nome  di  stampatore  )  nel  1714*  in   lé. 

{e*)  Può  essere,  che  l'  Anosto  abbia  scritte  in  prosa  le  sue  commedie  ,  ttanne 
la  Scolastica  ;  osa  messe  alia  stampa   «oa  fìiroao ,  se  non  la   Céssaria  9  e  i  Sup» 


¥4 

I  Tre  Tiranni  di  Agostino  Ricco  da  Lucca,  Jr^  Venezia 
per  Agostino  de^  Vitali  i533.  in  4'  (0  (^)^  L.      4- 

quale  dopo  lui  morto,  secondo  il  Pigna  {Romanzi  lib.  II. p.  ^o4*)'  ^^ 
compita  da  Gabriel  suo  fratello. 

(i)  Il  buon  Pietro  Aretino  nel  suo  Dialogo  delle  Cor^i  beffeggia  questo 
Ricco  o  Ricchi^  e  nell'atto  t.  scena  iii.  del  Marescalco  aiferma,  che 
questa  commedia  fu  da  lui  composta  nella  sua  ,»  prima  adolescensa  eoa 
l'imitazione  de*  buoni  Greci  e  latini  (b*)^  ;,  la  quale  fu  recitata  in  B(^ 
lagna  alla  presenza  di  tanti  principi,  concorsi  ai  l'incoronazione  di  Càr^ 
lo  V.  e  poi  divulgata  ^a  Alessandro  VellutellOy  che  T esalta  nella  prefa- 
zione, donde  V  Aretino  prese  le  suddette  parole. 

positi,  Qaella  dei  Suppositi  fu  stampata  in  R^ma,  senza  nome  di  stampatore  ai 
xzTif.  di  Settembre  nel  1^14*  in  11.  ma  questa  non  ne  tu  «a  primiera  edizione; 
poiciiè  Io  stampatore  romano  mette  a  caratteri  maiuscoli  ne!i*aitima  pagina  qae- 
SCO  breve  avt iso  :  „  Finisce  la  commedia  di  Lodovico  Ariosto  Fcirarcse  rcsiitui. 
9f  ta  alla  sua  vara  lezione  dopo  la  scorrettissima  stampa  di  Sìent,..  Questa,  e  ia  C<fi- 
Sérié  in  prosa  furono  stampate  unitamente  in  Vinegia  per  Nicolò  di  Aristotele  detto 
Zoppino  nel  1^2,5.  in  8.  (*)  Ci  è  parimente  an*a.tia  edizione  dei  Suppositi  ia 
prosa,  fatta  in  Arimino  per  Jeronimo  Soncino  tfi6-  in  it.  e  tirsc  ci  sarà  anco- 
ra quella  della  Cissjria  {**)  .  Monsignore  è  il  so'o  .  cai  sia  riuscito  di  ve- 
dere la  Lena,  e '1  Negromante  stampate  in  prosa  E^'i  doveva  far  registro  alme* 
Ao  delle  due  prime  nel  capo  precedente  .  Avendole  egli  quivi  tralasciate  ,  io  ho 
voluto  renderne  qui  avvertici  i  leggitori  Ma  che  dirò  del  quando  furono  impres- 
se la  prima  volta  le  V.  commedie  dcìV Ariosto  in  verso  sdrucciolo  ?  Esse  in  var} 
tempi  separatamente  fecero  la  prima  loro  comparsa.  La  prima  a  vedersi,  fa  a  mio 
sentimento,  quella  del  Negromante,  la  qui'e  scritta  a  mano  essendo  capitata  io. 
sieme  con  la  Lena  in  balia  di  Lodovico  Dolce ,  fu  subito  da  lui  divu  gata  col  ri- 
tratto de. l'autore  nel  frontispizio,  e  indiritta  a  Pietro  Aretino,  lagiiandosi  in  es- 
sa di  chi  essendo  divenuto  possessore  di  somiglianti  tesori  „  dei  mondo  e  di  se 
p,  stesso  nemico,  con  le  chiavi  dell'avarizia  rinchiusi,  e  seppelliti  li  tiene,  né 
„  per  se  medesimo  gli.  adopera  „.  La  stampa  ne  fu  (atta  in  Vtnegia  appresso 
Francesco  Bindone  e  Mipheo  Pasini  il  mese  di  Marzo  inf*  in  4.  Promette  il 
Dolce  di  porre  in  pubb  ico  anche  la  Lena  ,  e  lo  stesso  anno  ,fgli  osservò  la  pro- 
messa, avendo  prodotto  ia  Lena  nel  Ma^^gio  de  l'anno  medesimo  ifjf  presso  gli 
stessi  stampatori  in  8  col  ntratc  >  deli* i4r/<»{/o  nei  froatispizio,  dedicata  similmente 
dal  Dolce  a  M.  Pietro  Aretino;  ma  qualche  altra  edizione  assai  guasta  e  man- 
cante se  n'era  fatta  per  l'addietro  da  altri,  talchi  il  verso  non  vi  avea  più,,  per 
„  la  maggior  parte  .  forma  di  ver«o  ,  né  di  prosa  ,  strcondo  1'  espressione  dei 
„  Dolce  ,  perchè  alcuno  ve  n'  è  di  più  di  quattordici  sillabe,  e  altro  di  meno 
,,  di   nove,,. 

(4)  Il  nome  dello  stampatore  di  questa  commedia  del  Ricchi  fu  Bernardino , 
non  Agostino.  Parlo  con  la  stampa  alla  mano,  non  con  V Allacci ,  che  lo  chiama 
altresì  Bernardino  . 

(h*)  Qaeito  secondo  luogo  dell'  Aretino  viene  prodotto  anche  dall'  Allacci 
(  Drammaturgia  pag.  )i)>  Il   Ricchi  neda  sua  prima  adolescenza  fu  in    Venei^in, 

{*)  Gli  Acca>i<*mioi  d«*lia  Crusca  allegarono  <|aeste  dae  rommedie  anche  in  prosa  sen- 
si però  indicare  «li  quale  ediz.  itìansi  va!»ly  ed  il  Braoetti  giudica  la  edÌ7..  raig^iiore  de* 
Supposta  (|aella  fatta  in  Roma  il  iSa4in  fa,  della  Casiarim  quella  che  si  fé'  il  i5a5.  dal 
Zoppino,  che  eguiii  nenie  bene  Io  «tess'anno  stampò  anche  i  Suppositi 

(**)  Fr anemico  Btndoni  e  Maffeo  Pasini  di  Venozia  riftanparono  in  8.  nel  1637.  la 
Cassariis  e  i  Suppositi  in  prosa. 


I  Similìmì  di  Ciangiorgio  Trissino  (ne*  caratteri ,  da 
luì  usati).  In  Venezia  per  Tolomeo  Qianicolo  1548. 
in  8.  (a).  L.      la. 

I  Fantasmi  di  Ercole  Bentivoglio.  In  Vinegìa per  Ga-^ 
brieL  Giolito  ib^ò.  1547.  in  8   (b).  5. 

-•Il  Gelo8<)  (dedicato  dal  Doinenichi  ad  Alberto  Lol- 

lio).  In  linegia presso  il  Giolito  i545.  1548.  i/18.  5. 

*  E  cou  altre  sue  Rime.    In  Parigi  per  Francesco 

Furnier  1719    in  8.  (1).  1 1. 

II  Medico  di  Jacopo  Castellini.  In  Firenze  per  Loren-- 
zo  Torrentino  iSOa.  ìai  8.  3. 

L' Alteri  i  di  Luigi  Groto,  Cieco  d'Adria.  In  Venezia 
per  Fabio  Zoppini  1587.  in  la.  4* 

(j)  L'autore  per  T eleganza  di  queste  sue  commedie  fu  molto  lodato 
dai  Dolce  (Osservazioni  pag.  16.  ediz.  iv.),  dai  y archi  (Ercolano  pag. 
34:^.),  e  dal  Doni  (Libreria  I , pag.  a6.  -  Marmi  Ragion   v.p.  6.-  Ca/i- 

•        '   '        -^  '         "  ) 

Jlo- 

matéZi  ab.  II . pag.  loS  ) 

ospite  de  V Aretino,  che  poi  sempre  lo  amò  qual  figliuolo  ,  e  in  tutti  e  sei  i  li. 
bii  del'c  sue  Lettere  con  molto  affetto  gli  scrisse.  FrAncen,%  Coccio  in  uiia  let- 
tera ducttd  a  Lionardo  P  trpagltonì,  ed  al  Ric^hi^  1*  uno  e  l'altro /accA^it,  li  chia* 
ma,,  figliuoli  ia  amore  del  divino  uomo,  ;  b«:ati  loro,  per  essere  tanto  amati  da 
cu  ui  ,  che  era  in  possesso  dell'aretina  divinità.  Il  Ricchi  in  progresso  di  tempo 
studò,  e  protessò  medicina,  e  con  lo  studio  che  fece  nel  latino»  e  nel  greco, 
trasiatò  alcune  opere  di  Cileno  e  di  Onh.isio»  e  sai  a  tanta  nputaiione  ,  che  il 
pontefice  Giulio  ili  lo  elesse  in  suo  medico.  DcWOrtàasio  da  lui  tradjtco  scri- 
Tc  coti   lode  i.    Toiomei   nehe   lettere. 

(/)  Questa  rariiìsima  comincdia  .  scritta  in  vecchiaia  dal  Tri  ai  no  ^  dopo  la 
SjfoniiOa  ,  e  1'  Italia  literata  ,  tien  dcdicara  da  lui  al  cardin.  Alessandro  Far- 
ne%e  ,  e  quivi  dice  ,  che  ,  come  nelle  altre  die  opere  ccicò  di  osservare  le  regole 
prescritte  da  Aristotele  ,  e  mostrate  da  Omero  »  e  da  Sofocle  ,  cosi  in  questa  vol- 
le servare  li  ai  >do  di  Ariuufane ,  cioè  quello  della  commedia  antica:  laonde  tol- 
se in  eska  u  la  lestiva  invenzione  di  f  laitip  ,  che  è  qucLa  dei  Menfcmii  e  mu- 
tatovi 1  fiv>mi  ,  a^i^ia (Itovi  persone,  levatone  il  prolog)  ,  e  in  qualche  parte  cam- 
b  «ito  l'ordine,  v'introdusse  di  suo  il  coro,  e  me*  cosa  usata  ncIT  antica  com- 
media .  bcttchc  dappoi  tialasciata  nella  nuova  ìmìh  senza  indignazione  di  Ord» 
fi#  ,  r    quale   nvlia  sua  poetica  lasciò  scrirto  ,   Lhtru.que  turpiier  obtcuit  . 

fkj  B    'issiiHa  ed  z:  >ne  in     ii  ,    non    in    8    d'.dic^ta    a    monsignore    Cornelio 
BentixOfilio  ,  al  ora    a<cives.  di   Cart.ig'ne^  e   nunzio  ap'^srolico   in    Francia,  e  poi 
caidin  .    gli  anni   addietro  alta  chiesi,    alle  lettera?,    alla    fa  nig^a       ala  propria 
gloria  intemprstivancate   'nanctto     Pregio  accrescono  a  questa    i  dìz'ont    'a   pre- 
fazione di   Giuseppe    di     Capoa  .   e  le   memorie    appartenenti    alla    vita   di   Ercole 

Bemivoglio.   tratte  dalia  biblioteca  degli  sciittori  ferraresi,   che   ita  compilando 
Tom.  I.  50 


4^0 

--  L'Emilia,    In  Venezia  per  gli   Zoppini    iSqó   in 

jsi.  (a).  L.     4* 

--Il    Tesoro.    In   Venezia  per   gli   Zoppini    i583. 

in  8.  (i).  4* 

La  Gofanaria  di  Francesco  d' Ambra,  In  Firenze pres^ 

so  i  Giunti  iSgi.  in.  4   ^  ancora  in  8.  ^A/  7. 

-  -  I  Bernardi*    In   Firenze  presso  i   Giunti     i564 

in  8.  (e).  7. 

(1)  Tre  famosi  Ciechi  fiorirono  quasi  a  un  tempo  stesso^  qae%tod* A tlria, 

Giambatista  Strazi  in  Firenze ^  e  Marcantonio Bonciario  iixPenÀgia, 

l' irci  prete  di  Ceneo  Giflamò  BarufétUi ,  da  col  »  dal  Sénsù9Ìn§  e  da  altri  TÌca 
pofta  U  morte  di  qacfto  insigne  letterato  in  Vini\ia  dentro  i'  anno  i  f7&.  ma 
1  libri  pabblici  dì  questo  magistrato  della  sanità  ce  1*  accertano  ai  6  di  No- 
vembre nel  if7)*  in  età  d'anni  incirca  LXVI.  e  qui  fu  sepolto  in  smhmq  Su* 
fano  de' padri  Agostinidni .  Alle  testimonianae  di  quegli,  che  1*  kanno  lodato 
per  qaestc  snc  belle  commedie,  si  può  aggiugnere  quella  di  GiéumkéinstM  Girsi* 
di  tratta  dal  capitolo    posto  in  fine  de'  suoi  Kcaiomin  : 

Vedi  Er«,0l  BintivogUo  in  signorile 
Abito  accorti ,  al  Qual  deve  la  scena 
Il  riso  arguto  ,  e  il  motteggiar  civile  . 

(a)  *E  prima  In  Venezia  per  Francisco  ZtUtti  1575.  in  8.  ediuone  I.  omeifa 
anche  dall'  Allacci . 

Questa  commedia  fu  recitata  in  Adria  il  primo  giorno  di  Marao  dell'anno 
suddetto.  Ne'  princìpio  ci  à  il  ritratto  del  Grotto  in  età  d'anni  31.  Le  commedie 
del  Ci<C(0  d' Adria  ioao  ingegnose,  e  ben  ravviluppate;  ma  qu&nto  al  costarne,  si 
vorrebbe .  che  fossero  più  gastigate  .  Questa  deil*  Emilia  dedicata  al  caTaliere 
e  procuratore  Giovanni  da  Legge ,  ^icn  lodata  con  un  sonetto  da  Antomio  Bef- 
fa Ne  g ''ini» 

(h)  1  due  Monsignori  vanno  d'  accordo  in  darci  una  ediaione  della  Cofanaris 
in  4  :  ma  altri  fuor  di  loro  non  l'  ha  mai  veduta  •  La  prima  edizione  delia  me- 
desima è  questa: 

*  In  Firenze  preuo  i  figliuoli  di  Lorenzo  Torre nttno  ^  e  Carlo  Petilaarì  i|4^ 
in  %. 

L'una  e  l'altra  edizione  ha  gì  intermedi  in  verso  di  Giovambatista  Cini,  mom 
mentovati  da  Monsig.  ;  dei  quali  però  usci  1'  anno  medesimo  in  Firenze  ia  #• 
an'  altra  descrizione  fatta  dal  Lasca ,  e  indiritta  da  lui  a  don  Francesce  da* 
Medici,  e  alla  regina  donna  Giovanna  d*  Austria,  principi  di  Fiorenza  e  di 
Siena  .  Quivi  nella  dedicazione  asserisce  il  Lasca ,  che  essendo  stati  da  altri 
fcioè  dal  Oni)  fatti  in  fretta,  e  perciò  con  poca  cura  srati  mandati  in  loce 
gì*  intermedi,  che  con  la  commedia  si  fecero  nelle  realissime  nozze  loro,  cava. 
ti  da  una  semplice  descrizione  fatta  dall'  autore ,  mosso  egli  di  lui  •  e  di  loro 
a  compassione  ,  si  diede  ad  allargargli  alquanto  e  ridurli  nella  forma  ec.  DiTal- 
gatore  di  questa  commedia  fu  Alessandro  Cecchèrelli ,  che  ia  dedicò  a  Filippo 
Calandri .  Ella  è  tessuta  ,  non  meno  che  le  seguenti ,  in  versi  sdruccioli  sciol- 
ti e  la  edizione  del  i^^j*  vien  citata  nella  Crusca,  dove  servono  parimente 
per  testo  di  lingua  le  altre  due  commedie  dell'  AmBra, 

(e)  Fu  data  in  luce  da  Prosino  Lapini ,  e  dedicata  da  lui  a  Claudio  Sarmini* 
gentiluomo  sanese  ,  nella  qual  famiglia  visse  un  per  nome  Gentile ,  acrittore  di 


4^7 
Il  Velettajo  di  Niccolò  Massncci  da  Recanati.  In  Fu 

renze  per  li  Giunti  i585.  in  8.  L.     5. 

Il  Sarvigiale  di  Giammaria  Gecchi  Fiorentino.  In 
Firenze  presso  i  Giunti  i56i.  in&.  (*).  ^. 

-  -  Il  Òouzello  (la  Dote,  gl'Incantesimi,  la  Moglie,  il 
Corredo,  lo  Spirito,  la  Stiava,  Commedie  VII.)  In  Ve- 
nezia per  Bernardo  Giunti  i585.  in  8.  (i).  i8. 

La  Vedova  di  Giambatista  Cini.  In  Firenze  presso  i 
Giunti  i56q.  inQ.  (a).  ^       Si 

Il  Capitano  (eM  Marito^  Commedie  TI.)  di  Lodovico 
Dolce.  In  l  inegia  presso  il  Giolito  i56o.  in  la.  8. 

Il  Granchio  del  Cavalier  Lionardo  Salviati.  In  Fi^- 
renze  presso  i  Torrentini  i556.  in&.  (b).  9« 

(i)  In  dialetto  municipale  di  Firenze  Donzello^  e  Servìgiale  sono  certi 
servidori  paiticolari^  sciava,  cioè  schiava. 

XLV.  novelle  incirca ,  che  in  no  codice  in  foglio  scritto  due  secoli  sono  pres- 
so di  me  si  conserfa  .  Le  novelle  per  lo  più  sono  assai  lìbeie.  secondo  il  co- 
stume de' novellisti,  e  secondo  la  corruttela  di  que*  miseri  tempi,  in  cui  pare  ^ 
che  1'  autore  le  abbia  dettate.  Se  crediamo  al  manoscritto,  egli  visse  in 
tempo  del  B  ìccaccio  ,  al  quale  1'  autore  le  indirizza  con  una  lettera  proemiale  : 
ma  non  è  da  fidarsene  »  per  esserne  stato  raschiato  il  nome  di  quello  ,  cui  eraa 
prima  dirette,  e  sostituitovi  l'altro  di  nuno  più  recente;  e  la  stessa  raschiata. 
ra  si  osserva  net  principio  di  una  di  queste  novelle  ,  che  si  è  voluto  far  crede» 
re  stesa  nel  1549.  Son  però  di  opinione,  che  Gentile  Strmini ,  non  mento- 
vato dall'  Ugurgieri,  né  da  altri,  ch'io  sappia,  vivesse  verso  la  metà  del  seco- 
lo XV.  il  che  SI  potrebbe  accertare  col  liscontro  di  alcuni  soggetti  qualificati  , 
massimamente  di  Siena  ,  e  di  quelle  parti ,  che  a  una  gran  parte  delle  novelle 
ban  somministrato  il  motivo  di  tstt  ,  scritte  per  altro  In  buona  liagua ,  e  se* 
condo  il  dialetto  saoese.  Se  ne  potrebbe  fare  buon  uso ,  quando  le  troppe 
laidezze  e  disonestà,  che  visi  contengono,  non  le  facessero  giudicar  meritevoli 
di  quclia  obblivione,  in  cui  stanno  sepolte. 

(a)  ìli  questa  commedia  ci  è  un  miscuglio  di  yarj  dialetti  popolari  d'  Italia. 
Fu  rappresentata  nel .  1 569.  in  onore  di  Cdrlo  arciduca  d'Austria,  che  si  era  tra- 
sferito in  Firen\e.  Jacopo  Baro\:^i  da  Vignala  descrive  nella  sua  Prospettiva  pra- 
tica ^p>  9i.  cdiz  di  Roma  presso  il  f^tscarii  1644.  ><^  ^^^  )  g^i  apparati  e  le 
mutazioni  di  scena,  introdotte  in  questa  commedia  ,  alla  quale  egli  afferma  di 
essere  stato  presente.  Parlando  egli  di  tali  mutazioni  di  scene  ,  che  sin  d'allora 
si  praticavano,  dice,  che  „  come  sono  ben  fatte,  apportano  alla  vista  molta  dilet- 
taziiine  a  qae'li,  che  non  sanno,  come  esse  si  siano  bbbricate,,. 

(b)  Torna  qai  Monsignore  a  cader  nello  stesso  fallo,  in  cui  inciampò  nel  ca- 
po precedente,  mettendo  questa  edizione  nel  in^*  ^^  qoale  fu    fatta    dieci  anni 

{*)  Il  Servigiaìe  del  Ceecht  delta  edis  qni  riportata  eitasi  da'Sìg.  Vocabolari  iti,  da' 
qaali  allegasi  anche  ,,  l'Esaltazione  H^llaCrore  .'dello  ttesfo  Anfore)  eon  i  tuoi  inter-* 
med)-  Fnenzo  appresfO  Miehelangtfln  di  Bartolomeo  Sermartelli  iSg2.  in  8.  Le  Com" 
medie  del  Ceechi  tono  itimate  aitai  dal  Gravina,  come  le  sono  ancora  quelle  del  Cro- 
io Citeo  d*Adria^ 


4^s 

*  E  (con  la  Spina,  altra  sua  Commedia  in  prosa).  In 
Firenze  per  Cosimo  Giunti  lóob.  in  8.  L.       la. 

La  Teodora  di  Flaminio  Maleguzzi.  In  Venezia  per 
Domenico  Farri  iSya.  in  8.  (a).  3. 

La  Flora  di  Luigi  Alamanni  con  gl'Intermadj  di 
Andrea  Lori.  In  Firenze  [presso  il  Torrentino)  i556. 
inS.  (i)(hj.  6. 

Il  Diogene  accusato  del  Caliginoso  Accademico  Ge- 
lato (Melchiorre  Zoppio).  In  Venezia  per  Gaspero  Bin^ 
doni  1598.  in  la.  (%)  3. 

Il  Trimpella  trasformato.  Commedia  rusticale  di 
Ridolfo  Martellini.  In  Siena  presso  il  Fiorimi  1618. 
in  8.  3. 

(1)  I  Tersi  di  questa  commedia  sono  di  sillabe  xvi.  1'  nno  (C^). 

(a)  I  Tersi  ne*quali  è  compostii,  sono  di  v.  vi  i.  e  ix.  sillabe  l'uno. 

Jopo  nel  iféé  estendo  il  S^hiéti  consolo  dell'  Accademia  fiorentina  ,  che  pàb- 
Uicamente  fece  recitala  in  Firen\e  eoa  gV IntcrmtÀj  in  fersi  di  Etmario  NcrlU 
accademico  anch'eg«i . 

(4)  SaTiamente  si  è  qui  staccato  Monsignore  dal  suo  Allacci  ,  che  con  errore 
mecre  redizione  di  questa  commedia  nel  1578.  Guido  Dicani  la  ebbe  maaoscrit- 
ta  da  Orazio  Maleguii^i  traceiiu  dcli*aatore,  in  giovanile  età  qualche  anno  pfima 
già  morto,  e  la  diede  fuori  col  parere  di  molti  dedicandola  al  detto  On^f  ,  da 
coi  l'area  ricevuta. 

{h)  *£  senza  giMntermedj,  in  Fir<«^^  per  MìchtUngito  Strmartelli  1601  in  S. 
edizione  II. 

(e*)  I  Tersi  però  de!    prologo  sono  di  sillabe  \iit    l'uno,  e  tanto  quelli  che 

fli  altri  delia  commedia  sono  sdruccioli  La  scrisse  I'  Alamanni  •  quando  era  in 
'rancia,  e  dai  primi  versi  dei  proUgo  si  vede  .  che  ella  fìi  rappresentata  al  re 
Arrigo  ni  alla  regina  Caterina  ie'  Medici  e  alla  regina  Margherita  di  Savarrs* 
Quivi  più  sotto  Tantore  si  sforza  di  render  ragione  di  aver  qui  usati  simili  Tersi: 

Voleva  ancor  par  ar  de'  versi,  e  de'  numeri 
Nuovi  t  né  più  in  questa  lingua  posti  in  opera» 
Simili  a  qUvUi  già  di  Plauto  ,  e  di    Terenzio, 
AfFermando  ,  che  mal  conviensi  in   Comedian 
Ch'è  pur  poema ,  la  pro$a  in  uso  mettere 
I  versi  scritti  in  Sonetti,  e  nrg'i  eroici. 
Od  in  soggetto  grave  son  disdicevoli; 
Però  il  poeta  ,  come  in  altre  materie 
Ha  arrichita  la  sua  lingua,  cosi  ora 
Cerca  in  questa  di  far  ,  s'  ei  potesse  il  simile. 
La  speranza  gli  andò  fallita  ,  e  la  sua  invenzioiìc  .  che  nondimeno  era  già   stata 
praticata  da  Alessandro  Pa^i^i  nella  Didone  (  Giornale  d'Italia,  tom.  XXXll.  p. 
)44.  )  non  ebbe  imitatori  e  seguaci. 


4^9 
Lo  Strascino,  Commedia  rustìcale  di  Niccolò  Gara- 
pani  Sanese.  Jn  Firenze  nel  Garbo  iS'jS.  in  8*  (a).  L,   3. 
--Il   Coltellino,  Commedia  rustìcale.  In  Siena  alla 
Loggia  del  Papa  ibo8.  in  8.  (b).  3. 

(tf)  *  £  prima  in  Vime\ia  per  Marthiò  Stssa  Xfif.  e  Xf  31*  in  S. 

*  £  anche  in  Siena  presso  a  Saa  Viglio  a  Istanza  di  Giovanni  d*  Alisaniro  li- 
braio i;4^-  in  8. 

Niccolò  Campani  prese  in  aUre  soe  commedie  rusticali  il  soprannome  di  Stra* 
scino  f  con  cai  egli  qai  intitola  la  presente  sua  Farta^  alla  qaale  va  annesso 
il  Trionfo  di  Pane  Dio  de' pastori,' Mtn  opera  tnttic9Ìt  é&,  Lio  nardo  detto  Me- 
scolino.  In  nessuna  delle  commedie  rufùcali  sanesi  stampate  afanti  il  in^'  *^ 
legge,  che  gli  autori  di  esse  assumessero  il  titolo  di  Ro^^i^  poiché  solo  in  tal  an» 
no  nella  loro  Congrega  fu  stabilito,  che  tal  fosse  »  come  più  gì  uso  farò  federe 
la  sua  denominazione. 

{è)  *  £  molti  anni  prima ,  ivi  per  Francesco  di  Simeone  Bmdi  ad  instanza  di 
Gioranni  di   Alixandro  Landi  librajo  1(4)-  in  f. 

*  £  ancora,  ivi  (senza  stampatore^   1 177.  in  8. 

Dello  stesso  Campani ,  fra  i  Ro\\i  detto  Strascino^  si  ba  un'  altra  commedia 
rustìcale,  iotitolara  Magrino,  in  terze  rime  di  stile  contadinesco,  stampata  prima 
in  Siena  in  8.  senz'  anno  e  stampatore»  e  riprodotta  in  Firen\*  nt\  Garbo  if7Z« 
in  8  Delle  commedie  rusticali  dei  Roi\i  potrei  stendere  un  catalogo  assai  più 
copioso  ed  esatto  di  quello  ,  che  se  ne  può  ricavare  nella  Drammaturgia.  Fra  es. 
se  ve  n  ha  parecchie  di  vaghe  e  di  spiritose  ;  ma  molte  ancora  di  scipite  t  di 
poco  oneste  In  qncsta  Biblioteca  Italiana  tre  sole  ,  e  non  già  le  migliori ,  ne 
Tengono  registrate.  Ma  hon  riuscirà  forse  discaro,  ch'io  qui  stenda  un  succinto 
ffagg«a^'io  di  questa  Congrega  de'  Rom  di  Siena ,  della  quale,  oltre  a  quanto  ne 
lasciò  scritto  Girolamo  Gigli  nella  parte  II.  del  suo  Diario  Sanese  dalla  pagina 
168.  sino  ^  176.  (  In  Lucca  presso  il  Ventanni  1719.  in  4.^  se  ne  ha  piena 
notizia  da  France\co  FaUri  sanese  ,  in  essa  Congrega  detto  1'  Abho\\ato^\\  quale 
fioriva  nd  1666  Di  lai  mi  è  avvenuto  di  leggere  una  Orazione  in  terzine  ru- 
sticali tessuta,  la  qual^  con  altri  suoi  componimenti  poetici  sta  in  un  codice  in 
quarto,  intiroUto  il  Fu^gi  l'Osto  (  così,  secondo  la  pronunzia  sanese)  presso  il 
signor  Guglielmo  Cjmpo  S^n  Piero  ,  del  cui  finissimo  intendimento  ,  o  sia  nel 
discern^rc  l'ottimo  nt^li  altiu:  scritti,  o  sia  nel  praticarlo  ne' suoi,  non  si  può 
dir  abbastanij.  h'Ora^ione  «addetta  del  Faleri  versa  intorno  all'origine  e  all' antì» 
chità  deila  Congreifa  de'  Ro^t^i,  la  quile,  se  si  riguarda  la  sua  prima  istituzione» 
viene  ad  essere  anteriore,  fuorché  alla  vecchia  fiorentina,  che  da  Lorenzo  il  Ma- 
gnifico ebbe  il  suo  cunnnciamcnto,  a  quante  letterarie  adunanze  vanta  presente* 
mente  !*ltalia;  poicnè  verso  il  Enc  del  secolo  XV.  molti  giovani  sanesi  di  umo- 
re  allegro  e  ptacevoie,  tutti  arti;>ti  di  professione,  convenuti  insieme,  dichiararo- 
no all'ozio  un'  aperta  guerra: 

O  ìde  ristretti  in  uno,  e  pensier  vari         Tloè,  quando  il  magnajo  ha  dato  festa, 
Fcroiorno  per  f^iggir  s)  iniqua  pesta,  R  :gunarsi    al  discorso  in   una  stanza 

Far  congresso  all'usanza  de*  sommari.         Di  qualche  cosa    totalmente    onesta. 
Di  principio  Id  recita  di  qualche    sonetto,  o  di  qualche    madrigale,  o  '1    dover 
discorrere  sopra  qaa^che  quistione  ,  furono  le  primiere  loro  occupazioni  ; 

Ma  dopo  alquanti  dì  stesero  l'ale, 
e  si  segnalarono  con  recitare  e  comporre  commedie  rusticali ,  e  con  far  masche. 
rate  contadinesche  ,    e  con    altre  ingegnose    piacevolezze  ,    e  tanto   qua  e  là  in 
Siena  ,  e  fuori  se  ne  sparse  il  grido,  che  l'anno  1517.  vent' anni  circa  dopo  il 
primo  loro  istituto». 


43o 

La  Fiera^  Commedia  (nrbaiia)  e  la  Tancia  Coanmedia 
rustica Itt  di  MicUelagnolo  Buonarroti  il  giovaue^  eoo 
le  anuotazioiii  di  Antoumaria  Salvini.  In  Pire mze  per  li 
Tartinì  e  Francia  17^6.  in  foglio.  (1)  (a).  L.     34. 

(i)  La  prima  non  più  sUmpaUè  colata  di  tarmioi  da  impinguare  il 
Vocabolario  della  Crusca^  ed  è  compotta  di  atti  xxv.  e  quasiché  in  sé 
contenesse  romme^lie  v.  fu  recitata  in  Firenze  nello  spazio  di  giorai  v. 
Dell'anno   j6i8.  La  Tancia  vi  fu    recitata  ancor  ella  sei   i6fi.  Le 

^Cfeitnrttadga^toné  n  déeliiio  .£^jfr^^     *^    .:.  f.t",*:vV 

Dal  ▼attcsao  t  Rc^x'  mmcre  vffte  , 

Per  icfim  tue  coiti  (ticdre ,  e  sue  ctntoae. 
dtlte  c^aali  commedie  ne  andareno  alcuae  alla  stampa  •  ma  seiica  4arTtsi  gli  aa* 
tori  il  soprannnrae  di  Rowi ,  perchè  ancora  non  se  1' a?eaao  appropriato.  L'aa* 
ao  ifff.  »  imitati >ie  dell*  accademia  à^zW  Intronati  sanesi  ,  che  sci  aaai  priou 
cioè  nel  Xfij.  arcano  eretta,  e  fondata  la  loro  insigae  accadcoiia ,  vollero 
anch'  essi 

•  •  STcr  d*  an'  aeeademis  il  nome 

Cofl  1^  impresa  ,  conforme  ^t' Intronan  • 
in  cbe  tuttaiFoNa  aon  furono  sabiio  tatti   d*  accordo ,    poiché  altri  Tole««  ,    che 
li  duaoMsscro  ^  Smarriti;  altri  i  Rsccolti;  ma  Stefano  d'jimselme  iacagiiacore  « 

Eletto  come  pie  di  mente  sana 
Reggente ,  con  il  ritol  di  stgooie  » 
fi  oppose  a  tali  daaominaiiont ,  come  poco  coarenienti  alle  lor  basse  e  plebee 
professioof  V  oikÀe  si  correa  pericolo  di  rimanerae  befFati  :  e  finalnaence  concia- 
•e,  che  si  abbracciasse  il  parere  di  Angelo  Cènni  maniscalco,  il  qoale  avca  pro- 
posto, ebe  lor  si  desse  il  nome  di  Ro^i^i ,  e  che  i' adansfixa  aoa  aeeademis* 
OM  congrega  si  denominasse.  Per  impresa  tì  si  dctermiaò  di  spiegare  aoa  Ss* 
fAsAS  antica ,  col  motto ,  „  cbi  qui  som  orna  acquista  quel  che  perde  „  (  dgU 
h  e  pdg.  xi$  ).  D->dici  faroao  i  saoì  fondatori,  i  nomi  de*qaali  stanno  aoi- 
fermemeate  espressi  nell'  orasioae  del  FaUrì  e  nei  Diario  dei  Gigti  .  Quindi 
Scipione  che  era  trombetto  del  daca  ,  e  uno  di  loro ,  propose  »  cnc  ciaschcdaao 
de' il#rT' '' dtsiiagaesse  ■^U*  ^^«g'^g*  ^^^  ^^  nome  fiato  »  e  cke  il  loco  capo 
si  chiamssse  Areiro^\o  ,  da  eleggersi  ogni  anno  in  giorno  deterrainsto  .  Le  eoo»- 
oiedie ,  le  farse,  i  di^ogbi  e  le  altre  cose  roi ticaK ,  che  «scrrooo  da  9aesca  spi* 
stecca  adanania  ,  sono  in  grandissimo  numero  ,  si  leggono  con  piacere  e  si  cer- 
csao  con  aridità;  ms  a  parer  mio  per  essersi  la  congrega  TohoEa  rtacivilire  col 
prendere  a' nostri  giorni  il  nome  di  accsdemia.  e  con  ammetcesa  dottori  e  pro- 
fessori di  rettorics  e  d  ogni  pie  colta  letteratura,  degenerando  dal  Tccchio  isti- 
tuto, anziché  arrantaggiarsi  ,  ha  scapitato  di  molto;  e  dorè  io  prima  IT  antica 
semplicità  la  distinguerà  dall'altre,  ora  la  coltura  e  lo  stadio  b  confonde  eoo 
tutte. 

(a)  La  Tancia  era  sfata  stampata  altre  rolte  in  Firenifa  •  isa  pri miefameate 
dal  Ginnti  nel  i4ia  in  4.  poi  dal   Landini  nel  i4|8  in  t.  (*J.  La  Pierm   prima 

(*)  Il  i9r«4>«tti  arr  erte  che  1  Aedi»  cUlUTa/ic/afAtta.U  l61A^  è  U.  t»vftji  «saandotene  £at» 
ta  an»  il  i6i5  pure  in  J*i'ff'fze  •  d^llo  fte»so  Giunti  in  8.  »  la  anale  b#neh^  per  essere 
rariicima  lia  sfuggita  «Ilo  Zeno,  e  b^n'k^  mettasi  in  dabbio  ntlia  Prefasioa^  della  cdia. 
della  Fierm  e  d(>lta  Tancia  fatta  l'aniio  I7a6.  |mre  esiste  per  eerte»  ed  il  J^ravef- 
ti  stesse  ne  serbava  uas  copia  fraNaoi  libri.  La  edii  del  f7»S.  ha  il  ritcetto  dell* Autore, 
ed  è  cirsta  dagli  ^cco^ieiBicf  delU  Qrusom^  da'c[ttaU  slittasi  faro  la  f  riaka  della  Tais> 
€ia  fattali  161  a. 


43 1 

note  ton  piene  di  osserTazioni  gramaticali  sopra  le  cose  notabili^  sparse 
per  entro  le  «lue  Commedief  e  schierate  a  parte  in  un  copioso  indice;  ma 
talvolta  sono  arbitrane,  e  poco  fondate,  ove  si  tratta  massimamente  dell' 
orìgini  italiane  o  toscane ,  per  illustrar  le  quali,  senza  dare  ne' sogni,  si 
ricercherebbe  qualche  pratica  negli  scritti  de' tempi  barbari, senza  i  qua- 
li è  molto  facile  scappar  fuora  in  mere  piacevolezze  con  tutto  lo  studio 
de'latini  e  de'greci,  nella  favella  de'quali,  per  conto  deMibri  il  Salvini 
di  chiara  memoria,  fu  a  maraviglia  versato  (a*).  Per  esempio  (pag.  384. 
col.  a.),  egli  dà  per  evidente  la  sua  etimologia  della  voce  popolare  di  Fi* 
rtnze^  stravizzo,  per  banchetto  a  modo  di  couTersazione,  traendola  da 
extra  ebibitio  ^  quasi,  al  suo  dire,  extraordinaria  bibìtio,  volendoci  tutto 

Juesto  a  compire  l'indovinello  per  accostarsi  al  Menagio,  il  quale  me- 
esimamente  palesò  gran  genio  a  quella  recondita  parola,  bibitio,  unita 
poi  a  extra^  come  se  ne' conviti  e  banchetti  non  si  facesse  altro^  che  bere 
senza  mangiare.  L'etimologia  non  solo  non  sembra  evidente,  ma  è  infeli- 
ce, inverisiniile  e  fredda;  vedendosi  chiaro,  che  stravizzo  vien  da  altra 
sorgente,  ed  è  diminutivo  toscano  di  strava,  parola  gotica ,  e  allignata  in 
Italia  sino  dal  secolo  vi.  la  quale  presso  gli  scrittori  settentrìonali  vuol 
convito,  banchetto.  Giornande  primo  cancelliere,  e  poi  vescovo  de' Go^i  di 
Ravenna  in  tempo  deìV I mperador  Giustiniano ,  usa  tal  voce  per  convito 
a  capi  xLix.  delie  cos»  gotiche,  o  getiche,  il  che  vuol  dire  il  medesimo: 
e  similmente  Olao  Vormio  con  altri  appresso  il  Ducange  nel  Glossario^ 
da  lui  chiamato  Latino^barbaro .  Anzi  il  Leibnizio  nel  tomo  I.  delle  Me- 
scolanze dell'accademia  di  jBer/i/tp  pag.  8.  nota,  che  tuttavia  presso  i 
Sarmati  con  la  voce  strava,  chiamasi  un  lauto  banchetto.  Quindi  è  che  in 
tali  materie  assai  meglio  a  parer  mio  la  discorrono  i  letterati  settentrionali 
Giorgio  Ikesio  nella  gramatica  franco- tcotisca  (  Thesaurus  Linguar.  Sep" 
tentr,  tom.  I .  Parte  li .  p.  91.)»  •^  dopo  Francesco  Giunio  anche  Giorgio 
Stiemielmio  in  latino  Stiemhielmius ^  [Glossar.  Ulphilagoth,  pag.  47*) 

di  detto  anno  171^.  non  era  comparsa  alla  luce;  ma  con  uno  di  quegli  errori, 
che  àà  se  stessi  sono  fiiibili  e  dove  non  è  bisogno  che  si  accenda  torchio  per 
tSTtisarh,  un  letterato  vivente,  coi  si  dee  rencrazione  e  rispetto,  disavveduta- 
mente  dopo  aver  ricordate  !e  due  edizioni  anteriori  della  Tancia,  le  applica  an- 
che  alia  Fiera  \  e  T  afterma  impres»'a  per  la  terza  volta  nel  detto  anno  1716. 
rimettendo  però  il  lettore  alla  prefazione  della  presente  edizione  ,  dove  chiara- 
Aiente  si  legge  .   che  la  Fura  allora  usciva  per  la  prima  volta  . 

{a^)  Le  etimologie  delle  voci  in  ciascuna  lingua  sono  di/Iìcili  e  scare  ,  come 
le  origini  delle  città  ,  e  delle  famiglie  in  ogni  paese  san  dispurabili  e  incerte  . 
Come  nel  ricercamento  di  queste  per  lo  più  ne  ha  colpa  l'adulazione  ,  cosi  nel- 
la inchiesta  di  qnelle  si  prende  sbaglio  per  opinione,  onde  non  sempre  si  gre- 
gne a  co'pir  nel  segno.  Meritan  però  coloro,  che  ne  vanno  in  traccia,  com 
patimento,  non  derisione,  e  massimamente  quando  talvolta  e  dr  rado  prendo- 
no sbaglio  e  s'ingannano  .  In  questa  parte  dell'etimologie  del  nostro  vofgar 
idiona  niuno  è  stato  più  felice,  né  si  è  renduto  più  benemerito  dell'abate  Sai- 
vini ,  che  le  ha  per  lo  più  ripescate  nelle  favelle  de'  latini  o  de'  greci ,  madri  e 
balie  della  nostra,  nelle  qaali  egli  era,  per  confessione  del  sito  perpetuo  censo. 
re  a  maraviglia  versato  11  Fóntamni  qui  appunto  si  burh  di  lui  per  la  etirafo* 
logia. delia  parola  siravi^io  ,  che  questi  trasse  da  extra  tìBirio  e  la  cfai^Ma  uh  in* 


sopra  la  vertionc  gotica  degli  cvanjjelj,  fatta  dal  rinomato  tcscoto  Uljih 
a'  tempi  del  concilio  L  niceno.  Ottone SperUngio  (in  Testante  jibsal,pa^. 
109.  num.  57.)  nelle  note  al  testamento  di  Assolane  arciveacovo  di  Lun- 
da  città  di  Danimarca  oggi  di  Svezia^  e  Giovanni  Perìngs  Kiotdo  nelle 
sue  alla  vita  di  Teoderìco  re  degli  Ostrogoti  (  Vita  Theod.  p.  4oo.)  che 
erano  i  nostri  Goti^  cosi  detti,  cioè  orientali^  in  riguardo  agli  accidentaà 
ài  Spagnài  che  pure  in  lor  lingna  si  dissero  Visigoti:  la  qaal  vita  fìi 
scritta  già  200.  anni  dal  famoso  antagonista  di  Lutero^  Giovanni  Coeleo, 
Gli  addotti  Talentuomiriiy  benché  pieni  di  srim.i  de'  nostri,  talvolta  non 
hanno  avuto  il  torto  di  prenderai  qualche  giuoco  de*  noti  etimologisti, 
come  del  Cia//^iJ/an\  di  Ascanio  Persio^  dA  Ferrari,  e  del  3Ienagio/i 
quali,  com^  se  in  Italia  non  ci  t'ossero  mai  state  po^iolasioni  fuori  delle 
•ole  anniane^  greche  e  latine  ^  avendo  poco  da  fare,  si  pf**^ero  1'  incorno» 
do  di  andare  a  cercar  le  più  s»*grete  origini  italiane  per  1'  Oriente-^  annu 
corse  fino  tra  gli  Ara/nei,  per  tacere  d«-gli  Armeni^  e  dej»li  antichi  Pelas* 
ghi^  confidenti  di  qualche  nuovo  e  foimidabile  (e  non  già  ridìcolo)  aUi^ 
^o  e  maestro  della  sua  bene<l"tta  Scuola  anniana  ,  il  qual  di  nascosto  ba 
saputo  approfittarsi  della  bella  orazione  di  Petra  Proja  alia  sub,  Tetror 
palij  niun  di  costoro  volendo  far  grazia  di  pea>are  al  Settentrione^  dondi 
con  le  irruzioni  di  qn^'  popoli  nf^lT  Italiana  noi  vennen*  le  alterazioni, 
come  usa  dire  Celso  Cittadiniy  negli  accidenti  sì  dello  srri\ei«*,  ionie  dfl 
parlare  la  lirf^ua  latina,  rou  farci  poi  nascere  anrhe  i  tanti  dialetti  dell' 
idioma  volgare  italiano.  Ma  lancia  mio  le  schifo<»e  reliquie  della  già  fraci- 
da,  e  spenta  setta  aramea  con  la  sua  pellegrina  erudizione  anniana.  pas- 
siamo avanti. 

Contra  Tabuso  delle  commedie  ci  è  una  predica  d^l  padre  Jacopo  AU 
berta  .  gesuita  spagnuolo^  volgarizzata  da  Alessandro  Adimari^  e  stampa- 
ta in  Firenze  da  Luca  Franceschini  nel  1648.  in  4  «  perchè  T autore  la 
disse  nel  giorno  della  Circoncision  «lei  Signore,  v  «Ile  intitolali  1.  Circonr 
ciiio/te  della  commedia,  Anrhe  .4rm^ndo  Ai  Borbone  Principe  di  Conti 
scrisse  in  francese  un  insi«>ne  Trattato  delle  Commedia  ,,  e  degli  spetta- 

doYÌnello  :  ma  è  forse  meno  ìnd.ivìneno  la  derì? azione  ,  cbt  il  Fonrjnim  sì  at- 
venturò  di  dare  ala  parola  epitafio  ,  anticamente  patttfio  ( pag.  13^),  stirando- 
la dalla  voce  friulana  :  pataf,  che  in  quella  linv>aa  significa  schiaffo  :  quando  più 
tosco  e  pi  t  a  fio  ^  che  e  qajnto  iscrizrxie  sepolcrae,  «iene  da  a'^^^  '*'*''  cioè,  sa- 
pra e  T«^  ,  cioè  sepolcro?  Ovunque  gli  occorse  di  parlare  drl  e  note  del  Sai-' 
vitti  o  Ir  pas<ò  in  silC'tZ'O  per  m  >iicrarne  disprczz  s  ovvero  se  ne  rise,  cKtamaa- 
dole  ora  bàS'àctzc  granimaticali.  ora  p  accv^tlezze  ^'a-nmaticaii ,  as«ercndo  chc^di  que- 
ste il  Stl  ini  era  ana  miniera  aHb  mdante  :  ami  a  fine  di  spa  Ic^^'ìaie  la  soa 
disistima  nelle  giunte  a'  suo  ibto  C pdg  ^9\-)  allega  !e  nere,  che  furono  esa- 
miaate  dj  E;  .href lo  ^pinefiio  in  fi<ie  de'  tomo  I  drlla  grand' •>pera  delle  me- 
dagie  ^ p^f^  719-  Ito  7t\.  edti  LttnJm.  i-»o6.  in  fogl- )  ,  qaasichè  ,  come  insus- 
sistK*nti  ,  quel  va'e'tc  scriitire  ripr^^vaic  le  avc<ise  •  Ma  lo  Sptne^io  ne  teneva 
a*>sai  diverso  concetto  da  qncUo  del  Foi'tftni  e  quelle  note  dei  Stl k  ini  poste 
da  esso  all'esame,  ma  che  non  erano  m.re  piicevo  ezze  gra>nmarìcaii  .  sono  an- 
ziché riprovate,  accettate  per  1>  più  e  lodate  dallo  Sparir  mio  ,  da  cui  vico  enco- 
niato  li  Salviftì .  e  ime  tir  vana  et  insigni  doctrina  .  Ogaaao  paò  da  se  stesso 
acctrtarscac»  senzachè  io  qui  lo  riptta. 


^,  coli,  giusta  la  tradizione  della  Chiesa  ,,  e  fu  stampato  ia  Parigi  da  Lui^ 
gi  Billaine  nel  1667.  "*  ^'  (^*)*  ^^^  Tommaso  A'  Aquino,  gran  maestro 
della  buona  morale  (2.  2.  Qi^j^.  clxviii.  artic.  iii.  in  fine) y  mettendo 
le  com/ne^ie  sotto  r  ufìcio  degl* Istrioni,  le  concede,  come  ordinate  ad 
solatium,  hominibus  exhibendumy  però  sotto  certe  condizioni,  e  son  ques- 
te: /.  dummodo  moderate  utantur:  II .  non  lUendo  aliqiùbus  ilUcitìs  s>erbis 
velfactis,  adludum.  III .  non  adhibendo  ludum  negociis  et  temporibus  in^ 
debitis.  Giambatista  Ottonelli  gesuita  da  Panano  scrisse  in  questa  mate- 
ria librilo  tomi  t..  doi  titolo  di  ,«  Cristiana  moderazione  del  Teatro,  ^, 
•tampati  in  Firenze  dai  Franceschini  nel  ié48.  e  1649*  ®  ^^  ^^^'  -^^0^ 
nio  Bonardi  nel  i65a.  in  4-  (**)  (*)• 

(a*)  Niuno  più  di  questo  prìncipe  di  Conti  fa  amante  della  commedia,  e  niu- 
Ao  più  amico  e  protettore  del  famoso  Molière  (  Niceron  Memoir-  Tom  XXIX, 
e  altrore^  con  cai  ti  era  allevato  nel  collegio  di  Chiaramonte  ;  ma  dopo  essersi 
dato  agli  esercizj  di  una  soda  pietà  cristiana,  niaao  si  dichiarò  con  più  zelo  di 
lui  contra  la  commedia,  e  se  ne  ha  prova  il  saddetto  suo  libro  stampato  dal 
Bdlaine  in  Pnrigi  nel  I666.  nel  qual  anno  Francesco  £  del  ino  zbzt  e  d'i  Aubignac 
impugnò  lo  scritto  dtl  principe  con  una  DisseriaxÌ0ne  intorno  alla  condanna  dei 
teatri,  stampata  in  Parigi  in  11.  A  difese  del  Principe  coatra  l'Abate  prese  la 
penna  Giusefpe  Voisi/to,  il  cai  scritto  fu  impresso  pure  in  Parigi  presso  Giam* 
batista  Coignard  nel  1671.  in  4.  Questa  contesa  a  ìàvore  e  contro  dei  teatri  pre- 
se piede  di  nuovo  nel  1694»  ^^  cai  Edmondo  Bursò  (  Edme  Boursault  )  nùst  al- 
la testa  del  suo  Teatro  la  lettera  di  un  teologo  illustre,  che  poco  dopo  si  seppe 
essere  stato  il  padre  Francesco  Laffaro  cherico  regolare  :  la  cui  lettera  commosse 
subico  l'animo  de*più  zelanti  in  maniera,  che  l'arcivescovo  di  Parigi  informatosi 
dello  scandalo  già  fatto  pubblico,  e  venato  in  conoscenza  del  teologo  anonimo, 
obbligò  il  padre  Caffaro  a  ritrattarsi  e  a  condannare  il  suo  scritto:  il  che  queicì 
fece  non  meno  prontamente,  che  sinceramente  in  una  seconda  lettera  a  quei 
Prelato  iiidiritta  il  di  xz  di  Maggio  1694.  ^^^  anche  contessa,  che  una  parta 
della  prima  sciittura  e«-a  sua,  ma  data  fuori  senza  sua  approvazione  e  saputa,  e 
parte  da  altri  gli  si  era  fatto  dire  ciò,  che  mai  non  avea  detto,  né  scritto.  la 
questa  occasione  ,  e  sa  lo'  stesso  proposito  scrissero  pure  in  francese  il  celebre 
snonsignore  Bossuet  le  Massime  e  Riflessioni  sopra  le  commedie ,  e  '1  dotto  Pie» 
tro  le  Brun  prete  dell'oratorio  il  suo  Discorso ^o^^tr 9,^  Trattato  istorico  e  dommd" 
9,  tico  sopra  i  giuochi  del  teatro,  e  gli  altri  divertimenti  comici,  soffertile  con- 
„  dannati  dopo  il  primo  secolo  della  Chiesa  sino  al  presente,,  impresso  la  secon- 
da volu  in   Parigi  dalla  vedova  Delaulne  17)1    in  11. 

{b*)  Il  gesuita  Ottonelli,  autore  della  suddetta  opera  non  avea  nome  Giambati' 
sta  ,  ma  Giandomenico^  con^c  si  legge  nel  lib  I.  dell'edizione  di  Luca  Franceschi" 
ni  :  ma  ne'  libri  seguenti  volle  intarsi  occaho  sotto  il  nome  anagrammatico  di  0« 
domenigico  Lelonotti  da  Fanano* 

{*)  Il  fre^aentare  continuAmrnte  ||^li  apettacoli  teatrali  viene  disapprovato  esiandio 
da  Oei/ert  relebr«*  letterato  ledesc-o  nalla  a6  delle  tue  lettere,  iif^lla  quale  prr  altro  egli 
•  o<tiene,  che  in  una  città  molto  vaiita|rgrio(o  riesca  an  tal  pa:(sat«*mpo,  purché  dalla  sa* 
na  morale  e  dal  buon  gotto  sia  diretta  la  scelta  delle  rappresentazioni^  e  dello  stesso 
parere  si  è  anche  il  Gon^iigl  Gian  Lodovico  Bianconi  nelle  sue  Lettere  Bavar^,  il 
^oale  crede*,  ohe  Atene  fosso  debitiice  al  Teatro  di  quella  urbanità  e  di  queir  Attici* 
•mo,  che  all'altre  repubbliche  della  Grecia  i'avea  resa  cotanto  laperitre. 


Tom,  r. 


434 


CAPO    III 


Commedie  Greche  e  Latine  volgarizzate  • 

XJe  Commedie  di  Aristofane,  tradotte  dal  Greco  nel- 
la liogua  comune  d'Italia  (in  proaa)  da  Bartolomeo  e 
Pietro  Rositini  da  Pratalboino.  In  Vinepa  per  f^incen- 

zo  Valgrìsi  i545.  in  8.  (a).  L.     id   1 


(tf)  Bart^ioméé  t  Pitin  Resiniti  fratelli  e  acetici  di  profcftioae»  ituiciac 
Lodovico  altro  loro  fratello,  tradaMcro  p«r  ìa  volgare  ì  III.  libri  di  Giovétm 
M€iU€  dei  sempiici  purgativi  e  delle  medicine  iomposiet§t^mpztì  io  V^n^i^im  pt» 
•o  gli  eredi  di  Buldassar  Cosuntini  oel  M  f9*  io  S*  Oi  loro  ti  £i  alcroTc  vca- 
sione  :  ma  qui  non  io  conceoeroii  dal  ritcrire ,  beocbè  aia  cosa  ti&or  di  propofi> 
to,  ana  parcicolarità  Iccccraria,  che  concerne  Praulàeiao  ior  patria.  La  nobil  tet- 
ra di  Cenióf  dove  fa  aumpato  il  VocaboUrto  dcìVAccarisio  ,  fa  detta  da  Moa> 
signore  luogo  degno  di  particoìar  nieoioria,  per  l'onor  di  aver  data  noa  ataoi* 
peria.  Anche  la  terra  di  Pratalboino  meriu  un  pari  elogio  per  la  tteasa  ragione, 
poiché,  ae  beo  tatti  sanno  essere  una  dipendenza  del  Bresciano,  e  «na  delie  già- 
risdiaioni  della  casa  Gambara^  non  però  tatti  aanno  esservi  stata  una  cospicoa 
stamperia  erettavi  a  spese  del  conte  Cianfrancesco  Gambar^,  gran  meceoase  de- 
gli nomini  letterati ,  ano  de'  c|aali  è  stato  il  celebre  Mario  NÌ110U0  ,  cìk  per 
tredici  e  più  anni  fii  da  quel  generoso  cavaliere  trattenuto  in  sua  casa  ,  e  intie- 
me  provveduto  di  tutto  il  bisognevole,  tanto  per  vivere  onestamente,  qmauto  per 
continuare  i  suoi  studi  e  '1  lavoro  delle  sue  opere.  La  prima  volta  pertanto  •  che 
osci  in  II.  tomi  alle  sumpe  il  suo  co«à  decantato.  Tesoro  CiceroniaMO  »  fii  questo 
impresso  ad  Pratum  Alboiaum  in  adibus  illnstris  viri  Ioamnis  Francis€Ì  G-amba^ 
M  comitis  pontificii  anno  ab  ortu  Càristi  M.D.XXXF.  mense  Januario  ist  fohOm 
S  perchè  in  que'  felici  tempi  le  persone  più  illustri  e  più  fiicoltoie  pregiavaosi 
di  dar  mano  alla  pubblicazione  dell'  opere  de'  più  eccellenti  scrittori  Matteo  % 
Cammillo  Avogadri  padre  e  figliuolo,  in  editionem  hujus  operis  ommam  ptcnsttam 
mihi  libéralissime  suppeditarnnt ,  dice  lo  stesso  Ni;^^olio  nella  sua  dedicasi ooe  al 
medesimo  conte  Gambara  ;  esempio,  che  anche  a' nosui  giorni»  e  ìa  ogni  tem- 
po dovrebbe  imitarsi  da  chi  nelle  gran  città  per  chiarezza  di  ostali,  e  per  como- 
dità di  fortune  sovra  tanti  altri  distingucai  •  Di  là  a  qualcbc  aooo  aoltf  «sem- 
piari  della  prima  edizione  del  Niixoho  pervennero  in  potere  dei  Ginrnn  di  Va^ 
Mi\ia,  i  quali  ne  becero  ciò  che  per  l'appunto  fece  il  Valgrid  di  quelli  del  Fo. 
caboUrìo  àtWAccarisio  stampati  in  Cento  :  cioè  ne  stracciarono  i  primi  fogli,  e 
lasciatavi  la  dedicazione  del  Ni^olio  al  conte  Gambara^  diedero  all'opera  un  quo- 
to titolo,  che  k  questo:  Observationes  in  M»  Tnilinm  Céeeronem  ec  Vanetiis 
xn^*  con  la  giunta  di  un  copioso  indice,  ove  riducono  i  riscontri  de*  luoghi  dì 
Cicerone  citati  dal  Ni\iolio  ali  edizione  Aldina^  e  insieme  alla  ,loro  dell*  «pere  di 
Cicerone  • 


435 

L'Anfitrione  di  Plauto,  tradotto  di  latino  (in  terza 
rima)  da  Paudolfo  GoHenuccio*  In  Feneziaper  Nicco^ 
là  Zoppino  làSo.  in  8.  fa)  {*).  L*     5. 

-  -  La  Casina,  e  la  Mustellaria  (Commedie  II.  )  tradot- 
te (in  terza  rima  )  da  Girolamo  Berardo  nobile  Ferra- 
rese.  In  Venezia  presso  il  Zoppino  i53o.  in  8.  (b).         9. 

-  -  L'Asinaria  (in  terza  rima).  In  Fenezia per  Bendo 
da  Lecco  i5a8.  in  8.  senza  traduttore  (e)  5. 

--  I  Menecmi  (in  terza  rima).  Jn  Fenezia  presso  il 
Zoppino  i53o.  in  8.  senza  traduttore,  (d).  5. 

[ti)  Il  daca  Erc§U  d'Esté  /.  di  qutsco  nome  »  principe  Teramcnte  nagnifico  » 
t?ca  fitto  edificare  nel  X4S4.  l'anno  appunto,  in  cai  ebbe  fine  la  toa  lunga  guer- 
fa  CO'  Veneziani,  uno  tpazioao  teatro  nel  cortil  nuoTo  del  tuo  palaizo  ducale  ;  e 
questo  era  di  tale  ampieAxa ,  che  per  eccellenta  cbiamaTui  la  gran  sala.  Per  no- 
tula comunicatami  dal  signor  Baroni,  dirò  qui  ,  che  lo  ttcMO  teatro  rimise  con- 
fumato  dal  fuoco ,  che  tì  si  accese  l'ultimo  giorno  del  Xf}^*  ^^  ^^^  »  scrive  /V» 
lippa  Rodi  negli  Annali  di  Ferrara  ,  MS.  della  libreria  estense  ,  che  V  Ariosto  , 
perchè  ne  fìi  l'architetto,  ed  era  appunto  a  proposito  per  le  sue  commedie  ,  tan- 
to se  ne  attristò  ehe  ,,  ne  morì,  (  ma  un  anno  e  più  dopo  )  più  per  il  dispia* 
cere  di  quell'incendio,  che  per  altro,,*  Quivi  nel  1487.  ai  XXV.  di  Gennajo,  se- 
condo la  testimonianza  di  frate  Paolo  dei  Cherigi  da  Legnago  dell'  ordine  car- 
melitano, ne'  suoi  Ricordi  manoscritti,  eaiattntì  nella  suddetta  libreria,  ovvero  ai 
xzvi.  dello  stesso  mese,  al  dire  del  Cronista  ferrarese^  pubblicato  dal  sig.  Mura- 
tori  nel  tomo  XXVI.  della  sua  icKomparabil  raccolta  (  Rer.  ItaL  Scriptor.  Tomo 
XXIV.  col.  t7p.  )  ,  il  duca  Ercole  fece  recitare  di  notte-tempo  I'  Anfitrione  di 
Plauto ,  tradotto  dal  Collenuccio,  che  allora  suva  al  aervieio  di  Ini ,  in  occasio- 
ne  degli  sponsali  di  Lucrezia  sua  figliuola  con  Annibale  Bentivoglio  figliuolo  di 
Giovanni  li.  signor  di  Bologna^  dalqual  matrimonio  nacque  fra  gli  altri  Ercole 
Bentivoglio  famoso  scrittore  e  poeta.  Nello  stesso  teatro  si  replicò  T  Anfitrione 
ai  zìi.  di  Febbraio  nel  i4f  ).  allorché  Anna  Sforma  figliuola  di  Galea\\o  già  du- 
ca di  Milano^  andò  io  Ferrara  a  marito,  che  ftt  il  principe  Alfonso  d*  Este .  fi- 
gliuolo, e  poi  successore  del  duca  Ercole 

(b)  Egli  è  probabile,  che  il  Berardo  fiorisse  e  volgarizzasse  queste  due  conme- 
die di  Plauto  in  tempo  e  per  comando  del  duca  Ercole  ,  ovvero  del  duca  Al- 
fonso suo  successore,  vedendosi  scritte  sul  gusto  di  quel  tempo  ,  e  capitate  in 
potere  dello  stamparor|!  Zoppino,  che  era  ferrarese,  con  la  stessa  occasione ,  con 
cui  gii  pervennero  l'altre  ,  e  nel  medesimo  tempo  egli  le  diede  alla  stampa. 

(cj*£  ivi  presso  Niccolò  Zoppino  in^*  ^^  '• 

Ma  come  più  vecchia  e  più  bella  edizione  delle  sopradette  merita  la  seguente 
di  esser  qui  registrata,  essendo  ignorata  anche  dall'  Allacci»' 

Comedla  Asinaria  de  Plauto  traducta  de  latino  in  vulgar ,  representata  adi 
ZI.  Febraro  del  1514.  io  Veneijia  nel  monasterio  de  Sancto  Stefano,  in  4.  senz' 
anno  luogo  e  stampatore,  ma  probabilmente  in  detto  anno  in  Venexia. 

(i)  Questa  fu  la  prima  favola  rappresentata  nel  nuovo  teatro  'de!  duca  Ercole 
/•  Il  Cronista  Ferrarese  »  più  sopra  allegato  (  col  lyt.  ) ,  ce   la  asserisce  recluta 

(*)  Il  Collenuccio  traviasse  «nohe  dal  ^rer«  nn  Apologo  intitolato  Spacchio  d*Esopm 
ch^  staoiDotti  in  Venezia  ^tr  Comln  dm  Trino  di  Mon/orrmto  il  i^.  ia  8.  {CinolU 
Bibliot,  Voi.  eaaa,  xvii*  ) 


-  -  Il  Fenolo,  celia  comune  lingua  (in  prosa^.  In  Ve- 
nezia presso  il  Zoppino  i53a.  in  8.  senza  tradutto- 
re. {i)((ij'  L-      ^• 

Le  Commedie  di  Terenzio  (  fatte  tradarre   in    prosa 

volgare  da  Ciambatista  da  Borgofranco^  e  da  lui  dedi- 
cate a  Benedetto  Curzio^  Gentiluomo  pavese^    Amba« 

(i  )  Il  Miles  gloriosus,  che  vuol  dire  il  Millantatore,  di  Plauto  fu  tol- 
gariszato  in  prosa  da  C^/io  Co/ca^/imi,  allo  scrivere  di  Cintio  Giraldl 
nella  difesa  della  sua  Didone  tragedia,  alla  quale  ra  unita. 

il  di  ZT.  di  Gcnaajo  nel  i486,  soggiugaendo  che  aelU  spesa  di  detta  festa  ci 
andarono  più  di  mi.ie  dacaci.  Nel  1495.  il  dì  xxii.  di  Maggio  se  ne  fece  aaa 
terza  rappresentazione  (coi  183.)  alla  presenza  dei  duca  di  Milano  Lodovico  il 
Moro,  genero  del  daca  Ercole.  Dissi  tèrza  ,  perchè  dalla  CroniCA  manoscritu  di 
Bernardino  Zamtotti,  autore  coetaneo,  ricavò  il  signor  Sarotii^  coi  indico  debbo 
io  questo  luogo,  ed  in  altri  qualmente  il  primo  di  Gennajo  di  detto  anno  1486. 

fu  recitata  la  commedia  dei  Menichini ,  che  (u  bellissima  e  piaceroic  ,  parole 
precise  del  cronista  »,  in  Io  cortile  nofo  della  corte  ducale  ,.  suso  un  tribunale 
y,  oofo  in  forma  di  una  cittade  d'asse  con  case  dipinte,  dofe  Tenne  slue  d*uaa 
„  simiiitudme  vestiti  ,  ma  uno  venne  ìa  una  galèa  con  vela  da  longinqae  parti, 
,,  e  disputarono  assai ,  qual  de  lore  fosse  il  vere  Menechimo  ....  e  io  duca 
9,  e  lo  marchese  con  la  duchessa  e  con  gli  altri  zentilemeni  stavano  a  vedere  $ato 
„  uno  tribunale  de  suso  la  capelia  della  corte,  perchè  dall'altro  lato  erano  i  rap- 
„  presentanti:  e  durò  infino  zìVAve  Maria,  cioè  4.  ore,*eiii  fine  fa  fatto  (uo- 
„  co  in  uno  arboro ,  e  zirandula ,  che  in  un  medemo  tempo  buttò  più  razi  di 
„  fuoco  in  aere  alti  con  gran  strido ,  e  vampa  stupendissima  ;  e  cosi  con  la  le- 
9,  tizia,  applauso  e  cemendazione  fini  la  cemedia,  dove  intervenne  delle  persone 
„  disse  mila  a  vedere  eoa  gran  taciturnità  ., .  Il  vecchio  Batista  Guariti  ,  che 
dovette  esser  presente  a  tale  spettacolo,  celebra  ne' suoi  versi  latini  stampati  in 
Modena  per  Domenico  Rocociolo  nel  1496.  in  4-  la  prima  rappresentazione  di 
questa  favola  di  Plauto  con  un  epigramma  del  libro  IV.  che  comincia  con  que- 
sto titolo:  Ludi  scenici  Dueis  Herculis,  in  quibus  Plauti  fabula  Menechmi  aita 
fuii  : 

Plautini  mames,  numeri  gnudete  salesque, 

Cum  simili  exulta  fratre  Meneihme  tuo. 
Qua  fuerat  Latiis  oltm  celebrata  theatris  , 
Herculea  vobis.  Scena  revixit  ope» 
Del  genio  del  duca  Ercole  a  teatrali  spettacoli  fece  menzione   Qaspero    Sardi  in 
fine  del  libro  z.  delle  sue  Storie  di  Ferrara:  genio,  che  continuò   nel  duca  AU 
fonso  L  suo  figliuolo,  poiché   per   suo  comando   Celio   Calcaguiao ,  e    lo  avverti 
anche  il  nostro  Monsignore,  tradusse  il   Soldato  millantatore  dì    Plauto-,  e  l*^- 
riosto  traslatò  l'Eunuco,  e  VAndria  di  Teren\io,  oltre  alle  cinque  di  sua  propria 
invenzione,  come  notò  il  Giraldi  poco  dopo   il  principio  della   Difesa    della  sua 
Didone^  che  sta  impressa  in  fine  della  Didone  medesima. 

{a)  *  E  prima  ivi  lyio.  in  8. 

*    E    dipoi    ivi    nelle  case    nuove   glustiniane    per    Francesco    di    Alessandra 
Bindéni  e  Mafeo  Pasini  Ifi6.  in  8. 

^  £  di  nuovo  presso  il  Zoppino  in^*  in  8. 

Queste  tre  edizioni  non  sono  rammemorate  nemmeno  dall'^/Z^cci  • 


437 
sciatore  di  Francesco  IL  Sforza  Duca  di  Milano  presso 
ì.  Veneziani).  In  Venezia  per  Bernardino  Vitale  a  ìstan^ 
za  di  Giacob  da  Borgof ranco  i533.  in  8*  (i)((ij*    L.      7. 

(j)  Questa  forinola,  a  istanza,  cioè  a  spese,  frequente  a  incontrarsi  in 
principio  e  in  fine  de'  libri  dinota  il  librajo  o  venditore,  a  conto  di  cui 
fu  stampato  il  libro.  Benché  quel  primo  Borgo/ranco  dica  essersi  „  sfor-  . 
„  zato  di  far  tradurre  Terenzio  di  latino  in  volgare,  ,^  per  pia  cagioni  pa- 
re, che  ne  sia  stato  egli  stesso  il  traduttore  {b*). 

I.  Dedicandolo  al  Curti  egli  dice  di  seguir  gli  esempj  antichi  e  moder- 
ni di  chi  dedicò  le  „  opere  sue  a  uomini  chiari  e  illustri.  ,,  Dunque 
l'opera  è  sua  propria,  e  non  d'altri  (e*). 

II.  Che  il  nome  del  Curti  recherà  ,^  maggior  laude  e  fama  al  libro:  „  il 
che  non  potea  dire  di  un  libro  non  suo  (d*). 

III.  Che  il  Curti  gli  darà  ,,  prontezza  a  più  orrevole  impresa.  „  Questa 
impresa,  che  fu  la  prima,  dunque  è  sua  del  Borgo/ranco,  siccome  tale 
pur  l'altra  sarebbe  stJita  (e*). 

(a)  *  E   di    naoTo    i?i    per    M,  Jacob  da  Borgofranco   parese  ifjS-  in  t. 

11  monogramma  impresso  nei  frontispizio  di  questa  seconda  editione»  che  he 
in  mano,  mi  dà  a  conoscere,  che  Giacob^  e  Giambaiista  da  Borgof  ranco  pavesi, 
erano  fratelli ,  i  quali ,  se  nella  prima  si  Talscro  dei  caratteri  di  Bernardino  Ki- 
tale ,  in  questa  si  servirono  dei  loro  propr j . 

(b*)  E  per  più  capi ,  anzi  per  tutti  i  capi ,  ehe  ne  allega  il  Fontanini ,  a  mt 
pare ,  che  non  ne  sia  stato  egli  stesso  il  tradottore  . 

(e*)  Il  Borgo/ranco ,  pochi  versi  innanzi ,  avea  detto  chiaramente  di  essersi 
forzato  ne'  tempi  passati  di  far  tradurre  il  Comico  Terenzio  di  latino  in 
lìngua  volgare,  soggiugnendo  in  oltre,  e  novellamente  con  convenevole  correzio« 
ne  mandarla  in  luce.  La  traduzione  adunque  non  era  opera  sua,  ma  d'altri.  Al 
più  opera  e  fatica  sua  poteva  essere  stata  la  convenevole  correzione  dell'opera 
non  saa.  Non  ci  vaol  qai  gran  discorso,  né  gran  penetrazione  di  mente  a  capir  la 
cosa,  come  ella  è.  Più  basso  dipoi  egli  si  spiega  chiaramente  cel  dire,  che  es- 
sendo stato  ,  sempre  costume  si  degli  antichi,  come  de' moderni  scrittori  dedicare 
„  l'opera  loro  a  uomini  clari  ed  illustri ,  desideroso  ancora  io  somigliantemente  tal 
„  ordine  e  lodcvol  consuetudine  apprendere;  il  grande  amere,  la  singular  benevo- 
„  lenza,  e  l'antica  servitù  mia  con  V*  S.  mi  hanno  sospinto  e  mosso  a  dedicargli 
„  al  presente  l'opra  volgare  del  dotto  TVr^/i^io .  Se  l'opera  fosse  stata  sua,  avrebbe 
detto  la  mia  opera,  o  traduzione  volgare.  OTvero  cosa  somigliante.  Che  se  dalli 
prima  e  generale  espressione  egli  avesse  volato,  che  si  venisse  ad  intendere  quel- 
le che  il  Fontani/ti  vorrebbe,  che  giatecìdtssctW  Borgo  franco  avrebbe  nella  stes- 
sa lettera,  e  parlando  allo  stesso  Curti ^  contraddetto  a  sé  stesso  negandosi  ,  e 
facendosi  autore  di  quel  volgarizzamento  . 

{d*)  Anzi  d«  un  l.bro  suo  non  potea  dirlo  senza  ostentazione  e  gìattanza.  Non 
ci  è  miserabile  stampatore,  non  che  altra  persona,  che  dedicando  qualche  libro 
non  suo  a  qnalunque  soggetto  di  vaglia  e  di  stima,  non  si  esprima  a  piena  boc- 
ca, che  il  nome  di  txl  soggetto  sia  per  recare  maggior  laude  e  fama  a  quel  li- 
bro, benché  non  suo.  L'espressione  del  Borgofranco  è  comune  a  tutti 

(«*)  Con  questa,  o  con  simil  frase  si  esprimono  gli  stampatori,  dedicando 
un'opera  uscita  a  lor  proprie  spese,  o  dalla  loro  stamperia,  chiedendo  gradimen- 
to aMa  persona,  cui  l'indirizzano,  a  fine  di  dar  più  ptontczza  e  coraggio  ad  altra 
più  orrevole  impresa.  Se  questa  %\X  stata  la  prima,  o  la  sola  del  Borgof ranco^  io 


.-' 


433 

-  «»  Le  Gomedie  di  Terenzio  volguri  (ìa  prQsa)  di  nuo« 
vo  ricorrete,  e  a  miglior  traduzioae  ridotte.  In  Vene" 
ziaìn  casa  de' figliuoli  d'Aldo  ih^^in^  {i)(  a).       L.     9. 

(i)  Questo  ▼olgarisstmento  è  quello  «tesso  del  Borgofraneo(b*)fm9i  Ben- 
sa la  dedicatoria,  e  ritoccato  da  Paolo  Manuzio^  per  esercitare  il  §io?a*^ 
ne  Aldo  suo  figliuolo  nella  lingua  latina,  a  cui  similmente  fece  yolgarìji- 
zatie  le  Lettere  famigliari  di  Cicerone,  prima  stampandole  sensa  nome,  • 
poi  col  nome  di  detto  Aldo,  e  dando  fuora  nel  1587*  in  duodecimo  le  Lo* 
cuzionl,  indi  scelte  {e*).  Si  vede,  che  fece  il  simile  ancor  qui  nelle  Com^ 
medi&  di  Terenzio;  donde  poi  Aldo  col  suo  proprio  nome  stampò  in  V&* 
neisia  nel  i585.  le  Locuzioni  di  Terenzio  in  8.  dicendo  nella  lettera  al- 
la Gioventà  della  Segreteria  della  Repubblica  vencBiana,  della  qual  gio« 

floa  mi  caro  di  fiirne  qui  l'indorioo .  E^li  poi  chSide  la  iettcrs  col  pr^aic  il 
Curtì  di  a^cttare  eoa  aoimo  listo  il  dedicato  libro;  e  quivi  neppure  lo  dicesaow 
perchè  sao  Tcramente  aon  era.  Lo  avea  £itto  tradjirre,  ed  egli  unicameote  lo 
avea  fatto  stampare  a  sua  istanza  da  Bernardino  Vitale  ^  siccome  di  la  a  cinqas 
anni  fa  ristampato  il  medeiimo  da  Jacob  di  Sorgéf ranco  fratello  d^  Giamhaiista 

{a)  *  E  ivi  pretto  i  medesimi  1^46.  in  8. 

(h*)  cioè  fatto  stampare  dal  Borgo/ranco, 

\c*)  Gran  confusione  di  tempi  e  di  fatti  in  un  solo  periodo  di  pochi  versi; 
e  ciò,  per  non  aver  cercato  il  nostro  Monsig.  né  considerato  in  che  tempo 
nascesse  Aldo  il  giovane  e  in  che  tempo  morisse  Paolo  Manuiio  suo  padre  • 
Per  cotesta  sua  poca  accurateua  in  somiglianti  errori  egli  cadde ,  da  me  in  aU 
tro  luogo  avvertiti ,  in  proposito  dei  due  suddetti  Manuzi  •  Mi  conviene  qui 
nondimeno  replicare  quasi  le  medesime  cose ,  avendone  da  lui  replicato  il  motivo  • 

•«Questo  volgarizzamento  (  di  Terenzio)  è  stato  ritoccato  da  Ptf  o/o  Aftfaa^itf,  per 
•f  esercitare  il  giovane  Aldo  suo  figliuolo  nella  lingua  latina.  «,  Il  ritoccsmento  è 
stato  fatto  da  Paolo  nel  i^i4*  Il  giovane  Aldo  non  nacque  prima  del  i{47* 
Non  potea  dunque  Paolo  suo  padre  ritoccare  quel  volgarizzamento  per  eserci- 
tare il  figliuolo»  che  non  era  ancor  nato^  e  che  allora  non  poteva  esser  nato, 
qualora  non  fosse  nato  avanti  l'accasamento  del  padre,  il  quale  non  si  ammo- 
gliò avanti  Tanno  1^46.  cioè  due  anni  dopo  la  ristampa  di  quel  volgarizzamen» 
to  da  lui  ritoccato  . 

M  a  cui  (ad  Aldo)  similmente  fece  volgarizaare  le  lettere  familiari  di  Cicerone*  „ 
Anche  questo  volgarizzamento  fu  stampMe  la  priou  ,velta  da  Pmolo  nel  ij4f* 
come  altrove  si  è  detto ,  che  fu  due  anni  prima  che  Aldo  nascesse .  Oltre  di 
ciò  in  nessun  tempo  fece  Paolo  volgarizzare  ai  figliuolo  le  lettere  fiimigliari  di 
Cicerone  »  che  già  da  altri  erano  state  volgarizzate. 

«•prima  stampandole  senza  nome  e  poi  col  nome  di  detto  Aldo»  ,%ì\  nome  di 
Aldo  •  come  traduttore  di  quelle  lettere  »  non  compariste  in  alcuna  delle  tao  te 
edizioni .  fatte  nella  stamperia  Aldina  »  ma  bensì  vi  sta  in  fronte ,  come  di  co^ 
rettore  deli*  altrui  traduzione  . 

4,  dando  fuora  (esso  Paolo)  nel  1/87  in  duodecimo  le  locuzioni  indi  scelte. ,»  Due 
gran  prodigj  attribuisce  Monsignore  alla  paternità  di  Paolo  Manu\io*  L*uno, 
che  questi  eserciti  il  figliuolo  nella  lingua  latina  tre  anni  avanti  che  esso  fi- 
gliuolo ^li  nasca:  T  altro  »  che  gli  faccia  dar  fuora  le  locuzioni  scelte  dclU  let- 
tere famigliari  di  Cicerone ^  tredici  anni  dappoiché  esso  PaoIo  era  morto;  che 
tredici  anni  per  l'appunto  ne  corrono  dal  1^74  ultimo  della  vita  di  Paolo»  si- 
ao  al  1187.  io  cui  sì  dice  da  Monsig*  arer  luì  date  fuora  ia  duodecimo  le  locu^ 


4^9 

-  -  Le  Gomedie  di  Terenzio,  tradòtte  nuovamente  in 
lingua  toscana  (in  prosa  da  Cristoforo  Rosario  da  Spo- 
leti).  In  Homa  per  Bartolomeo  Zannetti  16 ra.  m 
la.  (i).  L.     4. 

-  -  Gli  Adelfi,  commedia  tradotta  (in  versi  sciolti) 
da  Alberto  Lollio.  In  Finegia  presso  il  Giolito  i554* 
in  ra.  5. 

-  -  L^Andria  e  TEunuco (Commedie IL  tradotte  in  ver- 
so sdrucciolo^  da  Giovanni  Giustiniano  da  Candia.  Jn 
Finegia  per  Francesco  da  Asola  i534-  ìti  8.  {p»)  h. 

Tentù  egli  era  pubblico  istitutore  e  maestro,  di  averle  ridotte  »»  in  capi 
59  già  da  sé  per  esercizio  de'suoi  Giovanili  studj. ,,  U  Allacci ^  acui sfuggi- 
rono le  dette  due  prim^t  edizioni,  del  Borgo/ranco^  e  di  Aldó^  ne  accennò 
altre,  nell' esprimer  le  quali,  e  quelle  di  Aristofane,  egli  nomina  ciasche- 
duna di  esse  a  parte,  e  non  tutte  insieme,  come  sono  stampate,  senza  es- 
ser disgiunta  i'una  dalTaltra. 

(i)  L'Allacci  a  noi  scoperse  questo  volgarizzatore  nascosto  (Dramatur^ 
g{a  pag.  5o.).  Il  libro  è  impresso  in  bel  carattere  tondo  garamoncino,  e 
af^provato  per  la  stampa  da  Matteo  Torti,  noto  per  sue  opere  particolari 
in  difesa  del  Cardinal  Bellarmino,  di  cui  era  familiare,  e  non  persona 
snppofita,  come  parve  agli  avveisarj  di  quel  degnissimo   cardinale. 

{%)  Queste  commedie  volgarizzate  dai  Giustiniano  in  verso  sdrucciolo 
dietro  all'esempio  dell' ^rioi/o  si  veggono  lodate  da  Niccolò  Franco 
(a*) (Pistole fol.  xxxix.  lxxxvi.  a.  e  xo.  ediz  infogl).  L'interprete  dedi- 
cando al  Cardinal  Giorgio  à' Armagnac,  inviato  di  Francesco  /.  re  di 
Francia  ai  Veneziani  P  altro  suo  volgarizzamento  della  Filippica  II.  di 
Cicerone^  stampato  in  Venezia  da  Venturino  RufineUi  nel  iS38.  in  8.  af- 

sioni  indi  scelte .  Paò  essere ,  cbe  nel  perìodo  in  qaest*  aleimt  parte  alU  manie- 
ra di  Monsig.  assai  iotralciato  e  imbrogliaco,  egli  abbia  voluto  parUr  di  Aldo 
e  non  di  Pdolo:  ma  la  tesiitura  del  periodo  paò  fiir  pensare  e  intender  diver- 
samcnte. 

(a*)  Sone  snche  lodate  da  Pittre  Arentfentl  dialogo  del  Giuoce  pag.  y^  ove 
parlando  del  Giusiimane,  io  dice»  mirabile  traduttore  delle  commedie  di  Teren* 
lio  9  de' libri  di  VirgilU  ,  e  delle  orasioni  di  Cicerone',  e  però  in  ana  lettera 
{Uh,  li,  pag*  178.)  scritta  da  esso  Argiine  a  Luigi  Alamanni  stupisce»  come 
il  GiMstinÌMne  ,  nato  in  Candia  e  allct ato  in  Ispdgna ,  né  mai  stato  (  sino  ad 
allora  di  ferma  abitaaìone  )  ne' nostri  paesi,  parlasse  e  scrifesse  come  on  di  noi. 
Giastifics  le  parole  AtW  Anuno  il  sapersi»  clic  il  Giustiniano  in  et  à  di  dieci 
anni  fu  mandato  da' suoi  genitori  a  V€nt{ia  e  di  là  ben  costo  in  Ispa  gna ,  don- 
de passato  in  Francia  ,  tra  l'uno  e  l'altro  soggiorno  consumò  veat'anni  incirca 
della  sua  vita  non  essendo  ritornato  in  Italia  se  non  Terso  l'anno  if  |0.  come  si 
raccoglie  in  gran  parte  da  una  lettera  declamatoria  del  cavai  ier  Lorenzo  Conta^ 
rini,  stampata  fra  quelle  del  Ciuttiniano  in  Basilea  {pag  i4f  *  )  da  Gipvanni 
Opofino  nel  tff4.  in  dedaiosesco  e  non  in  daodeciaio ,  coose  più  basso  Moa« 
signore  issetisce  « 


t 


440 

ferma  di  aver  similmente  volgarizzate  le  altre  commedie  di  Terenzo  {a*)j 
le  quali  il  cardinale,  dopo  lette,  e  fatte  scrivere  in  bellissima  lettera, 
mandò  al  re  Francesco  suo  signore(&*),  gran  fautor  delle  lettere^  che  non 
gli  furono  ingrate,  perchè  gl'impartirono  T immortalità  della  fama:  e  se 
ei  la  meritasse,  bisogna  sentirlo  da  Giovanni  Ganejo  nella  lettera  prepo- 
sta ai  Comentarj  dìPrimasio  vescovo  d*Utica  (o  d*  Adrumeto)  sctpra  Tepi* 
dtole  di  san  Paolo,  stampati  in  Lione  dal  Grifio  nel  1537.  in  8.  (e*),  Il 

(a^)  Quando  il  Giustiniano  dedicò  nel  i  f  5S.  la  saa  traduzione  a  Giorgio  ^Ar* 
magnac t  questi  non  era  ancor  cardin.  ma  bensì  tcscovo  di  Rode\  e.amhascia- 
dort  del  re  Francesco  /.  alla  Repubblica  ▼enczUna .  Solamente  nel  1544.  ai  19. 
Dicembre  fa  promosso  al  cardinalato  da  Paolo  IIL  laonde  il  Fontanini  a  par* 
larne  esattamente  ,  non  dovea  dire ,  che  l' interprete  dedicò  il  tuo  libro  al  car- 
dinal Giorgio  i*  Armagnac ,  ma  a  monsig.  Giorgio  d'  Armagnac  ,  che  fu  poi 
cardin.  allora  vescoYo  e  inviato  o  più  tosto  oratore  ossia  ambasciadore  di  Fran» 
ctsco  I.  ai  Veneziani . 

{J>*)  Il  Giustiniano  le  avea  allo  stesso  re  dedicate ,  e  a  lui  pure  dedicato  avca 
l'ottavo  libro,  che  si  legge  a  scampa,  della  Eneide  di  Virgilio  ^  con  intenzio. 
ne  di  offerirgli  altresì  il. volgarizzamento  del  settimo  e  degli  altri  quattro  ultimi 
libri  di  quel  poema,  t  quello  dei  Cesari  di  Sveionio  ^  avendo  anche  destinato, 
che  la  sua  versione  della  verità  della  fede  cristiana  di  Gimlodovico  Vtves  ,  suo 
ià  amico  in  Ispagna  ,  portasse  in  fronte  il  real  nome  di  Margherita  Vjtlesia . 
a  morte  intempestiva  di  quel  gran  re  troncò  nel  1147.  sol  ?^^  1><^1  &ott  le 
sue  migliori  speranze  ,  che  lo  lusingavano  di  averlo  a  trarre  da  quella  povertà 
e  miseria  in  cui  a  grande  stento  menò  dipoi  il  rimanente  della  sua  vita  :  onde 
in  una  delle  sue  quattro  lettere  all'  Aretino .  (Lettere  di  diversi  all'  Aretino  lib,  /• 
fag.  178  )  non  si  sottoscrive ,  se  non  con  raggiunto  di  Giuitifiiawì  il  iiovero  ; 
e  celesta  indigenza  lo  ridusse  alla  necessità  di  tare  il  maestra  di  scuola  ora  in 
yene\ia  ora  in  Padova  ora  in  Capodistria ,  ma  in  ogni  laogo  con  molta  sua 
riputazione,  talché  nel  issi»  essendo  qui  nqua  gena  rio  major  ^  gli  lurnao  offerte 
ad  onesti  patti  le  pubbliche  scuole  di  Cipro  dalla  comuaita  d*  Nico.<{a  ,  pciché 
alia  gioventù  le  umane  lettere  v'insegnasse  Per  qual  cagione  ne  rifiutasse  l' of> 
ferra  •  non  saprei  dirlo  :  ma  fra  le  sue  Declamatorie ,  stampate  dai  '  OponnQ 
dietro  alle  sue  famigliari  e  morali ,  due  se  ne  leggono ,  l'  una  di  Marcantomm 
Tortora  da  Pesaro ,  che  lo  dissuade  dall'  accettarla  ,  V  altra  del  cavalier  Lorenzo 
Contarmi ,  che  vel  conforta  .  Oltre  alle  suddette  opere  de*  Giustiniano  •  parte  a 
stampa,  parte  a  penna,  altre  fra  le  prime  ce  n«  sono  limaste;  e  sono,  un  pa- 
negirico al  duca  Cosimo  L  de\  Medici  .  lodato  da  Mirto  Minto  va  e  la  risposta 
di  Carmide  ateniese  a  Tito  Quinzio  F/lvia  Romano ,  soggetto  tolto  da  una  no» 
▼ella  del  Boccaccio  (  Giornata  X.  NovrUa  Vili,  ):  òpere  stampate  ambedue  in 
Padova  presso  Gtamòattsta  Amico  nei  ijf).  in  8.  Fra  le  sue  manoscritte  v'ha 
una  traduzione  di  Orlato  :  un  Cv^mcnto  sopra  le  canzoni  del  Petrarca  in  lingua 
spagnuoia  :  alcune  commedie  itaìiane  consistenti  in  dodici  m«la  versi  sdraccio* 
li,  le  quali  desiderava,  che  gli  fossero  stampate  in  4.  dal  Marcolini\  e  una  de- 
clamazione di  Nettare  ad  AchUU  sdegnato  .  Il  Doni  nel  libro  II.  detle  sue  let- 
tere pag,.  61.  fa  menzione  di  una  Poliantéa  tradotta  in  versi  sdruccioli  dal 
Giustiniano;  ma  credo,  che  cotal  opera  non  fosse,  se  noti  in  quel-  fantastico 
cervello  dei  Doni  . 

(e*)  I  detti  Cementa  ri  del  Gagnejo  fur  ristampati  I'  anno  seguente  in  Colonia 
pure  in  8.  dedxati  da  es-^o  Gagnejo  al  re  Francesco^  dal  quale  ebbe  l'onore  di 
spiegarglieli  tnter  pr.miendum:  della  qual  lodevole  costumanza .  praticata  da 
quel  gran  re^  di  farsi  leggere  all'ora  del  pranzo  qualche  opera  dtgna  delia  sua  at« 
tenzioae  »   si  ha  un  altro  riscocuro  dai  panegirico   fatto  a  lui  da  Roberto  Ceoég* 


Giustiniano^  il  quale  fu  amico  del  Oiovlo,  di  Luigi  Ala/nanni^  di  Lazero 
Buonanico.Ay  Gio.  Mon1uc,A\  Marco  AlantOi^i,  f*^  di  Anr/rea  Matteo 
Acqua^iva)\'^\\iXohì  Ai^i  Duci  d  Atri^  -jciive  pm  It^tten*  a]  Carili nal  d* 
Annagnac  tra  le  sue  latine  staiupui»*  ni  JÌisUea  via  Giovanni  Operino  nel 
l554*  iu  12.  ,  e  parla  in  una  «li  ess.*  [pag,  6.  )  «li  questo  suo  Terenzio 
▼olgarf ,  pronietteiido  an^^ora  il  voU  iriz/.iiatMirj  degli  nltiur.  libri  VI.  del- 
r  Eneide^  e  altresì  di  S\^etonio,  M  .n%;gui»r  Niccolò  Forteguerri,  ch;^  io 
nomino  qui  per  onoianza,  e  deli.i  cui  a;iticd  amieizia  distint'inenro  mi 
pregio.  Ila  di  nuovo  con  molto  e  f^^iice  studio  vol^^arizzato  Terenzio  al 
mollo  prescritto  d  il  Muzio  nel  li  Poetica^  cioè  in  versi  sriolti,c;»me  sono 
ì  Sirnillitni  d«*i  Tnsslno.  il  Pellf^gri  io  AA  Parabosco,  e  tante  a-  re'  coni" 
nt'^die  del  secolo  xvi.  1  Prologhi  pf^rù  da  lui  soii  fatti  in  Ter^o  sdrucciolo 
e  il  libro  si  va  ora  impri.nenao  i.i  fo;^lio  nella  m.i£;niHci  stamperia  Al" 
hana  in  Urbino  f^ol  testo  latino  accanto,  e  di  più  con  le  figure  e  ma-cbe- 
re  degli  artori  nob'lmente  in  agliate  in  rame,  quali  elle  stanno  nel  famo- 
so Codice  ^a/icaao  di  Tere/tzio  (a'^).M^  prim  ideila  divulgazione'  dei  pre- 

le^  teoUgo  parigino  e  vesc.  di  Abrinca^  preposto  al  sud  trattato,  de  vera  men- 
surarnrn  ponieru>nque  ratione,  impresso  per  U  terza  volta  in  P.irigi  per  Giovan' 
mi  Roig'iy  nel  1  f  47  in  8.  ove  ntcrisce,  che  essj  re  ad  esempio  dell'  imperado- 
re  Severo  Alessandro  era  soi'.o  tenersi  di  continuo  a  fianco  persone  di  cono- 
sciuta bontà  e  djccrina,  e  cnc  dum  convivaretur ,  eruditoru-n  fruetaiur  colloquio, 
ut  haberet  fabulds  Lterat.ts^  quibus  se  recrean  dicekat  ^  CT  pasci,  concinnando 
cobi  verso  lui  :  Nulla  enim  d  es  eltibitur,  in  qua  non  er\dita  aliqua  lecito  ,  etiam 
et  arrcctis  auribus  ,  astani.bus  omnibus  auiicis  ,  inter  epulas  cum  magno  silenti» 
attente  ac  diltgenier  a  tu,t  mtjestate  audiatur  .  esempio  degno  di  esser  seguitato 
da  tutti  i  maggiori  monarchi  ,  i  quaii  per  tal  via  possono  gìugner  senza  fatica, 
con  d. letto  e  pri)tiito  a  erudir  non  solo  se  stessi ,  ma  ancora  i  loro  cortigiani  , 
che  in  qat-1  tempo  sogliono  ordiaariamente  occuparsi,  presente  il  principe  e 
sovente  anchc^con  ccd  o  di  lui  ,  in  ragionamenti  vani  ed  inutili  .  ove  sé  o  dì 
poco  senno  o  di  crassa  ignoranza  palesano  .  Non  mi  partirò  da  questo  insigne 
monarca  senza  riportare  ciò  che  di  lui  lasciò  scritto  il  card,  di  Perrona  ;  ed  è 
che  quegli  non  era  molto  dotto  (  Perroniana  pag,  1^9  edi\.  d'  Amsterd.  1740  ), 
ma  cne  amava  le  lettere  e  l'amor  di  lui  eccitava  gl'ingegni  alo  studio:  onde 
i  tranccsi  ,  che  prima  erano  gente  barbara,  sì  sarcbbono  renduti  letterati  e  pu- 
liti li  Castiglione  nel  libro  1.  del  suo  Corng'tno  ,  parlando  di  loro  tu  bravo  in- 
dovino ,  là  dove  scrisse,  che  i  francesi  sarebbono  un  giorno  un  popolo  dotto, 
quando  avessero  un  re,  che  amasse  le  lettere,  poiché  eglino  presentemente  noa 
le  apprezza  IO  ,  ma  in  breve  tra  loro  sì  sarebbjno  coltivate  ,  perchè  monsignor 
d  Ans^olemme  t  che  tu  poscia  Francesco  L  il  prossimo  erede  alla  corona,  era  a» 
mante  delle  lettere  e  le  estimava,  e  perciò  ne  dannava  i  francesi:  pronostico, 
che  in  avvenire  sempre  più  si  è  andato  verificando. 

(«*)  Il  Teren\io  v\)lgarizzato  da  monsìg  Forteguerri ,  coi  prologhi  non  solo,  mt 
con  gM  ar^  )nienri  ancora  in  verso  sdrucciolo  ,  uscito  dalla  magnifica  stamperia 
Altana  di  Urbino  a  spese  di  Girolamo  Mtinardi  nel  1736.  in  fogl.  merita  gli 
elog)  ,  de'  quali  anticipatamente  l*  ha  on>>rato  il  nostro  monsìg.  Fontanini  ,  si 
per  la  felicità  della  traduzione,  s)  p;r  la  ele^aaza  della  impressione  e  delle  figu- 
re e  niascdere  degli  attori,  iniagliite  in  rame  e  copiate  fedelmente  da  quelle  del 
codice  Vaticano    (*)  -  Il  pubblico    n'    e  rimasto  soddisfatto:    ma  esso  Fontanini 

.*)  Aucl.f*  Giooa  tii  Ftébrin,  ila  Fig'itne  fen»»  au  volf;arizzam   nto  delle  Guintne<llft  «H 
Terenzio,  di  cui  abbiam  vane  edizioni ,  ma  (£uella    fatta  dagli   Eredi  àé\  Sts.sa  il  i58o. 
Tom-  I.  58 


44» 

sente  libro  essendo  passato  il  medesimo  awtore  ali*  altra  vita  ai  xtii. 
Febbrajo  1735.  io  non  posso  entrar  mallevadore  di  quanto  ho  scritto  di 
sopra  in  proposito  della  stampa  (a'*')  « 

solito  andare  anzi  avaro ,  che  parco  »  in  formar  giudicio  faTorcvole  delle  cose 
Ritrai  e  maffioiameate  delle  moderne  »  qaaii  pentito  delle  iodi  lasciatesi  scap* 
par  di  bocca  prima  del  tempo  intorno  a  quest*  opera  non  finita  ancora , 
quando  8cri?eva ,  di  i tamparsi ,  e  dubitando  di  essersi  impegnato  più  dei  dove, 
re,  ritratta  al  meglio  che  può,  in  quella  parte,  che  concerne  il  merito  dell' 
impressione ,  il  sao  troppo  affrettato  giudicio,  e  ne  pronuncia  un  dÌTerso  io  a- 
aa  delle  giunte  al  suo  terzo  libro,  che  è  questa  . 

(a*)  Da  Questa  giunta  artificiosa  viene  oscurata  o  almeno  messa  in  sospetto 
Li  oellezza  aella  suddetta  impressione,  benché  uscita  dalla  magnifica  stamperia 
Albana  di  Urbin§ .  Al  merito  di  monsig.  Forteguerri  non  dà  eccezione  ,  perchè 
Io  a?ea  pfomiaato  dianai  per  onoranza  e  perchè  della  sua  antica  amicizia  distia- 
tamentc^  pregiavasi .  Ma  se  in  vita  dell'  arcives.  di  Andra  fosse  stato  pubblicato 
il  poema  romanzo  di  Ricciardetto  ^  opera  postuma  del  Fmrteguerri  sotto  nome  di 
Niccolò  Cartcromace  f  stampato  due  volte  in  Vcnei^ia  per  Francesco  Pitteri  nei 
17 3 8»  in  due  tomi  in  4.  e  in  ii.  non  so,  se  alla  memoria  di  questo  preliro 
sarebbe  stata  sufficiente  difesa  dalia  censura  dell'altro  la  fresca  nominanza  onore- 
vole o  la  considerazione  dell'  antica  amicizia  • 

^  la  più  ricercata  da'Bibliografi,  boBchi  omesia  àa\V Haym ,  oka  migliore  di  tatt*  cbia* 
na  l'altra  del  S9$ia  medetimo  cb«  parta  la  data  del  167  5. 


I 


CAPO    IV. 

Favole  pastorali  in  verso. 

1  Sacrificio,  favola  Pastorale  di  Agostino  Becca  ri  da 
Ferrara  (dedicata  alle  due  Principesse  Lucrezia,  e  Leo- 
nora da  Este,  e  rappresentata  due  volte  in  Ferra- 
ra nel  1554.  Jti  Ferrara  i555.)  in  8.  senza  Stampa^ 
tore.  (*).  L.      IO. 

E  (  con  un  Prologo  nuovo,  dedicata  a  Marco  Pio). 
Ivi  presso  Giulio  Cesare  Cagnacini  a  istanza  di  Alfonso 
Carafa  1587.  in  la.  [\)(a).  Z. 

(i)  Questo  Carafa,  a  istanza  del  quale  s<*gui  la  ristampa,  era  lihrajo  in 
Ferrara^  dove  a  istanza^  cioè  a  spese  sue,  pariment**  un  altro  stampai  ora 
impresse  il  Verato  I .  del  Quarini^  come  si  dirà  nel  Seguente  Capo  V. 

(a)  Sopra  le  rarie  cose,  ragionate  qui  da  Monsignore  intorno  a  qcesta  prima 
fàfola  pastorale,  il  signor  Baratti  ci  na  dato  un  pienissinio  esame  nella  saa  DU 
fesa  (  pag.  14^.  e  seeg.  ).  Io  non  aggiagnerò,  che  pochissime  osserTazioai  .  NcK 
là  seconda  edizione  della  Pastorale  del  Beccari .  aisai    meno    rara    della  prima 

(*)  Lo  Zeno  oKe  si  bramoio  è  par  sempr«  4i  notare  og^ni  picciolo  abbaglio  del  F*>nt a- 
nini^  ano  glien'ka  ^ui  perdaaato  4«  Imì  commeste  sei  riferire  l'edifioae  prima  del  8  a* 


445 

A  questo  Beccarì  Lilio  Giraldi  intitola  il  suo  Dialogo  IX.  e  di  lui  par« 
la  il  Guarirli  nel  Verato  II.  pag.  s.o6.  207.  Al  Menagio  {Mescolanze pag» 
i65.  tfi/iz.i.)  bramoso  di  yeder  questa  Favola,  fu  ella  mandata  con  suo 
gran  piacere  dal  Magliabechi  (a*).  Per  altro  già  si  mostrò,  che  la  primA 
Favola  pastorale j  messa  in  iscena  con  la  durata  di  tre  ore,  fu  il  Tirsi  di 
Luigi  TansillOy  per  quanto  osservammo  dall'  Istoria  siciliana  dì  Fran» 
Cesco  MavroUco  {Istor.  tom.  I .p.  a85.):  né  si  dee  badare  al  Crescimbe^ 
ni,  ove  con  debolezze  e  sofismi  della  sua  falsa  dialettica  oppone^  che  so 
questa  del  Tansillo  si  dice  Commedia^  si  aggiunse  però,  quasi  pastoralis 
£cloga,  come  se  ciò  potesse  alterare  l'essere   di  commedia  (h*),  quando 

ina  dali'satore  riveduta  e  ampliata,  sta  dietro  al  Tccckio  il  novello  Prologo ,  fat* 
to  da  lui  in  occasione  delle  noize  di  Girolamo  Sanscverino  Sanvitale  ,  nsrchese 
di  Coioroo,  e  cante  di  Sala,  con  Benedetta  Pia,  sorella  di  quel  Marco  Pio  di 
Savojéf  signor  di  Sassuolo ,  al  quale  ii  Carafa  dedica  la  ristampa  di  questa  pa« 
storaie,  ove  anche  fa  motto  di  un'altra  pastorale  del  Beccari  intitolau  Dafne ^ 
non  mai,  eh* io  sappia,  stampata.  Lo  stesso  anno  ifS?*  quella  del  Sacrificio  fu 
recitau  in  Ferrara  ai  II.  di  JDicerobre  negli  sponsali  del  medesimo  Marco  Pio 
con  Clelia  Farnese;  e  la  narrazione  delle  feste,  e  degli  apparati,  fatti  in  quel* 
la  «cessione,  con  alcune  rime,  e  con  grintermedi,  che  vi  furono  rappresenuti , 
sta  impressa  in  Ferrara  presso  Vittorio  Baldini  nel  ifS?.  in  4.  Uno  dei  reci- 
tanti fu  il  famoso  Verrato^  chiamato  <jaivi ,  onor  dells  scene  di  questi  tempi.  Il 
Prologo,  che  in  persona  d'Imeneo  vi  si  leg^e,  è  diverso  dai  due  già  stampati  con 
la  pastorale,  ed  è  componimento  del  cavaiier  Batista  Guarini  ^  di  cui  non  so, 
ae  sieno  ancor  ^'Intermedi  • 

(a*)  £  da  me  pure  fu  mandata  al  Fontanini ^  tilt  n'era  bramoso,  e  che  ne  la* 
sciò  ricordanza  nei  suo  Aminta  difeso  (  pag.  140.  ediz.  I.  )• 

(b*)  £'  stato  detto  «olto,  e  quistionato  molto  sioora  intorno  al  componimeo- 
to  drammatico  di  Luigi  Tansillo ^  ricercandosi,  ma  a  tentone,  se  questo  fosse 
una  commedia  pastorale  ,  ovvero  un'egloga  pastorale ,  per  cui  si  avesse  a  stabilire 
ai  Tansillo  la  gloria  di  esserne  stato  il  primo  ritrovatore,  e  a  toglierla  ad  Ago* 
stino  Beccaria  che  molti  anni  dopo  asci  fiiora  col  suo  Sacrificio»  Tutto  quello 
che  n'è  stato  pensato  e  scritto,  non  si  appoggia  ad  altro  fondamento  ,  se  non  a 
quanta  se  ne. legge  in  quella  parte  della  Storia  siciliana^  che  fu  pubblicata  da 
Stefaao  Baluiio  nel  tomo  II  delle  sue  Mescolante  pag.  5^7.  Ma  siccome  tutti  i 
pensamenti  sinora  addotti  eran  fondati  sovra  semplici  conghietture  ,  che  il  Fon^ 
lanini  spaccia  negli  altri  con  la  sua  solita  frase  per  debolezze ,  e  sofismi  di  falsa 
dialettica,  laddove  tiene  le  sue  per  incontrastabi-i  dimostrizioni  ;  cosi  io  credo, 
e  mi  fido  di  aver  in  mano  con  che  scioglier  si  fatto  nodo ,  e  metter  in  pieno 
lame  la  verità,  cosicché  ad  ogni  dubitazione  e  litigio  debbasi  in  avvenire  por  fi* 

crifioio  del  i3ecc«rì ,  qatntamque  aressa  tatto  I'acìo  di  oiierTtre  attentamente  qaetto 
libro,  giacché  il  possedeva  ed  ansi  rompiicqueti  di  preitarle  a  Moniignore .  Ora  qaest* 
ultima  dice,  che  l'edicione  del  iS55  h  tenta  nome  di  itampatore  ed  io,  che  tenta  arert 
arreoAto  ad  alonno  1'  inetmi»do  di  prettarmelo»tenge  tal  mio  tavolo  «[ueato  rarittimo  li* 
briccìno,  atticarar  potao  che  il  nome  dello  ttampatore  ri  è  h^nitsimo,  e  ch'ei  chiamaaì 
J*rattce5Co  de'^iloisi  da Ka/«/iza  anzi  non  saprei  tpiegtre  come  il  f*o/if  anin*  abbia  potato 
leggere  il  laogo  e  Tanno  dell'edizione  tenza  vedere  anche  il  nome  dello  ttampatore  che 
fra  l*axi   e  Taltro  sta  impresto  nell'altima  pagina  del  libro.  La  prima  volta,  che   ti  rap- 

ritetentò  qnetta  pastorale  fa  il  dì  it.  Febbrajo  dell'anno  1SS4.  ia  cai  fa  recitata  nelPa* 
agio  di  Don  Franctseo  da  Eite  alla  pretensa  di  Sroolt  II.  da  EstM  Daoa  IIII.  di 
Ftrrura  o  del  figliuolo  di  lui  Don  Luigi  Fa  la  seconda  il  di  4.  Marto  dell'anno  ap- 
presso ed  assisterono  alla  rappresentaiione  di  essa  Don  Frmnceteo  e  Don  Alfonso  eoa 
Madama  d'Etto  e  le  sue  figlinole.  Certo  M.  Alfunso  d^Ua  Viuola  fa  il  compotitor  del* 
la  mnsioa^  o  3f«  Andrea  tao  fra  tallo  fo*  il  personaggio  del  saoerdota. 


444 

pf»r  1')  nonfnrio  C'  ino  Nicìo  Eritreo  a  tutte  le  pii\  insigni  commèdie^ 
tragicommedie  e  fwoìe  pastorali  ,  e  pescatorie  ancora  da  il  nume  di 
ts^h^he,  es'ien  io  Ve'^ìo*;^a  u u  piccola  pastorale^  e  Va. pastorale  uiiag^ra/i- 
de  egloga  al  dire  d»*i  Guarirli  (Iterato  II »pag,  24^.  249)-  ®  benone  noi 
con«enra  Luigi  d*  E  redi  a  {Apolog.pag.  6,  e^/iz.  e),  V  Eritreo  perù  (Pi- 
nacotkeca  I,  pag.  gS,  ibtj.-'Pinacotheca  III.  nwn,  xxxvi  1 1 .)  cusì  chia- 
ne .  Prima  pere  di  ogni  cosa  è  forza  ,  ch'io  mi  liberi  da  an  grare  i stoppo  ,  che 
iul  primo  passo  sarebbe  sufEcicnte  a  dar  tiauollo  ad  Oji^ai  mio  quantunque  so- 
do ragionamento.  Il  Maurolico  ,  che  solo  ci  ha  ia|CÌ4ti  ccsttmoniauza  di  questa 
poesia  del  Taasillo  ,  non  le  assegna  alcun  titolo  particolare  ,  ma  s^iameute  U 
dice  commedia  ,  o  quasi  egloga  pastorale  .  Il  Fontnntni  ntW A'nmta  difeso  pag. 
1)8.  e'i  Crcscimbeni  nel  tomo  I.  deiristoria  pag.  ^8f>  non  la  spccilicano  con  al- 
tro titolo,  se  non  con  quello  datole  dal  Maurglico ,  Il  Creuimbeni  dipoi  »  noa 
so  perchè  ,  ma  forse  per  pretta  inavvertenza  ,  le  die  nell'indice  di  quei  mede- 
simo tomo  il  titolo  di  Tirsi,  e  questo  titolo  passò  poi  dall'indice  del  Crcsambi- 
ni  nel  testo  del  Fontnnini ,  come  qui  si  vede,  adattato  ciecamente  ,  e  senza  di> 
samina  alcuna  da  lui,  che  per  altro  in  tutto  il  rimanente  al  parere  del  Crescim- 
beni  fa  testa ,  e  gli  si  palesa  sdei^nosamente  avversario  per  vedersi  su  qtie^u 
punto  da  lui  contraddetto.  Sappiasi  dunque  ,  che  questo  titolo  di  Fint  »  aédo^sa- 
to  alla  favoia  del  Tansilié  ,  è  falso  falsissimo  ,  postovi  a  caso  e  a  capriccio:  il 
che  ,  da  quanto  sarò  per  dire  »  apparirà  chiaramente ,  bastandomi  qui  di  averne 
per  tempo  sgombrato  l'equivoco,  che  in  altri  da  tal  supposto  nascer  porrebbe,  t 
la  opposizione ,    che  a    me  ne    potrebbe  esser  mossa  .    Passo  ora  alia  descrizione 

^  del  Mituroluo,  presa  in  quella  sola  parte,  che  concerne  la  detta  poesia  dei  /W/i- 
siilo f  e  che  ta  al  nostro  proposito.  Recitata  ad  horam  usque  iertiam  eo/netétÌM , 
quam   Tansillas    poeta  neapoUtanut   exkibuerat .   Fuit   hàc  quasi    pastoralis    eclo* 

,  ga  ,  Amantium  continens  querimonias ^  qu9S  a  destinato  intenta  nympha  eujusàam 
pulcherimA  auctoritas  in  spem  conceptam  restituerat.  Qui  dunque  abbiamo  l'argo- 
mento ,  il  viluppo  e  lo  scioglimento  di  tutta  la  favola  .  Ella  contiene  le  quere* 
le  di  alcuni  amanti  ,  i  quali  dalla  risoluzione  di  darsi  la  morte,  vengono  rimossi 
dall'autorità  di  una  bellissima  ninfa,  e  a  pii!^  lieta  speranza  riconfortaci  .  Col  lume 
portomi  da  questa  narrazione  del  Maurolico  mi  sovvenne  di  pigliar  per  mano  i 
due  Pellegrini  del  Tansiilo,  opera  rarissima,  fortunatamente  da  me  possieda  ta  . 
Avendola  letta  attentamente  da  capo  a  tondo,  rimasi  persuaso  questa  c»»ere 
per  Tappanto  quella  quasi  egloga  pastorale  ,  di  cui  il  MauroUco  fa  ricordanza  »  e 
di  cui  sarà  bene  ,  ch'io  qui  esponga  il  preciso  titolo: 

I  due  Pellegrini  di  Luigi  Ttnsillo.  In  Napoli  per  Labaro  Scoriggio  t6|l*  in  4. 

II  divulgatore  del  libro  stampato  molti  anni  dopo  la  morte  dell'autore,  #i  è 
Toluto  nascondere  sotto  il  nome  accademico  del  Capriccioso  fra  gli  £rratsu  «li 
Napolif  il  quale  dedicandolo  a  Francesco  Benvenuti  bergamasco,  ce  ne  da  poi  l'ar- 
gomento in  un  picciolo  avviso.  L'opera  è  rappresentativa  in  versi,  e  in  varie  sor. 
te  di  metro;  scritta,  come  le  altre  del  Tinsillo  ,  con  molta  felicità  «d  eleganza. 
In  essa  non  s'incontra  il  nome  di  Tirsi  ,  falsamente  da  chi  non  la  vide  appic- 
catole;  ma  vi  tono  introdotti  due  innamorati:  l'uno  col  nome  di  Filauto ,  e  i'al- 
tro  con  quello  di  Alcinio,  i  quali  per  disperazione  essendosi  partiti  dalle  proprie 
case  ,  Filjuto  per  essergli  morta  la  ninfa  amata  ,  e  Atcinio  per  essere  stato  dalla 
sua  ad  altro  amante  posposto,  mettonsi  Pellegrini  in  cammino  da  varie  parti,  e 
l'uno  e  l'altro  essendosi  casualmente  riscontrati  in  un  bosco,  si  raccontano  dopo 
lunghe  nenie  e  doglianze  {querimonia!)  i  loro  infortuaj ,  e  tra  se  contendono, 
qual  sia  .  cggior  male,  e  disgrazia  Taver  perduta  o  per  morte  o  per  infedeltà  la 
persona  amata.  Mcssan  di  loro  vuol  cedere  alle  ragioni  dell  altro,  e  in  fine  risoU 


44^ 

ma  V  A  minta  del  Tasso,  così  il  Pastnrfido  lei  Guariil,  oogi  V  Amaranta 
di  Giovanni  Villijranchi,  e  così  VAlcco  deirO/z^Vcro,  non  usando  con' 
questo  altro  distintivo,  che  quello  di  Amynta  madidus.  Questa  dei  i^^c- 
carij  e  la  seguente  non  sono  senzii  qualclie  cosa  offensiva  df^lT onestà.  11 
Caro  in  una  lettera  al  Varchi  de'  S.  Dicembre  1639.  tra  le  Prose  Fioren- 
fine y  Parte  IV.  voi.  II.  pag.  4^.  rammenti!  una  pastorale  da  sé  scritta 
direndo:  la  mia  pastorale  dorme.  Questa,  so  fosse  stampala,  verrebbe  ad 
esser  ì^l prima  di  tuttr  {a*)» 

vono  di  uccidersi  da  le  stessi  ;  ma  nel  punto  che  Filauto  con  un  laccio  appeso 
ai  rami  di  un  albero  di  quei  bosco  sta  per  impiccarsi  •  la  voce  «eiia  sua  Amja 
defunta  (   Symphà  cujusdam  paichtrnmi,  ductorttas)  nello   stesso  aibcco  chiusa  , 

fli  si  fa  seatirc  ,  e  da  quel   funesto    peasìero  con    la    sua    autorità   lo    distoglie 
a  Ì€snt»aio  intenta  )  talché    finalmente  racconsolando  ambedue  con    la  speran* 
za  di  più  telici  avvenimenti  {in  spem  conceptam)  alla   citta  di  Jsiola  giioTia;  e 
poi  l'anima  delia  Ninfa,  guidata  dagli -Angeli,  ritorna  al  cielo;  con  clic  termina 
fittamente  la  favola    Ora  pare  a  me.  che  non  sia  per  trovarsi  alcuno ,  che   con- 
frontando l'argomento  di  essa  ,  da  me  esposto  diffusamente ,  con  quella,  che  più 
in  ristretto  nel    Mdurolico  se  ne  legge  ,  non  fcgga  manitestamtate  essere  1   due 
Pellegrini  la  tavola  fatta  rappresentare  in   Messina  la  notte  dei   xzvi.  di   Dicem- 
bre nei    ifiy.  dal  vicerèdi  Cicilia  don    Cardia  di    Toledo,    per    comandamento 
del  quale   tu  dal    7tf/iii//(>  composta.  Posto  ciò,  mi  si  dica,  se  questa  poesia  diain- 
matica  si  possa  ragionevolmente  chiamare  una  giukta  e  ben    regolata    Javola  pa- 
siormle,  che  vaglia  a  contendere  il  primato  in    ordine  di  tempo  al  Sacrificio  dei 
Beecari  .  L  Maurolico  la  chiama    cemmedia  ,  n»me  solito  allora   applicarsi  gene- 
ralmente alle  rappresentazioni  sceniche  di  ftn   lieto;   ma  poi ,  come    ritrattando. 
si,  la  dice,  quasi    egloga  pastorale  ,  per  essere  ia    medesima  appena  un    abbozzo 
deli'  egloghe  recitative,  che  in  quel  tempo  si  usavai^o  ,  o  in  un  atto  solo,  tome 
ancata,  ristrette,  o  in  più  atti  divise  ,  quai  sono  quelle    del    Calmo  t  dei  Cai^:^af  ^^ 
dell'  C/goni,  del  Carmignano  e  di  tanti  a. tri  :  il  quai    pregio  n«n  na    questa  dei  .• 
Tansillo  f  che  altro  non  ò  fuorché  una  prolissa  confabulazione  tra  due  soie  per-  Ì 
sone    col  sopravveniroento    in    fint  di  ana  terza,  che  ben  si  sente,  ma    non   si  i 
vede.  Se  a  me  toccasse  nominarla  con  giusto  titolo,  la  direi ,  un  dialogo  pasto.--  i 
rale  drammatico  ,  siccome  appunto  col  semplice    nome    di   dialogo  di  tre  Ciechi  ^ 
veggo  intitolata  la  Ceccaria  di  Antonio  Epicuro  in    una    vecchia   edizione  ,  che 
pure  non  è  la  prima,  fatta    in   Venezia  per    do.  Antonio  e  Fratelli  da    Sabbio 
nel  Ifi8.  in  8,  che  nelle  posteriori  edizioni  fu  \fìx\io\dii9i  tragicommedia.  QWi  vo- 
lesse preadersi  il  fastidio  di  leggere  questa    Ceccaria ,  e  i    due  Pellegrini ,    e  di 
confrontar  l'una  con  l'altra  ,  Terrebbe   facilmente  ad    accorgersi,  che    il    dialogo 
del  Tansillo  è  una  patente  imitazione  di  quello  dell'  Epicuro  ,  in    cui    sono  in- 
trodotti tra  Ciechi  con  la  loro  guida,  i  quali  disperati  per  varie  cagioni  si  risol- 
vono a  privarsi  da  per  se  stessi  di  vita;  ma  da    un   sacerdote    di  Amore,  allora 
Soprarrivato  ,   a  più  sani    consigli    S'>n  confortati  ,  e  finalmente   spinti  da  lui  a 
ricorrere    a  ouella    deità,  da  cui  viene  loro  restituita  la  vista  ,  onde    ne  partono 
consolati.  1  due  Pellgrini  sono  stati  ristampati  sul  mio   esemplare  ,  in  fint  delle 
Lagrime  di  San    Pietro    e  delle    Rime  del  Tansillo ,   in   Venezia  per  France.siO 
Piacentini   nel  17)8.  in  4. 

(a*)  Se  questa  Pastorale  del  Caro  fosse  stampata  •  non  verrebbe  ad  essere  la 
prima  di  tutte,  ma  sarebbe  una  sua  traduzione  delle  cose  pastorali •  cioè  dei 
Dafni  e  della  Cloe 9  scritto  in  greco  da  Longo  autore  antico  e  assai  neto ,  la 
quale  il  Céro  avca  preso  a  volgarizzare,  e  che  tra  le  cose  sue  inedite  ancora  dor- 


446 

L^Aretusa,Gomedia  Pastorale  di  Alberto  Lollio  (rap- 
presentata in  Ferrara  nel  i563.  edai  Lollio  e  dallo 
Stampatore  Panizza  insieme  dedicata  a  Laura  Eusto^ 
e hia  con  lettera  imbrattata  di  crandi  adulazioni),  i/i 
Ferrara  per  Valente  Panizza  MantOQano  Stampator 
Ducale  i564*  in  8.  (a).  L.     4* 

L'Egle,  Satira  di  Giambatista  Giraldi    Gintio  (col 
suo  ritratto  in  principio,  e  in  fine  con  un  Sonetto  di 
Ercole  Bentivoglio^  rappresentata  due  volte  in  Fer-  i 
rara   nel    i545.)  In  Ferrara   i545.  senza  Stampatore 
in  a.  {i)(b).  7. 

(i)  L'autore  negli  esametri ,  co' quali  dedica  al  duca  Ercole  II.  qnei- 
to  su.o  componimento»  il  chiama  inviswn  pridem  Latio^  e  appresso  a  od 
sonetto  a  damone  quivi  segue  una  sua  lettera  in  prosa  volgare  a  JBartih 
lomnuoCavmlcanii  fin  cui  replicatamente  dando  il  nome  di  nuovaaquesU 
Satinai  cioè  alla  greca,  e  non  alla  latina:  e  dicendo  di  essere  egli  stato  il 
primo  a  farla  dopo  mille  anni  (e*),  loda  il  Cavalcantiy  come  ,,  tra  dotti 
^^giudiciosissimo  e  tra'giudiciosi  dottissimo, ,. Qui  si  vede^che  co*titoli  Hi 

ne  (*).  Il  Stgheiii  ha  conosciuto  anch' egli  l'errore  del  Fòntdninì ,  e  lo  hi  cor- 
retto  nella   Vita  «lei  Caro  pag.  LXVIII.  della  edizione  II. 

{a)  1  titoli  d'Illustrissima  e  di  Virtuosissima  dati  dal  LOIIÌ0  e  dal  Panìj^a  a 
Laura  Eustochia  da  Ests  sono  le  grandi  adulaci onit  delle  quali  ▼eogono  impu- 
tati di  aver  imbrattar,!  la  lettera»  con  cai  le  dedicano  questa  commedia  pastore" 
U:  ma  comunque  ne  giudichi  la  passione,  que'titoli  erano  conTcnientitsimi  a 
chi  era  già  divenuta  moglie  di  un  duca  di  Ferrara^  che  prima  della  sua  oorte 
l'avea  sposata,  e  dichiarata  tutrice  de'  figliuoli,  che  gli  eran  nati  di  lai'. 

(b)  Monsignore,  prodigo  de' suoi  articoli,  ne  fa  parte,  e  come  una  carità  an- 
che al  Giraldi  ed  al  Lollio,  premettendogli  MEgle  dell'uno  e  all' ^rer jr/is  dell* 
«Itro  . 

{e*)  Dopo  mille  e  più  anni  ,  dice  il  Giraldi  di  arcr  po^o  in  questo  camp* 
il  piede.  Io  nondimeno  son  di  parere,  che  egli  abbia  voluto  dire,  dopo  due  mil- 
le e  più  anni,  poiché  il  Satiro,  specie  di  poesia  greca  drammatica»  essendo 
stato  sconosciuto  ai  latini  ,  e  l'unico  esemplare  ,  che  dei  Satiri  greci  ne  sfa  rf. 
masto,  essendo  il  Ctcfope  dì  Euripidi;  dai  tempi  di  Euripide  ,  che  rì$se  foo.  e 
più  anni  avanti  l'era  volgare,  insino  a  quei  del  Giraldi  corsero  appunto  d«e 
mille  e  più  anni.  Che  poi  il  Giraldi  sia  stato  il  primo  a  introdnr  fa  Satira  al* 
la  greca  appresso  gl'itaKani  ,  gli  si  potrebbe  conti  astare  da  alcuno  col  produrre 
quella  di  Marco  Gua\\o,  intitolata  miracolo  Ì' Amore,  e  da  lui  (letta  Satira  ^  in 
cinque  atti  distinta,  e  stampata  in  Venezia  per  Niccolò  Zoppino  nel  is'jo.  in  9. 
ma  questa  favola  del  Gaa^io  nulla  ha  che  hire  con  la  Sattra  alla  greca,  foicbè 
egli  in  tanto  diede  alia  sua  il  nome  di  Satira  ,  in  quanto  ▼[  si  tramotaTa  il 
pianto  in  allegretza,  fondando  la  sua  opinione  sopra  quelle  parole  del  Volterra» 
no,  citate  da  lui  nella  sua  dedìcaaione  a  Marco  Grimani  patriarca  di  Aqailleja: 
Satyra  vero,  at  existimant   quidam,  ex  luctu  in  gaudium  finiehati  ma  ciò  le    era 

(*)  Veggaii  più  ÌAdietr*  la  GUis«  iii  c*p«  a.  di  ^ueita  Biblioteca. 


447 

Lo  Sfortunato  9  Favola  pastorale  di  Agostino  Ar- 
genti Ferrarese.  In  Vine già  presso  il  Giolito  i5b8. 
in  4*  (e).  ^  L.     4* 

queste  e  di  tante  altre  dedicatorie  di  que' tempi  non  s'ingombravano  i 
frontispizjy  confondendogli  co' titoli  stessi  de' libri;  ma  si  stendeano  i 
fnedesimi  titoli  onorarj  a  parte  nella  carta  seguente,  non  essendosi  allo^ 
ra  peranche  inventato  questo  nuovo  rito  di  esteriore,  più  visibile,  e  trop» 
pò  affettata  adulazione  fuora  ne' titoli  stessi  de' libri,  quasiché  non  ba- 
stasse lo  stendere  i  titoli  dentro  nelle  prime  pagine  dopo  il  frontispizio, 
•e  di  fuora  non  si  metteano  in  vista  {a*)-  Il  Giraldi  per  avervi  introdotti 
Satiri  eNinfe,  chiama  il  suo  componimento  Satira^  che  all'antica  si  dis- 
se eziandio  Satura,  sopra  che  Isacco  Casaubono  scrisse  un  libro  parti- 
colare (b*). 

commune  con  la  commedia  e  con  la  tragedia  di  lieto  fine ,  essendo  ellt  in  iiaaU 
che  conto  partecipe  della  natura  dell'  una  e  dcìTaltra  (*). 

(a*)  Il  rito  d'ingombrare  i  frontispix)  de'  libri  co'  titoli  delle  dedicatorie  non 
è  cosi  nuovo  •  quanto  Monsignore  lo  giudica  .  Non  bastava  lo  stendere  i  titoli 
dentro  nelle  prime  pagine  dopo  il  frontispizio;  ma  si  mcitcano  in  vista  non 
meno  dentro,  che  Inora.  La  prima  edizione  delie  Istorie  faentine  di  Niccolò 
Machiavelli^  fatta  in  Firtìu^e  per  Bernardo  Giumti  nel  If5t.  in  4-,  dedicata  dal- 
lo stampatore  al  Duca  Alessandro  de*  Medici ,  vicn  dedicata  anche  dal  Machia- 
velli risanassimo  €  Beatissimo  «S-  N,  Clemente  VII  il  cui  nome  con  tutti  i  suoi 
titoli  tanto  nel  frontispizio  si  legge  di  fuora  »  quanto  di  dentre  nei*a  soprascritta 
della  lettera  dedicatoria.  Antenore  pertanto  all'anno  1545-  in  cui  fu  stampata 
VEgU  dal  Giraldi  t  e  una  tal  costumanza  chiamata  da  Monsignore,  nuovo  rito 
di  .esteriore  ,  pia  visibile ,  t  troppo  afettata  adulazione  . 

{b*)  Le  ninfe  non  entrano  di  necessità  in  modo  alcuno  nel  costitutivo  della 
£ivoia  satirica  *  Nel  Ciclope  di  Euripide  ,  l'unica  di  questa  specie,  che  a  noi  sia 
rimasta,  non  è  introdotta  alcuna  Ninfa,  ma  i  Satiri  ne  costituiscono  il  coro.  Il 
Giraldi  pertanto  non  intitolò  satira  la  sua  Egle  ^  per  avervi  introdotti  Satiri  t  e 
Ninfe»  ma  beasi  i  Satiri  con  Sileno  a  imitazione  di  Euripide*  Il  Casaubono,  che 
qui  vien  citato,  definisce  pag.  55  U  satirica  greca,  poeseos  speciem  a  Satyris 
(  non  soggiugne  &  Nymphis  )  ita  nominatam,  quod  Satyros  in  scenam  inJuceret, 
Questa  satira  del  Giraldi  partecipa  alcjuanto  de  U  natura  dei  Satiri,  riuscendo 
in  qualche  luogo  più  del  dovere  scostumata  e  licmz'.osa  Ella  può  d  rsi  come  la 
foriera,  e  la  Tanguardia  delle  tante  pastorali  ,  che  d)po  la  ^uj  Egle  m  videro  :  e 
sembra  che  in  ciè  i'autere  sia  stato  un  bravo  indovino  con  quei  sonetto»  che  vi 
si  legge  nel  fine. 

Che  s'avverrà,  che  con  piCi  dotta  mano 
Corone  akun  gli  tessa ,  o  che  dimostri 
A  qualche  miglior  via  la  virtù  loro; 
Spero  .  8c  il  mio  sperar  non  sarà  vano» 
Che  'I   Nome  pastorale  a*  tempi  ni)8tri 
Tal  fia  ,  qual  fu  già  nell'età  de  l'oro. 

(e)  Qaanti  esemplari  mi  son  capitati  di  questa  favola  pastorale  di  Agostino 
Argenti  nobile  ferrarese  ,  titolo  non  so  perchè  taciutogli    dal  Fontanini ,  benché 

(*)  Il  Padr»  Ireneo  Affò  f  osiervax.  all'Or/tfo  Hel  Poìiz  »tamp.  dal  Vitto  nel  1776)  av- 
verte che  qaantunq'ie  il  Giraldi  dette  alla  sua  Egie  il  titnio  4i  latira  pe'  Satiri  in  essa 
iatrodetti^  tattavolta  ella  è  vera  fav»U  pajtorale  in  esseaiUj  oade  aiieudo  eteita  alla 


L'Aminta,  Favola  boschereccia  di  Torquato  Tasso, 
tratta  da  fedelissima  copia,  di  mano  dell'autore  corret- 
ta e  accresciuta. 7/1  Parma  per  Erasmo  T  iofto  )  che  la 
dedica  al  Conte  Pomponio  Torelli  i58i.  in  i^.     L.      4. 

*  E  (con  la  Parte  £.  d»  Ile  Rime  del  Tasso).  In  fé- 
nezia  presso  Aldo  Manucci  i5Ri.  m  la.  [a).  A, 

*  E  ivi  presso  Aldo  j58a,  i58^.  in  i:i.  o. 

*  E  ivi  (  col  ritratto  del  Tasso,  e  con  figure  in  rame) 
presso  Aldo  iSgo.  in  4-  {*)•  9. 

iipresio  nel  frontispizio,  gli  ho  osserviti,  non  in  4.  ma  in  11.  staaipati  ,  e  in 
questa  forma  ne  sta  presso  V  Aitata  {  p«g.  195  )  la  citazione  L'autore  la  scris. 
se  nella  sua  adolescenza;  e  però  quando  di  là  a  moici  anni  si  determinò  a  porli 
in  luce,  dedicandola  al  cardinale  don  Luigi  dn  Esie,  la  dice  „  fatica  di  età  mol- 
to tenera  „  e  nel  ProUgo  vanta  che  nella  poesia  pastorale 

il  piede 

Unqua  non  pose  agricoltor  felice 

Da  poi  che  vago  questo  idioma  appare: 
•ade,  quantunque  prima  della  sua  si  fosse  veduta  l'Egle  del  GirMÌdi^  il  Sacnfici§ 
del  Beccaria  e  1'  Aretusa  dei  Lollio  ,  pare  ,  che  egli  pretenda  di  essere  stato  il 
primo  a  dar  fuori  una  fivola  pastorale,  o  almeno  di  averla  migliorata  ,  e  in  oc- 
casione della  prima  recita  che  se  ne  fece  a  spese  della  università  degli  scolari 
la  qualifica  per  uno  speitacoi  nuovo  d*un  opera  non  pia  udita.  £!la  tu  rapprcnen- 
tata  in  Ferrara  nel  Maggio  del  1 567.  alla  presenza  del  duca  Alfonso  IJ~  e  del 
suddetto  cardinal  Lutgt  e  del  principe  don  Francesco ,  e  ne  fu  attor  piìocipaie 
il    Verrato  ,t  onor  delle   scene  e   specchio  degl'istrioni,, 

{aj  E'stat  opinione  sinora  ,  che  la  prima  edizione  àeìì'  Amiata  del  Tasso 
fosse  quella,  che  si  vide  uscire  nnit«imcnte  con  U  parte  I.  de'ic  Rime  di  lui  ,  in 
Venezia  pesso  Alio  Manuzio  nel  15S1.  in  S.  non  in  11  come  qui  tuo  Mcnsignu- 
re,  il  quale  scostandosi  qui  dal  suo,  e  dali'altrui  sentimento  ,  pare  ,  che  ne  sta- 
bilisca per  prima  quella  di  Parma  .  Egli  però  e  turti  gli  altii  si  sono  ingannati, 
poiché  veramente  la  prima  edizione  se  ne  fece  bensì  da  Aldo  nel  ifSi.  in  S. 
ma  separata  dalla  parte  I.  delle  Rime  del  Tasso  ^  che  esso  Aldo  "ti  premise  ncia 
seconda  edizione.  In  questa  prima,  ch'io  len^o  ,  ed  e  bellissima  ,  ella  è  intitolata 
f  senza  accomp.goamento  di  articolo)  Aminta,  favol'  àoscnreccia  dì  AI.  To-qu.ito 
Tasso,  con  la  solita  insegna  d'  Aldo.  U'-bilitata  ÓAÌVAtfU!^T  imperiale,  concedu- 
tagli per  privi'egio  da  Massimiliano  IL  Alio  la  dedica  a  don  ÌFerramdo  G( nx-^géi 
principe  di  Molfetta  e  signor  di  Cuastalla  in  data  di  Vinegia  ai  ir.Deccmbre 
ifSo.  e  nella  lettera  egli  asserisce,  cne  ,,  questo  rar«)  pa^ro  del  maraviglioso  ia- 
„  gegno  del  Tasso  ,  essendo  da  tutti  colora,  che  prendono  diletto  della  vaghez. 
»,  za  delle  poeaie,  bramato  senza  fine,  non  meno  dt  quel  che  facciano  tattc  l*aU 
,»  tre  sue  cose,  anzi  forse  via  più  .  siccome  quello  .  cne  delle  sue  mani  ne'  suoi 
„  tempi  migliori  uscì  più  maturato  ,«;  sarebbe  stato  poco   convenevole  e  giusto  , 

luce  nel  164'».  cioè  dieci  anni  intiaazi  al  Sacrificio  fi«l  Beccar!,  viene  ad  essere  la  Tiri- 
ma  di  tutte  le  |«asrorali. 

(*)  Qa»»ta  iin|»i«-!.sioiie  A^ìi* Aminta  prorarata  da  Nccolò  Mnnafsti,  #  da  lui  4<>dicAia 
al  Si;j.  Giro/afflo  /f  ./Ao  è  lina  d»»llo  fiiù  b«'lle  il*^/</o  il  giu\  atie  Tlritr.ittn  rfelPAutore 
è  deloatAinente  inlaijliato  in  legno  (  f  n.»n  in  rame  ■  e^rualmcnte  rh«*  l«»  fiffiir>>,  le  quali 
«oao  (ju*»lle  steisn  ohi*  trovansi  uelli  .»  li /.ione  ddl  1  «9^:  iti*  pei  rftndnrle  preporsionatt 
alla  ferma  del  libro  vi  si  aggiunsero  alcane  vagbe  e  bea  diaej^nate  cornici. 


449 

*  E  in  Cesena  per  Francesco  Raverj  i6ooinii;t.    L.      3. 
^  E  in  Ferrara  per  Vittorio  Baldini  1703.  i/t  la.        3. 

*  E  con  l'elogio  \stox\coàeiTdiS%o.  In  Parigi  per  Clau^ 
dio  Cramoisì  all'insegna  del  sacrificio  d^  Ab  eie  (col  mot- 
to del  iatiioso  verso  retrogrado,  sacrum  pingue  dabo, 
nec  macrum  sacrificabo)  1654.  in  4»  10. 

*  E  con  le  annotazioni  di  Egidio  Menagio.  In  Pari^ 
gi  per  Agostino  Courbè  ib55.  in  4(0  (*)•  ^^' 

(i)  Qui  dovrebbe  riporsi  l'edizione  II.  delVAminta  difeso  e  illustrato^ 
già  promessa,  ma  non  fatta  peranche  da  chi  credette  aver  tempo  di  poter 
farla:  il  non  averla  fatta  mostra,  aver  lui  in  minor  considerazione  quel 
giovanile  componimento,  che  altri  non  Pebbe.  Ma  se  pure  ciò  avvenisse 
mai,  senza  mettere  io  conto  errori  di  stampa  avventurosamente  emenda- 
ti da  chi  di  ciò  non  pago  stimò  dover  farne  pubblica  pompa  con  anno- 
verargli un  per  uno,  allora  si  porrebbe  non  poco  migliorare  l'edizione 
I,  (a*),  e  scoprire  ancora,  come  taluno  facendosi   bello  delle  cose   non 

che  esso  Aldo  celato  Io  aresse  presso  di  sé  „  con  grare  ingiuria  della  gloria  del 
,»  suo  autorete  con  non  lieve  ofFesa  di  coloro,  che  mtcavia  l'aspettavano,,:  dalle 
quali  espressioni  si  viene  in  chiaro,  che  al  nostro  AUo  si  dee  la  gloria  di  avtr 
pubblicata,  prima  d'ogni  altro,  questa  incomparabile    opera  del  gran   Torquato» 

(à^)  Il  Fontaaim  pubblicò  il  suo  Aminid  difeso  e  illustrato  io  Roma  nel 
1700-  che  era  il  XXXIIl.  dell'età  -sua.  Nel  1706-  ne  promise  una  seconda  cdi« 
zione  corretta  e  accresciuta ,  la  quale  mai  non  si  vide  :  il  che  mostra ,  co- 
me qui  egli  si  esprime,  di  aver  Ini  in  miner  considerazione  quel  giovanile 
('non  però  tanto  giovanile)  componimento  che  altri  non  l'ebbe:  ma  di  co» 
testa  sua  disistima  è  stato  un  contrario  indizio  il  caldo  risentimento  ,  con  cui 
▼ide  ,  che  nelia  pulita  impressione  dell'  Aminta  fatta  dai  Cornino  io  Padova 
nel  ft7ii.  in  ottavo ,  gli  veniva  modestamente  rinfaccciato  fra  1*  altre  cose  • 
che  l'edizione,  di  cui  egli  si  era  servito,  non  era  aè  la  prima  né  la  più  cor« 
retta  e  che  un  per  uno  gli  venivano  annoverati  gii  errori  ,  che  nella  sua  pal- 
pabilmente erano  corsi  ,  non  solo  in  diversi  luoghi  senza  alcuna  rap^ione  alte- 
rati ,  ma  ancora  mancanti  di  versi  intiri ,  da  chi  assistette  a  quella  ristampa  di 
Padova  avventurosamente  emendati  .  Tanto  bastò  ad  attizzare  la  facile  animo- 
sità dell'  autore  dell'  Aminta  difeso  ,  tuttoché  in  poca  considerazione  lo  avesse  , 
contro  la  stamperia  Cominiana  :  e  di  si  tatta  maniera  1*  accese  ,  che  né  tempo  , 
né  ragion  valse  a  rimetterlo  in  calma  ;  ovunque  perciò  gli  venne  a  caglio ,  ne 
disse  ogni  male:  onde  bisognava,  che  così  facendo,  desse  una  mentita  ai  prò» 
pr)  occhi  e  al  pubblico  t&vorevol  giudicio  ,  che  diversamente  da  lui  ha  sempre 
riguardate  e  approtate  quelle  eleganti  impressioni  •  Minor  disgusto  non  gli  avrà 
paiimente  recato  la  ristampa  dei  suo  Aminta  difeso  fatta  in  Vtn€\ia  da  Seha* 
tttano  CoUti  nel  K7)o  in  8.  per  essere  stata  accompagnata  da  alcune  osservazio- 
ni di  un  accademico  fiorentino,    cioè  di   Vhtrto  Binvo^lienti  ^   gentiluomo   sa- 

{^)  Il  Menag'Q  fu  il  pvimo  ad  illastrare  quatta  pastorale  non  aot«,  e  di  esse  assai  van- 
tag[giosam*»iite  «critiie  il  Cre$cimherii  (  Ittor  carr.  ^74  ediz.  ..  )  ma  \»  Crucca  per  altr* 
▼i  fece  u«*iimir)ievol  r^ntnra^  «»  Wal  Fnntnnini  ancora  è  qnalrhe  volt'  ripresf»  il  Mena^ 
gio  nt^ìV  Aminta  difeso.  Questa  f  dizione  è  la  più  bell^  di  lotte  per  U  vaghezza  della 
•tampa,  e  pe' fregi  e  lettere  iniziali  ecoellentemente  intagliate  in  rame. 

Tom.  I,  $9 


45o 

Il  Pastorfido,  Tragicomedia  pastorale  di  Batista  Cua- 
rinì,  dedicata  al  Serenissimo  D.  Carlo  Emanuel  Duca 
di  Sayoja  nelle  nozze  di  Sua  Altezza  con  la  Serenissi- 
ma infanta  Donna  Caterina  d^Austria  (di  Spagna)  con 
privilegio.  Ifi  Venezia  per  Oiambatista  Bonfadino  1590. 
in  4*  edizione  I.  (i)  (a).  L.     6. 

sue,  si  lusingò  di  non  essere  osservato  dal  padrone  legittimo  ne' farti  a 
lui  fatti:  male  per  altro  con  facilità  rimediabile^  benché  altrove  ancora 
celatamente  arrecatogli  da  altra  arpia  plagiaria^  intrusa  sin  dentro  nel 
Comentario  del  disco  vo/ic^o,  la  quale  può  essere,  che  però  non  ne  rida 
sempre* 

Un'altra  edizione  dell' ^min^a  fu  fatta  in  Tours  del  1591.  in  la,  una 
in  Leida  nel  i656.  parimente  in  la.  e  altre  in  Amsterdam  presso  VEl- 
zevìrio  i64o*  in  24*  e  1678.  in  12.  Qui  non  si  è  inteso  di  annoverare  tut- 
te le  edizioni  di  questa  ^opo/a ,  ma  solo  di  porne  alcune  delle  più  nobi- 
li, com^  già  si  è  fatto,  e  si  farà  di  quelle  di  non  poche  altre  opere. 

(i)  In  bel  carattere  corsivo,  dove  prima  d%l  prologo  vi  ò  posto  l'errata 
del  libro. 

•esc ,  che  tìssc  con  oiolta  ripatacionc  di  bontà  e  di  stpcrc  :  le  ^ aali  in  certi 
luoghi  censursao,  parte  la  favela  del  Tasso  e  parte  il  sao  difenfore  •  Quindi  a. 
vrà  preso  aovello  impulso  l*ira  coneeputa  dal  Pàntémmi  coatra  gli  sumpatori 
veaeaiani ,  molti  de'  quali  in  questa  sua  BitlUteim  Iséiiéns  si  veggone  assai 
maltrattati  • 

(«)  Confesso  il  vero,  che  ael  nuoto  impngnatore  del  Pasiosfido  del  cavalier 
Batista  Guarìni  io  riconosco  sì  poco  il  vecchio  difendicore  deli'  Aminta  del 
Tasso ^  che  quasi  sono  per  ht  ragione  al  sìg.  Baratti  il  quale  nella  dilesa,  che 
cosi  bravamente  ha  intrapresa  e  fatta  del  primo,  ne  parla  in  maniera,  che  mo« 
atra  di  credere,  che  l'opera  deli'  Eloquenza  non  sìa  parto  di  monsìg.  Pontaaini. 
Questi  neir  Aminta  difeso  parla  del  Pastorpdo  e  deli'  autore  dì  esto  con  senti» 
menti  afhtto  contrari  a  quegli ,  co'  quali  se  ne  ragiona  neli'  EUquiiK{a ,  ove  par 
molto  difficile ,  che  egli  si  ritratti  e  si  penta  di  essere  stato  altre  volte  più  ra- 
gionevole e  piò  giusto  :  di  che  però  non  è  da  stupirsi .  Neil'  Aminta  scriveva 
il  Pontanini  con  testa  fredda,  con  animo  posato  e  con  giadicio  libero  d'ogni 
passione.  Da  quale  spirito  fesse  poi  agitato  nel  comporre  la  sua  Eioqnsn^a, 
lo  sa  e  lo  vede  ciascuno,  sencachè  a  dirne  di  più  mi  affatichi.  Moltissime  sono 
le  accuK,  addossate  da  lui  con  lunghissime  dicerie  e  sottiglieaxe  alla  perseaa  dai 
«avalier  Gnarini ,  delle  quali  tutte  lo  ha  pienamente  non  meno ,  che  fondata- 
mente purgato  il  suo  valente  concittadino  :  con  che  mi  ha  sollevato  cjai  ancora 
dal  grave  peso  di  farne  altro  particolare  esame  in  queste  mie  annotauoni  :  ma 
per  non  lasciare  affatto  in  silenzio  nn  tale  argomento,  accennerò  solamente  in  ri* 
stretto  i  capi  principali  di  quelle  accuse,  e  con  la  scorta  di  chi  mi  ha  preceduto 
rimetterò  in  vista  la  loro  insussistenza  • 

„  I.  Nella  prima  edizione  erigiaale  del  Pastorfido^fag.  461.),  e  in  cucile  prò* 
„  venienti  da  essa  non  si  vede ,  che  il  Gnarini  porti  il  titolo  di  cavaliere ,  per 
^  non  essere  mai  stato  aggregato  averun  ordine  equestre ,  benché  il  meritasse.,, 
,t  Benché  il  meritasse,,:  doratura  so  la  pillola  amara.  Gli  si  accorda  il  merito  e 
gli  li  nega  il   premio.   Il  Gnarini   non  fa  aggregato  a  ?eraa    ordine  equestre; 


45i 

*  E  m  Ferrara  per  Domenico  Mammarelli  iSgo.  in 
1%.  edizione  IL  senza  V errata  dell' ediz.  1.  L.     4* 

Mia  non  pertant*  fa  cavaliere  »  onorato  di  qaeito  titolo  dal  duca  Alfonso  II. 
di  Ferrara  9  suo  priocipe  e  tao  signore,  quando  nal  ly^T*  lo  spedi  arobasciado- 
re  in  V€nt\ia  al  doge  Pier  Loreiéino  ,  per  congratularsene  a  nome  suo  ;  e  qae. 
sto  titolo  di  cavaliere  gli  viem  da  lui  confermato  nella  lettera  di  passaporto , 
con  la  quale  esso  duca  ne  accompagna  la  prima  sptdiaione  in  Polonia  con  lo 
•tesso  carattere  di  viù  oratore  nel  Xf74*  al  re  Arrigo  VaUsio  ^  die  non  molto 
dopo  fu  re  di  Francia  il  HI.  di  questo  nome  :  nella  qual  lettera  il  duca  lo  dice 
triplicatamente  magnificum  iquitem  .  Sì  sa  darsi  in  ogni  corte  cavalieri  titolati , 
benché  non  ascritti  a  verun  ordine  equestre.  Tutti  i  principi  sovrani  ha  a  fa. 
colti  di  crearne  e  ne  creano,  per  cosi  dir  giornalmente;  e  questi  per  cavalieri 
vengono  da  chi  che  sia  riconosciuti  e  onorati .  Se  Monsig.  pretende  »  che  per 
uie  non  sia  considerato  il  Guarini,  convien  dire  o  falsa  la  lettera  originale  del 
duca  Aljoaso,  prodotta  dai  sig.  Barotti^  o  nulla  la  dichiarazione  del  duca;  qua- 
siché ad  esso  non  competesse  la  facoltà  di  crear  cavalieri  i  gentiluomini  della 
tua  cotte ,  e  che  i  creati  da  lui  veri  cavalieri  non  fossero . 

»>  1.  Il  Guarini  da  se  medesimo  •  in  persona  non  s'intitolò  mai  cavaliertt  «è 
t»  in  latino  né  in  volgare  (ivi)^t.  Intorno  al  sigillo,  con  cui  il  G««ri/ii  segnava 
le  sue  lettere,  leggevasi  a  chiare  note,  Baptisu  Ganrini  equiiis .  Io  più  di  una 
Tolta  ne  vidi  e  ne  osservai  il  legittimo  impronto  fra  le  carte  di  lui  ,  esistenti  ap- 
presso il  sig.  Alessandro  Guarini,  suo  dignÌMÌmo  pronipote.  A  pie  della  lettera  e 
del  sonetto,  che  di  lui  stanno  •impressi  in  principio  del  libro  di  Ottavio  Fakri, 
intitolato  ,  „  l'uso  della  squadra  mobile  „  egli  si  sottoscrive  ,  il  cavalier  Guarini  • 
Da  se  medesino  adunque  e  in  persona  egli  intitolavasi  cavaliere  sopra  il  suo  si- 
gillo e  nelle  sue  lettere  in  latino  fosse  o  in  volgare .  Se  in  alcnna  delle  ane  o^ 
pere  per  modestia  o  in  certo  tempo  per  altro  suo  particolare  riguardo  dopo  esser- 
•i  Itcensiatò  dal  servigio  del  duca  Alfonso .  di  cui  in  più  laogni  delle  sue  lettere 
fa  amare  doglianae  e' si  astenne -dall' accompagnare  il  proprio  nome  col  titolo  di 
cavaliere  in  altre  però  non  1'  omise  ;  non  nel  suo  Parere  sopra  la  canta  papafava, 
stampato  in  Verona  nel  lySé-  ia  4  ;  non  in  tutte  l'ediaioni  delle  sue  Lettere-, 
non  nelle  tante  posteriori  ristampe  del  Pastorfido ,  lui  ancora  vivente  e  in  quella 
principalmente  fatta  dal  Ciotri  nel  itea.  in  4. ,  arricchita  di  annotaxionì  e  del 
Compendio  dei  due  Ferrati  ;  non  nelle  sue  tre  scritture  contra  Giovanni  Bonifacio 
-tenzacbé  il  suo  avversario  attento  per  altro  a  screditarlo  e  ad  abbassarlo ,  quanto 
gli  fotte  possibile  ,  lite  gli  movesse  sa  questo  titolo ,  che  anzi  da  lui  gli  vien  m 
più  luoghi  della  sua  mordace  rrspofta  accordato  •  Pietro  Bembo  nel  1514.  prete 
la  croce  di  Malta  ,  ed  tbbe  la  commenda  delia  Magione  di  Bologna  .  Sperone 
Speroni  fu  creato  cavaliere  da  papa  Pio  IV.  Né  Tuno  né  l'altro  si  diedero  mai 
questi  titoli  ne'  loro  Kritti  :  non  Rirono  dunque  perciò  cavalieri  ? 

»,  |.  In  niuna  delle  sue  orazioni  latine,  separatamente  da  lui  stampate  in  rarie 
n  occorrenze .  mai  non  si  lette  altro,  che  Baptisté  Gnarini  junioris  {Ivi).  L'  ag- 
giunto di  giuniore,  datosi  dal  Gnarini  nelle  sue  orazioni  latine,  e  anche  nella  1- 
«crizione  da  lui  composta  e  coMocata  nella  sua  casa  della  Gnarina  ,  piacque  più 
a  ini  certamente  e  parsegli  più  onorifico,  che  quello  di  Eqnes ^  poiché  col 
primo  qualificavasi  per  pronipote  e  discendente  dall'  altro  Batista  Guarini ,  det- 
to il  Seniore,  uno  de' più  dotti' e  rinomati  nomini  dell'età  sua.  Intitolarsi  a- 
siitamente  eques  e  junior ,  non  era  ben  fatto,  perché  il  vecchio  Batista  Gua» 
fini  non  era  stato  mai  cavaliere,  e  al  giuniore ,  che  si  fosse  intitolato  cavaliere , 
oarebbe  stato  notato  a  vizio  e  a  aoperHuità  l'altro  distintivo  di  giuniore.  Do- 
Tcndo  egli  pertanto  omettere  l' uno  di  que'  due  aggiunti ,  elesse  il  nien  noto 
agli  alui  e  'i  più  decoroso  e  caro  a  se  stesso  • 


455^ 

*  E  (insieme  con  rAmìnta  del  Tasso)  in  Londra  per 
Giovanni  Volfeo  a  spese  di  Giacopo  Castelvetri  1591. 
in  ìfi,  (i).  L.     8. 

(i) Questo Cai/e/re^ro  con  sua  lettera  àtiLondra  de'vi.  di  Giugno  ibgi • 
dedica  il  tutto  a  Carlo  Brunty  areudo  la  bontà  di  chiamare  »,gloriosÌ8si- 
y^  mo  quel  reame  per  ispecial  grazia  di  Dio,  »,  poiché  la  reina  Elisabetta 
Ti  regna  ,,  col  suo  sommo  savere.  „  Esso  Castelvetro  fece  lungo  soggi^r* 
no  in  Basilea,  pubblicandovi  nel  i562.  col  suo  proprio  nome  un  libro 
in  8.  senza  luogo  e  anno»  e  con  fìngere  nel  titolo  del  libro,  secondo  Par- 
te de' pari  suoi,  da  me  altrove  accennata,  che  vi  si  trattasse,  non  centra, 
ma  del  Concilio  di  Trento:  e  tal  libro  ebbe  anche  l'onore  di  entrare  in 
tal  guisa  nella  Biblioteca  Viziana,  uscita  in  luce  con  la  direzione  del 

„  4.  Neir  cpitafio  erettogli  dopo  morte  dall*  accademia  degli  Uméristi ,  fa  scrii* 

„  loi  Bdptistd  Guarino^  senz'altro  titolo  (Jvt)- tt  E  ntììn    relazione  del  funerale, 

celebratogli  dalla  stessa  accademia  degli   Umoristi ,  stampata  in  Roma  nel  1615* 

gli  Si  accorda  pubblicamente  quel  titolo  di  caTaliere  ,  che  gli  si  tace  nell'epitafio. 

,,  f.  £  Giano  Aido  Eritrèo  nella  già  mentovata  orazione  latina  delle  sue  lodi , 

„  recitata  ivi  ia  sua  morte  ,  non  mai  lo  chiamò  cavaliere  (Ivi)  .  „  Ma  cavaliere  lo 

chiamo   Scipione    Buonanai    nella    orazione  volgare  in  morte  di  lui  ivi  eziandio 

recitata  e  stampata  d'ordine    di  quella    accademia.  V  Eritrèo ,    benché  dia  graa 

lodi  al  Clarini-,    tanto  nella   sua  orazione,    quanto  nella  sua  Pina€ot€Cd »    ebbe 

dispetto,  che  il  Buonanni  tosse  stato  destinato  a  far  l'oraziane  volgare  in  quel* 

la  occasione  a  competenza  di  sé,  che  ia  tece  latina  ;  e  però  lasciò  correre  certi 

tratti  di  penna  contra  il  Buonanni  nelle,  sue  Epistole  e  certi  altri ,  come  vedre* 

mo ,    nella  sua   Pinacoteca    coarra  \\  Guarini^  il  quale  in  essa  vien  da  lui  cfaia- 

loato  Guarinus ,  ma    nell'  erazione ,  eoa  una  incostanza  degna    d'  essere  avverti* 

ta ,  Guerrinus  • 

6*  li  74ii0« in  .occasione  di  lodarlo,  non  gli  diede  altro  titolo,  che  quello 
di  $ìg.  Batista  Gu^fiAo  (/vi) .  „  TitoU  però  di  cavaliere  gli  diedero  infiniti  no- 
bili e  letterati  e  dentro  e  fuori  della  sua  patria;  e  le  intere  e  più  rinomate  ac- 
cademie e  i  registri  pubblici  di  Ferrara  e  principi  e  cardinali  e  iasioo  il  poa- 
tefice  Clemente  VII!»  nella  bolla  dal  sig.  Barotti  allegata  .  Pare  a  me ,  che  tut. 
te  queste  testiraooianae  sicno  più  che  sufficienti  a  contrappcsare  quella  confi- 
dente omissione  e  non  assoluta  negazione  del  Tasso ,  su  cui  si  fa  forte  1'  op- 
positore. 

7*  Che  se  poi  altri  per  ornamento  e  decoro  il  vollero  favorire  di  questo  ti- 
tolo egli  il  lasciò  correre  ,  come  segno  verso  lui  di  onoranza  (/vi). ,»  Chiunque 
accetta  un  titolo  di  onoranza  ,  che  a  se  non  conveng^a ,  si  mostra  vano  e  si 
rende  ridicolo;  e  se  non  e  più  che  sciocco,  non  sa  accordare  la  sfacciataggine 
dell'  altrui  adulazione  e  menzogna  con  la  propria  coscienza .  Poteva  il  Guanni 
a  suo  piacimento  lasciar  talvolu  di  attribuirsi  un  titolo  di  cui  era  in  possesso; 
ma  non  doveva,  nò  poteva  impedire  l'esserne  pubblicamente  onorato;  e  però 
il  lasciava  correre,  non  come  segno  ver«o  lui  di  onoranza,  ma  come  legittimo 
acquisto  e  frutto  del  proprio  merito  . 

„  8.  Titolo  unicameate  fondato  in  averlo  il  duca  Alfonso  II,  à\  Ferrara  crea* 
„  to,  come  dice  il  ^«oa«/i/iì  nell' orazione ,  o  piuttosto  dichiatato  cavaliere,  cioè 
M  gentiluomo  .  come  suol  dirsi  della  sua  corte,  allo  scrivere  di  uno  stretto  suo  pa- 
••  rente.  che  è  Marcantonio  Guartnì  {Delie  chiese  di  Ferrara  Uh  II L  pag.  ijsO'»* 
Confessa  qui  Monsig.  che  1' unica  ragione  del  titolo  di  cavaliere,    dato  al  Gue* 


9» 


453 

Grevio  {Parte  II. pag,  33.)  Vi  pubblicò  pure  in  Basilea  i  libri  dì  suo 
zio  Lodovico 9  pieni  di  eresie,  e  perciò  condannati  dalla  suprema  autori- 
tà della  santa  romana  Chiesa  .  Dopo  ciò  Jacopo  se  n«  passò  finalmente 
in  Inghilterra.  Di  questi  libri  di  Lodovico  si  riparlerà  nella  seguente 
classe  V.  poiché  l'intrepido  Panegirista  di  si  degni  signori  comanda  che 
sene  riparli.  Il  medesimo  Jacopo  Castelvetro  se  ne  venne  alla  fine  da 
Londra  a  Venezia:  e  che  egli  quivi  se  ne  vivesse  nell'anno  1607.  si  rac- 
coglie da  una   lettera  di  Tommaso  Segeto  scozese,  diretta  a  quell'altra 
buon'anima  di  Melchiorre  Goldasto,  e  scritta  da  Anau^  in  latino  Hano^ 
via,  castello  nelle  vicinanze  dì  Fancforty  noto  per  libri  ivi  stampati. 
Il  Ségeto^  che  era  stato  discepolo  di  Giusto  Lipsio,  e  che  dimorando  in 
Padova  ebbe  l'amicizia  del  Pinelli  e  del  Pignoria,  e  scrisse  un  opusculo 
de  Princìpibus  ItaliaCy  in  quella  sua  lettera  al  Goldasto  {Epist.  clxxii. 
ad  Goldastum pag,  noQ.)  parlando  di  Jacopo  Castehetro^  qui  Venetiis 
agit,  il  chiama  comune  amico,  suo  e  del  Goldasto,  e  parimente  vi  nomi- 
na per  comune  amico,  Arrigo  Vottone,  a  quel  tempo  ambasciadore  in 
Venezia  del  re  Jacopo  d^ Inghilterra.  In  oltre  al  Goldasto  egli  ricorda , 
ma  non  dice  a  qual  fine,  in  usum  Jacobi  Castelvetiiij  certe  erbe ,  quae  in 
mortuorum  craniis  nascuntur.  Il  nuncio  apostolico  di  Venezia  BerUnge^ 
ro  Gessi y  vescoYo  di  Rimini ,  ai  3.  di  Gennajo  16^9.  scrisse  a  Roma^  che 
questo  ,^  Castelvetro  era  di  mente  pessima,  e  poco  cattolico;  non  però  di 
^y  alcuna  dottrina,  uè  atto  con  ragionamenti  a  sovvertire  altri,  benché 
,,  pericoloso,  come  distributore  di  libri  cattivi,  che  tenea  per  eredità  d«l 
,,  zio  {Lodovico) y  o  per  occasione  di  essere  stato  librajo,  o  perchè  in  al- 
,y  tro  modo  gli  avesse  procurati;  ,,  e  dice,  che  allora  e^li  attèndeva  a 
insegnar  la  lingua  italiana  a  certi  forestieri.  In  conformità  di  ciò  essen- 
do stato  rinchiuso  nelle  carceri  del  sant'uficio  di  Venezia,  ebbe  la  fortu- 
na, che  l'ambasciadore  Vottone  seppe  farvelo  scappare  in  principio  di 
Settembre  dell'anno  i6i  i.  Stimasi  colpa  uguale  il  dare  senza'alcun  fon- 
damento per  eretici  i  buoni  cattolici,  e  lo  spacciare  per  cattòlici  quelli, 
che  noi  sono,  ma  «he  vogliono  essere  eretici. 

Tini ,  era  fondata  neir  essere  stato  lui  creato  o  piuttosto   dichiarato  csfaliere  del 
duca  Alfonso  IL  di    Ferrara  .  E  questo  anico  fòndatneato  basta  appunto  al  Guarirti 
per  dirsi  e  per  essere  cavaliere.  Ma  „  cavaliere»  soggiugne  l'oppositore,  cioè  gentil- 
uomo  della   sua  corte.  „  Da  quaodo  in  qua  gentiluomo  e  cavaliere  sono  ana  cosa 
medesima  ?  Tra  i  moki  significati  ,  che  ha  la  voce  di  cavaliere  ci  è  quello  è  ve- 
ro di  gentiluomo  e  di  nubile  ;    ma  ci    è  quello    ancora    di    chi  è  ornato    di  un 
grado  cavalleresco  o  per   aggregazione  a  qualche    ordine   eq  estre  o  per   concai- 
sione  di   qualche  sovrano,  e  questi  in  latino  si  chiama  eques  :  non  cosi  l'altro, 
^n  semplice  gentiluomo  di  corte  non    oserà  mai    aggiugnere  al  suo  nome    il  ti- 
tolo di  cavaliere.  Questo  è  un  distintivo,  che  di  suo  capo  niano  ha   facoltà  di 
arrogarsi  .  Il  duca  Alfonso  chiamò  il  Guarini  ,    magnifcum    equitem  e  anche  no- 
hiUm  ferranensem  •  li  Guarim  non  avea  bisogno  di  un  diploma  ,  né  di  una  let- 
tera di  passaporto  ducale  ,  per  esser  creato  e  dichiarato  gentiluomo  :  lo  era  per 
nascimento  e  per  lunga  serie  d'illustri  antenati  .    Egii  però  non   era  ancor  cava- 
liere: e  questo  è  1*  eflFctto  del'a  lettera  e  della  dichiarazione   del   duca   Alfonso: 
senza  la  quale  egli  sarebbe  sempre  stato  semplicemente  quel  nobile    Batista  GuM' 
rini ,  qual  lo  vuol  Monsig.  ;  ma  io  virtù  di  essa  egli  è  di? eaato  quel  catalier  Bd' 


4H 

--Il  Pastorfido,  Tragicomedia  pastorale  di  Batista 
Gnarìni  col  suo  elogio  ìstorico.  In  Parigi  per  Claudio 
Cramoisì  i6So.  in  4^{i)  (a).  Li.     9. 

(1)  la  queste  edisioni^  provenienti  da  quella  prima  originale  del  Qaa* 
rini  non  8i  vede^  che  l'autore  porti  il  titolo  di  cavaliere^  per  non  esser 
mai  stato  aggregato  a  verun  ordine  equestre,  benché  il  meritasse.  Qnindi 
è,  che  egli  da  se  medesimo  e  in  persona  propria  non  s'intitolò  mai  cara- 
liere,  né  in  latino^  né  in  volgare;  poiché  in  niuna  delle  sue  orazioni  la- 
tine, separatamente  da  lui  stampate  in  varie  occorrenze,  mai  non  ai  lesse 
altro,  che  Baptìstae  Guarìnijumoris.  Neirepitafio,  erettogli  dopo  morte 
dall'  accademia  degli  Umoristi^  fu  scritto  Èaptistae  Guarino^  sensa  al- 
V  tro  titolo:  e  Giano  Nido  Eritreo  nella  già  mentovata  Orazione  latina 
delle  sue  lodi^  recitata  ivi  in  sua  morte,  non  mai  lo  chiamò  cavaliere.  Di 
più.  il  Guarìni  stesso  nell'iscrizione  da  sé  composta,  e  collocata  nella  sua 
propria  casa  o  villa  della  Guarina^  contrada  della  parrocchia  di  S.  Bel- 
Kno,  diocesi  à* Adria  nel  Polesine  di  Rovigo^  vi  mise  queste  parole:  £ap- 
Usta  Guarinus junior  a  fundamentis  erexitanno  sol.  MDLXXXI,  senza 
pervi  alcun  titolo  di  ordine  cavalleresco ,  siccome  per  altro  in  tali  me- 
morie non  si  tralascia  di  fare.  Il  Tasso  un  anno  dopo  nel  suo  dialogo  del 
Jnìessagero  pag.  28.  che  fu  stampato  in  Venezia  da  Bernardo  Giunti  nel 
^58a,  in  4»  9  in  occasione  di  lodarlo  insieme  con  altri,  come  esperto  in 
lettere,  e  in  maneggi  di  affari  di  principi,  non  gli  diede  altro  titolo,  che 
quello  di  signor  Batista  Guarino.  Che  se  poi  altri  per  ornamento  e  deco« 
To  il  vollero  favoriredi  questo  titoloegli  il  lasciò  correre  come  segno  verso 
lui  di  onoranza,  quantunque  unicamente  fondato  in  averlo  il  duca ^^/i^ 
so  II.  di  Ferrara  creato ,  come  disse  ììBuonanm  nell'orazione  in  sua  lo- 
de,o  piuttosto  dichiarato  cavaliere  cioè ^e/iti/uo/;u>^ come  suol  dirsi, della 
sua  corte,  allo  scrivere  di  uno  stretto  suo  parente,  che  é  Marcantonio 
Guarini  (  Delle  Chiese  di  Ferrara  Ub.  Ill.pag.  179.  )  e  tutte  queste  date 
sono  posteriori  all'epoca  di  tal  dichiarazione.  11  rimanente,  che  dianzi  si 
vede  scritto,  esce  da  vane  supposizioni,  unicamente  originate  dalla  ba- 
lordaggine di  chi  alla  edizione  IH.  delle  Lettere  del  Guarini,  tanto  esal- 
tate da  Agostino  Michele,  avvoeato  in  Venezia  di  cause  criminali,  cJie  se 
ne  fece  il  divulgatore  presso  il  Ciotti,  nella  quale  edizione,  quivi  £kt^ 
ta  dal  Ciotti  m^l  1596.  in  4*  »  vi  agggiange  la  parte  IL  senza  arersi  la  bovi- 

ùstd  Gnarìni .  qaal  Monsig.  aoi  verrebbe.  A  sostegne  poi  del  «ao  paradosso ,  e  sia- 
mi  lecito  il  dirlo  ,  de'Mioi  •ofifini ,  chiama  esso  Moncig.  in  soccsrso  U  testìoie. 
niaaza  di  Marcant0MÌ0  CuMrìni  »  parente  di  Baùtta  ,  la  <faale  però  miììta  apefk 
taroenae  cooftra  di  luì  ;  poiché  nel  luogo  citato  leggesi  a  chiare  note  che  »•  Ba^ 
„  ùua  secondo  dopo  di  essere  stato  oooiato  4ella  dignità  di  csfaiiere  (  non  di- 
«,  ce  «entilaamo  di  oorte^  dal  duca  Alfem*^  IL  io  mandò  oratore  alla  repubbli. 
I,  ca  di   Vinegia  .  „ 

(tf)  *  e  di  nuovo  con  io  stesso  elogio  istorico  ,  iW  <4f6-  ia  >4» 
Nell'elogio  gli  si  dà  il  titolo  di   cavaliere,  ma  con  errore,  dicendoviai  cava- 
liere creato  dal  granduca  dell'ordine  di  santo   Stefano^  in   iaogp    di  <iirlo  cavj. 
creato  dal  daca  AJ/wnto  //.  di  F^rrard  • 


455 

-  -  Il  Pastorfido^  Tragioomedia  pastorale  del  molto 
illustre  Signor  Cavaliere  BatìstaGuarini,  ora  ia  questa 
xxvii.  impressione  dì  curiose  e  dotte  annotazioni,  e 
di  bellissime  figure  m  rame  ornato,  con  un  Compendio 
di  Poesia,  tratto  dai  duo  Yerati,  con  la  giunta  di  altre 
CQse  notabili,  per  opera  del  medesimo  CRraìiere.InVe'- 
nezia presso Giambat. Ciotti  i6od»  in^.{i)  (a)  (*).    L.  4^* 

tà  di  avTertire^  che  queste  ultime  Lettere^  benché  dettate  dal  Guarìni  ia 
Padova  senza  specincasione  di  anni,  per  lo  più  non  erano  propriamente 
sue  del  Guarìni^  ma  semplici  minute  da  luì  composte  per  altri,  e  princi- 
palmente  per  Roberto  Papafava,  gentiluomo  padovano^  il  quale  avendo 
impetrato  dalla  religione  di  s.  Stiano  in  tempo  del  granduca  Francesco 
l'abito  equestre,  con  obbligo  di  fondare  del  suo  in  toscana  un  priorato; 
e  appresso  in  vece  di  questo,  un  baliaggio;  per  non  aver  poi  soddisfatto 
all'obbligo  di  tal  fondazione,  gli  convenn/^  depor  l'abito,  in  vece  del  qua- 
le ottenne  dal  re  di  Francia  quello  di  sì  Michele:  e  sopra  ciò  in  fine  del 
libro  adotto  vi  è  anche  un  parere  del  Guarini^  espressamc^nte  a  favore  del 
Papafava^  in  tutto  conforme  alle  suddette  lettere^  ma  con  la  data  di  Fis- 
Tona  presso  Girolamo  Discepolo  a  istanza  del  Ciotti  sanese  librajo  in  Ve- 
nezia i586. 11  Guarini  però  nel  consegnar  per  le  stampe  il  fascio  di  que- 
ste Éue  carte,  non  andò  senza  colpa;  imperciocché  dovea  badare  a  farvi 
preporre  un  poco  d'avviso  istruttivo  sopra  il  contenuto  di  esse  lettere,  se 
non  per  altro,  almeno  per  levare  ad  altrui  nell'avvenire  ogni  occasione 
di  sbaglio:  e  in  que'  xvi.  anni,  che  egli  vi  sopravvisse,  potea  comoda- 
mente rimediarvi,  e  noi  fece  né  anche  nella  impressione  vi.  del  Ciotti 
del  i6o3.  né  vi  si  vide  rimediato  in  altra  del  i6j5,  dopo  morto  il  Guarii 
ni  di  cui  si  dirà  qualche  altra  cosa  nel  capo  seguente,  che  dovrà  abbrac» 
eiare  gli  scritti  intorno  alla  sua  pastorale. 

(i)  Questa  edizione,  promessa  dal  Guarini  l'anno  avanti,  nella  prefa- 
zione al  suo  Compendio  de'  due  Veratì  stampato  dal  Ciotti  nel  j6oi.  non 

(a)  Nel  titolo  di  qaesta  bella  ristampa  del  Pasterfiio  si  legge ,  esserne  ella  la 
IX.  impressione.  Il  Fóntanini  la  fa  con  atto  di  generosità  tatto  suo  ascendere  al- 
le XXVII.  'S<tte  impressioni  di  più,  fatte  nell'anno  medesimo,  sarebbono  state  di 
grand'atile  al  Ci^iU,  e  di  maggior  riputatione  al  Cudrini i  ma  né  l'ano  né  Taltro 
vogliono  rimaner  con  quest'obbligo  alla  cortesia  del  prelato ,  al  quale  dà  pur  trop* 
pò  neirocchio,  che  il  Èu^nanni  abbia  asserito  essersi  stampato  il  Pastorpdo  sola- 
mente in  Italia  quaranta  Tolte,  e  che  l'Eritreo  le  abbia  ampliate  fino  a  quarantot* 
to,  in  fita  dell'autore  ,  il  quale  però  non  le  ha  procurate  con  arti  occulte,  come 
qui  gli  si  oppone,  poiché  l'opera  da  se  stessa  si  facea  strada  al  pubblico  applaa- 

(*)  Oli  Aeead«niSci  della  Crusem  kanao  allegato  il  Fast»rfid0  ••nB*altr#  dir*  in  pro« 
polita  4all«  «difioni  di  etto  le  a«m  d*«ft«MÌ  valsi  d'aloaa*  deli*  mifliari  .  Quindi  p«i^ 
ehh  il  Cr0icimheni  (itor;  dalU  ▼•1^.  P«ti.  Voi.  a.  ^§^.479  tdis.  di  Verfiim)  tal*  giv^ 
dio»  fm«ita  del  160».  la  qnaU  è  aiiclit  rarissima,  t  l'altra  fatta  mir«  dal  Ciotti  atl  iSoS^ 
ambedae  ••»••!  dal  Sra9Btti  collocata  fra  i  libri  òìCrusea,  4  ad  ette  e^li  ba  poi  ai^glna- 
ta  l'altra  eteita  da'torchj  medesimi  16.  anni  dipoi  percbè  coatitne  oltre  al  Fastorfi^ 
d9  f liandio  le  ilfmo,  od  Ì  otta  paro  oms!  baeaa* 


456 

La  Filli  di  Sciro,  Favola  pastorale  del  Conte  Gui- 
dubaldo  BuDoarelli,  detto  V  Àggiuato  Accademico  In- 
trepido (con  figare  )•  In  Ferrara  per  Vittorio  Baldini 

1607    in  4*  ^*    'o- 

*  E  in  Venezia  presso  il  Ciotti  1607  in  i%.(a).  4* 

è  senza  errori  e  negligense:  e  qui  al  pr«^noiiie ,  o  sia  nome  battesimale  di 
esso  Guarìni  si  prepose  il  titolo  di  eavaliere,  che  non  aTea,  e  che  però 
non  TI  ai  vede  intorno  al  suo  ritratto  col  distico  giù  sotto  del  nostro  Fa^ 
Ho  Paolinij  da  cai  vien  detto,  Miisarum^  non  Martis  Eques-  ]^li  ▼>  cqm- 
parÌM;e  con  due  collane  in  petto,  non  però  cavalleresche,  ma  l'ona  d<H 
natagli  dal  Duca  di  Savoja,  e  Taltra  da  qaalchedan  altro  di  que^  princi- 
pi, appresso  i  quali  fu  ambasciadore,  o  inviato  del  Duca  di  Ferrara,  co- 
me dire  da  Arrigo  il  Valesio  re  di  Polonia.  Se  il  Guarìni  fosse  stato  uno 
di  quegli,  i  quali  son  vaghi  di  gonfiarsi  per  le  molte  edizioni  de' loro 
scritti ,  per  altro  di  pof*hisdima  spesa,  e  procurate  con  arti  occulte,  ma  poi 
scojicite,  avrebbe  potuto  anche  senza  tanti»  arti  accrescere  di  molto  le  sac 
x.wi  I.  edizioni  qui  annoverate;  poiché  VErìtreo  nt-Wìi  Orazione  latina 
in  'oorfe  di  lui  dine,  che  egli  ebbe  la  gloria  di  vedere  stampato  il  suo 
Pmtorfido  4'i.  volt#»,  octìes  et  quadragies;  e  Scipìon  Buonanni  nella  sua 
Tolgure  asserisce,  che  solamente  in  Italia  fu  ristampato  40.  volte:  fortu- 
na per  altro  comune  talvolta  per  corruttela  di  gindicio  a'  libri  men  buo- 
ni, come  air  Adone ^  al  Calloandro,  e  a  non  pochi  di  questa  fatta,  e  forse 
anche  pi'g^iori,  se  la  disgrazia  porta,  che  ve  ne  sieno,  come  pur  troppi 
in  o^ni  tempo  se  ne  veggono. 

so;  ma  di  limile  esprcstisne  sì  Talse  io  altro  lao^o  l'oppositore  per  iscredicare  aU 
tra  opera  Kcnica  di  chi  era  poco  io  sua  grazia.  Ólcre  di  ciò  egli  palesa  ed  eser- 
cita il  suo  ^cnio  contrario  alle  tanto  moltiplicate  edizioni  del  P«f^forj^io:  ,,  forra- 
I,  na,  son  sue  parole  ,  per  altro  comune  talvolta  per  corruttela  di  giadicio  a' libri 
,,  non  buoni,  come  M Adone^dX  C/illoaadro,  e  a  non  pochi  di  qaesta  fatta,  e  for- 
„  se  anche  peggiori.,,  L'i4i<f/7^,  il  Calloandro,  e  altri  non  pochi  libri  di  questa  fat- 
ta, che  per  corruttela  di  giudicio,  e  per  abaso  del  secolo  ebbero  un  tempo  grafi 
corso,  giacciono  ora  in  dimenticanza,  e  in  disprezzo:  ma '1  PdsterfiJa  contìnua 
tuttavia  a  stamparsi ,  ed  a  leggervi  ;  e  '1  mondo  letterato  non  peranco  si  avvide  di 
sverlo,  per  corruttela  di  giudicio,  ben  accolto  e  applaudito:  anzi  da  pochi  anni 
in  nua  se  ne  son  fatte  in  Italia,  in  Francia  ,  in  Inghilterra,  e  io  altre  pati,  ma- 
gninche  e  srnate  ristampe.  I  libri  hanno  anch'essi,  al  pari  delle  amane  cose  ,  il 
laro  destino,  e  le  toro  vicende  II  tempo,  cote  sicura  del  meiito,  ne  fa  distin- 
guere i  buoni ,  e  i  cattivi  . 

(tf)  *  E  di  nuovo  in  Ferrara  per   Vittorio  Baldini  1607.  io   !»•  edizione   IL 

*  E  anche  in   Ronciglione  16^7    in    11  edizione  iv 

Di  queste  quattro  edizioni ,  uscite  tutte  nel  medesimo  anno,  qaella  di  Vene\id 
oc  fu  la  terza,  se  pur  non  fu  preceduta  da  quel'a  di  Ronci^lione  -  Dalla  dedica- 
sione,  che  ne  fece  nella  prima  edizione  l'accademia  degl'intrepidi  di  Ferrarsi 
della  quale  era  segretario  Ottavio  Magnanini,  a  Francesco  Maria  lì  della  Ré- 
vere,  duca  VI.  di  Urbino,  apparisce,  che  il  Bonnarelli  era  stato  a*ìo  de' fonda- 
toti di  essa  accademia,  e  che  questa  tolse  sopra  di  sé  il  carico  non  solo  di  met- 
terla sii  cestro  »    ma  quello  aacora  di  pubblicarla ,  poishè   l' autore  i*  aveva  per 


4^7 

-  -Discorsi  in  difesa  del  doppio  amore  della  sua  Celia. 
In  Ancona  per  Marco  Sahioni  iòisl.  in  J^.  L.     5. 

-  -  Opere  )  la  Filli  dì  Sciro,  e  i  discorsi  col  ritratto 
in  principio,  e  con  la  Vita  scrìtta  da  Francesco  Ronco- 
ni). In  Roma  per  Lodovico  Grignani  1640.  ì/i  i5]^.(i).        6. 

-  -  La  Filli  di  Sciro  con  Telogio  isterico  dell'autore. 
In  Parigi  presso  il  Cramoisì  ibSi.  in  4-  (^J-  8* 

Il  Ptiutiinetito  amoroso.  Favola  pastorelle  di  Luigi 
Groto^  Cieco  d'Adria.  In  Venezia  per  gli  Zoppini  i5b4» 
in  la  (b).  3. 

(i)  Questa  edizione  è  fatta  in  bel  carattere  garamoncino  tondo. 

sua  mala  ventura  poco  meno  cbe  abbandonata,  e  però  non  aiai  condotta  ali 
ultimo  suo  compimento.  Ctovanni  Bleau  nel  fol.IL  de'suoi  magnifici  ^r/tf/ii/  1.  tu* 
deirEuropa  fp- 49.  edi  lééi.  )•  ove  si  paria  dell'isola  di  Scir^  iaferi  l'elogio  se* 
guciitc  dciraatore  di  questa  favola  pastorale  :  Verum  ut  élim  hétt  Insula  ab  Achill^ 
suo,  &  Lycamede  ceUbnutcm  aiepta  tsti  ita  néstns  temporibus  Guidobaldi  Ba 
narellii  vtrtutitus  notissima  est.  Di  essa  non  meno,  che  dei  discorsi  di  esso  Bo' 
narelli  in  difesa  del  doppio  amore  della  sua  Celia  ^  famosi  ai  pari  delia  sua  Filli* 
se  ne  ha  una  cradazione  francese,  stampata  in  Brussellc  nel  1707*  in  11.;  f 
Carlo  Vìon  t  gentiluomo  parigino,  aignore  di  Delibray,  parafrasò  in  sua  lingua  ^ 
suddetti  discorsi,  e  ne  asci  l'opera  in  Parigi  nei  16)5^  in  4.  Traslatò  pure  O* 
doardo  Scerburne  in  versi  iaglesi  la  medesima  favola,  la  ^nal  traduzione  non  so» 
che  sia  stata  poi  divulgata  ;  e  ne  fa  menzione  Giosuè  Barnesio  nelle  aue  anno; 
tazioni  sopra  Amacreofite  (  Caniabng.  170^.  in  8.  pag.  118.  ).  I  suddetti  discorsa 
furono  però  messi  al  vaglie  dal  segretario  Magnanima  e  la  sua  censura  serbavas^ 
a  penna  appresso  il  fu  dottor  Giuseppe  Lan\oni  in  Ferrara»  Il  nostro  Monsigno* 
re,  dopo  aver  riferite  cinque  sole  cdizioai  di  questa  pastorale ,  che  tra  le  più 
stimate  occupa  il  terzo  luogo  ,  se  la  passa  corto  ed  asciutto ,  e  tutto  quello ,  che 
di  più  ce  ne  dice,  si  ristringe  a  questa  importante  notizia»  che  l'edizione  roma- 
na del  1640.  è  fatta  in  bel  carattere  garamoncino  tondo. 
{a)  *  E  ivi  presso  il  medesimo  1654,  e  x6 fé    i^  4 

*  E  in  Roma  per  Gregorio  Giovanni  Aadreolli  1670  io  |z« 

*  £  in  Amsterdam  presso  gli  Eli^evirj  1678    in  Z4.  ("*)• 

''^  E  in  Londra  presso  Guglielmo  Roberts  1718.  in  8.  grande* 
Queste  posteriori    edizioni,  fatte  in  varj  paesi,  tralasciandone  altre   d'Italia, 
comprovano  l'alta  stima,  a  cui-  questa  pastorale  uDÌvetsalmeote  è  salita- 

(bj  Questa,  e  la  seguente  pastorale  ael  famoso  Cieco  d*  Adria  sono  tessute  in 
versi  sdruccioli  a  imitazione  delle  commedie  dell' .^ri#ire  e  di  altri.  Ciò  fu  av- 
Tcrtito  da)  Fontanini  in  altro  luogo,  ma  questo  n'  era  il  più  proprio.  Il  Pentii 
mento  amoroso ,  che  nel  prologo  vien  chiamato  egloga  ,  fu  recitato  la  prima 
volta  in  Adr  a  nel  if7f.  a  istanza  di  Michele  Marini^  rettore  allora  di  quella 
città.  La  dedicazione  vi  è  ìndiritta  dal  Groto  al  colonello  Vincenzio  Naldi ,  da 
Brisighella  ,  governatore  di  Peschiera  e  a  Marina  Dolco  sua  coasorte  »  mscica» 
come  egli  dice,  in  Venezia  di  casa  magnifica- 
ta) E  con  la  difesa  fjpl  doppio  amore  di  Celia  •  la  vita  d*irAat«r*  soxitta  dal  Ronoo'* 
ni  Mantova  i7«3.  per  Alberto  Fazmoni  ia  la. 

Tom.  j.  éo 


^ 


4^3 

-  •  La  Calisto'  Favola  pastorale.  /»  Venezia  per  gVt 
Zoppini  i58ò.  in  isk.{i)(a).  L,     Z. 

La  Fiori,  Favola  boschereccia  di  Maddalena  Campi- 
glia. /»  licenza /i€r7^om/na50Ì?ri^/ie//o  i588  inS  3. 

L'Aaiarauta, Favola  boschereccia  di  Cesare  Simonet- 
ti)  eoo  un  epigramma  di  Valentino  Pascalio  in  sua  lo- 
de). In  Padova  per  Giovanni  Cantoni.  1 588.  in  8.  (e).       3. 

(i)  Il  Grotò  qui  non  è  meno  grazioso,  che  nel  Tesoro^  Comwieéia  in 
versi,  già  riportata,  la  quale  8Ì  accosta  all*^ii/ii/ari'a  di  Plauto,^  alla 
Sporta  del  Gelli:  e  or  mi  sovviene  cosa  notabile,  ed  è,  che  ivi  neX  Prologo 
piacevolmente  alludendo  ad  Andrea  NicoliOj  che  avea  scritto  l'istoria  di 
Rovigo,  traendone  l'origine  dall'arca  di  Noè  con  la  solita  fida  scorta 
deirerudizione  Anniana,  come  se  non  si  potesse  scrivere  istoria  di  città 
senza  cominciar  da  Noè,  dice,  che  similmente  i  temi  delle  commedie  al* 
lora  ai  solcano  prendere  dal  Sacco  di  Roma,  di  Napoli,  di  Messina  e 
d* Algeri,  e  che  ogli  di  ci^  naufleato  volle  prendere  quel  suo  da  altro  luo* 
go  per  far  vedere,  non  ^esservi  bisogno  di  andare  in  paeai  cosi  lontani  per 
far  di  belle  «ommedie  (ft*). 

{a)  *  £  {M-ims,  ITI  presto  i  neies»i  if  8|.  ìa  tu 

AToaio  il  Gre€9  «ooif  osu  questa  pastortle  io  Al^rtaie^  f  tilt  del  ferrarese,  ne 
fece  «a  dooo  al  4uea  Alfonso  da  Esit  II.  ai  qaale  dà  il  titolo  4i  granduca  di 
F^rrMfd  •  Egli  la  scrìsse  in  età  assai  giovaaile  «  e  la  produsse  sopra  U  scena  in 
taa  patria  i'arnio  if^i.  e  però  ella  verrebbe  ad  esser  la  seconda  dopo  il  Sscri- 
fxio  del  BeKéfi ,  e  avaati  l*  AretasM  dei  LoHio;  ou  egli  oooratamente  assereo- 
do  di  2verla  dopo  quel  fei»po  ciformata  e  fatta  rappresentare  di  nuovo  io  ^. 
ifim  a'  14.  di  Febbrajo  nei  ifSi.  sotto  il  reggimeato  di  Antonio  Marcello  e  la 
«oa  prima  itopressioiic  oon  essendo  segdu  prima  del  t$t$.  basta  all'autore  di 
essa  l'onore  di  «sserc  in  questo  geoexe  di  poesia  couiparso  in  pubblico  dopo  1'^- 
ffrìntd  del  Tnss^  e  avaatì  i4  Pastorfdo  dei  OuorittL 

{h*)  Anche  Andrea  Calmo  nel  prologo  del  suo  Saliona  »  dice  ^  cbe  se  nella 
sua  commedia  non  sono  figliuoli  petduti,  uè  figliuole  ritrovale,  «gU  ha  voluto  u- 
scir  dell'ordine  antito,  perdw  si  governava  alla  aioderaa.  Soni^iiante  protesta- 
zione fa  il  Celli  nel  prologo  deUa  sua  Sporta  ^  ove  ai  dichiara,  che  in  «ssa  non 
si  vedranno  „  ricooosctmentiì  di  giovani,  o  di  Àaciulle ,  che   o^ndì  non   oe  oc* 
H  corre ,  ma  «ccideoci  di  una  vita  civile  e  privata  ,    sotto    ana    immagtoasione 
„  di  verità,  e  di  cose,  c4ic  tutto 'I  giorno  accaggiono  al  viver  nostro,,.  Cosi  pa* 
«ifflOttte  Ippolito  Saiviani  siel  psologo  della    Ru^ana   commedia  degna  anch'. ella 
di  esser  vsmmemorats,  «bt  Ai  risaampau  in    Vanesia  dai  Sesia    nel  ifit.  in  it. 
«dice  di  -essersi  volvto  provare,  se  tesser  ai  possa  oaa  commedia   differente  dalle 
«kre  anticbe  o  moderne ,  volgari  a  latine*  ove  non  si  trstta  altro  ,  cbe  „  riero* 
„  vameati  di  figliuoli,  per  var^  accidenti  perdati  ,  e  che  tutte  finiscono  in  spon- 
,,  salisf  e  nocae:  cok  tutte ,  ie  qnadi  ormai  capevano    per  la  loro  vecchieaia  aU 
H  qaanto  di  vieto  „.  Se  a  quests  r^ols  attentiti  si  fossero  gli  Kritcori  comici ,  o 
tragici    di  questi  ultimi  secoli,  le  cose  loro  aviebboao  pia  grazia  di  novità,  e  non 
parrebbono  ne'  loro  viluppi  e  scioglimenti  uscite,  pressoché  tutte,  di  una    mede- 
sima buccia»  con  nausea  e  sszictà  di  cbi  già  le  ascoltava  •  e  di  chi  ancora  le  legge. 
(e)  Oltre  air epigramsSf  cbe  non  vai  gran    cosa,  di   VaUntino   Pascalio  f^tt- 


45* 

li  Satiro,  Farcia  pasfe^rale  di  Ciaomiarìa  Araiizt  ia 
Ri^vìgo.  In  Vinegiaper  li  Sessa^  i5&7.  ìrt  i%.fi)^    L.     3;» 

L^AmarilH,Fayalapastorale.di  Cristoforo Ga^atellett]. 
In  Vinegia  per  li  Sessa  1587.  im  la.  (a)  f'é^/  3. 

(1)  L'Avanzi  nella  lettera  a  don  Michele  Peretti  nomina  le  sue  lagri- 
me di  Giacob,  e  dice  di  scrivere  i  successi  di  santa  chiesa,  e  ancora  dello 
leggi  e  de^  costumi  più  famosi  delie  genti  {a*). 

(a)  Preeedovo  ia  raa^lode  sonttti  di  BaUo  CtUtanà,  di  Pcufirio  Fé* 

tilaomo  udinese  »  ci  sono  poesie  di  Giamhathta  Lìvleré  Ticentino  e  d)  altrw 
ma  costoro,  ptr  non  STcre  il  privilegio  di  esser  della  patria  del  Friuli^  non  han- 
na  neaimtno  il  merito  di  esser  qui*  mentovati.  11  Simùnmi  era  da  Féne^óì  an- 
tica e  nobii  famiglia,  che  un  tempo  signoreggiò  in  ?ar)  luoghi  deUa  Marca  d'An- 
corta*  Sì  hanno  di  Ini  due  libri  di  rime  srampati  in  Padova  l'ano  nel  1579. e 
l'altro  nel  i^Sé.  in  8.  iodate  da  Domenico  Veniero^  da  Bernardino  Tomitano,  da 
Girolamo  Vida  e  da  Antonio  Qutrengo;  e  sopra  ufi  madrigale  di  Itti  Ippolito  Pt' 
ra\{ini  da  Fossomtrone  fece  una  Icteara  in  ^ell*  accadetaìa  de*  C#»/msì  ,  stampa- 
ta in  Bologna  per  Pellegrino  Bonardo  nel  f  f7f.  in  4.  ove  tra  gli  altri  soggettili 
nomina  Annibal  Caro  pag  19  dicendolo,,  non  piccìol  ornamento  di  tutta  la 
Marca,,.  Della  famigiia  Si/nonetti  scrivono  con  molta  lode  Pier  Nigoianti  nel 
compendio  istorico  ai  Fano  e  Orazio  Avicenna  nelle  memorie  di  Cingoli, 

(a*)  Quest'ultima  opera  dovea  ÒM  Avan\i  ^  che  fu  dottor  di  leggi  »  esser  in 
più  voUimi  distinrai;,  ma  né  questa  ,  oè  l'altre  mentovate  nella  lèttera  al  Peret- 
ti (*),  come  neppuse  il  sao  poema  de  Primi  amori  di  Orlando^  né  l'altra  sua  5i«u 
ria  eccUtia^tica^  déiie  apostasie  dt  Latterò  «  il  primo  Ubr»  della  (^ualer  egli  avea 
posto  sotto  l'osatile  del  cardinal  BeUarminùt,  secondocbè  si  asserisce  nelb  prcfa. 
zione  del  suo  poemetto  della  Lucciola  stampato  in  Padova  da  Giamhatista  Mar* 
tini  nel  i6z9(.  in  ix.  e  pubblicato  da  Carla  suo  figliuolo»  uscirono  mai  alla  luce; 
e  ciò  per  1»  morte  di  lui  accaduta  in  Padova.  La  sua  pastorale  fu  recitata  in  i^#. 
vigo  l'anno  medesimo,  in  cui  fu  stampata,  alla  presenza  dì  Ermolao  (  Almorò  ^ 
dicono  i  Veneziani  )  Zane  »  podestà  e  capitano  di  Raviga  »  r  provveditore  di  tue- 
co  il  Polesine. 

{b)  V  Allacci  pag.  16.  riporta  un'altra  ediaione  dei  Sessa  nel  iS97»  e  ometto 
1»  riferita  dal  Fontjnini  a^el  z  f  87-  alla  cui  buona  fede  questa  volta  vo'  cieca- 
mente rimettermi.  Il  Casielletii  parla  di  se  stesso  nel  prologo  di  questa  sua  pa- 
storale ne' seguenti  Versi ,.  messi  in  bocca  di  Apollo^ 

Un  »  che  del  Tetro  in  su  la  riva  nacque, 
£  di  sua  etade  e  Fra  l'Aprile  t'ì  Maggio ^ 
Di  virtù  sempre  e  del  mio  canto  amico  ec« 
JLoma  ìm  fatti  fu  la  patria  di  lui  »  e  1'  Anutrilli  fa  da  esso  composta  ael  primo 
fiore  della  sua  giovanezza.  La  prima  volta  gli  asci  ella  di  mano  assai  diversa  da 
quella  con  cui  poscia  la  riformò  in  altre  edizioni.  La  prima  fu  forse  quella  che 
pur  ne  fecero  i  Sessa  nel  1581    in  8.  se  però  questa  non    fu  preceduta    da  una 
di  R^ma^  siccome  può  far  sospettare  la  dita  della  dedicazione  ,  indiritta  da  la* 
€cmo  Tomieri  ai  nobilissimo  Lottario  Conti.  Nello  stesso  anno    fa   ristampata  ia 
rene;^ia  da  Jacopo  Beriehio  in  8.  Ancbe  questo  scrittore  i  uno  de'  tanti ,  che 
Tengono  tralasciati  dal  Mandosio  nelle  Biblioteca  Romita. 

(*)  laAoanxi  nella  Lettera  al  PerHti,  che  era  nipote  del  pontefice  Sisto  V.  parla  a»- 
cKe  di  alquanti  taoi  sonetti  •piritoali,  che  speravano  di  lasciarti  vedere  al  mandoi  mv 
ok%  intono ,  ered'M ,  dtl«»i  aalia  Uro  tponmaa. 


46c 

La  Gìntia,  Favola  Pastorale  dì  Carlo  Noci.  la  Napò^ 

li  per  Giunfacopo  Carlino  i5q4*  ^^  4*  (^)'  ^*     4* 

^  '  E  in  Venezia  per  la  Compagnia  minima  1596. 

in  lA.  3. 

Le  Pompe  funebri,  ovvero  Aminta  e  Glori,  Favola 

silvestre  di  Cesare  Cremonino.  In  Ferrara  per  Vittorio 

Baldino  iSgi  in /^.  e  iSgg.  in  i^.fc)^  4. 

*  E  in   Venezia    per  Francesco   Bolzetta  i6io.  in 

ia.(i)(tìO-  3. 

UcianOj  di  Antonio  OngarOj  e  di  Anton  Deeio  {a*)  :  e  la  stampa  è  in  bel 
carattere  corsivo,  come  qurlla  déìV Avanzi. 

(1)  Costui,  che  male  audiit  alKiiso  del  Pompanazìo  in  filosofia  aristo- 
telica, compose  imitando  Aristofane,  le  Nubi,  commedia  satirica  in  ver- 
si e  a  penna  contra  Giorgio  Raguseo  da  Ragusi  suo  antagonista  nello  sto- 
dio  di  Padova. 

(a*)  In  cambio  di  essi  neireditione  del  ifti.  dte  altri  se  ne  leggono.  1'  ano 
dei  cavaliere  Alessandro  GuarnelU  e  l'altro  di  Niccolm  degli  Angelu 

{b)  Qaesta  favola  bguhencciat  che  cosi  piacque  al  suo  autore  di  nominarla  » 
in  vece  di  pasiorsle ,  fu  pubblicata  a  spese  di  Gian/acopo  Carlino  e  dì  Antonio 
Pace  »  coi  caratteri  delio  stampatore  Ora\io  SalvianL  A  lode  di  essa  precede  una 
lettera  di  Giamhaùsia  Vitale  da  Poggia^  detto  il  Poetino ,  a  Vincenzio  Pilingìe' 
ri»  introdotto  nella  favola  sotto  il  nome  di  Dameta  dallo  stesso  Noci ,  il  qua- 
le fu  capuano  di  patria. 

(e)  Nel  mio  esemplare  di  questa  edisione  in  4-  sta  segnato  l'anno  iffo.  L'AI' 
lacci  pag.  tfy,  U  riporta  con  l'anno  1^91*  in  11.  e  però  quella  di  Monsignore 
non  SI  accorda  mi  con  quella  àcìV Allacci,  quanto  alla  ferma  »  nA  con  la  mia  » 
quanto  all'anno  In  fine  di  questa  favola,  mentovata  con  lode  da  Lodovico  Zac* 
colo  nel  sue  dialogo  delle  nastorali ,  e  dedicata  dal  Cremonino  al  duca  Alfonso 
II.  di  Ferrara ,  leggonsi  griiitermedj  con  essa  rappresentati .  Tre  altre  pastorali 
del  Cremonino  vanno  alle  stampe  registrate  anche  óM  Allacci ,  cioè  il  Ritorno  ài 
Damone  ovvero  la  Sampogna  di  Mirtillo  :  Clorindo  e  Vallerio  ;  e  il  Nascimento 
di  Vene\ia\  ma  delle  quattro  Pastorali  del  €remonino,  che  più  volte  fiirono  ristam- 
pate, al  Fontanini  non  piacque  riportarne ,  se  non  una  sola  ,  e  questa  non  già 
per  essere  la  migliore  dell'altre,  ma  unicamente  per  aver  campo  di  replicare  la 
solita  cantilena  contra  il  Cremonino,  dicendo  ancae  qui ,  che  costui  male  audiit 
all'uso  del  Pomponai^ìo  in  Filosofia  Aristotelica  ^  senaa  badar  punto  alla  pia  e 
cattolici  protesta  fatta  dal  Cremonino^  e  messa  in  fine  della  sua  favola ,  Clorindo 
e  Valliero ,  ove  apertamente  professa  di  dire  „  conforme  alla  dottrina  della  san. 
M  ta  chiesa  cattolica  apostolica  romana ,  e  de'  santi  Dottori ,  e  di  voler  vive- 
„  re  e  morire  rero  figliuolo  della  medesima  „  protesta ,  a  mio  credere ,  sufficien- 
te a  purgarlo  da  qualunque  macchia  e  sospicione,  della  quale  i  suoi  malevoli  a- 
ressero  cercato  di  annerire  la  sua  riputazione  per  qualche  opinione  sostenuta  da 
lai  nelle  scuole,  più  come  soggetto  di  disputuzione ,  che  come  articolo  di  fede. 
Ma  su  questo  proposito  abbiasi  attenzione  alla  Difesa  del  signor  B arotti  ,  che 
valorosamente  giustifica  il  Cremonino. 

{d)  In   Vicenza ^  e  non  in   Venezia,  ristampoUa  il  Bolgetta»  Cosi  nella  Dram- 


46i 

Il  Filarmìndo,  Favola  pastorale  del  Conte  Ridolfo 
Gannpeggì  •    Jn  Bologna   per    Giovanni  Rossi   i6o5  • 

in  4*  L*     4* 

*  E  in  Venezia  per  Giorgio  Valentini  16^4*  in  la^     3. 

*  E  ivi  pel  Ciotti  iboò.  i6aS.  in  m.  4* 
L'  Amoroso  sdegno,  Favola  pastorale  di  Francesco 

Bracciolini.  In  Venezia  pel  Ciotti  (che  la  dedica  a  Ba^ 
tista  Guarini)  1597.  in  in.  3. 

>  Il  sogno  9  Favola  boschereccia  dì  Giammaria  Guic- 
ciardi  da  Bagn'acavallo.  In  Ferrara  per  Vittorio  BaldU 
ni  i6oi.  in  8.  (i).  3. 

-  •  La  pastorella  TegìsalnFerrarapelBaldinineliòot^. 
in  8.  3. 

Diana  pietosa,  Commedia  pastorale  di  Raffaello  Bor- 
ghini.  Inrirenze per  Giorgio  Marescotti  1587.  i/18.         3. 

La  Caride,  Favola  pastorale  di  Gabriel  Zinano  da 
Reggio.  In  Parma  per  gli  eredi  di  Set  Viotto  i58x 
in  8.  (a).  3. 

(i)  Nell'atto  y .  scf^na  i  •  col  nome  di  Tirsi  ai  celebra  il  Tasso,  e'I  fune- 
rale fattogli  da  CintiOy  prenome  del  cardinale  Aldobrandini,  detto  anco- 
ra Sangiorgìo,  a  cui  la  tavola  ò  dedicata.  Del  Gmcciardi  ci  è  anche  la  fa- 
Tola  seguente. 

maturgìa  pag.  lyr*  e  così  legge  nella  mia  copia.  Il  B^li^etu  per  altro  imprimer 
fece  più  libri  ora  in  Padove  .  ora  m    Vicenza  e  ora  parimente  in  Vene\im» 

{a)  *  E  in  Reggio  per  Ercoliano  Bartoli  i^po.  in  t.  edizione  II.  riTcdata 
dair  aatore. 

Questa  II  edizione,  migliore  della  prima,  non  Tiene  riportata  nemmeno  dall'^/. 
Imccì,  il  quale  ne  riferisce  solamente  la  pi  ima,  ma  col  titolo.  Il  tènde.  Il  no. 
atro  Fon t,t nini  pag  fS.  assai  leggiadramente  lo  trasforma  e  lo  chiama  La  Cari^ 
de*  D*  Ifi  iian  favelcggiato  eli  antichi  ,  che  di  femmina  si  fosse  mutato  in  ma- 
schio; e  qui  Caride  di  maschio  è  cambiato  ia  femmina.  Ma  a  chi  si  dovrà  pre- 
star fede/  al  Fontanini  o  ^W  Allacci  1  Non  ad  altri,  che  alla  pastorale  medesima, 
la  quale  ci  dà  questo  personaggio  di  Cartde  per  nome  di  Pastore  e  non  per  no- 
me di  Ninfa  {*)•  Gabriele  Zinani  fu  da  Reggio  di  Lombardia  e  di  astai  nobii  fa- 
miglia •  proTveniente  però  da  quella  de*  centi  Ztaani  o  Ginanni  di  Ravenna,  sic- 
come egli  stesso  trstinca  in  altri  suoi  scritti  citati  a  ta!  proposito  dal  padre 
don  Pietro  Paolo  Ginanni ,  priora  del  monastero  di  san  Vitale  di  Ravenna  nel- 
la sta  prefazione  alle  rime  scelte,  e  pubblicate  da  lui  de*  poeti  rafcnnati  defun- 
ti (  Iti  Ravenna  per  Antonmaria  Landi  1739-  in  8.).  Il  nome  di  questa  famiglia 
è  Tcramcnte  Ginnani^  e  così  trovasi  scritto  negli  antichi  monumenti  La  pronun- 
zia lombarda  fa,  che  in  alcune  voci  la  lettera  G  prenda  il  suono  di  Z,  e  che  al- 

(*)  GabrÌ0Ì  Zinano  diede  pure  alle  stampe  VAlmerigm  tragedia,  ìb  Bsggié  iSoo.  im 
t.  (t.  ileatal.5«/ie.) 


4Sa 

Il  liìgurìna.  Favola  pa^toraJ^  di  Niccoli  dft^i  Ang^e- 
li  dak  MaDftelupane .  io.  Feii€zi«  j^r  Fedarlgà  AbirMì 
Guerriglia  i574*  i^  8«  (^a/  L*     a« 

L^QsiUo amoiom^Favala koMherecelé dt  Alewaiidro 
Calderoni  da  Faenza.  In  Ferrmra.  per  Vittono  Baldini 
1607.  ìi%  III.  5^. 

n  Rapimento  diGorìlU^FavoIa  boaGhececcia  di  Fran- 
cesco Vinta.  In  Venezia  pel  Ciattv  b6o&  à/14»  (bt^)^         4* 

I  Sospetti^ Farolà  boachefedciadi  ^ìmf%  hwfk  Pitanio* 
Im Fireitse^ per  BoftoL^ntt^  Strmaàtettp.  \5&^'in  ft.        3w 

La  Fida  Ninfa,  Favola  pastorale  di  FrancesciO  Goi» 
tanni.  In  Vicenza  a  istanza  di  Francesco  Bolzttt a  iSì)5. 
in.  12.  edizione  III.  (e).  3i, 

*  • 

trtsl  la  fcritturt  iL  coafocoii  alla,  pronaszia*  Tanca  ancora  laccede  ad  dialecaa 
Tcneziaoo,  ove  la  nia  famiglia  nei  marmi  •  nelle  moneta  e  nelle  carte  antiche 
cdacaaumeate  àppcikca  Céna  •  nel  parlar  cooiaine  »  •  nella»  acrtvct  mmàe^mm  ai 
chiama ,  e  ai  accisa  ZtJia*  Coti  ZQr(i  »  2a<m  »  ZumnisMa  ce*  invece  di  Giorgi  » 
Giulio,  GiusitniaMù  ec. 

{a)  Ècco  on  novello  cf empio  della  fiiciiità ,  con  la  quale  ai  cada  ki/  errom 
qiando  alla  cieca  si  seguita  la  guida  degli  altrui  cataloghi ,  senza  prender  per 
nnuio  gli-  ateasK  libri,  e  aaoxa  £inie  II  «eteatano  aaame  e  coofroot*.  Aaehe  qui 
Mofisig»,  dietta  1*  Allacci  pag«  1^7.  confonde  in  uno  Aaa  nomi  diversi  ,  e  di 
due  persone  ne  fa  una  sola,  Federigo  Abinìli  Gucrriglio%  poiché  Ftdengo  Ahi» 
rtlli  da  Gukh'f  è  il  divulgatore  di  questa  favola ,  ed  è  quegli  che  la  dedica  ad 
Ur'teU  Rosati  da  Fermo .  Giovanni  Gutrigli  veneziano  è  lo  stampatore  della  me* 
dcaiuui.  U'aoJia  ìjioltte  d«lla  stampa  non  è  il  1574^  ma  il  if^4*  e  la  ferma  è 
in  11.  ooa  la  t.  Se  a'eratndi  pertanto  il  titolo  e  come  aia  veraoRiuc»  qui  si 
UJUcriva 

Ligurino  »  favola  boschereccia  di  Nleofa  degli  Angeli  dt  Menu  Lapùua 
(pnbbiicau  da    FeÀarigfk  AHr<lli}.   Io    FiMiia   appressa    Gi^wanmi   GnerigU 

ij[P4-  in  lu  ^ 

^  {k)  lì  Finta  (il  gentiluomo  volterrana ,  e  buon  poeta  latino ,  coma  i  auai  Ter* 
ai  il  dimostrano,  uì  lui  ai  ha  alle  stampe  anche  una  tragedia  intitolata»  la 
regina  Ilidia.  stampata  in   Venezia  dal  Ciaui  nel  1606.  in  4. 

(e)  Quesu  è  una  novità  non  più  intesa*  che  siasi  fatta  T  edizione  terza  dt 
questa  favola  avanti  la  prima  Ma  lo  dice  V  Allacci  pag.  ut.  e  gliele  creda 
il  suo  fedele  copista  •  Io  però  credo  più  sicuramente  alla  copia  ».  che  tengo  ia 
siano,  si  dell'una  che  dell'altra  edizione  ,    da  me  fedelmente  qui  registrata. 

La  Fida  Ninfa  »  favola  paatorafe  di  Francesco  Comarini,  principe  dell'acca- 
demia serafica  (  a  doa  Ferdinando  de'  Medici  gran  duca  di  Toscana  )  •  la  P^ 
dava  appressa  FrAnctsem  Bolgetta  i|98.  in  S.  ediz.  I  Quella  dei  ijsf*  i  un 
sogno  (*) .  ^ 

*  E  in  Vicen\0  ad  istanza  di  Francesco  Bolletta  tsff»  <«'  i&*  cdiz.  Ili» 
rinovata  e  ampliau. 

(*)  L«  Moendk  e  ai».  4elU  JT  ììÌa  Ninfa,  taeiaU  fai  dallo  Zono  «ava  farta  fualla  aka 
ho  Tadata  io  ttauo  fatta  in  Kcnezim  apprètto  Giacomo  Vinconti  i6^«  ia  9« 


463 

La  Rosa,  Favola  boschereccia  di  Giulio  Cesare  Cor- 
tese (in  dialetto  Napoletano).  In  Napoli  per  Novello 
de  Bonis  lóòò.  in  ix  con  le  altre  sue  opere  delV edizio-- 
ne.XF.{i)(aJ.  L.     4. 

(1)  n  Cortese  nel  canto  v.  staasa  xv.  del  sno  Viaggio  di  Parnaso^  de- 
scrivendo un  banchetto  imbandito  da  Apollo  alle  muse  e  ai  poeti ,  ci  as- 
sicura, che  essendo  portate  in  tavola  per  antipasti  le  più  cele  bri  pastora- 
li, i  convitati  si  leccarono  le  dita  del  Pastorfido^  della  Filli  di  Sciro^  del 
ftlarmiudo^t  poi  dice,  che  VAmintm  sopra  tutte  fc  stimato  pasto  da  si- 
gnori. Alla  Filli  di  Sciro  prepone  il  Filarmindo  in  grazia  del  Campeggi 
suo  amico,  soggiungendo^  che  le  altre  pastorali  rimastevi,  si  lasciarono 
«ì  servidori: 

Vesnero  Tantepaste,  buone  assaje^ 

£  d*Ecroglie,  e  de  Farze,  e  Pastorale, 

De  li  quale  a  bezeffa  se  magnaje, 

Perchè  erano  bazzoffia  prencepale: 

De  Mertillo,  le  deta  se  leccaje. 

De  Fille,  e  Filarminno,  che  chiù  baie, 

E  d'Aminta^  che  è  cosa  da  Segnure; 

L  autre  lassaro  pe  li  serveture. 
lé  Ingegneri  »el  tao  discorao  della  poesia  rappresentativa  {  pag.  3.  )  fa 
-BioiizioBe  di  altre  favole  somiglianti  alle  adotte.  Ora  oenolndasì  questo 
eapo  con  VEjgtoghe  pastorali,  che  tra  le  prime,  se  pur  non  son  le  prime, 

Ifi  questa  terza  edieìone ,  oltre  alla  lettera  del  Cwitarim  al  granduca  Ptriinan  • 
W#,  ahra  ne  épreoKSia  al  medesimo  di  Giamkdtista  Caralier't,  Setto  à^ì  Cantarini^ 
segretario  del  podestà  di  Vicenia.  Podestà  di  Vicenza  in  detto  anno  i  ^99.  era  Tad' 
ito  ContAriai,  e  di  lai  fìi  figlinolo  il  poeta  Fréitctsc^,  il  <|uale  però  non  era 
dell'  ordine  patrìzio ,  come  lo  era  tuo  padre .  Di  Francescù  sono  più  cote  alle 
stampe  non  meno  in  Terso  ,  che  in  prosa  ;  ma  qai  baita  ricordare ,  per  non  «• 
scire  di  strada ,  sn*  altra  saa  pastorale  »  egoalnenre  pregetole ,  che  la  già  mea* 
tOTata . 

-  .  La  finta  Fiammetta  ^  favola  pastorale  (al  cardininale  Scipione  Borghtii)  • 
la    Venezia  appresso  Ambrogio  Dei  (  lève»)  in  4.  edic.  I. 

*  £  con  gì'  intermedi  aggiaati  ,  ivi  i^ii.  in  it.  ediz.  IL 

{a)  Questa  edizione  XV.  viene  assegnata  dal  Fomunini  in  questa  medesima 
epera  {Uh.  //.  cap.  XXXVIi»  pag,  ijS  -(iii.^,  ma  con  errore,  all'anno  i^é4. 
Quivi  poco  sopra  pdg*  156.  (ut)  volendo  egli  spiegare  en  verso  volto  dal- 
la lingua  de*  Ptigliesi ,  i  quali  ,  secondo  Dante  {de  fttlg,  eloqm  Uh  I»  pug»  ii) 
mrpiter  harbari^ant  ,    ne  storpia  il  vero  signiicato  .  Il  verso  è  questo: 

Voizcra  ,  che  chiagnesse  lo  qsatrero  . 
Il  Fontdnifii,  conformandosi  al  Corbintllt  (Net,  ad  h.  l*  pag,  41.  )  lo  spiega  cosi: 

Vorrei  ,  cke  piangesse  il  fanciullo  . 
Voliera  non  Tuoi  dir  'vorrei ^  ma  volsero  (vollero)  e  quatrero  non  signil^ca 
fanciullo t  ma  giovane  robuste,  che  in  bnona  lingua,  eoa  peca  div'ersità  .  noi 
diremmo  quadrato,  ciee  ^en  compresso  .-Vedi  il  Voca^lario  :  onde  v  Fofi.intni 
meglio  avrebbe  spiegato  quel  tvogo  Questa  spiegazione  mi  fii  soggeiita  da  «ft 
bravo  letterato  pugliese ,  il  sig.  Vinccaiio  Candid  da  M^fi. 


* 
* 


l 


464 

a  incontrarsi  in  verso  sdruccieloypajono  quelle  di  Serafino  Aquilano  {a*)ì 
cavaliere  della  religion  militare  di  S,  Giovanni  chiamata  da  200.  ann» 
in  qua  di  Malta  dopo  il  suo  passaggio  da  Rodi  in  quest'isola:  il  qua! 
Serafino  fu  in  molto  favore  dei  duca  Valentino  sino  alla  morte ,  seguita 
in  Roma  ai  x.  Agosto  nel  i5oo.  Le  sue  Egloghe  si  veggono  fra  le  sue  o- 
pere,  stampate  di  tondo  in  Venezia  da  Giovanni  Andrea  Vavassori  (  e  an« 
che  Valvasori  )  detto  Guadagnino  nel  i535,  in  8,:  e  subito  appresso  al-' 
la  vita  di  Serafino^  la  quale  è  diversa  da  quella,  che  ne  scrisse  il  Cai" 
meta:  ed  è  pure  in  altra  edizione  corsiva,  che  sembra  del  Zoppinoj 

Ìét*)  (  e  più  sotto  :)  „  lì  SanH^iara    però    non  ebbe  a  schifo  di  ipproffitcani 
elle  sae  Egloghe ,  preadendone  tino  i  versi  intieri  dì  pianta  .  ,, 
Sinché  il  Fontantai  si  lascia  uscir  dai  la  penna ,  che  1'  Egloghe  di  Ser^iHn^  Pa* 
fono  ^  se  par  nen  sono  le   prime  a  iucontiarsi    in  rerso  sdrucciolo,    ha  una  ra- 
gione apparente,  onde  porre  in  dubbio  la  cosa,  poiché  m  fritti  le  Egloghe  di  Serafi' 
no     aadarono    alla    stampa    molti  anni    innanzi    a  quelle   dri    Sanné^Mro.    Ma 
quel  sao  asserire   dipoi  con  tanta    francbezaa  •    contraddicendo  in  certo  modo  a 
uanta  dianzi  dubitativamente  avea  detto,  che  il  Sannazaro   non  ebbe  a  schifo 
i  approifictarsi  àcV*  Egloghe  di  Serafino,  prendendone  sino  i  versi  interi  di  pian- 
ta ,  aoa  ammette  difesa»  né  merita  scasa»  essendo  qaesta  una  falsità  manifesta 
e  tutto  all'opposto  della   prima  asserzione  del  Fomamai*    In    prova  di  che  egli 
è  da  sapersi  che  Serafino   non  prima  dell'anno    1493.   che  era  il  XXVIL    dell' 
età  sua,  diede  foora  la  prima    delle  sue  Egloghe  in  verso  tdiucciolo,    la  quale 
incomincia  „  Dimmi  Menandro  mio  ec  „  in  essa  imitando /<tC0f#  Sanna^arOt  il  qua. 
le  del  Bucolico  verso  in  que'  tempi  otteneva    la    palma .   cosi  per  V  appunto  afr. 
testa    Vincenzio  Calmeta^  cac  fu  amico  e  famigli  ansai  mo  di  Serafino  ^  e  ae  scria- 
se  fedelmente  la  vita  ;  anzi  le  stesso  si  conferma  da  Angelo  C<^locci  ncU*  ApoU' 
gta,  che  premise  all'opere  di  questo  poeta  ,  sua  confidente  anch' egli  ed  amico. 
Gi'tmkaiiiia  Crispo,   accreditato  scrittore  della  vita  del  Sannazaro  *    ne   fa  fede, 
che  la  sua  Arcadia  fu  da  lui  composta  ne' suoi  priiai  anni,  avendo  meritata  eoa 
essa  non  poca  lode  dal  verso  sdrucciolo*  il  quale  benché  da  molti  poeti  nei  se- 
colo   del    Petrarca   fosse    usato ,   fu    nondimeno  dal   Sannazaro    con    più    giudi- 
zio  dispensato .  Sua  madre  »  che    fu    Masella   o    sia  Tammasella    Samomango  » 
mori    verso  il    1490     e   la    morte  di  essa  vien    compianta  da  suo  figliuolo  nel- 
la prosa  XI.    de*V  Arcadia  p    come  disgrazia    l'anno    precedente   avvenutagli:  il 
che  dà  a  conoscere ,    quanto  in  tal  anno  fosse  già  avanzato  quel  suo  componi- 
mento f    che    tnttavia  non  fu  da  lui  terminato ,    se  non  di  là  a  molto    tempo . 
Rimane  adunque  la  gloria    del    ritrovamento    dell  Egloghe  in  verso  sdrucciolo, 
chiarissimamente  stabilita  ai  Sannazaro  ,  dal  quale  Serafino  fu  quegli ,  »,  che  non 
ebbe  a  schifo  di  prenderne  sino  i  versi  interi   di    pianta    „    L'  Egloga  in  rcr»o 
sdrucciolo    divulgata    dal  Corbinelli   sotto  nome  di  un  altro    Sannazaro    più  an- 
tico ,  natio  di   Pisiùja,  nan  é  a  mio  credere,  se  non  del  suddetto  Sannazaro  natio 
di  Pavia,  poiché  da  questa  città  prov veniva  la  sua  famiglia,  che  poscia  nel  re- 
gno di  Napoli  prese  radice  e  grandezza*    La   sola  lettera   iniziale  P,   colla  quale 
a*  era   indicata  nel  codice  del  Corbinelli  la  patria   d<edc  probabil  cagione  all'equi- 
voco .  L'  Egloga  per  altro  in  verso    comune    volgare  é  di  più  vecchia  data  ;  ma 
questo  non  é  luogo  proprio  a  trattarne  .  Venti  terzine  tessute  di  seguito  in  ver- 
so  sdrucciolo    deUa    ori  ma    Egloga  di  Francesco  Arrocchi  sanese  ,   possono  aver 
dato  il  modello  al  Sannazaro  di   scriver    le  sue    io    questo    metro  •    L'  Egloghe 
dcW  Artocchi  furono  stampate  Od  quelle  di  var)  autori  in  Fiorenza  da  Antonio 
Mi  SCO  mi  no  nel  1481.  in  4.:  nel  qual  anno  il  Sannazaro  ancor  troppo  giovane, 
aoa  i  credibile,  che  avesse  posto  mano  alle  sae.  Ma  se  XX.  terzine  sdraccio- 


4Ó5 

ma  non  è  già  nella  prima  di  Roma  presso  Glossarmi  Resicken  del  i3o3. 
in  8.,  essendo  quivi  lui  sonetto  di  monsignore  Angelo  Colocci  da  Jesì^ 
che  fu  vescovo  di  JVocera  nt'WUfnbriay  surrogatovi  all'altro  prelato,  u- 
gualmente  celebre,  Varino  Faiforino^  tal  vita  potrebbe  essere  del  ColoC" 
ci  (a*)*  Quivi  Serafino  si  dice  nato  nella  città  delV Aquila  di  non  ignobi^ 

le  òtW  Eglogd  àtW  Arsocchì  non  sono  bastanti  a  levare  ,  né  a  scemare  il  pre- 
gio al  Siinna\nro  di  essere  stato  l'inventore  dell'  Egloghe  in  verso  sdrucciolo , 
come  poi  ti  pretenderà .  che  XXI.  versi  sciolti ,  nascosi  nell*  argomento  di  una 
commedia  privino  il  Trissino  dell'onore,  che  la  tessitura  d'interi  poemi  in  ver- 
si sciolti  gii  ha  meritato  ? 

{a*J  Qui  ci  i  un  tale  avvilupamento  di  cose  l*  una  sopra  l*  a^tra  a  fascio  tra- 
montate ,  taluua  non  vera  e  taluna  ancora  stirata  fuor  di  prooosito ,  che  a 
grande  stento  il  periodo  e  'I  soggetto  se  ne  capiscono  .  La  testa  ael  nostro  pre- 
lato era  gravida  d'  infinite  cose,  e  vo'endo  egli  o  di  tutte  o  di  molte  almeno 
sgravarsene  ad  un  tratto  •  sovente  ne  usciano  sconciature ,  ed  aborti .  Stimo  be- 
ne pertanto  dar  qui  un  catalogo  delle  varie  edizioni  ,  se  non  di  tutte ,  dell'o- 
pere di  Serafino  Aqudéino  cronologicamente  disposto  ,  dal  quale  si  verrà  in  chia- 
ro priniicraroente  ,  che  quella  di  Roma  presso  il  Besicken  nel  150).  la  quale 
non  è  in  S.  ma  in  4.  non  è  la  prima,  come  Monsig.  ha  creduto;  e  di  più 
che  la  vita  ,  che  vi  si  legge,  non  fu  scritta  dal  Colocci  ^  ma  dal  Calmela. 

Opere  del  facandissimo  Seraphino  Aquilano  collette  per  Francesco  Flavio* 
In  Venezia  per  me  Maestro  Manfrina  àt' Monferà  M.  CCCCC.  f/.a  di  xziiii-  de 
Decembrio»  in  S.edi^*  /•  (  son  dedicate  dal  Flavio  a  Pietro  Santacroce  patrizio 
romano). 

*  £  di  nuova  ivi  1^03  in  4.  ediz.  II. 

Opere  dello  elegante  poeta  Seraphino  Aquilano  finite  ed  emendate  ,  con 
la  loro  Apologia  (  di  Angelo  Colocci  a  Silvio  Piccolomini  ),  e  la  vita  di  esso 
poeta  (  di  Fincen^io  Calme ta  ).  In  Roma  per  maestro  Jotnni  dì  Besiken  nei 
1^05.  adì   j.  di  Ottobre  in  4.  edi^.  III 

*  Le  medesime  raccolte  dal  Flavio  t  con  qualche  giunta  in  4.  senz*  anno 
luogo  e  stampatore  • 

*  Le  medesime  ,  intitolate  ,  Poema  di  Seraphino  .  Pisauri  impressum  est  hoc 
•pus  Seraphini  per  Hieronymum  Soncinum  sub  III,  Principe  Joanne  Sfortia  de 
Ara  goni  a  XXII.  Junii  MDJIII  in  % 

*  Le  medesime,  da  Orazio  Riccardi  da  Fano  defecate,  e  dedicate  a  Calcalo 
Sforila  da  Pesaro  conte  di  Cotignola.  In  Pesaro  per  Hieronimo  Soncina  lyoy. 
adi  f,  di  Marzo  in  8. 

*  E  con  un  compendio  della  Vita  ài  Serafino*  la  Firenze  pct  Filippo  dì  Giun- 
la  t  né.  in  8 

*  E  con  lo  stesso  compendio.  In  Venezia  per  Marchiò  Sessa  e  Piero  de  Ra^ 
vani   I  fif    in  4. 

"**  E  ivi  presso  il  S^^sa   ifi6.  in  8. 

*  E  ivi  presso  il  Zoppino  if)o  in  %.  in  corsivo  conia  vita  del  poeta  in  com- 
pendio e  con  una  tavola  alfabetica  delle  rime  di  lai:  edizione  corretta  da  Mar- 
co Gua\;^o, 

*  E  stampata  di  tondo  ,  ivi  per  Gio.  Andrea   Valvasore  i$^^.\ti  8. 

*  E  di  nuovo,  ivi   1^9-  ^^  ^ 

**  E  ivi  nelle  case  di   Pietro  àc  Nie colini  da  Sabbio   i  f 40.  in  t. 

*  E  ivi  per  Bartolomeo  detto  l*  Imperatore  if44.  in  t. 

*  E  anche  per  Niccolò  dc'B  tscarini  if84.  in  8.  bella  edizione  in  corsivo. 

*  £  finalmente  pire  in  corsivo  ,  in  Fenegia  presso  Agostino  Bindoni  xf/o. 
in  t. 

Tom,,  I  éi 


466 

L'Egloge  di  Girolamo  Muzio  (Libri  Y.  )  Ih  Vinegia 
presso  il  Uiolito  i55o.  in  8.  (i).  L.     6. 

lestijpe^con  riferiryiii  il  segaente  epitafio»  postogli  da  Pietro  Aretino  in 
Roma  alia  Madonna  del  Popolo^  dove  però  con  tanti  altri»  per  colpa  Ta- 
nica della  harbafie,  non  più  «i  ritr#vA«  e  né  meno  j^nel  tonto  famoso  di 
Ermolao  Barbaro: 

Qai  giace  Secafin.  Partirti  or  puoi: 
Sol  d'aver  vitto  il  aaMo,  fAte  lo  teiva, 
Assai  sei  debitore  agli  occhi  tuoi  {b^)* 
Lo  Speroni  nella  Orazione  in  morte  del  Bembo  (  pag.  146.  )  fa  poea  gra- 
zia a  Serafino,  e  altresì  al  Quadriregio^  e  al  Dìttamondo,  chiamandogli 
tutti  insieme  usciti  fuora  di  alcune  caverne  disabitate.  Ma  bisogna  con- 
siderare, cbe  gran  parte  de'  loro  difetti  sono  del  tempo,  della  roiKzezza 
delle  prime  impressioni  Tolgari  a  del  nostro  idisma  alloxa  non  peran- 
che  dal  BenAo  levato  fuor  del  Tolnre  uso  tetro,  come  disse  V Ariosto,  Il 
Sannazaro  però  non  ebbe  a  schifo  di  approiktarsi  delle  sue  Egloghe, 
prendendone  alno  i  versi  interi  di  pianta.  Fn  Sera£no  molto  stimato  da- 
gli autori  delle  Collettanee  in  sua  morte,  data  in  luce  da  Gio.  Filoteo  A^ 
chillini  in  Bologna  per  Caligola  Bazaliero  nel  i5o4*  in  8* 

(i)  Ci  sono  ancora  le  Egloghe  di  Lmgi  Alamanni  tra  le  sae  opere  to- 
scane, stampate  in  Lione  da  Bastiano  Grìfio  nel  i533.  in  8.  :  e  prima  di 
tutte,  in  quanto  all'eccellenza,  le  Egloghe  del  Sannazaro,  venute  fuora 
dopo  quelle  di  Serafino,  ani^i  dopo  lui  morto^  le  quali  si  porranno  più. 
avanti  nel  capo  vii. 

Taate  edizioni  »  e  forse  ce  oe  saranno  delKaltre,  mostrano  con  quale  avidità 
fossero  atlora  le  rime  di  Ssrafno  aairersaliBeute  gustate.  „  Non  mancano  dì 
»»  jquelJi ,  dice  il  Varchi  ncìì' Eresiano  pag.  i^.  i  quali  pigliano  mag^or  piacere 
•»  di  legger  ApuUjo  o  altri  simili  autori  •  che  C'Ksrsm^  e  teogono  pia  bcHo  sci* 
M  le  quttlo  del  Ceo  o  dei  Strafine  ^  che  quello  del  Petrarta  o  di  Dante  tr  ^oa 
può  tottafia  negarli,  che  i  v^rsi  dtW Aquilano  cel  dimostrine  di  tadko  ingegno 
e  di  vivace  ftntasia  poetica  ben  fornito;  e  alcuni  rimatori  anche  del  bnon  seco- 
lo e  ancor  più  recenti,  mettendo  indosso  ai  componimenti  di  lui  nna  miglior  ve- 
ata  X  (uù  atiiUtt  alla  motta ,  purgandone  la  barbarie  e  la  rocactsa  della  iaveik, 
lian  latta  una  vaga  .comparsa,  e  ne  son  rinsetti  con  lede. 

^«^)  Nel  principio  deirop^rs  di  Strofino,  giusta  1'  edizione  romana  del  StiU 
cktn.  leggesi:  Sonetti  di  Serafino  Cimino  Aqndaito;t  lo  stesse  aggiunto  sta  quivi 
impresso  nel  principio  de' suoi  cspitoli.  Il  casato  di  Serafino  è  stato  coaoicinco 
da  pochi*  Ma  V^ité^Of  postogli  in  i^sr^  in  «snta  Maria  del  Popolo,  fo  com- 
poatP  di  Bernardo  Acepiti»  dette  Tt/nico  a.retino,  e  non  da  Pietro  Aretino  ,  che 
in  qud  tempo  non  era  se  non  fanciullo  di  pocbi  anni.  Il  Fontaniià  d^e  ka  a^ 
vnte  per  ipano  le  Collettanee  dtìi* AebiUini  m  morte  di  Serafino,  poteva  pure 
leggervi  a  chiare  note  al  foglio  flTf,  come  ^ore  néHa  Vita  Èctktent  éé  CAmeta^ 
il  netto  spiiaio  ecj  nome  e  cognome  di  chi  Ip  fece,  Mernerio  jiccoito  Aretino, 
ir  quale  in  oltre  ne  onore  h  naenaorta  eoQ  un  sap  spiritoso  Sonetto ,  c^e  in 
qaella  raceolta  occupa  il  prime  ^nogo. 


4^7 


CAPO    V. 


Scrittori  intorno  al  Poema  del  Guarìni  (a)^ 

Uiscoiso  di  GìasoQ  de  T^'ores  intorno  a  que'principj, 
canse  e  accrerscimenti,  che  la  Come4ia,  la  Tragedia  e 
il  Poema  eroico  ricevono  dalla  Filosofia  morafe  e  civi- 
le^ e  da'  Goveraatori  delle  Repubbliche.  In  Padova 
pressa  Paolo  Mejetto  1 587.  in  4-  L.     6. 

:  Q4%^to  \\ht^,  che  dee  precedere  Uw  Poetica  del  Norts,  e  da  lai  dedica- 
to 9XV Abate  Galeazzo  Riario,  qai  ti  ripone  di  nuovo  »  come  primaria  o- 
rigitie  di  gran  liti,  ditnda,  quantunque  in  genere»  per  tanti  moatti  te  Trum, 
^hsommedie,  e  le  Pastorali  {ff*^)\  sensa  tpecifioame  però  alcuna  per  no* 
me,  particolarmente  poi  quella  del  Pastorfido,  allora  non  ancora  stam- 
pata, benché  per  altro  notissima,  come  rappre^^entata^  lasciata  leggere  e 
copiare^  e  anche  letta  dal  Guarìni  stesso  piil  volte  a  grande  auditorio  in 

Venezia,  e  in  Padova  (e*)»  Di  qui  poi  ne  vennero  i  libri. seguenti. 

{d)  Queste  capo  empie  ondici  pagine»  a  sia  facce  e  qaasi  tutte  inpresse  in 
minato  carattere.  Altro  non  ▼!  ai  fa»  ae  non  l'esame  di  qaanto  è  atato  scritto  in 
accoaa  e  in  difeaa  iti  Quarìnì  e  dW  ano  Pastarfio  •  Monaignorc  ai  è  ingegnato 
di  pceoccapare  il  grudìsio  dtk  pakbUco  con  eaaeraene  dichiarato  poco  fiiToret ole, 
saai  appasaionato  a.? tenaria.  1  cjenapri  dal  Guarìfu  peasono  ornai  contarlo  del 
loa  pertico  e  meatcflo  alla  lor  testa,  banche  altimo  osdto  in  campo  •  Qaanto  a 
me»  farò  qai  le  parti  di  quasi  ì  natile  apettatose.  Il  aigaor  Boatti  na  coperto  il 
ano  illastre  compatriota  per  ogni  lato  »  e  lo  ha  da  ogni  colpo  difeao.  Che»  se  poi 
mi  ai  chiede  il  mia  sanaimento  intorno  all'taita  di  qoeata  pugna  *  altro  non  sa- 
prei dire  »  se  nea  qaeL  tanto  •  che  dei.  primi  impognatori  dei  PmsiotfiéU  lasciò. 
acriata  Lodivic^  Zuetolt  nei  sao  Dislogì^  della  Pasmréde  :  »»  Gli  scritti  »  che  la 
»»  iace  dati  ai  aono  contra  il  P^storfio t  a  chi  hanno  recato  danne?  forse 
»•  a  qacHo  poema?  NocertOi  ansi  aono  ataci  cagione»  che  molti.»  i  qoalt  forse 
»»  non  l'avrebbono  mai  letao  »  il  aiana  giti  cercando,  e  conoaciatolo  libro  di  si 
»•  sraa  conto»  n'  abbiano  (  par  coai  diae  )  £itta  mille  tolte  anatomia .  Hanno 
n  oensl  recaio  danno  e  t^rgogna  a  aaci  uli  che  eli  hanno  meaaì  in  carta  »•  per* 
>i  che  ne  hanno  riporaaco  nome  a  <u  molto  in?i£oai  »  e  di  poco  intendenti  del- 
u  le  cose  della  poesia  »»• 

^  ^*)  U  S^rts  anche  nella  Poetica  Uscio  cader  qualche  colpo  centrale  pastora*» 
li*  Il  aao:  Discórsa  non  dà  aolaeaence  in  gtntrc  per  tanti  oaoatrà  le  Trmgicémme* 
iÌ€  p,  e  le  Piut^raii  »  eonsìderando  quelle  e  queste  separatamente  »  ma.  dà  a  cre^ 
dere  per  isooacio  e  mostruose  parto  la  Tragic^mmidia  pauordU^  cioè  quel- 
b  terza  apccie  dì  poesia  drammatica.»  che  fcxse  cosi  intitolata  •  come  tal  rerar 
mance  e  senza  esempio  era  il  Pasi^do*  Se  ììNorei  solamente  delle  PasterslLìa, 
genere  parlato  atesse  »  ninno  più  di  Monsignore  aaria  atato  in  debito  di  prender- 
ne la  diieas  »  poiché  unti  anni  prima  celi  ai  era  dichiarato  e  fatto  eampioae 
deU'  Aminu  dd  7«iie. 

(e*)  li  Fontétii/ii  qui  agazia  e  porge  armi  concia  ae  stesso  II  Pdstérfdù  non 
era  allora  paranco  atampato  :  i  verissimo:  ma  era  per  altro  netlsaimo ,  come  già 


V 


"V 


468 

Il  Verrato,  ovvero  difesa  di  quanto  ha  scritto  M.  Gia- 
son  de  Nores  centra  le  Tragicomedie,  e  le  Pastorali  in 
un  suo  discorso  di  Poesia.  In  Ferrara  (per  Vincenzo 
Caldura  )  a  istanza  di  Alfonso  Carafa  i588  in  4*  con 
V errata  in  fine,  (i),  L.     5. 

(i)  Questo  titolo  per  troppa  fretta  fu  mal  conceputo»  oltre  al  contene- 
re due  errori  manifesti,  che  non  sono  di  lingua,  né  di  stampa  (a*).  Pri« 
mo^  il  Venato,  nome  del  porco  maschio  intero,  in  latino  Verres,  e  in 
francese  Venata  diverso  da  Veratol  nome  proprio  di  famiglia  ferrarese. 
Secondo,  non  dovea  dirsi,  di  quanto,  ma  da  quanto  (&*),  Il  Guarìrù  do- 
po gli  avvisi  del  Nores,  accennati  da  Faustino  Sommo  nel  suo  discorso 
XI.  dove  chiama,  buono  e  santo  vecchio  il  Nores,  destramente  corresse 

rappresentato ,  lasciato  legfi^re  e  copiare  e  anche  letto  dal  Guarini  stesso  più  Tol- 
te a  graade  auditorio  in  Venezia  e  in  Padova  ;  e  ciò  ciie  i  più  „  in  tutta  l'ar« 
te  poetica ,,  per  Talermi  dell'espressione  enfatica  del  Guarini  medesimo  (  Ver- 
rato  I-  pag-  ff.  x.  )  „  dappoiché  'i  mondo  è  mondo  ,  non  trovandosi  più  d'  una 
Tragicommedia  pastorale  „  che  è  quella  del  Pasiorfido  :  come  può  dunque  ora  as* 
serir  Monsignore,  che  il  Nores  non  ne  avesse  specificata  alcuna,  particolarmen- 
te poi  quella  del  Pasiorfidol  Come  asserire,  che  il  ì^oref  solo  in  genere,  aves- 
se date  per  mostri  le  Tragicommedie  pastorali ,  se  altra  con  questo  titolo  non  se 
n'era  veduta,  se  non  questa  del  Guarìnil  Oh  non  l'ha  specificata  per  nome  :  ma 
che?  l'ha  mostrata  a  dito  e  disegnata  in  maniera  da  farla  senza  equivoco  ravvi- 
sare anche  ai  ciechi:  onde  concinna  a  dire  il  Guarini  al  suo  avversario  „  parlan- 
„  do  voi  di  così  fatto  poema,  per  necessità  vi  convien  intendere  di  quella  sola ,,. 
Il  Nores  pertanto  ha  provocato  il  Guarini ,  e  Monsignore  ha  chiamato  con  gran 
ragione  questo  Discorso  del  Nores  „  primaria  origine  delle  grrn  liti  „  comechè 
in  processo  egli  si  sforzi  di  far  cader  sui  Guarini  tutta  la  colpa  di  averle  susci- 
tate e  inasprite. 

(tf*)  Faustino  Sommo  corresse  questo  titolo,  notato  dal  Fontanini,  nel  primo 
de'  suoi  due  Discorsi  pstg.  x.  e  così  ancora  notò  il  preteso  errore  corso  nel  no- 
me del  Ferrato  in  luogo  dì  Verato;  sicché  qui  si  ripete  inutilmetite  il  già  det« 
to  da  altri. 

{b*)  Il  nostro  severo  Aristarco  dei  titoli  degli  altrui  scritti ,  ma  poco  buon 
giudice  di  quello  delia  sua  Eloquenza  ,  nota  due  errori  nel  titolo  di  questa  pri- 
ma Difesi  del  Guarini  dalle  accuse  del  Nores:  il  primo,  che  il  Guarini  doveva 
scriver  Verato  ,  e  non  Verrato:  il  secondo,  che  dovea  dire  da  quanto  e  non  di 
quanto.  Nel  secondo  voglio  esser  col  Fomtanini ,  il  quale  però  sta  fermo  in  non 
volerlo  passare  oer  errore  di  stampa:  e  pure  questa  indulgenza  non  gli  spiace- 
rebbé,  che  gli  fosse  usata  in  moltissimi  errori,  che  nella  sua  Eloquenza  son  cor- 
si. Oltre  di  che  lo  stesso  errore  essendo  stato  rinfacciato  dal  Nores  al  titolo  del 
Verrato  t  replicò  l'Attillato  pag.  joo.  „  Mutate  il  di  in  da^  e  voi  avrete  il  Tcro 
e  legittimo  senso.  E  così  fu  scritto  dal  medesimo  autore,, cioè  da)  Guarlni,ffon 
occorreva  pertanto  riprodurre  in  campo  cottsta  così  rancia  censura .  Quanto  poi 
al  primo  errore,  il  Fontanini  s'inganna  al  di  grosso.  Verrato  ^  e  non  altrimente, 
▼a  scritto  il  cognome  di  quel  Batista  Verrato^  che  fu  il  Roseto  de' tempi  suoi. 
Il  sig.  Barottì  ne  reca  incontrastabili  prove.  Quell'insigne  teologo  dell'ordine 
carmelitano ,  Giammaria  Verrato  ferrarese ,  noi  lasciò  correr  diversamente  neUfc 
sue  opere  a  stampa,  ed  esli  .  che  sapea  tanto,  poteva  altresì  ben  sapere ,  come 
andasse  scritto  il  nome  ai  sua  famiglia. 


469 

l'uno,  e  l'altro  errore  nel  suo  Verato  II,  assai  peggiore  del  pTimò.  Perchè 
a  far  bene  i  titoli  dei  libri  bisogna  pensarci  un  poco  ,  questo  del  Verato 
I,  dovea  stendersi  in  quest'altra  maniera:  //  Verato,  ovvero  Difesa  delle 
Tragicomedie  e  delle  Pastorali,  da  quanto  ha  scritto  M .  Giason  de  Nores 
in  un  suo  Discorso  di  Poesia,  Qui  nasce  altra  difficoltà»  ed  è ,  se  l'autore 
del  libro  possa  convertire  se  medesimo  in  tìtolo  del  libro  con  dire  il  Ve* 
rato  del  Verato,  mentre  qui  si  fa,  che  il  Verato  (a*)  famoso  istrione  sce- 
nico di  que'  tempi,  senza  prenome,  senza  appicco,  e  senza  introduzione 
di  parole,  dedichi  il  suo  libro,  detto  pure  il  Verato ^  a  Jacopo  Contarini^ 
e  a  Francesco  Vendramino,  dipoi  patriarca  di  Venezia  e  cardinale^  i  qua- 
li nelle  lor  case  aveano  udito  leggere  il  Pastorfido  dalla  viva  voce  del 
proprio  autore.  Che  il  libro  della  commedia  di  Dante  si  trovi  chiamato 
il  Dante,  va  bene;  ma  non  mai  si  disse  il  Dante  di  Dante:  né  Dante  per 
questo  chiamò  il  Dante  la  sua  Commedia.  Il  Nores  fece  accorgere  il  Gua* 
rini  di  questa  sua  battologia,  che  perciò  prontamente  attese  a  emendarla 
nel  Verrato  II.  con  attribuire  questo  nuovo  libro,  non  pia  al  Verato, 
ma  ad  altri,  come  vedremo:  e  fece  bene  a  ogni  modo^  perchè  quei  due  li- 
bri non  essendo  dialoghi,  i  quali,  come  quei  di  Platone,  debbano  pren- 
dere il  nome  dal  principale  interlocutore,  non  possono  còsi  intitolarsi. 
Il  Guarini  però  di  nuovo  ricadde  nel  medesimo  fallo  in  altro  suo  libro, 
ugualmente  ingiurioso,  e  maledico  al  sommo  centra  i  due  onorati  scrit- 
tori, Giovanni  e  Baldassar  Bonifacj  da  Rovigo,  avendolo  intitolato  il 
Barbiere  {  pag.  25.  26. 44*  )  ^^  Serafino  CollcUo  Barbiere,  e  suo  servido- 
re, per  atto  di  maggior  disprezzo,  e  con  improprio  costume  da  lui  fìnto 
autore  del  libro,  di  cui  troppo  lungo  qui  sarebbe  il  ragionare.  Paolo  Be^ 
ni  alla  sua  difesa  àeW Anticrusca  centra  Orlando  Pescetti,  prepose  an- 
cor egli  il  nome  di  Cavalcanti  senza  dire  di  chi  intendesse  chi  fosse,  e 
come  v'entrasse  quel  suo  Ciwalcanti  a  parlare.  Si  vede,  che  il  Guarini  in 
que' nomi  di  Verato  /.  e  //.  volle  imitare  l'amico  suo  Lionardo  Salvia^ 
ti,  il  qual  pure  mise  fuora  con  tra  il  Tasso  i  due  noti  libri,  i  quali  ei  vol- 
le chiamar  dal  soprannome  suo,  i  due  Infarinati. 

Il  Nores  nel  mentovato  suo  discorso  pag,  4^.  giura  coram  Deo,  che 
quanto  egli  ha  scritto  delle  poesie  „  tragicomiche  e  pastorali^  non  è  sta- 

{a*)  Qui  si  parla  da  oracolo:  intendami  chi  paò.  Batista  Verraf  nen  è  l'aa- 
core  del  libro;  ma  lo  è  Batista  Gunrini ,  il  qaale  occulta  a  desi  sotto  qael  Dome» 
si  serre  di  esso  nel  titolo  del  libro  e  nella  ma  dedicazione,  e  ptr  entro  il  mede- 
simo; in  che  non  veggo  esser  né  difficoltà  per  capirlo .  né  sconTencTolezza  per 
praticarlo.  Se  il  titolo  dicesse,  Il  Ferrato,  oYTcro  Difesa  del  Ferrato  da  quan» 
io  ha  scrìtto  AI.  Gia'on  de  Nores  ec.  allora  l'astore  del  libro  avrebbe  converti- 
to se  medesimo  in  titolo  del  libro  con  dire,  Il  Ferrato  del  Ferrato  \  ma  non 
avendolo  detto,  egli  non  è  nemnifno  incorso  in  quella  battologìa,  di  cui  l'oppo- 
sitore lo  accusa.  Il  Diseerso  poi  è  tessuto  a  foggia  di  dialogo  tra  '1  Ferrato  e 
.'1  Nores  \  e  faceadovì  il  primo  !a  fìi^ura  principale  «era  convenieate,  che  da  esse 
il  discorto  veniste  denominato;  ta!i  sono  i  Dialoghi  di  Piatone^  quei  di  Lucìane 
e  di  altri  ;  ma  1'  esempio  di  Lionardo  Salvìatì  nei  primo  e  secondo  Infarinato^ 
comechè  neppure  questi  due  draioghi  abbiano  favorevole  il  voto  Fontaninis» 
no .  basta  a  giustificare  presso  di  lui  il  Guarini  autore  del  primo  o  del  seconde 
Ferrato» 


rw^Fw*^  gi»aiai      "  .1  "  *  ^JJ^O 


W«4Hi^HV 


Mi^f«i«aESfiHauH 


470 

Apologia  contra  Pantor  del  V'erato,  di  GiaaQn  d»  No- 
res,  di  quanto  egli  ha  detto  in  un  sno  dtseorso  delle 
TrafficomedieedeUePastorali*  In  Padova  presso  PaO' 
lo  Mejettì  iSgo.  in  4.  (i).  L.     5. 

>,  t#  né  per  offender  altioi»  mk  per  iatadia  d,i  q<ui tradite,  oè  pei  alcuna 
y,  iorlQ  di  ambizione  y  ma  tolaiiiente  per  iscQprire  hk  fua  opinione  since* 
,,  lamento  o  knona  o  cattiva,  che  ella  sì  ma»  diaposto  per^  a  rimetterla  a 
»,piil  matnro  giadiero,  e  a  lasciarla  anco  totalmente,  quando  con  più 
,»  salde  ragioni  si  dimostrasse  il  contrario  »,  •  Queste  parale  stesse^  ben- 
ché non  tutte,  si  riportano  qui  nel  VeratQ  /•  pag.  56.  A  un  gentiluomo» 
o  letterato  cristiano,  professor  pubblico  di  filosofia  morale,  e  per  le  sue 
qualità  personali  universalmente  rispetUto  e  stimato,  il  quale  avea  scrit- 
to col  suo  proprio  nome,  pare,  che  dal  Gumrini  potea  darsi  fedele  nw  la- 
<$enirIo  vllmeajfce  eoo  libri  sotto  nome  di  buffoni ,  senridouri  o  comnìer 
dianti  por  metterlo  in  maggior  beffa.  Cath  Segamo  ad  JniMio  Bendinel" 
li  lucchese,  venuto  con  seco  in  rotture  letteracie,  scrisse  queste  parole: 
(MrmtaSigonii  inter  Opuscàla  BmdineUi  pag.  i&iO  »  \<>  reputo,  che 
,f  ogni  ingiuria,  per  grande  che  sia,  riceva  conveniente  satisCiaione  qua- 
»f  lunque  volta  colui,  ohe  e  imputato,  nega  di  aver  ciò  fatto  con  animo 
»f  di  fare  ingiuria,  o  dico,  che  gii  spiace,  che  sia  accettata  per  tale.  „  Ma. 
il  Gtianni,  senza  far  conto  delle  asseniioni  e  de'^gjiu/^amentì  fatU  dal  iVo» 
res  in  pubblica  forma,  volle  spargere  in  questo  suo  FeratQ  /•  ogni  con-- 
tumelia  nella  più  rabbiosa  manieia  conti:a  di  lui,  il  quale  peieiò  due 
anni  appresso,  e  non  subito  allora,  eod§m,  «msQ,  giusta  Antonia  Ricpa- 
iona(De  Gymnasio  Patavino  Uh.  IV.  eap.  vx !.)»«*  *f«^  ^^\  •«J^®'*^? 
libro,  dedicandolo  a  qne'medeeimi  due  gentiluomini  veataiani,  ai  quali 
il  Guarini  pur  dianai  avea  dedicato  il  Verato  I.  Che  sì  debba  reprimere 
senaa  rispetti  umani,  e  con  ogni  maggior  forse  la  perfidia,  «  T  impostura 
di  chiunque  dolosamente,  e  per  detestobile  malevolenaa  P«f  altraggiaro 
con  privato  e  pubblico  inganno  la  ragione  dello  notorie^  ve^it^»  UQn  oi  è 
da  battete;  ma  il  caso  del  Notm  non  entra  in  auesto  di^oo^fP* 

(i)  Meglio  sarebbe  stato  stendere  questo  titolo,  come  segue:  „  Apolo- 
gia contra  l'autor  del  VetaSo,  di  quanto  Giasoni  de  t^or$s  ha  *5tfa  in 


,,  un 


suo  discorso  delle  tragicomedjle,  e  delle  pastorali.  „  Qw  H  Nom$ 
altamente  ai  duole  de'ludibrj  contro  di  lui  stampati  sotto  nome  <Fiia 
istrione,  quale  era  il  Veratox  e  con  fonia  e  gr^vit^  ^  puors^o  Wp«>fo 
sostiene  la  sua  causa, non  mai  nominando  IVlvei^sario.,  liò.il  aofi  libro, 
ma  insistendo  neir  impugnare  in  ragion  poetica  per  tauti  nuOiStciU  Tra^ 
giconrniediej  e  le  Pastorali  con  rammentarno  alcune  da  nati  e  famosi  i- 
strioni,  i  quali  eaiandio  chiama  per  nome,  rappresentate  in- jPswtoi»»  stes- 
sa, dove  soleva  stare  il  Qtiarìni.  Tra  queste  ne  fu  una  deìht  Panzia^éTOi^ 
landOjf  anteriore,  come  le  altre,  al  Pastorfida^^  preteso  unico  dal  Verato, 
come  se  prim.i(  npn  vi  fosse  mai  stata  PasforaU^  o  Xragìcommedia  veru- 
na, onde  perciò  il  Nores  avesse  intesQ  di  colpir  quelU  sola»  Farla  della 
sua  schiatta  signorilmente^  e  sol  quanto  richiede  la  moderata,  difesa 


47^ 

{  Apol .  fol.  1 1 .  2 .  43.  )>  come  di  princlpalie  in  Cipri  innansi  alle  funeste 
disgrazie  occorse  nella  perdita  di  qnel  regno.  Dice,  che  non  doveva  ìn« 
trodnrsi  con  tanti  schemi  anmimo  e  istrione  a  fare  strazio  di  Ini»  già  sta- 
to onorevolmente  distinto  dalle  prime  teste  in  dottrina,  come  da  Trison 
Gabrìello^  da  Paolo  Manuzio,  da  Sperone  Speroni ,  e  ancora  da  que'dne 
medesimi  gentiiaomini,  a'  qtiali  era  diretto  il  Verato.  Intanto  il  povero 
NoreSy  autore  di  molte  opere  latine  e  volgari,  e  al  certo  fnr  nobilissimns 
tt  literatissimus,  maximeque  iruBgnns  aéhersa  fortuna,  quam  propter  Cj- 
prwn  insulam  occupatam perpessus  tit,  allo  scrivere  del  Riccobono  (  De 
Gymnasio  Patavino  lib.  Ili.  cap.  xlviii.),  essendo  gravato  dal  peso 
degli  anni,  e  più  dai  travagli^  nel  iSpo.  se  ne  passò  di  questo  secolo,  e 
il  Guarini  tre  anni  dappoi  die  fuora  questuai tro  suo  libro. 

Il  Verato  II.  ovvero  replica  dell'Attizzato  Accade- 
mico Ferrarese  in  difesa  del  Pastorfìdo  centra  la  secon- 
da scrittura  di  MesserGiason  de  Nores,  intitolata  Apo- 
logia.  In  Firenze  per  Filippo  Giunti  iSqS.  in  4*  conVer^ 
rata  infine.  {1).  L.     6. 

(i)  Il  nome  di  Attizzato,  cioè  irritato  e  btigato^discredita  subito  il  li- 
bro^ rappresentandolo  quale  è  egli  veramente  dal  principio  alla  fine  pie- 
no di  tutto  il  fìel  d'Ipponatte.  Chi  fosse  q\\c%to  Attizzato,  che  il  Guarini 
qui  surrogò,  anu  congiunse  al  VerratOy  lo  spiega  il  Beni  nel  Cavalcanti 
non  queste  parole  pag.  no.  Egli  (  il  Pescete  )  si  è  lasciato  indurre  per 
•ostitato  del  Femio,  e  dtìVAuizzato,  mimi  assai  noti  al  lor  tempo.  Si 
vede,  che  il  Guarini  era  inclinato  a  simil  gente.  Egli  dedica  il  suo  libro 
a  Vincenzio  Gonzaga  duca  di  Mantova,  al  cui  servigio  era  passato:  e  si 
studia  d'interessa rvelo  sul  motivo  di  avervi  fatto  rappresentare  il  Pastora' 
fide:  e  le  punture  dategli ,  come  scrive,  non  tanto  dal  Nores,  quanto  da' 
aooi  istigatori  piuttosto,  che  consiglieri,  vengono  da  lui  qualificate  per 
villane  e  disoneste, benché  il  Nores  non  avesse  mai  censurata  nomina«- 
tamente  la  sua  tragicommedia,  ma  solo  dietro  ai  principj  della  filosofia 
e  delParte  poetica,  con  ogni  maggior  civiltà  disapprovatala,  e  solamen- 
te in  genere  coti  altre  di  simil  fatta.  Il  Guarini  mandò  a  stampare  a  Fi^ 
renze  questo  suo  Verato  II.  fidato  nell'assistenza  delle  reliquie  rimaste*^ 
vi  de'  suoi  amici avversarj  del  Tasso,  quali,  dopo  morto  ilSalviati,  erano 
Bastiano  de' Rossi, Giovanni  Bardi,  e  GiambatistaDeti;  non  i^etò  Bernar- 
do Canigianij  né  Giamiaiista  Strozzi,  giusti  stimatori  del  Tasso,  e  al- 
tresì amici  del  Guarini.  Segue  nel  Verato  II.  la  prefassione,  medesima* 
mente  dell'  Attizzato,  che  afferma  di  aver  finita  la  replica  dae  anni  pri-* 
ma^  benché  la  dia  fuora  due  anni  dopo:  e  dalla  taccia,  che  prevede  con- 
tro di  sé  per  aver  scritto  contra  un  morto,  cerca  anticipatamente  di  ripa- 
xart i  con  dire  di  aver  così  fatto  anche  il  Nores  contra  il  Verato^  gii  mora- 
to, e  ohe  esso  Gusirini  sorive  ai  lettori,  i  quali  son  vivi,  e  contra  la  dot- 
trina del  Notes;  e  non  al  Nores,  né  contra  il  Nores:  tutti  sofismi,  e  va- 
ae  battologie  di  contemnoaa  e  falsa  dialèttica  per  piJi  raf^oni. 


mstmmmmm^m^^mmm^^am 


k 


I.  Il  Nores  fiu  Del  titolo  stesso  del  suo  libro  espressamente  dichiarò  ^i 
scrivere  la  sua  apologia  centra  l'autor  del  Verato  e  non  contra  il  Fero- 
to,  dal  Guariniy  e  non  da  sé  ingiuriosamente  introdotto  senza  proposito 
alcuno  a  parlare  contra  il  Nores  ^*  non  importando  a  questo  di  sapere ,  se 
€{xi^V Istrione  allora  fosse  poi  vivo  o  morto.  Che  il  Nores  scrivesse  con« 
tra  l'autor  del  Verato^  il  Guarirti  il  confessa  nelle  prime  righe  di  questa 
B\xa. Replicalo  piuttosto  declamazione  da  strepitoso  e  loquace  sofista. 

II  II  Guarirli  direttamente  scrisse  contro  la  persona  stessa  del  Nores^ 
caricandolo  in  ogni  faccia  di  oltraggi. 

III.  Il  Nores  non  accusò,  né  oltraggiò,  ma  si  difese  contra  l'autor  del 
Verato»  Somiglianti  sofismi,  anche  puerili ,  si  trovano  passim  per  entro 

il  libro,  come  per  esempio,  ove  si  dice,  che  il  Verato  fu  cittadìn  ferrare- 
se. Ma  non  per  questo  fu  comparabile  al  Nores j  e  professò  il  mestiere 
dell'istrione,  cioè  per  prezzo  e  pagamento  ne'  più  magnifici,  e  sontuosi 
teatri  di  Europa,  come  scrisse  Marcantonio,  Guarini  (  delle  chiese  di 
Ferrara  lib.  v.  pag.  355.  )  ;  onde  vanamente  l'ardito  Pescetti  sì  affaticò 
di  coonestarlo  (  Difesa  pag.  5^.  ).  Pari  leggerezza  ancora  si  è  il  dire,  che 
il  Tasso  feo6  un  sonetto  in  sua  morte;  perchè  noi  fece  altramente,  che 
come*  a  un  bravo  istrione.  Il  medesime  conto  si  dee  fare  dell'affermarsi, 
che  V Attizzato  non  sapesse,  rhe  il  Nores  era  di  casa  de  Nores  per  esser- 
si scritto  Denòres^  e  non  de  Nores y  mnie,  se  chi  è  di  casa  Doria^  e  Del" 
bene,  non  potesse  dirsi  d'Oria,  e  del  Bene,  Davalo  e  Detvila  d'Avalo,  e 
d^AMa;  non  come  V Adriani,  ch«  nelle  Istorie  lib.  xvi  i.  pag.  669.  edi- 
zion  I.  in  vece  del  Cardinal  di  Loreno,  scrisse  delVOréno.  Questi  Verati 
mossero  tanta  nausea,  che  tra  gli  avvocati  stessi  della  causa  del  Guarini^ 
non  vi  fu  chi  ardisse  lodargli  fuor  del  Pescetti,  uomo  sfornito  di  dottri- 
na, ma  non  di  petulanza,  dote  propria  de' vili  adulatori  e  sofisti,  assai  fa- 
cili a  ravvisarsi  col  solo  guardaigU  in  viso;  onde  perciò  il  Beni  lo  frustò 
malamente,  e  talora  non  seqza  applauso  dM  Apatista  Nisieli  (Prog.  27. 
voi.  IH.).  Ma  i  Verati  mai  non  potettero  nemmen  giugnere  a  conseguir 
l'onore,  per  altio  ordinario,  dalla  tuiba  de'  critici  di  esser  citati  in  ma- 
terie poetiche. 

IV.  Tutte  le  scuse  del  Guarini  per  la  sua  maniera  di  scrìvere  contra  un 
morto,  riescono  magre,  perchè  se  egli  volea  far  credere  di  pigliarse^ 
la  contro  alla  dottrina,  e  non  alla  persona,  non  dovea  stampare  quelle 
tante  e  sì  ingiuriose  maladicenze  da  lui  con  larga  mano  seminate  in  o- 
gni  pagina;  ma  dovea  contenersi  nel  l'impugnare  le  sole  opinioni:  la  qual 
cosa  certamente  egli  non  fece.  Il  libro,  che  è  grosso  di  pag.  3o2.  non  ha 
alcun  ordine  o  divisione»  ed  è  qualità  propria  anche  delle  altre  opere  del 
Guarini,  come  son  quelle  contra  i  due  Bonifacj,  contra  il  collegio  de' 
dottori  di  Cremona,  il  Segretario^  le  Lettere^  il  Parere  in  favore  del  Par 
pafava^  e  una  critica  a  penna,  altresì  molto  verbosa  da  lui  composta  in 
Urbino  a  precipizio  contra  la  vita  del  duca  Francesco  Maria  /.  descritta 
da  Giàmbatista  Leoni  veneziano,  e  per  altro  lodata  dal  Beni  nel  Cavai' 
canti  {  pag.  67.  )  li  Riccobono  (  lib.  ly.  «ap.  vii.),  amico  del  Guarini, 
mentovando  questo  Verato  //.come  proprio  di  lui  parto,  e  non  d'altri, 
onora  l'eloquenza 'dtll'autoie,  chiamandola  sane  admirabilem,' della,  qua- 


4:3 

le  però  sarebbe  potuto  dirsi ,  che  non  erat  lue  locus»  il  RiccobBno  dipoi 
joggiurige  avere  il  Guarini  trattato  tamaspere  et  acerbe  il  JVores,  quan« 
to  Arc/ùloco  trattò  Licambe;  talché  se  non  era  morto,  sarebbe  stato  in  pe« 
jìcolo  di  finirla  appunto  come Xica/n^e. Questa  non  è  gran  lode  al  Guari- 
ni^ almeno  come  a  scrittore  onesto,  per  non  dir  cristiano,  né  così  certa» 
minute  trattato  dal  iVorej^  come  dicemmo:  e  dianzi  si  è  già  espressala 
graude  stima,  che  il  Riccobono  fece  del  Nores,  e  così  chiunque  di  lui  no 
•Olisce,  tranne  il  Pescetii.h* Ingegneri  nel  suo  discorso  pag.  8.  lodando 
il  Nores  per  uomo  di  dottissima  memoria,  quasi  per  far  dispetto  airav- 
Tersario  Guarini  protesta  di  ,,  onorarlo  sempre  con  ogni  suo  spirito,  sic- 
,y  come  ebbe,  mentre  egli  visse,  in  somma  osservanza  la  vera  nobiltà 
i^del  suo  sangue,  e  la  soavità  incomparabile  de'auoi  lodatissimi  costa* 
,,  mi .  y.  Più  non  si  potea  dire  in  poche  parole.  11  Verato  II.  in  sustao-* 
sa  ci  rappieseuta  al  vivo  il  vero  carattere  del  Guarini,  qual  fu  non  solo 
co*  privati,  ma  co'principi  stessi  da  lui  per  suo  dit'etto  in  poco  tempo 
serviti  e  con  nota  di  altiero,  pien  di  amor  proprio,  puntiglioso  e  queru- 
lo al  maggior  segno  de' suoi  naufragi,  delle  ingiurie  della  dura  e  mala 
fortuna^  e  delle  sue  persecuzioni,  come  solava  dire,  tutto  ciò  risultando 
dalle  proprie  sue  lettere  (  pag.  ^o.  82.  108.  i33.  I90.  194*  196*  ),  e  dalla 
scena  1 .  delTatto  v.  dei  Pastorfido  111  persona  di  Carino.  Coéi  egli  si  por- 
tò principalmente  coi  duca  Alfonso  li,  di  Ferrara  suo  uatuial  signore 
(  lett.  pag.  Y7-  '^9*  '3a.  )y  ai  qudie,  dopo  essere  stato  da  lui  con  grandi 

0  onorevoli  impieghi  eupedizioiii  distinto^  egli  voltò  le  spalle  nel  i588* 
per  andare  a  servire  di  segretario  il  duca  di  SavojUy  dove  era  stato  amba* 
tciadore  ii  Alfonso  prima  del  1571.  Ma  poi  vi  durò  poco  in  Torino,  leva- 
tosene col  fieddo  pretesto  delTessctre  occupato  quel  duca  nell'iiupresa 
ài  Saluzzo  nel  i588.  Indi  se  ne  passò  ai  servigj  <ii  Vincenzio  duca  di 
Mantova  (a*)^  poi  a  quegli  di  Ferdinando  arciduca  tVInspruc  (b*),  e  ap* 
presso  entrò  in  corte  di  Ferdinando  I .  granduca  di  Toscana,  a  cui  servi- 
va attualmente  di  segretario  neli  anno  1601.  come  si  ha  dalla  lettera» 
preposta  da  GiOPa/i/xi«S^at^ic  al  la  sua  a  poi  ogia  del  Pajro/y!</o.  Ma  di  lì  u  poco 
il  Guarini  sazio  ancor  del  granduca  se  ne  passò  al  clu -a  d'Urbino  Fran^ 
Cesco  Maria  II.  e  poi  lasciato  ancor  questo^  e  trasf^i itosi  a  Venezia  si 
ridusse  quivi  per  sua  disgrazia,  si  può  dir  volontaria,  a  hnii**  i  suoi  gior- 
ni all'osteria  il  dì  vii.  di  Ottobre  del  lOia.  nella  parrorln.i  di  5.  Maun 
riziOy  dove  fu  seppellito,  per  attestato  di  suo  nipote  Marcantonio  Gua» 
fini  (Chiese dì  Ferrara  pag.  180.  ),  spiegandt>lo  ti  coott*iii|>oKiiiei>  Eritreo 
con  queste  parole  (  Piuacoth.  1.  pag.  97.  ):  quam  ad  cauponem  divertisi 

(tf*)  ciò  ftt  nel  ifft.  in  qualità  di  segretario  e  di  consigliere  del  duca  . 

(b^)  Fsiflitsimu  .  Alia  co«ce  del  '  Arciduca  Fcriinanin  eg  1  non  a  «dò  ,  se  noa 
come  inviato  del  duca  di  Mantova  suo  ^ii^norc  ,  e  d'  oidinc  suo  a  lioc  di  maneg. 
giaie  in  Insptuc  la  pace  ,  eoe  tra  esso  duca  e  '1  marchese  de  F.ttto  per  una 
patte  e  '1  daca  di  Punita  per  l'altra,  dav^iiti  all' aiciduC4  tiattatj<ii  .  Tarit>  si 
raccoglie  da  più  Ictccre  del  Guannt  (  Lettert  pag.  106  edi\  //.  1  f  4  "*  ^  )  % 
e  da  quel  a    tn   partico  are    scritta  a   Beli  ano    Bcigatmi  in    data  da  Imrruc  ai 

1  .  di  Novetiibie    nei  159&*  Lo  sbaglio  di  Moasig.  (a  bcaissimo  anche  del  sig. 

Baroni  awcitico  • 

Tom.  I.  6a 


474 

setj  senio  cunsaue  conftctus^  estcésslt  e  vita  (a*);  non  però  di  poaip»  fu-- 
nerali  onorato  da  quella  sereniMima  reppubbllca,  come  per  mancaoM  di 
pratica  disse  il  Buonanni,  perohè  ciò  ella  non  usa,  se  non  co*  soli  attui^ 
li  minej  del  Papa,  e  con  gli  ambasoiatori  de*  re,  i  quali  non  nsuojono 
airosCeriaf  e  il  Ouarini  da  tatti  i  aoddetti  principi  se  ne  partì  presto,  • 
anno  jato.  Peraltro  die  saggio  di  cristiano  e  cattolico,  particolarmente 
quando  incorso  nelle  censure  promulgate  dal  sommo  pontefice  Chmen^ 
te  Vili,  per  roccupaaione  alia  chiesa  romana  del  ducato  di  Ferrara,  e 
di  ciò  ravveduto,  ricorse  al  nuncio  apostolico  di  Venezia  nsonsignore 
Antonmaria  Graziarti  per  impetrarne  l'assoluzione. 

(a*)  Sogliono  i  poeti  eroicomici  dar  soTsnce  dì  mano  a  qualche    narrazione  • 
ragioaaaitaco  eoa  versi  sabiimi  e  magoiici ,  e  ditcandcr  poscia  improvvisaai«a« 
ta  a  qaalche  piacavola  e  ìmsss  applicaaioot  »  afinc  di  trarne  eoa  la  sorpresa  una 
più  sotcQne  fisua*  Pi  cotale  artificio  si  è  qui  servito  assai  saporitamente  il  Fon^ 
lanini;  poi^h^  dopo  aver  dianai  ristrette»  e  poste  come  in  un  fascio  le  varie  ri- 
^uardevoli  commiMioni  e  ambasciate  apponiate  al  Guarlni  dal  duca  Alfonso  IL  e 
1  diversi  impieghi  e  servigi  da  lui  prestati  a  quasi  tutti  i  principi  d' Italia,  Hnal- 
mente  a  solo  oggetto  di  metterlo  in  derisione    e   in    dispregio    va  a  terminarne 
artifici  osa  mente  il   racconto    con  dire  ,   che  un  tal    uomo  si  era  ridotto  per  sua 
votoataria  disgraaia  a  morire  in   Venezia  in  ooa  osteria  posta  nella  parrochià  di 
SMM  Maurij(ia .  Queata  disgrazia  è  atata  canone  a  più  letterati  di  grido  e  anco* 
sa  a  pcrioaaggi  di  più  alta   afiira  di  quella  del   Guarini .    A^ir^é    Marons  brc- 
^ciaoQ     di  cm  lo  stasfo   Monsig.   ebbe  grandiisima  stinia,   mori   /o  Homa  me. 
fcbinameotf  in  trioboUri  tabcrnM ,  a  detto  di  Pìctìq    VéUrianp   nel  libro  II.  de 
infclicitéU   lUteratorum  pag*  éS.  re  nulli   amicoram  cognita,  fai  nulli  hominum  » 
ium  vivebai  9  ignorahatur ,    Il  famoso  Giovanandrea    étW  AnguilUra    mancò  si* 
milmante  in  Roma  dentro  nn*  osteria  presso    Torre  di    Nona  •    siccome  riferisce 
Alessandro  Ziliofi  nell'istoria    de'  poeti  italiani ,    sinora    inediti  ;  a  in  altro  si- 
mil  laogo  fuor  di  Verena  fu  sciauratsmeate  ammaztato  Arrige  Caterino  Peviie, 
1^ insigne  scrittore  delle   gaerrc   civili  di  Francia»  discendente  dai  grancontc» 
stabili  del    regno  di  Cipro   (  Moscardo  Istor.  di  Verena  }.    Nel  \k\y  ai    xx»  di 
Ottobre  Maturine  Rtgnicr  prete  e  canonico  di  Pianti»  •  il  primo  ,    ma  non  il 
migliore  poeta   satirico   della  Francia,    morì  d'anni    XL.  in  Roan  peli' csteria 
dello  scuoo  d*  Orleans ,    dove  aveanlo   ridotto  a  prender    sMoggìo  i  suo!  passati 
disordini  (  Biblioth.  Raisonnée  Tom.  IV.  P,  //.  pag-.  408.  )  .  Kel  1475.  ai  4.  di 
Aprile  chiase  i  saoi  giorni  in  Ferrara  neiroastrk  daits  Fossa  Alessandra  S/er* 
ra   signor  di  Pesare ,    frstello  di  Francesce  I.  Sferra  duca  di  Milane ,  come  si 
M  dal   Diario   ferrarese  di   scriciort   aaoairao     pubblicata  oeila    incomparabiic 
saccoles  daali  scrittori  delle  cose   d'Iulia   ordinata  e  illustrata  dal  sig^  Murate- 
ri  (  Toas,  XXIV.  col   x^J-)»  Che  più?  Maria    de^  Medici    regina  01  Fraacìa  , 
moglie ,    suocera  e  madre  dfei  maggiori  re  dell'  Europa  ,    fini  di    vivere  ai  3 .  di 
Luglio  nel  1^41.  in  un  ospiaio  povero  e  marcenario  ,  cioè  a  dire  ,  in  una  oste-  ' 
ria  di  Colonia  (  Nani  Ist.  di  Venciia  vef.  /.  pag.  840.   edlr.  /.  ) .    Di  tali  uma- 
ne vicende  non  dee   fiirsi  gabbo  da  cki  che  sia ,    saccedendo  elleno  non  volon- 
tarie ,  ma  a  beneplacito  delle  divine  supreme  disposizioni .  * 

Ma  perchè  qui  non  si  regge  il  forte  delia  mia  difesa  dall'  tnstilto  mosso  dal 
tVio  avversario  alle  ceneri  del  Gnarìni ,  passerò  a  mostrare ,  che  •  sieeome  è  ve- 
fisslmo ,  che  egli  morisse  e  fosse  sepolto  in  Venezia  nells  parrechia .  tiaci  già 
di  san  Mattrl\lo ,  ma  di  san  Mesi ,  come  bo  dipoi  ad  evideat a  trovate ,  cesi 
è  fiilslssìmo,  che  la  morte  in  aoa  osteria  lo  cogliesse*  Unico  msllevsdore  dell* 
asserzione  contraria  si  è  V  Eritreo  ^  autore  ani rersalm ente  per  BMltc  falsità  sere. 


475 

Intanto  •rmai  ritomaBdo  al  Nores,  non  mancarono  a  questo  i  suoi 
non  dispregiabili  difensori  contra  i  Verati,  cosi  richiedendo  le  sue  virtù , 
generalmente  esaltate,  per  quanto  si  trae  dalle  seguenti  opere:  e  biso- 
gna, che  i  romori  centra  essi  Verati  fossero  grandi,  poiohè  il  Oaarìni  eoi 
{ pretesto  di  ridarre  que'  due  soli  libri  in  compendio^  risolvette  di  tor  via 
e  tante,  e  sì  verbose  maladicenie,  senza  mai  più  nominar  il  Nores  per 
entro  il  compendio  da  lui  fatto,  come  dice,  sin  nel  1599.  In  un  testo  di 
esso  pas,  35.  si  leggono  le  seguenti  paxole,  scritte  in  margine  di  propria 
mano  di  Fabrizio  Beltrami^  concittadino  di  Luca  Contile  da  Oecona  nel- 
lo stato  di  Siena^  il  qual  Beltrami  da  indi  in  latino  prese  il  dome  di  Scy^ 
thoniensis,  e  scrìsse  un  discorso  delle  imprese  accademiche,  in  cui  citfe 

ditata,  e  che  ad  esenipio  del  Giovi»,  e  di  qualche  altro  ti  compiacque  d'inferir 
nei  ritratti  della  sua  Pinacoteca  ceree  macchie  e  bratturs ,  le  quali  ora  a  torto  # 
era  a  diritto  gli    STÌsaao  e  li  difermano .    11  F^ntanini   ha  cercato ,    con  la  saa 
consueta  sagacità  »  far  qai  entrar  per  secondo  Marcantonio    Guarini    nipote  del 
esTaliere  ;    ma  questo  sctitrore  nel  luogo  citato   altro  non  dice  al  nostro  propo- 
sito ,   se  non  che  „  passò    un   tant'  uomo  a  più  felice   Tita  a'  7.  d' Ottobre  del 
„  léift.  il  LXXV.  anno  della  sua  età,  essendo  in   Vinegia ,    dorè   par  tuttavia 
„  il  corpo  di  lui  si  giace  in  deposito  ;  „  e  non  fa  parola    né  della  parrochia  di 
jtfit  Maurilio ,  né  deir  osteria ,    in  coi  morto  lo  Toglioao  T  Eritrèo    s  '1  ttoppo 
a  lui  credalo  Fontaaimi  •  L'  Eritrio  igoora  e  tace  la  contrada  e  Moasis.  la  spc- 
ci&ca  in  quella  di    san  Maurilio.    Io  stesso  sono  stato  già  tempo  di  tal  parere. 
I  registri  autentici  de'  morti  nella  chiesa  di  san    Mosi  mi  hanno  disingannato. 
„  i4ia.  7.  Ottobre.    L'Illustre    signor  Zamtatista   Guarini   cavalier  di  Ferrare 
,f  d'anni  74.   di  febbre  gii  giorni    17.   Tisitato    dafl^cccèllentissitiio   Giarca ,  f, 
QaiTÌ  dunque  morì  certamente  il  Gttarim ,  il  quale  ora  costretto  dal^e  soe  Iki  ^ 
ora  mosso  da  altri   riguardi  e  interessi,   venia  frsifiienttnicase  a  Vine\ia  e  più 
e  più  mtfi ,  come  si  raccoglfe  dalle  svr  Wtstre  aiasMseritie  e  stampate ,    ci  &• 
cea  lungo  soggiorno,  e  omi  già  in  isoa  vile  osteria ,    che  aè  le  eooveifieiue  dal 
suo  stato  lo  permettevano  •  né  la  economia  del  suo  domestico  a  cagione  del  suo 
esser  gran  tempo  vivuto  in  corte  di  tanti   princìpi   quasi  in  abbandono    da  lui 
lasciato ,  lo  comportava .  Ci  prese  pertanto  un  onesto  alloggio  ed  appartamento, 
e  son  di  parere ,  che  a  motivo  appunto  delle  Continue  sue  liti ,    della  suddetta 
parrochia.  solita  sempre  abitarsi  dai  priirctpali  arrocvri  di  questo  foro,  se  ii*e^ 
kggesse  Pabitatione.  GUmhatista^  Cioiri ,  librajo  e  statAfstor  vetieiiano ,  il  qua- 
le eoa  le  replicate  edieieai  di  quasi  tane  l' opere  dei  Gaartni  avea  notabilmen- 
te avaoaata  la  sua  stamperia  e  't  suo   nagoaio ,  raccolse  coa^  1'  aluto  di  Gregorio 
de'  Monti  f    dopo  la    morte  dell'amico  Gtiarini ,   un  buon  numero   di  componi» 
meati  poetici  »  volgari  e  latiai,  e  ne  pubblitb  ki  racoois»  con  questo  titdUi ,»  :  Ta* 
n  He  poesie  dì  arati  eccellcntt  aatori  im  morte  del  molto  illastre   sig.  cavalìei 
H  Battista  Gaarini .  In   Vetusta  psesso  Giamkaùsts  Ciotti    1 61  éw  i«  x  a*  •  »«  b» 
raccolta   concieae    iatorao  a  censo  *<€ompanimcoti,  e  qaaai  settanta  ne  sono  gì* 
autori ,  in  aìsno   de"  quali  si  de  il  iHiniitio   ceond  e  si  fa  la  mi«ima   allo6Ìoa# 
alia  vii  sognata  osteria:  circoataata ,   che  cortamenee  avrebbe  suggerito  ad  alea« 
no  un    forte    motivo  di  coro  piagner  lue  l'aocidciKei  II  Cioiù   in   oltre  d^ica  hi 
raccolta  a  Gregorio  de  Monti ,    il  quale   nel  corso  di  lunghissimi    anni  sapevasi 
•ssere    stato  il  più    domestico  e  *I  più    iatriaseco   amico  del  cavaliere  :    il  ehor 
continua  a  dire  nella  sua  lettera  il  Ciarli ,  ,r   egli  ha  voluto  autenticar  nel  fino 
,»  della  sua  vira  ,    poiché  trovaodosi  nella  sua  ipstrio  coavdeseente ,  volle  venir 
„  a   V€ne\téi^   quasi  presago  della  sua    morte,    per  cinuder  gli  osohi    nelle    sue 
,»  braccia ,  „   cioè  di  eMO  Maim  •   E  si  forra  poi  dire  e  si  potrà  osedeie ,   cbe 


476 

Due  discorsi  di  Faustino  Sutnmo  Padovano,  l^uno 
contra  le  rra^icomedie  e  le  moderne  Pastorali,  l'altro 
contra  il  Pastorfido,  con  una  Replica  alla  Difesa  di  Or- 
lando Pescetti.  In  Vicenza  per  Ùior gì o  Greco  a  istan- 
za di  Francesco  Bolzetta  librajo  padovano  i6ofì.  in 
4.  (i)(tf).  L.     5. 

Considerazioni  di  Gio.  Pietro  Malacreta,  Dottor  vi- 
centino, detto  nell'Accademia  degli  Orditi  di  Padova 
l'Innaspato,  sopra  il  Pastorfido,  Tra^icomedia  pastorale 
del  molto  illustre  Signor  Gavatier  Batista  Guarini.  In 
Vicenza  per  Giorgio  Greco  a  istanza  di  Francesco  BoU 
zett a  librajo  padovano  1600.  in  ^  4« 

*  E  i/i  t"  e  ne  zia  per  Marcantonio  Zaltieri  1600.  i6oi, 
in  la.  (2).  i2.. 

un  suo  esame  del  Pastorfido.  Le  sue  parole  son  tali:  questo  dine  (  il  Cuo- 
lini  )  ,,  p<*r  isfogare  la  collera,  rhe  avea  con  Alfonso  duca  di  Ferrara^  che 
„  si  servì  ne*  maneggi  e  più  importanti  nego^j  delT/mo/a  (  Giambatista 
,,  Laderchi  )  in  luogo  del  quale  saria  voluto  entrare  questo  autore;  ma 
,^  più  acerbamente  t^f'iga  questo  sdegno  ne!  libro,  ohe  fece  A^ì Segretario ^ 
99  Soggetto  apposta  preso  da  lui  per  questo  fine  ,, .  Il  Beìtrami  in  altra  sua 
nota  al  Verato  II.  pag.  269.  sopra  la  ri^a  4-  corrispondeiife  al  tenore  ac» 
Gennaro,  dice  così:  vedi  in  questo  proposito  il  Segretario  del  Guarino  ^  e  ve» 
drai  r  Attizzato  essere  il  Guarino .  Questi  alludendo  ali Y;no/a^  si  vede, 
che  lusinga  assai  poco  i  nudi  e  puri  legisti  anche  altrove,  e  forse  non 
senza  ragione  (  Lett.  pag.  8.  184.  ). 

(i)  Questi  «lue  discorsi  tratti  dai  poetici  del  5£«m/iu>  stampati  in  Pa^ 
dova^idiX  Bolzetta  nei  1600.  in  4*  «  vengono  quivi  ad  essere  l'xi.  e *l  xii. 

(n)  Precede  la  licenza  del  consiglio  di  x.  per  la  scampa  in  virtù  delta 
relazione  del  padre  inquisitore,  del  Segretario  del  senato  Lorenzo  Mas-- 
sa^  e  di  Fabio  Paolini,  lettor  pubblico  di  buone  lettere,  i  quali,  a  ciò  de- 
ll Cudìimìt  trovandosi  convalescente  in  Fert^ra  sai  patri t ,  ove  tenea  casa  e 
fiiniiglia  ,  se  ne  sia  ▼olontariamente  patcito  per  venire  a  finir  la  vita  in  ana 
osteria,  e  non  più  tosta  in  comodo  e  onesto  alloggio ,  e  forse  anche  in  ^aelio  o 

S resto  a  qadlo  del  sao  intrìnseco  amico  Monti  •  nelle  cui  bracci j  appunto  di 
oir  saa  viu  gli  avvenne?  I  uomo  al  snddecto  Afoari  soggiui^nckb  .  aver  lai 
composta  ana  grazioza  comnedia  .  intitolata  l'Ippolita,  stampata  la  prima  voi* 
ta  in  Venezia  a»  EvdngeiittA  Dtuchiné  nel  i4ii.  i«  it.  e  dedicata  al  (^tt.fiai 
da  Giovanni  de'  Mc/tti ,  cugino  dell'aurore,  la  quale  p  >i  usci  fuori,  riformita  di 
molto,  ptr  la  terra  volta  dalle  stampe  di  Pietro  È.iha  nel  t4LO  pamncate 
in  la.  c<in  ana  dcdicaxiane  delio  stesso  Gregorio  ad  Alessandro  e  Guarino  G:i£^ 
rini  ^  fig'iitoli  di  Bttisté,   otto  aani  prima  gii  morto. 

(d)  1601.  sta  impresso  nel  mio  esemplare.  A  titolo  del  libro  ag^iugae  a    quaa. 
ta  A*  é  riportata   di  sopra  ;   naa    Risposu  di    esso  Summo  ia  difesa    del      metro 


477 

Apologia  di  Giovanni  Savio  veneziano,  Dottore^  in 
difesa  del  Pastoriido  Tragicomedia  pastorale  del  molto 
illustre  Signor  Cavalier  Batista  Cuarini,  dalle  opposi- 
Tiìoni  fattegli  dagli  eccellentissioìì  Signori  Faustino 
Summo,  Gio.  Pietro  Malacreti,  e  Angelo  Ingegneri,  di- 
visa in  tre  Parti,  (i)  (b). 

Nella  I.  si  ragiona  della  Tragicomedia  in  universale. 

Nella  II.  della  Favola  del  Pastoriìdo. 

Nella  III.  del  Pastorfido  disteso. 
In  Venezia  per  Orazio  Landucci  lòoi.  in  i^.       L.     3« 

pu tati,  attestano»  come  nel  libro  non  vi  è  cosa  contra  le  leggi, e  che  è  de- 
gno di  stampa. 

Il  Guarirli  nella  prefazione  al  compendio  de*  suoi  Verati  sparla  al  so- 
lito dei  Siunmo  e  del  Malacreta^  cioè  con  disprezzo;  ma  non  pare,  rhe 
fossero  da  spregiarsi;  né  con  loro  al  ceito  fu  paragonabile  il  campione 
Pescetti  {a*)y  schernitore  ancor  egli  e  del  Tassale  del  Guastavino  per  vi- 
le adulazione,  come  persona  delle  qualità  espresse  dal  Beni  nel  Cavai» 
canti. 

(i)  W  Savio  pag.  I^i.  parlando  della  Prigion  éP amore ^  Commedia  di 
Sforza  Oddo,  che  fu  legista,  dà  a  questo  il  nome  di  suo  maestro  (e*). 
1j  Ingegneri  non  iscrisse  a  parte  centra  il  Pastorfido,  ma  bensì  nel  suo 
discorso  (  pag   3.  14*  )  ^  senza  nominarlo,  dopo  averlo  per  nome  lodato. 

nelle  Poesie  e  ne'  Poemi  •  cootra  il  parere  dì  Paolo  Beni  •  Siccome  questa  RU 
sposta  vcrka  sopra  an  argomento  non  appartenente  a  questo  capo,  cosi  Monsigno- 
re ha  stimato  bene  di  ometterla.  I  titoli  peto  de' libri  debbono  riferirsi  intiera- 
mente in  an  esatto  catalogo. 

(4*)  Il  Pticeui  non  fu  da  meno  del  Summo  e  del  Mdlacretd  :  ma  se  questi  si 
dichiarano  avversar)  del  Guanni  ,  e  se  quegli  se  ne  fece  campione ,  non  i  da 
maravigliarsi,  che  il  Guanni  parli  con  disprezzo  di  chi  io  biasima  e  con  istima 
di  chi  io  difende. 

{h)  Neil*  anno  appunto  itfoi  in  cui  il  Savio  diede  alla  luce  la  sua  Apologia  9 
mori  egli  in  Padova  in  età  d'anni  %%..  Se  fosse  vivuto  più  lunga  età,  sareb- 
be stato  un  prodigio  di  sapere  ,  poiché  nei  suo  10  anno  scrivea  latino  cosi  a 
perfezione,  ai  latino*  scriptores  egregie  intetligeret ,  Cueroftem  precipue  referret  ; 
son  parOiC  di  Vincenzio  Contarmi  pubblco  professore  di  nmane  lettere  in  quel- 
la università,  nell'orazione  funera'e  quivi  reciriita  a  lui  pubblicamente  nell'ac- 
cademia degli  Stabili  ai  7.  di  Giugno.  Dopo  *a  ingua  atina  studiò  e  apprese 
la  greca  e  1'  ebraica  nel  seminano  patriaicair  di  Murino .  S.>ggini;(ne  il  Contarmi 
aver  lui  composti  più  di  otto  mila  versi  .  L'  Apologia  fìi  da  qualche  invidioso 
ascritta  ad  altri,  che  al  SWioi  ma  il  suo  panegirista  dice  di  costoro:  sei  hi  ^ 
vel  hominem  non  norant  »  rei  alieno  eum ,  quoi  ajunt ,  peie  metiebantnr ,  nom 
suo, 

(e*)  Sfonda  Oddo  teneva  appunto  in  quel  tempo  la  cattedra  del  diritto  cesa- 
reo ia  quella  unifcrsità. 


47» 

Risposta  alle  Coosiderazioni  #  dnbbj  del  Dottar  Ma- 
lacreta  sopra  il  Pastoriido  ccm  altre  yane  dmbifiaaioni^ 
tanto  centra  detti  d^bbj  e  Gposideraaotii^  quanto  c^m- 
tra  Pistesso  Pasterfido  con  un  Discorso  nel  fine  per 
compimento  di  tntta  Topera  ài  Paolo  BenL  Im  Pmdomt^ 
per  Francesco  Bolzetta  i6oo.  in  4*  (i)«  Ii«     5* 

Difesa  del  Pastoritdo.  Tragicomedia  pastorale  del 
molto  illustre  Signor  Gavalier  Batista  Guarioi  da  guan- 
to gli  è  stato  scrìtto  contro  dagli  eceelleodsaimi  Agno- 
ri  Faustin  Sanmo,  e  Gìo.  Pietro  Matacreta  con  nnife 
breve  risoluzione  de'dubbj  del  molto  reverendo  Signor 
D.  Pagolo  Beni,  d'Orlando  Pescetti.  Iw  VeroMiper  Am^ 
gelo  Tamo  i6qi.  in  ^.  {p).  é.. 

Apologia  di  Luigi  d'Erediti,  nella  quale  si  difendono 
Teocrito  e  i  Doriesi  Poeti  Giciliaui,  <ulle  accose  di  Ba« 
tista  Gnarìni,  e  per  incidenza  si  metto  in  diaptita  il  suo 
Pastorftdo .  In  Palermo  per  Giù.  Antonio  Franceschi 
i6o3  in  4-  (3)-  5. 

*  E  in  Vicenza  per  Lorenzo  Lori  i6o8.  in  8*  3. 

(  i)  II  nome  di  PaoIò  Beni  anda^s  memo^ìm  prtucif  io  dopo- la  voce  ilU 
sposta.  Il  discorso  as^ontovi  a  parte  ha  ladata  di  Venezia  presso  Paolo 
UgaRno  à  istanza  dell  aiitore  lifoo.  fn  Jjp^,  coT  priril^ia  del  seimto  pet 
la  lìctDza  e  pri?ativa  delta  stampa,  benché  iT  linro  sia  ai  sole  pagine  19. 
onde  bisogna,  che  in  Padova,  dorè  fu  stampata  la  detta  Risposta,  il  di- 
scorso aggiuBitovi,  comeckè  noa  caateoga  particolaiità  fiutidioso^  pei  le 
fazioni  allor*  ealde,  mcontrassa  tali  dìfficokà»  cka  toowtifsro  il  ÈeMi  a 
rioorrero  dirittafaente  a  Venetfi»  ptv  lo  liceMn  di  ptil^blicai lo« 

{2)  Qui  pure  il  nome  del  Pescetti  dovea  porsi  in  prinolpiocon  dire: 
Tf^esa  di  Orhsndti  Pascetti  per  la  Tragicommedia  pastoraìe  del  Fast^" 
doec. 

(3)  Questo ^edk'a  con  cristiana  umiltà  aggiongie  in  una  j^rotesta  alla  fi- 
ne del  Libio>  cha  ^  se  per  disi|^aBÌo  o  per  igooraoma  sua  si  feaoYassein  que- 
^  sta  o  in  altra  ano  seiitturo  »  okofi*  ooao  lipngOABte  %i  decreti  della 
9,  cittoliem  ,  orteifoesoy  Tomnna.  chiesa,  et  la/rieratto  e  rifiata  »  afferendo-* 
,9  ai  prontitstmo  a  disdifhi,  secondMhè  gM  revrìi  oomefidato  do'  ai^e«' 
9»  riorl ,^.  St  chìiinc[Ue  stampa  linitassv  VEfe^a^^wnino  dfacvrbi' airrebbie 
la  suprema  autorità  della  chiesa.  Egli  dice  di  aver  àVata  pratica  deHette- 
rati  di  Roma  e  di  altre  città  d'Italia,  e  in  poche  pagine  oppone  assai  co- 
se all'eleiùona  e  alla  struttura  della  jPai^o^,  non  apnoggiata  a  £ama  ,  né 
ad  autorità  alcuna,  ma  di  pianta  inventata  ,  e  tutta  nata,  dal  Guarini  :  e 
le  opposizioni ,  quantunque  essenziali ,  e  inxi*  anni  prima  della  mor- 


479 

Ae  del  Guerini  Jue  volte  itampate  ^  non  si  videro  sciolte  (a*).  L'  Eredia 
nel  bel  principio  rag^iuiglia  il  pubblico,  avere  il  Ouarini  per  lo  ^,  spa- 
y,  sio  di  tanti  anni  eletto  di  wicax  1'  intelletto  intorno  a  questo  suo 
^y  oomponimento  pastoimleyy.  Qoeetoepazio  di  tonfi  anni  si  ridusse  iu 
tutto  sila  semaia  di  Kxj.  siccome  Gioiumni  Villifrancfd  da  Volterra^ 
ciie  dianzi  ineortedi  T4>soana  dovette  av«r  conosciuto  il  Guarini  ,  ne 
rendette  informato  il  NimeU^  dàt  lo  riferisce  in  fine  deirultimo  Progin^ 
mnsmo  del  Volume  II«  Laoude  è  f  raa  le^gereMn  dopo  tali  asserzioni  vc«- 
ler  dubitarne  sul  £rivioi«  iandam^sito  ^  clìeTantore  nacque  nel  1537. 
Anzi  egli  iiuoque  nel  i539.  poiché  nel  i58a.  egli  afferma  (  Lettere  pag. 
io3.  ed.  Ili.  )  di  ritrovarsi  al Jecvi  appunto  nel  quarantesitno  quarto  annr> 
di  soaetà;e^  prima  dell'anno  i$7i.  egli  fu  ,  cerne  dice  (Leti,  p.  48) 
inviato  per  Alfonso  II.  duca  di  Ferrara  a  Carlo  Emanuel  duca  di  Sa^ 
w/a  e  per  due  soli  mesi,  per  quanto  si  raccoglie  da  nna  eualetteffa(  pag. 
1 15.  )  al  barone  «S/mdraro  aosbaaciatore  del  re  cattolico  a   quella  cor»* 
te  (&*).  Se  in  tal  congiuntura  egli  presentò  al  duca  il  suo  Pastorfido  a 
penna  come  in  efietto  nel  iS85.  eerivendo  al   raedeeiaso  (  pag.  100.  )  , 
diee  di  avefgiìelo  presentato  ne'  tempi  addietro  ,  onde  poi  vi  fu  anche 
rappresentato  con  regal  magnificenia  nelle  nozse  del  duca  con  l'infanta 
Caterina  figlinola  del  re  Filippo  il.  di  Spagna  ,  di  qui  si  vede  chiaro  Io 
spazio  di  XXI.  anno  dal  nascimento  del  libro  alla  sua  pubblicaaione  per 
via  delle  stampe.  Nell'anno  i58a.  egli  scrisse  al  marchese  Cornelio  Ben- 
tii¥)glio  (Lett.  pag.  117.)  di  aver  servito  il  duca  di  i^eminn  in  onorevoli 
impieghi  lo  spazio  di  xvx.  anni  continui:  ed  avendo  egli  stesso,  come 
poi  Mi  dirà,  fatto  «tampare  il  suo  poema  nel  iSgo.  di  qui  retrocedendo,  si 
arriva  all'anno  1569.  £  vi  corrisponde  benissimo  il  tempo  di  averlo  trat- 
tenuto e  limato,  secondo  V Eredia,  per  lo  spazio  di  tanti  anni,  che  arriva- 
no iu  tntto  a  XXI.  mettendosi  in  conto  ancor  quelli,  che  si  frapposero, 
de'  suoi  molti  viaggi  ed  impieghi; non  essendo  mai  stata  a  lui  tolta  la  fa- 
coltà di  ripulirlo,  migliorarlo  e  mutarlo,  a  cagione  di  averlo  dapprima 

(àf)  Qui  I'  aritmetica  aea  ceata  giasto  .  Dall'  aaao  iéo|.  ia  cai  fa  impreisa 
VÀpologid,  dell*  EredÌ€  ,  siao  ai  léii.  in  cui  passò  di  vita  il  Guarini  »  non  cor- 
sero II.  anni  giasta  il  computo  del  F^M/aoifti ,  aia  $.  e  se  ia  questo  tempo 
non  lì  fiderò  sciolte  le  poche  opposìtioni  dell'  Eredia  ,  fu  o  perchè  non  parve- 
ro cisenziali  o  perchè  si  giudica  »  che  già  fossero  state  sciolte  dai  difensori  del 
Guarini,  essendo  state  dagli  altri  oppositori  gii  messe  in  campo:  o  perchè  final- 
mente  nel  1601.  eran  già  finiti  i  litigi  contra  il  Pastorfido  ^  tiè  altro  di  più  se 
«e  intese . 

{h*)  Prima  del  1571*  il  Gaariiti  snd^  iatisto  per  Alfenso  tL  daca  di  Ferra* 
ra  tà  Emaamel  Filibeno  daca  di  Saveja  ^  padre  di  Cario  Emanuele  t  il  quale 
aoA  sottentrò  pai  ducato,  st  aoa  nel  i  fSo.  dopo  la  morte  del  padre.  Che  ia 
Savo/a  £9M^  ÌAFÌato  dal  duca  4lfon$o  per  due  soli  -  mesi  è  falsissimo ,  poiché 
b  lettera  di  lui  al  Bareue  Sfonirato  ^  scritta  nel  If86  parla  del  tempo  •  in  cui 
Tolontariamente  e  non  infiato  si  portò  il  cafaliere  a  Torino  per  presentare  al 
duca  Carh  Emanuele  il  sao  PastùHidQ  •  Qaesti  punti  ha  molto  esattamente  di- 
sastiinat!  i|  sig.  Baratti .  Chi  si  fidasse  di  tesser  ordiaatsmente  la  fita  del  Gua- 
rini sopra  le  memorie  del  JPsvrfaaiai ,  sccoiaerebbe  ao  mostro  col  capo  e  eoa 
1'  altre  soe  parti  foori  di  laogo . 


\ 


f ;n  '\J\  suo  naicimerdo  uedicAto  e  presenteio  Jil  éoca  4i  Saioo}^  c^^ofoi 
egli  fie  fcriM^!  a  lui  fte««o  o^l  i  S3S.  (  L^tt.  y^^-  ^  )  ■'^  ^i*'  '^  «e«uì  la  i«- 
Dio«a  rappreteocaziooe  ia  TWùio.  Si  mi  I  avo  t^  «i  Tmsso  eoo  si  coUe  la  li- 
ìh-ttmAt  fare  il  fn«'*i^Ì0oal  poema  della  Genumlemmte  dopo  aTerlo  ne' 
fu  >i  primi  aooì  dedicato  e  pretentato  al  da«^  di  Urbino,  qaale  tnttaTÌa  si 
C4>n4erYa  n^l  tao  codice  originale  della  Lùtrtrut  f^miicMma,  dm  ne  piima 
additato.  Ma  per  n^lio  ehiarire  la  veriià  delU  cose,  e  la  g'an  debol*-2xa 
ili  voler  dubitarne  sul  fondamento  di  tcffistiebe  foiti^liesae,  uun  potrà  es- 
§^r  malfatto  esporre  no  poco  Tintoria,  non  po'tto  divfnoreYole  al  Guarim 
ni,  di  tali  ripuliture,  da  lai  fatte  alla  soa  Tragicommedia  dietro  agli  aT- 
TTftimenti  e  cooftigli,  non  certo  di  tfii  solo,  ma  di  piò  Talentaomim,  ap- 
punto nel  corso  di  xxi.  sono,  cominciando  dal  iSóy.  io  coi  egli  dovette 
averla  dato  principio. 

Qua  fi  t'j  egli  ostentasse  Tatrai  stima  verso  le  cose  sne  ,  la  quale  vera- 
nì^ìììf  fu  glande,  y^-f  non  dire  eccessi  va  «  «la  Ini  medesimo  si  palesa  al>- 
bondaiitemeute  ne  due  Verati  .  Quindi  è  che  nelT  altro  libro  da  lai 
scritto,  come  dicemmo  ,  a  nome  di  Serafino  CoUaio  ,  boibàere  da  San 
Bellino  e  suo  servidore,  cootra  i  Sorùfacj^  i  quali ,  vedato  ,  com*  egli 
gagl iarda meute  si  opponeva  alla  traslazione  da  loro  proposta  del  corpo 
di  San  Bellino  a  Rox^igo  dal  villaggio  ,  doTe  si  trova  e  cbe  porta  il  no- 
me del  5a/i/o  e  offesi  da  alca  oe  sne  stampe,  avendogli  ricordato  con 
maniera  ,  nel  vero  poco  obbligante  ,  I Vsser  soo  di  poeta  piii  cbe  volga^ 
re,  il  buon  Guarini  per  eccesso  di  verecondia  prontamente  negò  di  avex 
egli  da  se  pubblicato  il  suo  Pastoffido,  Le  proprie  sue  parole  sono  que- 
ste (  pag.  34*  )  f»  né  furon  le  cose  sue  poetiche,  e  '1  Pastorfido  massima^ 
mente  pubblicate  da  lui  ,,.  Ma  il  Guarini  non  dovea  così  scrivere  ,  per- 
ché qui  egli  negò  la  verità  manifesta  dianzi  da  Ini  medesimo  esposta  al 
conte  Giovanni  ie* Bardi  quando  gli  scrisse  il  di  xix.  di  Agosto  1589. 
desiderar  di  stampare  il  Pastorfido  ,  né  poter  differirlo  ;  onde  perciò  lo 
pregava  a  impetrargli  dal  granduca  il  privilegio  della  privativa  della 
stampa.  Appresso  (  Lettere  p.  S%.  189.  160.  )  ringrazia  il  cavaiier  Fìis- 
ta  «egretario  del  granduca  il  dì  i.  del  Tanno  1590.  di  avergli  mandato 
il  privilegio.  Alcuni  anni  avanti  avendone  pure  scritto  a  Torino  al  ba- 
rone Sfondrato  e  al  marchese  da  Este  ,  per  m^^zzo  loro  ebb»*  licenza  dal 
duca  di  dare  alle  stampe  il  poema  a  lui  già  dedicato  a  penna,  onde  ra- 
gion volea  che  senza  suo  positivo  consenso  non  ne  facesse  la  divulga- 
zione. Nel  1589.  il  Guarini  richiese  altro  privilegio  al  duca  di  Parmai 
e  tutti  questi  atti  stanno  registrati  nelle  sue  Lettere  già  stampate  prima^ 
che,  egli  nel  suo  Barbiere  composto  nel  1609.  negasse  di  avere  avu- 
ta pnrte  nella  pubblicazione  del  Pastorfido  .  Io  per  me  non  credo  , 
che  facesse  bene  a  negarlo  ,  perchè  negò  il  vero  y  che  non  dee  mai 
Desarsi  dall'  uomo  onesto  per  via  di  menzogne  ,  e  molto  meno  in 
pubbliche  stampe  •  Invanito  degli  applausi  del  suo  poema  ,  ne  fa 
gelosissimo  ,  volendo  per  forza  ^  che  ognun  l'ammirasse^  e  guai  a  chi 
avesse  ardito  pensare  ,  non  che  aprir  bocca  in  contrario:  e  lo  sa  il 
Jffores.  Così  in  tal  proposito  passim  succede  in  chi  oltre  al  farsi  bel« 
lo  di  oose  furtivamente  espilate  ne'  libri  altrui ,  anzi  di  persone  aa- 


43 1 

cor  vive  ,  eome  privativamente  e  largamente  prevenuto  in  favor  pro- 
prio, nauseando  lodi  ordinarie  con  intrepidezza  risolve  di  farsele  da 
se  solo,  e  sino  di  comporre  a  se  stesso  in  altrui  nome  le  dedicatorie  ,  o 
le  iscrizioni  ,  che  senza  pericolo  di  tralasciar  nulla  contengono  tutto 
il  dicibile:  e  di  potenza  si  fanno  anche  entrare  di  contrabando  sin  den- 
tro nelle  altrui  approvazioni  de'  libri  ,  dove  elle  prima  senza  superlati- 
tì»  sembravano  sparse:  onde  poi  non  si  bada,  che  in  tal  guisa  interpola- 
te, compariscano  prive  di  senso.  Il  Guarirli  fingeva  di  avere  a  schifo 
il  titolo  dì  poeta  volgare  per  prof essione  :  e  ninno  mai  lo  ambì  pia  di 
lui^  come  risulta  da'  Verati^  dal  corpo  delle  %\Jie  Lettere  (j^^g*A^»  98. 
100.  —  Parte  II.  p.  63.)  e  dal  Barbiere  {  p.  i34.) 

Bisogna  però  confessare  che  il  Guarirli  non  contento  della  ,,  privata 
yy  lode  riportata,  come  dice,  alcuna  volta  per  la  sua  pastorale  in  molte 
„  parti  d'Italia,  dove  era  stata  udita  ,,  egli  volle  prima  di  stamparla  u- 
dirne  ancora  in  voce  e  a  penna  il  parere  di  parecchi  grandi  uomini,  sot- 
toponendola alla  loro  censura  (  Lettere  p.  54.  Sy.  4^*  ^^4*  '^8.  )  Cosi 
fece  al  cavalier  Lionardo  Sahiati  nel  i586.  il  quale  con  gradimento  lo 
rendette  servito  di  una  sua  scrittura  sopra  il  poema  ,  a  tal  fine  manda- 
togli a  penna  :  e  questa  scrittura  si  serba  attualmente  in  Ferrara  dal  sig. 
marchese  Guido  Benfwoglio^  che  nomino  per  cagion  di  onoranza.  Né  il 
Salviati  ,  qual  valentuomo  di  squisite  lettere  ornato,  fu  già  unico  e  so- 
lo a  esser  pregato  àdXGuarini  di  consiglio  letterario, conforme  vanamen- 
te credette  l'adulatore  Pescetti  nella  Risposta  all'  Anticrusca  del  Beni 
(  pag.  ló.  112.  ii3.  );  imperciocché  oltre  alni  ,  non  pochi  altri  ebbero 
questo  medesimo  onore.  Tali  furono  Ferrando  II,  e  Curzio  Gonzaga^  e 
i  due  chiari  scrittori  ,  Muzio  Manfredi  e  Bernardino  Baldi  abate  di 
Guastalla  (  Lett.  p.  198.  —  Parte  II,  pag.  69.  71.  ).  Il  Manfredi  però 
dopo  ricevuto  il  poema  in  istampa,  non  mancò  di  avvisar  1'  autore  che 
vi  avea  ,,  molte  cose  contrarie  o  diverse  dall'  arte  drammatica  ,,  :  e  il 
Guarini  scrisse  al  Baldi  {  Lettere  p&g,  2,62,) ,  „  che  il  Pastorfido  dal 
,,  suo  nascimento  ebbe  allevatrice  la  cortesia  e  la  lingua  sua,  mercè  del- 
,,  le  quali  sua  creatura  uscì  e  crebbe  felice  parto  in  grazia  del  mondo,,. 
Tali  grazie  non  si  fanno  sempre  con  la  sola  penna  ,  ma  talvolta  con  la 
viva  voce  :  e  di  questa  intese  il  Buonanni  (  Graz,  pag.  xi.),  ove  mise  il 
Guarini  tra  i  consiglieri  del  Tasso  in  cose  appartenenti  alla  sua  Gerusa^ 
lemme;  onde  è  mal  sicuro  il  rifuggire  all'  emenda  di  errori  di  stampa  in 
alcuna  delle  prime  edizioni  ,  ninna  delle  quali  venne  dal  Tasso  ^  per 
quanto  altrove  si  è  occularmente  mostrato.  Ma  sopra  tutti  il  patriarca, 
e  poi  cardinale  Scipion  Gonzaga  esserne  stato  distinto  dal  Guarini  in 
chiedere  ì  suoi  consigli  a  penna  ^  lo  manifesta  una  lettera  al  Guarini  in 
nome  del  cardinale  scritta  da  Jacopo  Pergamini  suo  segretario  ,  la  qua- 
le sta  ancora  tra  quelle  del  Guarini  (  pag.  167  ).  In  questa  lettera  dice 
il  Gonzaga  di  mandargli  ^,  nota  di  alcune  cosette  da  se  considerate  nel 
yj  poema  e  di  più  una  scrittura  di  gentiluomo  di  bellissimo  ingegno  e  di 
„  molta  dottrina,  e  ciò  non  con  altra  intenzione^  come  dice  il  Patriarca, 
,,  che  di  far  quel,  che  si  sa  in  servigio  e  onor  del  Guarini  ,^.  Se  poi  que- 
sti in  tutto  si  mostrasse  arrendevole  alle  cose  avvisate^  a  noi  non  è  noto; 

Tom.  /•  63 


482 

jna  per  altro  sappiamo  la  gran  fempesta  di  opposizioni  ^  che  dopo  stam- 
pato il  poema, gli  Tennero  addosso. Bensì  per  lettera  de'  xir.  ài  NoTem^ 
bre  1712.  già  scrittane  da  Rovigo  ,  eon  senno  Teramente  sopra  qaaloxi* 
ijne  altro  di  prespicaee  e  perito  osservatore,  dal  rinomato  nkonsigoor  jR- 
lippa  del  Torre  rescoTO  à* Adria  ,  possiamo  affermare  ,  che  questi,  «Teo* 
do  congiuntamente  avuti  pia  testi  originali  a  mano  di  quel  poema   in 
nno  di  essi  ritrovò  scritto  ,  ma  poi  cassato  ,  il  titolo  di  Favola  pastorale 
e  surrogatovi  quello  di  Tragicommedia  pastorale  ;  onde^  oltre  al  suono 
per  raggiunto  pastorale  dopo  il  nome  di  Pastorfido  ,  ne  nacquero  ap- 
presso alla  divulgazione  que'  tanti  romorì  ,  che  sono  già  noti  .  Il  Prelato 
contenendosi  in  riguardare  il  vario  rifacimento  dell'opera  nelle  carte, 
che  avta  in  mano ,  osservò  di  vantaggio  ,  che  in  un  testo  non  vi  erano  i 
cori  tra  atto  ed  atto  »  perchè  T  autore  da  (n-incipio  dovette   seguire  ehi 
non  gli  vuole  ;  ma  poi  consigliatone  altramente  ^^si  vede  che  gli   com- 
pese .   Che  l'ultimo  testo  ,  benché  ripulito  ,   non  corrispondeva  alla 
stampa,  essendo  una  maraviglia  il  vedere  nelle  folte  cassature  e    rimesse 
di  ceotinaja  di  versi  ,   come  il  principio  della  scena  i.  si  trovava  in  tre 
guise  tutte  diverse  dalla  stampa  ^  e  di  piìi  in  stile  bassissimo  e  propria- 
mente da  vergognarsene,  osservandosi,  che  tutti  i  luoghi   rifiutati  e  cor- 
retti nel   margine  erano  infelici  ,  o  cattivi  ;   onde  forza  è  persuadersi, 
che  qualche  amico  giudizioso,   e  di  gran    senno  fornito    gli  avesse  mi- 
gliorati 0  fatti  abbandonar  dall'autore.  Che  da  alcuni  de*  primi    fo^W^ 
per  le  moltissime  cassature  ,  con  parole  sopra  e  sotto  rifatte,  replicate 
e  corrette  ,  si  veniva  a  scoprire  la  sua  gran  fatica  in  comporre;  onde  ap- 
pariva avervi  alcuno  avuta  mano  per  consiglio  e  ancor  per  ajuto  ijnr mi- 
gliorare ogni  cosa  ,  non  essendo  credibile  ,  che  certi  luoghi  debolissimi 
fossero  stati  in  nobil  forma  ridotti  da  chi  gli  aveva  composti  dapprima. 
Finqui   monsignor  vescovo  del  Torre. 

Concludiamo,  che  tutti  convengono  ,  l'eloquenza  poetica  del  poema 
riuscire  a  maraviglia  dolce  e  melata  ,  per  non  dir  troppo  lirica  e  lussn- 
re "[giante,  e  come  si  direbbe  in  latino  ,  calamistrata  .  Niccolò    Fìffani 
(  Considerazioni  p.  570.  574-  575.  576.)  oltre  a  più  cose  bisognevoli  di 
di  forte  difesa  ^  vi  avverte  dopo  Muzio  Manfredi  gran  numero   di  ma- 
diigali  ;  ma  quel  che  è  peggio^  notano  entrambi  (  Liettere  pag.  7$.  )  ,  es- 
servi nel  costume  talvolta  qualche  lascivia  ,  che  pare  a  bella  posta  in- 
ventata per  solleticare  i  lettori  e  gli  spettatori.  E  in  vero  le  massime  li- 
cenziose sparsevi  non  sono  atte  a  fare  alcun  bene.  Infatti  il  padre  Daniel" 
lo  Battoli,  gesuita  ferrarese  (  Uuomo  di  lettere  Farteli,  p.  i83.  184.  e  - 
diz.  1 .)  deplora  in  particolare  i  mali  cagionati  da  questa  tragicommedia: 
e  se  l'autore  ne  fu  candidamente  e  senza  rispetti  umani  ripreso  dal   car- 
dinal Bellarmino  in  occasione  di  esser  questi  fra  gli  altri  del  sacro  col- 
legio visitato  da  lui .  come  da  ambasciadore  della  città  di  Ferrara  slUh 
santa  sede  nel  pontificato  di  Paolo  V.  la  riprensione  non  fu   al  certo  da 
dispregiarci ,  come  fece  dianzi  con  poca  circospezione  chi  ebbe  a  scrive- 
te ^  che  il  ,,  Guarino  rintuzzasse  il  rimprovero  del  cardinale  con  arguta 
risposta  ^^  ;  perocché  un  porporato  della  qualità  del  Bellarmino  non  fu 
persona  da  rintuaaarsi  con  argute  risposte  :  e  Y Eritreo  (  Pinacot.  I.  pag. 


433 

L^AIessaudro,  ovvero  dalla  Pastorale,  dialogo  di  Lo- 
dovico Zuccolo.  Sta  co'suoi  dialoghi  pag.  191.  {a). 

96.  )  dopo  esser  prima  stato  il  panegirista  del  Quarìnij  si  ridusse  a  scrive- 
re ;  che  la  sua  tragicommedia  credeasi  morum  furiasse  integritati  non  u- 
tilis.  Etenìm  in  ejus  dulcedine  suavitateque^  tamquam  in  infesto  sirenibus 
marif  in  quo  etiam  Ulysses  erraM,  virgines,  nuf  tacque  complures  pudici^ 
tìae  natqragiwfafecisse  dìcuntur.  Ora  pare,  che  il  tempo  ci  abbia  rimedia- 
\0y  faceado  molto  raffreddare  a'  di  nostri  il  gran  fervore  di  que'  primi  ap- 
plausi» talché  sembra,  che  non  si  abbia  a  rappresentare  mai  più.  Al  ri- 
manente il  Guarini  fu  ornato  da  Dio  di  gran  doni,  ed  essendosi  abbattu- 
to in  tempo,  che  la  sana  istituzione  letteraria  e  giovanile  andava  tutta- 
via felicemente  nelle  scuole  sotto  veterani  e  periti  maestri,  a  lui  fu  mol- 
to agevole  impossessarsi  delle  lettere  greche  e  latine:  e  ne  possono  fare 
qualche  testimonianza  le  sue  orazioni,  sparsamente  stampate  in  diverse 
occorrenze;  leggendosi  ancora,  esser  lui  in  età  di  xviii.  anni  arrivato  a 
conseguire  il  grado  di  pubblico  professore  di  filosofia  morale  nella  cele- 
bre università  della  sua  patria. 

(et)  pag.  tfi.  della  prima  ediuone  fattane  in  Perugia  appresso  Annibale  Alìgi 
Tdf.  in  a.;  e  pag.  ij.  dell' edizione  assai  più  copioM  e  corretta,  fattane  in  Ve* 
ne\Ì£  appresso  Marco  Ginammi  léif.  in  4.  nella  qaalc  il  suddetto  dialogo  sta 
in  secondo  luogo,  ma  col  titolo,  il  Guardino ^  che  è  il  cogm>ine  di  Alessandro 
Guardino,  uno  dcgl*  interlocutori .  Lo  stesso  dialogo  col  primo  titolo  di  Ales» 
Sandro  separatamente  dagli  altri  e  accompagnato  da  tre  egloghe  di  esso  Zmc» 
colo  ,  era  stato  la  prima  Tolta  stampato  in  Venaxia  per  Andrea  Babà  nel  f4i|« 
in  ti.  con  una  lettera  di  Giambansta  Zuftola  nipote  dell'autore  a  Clemente 
Sartoli ,  gemtilaomo  di  Urbino  e  iusigae  letterato.  La  edizione  di  Perugia ^ 
non  contiene  se  non  sei  dialoglii ,  il  terso  de'  quali  è  intorno  all'  amore  dei  PUm 
tonici  e  del  Petrarca ,  cui  stretta  Mente  rivede  i  conti .  Fa  poi  questo  '  dialogo 
tolto  via  nella  edizione  del  Ginammi  f  o?e  per  akro  i  dialogai  sono  aocrescion 
al  namcro  di  quindici  • 

CAPO   VI. 

Favole  pescatone  in  verso. 

JLi  Alceo,  Favola  pescatoria  di  Antonio  Ongaro^  reci- 
tata in  Nettuno,  castello  (allora)  de' Signori  Colonne- 
si.  In  Venezia  per  Francesco  Ziletti  i58a.  in  8.    L.     4« 

*  E  wi  per  Qiambatìsta  Bonfadino  iSqi^.  1899.  i6o5. 
in  la.  3. 

*  E   i/i  Ferrara  a  istanza  di  Alfonso  Carafa  i588. 
in  lOk.  3« 

*  E  i/i  Venezia  per  Niccolò  Tebaldini  i6o3.  i/iia.     3, 


484 

*  E  con  grìntramezzì  (già  invenzione)  di  Batista  Cua- 
rìni,  spiegati  con  dichiarazioni  e  discorsi  dall' Arsiccio, 
Accademico  Ricreduto  (Ottavio  Magnanini).  InFerra^ 
raper  Vittorio  Baldini  1614.  in  ^.  (0  (^)  (*)• 

(i)  Questa  edizione  àtiVAlceo,  troppo  anticipatamente  fatta  uscire  pri- 
ma  del  tempo,  che  Enzo  Benti(^glìo  si  era  prefisso  per  farlo  magnifica- 
mente rappresentare  in  Ferrara  nel  sapposto  arrivo  del  cvitAìndl  Domenico 
Rivarola,  e  del  principe  D.  Michele  Peretti^  rimase  fondata  in  aria,  per- 
chè non  vi  giunsero;  onde  il  BentivogUo  per  suoi  affari  andato  a  Boma, 
e  poi  tornato  a  Ferrara^  in  vece  deìV Alceo  vi  fece  rappresentare  Vldalba 
tragedia  di  Maffeo  Veniero,  arcivescovo  di  Corfu^  allora  quivi  pubblica- 
ta in  la.  senza  espressione  di  tempo,  forse  per  tema  di  non  errare  di  nuo- 
vo, come  si  era  fatto  neWAlceo^  e  con  nuovi  intramezzi  descritti  pur 
ialV Arsiccio  (b*)^  il  qual  parimente  per  le  stampe  del  Baldini  nel  i6ia. 
in  4*  pubblicò  la  iJe/azio/ie  dell'apparato  di  un  ^or/zeo^  fattovi  fare  da 
Enzo.  Il  Magnanini  sopra  V Alceo  vi  motteggia  V Anticrusca  del  Beni^ 
allora  uscita;  ma  nello  stile  egli  pure  fu  motteggiato  da  Fulvio  Testij  al 
quale  però  il  Magnanirù  rispose  non  senza  grazia  nel  medesimo  stile.  In 
quanto  ^XVOngaro,  egli  non  fu  da  Padova^  né  da  Nettuno^  dove  fu  rap- 

(tf )  Pisccìa  al  F^mtanini  o  non  piaccia  •  il  Guarirti  ha  qai  il  tao  titolo  di  ca- 
valiere nel  frontispizio  del  libro  omesso  ad  arte  da  chi  Tanamente  glielo  contra- 
sta.  11  Crescìmbgni  (  Cémentarj  VoL  IL  P.  /.  pug,  4éf.  cdi\*  di  Venezia)  par- 
lando dei  suddetti  intramezzi  sostiene ,  che  questi  sìeno  iATcnzìoac  e  lavaro 
di  Ottavio  Méignanini ,  allegandone  in  prara ,  ohre  all'  asserzione  di  frate  ^4^0- 
stino  Superbi  nell'  apparato  oegli  «omini  illustri  di  Ferrara ,  quella  dello  stesso 
Magnanini ,  il  quale  II  dichiara  per  suoi  nella  lettera  posta  franti  alle  sue  le- 
sioni accademiche  sopra  gli  occhi  ;  ma  io  per  accertarmene  avendo  talte  per 
nano  quelle  lezioni,  osservai  al  luogo  citato  the  il  Magnanini  sì  dichiara  ben- 
sì che  per  servire  alle  magnanime  e  regali  rappresentazioni  dei  marchese  Enio 
Bentif aglio  fu  costretto  a  dare  in  luce  e  comportare ,  che  sotto  la  maschera 
dell'  Arsiccio  accademico  ricreduto  ricevessero  la  vita  della  stampa  varie  sue  de- 
scrizioni e  discorsi ,  ma  non  dica  parola  d*  intermezzi  »  lasciandone  la  gloria  al 
loro  legittimo  autore ,  che  f«  veramente  il  Guarini  :  il  che  pure  confermasi 
dal  Magnanini  nella  descrizione  dei  medesimi  intramezzi ,  co'  quali  il  detto 
marchese  fé' rappresentare  la  Mraiamante  ^  tragedia  à*  Atei  Sandro  Guarini,  fi- 
gliuolo del  cavaliere .  La  suddetta  descrizione  Fu  stampata  in  Ferrara  dal  Bai- 
dini  nei  i<t6.  in  xt.  ;  e  la  credo  distesa  dal  Magnanini,  benché  non  vi  si  leg- 
ga  il  suo  nome  . 

{t*)    Chiama    nuovi    gì'  iatermezzi    dell'  Idalba  •   come  se  fossero    diversi    da 

Suelli  già  fatti  dal  Guarini  per  V  Alceo:  ma  quegli  sono  gli  sttssissimi  trattone 
cune  mutazioni  necessariamente  fattevi,  e  forse  a  parere  del  sig.  Barotti  da  Gi- 
rolamo Preti,  Furono  pti  replicati,  come  già  dissi  ,  l'anno  i4t6.  nella  rappre- 
sentazione della  Bradamante  gelosa  di  Alessandro  Guarini ,  e  ristampati  in  Fer- 
rara unitamente  con  la  descrizione  dell'  Arsiccio  . 

(*)  K  tinito  ^W  Aninta  «lei  Tasto.    Pad9v%  per  Giuseppe  Cornino  lya».  in  8.  etiisioac 
co41ocatJi  tUi  Bravetti  Tra  (fuelU  di  Crusca  «li  Antonio  OngarOy  che  fra  ^ii  Accademici 
lUumia&ti  ti  clnaniò  V Affidato  escirono  |>are  alle  stampo  lo  Rime  .  In  Farneta  per  iV<- 
ooìò  Mariani  il  léoe.  in  S. 


485 

L' Amaranta  ,  Favola  pescatorla  di  Giovanni  Vii- 
lifranchi  •  In  Venezia  per  Bernardo  Giunti  1610.  in 
la.  (i)(*).  L.     a* 

L'Agì,  Favola  Marina  di  Scipione  di  Manzano ,  in  cui 
ti  loda -la  Repubblica  di  Venezia.  In  Venezia  pel  Ciotti 
i6oo.  in  4*  (p)*  3. 

presentato  il  suo  Alceo;  ma  nacque  nella  città  di  Venezia,  ed  egli  stesso 
in  persona  di  Canoro,  anagramma  di  Ongaro,  nella  sua  egloga,  intito- 
lata Fillide,  lo  dice  con  questi  versi  (  Rime  Parte  Ill.pag,  i3o,  cdiz.  del 
Ciotti  del  1620.  in  12.  ): 

Adria  è  la  patria  mia.  Canoro  il  nome; 

Nel  grembo  ^P  Adria  io  nacqui,  onde  fortuna 

Pargoletto  mi  tolse,  allorché  appena 

Sapeva  aprir  le  labbra  alle  parole: 

E  mi  condusse  ai  colli  d'Amarili  (a*) . 
Per  questi  colli  potrebbono  intendersi  i  famosi  Euganei  del  padovano. 

(i)  In  altre  posteriori  edizioni  non  mancano  errori  sino  nel  fronti- 
spizio. 

(2)  11  divulgatore  Ciovani  de  Attimis  dice  di  averla  estratta  dalForigi- 
nale  dell'autore,  già  morto  prima  di  aver  potuto  ripulirla  secondo  i  pre- 
cetti dell*àrte,  da  lui  esposta  ne* suoi  discorsi  poetici,  che  V Attimis  pro- 
mette di  pubblicare,  ma  che  poi  non  si  videro  (&'*'). Questi  due  gentiluo- 
mini furono  di  famiglie  distinti  nel  Friuli. 

(a*)  Il  merito  di  ayer  dato  a  Vene\id,  e  tolto  «  Paiovd  e  a  Nettuno  questo 
non  ignobil  poeta ,  sarebbe  di  monsig.  Fontdnini ,  se  prima  di  lai  non  a^esfe 
fatta  scoperta  l'autore  del  tomo  XXXIV.  del  giornale  de*  letterati  d'Italia  cioè 
il  padre  don  Piercaterino  Zino ,  chcrico  regolare  somasco ,  mio  fratello ,  di 
sempre  onorevole  ricordanza.  Qui?i  egli  cosi  lasciò  scritto  {pdg*  47f*  47^0» 
dopo  aver  confutato  ,  chi  nettunese  e  chi  padovano  il  sostenne  :  „  ma  noi  lo  sti- 
,,  miamo  di  nascita  fenczìano;  si  perchè  nel  sonetto  dì  Girolamo  Ruis  allo  stes* 
y,  so  (Ongaro)  al  verso  dodicesimo  egli  è  chiamato  figlio  à* Adria  ;  si  ancora  per- 
„chè  nelle  sue  rime,  parte  terza,  stampate  in  Vicenza  per  Ciorgio  Greco  i6of« 
„  in  11.  a  carte  5.  in  un'egloga,  intitolata  Fi //ii^,  interlocutori  Canoro  e  Titir0 
col  primo  nome  che  e  anagrammacico  ,  segnando  il  poeta  se  stesso  e  di  se 
dando  notizia,  cosi  dice  nel  sesto  verso.,, 

Adria  è  la  patria  mia  ,  Ganoro  il  nome  : 

Ntl  grembo  d'  Adria  nacqui ,  onde  fortuna 

Pargoletto  mi  toise,  allor  ch'appena 

Sapeva  aprir  le  labbia  alle  parole  • 

E  mi  condusse  a'  colli  d*  Amarilli  • 
Il    plagio  è  manifesto  e  patente  ;    e  ninno  ha   da  dolersi  »  che  a   tatti    si  renda 
il  sao . 

{k*)  Non  so  se  i  discorsi  poetici  del  Mancano ,  promessi  dopo  la  di  lui  morte 
dall' ^m'mìf    fossero    quegli  da  me  osservati    in  un  codice   originale    in  foglio, 

{*)  Giovanni  Vilìifranchì  Volterrano  tcrisse  anche  r^>rrèa  Favola  FAttorale  im- 
presta ìm.  Venezia  per  Gio,  Battista  Ciotti  ib()\.  iu  8.  (  v.  il  Crevenna,  ) 


T>ù 


La  Dori,  Favola  pescatoria  d^Fsabetta  Gereglia,  Luc- 
chese. In  Napoli  per  Giandomenico  Montanaro  i634- 
in  i^.  L.     a. 

Eglo^l^be  peacatorie  ^XlV.^difiemardino  Rota  /^pub- 
blicate da  Scipione  Ammirato  ).  In  Napoli  per  Già: 
Maria  Scotto  i56o  in  S.  6. 

*  E  m  Vinegia presso  il  Giolito  ì566.  in  8.  7, 

*  E  m  Napoli  per  Giuseppe  Cacchi  i57a.  1574.  in  4- 
con  le  altre  opere  del  Rota.  (i).  9. 

(i)  Il  Rota  fa  il  primo,  che  di  proposito  facesse  cm  corpo  di  egloghe 
pelatone  in  dialetto  coniane  de*  letterati  d*ltalia  dopo  il  Sannazaro, 
€tne  ne  fece  in  latino;  onde  qui  non  serve  allegare  Andrea  Calmo,  che 
scrisse  le  sue  Rime  pescatone  nel  rene9Ìano»le  anali  si  trovano  stampa- 
te con  altre  sue  cose  in  Venezia  per  Domenico  Èarri  nel  1559.  !>>  8*  Se 
poi  se  ne  trovano  di  Bernardo  Tasso,  e  di  qaatchednn  ahro  in  dialetto 
comune,  queste  sono  di  sì  poca  ìmportanssa,  che  appena  se  ne  sa  il  no- 

afsai  gaatto  e  mahrattato  dal  teropo,  comaaicasoioi  dal  padre  don  StèmsUe 
Seetimelii^  dalia  emì  aroiciaia  ipìea  profitto  a' aiiei  siadj»  cone  dal  suo  sapere 
alla  ooomgaeieiM  seoiaKa  rìsaUa  onore  e  omancnco  •  Cndo  beat  »  die  ooa 
aia  per  dispiacere  ai  dilettaoti  delle  cose  nostre  poetiche  la  notizia  di  alcune 
principali  materie  in  <]uc*  discorsi  poetici  esaminate  e  trattate  • 

I,  Lettera  dì  Vìneeniìo  Ciusti  al  MÀiu^ano ,  nella  quale  g!i  dà  il  sao  parere 
sopra  r  AtUtd ,  tragedia  di  lai ,  con  la  ritpesta  dì  qneaso  alfe  opposizioni  del 
Giusti  • 

1.  Lettera  del  Mantatf  a  'Mafcdaranié  FViucÌ0  ^  neRa  qasle  impagira  Topi- 
nione  di  Giason  de  Nons  circa  il  fiae  della  tragedia  »  eoa  ana  risposta  assai 
lunga  f  nella  quale  il  Fiducie  difende  il  Nóus  . 

f.  Lettera  a  Vincenzio  Giusti ,  erre  gf\  comunica  il  suo  disegno  di  hTOrare  a- 
iaa  tragedia  iofira  la  morte  di  AUssépiIw  Mageo,  alta  quale  risponde  il  Gimsrip 
esponeo dogli  il  suo  papere  in  ub  discorso ,  che  liegue . 

4.  Lettera ,  con  la  quale  il  Giusti  manda  al  'Mentano  h  sua  tragedia  di  AU^ 
meóne  a  cefreggece ,  con  le  opposizioni  di  questo  e  la  replica  del  ^Mr^rr ,  nel* 
la  quale  in  parte  s'acqueta  al  giudici o  dell'amico  e  iti  parte  l'impugna. 

5.  Da  un  dfsCOrao  di  Giambétisu  Girétldi  intorno  alla  Canect  delb  Sper$ni 
ricava  il  Mancano  molte  cose ,  e  mólte  ne  aggtagoe  per  formare  un  dialogo  so- 
pra la  tragedia. 

é.  Discorso  della  elocuzione  poetica  • 

7*  Lettera  intorno  alla  precedeoaa  del  poema  eroico  sopra  la  tragedia. 

S.  Raccomanda  il  Mancane  a  Gi^mbatista  suo  figlinolo  la  lettura  di  alcune 
cose,  da  lui  notzte  ntì  Pdstorfido ^  e  altfe  tolte  da  Dante ^  aggiantori  una  esor« 
razione  di  leggere  e  rileggere  que*  due  eccellenci  scrittori.. 

9.  Discorso  breve  sopra  1*  Angeteide  di  Erasmo  di   Valgasene  • 

IO'  I  paragoni  usati  da  Dante  e  altre  forme  di  dire  dantesche  ,  mandate  al 
figliuolo  con  una  lettera,  nella  quale  mostra  di  aver  coacepica  Tidea  per  uà 
poema  eroico  sopra  V  espugnazione  di  Granata . 

IX.  Argomenti  di  VIL  orazioni  latine  di  Giulio  Camillo  e  insieme  la  traduzione 
della  terza  di  esse  orazioni  • 


4^7 

Dialoghi  marittimi  di  Cianjacopo  Bottazzo,  e  alcuue 

Rime  marittime  di  Niccolò  Franco,  e  di  altri  diversi 

spiriti   deir Accademia  degli   Argonauti.  In  Mantova 

per  Jacopo  Rufinelli  i547.  in  8*  [b).  L.     3. 

me:  e  bisogna  aver  la  ]»ontà  di  avvertire»  che  VAmnùratQ  scrive,  avere  il 
Rota  messo  niaoo  alle  sue  nel  i533.  che  vuol  di-re  assai  prima  di  ogni 
altro  (a*). 

(a*)  Alla  pubblicazione  it\T  egloghe  pestatorie  iA  Ròta  «  fatfìi  dall*  Ammirato 
nel  if(o.  precedcutro  nn'cglogpi  petcstoria  di  Bernardo  Taaso  stampata  nel 
libro  li.  de' suoi  amori  ia  rtm^ia  presso  il  Niccolini  nel  fn4*  ^^  '*•  ^  ^^ 
foolte  pcscatorie  del  conte  di  san  Martino  impresse  dal  Giolito  terso  il  i  f  40. 
in  8.;  e  quelle  di  Andrea  Calmo  in  dialetto  Teneziano  uscire  pure  in  Venezia 
non  già  la  prima  volta  ,  come  pensa  il  Fontanini  .  presso  Domenico  Farri  nei 
ifjf.  «u  sci  a»ai  pina  cioè  ael  \s$y  presso  Giamàatisim  SerMcagti»  pure 
ia  t.:  le  ^oaii  sncvre  notizie  riportate  da  cU  iìrcc  le  anaouùoni  all'  opera  del 
Cr^itmttm  «ella  sistaaifa  di  Vaneifia  (  i$ì0f.  dMa  volpar  pot$ia  ^ag,  f  6.  )»  va* 
namente  son  qui  impagnate  dal  Fotttanini ,  a  fine  di  sosteaere  la  saa  asserzio- 
ne, c4e  il  Rota  fesse  il  prioK)  a  far  di  proposito  un  corpo  di  egloghe  pescato- 
rie  in  dialetto  cornane  d'Italia,  e  ch'egli  d  mettesse  nano  nel  ifn*  ^"^  ^^^ 
dire  assai  prisiu  d'ogni  altro:  ma  come  assai  prima,  se  nel  ITH*  "e  compar* 
ve  oas  di  Riefmmràó  Tasoo  alle  ssaoipe,  qnaacio  aulla  ancora  si  sapeva  del  preteso 
ritrovaoieato  del  Rota  ,  che  solo  nel  a)4o.  lasciò  uscire  le  sue  XIV.  egloghe 
pescatori  e  ?  Crede  egli  poi  di  ribattere  il  colpo  eoi  chiamare  cose  di  si  poca 
importaosa,  che  appena  se  ne  sa  il  nome  le  pcscatorie  di  un  Bernardo  Tasso , 
di  un  conte  di  san  Martino  e  di  un  Andrea  Calmo  ,  che  pur  sono  stati  nel 
loro  genere  scrittori  al  loro  tempo  e  anche  al  nostro  lo  sodo  ,  di  riputazione  e 
di  grido  • 

(h)  Coinè  mai  sver  debbano  laogo  tra  le  favole  pcKatorie  in  verso  ^  che  co- 
stituiscono qaesto  capo  VL  dcWEloquen^a  italiana  ,  tanto  1'  EglogtK^seatoria 
del  Roea  qaaato  i  Dialoghi  mafktimi  del  Bota\%o  in  prosa  e  le  Riifie  inaritti- 
me  di  NUcoU  Ffwttco  e  degli  accademici  argoaaati  »  aoa  so  concepirlo  •  Assai 
più  a  proposito  sarebbe  stato  ramoiemorare  in  qaesto  medesimo  capo  1'  Elpidio 
consolato  ,  favola  marittima  di  Pmòlio  Licinio  •  cioè  Ntccolè  Crasso ,  nomo  noit 
già  delta  feccia,  ma  del  fiore  de' letterati  Tenexiani,  stampata  ia  Veae^ta  per 
Angelo  Salvadori  nel  1613.  in  11.  :  o  volendo  rimontare  più  addietro,  riporta- 
re la  A/ave  ,  commedia  marittima  di  Pietro  Martire  Cardava  canonico  di  Reg* 
gio  di  Lombardia  ,  stampata  insieme  con  una  sua  commedia  pastorale  ,  intitola- 
ta ii  Coeaacchione  uscita  ia  Bologna  dalle  stampe  di  Anselmo  Giaccarelli  nel 
1^4*  in  a.  Qticste  due  commedie  sono  in  prosa,  trattone  la  prima  scena  di  qael- 
la  della  iVavr,  die  i  in  verso  sciolto ,  e  vi  parla  la  Sirtna  Clutetia  .  Qaalonque 
ella  sia  ,  questa  favola  marittima  scritta  non  meno  che  il  Cornacehione  ,  come  st 
dice  nei  trontispino  ,  fisora  del  Taso  comune ,  è  certamente  la  prima  Favola  pe- 
scatori a  ,  comechè  ne  sia  attribuita  comanemeote  l'invenzione  all'autor  àtWAl* 
cèo.  Anche  la  favola  del  Comacchione  è  una  pastorale  anteriore  a  quella  del  Sé' 
crifi^io  del  Beccaria  L'  Allacci  non  ne  fece  menzione  nella  Drammaturgia .  Altre 
commedie  compose  lo  Scardova,  nominate  da  lui  nell'altro  suo  libro  ,  con  questo 
stravagante  titolo  dato  fuora,  L' S.  troppo  in  Parma  per  Set  Viotto  ISS^»  <a  4. 
le  qnaii  però  non  mi  è  noto,  che  sleno  a  stampa. 


4 


S3 


CAPO    VII. 

Fai>ole  narrative  e  prose  con  poesie  per  entro* 

Ameto,  Comedìa  delle  jNinfe  Fiorentine  (  o  Ninfale) 
di  M  Giovanni  Boccaccio.  Jn  Firenze  presso  i  Giunti 
i5:ìi    in  8.  (a).  L.     9. 

E  in  Pinegiapresso  il  Giolito  i545   in  8.  4* 

E  con  la  dichiarazione  deMuoghi  difficili,  di  Fran- 
cesco Saiisovino  (che  lo  dedica  a  Gaspara  Stampa)  ivi 
i5^8.  in  8.  (bj.  5. 

{a)  All'  Ameto  del  Boccaccio  ti  dà  maUmente  il  secondo  titolo  di  Ninfale» 
Il  Ninfale  di  Fiesole  o  Fieiolaao  è  uà'  aUra  opera  del  Boccaccio  »  diversa  afic* 
to  dall' y<//2^/0  e  scritta  da  capo  a  piede  io  oetats  ri.na»  senza  mescolamento  di 
proia.  Q  lesta  edizione  deli* Ameto  è  la  citata  nella  Crusca. 

(à)  A.ìctie  l'eduione  del  iS4S'  contiene  la  dicburazione  del  Sansovimo  e  Is 
sua  dedicazione  a  Gaspara  Stampa  allora  ▼i?ente  :  il  che  egli  non  arrebbe  po- 
tato fare  nel  iffS  poiché  qualche  anno  prima  la  Stampa  a^ea  già  finito  di  tì- 
Tere.  A  qaest'a'tiina  edizione  il  Sansovino  aggiunse  in  margine  alcune  postille, 
che  nella  precedente  oiancaf  ano*  Alle  tre  suddette  edizioni  deh' ^^n/zs  precedette» 
ro  molte  altre,  e  altre  ne  Tennero  dopo  ;  la  prima  però  di  tutte  ,  come  si  racco 
glie  da  un  sonetto  di  Girolamo  Bononio  o  Éologni  triyigiano,  posto  nel  fine»  si 
è  la  segnente: 

Ameto ,  ofTero  Comedia  de  Nymphe  Fiorentine»  —  »,  Impressa  nella  amenis* 
„  sima  cita  di  Treviso  per  maistro  Michele  Man\olo  parmcse  ne  l' anno  de 
,»  gratis  ^ilesimo  quadriogcncesimo  septagesirao  nono  al  decimo  de  Kalende  Ds- 
cembre.  Ik'4. 

*  Com&die  del  ezcellentissimo  poeta  mìser  Johani  Boccatio  da  Certaldo  (  con 
la  lettera  cenfortaioria  a  Pino  de'  Rossi  )  Venetiis  per  Giorgium  de  Rusconikus 
Àlediolanensem.  Anno  salutis  Domini    MCCCCCIli.  die  XIX.  Decembris  fol. 

*  Ameto»  con  le  osservazioni  in  rolgare  grammatica  sopra  esso  di  Jeroaimo 
eia  rido  (  immolese  ).  In  Milano  nella  officina  Miau\iana  a  spese  di  Andrea  Cai* 
va  adi  io.  di  Giugno   ifio    in  4 

Girolamo  Ciancio  vicn  onorato  dal  Bandello  nella  P*  III.  delle  sae  Novelle 
pag.  III.  per  „  uomo  nelle  lettere    greche  e  latine  dotto.  „ 

*  E  in    Venezia  per  Niccolò  Zoppino  e   Vincenzio  compagno   1^14*  in  t. 
**  E  in  Firenze  per  gli  eredi  di  Filippo  di  Giunta  1^19.  in  t. 

*  E  con  le  dichiarazioni  dei  Sansovino,  in  Vene\ia  per  Giamhatista  Bonfadio 
i;84.  in  II.  (*) 

Quest'opera  pastorale,  che  prende  il  nome  dal  pastore  Ameto,  ha  data  Torigt- 
ne  ali  Egloga  italiana,  non  senza  lode  del  Boccaccio,  cui  pure  la  nostra  lingaa 
dee  il  ritroTamtnto  dell*  ottava  rima  e  del  poema  eroico 

(•)  Co* Tipi  Amoretti,  ed  in  <]uettA  StAmperia  ti  h  fatt*  dell' ^mef«  ana  nitida  e<li- 
»ione,  in  8  i^rande.  i8o3.  In  egraal  teste  carta,  e  carattere  (  filosofia)  mwi  in  diverte 
epoche  si  soao  pure  stampate  le  seguenti  opere  di  Jf,  Giocmnmi  Boce«ccio.  La  J^tammet- 
<a,  ed  il  Corbaceto  1800  Lettere  a  M.  Pino  de  Rossi,,  e  VUrbm/f  1801.  Origina,  Vita, 
studii,9  costumi  del  ehiarissimo  Danto  Alighieri ,  ed  ii  Testamento  del  suddetto  M. 
Mooeaoeia  in  un  sol  Voi.  i8aa. 


/.f^ 


409 

L'Arcadia  di  Jacopo  Sannazaro  (^dedicata  da  Pietro 
Summonzio  al  Cardinal  Luigi  d'Aragona^.  In  Napoli 
per  Sigismondo  Mair  i5o4.  in  4  (\)(a).  L.     5* 

*  E»  in  Firenze  presso  i  Giunti  i5i4*  ^^^Q'  i53a. 
in  8.  i^. 

*  E  i/i  Finegia  nelle  case  d'Aldo  (il  quale  con  let^» 
ter  a  latina  indirizza  il  libro  all'  autore  )  lòij^  e  ivi  (cork 
le  Rime)  1534.  in  8.  8. 

*  E  ivi  per  Alessandro  Paganino  (che  dedica  il  libro 
con  lettera  latina  a  Gios>anni  Aurelio  Augurello  da  Ri-* 
mini)  i5i5.  in  hj^.  3. 

*  K  in  Vinegia  presso  Niccolò  d' Aristotile,  detto 
Zoppino  i53o.  in  8.  con  le  Rime  ^  accresciute  della  terza 
parte  ( spuria)  per  Francesco  Sindoni  i536.  in  8.  sen^ 
za  luogo.  4* 

*  E  ritornata  alla  sua  vera  lezione  da  Lodovico  Dol- 
ce, /n  l^enegia presso  il  Giolito  i55a.  i556.  in  la.        5. 

^  £  (con  le  Kime  in  libri  li.  soli,  che  sono  i  veri).  ìpì 
presso  il  Giolito  i5òo.  i5bi2.  in  m.  S« 

(i)  Si  scrive  Sannazaro^  e  non  Sannazzaro^  cognome  preso  da  san 
Nazario  castello  nel  Pavese,  donde  venne  la  schiatta  dell'autore. 

(a)  Dietro  a  questa  edizione  di  Népéli  ne  Tengono  riportate  dal  Fonuaini  al* 
tre  xzi.  accompagnate  da  qnalche  piccola  osservazione,  ove  l'ha  giudicata  oppor* 
tuna  :  soggiugnendo  dappoi  :  „  Queste  edizioni  sono  le  migliori  e  le  men  cari* 
y,  che  di  cose  inutili,  non  per  arricchire  ^  ma  per  ingrossar:  il  tomo,.:  parole 
che  sembrano  dette  in  generale  e  come  gitate  a  caso,  ma  che  vanno  direttamea* 
te  a  ferire  la  bella  edizione  ócW Opere  volgari  del  Sannazaro  Fatta  in  Padova  pres» 
so  Giuseppe  Cornino  nel  1715.  in  4.  nei  cui  troticìspizio  dichiarasi  esser  elleno 
»,  arricchite  di  moiti  componimenti  ,  tratti  d^  codici  manoscritti  ed  impressi  „• 
Se  poi  le  cose  aggiuntevi  servono  anzi  ad  ingrossare ,  che  ad  arricchire  il  tomo  9 
non  si  può  giustamente  mettere  in  dubbio.se  non  da  colui,  al  quale  la  passio- 
ne abbia  otiusciita  ed  ingrossata  la  vista.  Elleno  sono  di  tal  merito  e  peso,  che 
ognuno  non  dee  non  ;»vcre  a  grado  di  veder  qui  raccolte  le  fatiche  di  tanti  va- 
lentuomini ,  che  si  craiivi  adoperati  per  illustrare  i'  Arcadia,  e  le  Rime  del  San^ 
ma\aro  ,  sparse  nelle  precedenti  impressioni,  e  sono  in  particolare  la  Vita  del 
poeta,  descritta  da  Giamkatista  Crispo,  corredata  di  copiose  note  da  fra  Tomma* 
so  Maria  Alfani  domenicano  :  un  pieno  Catalogo  delie  principali  edizioni  di 
dette  opere  disposto  con  oidine  cronologico,  e  acctinpagn^to  da  curiose  osser- 
vazioni, da*  quale  non  isdegnò  Monsignore  di  scegliere,  e  di  ricopiar  tutte  q.'el- 
le  ,  che  a  lui  piacque  di  registrare  nela  sua  Biblioteca  ;  le  varie  Le\iom  del  te- 
sto collazionato  cjn  la  edizione  del  Summoniio {  le  sentente,  e  i  provertj  usaci 
titW Arcadia  i  la    dichiarazione  delle  tocì   latine  del    Sansovino\\z  nuova    sceltéi 

di  esse    nell'  Arcadia    osservate  ;  le  énuot^tiotti   del  Porcaccht ,  dei  Sansoviné  e 
Tom,  /.  64 


490 

*  E  con  la  Vita,  annotazioni,  e  dichiarazioni  di  Tom- 
maso Porcacchi.  In  Vinepa  presso  il  Oiolito  iSSS. 
in  12.  (i).  Li.     5« 

*  E  per  opera  di  Francesco  Sansovino.  Jn  Venezia 
per  Francesco  Rampazetto  i559>  in  iià.  3. 

^  E  con  {le  Rime),  e  le  annotazioni  del  Sansovino. 
In  Venezia  per  Altobello  Salicato  i585.  in  i5x.  4- 

*  E  ('con  le  rime/  In  Venezia  per  Cristoforo  Zannet- 

ti  i574-  in  i^*  4- 

*  E  con  annotazioni  del  Porcacchi,  del  Sansovino  e 
di  Giambatista  Massarengo.  In  Pavia  per  jindrea  Via- 
ni  iSqS.  1896   in  ix  6. 

*  E  con  la  Vita,  annotazioni  e  dichiarazioni  del  Por- 
cacchi  ^in  bel  carattere  tondo  e  corsivo). //i  Venezia  per 
li  Sessa  15^8.  in  iiz.  5. 

*  E  (con  le  rime  )  e  le  annotazioni  di  Borgaruccio 
Borgarucci.  In  Venezia  per  Pietro  Marinelli  1589.  in 
12.  4. 

*  E  ^con  figure)  e  annotazioni  de!  Sansovino.  In  Ve* 
nezia per  Giovanni  Varisco  in  la.  senza  anno.  (sk).       3. 

(i)  Dove,  e  quando  morisse  il  Porcacchia  si  dirà  poi. 

(a)  Queste  edizioni  sono  le  migliori,  e  le  men  cariche  di  cose  inutili, 
non  per  arricchire,  ma  per  ingrossare  il  tomo.  Se  delle  opere  latine  del 
■Sannazaro  qui  fosse  luogo  di  ragionare, si  potrebbono  dire  assai  cose  dei 
torto  enorme  in  farlo  comparire  con  la  rea  macchia  di  e«ipio  -ed  ingrato, 
e  in  figura  di  autore  di  pasquinate  centra  i  sooirai  Poiit^.fi^i,'dai  «pnlì  fn 
ornato  di  brevi  onorifici  già  stampati  col  suo  infiggior  poetna  in  Nifp^ 
Ti  in  casa  di  Andrea  Matteo  Acquavìoa^  duca  d^Atri  ptr  Antonit)  tre»' 
za  da  Corlnaldo  iSaó.  in  fo^.  Per  dar  credito  col  suo  nome  illustre  a  si 

dei  Massarengo,  con  alcaae  importanti  cerrtzioni  delle  medesime;  la  Tarata 
delle  desinenze  $\  dcW Arcadia^  che  delle  Rime,  in  qucvta  impressione  atcreicia- 
te ,  chiudeodosì  il  tomo  con  alcoae  lettere  del  Saana^aro  tratte  da  Tane  an* 
tkhe  f^iccolté.  Sarll  sempre  pertanto  in  gtwa  pregio  «{oeita  edizione ,  la  qtnde  i 
signori  accademici  della  Crusca  hanno  rolentieri  abl>tacciata  nelle  citazioni  delta 
^aarta  edizione  dtl  loro   Vocabolario  {^),  t  il  pubblico    ne  arra  perpetua  òbblì- 

F azione  ai  signori  fraitelli  Volpi,  che    con  la  maggior    diligenza  e  pulitezza  g(Ke 
hanno  al  loro  solito  proccurata  e  airicehita. 

(^)  CH    Anrad«iti'iti4enaCrfr»Ml4i»Mio4i  aviir  «U«ta  aa^OAiavAÌBiJiNia  ^mM^umèi 
Ài  Fi rt*r««, matto»  indìpaiao  qmle  «Ite «movile  t««  f »ì  rife«t«te  4« M««m|rn4i««^  l'uU»- 
4eiie  qaali  però -è  «oenoiiciatA  tii  J$rm»&UL 


li  Doni  mf^ìi  mitri,  jptt^i  Ò9I  Sannuzmro  àg^iugnt  tineor  gaell«  ài  ^rmtm  co&   a«mMiA 
«miltà  i^tegaato  à  coloro  eht  Itetla  laa^ottrEaa  et  Ailèttataiio* 


4^J 

Gli  AsolaHl  di  M.  Pietro  Bernina  (à^  lui  dedicati  a 
Lucrezia  Borgia  Ihichessa  di  Ferrara^»  In  Venezia  neU 
le  case  di  Aldo  Romano  i5o5.  i5i5.  in  4*  o  ^i^  &• 
grande.  (i)(b)^  L.     i5. 

fatti  libelli;  i  quali,  come  è  noto,  per  timor  deirinfamia  escono  sempre 
sen^a  nome  di  chi  gli  ha  composti,  essi  furono  spinti  fuora  d^  eretici  e 
apostati  della  qualità  di  Celio  Secondo  Curìone,  e  uniti  da  Arrigo  Stefa^ 
no  ai  degni  parti  del  fido  allievo  e  successor  di  Calvino^  Teodoro  Beza, 
e  ad  altri  simili  di  Giorgio  Bucanano.  Ma  con  la  notizia  della  nuova  ri- 
stampa di  esse  j^aj^z^ma^^  fatta  con  sommo  abuso  e  disprezzo  delle  au« 
torità  supreme,  si  è  ultimamente  voluto  abbellire  Tistoria  del  buon  ga- 
lantuomo Crcscimbeni  (  Istoria  tomo  II.  pag.  341  •  giù  basso  ),  già  costi- 
tuito in  sacra  dignità  in  una  delle  insigni  diaconie  di  Roma^  essendosi 
quivi  scritto,  senza  però  farne  avvertiti  dell'impostura,  che  in  fine  di  al- 
cuni esemplari  delle  poesie  latine  del  Sannazaro,  stampatein  PadovaneX 
1*^x9.  in  ^.^\ìè  annesso  un  foglio  delle  medesime  pasquinate,  non  già 
con  tal  vero  titolo,  ma  con  quesl^altro  calunnioso  e  falso:  Actìi  Sinceri 
Sannazarii  quaedam  epìgrammatajf  e  con  la  data  bugiarda,  ma  degna  del 
foglio,  quasiché  non  fosse  impresso  in  Padova,  ma  bensì  Amstelodami 
ili^*  in  4*  '3^  vede,  che  gli  autori  di  sì  belle  edizioni  sono  molto  zelan* 
ti.  Aggiungerò,  che  Jacopo  Palmerio,  nelle  sue  Esercitazioni  (  In  aucto^ 
res  Graecos  pag.  797.  809,  ),  onora  il  Sannazaro  con  l'elogio  di  felice  e 
leggiadrissimo  imitator  di  Teocrito  in  alcuni  luoghi  dell'^rca^fia  (a*). 

(i)  Essendosi  già  scritto,  che  Aldo  si  chiamò  bassanas  ,  il  qual  nomQ 
latino  dinota  anche  Bassano,  terra  nella  Marca  Trivigiana,  qui  si  av- 
verte, in  proposito  A.' Aldo,  ciò  doversi  intendere  di  Bassiano,  castella 
de*  Gaetani  già  Conti  di  Fondi,  e  poi  duchi  di  Sermoneta  e  principi  di 
Caserta,  posto  nel  territoriadi  Roma.  Aldo  il  giovane  in  una  lettera  al 
cardinal  Niccolò  Ga^toAo  da  Sermoneta  lopra  il  modo  di  atare  a  tavola, 
deacGwnhendl  et  comedendi  r€Uione^Qhw9m^nX%  lo  SK^cenoa,  rammen- 
tando al  cardinale,  avum  {Aldo  il  vecchio)  ex  eo  loco,  cui/àmiUm  tuAJus 
dicit,  a\?itoque  imperio- prae&sty  arigjfnem  ducere  {[D9' ^laesitie  IH.  I* 
Hpist.IV,  pag.  59.  edit.  i.  ).  Il  luogo  preciso^,  dal  vecchio  Aldo  altro- 
ve, come  si  disse,  nominatamente  specificato,  si  chiama  tuttavia  Ba^,sia^ 
no.  E  perciò  essendo  egli  passato  a  Venezia,  volle  da  principio  non  solo 
dirsi  Aldus  Manutius  Plus  da  Alberto  Pio  suo  allievo  e  protettore;  ma» 
come  natio  di  queste  contrade,  anche  talvolta  Basùanas,  e  più  sovente 

(tf*)  I  luoghi  dell' egloghe  di  Teocrito  feliccmeote  ijnitati  nell'arcadia  tea- 
nero  io  gtaa  parte  allegati  nelle  aonotazioni  dei  tre  comeiuatori  suddetti  del 
Sdnnéi\aro  • 

{b)  CoaTÌen  qui  distingaere  le  forme  di  queste  due  impressioai  di  Alio* 
Quella  del  1505*  è  in  8.  grande,  o  più  tosto  in  4.  piccolo  «  1'  altra  del  lyi;» 
è  solamente  in  8.  di  grandezza  ordinaria  ,  chiamata  aa  Paolo  Manuzio  nell'  in- 
dice dei  libri  stampati  nell'  Aldina  dal  cominciamento  di  esia  sino  al  If4^ 
forma  enckiridii  ;  iaddo? e  V  altra  ia  4.  vien  da  lui  dctu  >  forma  quadrali  • 


49» 

*  E  in  Vin^aa  per  Aius^mdro   Pa^cmno  jSiS.    in 

*  E  in  Bologna  per  Frajnce$c9  da  R»loffiA   iSi6.   is 


Mi  fomMmtu,  ^mfoé^ri  per#,  allo  Karrcsv  del  pirrmne  jÈld»  ìm  altro 
Uà^j^o  (Vii»  di  Cosimo  Cra/tdiàcm  I.  paig.  S.  J^lAnucanda  loc.  a^xd  pr>- 

(ly  f^u^Ma  4b4j24'yfi€,  In  ^ual  »uljflM-i«te  pa  kaa»e  porta  an^i^ratr  le 

€Ìo  i#cta  |Mjf«^  dui  Pià^oiuw»  UKÌ  iSià.  i^ ila  sMrkia&A  fvA^n,  le  p#rta 
io  l«/X'i»  tu  alto  u^ii^  ^'MuUfUMUr,  e  di  rauiti^-ir  c^uìto,  aIaa  ^^aoiera  {«tck 
pfi«  «l'-IU  ^^Iji  •t«Mii>«'f  la  drl  Paganino,  e  da  lai  d<*d»cata  o^^n  1<-C7eia  Is- 
tilla ai  Btmko j poiUi^^to pfimaruf  tegretahQ,  a  «ui  dicr  fra  J  Aiffe 
A$ul(HiO$  lisoB,  Vèr  df»cU$$im€,  quot  jampadem  tdtd  m^  fmi\qu€  oaa 
deo  placent,  ut  poU  Petrarchae  numtros,  nJul  aefue  m€téu  n^asSra, 
tufp€xcud€nd0$  hoc  etiam  forma  cunuimus. Luitxro  jusUua,  qat^wm  partmti 
§uOpfiléi  cotnmenderUuf?  Aut  quis  aequior  'undustnae  tmeae  arstimnìtm'  esse 
poterti,  quam  ille,  qui  etfovU  et  aiuUt  Segae  puì  la  leucca  aei  Bembo  al- 
la Ducb«r%#a  di  Ferrara, 

(a/  Gli  Aifjlani  »ufio  coti  detti  da  Asolo,  anticamente  citta  Teseo Tala 
d«rl  TriifìgianOf  iii  lai  ino  Asylum  (c^),  luogo  diverso  da  Asola  del  Bre^ 
sciano,  nt  latino  Asula,  {Mina  di  più  iUciifMifori  famofti.  Da  qacdie  edi- 
zioni^ «oiil'ofriii  n«ri  teaio  alle  due  prime  Aldine,  variano  an  poco  le  ae- 
gii#;riti« 

{a)  Ker/iono  medcfinio  ,io  cai  AIÌ0  itampò  per  la  prima  Tolta  questi   Ass^ 

lèni ,   il  Ciuntt  oc  tccc  una  bciU  riftacopa  «  la  bqc  deb  qoa  e  ti  legge  : 

ImpfCMO  in  Pirenei  adi  XIV.  di  Luglio  M  O.  V.  operm  et  stimptm  di 
FiUppo  dì  Giunta  .  fiorentino  .  Regnante  lo  illaitiifti.  gonìiionicre  perpetno  Pu" 
irò  Ssderim  i/i  t« 

C^)  Sua  in  IX.  ma  ia  14.  fa  fatta  qaeata  ediaionc,  come  l'antecedente  del 
P,if/$nin0  riportata  da  Monaignore. 

(c^J  Per  ()ual  occaai'ine,  e  in  qaal  tempo  e  luogo    acrivetae    il    Btmbe  ì  aooi' 
AìoUmi   noti  tara  for^e  inatile  cbc  ti  sappia.  Tornato  ei^li  di    Siciiia  nel  1494. 
•1  portò  nel  Settembre  dell'anno   seguente  ,   te  pur  non  hi  del   1496    in    A^olo 
del  trivif^iano  ,  arnese  allora  (  c«jme  egli  lo  cniama  nella  prima   cd'ZiOtic,  benché 
poi  nella  seconda  srimasse  meglio  di  dover  cancellarne  tal   voce,  come   non  pro« 
pria  )  della  regina  di  Cipro  Caterina  Corniro    c^n    la    cui  famiglia  .,  molto  nctla 
f,  nostra  città  onorata  5c  illustre,  era  la  sua  non    S'>Umentc  d  amistà  e  dimisti. 
^,  chcua  coiif^iunta,    ma  ancora    di    parentado  f  Anton    Coibentilo    nella     Vitd 
,»   mt.  di    C-mr    Cornaro  )  ,t  .Tacca  (\ii\^\  la   Kc^na    apparecchio    bello     e     grande 
di  nozic  ,  per  aver  mjrituta  una  delle  sue  damigelle  a  tei  a^sai   cara  co;)    Florid' 
no  de'  Fiorimi  da   Afjnt t^nana:  laonde  con   moti  gentilctomnii  dcl'a     sua   patria 
ìr'inttrvenne  anche  il  Bemko,  il  quale  fini>e  che  fosuer  cola    tenuti    quc'  festevoli 
am  irosi  rigloiiamenti    nell'opera  sua  riferiti ,  al'a  qujie  tuccivia   non    pose    mano 
aè  allora,  aé  in  Asolo,  ma  folaoiente  ael  14^^.  ia  Ferrara  dorè  si  trasferì  eoa 


498 

*  In  Vinegia  per  Già.  Antonio  e  fratelli  da  Sabbio 
i53o.  i/14.  (\)(a).  L,     14* 

*  In  Vinegia  per  Comin  da  Trino  i54o.  i544  i^  8.  4 

*  E  ivi  per  Bartolomeo^  detto  V  Imperadore  i546. 
in  8.  4* 

*  E  ivi  per  Gualtero  Scotto  i553.  in  8.  (a).  7* 

*  E  ivi  per  Comin  da  Trino  i554.  in  8   (3)  f'c/  4* 

([)  Questa,  che  si  conta  per  l'edizione  II.  appresso  alle  accennate  due 
prime  Aldine,  fonti  delie  altre,  e  prese  tufte,  in  riguardo  di  ciò,  per  una 
sola,  fu  dal  Bembo  di  nuovo  emendata,  ed  espressa  nelle  seguenti:  il  che 
pure  si  accenna  da  Galeazzo  Capella  innanzi  alla  sua  Antropologia  del- 
la ristampa \^Mi/}a  del  i533.  in  8.  (i*). 

(2)  Lo  Scotto,  che  dedica  il  libro  al  cardinal  Luigi  Comaro,  ha  per  in- 
segna Mercurio  e  Pallade  armati,  che  tengono  insieme  due  lor  piedi  so- 
pra un  libro,  e  gli  altri  due  sopra  un  dado,  e  possono  dire,  virtute  duce, 
€omit  e  fortuna . 

(3)  Senza  la  lettera  dello  Scotto,  ma  bensì  con  la  prefazione,  dove  l'au- 
tore si  sottoscrive  N.  S.  e  dice,  esser  fatta  questa  edizione,  come  Taltra 
dello  Scotto,  sopra  un  testo  corretto  di  propria  mano  del  Bembo  innanzi 
Torà  del  suo  trapasso.  Nel  frontispizio  del  libro,  a  cui  sono  annesse  con 
altro  simile  frontispizio  anche  le  Rime,  vi  è  l'albero  palma  con  tre/a/i- 
ciulli  ignudi,  uno  de' qua  li  pende  in  aria  stringendone  un  ramo,  col  mot- 
to intorno:  dignaferet  praemia  constans  animus.  11  Palmerio  porta  una 

Bernardi  suo  padre  ,  mandatevi  dalla    Repubblica  in    qualità    di    Visiomin:  Al 
suo  ritorno  in  patria  nel  i  ^ oo*  attese  a  ripulirla  e    perfezionarla,  e  l'avrebbe  al 
fine  divulgata  nel  i  f 04-  fé  non  fosse  sopravvenuta  in  aucl  tempo  la    morte    di 
suo  fratello  Carlo  .  amaramente  da  lui  compianta  si  nella  lertera  alla    Duchessa 
di  Ferrara  ,    sì  ancora  nelle  sue  Rime    e    priacipal mente  con    quella    eccellente 
cannone,  che  può  stare  a  petto,  se  non  al  di  sopra,  alle  migliori,  che  abbiamo, 
(tf)  Edizione  allegata  per  testo  di  iingna  nel  Vocabolario  della  Crusca  (*/ 
(b*)  Che  il   Bembo  emendata    avesse   questa   seconda  edizione  ,    lo    mette    ia 
chiaro    assai  più  che  la  testimonianza  del  Captila   quella  del  medesimo  Bembo^ 
il  quale  in  una  sua    lettera  (  Lett,  voi.  Ili.  p.  170.  ediz.    ifft.  in  t)    a  Pietre 
Panfilio  da  Gubbio    scritta  di   Padova  ai  v .  di  Luglio  1(31.  gii  dice  di  mandar- 
gli le  sue  Rime  e  i  suoi  Asolarti  ristampati    e    in    qualche    parte  differenti    da* 
primieri. 

{e)  Questa  è  l'unica  ristampa  degli  Asolarli  dal  Fontan^i  aggiunta  a  tutte 
l'altre  da  lai  qui  registrate,  scelte  però  e  ricopiate  ad  una  ad  una  dal  catalogo 
delle  ipcdcsKTie,  che  sta  in  fine  degli  Asolante  impressi  nel  tomo  II.  dell'opere 
del  Bembo  dell' rdizione  di  Veneti  i  in  foglio,  da  lui  per  altro  tanto  riprovata 
e  ripresa:  e  pure  gli  era  noto  e  doveva  essergli  a  petto  quell'aureo  detto;  Est 
enim  beni^num  &  plenum  ingenui  pudoris  f aieri,  per  quos  profeceris  (  Plin.  in  pré» 
fat   ad  Htst.  natur.) 

{*)  Dicco  i  Vocaholaristì  d'averi»  p*-r  lo  pi&  adoperata  questa  del  i53n.  fatta  sott* 
g\'\  occki  dell'autore,  peri  riman  luo^o  a  credere,  che  «i  serTister*  amcke  di  4£uella  del 
iS53  fatta  daUo  Scoito  okt  è  la  Migliore  dopo  la  prima  (  Mro0oUi,  ) 


4s4 

*  E  ìi^ presso  il  Gìolìiù  iSS8.  in  i%.  edizione  del I^oU 
ce  con.  indice  infine.  L-     5. 

*  £  ivipresso  il  Giolito  iSyx  tu'  la.  edizione  del  Por^ 
cacchi.  4* 

*  E  i^i  presso  il  Grifio  i593.~ìa  &.  5. 

simil  figuraceli  jM^/n^  e  di  peciona  ignoda»  la  qaale  col  cinto  ai  lombi 
raccomandato  b1\2l palma,  si  sforza  di  salirvi,  ajatando  il  cinto  atesso  con 
Is  maiu.  per  potar  giungere  a  troncare  i  rami  e  ad  empier  del  viuo-o  sugo 
di  essi,  dopo  troncati^le  veggie  o  vasi  a  cìj6  preparati.  Così  la  discorre 
il  Palmario  {ExercUat.  in  auctores  graecos  pag.  573.  ),  per  illustrare  un 
passo  di  Plinio.  Il  suddetto  stampatore  Ceminda  Tmno  di  Monferrato  in 
altri  libri  ha  per  insegna  un  fascio  di  frecce  col  motto  sopra,  uniiaSy  e  in* 
torno:  concordia  parvae  res  crescunt  (a*).  Così  pure  i  Guerra  alsarono 
du^  insegoe  divarse  (b*\. 

Di  q^  si  vede,  come  regga,  che  ilBemio  approvasse  poco  i  suoi  Asola- 
niy  dove  si  trova  la  parola  discosto  per  lontano,  censurata  dal  Guarini 
xiella  vita  del  JDuca  d'Urbino  composta  dad  Leoni:  laqual  parola  s'in- 
contra per^.in  autori  più  antichi  del  Bernina,  e  io  altri  pure  del  tempo 
suo,  quali  sobo  il  Firenzuola,  e  il  Celli  addotti  dalla  Crusca. 

{a*)  Non  fi  troverà  eseaipio  di  altro  stampatore ,  chci  più  spesso  dì  CemÌM  de 
Trina  matasie  iniegaa  oqI  frontispizio  delle  sae  stampe.  Mi  sarebbe  stato  facile 
produrre  più  dì  sei  altri  esemp)  di  cotesti  saoi  cambiamenti,  se  4i  mana  in  ma- 
no ,  che  mi  capitaTano  sotto  ròcchio ,  ne  avessi  fatto  registco.  Egli  nei  fronti- 
S|fizio  del  libro  II.  delle  Satire  alla  carlona  del  mascherato  Andrea  da  Bergamo , 
impreiso  nel  1^47*  in  8.  spiegò  on  orinolo  a  pendoFo  cot  motto:  M&sso  dal  /#> 
iQ  altrui  dispenso  l'hore;  la  qual  impresa  sta  pare  m  altri  suoi  libri.  In  fronte  ai 
Contentar;  di  Gabriel  Simeoni  sopra  la  Tetrarchia  óì  Vinepa ,  dì  Mileeo  ,  di 
Kfaniova  e  di  Ferrara^  stampati  d»  Itif  neh  rf46«  rn  8.  Tedosi  un  teezso  basco, 
rappreseatante  V  effigie  ,  non  so  pt  del  Stmeom  o  fa  propria  «  eoo-  sotto  la 
parola  greca.  £YdC>R.IA2  ,  cioè  huona  opinione \  è  tll*' intorni»  :  Nen  ferma ^ 
led  sydère  fallbr .  Direrso  basto  con  tèsta  laoreata  e  con-  ttmhe  le  nani 
teoenti  an  libro  ckjaso,  si  è  qaeRo,  che  ci  st  presenta  nette  Rime  dì  Aa- 
ton/a^opo  Corso  pubblicate  da  hti  senz'  altro  motto ,  m»  con  ifntste  perole  si 
di  sotto ,  A  san  Luca  al  segno  delta  Cognizione:  ma  nella  Progne ,  tragedia  del 
Para/fesco,  scampate  nel  i  ^48.  intorno  alla  stessa  insegoe  si  legge:  Invidiam-  pie^ 
care  paras  virtute  relieta  ;  e  finalmente  un  terze  basto,  differente  daf  sopradetti  , 
nudo  la  testa  e  con  paludamento  alle  spalle ,  col  motto  airintorno,  ailosiiK^  for- 
se alle  tante  vsciazioni,  delle  quali  il  Comina  ù  compiaceva;  P'er  simil  -warkar  na- 
tura l  bella:  sta  nel  frontispizio  òx\V  Orlando  innamorate  del  Ro/ardb  riformato 
dal  Domenichi  f  nell'  edizione  del  ifn*  ^^  4* 

(^  E  così  ancora  i  NiccoUni ,  il  Valgrisi,^  ti  Pietratam^^  H  Ciotti ,  e  più  al- 
trh  e  però  io  una  pratica  contane  a  molti,  non  occorreva-  sppliicarla  ad  uno,  a 
s  dtee  sohmeatc. 


b 


495 

Le  Selv«tte  {VII.  )  di  Messer  Nìoolao  Liburnio .  In 
Vinegìa  ptr  Iacopo  de  Penci  da  Lecco  i5i3.  in 
4.  {i){a).  L.     6, 

(i)  Il  Libumio,  che  non  fu  frate  domenicana,  ma  prete  secolare,  come 
bì  disse,  e  Piowino  di  Simta  Fosca  in  Veneziet  (6*),  teda  il  Tebaldeo^ 
ììSannazarOj^W  Bembò^  dandoli  notne  di  suo  Precettare  al  famoso 
M earco  MusurOy  e  quello  di  Amico  a  Jacopo  Antiquario  (c"^).  Dianzi  ta** 
Inno  fece  grasia  di  chiammrfo  scrittor  goffo;  ma  non  fa  in  tal  commette  al 
suo  tempo:  e  ristampandosi  ì  suoi  libri  con  qualche  piccola  <;areeza,  noi 
sarebbe  né  pure  al  nostro.  Il  vecchio  Sahini  (  Parere  sopra  la  voce  Oc^ 
correnza_pag.  6.  )  si  mostrò  più  cortese  in  favorir  di  chiamarlo  tuono  a- 
mante,  e  fautore  della  lingua  toscana  l^)* 

(d)  Scrìsse  il  nostro  Liburnio  qatst'  opera  poco  dopo  l*  csaltaxione  di  JLe9n  X* 
al  poQtificaco  e  la  intitolò  S^lveue  daOa  diversità  dei  soggetti,  che  vi  sono 
tiatutì  • 

(^*)  Graxie  di  auovo  al  Tontanìni ,  che  per  ia  terza  e  ouarta  volta  ne  repli- 
ca cot«sca  sua  rara  e  singolare  notizia  per  tema,  che  vacia  male  e  in  dimen« 
ticanza  Ma  c^lt  finalmente  aoo  doTreboe  tanto  gloriarsene  e  cantarne  trionfi» 
essendo  caduto  in  non  minor  fallo  ,  vestendo  di  un  abito  feligioso  persone 
che  mai  non  1'  eht>e  ,  e  assetandola  ad  un  ordine  ,  che  mai  non  lo  professò  • 
Non  intendo  qui  di  rammemorargli  qnel  Ft4inceieo  Colonna  domenicano  da 
lui  creduto  caaonico  regolare,  poichd  di  questo  mi  converrà  in  altro  luogo  dir 
molto  .  Parlo  di  quel  Guglielmo  Nangio  ^  o  più  costo  di  Nangis  •  isterico  fran- 
cese ,  che  nel  conjinciamcnto  di  questa  sua  per  tanto  tempo  studiata  e  faticata 
Eloquen\a  italiana  (  lib,  /.  cap*  III,  pag.  5.  )  vien  chiamato  da  lui  frate  dell' 
ordine  de'  predicatori  »  quando  veramente  e  incontrastabilmente  si  sa  essere  sta- 
to monaco  benedettino  de  la  Badia  di  San  Dionisio  di  Francia  .  Lasciando  la 
testimoniatiza  del  Vossio  e  di  quanti  ne  fan  menzione»  mi  basti  addurre  le  pre- 
cise parole  dello  stesso  GugUilmo  ^  il  quale  nella  prefazione  alla  vita  del  re 
san  Lut^i  da  lui  scritta  io  latino  si  dichiara  monaco  benedettino  ,  Frater 
GuilUlmus  d€  Natfgis  ,  eccUsìi.  sancti  Dionysii  in  Francia  indlgnus  monachus  ; 
e  quivi  altresì  mentovando  Gilloae  di  Retns .  che  era  deflo  stesso  ordine,  lo 
dice,  commonachus  noster ,  Non  crede,  che  il  nostro  Monsig.  sostener  vorreb- 
be, che  i  monaci  sandionisiani  fossero  frati  dell*  ordine  de' predicatori  •  A  me 
basterà  1*  aver  qui  una  sola  volta  indicato  cotesto  suo  sbaglio,  senza  rinfacciar- 
glielo ad  esempio  suo  m«  e  quattro  volte:  anzi  ora  scusanaolo,  onde  pari  scusa 
senz*  altro  pcnmusque  damusquc  vicissim, 

{e*)  Vi  loda  parimente  Angelo  Poliziano»  kW  Antiquario  egli  non  dà  il  no- 
me di  amico,  ma  quel  dì  paore  per  la  sua  canutezza  e  in  tal  oaal  modo  quel- 
lo altresì  dì  maestro 4  asserendo  di  averne  udite  tempo  fa  dotte  lezioni  in  mila" 
no  «  per  esser  lui  n^Ii  sttidj  di  ciascuna  intera  disciplina  a  niuoo  altro  dd 
tempo  suo  giudicato  secondo . 

{d*)  li  liburnio  si  m^trò  aoai  dotto ,  che  elegante  nel  suo  scrivere  .  Amò 
d' imitare  il  Boccaccio  Dell'  Amtto  e  nel  Filocapo  ,  più  tosto  che  nel  Dtcamtr^» 
ne  intrafciando  il  suo  stile  di  voci  latine  e  poco  usitate.  Per  quante  carene 
gli  si  facessero  egli  non  troverebbe  oggidì  stampatore  delle  cose  sue,  rare  ben- 
sì divenute,  poco  peiò  conosciute  e  meno  ricercate.  Il  parere  del  vecchio  Sai- 
vitti  intorno  al  <alore  della  voce  occorrenza  fu  stampato  in  Fir^n^e  da  Pier 
Matini  nel  1708.  in  4.  e  inserito  poi  nella  parte  terza   dt*suoi  disconì  accade* 


4^6 

L'Aura  soave  (libri  III.)  di  M.  Ascanio  Cento  rio ,  Ca- 
i  yalier  di  San   Cìacopo.   In  Vinegia  presso  il   Giolito 

^  i556.  ino.  (i)  (a).  L.      4* 

(1)  Il  Centorlo  qui  nel  lib.  III.  pag.  181.  mentova  i  Fn^ti  Cappuccini^ 
come  abitanti  fuori  di  Nemo^  cioè  Nemi  castello  da  xvi«  miglia  lungo 
da  Roma,  in  quel  tempo  Ae  Colonnesi^  e  ora  de'nostrì  signori  Frangipa^ 
ni:  e  gli  chiama  Scapuccini  aiTuso  tuttavia  del  volgo  in  qualche  parto 
d'Italia  e  di  Pietro  Aretino  nel  Ragionamento  delle  Corti  {b*)  (fol.  a. 
ediz.  del  1589.  ). 

mici  ,  iri  per  Giuseppi  Mènni  ocl  17)3-  ''>  4-*  ^P's  lo  stesso  argomento  fit 
dato  (iiori  ao  altro  parere  da  Pitrjrancesco  Tocci  canonico  della  insigne 
coties^aca  di  san  Lorenzo,  e  questo  pure  appresso  i)  Maùni  mt\  1707  in  4.  I  ti. 
toli  de'  libri  in  quei  tempo  per  lo  più  in  nna  o  due  sole  parole  erano  concepì* 
ci  ed  espressi.  Cosà  an  tal  aso  di  presente  ^ut  ossertato  »  che  meno  verbosi 
e  tediosi  ne  riascirebbono .  Il  Doni  se  ne  conipisceva  nelle  sue  opere  e  nella  al- 
tra i ,  e  però  nella  sua  1  libreria,  dando  giadicio  sa  facile  del  Lihurnin,  ebbe  a 
lodarlo  per  li  brevi  ior  tito  1  (*)  . 

(«)  Il  CentQrtj  in  più  d*  aii4  delle  sue  opere  non  si  qualifica  col  tìtolo  di  ca* 
valiere  .  Stando  sul  siucma  del  Fontnnini  ^  potrebbesi  rivocare  in  dubbio  e  con- 
trastargli il  cavalierato  Quegli  scrittori  ,  che  hanno  asaegnata  ai  Cernono  la 
città  di  Milano  per  patria  (i\  Ghiltni  il  PiccintlU  ec  )  ,  sì  sono  ingannati. 
Roma  fa  la  vera  patria  di  lui  .  Nel  frontispizio  delle  sue  Rimt  amorose ,  staaa« 
paté  in  Fene^ta  per  Matteo  Paganù  nel  iff|.  in  8.,  eg<i  s'intito'a  pairi^im 
ro'nano  e  nelle  seconde  sue  Rime  amorose  ,  diverse  affatto  dalle  prime»  im-> 
presse  in  Milano  per  Antonio  degli  Antenj  nel  iff^.  pure  im  S.  »  principia  con 
questi  versi  il  XL.  suo  sonetto  ; 

Nobil  io  nacqui  »  e  in  su  la  riva  al  Tcbro 
Nobil  io  fui  ,  e  nobil  alma  tenni  • 
£  questa  verità  può  vie  più  confermarsi ,  se  pure  ce  ne  sia  bisogno ,  eon  altri 
luoghi  delle  suddette  sue  rime  e  singolarmente  con  quella  lettera  di  Jacopo  Leo^ 
dio ,  cavalier  gerosolimitano ,  la  quale  sta  innanzi  alle  rime  del  Centorio  della 
edizione  di  Venezia,  potendo  da  essa  rimaner  ciascuno  informato  sì  della  sua 
«obiltà  antica  romana,  sì  delle  azfoni  generose  operate  da  lui,  che  però  in 
quel  tempo,  cioè  nel  \s$y  si  trovava  m  Trìvigi  t  non  so  per  qual  sua  colpa 
e  sciagura  ,  esigliato  di  Roma  . 

{b*)  Comunemente  detti  Scapuccini  trovansi  presso  gli  scrittori  di  quel  tem- 
po .  Cosi  li  chiama  il  Folengo  nel  capo  YIII.  del  suo  Orlandino  *.  così  Gianfran- 
Cesco  Bini  in  un  suo  Capitolo  pag.  zie.  della  prima  edizione  del  libro  I.  delle 
lettere  facete  raccolte  dall'  Atanagi  :  cosi  Ferrante  Caracciolo  io  più  luoghi  de* 
suoi  Comentar; .  Scapnccino  vien  pur  chiamato  dal  Lasca  in  una  Madrigalessa 
(Rim.  di  div.  Uh.  liL  pag.  424.)  un  frate  di  queir  ordine,  che  allora  pre- 
dicava ia  Firenze  e  costui  era  forse    quel!'  allora  frate  e  poi  aposuta  Oekino  • 

{*)  Nella  libreria  dal  Doni  ttampata  dal  Gimlif  il  i5S8.  U^gesi  che  „  il  Liburna  al- 
la tue  oampotisiani  ka  fatta  hrmvi  {  bob  brevi  )  titali,  onde  le  ti  onorano  ^raBdementa 
da  ior  medetime  „  ■  £  ^ra#i  realmente  dee  starvi,  griacehè  le  stesso  igniti  dice  pia  sopra 
che  a  lai  piaeciono  molto  i  titoli  secondo  l'opere ,  ossia  rhe  ccnTen^ono  alle  opere,  o 
4|aestu  è  ciò  ch'egli  ha  volnto  significare  coiretpretsione  dì  hrmt$i.  In  oltre  il  titolo  del- 
lo Tré  Fontana  è  ben  Inngi  dall'essere  concepito  od  espresso  in  nna  o  dne  sole  parole^ 
come  doveva  pure  risov veninoae  il  Zeno  medesimo  che  lo  ha  rìportnt*  naila  Classa  i. 
Cap.  I.  di  f  natta  Bibliot. 


►         V. 


497 

L'  Amore  innamorato  (e  Panegirico  in  lauda  di  Amo- 
re) di  Antonio  Minturno.  In  Venezia^  per  Francesco 
Rampazetto  iS5g.  in  d. (a).  L.     3- 

La  Vita  nuova  di  Dante.  In  Firenze  pel  Sermartelli 
1576.  in  8.  (b)  (*).  la. 

-  •  Il  Convivio.  In  Firenze  per  Francesco  Buonaccorsi 
i4qo.  in  8.  grande  o  4*  (e)  (**) .  i4- 

*  E  amendue  con  le  Prose  di  Dante  e  del  Boccaccio. 
In  Firenze  presso  il  Tartini  lyaS,  i/i  4*  (0  (^)*  9* 

(i)NunCo/iw^o^iiia  Convivio  è  detto  nelle  prime  edizioni»  e  non  una, 
ina  cinque  volte  dal  Varchi  (  ErcoL  pag.  433.  434-)*  ^^^^  scrisse  il  BoC" 

{a)  Ai  «lae  suddetti  opuscoli  del  Minturno  precedono  le  rime  di  lui  nella 
stessa  edizione  :  in  principio  della  quale  Icggcsi  1'  approYazione  datane  per  la 
scampa  dal  solo  fra  Felice  P cibiti  da  Monulio  ,  reggente  allora  e  inquisitore 
in  Venezia  e  poi  sommo  poatefice  col  nome  di  Sisto  V.  Va  oggidì  più  ristret- 
ta e  più  cauta  i'  autorità  della  revisione  ecclesiastica .  poiché  non  s6  le  accor* 
derebbc  la  facoltà  di  dire ,  come  nella  suddetta  approvazione  :  et  nihil  rcliqui' 
tur ,  quod  Cdtholicum  fidem  ,  honos  mores  ,  dut  princlpum  status  offcndat  .  ideo 
pcrmiitimus  et  approbamus  •  Le  tre  sopradette  opere  del  Minturno  furono  pub- 
blicate da  Girolamo  Ruscelli ,  il  quale  nella  lettera  a  don  Girolamo  Pignatelll 
slice  »  che  erano  dieci  anni  ,  che  abitava  in  Venezia  »  ot e  ad  altro  non  atten- 
deva ,  se  non  a  migliorare  se  stesso  con  la  continua  coavcrtaiione  ,  che  in  ca- 
sa sua  degnavansi  di  fare,  se  non  tutte,  la  maggior  parte  delle  persone  per  let- 
tere illustri  o  per  titoli  e  gradi:  soggiugnendo  ,  che  essendo  desideroso  di  leggere 
l'opere  volgari  del  Minturno ^  questi,  richiestone  da  lui,  non  solo  gliele  mand^ 
a  vedere ,  ma  di  tutte  gliene  fece  liberissimo  dono  :  con  che  presone  il  parere 
di  dotti  e  giudiciosissimì  amici ,  stimò  che  se  non  le  avesse  divulgate  ,  fatto  a« 
vrebbe  gran  torto  alla  bellissima  lingua  nostra  ,  per  la  quale  da  già  tanti  anni 
con  tanta  cura  si  affaticava.  Non  avrei  in  questo  luogo  abbracciata  l'occasione 
di  mentovare  le  rime  del  Minturno ,  se  il  Fontanini ,  che  pure  nomina  nella  sua 
opera  altre  cose  volgari  di  lui ,  avesse  avuta  la  bontà  di  registrarle  nel  capo  de* 
canzonieri  moderni  . 

(3)  Anton  Maria  Amadì  nelle  sue  Annotazioni  sopra  una  cannone  morale  pag.  94» 
i  d'opinione  che  la  canzone  di  Dante  posta  nella  Vita  nuova  ,  la  quale  princi- 
pia.  Amor  tu  vedi  bene  ec.  fosse  scritta  da  lui  in  tempo,  che  amava  Madonna 
Pietra  della  nobil  famiglia  padovana  degli  Scrovigni. 

(e)  Non  e  da  mettersi  ia  dubbio  la  torma  di  questa  edizione  ,  che  manifesta, 
mente  è  in  un  bel  4.  e  non  mica  in  8.  grande.  Difficilmente  si  troverà  esempio 
di  libro  stampato  in  8.  dal  Buonaccorsi. 

{d)  Questa  pregevolissima  edizione  col  titolo  di  Prose  di  Dante  Alighieri  € 
dì  messe r  Giovanni  Boccaccio ,  citata  nell'ultimo  vocobolario  della  Crusca  ^  co» 
me  miglior  delle  prime,  pare  che  sia  poco  approvata  da  Monsignore ,  si  perchè 
vi  si  dica  Convito  e  non  Convi^Ì0t  sì  perchè  non  vi  sien  posti  1  numeri  alla  ro^ 
mana ,  ogni  qualvolta  il  discorso  torna  da  capo .  Può  escere    che  in  ciò  gli  vtn- 

{*)  Qae»ta  eHixione  ^  citata  dalla  Crusca,  e  alla  Vira  nnova  di  Dantm  lono  umite  XV* 
Canzoni  del  medesini»,  p  la  vita  di  esso  Dant9  scritta  da  Giovanni  Boccaccio, 
(^*)  "D^*  Vocabolaristi  allegasi  l'edìzioBA  di  Venezia  per  ìS^ssa  i53i.  in  8. 

Tom.  T.  C5 


498 

Le  Imagini  del  Tempio  di  Donna  Cioyanna  d^Arago* 
na.  Dialogo  di  Giuseppe  Betussì.  In  Firenze  pel  Tor^ 
rentino  iSSò.  in  8;  (i)  (a).  L.     4- 

Le  Rime  di  M.  Luca  Contile,  divise  in  tre  parti,  con 
Discorsi  e  argomenti  di  M.  Francesco  Patrizio  (  alla 
Parte  L)  e  con  argomenti  dì  M.  Antonio  Borghesi  (alle 
altre  due)  e  con  le  VI.  Canzoni,  dette  le  sei  Sorelle  di 
Marte,  In  Venezia  per  Francesco  SansoQino  e  compagni 
i56o.  in  8.  (e).  5. 

Mescolanze  di  Egidio  Menagio,  In  Parigi  per  Luigi 
Bilaine  1678.  inb.  edizione  L  {d).  6. 

caccio  nella  Vita  di  Dante  (  Prose  pag.  a6o«  ),  e  coti  il  Tasso  (  Opere 
tom.  V.  pag.  33«  coL  a.  )  raggnaglìando  il  padre  abate  Grille  d'averlo  il- 
lustrato di  note:  così  pnre  sostiene  il  vecchio  Sahini  (Note  sopra  la  Fìe^ 
ra  commedia  pag.  4^9.  col.  a.  )•  La  Crusca  tralascia  Conwvio,  e  mette 
Convito,  ma  poi  sta  Convivio  nella  tavola  delle  citazioni.  Dante  lo  cita 
a  capi^  e  il  Varchi  ancora  (  ErcoL  pag.  433.  ):  e  così  sta  nella  edizione  i  • 
di  Firenze  (  Convivio  pag.  194.  197*  ).  Bastava  porre  i  numeri  alla  roma- 
na in  fuora  ogni  qual  volta  il  discorso  torna  a  principiare  da  capo. 

(i)  Il  Tempio,  in  cui  vanno  queste  Immagini  di  donne  illustrile  quel- 
lo, che  fu  pubblicato  dal  Ruscelli  in  Venezia  per  Plinio  Pietrasanta  nel 
i554«  in  8.  ^  che  è  la  sua  vera  data  (&*}• 

ga  fstta  ragione  ;  ma  almeno  egli  ancora  V  aresse  rendala  con  una  mesza  pa- 
rola  al  rimanente  dell'edizione  corredata  in  principio  di  una  dotta  prefazione» 
e  nel  fine  di  erudite  e  copiose  annotazioni  del  sig.  dottore  Antonmaria  Biscioni^ 
il  qaale  con  molta  diligenza  riscontrò  i  tetti  a  stampa  »  e  a  penna  di  queste 
Prose . 


(«)  *  E  in   Fett€\U  per  Giovanni  de*  Rossi  lyfr*  in  t. 
{t^)  Alcuni  eaemplari  di  qi 


questa  edizione  sono  marcati  con  la  data  del  r  f  ^ 4. 
in  cui  pure  è  segnata  la  lettera  del  Ruscelli  al  cardinale  di  Trento  Cristoforo 
Medruccio:  ma  alcuni  altri  portano  nel  frontispizio  il  155 f*  e  questi  nel  rima* 
aente  sono  affatto  simili  agli  altri. 

(e)  Il  suddetto  Borghesi  fa  padre  del  pontefice  Paolo  V.  Questo  capo  VIL 
AtW Eloquenza  è  destinato  al  registro  di  Favole  narrative  e  prose  con  poesie  per 
entro.  1  libri  sinora  riportati  corrispondono  alla  promessa  »  e  all'impegno.  Ma  ora 
come  ci  entrano  le  Rime  del  Contile?  forse  perchè  illustrate  con  discorsi  e  con 
argomenti  da  altri?  Se  al  Fontanini  dee  menarsi  per  buona  questa  ragione»  pò- 
trannp  qui  ancora  aver  luogo  i  tanti  libri  di  Rime .  sopra  i  quali  si  son  fatti  ar- 
gomenti t  lezioni  e  cementi .  Assai  più  conTenerolmentc  doTcansi  meoteTare 
in  questo  Capo  la  Pescatoria  del  conte  di  Sammartino ,  le  Miserie  degli  amanti 
del  Socio  f  la  Rurale  del  Bona,  la  Leucadia  del  Draghi  ^  V Arcadia  della  Mcn- 
nella  ^  e  altre  simili  Favole  narrative^  mt%QQ\^tt  di  prose  e  di  poesie, 

{d)  *  £  in  Rotterdamo  appresso  Reinerio  Leers  1^91.  in  8.  edizione  II. 

Ho  Totnto  far  menzione  di  questa  ristampa  per  cner  più  copiosa  delKaltra. 


499 
Boezio  Severino  della  Consolazione  della  Filosofia^ 
tradotto  di  lìngua  latina  in  volgar  Fiorentino  da  Bene- 
detto Varchi.  In  Firenze  per  Lorenzo  Torrentino  i55i* 
in  4.  (i)(*).  L.     1%. 

(i)  Cosimo  I.  granduca  a  richiesta  deirimperador  Car/o  V.  il  fece  vol- 
garizzare dal  Varchi  (a*) . 

(a*)  Non  solo  dal  V'archi ,  ma  da  Lodovico  Donunuhi  e  da  Cosimo  JBartplì  • 
Le  loro  traduzioni  uscirono  fuori  quasi  nel  medesimo  tempo ,  e  meritano  d'essier 
raiumecnorace  dietro  a  quella  del  Varchi  .  li  Domenichi  hi  il  primo  ad  entrare 
in  questa  lizza  letteraria,  avendo  sin  nella  state  dell'anno  1^49*  inviata  all'impe- 
radere  Carlo  V.  la  sua  versione  scritta  a  mano,  la  quale  essendogli  stata  dipoi 
richiesta  dal  granduca  Cosimo  t  nosk  avendone  egli  serbata  copia,  si  vide  in  ob- 
bligo di  stenderne  subito  una  seconda;  e  questa  indiritta  da  lui  con  due  lettere 
Tana  al  cardinale  Ippolito  d'  Esu  e  l'altra  allo  stesso  granduca,  passò  alle  stam- 
pe eoa  questo  titolo: 

Severino  Boezio  de' conforti  filosefici ,  tttdotto  dz  Lodovico  Domenichi  *  la 
Fiorenza  appresso  Lorenzo  Torrentino  iffo.  in  8. 

Cosimo  Bartoli  per  comandamento  altresì  del  suo  principe  ,  pose  mano  aello 
stesso  tempo  al  volgarizzamento  di  Boezio  e  io  diede  a  stampare  al  Torrentino , 
accompagnandolo  anch'  egli  con  due  lettere  ,  l'una  al  Granduca  e  l'altra  al  San* 
Severino  principe  di  Salerno» 

Manlio  Severino  Boezio  senatore,  e  già  consolo  romano,  della  Consola\ion€ 
della  filosofia,  tradotto  da  Cosimo  Bartoli  ^  gentiluomo  fiorentino.  In  Fiorenza 
appresso  Lorenzo  Torrentino  iffi   in  8. 

Non  credo  che  in  nostra  lingua  sia  stato  fatto  ad  alcuno  degli  antichi  seri»- 
tori  in  prosa  cotanto  onore  can  tante  traduzioni,  quanto  a  quest'opera,  reramea. 
te  d'oro ,  del  senatore  Boezio  ;  poiché ,  oltre  alle  tre  già  mentovate,  altra  ne  ab- 
biamo fatta  antecedentemente  da  Anselmo  Tan\o  milanese  canonico  regolare 
(  In  Vene\.  per  li  Niccolini  ift?.  in  8.),  e  altra  posteriormente  dal  padre 
Tommaso  Tamhorini  gesuita  siciliano  (  In  Palermo  per  Giuseppe  Bisagni  1657. 
in  xz.  ).  Ma  tutti  questi  rolgarizzamenti  di  età,  se  non  di  merito  sopraTanza 
quello  di  maestro  Alberto  fiorentino,  £itto  da  luì  Tanno  135Z.  stando  prigione 
in  Venezia,  come  si  ricava  da  un  codice  antico  della  Stro\iana .  imitando  ia 
ciò  il  traduttore  l'esempio  dello  stesso  Boezio,  che  stando  prigione  in  Pavia  ^ 
scrisse  latinamente  l'opera  della  Consolazione,  11  Tolgarizzamento  di  maestro  Al* 
herto  ,  intorno  al  quale  è  da  Tederai  la  prefazione  posta  nella  pulita  edizione 
fattane  ultimamente  in  Firenze  ,  era  citato  sopra  alcuni  testi  a  penna  nel  Vo» 
eabolario  de'  signori  accademici,  ma  nell'  ultima  ristampa  se  ne  allega  la  seguen- 
te esatta  impressione: 

Boezio   della    Consolazione .    volgarizzato    da  maestro    Alberto  fiorentino  •  la 
jpir^n^^  appresso  Domenico  Maria  Manni  17)  y.  in  4.  (**J« 

{*)  Questo  libro  citato  dalla  Crusca  è  testa  nome  dello  Stampatore. 
(**)  Alla  tradoiione  di  JM.  Alberto  uniti  tono  i  motti  do'FilosolK  od  nna  Oraùdne  di 
Tullio  v«lgahzaameuto  di  Brunetto  Latini, 


\ 


*  E  eoa  le  note  di  Roberto  Tìti.  In  Firenze  per  Qior- 
glo  Marescotti  i584-  in  la.  (i)  (a).  L.    6. 

(i)  Somiglianti  libri,  chiamati  5a/irae  e  5atorae  dagli  antichi  presse 
il  Casaubono  (  De  Satyra  lib.  II.  cap.  II.  pag.  aSy.  a6a.  267.  a68.  269» 
A70.  edit.  I.  -  cap.  iv«  pag.  3i8.  320.  Sai.  )»  si  accostano  con  Boezio  a 
Marziano  CapeUa,  e  sopra  tutti  a  qoalchcdan  altro,  ma  perduto,  di 
Varrone. 

(d)  Nel  mio  etempisre  tts  Tanno  ift).  Ms  le  oocct  le  qaali  sono  impresse 
nel  margine»  loa  lavoro  di  Benedetto  lìti  •  non  di  Rebene  lìti.  Tanto  si  ap- 
prende dal  segaeote  aTTÌto,  premetsoTÌ  dallo  stampatore.  „  E'  stata  tale  la  corte- 
M  sia  del  genciliifimo  amico  nostro  M.  Seneietto  Tin  della  città  di  san  Sepol* 
n  ere  p  che  avendo  per  ano  proprio  spasso  fatto  alenai  sommari,  annotazioni ,  e 
09  tavola  nel  libre  della  CottSàla\Ì9Ue  di  Soe\ìe,  tradotu  dal  Farthi ,  si  è  con- 
M  tentato  di  darcele  „  ;  e  ciò  fa  nel  i  fri-  nel  qnal  anno  il  Marescetti  avea 
stampato  il  medesimo  libro  con  le  stesse  note  di  Benedette  »  il  qnale  (n  padre  di 
quel  Roberto  •  cai  il  Fontenini  con  patente  errore  le  attrìbaisce ,  prendendo  Ta- 
no  per  V  altro* 

CAPO    Vili. 

Tragedie  in  prosa. 

Xja  Tamarre,  Azione  tragiea  di  Ciambatista  de  Velo. 

InFicenzaper^gostindellaNoceiòSò.in  i2(a).  4* 

Il  Gianippo,  Tragedia  di  Agostino  Michele.  In  Ber-- 

gamo  per  Comin  Ventura  1596.  in  4*  (i)-  ^* 

(i)  Questa  tragedia,  alla  quale  \\  Michele  nel  i594-  avea  fatto  precor- 
rere il  Bìxo Discorso  per  lo  scrivere  commedie  e  tragedie  in  prosa  (&*)»  re« 

{a)  Tamar  e  non  la  Tamarre  è  stata  intitolata  qaest'  a:^ione  tragica  sacra .  Il 
genio  dominante  del  Fontanini  era  quello  di  esser  riformatore  de'  titoli  degli  al- 
erai libri.  £lla  è  stata  la  prima  tragedia  scritta  in  prosa  volgare  (*);  e  ciò  per 
due  cagioni  :  Tana  per  averla  tessuta  in  poche  ore  :  e  V  altra  per  comodità  de* 
recitanti.  L'anno  medesimo,  in  cui  fu  stampata ,  fu  anche  rappresentata  dalla 
compagnia  nuova  in  Viceni^a,  che  era  la  patria  del  nobilissimo  autore ,  il  quale 
al  dire  di  Agostino  Michele  nei  suo  Discorso  a  favore  delle  commedie  e  trage- 
die  in  prosa  pag.  j.„non  volle  nomarla  Tragedie  fet  fuggir  tal  contesa,  se  bene 
agli  perciò  non  fugge  il  nodo,,.  Il  prologo  di  questo  componimento  k  in  ver- 
so, e  ia  verso  altresì  ci  sono  i  cori  per  entro. 

(è*)  Due  anni  prima  di  quelle  dice  il  Fontanini ,  si  era  fatta  la  edizione  del 
suddetto  Discorso,  il  quale  fu  impresso  dal  Ciotti  nel  if^t.  e  in  tal  anno  aa« 
Cora  fu  dedicato  dal  Michele  al  famoso  poeta  Orsatto  Giustiniano .  Il  Ciotti  so- 
lito esporre  nelle  sue  stampe   il  segno    della   Minerva  o  deir  Aurora  spiega  in 

(*J  II  Zeno  stesso  sulla  fine  d«I  Capo  tegnentt  dice  cbe  „  non  è  stata  la  Tamar  asione 
li  agiea  sacra  sii  Giamhaiista  do  Velo  ia  prima  cke  si  vedesse  in  prosa. 


»» 


5oi 

La  Conversione  del  peccatore  a  Dio,  Tragicomedia 
spirituale  di  Ciambatista  Leoni .  In  Venezia  per  Fran^ 
Cesco  Franceschi  i  Sga.  in  8.  L.     ^. 

La  Falsa  riputazione  della  fortuna.  Favola  morale^ 
recitata  dagli  Accademici  Generosi  del  Seminario  Pa- 
triarcale di  Venezia.  In  Venezia  per  Giambatista  Ciotti 
iSqó.  in  8.  A. 

*  E  ii>i per  Francesco  Ciotti  i6o6,  in  la.  3* 

Il  Costantino,  Tragedia  di  Ciambatista  Filippo  Ghi-i 
rardelli  con  la  Difesa  della  medesima.  Fn  Roma  per 
Jlntonmarìa  Già  Jesi  i655  in  la-  edizione  I.  con  inta^ 
glio  in  rame  nel  frontispizio.  (ì)(a).  6. 

gistratosi  già  nel  principio ,  diede  occasione  a  Lucio  Scarano  profesfoc 
pubblico  in  libreria  di  s.  Marco  di  fare  in  contrario  il  suo  Dialogo  lati-^ 
no,  intitolato  Scenophylax  stampato  in  Venezia  dal  Ciotti  nel  i6oi .  in  4. 
(i)  La  Difesa  fu  stampata  presso  gli  Eredi  del  Manelfi  per  deludere  lo 
stampatore  Giojosi,  che  nell'imprimere  la  tragedia  a  spese  dell'  autoro 
vi  avea  tirati  esemplari  per  sé.  Esso  autore  perciò  nell'errata  rifiuta  gli 
«esemplari  del  Giojosi  privi  del  rame,  della  lettera  a  chi  legge  e  della 
Difesa,  e  senza  la  correzione  degli  errori  appiè  di  questa  edizione  i  •  G 
nientedimeno  con  gran  bontà  questi  medesimi  particolari  già  posti  in  £U 
ne  di  essa  edizione  i.  intera,  si  leggono  appiè  di  un'  altra  detta  seconda 
con  dedicatoria  diversa  dalla  prima,  benché  con  la  Difesa,  ma  senza  il 
rame:  ed  è  fatta  in  Roma  da  Bernabò  dal  Verme  a  spese  degli  Andreoli 
nel  1660.  in  la.  L'oppositore  Agostino  Favoriti,  che  poi  fu  prelato  insi- 
gne in  IJo/iia,  sene  mori  in  età  di  anni  lviii.  il  dì  xi  11.  di  Novembre 
del  1682.  ornato  nella  nostra  Basilica  patriarcale  di  s.  Maria  Maggiora 
di  epitafio,  e  di  nobil  deposito  dall'amico  suo  Ferdinando  di  Fursternberg^ 
vescovo  e  principe  di  Paderhorna  e  di  Munster.  Del  Favoriti  si  ha,  che 
non  potesse  resistere  all'odor  delle  rose ,  e  che  sì  poco  cibo  pigliasse,  che 
fosse  una  maraviglia  il  vederlo  campare.  Fu  solito  dire,  che  due  fieri  a- 
nimali,  il  Leone  e  il  Lupo,2ivezz\  a  divorare  la  greggia,  allora  al  suo  tem- 
po la  difendeano,  accennando  Leone  Allacci,  e  Cristiano  Lupo,  suoi  a- 
mici,  difensori  delle  dottrine  cattoliche.  Il  Qhirardelli,  che  avea  compo- 
sta la  tragedia  in  xxxi  i .  giorni,  per  la  calda  applicazione  in  fare  la  sua 
Difesa  in  soli  xii.  giorni,  caduto  infermo,  se  ne  morì  di  anni  xxx.  ai 
XXVI .  di  Ottobre  i653.  e  fu  seppellito  con  epitafio  nel  titolo  di  s.  Ma^ 
ria  in  Via, 

fronte  al  suddetto  Discorso  per  insegna  ana  poru  con  la  figari  di    san   Piètre 
con  le  chiavi  in  mano  ,  ed  ha  questo  motto  :  /usti  intrahunt  per  eam, 

(a)  Dal  Frontispizio  si  ha ,  che  questa  tragedia  fu  rappresentata  in  Roma  nel 
palazzo  Pichini  l'anno  i^jj.  in  cai  fa  ancora  sumpata  ;  ma  l'anno  iantnzi  fé- 


5  Od 

xe  il  Ghirarieìli  rappresentare  ìa  Roma  nel  palazzo  del  prrocipt  Camillo  Pan* 
fitto  altra  sua  tragedia  in  prosa  intitolata  Ottone^  la  quale  era  manotcrìtta  ap» 
p»e«8o  1'  Allacci ,  da  cui  ?ieae  rammeiaoxata  oell'  iadiec  «c|KO  dtlU  «a»  Dram^ 
maturala  pag.  y^é* 

CAPO    IX. 

Tragedie  in  i>erso.  (*). 

jLàfL  Sofonisba,  Tragedia  diGiangiorgioTrissino  (da  lui 

dedicata  a  Leon  X.).  In  Roma  per  Lodovico  degli  Arri- 

ghi  Vicentino  scrittore  15^4*  ^^^4-  ^'     9' 

*KinFicenzaperTo7omeoGìanicoloi5sLg.in4'  (^)     9- 

(a)  Chiunque  Tolease  prendersi  il  goato  di  confrontare  V  una  con  1*  altra  queste 
due  varie  edizioni»   fiitte  coi  caratteri   greci    introdotti  dal  Trissiao  nel  nostro 

(*)  Il  primo  loogo  di  oodett*  capo  aoc'ordar  ai  éoroTA  M'Orfoo  del  PoUxiano,  al  ^aa* 
le  è  da  credere  cbe  il  titolo  di  tra^adia  dato  fotta  «ncho  dall'Aatof  tao  «  il  ^aale  qoaii- 
tiinque  non  putta  dirti  una  tragedia  del  tutto  perfetta  non  può  negarti  però»  clie  il  tog- 
fette  non  tia  tragico  e  di  fanesto  fine  »  e  il  quale  finalmente  è  il  primo  regolar  cenpo* 
xiiroento    clrammatico  tcritto  in  nottra  lingua»   afTegnachi  f a  é^li  compoeto  nel  i47*» 
innanai  alla  qnal  epoca  t#  anche  qualche  peiao  ritrOTati,  che  ahhia  temhiania  di  pootia 
teatrale  ella  è  piuttotto»  che  un  dramma»  una  farta  incondita»  un  dialogo  irregolare»  un 
gaaseabuglio»  che  non  ha  ne  capo  né  coda;  onde  fa  duopo  tegnar  1*  epoca  della  prima. 
«riffine  della  Tragedia  Italiana  all'Or/eo  (  jiffò  Osserv,  i.  all' Or/to  alla  tua  pexfaa.  ri- 
dotto )  Angiolo  Ambrogini  da  Monte  Pulciaao  comunemente   detto  il  Folixlano  il 
compete  in  Mantooa  Tanno  diciottesimo  dell'età  tua,  fra  continui  tumulti»  e  nel  breve 
tpaaio  di  due  giorni.  La  prima  ediaione  di  quetta  farcia  è  in  4*  *d  ntoì  in  Boìmgna  per 
Platone  de*Bonedetti  ai  9.  di  Agotto  dal  1494.  e  non  prima»  oome  totpettati  nel  Gatalo» 
go  premetto   alle  ediatoni  Gominiane  delle  ttanse  del  P^lixiuno.  La  teoonda  rara  nea 
men  della  prima  fu  fatta  atta  pure  in  Bologna  da  Caligola  Ba%ali9ri  il  i5o3.  in  8.  Ma 
yOrfeo  pubblicato  in  quatte  edixioni  e  nell'altre  molte  che  le  teguirono  è  mutilate»  ed 
imperfetto .  La  gloria  di  darcelo  quale  utcì  dalle  mani   dell'Autore  riterbata  era  al  pa* 
dre  Ireneo  Affò  già  bibliotecario  di  Parma,  al  quale  tant'altre   obbligaaionl  profetta- 
no  le  Lettere  e  più  ancora  ne  profetterebbero  te  nelT  anno  1797*  che  era  il  55.  dell*  età 
aua  non  cel'aTette  una  immatura  e  crndel  morte  rapito.  Ora  il  1776.  fu  impretto  in  Ke* 
nezia  appretto  Gio.  Vito  in  4.»»  1»  Orfeo  Tragedia  di  Messer  Angelo  Poli%iana  tratta 
per  la  prima  Tolta  da  due  Tctutti  codici,  ed  alla  tua  integrità  ,  e  perfeiione  ridotta  (  e 
corredata  in  fine  di  XXV.  otterTasioni)   dal  reverendo  Padre  Ireneo  Affò  di  B asseta 
Min.  Ottervante»  ec.  e  dato  in  luce  dal  P.  Luigi  Antonio  di  Haoenna  M.  O. 

Quatto  dramma  è  citato  dalla  Cruica»  come  lo  tono  anche  le  ttanse,  dallo  stette  incomin- 
ciate per  la  Diottra  del  magnifico  Giuliano  ài  Pietro  de' Medici,  di  quello  giacchò  i  Ko-- 
cabolaristi  dicono  d'averlo  citato  topra  le  migliori  edisioni»  te  ne  riporta  dalBraoetri 
una  in  4*  tenia  nota  di  luogo,  anno  e  ttampatore»  uva  che  forse  è  quella  del  i494*  citata 
aopra  un  etemplare  mancante  nel  fine»comelo  era  quello,  di  cui  ti  Talsero  pel  loro  cata.- 
logo  i  Sig.  Volpi.  Dopo  questa  ne  nota  nn'altra  fatta  dal  Zoppino  in  Venemia  nel  i5a4* 
Ma  migliori  di  tutte  ei  chiama  le  ristampe  fattene  dal  Cornino  in  Padooa  nel  1749*  '"^ 
8.  col  Ciclope  d'Euripide  tradotto  dal  chiar.  Sig.  Girolamo  Zanetti,  e  nel  1766.  eolie 
stanae  del  Poliziano  stesto.  Di  queite  poi  indicano  i  Vocabolaristi  d'aver  utato  nota 
aolo  la  edision  fatta  del  Cornino  il  17*8.  in  8  gr.  ma  anche  alcune  altre  delle  migliori  » 
e  perciò  nell'indice  de  libri  di  Crusca  ti  registra  oltre  alla  Cominiana  del  iS65,  clie 
«  l'ottima  fra  le  moderne,  quella  di  Venezia  i5i3.  in  8.  per  Zorzi  di  Rusconi  milaneae 
colla  testa  d'Orfeo^  V Aldina  fatta  il  i54i.  in  8.  che  ha  le  tele  ttanae;  an' antica  ri* 
jrtampa  tenza  data  Ternna:  ed  un  altra  finalmente  di  Firenze  i5ie.  in  4*  1*  quale  per4 
io  dubito  che  non  etttta»  perchè  il  Bravetti  dice  ohe  a'  adoperò  dal5erasi«per  ia  ristam- 
pa Cominiana  del  1761  ma  non  lik  trovo  aemmon  regittrata  nel  catalogo  premetto  a 
quella  1765. 


5o3 

*  E  (senza  i  caratteri  del  Trissino).  In  Vinegìa per 
Francesco  Lorenzini  i56o.  in  8,  {a).  L.     Sk. 

*  E  dipresso  il  Giolito  i56a.  i585.  in  la.  '3. 
Discorso  di  Niccolò  Rossi  Vicentino  intorno  alla  Tra- 
gedia. In  Vicenza  per  Giorgio  Greco  iSgo.  in  8.(1).     4* 

(i)  In  questi  Discorsi  trovandosi  rammentata  la  Sofonisha,  che  fu  la 
prima  Tragedia^  volgarmente  composta  secondo  le  regole,  si  è  voluto  qui 
collocargli.  Essendosi  già  mostrato  non  sussistere ,  che  il  Trissino^  co^ 
mechè  talvolta  si  dicesse  dal  Fello  éPoro,^  meritasse  per  altro  ogni  onore, 
fosse  perciò  cavai,  del  Tosone^  perchè  meritare  non  vuol  dir  conseguire, 

alfabeto ,  ti  accorgerebbe  a  prima  occhiata  della  incostanza  notabile  ,  con  la 
quale  a  lui  parre  di  iiofersi  valere  neil'  uso  di  ^ue'  caratteri ,  massimafnente 
nell'O,  e  ntli  w,  roetteado  il  primo,  ove  la  prima  volta  avea  messo  e  più 
ragionevolmente  il  secondo ,  e  vice  versa  il  secondo  nel  laoao  del  primo  :  la 
qua!  incostanza,  quantunque  a  tutta  sua  possa  difesa  e  giustincata  da  lui  nella 
sua  Epistola  a  Clemente  VII.  i  stata  forse,  come  altrove  acceaaai ,  una  delie 
principili  cagioni ,  onde  il  suo  ritrovamento  non  avesse  partigiani  e  seguaci  . 
A  maggior  chiarezza  di  ciò  riporterò  qui  sotto  tanto  i  titoli  dell*  una  e  dell'al- 
tra edizione ,  quanto  anche  i  due  primi  versi  delia  tragedia  ,  con  la  stessa  stes- 
sissima  ortografia,  con  cui  stanno  sì  dall'  Arrighi^  che  dal  Gianicolo  impressi. 
Edizione  L  1^14.  Edizione  IL  IJZ9. 

LA  SOPHONISBA  dei  TRISSINO.  LA  SuPHtiNlSBÀ  dfl  TRISSIN*  . 

Lassa,  dove  poss' io  voltar  la  lingua,  Lassa,  duve  poss' in  vwltar  la  lingua, 
Se  non  là  ve  la  spinge  il  mio  pensiero?  Se  n«n  là  re  la  spinge  il  min  pensitret? 
Questa  tragedia  fu  rivolta  in  versi  latini  dal  padre  don  Gaspero  Trissino  ,  pre^ 
te  somasco,  insieme  con  le  due  lettere  del  primo  autore,  i'  una  a  Leon  X,  sot- 
to il  cui  pontificato  la  scrisse ,  e  la  fece  rappresentare ,  e  1'  altra  a  Clemente  VII. 
nel  cui  tempo  la  divulgò  .  Il  padre  Gaspero  dedicò  anch'  egli  la  sua  versione 
ad  Urbano  VIIL  sotto  il  qusle  fioriva  .  Due  codici  originali  se  ne  conservano 
in  Vicenza  appresso  i  padri  delta  congregazione  sonasca  •  Nella  dedicatoria  di 
essa,  parlando  ad  Urbano  VIIL  dicesi,  cineres  (di  Giangiorgio  )' Roma,  contu^ 
mulatos  insigni  honore  afecistì  ,  cum  primum  ad  summi  pontificatns  fastigtum  es 
promotas  i  particolarità  non  so  se  da  ahri  notata.  Lo  asserisce  poi  seppellito  in 
s»  Agntha  in  Suburra ,  titolo  allora  del  cardin.  Francesco  Barberini  nipote  del 
papa  .  La  versione  comincia  : 

Me  miseram  1  mmsta  quid  tandem  loquar  ? 
ma  d'  altra  mano  il  verso  ci  sta  mutato  così  ; 

Quo ,  misera ,  linguam  inflectere  possum  meam? 
La  Sofonisba ,  tragedia  di  Mellino  da  san  Gervasio  poeta  francese  ,  è  quasi  u* 
na  traduzione  di  quella  del  Trissino,  Il  Verdier  (Niceron  Tom,  X,  P.ILpag. 
SSS  Mtf  )  la  dice  composta,  ma  il  la  Croix  la  dà  per  tradotta  dal  greco,  e 
dovea  dire  dall'italiano.  Non  deggio  lasciar  di  dire,  che  avanti  l'anno  ijlf* 
il  Trissino  avea  già  composta  la  sua  tragedia ,  poiché  in  quell'  anno  fii ,  o  do- 
vea  esser  rappresentata  a  Leon  X,  e  se  ne  parla  in  una  lettera  di  Giovanni  Ru» 
celiai  allo  stesso  Trissino  in  data  degli  8.  di  Novembre,  ove  si  accenna,  che 
forse  se  ne  farebbe  la  recita  in  occasione  dell'  andata  del  papa  a  Firenze  nel 
gierno  di  s.  Andrea . 

(tf)  *  E  prima   che   dal    Lorenzini ,  senza  i  caratteri ,  in    Vinegia   appresso  il 
Giolito  ijf5'  in  II  edizione  omessa  anche  A^W  Allacci* 


« 


5o4 

La  Rosmnnda,  Tragedia  di  Gioyanni  Rucellai^  Patri- 
zio Fiorentino,  della  Rocca  d'Adriano  difensor  fedelis- 
simo. !n  Siena  per  Michelangelo  di  Bario.  F.  (cioè  di 
Bartolomeo  Figliuolo  )  a  isianza  di  Alessandro  librajo 
iSfkS:  inS.(b).  L.     8. 

*  E  in  Venezia  per  Niccolò  Zoppino  i5a8.  i53o* 
in  8.  4* 

*  E  ii^i  per  Bartolomeo  Cesano  i55o.  i/»8.    .  3. 

*  E  ivi  per  Francesco  Bindoni  i55i  tn  8.  a. 

*  E  i/i  Firenze  per  Filippo  Giunti  i568.  i593.  in 
8.(i).  4. 

^ì  ti  può  aggiungere,  che  questo  supremo  ordine,  detto  in  latino  vellerìs 
oifrei^  nelle  lingue  volgari  si  chiamò  del  Tosone:  e  che  fosse  chiamato 
così  nell'imperio  di  Carlo  V.  si  può  vederlo  nel  Comentario  delle  sue 
Guerra  scritto  da  Luigi  Dovila  gran  commendatore  A* Alcantara,  che  è 
trasportato  in  tutte  le  lingue  (  fol.  7$.  a.  ediz.  di  Venezia  del  i549-  ^^ 
8.  ):  e  ancora  nella  disputazione  de  Equitìbus  et  equestribus  ordinibus  di 
Filippo  Reinardo  Vìtriario,  che  tra  altri  cita  Luigi  Guicciardino  (  cap.  i  v. 
pag.  73.  ).  Né  può  essere  inutile  il  ridursi  a  memoria,  come  ne'  tempi 
del  Trissino  fiori  V Accademia  degli  Argonauti  conquistatori  del  Vello 
d^oro,  poco  sopra  accennata.  Se  poi  egli  si  disse  Comes  et  eques,  ciò  nul* 
la  importa,  perchè  non  fu  solo  a  chiamarsi  in  tal  guisa  (a*), 

(i)  Del  Trissino  e  del  Rucellai  veggasi  Scipione  Ammirato  negli  opu- 
scoli (Tom.  II.  pag.  258.  ). 

Se  questa  tragedia  j  la  quale,  secondo  Lilio  Giraldi  (  De  Poetis  Dia^^ 
logo  II,  pag.  98.  edit.  i.  )j  è  composta  a  imitazione  delT^CK^a  A^Euri^ 
pide,  nella  lezione  iv.  dello  Sperorù  in  difesa  della  Canace,  si  suppone 

(4^)  Qaeste  oltime  parole  noa  son  giuste  aU'arìs.  Vanno  egaaloientc  a  ferire  non 
meno  il  GuAfimi ,  che  il  Tn$iin% .  Non  &a  però  colpo  e  ricadono  senza  offesa 
di  chi  n'era  lo  scopo.  Nessnoa  persona  notule  e  onesa  ha  la  pecalanza  e  la  s&c- 
ciatageine  di  qualificarsi  ne  in  pubblico  né  in  privato,  per  quello  che  non  è 
comecnè  conosca  di  aver  merito  per  esserlo»  Ma  accommiatamocì  ana  volta  ò^l 
questa  altre  volte  ricantata  canzone.  Il  Trìssimo  in  qualche  tua  lettera  si  sotto- 
scriver semplicemente  ,  Comes  &  Eques^  e  in  qualche  altra  ,  il  Trissi9ù  dal  Vcl^ 
la  i'a/o.  In  veran  luoge  non  si  troverà ,  che  s' intitoli  Eqmcs  VeiUris  amrei  • 
ovvero  CavaUer  del  Vello  ossia  Tosoit  d'  oro.  Questo  cavalierato  noo  gli  fa  con- 
ferito da  C^rio  F.  ma  solo  (u  decorato  da  lui  del  titolo  di  Conte  e  di  CovéÈlie- 
r€\  e  del  privilegio  di  fregiare  il  suo  steania  col  Vello  d'oro ,  presa  da  ciò  la 
denominazione  e  non  dall'  AccademiM  degli  Argotumii^  come  sembra*  che  il  no- 
atro  Monsignore  pretenda  d'insinoarc  e  nr  crederà. 

{b)  Le  VII.  edizioni  della  Rosmmnd^  registrate  dal  Fomtéwini  ,  trovansì  tutte  , 

ninna  eccettnau,  riporute  nella  parte  I.  del  tomo  XXXIII.  del  Giornale  de*  Ice 

terati  d'Italia  pag.  Z77.  ove  il  padre    Zeno  mio  fratello  ha    esattamente  stesa  la 

Vite,  del  RmceUei  accompagnata  dalla    notizia    delle    sue  opere  a  stampa  ed  a 

penna • 


So  5 

di  Cosimo^  e  non  di  Giovanni  Rucellai,  com**  non  sia  sbaglio  da  un  fra- 
tello all'altro,  potiebbe  essere  stato  di  chi  non  bea  lesse  Toriginale  con 
abbreviature,  siccome  avvenne  anche  altrove* 

Ci  è  pure  V  Oreste  dei  Rucellai ,  tragedia  presa  àhWIfigenia  Taimcs 
d* Euripide j  e  famosa  anche  prima  di  essere  stampata^  come  il  fu  in  Roma 
nel  i'jj,(y.(a*)fiìopo  uscita  dalle  spoglie  letterarie  del  celebratissimo it/o^ 
gliabechi  per  la  mercé  del  suo  erede  sig.  cavaliere  Antonfrancesco  Mar^ 
mi.  Per  altro  il  MagUabecld  sin  nel  1666.  ne  avea  distintamente  infor- 
mato V  Allacci  (  Dramat,  pag.  6o5.  606.  ).  Ella  si  recitò  nel  collegio 
dementino  con  mutazioni,  le  quali,  come  arbitrarie,  si  potea  far  di  me- 
ne di  mettere  nella  stampa:  e  nel  primo  verso  in  vece  di  se  ben  Piladc 
sai,  j)Otea  dirsi,  Pilade,  se  ben  sai.  Ne  parla  Igino  nella  Favola  cxx.  cht 
è  piesa,  come  altre  ancora,  da  Euripide,  per  osservazione  fattane  prima 
di  tutti  da  Tommaso  Reinesio  (  Cariar,  lect.  lib.  Ili .  cap.  Ili  pag.  873. 
3^4  )'i  onde  non  serviva,  che  il  banditore  delle  proprie  lodi  in  hac  luce 
literarum  s'incomodasse  dopo  il  primo  avviso  avutone  dal  solo  Tomma^ 
so  Mancherò  (  Mythographi  latini  tom,  I.  in  Judiciis  ante  Hyginum  pag. 
2.  ),  a  (arsene  bello,  come  di  cosa  sua,  senza  tema  di  entrare  nei  libri  de 
Plagio,  perchè  poi  ha  da  entrarvi  più  volte,  e  per  molti  titoli. 

Ma  sentiamo  un'altra  facezia,  simile  a  questa.  Il  degno  sig.  canonico 
Alessio  Simmaco  Mazochio  nel  suo  bel  libro  deìV Anfiteatro  di  Capoa 
propose  modestamente  un  suo  pensiero  di  mutare  una  parola  negli  Atti 
delle  sante  Perpetua  e  Felicita,  ove  col  nome  di  Sanavivaria  (  pag.  171  • 
col.  1.  )  si  rammenta  una  delie  due  porte  fra  s^  opposte  deìV Anfiteatro 
di  Cartagine,  entrambe  comuni  agli  altri  Anfiteatri  ancora,  pensando  e- 
gli,  non  però  con  alcuno  ajuto  di  codici^  ma  con  la  scorta  del  solo  inge- 
gno, ex  ingenio,  che  quella  voce  Sanavivaria,  come  poco  elegante,  si  po- 
tesse mutare  in  Sandapilaria,  quasiché  la  porta  fosse  così  detta  dal  por- 
tarsi luoia  per  essa  i  iimasri  morti.  Ma  poi  cosa  ne  avvenne?  L'unico  e 
primario  autore  di  tutte  le  cose  belle  saltò  fuora  subitamente  a  farsi  in- 
tendere, che  il  pellegrino  pensiero  era  stato  prima  suo,  che  del  sig.  Ca- 
nonico; ma  che  tanto  godeva  in  veder  seco  nella  felicità  d'ingegno  in- 
contrarsi  il  sig.  Mazochio.  Veramente  il  giuoco  sarebbe  più  gustoso» 

{a*)  Roberto  Titi  nel  fine  delle  sue  Annotazioni  alle  Api  del  RuctlUì ,  il  quale 
vi  nomina  questa  sua  tragedia,  la  credè  e  la  disse  scampata,  ma  prese  errore. 
11  Fontanini  ad  arte  dissimulando,  che  prima  d'  ogni  aitro  l'avesse  pubblicata  il 
signor  m^rcnese  Scipione  Miaffei^  il  quale  le  diede  il  secondo  luogo  nel  tomo  I« 
del  Teatro  italiano,  stampato  in  Verona  per  Jacopo  Vallarsi  nel  171)-  in  8.  vol- 
le far  credere,  che  primi  a  divulgarla  alle  stampe  fossero  stati  i  padri  Somaschi^ 
i  quali  la  fecero  recitare  in  Roma  nell'  collegio  dementino  Tanno  17^6*  in  cui 
pure  fu  quivi  impressa  dal  Cracas  in  t.  Non  é  però  da  stupirsene.  Ricusa  egli,  e 
contrasta  la  lode,  che  merita  questo  famoso  letterate»  per  cose  assai  più  rilc?aa« 
ti  di  questa,  e  di  ciò  non  contento  cerca  di  ti>rgli  o  di  annebiargh  il  merito 
di  ater  primo  dato  fuori  l'Oreste  tratto  dall'esemplare  del  MagHtbechit  e  co* 
municatugli  dal  cavalier  Marmi.  Quanto  al  plagio  ,  di  cui  più  basso  il  suo  av- 
versariu  lo  incolpa  (  Esame  pag.  77.  edix.  dì  Venei  )  ,  egli  stesso  se  n*  i  difo. 
so  si  bravamente  «  come  pure  dagli  altri  .  de'  quali  vi  si  riconosce  notato  ,  cht 
i natii  cosa  sarebbe  fermarci  sopra  di  vantaggio  la  riflessione  e  la  peana. 
Tomo.  l.  66 


5o6 

L'Antigone,  Tragedia  di  Luigi  Alamanni.  Sta  con  le 
sue  opere pag. 67. deiredizione  àìVenezìa  presso  ìlNic- 
colini  da  Sabio  a  istanza  del  Sessa  dei  i53a.  in  8. 

*  E  in  quella  più  ampia  del  Grifio  in  Lione  i553,  in 
8.  p.  i35.  {})(^)- 

quando  per  disgrazia  non  si  trovasse  consistere  con  buona  licenza  in  una 
solenne  freddura,  della  quale  si  sarà  poi  riso  anche  il  sig.  Canoaico;  pe- 
Tocche  se  una  porta  A^W Anfiteatro,  siccome  il  padre  Piero  Passino  rica- 
va da  Giusto  Lipsie,  chìamavasi  Lihitinensis,  e  anche  mortualiSj  a  che  ser- 
ve chiamar  Taltra  Sandapilaria,  se  tal  parola  verrebbe  a  dire  la  mede- 
sima cosa,  che  Lihitinensis ,  e  mortualis?  Questa  porta  si  chiamava 
Sanavivaria,  perchè  gli  usciti  sani  e  vivi  dalla  pugna ,  o  dalle  fiere, 
per  quella  si  portavano  fuora;  laddove  per  l'altra  si  portavano  i  morti  af- 
fatto (*):  e  la  parola  non  si  trova  già  ella  in  un  sol  luogo»  né  in  un  sol 
oodice  di  quegli  Atti;  onde  con  questo  bel  segreto,  dapprima  venuto  in 
mente  a  quell'unico  e  primario  autore^  si  debba  mutare  in  peggio;  ma  si 
legge  in  pia  di  un  luogo,  e  in  più  codici,  oltre  al  casinese:  e  questi  sch 
no,  un  salisburgese,  un  compendiese,  e  qualchedun  altro  ancora:  né  quel- 
la voce  diede  alcun  fastidio  ai  valentuomini,  illustratori  di  quegli  Atti, 
i  quali  parimente  non  sono  né  uno,  né  due,  ma  se  ne  contano   almeno 

Suattro  0  cinque,  senza  mettervi  il  Rmnari,  il  Tillemont,  il  Pagi,  e  il 
^upero,  tutti  dottissimi  e  peritissimi  conoscitori  di  queste  matetie,  non 
essendo,  al  parer  mio,  da  disprezzarsi  Arrigo  Valesio,  Gioi^anni  Broeo,  e 
Gioi^anni  Priceo,  dopo  monsignor  Luc€t  Olstenio,  e  il  padre  Passino;  tan* 
to  più,  che  il  Grevio,  scrittore  non  barbaro,  espressamente  approva  la  det- 
ta voce  ni^i  Atti  di  quelle  sante  (  Thesauri  tom.  IX.  infinepraefat.  ). 
Bisogna  aggiungere  ancora,  che  il  Passino  avea  benissimo  avvertito,  che 
ella  non  é  Ciceroniana,  ma  bensì  provinciale  Africana,  come  ne  sono 
tante  altre  negli  scrittori  antichi  di^quel  paese,  le  quali  per  questo  non 
pare,  che  debbano  toccarsi  né  pur  leggermente  per  farle  a  forza  diventar 
Ciceroniane, 

(i)  11  Varchi  (  Lezioni  peg.  6Sa.  )  l'attribuisce  ad  Eurìphde  {b*). 

(4)  Z' edizione  dell'opere  foscsne  itW Alamanni  divise  in  due  tornì,  htm* 
che  oel  frontispiaio  tal  dÌTÌsìonc  non  apparisca ,  non  fii  «ai  fatta  dal  Crifio  ia 
JLi^ne  nel  in^  na*  <>*l  ifl^«  tomo  I.  e  nei  is^ì*  teaio  li.  e  qaeita  edizione  , 
h  qaale  non  è  più  ampia  dell' altra»  precedette  a  qaaate  ne  (ìarono  (atte  in  Vt* 
n^xia  t  in  FireH\e^-t  però  aache  a  quella  dei  ì^icc^iiai  a  iscansa  del  Sessa ^  aup. 
posta  per  prima  dal  F^taninì  e  da  lai  registfau  avanti  quella  del  Grijie  •  Oltre 
di  ciò  il  Niccolini  non  diede  alle  stampe  il  tomo  IL  ove  la  tragedia  è  inserirà,  se 
non  nel  ifif.  e  però  malamente  di  aa  anno  esso  Fonunimi  ne  anticipa  l*  e- 
diiìone  . 

{h*)  V  Antigone  d*  Eurìpid^  t  Mtìt  delle  eoe  tant' altre  perdute.  Quella,  che 
a' è  rimasta  ,  i  di  Sofocle.  A  Sofoclt  il  Varchi  attribuisce  quesu  dell'  AUmanaU 

(*)  Il  Maffti  ka  sbandito  dà  circhi  la  porta  Sanatfivarim  tnoitrando (degli  Asifit.  I.  s. 
e.  70  oht  ^uost*  era  una  Toco  ìbarl>tra  àall*  asta  falsa  Isxioae  di  SandapUmtia  nome  il 


5o7 

(La  Tullia)  Tragedia  di  Lodovico  Martelli.  Sta  con 
le  sue  opere  pag.  ii8.  della  ristampa  di  Firenze  presso 
Bernardo  di  Giunta  1548.  in  ^^a). 

La  Ganace,  Tragedia  di  M.  Sperone  Speroni.  In  Vi^ 
negiaper  Vincenzo  Valgrisi  1546,  ino.  L.     7. 

*  E  in  Fiorenza  presso  il  Doni  1546.  in  8.  7. 

*  E  (senza  il  nome  di  Canace^  ma  col  solo  titolo  di  ) 
Tragedia  di  M.  Sperone  Speroni^  corretta  secondo  l'e- 
semplare approrato  dall'autore. //i  Vinegia  presso  il 
Giolito  i56s..  in  \%.  {^)(b).  4* 

(i)  IJ  Ciarlo  la  dedica  al  Tescovo  Martirane^  segretario  di  Carlo  V.  in 
Napoli:  e  se  dice  male  del  censore  della  Tragedia j  che  fu  Bartolommeo 
Cavalcanti,  non  ne  dice  bene  il  Riccobono  ntWOrazione  latina  in  mor- 
te dello  Speroni,  ove  scrive  (  Orat.  tom.  IT.  pag.  So.  ),  essere  stata  ripre- 
sa editis  famosis  lihellis,  i  quali  consistettero  in  un  Dialogo  narrativo, 
che  dallo  Speroni  è  chiamato  Invettiva,  e  che  si  finge  seguito  parte  in 
Bologna^  e  parte  in  Venezia.  II  difendersi  e  il  difendere  onestamente 
dalle  ingiurie,  è  ben  fatto;  ma  non  mai  Toffendere  con  calunie,  •  con  to- 
iìsmi  insidiosi  di  accuse,  che  in  apparenza  pajon  modeste  e  ver^»  naa  ohe 
in  realtà  son  falsa  e  maligne.  Il  Dialogo  del  Cavalcanti  ha  il  acuente 
titolo: 

e  noa  sd  Euripide  •  Il  Feniémni  hs  grosHmeate  sbagliato  •  1*'  Aidmémni  pef> 
tanto  compose  la  sua  sai  modello  di  quella  di  Sofoch,  e  Antonio  Bruni  amico 
suo  le  prepose  un  brere  argomento  • 

(a)  E  sta  ancora  eoa  le  sue  opere  ^ma  non  tutte)  pag.  ut.  della  prima 
poca  conosciuta  edizione  di  Romn  per  Antonio  Biado  di  Asola  ij)!»  ia  t.  11 
Martelli  t  lo  Speroni  non  vollero  dare  altra  titolo  alle  loro  tragedie,  se  noa 
quello  di  tragedia. 

(k)  Qaando  non  si  prendono  per  mano  i  libri  e  non  s*  Incontrano  V  uàìzìom 
ni ,  ielle  quali  si  vurt  ragionare ,  s*  incorre  aget olaiente  In  grossìstiraì  sbagli  • 
Se  ne  ha  più  d'  una  prova  nella  relatione  delle  tre  suddetta  edisioai ,  la  prima 
delle  qusH  non  è  stata  qaeUa  del  Valgrisi»  ma  qucHa  dal  Doni  eoa  questo 
titolo  : 

*  Canace ,  tragedia  di  M.  Sperone  Speroni  nobile  padovano .  In  Fiorenza  per 
Framesco  Doni  1^46.  in  fl. 

Ella  non  è  preceduta  da  alcuna  dedicazione ,  ma  solo  da  una  lettera  dell« 
stampatore  ai  lettori .  Lo  Speroni  disapprovò  acerbamente  cotale  ediuone ,  co« 
rae  fatta  senza  la  sua  saputa  e  contra  la  sua  volontà  e  come  ancora  lacerata  e 
corrotta  •  Per  mezzo  di  Paolo  Criirello  se  ns  lamentò  altamente  con  Antonfwan^ 
tosco  Doni  »  creduto  da  lui  »   che  stato  ne  fosse  lo  stampatore  •    11  Doni  sorpre^ 

qaale  derivaTa  da  SandmpUa  ohe  «ra  la  bara»  sa  eui  traiportavanii  i  cadaveri  delle  per* 
tene  plebee,  e  col  qoal  pure  chiamavaii  la  perta  Libitinenfis  o  Libitimarìa.  £  c[ai  per 
far  OMerrare  an  altro  errore  del  F^ntanini  loggingnereoio  ancera  ohe  non  due  sole,  ma 
cinque  almeno  erano  le  porte  degli  antichi  Anfiteatri,  e  che  la  libitanaria  non  era  op* 
posta  ad  alcuna  di  esie.  (  t,  Op.  del  Goaiigl.  Lodow,  Bianconi  T.  4.  pag.  948.  •  ^f. 
•dia.  di  Milane  i8os.) 


^^ 


^^^" 


5o8 

Giudizio  (  di  Bartolommeo  Cavalcanti  )  sopra  la  Tra- 
gedia di  Ganace  e  Macareo,  con  molte  utili  considera- 
zioni circa  l'arte  tragica  e  altri  poemi,  con  la  Trage- 
dia appresso.  In  Lucca  per  Vincenzio  Busdrago  i55o. 
in  8.  {\)(di).  L.     5. 

*  ¥à  in  Venezia  i566,  in  8.  senza  stampatore.  4* 

(i)  Il  Busgrado  dedicando  il  libro  a  Giambatista  Girala  Cintio  segre- 
tario del  duca  di  Ferrara^  di  concerto,  come  si  vede»  con  l'amico  di  lui 
Cavalcanti,  qai  detto  ad  arte^  occulto  autore^  chiama  quest'opera,  pnma 
fatica  della  sua  stamperia.  La  data  in  fine  del  Dialogo,  è  del  primo  di 
Luglio  i543.  innanzichè  la  tragedia  ^ì  stampasse:  nel  qual  tempo  fulet- 
ta  in  Roma  in  casa  del  vescovo  di  Brescia,  che  era  Andrea  Comaro,  di- 
poi cardinale,  essendovi  presente  Claudio  Tolomei^  il  quale  allora  ap- 
punto lo  scrisse  a  Gianfrancesco  Bini  (  Lettere  lib.  IL  fol.  46»  a.ediz. 
I .  in  4-  )  >  ^^'  Cavalcanti,  e  dello  Speroni  essendosi  già  parlato,  qui  non 
serve  più  riparlarne,  da  ciò  restando  emendato  qualche  picciolo  erroro 
del  Crescimbeni. 

00  dtlle  querele  dello  Speroni ,  se  ne  gìostificò  con  ana  lettera  scrìeu  di  Fim 
rim\e  ai  ij.  di  Sctccmbre  1146-  stampata  nel  libro  II.  delle  soc  lettere  pag-  47. 
»•  deli' ediaioae  di  Fiortn\a  appresto  il  Dqhì  I)47-  in  ..:  la  qaal  lettera  man- 
ca nelle  posteriori  ciizioai .  Egli  ia  essa  niega  apertamente ,  che  dalla  sua  stam« 
peria  Fosie  aicita  quella  icnpreMÌone  della  Canate  e  di  più  la  ricoooscc  per  (at- 
ta in  Vene^i'm  eoa  la  falsa  data  di  Fiortn^d,  tog^iagiicodo  •  ,»  clie  era  ^•'rf^ogaa 
„  non  par  dell'  arte,  ma  del  sapientissimo  fenato  ,  che  non  si  provvcde»te  a  si 
M  disonesti  ìncoQTeaieati  »,  Finisce  la  ietterà  col  dire  allo  Speroni ,  che  s*  in- 
formasse bene  e  che  trovando  verissimo  qaello  >  che  gli  afiè^mava  ,  punisse  chi 
aveva  errato .  £  per  dir  vero ,  avendo-  io  ripresa  per  mano  e  considerata  atten- 
tamente la  saddetta  edizione,  rimasi  persuaso  esser  ella  fatta  in  Vene\in  e  non 
aver  qua*  caratteri  somiglianza  alcuna  con  quei  di  Fimren\a  particolari  de.  Doni^ 
na  più  tosto  con  quelli  di  Ca'^io  Navò ,  che  vi  menti  il  nome  ed  il  luogo. 
Tolcndo  intanto  lo  Speroni  rimediare  al  disordine ,  permise  che  il  Clarto  suo 
Copfideote.  de%ae  fìiora  la  tragedia  »  più  conferme  all'  originale  ,  siccome  segui 
nella  sefl^aente  impressione  »  erroneamente  addotta  per  prima  dal  Fontnnini  col 
titolo  di  Cannce  . 

Tragedia  di  M-  Sperone  Soeronì  •  Se  nel  fine  di  qaesu  sana  »  intera  »  e 
sorretta  si  guarderà,  si  troverà  annotato,  quanto  lacera,  tronca  e  corrotta  sia 
qaelia ,  che  da  altri ,  che  da  noi  e  coatra  il  voler  dell'  autore  e  senz4  licenza 
verona ,  occoltamente  à  atau  stampata  e  iatttolau  Cmnnce  .  In  Finegia  appres- 
so Vineen^io   Vaigrisi  if46.  in  t. 

Sai  modello  di  questa  edizione  del  Vnlgrisi  il  Giolito  fece  la  sua  nel  i  f  4z* 
ut  !&•  non  dando  nemineoo  egli  il  titolo  di  Cnnsee  alla  tragedia  :  il  che  cre- 
dette Monsìg.,  che  il  Gtolito  fosse  il  primo  ad  usare  nel  frontispizio,  quando 
si  i  già  veduto  •  che  ciò  dal    Valgrisi  era  stato  già  praticato . 

(tf)  Qtando  usci  il  Gindicio  sopra  la  Cnnace ,  corse  voce  ,  che  ne  fosse  1*  as- 
tore GidMàatisu  Girnldi  e  non  il  Cavnlcnnù ,  che  di  fatto  lo  era  :  ma  Giam» 
hMiisio  Pignn  ia  ona  lettera  scritta  dì  Ferrarn  ai  y.  di  Novembre  rff4*  silo 
stesse  Speroni  •  che  ae  dabiuva ,  lo  assicarò  »  che  non  era  veto  :  tt  qasoto   slla 


5c9 

--La  Canace,  Tragedia  del  Signor  Sperone  Speroni, 
alla  quale  sono  aggiunte  alcune  altre  composizioni,  e 
una  Apologia  con  alcune  lezioni  in  difesa  della  Trage- 
dia, i/i  Fen.  per Gioi^anni  Alberti  1597.1/14.  (i)  (a).  L.    8. 

(i)  Lo  Speroni  in  altre  opere  e  nel  suo  epitafio  è  onorato  del  titolo  di 
Messere;  ma  qui  è  detto  Signore.  Neiravviso  innanzi  alle  parti  vi.  del- 
le Rime  di  Diomede  Borghesi  gentiluomo  Sanese  stampate  in  Padova 
da  Lorenzo  Pasquati  j  566.  in  8. ,  si  dà  contezza,  che  a  quel  tempo  in  Ve^ 

n  Canacg ,  io  la  àccio  sicura ,  che  il  Giudicio  scrittole  contra  non  fa  mai  del 
„  Giraldi  :  perciocché  lo  stile  e  la  materia  il  dimostrano  ,  ed  io  so  le  fantasie  di 
»,  quest'  uomo  intorno  alla  poetica,  e  conosco  di  che  valuta  egli  sia:  e  dall'altro 
„  lato  mi  rivolgo  a  chi  le  scrisse  cootra  ce.  „  Col  nome  di  Giraldi  va  bensì  scritta 
a  penna  per  le  mani  di  molti  una  breve  censura  della  Canace  :  ma  nemmeno  di 
essa  si  ha  fondamento  per  crederla  dei  Giraldi*  Sospettò  lo  Speroni ,  che  il  GiudicÌ0 
fosse  lavoro  di  Bernardino  Tomuano  ^  attestandolo  il  Liviera.  nella  sua  Apologia 
contra  il  Summo ,  per  averlo  inteso  da  molte  persone  degne  di  fede  :  ma  tal  vo- 
ce sventò  ben  pretto  e  l'opinione  comune  sta  ben  ferma  pel  Cavalcami  (*) ,  al 
2uale  non  bastò  poi  l'aver  censurata  a  piena  bocca  in  tutte  le  sue  parti  la  trage« 
ia  dello  Speroni ,  da  lui  però  non  mai  nominato  ,  mostrando  anzi  di  non  sa- 
perne r  autore  ;  che  facendo  anche  ristampar  la  tragedia  appresso  il  Giudicio ,  si 
ter?ì  della  edizione  rigettata  ,  cioè  di  quella  uscita  sotto  nome  del  Doni  ,  quan- 
do più  tosto  e'  doveva  servirsi  di  quella  del  Falgrisi  sola  approvata  dallo  Spg» 
foni  :  il  che  ad  arte  esli  fece  ,  acciocché  gli  errori  della  stampa  concorressero 
anch'essi  a  screditare  il  componimento  e'I  poeta.  Ciò  tuttavolta  non  fu  sufi* 
ciente  ad  oscurarne  ,  o  a  diminuirne  la  riputazione ,  poiché  la  Canace  fu  sem- 
pre considerata  per  una  delle  migliori  tragedie  italiane  ;  e  però  il  Dolce  nel 
prologo  della  sua  Ifigeni\i  la  nomii»a  con  lode  insieme  con  la  Sofonisba  del 
Jriiiino,  con  I  Antgone  dell'Alamanni,  con  V  Orbecche  del  Giraldi^  con  la 
Rosmunda  del  RucelLù  e  con  1'  Oraria  dell'  Aretino  •  Fra  le  altre  opposizioni 
mosse  dai  Cavalcane  alla  Can^ice ,  si  condanna  l'uso  de' veisi  rotti  con  sover- 
chÌ9  prorusione  quivi  introdotti  in  luogo  degl'  interi  assai  più  convenienti 
alla  maestà  della  tragedia:  tal  uso  nonpertanto  non  dispiacque  in  tutto»  poiché 
lo  vcggiamo  seguitato  in  qualche  tragedia  del  Dolce  ^  nella  Medea  del  Galladei  9 
nella  Ro.tiilda  del  Cesari ,  nella  P fogne  del  Harabosco  e  sino  a'  nostri  giorni 
ntW  Ulisse  il  giovane  de*  fu  ab.  Domenico  L  t^arini ,  ch'io  qui  rammemoro 
per  onoranza (**)  L'abate  Niccolò  dtg  i  Oddi  (  Opere  del  Tasso  pag.  59^.  Tom,  V. 
edi\>  di  Fior.)  partecipando  a  Camillo  Pellegrini  la  morte  dello  speroni,  seguita 
in  Padova,  lo  chiami,,  residuo  della  vecchia  accademia.» 

fa)  iti  questa  edizione  la  tragedia  ha  un  nuovo  prologo  in  persona  di  Venere^ 
che  nelle  precedenti  mancava.  Siccome  lo  Speroni  avea  inteso,  che  il  Giudicio 
scritto    contro  di  lui  era  passato  in  mano  del    duca  Alfonso  IL  di  Ferrara  per 

(*)  Così  9i  credette  ancbe  dal  Cracimbéni  (Ist.  lib.  a.  "diz.  Vene».  T.  i.  p  3q^  ).  Tut- 
tavia lo  «ti le  e  la  dicitura  del  Giudicio  non  parve  al  JStsieii  di  icrittor  Fiorentino^  • 
non  mostrano  ohe  sia  op'^ra  del  Capalcanti  (Y.  Op.  dello  Sper.  ediz  del  1740.  T.  4* 
p.  7>.) 

{*^l  TlGh.  Sig.  Co  Algarotti  in  nua  sua  lettera  diretta  al  S'ifr.  AgOit.  Paradisi  scrive, 
ohe  „  il  nostro  rofurnn  non  ha  che  U/itse  il  giovane  di  cai  potersi  dar  vanto  innanzi  a' 
forestieri,  come  il  sorco  non  ha  che  la  Mandragola  >»  >  e  iiggingne,  che  queste  tono 
composisioni  tali,  che  nian'altra  nazione  ne  mostrerà  nel  genere  loro  di  sì  perfette.  La 
Mandragola^  di  oai  h  autore  il  Macchim^elli,  fa  teitt  4i  ilag ua^  e  lem  cita  la  rariiiima 
aditiene  di  Fir^nxe  fatta  il  iS53.  in  8. 


Sia 

nezia,  Firenze,  Slena,  %  in  tutta  Toscana  non  si  sarebbe  chiamato  Signe- 
re,  alcun  gentiluomo  principale,  laddove  in  diversi  altri  luoghi  era  i»- 
E'uria  chiamarlo  Messere.  Si  vede,  che  tal  costume  era  mutato  nel  1S97. 
o  Speroni  sotto  altrui  nome  indirizsa  la  sua  Apologia  al  duca  Alfonso 
II»  di  Ferrara  per  opporla  alle  prevenaioni  sparsevi,  a  suo  erodere,  dal 
segretario  Giraldi.  Bisogna  però  confessare,  che  il  Giraldi  nel  capitolo  in 
fine  degli  EealommUi,  ove  loda  i  valentuomini  italiani  del  suo  tempo, 
xende  giuatiaia  allo  Speroni,  dicendo  (  pag.  801.  )  ch'egli  onora  Padova 

Con  stil  canuto,  e  con  giudicio  saldo. 
In  detta  Apologia,  la  quale  sin  nel  i558.  insieme  con  un  Dialogo  del 
medesimo  Speroni  sopra  il  modo  di  compor  la  tragedia,  dovea  stampar- 
si dair  Accademia  Veneziana,  chiamata  cosi  per  eecellenaa,  eome  Taa-» 
tica  Fiorentina,  lo  Sperone  si  duole  (  Soma  dette  opere,  che  ha  da  mandata 
re  in  luce  P Accademia  Veneziana,  registro  P.  ),  ohe  un  Sanese  gVin volas- 
se due  suoi  Dialoghi  uno  à* Amore,  e  Taltro  della  Cura  della  famidia^ 
atampaodogli  francamente  per  suoi;  onda  il  senatore,  e  poi  gran  prelato» 
Daniello  Barbaro  1^  venaioare  Tamice  da  tale  incuria,  fece  subito  im- 
primere, centra  voglia  di  lui,  in  casa  de'figlinoli  à^Aldo  nel  i54A.comci  già 
ai  disse,  epoi  nel  1 544*^  i>^l  i5Sa.  in  8^.,  i  due  i7i#/ò^Ai^  involati  insieme 
con  otto  altri  e  ne  fu  lodata  la  vendetta,  allo  scrivere  del  medesimo  Spe^ 
ronij  perchè  poi  non  piace  il  vedere  di  mezao  giorno  rubare,  e  con  bel  ri- 
so attribuire  a  sé  le  cose  rubate.  Il  Barbaro  (  pag.  i4o.  )»  e  lo  Speroni  per 
atto  di  cortesia  tacquero  il  nome  di  qwiplagiarko,  ed  io  fo  i\  simile  di 
^ualchedun  altro^  che  però  è  notissimo.  Di  qui  ai  vede»  che  Vintiepida» 
joaa  non  eerto  onesta  setta  plagiaria  vaga  dì  ajrrogarsi  privaitivamante  l^ 
cose  non  sue,  non  è  nuova  d'adesso,  quando  tanti  anni  sono  toooò  alU^ 
Speroni  di  vedersi  con  gli  occhi  proprj  rubare,  e  dal  ladro  stampare  per 
suoi  due  Dialoghi  interi.  Ciò,  che  si  dice  dei*  Dialoghi,  può  similmento 
dirsi  di  ogni  cosa  letteraria^  in  qualunque  materia  consista,  o  sia  ella 
scritta^  o  sia  pure  scolpitat  e  intagliata;  e  massimamente  poi  trattandosi 
di  solenni  e  liturgiohe  formolo  antiche,  sempre  nel  medesimo  senso  prò» 
se  da'  nostri  maggiori,  e  diana! ,  e  non  prima,  copiosamente  illustrate  ia 
Commentario  particolare^  fatto  apposta  per  {spiegarle,  qual  si  sa  ossero 
quello  del  Disco  votivo  cristiano  del  Museo  Albano  {Diseus  argenteusi 
vQtivus  veterum  Christianonun  Commentario  illustratus  pag«  19.  ao.  a6. 

mezzo  del  legretsrio  Giraldi ,  eoa  egli  fé'  preseneatgUenc  V  Apeiogid  pei  mta* 
del  segretsrio  Pigna  ^  amico  suo  e  eemico  del  Ciraldi*  Noa  fiaisene  però  con 
r  Apategia ,  che  sUors  rimase  s  penne ,  né  con  Is  mecss  dello  Speroni  ì  con* 
trsiti  fopes  Is  Canate  •  Fau$nm9  Sammo  pebblicò  dae  discerii ,  il  prime  da'  qua* 
li  è  intorno  al  contralto  tra  lo  Speroni  e  'I  Cavalcanti ,  sttmpato  in  Padova 
per  Paolo  Mejetti  nel  l;90.  in  4.  Diede  Giamòatista  tiviera  una  non  sspetta- 
ta riìfKista  al  diicorio  del  Sammo ,  stampata  in  Padova  per  lonai^o  Pasquati 
nell'anno  medesimo  in  4.,  col  titolo  di  Apologia  incorno  alle  tragedie  di  lieta 
fine ,  scesa  da  lai  a  osgetto  principalmente  di  difendere  il  seo  Crtsfonu ,  cai 
lieto  fine  a? es  dato  •  La  risposta  del  Sammo  all'  Apologia  del  Livitra  e  la  re- 
plica di  Questo  alla  risposu  dell'altro,  stampate  alcreil  net  i/jio«  io  4.  dal 
Pasquali ,  formano  U  contiaauione  di  cai  coatesa  • 


l 


Sii 

^7.  3o.  Si  .  3a.  S3.  4^.  47*  )>  i^^s'o  in  luce  lensa  vanti,  non  ora  di  fresco, 
ma  nel  1727.  e  poi  lUtimamefite  nel  173^.  sei  anni  appresso,  con  molta 
grazia,  ma  di  nascosto,  saccheggiato  da  chi  si  lusingò  di  occultare  il  fur- 
to col  solo  imbrogliare  alquanto  alla  sua  propria  maniera  di  citare,  e  a- 
stntamente  variare  tutti  i  numeri  delle  citazioni  per  fargli  così  parere  suo 
ritrovamento,  accompagnando  ancora  il  tutto  di  qualche  grossa  piacevo- 
lezza, come  si  dirà  poi  con  citar  fedelmente  i  luoghi,  «  con  mostrar  la 
bellezsa  di  certa  giunta  nuova  e  molto  curiosa.  E  pur  questo  sarebbe 
poco,  se  di  più  non  si  vedessero  con  gran  silenzio  usurpate  anche  le  in- 
tere Provincie,  come  V Austria  e  la  Neastrìu  d'ItaWa,  già  prima  ginstìfr- 
catamente  osservate,  e  messe  in  luce  nel  i'2ti^,{Vita Phìllppi  aT^sktre E!p^ 
scopi  Adriensis  ante  ejus  Monumenta  pag.  3.  e  4*  ^dit.  III.  ).  £  questo 
sia  detto  qui  di  passaggio.  Dopo  V Apologia  non  intera  tiello  Speroni  se- 
guono le  VI .  Lezioni  in  difesa  dalla  Canace,  da  Ini  recitate  a  mente  in 
lei  giorni  nell'accademia  degli  Elevati  di  Pa^fopa  senza  averle  scritte; 
però  meritevoli  di  nuovo  riscontro  con  gli  originali  scrìtti  da  chi  le  udì, 
e  di  ristamparsi  con  le  dovute  carezze,  insieme  con  le  altre  opere  sue^ 
mentovate  dai  vescovo  Tom/nasini  {Eloffia  tom.  /.  pa^.  gì.  ^4*)  ma  trop- 
po sfigurate  dall'imperizia  di  chi  li  die  mora  (a^).  Dai  libro  adotto  si  ve« 

(a*)  Sci  Tcracnente  sono  le  Legioni  dello  Speroni,  e  non  cinque  come  per  inav^ 
vertenza  cadde  dalla  penna  al  nostro  Monsignore  nd  libro  II.  capo  XLlI.  pag. 
iff.  ove  pur  lascio  detto»  che  egli  le  recitasse  neU' accadcnnia  drgii  Elevati  Si 
Padova  ,  doreado  dire  ntW  accademia  degl*  Infiammati  dì  Padova .  Quella  de 
gli  Elevati  era  in  Ferrara,  e  spiegava  per  impresa  Ercole,  die  tiene  alto  di  tcN 
ra  e  sotfbca  Anteo .  Ben  è  vero  che  ^ai  il  Fontanini  merita  scusa  ,  poiché  nella 
stampa  Ingolfo  de'  Conti  »  nipote  dello  Sprtoni,  o  siasi  lo  stampatore  Alkerti,  la- 
sciò correre  Elevati  e  noa  Infiammati  (*) .  Non  la  merita  però  egli  egealmente  , 
per  aver  credato  e  atserito  che  V Apologia  al  duca  Alfonso  fosse  posteriore  allt 
•ti  Legioni  saddette,  quando  eg'i  è  certissimo  ,  che  queste  furono  a  quella  da 
lungo  tempo  anteriori.  Egli  è  notabile,  che  il  conte  Ingolfo  atendo  aggianto  alla 
Canace  il  nuore  prologo  di  Venere  ,  non  abbia  ossertati  i  tanti  altri  cangiamen- 
ti deiio  Speroni  fatti  alla  sua  tragedia .  Grazie  di  naoro  ai  tnòderni  diligenti 
divulgatori  dell'  opere  dello  Speroni ,  che  M  le  altre  cose  ce  1'  han  fatta  goderts 
tmtta  riformau  e  in  migliore  aspetto  corretta.  „  L*  autore  ,  dice  t*  abate  ForceU 
n  lifti  (  Vita  dello  Speroni  pagina  xztz.  )  distinse  1'  opera  ÌA  atti,  e  set» 
„  ne  e  dell'  atto  terao  fece  il  secondo  ,  e  da  questo  ,  che  passò  al  luogo 
.,  terto  •  cavò  intere  quattro  scene,  e  qua  e  là  parecchi  Tersi  levò  ed  aggiunse, 
ft  ed  altre  minute  correzioni  per  entro  i  versi  introdusse  ,  tutte  degne  di  osset- 
„  vazione ,,  :  sicché  altra  ella  viene  ad  essere  in  parte  da  quel  che  era.  QuaiK 
do  altro  di  singolare  non  si  riscontrasse  nella  moderna  edizione ,  questo  sarebbe 
sufficiente  al  suo  pregio;  ma  in  ogni  parte  rendesi  ella  distinta  e  lodevole  ,  pcf 
esserle  state  usate  iatoroo  le  dovute  cartzze»  che  il  nostro  Monsignore  ti  ha  tao* 
co  desiderate. 

{*)  Btnehi  esiandio  atlU  Lihreria  ni.  del  Doni  ti  leggpt  th%  l'Aecailtmia  àt^ìx  Eie-' 
mmti  fu  in  Ferrmra,  qu«Ua  de^li  Infiammati  in  Padopa,  auUaéimeno  anche  nella  edì*. 
di  tutte  rOpere  dello  Speroni  fatta  il  174*  (T.  4.  p.  t6S)  ieggeti  iti  fronte  di  ^eiré 
Lesioni  che  recitate  furono  neirAccadainia  degli  JC/cpof  i  e  non  dogi' Ifi/lamninf  »  di 
Padooa  e  nella  Prefazione  della  «dia.  tuddetta  (T.  i.  p.  xx.)  li  dice  cha  lo  Spofoni  I» 
recitò  neir Accademia  di  Padova  darta  allora  degli  EltQmti. 


5 12 

L'Orbecche,  Tragedia  di  Cìambatista  Giraldi  Cin- 
tio  da  Ferrara*  In  Viikegia  presso  il  Giolito  i55i.   in 

ifÀ.(a).  ^  L.     4* 

*  Edi  nuovo  corretta  secondo  l'originale  deirautore. 
Jn  Vinegia  presso  ilQiolito  i57a   in  la  (i).  5. 

*  E  insieme  con  le  altre  VII.  di  lui  Tragedie,  l'Aitile, 
Didone,  Antivalomeni,  Cleopatra,  Arrenopia,  Eafimia, 
Selene.  In  Venezia  per  Giulio  Cesare  Cagnacini  i583. 
in  8.  (a)  (b).  i4- 

de,  che  lo  Speroni  fu  amico  di  Pietro  Ronzardo,  al  suo  teoipo  famoso  let- 
terato e  poeta  Francese. 

(i)  Fu  fratta  dalla  Novella  II.  Deca  II.  degli  Ecatommìti  dell'autore. 

(2.)  Bartàlommeo  Cavalcanti   dice  di  essere  stato  spettatore  in  parte  di 

Zuesie  Tragedie,  lodandole,  ma  sopra  tutte  VOrbecche,  in  una   lettera  ai 
lira/di  stf^Bso,  come  Erasmo  lodò  Roberto  Gaguino,  ma  in  lettera  a  lui 
^medesimo  scritta,  per  osservazione  di  Gerardo  GiosHinm  Vossio.(De  Hist. 
Latinis  Uh,  III.  cap.  xi.pag.  òo3.  ). 

{a)  *  E  prima  io    Finegia  in  casa  de' fig;liao!i  à*  Alio  If4|*  ia   8. 

Questa  i  stata  la  prima  edizione  deli'  Orbecche ,  taciaca  dal  Fonidnimi  e  ìgoo- 
fsta  dall'  Aiiacci.  Dietio  al  frontispizio  sta  il  ritratto  del  Giraldip  eoo  questo  di- 
stico a  basso  a  lettere  majaicolc: 

Miraris  hospes  haui  l§quenuin  Cinthimm 
Quem  cernis  ipsumì  Cogitai,  mox  audiesm 
La  tragedia  tìcii  da  lui  dedicata  al  duca  Ercole  II  di  Ferrara  in  dita  dei  zx  di  Mag- 
gio I  f4t.  nel  qual  anno  fu  la  prima  volta  rappresentata  in  Ferrara  e  non  in  Ftren\€ 
e jme  scrive  l'Allacci  (Drammat,  p  in*)  •  ^^  ^^^^  dell'autore  alla  presenza  del  Da- 
ca  e  poi  la  seconda  volta  dei  cardinali  di  Ravenna  e  Salviati-  Ella  viea  giudicata 
la  migliore  di  quante  ne  uscirono  dalla  penna  del  Giraldi  .  il  quale  io  fine  di 
essa  »  parlar  la  Tragedia  con  Tersi  endecasillabi»  lodandovi  il  Bembo^  il  Trissi- 
MOf  il  Molla  »  il   Tiilomeì  •  e  V Alamanni. 

(b)  Se  Monsignore  tra  le  sette  nominate  Tragedie  del  Giraldi  aTcsse  conuta 
anche  1'  Epitia  ,  che  in  ordine  è  la  peomltima,  avrebbe  detto  •  che  elleno  ,  oltre 
air  Orbecche ,  non  sono  sette  ,  ma  otto  raccolte  e  dedicate  al  duca  Alfonso  //• 
dopo  la  morte  di  Cintio  Giraldi  da  CeUo,  unico  superstite  di  cinque  tigliuoii  di 
]ai(*).  I  suggetti  di  queste  tragedie  sono  tratti  in  gran  parte  da' saoi  Fcm- 
iommiti . 

« 

(*)  H«  sbagliato  Io  Z*no  «liceodo  che  le  tragf'die  del  Giraldi  impri^sse  da\  Ca^na- 
mini  ti  dedicaifero  dal  fìllio  di  lui  al  duca  Aìfonso  lì.  Non  nt'C^heiò  già  io  «^h^  a  \xx\  sia 
dedicata  forte  la  Selene,  che  io  aon  ho  veduta,  ma  VOrbecthe  sicuramente  non  porta  in 
fronte  alrra  dedicatoria  che  quella  fatta  dall'Autore  stetto  ad  Ercole  da  Este  11.  ducA 
IV  di  Ferrara  in  data  de*  ao  di  Maggio  del  1641  il  qaale  in  essa  scrive  di  avere  com- 
posta questa  tra|redia,«  in  meno  di  due  mesi  ,,e  che  fu  allo  ttetso  duca  i?rc«i/«  rappresen- 
tata da  M.  Seb^itiano  Clarignano  da  Montefulco,  che  ejrli  chiamai!  Roseto  e  VEsopm 
àm'  suoi  tempi.  L'altre  sette  dedicaronti  tutte  da  C&tso  Ùiraldi  in  data  dei  t  .  Ottobre 
i583.  a  diversi  personaggi,  cioè  V Aitile  a  Cornelio  Bentieogli,  la  Bidone  a  don  Ale%^ 
Sandro  di  Effe,  gli  Anti^alomeni  al  cardinale  di  Ette,  la  Cleopatra  a  don  Gio.  Andrea 
d'Oria^  1'  Arrenopia  a  Laura  Bof^trda  Tiene  contesta  di  Scandiano,  VEufintia  a  don 
Cesare  di  E*te,  e  alia  duchessa  di  Ferrara  finalmente  V Epitia,  In  tatto  a  tergr^  del  froa- 
tispiiio  T'iia  il  ritratta  dell'Autore. 


5i3 

La  Cleopatra  (  e  la  Scilla,  Tragedie  II.)  di  Cesare  de^ 
CessLri.Inyeneziaper.Gio.Grifio  i55f2^. in8.(i)         L.     Sé 

La  Cleopatra.  Tragedia  di  Alessandro  Spinello*  In 
Vinegìa per  Pietro  Niccolìnì  da  Sabio  i55o*.  in  (a)         3. 

La  Rodopeja,  Tragedia  di  Leonoro  Verlato.  In  Vene* 
zia  per  Fraricesco  Ziletti  i58a,  in  8.  3. 

La  Romilda,  Tragedia  di  Cesare  de' Cesari.  In  Vene^ 
zia  per  Francesco  Bìndoni  i55i.  i/i  8.  (3) .  3. 

La  Progne.,  Tragedia  di  Girolamo  Parabosco.  In  Ve^ 
neziaper  Comin  da  Trino  1548.  ino.  3. 

La  Progne,  Tragedia  di  Lodovico  Domenichi.  In  Fìr 
renze presso  i  Giunti  i56i.  in  8.  (b).  4* 

(1)  Il  Ruscelli  nella  prefazione  alla  seconda,  chiama  l'autore  di  cogno- 
me Cesarina. 

(2)  Col  nome  di  Cleopatra  essendoci  più  Tragedie^  e  quella  tra  l'altre 
di  Cintio  Giraldij  la  comune  trivialità  dell'unico  argomento  fa  sminuire 
il  pregio,  che  potessero  avere,  come  accade  altresì  nelle  tante  Medee, 
Meropi^  Progni y  Ippoliti,  Didoni^  e  Tancredi  (a*) . 

(3)  Dice  di  darla  fuora  a  persuasione  del  Ruscelli^  mentovando  anche 
VArgìa^  Nell'Atto  I.  Scena  I  la  duchessa  Romilda  è  detta,  secondo  Pao^ 
lo  Diacono  (  De  Gestis  Langob,  lib^  IV.  cap.  xxxviii.  ) 

Già  di  tutto  il  Friul  donna  e  reina, 
E  Cacano  a  bello  studio  è  mutato  in  Calcano. 

{a*)  Condanna  qui  il  Fontanini  il  larorare  Tragedie  sopra  argomento  da  al- 
tri già  maneggiato.  Questa  massima  e  falsa.  Moltissimi  esempi,  non  mai  da  chi 
che  sia  biasimati,  se  ne  hanno  in  contrario,  non  solo  fra'  moderni,  ma  fira  gli 
antichi.  Gli  Edìpi ,  le  Medie  ,  le  Ecuhe  e  altre  somiglianti  favole  sono  state 
produtte  sopra  le  scene  greche  e  latine  a  gara  e  a  vicenda  e  sempre  con  atten» 
zione  e  cen  lode  dai  tragici  più  famosi.  Ma  Tenendo  alle  due  Cleopatre,  «na 
di  esse  almeno  andar  dovrebbe  esente  dalla  censura  del  troppo  rigido  critico» 
Molte  furono  le  Cleopatre  regine  di  £gitto.  Non  basta  l'uniformità  del  titolo  a 
costituire  l'identità  del  soggetto.  La  Cleopatra  di  Afareantonio,  figliuola  di  Toh' 
meo  Aulete  XL  re  dell'Egitto  e  che  fii  vinta  da  Augusto^  forma  il  soggetto 
delia' tragedia  del  Cesari  ed  è  comune  a  quella  del  Giraldi  e  di  altri.  Ma  la  Cito* 
paira  dello  Spinello  é  la  figlinola  di  Tolomeo  Epifane  V*  re  dell'  Egitto  e  la 
moglie  di  Tolomeo  Filometore  e  di  Tolomeo  Evergete ,  l'uno  e  V  altro  suoi  fra- 
telli,  dal  secondo  de'  quali  le  fa  barbaramente  ucciso  sao  figliuolo,  cuna  figliuo- 
la iniquamente  stuprata  .  Nulla  pertanto  ha  che  fare  con  1'  altra  Cleopatra.  Lo 
Spinello  scrisse  un*  altra  tragedia  col  titolo  di  Progne ,  ma  non  mai  stampata, 
mentovata  da  lui  nella  dedicatone  della  sua  Cleopatra  ad  Ottaviano  Raverta  ve- 
scovo di    Terracina  e  recitata  in   Venezia  l'anno  1(49. 

(b)  Che  il  Domenichi  ,  uomo  per  tante  optre  da  lai  date  fuora  ,  tradotte  e 
scritte,  famoso  e  niente  bisognoso  di  arrogarsi  le  altrui ,  sìa  da  riporsi  nel  nu- 
mero de'  plagiar)^  duro  sembrerà  a  credersi  e  strano  ;  e  pure  il  fatto  con  la  pre- 
sente Tragedia  lo  manifesta ,  e  *1  condanna.  Dalle  belle  stampe  dell'  Accademia 
Tom,  /.  é7 


5i4 

La  Medea  9  Tragedia  di  Matteo  Galladei  Jn  Vìnegìa 
presso  il  Grifio  i558.  in  8.  {a).  L.     3. 

La  Medea  esule.  Tragedia  di  Melchit>re  Zoppio.  In 
Bologna  per  Giovanni  Rossi  i6oa.  mff.  {b).  3. 

La  Medea,  Tragedia  di  Lodovico  Dolce.  In  Vìnegia 
presso  il  Giolito  i557.  i558.  in9.  (i)  {e).  4. 

*  La  Didone,  Tragedia.  In  Vinegia  pressa  i  figliuoli 
d^Aldo  1 547  •  irh  8.  5. 

*  E  ioi presso  il  Giolito  i56c,  in  la.  3. 

^i)  Come  si  è  detto,  non  è  graa  lode  lo  acrivece  in  un  ugonitiiiOi  già 
piii  volte  trattato»  e  non  male^da  vacj  scrittori,  (ff^)* 

^ene\ianéif  detta  della  Fama  ^  dirette  da  Pà^U  Manuzio  ^  ùl  ditufgata  nel  \$^t 
ia  4.  aoa  tragedia  latina  in  rerai ,  col  titolo  di  PngMt  scasa  nome  di  ancore. 
Giovanni  Ricci ,  giariacoo salto  e  accademico  Teoeziano  »  che  da  più  anni  la  te- 
nea  manoKiitta  in  suo  potere,  e  che  perla  stima  che  ne  faceta»  la  rendette  pab- 
lica»  dedicandola  a  FranctscQ  Vérga  consigliere  e  ambasciadore  del  re  cattolico 
alla  nostra  repabblica  era  incerto,  s'ella  fosse  laroro  di  scrittore  antico  »  ma  con 
iérmesza  l'attestò  antiquis ,  qua  maxime  raudantur,  eerre  parem  •  In  processo  di 
tempo  si  giunse  a  sapere  che  rero  anrore  di  essa  era  t\^to  nonsignor  Creggrio 
Cerraro  nipote  dì  papa  Qregprìo  XIL  gii^  pmtonotsrìo  apostolico  e  poi  patriarci* 
di  V4m\im  ssa patria.  Ora  i  da  sapersi ,  che  quesu  Frigni  latina  dd  C^tram  k 
stata  tradotta  appuntino  dal  Dn/unichit  che  tre  anni  dopo,  dedicandob  a  Gioito* 
te  Castiglione ,  lasciolla  correre  alla  suimpa  per  affatto  sua  •  senza  far  menzione 
della  legittima  fonte,  dalla  quale  ne  avea  preso  il  soggetto  ,  il  viluppo ,  i  pensie- 
ri e  lo  sciogli  mento.  Fattone  il  riscontro,  la  cosa  non  è  da  porsi  in  contesa. 

(a)  Se  Matun  e  Maffeo  non  sono  lo  stesso  nome ,  sbagliò  il  Fontanèni^  dan- 
do quello  di  Matteo  a  (jueste  poeia^  e  g;«rf sconsulto,  che  veramente  porta  il  no- 
me  di  Maffeù  in  fconte  di  quesu  aua  tragedia ,  dedicata  da  lui  »  coma  primizie 
de'  sani  mxdji  al  re  cattolico  FilÌMpo  IL  Del  Galladei  ho  rcdata  un'  altra  trage- 
dia  col  titola  di  jinna  (  Sallena  j  regina  d*  Inghilterra  presso  il  signor  abate  A- 
Cupo  FaccioUfi  f  dame  sempre  tenuto  ia  amore  ,  e  inistlma  per  nostra  non  mai 
tubata  amicizia  e  per  la  sua  siauolai»  eloquenza  ,  erudizione  e  dottrina. 

^)  EuikUicata  da  GimÌìo  Segni  m  dedicata  al  cardinal  di  San  Ciorgfo  Ctmio 
Mdaàrandino  *  li  soggetto  di  essa  non  ha  alcun  rapporto  alfe  attce  tragedie  »  che 
af presso  si  riferiscono  col  titolo  di  Media,  \ 

^)  Il  Dolce  nella  lettera  ad  Qdoatdo  Gomeip  nobile  lusitano,  dichiara  di  aver. 
lai  presa,  da-  Eur'ipida,  e  quivi  £icendo  menzione  di  Alfonso  Ulloa^  dice  che 
riducendo  mcite  opete  di  lingua  spagnola  in  itaHana».  giovava  parimaote  all'  una 
ed  aii^altuu' 

(d^  E  in  giudico  esser  di  sonvaa  lode  Io  scrivere  in  un  argomento  g^à  pi  Ci 
volte  trattato  e  non  male,  putcbè  h  favola  sia  per  diversa  strada  al  suo  ffne  giu- 
didoaameme  condotta  •  Ifigenia,  somministrò  lo  stesso  argpmento  ad  Euripide, 
a  Sofocle  e  a  Stratte.  Edipo  io  diede  ai  due  psimi,  ad  Eschilo  e  a  Lieofrone  e  a 
tre  di  loro',  come  pure  a  Frinico^  prestollo  Andromeda.  Ennio  ,  Lucilie  e  Seneca 
non  ebbero  scrupolo  di  lavorare  sopraffai  stessi  soggetti»,  trattati  daf  Greci.  A  no- 
atri  italiani  noA  fu  mai  chiusa  ia  atra»  di  far  Io  stesso  »  e  Io  fecero    con  molta 


lode  imieatr  in  ci^dai  Francesi  Ma  perché  pi^lsersene  il  Fontanini    tanto  fasti- 
dio  e  corsacelo  |  e  alzarne  tanto  remore?  Il  mistero  i  facile  s  penetrarli. 


5i5 

•  -La  Marianna,  Tragedia*  la  Vinegia  presso  il  Gioli^ 

to  i565.  in  8>  (a).  L.     ^ 

-*  Tragedie  {VI.)  Ciocasta,  Didone^  Tieste«  Medea ^ 

Ifigenia,  Ecuba).    In  Vinegia  per  Domenico  funi 

i566.  in  &  edizione  II.  (i)  (b).  9; 

(i)  Il  Dolcecon  lettexa  delli  xi.di  Geanajo  liSg.  le  dedica  a  Manata 
ionio  da  Mula  senator  veneaiauo  (  dipoi  cardinale,  detto  YAmuUo)  (0*)% 
lodandolo  di  aver  ,»  data  opera  da*  primi  anni  agli  stud}  delle  buone  di* 
,y  scipline,  e  di  aver  pienissima  cognisione  della  lingua  greea,  della  la» 
9)  tina,«  di  4{iie8ta  nostra  volgare,  e  per  aver  sempre  tenuta  familiarità 
,j  d'uomixà  dotti;  e  aostenute  Andbasoerie  appreaso  i  primi  principi  di  Eu- 
^  jropa  M  •  Il  Muzio  in  tutto  la  sente  col  Dolce  nella  dedicatoria  degli 
Avi^ertìmerUi  Morali,  ristampati  in  Venezia  dal  Valif assori  nel  1572.  in  4* 

{a)  Fa  recitata  la  prima  volta  in  tasi  di  Sekasiiane  Erii^io  e  poi  nel  palme 
del  Duca  dì  Feriara»  Dietro  alla  tragedia  stanno  alcane  poesie  volgari  e  latine 
del  Dolce ,  dal  qoile  è  indiritta  «d  Antonio  Molino .  detto  per  soprannome  il 
SurcbielU.  Costai  era  aomo  d'ingegno,  come  le  tae  cose  siaiupatc  il  palesano. 
liacqoe  di  padre  e  madre  legittimamente  flebili,  ma  Jiea  era  aetHle»  anzi 
era  cornice  di  professiene  e  cape  di  recitanti  ,  ciie  tn  casa  Etì\{o  rsppre- 
senurono  questa  tragedia  ,  benché  senza  apparato  dì  scene  e  accompagnaoiea- 
to  di  masica  e  pare  conseguì  applausi  da  più  di  trecento  gentiluomini  spettatori. 
La  prima  Tolta  che  si  ebbe  ad  esporla  nel  palazzo ,  del  Duca  •  ne  rimase  impe- 
sta Ja  recica  per  gran  noltittidiae,  cke  vi  concorse  ad  udirla  •  L'esito  poi  corri- 
spose sii'  aspettazione. 

(Jb)  £  prima  in  Vinegia  appresso  ii  Cimlito  ij4o  in  iz.  edizione  1. 

Ho  Toittco  qui  riferire  la  suddetta  edi^ooe ,  per  essere  anteriore  e  più  bella 
dì  f  nella  del  Farri,  Bendiè  in  quella  del  Giolito  si  dica  nel  frootispizio  di  qne« 
ste  VI.  tragedie,,  di  nuovo  ricorrette  e  ristampate,,  non  pertanto  si  dee  argui- 
re, che  a  qoesu  edizione  altra  ne  aia  preceduta  «  Elleno  furono  prima  del  if6o« 
srampate,  ma  separatamente  .  Unite  insieme  non  si  erano  peranco  tedute.  Oltre 
alle  mentovate  tragedie,  due  altre  ne  scrisse  il  Dolcct  la  Marìanna»  già  ricorda- 
ta dal  jFottunini,.^  le  Trojane  recitata  in  Tentila  nel  1566.  e  lo  scesso  anno 
atampata  dal  Giolito  in  S«  Il  soggetto  di  essa  i  pxe$o  da  quella  di  Seneca  :  ma 
il  Dolce  non  volle  assoggettarsi  a  segui rls,  fuorcnè  nell'in? enzìooe  e  in  ciò  che 
a  i«i  ae  parre  migliore:  iaoade  ella  pad  dirsi  più  tosto  imitazione  che  tradu- 
aione.  £gU  ne  impresse  il  lavoro  per  consiglio  di  Giorgio  Gradenico  gentiluomo 
detto  meritamente  da  lui  «,  adorno  di  belle  lettere  e  dottato  di  finissimo  giudi- 
9,  eie  ,  come  si  rede  ne*  suoi  leggiadrissiai  componimenti  non  meno  in  verso» 
che  io  prosa.  »»  Aotomo  Molino^  più  sopra  mentovato ,  si  prese  V  assunto  di  fiirla 
recitare  e  di  ornare  di  musica  gl'intermezzi  ed  i  cori«  ì  quali  si  leggono  in  fi- 
ne detta  trs^piia  che  fii  altresì  ristampata  in  Vaacf^  da  Pietro  Ugolino  nel 
l/^j.  in  8. 

(e*)  Lodalo  cen  molti  altri  anche  il  Trinino  nell'  Itaiid  Uberata  lib«  XXIV. 
iPIg.  X19.  a. 

Ma  ne  li  Amtdj  un  Marcantonio  £a« 
Che  di  gloria,  bontà  •  senno  e  valore 
Trapasserà  ciucua  di  quella  eude  • 


5i6 

L'  Edipo,  Tragedia  di  Ciò.  Andrea  dall' Angaillara. 
In  Padoi^a  per  Lorenzio  Pasquati  i565.  in  4*  (^)*     L*     4* 

La  Fedra,  Tragedia  di  Francesco  Bozza.  Jn  Vìnegìa 
pel  Giolito  1578.  i/i  8.  {f}).  4* 

L'Ippolito,  Tragedia  di  Vincenzio  Giacobelli.  In 
Roma  per  Guglielmo  Facciotto  i6oi.  in  8.  (e).  3. 

L' Atamante,  Tragedia  degli  Accademici  Gatenati 
(  di  Girolamo  Zoppio,  autore  dell'Accademia).  In  Ma^ 
cerata  per  Bastian  Martellini  1579.  in^  5. 

L'Irene,  Tragedia  di  Vincenzo  Giusti  da  Udine.  In 
Venezia  per  Francesco  Rampazetto  1579.  in  3.  {o)  (d)  4« 

--L'Almeone,  Tragedia.  In  Venezia  per  Giambatist  a 
Somasco  i588;  in  8.  3. 

(i)  Il  Nores  nella  Poetica  (  Parte  i.  pag.  9.  )  non  approva  le  Giunte ^ 
attaccatevi  àdAV Anguillara  {a*)* 

(2)  L'azione  è  composta  di  avvenimenti,  parte  veri,  parte  finti,  e  diaDF- 
bì  seguiti  nel  1 571.  in  occasione  della  perdita  del  reame  di  Cipri.  L'au- 
tore divide  il  Coro  in  due  parti,  che  parlano  a  vicenda^  cosa  non  prima 
nsata. 

(«*)  li  titolo  deUs  tragedia  è  Edippo  e  non  L'Edipo  e  nella  prima  maniera  lo 
icrive  anche  il  Nores  la  cai  citazione  marginale  si  dee  correggere  presso  il  Foa* 
lanini  »  ponendovi  pag.  i8.  in  laogo  di  pag.  9-  Il  Nores  non  è  stato  il  solo»  che 
poco  approvasse  quesu  tragedia  dell'  Anguillara.  Assai  STsntageiosa  opinione  eb- 
be di  laiy  e  della  saa  tragedia  il  canonico  Girolamo  Negri  ^  che  in  una  delle 
sue  epistole  a  Pàolo  Ramusio  pag.  40.  stampate  insieme  con  altri  snoi  com- 
ponimenti (  Patavn  ap,  Simon.  Galignan  1  S79  in  4>  )  1  cosi  ne  parla  :  jinguilU" 
rius  nescio  quis  poeta  plete/us,  exeunte  Februario  mense  proximo  »  fabmlam  daW' 
rus  est  populo  patavino  :  tota  (  ut  audio  )  etrusca  est .  Apparatus  fit  maximms  in 
adìbus  Aloysii  Cornelii.  Si  libuerit  quaternas  horas  perdere ,  knc  accedilo.  Qad 
Luigi  Cormaro  ,  di  cai  fa  menzione  il  Negri ,  è  '1  nmoso  scrittore  del  trsttato 
della   Vita  sobria^ 

(b)  A  questo  scrittore  si  tace  la  patria  che  fo  Candia,  e  '1  srado  di  caTsiiere 
che  a  Monsignor  nostro  non  è  molto  in  grazia  .  Fa  rettore  della  università  di 
Padova,  a  detto  del  Riccoboni  nel  1^71.  XCymnas.    Patav.  pae.  51.) 

(e)  Nella  stampa  leggo  Jacobilli:  neìl'  Allacci  e  nel  ano  copista ,  Cri«co^ef /e: 
a  chi  dovrò  prestar  fede?  La  tragedia  è  dedicata  dall' antere  al  cardinak  Pietro 
Aldobrandino  in  lode  del  qaale  premette  diversi  sonetti  e  ami  canzone. 

(i)  L'esemplare  che  tengo,  di  questa  tragedia  pabblicau  e  dedicau  da  Framcc' 
SCO  Sansovino  ad  Alberto  Lave\pla  gentiluomo  veronese  e  eultissimo  poeta  la« 
tino  e  volgare  ,  è  nobilitato  nel  principio  da  una  lettera  originale  del  Séinsonno 
al  medesimo  Giusti  •  con  la  quale  si  scusa  di  aver  data  alle  stampe  la  tragedia 
di  lui  senza  sua  saputa  ;  e  ci  è  anche  una  risposta  del  Lave^ola  al  Samsovino 
iti  ringraziamento  dciravergliela  dedicata,  lodandola  fra  l'altre  cose  ,  per  esserne 
••  fondato  il  soggetto  su  persone  ed  azioni  vere;  cosa  che  apporta  credenza  e  ri« 
„  putazioae  al  componimento,  siccome  il  finto  gliela  toglie  e  perciò    pare    che 


5i7 

*  L'Ermete,  Tragedia.  In  Venezia  per  Giopanni  Al- 
berti 1608.  in  ifi.(a).  L.     3. 

*  L'Arianna,  Tragedia  nuova.  In  Udine  per  Pietro 
Lorio  1610.  in  ^.  (i).  3. 

L'Ulisse,  Tragedia  di  Giambatista  della  Porta.  In 
Napoli  per  Lazaro  Scoriggio  1614*  i^  8.  3. 

*  Il  Giorgio,  Tragedia.  In  Napoli  per  Giambatista 
Gargano  lòii.  in  m.  3. 

L'Arsinoe,  Tragedia  di  Niccola  degli  Angeli  da  Mon- 
telupone.  In  Venezia  per  Federigo  Gabrielli  1694  in 
la.  (b).  3. 

L'£delfa,  Tragedia  di  Agostino  Luzzago,  Accademi- 
co Sventato.  In  Verona  per  Bartolomeo  Merlo  16^7. 
in  ^.  4. 

La  Dalida,  Tragedia  nuova  panche  nel  nome^  di  Lui- 
gi Groto,  Cieco  d'Adria.  In  Venezia  per  gli  Zoppini  i5SÌ. 
in  i2b.  3. 

*  E  ivi  presso  il  Sessa  161  o.  in  la.  fc){*).      -  3. 

(i)  Di  lui  v'è  ancora  YElpina,  favola  pastorale.  In  Udine  per  Giamba^ 
tista  Natolini  1595.  in  8. 

ft  fosse  ripreso  Agatone  da  Aristoule  nella  poetica  „.  Oltre  dì  questo  ci  stanno 
componimenti  poetici  di  diversi  in  commendazione  della  tragedia  :  e  tutto  ciò 
è  scritto  a  mano  assai  pulitamente. 

^  (tf)  Dì  questa    tragedia  mr  fu  comunicato  dal  sig.   Jacopo  Marchi^    spiritosis- 
simo gentiluomo  udinese ,  un  esemplare  a  peana  »  assai  diverso  dallo  stampato  - 

{b)  Ecco  un  altro  indizio,  ed  esempio  della  fedeltà,  con  cui  il  Fomanini  ila 
ricopiati  sino  gli  errori  della  Drammaturgia  dell'  Allacci .  V  uno  e  l' altro  cbia- 
niano  questo  stampatore  ,  Federigo  Gabrielli  ;  ma  la  stampa  nel  frontispizio  lo 
dice  a  chiare  note  Federigo  Aòirelli ,  il  quale  credo ,  cbe  nemmeno  fosse 
stampatore ,  poiché  in  alcuni  esemplari  si  legge  a  istanza  di  Federigo  Abirelli 
appresso  Giovanni  GuerigU ,  noto  stampator  Teneziano  •  La  tragedia  rien  dedì. 
cata  dall'  Abirelli  al  marchese  Ippolito  della  Rovere ,  di  cui  si  dichiara  esser 
nato  suddito  e  della  città  di  Gubbio .  Venendo  ora  a  Niccola  degli  Angeli , 
mori  egli  assai  decrepito  in  Monte  Lupone  sua  patria  nella  Marca  e  fu  quifi 
sepptlito  in  i.  Francesco  ,  o?e  sta  anche  dipinto  ginocchione  in  atto  di  orare 
con  r  abito  di  terziario  indosso ,  arendo  lasciati  eredi  que'  padri  francescani  di 
grossi  poderi ,  che  fanno  il  loro  più  comodo  sostentamento . 

(e)  *  E  la  prima  volta  «  ivi  ^presso  i  Guerra)  iSJi-'  in  t 

Dietro  al  frontispizio  di  questa  prima  edizione ,  più  bella  dell'  altra  e  non 
registrata  né  anche  di \  Allacci ,  vedesi  il  ritratto  di  questo  fìimoso  Cieco  ^  in 
età  di  anni  )i.  Nel  prologo  della  tragedia  egli  espone  diverse  circostanze  della 
tua  non  molto  invidiabil  vita. 

("')  Il  Groto  compose  anche  un'altra. tragedia  intitolata  VHadriana  impresta  in  Vino-' 
già  ^9T  Domonico  Farri  1678.  in  11.  (Crnpenna,) 


5i8 

L'Àcripaoiia,  Tragedia  di  Àaton  Decio  da  Orte.  la 
Fìr ente  pel  Ser martelli  iS(^fk.ìn/^.  Li»     5. 

*  %if^  Veneùaper  Paolo  Ugolino  iSgo.  in  4*  4* 
^  E  i\>ì  per  Giambatista  Bonfadìni  iSqS*  in  8»  3. 
L^Altea,  Tragediia  di  BuoD^ovanni  Crattarolo  .  In 

Venezia  per  Francesco  MarcoUni  i556.  io  8.  3. 

L'£lMt,  Tragedia  di  Fabio  Glorio.  In  Messina  per 

Pietro  Brea  iSgS.  in  4*  4" 

*  E  io  Tringi  per  Fabrizio  Zannetti  i6o  i  «  im  8.  3. 
La  Semiraniide,    Tragedia  di  M «izio   Manfredi^    In 

Bergamo  per  Comin  Ventura  iSgS,  in  /\.(i)(a).  4 

(i)  Ililfanfreii«cri88e  col  medesimo  titolo  di 5e»inii9Uéfe,  oSemìrands, 
con«  egli  iiee,  nm  FBOOÌa  ho9ekereccia.  Di  «strambe  ragiena  «gli  steeM 
in  più  luoghi  delle  tue  Lettere  (  pag.  225.  ),  anzi  in  una  sola  ai  reggone 
amendae  nominate,  come  tra  sé  divexje  (6*)  .  Affenaa  in  un'ulÉra  (pag. 
li^  )y  che  Rimiao  è  sua  patria,  e  non  altra  città:  e  dovea  ben  egli  saper- 
lo (e"*").  A  gloria  dì  questa  Tragedia  si  osserva,  che  lì PatrìzJ  nel  dedicsn 

(tf)  *  £  /la  lai  fneid«simo  ri? edau  e  torretta ,  ìm  PdW  per  g|ì  ere£  di 
Girolamo  Bartoli  i$9t.  in  ii.  edizione  II* 

(b*)  Il  Fontanìni  parla  qui  in  maniera  della  Semiramide  ^o  SemirAmis^  fàfola 
boschereccia  dì  My\io  Manfredi ,  cbe  bea  si  coaosce  aoa  averla  lai  aui  avuta 
aceto  r  occhio ,  anzi  non  a?er)a  credata  mai  pabblicata  alle  stampe  i  éì  tibe  sa» 
to  più  rimango  persuaso,  poiché  non  la  croTO  da  lai  mentovata  nei  capo  IV. 
ove  ragianm  dette  pastorali  •  lo  fercanu  porrò  €^  il  tìaole  deUa  seooada  eéisis* 
«e,  giacché  mi  aiancala  prtau,  fatta  come  peaso ,  nei  t/fj.  i*). 

La  Semiramìs  (  così  pure  intitolò  la  tragedia  «  ni  saaì  dissala  «  Seadrs» 
miÌ4  )  boscarecoia  di  Mtu^o  Manfredi  «  iJ  fermo  accademica  «  da  iai  medesimo 
fivedata  e  corretta,  fa  F^nma  per  ^li  ecedà  dì  Orolam^  MaruUi  IJ9S.  ia  ti* 
^di\ione  fi. 

'^  B  in  Bologna  per  Viuorio  Bmocù  i6e^.  ie  S. 

(d^)  Bgit  è  dìAciie,  che  ia  apere,  coaM  ^Besu»di  imàto  fistt>  e  di  maserie 
cesi  diverae,  non  ai  pigli  errore  «  né  l'atteaiéoac  si  acancbii  o^tft  in  towgn 
fai  est  oéfMptfo  4omnum  •  fiiseeaa  pene  easf darsi ,  càw  il  doraDiochiaic  aoa  à^ 
geawì  per  frceacaza ,  o  per  altro  mio  m  morbo  «  o  in  ktar|^«  Qai  crasegaè 
il  FontanifÀ  •  Percbè  appunto  ben  sapeva  il  Manfredi  qsttl  foasc  la  paflrìa  «la , 
4ìoa  ti  laicib  cader  arai  dalla  penna»  che  Rimino  fosse  sua  patria;  am  scrisse 
benii  che  Cesena  lo  era  per  aascimeneo,  e  Rewanma  per  nrigsae  e  par  edacana- 
Ae .  Le  «e«  Icotcre  eoa  poca  atteaaioae  osservate  e  càute  àm  Mena^.  b»  mSct^ 
«sano  fapittcatameatc  .    Qaivi  paHando  di  Iacopo   MM\f{oni   (pmg,  7S«)«   di  cai 

{*)  le,  che  ho  T«duta  U  prìsM  edisiaaa  4i  qiiaitA  Bostimr^cùioL  Auipaxar  pass»  ttter« 
TerJsiìiBA»  ck'elia  f«  fatta  nel  i593.  ed  in  Bergamo  è.»,ComlnJr9ntura,  Nella  dedieixie- 
ae  del  libro  indiritta  dall'Autore  al  duca  di  Pnrmo  Banuceìo  Farnese  ai  leg^a*  ^he  la 
Semiramii  boicareceia  fa  dai  Manfredi  oompeata  io  34-  ^i^M-ni  mmXì  e  «•«ti«ui»  «  «k'alla 
•sei  alla  luce  S^e^o  4a  tragedia,  la  qnale  fu  4*dicata  Jid  Ofta#ie  Farmmsa  £mtel  dai 
suddetto.  Il  Manfredi  itrvi  in  O0VX9  ài  Ottaoio  Farnoio  «▼«  4«*4ae  ^ÌA  nominata* e 
nel  1693.  trovavati  al  seryi^io  della  lereniia.  Derofea  di  Lorena^  della^ualo  ka  eia  fa* 
veUta«  lo  2tas  asUa  CUitt  a.  Gap«  la.  di  fiicat'opera. 


5i9 

la  sua  Poetica  dlspiUaia  al  principe  D.  Ferrando  Contaga^  la  diede  per 
esempio  di  tragedie.  Ma  qui  non  è  laogo  di  ricercare,  se  ce»ì  egli  scrives- 
*9  P^  gindicio  fondato  o  pei  affetto  particolare  Terso  ramico  (a*). 

i^iano  porrà  in  concesa  ,  che  Cesenaie  non  fosse  ,  sr  dichiars  ,.  dt  rìograiiare  con. 
)»  tinuamente  il  cielo,  che  non  pure  a' nostri  tempi  {$on  sue  pnrole)  ma  ai!a 
»»  città  dr  Cesciu  mia  patria  ha  dato  aii  nomo  à*  intelletto  ditino  e  dr  saper 
»»  qaasi  iiKomparahf>c  :  „  e  altro^  ,  sciifcndo  all#  tccsso  Ma\\eni  (  pag»  Sf  ^  )> 
così*.  ,y  ora  chic  sono  U  facaaae  degli  smd),  credo,  cbt  V.  S.  si  ritrovi  i«  Ce* 
M  senu  patria  oostra,  a  noa  ia  Fìsa^  dove  ella  legga  ; ,,  a  di  nuovo  ancora» 
scriveodo  al  conte  Giuseppe  Gottifreii  gentiluomo  di  Cesena  {pag»  iS3*)*  ^ 
lodandovi  c^uesta  città  per  ave?  dati  al  mondo  il  Md\ioni  chiaro  per  lettere  e 
il  Gotti/redi  illustre  per  armi ,  soggiagoe  :  „  e  io  perciò  vado  altiero  e  quasi 
»,  superbo  d'  esservi  solamente  nato  .  „  Che  poi  fa  famìglia  del  Manfredi  fosse 
nobile  e  antica  in  Ravenna  e  che  quivi  egl»  vcame  educato»  ricavasi  da  laotri 
luoghi  delie  sue  opere  e  da  aoiolte  tescimoaiaaze  di  approvasi  scrittori  piodot- 
se  e  abboadaateacote  dal  padre  ab.  don  Pietro  Paelo  Giaanni  nella  pre£izione  al* 
le  rime  scelte  de'  poeti  ravennati  da  lui  raccolte  e  pubblicate  (  lo  Ravenna 
presso  il  Landi  1739.  in  S.  gr,)  Ma  veniamo  al  punto.  Come  può  stare,  che 
ii  Manfredi  si  comraddica  ?  Si  è  già  r»osu»fa ,  che  egti<  in  più  luoghi  delle 
sae  lettere  afFernaa ,  che  Ceteaa  è  soa  patria  ;  t  Moihì^  ne  allega  ao  aitro  (  pag» 
%%%  )  preso  dalle  medcsinne  lettere  ove  il  Manfttàk  alFerma ,  che  Riminn  k  pa« 
tria  sua.  Per  levare  il  dubbio  e  cniatire  il  fatto,  aodiamo  al  libro  e  al  Ino^ 
citato .  La  lettera  è  qaivi  scritta  di  Nansi  in  Lprena  a  Cl/iudio  Paci  cavalier 
rimioese  .  In  essa  Io  ragguaglia  9  che  oa  giorno  essendosi  incontrato  in  un  gio. 
"vinetto  italiano»  di  gentile  aspetto  e  in  abito  di  viaggio.,  ael  grao  cortile  dei 
palazzo,  e  questi  avendolo  sentito  a  caso  nominare  da  uno  de'^suoi  compagni* 
gli  si  accostò  riverente  e  disscgli  queste  precise  parole:»»  Oh  quanto  ho  caro  di 
„  veder  V»  S.  et  io:  perchè?  £t  egli:  percioccbè  in  Rimino  ^  chi;  è  patria  mia  « 
9»  senti'  dire  dal  sig.  cavalier  Claudio  Paci  cose  ona  volta  di  voi  »  da  far  venir 
M  desiderio  della  conoKca2a  vostra  ad  ogni  gentil  persona  ec.  »,  In  questo  bre- 
ve dialogo,  ehe  aon  è  tkk  cosà  sublime  »  né  cosi  difficile»  come  quei  di  Platone^ 
chi  non  si  accorge  del  grosso  equivoco  manifestamente  preso  da  Monsig.  ?„  Quel 
Rimine  è  patria  mia,»  vien  messo  io  bocca  dal  Manfredi  al  giovinetto  italiano  e 
rìminese  »  con  cui  parlava  ;  e  Monsig.  lo  mette  in  bocca  al  Manfredi  e  lo  ap- 
lica  a  lui.  Il  Manfredi  però»  che  ben  sapeva  qnal  fosse  la  patria  soa,  il  che 
non  sapea  Monsig.  »  non  a  sé  »  ras  a  quel  giovinetto  assegna  Rimino  per  patria; 
a  QÌò  ooa  raeao  chiaramente  di  quello  «  che  in  tanti  luoghi  e'  confessa  esser 
Cesena  scu  patria.  Qui  ci  sarebbe  a  correggere  anche  1'  Allacci  ( Drammat»  pag. 
461.)»  che  chiamò  il  Manfredi  da  Fermo,  città  della  Marca»  non  con  altro 
fondamento  »  se  non  perchè  ad  frontispizio  di  alcune  sue  opere  questi  si  deno. 
minò  »  il  Fermo  accademico  :  sbaglio  non  meno  ridicolo  di  quello  ,  per  cui  fa* 
▼ellandosi  di  Lattanzio  Firmiano ,  fu  creduto  da  alcuni ,  che  egli  fosse  da  Fermo  ^ 
onde  Firmanus  lo  dissero  in  cambio  di  Firmianus  :  cosa  tenta  lontana  dal  re- 
ro,  quanto  lo  i  l'Africa  dall* Italia. 

{a*)  Beate  le  arti  »  se  di  esse  i  soli  artefici  giudicassero.  Il  Pairiy  era  gran  roae« 
atro  nell'  aite  poetica  e  '1  soo  gindicio  a  favore  della  Semiramis  »  è  conforme  a 
quello  che  ne  proounciò  Girolamo  Catena  nelle  sue  lettere  pag.  foy.  ove  anche 
promette  di  ragionarne  particolarmente  nella  poetica,  che  stava  allora  scrivendo  : 
con  che  die  cenno  di  volerla  proporre  per  esempio  di  tragedie  •  Né  diversamen- 
te ne  giudicò  Bernardina  Bnldi  oel  suo  libro  di  versi  e  prose  pag.  ^$1*  )6o.  e 


favorevolmente    ne    scrissero  il  Bnlgarini   e  'I  Lombardelli ,   all'  esame   de'  quali 
V  aatore  la  sottopose ,   correggendohi  in   alcuni    luoghi  »  secondo  il  loro  sstìo 


520 

Il  Telefonte,  Tragedia  di  Antonio  Cavalierino.  In 
Modonaper  Paolo  Gadaldìno  i58sà.  in  4-  (a)*      L.     4* 

Il  Gresfonte,  Tragedia  di  Giambatista  Lìyiera.  In 
Padova  per  Paolo  Mejettì  1 588.  inS.  (ij  (*).  3. 

(i)  Ebbe  qualche  impugnazione  da  Faustino  Swnmo.  Queste  due  Tra^ 
gedie  insieme  con  la  seguente  hanno  un  medesimo  fondo»  e  tutte  e  tee 
Tengono  da  Igino,  che  ne  stese  ^argomento  nella  Favola  clxxxiv.  aven^ 
dolo  tratto  dal  Crerfonte  composto  da  Euripide,  e  portato  in  latino  da 
Ennio  (  £/»/sii  operapag.  258.a6i.  edit.  a.  ).  Alcuni  stracci  del  testo 
Greco  già  conserTati  da  Giovanni  Stobeo  (  Excerpta  ex  Tragoediis  Grae^ 
cis  pag.  390.  )  furono  raccolti  da  Girolamo  Colonna,  e  si  trovano  pur  di- 
Vulgati  da  Ugone  Grozio.  La  Tragedia  è  citata  da  tutti  i  Comentatori  del* 
la  Poetica  d'Aristotile,  onde  è  assai  poca  lode  il  trattare  di  nuovo  in  qua<^ 
lunque  modo  questo  triviale  argomento,  già  più  volte  prima  trattata  da 
tanti,  e  non  male,  come  dissi,  e  da  tutti  in  una  medesima  lingua. 

parere .  E  di  fiitto ,  in  qaeiti  aitimi  sa  ai  ells  fece  pie  d' ons  volta  pabUicS 
comparsa  sopra  le  sceae  di  V€fie\id ,  e  non  per  affetto  particolare ,  ma  per  gia« 
dicio  fondato  »  aaiversali  applaosi  ne  ottenne .  Ben  é  vero ,  che  Angelo  Inge* 
gneri  alzando  tribanalc  sopra  quante  favole  sceniche  nscirano  al  tempo  sao« 
censurò  fieramente  anche  la  tragedia  del  Manfredi  (  Manfr.  Uiten  psg^  i^o. 
19)*  ^99'  l'io,  ^n*)»  il  qaale  con  risentita  scrittura  non  fu  tardo  a  rispon» 
dergli  :  ma  ne  della  sua  risposta  »  né  della  censura  dell'  Ingegmìi  altro  dappoi 
se  ne  intese  • 

(a)  Con  lo  stesso  titolo  e  sopra  lo  stesso  argomento  si  ha  nna  tragedia  (rau* 
cese  del  sig.  de  U  Chépelle .  Tre  altre  buone  tragedie  dello  stesso  Cavalierini 
sono  alla  stampa  rammemorate  anche  dall'  Allacci  »  cioè  Rosimonda  ,  Ino  »  e  'i 
Conte  di  Modena .  Sino  al  numero  di  renti  e^li  ne  avea  composte  (  Manfr*  lei* 
sere  pag.  ci6.  ),  una  delle  quali  a?ea  per  fondamento  il  caso  di  Meleagro  e 
questa  dis«e  egli  stesso  a  Mudilo  Manfredi^  che  sarebbe  stata  1*  idea  della  tra* 
gedia  toscana  ;  ma  oltre  alle  quattro  già  mentovate ,  non  so  •  che  altra  se  ne 
sia  divulgata .  Il  Fontanini  non  fa  qui  menzione ,  ma  con  mistero  »  se  non  di 
quella  di  Telefonte  »  alla  quale  fa  succedere  il  Cresfome  •  tragedia  di  Giamòaii" 
sta  Liviera,  soggi  ugnen  do  :„  queste  due  tragedie  insieme  con  la  seguente^  e  he  è 
9,  la  Merope  del  conte  Pomponio  Torelli)  hanno  un  medesimo  fondo  e  tutte  e 
Mtre  vengono  da  Igino ,  cioè  dz\  Cresfonte  di  Euripide ,  portato  in  latino  da  £*«- 
9,  nio  ,t  :  e  poco  dopo  conclude  e  si  leva  quasi  affatto  la  maschera  :  »»  onde  è  assai 
»,  poca  lode  il  trattare  di  nuovo  in  qualunque  modo  questo  triviale  argomento, 
>»  B^  pi^  ▼olte  prima   trattato  da  tanti  e  non  male»    come  dissi  e  dà  tutti  in 

(*)  Il  LiQiera  ,  che    nacque  in  Vicenza  l'anao  i665.  da   Bartolommeo   dottore  di   non 
mediocre  fama,  compose  nell'età    di  ioli    i8.  anni    questa  tua  tragedia  di  lieto   fine  1a 
^uale ,, benché  non  sia  molto  felice  nella  locuaione,  e  nella  tentenza»  pure  è  meriteToIe 
di  molta  lodo   tpesialmente  se  vorremo  riflettere  ali'aceennata  sua  otà  e  alla  difficoltà 
di  ben  condurre  un  tragico  lavoro  „  •  Del  Liviera  oltre  a  questa   un'altra   tragedia  pn» 
ze  si  riferisce  dall'^^Z/aoci,  intitolata  Lu  Giustina  vergine  a  martire,  la  quale  però  dal 
Crescimbeni  fu  omessa.  Inoltre  egli  scrisse  molte   poesie  in   lìngua,  padovana   nasoon* 
deadosi  sotto  nome  finto»  come  narra  l'acoademico  Aideano  (cioà  JSftecola  Villani  Ra- 
gion, della  poesia  gioc  )\  e  finalmente  seguendo  il   gusto  del  suo  secolo  composo   alcuni 
Tersi  fidenziani  sotto  nomo  di  Lattanaio  Callimpea.  Questo  aotisio  e  molto  altre  ancora 
intorno  a  questo  Scrittore  si  sono  raccolte   dall' eruditits»  Sig.  oav.  Michelangelo  Zor- 
%i  l'ibUoteo*  pub.  della  città  di  Vicenza  sua  patria. 


&2r 

La  Merope  e  il  Tancredi,  Tragedie  (  II.  )  del  Conte 
Pomponio  Torelli,  insieme  con  gli  Scherzi  del  medesi- 
mo autore.  In  Parma  per  Erasmo  Viotto  1598.  in  &  edi- 
zione II.  ampliata  e  corretta.  L.      io* 

La  Calatea,  la  Merope,  la  Vittoria,  il  Polidoro,  e'I 
Tancredi,  Tragedie  (V.)  In  Parma  pel  Viotto  i6o5. 
in  4.  1%. 

II  Tancredi,  Tragedia  di  Ottaviano  Asinari,  Conte 
di  Camerano.  In  Bergamo  per  Comin  Ventura  i58d. 
in  4*  (a)*  4* 

,,  ana  medesima  lingaa  •  ,•  Qai  tcorgre  ogaano  anche  di  corta  Titta»  che  T in- 
tenzione dì  Itti  è  stata  di  screditare  la  Merope  del  sig.  marchese  Maffci ,  con 
imputarle  a  difetto  ,  ed  a  tìzio  la  trÌTÌaiità  dell'  argomento  trattato  e  non  ma- 
le »  nella  medesima  lingua  In  altro  luogo  più  sopra  ho  sciotto  questa  chimerica 
opposizione;  né  qui  altro  toggiugnerò  a  non  piccola  commendazione  della  nuo- 
ra Merope ,  se  non  se  che  elU  tn  come  un  lieto  snono  ed  inTÌto ,  per  cui  si 
svegliarono  poscia  tanti  pellegrini  ingegni  d' Italia  a  esercitarsi  in  questo  gene- 
re di  poesia ,  che  da  gran  tempo  parcTa  in  alto  e  profondo  sonno  quasi  dimea* 
ticato  e  giacente  • 

(a)  Gherardo  Borgogni  pubblicò  questa  tragedia  dopo  la  morte  dell'  autore , 
nobilissimo  gentiluomo  d'  Asti  in  Piemonte  .  Nel  frontispizio  ci  tacque  il  no- 
me di  lui  »  mettendoci  solo  »  tragedia  del  conte  di  Camerano  ;  ma  nella  dedi- 
cazione  lo  chiama  espressamente»  Ottaifiano  Asiaari ,  togliendola,  non  so  co- 
me ,  né  perchè ,  al  suo  legittimo  autore  ,  che  fu  »  non  Ottét^iano  •  ma  Federigo 
Asinari  conte  di  Camerano  :  con  che  tire  in  errore  dopo  di  sé  V  Allacci ,  il 
Crescimheni  e  per  ultimo  il  Fontanini  ■  Il  detto  Federigo  fu  uno  degli  eccellenti 
rimatori  del  secolo  XVI.  e  non  poche  sue  rime  stanno  sparse  in  Tarie  raccolte 
di  quel  tempo  e  in  due  particolaraaente  dÌTulgate  dallo  stesso  Bbrgogni  •  il  qua 
le  non  errò  già  qaÌTi  in  darcelo  per  componimento  di  Federigo ,  di  cui  Tcra- 
mente  era  parto .  Che  poi  di  esso  sia  ancora  la  suddetta  tragedia ,  me  ne  assi- 
curò un  codice  di  quel  secolo  quasi  originale  ,  tutto  di  carta  pecorina  •  conte- 
sente  Tarj  componimenti  di  lui ,  da  me  più  volte  Teduto  e  attentamente  con- 
siderato nella  libreria  del  fu  Giamiaiista  Recanati ^  dopo  la  cui  morte,  da  me 
sempre  compianta  »  passò  il  codice  con  altri  suoi  in  buon  numero  e  di  mol- 
to pregio  •  secondo  la  sua  ultima  disposizione  ,  a  questa  pubblica  libreria  di 
san  Marco,  della  quale  i  ora  dignissirao  bibliotecario  il  sig.  csTaliere  e  proccu- 
ratore  Marco  Foscarinit  e  benemerito  illustratore  e  custode  il  sig-  Antonio  di 
Alessandro  Zanetti ,  per  la  cui  opera  e  diligenza  il  pubblico  gode  il  Tantaggio 
di  Tedere  alle  stampe  in  due  be' Tolumi  in  togl.  il  catalogo  de'  manoscritti  gre- 
ci, latini  e  d'altre  lingue  della  medesima  ducal  biblioteca.  Le  poesie  del  con- 
te di  Camerano,  contenute  in  detto  codice  sono,  rime  in  libri  due,  il  Tancre- 
di tragedia.  Delle  trasformazioni  in  ottaTa  rima,  i  tre  primi  libri  e  le  prime 
stanze  del  quarto.  In  principio  ci  sta  TaTviso  seguente:  lecter ^  multa  hic  co- 
gnosces  abrasa ,  atque  rescripta  ;  nam  auctor  cum  stmmam  manam  libellù  htUc 
mdhiberet ,  id  fecit  :  multa  enim  seriptoris  incuria  passim  fuderat ,  qua  resùtuenda 
erant  •  Caterum  scias ,  totum  hoc  qualecumque  sit  in  singuHs  suis  vel  miuimis  par» 
tibus ,  sive  id  natura ,  sive  id  arte  evenerit ,  non  temere  ,  aut  casa  ,  sed  consulta 
txaratum  fuisse .  Due  belle  medaglie  in  gran  bronzo ,  laToro  del  celebre  cayalicf 

Tomo.  /.  68 


/ 


5aa 

Il  Tancredi^  Tragedia  del  Conte  Ridolfo  Campeggi. 
In  Bologna  per  Bartolomeo  Cochi  i6i4«  in  4*         ^*     4* 

La  Cìsmonda,  Tragedia  diCirolamo  Razzi*  In  Firer^ 
ze pel  Sermartelli  iSÓQ.  in  8.  (i).  3. 

Il  Re  Torrismondo,  Tragedia  di  Torquato  Tasso.  In 
Mantova  per  Francesco  Osanna  1887.  in  la.  (a).  5. 

(i)E*  presa  con  le  altre  tre  an  tecedenti  dalla  Novella  i.  Giornata  iT.'de 
Boccaccio  .\\  Razzi,  che  nel  farsi  camaldolese,  lasciò  il  prenome  di 
Girolamo  pigliando  quello  di  27.  Silvano,  fu  fratello  di  Serafino,  deiror- 
dine  de'  predicatori,  ancor  egli  noto  per  soe  opere. 

Lione  Aretino  f  a  onor  del  quale  leggeti  tra  queste  rime  oa  leggiadro  sonetto  » 
(areno  coniate  a  tede  e  memoria  delconte  Federigo  •  L'  nna  si  trora  impressa 
e  spiegata  alia  pag.  ai  8.  dell'opera  di  Ginnjncopo  Luchio  ^  intitolata  »  Sylloge 
numismaium  eUgnntiorum  {Argentina  typis  Reppinnis  1610.  in  fogL);  e  l'altra 
sta  nel  museo  ccsareo-reale  dì  Vienna  cen  questa  leggenda  intorno  alla  testa  : 
Federicus  Asinarlus  co.  Camerani  ;  e  con  questa  net  rorescio  «  che  ne  prcseots 
un  csTallo  a  briglia  sciolta  in  gran  corso  :  frenat  virtns  • 

L'  aver  qui  restituita  la  tragedia  del  Tancredi  al  suo  legittimo  avtore    mi  por- 

fé  occasioae  di  scoprire  un  grarissimo  sbaglio  commesso  intorno  alla  medesima 
bernardino  Lombardi  comico  di  professione,  cSKndo  in  Parigi  9  diede    fuori  aoa* 
tragedia  con  questo  titolo: 

La  Gismonda  tragedia  del  signor  Torquato  Tesso  nuo?amente  composta  e 
posta  in  luce  »  AirilTustrisrimo  sig.  Carlo  Barone  di  Zaretino .  A  Paris  cke\ 
Pierre  Cheviltot  imprimeur  O*  lìhraire  rue  S.   Victor  an  chapean  rouge  isty  in  S. 

Non  cessò  in  me  lo  stupore,  che  di  primo  tratto  occupommi  in  leggere  il  ti- 
tolo  di  questa  tragedia  da  me  ignorata ,  e  da  quanti  ci  bao  dato  il  catalogo  dell' 
opere  stampate  e  manoscritte  de^  Tasso^  insino  a  tanto  che  non  l'ebbi  sotte 
l'occhio.  Allora  non  cosi  tosto  cominciai  a  leggerla,  che  Tenni  in  cognizione,  el« 
la  non  esser  altro  che  la  suddetta  tragedia  dei  conte  di  Canterano  trasformata 
di  Tancredi  in  Gismonda  .  L'edizione  Parigina,  mz»  ma  Korrettissima»  della  qua- 
le però  li  può  far  qualche  uso  da  chi  la  collazionasse  con  quella  di  Bergamo , 
sta  registrata  nelllndice  della  Biblioteca  Hohendorfana  (  Parte  ItL  pac.  i^y. }» 
•ra  Cesarea  in  Vienna ,  dove  passò  gli  anni  addietro  con  tutto  cjaet  Tettcrarìo 
tesoro  (*). 

(41)  Difficilmente  troverassi  esempio  d'altra  opera  »  della  quale  nel  medesimo 
anno,  in  cui  (ìi  stampata  la  prima  Tolta,  se  ne  sien  fatte  sei  o  sette  edizioni , 
siccome  è  seguito  di  questa  tragedia  del  Tasso  ^  la  quale  in  un  testo  a  peana 
del  fu  monsignor  Marsili  arcifcscoTO  di  Siena  era  intitolata  Aluìda:  di  che  mi 
accertò  con  sua  lettera  il  padre  Sebastiano  Pauli  lucchese ,  da  me  altroTC  già 
meatoTato.  Il  Fonsanini  asseena  per  prima  edizione  del  Torrismondo  la  suddetta 
di  Mantova  f  la  quale  però  é  Tcramentt  la  terza  t  essendo  bensì  la  prima  quella 
che  sieguf. 

(*)  n  Co.  ài  Cameronù  b«noliè  atteadeiM  i petitlment*  all'arme  tmttaT^It a  aadè  taat* 
•Itre  nella  prefeitioaa  di  eomper  Terti,  eht  il  Caro  ditte  di  non  aapeve»  elie  fotteTÌ  a* 
•nei  ài  cki  quanto  allo  tpirite  poetice  gli  penette  il  piede  innanei,  e  ok'egli  nelle  nmm 
di  lui  ooneiceTa  facilità  di  natara,  novità  di  concetti»  e  attai  baona  pratiea  di  Uag»a$ 
ma  dnbitaya  però»  ohe  il  numero  non  ne  fette  alle  TOlte  atprO|  alle  Ttlta  laagnide* 
(  Caro  Famiì.  tem*  a.  Lett.  ia4.  )• 


5^5 

*  E  i/i  Bergamo  per  Comin  Ventura  1S87.  in  4*  L.     6. 
^  E  in  Verona  per  Girolamo  Discepolo  a  istanza  dì 

Marcantonio  Palazzolo  1587.  in  8.  4* 

*  E  accomodata  di  nuovp  in  molti  luoghi  secondo 
rintenzion  dell'autore 9  con  una  giunta  del  medesimo. 
In  Venezia  per  Fabio  e  Jgostino   Zoppini    i588.  in 

151.  (i).  6. 

(i)  Giovanni  Loccenio  nel  libro  i.  della  Stona  Sveeana  parla  di  Gef^ 
mondoj  qui  introdotto.  Il  JR^  Tomsmondo,  socceduto  nel  regno  de'  Go^ 
ti  al  padre  tuo  Ttodmgo^  vien  mentovato  da  Alberto  Kran»io  nel  lib.  Ili» 
déll^  Cronaca  di  Svezia,  a,  capi  t.  Questi  Goti  settentrionali  furono  il 
ceppo  degli  occidentali  di  Spagna,  detti  in  lor  favella,  visigoti^  e  do'  no* 

II  re  Torrisméniù,  trtgedia  di  Torquato  Tasso»  la  Bergamo  jftt  Cornino  Viu^ 
tura  e  compagni  X5S7.  ia  4.  edizione  I.  dedicata  dail* autore  al  daca  Vincenzio 
Gon\agd  di  Mantova  in  data  di  Bergamo  W  primo  di  Settembre  ifS7* 

*  £  in  Ferrara  per  CMio  Cesare  Cagnaciaio  fratelli  Xfl7.  ia  la.  edis.  IL 

*  E  in  qaetta  tersa  impreacione  dall'  ìftetso  astore  ricorretta  e  ampliata ,  in 
Mantova  appreiso  Francesco  Osanna  ifSj.  In  et.  (  Non  so  con  qua!  ragione  il 
Foutanini  fa  coati  per  prima  «  se  l'O^^iiAt  la  dice  ter^a  ). 

*  £  in  Verona  appresso  Girolamo  Discepolo  a  istanza  di  Marcantonio  Pala^- 
Xfilo  ifSr*  in  8.  edia.  IV. 

*  £  in   Vinegla  per  Girolamo  Polo  tfVy.  in  S.  ediz.  V. 

*  E  in  Genova  upptuio  Girolamo  Bartoli  1^87.  in  8.  edizione  VI. 

*  E  reyista  di  naoro  in  quest'ultima  impressione  da  lai  medesimo,  in  Bologna 
per  Giovanni  Rossi  1(87*  in  8.  edizione  YIL 

*  E  per  fine,  in  Vene\ìa  per  Fabio  e  Agostino  Zoppini  i;88.  in  ii*  edisio- 
ne  VIII. 

L'  Allacci  pag.  170.  ne  mette  nn'  altra  edizione  di  Mantova  anteriore  a  tatto 
di  dieci  anni ,  cioè  nel  1577.  ma  qaeato  assolatamente  é  ano  degl'  infiniti  errori 
che  nella  saa  Drammaturgia  ad  ogni  passo  s'incontrano.  Carlo  Vion  parigino,  si- 
gnor di  Deliberai,  traslatò  in  versi  francesi  il  Torrismondo  del  Tassot  e  la  saa  trada» 
zione  fìt  stampata  in  P«fi^i  nel  iéi4«  e  ristampata  nel  1^40*  e  nel  1644.  in4.  (*). 

{*)  Ald^  il  ^ioTÌn«  nella  ••€Mid«  part«  ddlt  Bimm  •  pr«t«  4«1  Vci^o  impreit»  sei  z68». 
pubblicò  p«r  U  prioià  Tolta  uà  framaianto  4«1  Torrcj«iaf»i<a,  oha  dalTAfio  fu  sovitto  «ai 
1674*  9  ad  ia  aMO  laggonsi  alooni  passi  alquanto  migliari,  cha  nella  Tragedia  dall'autora 
terminata  nel  i58(.  tempo  in  cui  egli  era  mal  ridetto  dalle  infermiti,  e  dalle  sofferta 
disgrazie  (  V.  Serasfi  rita  del  Tassm  tom.  a.  psg.  i5«.  ).  Perciò  il  Maffei  nella  prefa* 
sione  posta  innanzi  al  Torrismondo  nel  suo  Teatro  Ttaliamo  impresso  dal  Vallarsi  nal 
S7a3.  registrò  »,  i  più  bei  Tersi,  ad  i  Inogki  più  notabili  della  Tragedia  nan  linitA,olia  il 
9,  Ta$90  o  non  «immise  punto  o  Tariò  dal  tutto  nella  condotta  a  fine  „  della  quale  il  Jf  o/k 
fti  medesimo  scrisse  (ìtì)  ,,  cke  sebbene  non  uguaglia  la  prefaaione  del  tuo  Poema,  nan 
M  pmò  negarsi  però»  che  nan  abbia  bellissima  parti,  e  non  faccia  riconoscere  nel  suo  no« 
»,  bilissimo  stile  i  tratti  maestri  dell'anter  ino  »»  Ora  alle  edicioni  del  Torritmondo  già 
jiportate  dal  Zono  ne  aggiogneremo  alcuna  daini  omesse,  cke  troTansi  riportate  dal  Àa« 
rossi:  Perciò  aTTartiramo»  cke  dopo  la  prima  del  Camiis  Ventura  in  4*  un'altra  pure  na 
usci  l'anno  stesso,  e  dagli  stessi  torokj  in  8.  piccola  cke  i  Cagnacini  oltre  airedisiona 
in  la.  un'altra  ne  fecero  pure  nel  1587.  in  4*  in<li  innanzi  a  quella  de*  Zoppini,  cke  qui 
dicesi  Vili,  nn'zltra  na  ooUockeremo  assai  rara  „  rimasta  ignota,  come  dica  il  medati- 
„  mo  Sorassi,  all'  Apostolo  Zono  maestro  solenissimo  ancke  in  questa  parta  di  lettera- 
„  tara,  cke  alla  bibliograiia  appartiana  «».  Questa  adiaiona  fa  fatta  ia  Torino  apprtsi* 


S%4 

L'Idalba^  Tragedia  di  Maffeo  Yeniero .  In  Venena 
per  Andrea  Muschio  i  Sgó.  in  ^  L.     4* 

La  Tomi  ri.  Tragedia  di  Angelo  Ingegneri.  In  Napoli 
per  Gianjacopo  Carlino  1607.  in  4*  4* 

Il  Cesare,  Tragedia  di  Orlando  PescettL  In  Verona 
per  Girolamo  Discepolo  1604  inJ^  (i)  (a).  4* 

L'Almida,  Tragedia  di  Agostino  Dolce.  In  Udine  per 
Giambatìsta  Natolini  i6o5.  in  4-  (cj*  4* 

•tri  orientali  d'Italia  chiamati  pure  in  lor  lingua  ostrogoti.  Il  Tasso  in 
una  lettera  al  Costantini  fra  quelle  dell'edizione  di  Praga  (pag.  5i .  a.), 
cita  di  questa  sua  tragedia  una  copia  migliore,  e  pia  corretta  e  piena  di 
quella,  che  allora  appunto  nel  1587.  si  stampava  in  Bergamo:  e  sarà  que- 
sta ultima,  pnlitamenta  ristampata  in  Venezia:  e  ci  è  ancora  eoa  l'argo- 
mento del  Òua$tavini,  e  con  la  numerazione  delle  scene. 

(i)  Nel  Cai/alcanti  del  Beni  si  fa  nuovo  strazio  di  Cesare  per  colpa  di 

Juesto  autore,  come  di  plagiario  del  Mureto  nella  tragedia  latina  del 
tesare  (  pag.  109.  )  (b*).  Si  vede,  che  i  ladri  letterari  colti  in  flagranti, 
come  succede,  si  rendono  poi  scherniti  e  ridicoli;  e  che  poco  giova  l'an- 
darsi rampicando  per  forza,  quasi  erba  parietaria,  sulle  industrie  degli 
altri,  come  se  fossero  loro  proprie,  con  cercar  poi  di  occultarlo,  quando 
per  conoscerlo  di  primo  aspetto,  ci  vuole  assai  poco,  mentre  le  cose  o  pre- 
sto o  tardi  si  scoprono. 

(d)  Il  Fontantni  non  ka  volato  esser  ds  meno  delP  AlUcci .  Questi  anticipò 
di  anai  dieci  la  vera  data  della  tragedia  del  Torrìsmonioi  e  quegli  in  compa- 
gnia però  àtW Allacci  ha  poicicipato  di  anai  dieci  la  tera  data  della  tragedia  del 
Cisare  àtì  P^ic^/zi:  imperciocché  Questa  fivaramence  aoo  fu  staio pata  ael  1604. 
ma  dieci  anni  prima  nel  1^94.  11  ndarsì  troppo  tira  sovente  in  errore. 

{b*)  Il  Citare  del  Munto  e  '1  Cetare  'del  Pisani  poco  più  di  comune  haa 
fra  bro  ,  che  l'argomento ,  la  storia  ed  il  titolo;  e  però  l'accusa  di  plagiario  da- 
ta dal  Beni  al  Pescetti  contro  del  quale  scriue  il  suo  Cavalcanti  per  diTcsa  della 
sua  Anticrusca ,  è  anzi  dettata  dalla  passione  che  dalla  Tcrità.  A  tal  fine  ho  Tela- 
to far  dell'una  e  dell'altra  il  confronto  ,  e  mi  sono  acceruto  della  falsità  dell'ac- 
cusa (^).  Le  accuse ,  che  escono  dalla  bocca  degli  aTTcrsar) ,  per  lo  più  son  so- 
spette t  spesso  si  troTano  false.  Il  libro  del  Fontanint  ce  ne  porge  molti  esemp;, 
massimamente  in  materia  di  plagio  ,  di  cui  egli  carica  unte  Tolte  certi  letterati, 
a'  quali  poco  ben  affetto  si  fa  conoscere. 

(a)  Agostino  Dolce ,  figliuolo  di  Daniele  e  discendente  da  un  altro  Daniele, 
che  fu  uno  dei  cinque  fratelli  del  notissimo  per  li  tanti  suoi  scritti  Lodovico  DoU 

Già,  MìcHbIé,  e  Gio.  Vincenzo  frAtelJi  de'  Cmoallerii  i58S. ,  in  la.  onde  non  sei  •  tette 
edif ioni  toltAnto  di  «[aesta  Tragedia  fi  fecero  nel  medesimo  aitno,  come  dice  l'Annota- 
tora  del  Fontanini,  ma  come  dimostra  TAntore  deììmVita  del  Tasso  ,.  nello  tpasio  di 
,t  cinc{ue  foli  moti  non  compiuti  fu  questa  Tragedia  impressa  ben  die«i  Tolte  ,,  .  Final- 
mentit  è  da  notarti,  che  la  edizione  àe'Zoppini  é  forse  la  migliore  e  la  pia  compìnta  di  tut« 
te»  perohè  ({uesti  stampatori  ebber  mesEO  di  ottenere  dal  Tasse  medesimo  alcune  piante 
e  correzioni  di  «[uesta  Tragedia. 

(*)  Anche  il  Serassi  (  vita  del  Tasso  tom.  a.  pag^.  t%%.  )  dice  di  aver  fatto  »>  am  accura- 
„  to  confronto  della  Tragedia  Italiana  del  Peseefti  col  Cesare  del  Hureio  ,»  e  rbe  tro- 
te »>tSBe»e  tutt'altra  cosa  „ . 


5a5 

L'Evandro  (  e  TArpalice,  Tragedie  II.  )  di  Francesco 
Bracciolini.  In  Firenze  per  li  Giunti  i6i3.  m  8.   L.    5. 

-  -  La  Pentesilea^  Tragedia.  In  Firenze  presso  i  Giun^ 
ti  i6i5.  in  8.  {a). 

lì  Solimano,  Tragedia  del  Conte  Prospero  Bonarelli. 
(  con  figure  in  rame  di  Jacopo  Galot).  In  Firenze  presso 
Pier  Cecconcelli  i6ao.  ìn^(b).  ia« 

*  E  (con  dette  figure  e  due  lettere  ad  Antonio  Bru- 
ni). In  Roma  per  Francesco  Corbelletti  i63a.  in^.(i)  ^  io. 

L'  Erminia 9  Tragedia  di  Gabriello  Ghiabrera.  In  Ge^ 
noi^a  presso  il  Paloni  i6aa.  m  la.  5. 

(])  Carlo  Perrauh  neìVElogio  del  Carlot  {Eloges  tom.  i.  pag.oS. 
edit.  I.  ),  dai  nostri  italiani  chiamato  Callotti^  che  fu  da  Nansì  in  £o* 
rena^  per  errore  lo  fa  discepolo  di  Pietro  Parigino,  e  non  Perugino,  Pa^ 
ritàen  in  vece  di  Perusien. 

€€9  eri  cittadino  Tcnesiano  e  segretario  del  senato.  La  sua  Simiglia  è  suta  antica 
e  tenne  più  secoli  onorato  posto  nella  patria,  dove  ora  è  ascritta  fra  le  patrizie* 
La  suddetta  tragedia  mi  capitò  manoscritta,  ma  con  altro  titolo,  e  col  nome 
d'altro  antere,  piena  d*  infinite  correzioni  e  giunte;  il  the  mi  fé'  conoscere,  che 
il  codice  era  originale.  Il  sao  titolo  era  non  Almidd,  ma  TimeU,  e  i'  antere  tì  ai 
manifestaTa  nel  principio  col  nome  di  Jacépo  Antonio  Dolce^  e  non  con  quello 
di  Agostino .  Il  curioso  si  è  che  annessa  in  foglio  Tolante  ci  era  una  lettera  di 
mano  di  Tro'ilo  Savorgnumo^  dottore  e  gentiluomo  udinese,  con  la  quale  egli  de* 
dicala  il  componimento  a  Pnam0  da  Legge^  patrizio  ▼eneziano,  e  quiii  anerma- 
Ta ,  che  la  detta  tragedia  era  stata  composta  da  Jacopo  Antonio  Dolce  protome- 
dico allora  in  Udine  nei  più  verd'anni  della  sua  giovanezza;  e  che  gli  anni  ad- 
dietro la  medesima  era  stata  recitata  in  Veneiia  sotto  la  protezione  di  esso 
Priamo  da  Legge  e  dei  clarissimi  signori  Pietro  Badoaro^  Marco  Barbaro  ,  Gior- 
gio Giustiniano  e  Filippo  Contarini:  laonde  crasi  determinato  dì  porla  in  luce* 
La  lettera  è  in  data  di  Udine ,  ma  senz'anno.  Pare  dunque  non  esservi  ragione 
alcuna  da  dubitare,  che  il  legittimo  autore  della  tragedia  sia  Jacopo  Antonio  ^  e 
non  Agostino;  ma  il  vederla  stampata  dipoi  col  nome  di  Agostino  e  in  oltre  con 
la  medesima  lettera  del  Savorgnano,  il  quale  ivi  l'afFerma  opera  di  questo  e  non 
più  dell'altro,  che  era  fratello  di  Agostino  ,  mi  persuade  a  credere  fermamen- 
te ,  che  la  tragedia  d' Almida  sia  lavoro  e  parto  del  segretario  di  Veneiia  » 
e  non  del  protomedico  d'  Udine .  Anzi  in  qualche  esemplare  sta  impressa 
un'  altra  lettera  indiritta  al  cavalier  Francesco  Frumentino  capitano  di  Gradisca 
dallo  stesso  Jacopo  Antonio  Dolce  in  data  dei  \$.  Aprile,  nella  quale  dichiara» 
che  questa  tragedia  era  stata  scritta  da  Agostino  suo  fratello  di  cara  memoria. 

(a)  Nel  mio  esemplare  sta  1Ì14.  e  cosi  in  altri  da  me  osservati. 

\b)  Il  medesimo  i^oittfrW/i  fece  gVintermed;  a  questa  sua  più  volte  ristampata 
tragedia,  che  vennero  con  essa  rappresentati  in  Ancona  in  occasione  dell'  arrivo 
in  quella  città  del  cardinale  Sacrati  l'anno  1615.  e  il  Racconto  della  pompa,  con 
cui  se  ne  fece  la  recita,  fu  descritto  da  Curzio  Brancaleoni  anconitano  ,  e  stam* 
pato  ivi  per  Marco  Salvioni  nel  itfz).  in  4.  Lo  stile  dt\  Solimano  è  nobile,  cor- 
sente,  tiene  asMÌ  dei  lirico  ed  è  meno  studiato  e  £iticato  di  quello  dclVArìsioie" 


5^7 
L^rmenegildo,  Tragedia  (del  Padre  Sforza  Pallavi- 
cino, dipoi  Cardinale)  recitata  nel  Seminario  Romano 
con  un  Discorso  in  fine  (  ad  Agostino  Favoriti).  In  Ro-^ 
maper  Corbellettì  i655.  m8.  edizione  IL  {i} (a).  L.  3. 
La  Gangenia,  Tragicomedia  di  Beltramo  Poggi.  In 
Firenze  presso  i  Giunti  i56i*  m  8.  4* 

(i)  Sopra  questa  Tragedia  ci  è  pure  una  lettera  a  penna  del  cavaliero 
fra  CirOj  signore  di  Pers^  al  patriarca  e  poi  cardinale  Giovanni  Delfino^ 
che  glieFavea  comunicata.  ì^eWIstoria  della  Volgar  Poesia  (tomo  iv. 
pag.  167.  ),  non  mostrasdosi  alcuno  scrupolo  in  profondere  a  larga  ma* 
no  decisive  lodi,  le  quali  sempre  doyrebbono  esser  vere^  non  si  bada  più. 
che  tanto  a  scostarsi  da  quelli,  che  sono  ivi  onorati  del  titolo  di  profes- 
sori, e  da  altri  ancora,  i  quali  non  curano  questo  onore,  accadendo  pur 
troppo,  che  ti  odano  giudicj  imperiosi,  e  ammirabili,  ansi  ancora  tra  tè 
opposti,  quale  appunto  una  volta  si  fu  il  sentirsi  decidere,  che  il  Fabri^ 
zio  nella  sua  Biblioteca  Greca  non  valesse  nulla;  e  poi  da  altro  poco  lon-- 
tano  il  qualificarsi  deciiivamente  il  medesimo  autore  per  un  miracola 
d'erudisioBe  do'  tempi  nostri.  Si  bramerebbe,  che  in  somiglianti  miraco^ 
li,  i  quali  forse  a  tutti  non  pajon  ta;li,  si  andasse  un  poco  adagio,  perchè 
vi  potrebbe  entrar  di  mezzo  Tavviso,  attribuito  per  la  sua  importanza  a* 
più  gran  Savj  della  Grecia:  neqmdnimis.  In  questa  schiera  di  giudicj  am*-. 
mirabili  entrano  pure  non  pochi  di  quelli,  che  si  veggono  affissi  al  Cata- 
logo degli  storici  deirì^ia^e  di  San  Reale  ristampato  in  Parigi  nel  17 13. 
in  8.  In  quanto  alle  Tragedie  sacre  Girolamo  Bartolommei  ne  stampò 
TI  1 1 .  mentovate  dal  sig.  canonico  Sahini  (  /  Fasti  pag.  53i .  ).  Ma  il  pa- 
dre Ortensio  Scammacca  gesuita  siciliano  passò  più  avanti,  componen- 
done di  sacre,  morali,  e  non  sacre,  sino  al  numero  di  xxxvt.  e  può  esse- 
re, che  ne  sieno  assai  più,  messe  in- luce  in  gran  parte  da  Martino  laFa^ 
Tina  in  Palermo  in  tomi  xiv.  nel  i634*  i635.  i638.  in  8.  Ma  tante,  per 
dire  la  verità,  ma  pajono  troppe. 


no  venexiano.  Scrisse  egli  qnesu  trsgedis  ae*s«oi  anai  piàgiovcnili,  per  qnin*^ 
to  si  ka  da  CìbUo  Citare  tétlìfnàìà ,  il  quale  la  dedica  a  Giulie  Pallavicine . 

(tf)  Lo  stetso  Discorse  posto  in  fine  della  prima  edizione  fatta  in  Rome  dal 
CerhelUm  nei  1^44*  in  t,  non  fa  diretto  dall'autore  ad  AgBsnne  Favoriti ,  ma 
generalmente  ai  lettori:  I  giovani  del  Semiunrio  romano,  oye  allora  il  padre  Pal^ 
iavicino  leggera  e  scrifefa  sopra  la  fiosofia  morale, dedicarono  la  tragedia  al  car« 
dinale  Franasce  BarherÌMi  il  vecchio^  alla  cui  presenza  la  recitarono. 

tiiiimi  di  «fluito  giiito«raT«tB«  ••atnoimdioibileoiitetito  trìbntfttftdi  cofWerdedieri.' 
e  fiorirti  applausi,  ek«  tali  boa  laroa«  f#rt«  f edvli  in  ^«i  prìaii  t«mpi  dai  Pindmri^  # 
aa(iiX>r««f„« 


\ 


5a8 

L'Antlloco,  Tragicomedìa  di  Giambatìsta  Leoni,  Ac- 
cademico Veneziano,  In  Ferrara  per  Benedetto  Mam^ 
merellì  (  con  F  insegna  del  Ciotti^  che  è  Minerva  armata 
col  Gufo  $ulVa%ta,  e  col  motto  volgare:  e  arme  e  lette- 
re )  a  istanza  di  Giambatista  Ciotti  Stam^patore  délV 
Accademia  Veneziana  1694-  in /S^.  (i).  L.     4* 

La  Sofronia,  Tragicomedìa  di  Gìo.  Antonio  Gessano. 
In  Napoli  per  Lazero  Scoriggio  i6ia.  in  la.  3. 

La  Penelope,  Tragicomedia  di  Giambatista  della  Por- 
ta. In  Napoli  per  Matteo  Cancer  iSgi.  in  ia.  (2).        4* 

(i)  Iq  principiò  yi  sono  rem  latini  di  Fabio  PaoUni  all'autore,  e  nel 
£ne  due  Orazioni^  una  volgare  del  Leoni,  e  Paltra  latina  di  Lucio  Sca^ 
ranoj  recitate  nell'Accademia  Veneziana  in  lode  della  medesima.  La  diH 
ta  loro  è  di  Venezia  presao  il  Ciotti  t5g4*  con  Minerva,  senza  il  61^0^  e 
col  motto  Oreco  nO^EMEI .  KAI  .  ^ixA^i^El, pugna,  e  insegna, 

(a)  Se  fosse  venuto  in  luce  il  Giudicio,  che  Giambatista  figliuolo  di 
Giovanni  Capponi  bolognese  avea  composto  sopra  cento  tragedie  to- 
scane col  nuovo  titolo  di  Trafila,  che  vuol  dire  lo  strumento,  per  cui  si 
fa  passare  l'argento  per  assottigliarlo,  qui  si  potrebbe  veder  di  parlarne 
(  Memorie  degli  Accademici  Gelati  pag.  a63.  ).  Ma  intanto  per  tornare 
addietro  alla  prima  origine  delle  Tragedie  e  Co«sme<Ce^  rinnovate  in  Ita- 
lia, bisogna  ridursi  a  mente  le  Rappresentazioni  volgari  (a*),  delle  qua- 
li ne  serba  copioso  numero  in  4«  il  «ig.  Marchese  Capponi,  per  Io  più  sa- 
cre e  morali,  e  stampate  in  Toscana,  dove  molto  fiorì  il  costume  di  reci- 
^rle  pubblicamente,  come  faceasi  eaiandio  in  Roma  di  quelle  della  Pas» 
sione  di  nostro  Signor  Gesù  Cristo,  a  gran  concorso  di  popolo  n^lV Anfi^ 
teatro,  per  testimonianza  di  Andrea  Fulvio  nel  libro  iv.  delle  Antichità 
di  Roma  dedicate  al  pontefice  Clemente  VII:»  (  p^g*  ^56.  ediz.'  11.)  Ma 
tal  materia,  già  da  Francesco  Cionacci,  uno  de* principali  sostenitori  dell' 
accademia  degli  Apatisti,  la  quale  fu  istituita  da  Agostino  Coltellini,  ed 
-ebbe  il  nome  da  Udeno  Nisieli,  essendo  stata  con  -motta  diligenza  esa- 
minata nelle  Osservazioni  alle  Rime  sacre  di  Lorenzo  de'  Medici  il  vec- 
chio (  padre  di  Leon  ^.  )  e  di  Lucrezia  (Tornabuoni,  madre  di  Lorenzo) 
dal  medesimo  Cionacci  pubblicate  in  Firenze  dalla  stamperia  della  torre 

(é*)  Di  molte,  mi  non  di  tatte ,  li  fecere  ddfe  ^dizioni  ia  Firenze  .1541.  e 
Xf7S.  in  4.  (  fcnss  nome  di  stampatore)  di  vite  ìii  tre  tomi  /ad  ognaao  de' qaa* 
li  si  premette  1»  Tavola  delle  rappressnta^ipni  in  euo  coateoate,-  e  perchè  il 
terzo  ne  riascÌTa  alquanto  scarto  e  non  corrisponde?»  alla  misurs  degli  altri ,  il 
raccoglitore  pento  di  aggiunger  ri  parecchie  Istorie  e  Commedie  sacre  1  e  in  ulti- 
mo luogo  le  Laudi  spirituali  stampate  in  detto  anno  1  f 7S.  dal  Giunti  ^  che  ha 
forse  il  merito  di  questa  rara  e  pregerol  raccolta.  AvTertasi  però ,  che  tali  ope- 
rette  non  sono  tutte  impresse  ia  quell'anno,  ma  in  Tarj  tempi,  secondocchè 
lo  stampatore  ebbe  modo  di  arerne  in  qualche  numero  gli  esemplari  anterior- 
mente sumpati. 


.t. 


'r' 


5^9 

4e* Donati  nel  1680.  in  4o  iarà  bene  rimetterci  a  queste  (a*),  bastando 
a  noi  di  riflettere,  die  A  fatte  poesie,  come  ancor  elle  dramaticbe  all'uso 
popolare,  quantunque  distese  alla  buona»  e  con  semplicità  naturale,  non 
Tanno  scompagnate  dalla  lor  grazia,  e  pia  ancora  dalla  pietà  edeviden- 

(tf*)  Il  teatro  italiano  t  '1  teatro  francese  ebbero  il  medesimo  coroinciameoto, 
na  non  nel  medesimo  tempo  •  All'  ano  e  all'  altro  Io  diedero  le  rappreseotazio- 
jii  spiritaali,  e  quelle  massimamente  della   Vita  e  passione  del  nostro   Signor  Ce* 
sa  Cristo  •  L'  aator  francese  ,  che  ultimamente  ha  pubblicata  in  due  tomi  la  Sto* 
ria  di  qnesto  reatro  (  Hists  da  Teatre  Francfoìs  Amst.  173 f.  in  8.),  comincian- 
do dalla  sua  origine  e  promettendo  di  continuarla  sino  al  presente,  ci  fa  sape- 
re »  che  i  confratelli,  detti  delia  .Ptfiiipii^,  i  quali  erano  certe    persone  dì  rote , 
ritornate  dai  loro  pellegrinaggi  di  Terrasanta  e  d'altri 'luoghi   pii,^si  unirono  a 
rappreseoure  in  pubblico  l'anno  in  circa  13S0.  nel  borgo  di  1.  Mauro ^  distan. 
te  due    piccole   leghe   da  Parigi^  i  Mistm   della    Vita  e  Passione  ^  di  Cristo. 
Queste  rappresentazioni  furono  ad  essi  loro  sotto  grave  pena   ficcate  dal  propo- 
sto  di  Parigi ,  sino  a  tanto  che  il  re  Carlo  Vi,  Y  ebbe  approvate  e  munite  con 
•ne  lettere  patenti,   date  nel  Dicembre    dell'anno    i40i«   che  è  l'epoca  ferma 
del  loro  stabilimento.  Pie  antica  di  molto  è  l'introduzione  di  tali  rappresenta- 
zioni »  dette  anche  feste  e   mister;  ^  nel  teatro  italiano.  Il  Cionacci ,  che  ne  ha. 
prodotto   un  luogo ,    m^  non  intiero  catalogo ,   fa  varie   osservazioni  e   curiose 
sopra  di  esse,  ma  non  ha  badato  di  molto  a  stabilirne  la  vera  origine.  Stando 
al  suo  detto,  pare,  che  queste  non  principiassero,  se  non  dopo  il  1300.  e  con 
lui  si  accorda  anche  il  Crescimbeni  •   Io  però  credo  di  aver  qualche   ragione  per 
Sion  convenire  con  loro  e  per  doverle   fissare  innanzi  a  quei*  tempo.    Ne  seuo- 
pro  le  prime  tracce  fnor  di  Toscana .  Solevano  in   Padova  ne'  giorni  più  solen- 
ni dell'anno,   come  di  pasqua  e  di  pentecoste,  radunarsi  uomini  e  rtmmine  » 
di  qualunque  età  e  condizione,    nel  prato  detto  àcìU  Valle  e  quivi  con  nuovi 
abiti  indosso ,  della  stessa  foggia  e  colore ,  fraternamente  uniti ,  celebrar  cannan- 
do e  danzando ,  quella  festività  avanti  e  dopo  molti  giorni .    'Tanto  riferisce  Io 
storico  Rolandino  (  Chrònic.  Uh,  I  cap.  X.  et  liò»  IV»  cap.  IX.)    essersi  pratica- 
to negli  anni  1108.  e  ii39>  Ma  siccome    nella  sua   Cronica    non  si   fa  espressa 
dichiarazione,  che  in  tali  adunanze,  benché  festeggiate  con  canti  e  balli,  fossero 
fatte  quelle  rappresentazioni,  delle  quali  qui  si    a  ricercando  la  primiera  istituzione  » 
cosi   senz'  altro  passeremo  a  quella   da  non  potersi  mettere  in  dubbio ,  la  quale 
TÌeo  riferita  e  confermata  da  più  cronisti  delle  cose  di  Padova^  ove  si  ha,  che  ia 
tempo  della  podesteria  dì  Galvano  £an\a  pugliese ,    vicario  .  imperiale  e  fratello 
delia  moglie  del  tiranno  Ei^elino ,  da  cui  fu  poco  dopo  fa  medesima  ripudiata  » 
si  fece  nello  stesso  prato  della  Valle  l'anno   1143.  ^  <^44*  una  rappresentazio- 
ne spirituale  in  giorno  di  pasqua  •    In  nn  antico  manoscritto  delle  cose  di  Pa^ 
dova  9  ora  esistente  presso  i  padri  somaschi  della  salute  in    Venezia,   leggtsi  la 
seguen^  notizia  „  :  anno  MCCXLIIL   Galvano  Lan\a  predetto    podestà  di  Pa^ 
»,  dova  e  vicario.  Nel  qual  tempo  fu  fatta  la  rappresentazione  di  Nostro  Signor 
„  Gesù  Cristo  sui  pra  della   Valle  ntWà  festa  di  pasqua.  „    In  una  piccola  Cro- 
nica dei  reggimenti  di  Padova,   tratta  da  un  vecchio    codice  di  casa   Zabarella 
e  impressa  dietro  a  quella  di  Rolandino pag,  ii^.  sta  scritto:  MCCXLIIl.  Idem 
dominus  Galvaneus  Lnncea^  Hoc  anno  in  fesso  Pasca  facta  fuit  rappresentatio  pas* 
sionis  et  resurrectionis  Chnsti  solemniter^  et  ordinate  in  prato  Vallis»  Quasi  con  le 
stesse  pa^le  raccontasi  la  stessa  cosa  in  altra  simile  Cronica  esistente  nel  medesimo 
lib.  p.  III.  Altri  due  esempi  di  si  fiitte  rappresentazioni  mi  vengono  som mifiisi ra- 
ti dal  padre  fra  Bernardo ,MMria  de   Ruhcis    domenicano    della  osservanza,    che 
a  titolo  di  stima  e  di  afiietto  nofpino  qui  con  piacere  e  riconoscenza,  tratti  dalla 
Cronica  forojuUese  di  Giulinno  Canonico  di  piyidale  1   eh'  è   presso  di  lui  e  poi 
Tom./.  •^  '  ^9 


53o 

sa;  onde  ne  natee  impressione  e  movioìenfo  Ai  puri  afifetti  in  chi  le  alcol* 
ta:  e  non  potrebbe  disdire,  che  se  ne  linnovasseio  le  rappresentazioni, 
massimamente  fra  le  comunanze  innocenti  e  religiose,  invece  di  quelle 
delle  opere,  o  drammi  in  musica,  ricolmi  per  lo  più  di  pernicioao  eosta- 
me,  e  di  mal  esempio,  nonché  di  altri  spropositi.  Ma  non  è  pericolo,  che 

dal  medesimo  seampsu  oeir  appendice  ai  monumetiia  Ecclesie  aquiUjcnsis  T  sa- 
no 1740.  più  correcu  di  qaella,  che  e  a  stampa  nel  tomo  XXVI  degli  storici 
delle  cote  d'Italia»  scritta  da  GiuUaho  Canonico  di  Cividale;  Nel  primo  si  legge: 
anno  Domini  MCCLXXXXVIIL  die  VIL  exeunte  Maja,  viielicei  in  ii€  pemeco- 
stes^  et  in  aliis  duobus  $equentibus  iiehus  fncta  fuit  repréLsentatio  ludi  Chrìsti, 
vide  licei  passiottis  ,  resurreciiouis  ,  ascensioniSf  adventut  Spiri  tue  Sancii  »  adrentMs 
Chritti  ad  jadicium  »  in  Curia  domini  pamarcha  (  Raimundi  )  Aastria  civiuiis 
(  di  Cividaie  del  Frieli  )  honoiifice,  et  laudabiliter  per  clermm  civitatensem  .  Nel  k* 
con  do  poi  si  riferisce  che  anno  MCCCtlI»  faeta  fttit  per  clerum  ,  sivt  per  ca- 
pitulam  civitatense  repraìentatio ,  sive  facta  faeruat  reprasentaiiouas  infraicri* 
pie .  lmprimi$  de  creatione  primorum  parentum  t  deinde  de  annuneiationt  B,  Vìr* 
ginis  ,  de  partu  ,  et  aliis  multis ,  et  de  passione  ,  et  resurrectione  ,  ascemsione ,  et 
adventtt  Spiritus  S.  et  de  Antìchristo ,  et  aliis ,  et  demum  de  adventu  Cifristi  ai 
Judtciam ,  Et  predicta  facta  fuerunt  solemniter  in  caria  D. patriarcka  (Ostokoai) 
in  festo  pentecostei  cum  aliis  duobus  diebns  sequentibus  ,  prasente  il.  X>.  Ottobo- 
no  patriarcha  aquilejensi ,  D.  Jacobo  q,  D  Ottoneli  de  civitate  episcopo  loneor* 
diensi ,  et  aliis  multis  nobilibus  de  àvitatibus  et  castris  Fùrojali  ,  die  X  V.  exe* 
unte  Maja  • 

Ma  passando  io  Toscana,  ritroro   nella  rita  del  b»  Ambrogio  Sansedani  sane- 
te     deir  ordine    de*  predicatori ,   scritta  da  frate  Recupero  o  Recuperato  di  Pie» 
tramala  Aretino,  dello  stesso  ordine  {acta  SS»  Man*  ad  som,  XX,  png,  i47<)» 
e  in  quella  ancora   composta  assai  più  copiossmente  da  Giulio  Sansedomi  vesco- 
To  di  Crossato  (lib-  /.  cap.  XIV.  /^«  65*  Roma  pel  Mascardi  1611.  in  4.  )  ,  qaal« 
mente    il  detto  b.  Ambrogio  avendo   impetrata    l'anno  MCCLXXIII.    da    papa 
Gregorio  X»  T  assolnaione  dalla  scomunica,  in  cui  erano  incorsi  i  danesi  per  a* 
Ter  seguite  le  parti  di  Corredino  contra  la  chiesa  ,  eglino  in  memoria  di   questa 
assoluzione  e  ad  onore  di  esso  beato   fecero   innalzare    nella  pubblica  piazza  no 
gran  palco    nobilmente   addobbato  e  a  foggia  di  scena  teatrale  Tagaroente  dipin- 
to,  sopra  il  quale  ne  Tcniva  rappresentata  con  macchine,  versi  e  canti  la  storia; 
e  di  questa   magnifica   festa  -e  rappresentazione ,   la  quale   continnò  a    celebrarsi 
per  molti  anni  anche   dopo  la  morte  del  b.  Ambrogio  t  V  apparato  ,    V  ordine  e '1 
modo  presso  i  suddetti  autori  veggoasi  diliecncenientc  descritti .   Non  nolto  so- 
dò por ,  che  V  uso  di  queste  rappresentazioni  si  sparse  per  la  Toscana  e  prese  pie- 
de singolarmente  in  Fioren\a\   e*l  gran  numero,  che  ne  ra  alle  stampe  e  se  ne 
conserva  a  penna,    ce   ne    fa  fede;  ma  quali  di  esse  fossero  a    far  comparsa  ie 
prime  e  in  qual  tempo  lo  uce  la  loro  impressione,  e  gli  scrittori  non  cel  dicluara» 
no.  Certo  é  che  in  Firenze  erand  in   uso  nel  cominciamento  del  Kcole-  XIV, 
facendo    ricordanza   Giovanni   Villani  {Ist.   lib,    VllL  eap,   LXX,)  delia    festa 
rappresentata  in   Arno  Tanno  MCCCIV.  con   la  direzione,    secondo  il    Vasari 
(  Vit.  de*  pittori  P.  /.  pag^    ijp,  edi^,  IL),  di  Buooamico    Buffalmacco     pittor 
fiorentino    assai    noto  per  le  sue  pitture  e  più  ancora   per  le  sue  piacerolezze  : 
la  qual  festa  crede  il  Cionacci    essere    stata  quella  di    Teofilo  o   quefla  dei  dae 
Zax\eri,  il  povero  e '1  ricco.  D'altre  se  ne  parla  dallo  stesso  Vasari  (  Ivi  P.  IL 
pag,  440.  e  511*^    nella  vita  del  Cecca  ingegnere  e  in  quella  di    Filippo  Bru» 
nelleschi  architetto  e  scultore  T  uno  e  l'altro  porentioi  ^    Trvenri  nel  secolo  XV. 
Il  Machiavelli  nel  libro  VII.  delle  sue  Istorie  Fiorentine  riferisce   sotto  1'  anno 
MCCCCLXVI.  che. per  rallegrar  la  città,  riniasu  ia  lutto  per  la  morte  di  C#- 


53 1 

8Ì  rinnovino  lo  cose  buone  per  disgrazia  ite  in  disuso  (a*) E  qui  potrebbe 
aver  qualche  luogo  la  Satira  di  Niccolò  Villani,  intitolata  :  nos  canimus 
surdis.  A  que'tempi  ArUonioda  Pistoja  compose  xsx  terza  rima  una  Tra^ 
gedia^  che  può  intitolarsi  il  Demetrio  Re  di  Tebe,  dedicata  ad  Ercole  /• 

Simo  il  Tccchio  òt* Medici  an  anno  prima  seG;uica,  furono  ordinate  dne  feste,  la 
feconda  citile  quali  ,,  rappresentava  ♦  quando  i  tre  Magi  tennero  d'  Oriente  die- 
,,  tro  alla  stella,  che  dimostrava  la  Satività  di  Crino  ^  la  quale  era  di  tutta 
,,  punipa  e  sì  magnifica,  che  in  ordinarla  e  farla  teneva  piò  mesi  occupata  la  cit* 
„  tà .  „  Sul  modello  di  queste  rappresencaiioni  si  venne  in  processo  alla  tessi- 
tura delle  tragedie  sacre  in  cinque  atti  divise  ;  e  una  delle  prime  ,  se  non  la  pri- 
ma ,  fu  quella  del  patriarca  Giosiffo  col  titolo  di  commedia  ^  composta  in  terza 
rima  da  Pandoljo  Colenuccio  da  Pesaro  a  istanca  di  Ercole  /.  d'  Este  duca  di 
Ferrara  t  ciò  fu  qualche  anno  avanti  il  i  f  oo.  Fu  dipoi,  chi  ne  lavorò  qualche 
altra  in  prosa  ,  e  due  di  queste  posso  qui  mentovarne  di  Cesare  Sacchetti  bolo- 
gnese ,  che  nel  1564.  col  titolo  di  rappresentationi  distinte  in  cinque  atti, 
diede  fuori  h  Giuditta  e  '1  i.  Cristoforo  martire;  e  qualche  anno  prima  del  Sac* 
chctti,  cioè  nel  i^^-  l^iccolò  Pensoso  cremasco  sceneggiò  anch' egli  in  prosa 
la  commedia  non  mai  stampata ,  che  così  •  lui  piacque  di  nominarla ,  di  samo 
Clemente,  divisa  in  due  parti,  ognuna  delk  quali  comprtndeva  cinque  atti  e 
si  recitava  ia  due  sere,  come  in  due  gioniate  recidivasi  la  tiosana^  assai  più  an- 
tica rappresentazione  4  seazacké  però  fesse  in  più  atri  distinta  .  Non  è  stata 
dunque  la  Tamar ^  azione  tragica  sacra  di  Giamhatista  de  Velo  la  prima,  che  si 
vedesse  in  prosa  ,  benché  il  Fontanini ,  come  si  è  veduto  (  Classe  IV»  e»  Vili.) 
tra  le  sacre  ,  che  sono  in  prosa  il  primo  luogo  le  assegni  .  Alle  suddette  rap- 
presentazioni furono  dipoi  sostituiti  i  moderni  oratorj  ,  che  in  certo  modo  so- 
no picciole  tragedie  o  diciamole  Antoni  saere,  col  quii  nome  a  me  parve  di 
doverli  chiamare  nel  tomo  ,  che  ne  ho  dato  alle  stampe  in  Venezia  (  presso  il 
Zane  I75f*  in  4.)   dopo  essere  stati  cantati  neil' imperiai  cappella  di    Vienna. 

{a*)  Senza  ricorrere  alle  antiche  rappresentazioni  andate  in  disuso,  le  quali,  tratto* 
ne  alquante  che  hanno  qualche  suco  di  bavn  sapore,  mescolato  però  di  agro  e  di  spia* 
cevole ,  son  rancidumi  ed  inezie ,  cavate  anche  da  leggende  apocrife  e  da  impure 
fonti,  con  basso  e  pedestre  stik,  e  d'arte  prive  e  dì  grazia  poetica,  e  dove  di 
quando  in  quando  appena  il  verso  e  la  rima  aggiustatamente  sostengonsi;  le  co- 
munanze innocenti  e  religiose  de'  nostri  tempi  osano  tante  opere  sacre  che  non 
son  Drammi  in  musica  (  al  loro  stato  e  istituto  non  convenevoli  )  delle  quali  far 
possono  e  fanno  all'occorrenze  lodevolissimo  usa  Ne  hanno  in  verso ,  ne  hanno 
in  prosa  e  con  musica  e  senza  miiica ,  e  principalmente  que'  sacri  Oratorj*,  de* 
quali  pii!k  sopra  si  è  favellato.  Io  poi  qui  nou  intendo  di  entrare,  comechè  in  tal 
causa  potessi  esser  mosso  da  qualche  privato  interesse  nella  difesa  dei  Drammi 
musicali  tanto  condannati  da  Monsignore,  il  quale  son  certo  she  dopo  la  sua 
andata  a  Roma  immeNo  tutto  e  occupato  in  que*  gravi  stud^,  che  tanto  nome  gli 
han  dato,  non  avrà  degnati  pur  di  un'  occhiata  i  Drammi  di  questi  ultimi  annip 
ove  il  pernicioso  costume  e  di  mal  esempio  non  sarebbe  stato  a  lui  facile  di  rav- 
visare per  li  buoni  provvedimenti,  che  in  questa  parte  si  sono  posti  e  prstica- 
ti  nei  Drammi.  Quando  da  questa  città,  ove  della  sua  gioventù  non  poca  parte 
egli  visse  ,  si  accommiatò,  portò  seco  a  quella  gran  corte  Tidea  di  quello,  che  e- 
rano  allora  si  fatti  componimenti,  ne' quali  su  lo  stesse  molello  aveva  anch'egli 
avuta  un  tempo  vaghezza  di  esercitarsi.  Sta  in  «lio  potere  un  suo  Dramma  per 
musica,  scritto  tutto  di  mano  sua,  intitolato  il  BMerofBUH^  argomento  già  da 
altri  prodotto  sopra  le  scene,  dal  quale  si  può  trarre  indizio  e  far  prova  qual  fos- 
se il  suo  gusto  nel  verso,  quale  l' intelligenca  nell'arte,  qual  l'esperienza  nella 
materia  poetica.  Le  due  priore  tcenc  di  C9icftf  tao  Dramma,  ch«  eoa  egual  pas- 


53a 

to  dall'alto  al  baiio  cammiaa*  mene  qai  sotto  l'occkio  del  pabblico,    ipprirat- 
no  libero  campo  ad  ogaano  per  giadiearae  foadatamcate. 

DSL    BELLEROFONTE 

ATTO    I. 
Scena  I. 

SdU  magnifica  del  palagio  naU  ec  Lidia  finta  Ormindo ,  scudiero  di  BclUro* 
fonti ,  che  ancora  non  ha  potuto  veder  Florimonte ,  da  lei  amato* 

Spuntò  l'alba  in  oriente  » 

Ma  non  vidi  il  mio  bel  sol  • 

£'  la  terra .  e  '1  ciel  ridente  » 

Ed  io  proTO  afinno ,  e  duol  • 

Spanto  ec. 
E  qnando ,  o  erodo  Fato  , 
Poickè  un  secol  mi  sembra  ogni  momento  , 
Mi  fia  dato  goder  qualche  contento , 
Mirando  il  Tolto  amato» 
Pi  florimonte  mio  f  Ma  in  che  proruppi  ? 
Ah  che  non  è  più  mio»  se  il  re  mio  padre 
Già  mi  ne^ò  del  suo  connubio  i  nodi» 
Per  darmi  in  sposa  al  principe  di  RodL 

Dubbia  speme  il  cor  mi  flagella  » 
Cruda  pena  mi  lacera  il  sen; 
Perchè  temo  mia  sorte  rubelia» 
Perchè  bramo  mirare  il  mio  ben. 

Dubbia  ec. 

Scena  IL 

Bellerofonte  e  Ormindo  • 


V 


-^ 


BelL  E  perché  qui  solingo  »  Ormindo  mio  ? 

Forse  mediti  a  parte 

Di  quest'  eccelse  mura 

Gli  ammirandi  edìfizj»  ore  dall'arte 

Superato  é  li  la? or  ? 
Orm.  n  p.  Contemplo  altr'  opra. 

(  E  pstria ,  e  sesso  pur  conrien  »  eh'  io  copra.  ) 
a  BelL  ria  dai  giorno»  che  in  Licia  il  pie  fermai» 

Sceso  dal  caro  pi^o»  e  teco  entrai 

Nel  pataréo  confin»  to' rimembrando , 

Come  d' Abido  mi  portò  qui  il  Fato. 
BelL  Se  tu  conserTi  ardimentoso  il  core  » 

Sempre  Bellerofonte  é  in  tuo  farore. 
O/m.  Ed  io  »  si  mostri  il  ciel  propizio  »  o  crudo  » 

Sarò  qual  più  Torrai  scudiero  e  scudo . 
BelL  Ma  le  guardie  reali 

Già  sonaron  le  trombe  .  E  ognun  concorre 

Doto  il  re  tì  s'asside.  Io  debbo  esporre 

1}  maneggio  di  Preto.  Aadianne  »  Ormindo  : 


533 

daca  di  Ferrara^  dÌTiia  in  Atti  y.  e  simile  nella  Bastanza  alle  8opraccen« 
nate  di  Tancredi  e  Gismonda,  intròducendovisi  Tombra  di  Seneca  a  far 
l'argomento.  Fa  stampata  in  Venezia  per  Manfredo  Buono  da  Monfer* 
rato  nel  iSo8.  in  8.  (a*). 

Orm.  a  p.  Forse  Tedr&  il  mio  bea  • 
a  BelL  Signor  ,  ti  seguo  • 

Bell,  La  fortezza  sa  TÌncere  il  fiito  • 

£  l'ardir  lo  reode  più  nite. 

Non  son  sempre  le  stelle  crinite , 

Non  è  sempre  il  cielo  turbato  • 

La  ec. 
£  pur  questi  è  '1  giudice  inappellabile,  cbe  siede  a  scranna  e  come  pr0  irikunalip 
per  decidere  da  dittatore  sul  merito  di  tatti  i  maestri  della  poetica ,  e  di  tutti  i 
poemi,  e  di  tutti  i  poeti  riformando  a  suo  talento  il  Pamme  e  cacciandone  sen- 
za distinzione  »  e  riserva  tutti  i  moderni  • 

{a*)  Non  era  necessario,  né  con?eniente  che  il  Fenunini  desse  il  nuoTO  ti- 
tolo di  Demetrio  re  di  Tebe  alla  Tragedia,  di  Automio  Vìnci  cognominato  da 
Pistùja  sua  patria,  il  Pisteja t  poicbè  aelia  stampa  ella  è  intitolata  ^^Filostruto 
e  Pénfild  ,  e  con  questo  suo  titolo  la  riferiscono  V  AlUeeì  ed  il  Creseimheni* 
Oltre  all'edizione  riportata  dal  Fontanìni  si  ha  qnella  di  Vene\ta  per  Melckierre 
Sessa  nel  iyi6.  e  altra  per  Giorgio  de'  Rusconi  nel  1518.  in  S.  e  col  solo  tito- 
lo di  tragedia  di  Antonio  da  Pistojs  ,  istampata  ad  instantia  di  M.  F.  Benvenu^ 
IO ,  come  si  legge  nel  fine ,  senza  nota  di  luogo,  aè  di  anno  t  né  di  stampato- 
re, in  S. 


L 


CAPO    X. 

Tragedie  greche  volgarizzate. 


Ecuba, Tragedia  di  Euripide  tradotta  (in  versi  scioU 

ti)  da  Lodovico  Dolce.  In  Vinegia presso  il  Giolito  i543. 

in  8.  L.     5. 

*  E  da  Giambatista  Celli.  (In  Firenze )  in  8.  senza 

luogo ^  anno  e  stampatore,  (i)  (a).  g. 

(i)  h* Allacci  (  Dramat.  pag.  589.  626.  )  la  dice  parimente  Tolgariausa- 
ta  con  V Antigone^  con  V Edipo  Tiranno,  e  con  V Elettra,  tutte  sinora  « 

(a)  £  da  Giovanni  Balcianelli  ricentino  ("ignota  anche  all'i^Z/tf cci  ) in  Verona 
^tt  Girolamo  Discepolo  lyfi*  iu  S.  (*). 

{*)  '^  E  da  Zaccaria  Vallaresso  (  lenza  laogo  anno  e  stampatore  ).  in  8. 

*  E  dell'ab  .  Mario  Guarnacci  gentiìxkomo  Volt  erano  e  accademieo  fiorentino  con 
alcane  annotizieni.  In  Fireuxe  per  Demonico  Ambrogio  Vordi  lyaS   in  4> 

*  t.\  U  O,  Antonio  Slratieò  cretense  cittadino  originario  veneto  Rettore  e  Mae- 
•!tro<lcl  'J. '!r  jìo  Ciiturnio  in  Pado0a:  rapprefentata nei  medesimo  GoUegio  dagli  Aliuiai 
S.  FebivXZQ  in  fAito^fa  per  il  Pitnad»  1733,  ia  4« 


/ 


534 

•penna,  da  Alberto  Parma,  che  fa  amioo  ^tYTaséo{a*):  e  il  sìg.  canonico 
'Salvini  {  Fasti  pag.  345.  )  mentova  il  voIgariaBamento  ii^VEcuba,  falto 
•da  Michelangelo  Buonarotti  il  giovane.  Tra  le  opere  da  stamparsi  dall' 
Accademia  Veneziana  { Somma,  reg.  P.)»  doveano  entrare  le  Tragedie 
d'Euripide  volga rizzate(ì*) .  Il  già^entovato  Giamhatista  Capponi  (ilf  e- 
mor.  de*  Gelati  pag.  aóa»)  av«a~ftud  il  aimìlé  di  quelin  d'Ifigenia  in  Au^ 
lide,  e  v'è  pure  Y Ifigenia  del  Dotee,  prosa  o  in  tatto  o  in  parte  da  JSun- 
pide  (c'^)«La  cagione  ,  perchè  allora  da  molti  separatamente  si  volga- 
rizsassero  i  medesimi  testi,  non  fu  casaale, né  originatada/^/ogio^nè  dall' 
ignorarsi,  che  tali  fatiche  letterarie  fossero  £ià  state  fatte;  e  molto  meno 
da  ostentazione,  degna  solo  di  chi  ambisce  di  vaneggiare  da  gramatista,  e 
non  di  sapere  da  letterato;  ma  ella  venne  unicamente  dalla  costumanza 
lodevole  e  fruttuosa  di  esercitare  l'ingegno  a  bene  impossessarsi  delle  tre 
lingae'con  volgarimare  1«  opere  pia  famose  degli  antichi  scrittori,  anche 
già  prima  volgarhs2ate,ildfspre«BO  o  tralaseiamento  del  quale  utilissimo 
studio,  allora  comune  efamisliaré  ai  nostri  maggiori,  ha  poi  spalancato 
il  varco  airintrodwzìone  delPiignoran^^,  speqialmente  neiVItatiana  £- 
ìoquenza,  che  aqaè*  temj>r  felici  per  laiioóna  xnecci  di  tanti  onorati  e 
grandi  nomi  mi ,  con  ben  pubblico  e  gran  deoeco  della  coligiono,  daper- 
tntto  si  vedea  sanamente  fiorire. 

{d*)t,  anche  del  Cavalier  Huarini^  che  lo  raccomanda  nelle  aae  Ltttere  pagi 
70.  (  eiii.  il.  dei  Ciotti  1^94-  ia  4.)  al  conte  Ferrante  £Esie  Tassoni  gover- 
natore  di  Modaaa  »  per  impetrargli  il  notariato  ài  qaella  città»  qualificandolo  per 
soggetto  di  buone  e  belle  lettere  ornato.  Le  trapazioni  delle  tre  suddette  ultime 
tragedie  latte  dal  Parma  sono  in  prosa;  e  con  ciò  biiognava specificare  che  ye- 
nirano  dal  greco  di  Sofocle  e  non  da  qaello  di  Euripide ^  di  cui  qui  si  parla,  e 
si  continua  a  parlare. 

{ò*)  Si  va  ora  proseguendo  nell*  insigne  stamperia  del  Seminario  di  Padova  iit 
8.  la  traduzione  in  reni  sciolti  di  cntte  le  zis.  trigedie  di  Euripide,  fatta  pu- 
litamente (talché  non  ci  lascia  desiderare  quella  dell'Accademia  veneziana  )  ar- 
ricchita di  note  latine  e  volgari,  coi  testo  originale  a  fianco  del  padre  fra  Mi- 
tkelangeló  Carmeli  da  Cittaiella  minore  osservante  e  professore  di  lingue  orien- 
tali e  della  greca  in  quella  universicà  ;  e  a  quest'  ora  sei  di  esse  aia  se  ne  sono 
vedute,  cìótV  Ecuba  ,  VOrestif  le  Fenisse  o  Fenicie ,  la  Media  A^ppolito  corona^ 
a s  »  e  I'  Aiceste. 

^  (e*)  Tra  le  manoscritte  ^ nera  ancara  1'  Ippolito  di  Euripide  Tolgarizfeato  in  ver- 
si sciolti  da  Giovanni  da  Falgano  fiorentino,  che  era  presso  il  Magliahechi  (No- 
ii\.  dell*  Accad  fior,  pag.  &;  j.  );  e  tra  le  stampate  il  Ciclope,  trasportato  io  versi 
sciolti  dal  vecchio  Salvini,  in  Firenze  per  Giuseppe  Manni  nel  tyiS.  in  4.  e  pari- 
mente V  AÌceste  volgarizzato  pure  in  versi  sciohi  dal  signor  abate  Giamhatista 
Parisoni  da  Castelfranco  nel  trivigiano,  che  «sta  impresso  nel  tomo  xit-  degli 
Opuscoli  scientifici  e  filosofici  che  si  continua  a  stampare  in  Venezia  per  Simone 
Otthi  sotto  la  savia  direzione  del  padre  don  Angelo  Calogeri  monaco  camai- 
dolsse, 

*Edal  ng.  Stefano  PallupicimL  8u  ii«l  toni.  3.d«lU  Opare  àal$ìg.  Stiano  Bonodot^ 
to  Pallaoieini.  In  Venezia  p«r  Giamhattistn  Pasquali  1744. 

*E<U<rto.  Giorgio  Trissino.  In  Vinegia^^r Frjineooeo  Loxenttini  tSSo.ìa  S.  Qneiti. 
p«rò  yigoretftineate  non  può  dirti  tradasione  ma  piattotto  aaa  Tragedia  oenpvsta  adi* 
nittiione  dtìVEeuha  di  Euripide  (  ArgoUii  Bi^Uoi.  4a'K«%ariss.  ^ 


L^Iettra,  Tragedia  di  Sofocle,  fatta  volgare  da  Era* 
smo  di  Valyasone.  In  Venezia  presso  i  Guerra  i588, 
in  8.  fa).  h.     4' 

•  -  L*  Ajace  flagellifero,  Tragedia  tradotta  in  volgare 
da  Girolamo  Ciustiniano  Gentiluomo  Genovese,  In 
Venezia  per  Lucio  Spineda  i6o3,  in  8.  3. 

-  -  L'Edipo  ColoneOj  Tragedia  tradotta  dal  medesimo 
Giustiniano.  In  Venezia  per  Antonio  Pinelli  i6ii.  in 
la.  3. 

-  -  L'Edipo  Re,  tradotto  dal  medesimo  Giustiniano* 
In  Venezia  per  Bastian  Combi  i6io.i/i  la.  3. 

*  E  (  col  titolo  di  )  Edipo  Tiranno,  tradotto  da  Orsa- 
to  Giustiniano,  Gentiluomo  Veneziano,  In  Veneziaper 
Francesco  Ziletti  i585.  in  4.  (b).  4- 

(a)  Nel  medesimo  cecnpo  I«  cratlatòin  nostra  lingttfa  Gìutlo  Qaasuvinì  essen- 
ilo  kì  Romm  ,  con  i'ajuto  e  consiglio  di  Federigo  Meijio^  che  (]uivi  era  professo- 
re di  lingua  greca  ;  e  stando  in  procinto  di  mandarla  alla  stampa,  vedendosi  prc- 
Tenato  dal  Toigarizzamento  del  Valvasone,  se  ne  astenne  :  la  qual  notizia  ho  ri* 
carata  dalle  Annotazioni  di  esso  Guastavini  alle  Rims  morali  del  padre  òon.An» 
gilo  Grillo,  da  cui  fa  in  esse  rlnse  lodata  la  ssddetta  traduzione  con  un  elegan- 
-te  sonetto  pag.  f.  (  In  Bcrgdmo  ft\  Ventura  léti.  in  4.  )  Non  era  poi  da  pas- 
sare in  silenzio  da  Monsignore  VEletra  medesima  eotì  nobilmente  yolgarizzata 
dall'abate  Domenico  Ldiarini  suo  vecchio  amico  ed  anche  apologista 

(h)  Qaesta  stimatissima  traduzione  fa  fatta  dal  Giustiniano  in  pochi  giorni,  stan- 
do lui  ne'  suoi  deliziosi  poderi  della  villa  dei  Praia\{i  sol  musone  ,  situata  nel 
territorio  di  Asolo  della  Marca  trifigiana»  e  l'anno  1^84.  fu  recitata  in  Vicenia, 
con  sontuoso  apparato  dagli  accademici  O/i/zr^'ici  nel  loro  famoso  teatro:  di  che  ci 
fa  concepire  un'alta  idea  la  descrizione  lasciatane  da  Angelo  Ingegneri  nella  par- 
te li.  del  suo  Discorso  della  Poesia  rappresentatila  pag.  71.  e  se  ne  ha  qoaiche 
traccia  nella  Vita  di  GiaMvincenxio  Pinelli  descritta  da  Paolo  Gualdo  pag.  S8.  la 
questa  occasione  fu  invitato  il  CÌ€C0  à* Adria  a  tostenere  il  personaggio  di  Edi^ 
fo  cieco;  al  qual  invito  diede  egli  pronto  e  facile  orecchio  per  l'onore  e  profitto, 
che  gliene  veniva  ,  tanto  lui  afiermando  in  una  delle  sue  Lettere,  scritta  a  Catn* 
millo  Cammini  pzg.  i^z.  i.  (In  Ven.  pei 'Marco  Valeniini  1606.  in  4.),  Se  ne 
parla  ancora  da  Vincenzio  Bianchi  veneziano  nella  Vita  di  Benedetto  Giorgio  (In 
Vene\.  presso  il  Ciotti  lioi.  in  4.),  il  quale  in  detto  anno  essendo  podestà  di 
Vicenza  diede  eccitamento  agli  Olimpici  per  la  rapprese  stazione  dell'  Edipo  so- 
praddetto. Era  intendimento  del  Giustiniano  di  non  divulgare  qiesto  sio  parto  ; 
na  per  consiglio  di  Celio  Magna^  di  Luigi  Vernerò  t  ài  Giorgio  Gradenico,  mutò 
parere,  e  ne  permise  la  stampa*  Fa  egli  figliuolo  di  MìckeU  Giustiniano  e  di  EU" 
na  Ma^a  dama  di  ornatissimi  costumi  e  da  Celio  Magno  con  una  canzone,  che 
*'  '^ggc  ^f*  le  sue  rime  pag.  33.  lodata  in  morte  ^  accaduta  di  peste  l'anno  1576. 
nella  qual  trista  contingenza  il  figliuolo  Orsato  diede  un  raro  esempio  di  amor 
filiale,  avendo  voluto  ecli  stesso  medicarle  la  piaga,  ond'ella  era  appestata  nel. 
le  mammelle,    senzachè   il  timore  di  rimanere  offeso  avesse  forza  di   ritrarlo  dal 

tietoso    caritatevole  ufficio.  Egli    le  sopravvisse  xzvii.  anni  e  morì  nel  Settem. 
i€  ^1  160}.  in  età  di  anni  LXY.  essendo  nato  ti  «iTSx*  di  Sett.  nel  s;|9. 


635  / 

/ 


536 

^  E  da  Piero  Angeli  Bargeo.  In  Firenze  pel  Sermar- 
telli  1589.  in  8.  Quella  deir  Anguillara  %i  mise  di  so- 
pra (i).  L.     3. 

(i)  Il  Prometeo,  Tragedia  di  Bachilo,  volgaxizsata  da  Marcantonio  Ci- 
nuzzi  sanese,  che  fece  il  simile  del  Ratto  di  Proierpina  di  Claudiano,  ti 
trova  a  penna  tra  i  codici  Urbinati  della  Librerìa  Vaticana,  Allora  £» 
schih  era'stato  emendato  e  pubblicato  in  greco  dal  Robortello  sottro, 
che  lo  dedicò  a  Mariano  Savelli  in  Venezia  preuo  Guahifiro  Scotto 
i552.  in  8.  . 

CAPO    XI. 

Tragedie  latine  volgarizzate. 

JL(e  Tragedie  di  Seneca,  tradotte  da  Lodovico  Dolce. 
In  Vinegia pei  Giolito  i56o.  i/i  i£&.  (a).  8. 

^  £  da  Ettore  Nini.  In  Vinegia  per  Marco  Ginami 
i6aa.  in  8.  {i)(b)  (*)•  6. 

L'Iefte,  Tragedia  di  Giorgio  Bucanano,  recata  à^  La- 
tino in  volgare  da  Scipione  Bargagli,  In  Venezia  per 
Matteo  V (dentini  i6oo.  in  i8.  (a).  3. 

(j)  Il  Dolce  non  contento  di  fare  vi.  Tragedie  del  ano,  che  sono  Io 
Trojane,  la  Didone,  la  Giocasta^  V Ifigenia j  la  Medea,  e  la  M arianna j 
irolle  ancora  volgarizzare  oltre  aìV Ecuba  di  Euripide,  queste  x.  di  Seneca» 

(2)  Fra  Isidoro  Ugurgeri  (  Pompe Sanesi  tom.  i.  pag.  S8a.  )  con  doj|l- 
pio  ridicolo  errore  scrive  E$te  per  lefte,  e  Bavaroni  per  Bucanano 

(tf)  Dalle  stampe  del  Cìolito  non  ascirono  mai  le  x.  tragedie  di  Seneca  »  tra. 
dotte  dal  Dolce.  Quelle,  che  ne  impreiie  WGiolite  nel  iféo.  sono  le  VI.  com» 
poste  dal  medesimo  Dolce,  il  qaalc  bensì  nel  saddetto  anno»  ma  di  stampatore 
diverso  dal  Qiolitp,  si  valse  nel  suo  volgarizsamento  delle  trasedie  di  Seneca*  Lo 
diede  pertanto  ad  imprimere  a  Giamtaiista  e  Melchiorre  frateUi  Sesia  net  ijSf' 
e  iféo.  in  11. 

(^  II  Nitri ,  gentilaemo  sanese,  essendo  in  età  di  zzii.  anni  •  pubblicò  la  sua- 
tradutione,  da  lui  condotta  a  fine  nello  spazio  di  tre  estati  ,  stando  come  ad- 
ch^io  soglio  (are,  nell' inverno  lontano  da  si  fatti  studj,  attestandolo  lui  nella 
soa  prefazione.  L'opera  i  lodara  con  versi  latini  da  Fahio  Chigi ,  che  poi  fa.pa- 
pa  col  nome  di  Alessandro  Vii,  e  'i  Nini  in  segno  di  riconoscenza  gì' indirizza 
r  Ercole  Eleo,  che  qui  i  l'ultima  delle  x.  tragedie  di  Seneca* 

{*)  N«l  fiii«  di  qaett«  libro  si  U|^{^«  „  D,  Marc* Antonio  Pinardo  eorretlior«  approba- 
to  *,  sovra  di  ohe  dica  VArgolmti ,,  «e  coiì  fotte  Tato  ne'nottri  tempi,  che  i  correttori  Te* 
s»  nittero  approvati  da  alcun  magitttatoj  e  che  dovettero  porre  il  loro  atme  appiè  delle 
3,  ttampe  1&  coi»  andrebbe  aitai  Belilo  m« 


Flae  del  Tomo  Primo. 


AVVERTIMENTO 


jCj  proprio  di  quegli  soltanto,  che  s^acclnse  alla  correzione  di  qualche 
stampa  il  rimaner  persuaso  quanto  sìa  laborioso  il  ben  correggere^  e  che 
è  cosa  degna  d' ammirazione  se  ciò  a^^xiene  in  qualche  libro. 

In  prova  di  che^  oltre  V  ingenua  confessione  di  chi  con  tanta  premura  e 
diligenza  mi  fu  compagno  nella  correzione  di  quest'opera^  siami  permesso  a 
disinganno  di  chi  troppo  arditamente  asserisce  non  esser  gran  cosa  lo  stam^ 
par  correttamente  y  e  si  meraviglia,  senza  valutare  le  difficoltà, che  sunopar' 
ticolari  ad  alcune  opere y  di  quelli  errori  y  che  in  esse  ritrovansiyil  qui  rìpor» 
tare  ciò y  che  ne  dice  Kiìììco  Giblet  nell'ai^viso  a' lettori  da  lui  jf remesso 
alla  sua  Istoria  de^Re  Lusignani  impressa  in  B<>loj>ua/?erGiafniiio  Mun- 
ti 1647.  ''^  4'^^  Ho  usato  ogni  possibile  diligenza  per  far  riuscire  la  stam-- 
P^pa  senza  errori y  ma  mi  sono  avi^eduto  ch'era  semplicità  il  crederlo,  e pre^ 
^y  sunzione  il  pretenderlo .  L'errare  è  così  proprio  nelle  stampCy  come  è  na^» 
py  turale  il  peccato  nelV  umanità,  y. 

Dopo  ciò  spero y  che  niuno,  che  ragionevole  sia  e  d'screto  non  saprà  non, 
perdonarmi  quelli  errori  di  minor  conto,  che  sarà  per  /;/,  entrare  in  questo  si 
difficile  tipografico  lavoro  lusingandomi  che  non  7v»  re  siano  di  tali  che 
interessinoli  sentimento.  Un  solo  che  non  merita  scusa,  apertamente  il 
confesso y  si  è  l'aver  dimenticato  d'avvertire  nel  da  me  premesso  avviso y  che 
ilprezzo  segnato  a  ciascun  libro  è  in  lire  correnti  di  ì^enezia. 

Pria  di  dar  fine  a  questo  I .  Tomo  sarà  bene  azgiugnere  alle  molCal-* 
tre  frodi  degli  antichi  Tipografi  avvertite  in  quesV  opera  una  recentemente 
commessa  dal  cittadino  Jacopo  Marsigli  ili  Boloona. 

In  questa  stessa  Tipografia  furono  sul  principio  del  cadente  i8cj. 
stampati  Gli  Amori  pastorali  di  Dafni  e  Cloe  tradotti  dal  Conte  Gaspa- 
re Gozzi,  e  I  Racconti  amorosi  di  Cherea  e  Callirroe  descritti  da  Carite- 
ne AfFrodisieo  in  ^.piccolo* 

Fattosi  compra  in  parte  di  questa  edizione  dal  suddetto  Tipografo  Ic-^ 
vonne  il  Frontispizio y  dedlcoUi  ad  altri  personaggiy  fece  alcuni  cangiamai' 
ti  di  poco  rilievo  nelle  premesse  dediche  y  e  sostituì  alla  legittima  data.rùi' 
ma  per  li  Fratelli  Gozzi  i8o3.  la  seguentCy  Bologna  presso  Jacopo  Mar- 

SJgll    lU(;0. 

Chi  vorrà  darsi  briga  di  farne  il  confronto  riconoscerà  la  verità  di  quo^ 
sto  plagio. 


L*  Ejpttokeì